DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI FBIXCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI -ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELIA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA* PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, Al CONCILH, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NOI^
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. £C. EC.
COMPILAZIONE
DEL GAYALIERE GAETANO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
YOL. XCI.
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCL VI 11.
^^\^. Tj
La prrscnic edizione (• jiosla sollo la salvaguardia delle leggi
vlgcnli. per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui
l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni
relative. |
i
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
VEN
VEN
Continuazione dell' articolo Venezia.
§ Vili. Decanìe e loro chiese parroc-
chiali urbane divise per sestieri. No-
tizie storiche-sagre-artisliche di i^
chiese parrocchiali esistenti, cowpre-
, se la cattedrale e la concaltedrale,
e quella in cui risiedeva il patriar-
ca di Grado, e della sua giurisdi-
zione e prerogative in Venezia; di
29 chiese esistenti, già parrocchiali^
e convertile in succursali, in oratorii
sagramentali e non sagramentali,
con pie unioni e benefiche istituzionij
di 19 chiese già parrocchiali demo-
lite. Altre notizie da richiamarsi a!
loro luoghi. Indicazione del clero fo-
raneo.
K
lei tener proposito in breve, sul
mollissimo che vi sarebbe a dire, delle
parrocchie e delle loro chiese, priucipal-
nieiite procederò col senatore Corner,
luassime per le notizie sloriche, ma de-
scrivendo con lui le ss. Reliquie, se al-
cuna piti non esistesse, non intendo d'es-
serne responsabile : presso di esso sond
registrati gl'innumerevoli pievani eleva'i
alla dignità vescovilee anche patriarca-
le. Terrò presente pure l'attuale Stato
personale del Clero, ed il prete Cappel-
letti, singolarmente per le successive vi-
cende di soiìpressione e altro, e per l'o-
dierne, sì della città eVi della diocesi, con
l'ordine da lui tenutode'sestieri civici, ove
si trovano o esisterono. I pregi artistici
più rimarchevoli li dirò col Moschini, no-
me equivalente a singolare elogio ;e qual-
che interessante cenno colle Fabbriche
di Venezia, e altre opere e nozioni. Si-
no all'annoi 81 o, Venezia contava nella
città 72 parrocchie, alcune delle quali
anticamente appartenevano alla giurisdi'
zione del patriarca di Grado, altre erano
soggette al primicerio di s. Marco, ed il re-
sto formava la diocesi del vescovo di Ca-
stello. Tutte poi, soppresso quel patriar-
cato, entrarono a formare la nuova ar-
cidiocesi di Venezia: tranne le ducali, che
rimasero sempre soggette al primice-
rio finché questi duiò. Alla sola città li-
4 VE N
mitavasi tutta l'arcidiocesi patriarcale,
sino al 1818. Si distiriguevaiio le par-
rocchie in matrici e filiali, e per lu mag-
gior parie erano collegiate. Per m<itrici
s'intendono le Decanie, le cpjali ecco co-
me sono registrate nello Stalo persO'
naie del Clero. 1.* Decania di s. Mar-
co con 5 parrocchie, compresa la Mar-
ciana. 2." Decania di s. Pietro di Castello,
culla quale si contano 8 parrocchie, com-
presa quella del Lido sul Litorale. 3.'
Decania de'ss. Apostoli (secondo il Pro-
spetto riassuntivo dello Slato personale,
mentre nella descrizione figura 4-" De-
cania e 3.' la seguente), colla quale so-
no 6 parrocchie. 4-" Decania di s. Silve-
stro, unita alla quale comprende 6 par-
rocchie. 5."s. Maria del Rosario, colla
quale, e compresa la parrocchia di Gam-
barare nella prossima terraferma, sono
7 parrocchie. Del clero foraneo e delle
3 Foranie di Torcello, Caorle e Mura-
no farò parola nel fine di questo §. Le
parrocchie hanno chiese succursali, ora-
toriali sagramentali , ed oratoriali non
sagramentali , come dirò parlandone. Le
parrocchie, oltre il parroco , hanno coo-
peratori, confessori, predicatori, sagrista,
altri preti addetti, diaconi , mansionari
chierici, accoliti e oslìari. Le chiese suc-
cursali hanno vicari, gii oratorii sagra-
mentali hanno rettori. Della parrocchia
di s. Marco trattai nel § VI : in questo
descriverò l'esistenti e le soppresse, e nel
§ X le altre. Finalmente, delle antiche
70 fraterne parrocchiali, soccorritrici
de' poveri, sostituite di recente dalle de-
putazioni col rispettivo parroco per pre-
sidente, ne parlo ne' numeri 17 e 19 del
§XII, dicendo dellaCommissiuuedi pub-
blica beneficenza e degli asili infantili. E
nel fine di detto n. 19 descrivo la pia
società della s. Infanzia^ introdotta in
ogni parrocchia.
Sestiere dì Castello.
I. S. Pietro apostolo, già chiesa cat-
tedrale vescovile, e poscia patriarcale e
tuetropolilaua primaziale. Ora 2/ de-
VEN
cania, basilica minore concalledrale, par-
rocchia arcipretale, e decanato patriar-
cale. Dalla via de* Giardini per tortuo-
se vie alla sinistra, si giunge a questo
venerando luogo. Sorge la chiesa sopra
un'isoletta che forma l'estremila sud-est
della città, congiunta all' adiacente me-
diante uu ponte di legno che valica lar-
go canale. Benché tra loro siano discor-
di i cronisti veneti nello stabilire il vero
sito dell'antico Olivolo, dice il Corner, al •
cani ponendolo ov'è l'isola di s. Elena,
altri nell'isola incontro, detta della Cer-
tosa ; tuttavolta si tiene più probubile
opinione, che il Castello d'Olivolo auli-
camente sorgesse nel luogo, ove sorge
di presente questa chiesa col già pa-
lazzo de'paliiarchi, cioè nell'isola chia-
mata ora Quintavalle, denominazione
avuta dalla casa Quintavalle padrona
di gran parte dell'isola. A questo luogo
creduto d'intera sicurezza, e nell'altre
isoielle delle lagune, rifugiaronsi gli a-
IMaììl'ì d' Aq ai leia, di Concordia, di
Padova, di Aitino, di Oderzo o Opì-.
tergio, e gli altri popoli dell'antica ter-
restre Venezia, i quali fuggi vano dal fu- J
rore d'Attila re degli Un/ii (f^.J. Adun- '
que i padovani e gli altri della Venezia
terrestre, narra lo stesso Corner, dopo
aver occupato multe isolette nelle paludi
Adriatiche, si riilussero anche a questa |
situata in vicinanza del porto, in essa
ritrovarono i vestigi d'anlichissiuie mu-
ra, e compresero questo essere il luogo
abitato già da'troiani condotti da Ante-
nore dopo l'eccidio di Troia, i quali
al loro approdare in Italia quivi fabbri-
carono un castello, chia(nato, prima
Troia per memoria della distrutta famo-
sa lor patria, poscia Olivolo, vocabolo
interpretato luogo pieno j ma di esso me-
glio è parlarne nel riferire la fondazio-
nedel vescovato nel § XXI coll'ab. Gap- À
pelletli, e sono cose tutte appoggiate al- ■
la tradizione del popolo. In questa iso-
letta dunque fermò il suo domicilio una
uou pìccola parte de' popoli fuggiaschi;
VEN
e quando già esisteva la chiesa dì s. Ja-
copo nell'isola di Rialto (la quale sebbe-
ne oratorio sagranienlale, si ritiene co-
iniineniente che sia stata la prima chie-
sia parrocchiale innalzata in questa cit*
tà ; nondimeno e come dirò nel § XIX,
n. 2, qualcuno pretende, che prima an-
cora della chiesa di s. Jacopo di Rial-
to altre ne sieiio esistite sulle primi-
tive maremme venete), o contempora-
neamente o di poco assai posteriore, al-
cuni nobili tribuni, allora Simaohali, po-
scia Cavotorta chiamati, nell'estremità
dell'isola d'Olivolo vi eressero una chie-
sa sotto il titolo de' ss, Sergio e Bacco
martiri, la quale divenuti^ la i.^catte-
«Irale fu posta sotto rimmediata giuris-
dizione de' patriarchi di Grado, insieme
con tutte le altre chiese della Venezia
marillima, finché altra incursione de*
barbari die' occasione al vescovato d'O-
livolo, che nel principio del secolo XII
prese il nome diCrf.v^e//o,daquello ricor-
dalo e quindi dato a quel sestiere. Noterò
che nella chiesa ile' ss, Sergio e Racco, il
vescovo d'Oderzo, l'alliiiale s. Magno, da
Eraclea vi [)orlò le spoglie di que'ss. Mar-
tiri, La detta nuova iiicuoione avvenne
allorché Rotari re de'Iougobardi dal 636
al 652,quale eretico ariano e giurato ne-
mico non meno del nome romano, che
della religione cattolica, scorrendo furio-
so per lutto il trailo della Venezia terre-
slie, colmò di stragi e rovine le città, e
piantò in esse vescovati ariani, dopo aver-
ne fugali i legittimi pastori. Prevenendo
però molli di questi ultimi le iurie del
barbaro re, ricovraronsi nelle lagune
Adriatiche, rifugio sperimentato sicuro
in simili incontri, e quivi trasportando
colla miglior parte del loro gregge anche
les'cili vescovili, vi stabilirono i vescovati
della Venezia marittima soggetti al pa-
triarcato Gradense. Fra quesli s. Magno
circa il 640, vescovo dell'antico Opiter-
giojora Of/t'rz.0, sapendo venir minaccio-
so alla sovversione di quella città l'adira-
lo Rotari, prevenne il di lui furore, e cou
YEN 5
gran porzione del suo popolo costruì o co-
me pare più certo ristaurò sui lidi dell'A-
driatico la c\Hlì<y Eraclea, e con l'autori-
tà apostolica vi piantò la sede vescovile.
Fondala tradizione e comunemente rice-
vuta, però c'istruisce, che prima di pas-
sare alla fondazione o riedificazione d'E-
raclea si fermasse egli per non breve
tempo nell'isola di Rialto, dove a spiri-
tual conforto e assistenza religiosa de'po-
poli ivi concorsi, fondasse per divina ri-
velazione 8 chiese, la i.* delle quali de-
dicata a Dio sotto l'invocazione di s. Pie-
tro principe degli Apostoli, il quale ap-
parso al s. Vescovo, mentre era rapito in
ispirilo, gl'ingiunse di fabbricare a di lui
onore una chiesa in quell'angolo della
città nascente, ove avesse veduta una
mandra di bovi e di pecore pascolare in-
sieme. Questa fu, secondo il Corner, la
prodigiosa origine della chiesa di s. Pie-
tro,che poscia o rinnovata o restaurata, o
meglio propriamente fondala, come al-
tri vogliono ed a suo luogo dirò, da Or-
so Partecipazio vescovo Olivolense 4-''>
divenne la cattedrale delta nuova città di
Venezia, e sede de' vescovi Olivolensi, poi
detti di Castello, e in fine de'patriarchi
di Venezia. Qui però non devo tacere
quanto leggesi nella Slato personale.
t Questa chiesa vuoisi prima edificata
nel V secolo o nel VII. Divenuta nel
775 cattedrale, fu più volte incendiata
e restaurala, e finalmente ridotta all'at-
tuale forma nel 1624". Delle 8 chiese
dell' isole Realline, di cui s. Magno pro-
mosse l'erezione , secondo la tradizione,
tranne tjuella di s. Giustina che non più
esiste, come diiò nel n. io di questo §,
l'altre sussistono e sono: s. Pietro in O-
livolo o Castello, s. Ralfaele Arcangelo,
s. Salvatore, s. Maria Formosa , s. Gio,
Rallista in Bragora, s. Zaccaria , e ss. A-
postoli. Tulle furono edificate cou debo-
le costruzione, per cui ciascuna nel IX se-
colo ebbe bisogno d' essere rifabbricata,
come dirò nel descriverle. 11 vescovo Or-
so ueir 841, dalia chiesa de' ss. Sergio e
6 YEN
Bacco, allora calletlinle, alla nuova di
8. Piclto, vi Iraspoilò le loro ss. Ossa, le
collocò nell'altare al loro nome consagra-
10 in decente orna di marmo: per lut-
to ciò questa cUiesa portò anclie il nome
ile'ss. Sergio e Bacco. Il vescovo Landò
del i4'7 l'isarcì a proprie spese il tet-
to cadente, e vi eresse la di vota cappella
d'Ognissanti, che poi Martino V nel
1424 arricchì di copiose indulgenze. Il
patriarca Friuli del i5qi promosse con
fervore la rifabbrica della cattedrale di
s. Pietro, ed a proprie spese fece co-
struire di marmo il piospetto esteriore.
11 Corner pubblicò la medaglia per tale
rinnovazione, con l'anno i 5q4 nell'iscri-
zione e l'immagini de' ss. Pietro e Paolo.
R^idusse a perfezione l'edifizio il patriar-
ca Tiepolo del 1619, secondo il Corner,
indi consagrata a' 2 settembre i64a
dal patriarca cardinal Cornaro. Tra le
ss. Reliquie che vi si venerano, oltre i
corpi de'ss. Sergio e Bacco, vi sono quel-
li del proto-patriarca s. Lorenzo Giù»
fctiniani; di s. Lucilla vergine e martire;
de''ss. Marcellino e Giulio martiri , traili
dalle catacombe di Roma ; la mano di
s. Cipriano martire e vescovo di Carta-
gine, obesi crede già venerata nella sua
chiesa abbaziale di Muiano.Giaceinquti-
sta chiesa il corpo d'Antonio Pizzamano
\escovodi Feltre di santissima vita, che
rUghelli e altri celebri scrittori decora-
no del titolo di Beato, morto in Venezia
nel i5i2,e qui deposto, ove 8 anni do-
po fu trovato incorrotto e illustrato da
Dio Con manifesti miracoli. Di più vi so-
no sepolti que' vescovi e patriarchi, che
dirò ragionando di loro. Aggiunge il Cor-
ner nelle sue Notizie storiche: « Conser-
■vasi pure decorosan)eiile siiuata un'an-
tica cattedra di marmo (riportando due
incisioni della parte anteriore e posterio-
re della medesiuja, co' caratteri scol[)ili),
che per tradizione dicesi es'»ei quella iu
cui setlelte l'apostolo s. Pietro, allorché
\Mi\\ASiria(V.) piantò in Antiochia il suo
pontificalo. Fu douatu questa nobile le-
YEN
liquia ili cristiana antichità da Michele
imperatore d'Oriente, figlio di Teofllo
(perciò forse Michele III dell' 84^-67 :
ina nel relativo articolo che citerò, coll'o-
pera originale del Cornaro, la dissi dona-
ta dall'imperatore Michele al doge Gra-
denigoneli 3 io; perciò qui debbo avver^
lire, che in quell'anno regnava Andi oni-
co II Paleologo, figlio e successore di Mi •
chele Vili Faleologo morto nel 1282),
al doge l^ietro Tradonico circa la metà
del secolo IX, e l'essere slata tratta dalla
città d'Antiochia diede motivo all'equi-
vocojche fosse ella la cattedra di s. Pietro.
Dalle paroleche nel mezzo dello schiena-
le sono incise, ed esprimono Antiochia
città di Dio con lettere arabiche, chiara-
mente si desume non essere stato esso
marmo lavorato avanti il secalo VII, sì
perchè la città d'Antiochia non fu chia-
mata Città di Dio, se non nell'anno 528,
come attestano Teofiine e Cedreno sto-
rici greci; come pei-thè la lingua arabica
non si usò mai in Antiochia, se non dopo
l'anno GSy, io cui gli arabi la occuparo-
no nell' anno 28 d' Eraclio imperatore
d'Oriente". Trovo nel Moschini. » Dopo
il 2.° altare, cattedra di marmo con iscri-
zione arabo-cufica : il volgo la crede cat-
tedra di s. Pietro in Antiochia ; Ira'dolli
chi la tiene come cattedra d'altro vescovo,
chi come cippo d'un principe de' mori ".
Sulla medesima, parlando dellaC(7^/cd//-dJ
e festa di s. Pietro in Antiochia, riunii
alcune erudizioni e opinioni, dovendosi
tener presente anche quanto ho riferito
nell'altro articolo Cattedra e festa di
s. Pietro in Roma, la quale veneriamo
nel tempio Faticano ( F.) per reliquia
insigne e qual simbolo della Sede Apo-
stolica. Questa Sedia (F.) d'avorio ser-
vì per molti secoli per l' Intronizzazione
de' Papi. Quanto alla cattedra marmo-
rea di s. Pietro di Castello, i critici mo-
derni la credono portata da' veneti cro-
ciati, da Costantinopoli a Venezia, e l'i-
scrizioni essere in lingua turca. In tanta
disciepanza d'opiuioni volli consultare
i
V EN
lii (loKa opera e secomla tra le cufìclie
tleirillustresulloclalo, e intitolala: Trat-
tato iltdle simboliche rappresentanze
Arabiche, e della varia generazione
de' Musuhnani caratteri sopra diffe-
renti materie operati ^ di Michelangelo
Lanci. Parigi dalla stamperia orientale
di Domley-Dcipré 1846. In essa e nel t.
2, p. 26, trovasi la tlichiara/ione delle
tavole xvii e xvni, contenuta in 5 pagi-
ne in foglio, che qui tenterò restringere,
notando alcun che fra parentesi a mag-
gior onore dell'opera sle*sa. ^Jell'antica
basilica di s. Pietro di Castello in Venezia,
è una marmorea cattedra ohe si credette
ne'secoli indietro servita di scnniio alla
santità eantorità di s.Pietro inAnliochia,
per cui i divoli non lasciavanodi piamen-
te visitarla edi orarvi innanzi. Intraveden-
do alcuni essere nel suo dossale, intagliato
a rilievo, ornamenti a modo di lelternli
seiubianze di sconosciuta favella; e fon-
dati sulla tradizione vocale, che Michele
imperatore d'Oriente avesse donala que-
sta cattedra a' veneziani nel i3io, col-
la credenzi che fosse stata di s. Pietro,
se ne mandò copia in Iloma a Giusep-
pi Assemani, uno de' più rinomati o-
rientalisli del suo tempo, per saperne il
coulenulo. Dopo lungo studio, erronea-
mente dichiarò comprendersi in mezzo
alla cattedra e all'intorno, la leggenda che
snona in italiano: Città di Dio e Antio-
chia : chiedi a me e li darò gente in tua
' eredità, e il tuo potere sino a'conjini
della terra. Regger ai qmlli con verga di
ferro e li stritolerai siccome stoviglia dì
vasellaio. Opera di Abdulla servo di
Dio. La tua sede, o Dio, e a durazione
di secoli, verga di giustizia si e la verga
delregno tuo. Sulla fede di sì autorevole
testimonio,tutti si confermarono nella fai-
lace vecchia idea: perciò con più di fre-
<{(ienza e divozione i fedeli buonamente
' continuarono a baciare le lettere, e con
j.Meci vi strofinavano rosari e coroncine.
Ma viaggiando pe'veneli paesi ilTychsen
(protestante) perito ueli'orieutuiiiuvelie,
V n: X 7
gli piacque di prenderead esame la catte-
dra, ne pubblicò miseramente ii disegno
e l'iscrizione, con esposizione e opinione
ca[)i icciosa e fantastica. Tosto però sor-
se Simone Assemani, insegnatore dell'a-
rabo in Padova (e grave autore d'opere,
fra le quali: Saggio sull'origine, culto,
letteratura e costumi degli arabi avan-
ti maometto. Globus coelestis cufico-a-
rahus F^cliterni. Sull'injltietna degli
arabi sulla rima italiana. Monete effì'
già te maomettane. Monete cufiche del
museo Mainoni. Rerum Arabicarum col-
lectio),n temperare col suo senno la mala
memoria del r." illustratore Giuseppe;
suo zio; e forzandosi d'impugnare ilTych-
sen (la cui sedicente scoperta era assii
dispiaciuta a' veneziani, specialmente al
patriarca Giovanelli), pretese aver serviti>
la sedia a sepolcrale monumento d'illu-
stre eroe musulmano morto sul campo tli
guerra. Anche <{uesti due errarono pel ri-
levato su questo tesolo cufico dallo sguar-
do linceo e sapiente del eh. Lanci, tlopo
aver egli ottenuto fedelissintta copia del-
l'epigrafiche note a mezzo del più volte
e mai abbastanza lodato Moschini , cioè
prima mediante impronta di nera tinta;
e poscia per aver ancora il Moschini a' 7
dicembre! 838,co l'opera del virtuoso ed
erudito ingegnereGiovanni Casoni (la cui
perdita piansi e piango, per l'amorevolez-
za di cui mi fu largo, e ricordo con grati-
tudine e ammirazione, a cagion d'onore),
fatto staccare dal muro il marmo scolpito,
il che produsse la scoperta del rovescio
della pietra (convien dire che prima fosse
isolila pel disegno memorato dcd Cornei*
prodotto, e per quanto poc'anzi ho riferi-
to,né si può dire che sia una riproduziona
perchè l'opera d'Olao o Olouf Tychsen fu
impressa posteriormente a Rostock nel
1787C0I idolo: fnterpretatio inscriptionis
ciificae in marmorea templi patriarcha-
lis s. Petri cathedra, qua s. Apostolus
Petrus sedisse ereditar. Indi nel 1790
pure in Rostoik. stampò il supplemento :
Appendix adJnscriptiotiis eufìcaef'ena-
8 VEN
tiìs in marmorea templi patriarchaliì
cathedra conspìcitne ìnterprrtafione/n),
as'^iii più del davanti adorno di lettere
scidle, e ne inviò copia in Roma allMlu-
slratoie che celebro. Ed iooltre per ave-
re poi eziandio a lui generosamente man-
dato quel fior d'ingegno ch'è il conte Tul-
lio Dandolo, l'esemplare in gesso del dos-
sale della cattedra a doppie scritture, ri-
cavato per cura dell' ora defunto inge-
gnere Salvatori, fu ficile alla dottrina
del Lanci trarne accurato disegno si del-
l'uno e sì dell' altro lato, ed inciso pub-
blicare nellesuddelte 2 tavole,rappiccoli-
to il disegno con pantografo alla 3/ par-
te del monumento. Pertanto, ripiodot-
te le originali iscrizioni, corrisponden-
ti alle sure lao e ig^ e seg. del Co-
rano, esse dicono nel nostro dolce e so-
noro idioma. » O Signor nostro, certa-
mente noi ascoltauìmo il banditor che
ne invita alla fede dicendo: credete nel
Signor vostro; perciò credemmo, oSignor
nostro. Rimettici adunque i peccati no-
stri, e rimondaci da'mnli nostri, e facci di
qua partire co'giusli. Ancora, o Signor
nostro, fa che ne venga quanto ci promet-
testi pe'tuoi legati, né ci far coprire di ver-
gogna nel giorno della resurrezione. — I(U-
pertanto rispose ad elli il Signore dicen-
do: io non peruielterò che perisca l'opera
dell'operatore tra voi, od egli sia maschio
o sia femmina;chè l'uno di voi è dall'altro.
Coloro adunque che trasmigrarono di
lor patria e cacciali furono delle lor case
e malmenati nella mia via, e combatte-
rono e furono uccisi, veramente saran-
no per me rimondi de'Ioro mali, esìgl'in-
Irodurròin quegli orti,sotto cui scorrono
i fiumi; il premio è da Dio; e affé di Dio
che appo lui sta la bellezza del premio.
- — 'Di' ; o Signor mio, perdona e usa mi-
fiericodia ; dacché tu se' l'ottimo de'mi-
sericordiosi". Di naturale conseguenza ,
appariscono le curiose e balorde (sic) spie-
gazioni d'Assemani e delTychsen, quindi
francamente il perspicace Lanci alkMinò
«bsere un mosieraico lroao,eretlo in niez-
VEN
7.0 d'una camera onde potersi I ibera «nen-
ie leggere, per servire al suo Signore, o
forse un supremo giudice, un Emiro, un
Soldano; poiché dietro alla parte ove po-
sava il suo capo, si legge l'invito coranico
a clemenza e misericordia. Quanto all'e-
tà del monumento, per studiosi riflessi,
e per la furma delle lettere qualificale
tainurec, congettura appartenere al finir
del secolo Kl di nostra era, allorquando
vieppiù le forme alfabetiche si snatura-
vano, e invece dell' originale semplicità
si coprivano disfoggiatis>imi addobbi. In
fine dichiarò,circa alla provenienza, esse-
re probabile, cheal ritorno de' veneti pa-
ladini dalle crociate, essi recassero ([uesto
giuridico o soldanico trono in Italia, anzi
assolutamentea Venezia. Pocodopo, pres-
so idi voti veneti, già possessori in s. Marco
della vecchia cattedra marmorea, che di
sopra descrissi colle magistrali dilucida-
zioni del medesimo profondo orientali -
sta Lanci, per le sconosciute lettere, inval-
se la volgare e pia opinione d'essere ser-
vita a s. Pietro in Antiochia, dalle cui
parti i loro prodi crocesignati avevano
in patria portato il monumento. Prima
d'abbandonare la meditata scultura tlel
marmo, volle il Lanci lodare il bello as-
setto letterale cogli adorni che lo rive-
stono largamente per tutte le vie cui gli
elementi su la pietra discorrono; e |)iti À
che altrove certamente nel mezzo de'la-
ti, dove il sapiente calligrafo diede stra-
grande prova di sua virtù. In vero, niua
altro marmo si vide, egli dice, grande-
mente fornito di nobili acconcezze negli
svariatissimi fregi, come qui per copia e
lusso Irabbondano. Il perchè, ben a ra- ^
gione, gli gotle assaissidio l'animo d'es-
sere slato il i.° a farlo spiccare dal muro,
che per mala sorte ce lo appiattava, e
quindi darne per nuovo intaglio un for-
bito disegno, ad allegrar la veduta di co-
loro che in cosilìatti esolici studi tanto si
deliziano.Sono però a leggere due erudite
Memorieùtì sullodalo ingegnere archeo-
logo Giovanni Casoni, l'una del i843.
i
YEN YEN 9
l'altra dell 84^»piesentate al veneto Islì- secoli della repubblica sino all' olto!)re
Inlo, ed ima leltera d<i lui sciilla al fu 1807, in cui loglieiiclule la cnttedrali-
Cdtite Leoiiaiilo Manin del i85i, nelle là, la sede palimi cale col capitolo venne
quali nanaiiclo la storia di questa cai- trasferita nella basilica priniiceiiale di s.
tedia, esamina quanto disse il cbiaiissi- Maico, di propria aiilorilà dal patriar-
1110 Lanci, e ritiene die tanto questo in ca Gamboui, al modo già riferito. Ora
s. Pietro, quanto un frammento siinilis- gode, insieme al grado di concatlediale,
«imo da esso Casoni trovalo nel Fonda- quello di basilica minore a guisa di quel-
co de'Turcbi, siano ambedue spettanti a le ili Roma, nel 1821 ambedue beni-
n)onun>enti lurobi sepolcrali. L'attuale guarnente conferiti da Pio VII, dopo la
chiesa di s. Pietro di Castello, è arcbitet- canonica soppressione della precedente
lata nel prospetto da P'rancesco Sine- calledralilà. Fu sempre parrocchia e ina-
raldi, sopra un disegno già stalo fumilo li ice, e da nllimo aveva soggette 22 par-
dal Palladio al patriarca Diedo ; e nel- rocchie filiali al suo decanato. Di pre-
l'interno da Giovanni Grapiglia, ambe- sente la parrocchia di s. Pietro è vasta,
tlue buoni seguaci del ricordalo Palladio, contando q^iT. anime. Queste cifre, co-
IMolle pitture e sculture notabili conile- me tutte le altre, le ricavo dallo Slato
ne questo memorabile tempio. Wagnifi- personale del i858, ed a suo luogo ri-
co èli suo marmoreo campanile. Dopo porterò il computo comj)lessivo. La chie-
il ricodalo 2.° altare, trovasi una gentil sa di s, Pietro è padronato del capito-
tavola del liasaiti, con s. Pietro e 4 ^'tri lo metropolilano, che ne ha la parroc»
pianti; quindi gran tavola, di largo sii- chialità abituale. Si compone il suo cle-
le, del romano Ruschi, con Maiia Ver- ro: dell'economo spirituale; di 3 coo-
giue e Santi, sulla parete vicina una la- peratori pel circondario della parroc-
vola di Paolo Veronese, con s. Giovan- chialc, uno de'quali è sagrista; di 3 coo-
ni Evangelista e due altri Santi. Nel coro peratori pel circondario della succur-
gran quadro, ben aggruppato e di buon sale. Questa è la chiesa di s. Francesco
tono, del Bellucci, con volo della lepub- di Paola, di cui nel § X, n. 64, che ha il
blica a s. Lorenzo Guistiniani. Ha un pò- suo vicario. Ha 3 luatorii non sagrameu-
tente emulo nel quadro in faccia , collo tali. Il i." è (piello de' ss. Pietro e Pao-
stesso santo, limosiniero; coinponimen- lo.in cui si raccolgono ne'<ii festivi i di vo-
to del veneto Lazzarini, giudizioso, ricco li sotto la prolezione di S.Filippo Neri,
di fantasia, di esalto disegno e buon co- Il 2." dell' linmac(jlata Concezione di
lorilo, reputalo dal Moschiui la miglior Maria Vergine, eretto neli856,e bene-
opera della scuola veneta nel decorso se- detto da mg.' patriarca Multi lai.^do-
colo. Nella cappella all'altra parte, lavo- menica di novembre di quell'anno; ed
la del Giordano, con Maria Vergine e ha il rettore litolare. Il 3.° di s. Maria
l'anime purganti. Sulla porta della vici- Assnntadelle Vignole, Biiiiola o Scptern
Ila cappella, altro lavoro, senile, del Da- J^ineae,\n isola, ulliziatoda' minori os-
saiti, mal collocato, con s. Giorgio a ca- servanti riformati, esoggetto alla parroc-
vallo: nella cappella pregialo musaico cliia. Come 2." decania urbana ha sog-
d'Ar«niuio Zuccato, con disegno di Ja- gette leparrrjcchie di s. Maria Formosa,
copo Tiutorelto. Questo parlare, conci- di s. Zaccaria, di s. Giambattista in I3ra-
.so, sentenzioso, magistrale, è del Mo- gora, di s. Maria Elisabetta del Lido, di
schini ; l'avverto, anche pel tratto sue- s. Martino, di s. Francesco della Vigna,
cessivo, onde non si creda che io voglia de'ss. Gio. e Paolo. Voglia il cielo, per
ostentare il tuono di giudice nelle arti, la dignità e decoro della s. Chiesa ve-
Queìita chicsu fu cultedrulo du' primi ueziauu, che aia stalo riaiussu lo slulu di
IO V E iN[
squallore, ìii cui negli ultimi anni ev,\
caduta quest'antica basilica arcipietale, e
già illustce sede patriarcale, come mi scri-
veva l'ab. Diclicl» suo cooperatore in cu-
rei animamiìi e ceremouiere, a'i 2 apri-
le i84^
2. S. Biagio, presso al temiiue del-
la riva degli Schiavoni, parrocchia del-
l'imperiale regia marina di guerra. Nel
lo^a per irapuUo di divo/Jone un Bou-
cigli fece erigere questa cliiesa, e con
parrocchia in onore di s. Biagio vescovo
e miirlire, in quella [)artedel sestiere di
Castello che riguarda la laguna, sito per-
ciòassai comodo per quelli ch'i dalla par-
ie del mare pel porlo di Lido arrivcino
a sbarcare a Venezia. L'opportunità del
luogo attrasse a frequentarla molti di
que'greci, che pe! coiumercio in numero
considerabile approdavano a qnesta città,
e cominciarono poscia ad ullj?.iarne nni
parte col proprio rito; atteso il quale
liso già inveterato, comandò il consiglio
de Dieci nel 1470, che in ninna chiesa
della «lominante potesse celebrarsi col
rito greco, fuorché in s. Biigio, com'e-
rasi anteriormente ordinato. Perchè pe-
lò il rito "reco cattolico d' una nazione
o
altrettanto celebre che estesa, si conser-
vasse con mezzi sicuri, si determinarono
i greci d'istituire sotto l'invocazione del
prodigioso s. I?ficoIò vescovo di Mira una
divota confraternita, ed ottennero da
detto magistrato decreto permissivo nel
1498. Cosi questa chiesa si iilllziò con
doppio rito sino al 1 5 1 3, quando la na-
zione greca trasferissi alla nuova chiesa
da loro fibbricata sotto il (itolo di s.
Giorgio martire, di cui nel § XIII, n. g.
Sin oltre la metà del XVI 1 secolo fu
questa chiesa puramente parrocchiale,
e divenne collegiata per merito di Do-
menico Zanolli dal 1664 suo pievano,
il (juale istituito un titolo presbiteria-
le lo destinò al nipote Gianfrancesco Mo-
retti, che poi gli successe. Gli altri due
titoli furono istituiti pel diacono e il sud-
diucouo, dal beuemeiilo pievano Leo*
YEN
mrdo Ferruzzi, che r.* di tulli fu Ini-
ziato nel sacerdozio a titolo di servitù di
questa chiesa, e fu anche il i." che trat-
to fosse d»l seno della chiesa stessa a go-
vernarla «piai pievano. Imperocché qui
dirò col Corner, che Sisto V con breve
de'3o dicembre 1 ^90 (ma il Papa era
morto a'27 agosto), concesse a' chierici
veneziani di poter essere promossi agli
ordini sagri, anche senza patrimonio, pur-
ché col consenso de' rispetti vi pievani fos-
sero ascritti ail alcuna delle parrocchie e
collegiate chiese della dominante. Lad^i
ine rimarcata errata data del breve de-
rivò fjrse dairUghelli, che a p. iZii ri-
porta con essa il breve Roinatmni Pori'
tificem, e la riferì pure l'accurato abbata
Cippe lletti. Però con questo aggiun-
go. '♦ Benem erilofu pure il patriarca Tre-
visan, per aver ottenuto da Sisto V in
favore della Chiesa veneta che i suoi chie-
rici continuassero ad essere ammessi agli
ordini sagri a titolo di ser\>itìidi Chiesa;
ossia, senza avere titolo di beneficio o di
patrimonio, col solo appoggio del servi-
gio prestato e da prestarsi ad una chiesa,
nel cui clero avrebbero poscia ottenuto
alla loro volta il titolo ossia il beneficio,
entrando a formar parte del capitolo ri-
spettivo. Sapientissi<na determinazione,
perchè cos\ veniva assicurato ale chiese
un servizio stabile e decoroso, si nelle sa-
gre uffizi ature che nella cura dell'anime:
lo che non avrebbesi p oluto sperare, sa
a tenore dell'introdotta disciplina dell'al-
tre diocesi, avessero dovuto appoggiare
il titolo della loro ordinazione 0 ad un
beneficio ovvero al patrimonio. Ne sia-
mo testimoni pur troppo, dicohè a'pa-
triarchi fu posto impedimento a valersi
d'un tale privilegio: sebbene il privilegio
non sia cessato per anco, perchè nessu-
na bolla pontificia lo abolì, né la potestà
secolare ohe vi pose l' imp*dimento ha a
tanto d'autorità d'abolirlo ". Fu prima I
cura del pievano Moretti di rifabbri-
care l'antica chiesa, che d'ogni parte di-
aioìitrava pericolosi contrassegni di sua
VE N
Tccchiezza, e ne dispose con magnificen-
za i t'ouclamenli, peicliè riuscisse di più
ninpia e nobile sliulluia della vecclùa
alteirala. Fu rinnovala alla metà del se-
colo trascorso, e consagrata agli 8 mag-
gio. Si venerano in questa chiesa nnass,
Spina donata nel i SyB, del legno della s«.
Croce, un osso del braccio di s. Biagio
titolare, ed altre ss. Reliquie. Già fdiale
di s, Pietro, nel 1810 la chiesa fu chiu-
sa, e la parrocchia venne unita a quella
contigua di s. Martino; indi nel 1817 fu
riaperta ad uso della detta marina mi-
Jitare, e dichiarata sua parrocchia a' 3
ottobre 1818, col proprio-i. r. cappella-
no, indipendente dalla giurisdizione del
patriarca. In questa chiesa, da quella
demolita de'Servi di Maria, vi fu trasfe-
rito il deposito del grande ammiraglio
Angelo Emo, ultimo de' Feneziani^ co-
me alcuno gravemente il chiamò, scol-
pito da Giuseppe Fei rari-Torrelti.
3. S. Martino j contigua all'arsenale fu
fondata da' padovani, opitergiensi e al-
tri popoli ricovrati in Venezia, e stabi-
litisi nell'isole Zimolle o Gemine, in
onore di s. Martino celebre vescovo di
Tours, e vi contribuirono lefimiglie Val-
laressa e Saloniga (tanto dice il Corner;
ma lo Stato personale la vuole eretta
nel I 161). Quando i patriarchi di Gra-
<Io si [issarono in Venezia presso la chie-
sa di s. Silvestro, fu con alcune altre
soggettata alla loro giurisdizione, in nu
alla parrocchia. In attestato d* osseepiio
erano obbligati i pievani di presentar a'
patriarchi gradesi, innanzi le feste di s,
Vito martire e di s. Martino, due am-
polle di vino, e nella solennità di (pie-
sto santo imbandire una refezione. In se-
guilo , a tali dimostrazioni si aggiun-
sero 12 grossi di moneta veneta.. Ca-
dente la chiesa, nel i54o fu in più nobil
forma ridotta sul modello elegante del
Sansovino, per opera del suo pievanoAn-
lonio Conlarini, contribuendovi con ra-
ro e lodevole esempio il capitolo de'tilo-
lali notabile parie di sue rendile. Coiu-
V E N I e
pilo redificlo, nel i653a'5 febbraio la
consagrò con pompa solenne il patriarca
Morosiiii. Formavasi il capitolo del pie-
vano, di tre preti, diacono e sndiliacono
titolati. A'el contiguo oratorio ntl i33'>
fu istituita la scuola o confraternita di
s, Martino, di cui si procurò due ossa per
venerarle. Cessato il patriarcato diGrado,
divenne soggetta al vescovo di Castello,
e filiale di «. Pietro. Tuttora è parrocchia,
e forma parie della decania di s. Pietro
di Castello, con 2918 anime. Il gran-
dioso e ricco deposito del doge Erizzo ,
è opera del Carmero, Girolamo da San-
ta Croce vi ha qui 2 sue egregie pitture,
e la tavola del Cristo risorto, al fìancu
<lel maggiore altare, ne poi la il nonte.
Nel parapetto dell' organo la Cena del
Signore lo dimostra un emulo del Gior-
gione, onzichè un allievo della vecchia
scuola. Il battisterio, già altare nella or
atterrata chiesa del Sepolcro, è Unissi-
mo lavoro di T. Lombardo,
4. S. Gio. Battista in Bragora, in
Branda , sorge dopo breve cammino
adiacente alla riviera, Poco distanti dal-
l' isola d' Olivolo si alzavano di quasi
eguale figura e grandezza due isolette ,
divise da un canale, perciò si dissero Zi-
molle ossia Gemelle o Gemine, sagre in
antico a' Dioscuri. I primi abitatori, fug-
giti dal fuiorede'longobardi, vi costruiro-
no le loro case e due chiese parrocchia-
li, delle quali questa fu la più cospicua,
ancora per essere stata edificata per la
visione avola da s. Magno. La costruiro-
no gli antenati di Giovanni Talonico, pu."
ulto colla morte neir824 P^'" l'eccitata ri-
bellione; ovvero fu eretta nell'Siy (lo
Stato personale dice neir824). Il suo fi-
glio Domenico, a vendo da un luogo d'o-
riente detto Diagula portato in Vene-
zia le ss. Reliquie del Precursore, con
sommo piacere de'conciltadini; fatto poi
vescovo d'Olivolo, le donò a quesl;» chie-
sa, ed allora acquistò il soprannome di
Bragida o Bragola o Bragora. Fu rie-
dificata due volte, nel 11 78 e nel i^']5,
12 VEN VEN
e soleiinemenle consagrata dal patriarca ornata di belle pìtturedel Cioia,de'Vl»a-
^urìano a'5 novembre i5o5. Possiede rini, del Carpaci:io, delBordone, del Pal-
(liie ss. Spine, una costa di s. Giacomo INI i- ma ed altri ; ora decetileraetite rislaura-
Dore apostolo, e allre ss. Reliqiiie,la più la diiii'attiial parroco d. Giovanni Me-
raggiiaidevole essendo l'intero corpo del negliini. Era collegiata, ed una delle 22
glorioso patriarca d' Alessandria s. Gio- parrocchie filiali di s. Pietro, al cui de-
\annì Elemosinarìo, la cui traslazione a canato luKora appartiene, e continua.
Venezia segiiuiel I 749. Ne stampò la sto- ad essere parroccUia, con 4o53 anime,
ria Rocco IJruni, ed il Corner ne riferisce Ila per succursale la cliiesa di s. Anto-
mi cbiaroeslralto, col prodigio di fermar- nino, di culai n.° seguente, notando Io
si la galera che portava il sagro tesoro a Sialo personale, come in allre, anche i
fronle ilella riva che conduce a questa siuerdoti forestieri celebranti nella me-
chiesa, né valse forza umana a rimuover- dcsiuia.
la; anzi non potè dal naviglio rimuovere 5. S. Antonino prete e martire, fon-
il s. Corpoche il pievanodella vicina chic- d, ila nei secolo VII : è una delle chie-
sa; ma mentre si conduceva a quella di se t:relte dalla pia e munifica famiglia
s. Giovanni di Rialto,,dirolta pioggia co- liadoaro, a decoro della cpiale ti fu tra-
strinse a portarlo nella prossiina chiesa sportalo da Costanlitinpoli l'incorrotto
di s. Gio. battista, e poi non putendosi più corpo dell'illustre s. Sabba abbate, da
rimuovere, conosciuta la divina dispo- Pietro Darbolano detto Cenlranico poi
sizione,vi si lasciò. Soltanto i piedi, slacca- nel 1026 doge, essendovi discrepanza
li dairincorrotlo cadavere, si trasporta- d'epoca tra' racconti del Dandolo e del
rono nel Tesoro ecclesiastico di s. Marco. Sanulo, il quale narra pure, come le
Tralascio per brevità altre meraviglie; so- campane di questa chiesa miracolosa-
lo col Corner avverto, che non pare sia mente suonarono mentre con pompa
il corpo di questo santo il donato da Mao- ecclesiastica il Centranico intendeva tra-
meno 11 a Mattia I re d'Ungheria, e che sportale nella sua casa, posta in questa
►i venera nella regia cappella di Buda ; il contrada, dalla nave il s.Corpo,cbe dive-
<|uale piuttosto sembra essere il corpo di nulo immobile, si conobbe esser| divino
s. Giovanni il Digiunatore patriarca di volere doversi depositare in questa chie-
Costantinopoli, detto pure Elemosinarlo, sa, confermalo dalla cessazione del suo-
ed a cagione sua s. Gregorio 1 assunse il no appena collocalo sul maggior altare,
titolo di Servus Servorum Dei (f'".), e dall' apparizione d' una colomba che
che I Papi successori conliiiuaiono a [)or si posò sul sagro deposito; dipoi con al-
tare. L'identità di cpiello che possiede tri miracoli Dio glorificando il suo servo,
questa chiesa, il riferito dal Corner la anche a mezzo della croce di legno del
prova, anche col riconoscimento che ne santo e da lui lavorala nel deserto. Ad
fece Calisto III, nel concedere indidgen- onta del riferito, la famiglia Tiepolo glo-
za nel i455 a questa cbiesa a'divoti visi- riandosi d'aver essa arricchito questa
tanti. Siccome in questa parrocchia nac chiesa del ven. Corpo, vi eresse magnifica
que e al suo s. fonte fu rigenerato Pie- cappella. Per la copia de'miracoliè vene-
tro barbo, divenuto Paolo 11, con diplo- rnlo uno de'proleltori contro la peste. Nel
ma de' 1.5 dicembre i^'jo, costituì i pie- 1 38g fu in questa chiesa eretta la confra-
vani di essa rettori dell'università e col- ternitadi s. Sabba, con permesso del con •
legiodell'arti libeiali, da lui con esso isti- sigilo de'Dieci; vi fiorironoancora quelle
luilo in Venezia. Tuttora il suo parroco de'lMorti,tlu'Filatoi, de'Coronari e altre,
è cancelliere per apostolica aulorilà dello Dell' antica e benefica fraterna grande
studio generale di Venezia. La chiesa è de' poveri vergognosi faccio cenno nel
V Ere
§ XII, n. 19, e nel precedente nuoieio
elico che in s. Antonino si collocò leii5-
poiaiieamente il ricovero ile' fanciulli
cleir istilnlo Manin. Verso la inetti del
secolo XVll facendo temere rovina l'itii-
lico edifìzio, il suo pievano Nicolò lìi li-
neili rinnovò la cappella maggioi e e le due
lotei'ali,ed il successore Domenico David
compì la fabbrica dell' intero tempio e
del campanile, e ciò fu nel 1680. Lo
Stalo personale la dice rinnovata nel
I o3 Oj rifabbricala interamente nel 1 680,
e consagrata a' 24 giugno j 681. Indie-
ietta in collegiata nel 1 7 I r. Inoltre qui-
vi si venerano le reliquie dì 8, Spiridio-
ne vescovo di Trenìitunte, e di s. Ilaiio-
ne abbate. Fu pure filiale di s. Fielro,ces-
sò d'esser parrocchiale, ed oggidì è si-i-
taulo succursale di s. Gio. Bollirla in Bra-
gora. La cappella di s. Sabba ha dipinti
di Palma giovine, e sculture del Vit-
toria, e conta un insigne dipìnto di L.
Sebastiani, l'unico che esìsta Delie vene-
te chiese.
6. SS. Trinità e volgarmente Ter-
nila, già eretta da'Sagri-do e Celsi tra il
1026 al io32, e rifabbricata ne'primi
anni de'secoli XIII e XVI, olire posterio-
ri ristauri. In essa vencravasi una s<>. Spi-
na , una mano di s. Menna solitario e
martire dell'Egilto, uno de'fcmori di s.
Gerardo vescovo di Chonad in Unghe-
ria, di cui è celtbialo proloniartire, co-
me pure vuoisi il primo (he illustrò col
martirio la patria Vene2Ìa,donatoa que-
sta chiesa dal vescovo di Torcello Gri-
mani, perchè ne'suoi parrocchiali confini
il glorioso santo vi ebbe i nalidi. Di più
in inagnih'ca cappella si venerava il cor-
po del persiano s. Anastasio monaco e
martire di Cesarea, da dove Irasferito in
Gerusalemme, 1' inìperatore Eraclio lo
porlo a Costantinopoli, donde nella sua
conquista uno della famiglia Valaresso
Io condusse a Venezia. Impugna il Cor-
ner che Borna si vanti possederlo, con-
tro il Martirologio ed il Breviario Ro-
mano che r asseriscono ; e il Piazza aa-
\' i: H j .^.
Cora neir Emeiologio tìi Roma a' 22
gennaio allerma autorevolmente vene-
rarsi il capo nella chiesa di s. Anastasio
dell' abbaxia delle Tre Fontane f^'.),
ed il corpo nella cappella tWSancta San-
ctoritm (F.J. In più luoghi registrando
simili conlrasti, notai doversi concordare
le rispettive prelensioni, nel persuadersi
le parli conlendenli, che spesso fu preso
per lutto il corpo porzione ragguardevo-
le di ss. Reliquie (P^.), possedute dalle
diverse chiese. In questa parrocchia fu-
rono istituiti due spedali, che dalle fami-
glie de'i'ondaUiii presero il nome, l'uno
inlilolalo delle Boccole, e l'altro di Scv
Nntichicrda dia Chris tian.T)'\ più verso
il i5oi il patrizio Nicolò Morosiiii, poco
lungi da questa chiesa eresse 3o case per
abitazioni e ospizio di nobili poveri. La
chiesa era parrocchiale, collegiala,ed una
delle 22 filiali di s. Pietro, finché chiusa
nel 1810, indi convertita in magazzinodi
tavole, nel 1882 fu demolita. Leggo nel
cav. Cicogna, che impiegò 295 pagine
per illnstiarne l'isciizioni, che 7 altari
decoravano questa chiesa; che il ss. Cro-
cefisso ivi venerato si trasportò in ss. Gio.
e Paolo, e le reliquie de'ss. .Anastasio e
Gerardo Sagredo si venerano nella chie-
sa di s. Francesco della Vigna ; e ch'era
adorna di pregiale opere di pittura, al-
cune delle quali furono testé vendute
all'incanto.
7. S. Maria Formosa sorge sul campo
del suo nome, una dell'edificale, giusta la
tradizione, per ingiunzione di s. Maf;no
vescovo d'Opilergio, in onore della Ma-
dre di Dio, a seconda della prescrizio-
ne licevutane da essa in visione, pre-
cisandogli il sito mediante candidissima
nuvoletta. Quindi il Santo coli' aiulo
degli abitanti dì Biallo, e niassime del-
la famiglia Tribuno, innalzò l'edifizio
sotto il titolo della Purificazione di Ma-
ria Vergine, e fu la chiesa della Formo-
sa dalla vaga forma con cui la Madon-
na si mostrò al s. Prelato. E' certo che
questa gode il vanto d'essere lai. 'chiesa
1 4 V i: N
creila in questa cillà in onore tli Maria.
Convien ciederechefossedi debole slrut-
ttira, poiché dopo due secoli divenuta ca-
dente, i figli di Maiin Patrizio la riedi-
ficaiono neir864,come vuole ilCorner, o
Dell' 842 secondo lo Sialo personale^ e
dal vescovo d'Olivolo Santido. Divenu-
to nel c)^9 vescovo d'Olivolo Tribuno,
memore delle benemerenze di sua fiimi-
glia per la 1 ." sua erezione, l'arricclù co*
corpi de'ss. Saturnino niartire e Nicode-
mo sacerdote, insieuje al capo di s. Ro-
mano martire, i quali poi è verosimile che
perissero nell'incendio orribile del i 1 o5,
the consumò questa e molte altre chiese.
Nondimeno neh iy5 fu ricostrutta, e fece
bèlla mostra di se per 4 e più secoli, fin-
ché nel 1492 lu rialzala dall'architetto
Moro Lombardo; o come il Sanso vino as-
serisce daPaoloBai bella,.??// modello del
corpo di mezzo della chiesa di s. Marco.
Ma una parte di essa per violento terre-
moto in gran parie allerrata, nel 1 689, fu
dalla pietà di Turriu Tononi, ricco nier-
canle, riparata. E (tironvi aggiunte ÙWQ
lacciaie marmoree, la prin)a nel secolo
XVI, la seconda nel XVI 1. Già 1' avea
tonsagrata il vescovo di Caorle Super-
chi, nella S."" douienica di n^aggio i^iS.
Il patriarca d' Aquileia Antonio Gri-
mani a desU:a dell'aliar maggiore eresse
h) cappella di s. Giuse[)pe, ove si venera
h) miracolosa immagine della 13. Vergi-
ne, collocatavi a'ag giugno 161 2 solen-
nemente dal patriarca di Venezia Veu-
dramiu.Nell'allra cappella a sinislra,con
egual magnificenza costruita dalla fami-
glia Quirini, si conserva il corpo di s.
Venusto martire, trailo dal cimiteriodi
s. Priscilla di Roma. Per l'anlichilà di
sua origine e [)er l'altre sue prerogative,
fu destinala questa chiesa per una delle
5 matrici della città, riconosciuta per tale
dalle filiali di s. Procolo, di s. Gio. in
Olio dello Nuovo, di s. Leone, di s. Ma-
lina, di s. Maria JNuova, di s. Gio. Cri-
sostomo, de' ss. Apostoli, di s. Sofia, e di
s. Felice. Fu collegiata con decoroso
VE N
collegio capitolare formalo dal pievano,
(In 4 pieli, due diaconi e due suddiaconi
litolati, e 4 chierici o accoliti pur tito-
lati. Si accrebbe il decoro di questa chie-
sa quando nel 1 14^ vi fu istituita la con-
gregazione di s. Maria Formosa, una
delle IX del clero veneto. Anteriormen-
te e nel f)33 vi fu fondala la confraternita
laica della Presentazione di Maria Vergi-
ne, nell'oratorio contiguo. Piìx tardi e nel
1604 vi ebbe origine la piissima confra-
ternita o scuola della ss. Triuità, col ca-
ritatevole fine di raccogliere limosine per
la liberazione degli schiavi crisliani tenuti
da'turchi. Per antico istituto, cominciato
nel 943, i dogi nella vigilia della Purifi-
cazione dovevano formalmente visitar
questa chiesa accompagnati dal senato;
ed in morte erano obbligati lasciarle un
paliotlo di ricco drappo per ornaaìenlo
dell'altare maggiore.La visita de'dogi era
in memoria d'avere i veneziani nel sud-
detto anno, e specialmente i parrocchia-
ni di «piesla chiesa , ricuperato le loro
spose rapile da' triestini, o narenlani o
istriani, in uno a'ioro ornamenti, come
tornerò a dire parlando del doge Pietro
Candiano II, e narrai nel voi. LXXX, p.
245, col cav. Mulinelli, traendolo da'suoi
Annali urbani di Venezia. Come poi
anticamente nell' ultimo di gennaio si
adunavano le zitelle da marito, per rin-
venirlo, in s. Pietro di Castello, lo nar-
ro nel § XVI, n. 4- Al deserto porlo
dell'acque Caprulane, dove furono sor-
presi i ladroni, per memoria si die' il
nome di Porto delle Donzelle. E sic-
come per tale ricupera e vittoria n'ebbero
più merito i fabbricatori di casse(o meglio
case, come osserva il eh. Gallicciolli nel-
le Memorie venete antiche e profane,
presso il Mulinelli, poiché a quell'epoca
le case della città essendo ancora (juasi
tutte di legno, e dicendosi cassa [ìevcasa, .
i fabbricatori erano denominali casse- \
Ieri) parrocchiani di s. Maria Formosa,
oUeunero dal doge l'annua visita della
lucdesìma. Inoltre il Cuiuer riferisce, che
YEN
{la lale vllloiia el)be altresì origine la fe-
sta già tonto celebre delle Marie, la cui
pompa nlliiava aVenezia gran numero di
forestieri. In principio (si fermarono la
statuedi legno,come toccai nel voi. XXXI,
p. ^']5, per figurare le spose ricuperate,
alle cpioli datosi il noine di Marie , iS
portavano solennemente in giro per la
città, dal qnale uso deri\ò presso i vene-
li la frase Maria de legno, tjuando si
voglia insultare o motteggiare una ma-
gherà, fredda e inf^ulsa femmina: suc-
cessivamente a* fantocci furono sostitui-
te le donzelle vere, come leggo nel cav.
Fabio IVIutinelli) si cavarono a sorte la
giovani dalle parrocchie della città, due
per sestiere, e si denominarono volgar-
mente Marie, ìmVì nel j 272 fu ristretto
il numero a 4- Venivano scelle fi a le
più belle della città, e si ornavano con
tanti ori e gioie, che in mancanza di pri-
vali fornimenti, si estraevano dal pub-
blico tesoro i pettorali e le corone gio-
iellale per addobbarle, ma col debito pe-
gno : il tutto a ciu a di óve o quattro uo-
mini de' [)iù ricchi d'ogni sestiere. L'or-
dine del solenne apparalo fu prescrit-
to noli' anno i i43 C( n pubblico decre-
to, nel doga do tli l'olnni. Andavano le
giovani dette Marie nel giorno della fe-
sta delia Turificazione ad ora stabilita
al palazzo ducale, ove accolte dal doge
e da lui regniate, e on esso si portava-
no alla cattedrale di Ca stello, ove cele-
bra vasi la solenne messa, e lendcvansi
grazie a Dio per l'ottenuta vittoria sui
triestini o altri rapitori. Ritornate poscia
a s. Marco, ricevevano nella ducale ba-
silica le candele benedette e poscia resti-
tuitesi alle loro barche oinalissime, col
doge stesso e con lungo giro pe'principali
canali, andavano a visilar questa chiesa
di s. Maria Foj mesa, anche come l'unica
anticamente dedicata alla B.Verginej .so-
lennilà che per la sua lunga durata fu
poscia divisa in 3 gif^rni, anzi proknga-
*asi per 7 e precedenti la Candelora o
le»la delia l'uiificazione medesima. Da
YEN i5
per tutto erano accompagnale dal popo-
lo, il quale con danze, con nmsicbe e
con giira di barche lieUunente le folleg-
giava. Molle altre leggi pel buon ordi-
ne di questo spettacolo prescrisse la pub-
bl ira autorità, che ponno vedersi traccia-
te nell'opuscolo del ca*. Cicogna intitola-
to: La festa (Ielle Marie ec, Venezia
1843 ; finché poi nel 1879 applicala la
repubblica a più scrii pensieri, per la pe-
ricolosa guerra dei genovesi, trascurò
l'applicazione ai divertimenti, onde restò
prima sospesa e poi abolita la festa po-
polare suddescritla. lu essa era tenuto il
pievano di questa chiesa, mandare a spe-
se del suo capitolo due barche con 8 uo-
mini al servigio del vescovo, e d'invitar-
lo seco a pranzo; ovvero corrispondergli
certo censo stabilito nellecoslituzioni del
vescovato, al riferire del Corner. Però
il cav. Mulinelli narra, che il pievano re-
galava al doge due fiaschi di vino di Mal-
vasia, e due cappelli di carta dorata, col
proprio stemma e quelli del l'apa e del
doge. Finite I' ecclesiastiche ceremonie,
più assai grande diveniva il pubbtìco tri-
pudio nel giorno della festa, che già j^er
convili, per danze e per altro eia tuthi
quanta sossopra la città, non senza amo-
rose licenze e non senza qualche libertà,
anche nel gentil sesso : festa dispendio-
sa mollo, costando a ciascuna dell'anti-
che 72 contrade, non meno di 1 eoo du-
cati ossiano zecchini d'oro, per quanto
ancora lasciarono scritto il Filiasi, nelle
Meviorie storiche de^ Veneti primi e se-
condi, ed il Sansovìno, nella Penezia
città nobilissima e singolare. Per la de-
ploi abile rifornì» delle parrocchie, segui-
ta nel 1810 sotto il regno Italico, cessò
c|uesta chiesa d'essere collegiata e matri-
ce, con q chiese filiali dipendenti, restan-
do però come sempre parrocchiale, una
delle quali essendo stala quella di s. Ma-
rina, già de' ss. Liberale ed Alessio, nel-
la sua chiusura e lagrimevole demolizio-
ne, acquistò il sagro tesoro del corpo di
s. Maiìua che in essa era in gran veue-
1 6 V E N V E N
n>7.ione, per quanto dirò di lei d'inleres- jAfTorle coslonlemeiite crudeli e ingiu-
sanle e singolare, parlando delhi seguen- sle calunnie di commercio peccaminoso
te non più esistente chiesa, culto che ora con una femmina, che la resero eguale
riceve in questa, come già feci cenno a* martiri, restituì a Dio l'immacolato
nella sua biografia. Il deposito del gene- 8uo s[)iriloa*i7 luglio.ed allora con sor-
ral Cappello nella facciata, lo scolpì Do presa de' monaci si conobbe ch'era una
inenico da Salò, ed è opera di buon ef- donna. 11 Boiler riporta la sua festa a'
fello. Nel I." altare la tavola in 6 com- i8 giugno col Martirologio romano e
parli con s. Barbara in mez.zo, qual ca- col Breviario di Parigi come protettri-
polavoro di Palma il Vecchio, è da stan- ce d'una sua parrocchia, le cui reliquie
care qualunque lodatore. Nel vicino aU vi furono trasferite da Venezia; e la fé-
tare la tavola in 3 comparli, diligente e sta della traslazione del suo corpo a det-
di buon gusto, di Bartolomeo Vivari- ta uitinia città a' 17 luglio. Laonde è
Ili. Nella crocerà è di L. Bassano l'ulti- probabile, che il 18 giugno sia il gior-
nia Cena del Signore, ed il coro si de- no del di lei beato trapasso. Il suo corpo
coro con affreschi bellissimi del fu ca». fu sepolto onorevolmente nel monastero
l^ielro Paolelli. Ora è soggetta alla de- slesso, dove poscia i patriarchi de'maro-
cania di s. Pietro, nella siui parrocchia nili fissarono la sede loro; e vi riposò
sonoanime 4372. Ha per chiesa succur- finché o per incursione de' barbari, o per
sale quella di s. Leone IX, di cui tratto altra cagione fu trasportato in Romania,
nel n, Cf di questo §, e per oratorio non provincia del greco iujpero. Quanluntpie
sagramenlale l'annesso rislauralo edili- sia ignoto il tempo di tal traslazione,
zio dedicato alla B. Vergine della Salute, pure argomentano alcuni, esser accadu-
8. S. lìlan'na, era parrocchiale, col- ta circa l'VlII secolo, d'ordine d'un'im-
legiata e filiale di s. Maria Formosa, peratrice nomala Marina o Maria, che
come indicai nel ntimero precedente; e perassicurare il sagro corpo dall'incursio-
credesi eretta nell'anno io3o dalla fa- nede'saraoeui, Io volledeposloin luogo vj-
miglia Balbi: la parrocchia fu soppres- cinoalla cillà imperiale, e per divozione
sa nel i bo8, epoca tiella prima concen- traltenne seco legala in argento una ma-
trazione, ed allora divenne succursale, no staccata dal rimanente del corpo. Co-
indi nella 7,." concentrazione del 1810 nunupie sia il fallo di tale traslazione,
la chiesa fu chiusa, in seguito demolita certo é che dalla chiesa d'un monastero
e trasmutata in abitazioni profane. L'ac- ^ situato poco lunge da Costantinopoli nel
quisto prezioso del sagro corpo di s. Ma- 1 2 1 3, come si legge nel Dandolo, Gio-
rina vergine, fece che l'antica chiesa par- vanni de Bora veneziano, corrotti con
rocchiale dedicata a s. Liberale vescovo preghiere e con soldo i custodi, rapì il
di Canne e martire, ed ancora a s. Ales- corpo di s. Marina, e lo collocò in Vene-
sio, fosse poscia col di lei nome coma- zia, nella chiesa allora delta di s. Libe-
iiemente chìauìata. Questa rinomalìssi- rale. Il Sanudo riferisce la traslazione
ma santa, la di cui invitta pazienza vie- da Costantinopoli a Venezia al I23i.
ne egualuienle celebrata dalla Chiesa Alla felicità, colla quale fu acquistalo ii
greca e dalla latina, nacque in Bitinia, sagro corpo, non corrispose però quella
secondo il Boiler, o in Fenicia al dire della navigazione, iu cui corse grave ri-
dei Corner, ed in abito virile di mona- Schio di naufragare per violenta borra-
co da giovinetta fino alla morte, col no- sca ; se non che implorata con fiducia
me di Marino, passò tutta l'innocen- de'naviganti l'uilercessione della santa, si
te sua vita nel monastero di Chanu- videro a un trailo fuori di pericolo, per
bin nel Monte Libano; ove dopo aver cui i veneziani avendo preso poi la santa
l YEN YEN 17
per prolclfi'ice de' viaggi marinimi, fece bile nell'urna ove giace. La pielà tle'fc-
godere a molti che l' invocarono nelle deli abitanti ne' dintorni della demolit.i
tempeste, il valore della celeste sua prò- chiesa di s. Marina, per divota memoria
lezione. Collocato dunque dal Dora ii pose nel prospetto della succeduta abi-
corpo della s. Yergine nella chiesa di s. tazione la sua efiigie con altarino, ed n*
Liberale sua parrocchia, che d'indi in 17 luglio ne celebra la festa coll'addob'
[)oi ciiinniossi di Si Marina, come dissi, ho delie circostanti botteghe e finestre,
nel magnifico altare maggiore, col co- e delle strade ancora, secondo il religio-
stante prodigio di mantenersi incoi rotto so veneziano costume,
e intero, senza umano artificio; però la g. S. Leone IX e \o]gtìrmen{e s^ Lio >
mano sinistra separata dal braccio, co- Questo gran Papa si rese benemerito per
perla pur essa di carne e di pelle, non che aver nel concilio romano protetto il pa-
un dito pollice della stessa mano, si cu- triarcato di Grado, contro le pretese di
stodivano in teche d'argento con iserizio- Gotebaldo patriarca d'Aquileia, nel qual
ni greche esprimenti apparleneie al cor- sinodo conferì al patriarca Domenico il
pò della pazientissima s. Marina vergine, pallio, e gli assoggettò i vescovi della
Fu venei abile al popolo di Venezia il 17 Yenezia e dell'Istria, oltre la facoltà di
luglio, solennilà della santa, dopoché ivi farsi precedere dalla Croce inalberata,
ne fu trasferito il corpo (la chiesa greca prerogativa che passò a' successori, Io-
onorandola a' 1 6 agosto); ma piìi celebre ro confermata dal Pontefice Innocenzo
ancor divenne nel i5i2, per aver in tal II, in uno all'altre prerogative 3 e quan-
gioino l'armi venete, nelle gravi angu- to alla Croce di potersi far precedere
stie della guerra di Cambray, ricupera- ovunque, lianne in Roma e alla pre-
la l'importante città di Padova, le di cui senza del Sommo Pontefice. Recatosi s.
chiavi giù in memoria del i." acquisto ve- Leone IX a Venezia, accolto con rive-
devansi appese in questa chiesa, vicino al renza e amore dal doge e da' cittadini,
deposito del doge Steno ivi sepolto (come venerò nel sepolcro il corpo di s. Marco,
era sepolto il doge Marcello, i monumenti e concesse alla sua basilica e ad altri pii
de'quali si trasportarono in ss. Gio. e luoghi indulgenze e privilegi ecclesiasli-
Paolo, nella distruzione di questa chiesa), ci. Dopo la beata sua Diorte, avvenuta
Le quali chiavi si collocarono dopo la di- nel i o54, illustrato da Dio con mira-
struzione della chiesa in [)arola,neI chio- coli, i veneziani memori de'benefìcii ri-
slrodei scinuiano di s. M." della Salute, cevuti, eressero a suo onore o riedifica-
li iconoscendo il senato il rilevante ricupe- rono una chiesa che vuoisi slata sagra
10 per l'intercessione della santa decretò as. Caterina vergine e martire, la cui ef-
che il suo giorno natalizio dovesse essere figie è nella tavola dell'aliar maggiore,
per la città tulio festivo, e che il doge ac- oltre altre autorevoli memorie, che ne
compagnatodalsenalo,esusseguitopoida convalidano la tradizione. Prima era pure
amboi cleri, dovesse portarsi aimualmen- intitolata a s. Leone Magno, Apprendo
le alla sua chiesa in rendimento di grazie, dallo Stalo personciìe che furifubbricata
Benché fin dal 121 3 s. Marina fosse dive- neh 100. Minacciando rovina, neh 52o
unta principal protettrice di questa chie- si rinnovò da'fondamenti e ridusse all'al-
sa, non mancò la venei azione dovuta al- tuale suo stato, con pie limosine, ed a'aa
I antico titolare «.Liberale, nel cui nobi- settembre i6ig la consagrò I' areive-
le altare marmoreo si custodivano due scovo di Zara Luca Stella. Yi si ve-
s.ie coste, oltre le reliquie de' ss. Inno- nera il coipo di s. Faustina martire,
centi e altri santi. Nella chiesa di s. Ma- con altre insigni reliquie di ss. Martiri
ria Forn)osa, il corpo di s. Marina è visi- traili da' eimjlerJL di Pioma. Era parroci
i8 VEN
chiale, collegiata e filiale di s. Maria For-
mosa, di cui ora ti' è succursale, sop-
pressa la sua parrocchia nella generale
concentrazione del iSio.lNel i.° altare
a sinistra, il s. Jacopo Apostolo è bellis-
sima figura di Tiziano, eseguita in vec-
chia età con intelletto e mano giova-
nili.
IO. S. Giustina appartenevo al mo-
nastero dell'agostiniane, che eleggevano
un cappellano curalo per la parrocchia,
la quale fu soppressa, e la chiesa cambia-
ta in caserma militare, né sussiste ora che
la sola facciata. Questa santa vergine e
martire padovana apparsa a s. Magno ve-
scovo d'OpitergiOj secondo la tradizione,
gli notificò il divino volere che dovesse
innalzarle una chiesa, ove vedesse ger-
mogliare unr. vite, ed il santo trovata-
la nell'angolo estremo della città, ivi co'
sussidi! de'fedeli la fabbricò; toslodive-
nendo parrocchiale, e poi collegiata, se-
condo il Corner, nel principio del secolo
XIII, il die nega l'ab. Cappelletti, co-
me si ha da un'epistola d'Innocenzo HI.
Il suo nipote cardinal Ugolino Conti, e
poi Gregorio IX, la consagrò nel 12 19.
Nello slesso secolo divenne priorato, in-
di fu consegnata a'canonici regolari del-
l'ordine del ss. Salvatore di s. Brigida,
e vi dimoravano ancora nel 1429. Forse
per mancanza di rendile l'afiidarono a
un converso e si ritirarono. Di essi riparlo
nel n. 46, § X. Ad istanza de' parroc-
chiani e del senatore Francesco Barbaro,
Nicolò V nel 1 44^ to'se a'canonici il pi io-
rato e lo die' alle monache di s. Maria
degli Angeli osservanti la regola di s. A-
gostioo, parte delle quali vi passarono nel
i4^3. Rovinatasi la chiesa neli5oo,]a
rinnovarono i pii senatori Barbaro, Mo-
rosini, Contarini e Dandolo, contribuen-
dovi Girolamo di Giovanni. Ridotta a
compimento, neh 5i 4 la consagrò il ve-
scovo di Cìssamìa o Chissamo Domenico
Zon. A destra dell'aitar maggioie,erelto
di preziosi marmi dalla famiglia Dolce, e-
lavi quello dedicalo a Nostra Signora eoa
VEN
simulacro di marmo rozzamente espres-
so, trasportalo da Candia o Creta ilopo
la filiale invasione turca, e che venerava-
si nella cattedrale di s. Tito, siccome d'o-
rigine prodigiosa derivata dalla Spagna.
Nelle pareti della chiesa, ricca di scelte
pietre, eravì un marmo, colla pia ci eden-
za che s. Giustina vi lasciasse ioipi esse le
sue ginocchia, allorché ricevè la palina
del martirio sul ponte Corvo in Padova.
La facciala marmorea superstite è di mar-
mo, e fu eretta coll'oro di Girolamo So-
ranzo, e col disegno di Caldassare Lon-
ghena. Per decreto pubblico, ogni anno
il doge visitava la chiesa, in memoria
delia strepitosa vittoria riportala nel
1 571 contro i turchi.
I I. iS". Giovanni in Oleo, volgarmen-
te S. Zuanenovo o Zaninovo. L* avea
eretta nel 968 la famiglia Trevisan ia
onore del martirio della caldaia d'olio
bollente, mirabilmente superato da s.
Giovanni Apostolo ed Evangelista, e per
corruzione della parola 0//0 in novo, o per
esser la 2.' delle chiese a lui dedicale in
Venezia, fu delta s. Giovanni Novo. Mi-
nacciando perire, nel principio del se-
colo XV, fu rinnovata colle limosiue
de' fedeli sul disegno di Antonio Scarpa-
gnino (architetto dell' altra chiesa di s.
Gio. Elemosinarlo), e consagrata il i."
maggio 1 463 dal vescovo di Jesolo An-
drea Bon. Però l'altare maggiore eretto
poi con iscelli marmi al santo Titolare,
fu consagrato a'9 marzo i65o dal vesco-
vo d'Adria de' Savj. Circa la metà del
passalo secolo essendo nuovamente ia
pericolo di cadere, Ìu riedificata più no-
bile e ampia con architettura giudiziosa
ed elegante di Matteo Lucchesi, secondo il
modello del Redentore, ma non fu anco-
ra consagrata. Fra le ss. Reliquie di que-
sta chiesa, evvi una prodigiosa immagi-
ne del ss. Crocefisso, custodita dalla con-
fraternita dell'anime purganti. Le altre
sono quelle de' ss. Cosma e Damiano, la
tavola del cui altare èdiGirolamoDaule,
discepolo di Tiziano; di 8. Barbara ver:
V EN
pince mai tire, diversa An quella di Tor-
cello, e ne riparlo nel § XVI II, n. 28;
ili s. Margheiila vergine e martire; de'
s<. Tommaso e Bartolomeo Apostoli; di
s. Maria Maddalena; de' ss. Itmocenli;
di s. Gio. Bat lista. Era parrocchiale e
collegiata; filiale di s. Maria Formosa;
cessò d' esser parrocchia nel 1H08, e di-
venne nel 18 IO succursale di s. Zac-
caria.
12. S. Procolo o Proculo, volgar-
mente s. Provolo. Era parrocchia delle
monache di s. Zaccaria, le quali si face-
vano rappresentare nell' amministrazio-
ne parrocchiale da due ca|)pellani cu-
rali, da loro eletti. Colla soppressione de'
monasteri e colla concentrazione delle
pairocchiela chiesa nel iSoS fu chiusa,
indi demolila e nella sua area fahhricate
abitazioni. Se ne vogliono stati fondato-
vi i Parlecipazii, che nella loro venula da
Malamocco a Venezia illustrarono que-
.sia città con tanti sagri edifizi. E' incer-
to, ma piohahile, che insieme col mona-
stero eh' erale contiguo di s. Zaccaria,
cui fu del tulio soggetta, fosse eretta d'or-
«line d'Angelo Partecipazio, il i.^de'do-
gi che risiedè in Rialto, forse nelI'Sio o
neirS 14, mentre il monastero fu fabbri-
calo appunto circa rS 14. Verso l'BSo pa-
re che vi sia stala trasferita la parrocchia
ch'era onnesa alla chiesa di s. Zaccaria,
onde rimuovere il dislurhochene risenti-
va la quiete delle monache nella loro uf
fiziatura ; gius parrocchiale che tultavol-
ta si ritarda per congettiu-a al i i 07, nel
cui precedente anno 1 i o5 tanto la chiesa
di s. Procolo, che quella di s. Zaccaria
erano staledistrulle da va>tissimo incen-
dio. Ristorata da que'danni con assai an-
gusta struttura, nel declinar del secolo
XIV trovandosi rovinosa e cadente, la
rinnovò nel i 389 Amedeo de' Bùongua-
dagni cancellieie ducale. Ma per la sua
poco solida costruzione, le monache nel
1642 la riedificarono da' fondamenti a
spese loro, in modesta e decente forma,
e ne seguì la consflgrazione nel 1 697 ;
YEN 19
ne fu poscia accresciuto il decoro verso
la metà del secolo passato, rinnovandosi
gli altari con i.scelli marmi.
Sestiere di s. Marco.
1 3. iS". Marco, già basilica primicerìale e
parrocchia ducale, esclusa affatto dalla
giurisdizione dell' ordinaiio diocesano,
soggetta immediatamente al doge, matri-
ce di 3 filiali, sede del primicerio e di sua
curia, ufìiziata da 12 cappellani ducali,
col titolo di canonici, da 6 sotto-canonici,
e da molti sacerdoti e chierici. Da pri-
ma esisteva colà la chiesa di s. Teodo-
ro. Al presente è la descritta basilica me-
tropolitana con parrocchia e decania, la
cui cura è nel capitolo, esercitala in at-
to dall' arciprete 2.' dignità del mede-
simo.
1 4. S. Geminiano, già intitolata anche
a s. Menna, collegiata e filiale di s. IVlar-
co, a cui era dirimpetto : fu soppressa e
poi demolila per cedere il luogo al palaz-
zo reale. Ne parlai nel § IV, n. 3.
r5. S. Moisì' Profeta, prima intitolata
0 s. Vittore martire, dalle famiglie Arli-
geria e Scoparia,nel dogado di Gio. Gal-
bajo del 787 perfezionata, dotala e fat-
ta parrocchiale. Piiedificala daMoi^sè Ve-
tiier , fu da lui fregiala col titolo del s.
Profeta, di cui aveva il nome, che secon-
do il Dandolo si deve credere unico ti-
tolare, contro la tradizione in favore di
s. Vittore. Distrutta colla parrocchia nel
terribile incendio deli io5, si rialzò poi
dalle sue rovine colle limosine de' fedeli.
Dolala da'suoi fondatori di ragguardevoli
tendile, secondo il praticalo nell' antica
disciplina, nel 1192 furono divise in 3
porzioni eguali, assegnandosi lai . per la
conservazione dell'edifizio, la 2.' pel so-
stentamento del pievano, la Z.^ pei preti
e chierici inservienti al suo culto; tutto
confermandosi nel I23i. Aumentandosi
oltre il bisogno il suo clero, senza corri-
spondenza di rendile , nel vescovato di
Bartolomeo Quirini dei 12 74 fu ridotto,
oltre il pievano, a 3 preti, diacono e sud-
diacono, e due accoliti ; nondimeno ne'
9.0 YEN
tempi posleiiori potè Bcciesopisi il colle-
gio. Per la vecchiezza, nel 1 632 fu oller-
lala e insieme gettata la i.* pietra della
nuova dal patriarca cardinaleCornaro,in
uno alla medaglia riprodotta dal Corner,
con due analoghe isci izìoni. In non niol*
ti anni il leiupio ridu$:>>esi nell'attuale sua
forma, sonluo«>o per magnifirenzadi mar-
mi e nobiltà d'ornamenti, onde si distinse
fra lutti i parrocchiali della città; indi nel
1668 ne aumentò il decoro il procuratore
"Vincenzo Fmi,col marmoreo prospetto e-
steriore e gravissimo dispendio; la sua ar»
chitetlura imponente e traricca d'ornali,
è del Tremignan.La consagrò il i ."dicem-
breirog il patriarca Cornaro. Ivi si ve-
nera il corpo di s. Antonino martire trat-
to dalle catacombe di Roma, delle ossa
de'ss. Innocenti e altre ss. Relifpiie; oltre
il prezioso tesoro di porzione della ss. Tu-
nica inconsutìle di Gesìi, rimastale nei
iBgi dalla metà di quella lasciata da
Donato Garoso pievano di s. Lucia alla
scuola grande di s. Marco. Dal 1810 non
è più collegiata, ne parrocchiale, né fi-
baie di s. Maria Zobenigo; e nella ridu-
zione delle parrocchie fu aggregala in
qualità di succursale alla parrocchia pa-
triarcale di s. Marco. Nel 1° altare la Vi-
sita de'ss. Magi è del Diamantini; nel 2.°
l'Invenzione dellaCroce con parecchiSan-
ti è del Liberi: ambi buoni lavori. INel co-
ro il gran quadro col Castigo de' serpenti
è la miglior opera del veneto Pellegrini.
Altri dipinti sono di Palma giovine e di
J. Tintorelto. Nel parapetto dell'altare di
sagrestia, è il bel getto in bronzo de'fran-
cesi Chenel e Feron , disegno di Rocca-
tagliata. Il Coleti nell'aggiunte all'Ughei-
li, Ilalìa sacra, t. 5, p.i 188, parlando
dell'erezione di questa chiesa e della sua
collegiata, riporta la serie de'suoi pieva-
ni, da Cristoforo che fu poi vescovo d'O-
livolo,sinoe inclusive al 42. "Andrea Tre-
mignan del 1690. Conosco il libro di Ni-
cola Coleti dedicato a J. R. Moscheni,
Monumenta Ecclesiae f^eneiae s. Moy-
sis, Veneliis f758,
YEN
I C). S. Maria Zohcnigo o Jtibanìco o
Giuhenico, Jiihcniconitn, inoltre detta
s. Maria del Giglio. Dalla famiglia (rin-
benica, che ne fu la principale fondatri-
ce, ricevette il soprannome questa chiesa
dedicnlaall'AniiutiziiizionediMaria Ver-
gine : la tradizione aggiunge avervi con-
tribuito anchegli Erizzi, BarbarigliijGra-
ziaboni e Semitecoli. Si crede antichissi-
ma, fondala nel principiar di Venezia,
per essere stala una delle 5 matrici, alla
quale erano filiali le chiese di s. Moisè,
s. Flautino, $. Maurizio, s. Benedetto, s.
Michele Arcangelo o s. Angelo, s. Vita-
le, s. Samuele, s. Gregorio, ss. Vito e
Modesto, s. Agnese, ss. Gervasio e l'ro-
tasio, s. Barnaba, e s. Raffaele Arcange-
lo. Arse la chiesa nel 976 , quando il
popolo irritato contro il doge Pietro IV
Candiano incendiò il palazzo, e si disle-
sero le fiamme a consumar le chiese e
case contigue, sino a s. Maria Zobenigo,
che restò con gran parie della parrocchia
miseramente incenerita. Risorta da tal dì-
sastrOjincontrònon molti anni dopo egua-
le vicenda, cioè nel i io5, allorché ca-
suale incendio distrusse gran parie della
città, restando del tutto consunta. Rile-
vata anche da questi danni colle carità
de' fedeli, si conservò sino verso la fine
del secolo XVII , in cui per vecchiezza
nel 1680 cominciossi a rifabbricarla dai
fondamenti, riducendosi a perfezione nel-
la forma attuale, in un triennio per la
generosità del suo pievano Lodovico Ba-
ratti , al cui esempio vi contribuirono ì
parrocchiani. È nobilitala da 7 altari di
scello marmo , e dall' esteriore facciata
marmorea, per la cui erezione assegnò
in legato 3o,ooo ducati Antonio Barba-
ro, benemerito anco dello spirituale deco-
ro della chiesa, a cui donò i corpi de'ss.
Eugenio eAntonio martiri,a lui mentre e-
ra ambasciatore in Roma concessi da In-
nocenzo Xi. Si venera puredel legno del- ^
la ss. Croce, le lesle de'ss. Anastasio e
Pellegrino martiri, e di s. Chiara vergine
e martire, oltre altre reliquie di ss. Mar-
YEN
tiri tratte da'sngi'i sollenanei dì Roma.
Era aulica consiietudiue di questa chie-
sa, corne d'altre città, di cantar solenne
messa all'aurora della festa della ss. An-
nunziata con indulgenze di Leone X. Fu
consagrata la 3." domenica di luglio 1700
dal patriarca Giovanni Baduaro. Non è
più collegiata, ma non cessò mai d'esser
parrocchia e conta 2734 anime. L' ar-
cliileltora dell' esterno è di Giuseppe
Sardi, die quivi parve volesse gareg-
giare col Tremignan, che contempora-
neamente innalzava la facciata di s. Moi-
sè, vedendosi egualmente Iraricca d'or-
nati e dello stile barocco.' Nella sagre-
stia v' è un quadretto che sembra ope-
ra del Rubens, colla Vergine e s. Gio-
vanni di nubile immaginazione e fran-
ca esecuzione. Nel coro è bella l'Annun-
ziala di G. del Salviati. Sulla porta è
copiosa e bell'opera di Giulio dal Moro
la Cena del Signore. La tavola col mar-
tirio di S.Eugenio del Loth,e quella col
martirio di s. Antonio prete dello Zan-
chi, che dipinse anco i comparti del sof-
fino, sono effetti d' una nobile gara fra
que' due pittori. Inoltre qua e là sonovi
|)itture del Palma groviue e sculture del
Vittoria e altri.
ì'j. SS. Maurizio e Compagni, già
intitolata a s. Adriano. La famiglia Can-
diano detta Sanudo eresse questa chie-
sa nel 6c)g, perita poi nell' incendio del
1 I o5. Risorta dalle sue ceneri, da' fuii-
damenti si riedificò verso il fine del se-
colo XVI e consagrò nel 1 5903*17 giu-
gno. Tra le ss. Reliquie vi è un osso dei
i.° Santo titolare, e altro di s. Matteo a-
postolo. Contiguo a'muri della chiesa vi
fu trasferito l'ospizio della confraternita
degli Albanesi istituita da alcuni dì essi
per la propria nazione nel i44^ nella
chiesa di s. Severo , sotto il titolo de' ss.
Gallo e Severo. La chiesa di s. Maiuizio,
^ già filiale di s. Maria Zobenigo, nella con-
centrazione delle parrocchie fu assogget-
ta, in qualità d'oratorio sagramentale, al-
la parrocchia di s. Stefano. Oltre l'acceu-
V E N 21
nate riedificazioni, altra moderna ebtie
questa chiesa. Architettata da prima dal
patrizio Pietro Zaguri sul modello del-
l'atterrato tempio di s. Geminiano, po-
scia condotta dal Diedo e dal Selva, o-
nora il valore de' moderni artefici, e la
religiosa generosità di Bartolomeo Pas-
sagnoli. Fu consagrata a'4 '"aggio 1828
dal patriarca Monico. Il prospetto archi-
tettato con grazia e condotto con dili-
genza ha 3 bassirilievi, de'quati i due mi-
nori sono di Luigi Zandomeneghi, il mag-
giore di Bartolomeo Ferrari. E graziosa
cosa eziandio il cenotafio che al suo mae-
stro il Selva vi fece porre il grato disce-
polo prof. F. Lazzari. Lo scarpellino D.
Fadiga con valore vi condusse lodevol-
mente ogni lavoro iu pietra.
1 8. S. Filale detto s. Fidai. Ad onore
di tal martire, di cui portava il nome, e-
resse una chiesa Vitale Falier doge nel
1 084) tua insieme colle circonvicine case
fu anche questa distrutta dal voracissimo
incendio deli io5, e rialzata durò fino al
termine del XVII secolo, onde conven-
ne atterrarla e gettarne le nuove fon-
damenta nel 1700, co' disegni di A.
Tirali, e ridotta all'odierna forma, il
vescovo di Vicenza Priuli la consagrò a*
27 aprile 1755. La fabbrica per indu-
striosa diligenza del pievano Teodoro
Tessari fu magnificamente compita , e
di più abbellita con facciata di marmo
pel pio legato del doge Carlo Contarini.
Vi si venera una ss. Spina, ed alcune goc-
eie del prodigioso sangue scaturito dal
celebre ss. Crocefisso di Berito. Già colle-
giata, parrocchiale e filiale di s.Maria Zo-
benigo sino ali8io, al presente è succur-
sale di s.Stefano.Nel maggior al tare è trop-
po povera di luce la bella tavola esegui-
ta nel 1 5i 4 dal Carpaccio, che oifre la B.
Vergine nell'alto. Santi al piano, e un
An"elelto che suona. Nella base del cam-
panile sta incastrata notissima romana
iscrizione.
I g. S. Samuele Profeta e già s. Mat-
teo, poiché nel catastioo del vescovo
as» V EN
Ratubeiio Polo del i3o3, Irovasi nomi»
vaio plcbnnuss. Mallhaci Evangclistaf,
qui diciliir esse contrada s. Sannielis.
E' iiicerlo se nel looo quando fu fabbri-
cata da'Boldù, furono delti ambedue i
nominati santi per titolari , oppure un
solo di essi. Perì nell'incendio deli io5,
dal quale risorta, e poi minacciando ro-
vina, neh 683 fu rinnovata quasi per in-
tero, e compita neli685 al modo diesi
vede. S'ignora 1' epoca di sua consagra-
zione, ma se ne celebra la memoria a'iG
luglio. A' pochi suoi pregi suppliscono i
tesori di ss. Reliquie ond' è ricca, cioè
d'una ss. Spina, di s. Tommaso Aposto-
lo, s. Spiridione, s. Apollonia, s. Antonio
abbate e altre, oltre il corpo di s. Va-
lentino martire tratto dalle catacombe
di Roma. Anche presso fjuesla chiesa, co-
me era in uso di molte altre parrocchie,
t-ravi un romitaggio per donne ritirate
dette Recluse [iìeW'aììlicUe Recluse, e di
quelle introdotte in Venezia meglio ne
parlo neln. 2odel§XlJ),ed in questodis.
Samuele nel i 348 vi si chiuse la pia suor
13enedetta,nel romitaggio dietro la chiesa,
per benefico legato di Beriola Gradenigo,
Era la chiesa sino al 1 8 1 o collegiata, par-
rocchiale e filiale di s. Maria Zobenigo !
oggidì è oratorio sagrainenlale della par-
rocchia di s. Stefano.
2 o. S. Angelo o s. Michele Arcangelo;
ovvero secondo alcuni antichi cronisti s.
Gabriele Arcangdoj prinia intitolata a
s. Mauro. Già parrocchiale, collegiata e
filiale di s. Maria Zobenigo, neliSio fu
soppressa e chiusa, e ne fu trasportata la
parrocchia a s, Stefano, ove sussiste , ed
ivi fu trasferito il batlislerio di pietra di
paragone; poscia la chiesa venne demo-
lita , senza che ne resti vestigio. Se ne
attribuiva l'edificazione ud 920 alle fa-
miglie Morosina, Gumba e Lupanica, ed
altri circonvicini, in onore di s. Mauro
martire; così l'altra piccola contigua di
s. Gabriele Arcangelo, nello stesso 920,
Ambedue cambiarono poi titolo, e do-
[ìo aver palilo l'iuceudio deli'auuo 1 1 o5,
V EN
tino dalla metà del secolo XI lu chie-
sa di s. Mauro ave» preso il nome di
s. Michele Arcangelo, e tultavolta chia-
mata pure coli' altro titolo. Nel 1290
apparso 1' Arcangelo s. Michele a Tom»
masino Morosini, gli ordinò perfezionai*
la chiesa di s. Mauro, e d'iuiporle il pro-
prio nome, siccome fece. Ciò alfennano
alcune non sicure cronachelle, poiché già
nel 10G9 portava tale titolo deli' Arcan-
gelo. Cessata l'orribile peste dd iG3 i nel
dì della festa di s. Michele, il beiieuieri-
to pievano Francesco Lazzaroni v' intro-
dusse l'immagine di s. Maria di Loreto,
poi trasferita nell'isola di s. Clemente. Nel
maggior aliare si veneravano, oltre le re-
liquie di s. Mauro e altri Santi, il corpo di
s. Clemente martire tratto da'cimileri di
Roma, e donato dal pievano Lazzaroni. A-
vea buone pitture, e 3 de'g altari ornali
di beili marmi. 11 contiguo oratorio o
chiesetta di s. Gabriele, e poi della ss. An-
nunziata, i Morosini fondatori nel iSg:!
lo concessero alla confraternita de' pove-
ri zoppi, perciò venne chiamata la ScuO'
la dell' Annunziata de' Zolli. E vuoisi che
questa confraternita fosse quella pur in-
dicata dal Corner, instituita per racco-
gliere i vecchi soldati, incapaci di servire
per ferite, mutilazioni od altro.
2 I .SS. Benedetto e Scolastica, volgar-
mente s.^c;/ze^Zo. Fondata da Falier, i di-
scendenti Giovanni e Domenico per rime-
dio dell'anime loro nel io i 3 l'olfrironoal
monastero de' benedettini di s. Michele
di Rrondolo, colla parrocchia, che i mo-
naci fecero governare da'preti,come pra-
ticarono i si'cceduti cistcrciensi nel 1229,
l'abbate eleggendo il parroco. Altrettan-
to praticarono i canonici regolari di s.
Spirito, quando in principio del secolo
XV furono sostituiti a' cistcrciensi nella
proprietà del monastero di Brondolo; fin-
ché Eugenio IV nel i435 coli' assenso
de'canonici, dichiarò indipendente la par- ^
rocchia, assegnandole il collegio capitola-
re. Leggoalcune varianti nello Stato per^
sonale. Non si conosce l'epocii di sua ru-
VEN
raolìssima erezione. I monaci beneJeUinl
la possederono sino al i ^:^'j(^fne^\ioi^3'j),
in cui venne stabilita a parrocchia, tale ri-
rannenilo sino al 1810. Vi sono le reliquie
tie'ss. Benedetto abbate, Savino vescovo,
Gerardo martire, Gregorio Nazianzeno,
Tiburzio e Valeriano martiri. Il patriar-
ca Tiepolo nel 16 19 rinnovò l'edifizio, e
(li poi consagrato a' 19 marzo 1695, dal
patriarca Badoaro, ed a'9 maggio i694>
dice lo Stato personale. Già filiale di s.
Maria Zobenigo, al presente è solo sue*
corsale di s. Luca. Nel 2.° altare vi è
una delle opere più belle del Prete Ge-
novese, con s. Sebastiano medicato dalle
pietose donne. Nel maggior altare è della
fictiola del Maratta la tavola con Maria
Vergine e Santi.
9. -2. S. Patcrniano, già parrocchia, col-
legiata e filiale di s. Sdvestro fu soppressa
e chiusa, quindi ridotta ora a usi profani.
NeirSoQ o 890 dalla Marca d'Ancona al-
cuni n)ercauti veneziani portarono nell.i
patria 1' immagine di s. Paterniano ve-
scovo e protettore di Fano, collocando-
la in tabernacolo a'muri di loro abita-
zioni. Molli anni dopodiversebuone don-
ne vi aggiunsero 1' eflìgie delia B. Ver-
gine e di s. Anna. Da ciò ebbe principio
in Venezia l'antico culto di quella santa,
in onore della quale adunatesi alcune di-
vote femmine in una vicina casa circa il
fine del IX secolo, disposero i principii
d'un monastero sotto la regola di s. Be-
nedetto , finché concesso loro un mona-
stero, l'intitolarono a s. Anna e vi forma-
rono la comunità religiosa di benedetti-
ne. Aumentatosi il culto di s. Paternia-
no, la famiglia Andrearda, e altre, gli e-
resse una chiesa di legno, che fatta par-
rocchia ebbe possessioni dal doge Pietro
IV Candiano,ma restò incenerita nel
976 nell'eccidio di quel principe. Risorse
di pietre in più stabile forma nel 977,6
^ nel 999 ebbe il campanile edificalo roz-
zamente d'alcuni operai fuggili dalla
schiavitù saracena, per rendimento di gra-
zie a Dio. Distrutta dal fuoco del i io5
VEN 23
e ristabilita, nel 1 168 soggiacque a egual
infortunio; ma la pietà de' fedeli vi ripa-
rò in piìi ornato modo e con 8 nobili co-
lonne di maruio greco trasportate da Co-
stantinopoli,perite anch'esse nel4>°iucea*
dio del 1437, indi ancora una volta si ri-
fabbricò.Dall'accennata città ebbe pure 3
ss.Spine,rosseggianti di quando in quando
di vivo sangue, massime nel venerdì sau"
lo, oltre le reliquie di s. Gio. Battista e
de'ss. innocenti, ed un dito di s. Pater-
niano, dono d'Alessandro 111 al doge Zia-
ni. Nell'altare di s. Liberale vi erano delle
sue ossa, e le leste de'ss. Gordiano ed fi-
pi maco martiri. Nel maggiore le reliquie
insigni di 7 Santi, provenienti dall'orien-
te e con tavola esprimente le loro effigie,
cioè i ss. Prospero, Vitaliano, Vincenzo
e Ponziano, e le ss. Maura, Petronia e
Teodora. Per la vittoria navale riportata
o'io luglio r 65 1 da' veneti sui turchi, or-
dinò il senato che in tal giorno festivo a
s. Paterniano dovessero i musici delia ba-
silica ducale recarsi in questa chiesa a
cantar la messa solenne, a memoria del
benefizio.
28. S. Fantino. Alla primitiva chie-
sa concorsero per la sua erezione nel
996 le famiglie Barozzi, Aldicina edE-
quilia, indi la rifabbricò quella de* Pi-
sani con aumento di decoro per la do-
nata prodigiosa immagine della B. Ver-
gine portata d'oriente, e per la copia de*
cui miracoli si poterono colle limosine
perfezionare gli abbellimenti; anzi per es-
iti la chiesa acquistò il nuovo titolo di s.
Maria delle Grazie di s. Fantino, e già
n'era in possesso nel i499- '' munifico
cardinal Gio. Battista Zeno nel i5oi as-
segnò 10,000 ducati per l'intera sua rie-
dificazione, più ampia e più ornata, eoa
sue cupole appoggiate a forti colonne ; al
compimento della magnifica opera, che
incominciata nel i5o6, ebbe termine nel
i533, contribuì lo zelo del suo pievano
Marco Rodino, consagrandone l'altare
maggiore Angelo de' Gradi minorità e
vescovo di Nona a' 16 febbraio 1498 (te-
a4 V E N
mo errato tale anno). L' altro pievano
Giovanni Pomelli neh 632 eresse l'alia-
re in cui si venera la celebrala intuiagine
della Madonna. La chiesa fu coasagrata
ti' 1 5 giugno, ma non si sa l'anno e da chi.
Sono suoi spirituali tesori, il corpo di s.
Marcellina martire tratto dal ci niiterio ro-
mano di s. Priscilla; e le relìquie di s. Tri-
fone martire, il cui corpo portandosi dal-
l'oriente in Venezia dentro nave, che
viaggiava con quello di s. Marco, per di-
vina disposizione fu spinta alle spiagge di
Catlaro, onde i cittailini con gioia si pre-
sero il s. Corpo, lo collocarono in magni-
fico sepolcro, ed elessero a protettore; V^e-
iiezia potè avere un osso del braccio, e
Vetlor Pisani tolse in Caltaro altro del-
ia gamba, trasferito pure in questa chier
sa, riuscendo inutili per riaverlo l'amba-
scerie di Cattare. Inoltre la chiesa nel
1 746 ebbe in dono due anelli della cate-
na a cui fu legato in prigione il santo tito-
lare Fantino. In questa parrocchia nac-
que e nel suo fonte rinacque a Cristo , il
glorioso s. Lorenzo Giustiniani. A destra
della chiesa si edificarono con magnifi-
cenza l'oratorio e 1' ospizio della B. Ver-
gine Assunta e di s. Girolamo, per la pia
e antichissima confraternita, istituita per
l'assistenza de'miseri condannati all'estre-
mo supplizio, e nel 1 4 1 1 avea il titolo di
j. Maria di Giustizia. Tanto rilevasi dal
decreto del consiglio de'Dieci , col quale
|)ermise a'confratelli d'accompagnar ve-
stiti di bruno i delinquenti alla morte,
consolandoli ed esortandoli alla rassegna-
2Ìone,e poscia di tumularne i cadaveri con
sullragi (i confrati mentre si eseguiva la
capitale sentenza, tra le due colonne del-
la Piazzetta, delle quali riparlo nel §
XIX, n. 8, accendevano due candele ne-
re innanzi l' immagine della B. Vergi-
ne esistente sul fianco destro esterno del-
la basilica Marciana, verso la stessa Piaz-
zetta; ed ora avanti la ss. Immagine per
pia lascita si accendono due torcie du-
Vanle il suono dell'Ave Maria). E sicco-
tpe itj s. Faulino eiavi pure la con fra -
VEN
tcrnita di s. Girolamo, nel i^5S si un"!
all'altra e assunsero doppio titolo. Co-
sì aumentato il sodalizio, nel n^ji fon-
dò sontuosa cap[)ella alla Vergine As-
sunta, indi arricchita d' indulgenze e
di ss, Ueliquie nell'altare del Crocefis-
so, in cui Alessandro Vittoria espres-
se in bronzo le due statue della Madon-
na e s. Giovanni, essendo il Cristo in
Croce di altro scultore, le quali statue in*
sieine coir altare di paragone e colla sta-
tua di s. Girolamo, ch'era pure del Vitto-
ria si trasportarono nella chiesa de' ss.
Gio. e Paolo. La chiesa di s. Fantino già
collegiata e filiale di s. Maria Zubenigo,
di questa è succursale fiuo dal 18 lO.E que-
sto edifizio,con semplice e molto bello pro-
spetto, bella e ornata porta; nell'interno
distribuito assai bene in 3 navi, opera de*
Lombardi o della loro scuola; tranne la
ricca e maestosa cappella nmggiore, con-
dotta dal Sansovino. Nella sagrestia è uu
bel <piadretto di Gio. Bellino, con Maria
Vergine che tiene il Bambino, e s. Giu-
seppe. Il quadro nel coro, colla Croce -
fissione, è del Corona, che bellameur
te imitò il Tintoretlo, col suo genio por
tente. Nella già scuola di s. Girolamo,
ora Ateneo, e di cui in fine di questo nu-
mero , si vede 1' architettura con istile
scorretto del medesimo Alessandro Vit-
toria , ed ivi si raccolsero memorie e
busti di medici illustri, alcuni de' quali
dello stesso Vittoria. Fra molte pitture
di buone mani, i quadri della stanza ter-
rena sono del Corona e di sua scuola: il
soffitto è del giovine Pahna, il quale al-
tro ne dipinse io una stanza superiore, e
pressoché tutti i quadri co' fatti della
vita di s. Girolamo. Altra stanza ha pic-
coli quadri co'f.ilti di Maria Vergine, co-
lorili da Alvise del Friso col tocco di Pao-
lo,suo maestro e zio. La chiesa di s.Fantino
meritò l'artistica illustrazione nell'opera
Le Fabbriche di f^cnezia colle t£|vole di à
sua facciata, spaccato e parti ornantentali
inlerne,ollre la pianta. Non mi è[)ermes-
SO che rimarcare, essere iuleuta la peri-
V E N
ta desciizione in far trionfare con sobria
nilica i singolari pregi che la rendono
niirabìle agl'intelligenti, descrivendo con
l'aggiunta il Zanotto alcuni altri belli
dipinti, che non ricordai per brevità. — A.
volere poi dire alquante parole dell' ilio*
sire Ateneo di Venezia col cav. Mutinetli,
Jiinali (Ielle Provincie f^euete^conv'xenQ
farne precedere altre di quello non men
celebre di Transo (f^,), come quello che
fu il primo istituito, a cui nuovamente
m'onoro, vanto e pregio d'esservi aggre-
gato legalmente. Sollecita sempre la co-
spicua e nobile città vescovde e regia di
Treviso, a coltivar le scienze e le lelleie,
istituita sul declinar del secolo XV dal-
l'AUiano, nome chiarissimo per gloria
d'armi e di lettere, l'accademia Liviana,
tpiesla sul finir del secolo seguente si ri^
covro a Treviso col nome de* Ptrseve-
lanli. Da quell'epoca sino al termine del
secolo passato, non poche altre accade-
mie successero a' Perseveranti , avendo
precipuamente primeggiato quella de'
Solleciti, della cui riforma occupossi il
gran Muratori, ultima di tulle essendo
slata l'accademia d'agricoltura, la qua-
le ilopo essersi resa benemerita, peri col-
la sua rinomanza nel rovescio del più ant
tico de' governi, la repubblica di Vene-
zia. Nondimeno ì superstiti accademici rir
masero privatamenteiinitiin società, det-
ta il Gabinetlo Letterario, i quali oltre-
ché raccoglievano opere periodiche, gior-
nali letterari e politici, settimanalmente
leggevano ne'sabali due memorie a vi-
cenda in quel ramo di scienza cui erano
ascritti. In tale modesta forma e senza al-
cun accademico fasto i letterali trivigiani
proseguendo la cultura de'buoni studi e
Taoiore per le lettere, tanto crebbe il lo-
ro nobile ardore, che pe'primi domanda-
rono al governo e ottennero a'aS aprile
1811 ,che il Gabinetto, non più con qua-
^ sto nome, ma con quello di Ateneo (vo-
cabolo di cui a Liceo e altrove) Trivigia-
110 (osse chiamato. Si elesse a presidente
j^'rapc^scQ Cardinali, di rari l^leuli male-
V E TV a5
malici, precipuamente nella parie anali-
tica, quindi senza compilarsi un partico-
lare regolamento, si adottò pressoché lo
statuto medesimo immaginato dal Mura-
tori per r accademia de Solleciti, presso
le Mf^niorìe scientifiche e letterarie del'
l'Ateneo di Treviso. L'Ateneo di Vene-
zia fondato venne col decreto italico 25
dicembre 1 8 io, e formato dalle tre socie-
tà intitolate di Medicina, de'Filareli, e di
Belle Lettere, già lietamente da lunga sta-
gione fiorenti, scegliendo a presidente il
conte Leopoldo Cicognara, ed all' ullizio
di segretari generali di classe, per le Let-
tere l'ab. Mauro Boni, per l'Arti il prof,
FrancescoDu l'ré direlloredell'arli mec-
caniche, e per le Scienze il prof. Francesco
Aglietti protomedico del magistrato di sa--
nità marittima. Nella i. 'sessione de'a i no-
vembrei8i 2 all' Ateneo Veneto trova van-
si ascritti gl'indiviiluì registrati dal ca».
Mulinelli a p. i85. Essi sono classificati
come segue. Presidente. Segretari. Diret-
tori delle sezioni tielle Scienze fisico-ma'
tematiche, delle Scienze naturali, della
Scienze morali, deirErudizione,deirElo-
qiien2a,delleArli liberali, delleArli mecca-
niche. Meu>bii onorari. Membri onorari
esteri. Membri ordinari e di visi ina classi.
La I .' classe divisa in 3 sezioni, cioè delle
Scienze, delle Scienze naturali, delleScieO'
ze morali. La 2,' classe divisa in 3 sezioni,
cioè delle Lettere, della Eloquenza, delle
Arti. Membri esterni. Membri soprannu«
tuerari liberi. Membri soprannumerari
atlivi.Membri corrispondenti. Tenuta per-
tanto dal Veneziano Ateneo la sua j."* se-
zione in detto giorno, egregiauieute die'
relazione delle molte letterarie fatiche di
quel 1," anno accademico il prof. Aglielli
» che sommo nella medicina , valoroso
nelle lettere, amatore e protettore delle
belleartì, d'animo assai candido, liberale,
modesto, orda'grandi accarezzato, or trar
sandato, malamente rimeritato da quaL
che amico, peggio da alcuni ingrati, per
lui » morte rapiti, sempre però sliinatq
ed amalo dall' universale (suprema « ba-s
a6 V E N
$tevolegIona:clagliZ7omminon ti può pre-
tendere e sperare di più): visse lunga vi-
ta sino ali 836, stranamente avvicendata
da onori e da umiliazioni, da comodi e da
povertà". Oh il fecondo ritratto morale;
a quanti mai può egli applicarsi , in que-
sta miserabile e temporanea nostra sta-
zione?! Cosi in Venezia e neiristiluto e
nel suo Ateneo ed Accademia fu dato sta-
bile e dignitoso ricovero alle arli,alle scien-
ze e alle lettere. Tutti poi questi istituti
sono forniti di pregevole biljlioleca;e nel-
l'Ateneo ne'gioveilì,appresso il mezzogior-
no, si fanno letture da'soci, che sono ono-
rati di ascolto da' dotti e studiosi. Nella
Cronaca di Milano del i SSy, disp. aio.*
trovo registrato: Asson, Degli stitcliscien'
tifici dell' Ateneo di Fenezia negli an-
ni (852-55 (estratto dali'y^.yeraVrfs/one
scientifica e letteraria dclt Ateneo Ve-
neto, voi. 7, fase. I i), Venezia 1857 ti-
pografia Naratovich.
24. li- Luca. Lo Stato personale la
dice innalzata nel ii47i fi*^ '' Corner
narra, che prima del 1072 fu fabbri-
cata dalle famiglie Dandolo e Fizzama-
110, altri essendone stati benefattori ili
fondi , massime il vescovo di Padova
Fantino Dandolo nel \^\i. Fu riedi-
ficala più ornata da'* fondamenti, nel-
la forma attuale nel XVI secolo, e la di-
vola confraternita di Gesù Sagramentato
nel I S'è I eresse nobdaienlea suo onore la
cappella maggiore, con altare dedicato al
8. Evangelista litohue. Fu consagrala a'
24 maggio I 767 dal patriarca Bragadino.
Le sue ss. Reliquie, provenienti dal con-
quisto di Costantinopoli, consistono in due
ss. Spine, in porzione del corpo di s. Lu-
ca; de'ss. Gregorio Nazianzeno; Adriano,
Anastasio e Trifonia martiri; e da Pioma
ottenne un dito di s. Agnese vergine e
martire. A onore del s. Titolare neh 192
vi fu eretta una delle IX congregazioni
del clero. Neh 197 già a vea il collegio ca-
pitolare, composto del pievano, due pre-
ti, diacono e suddiacono titolati. Era fi-
liale di s. Silvestro , e tuttora è colle-
V EN
giala e parrocchia della decania di s.
Marco; ha per succursale la chiesa di s.
Benedetto, della quale nell' anzidetto n.
1 1 , essendo 3o24 i parrocchiani. Nel 1 ."
altare la tavola del Uenieri con s. Luigi
IX nell'alto, e le ss. Cecilia e Margherita
al piano, è d'una vaghezza che riesce ve-
ramente fascino agli occhi. Bellissimo di-
pinto di Paolo, è il s. Titolare nel mag-
gior altare. In uno de' quadri laterali,
d'Alvise del Friso, si vedeva la testa barba-
la dell'Aretino, per essere quivi sepolto
((|ueslo quadro e il suo corrispondente fu
levato negli ultimi ristauri, né più si ve-
de). Presso la sagrestia è il deposito di
Giancarlo Loth, pittore bavaro, pure qui
tumulato, di cui è la vigorosa tavola cou
s Lorenzo Giustiniani al r." altare. E' pu-
re a lotiarsi la bella tavola del Politi coi
santi Palerniano, Luigi Gonzaga ed al-
tri divi ; ed è eziandio da far noto il bel •
lissimo sodltto col Titolare in gloria, di
questi tempi condotto dal prof S. San-
ti, del quale sono pure gli altri adreschi
testé coloriti.
2 5. S. Bartolomeo e anticamente ^.De-
metrio, poiché narra la tradizione che
neir840 e nel bel mezzo della città presso
l'isola (.li Rialto fosse fabbricata la chiesa
di s. Demetrio di Tessalonica martire, la
quale poi rinnovata dal doge Selvo del
107 I, venne allora decorata eziandio del
titolo di s. Bartolomeo, che in seguito pre -
valse. Lo Stato personale la dice eret-
ta nel secolo X, riedificata nel 1170,6
ridotta nella forma attuale neh 725, in-
di consagrata dal patriarca Bragadino il
I. "maggio 177 I. Sino dall'orìgine fu par-
rocchia e ragguardevole; ma se Celestino
ili la sottopose al vicino monastero di s.
Salvatore, tosto il successore Innocenzo
111 la restituì nella sua libertà, ed ebbe
diversi cospicui personaggi a pievani. Es -
seiido note al Papa Giovanni XXII (me-
glio Benedetto XII) le ristrettezze de'pa- (
triarchi di Grado, e quanto le tenui ren-
dite fossero insudicienti allo splendore
dì loro dignità, eoo diploma del i ." apri-
V E iX
le i34'^> ""'* '''• *:hiesa paiTocchiale c!i s.
lùntoloineo, con tutte le sue prerogative
e pertinenze, alln mensa patriarcale di
Grado, e togliendola da qualunque sog-
gezione del vescovo di Castello, l'assegnò
in perpetuo possesso di Domenico (ma se
è giusta la data, dovrà dirsi Andrea Dot-
to) patriarca di Grado, e de' successori
suoi, a* quali concesse pure la facoltà di
poter dopo la motte o alla partenza di
Wicolò Canale pievano vivente (così il
Corner; ma 1' al). Cappelletti dice che la
parrocchia nel i 34.2 era restata vacaulejio
temo che il Cornerabbiaerratonellailata,
per cui aggiunsi Benedetto XII allora vi-
vo), eleggere in ogni caso di vacanza un
vicario perpetuo, [-"roraosso il Canal a'
u5 luglio alla sede di Bergamo, ad istan-
za di Andrea Dotto patriarca gradese, gli
esecutori apostolici del diploma elfettua-
rono la stabilita unione, e posero il pa-
triarca in perfetto e perpetuo possesso del-
1-1 chiesa, colla competenza dell'elezione
del vicario perpetuo. Nel pontificato di
Uonifaoio IX, alcuni parrocchiani istigati
dal vicario Basegiu , assunto falsamente
il nome dell'intera parrocchia, ottennero
un suo diploma che tolse la chiesa da
qualunque giurisdizione del patriarca gra-
dese, l'assoggettò alla s. Sede, e concesse
a'parrocchiani l'autorità d'eleggersi il vi-
cario perpetuo. Ricorseli patriarca Pie-
tro IV Cocco al t'apa, il «[naie con nuo-
va bolla de'c) settembre i4o2 abrogò la
precedente e restituì al patriarcato la
chiesa. Il patriarca invitò il Basegio a
riassumere il vicariato, e qual disubbi-
diente lo depose dall'ullìzio, sentenza che
approvò lo stesso Bonifacio IX a'a8 no-
vembre t4o4 (era morto il 1 .° ottobre ed
a' 17 eragli succeduto Innocenzo VII). 1
patriarchi di Grado quindi goderono pa-
cificamente la restituita autorità, e dopo
di essi la conseguirono quelli di Venezia,
t i quali egualmente si fecero rappresenta-
re da un vicario perpetuo. Numeroso era
il capitolo collegiale. Esercitava in que-
sta chiesa i suoi esercizi di carità e reli-
YEN 27
gione la congregazione di Gesù Crocefis-
so destinala alla liberazione e sollievo de'
carcerati, istituita nel i5if)5 per le fervo-
rose insinuazioni del p. Giambattista da
Pesarominore riformalo, in s. Maria For-
mosa , e qui trasferita pochi anni dopo.
Nel 18 IO cessò il patriarca d'essere il
parroco prò tempore , e co»ì il suo vica-
rio amministratore. D'allora in poi non
è più uè parrocchia, né collegiata, uè fi-
liale di s, Silvestro, soltanto succursale
della parrocchia del ss. Salvatore. Neh."
altare il Crocefisso, è del Barthel; nel 2."
è del moderno Querena la tavola colla
morte del Saverio; nel 3.° la tavola con s.
Michele è del Novelli. Sulla porta della
sagrestia è del Veranda il quadro colla
Manna nel deserto, opera di gran carat-
tere e di robusto colore. Nel lavoro riva-
leggiava col Palma , il quale dipingeva
all'altra parte i 1 Castigo de'serpenti, ope-
ra che manifesta l'onorato studio fìitto
std nudo: egli è l'autore eziandio de'di-
pinti della maggior cappella. In ({uella
di fianco di essa , il bravo Rotlhnatner
dipinse la tavola coIl'Annunziata, e i due
«piadri laterali colli Nascila di Maria
Vergine, e il suo Patrocinio. Neil' altra
cappella laterale è d' altro valoroso le-
tiesco, Gio. d'Aquisgraua, la tavola del-
la B. Vergine in gloria. Nel seguente
magnifico altare è pregiata opera del C<)-
rcna il s. Mattia apostolo. Le 4 gi"andi fi-
gure, in altrettanti quadri distribuite per
la chiesa, sono giovanili lavori di Seba-
stiano del Piombo.
26. S. Giuliano martire celebre di
Antiochia, deve la sua originaria edifi-
cazione al saggio e pio Giovanni Mar-
lurio, allorché governava la repubbli-
ca con Orso vescovo di Castello, in tem-
po dell' esilio del doge Giovanni Par-
tecipazio I dell' 829, impiegandovi rag-
guardevole parte di sue sostanze, in ono-
re d'un santo, che dopo aver conservato
insieme culla sposa s. Basilis^a un'intatta
virginità nel matrimonio', depose per la
fcdudiCrislola testa sotto iu spada dclcur-
28 YEN
iiefice,come si rappresentò ne'due quadri
laterali della mafjgior cappellfi, Consuma-
lo l'eclifizio ncll'incenclio del I IOTI, fu ri-
fabliricnlo probabilmente dalla famìglia
Bilbi. Circa la metà del secolo XV di-
venuta la nuova chiesa cadente, fu rin-
novata come si vede sul modello di San-
«ovino, dentro e fuori, ed essendo dive-
nuto veccbio ebbe in aiuto il Vittoria,
che vi lascifj liacce del suo bizzarro ar-
chitettare con facciata in due ordini. So*
sieniie la più parte delia spesa Tocnipa-
Ro FiKdogo ravennate, medico famosissi-
mo, il quale avendo anche alzato di mar-
ino l'esterna facciata, con permesso otte-
nuto nel I 553, epoca della rifabbrica, vi
collocò la sua immagine in bronzo cava-
ta dal vivo, onde restasse peipetua me-
moria di sue beneficenze. Dipoi l'H luglio
j58o la consagrò con solenne rito Giu-
lio Soperchio vescovo di Caorle. Sino al
i4o5 l'amministrò il solo pievano, nel
quale anno Innocenzo VII ad istanza del
tinge Steno e de' parrocchiani , istituì 4
titoli presbiterali. Possiede le reliquie di
s. Giuliano, de'ss, Floriano e Germano
martiri , il corpo di s. Paolo I eremita,
n»a senza il capo esistente in Iloma(di-
viiso tra la basilica Vaticana, e le chiese
di s. Marcello e s. Maria in Campilelli,
ni riferire di Piazza, neW'Emerologio di
Jìonin), da Costantinopoli qui recato da
Giacomo Lauzolo, non ostante che altri
contrastino a Venezia tanto raro tesoro,
confondendosi al solito le parti col tutto
o almeno la maggior parte; gli ungheri e
Clugny vantandone il [)ossesso, al mo-
llo distesamente narralo dal Corner. Qua»
(ita parrocchia e collegiata insigne ap-
partenne alla giurisdizione del patriarca
(ti Grado; (ino al iBio era chiesa filia-
li; di s. Maico, ed attualmente n'è ora-
torio sagramentale. La pregiata statua di
bronzo sulla porta è del Sansovìno , e-
^primente il suddetto medico; il quale di
CIÒ non contento, inoltre volle ricordato
il suo operato da due lapidi laterali in
greco ed io ebiaico, poiché l' uomo è
YEN
lerapre capriccioso. La tavola del i." al-
tare con Cristo morto, sostenuto da A.n-
geli e Santi al piano, è di Paolo; sul qua-
le altare è pure una beila immagine di
Maria Addolorata di C. Dolce. Sopra la
porta il quadretto con s. Girolamo è di L.
Bassano. Il 2." altare mostra ancora una
volta il Vittoria tiisto architetto e buo-
no scultore. La tavola coli' Assunta è bel
lavoro di Palma giovine, che fece pure
la tavola dell'altra cappella co'ss, Gio-
vanni apostolo, Antonio abbate, e Giu-
seppe. Quella del maggior altare collaCo-
ronazione di Maria Vergine , e 3 Santi
al piano, è di Girolamo da Santacroce.
L'altra cappella «oltre danno di sue ric-
chezze in silo sì ristretto. Dell'altare ne fu
architetto Rusconi, gli stucchi si lavora-
rono dal Vittoria, si condussero dal Cam-
pagna le sculture, fra le quali è gruppo
amorosissimo il Cristo morto sostenuto
dagli Angeli; Paolo vi dipinse la Cena del
Signore, Corona la mezzaluna colla Man-
na cadente, e Palma giovine il Cristo
catturato nell'Orto. Neil' ultimo altare è
diligente e vago lavoro del cremonese
Boccaccino il quadro con Maria Vergi-
ne in trono, e i ss. Giovanni Evangelista,
Giambattista, Michele e Pietro.
27. iS". Z?(2*.yo, anticamente .?. Sabba,
ridotta ad altro uso pel narrato nel § IV,
n. 3. Rimane, come ivi dissi, superstite
la facciata, che decora bellamente la
piccola piazzetta de' Leoni di fianco alla
basilica di s. Marco, il cui architetto è
reputato G. Benoni.
28. SS. Sahatore. Secondo la tra-
dizione, surse per averla ordinata egli
stesso a s. Magno vescovo d'Oderzo cir-
ca il 638, dove vedesse nel mezzo del-
la nascente città rosseggiare una nuvo-
letta, e le famiglie Carusi e Gattolosi
sup[)lirono alla spesa. 11 pavimento si
formò di grate di ferro, cui passava sot-
to uu meato d' acqua corrente, com' e-
ra fatto in Gerusalemme quello della
chiesa del s. Sepolcro. Sin dall' origine
fu parrocchia, ed uno de' suoi pieva-
VEN
ni, il virltioso BonHglioZusto, per desi-
derio il'inleia perfezione volle al)l)raccia-
ree iiitiodurre nella sua chiesa l'isliluto
de'caiioiiici regolari di s. Agostino, e Tot*
(enne, consigliatosi col patriarca di Grado
Enrico Dandolo. Laonde col clero, die
avea tratto nella sua risoluzione, vesti
l'abito regolare a' 3 maggio ii4'« l^i
ciò sdegnato il vescovo di Castello Pota*
ni, perchè erasi proceduto senza il debi-
to suo assenso, tosto sospese il clero dal-
la celebrazione de' divini unizi. Abban-
donato Zusto da'suoi, ricorse al patriar-
cache l'avea animato all'impresa, il qua-
le subito portatosi in U orna,- a' i3 dello
slesso mese prontamente ottenne da In»
nocenzo 11, che la chiesa e monastero
del ss. Salvatore fossero accolti sotto la
protezione della s. Sede, e l'istituto ivi
fondato dovesse perpetuamente conti-
nuarvi, anzi per consolidarlo, il Papa vi
mandò due canonici regolari della basi-
lica Lateranense. Tutto approvò e con-
fermò Eugenio III nel II 4^- Adonta di
questo, il Zusto fu perseguitato con furo-
re da' nemici, onde fu costretto evadere
nell'isola di Veglia, ove inseguito da'suoi
malevoli, venne barbaramente trucidato
a' 24 opiile 1 i5i, Dio nianifestaiulo la
sua santità con prodigi. Recatosi a Veglia
il patriarca Dandolo, ed ottenuto il ve-
nerabile corpo, lo condusse a Venezia,e in
questa chiesa i canonici regolari onore-
vohnetite lo collocarono dietro l'altare
maggiore. Co'successori priori si mosti a-
rono benigni i Papi Eugenio 111, Ana-
stasio IV, Adriano IV e Alessandro III,
sia nella conferma de'privilegi concessi
da Innocenzo 11, sia per le decime par-
rocchiali assegnate pel manteniniento
della chiesa e sostentamento de'canonici.
Dij)iù, Alessandro 111 nel i 168 accor-
dò al priore Viviano e successori, l'uso
della mitra e bacolo pastorale. Portato-
si poi nel I 177 il Papa a Venezia, con-
sagrò la chiesa a'at) agosto, concedendo
intlulgenze negli anniversari di tal rito, e
per la festa della Trasfigurazione^ a'visi-
VEN 29
tanti. Lucio III, che gli successe, memore
d' aver consagrato quand' era cardinale
l'altare di S.Tommaso diCantorbery,nella
sua festa e 8." accordò indulgenza a' visita-
tori della chiesa, confermando i canoni-
ci nella protezione di s. Pietro. Danneg-
giato l'edificio dagl'i ncendii, il priore Gre-
gorio Fioravanti inti aprese la riedificazio-
ne daTondamenti, con più ampia e deco-
rosa struttura. Confermarono i privilegi
del monastero Urbano III, Gregorio
Vili, Clemente 111, Celestino 111, il qua-
le fece eseguire il decretato da'predeces-
sori nel 1 igS, cioè l'incorporazione della
chiesa parrocchiale di s. Bartolou)eo a
questa di s. Salvatore. Meglio informa-
lo Innocenzo ili, come notai poc'anzi,
sciolse l'unione e l'annullò, bensì confer-
mando a' canonici i piivilegi. Altri nel
1288 neaccordòrimperatoreFedericoll.
Lunghe furono le controversie tra cano-
nici e la chiesa di s. Bartolomeo, riferite
dal Corner.efinahnenlele terminò Nicolò
IV. Frattanto i canonici nel i 207 01267
acquistarono il corpo di S.Teodoro marti-
re, e videro fondata nella loro chiesa nel
I2gi la congregazione del ss. Salvatore,
una delle IX del clero. Dopo interne di-
scordie, Bonifacio IX nel 1 BgS onorò il
priore coll'abbate di s. Giorgio Maggiore
dell'aulorilà di visitatori apostolici delle
diocesi di Venezia, Chioggia eTorceilo;
ed a maggior decoro del priore nel 1 400
gli concesse altri ornamenti pontificali e
di compartire la solenne benedizione;
ma conferì il monastero in comuìenda a
Leonardo Delfino patriarca d'Alessan-
dria, e poi alle rimostranze del senato
reintegrò il priorato. Pel pernicioso e lun-
go scisma, penetrata la rilassatezza tra 'ca-
nonici, il priorato verso il 1 4 ' 8 fu ridot-
to in commenda. Nella triste condizione
in cui era caduto il monastero, accorse
Eugenio IV a riformarlo coll'opera del
vescovo di Traii Tomassini domenicano
nel i434> ^ insieme curando la confer-
ma de' privilegi e pontificie concessioni
ed i restaun uece»saii agli edilizi della
3o V E N
r.Iiiesa e monnslero. Tntli vi mnndJi 1 8 ca-
nonici osservanti la regola, della (ìoieule
congregazione del ss. Salvatore di Bolo-
gna, i quali in l)reve vi ripristinarono
l'esemplarilìi regolare, onde il Papa nel
1442 unì il monastero e la chiesa olla
congregazione. Inoltre in tale anno il
l'apa liberò questa cliiesa dalla figliuo-
)anza di quella di s. Silvestro. Da Pio
]| t; akji Papi, i canonici ottennero pro-
tezione e privilegi. Intorno all'anno
l5o6, fu rinnovala la chiesa in maesto-
sa forma e con gravissimo dispendio,
ridotta a perfezione nel 1 665 dall'ab-
bate Gio. Alberto de Grandis, poiché
sin dal i635 i priori aveano ottenuto il
titolo d* abbati. Poscia la riconsagrò a'
3o marzo 1789 il cappuccino Fiance-
sc'Anlonio Cori-er patriarca di Venezia.
Fit di decoro a questa canonica il b. Ar-
cangelo Canetolo, che vi dimorò io an-
ni e ne fu superiore. Il dello corpo di s.
Teodoro capitano di soldati e glorioso
martire d'Eraclea, fu preso in s. Sofia
<li Messembria,dal veneto Giacomo Dau-
IO nell'espugnazione della città, indi
portato a Coslanlinopoli nella chiesa di s.
Nicolò d'Embolo, allora posseduta da've-
neziani, da dove io anni dopo Marco
Dauro lo tradusse in questa chiesa nel
1767, e dove Dio lo glorificò con copia
«li miracoli. Questo santo è veneialo
nelle due Chiese Ialina e greca a'7 feb-
braio. La Chiesa veneta ne celebra la
festa solenne, come di protettore della
città, a'g novenibre, in cui il Breviario
romano pone la memoria d'altro s. Teo-
doro soldato e martire sotto Massimia-
no imperatore, il quale probabilmente
era l'antico protettore di Venezia, ed a
cui INarsele ivi fabbricò la chiesa, di che
più sopra. Comimque sia andata la cosa,
perla pocaatlenzionede'secoli passati. per
equivoco di confusione, s. Teodoro che
qui si venera viene riconosciuto da Ve-
nezia come uno de'suoi protettori. Sino
da'primi tempi della fondazione di Vene-
zia fu preso s. Teodoro per protettore
VEN
nella nn<;cente città, e fu n di lui onore
istituita una coufrateinita, il cui ospizio
divampò insiemecolla scuola di s. Marco,
e si sciolse l'unione de' confratelli. Tra-
sportato poi in questa chiesa il corpo di
s. Teodoro, col braccio e la mascella di
s. Andrea apostolo, fu ristabilita nel 1 26B
la divnta scuola sotto l'invocazione di
s. Teodoro martire; e per aulorilù del
senato nel i45o fu comandato, che la
festa di s. Teodoro, legala (sic) come dissi
per equivoco a' c) novembre, dovesse os-
servarsi solennemente, come si pratica-
va cogli altri ss. Protettori della città.
Quanto alla statua di s. Teodoro eretta
sopra una delle due colonne della Piaz-
zetta, nel § 11, fi. 3, seguendo l'opina-
mento del eh. Zanotto, la dissi piutto-
sto esprimere s. Giorgio, ma nel § XIX,
n. 8 in fine non laccio le ra£;ioni del
eh. Romanin, che ritiene rappresen-
tare realmente s. Teodoro, nel parlare
cioè del doge Sebastiano Ziani e dell'e-
poca in cui furono erette le colonne.
Cresciuta poi in numero e decoro la
scuola di s. Teodoro, fu nel r 552, per
decreto del consiglio de' Dieci, annove-
rata in 6.° e ultimo luogo alle scuo-
le grandi della città. Eresse poi la con-
fraternita nella rifabbricata magnifica
chiesa di s. Salvatore, un onorevole al-
tare al s. Martire suo prolettore con de-
cente urna di .scelto marmo, in cui a'i3
dicembre 1628 con divota processione,
coll'inlervenlo del doge e del senato, fu
ri[)oslo il s. Corpo dal patriarca Tiepolo,
assistito da molli vescovi eabbali,a deco-
ro della funzione. Non solamente un no-
bile veneziano fondò in Venezia i canoni-
ci regolari, ma due altri nobili veneziani
fondarono in Fiancia, colla regola di s.
Agostino, una congregazione di canoni-
ci regolari, detta dell'Artigia, probabil-
mente o verso il fine del XI 1 secolo o al
principio del Xlll. Il primo prioree fon-
datore nella diocesi di Limoges fu il bea-
to Marco nobile veneziano, il quale par-
lilo dalla paUia col bealo Sebastiano suo
V EN
nipote per visitare i sepolcri ile'plìi cele-
bri santi, giunsero a quello di s. Leonar-
(lo, ove avendo deteiminalo di fissare la
loro dimora, alimentati in principio col-
le liojosine di que'canonici, del luogo det-
to la vecchia Artigia. Marco eresse un o-
rntorio, austeramente vivendo con conti-
nui digiuni, tenendo sulla nuda carne
una lorica di ferro, e santamente morì,
dopo aver fatto ordinar sacerdote il nipo-
te a se sostituendolo. Sebastiano fu dun-
que il secondo priore, cui successero al-
tri, e sotto il governo d'Elia i religiosi
canonici abbandonarono l'antica abita*
rione, per trasferirsi in luogo poi detto
grande Artigia, col permesso di Geraldo
vescovo di Limoges, il quale mori nel
I 177 (noto anacronismo). Ivi Elia fece
fabbricare la chiesa e il monastero, e vi
riposei corpi de'Deati due fondatori, non
senza prodigio. Fin qui il Corner. Ma
dell'ordine di Artigia, con qualche did'u-
sione ne tratta il p. Helyot, Storia degli
ordini monastici, t. 3, cap. 21. Questo
non è il luogo di rfìgionarne. Diedi il cen-
no per seguire il benemerito Corner, e
per registrare nna gloria veneta. Solo
dirò, che il p. Helyot riconosce per fon-
datori i due beali encomiati ; dice morto
il vescovo di Limoges nel 11 77; dunque
l'istituzione non fu nell'epoca riferita dal
Cornei-, ma anteriore. Aggiunge, che ne
prese l'abito Favenl vescovo di Limoges,
continuando a governar la diocesi, e mo-
li nel 1226. Riporta l'osservanza de'reli-
giosi; che si accettavano altres'i de' chie-
rici ignoranti, anche dell'idioma Ialino;
che l'ordine si estinse poco dopo il i^or,
e the la grande Artigia divenne un prio-
rato in commenda. Quanto a' canonici
vegoiat i del ss. Salvatore di Venezia, re-
starono in questo nìonastero sino al-
la soppressione di tutti gli altri ordi-
ni religiosi neh 810. La cura della par-
rocchia fu allora assunta dal clero secola-
re, che tuttora la dirige,aveiido perchie-
sa succursale quella di s. Bartolomeo de-
scuUa al u. 25. La parrocchia appar-
V E N 3 1
tiene alla dccania di s. Marco, e nover.i
25 IO anime. La facciata della chiesa è
attribuita al Sardi, e le statue del Fai-
doni: ma non è degna di tanto tem-
pio, in cui gareggiano luiilà, setnplicitìi,
eleganza e varietà. 11 i." modello lo die
Giorgio Spavento, appresso liformalo
da Tullio Lombardo, e condotto infi-
ne dal Sansovino, tranne le lanterne nel
mezzo delle 3 cupole, apertevi dallo Sca-
mnzzi, emendando così un considerabile
difetto prodotto dalla scarsezza di luce.
Ha 3 crocere formate di 3 grandiosi ar-
chi. Singolarissima n'è la pianta. Il 1.
monumento a'coniugi Delfino, è architet-
tato da G. del Moro, che ne fu anco il
principale scultore: le statue de'coniugi
sono ilei Campagna. Questi è creduloatj-
che l'architetto del vicino maestoso e no-
bile 2." altare, a cui fa danno la trista
nicchia, ove la statua della B. Verginee
certamente di lui. Il monumento del do-
ge Francesco Venier che segue, si con-
dusse dal Sansovino, il quale, cpiantun»
que ottuagenario, vi travagliò valorosa-
mente come scultore. Del medesimo è
il mausoleo innalzato ad Andrea Delfi-
no, ed alla moglie Benedetta Pisani. Il
gruppo della Pietà, la statua coricala ed
altre minori cose, sono del Vittoria. Nel-
l'altro 3.° altare, disegnalo dallo stesso
Sansovino, vi è la celebre tavola dell'An-
nunziata, dipinta dall'unico Tiziano col
suo modo spedito degli ultimi anni. Nella
crocerà, sì il grande e ricco deposito di
Caterina Cornalo regina di Cipi'0,sì I op-
posto pe'3 cardinali di sua famiglia Mar-
co, Francesco e Andrea Cornare, si di-
segnarono da Bartolomeo Conlino. La
tavola del bellissimo e ricco maggior al-
tare colla Trasfigurazione, è dessa pu-
re di Tiziano, in cui spiegò giaii vigo-
re d'immaginare, benché vecchio: le fi-
gure sono piene di spirito, mosse con tut-
ta proprietà e maestria. Questa tavola
ne copre altra di belle figure, in bassori-
lievo di finissimo argento in parte dora-
to, coudolla nel 1230. Per lasciarlo vede-
3« VE N
resi apre la tarola ne' dì solenni. L'al-
tare ha preziose colonne di verde antico.
fie\ musaico, sopra il vicino aliare del
Sagratuenlo, col doge G. Friuli ed un
canonico in atto d' adorazione, si leg-
ge che fu fatto nel mdxx, tlal prete Cri-
sogono, il quale lavorò anche in s. Mar-
co ; e vi sono gli slemmi della fami-
glia. Il gran quadro colla Cena in Eni-
uiaus, è tale opera di Gio. Bellino, da
riputarsi di Giorgione. Snll' altro al-
tare, la mezzaluna col Padre Eterno, il
Figlio, Maria Vergine ec, è l'unica ope-
ra che in Venezia si ha in pubblico di
Natalino da Murano, scolare di Tiziano.
iS'el baltiàlero è del Renieri il Battesi-
mo del Signore. All'altra parte il magni-
fico aliare dichiara il Vittoria, secondo
suo costume. La tavola con Maria Ver-
gine ec, è del Palma. La porta, sotto l'or-
gano, fu condotta dal Sansovino. Delle
due statuette, di due discepoli di lui, il
s. Girolamo è del Cataneo , il s. Lo-
renzo è del Colonna. I portelli dell'or-
gano si dipinsero da Francesco, fratel-
lo di Tiziano. Nel vicino altare bellis-
simo di Guglielmo Bergamasco, il s. Gi-
rolamo fu scolpilo da Tommaso Lom-
bardo. 11 deposito de' due dogi Priuli
si vuole disegnato dal Franco, il quale ne
vigilò l'innalzamento. Le due grandi sta-
tue de'ss.Girolamo e Lorenzo, allusivi a'
nomi de' dogi nominati, le scolpì G. del
Moro. 11 monastero contiguo, che ora
serve di caserma, fu condotto da Sanlo
e Tullio Lombardo: l'interno chiostro
dal Sansovino. Fu architettala dal Sar-
di eziandio la vicina fabbrica della cuu-
fraternita che fu di s. Teodoro. Descris-
se questo magnifico tempio anche il Te-
manza; e più recentemente la nobile o-
pera. Le Fabbriche di fenezia con ta-
vole e preziose illustrazioni.
Sestiere di Cannaregio.
2g. S. Geremia ebbe a fondatori nel-
r8i3,al riferire d'alcuni, i progenitori di
Mauro Torcello e Bartolomeo suo figlio,o
quelli slessi, i quali uelio^S o nei 1047
VEN
vi collocarono un braccio di s* Bartolo-
meo Apostolo, che ottennero in Bene-
vento da certi monaci greci, a forza di
preghiere e di denaro. Se tali date sono
vere, non sarebbe giusta l'asserzione di
quelli che ritardano la fondazione della
chiesa al io84- Minacciando la chiesa
rovina, il doge Sebastiano Ziani, già di
lei parrocchiano, la rinnovò da' fonda-
menti, e pare compila nel I223; dipoi
ne consagrò l' altare maggiore il vesco-
vo di Castello Pino a' io marzo 1247,
e tutta la chiesa l' altro vescovo di Ca-
stello Mauro il i ."giugno I 282. Per l'an-
lichilà pericolando, dopo la metà del de-
corso secoloo nel i 753, il pievano Giani-
batista Spreafigo, pieno di fiducia nella
divina provvidenza, dispose tutto per
rialzarla in magnifica forma da' fonda-
menti. La sua consagrazione fu fatta a'
16 settembre i83q dal patriarca cardi-
nal Monico. Possiede pure le reliquie di
s. Geremia profeta, di s. Irene vergine
e martire, ed altre,fra le quali primeggia
il prezioso corpo di s. Magno vescovo di
Opilergio, il cui beato transito avvenne
in una piccola casa di questa parrocchia;
benemerito delle 8 chiese fondale in Ve-
nezia, onde per riconoscenza il senato nel
1454 ordinò doversi annoverare la sua
festa fra le solenni a' 6 ottobre, e lo
ascrisse fra' principali patroni della cit-
tà. Altro tesoro è il miracoloso ss. Cro-
cefisso, donato nel 1602 dal cappuccino
p. Francesco Da Mula, che collocato in
magnifico altare, al suo cullo fu istituita
ima confraternita per sulTragare l'ani-
me purganti. Collegiata, filiale di s. Pie-
tro di Castello, continua ad essere par-
rocchia, però soggetta alla decania de'
ss. Apostoli, e conta anime 3344- N^'
suo perimetro è la chiesa succursale di
s. Giobbe, di cui nel § X, n. 47- ^'^' se-
guente numero di quel § parlerò dell'o-
ratorio sagramenlale di s. Lucia. Vi sono
ancora gli oratorii non s-igramentali di
s. Giobbe, fondato in padronato privato
dall' ubbule Giovanni Coulariui ; e della
VEN
Ij. Vergine Addolorala detto de'Figli del-
la Carità, e vi si raccolgono ogni sera
circa 200 fanciulli a ricevere l'istruzio-
ne religiosa da 3 maestri stabili. La chie-
sa di s. Geremia è di grande e nuova
forma, compita negli ultimi anni, ed ar-
chitettata dal Corbellini prete bresciano,
il quale, semplice, soleva dire d'avere
nell'arte un gusto suo proprio; e diceva
il vero.
3o. SS. Ermagora t F or limalo, vol-
garmente s. Marcuola. Dal furore de'
longobardi fuggendo nelle Lagune gli
abitanti della Venezia terrestre, popo-
larono anche le due isole di Luprio, tra
loro divise da largo canale, enei VI se-
colo vi fabbricarono due chiese parroc-
chiali, una dedicata alla ss. Croce, d'al-
tra a'ss. Ermagora e Fortunato martiri
d' Aquileia; o secondo altri l'edifìcarono
le famiglie Memmo e Lupaniza, o a me-
glio dire le rifabbricarono ne' princi-
pii del secolo Xll, allorché spavente-
vole terremoto nel 11 17 atterrò mol-
te fabbriche della città, e l'acque de'ca-
naii scosse da quell'in)pelo violento get-
tarono fiamme di vapori sulfurei, da'qna-
li furono eccitati in diverse parti della
città improvvisi incendii. Da questi sor-
presa la chiesa di s. Ermagora fu in po-
che ore miseramente consumata, restan-
do solo illesa dalla forza del fuoco la ve-
nerabile mano destra del s. Precursore,
dono di Andrea Memmo, la di cui iden-
tità fu mirabilmente autenticata con tal
prodigio. Iiifabbricata la chiesa dalla pie-
tà de' fedeli, fu consagrata con grandio-
sa solennità nella i.^ domenica dopo l'S.'
del Corpus Domini dt\ i332 dal ve-
scovo di Castello Delfino, dedicandola
a Dio sotto l'invocazione della B. Vergi-
ne, de' ss. Ermagora e Fortunato e di
s. Gio. Battista, la cui ricordata insigne
reliquia qui si venera da'primurdi del se-
colo XI, nel quale la chiesa nomìnavasi
anco col suo titolo. Di sua traslazione e
invenzione tiene proposilo il Corner. La
famiglia Memmo a questa sua pariocohia-
VOL, xci.
VEN 33
le nel l 'j/^o die altresì il corpo di santa
Memmia martire tratto da' cimiteri di
Kotna, unitamente all' iscrizione sepol-
crale. Quivi è pure un dito di s. Erma-
gora, le leliquie di s. Andrea apostolo,
di s. Teodosia vergine e martire, ed il
corpo di s. Fortunato martire trovato
nelle catacombe romane. L'edifizio mi-
nacciando rovina, nel 1728 cominciò a
rinnovarsi per assidua diligenza del suo
pievano Bartolomeo Trevisano; fu iu
più grandio>a e ampia forma rifabbrica-
la da' fondamenti, poi nel 1737 consa-
crata (o forse benedetta) dal patriarca
Corraro. Tanto trovo nel Corner. Ma il
piìi autorevole libro dello Stalo perso-
nale del Clero m' istruisce, che termi-
nalo il tempio nel 1736 lo consagrò il
patriarca Giovanelli la 2.' domenica di
seltetubre 1779. Si riedificò ancora il
vecchio oratorio dedicato a Gesù Croce-
fisso, di confraternita zelante di condur-
re alla sepoltura i cadaveri degli anne-
gati. Nel I 145 vi fu istituita la congre-
gazione de'ss.Ermagora eFortùnato,una
delle IX celebri del clero veneto. Ebbe
contiguo il monastero dell' cremile di s.
Agostino, le quali passando in quello
nuovo di s. Giuseppe nel i6g3, ciò ri-
cordasi dalla medaglia prodotta dal Cor-
ner, coli' efllgie del Salvatore e iscrizio-
ni. E' collegiata, filiale di s. Pietro di Ca-
stello, non che sempre parrocchia, sog-
getta alla decania de' ss. Apostoli, con
4490 anime. Ha per chiesa succursale
s. Fosca,di cui nel n. 34 di questo §, men-
tre nel n. 32 dirò dell'oratorio sagra-
mentale di s. Maria Maddalena. Inoltre
nel circuito della parrocchia vi è l'ora-
torio del ss. Crocefii^so non sagramentale,
mantenuto da una pia unione di secola-
ri sotto il titolo del Suffragio de'Morti.
Nella chiesa de' ss. Ermagora e Fortu-
nato, r architettura del Massari è nobile
e grandiosa. A fianco del pulpito vi è un
quadro delia i. 'maniera di Tiziano, col
divi» Bambino Ira' ss. Andrea e Cate-
rina.
3
34 V i: K
3i. S. LconaiflOf non era ct.llegiala,
Leiisì filiale tli s. J'ielio di Caslello;ces:>ò
il' esser panoccliia, In cliiusa, e serve ail
usi profani. Celebre fti presso i veneti il
jiGine tli s. Leonanlu confessore, a cui
flessela famiglia Criloazio la chiesa pai-
l'occhiale nel lOsS, poscia consagralii nel
1343. Al cullo del Santo nel 1 3q5 In
i.>liluila una confraleniila. Qui ancora
t-hhe origine quella poi Irasfeiila a s.
Maria della Carila vicino alia chiesa de'
tallonici regolari Laleranensi, e fu una
delle scuole grandi. Vi si veneravano le
jeliquie del santo Tilolaie, ed allre di
!)S. Martiri, tratti da'ionuuii cìinileii.
Zi.. S. Maria lìladdaUna. INel i2'22
)a famiglia Uall'u in onore di tanta peni-
lente fondò un oratorio che in bieve tli-
>enne chiesa parrocchiale, e nel iG'jS
t'ietta in collegiata, cume adeinia Cor-
ner colle notizie della medesima, e im-
pugna r ab. Capjx'llelti solo con parola
lugativu. l'ero anclie lo Sialo persona-
le alferina clie fu collesiala e parrocchia
sino al i8io. Accorse a 1 innovai la nel
1701 Francesco Iliccordi, uno de" due
titolati preti e poi pievano, con altari di
inartuo, e ingrandimento del campanile,
tbe vuoisi antica Ione in riva ad un ca-
nale, il quale empito poi di lena e mu-
talo in istrada prese il nome di Rio Ter-
jù. Lo Slato personale ritarda al 1760
la rifabbrica da' fondamenti nell'attuale
sua forma. Ma ciò eh' è positivo, fu nel
1 749 chiamato l'insigne ai chilelto Toni'
uiaso Temanza a rifabbricarla da'fonda-
Liieuti, come ve la eresse con iiobii di-
iieguo. Possiede le reliquie della San-
ta, l'acilìcatesi nel i356 I' tmule Ve-
nezia e Genova, in memoria si stabilì
festa della città quella della Titolare. E-
ra liliale di s. Pietro di Castello; fu sop-
pressa e thiu.sa, indi riaperta nel 1820,
serve da oratorio sagram enlale della [)ai-
locchia de' ss. Ermagora e Fortunato.
Poiché dopo essere stala profanala dal
governo italiano, mercè le cure dell' ot-
timo edullissiuioGiovauui Kado,picvauo
V r: N
de'sS.Ermagora e Fortunato, venne lesli-
lui la al la pubblica ammirazione. Architet-
tata,come si disse, dal Temanza, del quale
ivi riposano le ossa, d'elegante figura 10-
loiula, dove il bell'ordine ionico della fac-
ciata, semplicissima e d' una purità che
innamora, mirabilaienle ricorre eziandio
neir interno: bellissima è la forma del
coro; la foggia degli altari è forse unico
esempio, ('he se in opera ricca di tante
liellezze aichilelloniche l'occhio degl'in-
telligenti risconti a qualche sconvenienza,
non potrà mai allribniila a difetto del-
l' architetto, della cui morte profittò un
prcsontuoso ignorante |>er introdurvele.
La bella sagrestia potrebbe pigliarsi a
inodelio d'oratorio privalo, e v'intro-
dusse la stessa forma d' altare. Quest'e-
sempio del 'Jeiiianza fu seguilo dallim-
inorlal Canova nel suo tempio a Possa-
gno. Giustamente il ch.Diedo ne rilevò
i pregi artistici nell'opera, />f Fahhiielie
di J'cnczra. INe rende altresì raginne,
colla biografia del Temanza, I' interes-
sante opuscolo : Le Belle Jr li ili J'enc-
r/V/, ivij tipografia di Fiuiiresco Andreo-
la I 829, editore Giuseppe Oi landelli.
33. ó". DJarziale, volgarmente s. l\Jar-
ziliniì o 3Iaieilian. ISe' pi incipii del se-
colo Vili, allorché \ enezia coll'agginn-
la di nuove fabbriche e? di più numeroso
popolo andava rendendosi grande, la ric-
ca lamiglia Bardana slabilitavasi, aiutan-
do col denaro ì nuovi cittadini a molli-
pi icar abitHzioni, lu la cagione che si fab-
bricasse tutto il trailo di questa conli-a>
tla. Altri la dicono eretta nel q82o nel
1 i33. La famiglia de' Hocchi vi eresse
ad onore di s. IMaiziale vescovo tli Li-
moges la chiesa, presto lijrmata in par-
rocchia.Divenuta cadente, la pia diligen-
za del pievano Giuse[ipe Pascpiini, col
pioprio e l'altrui soccorso, da'fondameii-
li la rinnovò assai ornatamente e com-
pì nel ]6q3, al modo che si vetle, ve-
nendo indi consagiala dal patriarca Bar-
bai igo a' 28 settembre irsi. Per 3 il-
lusili viltoiìc lipoilalcdu'vcneli bclgior-
V E N
no festivo ili s. ìMatziule a Ziii°<) , e nel
golfo (li Romania contro i turclii, e nel
ì'ò'jS contro i padovani, a' 3 luglio di
tale anno fu stabilito per rendinientodi
grazie aDio.alla Madonna.ed a'ss. Marco
e Marziale, dover il detto giorno essere
fra' solenni, che solevano chiamarsi y^.y/e
di palazzo. E celebre per venerazione e
miracoli la sua imiuagine della B. Ver-
gine, di cui riferisce la tradizione, essere
pervenuta da'lididiRimini senza opera u-
inana a questa chiesa, pel culto della quale
si eresse una cnnlraternita.Essa è di legno
e dicesi scolpita da un pastore e perfe-
zionata col ministero degli Angeli, e per
loro ingiunzione collocata in vuota bar-
chetta che qui la condusse. Mirabile n'è
il racconto del Corner, ma mi è vietato
dir di più. Pel complesso de' prodigi o-
perati fu disposta in magnifico altare. La
chiesa fu collegiata; era Oliale di s. Pie-
tro di Castello, e contìnua ad esser par-
rocchia, ma sotto la decania de'ss. Apo-
stoli. Numera 5196 parrocchiani. Quat-
tro chiese sono nel suo perimetro. S. Lo-
dovico o Alvise, succursale, di cui nel
§ X, n. 4i. S. Cristoforo osìia s. Ma-
ria <leirOrto, oratorio sagramentale, di
cui nel detto §, n. 38. S. Maria Annun-
riata de' servili, oratorio non sagramen-
tale. S. Girohuno doltt)re, oratorio non
sagramentale. Questi due ultimi orato-
ri! servono per l' istruzione de' fanciul-
li e sono diretti dal parroco. Vi è pu-
re la cappella di s. Maria del Carme-
lo, eretta nel 1826, ed appartiene ad
una pia aggrega '.ione. Nel 1° altare del-
la chiesa di s. ALirziale vi è opera pre-
giatissima di Tintoretto, con s. Marziale,
ed i ss. Pietro e Paolo. Nel coro la Ri-
surrezione è con)pouiuientu s'i bello del-
l'Aliense, che il Passiguauo, (jui suo ri-
vale nell'opposto quadro della Crocefis-
sione, volle possederne il disegno. Al-
l' altra parte nell' ultimo altare il To-
bia guidato dall' Angelo è opera celebre
che Ti/.iano condusse di circa 3o anni:
la lesta di Tobia non può esier più viva,
YEN 35
e l'Angelo [)ienodi grazia e vivacità sem-
bra muoversi. Quegli che prega lontano,
è il buon padie di Tobia. Era stata uifer-
ta al pievano nel 1 8 1 o la magnifica e mo-
numentale chiesa de'Servi di Maria, re-
stando questa di s. Marziale aperta; ma
non voile aderirvi, amando piuttosto ri-
manersi nella sua ristretta; perciò fu ca-
gione, che quella de' Servili rimanesse
chiusa e andasse in seguito deplorabil-
mente demolita.
34. ^- Fosca. Dell' antica si vuole
fondatore nell'anno 873 Crasso Fazi(j
vescovo d' Oli volo; veramente si esclu-
de dalla serie de' vescovi dal Dandolo,
dallo slesso Corner e dall' ab. Cappel-
letti, per cui resta dubbiosa tal fonda -
zioiie nelle sue circostanze. E più ve-
rosimile, che essendosi portato da Tri-
poli d' Africa a Torcello, dove ha un ce-
lebre tempietto, il corpo dell' illusile s.
Fosca vergine e martire nel secolo X,
il suo culto si estendesse fino a Venezia,
e perciò le fosse eretta una chiesa par-
rocchiale, indubitatamente rinnovata nel
1297. Minacciando cadere, fu dirocca-
la nel 1679, e poi in più decente forma
riedificata da'fuudamenti, venendo cou-
sagrata a' 25 agosto tySS da Girolamo
Fonda vescovo di Nona ; dopo di che a
con»pimento de' suoi abbellimenti, il se-
natore Filippo Donato eresse di marmo
la facciala e due altari. Qui si venerano
le reliquie della ss. Croce, restala illesa
iu un incendio, una ss. Spina, una cuslu
della s. Titolare douata nel 1592 dal ve-
scovo di Torcello Grimani, della terra
inzuppata dal preziosissimo sangue di
Gesù Cristo ed altre molte reliquie. Col-
legiata, filiale di s. Pietro di Castello,
colla parrocchia cessò di esserlo nel 1 8 1 o,
ed oggi è succursale de' ss. Ermagoru e
F'orluualo.
35. S. Felice, volgarmente s. Feli-
se, nel 960, o forse nel 966, fu fondala
dalla famiglia Gallina, e rinuovavasi in-
torno il 1267, essendovi poi memoria
d' esaere àtulu cuusa^rala a^li 1 1 lui^ho
36 VEN
dell'anno slesso da Leonardo vescovo di
Jesolo, con fr. Marino vescovo di Caorle e
3 altri prelati. Benché laCliiesa universale
faccia a' 1 4 gennaio commemorazione di
s.Felice prete di Nola,col nome di martire
peraver palilo perCristo,qiiesla chiesa eil
clero veneto ne celebrano la festa come
di confessore a' 3i agosto. Il suo altare
e quellodella B. Vergine, dell'antica chie-
sa, furono consagrati nel detto 1 267. L'o-
dierna, come si vede, fu riedificata nel
]53{ con nobile struttura e disegno di
uno de'Lombardi, e non del Sansovino,
come per errore disse il Corner, ed a' 4
ottobre 1624 '^ ricoosagrò il patriar-
ca Tiepolo. l'ossiede alcune ss. Reliquie.
Parrocchia e collegiata, era filiale di s.
Maria Formosa, venne chiusa nel 1807
e la sua parroccbialilà si concentrò in
quella de' ss. Apostoli. Fu poi riaperta, e
con patriarcale decreto de* 24 ottobre
]8io eretta nuovamente in parrocchia
nella decania di detta chiesa, e prosiegne
ad esser parrocchia. Ha 3 1 16 anime, e la
chiesa di s. Sofia per oratorio sagrumen-
tale, che nel seguente numero descrive-
rò, s' intende sempre secondo l' indole e
tra'confini d'un Dizionario. Vi ha pure
J' oratorio non sagramentale della JVati-
vità di Maria Vergine. L' edifizio di s.
Felice è beo compartito e d'ottimo gu-
sto, con belle porte sullo stile de' Lom-
bardi. Nel i.° altare è della moderna ora
defunta Pascoli Angeli la s. Anna; nel
2.° dal pur moderno e defunto Querena
la favola con parecchi Santi ; nel 3.° è di
J. Tintorello il s. Demetrio con ritratto
un principe Chigi, che lo fece eseguire.
Kel niaccior altare è nobil lavoro del
00
Passignaiio la tavola, in campo d' oro,
col Salvatore, il .santo Titolare e due ri-
traili. Le due statuette laterali, come
anclte le 3 sulla poita niaggiore, sono di
G. dal Moro. All'altra parte nel i.° al-
tare la tavola col Saverio, è del moder-
no co. liobustello; nel 2.° Maria Con-
cetta del pur moderno pittore Tona; e
ucir ullituo altare l'Addolorata è dìpìu-
VEN
lo che onora 1' ora defunto prof. Po*
liti.
36. S. Sofia. Ad onoredella divina Sa-
pienza i Gussoiii e Giorgio Tribuno nel
1020 eressero la chiesa, con nome greco
chiamata s. Sofìa, indi vi fu istituita la
parrocchia. Pkovinosa, quasi la rifabbric?»
da' fondamenti lo zelo di Tommaso Cu-
rini suo pievano, e celeremenle la com-
pì nel 1698. Quantunque abbia subilo
varie modificazioni, porsene vede ancora
l'aulica forma. Parrocchia, collegiata, fi*
lialedi s. Maria Formosa, fu nel 1810
chiusa e poi riaperta a'26 giugno 1 836 a
merito diGio. Battista Rebeilin, che com-
pratone il fondo lo donò per la celebra-
zione del culto divino a' parroclii di s.
Felice />ro tempore, per cui oggi serve
d'oratorio sagratuenlale della parrocchia
di s. Felice.
37. SS. apostoli, il cui titolo in al-
cune cronache antiche si trova indica-
lo per Santo apostolo. L' ultima del-
le chiese che dicesi per celeste rivela-
zione fitta fabbricare da s. Magno, iii
onore de' XII Apostoli, i quali a lui ap-
parsi in visione glielo ingiunsero per di-
vino volere, dov' egli trovasse 12 grue
insieme congregale. Soccorso nell'injpre-
sa dalia cristiana carità, fu in breve per-
fezionala per quella di Gardoco Gardoli-
co. La restaurarono gli Erizzo ed i Cor-
ner. Vicina a rovinare, fu da'fonda men-
ti rialzala nel 1075 circa, ed a' 6 luglio
di tale anno la consagrò Guido vescovo
di Traù. Di poi verso la metà del secolo
passalOjSi rinnovò nobilmente e con ben
ideala maniera nell' interno. Calerinu
Cornaro regina di Cipro, per quivi ripo-
sarvi Tossa cle'suoi auìenali (vi ebbe pur
essa la tomba nella cappella di essi, pri-
ma che fosse trasferita nel suo mausoleo
a s. Salvatore), le donò il braccio di s.
Ametisto glorioso martire in Cipro, eil
nobile di quel regno Chiriarco vi aggiun-
se il braccio di s. Ilarione abbate. Vi è
pure un dito di s. Anna; i corpi de' ss.
Ireneo e Fauslo luarliri, e le teste de'ss.
VEW
Tibiirzio e Condicio inarliri, estralli da'
romani ciniireii. Il suo collegio capito-
lare divenne numeroso. Parrocchia, dal
1810 non è pili collegiata, era filia-
le di 8. Maria Formosa, ed è tuttora par-
rocchia con 3344 a'ii'Tie. Ho avver-
tito in principio di f|uesto§ che lo Sta-
to personale del Clero registra IV de-
cania la chiesa de' ss. Apostoli, e nel
]*rospetto riassuntivo la segna per or-
dine in terzo luogo. Sia comunque, le
parrocchie soggette alla sua decania so-
no: s. Geremia, ss. Caiizio, Canziauo ec,
«. Marziale, s. Felice, ss. Ermagora e For-
tunato. Nel suo perimetro è l'oratorio non
sagramentale de' ss. Filippo Neri e Lui-
t;i Gonzaga, con ospizio annesso per po-
vere vecchie e inlermlccie. Questo orato-
rio un tempo apparteneva a'ieligiosi cro-
ciferi, ed ora è ulllzialo da una pia unione
di secolari,e dal cappellano. L'etJifiziode*
ss. Apostoli è ampio e di buona forma. 11
sodino è ilipinto a fresco da Fabio Ca-
nal. La cappella de' Corner, dedicata a
s. Lucia vergine e martire, alla destra, è
magnifica per ogni rispetto e per la scel-
tezza de'uiarmi, e ne fa ammirare la di-
ligenza e l'ingegno del suo ignoto archi-
tello e scultore. La tavola dell'altare
con detta santa, è del Tiepolelto. Que-
sta cappella è tra Le Fabbriche di Ve-
nezia illuslrate ; ed il suo restauro e
il collacamento dell'altare di pietra di
paragone, oltre altri recenti abbellimen-
ti della chiesa, si eseguì colle copiose of-
ferte de' parrocchiani, a cura precipua-
mente di mg."^ Pietro Piantou fabbricie-
re della parrocchia, e seco lui gareggia-
rono i confdbhricieri conte Carlo Michel
e conte Antonio Zen. La tavola vigorosa
del vicino altare colla Nascita di Maria
Vergine, è bell'opera del cav. Contarini.
Nella sagrestia è saporita opera del Mon-
tem(7.zano, il Cristo morto, colle Marie
e s. Giovanni. Nel coro sono degni d'os-
servazione i due grandi quadri laterali:
• II. colla Cena del Signore, dipinta nel
I j8 JijSulla niauieru liziauesca,da Cesare
VEN 37
daConeglianojili. "col cader dellaManna,
è di Paolo. Nella seguente cappella l'ele-
gante monumento del co. Giuseppe Man-
gili!, fu disegnato dal Trezza: il busto n'è
stupendo hivorodel Pizzi, e il monumen-
to che v' è dirimpetto fu innalzato dal-
la pietà della vivente contessa Lucrezia
Mangilli, al defunto suo marito conte Be-
nedetto Valmarana. Il disegno è del va-
lente prospettico Giovanni Pividor, e il
busto è del bravo scultore Luigi Mini-
tini, non di Luigi Ferrari, siccome mala-
mente fu detto. La tavola dell'altare col-
l'Angelo Custode è del Prete Genovese;
e quella de' ss. Titolari del vivente S.
Santi. La cella del campanile è lodata
opera del Tirali.
38. SS. Caazio, Canzinno, Canzia-
nìlla e Proto, volgarmente s. Canziano.
Ad esso ed a'suoi illustri compagni Mar-
tiri, si vuole innalzata dagli aquileiesi
fuggiti per timore de' barbari in queste
lagune. Fu consagrata a'20 maggio 1 35 1
da Marco vescovo di lesolo: la sua for-
ma attuale è lavoro del XVH secolo, e
la sua fronte murata nel 1706. Que-
sta chiesa con alcune altre della città
per autorità apostolica fu assoggettata
a' patriarchi di Grado ; ed il Dandolo
ricorda il privilegio concesso da Alessan-
dro IV al patriarca gradese Maltraverso,
per l'uso del pallio in certi giorni solen-
ni, fra' quali in que'dis. Silvestro e dis.
Canziano; donde si argomenta ch'essi
celebrassero pontificalmente in questa
chiesa di loro giurisdizione nel giorno
de'ss. Martiri titolari. L'antica facciala di-
mostrava la sua gran vecchiezza sin da'
tempi del Sabellico; ma rinnovata poi
e ornata coU'iuterno della chiesa, si ri-
dusse ad assai decorosa struttura con 7
altari di marmo, de'quali quello a destra
del maggiore era prima dedicato a s.
Veneranda di Tours, il di cui cranio, do-
no ile'Loredani, qui si venera. Collocata
poi in quest'altare una ss. Spina,^ ne prese
il nome,eindi il pievano Sebastiano Pii-
ualdi avendolo decorosanieate rifabbri-
38 V !■: N
rnlo, pel I ." in Venezia lo dedicò n s. Fi-
lippo Neri. Anche l'altnie (Iella cappella a
manca tlel maggiore, a vea per litolare s.
Lucia; ma avendola i Vidman ridotta
con particolare magnificenza, per ripor-
vi il corpo incorrotto di s. Magno mar-
lire, vescovo d'Opitergio e poi d' Emo-
nia, come si legge nell'iscrizione coll'ef-
figie del Santo che riposa coricato e pro-
dotto dal Corner, prese la sua denomi-
nazione, anche a motivo del solennissimo
ctillo col quale ivi si venera. E siccome
qui è pure il corpo di s. Massimo mar-
lire d'Asia, rapito e drmato da un Ba-
doer,si confusero gli alti esiatlrihuirono
.•tll'altro, di che scrissero diversi, e Gio-
vanni Sconlebio neW'yé Emonia vìndica-
la. Anzi fu supposto che s. Massimo d'A-
sia fosse il celebre s. Massimo vescovo
di Reggio, per cui un prete reggiano ne
rubò la testa, che Sisto V fece restituire.
Unita a questo sagro Corpo fu portata
a Venezia, e in questa chiesa, un<a croce
di bronzo col Crocefisso e dall'altro la-
Io alcune figure, il cui disegno offre il
Corner, forse pettorale per servire al sa-
gro Corpo, benedicendosi con essa gl'in-
fermi con efficacia. Vȏ pure il corpo di
{. Candido martire, forse anche quello di
S.Savina martire, ed altre ss. Reliquie,
^'tradizione che vicino alla chiesa vives-
sero circa il secolo XIII alcune pie donne
dette Recluse o Romite, come presso al-
tre. Finalmente sotto 1' invocnzione de*
ss.CanzianoeCompagni martiri vi fu isti-
tuita l'omonima congregazione, mia del
IX del clero, delta anche di s. Cancia-
iio, nel i-ìSS. Era parrocchia, collegia-
ta,filialedi s. Silvetro, e di presente con-
tinua ad esser parrocchia, con 44'^ a-
iiime. Ila per chiesa succwrsale s. Gio.
Crisostomo, di cui nel prossimo n. ^o.
E per oratorio sagrainenlale ha la chie-
sa di s. Maria Concetta de'Miracoli, della
quale nel § X, n. 53 r,igiono.
39. ^V. Maria No\'a fu parrocchia,
collegiata, filiale di s. Muiia Formosa,
li soppresse e chiuse nel j8q8, ed an-
V E N
ni addietro cadde e quindi venne de-
molita. L'edificava nel 971 la famiglia
Borselli d' Aquileia abitante in Rialto ,
secondo la cronaca mss. Savina. L' an-
tico suo titolo era s. Maria Aisuntn^
come neh r io, finché si disse Nuova dal
Xlllsecolo. Caduto l'edifizio nel i535,
sub lo la rinnovò a proprie e altrui spe-
se Nicolò Negri suddiacono titolato del-
la chiesa, ed è fama con disegno del ?)i\n •
sovino, inrii consagrata a' 17 giugno, i-
gnorandosi l'anno, rinnovandosi la faccia-
ta nel 17 70. l^ossedeva una ss. Spina, del
prodigioso Sangue del ss. Crocefisso di
Berito, dono del doge Contarini nel r 63o ,
qual sua parrocchia ; ed altre ss. Reli-
quie. Possedeva pure il ftinoso dipinto
di Tiziano figurante s. Girolamo, che va
alle slampe, ora esistente nell'accademia
di Milano. Il suo campanile restaurato
nel 1498 dall'archiletto M.Uteo Fonta-
na, per volere del picvatio Pietro Canal,
si finì di demolire nel 1839.
4o. S, Giovanni Grisnitomo, e an-
ticamente .?. Cecilia, Vuole la tradi-
zione, che l'antica ftdjbricata nel 1080
da' Caltanei a questo gran vescovo di
Costantinopoli, fosse situala incontro l'o-
dierna, qtiando fu la cadente atterrala
per r in(tendio del \\']'^, e quindi l'al-
tra edificatii, dopo i3 anni dal lato op-
posto della prima, con indulgenze d'In-
nocenzo Vili a'contribuenti. La sua con-
sagrazione si commemora a' 1 3 febbraio,
ma non si conosce l'anno in cui fu ese-
guita. Olti'e un braccio del s. Titolare,
si venerano le reliquie de'ss. Anna, An-
drea Apostolo, Gio, B.itlisfa ed l'ilisabet-
ti sua madre, Stefano, Re IMagi, Biagio,
llarione, Afra, Onofrio anacoreta, del
quale q>i è antico il cullo. Fu parroc-
chia e collegiata, era filiale di s. Maria
I''ormosa fino al 1810, e d'i» Il ora è suc-
cursale di s. Canzifino. L'edificio per la
sua forma è uuofra' pregiati di Vene-
zia, il cui disegno è di Sebastiano da
Lugano, a cui diede mano I\loro Lom-
bardo. La tavola del i .° altare co'ss. Cri-
V E \
sf( foro, Agostino e (iirolnmo bollore, si
c«mlns«e nel iTiS ila Gio. l?ellino: si
loda h fanlfisifi, In nobiltà del cnrntte-
re, la foiva, la vai^hezza e l' armonia
di tinte. I^a tavola del maij^ioi' altare
con s, G'ovanni Crisostomo consagra-
to vescovo e altri Suiti, si dice comin-
cinta «la Giorgionp, e compita <la Se-
bn<>liano. «lei l'intubo, ovvero tutta sua.
A lato deg'i altri due altari si c«jlloca«
rono 4 figure «li Santi, opere di G. Man-
sueti. Il bassorilievo dell'ultimo altare è
studiata opera di Tidiio Lotidiardo.
41.»^. Lucia, prima intitolata alla v.v.
yinnuìiziatn. L'origine di questa chiesa si
assegna all'anno i ig-J.Si rese celebre per
la traslnzintie in essa del suo s. Corpo, co-
me ritengono gli scrittori vei.eti e altri,
l'ero il Buller fu d'avvilo, nelle f''ìte(ìc
principnlì Santi, «he il corpo della cele-
bre s. Lucia vergine e martire di Siracu-
sa,ivi^dopo il martirio patito nel 3o j, S'a
rimasto parecchi anni, ma fosse poi trasfe-
rito in lt;ilia (ossia nella sua terraferuìa,
ed alciniidicnno neirVI II sec(. lo). Saper-
si da Sigeberto di Gemblours, che 1' im-
peratore Ottone I (re d'Italia nel 961 e
nel seguente imperatore, mori nel 97-^)
lo fere poi portate a .Metz, dove si vene-
ra nella bella cappella «Iella chiesa di s.
Vincenzo. La porzione delle relirpiie di
detta santa, ch'era anticamente a (Costan-
tinopoli, è «li pi'eseutea Venezia, e vi è o-
nor.ita con pecidiar divozione ni-Ila chie-
sa al suo nome intitolata. Ciò premesso
colla critica, per le diverse opinioni cir-
ca d luogo tfelle traslazioni, seguirò il lin-
guaggio della principa'e mia guida per
le chiese di Venezia, ch'è il benemeren-
tissimo Corner. Neh 20 1, fauiO<o per li
confpii\fa (li Costantinopoli, da rpicsta fu
condotto il corpo «li s. Lucia in Venezia,
e collocalo nella chiesa di s.GiorszioMas'-
giore de'benedeltini nell'isola omonima,
ov' era sommamenttì veneralo, massi-
menti giorno consagr.ito dalla viUoiios.i
di lei morte a' i3 dicetubie. Mi perchè
in (juel giorno per lo più burrascoso e ia-
V E N
33
clemente, snccedevano nel Irngilto del-
la laguna fre(|uenli gravissime disgra-
zie di naufragi, fu determinato nel 12^9,
in cui per improvviso turbitie perì un
gran numero di persone, onde potersi ve«
nerare il sagroCorpo dal popolo con mag-
gior siciu'ezza, di trasferirlo in Venezia
nella chiesa parrocchiale eretta sotto l'in-
vocazione della Santa. Seguì la traslazio-
ne a'i 8 gennaio! 280, o 1216 come leg-
go nello Slato perdonale ; giorno me-
morabile pel 1." arrivo del s. Corpo, Dio
illustrandola con due prodigi, cioè eoa
lasciare la Santa una delle sue braccia in
mano dell'abbate di s. Giorgio, econ ri-
donare la vista perduta ad un nobde che
ne invocò la grazia. Acccescendosi poi
colla «livozione del popolo il culto dell.-»
Santa, per solennizzarne con pompa la fe-
sta ebbe origine nel 1284 ""a pia con-
fraternita coll'assenso del pievano della
chiesa e degli altri suoi preti. Di questo
e «la'documenli si deduce, che allora fos-
se anche collegiata. Nel pontificato d'Eu-
genio IV, ottenne da questi il vescovo
di l'altre Tommasini, che la chiesa «li
e. Lticia fosse unita al monastero delle
domenicane del Corpo di Cristo, già di
circa mez70 secolo fondalo nella stessa
parrocchia. Questo si edeltuò alla morte
del pievano nel luglio «444; ^ d'allora
in poi i pievani esercitarono la cura sotto
la giurisdizione delle monache. Frattanto
alcune religiose, vef-tilo l' abito ilei 3." or-
dine de'Servi di Marii.solto la regola di s.
Agostino, si ridussero in una casa vicino
alla chiesa di s. Lucia, ove vivendo in P)i*-
ma (li comunità religiosa riuscirono «li e-
ilillcazione. L^ acquistata riputazione vi
trasse tante compagne, che divenuto an-
gusto il luogo, u»olte«li esse trasferironsi
a Padova per fondare un nuovo moni-
siero. Le 8 religiose restate in Venezia,
fidando nel divino aiuto, comprarono al-
cune case contigue alla loro, e dispostela
in forma di [iccolo «hioslro, vi entraro-
no nel 14^9, coU'intendiraento d'istitui-
re un monasteio sollo l'iavocazione del-
4o V E W
la ss. Annunziata, alla quale costruit'ono
propinqua chiesetta. Elessero quindi una
superiora, e dal monastero fiorente dis.
Daniele vi passò per abbadessa Orsa, nel-
le cui mani fecero i voti religiosi. Dipoi
Sisto IV concesse loro la chiesa di s. Lu-
cia e la casa parrocchiale, colla condi-
zione di pagare alle domenicane suddet-
te annui 5o ducati d'oro, in compenso
del tolto-, tralasciando di riferire i litigii
tra due monasteri, e il temporaneo ra-
pimento del corpo di s. Lucia fitto dal-
le domenicane. Le agostiniane dis. Lu-
cia prosperarono,sotlo il governo dell'ab-
jjadesse [ìerpertiie, che Gregorio XIII
ridusse triennali, sotto la i/ delle quali
il fiorentino Donato Baglioni, padre d'u-
na monaca, ridusse sontuosamente la cap-
pella e il sepolcro di s. Lucia. Avendo
già Bernardo Mocenigo eretta la cappel-
la maggiore, la sua nobiltà e quella del-
la santa non accordandosi colla vecchia
chiesa, si rinnovò questa da'* fondamenti
con mirabile disegno di Palladio (mira-
bile altresì per le angustie dello spazio ed
altre circostanze di sito), eil è l'ultima
«uà opera, onde fu condotta dopo la sua
morte nel 1609. Compita del tutto, a'2 i
novembre o 1 3 dicembre 1617 la con-
sagrò il patriarca cardinal Vendramino.
Dipoi Giorgio Polacco confessore per 36
anni del monastero, edificò accanto la
sagrestia la di vota cappella in onore del-
la nascita di Gesù e del dottore s. Giro-
lamo, e l'arricchì di copiose ss. Pieliquie;
il patriarca Tiepolo ne consagrò l'altare
a'24 novembre 1629; ed egli pure qui-
vi eresse la cappella e magnifico altare
in onore dell'Aspettazione del parto del-
la Vergine. Ultima di tutte ad esser com-
pita, fu la cappella a destra del maggior
altare de'ss. Gioacchino e Anna nel 1628,
e n'ebbe merito Nicola Peetres nobi-
le d'Anversa ivi sepolto. Avendo le a-
gostiniane contiguo il monastero alla
chiesa, facevano esercitare la cura dell'a-
ninie a un cappellano da loro eletto.
Colpite nel 1810 dal generale decreto di
VEPf
soppressione, il loro chiostro demolito in
parte, oggidì serve ad uffizi di dogana
per le merci della ferrovia. E la chiesa
divenne oratorio sagramentale dipen-
dente dalla parrocchia di s. Geremia ;
sempre però essendo insigne santuario
perla divozione di tutta la città, per con-
tenere il corpo intatto della gloriosa s.
Lucia. In questo bellissimo e leggiadro
edifizio, se l'occhio non trova la felicità
delle proporzioni sì propria al giau Pal-
ladio, vi riscontra però una certa piace-
vole novilà e un non so quale gusto gre-
co, degno degli aurei tempi di Roma;
in altissima considerazione è tutto l'in-
terno agi' intelligenti dell'arte. Il pro-
spetto è d'imperito artefice. Il Palma gio»
vine può dirsi il pittore di questa chiesa ;
eh' egli fece tutte l'opere della cappella
della Santa, i portelli dell'organo eie ta-
vole degli altari, con leSponsalizie de'ge-
nitori della Madonna, col Presepio e s.
Tommaso d'Aquino. La tavola di s. Ago-
stino in gloria e Santi al piano, è di L.
Bassano. Nella maggior cappella il busto
del Mocenigo è del Vittoria. La cappella
che segue a destra ha scultiue del Cam*
pagna. Morlaiter lavorò la statuetta di
s. Antonio da Padova e il bassorilievo
della mula adorante l'Eucaristia. Vi di-
pinsero ancora Maffeo Verona, Ingoli e
Pilotti. Illustrarono l'edifizio, il Teuian-
za, e Diedo e Zanotto, Le Fabbriche di
f'enszia.
Sestiere di Stinta Croce.
42. S. Croce, appartenne al contiguo
monastero di francescane, le quali elegge-
vano il pievano ad amministrar la cura
dell'anime. La parrocchia fu soppressa,
nel 1 8 I o per la 2." diminuzione delle par-
rocchie e delle chiese, la chiesa di s. Grò*
ce venne chiusa e ridotta a magazzino
privato. Fa poi demolita, e sul luogo
occupato da essa e dal monastero fu pian-
talo un ampio orto e giardino. Questo
posto sul Canal grande a sinistra, pres-
so il ponte della Croce, appartiene al
conte Spiridioue Papadopoli. E' delizio-
VEN VEN 4i
so, verdeggia e fu bella mostra di lean» donare il monastero. Il collegio capitoI.ii-e
co da lontano. E" pure ricco di piante e- di preti litolati,cheancoin tempo de'clu-
sotiche, ed è il più esteso di quanti fra' niacensi amministrava la cura della par-
particolari ne possiede Venezia. Dell'an* roccliia, assunse quell'intera della chiesa,
lieo monastero non rimane in piedi che lii rinnovò da'funclamenti e fece consagra-
inia colonna di granito egiziano, sorreg- re neli342. Urbano VI neliSyB ridusse
gente l'angolo della fabbrichelta archi- il priorato a commenda, e lo goderono al-
acuta eretta dagli odierni proprietari, cuni cardinali. Nel i4o5 rovinala lacap-
che vuoisi qui recala da Toiemaide, in pella maggiore, si trovò nella niensa no-
unione del capitello che la coiona, sul labile porzione della ss. Croce. Il prio-
qmile è scolpilo un monogramma quasi rato l'ottenne poi Doinenico Michiel pa-
simile a quelli che si vedono intagliati triarca di Grado del i 44^5 ^ cosi diven-
sugli stipiti eretti esteriormente di fronte ne una delle parrocchie soggette alla giu-
al Battisteio di s. Marco. Di tutto ri- risdizione del patriarcato gradese, e con
parlo nel § XIX, n.i i.La cinta merlata auloritìi apostolica nella chiesa vi eres-
che circonda il giardino, interrotta nel- se un vicarialo perpetuo. Morto nel i4^ii
l'angolo dall' accennata fid)brichetla ar- fu conferito il priorato ad Eugenio Mem-
chi-acula, e da una lorricella, fa mira- mo canonico regolare Lateranense della
bile contrasto per la varietà delle forme Carità, il quale per impulso dell'animo
e pel verde delle piante da cui pare in- suo religioso, pose ogni studio perchè
coronala, colle fàbbriche circostanti. Ri- accanto la cliiesa fosse eretto un mona-
torno alla chiesa e al monaslerodi s. Cro- stero e vi fossero collocate suore fran-
ce. 1 cittadini dell'antica provincia di Ve- cescane. Quindi alcuni divoti verso il
uezia o delle Venezie, ricoveratisi per ti- 1 460 edificarono dietro la cappella mag-
niore de' longobardi nelle lagune della giore alcune stanze ad uso di povere e-
Venezia marittima, nell' isola di Liiprio remite, ed in esse vi ftu'ono introdotte
fabbricarono questa chiesa, a merito tie' alcune donne del 3." ordine de' minori,
Badoer, altri alti ibuendolo a'AIastropie- e per istruirle furono tratte alcune mo-
ra oggi Malipiero; riferendo la tradizione nache da Padova e da Murano; le quali
averla consftgrata il I ."vescovo d'Olivolo ridussero le compagne a professare la
Obelerio del775,e fu tenuta in tanto pre- regola più austera del 2.° ordine detto di
gio, che nella divisione della città in re- s. Chiara. Il cardinal Riario legato di
gioni col suo nome fu denominato il se- Sisto IV, portatosi a Venezia, assegnò al
sliere. Nel i 1 09 i Badoer la donarono nìQn(Mleio.d\ ?,. Francesco della x.Crocey
a'benedellini cluniacensi, acciocché ac- nome chegli die', il priorato colla chiesa e
canto vi erigessero un monastero, a'qua- uniti edifizi, con diversi privilegi : lutto
li i fedeli offrirono doni e rendile ; e fìjr- approvò il Papa, ponendo le religiose sol-
se riedificarono la chiesa nel i i 1 i. Ebbe lo la direzione del vicario de' minori os-
il titolo di priorato colle 6 seguenti cine- servanti della provincia di s. Antonio. A-
sesoggelte: s. Gregorio di Capodistria, lessandro VI accordò alle monache la pie-
R, Martino di Sommocolle, s. Andrea di sentazionedel vicario curalo,e loro aflldò
Tombello, s. Marina di Munigo, ss. Ab- la custodia de'beni della chiesa. Nel i5i i
don e Sennen di Trevigiana, ss. Giaco- il monastero con altri 4, fn ridotto a ri-
mo e Bartolomeo di Grespignana j de' forma per essersi intiepidito il fervore,
quali solo l'ultimo restò in dominio alle Rovinando lachiesa, determinatasi l'abba-
francescane poi abitatrici del monastero. desvT di rifabbricarla, nel 1 583 il palriar-
Decaduti i monaci dall'osservanza, circa ca Trevisau coll'inler vento del doge, po-
ta mela del secolo XIV doverono abbau- se lai.' pietra per la nuova e con meda-
4^. V E N V E V
pili» ripnrtata tlil Cornor, ove si vo.ila hn di» vinno pure quelle ilei celebre «.
(la im J.ito s. Mmco eoi Leone nl.ifo, «lai- Pnutulenne meilico, d.i luì «enerifo ,i
i';iltro il doge genuflesso e sosteuenfe I-i Cristo. Vi sono anitorr» le reliquie di «.
Croce, con analoqhe legqende. Nel i Tc) J. Pietro apostolo e d'altri Santi, oltre mia
il Papa Clemente VII! «sottopose il mo- ss. Spina, e un fraoimenlo della s. Co-
nastero al patriarca, e la chiesa fu con- lonnn,ed tuia qorcia del prezioso ss. .San-
sa£:;rala nel 1600 dal vescovo di Pistoi.i gne che mischiato con acqua usci dal
Ahioso. Nell'antica aveano tomha i do- costato del Redentore, tratto da <piello
gi Malipiero e Domenico Morosini ; e nel restato illeso neil' incendio della basilica
monastero fiorirono suore di santa vita, di s. Marco, e <lono del doge llenieri Ze-
Della concessione fatta da Pio VII alle no. Era collegiata, filiale di «. Pietro di
monache, parlai dicendo di qnelledel ca- Castello; tuttora è parrocchia. L'edifizio
pitolo cattedrale nel § VI. Pel decreto dopo varie vicende bi ridotto allo stalo
de'28 luglio 1806, con cui fa ordinata la presente da Bartolomeo .le Comendà.
concentrazione de* monasteri e conventi L'attuale sua forma fra il moderm f-i
nelle provincia venete, questo venne di- intravedere molto di antico. Li sua con-
chiarato di i.* classe, ed in esso nel no- «agrazione «i couimemoraa' r Tingilo. Li
vembre rSo^ furono concentrate le mo- pirrocchia è soggetta alla decanta di s.
nache di s. Chiara. Nella filale soppres- Silvestro, conta ^\\\ anime, ed hi per
sione del 1810, vi fu compreso anche chiesa succursale (pielh de' ss. Simeone
questo monastero. Apprendo dal cav. Ci- e Giuda apostoli, vulgo ?. .S7wn/j pir-
cogna, cheil p. Domenico Godagli com- roto, di cui nel seguente numero. Nel-
pilò: Compendio dell' origine et de.lle. la chiesa dì s. Simeone profeta, dietro
ffonne illustri di s. Croce di P'enctìa \\ maggior altare h figura coricata in
roniposfo per il p. ecprt'dicafore e con.' marmo, del santo Titolare, è opera di
fcf.wre del monnslero. In Venetia 1610. Marco Romano condotta nel i3t7. Nel-
Se io potessi profittare della miniera d'e- l'altare che segue, è ilei Catena il qm-
nulizione. qua! è l'opera delle /«?rr?'3/o- drelto della Trinità. Neil' altro è ope-
77Ì f^c«f3i'<7«<', potrei tempestare di gein- ra del Gramiccia la s. Famiglia. Il mo-
me bibliografiche queste nozioni, almeno numento al giovine Antonio Dona è del
delle chiese finora in essa opera ilhi- Bosa. La Cen 1 del Signore sul lìaltiste-
strate. ro è lavoro del Tintoretto.
43.1?. Simeone Pro/<'if^, volgarmente ?. 44- '^'^' Simeone e GiiultApn^stnli^vrA'
Simon grande. La fabbricarono nel ^6j garmente i.Simonpiccah. Pare l'anterio-
i Ghisì, Aoldo e Briosi, in onore di quello re che fosse sfata fibbricata nel I X seco-
ch'ehbe la sorte di ricevere fra le braccia il lo da'Briosi, intli la riedificata venne con-
hedentore bambino, quello il cui corpo sagrata a'2 i giugno layi. Non ostante
v\ fu portato nel i2o5 dalla cappella di molte successive riparazioni, convenne
K. Maria di Costantinopoli, da'veneti Bai- nel 17 [8 demolirla, e poi nel giro di 20
duino e Drusiaco. Nel r3r7 fu soletnie- anniecon grandissimo dispendio,da'f')ri-
nienledal vescovo castellano Alberti de- datnenti si compì, veoeulo cons;igraf;i
posilato sulla mensa del maggior alta- a'27 aprile [738 da (iaspare Negri ve-
re. Pretende Zara di posseder essa il scovo di Cittanova d'Istria e poi di Pa-
corpo incorrotto del santo, ma non ha renzo. Con solenne culto e al proprio
documenti. In delta epoca fu periato in altare, qui sì venera da tempo itnmemo»
questa chiesa il corpo 0 l'insigni reliquie rabile il braccio destro intero colla ma-
di s. Ermolao prete di Nicomedia e mar- no di s. Dorotea vergine e martire di Ce-
lire, chiaro per roiracoli ; con esse sem- sarca di Cappadocia, della quale, nel
VEN
»744>^" cnnrc<!«o il proprio uffizio lìi q le-
fioni p<'r la cilià e diocesi di Vene7Ìa, on-
de in«nfenei-e ed ar.crescere nel popolo
la peculiare di lei divozione. Benedetto
XI V che l'accordò, elargì pure la confer-
ma dell'indulgenze concedute da Urina-
no Vili e Alessandro VII alla confrater-
nita di tal santa eretta in questa chie-
sa. Inoltre Venezia vanta le suore di s.
Dorolcn (f.), come (i\ìb fìf^]^ Xl,n. i4»
istituite, coM'altra pia opera dì s. Rnffae'
//'(F.), da' piisimi conti Passi di Berga-
mo, nobile famiglia originaria di Vene-
zia. Non è certo clie il capo e un brac-
cio di s. Simeone, con altress. Reliquie,
fossero rubale a questa chiesa e portate
in Ansano diChieti. Era parrocchia ecolle-
giala, filiale di s. Pietro di Castello fino al
1 8 I o ; ed attualmente è succursale di s.
Simeone profeta. L'edifi/io l'archilellò
Gio. Scalfarolto, proponendosi a mo-
dello il Pantheon, senza copiarlo servii-
mente, ma riducentlolo nelle sin)me-
Irie e nelle decorazioni. Gli altari pure
sono a tabei'nacolo, come quelli del Pan-
theon. Pesantissima riesce la sovrappo-
sta cupola per l'estremo suo innal/anien-
to. Toltone qualche altro difetto, l'ope-
ra è degna d'imitazione: tanto è il ge-
nio e la perizia che vi mostra l'autore.
Mella sagrestia il lavatoio è opera assai
giudiziosa, che il Temanza dise<^nò in
gioventù ; il bassorilievo è del Marchiori,
rhe vi scolpì pure se slesso. Il Dizionario
geografico pubblicato in Venezia, chia-
ma questo edifizio moderno molto ele-
gante, con magnifica e ardila cupola co-
perta di rame. Lo Scalfarotto nelhi fac-
ciala, sopra nobile gradinata, eresse un
bel vestibolo d'ordine corintio, sul fron-
tespizio del quale è un bassorilievo scol-
pilo da Francesco Penso detto Cabianca,
che rappresenta il martirio de' due ss.
Titolari.
45. S. Giovanni Decollato, volgar-
mente s. Zar, Degolà. La primitiva fu
trelta nel VII secolo, secondo lo Sia-
lo personale^ e ol dire di Corner, du'
VEN 41
Venier ne' primordi del XI secolo, sotto
il titolo della Decollazione del Ballixfn^
la di cui solennità divenne poi di lietft
ricordanza a'veneziani per l'illustre vit-
toria riportata sui genovesi a Negropon-
te. Nel 121 3 i da Pesaro la rinnovarono
da' fondamenti, e nel 1708 fu riedifi-
cata in più nobii maniera nell'attua-
le forma. Consagrata n 54 lugPKf^ s' i-
gnora l* anno. Gloriasi possedere quel
tlito tlel suo s. Titolare, col quale indi-
cò a'giudei il Redentore del mondo. Qui
pervenne nel i334 per dono d'Antonio
Colonna confratello del sodalizio di s.Gio.
Battista istituito in questa chiesa, a cui lo
lasciò un cavaliere boemo reduce di Pale-
stina e morto in sua casa. Non è sicuro che
sia stato pievano di questa chiesa il bea-
lo Giovanni detto Olmi, il cui corpo in-
corrotto veneravasi in s. Sebastiano ; e
soppressa quella chiesa, passò con altre
ss.Reliquie in mano del fu pittore G.Gres-
ler, il quale le cesse alla chiesa di Dignano
neiristria.oveattualmenle si venera. Par-
rocchia, collegiata, filiale dis. Pietro di
Castello, fu soppressa nella concentrazio-
ne generale del 18 io, e chiusa, poi ria-
perta al culto a'29 agosto 18 18, ed è al
presente oratorio sagrametale dipenden-
te dalla parrocchia di s. Giacomo dal-
l'Orio.
46. iS". Giacomo o Jacopo dall'Orio^
ossia di Liipao o Liiprio. Dal sito in cui
fu fabbricata la chiesa parrocchiale in
onore di s. Giacomo Maggiore apostolo,
acquistò il detto soprannome de Ltipn'o
volgarmente dall' Orioj imperocché il
luogo dalla palustre apparenza, fu cogno-
minato Liiprio, come scrive il Sabelli-
co. Però l'etimologia oderta dal Sanso-
vino, forse dal canale ivi scorrente ab
antico, dallo Rio, sembra più naturale.
Un antico marmo posto nella facciala
della chiesa, in cui sono incisi tre S S S,
fece arguire assai f.icilmente ad alcuni
che fosse stala fabbricata nel 5j5; ma
osserva il Corner, obese si avesse a desu-
mer l'epoca delia fondazione dulie 3 lei-
44
VEN
tere, dovrebbe credersi piutlo^lo indica-
to l'anno dall'oriniiiedella cittìi, che dal-
la redeiizioDe uiiiverside o nostra era.
Lcggesi nella cronaca del Sanudo, esser
ella siala creila ilalle famiglie Campoli
d'Oderzo, e Muli delle Contrade; ma
incerto essendo sempre cloche tale cro-
nista scrive de' tempi remoti, si può con
qtiakhe fondamento solamente asse-
nte, che questa chiesa fu in gran parte
l'innovata nel i 225 dalle famiglie lìadoa-
roe dal\lida,e che insieme con alcune al-
tre fu assoggettata albi giurisdizione de'
patriarchi di (irado, sotto de'quali rimase
lincile il patriarcato venne unito al ve-
scovato di Castello. Per la 2.^ volta fu
restaurala la chiesa a' tempi dello sto-
rico Sansovino, il quale descrlvendoue
Jecose più am mi re voli, singoiar mente no-
ta il pulpito foruiato di scelti marmi, ed
una gran colonna di verde antico, per la
sua rarità e grandezza pregevole quanto
una gemma. Il coi pò di s. Leandro mar-
tire, un osso di s. Agnese vergine e mar-
tire, e uìolte altre reliquie de'ss. Martiri
tratte da' sotterranei di Roma, sono gli
Sj)ii iluali 01 nacuenti di questa chiesa. Fu
coiisagrata a' 20 agosto, ma non si cono-
sce r epoca, e restaurata più volte. Col-
legiata , era filiale di s. Pietro di Caslel-
Ju; prosegue ad esser parrocchia, della de-
Cfinia di s. Silvestro , con 2g63 anime.
Ha per oratorio sagramenlale la chiesa
di s. Giovanni Decollalo, di cui feci cen-
no nel precedente numero. Il tempio di s.
Giacomo è di stilearchi acuto a tre nava-
te. Nella parete a destra della porla mag-
giore sia appesa una tavola del Buon-
consigli, con parecchi vSanli : é di buon
colore, ha armonia di tinte, e biistevole
scorrevolezza di pennello. I 4 Evangelisti
ue'pcnnacchi della cupola del Sagrauìen-
lo sono buona opera del Padovauino.
L' Addolorala, nella cappella dopo la
maggiore, è dei Grandccia. La sagrestia
ha soflitto e pareli con opere del Palma
giovine. Sulla ujuraglia |)resso la sagre-
aliu, iuuo le Villa teologali e i 4 DoUori
VEN
di s. Chiesa, di Paolo Veronese, e più «otto
la Cena in Ematis di Andrea Schiavone.
Nella cappella seguente coperà del Lot-
to, fatta nel i546, la tavola con Maria
Vergine incoronata, e con parecchi San-
ti. Ne'due quadri laterali, con fatti della
vita di s. Lorenzo, il Palma giovine fece
ne'suoi primi anni due opere che lo met*
toiioaccanlo de'piùgrandi maestri. Pres-
so il primo altare a sinistra della porta
maggiore, la tavola con Maria Vergine in
gloria, e al piano i ss. Gio. Battista e A-
goslino con un chierico, è opera di Fran-
cesco Bussano, e vicino ad essa, v'è l'al-
tra pala di Paolo figurante i ss. Lorenzo,
Girolamo e Nicolò. Dell'accennato Bas-
sano è pure la Predicazione del Battista,
posta vicino alla ca[)pella delSagramenlo;
dove iulrotlusse molte delle ligure che Ja-
copo suo padre mise nel quadro ch'è nel
palazzo ducale, col ritorno di Giacob-
be in Canaan. Tuttora esistono, e già dal
Sansovino riguardate tra le cose singolari
della città, tuttora si pregiano per la lo-
ro mole e per quello che l'arte vi ag-
giunse, i lodati pulpito ottagono di fini
marmi, e la colonna ionica di verde an-
tico di straordinaria grandezza e squisito
hvorodi fronte all'altare del Sagramen-
to. L'organo è ornatissimo per intagli pò-
sii a oro, la cui cantoria è dipinta net
prospetto, con 3 falli della storia di Ge-
sù Cristo e di s. Giacomo ; e di sotto, la-
teralmente alla porla, con due Profeti,
di Andrea Schiavone. Pitture tulle gua-
state da' restauratori.
^j.S. Enslachio, volgarmente5..S'tor,
già intitolata a s. Isaia, e più tardi por-
lo il titolo congiuntamente At'ss. Eusta-
chio ed Isaia j e finalmente allorché nel
1678 fu rifabbricata da'fondamenti nel-
l'attuale sua forma, conservò il solo no-
medi s. Eustachio. La fondazione di que-
sta chiesa dedicata a s. Eustachio e Com-
pagni martiri , viene comunemente at-
tribuita a merito della famiglia del Cor-
no, che la fabbricò in tempo ignoto al
Corner. Invece trovo uello Sialo perso-
VEN
naie, die tale famiglia, poi eslinlasi nel
I2q6, la detlicò n s. Caterina. Nella cro-
naca eli Savina si elice eretta nel c^Q><ò a
spese de'Tron, Giusti e Otioaldi. Ma il
Dandolo nel descrivere il vastissimo in-
cendio del I io5, nominando tutte le cliie-
se e parrocchie incenerite, dalle f|U>ili è
circondata la chiesa di s. Eustachio, di
questa non fa menzione, ond'è prohahiie
che ancora non fosse fabhiicala. Lai." si-
cura memoria di essa è del 1290, ed es-
cendo già parrocchia. Nell'anno accennalo
iGySjabbatlnla l'antica cadente, dal pie-
'vano Donato Trevison, fu alzata l'odierna
più grande e magnifica , indi ridotta a
perfezione con nobilissimi altari, ed este-
riore facciata di marmo, per la cui ere-
zione lasciò in legato quanto occorreva il
doge Rlocenigo, morto nel 1709 e ivi se-
pollo. Il patriarca Corraro la consagrò a'
1 5 luglio I 74^1. JNell'aliare de'ss. Martiri
titolari si venerano le lororeliquie,equel-
la di s. Gio. Crisostomo. Fu parrocchia,
collegiata, e filiale di s. Pietro di Castel-
lo fino al 1810. Attualmente è oratorio
sagramenlale della parrocchia di s. Cas-
siano. Il diseguo della facciata, d'ordine
composito, è di Domenico Rossi, e quello
dell'interno è di Giovanni Grassi. In que-
sta chiesa si ha ulteriore prova, che la pit-
tura in Venezia circa la metà delTaltro
secolo avea onorali coltivatori. La tavo-
la di s. Lorenzo Giustiniani e vari altri
Santi è del Bambini, l'altra col santo Ti-
tolai-e,del Cameiata, la 3." con s. Osvaldo,
del Balestra. Neil' altra parte l'Assiuita
è del Migliori, i ss. Andrea e Caterina,
giovanile lavoro dell'Amigoni. Il Croce-
fisso in marmo lo scolpì Giuseppe Tor-
rctli precettore del Canova.
48. S. AI ari a Ma ter Domini, anti-
camente s. Cristina. L'eresse nel c)6o
o 969 alla Madre di Dio la famiglia Cap-
pello, essendo tradizione che ne'suoi prin-
cipii fosse sotto l'invocazione di s. Cristi-
na verginee martire, ed udiziala da mo-
narhe, perchè la Santa vi ha l'altare e il
iito di contitolare, ed in vicinanza unsi-
V E N 45
to detto Corte fìellc monache jaygotYìenl'i
deboli per asserire la Santa 1.* titolare,
mentre l'altare fu eretto nelio 1 o dal pie-
vano Angelo Filouiati. Esisteva la colle-
giata nel I 1 88, agli ecclesiastici della qua-
le Clemente HI confermò le concessioni
del vescovo di Castello JMarco Nicola.
Minacciando rovina, per l'assidue cure
del Filomali nel piincipio del secolo XVI
o nel iSao fu rinnovala da'fondamenti
con disegno dell'interno di T.Lombardo,
e dell'esternodel Sansovinojed all'altare
della cappella maggiore fu collocata uiifi
palla d'argento lavorata a manifattura
greca , di cui è fama fosse tradotta da
Costantinopoli dopo il 1204, derubata
nel I 797 dal gallo invasore. Neil' altare
a sinistra della maggior cappella si ve-
nera la divota immagine del Crocefisso,
trasferita a Venezia da Messina, e prodi-
giosamente preservala nel tragitto da
replicate procelle. Il pievano Giovanni Pa-
lazzi la donò a questa sua chiesa e le ftb-
bricò sontuoso altare di marmo, che per
essere di stile barocco, fu di recente ri-
mosso, e sostituito da un altro altare
tolto dalla soppressa chiesa di s. Maria
Maggiore. Indi nel i56i vi fu istituita una
confraternita in onore della ss. Croce. Lu-
cio vescovo di Sebenico consagrò la chie-
sa a'ao luglio 1 540, in assenza del patriar-
ca. La congregazione di s. Maria Mater
Domini, una delle IX del clero, vi fu isti-
tuita nel I I 3o, secondo il Corner. Non è
più pariocchia, collegiata, e filiale di s.
Pietro di Castello. Trovasi succursale di
s. Cassiano dall'epoca della generale
concentrazione delle parrocchie. Questa
chiesetta contiene bellissimi oggetti d'ar-
te. Il primo altare ha sculture dì buon
gusto cominciate da Lorenzo Bregno ,
e terminale d' Antonio Minello. La ta-
vola del Catena dell' altro altare, giu-
diziosa, amorosa, delicata e di sapore,
oflre s. Cristina in sul punto di esser
gettata nel lago di Bolsena : Cristo la
benedice dall'alto e le manda da un
Angelo la bianca stola; nel piano vi ha
4f; V E i\ V E N
nllii graziosi AngcIcUi , che nlzanJo la e; vero , die s. Cecilia gode in riiicsta-
fuiie alloitaal collo ilella Santa, nllegge- chiesa cullo e rilo di coritilolaie; e nel-
liscono il peso della gran pietra che vi è l'altare a lei sagro si conserva una te-
nllaccala. Sulla porla è di J. Tintoretto sia con lamina di piombo e inciso il suo
il quadrocoll'Invenzione della Croce, nel nome, perciò si ritiene appartenere alla
fjnale sono ben disposti gli spettatori che s. Verginee Martire; congettura assai de-
(iumo coroi'.a al morto che ricuperò la buie per stabilire l'identità d'una s'i sin-
vita, e graziosissime le donne che corleg- golare reliquia, come giustamente osser-
giano s. Eiena. Nel (piiidro opposto colla va il diligeulissimo e critico Corner. Ver-
Cena del Signore si vede JU)'opera di gran so il fine del XII secolo nominavasi f|ue-
caratleres'i nell'invenzione, si nel disegno, sta chiesa con l'unico titolo di s, Cassiano
di colorilo tizianesco, di teste ben variate vescovo e martire , e Clemente 111 nel
e bellissime e verissime, fra le qu»h è su- 1188 con tal nome la ricevè sotto lu
l)lin)e quella del Redentore. A'quali ca- protezione della santa Sede, confermali •
latteri il Zanetti, qui sepolto, che spesso doie i beni e i privilegi. Egualmente
vedealo, lo attribuì al vecchio l'alma, con tal titolo e sotto la stessa invoca-
li carattere invece di esso dipinto fa ere- zione fu consagrata a' 2 j luglio 1867
derlo al iMos(:liini,col Sansovino, piuttosto dal vescovo castellano Foscari. E pe-
«pera del Bonifacio. La Trasfigurazione rò vero, che in altri documenti e car-
iieir ultimo altare è lavoro del Bissolo, te posteriori di mollo tempo si legge
in cui vi mostrò lo studio per allontanar- questa chiesa fregiata del doppio tilo-
si dalle secclie maniere; n'è però di mei- lo de' ss. Cassiano e Cecilia, come da
to vigore il colorito. una sentenza deli 523. Laonde pare ra-
49. S. Cassiano, volgarmente s. Cns- gionevole il concludersi, che sino dall'o-
san, intitolata pure a s. Cecilia. As- rigine della chiesa, s. Cassiano ne fu Tu-
serisce Sansovino, che fu fondala da' nico titolare, e che verso il secolo XVI
Michieli e Minotti, in onore dì s. Ceci- fu aggiunta s. Cecilia a contitolare. Non
lia vergine e martire, ed il Savina as- devo tacere, rlopo il riferito col Corner,
segna l'epoca del 926. Aggiunge il San- che 1' ab. Cappellelli asserisce trovar>l
sovino che nel principio fu ulHziata da meu»oria di s. Cecilia anche nel Catasli-
monache, e perciò vi si conserva il capo co di Polo vescovo di Castello nel i3o3.
di detta santa (sarà porzione, poiché l'in- Dall'incendio deli io5, in cui perde i suoi
tero corpo si venera gelosamente in Lio- documenti, risorse la bruciata chiesa con
ma nella sua magnilìca chiesa, ed il Piaz- nuova fabbrica, alla quale nel 1 232 Gia-
za con autorità, ntW Einerolo-^io di Ro- comò Minolto, discendente da'suoi pri-
ma, attesta che nel dì a lei festivo e sul mi fondatori , donò alcune case nel di'
maggior aliare si espone il Cranio insan- stretto della parrocchia. Con una 2." rie-
guinato ov'ella fu percossa dal carnefice: dificazione nel 161 « fu poi rinnovala
riparlai della santa nel voi. LXXXIV, nella forma attuale, in più decorosa ma-
p. i5o e seg., 23 I e seg., in cui si trove- niera e più ampia, e con altari magnifi-
1 anno gli scrittori che ragionarono della ci, in uno de'quali, dedicato al Crocefisso,
celebre invenzione fatta nella propria si conserva il corpo di s. Cassiano mar-
chiesa di Roma del suo s. Corpo nel 1099. *'"^> "'^" P*^'" vescovo, tratto dalle ca-
li Martirologio romano non registra altra tacouibe di Ptoma. !n altri altari si cu-
sauta omonima. Se pure non sia il capo slodiscuno le reli(piie de' ss. Dionisio A-
d' una santa martire a cui fu imposto reupagita e Lorenzo Levita, ed altre. Era
il ujedesimo uonie); il che però non è parrocchiale, collegiata, filiale di s. Silve-
pruva d'avervi ubitulu religioàe. Ccu^ì sUu; ed è aucura punucchia. Appailleiie
V EN
pila cìeconia di 8. SiUeslro, in parte al se
sliere di s. Croce e in parie a quello di
s. Polo, tonlaiido 545^0 anime. Ne sono,
chiesa siicciusale s. J\Jarìa Malcr Do-
mini, e oratorio sogramentale s. Eusta-
rliio, delle quali tliiese parlai ne' prece-
denti n. 47 ^ 4^' L'edilìzio di s. Cas-
siano è di buona forma. Neli.° aliare la
tavola col Eal lista e altri Santi, è del tec-
cliio Palma. E' coiupo»ta e disegnata sul-
lo stile antico, peiò giorgionesca nel co-
lorilo. ]Nel 3.° altare vi è la pala di L.
iJassjino, con la Visitazione di IMaria a
s. Malia Elisabetta. INVIla cappella a lalo
della maggiore, \i sono 2 buone opere
di L. ]'assano: la Nascila di Maria, e Zac-
caria nel tempio^ e la pala die figura
l'Addolorata, è bella opera dell'ora
deliinlo prof. Politi. La cnjipella mag-
gioie Ita 3 opere bellissime di J. Tin-
torello: Cristo lisorto Ira'ss. Cassiano e
Cecilia; Cristo in Croce; Cristo al limbo,
e nel quale piecipuamente y\ è qualche
nudo per eccellenza dipinto. Nella se-
guente ricchissima cappella la moderna
j^ascoli Angeli dipinse la tavola con mol-
ti Santi. La sagieslia è gìoiel'o per la
ricchezza (\e ben comparlili mai mi, del-
le pietre dure e d'altri orniinienti. La
tavola deiralliire con Maria "Vergine e
due Santi è opera di G. B. Piltoni : il
quadio col martirio di s. Cassiano è la-
voro del Balestra : il Cristo all' Orto è
di L. Bassano. Tornando in chiesa, è
del Ponzone la tavola del primo alia-
re con Cristo in Croce e Santi ; ed è
del moderno Querena quella del 2.° con
s. Antonio di Padova.
Svi fiat di s. Paolo a s. Polo.
5o.S.PàolOy\o\^»vmtiì[es.Polo. 1 dogi
l'ietroTiadonico eGiovanni suofìgliodi-
^oti ili Dio, ueir837 presso l'isola di Rial-
to ad onore di s. Paolo Apostolo fonda-
lono la chiesa parrocchiale, da cui prese
il nome quella parte della città, che ora
chiamasi Sesticr di s. Polo. S'ignora
l'anno iu cui fu consugrata, ma se ne ce-
lebra i'auuiur&uiiu. Cu»i il Corucr. Ma
V E N 47
posso aggiungere collo Sin fo persona hi
che f«i lìedincala nel i6oo (meglio nel
i586), rimodernata neli8o4 coll'opera
tlell'ora defunto prof. D. Bossi, abbel-
hta neli83o, econsagiala dal patriarca
cardinal Monico a'aq settembre i 83c). La
Ione campanaria si compì neh 362: sul
basiimenlo vi sono due Leoni, reputa-
ti sloriche allegorie, le quali per lo piìi
bisognerebbe the spiegassero chi le con-
cepì. 11 volgo li vuole allusivi al general
Carmagnola. Scrive il Quadri: « Ecco
quanto servono i monnn)enti alla storia
delle nazioni ". Con più ragione slorica
però devono tenersi come simboli reli-
giosi; imperocché, olire che riscontrarli
in altre consimili fabbriche, sono opere
scolpite olire mezzo secolo prima del Car-
magnola. Dev' essere stala restaurata
ila alcuni benefallori. L'altare eia cap-
pella maggiore ebbero assai decoroso
ristoro dalla pietà del pievano Antonio
Gatta nel fine del secolo XVI, e la ricca
jialla d'argento, che era collocata nello
slesso allaie, fu derubala iiclirpG. Tra
le sue preziose relicjuie, sono le più vene-
rabili la ss. S|tina, un insigne frammenlo
della ss. Croce, doni di Marco Desitlera-
ti; e la reliquia di s. Giovanni N'epornuce-
no, a di cui onore fu poi eretto magnifi-
co altare, dono di Federico di Sassonia
primogenito d'Augusto III redi Polonia.
L'atrio della chiesa viene formato da son-
tuoso e divolo oratorio, nel cui altare di
scelli>simi marmi venerasi il ss. Croce-
fisso dipinto alla greca , ed all' inlorno
vaghe pitUiie esprimono i viaggi dolo-
rosi del Kedeiiloie dal Pieloiio al Cal-
vai io, ossia la l'ia CV//f/i, divozione ivi
esercitala con solennità da' fedeli. Quivi
fu eretta nel 1228 la congregazione di s.
Paolo, una delie IX del clero veneto. E*
tjna chiesa i di cui pievani pììi dell'altre
furono elevali alla di"nilà vescovile. Ne'
tempi antichi iiequenli erano nella piaz-
za vicina i pubblici mercati , ora ridot-
ti a' soli sabati. Fino al 1810 parroc-
chia, cuUcgiulu^ ci'u llliule di s. Silve-
48
V EN
slio. Ora è succursale di s. Maria Glo-
riosa ile' Frari. Presso 1' organo sono
di J.tcopo Tiiilorello, l'Assunzione della
Bladonna e la Cena del Signore, bella
invenzione, piena di genio e di spirito, as-
sai ben condotta e studiata. Nella Cfip-
pella del Sagramentosono di G. del Sai-
viali, i 4 quadri co'fatli della vita di Ge-
sù Cristo. Nel coro vi ha 5 dipinti del
Palma giovine, e due statue di bronzo del
"Vittoria. Nell'altare seguente la pala è di
Paolo colle Sponsalizie di Maria Vergi-
ne. All'altra parte nel i° altare la Pre-
dicazione di s. Paolo è del cappuccino
Piazza, autore eziandio del quadro pres-
so r organo col Battesimo di Costantuio.
11 s. Giovanni Neponiuceno nell'altare di
inezzo è del Tiepolelto.
5 1 .S.Toninìaso,\o\^a\inenles. Toma.
Sopra un fondo della famigIiaTonisto,clie
religiosamente lo concesse,nel 9 1 7 fi> fab-
bricata la chiesa parrocchiale di s. Toni-
inaso Apostolo,a cui anche la stessa fami-
glia donò poi rendite e beni. Nondimeno
alcuni attribuiscono il meritodella fabbri-
ca a'Miani o Emiliani, come li chiama il
Mulinelli, altri a Coriolano Tribuno. Cer-
to è che il fondo e la dotazione devesi a'
Tonisti. Fu poi rinnovata nel iSgS, enei
i5o8 dilatala dall'angusto suo sito, efi-
naUnente nel 1 6^5 abbellita con l'esterna
[acciaia di marmo, per opera dell'archi-
tetto C. Longhena. Pe' lavori io diversi
tempi eseguili, minacciando rovina nel
1742 ne fu intrapresa la rinnovazione da'
fonda Dienti, ne'quali collocò la i.' pietra
il patriarca Foscaria'22 febbraio dell'an-
no slesso. Nello scavarli furono trovati ve-
stigi dell'anlica chiesa. Fu consagrata l'i I
settembre j 8o3 dal vescovo di Caorle Pe-
ruzzi. Antichissimo e solenne è qui il cul-
to di s. Teodosia vergine e martire di
Cesarea di Palestina, al dì cui altare si
X'eoera un braccio e un piede tolti dal
di lei corpo in Costantinopoli , efficace
essendosene sperimentalo il patrocinio. Vi
si venerano ancora le teste de'ss. Abdon
e SeuueD martiri persiani, pcatate da
V E N
Foligno; un osso del s. Apostolo litolare;
e delle reliquie de'ss. Innocenti. Dice
l'ab. Cappelletti,che anticamente era sla-
ta chiesa di monache , e intitolata a' ss.
Sergio e Bacco. Fu parrocchia, collegia-
ta, era fdiale di s. Silvestro. Oggidì ap-
partiene a' minori conventuali , che vi
hanno contigua l'abitazione, de' quali
parlerò dicendo degli ordini regolari di
ambo i sessi, esistenti, o non più esistenti
in Venezia, nel § X, n. 21. La chiesa è
architettata dal liognolo, e merita osser-
vazione la tavola del maggior altare con
Cristo risorto, opera d'Antonio Zucchi,
marito della celebre pittrice Raulfinan,il
quale dipinse in Koma tale opera. Qui
rammento, aver fallo cenno nel voi.
XXVI, p.i33 e i34, nel celebrare le
benemerenze del mio amorevolissimo
R.mo p. m. Angelo Bigoni, assai caro
a Gregorio XVI, qual ministro gene-
rale de' minori conventuali, ch'egli es-
sendo ministro provinciale accrebbe di
due convenli, cioè uno in Bergamo, e
l'altro in Venezia presso quesla chie-
sa, ove edificò una magnifica cappel-
la e vi depose una preziosa e copiosa col-
lezione di ss. Reliquie; delle quali sono a
slampa memorie e catalogo, e della cui
preservazione in tempi anteriori ebbe pur
merito quell'ab. Vincenzo Zenier, che
fu per alcuni anni rettore nella chiesa di
s. Torna ; quello stesso ab. Zenier, già
morto da qualche anno fa, ch'ebbe il pri-
mo la felice idea di far apporre a sue spe-
se iscrizioni latine , scolpite in marmo,
sulle case di Venezia, che o per nascila
d'uomini illustri, o per altro fallo degno
di speciale memoria , avessero meritalo
l'onore di perenne e pubblica ricordan-
za; esempio seguitalo dopo lodevolmente
da altri.
52. S. Stefano, volgarmente s. Slin.
Era collegiata, filiale di s. Silvestro;
fu soppressa e demolita, né vi rima-
ne al presente che il solo recinto. E-
sisleva nel i io5 la chiesa di s. Stefano
confessore, ma in quell' anno la cousuu-
YEN YEN 49
se il fiimoso incendio. Pareclie roilgine ne del cardinal Ubaidiui legalo d' inno-
si debba al secolo X o XI, quando gli an- cenzo IV in Venezia, nella città e diocesi,
lichi veneziani frequentando Costantino- 54- SS. Ubaldo e Jgala, volger-
noli, presi da divozione per la rinomanza mente .?. Boldo, parroccliia, collegiata,
tle'prodigi di s. Stefano abbate, qui gl'in- filiale di s. Silvestro, fu soppressa edeino-
nalzaronouna cbiesa e tosto divenne par- lita, solo restandone il recinto. Ebbe ori-
roccbia. La rinnovò nel 129^ Giorgio gineprima del 1088 dalle ftimiglie Giusti
Zancani, e poi ebbe altre ristorazioni. Po- e Tron, in onore di s. Agata vergine e
co conosciuti gli atti del s. Titolare, voi- martire, indi restala incenerila nel i io5,
le Corner in breve riportarli. iVacqne in insieme colie case del suo confine, per la
Costantinopoli miracolosamente , visse maggior parte formale di tavole secon-
santamente nel romitaggio presso la chic- <lo l'uso di que'tempi,fu poi rinnovata con
sa di s. Antipa martire, rovinala la qua- limosine, enei 1 3o5 ampliata con l'ag-
Je dal terremoto, si ritirò in una spelon- giunta della cappella maggioie. Neii2o3
ca a continuarvi le sue austerissime pe- ricevè da Costantinopoli un bracijo della
nitcnze. Si fece poi monaco e divenne ab- s. Titolare. In seguilo introdottosi il cullo
baie del monastero, Dio operando mira- di s. Ubaldo vescovo di Gubbio, la chiesa
coli a sua intercessione. Do[)0 la beata cominciò ad esser chiamala con doppio
merle fu venerato per sanlo, e qui por- tilolo,e finalmente restò col solo di s. Ubai-
late le reliquie, con quelle di s. Antipa do, almeno dui 1482. Vi fu pure celebre
tanto lodalo nell'Apocalisse. il culto di s. Oojobono. Divenuta rovino-
53. iS\y^g05//«o,pairocchia, collegiata, sa, fu demolita neh ySS, eperla rifdjbri-
filiale di S.Silvestro, fu soppressa nel i 808 ca si pose la i ." pietra a' 1 5 maggio; com-
e divenne succursale, poi nel 1 8 1 o fu chiù- pilo l'edifizlo, si tornò a nthciarvi la nelle
sa, indi convertita in deposito di legna da diNataledel lySg-
fuoco. L'aveano fabbricata verso i! 9^9 55. S. Apollinare, volgarmente .v. A-
o 969 l*ielro Martorio vescovo d'Olivo- ponal. Da Ravenna trasferitasi a Ve-
lo (però l'ab. Cappelletli lo dice morto nezia la famiglia Sciavola, eresse tiell'an-
nel 964) e Teodosio suo padre, in onore no io34 una chiesa, che falla parroc-
di s. Agostino vescovo d'Ippona, dichia- chia volle dedicata a s. Apollinare mar-
randola colla parrocchia soggetta a'vesco- tire, vescovo e protettore di sua antica
vi successori. Distrutta inleramenle dal patria. Si pretende vi conlribuisse l'altra
luoco.dogando Pietro 11 Orseolodel 99 I, famiglia ravennate Rampaiia, anch' essa
o nìeglioneli io5 neldogado di Ordelnfo stabilitasi nell'illustre città delle Lagune.
Falier, fu in breve rialzata colle limosi- Vacandone da tanto tempo il pievanale,
ne. Consumatada altri incendii nel i 149 e devoluto alla s. Sede, Sicarde vescovo
e nel i G39, la slessa veneta pietà pel i .° la di Cremona, nel 1212 nunzio apostolico
fece risorgere in un decennio, pel 2.° nel- presso la repubblica, l'unì all'arcidiaco*
l'anno stesso la rialzò. JNegli scrittori per nato di Grado a sollievo di sue ristreltez-
lali vicende vi è un conflillodi date rife- ze, ilche confi-rmòIimocenzoIILNelprin-
rite dui cav. Cicogna, che 1' illustrò in cipio del secolo XV già era collegiata, ma
73 pagine. Venne consagrata nel 1691 con tenui rendile, aumentate dal pievano
dal patriarca Dadoaro, sotto l'invocazione Marco Piacentini, il quale pure rifabbricò
di s. Agostino e di s. Monica sua madre, la chiesa rovinosa, circa la metà di dello
l'ossedè la reliquia di s. Cristoforo, e il secolo; prima di lui l'altre pievano Fran-
corpo di s. Marco martire eslrallo dalle cesco Pavoni eresse il campanile, e forse
catacombe romane. La festa del santo si principiò i restauri della chiesa. Si gloria
celebrava con soleauilk dal) 25o, d'urdi- possedere iu occulto luogo il corpo di •<
voi. xcr. 4
So V E N
Gionn profeJa(tiaclizione popolare coiifer-
iiiata (la una scultura col nome del profe-
ta nelle pareti esterne tlel tempio), il di
cui capo veneratasi, prima della sua sop-
pressione, in un altare, con un braccio
di Sigismondo re di Borgogna e martire,
un dito di s. Caterina verginee martire, e
l'ossa de' ss. Innocenti, olire una ss. Spi-
na. Tranne pochi avanzi dell'antico tem-
pio,quelloche si vedefn rifabbricalo qua-
si del lutto neh 583. Il patriarca Tiepolo
la consagrb a'aS luglio 1 63o, che vi è bel-
lo e scolpilo, ma lo Stato personale dice
ignorarsi l'anno. Era filiale di s. Pietro di
Castello, fu soppressa la parrocchia nel
1810, chiusa la chiesa, servendo per al-
cuni anni a diflerenti usi profani, cioè nel
1 8 1 3- 1 4 tempo dell'assedio di Venezia e-
lanvi mulini a mano per macinare il gra-
no, poi divenne magazzino d'un rigallie-
le; finché neh 85 1 fu reslituila al pubbli-
co cullo, per la pietà d' alcuni di voti che
acquistatone il fondo la riparai ono dall'in-
giurie del tempo e degli uomini, desti-
nandole una dotazione conveniente. Ora
è semplice oratorio non sagramentale
soggetto alla parrocchia di s. Silvestro.
56. S. Sih-fslro, Fra le prime chiese
ch'eressero inKialto i popoli ivi rifuggiti
per l'invasione de'barbari,deve noverarsi
questa dedicata a s. Silvestro I Papa, la sua
antichità rilevandosi dall' aver dato uno
de'suoì preti. Vittore figlio d'Orso Parte-
cipazio, al patriarcato di Grado ueir884
secondo Coruer,o neir87 8 ^' *^'*'*^ dell'ab.
Cappelletti. L' edificazione della chiesa,
Sansoviuo 1' attribuisce alla famiglia An-
drearda o Giulia, e la cronaca in uno al-
ia dotazione alle famiglie Ausipiaci, Bat-
tiocchio, Vilrinaci, Flabianìci, Bennati e
Caloprìni. Da tempo immemorabile era
matrice, dellei5 chiese filiali enumerale
da Corner. Ne'tempi remoli contiguo al-
la chiesa si eresse l'oratorio d'Ognissanti
ossia di s. Maria de'Palriaichi e d'Ognis-
lanti, illustre pei essere stato consagrato
da Papa Alessandro 111 il i." novembre
1177, festa de' titolari (questa data noa
VEN
la credo esatta per quanto dico stilla par-
tenza del Papa da Venezia nel G XIX^
n. 8). Fu detto anche chiesa e col no-
me cumulativo di s. Giovanni, e per-
ciò lo Stalo personale dice la chiesa
consagrata da dello Papa. Tale cap-
pella era di particolare giurisdizione de'
pievani, per cui con doppio titolo di-
ceva nsi pievani dì s. Sih'cstro e jjriori
d' Ognissanti. Riedificata la chiesa nel
1422, più tardi il pievano e priore Al-
vise Bagatlo nel i485 riunì ad essa l'o-
ratorio. Dopo la sua rifabbrica, consagra
la chiesa a' 24 agosto Delfino patriarca
di Grado, e ad onta dell'assoluta giuris-
dizione che vi avea, con facoltà di Lan-
dò vescovo di Castello, per averlo questo
ammonito di non poterla consagrare, in
ciò dicendo appartenergliene la giurisdi-
zione, non ostante quanto sono per rac-
contare. Essa era divenuta la loro chie-
sa patriarcale, per la residenza che vi fe-
cero i patriarchi; essendo del pari colle'
giala. Subì nuova ristaurazione nel se-
colo XVII , e finalmente fu ridotta al-
l'alluale suo stalo nel 1 838, e riconsagra«
ta a'a i aprile 1 844 ^^^ patriarca cardina
Monico , che ne decretò l'anniversaria
commemorazione la 2.' domenica dopo
Pasqua. La congregazione di s. Silvestro,
una delle IX del clero, qui fu eretta nel
1 192. Molti de' suoi pievani furono ele-
vati a'vescovali,lutli ricordandoli Corner.
Sono sue reliquie, una ss. Spina, alcune
ossa de' ss. Diecimila martiri crocefissi,
de'ss. Innocenti, di s, Barnaba apostolo.
Prima che fosse collegiata , fu sino da
tempi remoti soggetta la chiesa alia giu-
risdizione de'patriarchi di Grado, i quali
in un contiguo palazzo vi aveano fissalo
la loro residenza; e neh 069 il patriarca
Marengo investì e confermò Vitale Mo-
ra rio pievano e priore nella basilica di
s. Silvestro, che sin da' tempi antichi era
del seno della s. Madre Chiesa patriar-
cale di Grado. Antichissima era dunque
la giurisdizione de'palriarchi gradesi in
questa chiesa , ed alla medesima eratio
V EN
unite colla slessa soggezione le venete
chiese di s. Giacomo cii Lnpiio o dall'O-
rio, (li s. Martino nell' isole Gemine, di
8. Matteo, di s. Canziano, di s. Maria de'
Crocifei'i, e di s. Clemente in Isolo, oltre
quelle d'oriente ottenute in dono dalla
pubblica munificenza. Tutte queste giu-
risdizioni confermò al prelato gradese
Innocenzo Ili neh 200. 11 Corner quindi
prende argomento dalla residenza che
presso questa chiesa fecero i patriarchi di
Grado, di descrivere i nomi e le azioni
di quelli che abitarono in Venezia, an-
che per l'operalo de'patriarchi d' Jqiii-
leifT, la residenza de'quali esseiido termi-
nala in Udi/ie, in quesl* articolo ne tenni
determinato proposilo, e perciò devesi
tenere presente. Ora mi sia lecito accen-
nare relative nozioni col Corner e coll'ah.
Cappelletti: queste sono indispensabili al-
la storia ecclesiastica del patriarcato di
Venezia, e per questa città circa alla re-
sidenza che vi fecero! patriarchi di Gra-
do, cui successero que'di Venezia, Senza
tornare nell'argomento, v'innesterò pure
Rlcun'altra notizia che vi si rannoda, co-
me de'Ioro privilegijdiritti e giurisdizioni.
Altre notizie dovrò riferirle ne'§§ XIX e
XXI. Nel tempo in cui era patriarca di
GradoVitale I V Candiano,elello nel 967,
il doge Pietro II Orseolo ristabilì le mu-
ra cadenti di Grado, ne rifabbricò le tor-
ri, vi rizzò un palazzo perchè servisse di
albergo al doge all'occasione; restaurò e
nobilitò la inelropolitana di ». Eufemia,
Kel 989 la chiesa di s. Silvestro di Ve-
nezia, eh' era giuspadronato della fami-
glia de' Caloprini, e che per essersi que-
sta estinta, era passato il pa<lronato nel
fìsco, Uì dalla repubblica aggregata al
patriarcato di Grado: questa de'Ioro pa-
stori ne diventò a poco a poco la residenza.
Morì Vitale IV nel 1018, avendo per
lo più fatto il suo soggiorno in Rialto,
cioè presso s. Silvestro e Rialto, a cagio-
ne della sempre crescente insalubrità del-
l'aria, che rendeva perniciosa e fatale una
cunlinua diiuora uell' ìsola di Grado. Il
VEN 5i
successore Orso Orseolo, per una popo-
lare sommossa intorno al 1028 fu co-
stretto fuggire dalle lagunein compagnia
d' Ottone doge suo fratello, ed a cercarsi
asilo neir Istria. Profittando di sua lon-
tananza. Popone patriarca d'Aquileia a
mano armata crudelissimamente sac-
cheggiò e devastò la città di Grado; la
quale poi fu ricuperata dall'armi de' ve-
neziani, e il patriarca Orso ritornò alla
sua chiesa, restatnando la città ed i sa-
gri templi. L'irrequieto Popone, colle sue
truppecommìse nuove devastazioni e vio-
lenze sulla città di Grado e vi appiccò il
fuoco, non rispettando le cose sagre come
le profane. L'instabilità del popolo nuo-
vamente depose Ottone, e per sospetto
cacciò dalla sede l'ottimo fratello Orso.
Dipoi richiauìato il doge e Orso, ad am-
bedue aflìdò l'amministrazione della re-
pubblica; e il patriarca la diresse con tal
prudenza, che meritò d* esser posto dii
alcuni storici nella serie de* dogi, e di
essere dipinto nella attuai sala del Con-
siglio Maggiore nel palazzo ducale. Dipoi
nel I 04^ divenuto patriarca Marengo, si
die' tutta la premura per l'iparare i tanti
danni che aveano solTerto le chiese e la
città di Grado, Questa però non potè più
risorgere, andò anzi vieppiù in deperi-
mento, laonde a poco a poco divenne più
gravoso e incomodo il dimorarvi. Sup-
pose l'Ughelli, che il patriarcato di Gra-
do, a'tempi del patriarca Marengo, fosse
cambiato in quello di Venezia; per ave-
re s, Gregorio VII chiamalo il Marengo
patriarca di Venezia, o perchè era me-
tropolita della provincia di Venezia, o
perchè in Venezia faceva la sua residen-
za. Questa non era allora slabile, bensì
venivano spesso i patriarchi a Venezia, a
cagione del disagialo alloggio che avea-
no in Grado e dell'insalubrità di quell'a-
ria ; però in questo lempo non solo il pa-
triarcato non era divenuto di Venezia, il
che avvenne 4 secoli dopo; ma neppure
aveano per anco i patriarchi gradesi filt-
rato iu Venezia la loro slubik lestdenza.
52
V E N
Vi venivano allora di quando in quando^
ne resero in seguilo più IVequenle hi ve-
nula; vi si stabilirono verso la metà del
secolo seguente. Il patriarca diGrado Gio-
vanni Gradenigo, eletto nel i i o5, fu ili."
che fissasse stabilmente la sua residenza
in Venezia e in Piiallo; e forse perciò nel
concilio Lateranense di Pasquale 11, a cui
fu presente nel i i i 2, si trova nominato
nelle l\liscell. del Bakizio , Patriarcha
yeneticiisje nella cronaca delBelgio,preS'
so il Pislorio, .si dice, Patriarcha V^ene-
tus, qui et Gradensis imnciipatur. Egli
tenne sinodo provinciale in Venezia nel
j 127, per ridurre a ubbidienza i cano-
nici di Torcello, che la negava al loro ve-
scovo Silveiio. Innocenzo II confermò al
patriarca Dandolo il pieno possesso di lut-
ti i beni appartenenti alla sua chiesa; al-
trettanto fece Lucio II, particolarmente
perciò che spettava a'possedimenli della
chiesa di Grado in Costantinopoli , nel-
l'Istria e nella Venezia. Imperocché il do-
ge Ordelafo Falier avea nel 1 i 07 donato
al patriarca Gradenigo la chiesa di s. Ar-
chidano di Costantinopoli con tutte le
rendite, ed altre chiese ad essa annesse.
La lite insorta in Muiano tra il clero di
s. Stefano e quello della matrice di s.
Maria, die'occasione ad un sinodo pro-
vinciale, che il Dandolo radunò nel i 1 52,
Rivoaltiin aula patriarchali Gradensij
cioè nel suo palazzo ch'egli possedeva in
Rialto. Nelr i55 il medesimo prelato ri-
cevè da Leonardo o Bernardo Cornaro il
dono d'un fondo in Rialto, per piantar-
vi una chiesa in onore di s. Matteo Apo-
stolo. E neir anno stesso ottenne in Ro-
uia d'Adriano IV, che la sua metropo-
litana di Grado venisse innalzata all'ono-
re di chiesa primaziale della Dalmazia, e
che le fosse quindi a<soggetlata la chie-
sa metropolitana di Zara colte sue suiira-
ganee, perchè quella provincia era en-
trata ad ingrandire il dominio della re-
pubblica di Venezia. Di più Adriano IV
concesse a'palriarchì di Grado il privile-
gio di cuusagrare vescovi in Coslauliuo-
V EN
poli, e dovunque i veneziani a vesserò pos«
seduto chiese ili loro proprietà. Lo stesso
Papa, o il successore Alessandro III, con-
fermò i privilegi e le giurisdizioni tlelia
chiesa gradese. Il eh. S. Romanin, nella
Storia flocitmcntata di l enezia, che ivi
cominciò a pubblicare neh 853 co'tipi di
JVaratovich, osserva che per le concessio-
ni d'Adriano IV, irritalo contro la re-
pubblica di Venezia il patriarca d'Aqui-
leia Ulrico o Ulderico o Voldarico II,
partigiano dell'imperatore Federico I av-
verso a'veneziaiii, con poderosa armata
invasa l'isola di Grado, «'.ostrinse a fug-
gire il patriarca Dandolo, ed a ritirarsi
in Venezia; e che fu allora da lui edifica-
to a s. Silvestro il palazzo sul terreno do-
natogli all'uopo dal mentovato Cornaro.
Aggiunge, non sopportando tanta ingiu-
ria il doge Vitale II Michiel, fece assalire
da un naviglio il prelato acpiileiese, il «pia-
le fu preso e condotto con 1 2 suoi cano-
nici a Venezia. Essi poi furono liberati
con altri 700 principali seguaci del pa-
triarca, a condizione che ogni annuii pa»
triarca e successori dovessero mandare a
Venezia con grande apparalo 12 pani e
12 grassi porci, per darsi in preda con
caccia al popolo nel gioved'i grasso, i pa-
ni dandosi a' carcerati. Di più per me-
moria fu stabilito, che in detto giorno il
doge si recasse nella sala pubblica del
Piovego, magistrato istituito nel 1282,
ove con verghelle abbatteva alcuni ca-
stelli di legno. L'invio del toro, egli di-
ce, sembra avere altra origine, ed era de-
capitato dall'arte de'fabbri. Questo spet-
tacolo cessò nel 1 52 3, continuando la sem-
plice visita del doge a delta sala. Bensì si
surrogarono altre feste, cioè le forze di
Ercole, e il Volo col quale un giovinetto,
raccomandato a grosse funi, dall'alto del
campanile, veniva a presentare un maz-
zello di fiori al doge nell'esterna loggia
del palazzo. Dell'anteriore indecente spel-
laroiOjio ne parlai ne'vol. XXXI, p. i 75,
LXXXII, p. 123. Egualmente del degra-
dante bìbulo dovrò riparlarne alla sua
VE N
volta nel § XIX, n. 7. Può vetlersi il cav.
Mulinelli, Annali Urbani, p. 4'- La di-
mora che di tanto in lanto,e anclie per lun-
i go tempo, aveano finora in Venezia i pa-
■ triurchi di Grado, non avea ottenuto Tu-
poslolic;i sanzione: rottemie il Dandolo,
nella circostanza che nel i 177 Alessandro
Ili si trovava in Venezia, abitando rpieslo
palazzo patriarcale, come in asilo di si-
curezza, contro le persecuzioni di Fede-
rico I; sicché da questo tempo soltanto se
ne può ripetere la legittimità della dimo-
iai, inili neli 187. il patriarca assegnò una
porzione della chiesa di s. Silvestro per
abitazionede'suoi pievani. Anche al Dan-
dolo, Urbano 111 confermò i diritti e i
privilegi della chiesa di Grailo. Il simile
fece Clemente ili neh 190, nell'inviargli
il pallio, al patriarca SignolojaI quale nel
I iQi Celestino III concesse tutte le ile-
cime che appartenevano alla chiesa di s.
Arohidanoin Costantinopoli. Lostesso ot-
tenne nel 1200 da Innocenzo III, e di fai*
continuare l'antica consuetudine, che in
tutte le chiese della diocesi di Castello
ossia di Venezia, il nome del patriarca di
Grado si pronunziasse il sabato santo nel
preconio della benedizione del cereo pa-
squale, prima di quahmque laica dignità
e di quella del doge; di essere ricevuto a
suono di campane ogniqualvolta fosse ri-
tornato da Grado a Venezia; ed inoltre
la fiicoilà d'istituire e destituire canoni-
camente i benefizi ecclesiastici dellechie-
se ili s. Sdvestro, di s. Jacopo dall' Orio,
di s. Martino, de'ss. Canziano e Canzia-
nilla, di s. Mai ia de'Crociferi, oggidì de'
Gesiiiii, e di s. Clemente, in Venezia, non
che di s. Aichidaiio in Costantinopoli, e
d'esigere le decime da'parrocchiani di es-
se. Mentre era patriarca Falier, con de-
creto del 1206 il podestà veneziano di
Cijstanliiiopoli Zeno assegnò al patriar-
cato di Grado il perpetuo dominio d'un
lungo traiti) di fabbriche e di terreni fuo-
ri delle uun-a di quella città, i quali per le
divisioni fatte cogli altri conqnistatori a-
veano toccalo a' veneziani. Al patriarca
V E r^ 53
Oarozzi confermarono i privilegi Inno-
cenzo 111, Onorio 111 e Gregorio IX. Al
patriarca Maltra verso concesse nel i?.55
Alessandro IV onorevolissime prerogati-
ve, specialmente per le chiese d'oriente
alla sua giurisdizione soggette. Nel i^gc)
Bonifacio Vili sottrasse in perpetuo da
qualsiasi dipendenza e giurisdizione del
vescovo di Castello, sutlraganeo del pa-
triarcato di Grado, il palazzo che i pa-
triarchi gradesi possedevano ed abitava-
no, presso e contiguo alla loro chiesa di
s. Silvestro in Venezia, dichiarandolo im-
mediatamente soggetto alla s. Sede. Il
patriarca Domenico radunò 3 sinodi, due
in Grado, e l'altro nel 1327 nel suo palaz-
zo patriarcale di Venezia, in cui si pub-
blicò la canonica unione della chiesa par-
rocchiale di s. Bartolomeo di Venezia
colla mensa patriarcale gradese, dal che
ne derivò in seguito il diritto ne'patriar-
chi di Venezia, con approvazione di Gio-
vanni XXII. Il patriarca Dino del i332,
già vescovo di Chioggia, colla ritenzione
in commenda della parrocchia di s. Mar-
tino, di cui era stato pievano; commenda
che sembra ritenesse anche dopo fatto
patriarca. Il patriarca fr. Tommaso Fri-
gnano meritò il cardinalato col titolo
de'ss. iVereo ed Achilleo, da Urbano VI,
e ritenne il patriarcato benché risiedesse
in Roma: era chiamato// Cardinale Gra-
dese. Il celebre fr. Pietro Amelio, già ve-
scovo d'altre sedi, come di Sinigaglia, nel
iSqi ottenne da Bonifacio IX un'indul-
genza a favore di quelli che in determi-
nali giorni visitassero la chiesa di s. Sil-
vestro, e le somministrassero qualche sus-
sidio. Nei 1427 divenne patriarca Molin,
reggente della cancelleria apostolica, ca-
rica che continuò ad esercitare, come a-
vea fatto essendo arcivescovo di Zara,
Impetrò e olienne da Eugenio IV la con-
ferma e la rinnovazione di tutti i privi-
legi del suo patriarcato, prima generica-
mente e poi distintamente di qtielli che
avea sulla chiesa di s. Bartolomeo. Essen-
do patriarca Coudulmcr, soppressa nel
54
V EN
i44o ^^ *^''<^ vescovile dì Cillanuova o
Eraclea, fu aggregata al patriarcato tli
Grado. Il successore Micliiel fu rultiaio
patriarca che risiedesse presso la chiesa
di s. Silvestro; ed altres"! fu l'ultimo pa-
triarca di Grado, il cui patriarcato fu
soppresso neli45i alla sua morte da Ni-
colò V, e fu saggio consiglio; poiché cpie-
sto pastore nou poteva mai o quosi mai
recarsi a sedere nella stia cattedra, ed era
costretto a dimorare costei ntenienle nel-
l'altrui diocesi, esercitando la sua giuris-
dizione, ed anche questa non di rado con-
trastatagli, svdleio pariocchie che pos-
sedeva in Venezia, onde molteplici e a-
spre furono le controversiegiurisdiziona-
li che i patriarchi ebbero co' vescovi di
Castello. D' altronde non era lieve scon-
cio, che in una stessa città sedessero due
pastori ed avessero in lutti gli angoli e
le contrade di e-^sa, frammischiale qua e
colà, le chiese a loro soggette; tutte poi,
uniche quelle che appartenevano al pa-
triarcato di Grado e ne formavano la dio-
cesi, s'intitolassero indistintamente Cu-
stellnnae- Dioecfsis, Le quali chiese ap-
partenenti al patriarcato di Grado, in cit-
tà furono: s. Giuliano, s. Silvestro, s. Mat-
teo di Rialto, s. Jacopo dall'Orio, s. Mar-
lino, s. Maria de'Crociferi, s. Apollinare,
s. Bartolomeo, ss. Canzianoe Canzianilla,
s. Croce di Luprio, e ss. Gervasio e Pro-
lasio. Su quesl' ultima, dopo gravi di-
scordie tra il patriarca e il vescovo di Ca-
stello, esercitavano entrambi lagiurisdi-
2Ìone promiscuamente , in vigore d' una
transazione del io4i- Su di esse per al-
tro, come nolo il Gallicciolli, non godeva
il patriarca (\\Ci\aòo,ìù' pitna autorità^
ni- Utile l'entrale, ma proporzionava sol'
lanlo su queste pel suo soslcntaniento,
J prelati gradesi, ollie la chiesa di s. Ar-
chidano in Costantinopoli, possedevano
altre chiese nel Ncgroponte. Ed erano
soggette alla loro giurisdizione anche al-
tre parrocchie e monasteri in Grado ed al
di fuori ; sui (|uali, per la maggior parte,
passò poscia il diritto al patriarcato di
V EN
Venezia; e queste ne formavano la dioce^
si, e da queste siccome dalle suindicate'
traevano la loro sussistenza. Anzi, dopo
la soppressione del vescovato d' Eiaclea,
alcune parrocchie di esso vennero sotto
il patriarca di Grado, altre furetto unite
alla diocesi di Treviso, e altre a quella di
Ceneda. Non è poi vero, che i principali
beni del patriarca gradese fossero quelli
de'vescovali soppressi di Equilio e di Citr
tà Nova; poiché Equilio fu ealinto iSaut
ni dopo la soppressione del patriarcatq
di Grado. Soppressa dunque la sede pa-
triai'caledi Grado, fu allres'i soppressa in
vescovile di Castello, e fu eretta con esse,
mediante una sola diocesi, la nuova scilo
patriarcale di Venezia, composta di tutf
tociò che alle due chiese apparteneva, e
che formava d'entrambi le giurisdizioni, i
proventi, i privilegi. Colle rendite della
chiesa di Grado passò ne'patriarchi di Ve»
nezia anche il palazzo di residenza conti-
guo alla chiesa di s. Silvestro, che fu po-
scia dato a livello a' confratelli della cele-
bre scuola di s. Rocco nel i486. In esso
dutiqiie il sodalizio risiedè per qualche
tempo; finché allettalo dall' opportunità
d'un più ampio e più comodo locale nel-
la parrocchia di s. Pantaleone, là si tra-
piantò, avendo però lasciato nella chiesfi
di s. Silvestro luminosi contrassegni di
sua divota munificenza. La chiesa tultorf»
continua ad essere parrocchia, 3.'\iecania
e decanato patriarcale, onde il parrocq
è anche decano, i parrocchiani essendq
4491- Ha pcf chiesa succursale s. Gio-
varM)i Elemosinario, di qui nel prossima
n.58; per oratorio sagramentale la chiesa
di s. Jacopo di Rialto, della (luale parlerò
nel n. 59 ; e per oratorio non sagramen-
tale la chiesa di s. Apollinare,discorsa nel
n. 55. Le chiese parrocchiali soggette al-,
la decania sono: s. Simeone profeta, s.
Cassiano, s. Maria Gloriosa , s. Giaco-
mo dall' Orio , e s. Nicola da Tolentit
no. La chiesa di s. Silveslra, ridotta, co-
me si disse, a nuovo stalo nel 1 838, con-
ta solo ora |c seguculi opere pilloiicUe,
V EN
Nel primo altare il Battesimo del Signore
è eli J. Tinloietlo, opera con figure di
gran carattere ; nel 2.° altare la Nascita
del Salvatore del Loth. All'altra parte s.
Silvestro che battezza Costantino, del vi-
vente prof. S. Santi; e nel!' ultimo altare
la tavola co'ss. Tommaso di Canlorbei7,
Giambattista e Francesco, ed Angelet-
ti, opera di Girolamo da Santacroce. E
qui non si può far a meno di declamare
contro chi, approfittando de' nuovi ri-
slauri cui ultimamente soggiacque que-
sto tempio, fu cagione della perdita d'in-
signi dipinti del vecchio Palma, di Pao-
io e di altri, i quali furono da alcuni
speculatori venduti a caro prezzo ollra-
munti.
57. S. Matteo di Rialto, parrocchia,
filiale di s. Silvestro, non fu mai colle-
giata ; venne chiusa e demolita, quin-
di ridotta a comuni abitazioni. Nel-
le mani d'Enrico Dandolo patriarca di
Grado offrì a Dio un suo terreno posto
ne'confini di Rialto, Leonardo Corona-
rio neli i56, perchè in esso ad onore di
8. Matteo Apostolo ed Evangelista fosse
fabbricata una chiesa di perpetua sog-
gezione al patriarcato gradese. Il dona-
tore del fondo egli abitanti circonvicini
s'obbligarono all' erezione dell' edifizio,
che ben tosto compintodivenne loro p-ir-
rocchia. Indi neli 166 la pia matrona Si-
diana Sanudo donò un vicino terreno per
fabbricar vi l'abitazione pel pie vano.Fuori
di esso non avendo i pievani con che man-
tenersi, l'iuiione o università artistica dei
macellai gli stafrib determinati proventi;
onde meritò nel i436«4^tenerne il gius-
padronato da Eugenio IV, colla facoltà
d'eleggere i pievani. V aggiunse poi ta-
le arte il merito del restauro , rinno-
vando nel 161 5 in gran parte la chiesa,
e riparando la debolezza della cappella
principale. Bisognosa di nuova struttura,
nel 17 35 r intraprese in uno all'abbel-
iimento , al fornimento di ricche sup-
pellettili, il pievano Nicolò Milesi coadiu-
vato dalle limosiue dc'panocchiauie ui-
V E N 55
tri; e venne consagrata nel 1743 dal pa-
triarca Foscari.
5S. S. Giovanni Elemosinano, vol-
garmente s. Zitane di Rialto. S' igno-
rano i principii di quest' antichissima
chiesa parrocchiale in Rialto, sagra al
s. Patriarca d' Alessandria. La sola me-
moria posteriore alla sua fondazione è
del 1071, per la caduta del vecchissi-
mo campanile; e quella de' pievani è del
ii^'i, uno de' quali , Corrado Carac-
cioli, divenuto arcivescovo di Nicosia e
cardmale, fino alla morte ritenne in com-
menda il pìevariato. Nel 144^ Eugenio
IV volendo istituire nella diocesi Castel-
lana, una specie di Seminario e come a-
vea fatto in Firenze, cioè un collegio di
12 poveri chierici, con due maestri, l'u-
no di grammatica e l'altro di canto ec-
clesiastico, pel mantenimento di essi as-
segnò unitamente ad altri benefizi anco
questo pievanato, perchè ledi lui rendi-
le s'impiegassero a vantaggio del nuovo
collegio; la di cui istituzione fu poscia con-
fermalf da Calisto IH nel i455, insieme
al giuspadronato della chiesa concesso al
capitolo di Castello. Dispiacque a'parroc-
chiani la stabilita distrazione delle ren-
dite di loro chiesa, e presentarono le lo-
ro doglianze al magistrato delle Ragion
Nove , di cui era antica prerogativa il
presiedere alla cura e governo della chie-
sa medesima. Volendo dunque il magi-
strato conservar intatta la pubblica giu-
risdizione sopra una chiesa assai l'ag-
giiardevole, in cui si conserva una reli-
quia della ss. Croce, ne elesse con soddisfa-
zione de' parrocchiani il virtuoso Luigi
Ziija per pievano ; ma tosto si opposero
i canonici di Castello in virtù de'diplomi
pontificii , che dal magistrato si preten-
devano estorti o insussistenti. La contro-
versia si fece grave, ed il doge col sena-
to, d'accordo col legato apostolico depu-
talo alla visita della chiesa, ottennero nel
1488 da Innocenzo Vili sciolta l'istitu-
zione, la reintegrazione della chiesa nella
sua libertà e la conferma del Zoja. ludi
56 V E N
Alessandro VI neli493 shtbilì le regole
per l'elezione del pievano e tle'litolalidel'
la collegiala, la proporzionala divisione
delle rendite fra essi, uuinietlendoli alla
cooiparlecipazionede'privilegi ed esenzio-
ni godute dal clero della basilica dis. IMar-
co; perciò il doge ebbe la prerogativa di
eleggere il pievano e ì titolali, e venne
dichiarato patrono della chiesa, essendo-
sì dal Papa abrogalo il giuspadronato del
capitolo Castellano. Nel i5i3 scoppiato
fatale incendio nell'isola di Rialto, tutta
la consumò insieme a cpjesta chiesa. La
rialzò dalle rovine la pietà de'Cedeli, sem-
pre pronta fra' veneziani. Paolo Ili nel
1 546 confermò al doge la ricordata pre-
rogativa; e siccome i 3 primitivi litolari
cransi ridotti a due, essendosi aumentate
le rendite del capitolo, neh 554 'l doge
Fra ncescoVenier ristabilì per decoro del la
chiesa il 3. 'titolo presbiterale; onde il col-
legiosi formò del pievano,di 3 preti, d'uu
diacono e di due suddiaconi titolati. Sem-
bra impossibile come ciò sia sfuggito al-
l'accurato ab. Cappelletti, nel dichiarare
non aver trovato che questa chiesa fosse
stata collegiata, né filiale d'alcuna ma-
trice, ed in questo ha ragione. Vuole vSan-
sovino, che questo tempio sia stato rifab-
bricato da'Trevisan, e che per la sua rin-
novazione ne formò il disegno l'architetto
Antonio Scarpagnino. Dopo la sua rie-
dificazione, fu consagrato a' 28 settem-
bre 1072 da Daniele Vocazio vescovo
Dalaiaziense cioè Dalmata. Nella gene-
rale concentrazione del 1810 cessò d'es-
sere parrocchia e collegiala. Al presente
la chiesa di s. Giovanni Elemosinarlo è
soltanto succursale di s. Silvestro. Il no»
minalo architetto la fòru)ò in figura di
croce greca, e la costruì di pietra Istria •
na, l.'i volata a perfezione. Il quadro co-
gli Ebrei che si preparano alla Crocefis-
sione del Uedentore, la mezzaluna con s.
Nicola fitlo vescovo, il gran <p«adro do-
po l'alture colla Manna, l'idtra mezzalu-
na con a. Rocco che risana gli appestali,
&L)iiu del Cotona. Il quadro cui marta io
YEN
di s. Cnlerina è di Palma giovine. Nell'al-
tare la tavola con s. Sebastiano, s. Cate-
rina, e s. Rocco al quale un Angelo ad-
dita la via, è opera della miglior manie-
ra del Ponlenone , che qui eguagliò nel
vigore della tinta, nella forza e nel toc-
co del pennello , non però nel dare vita
alle figure, quel Tiziano, il quale nella
tavola del maggior altare rappresentò il
s. Titolare. Sono due opere pur troppo
prive di quella luce, di cui ogni cosa eh 'è
priva, manca d'anima e di vita. All'al-
tra parte ne'3 quadri col s. Titolare, s.
Marco e un parroco che dà l'acqua santa
al doge Leonardo Dona che visita la chie-
sa , Marco Vecellio spiegò tutto il suo
genio. Neil' ultimo quadro il Ridolfl rap-
presentò l'adorazione de' Magi.
59. S. Giacomo eli Rialto, volgarmen-
te s. Giaco/nello. La più antica chiesa
surla in Venezia, perciò stata lai." par-
rocchia della medesima, come concor-
demente asseriscono i più antichi e ac-
creditati scrittori e cronisti veneti, de»
cantandola siccome la prima della città
ed eretta nel suo nascere ad onore di Dio,
sotto l'invocazione di s. Giacomo Mag-
giore apostolo, nell'isola di R.ialto. Noa
posso occultare ritenere il Gallicciolli, se-
guito dal Zanotto peritissimo, non es-
sere stata propriamente s. Giacomo di
Rialto la prima chiesa fondata in Ve-
nezia, come pur dirò nel § XIX, n. 2.
Allorché Attila fierissimo re degli un-
ni, dopo aver sterminato varie cospicue
città, e desolati vastissimi paesi, entra-
to in Italia minacciava l'eccidio a que-^
sta provincia, i padovani e gli altri po-
poli della terrestre Venezia, dall' esem-
pio dell'altrui rovine atterriti, si ricove-
rarono nelle vicine lagune dell' Adriati-
co, per fondarvi ivi un sicuro domicilio a
se slessi calle loro famiglie. Tre consoli
di Padova ivi rifuggili con gran parte
del loro popolo, determinarono di ren-
derai abitabili una dell'isole chiamata A'i-
rrt//t> o Ixivoallo, poi Rialto, ed in essq
i'elluronu le foiidameula d'una nuova cit-
VE N
tà; e slabilirono , che chiunque fosse pe-
lilo nella fabbrica o esercizio navale, ivi
potesse gocleie d' ogni iniinunità. Nar-
laiulo l'annalista Miitìnellì all'aiiiio 8iO
la residenza del dof^e trasfei ila tla Mala-
inocco, dopo la dislruzioue sua e di Era-
clea, colla concentrazione di quasi tutta la
popolazione delle due città, come pure
dt-ll'isole varie in Uialto, questo dal no-
me della riunita nazione assunse quello
n>euJoii\ndo,celeberrimodi/'e//esjV/.Noti
si perde mai lino al cader della repubbli-
ca la gratitudine e la memoria verso Rial-
Io, di maniera che gli alti della repub-
blica vene?.iana e i notarili cominciava-
no !.eui[)re così: III Clirisli nomine Amen.
Aiinu eie. Indici, eie, liivoalli eie, e di
solto Jcluni Fciietiis. Fra gli altri, che
ivi concorsero per formarvi il loro domi-
cilio , vi fu il greco Eutiiiopo architello
e fiibbrica'lore di navi, nella cui casa es-
sendosi acceso fortuitamente un incen-
dio, SI dilatò rapidamente e consumò in
breve ora 24 case; e già minacciava l'e-
«terminio alle restanti fàbbriche, allor?
che il buon uomo ricorrendo co'suoi con-
cittadini all'orazioni, promise con voto a
pio e a s. Giacomo d'ivi innalzargli una
chiesa. Appena pronunziato il volo, mi-
rabiliiienle si eslinse il fuoco. La chiesa
venne prontamente edificala e poi con-
sagrala da'vescovi Severiano di Padova,
Ambrogiod*Allino,Giocondodi Treviso,
Epone d'Opilergio a'aS marzo ^7. i; an-
no riportalo dal Corner, che lo Stato
personale dice ignorarsi. Giorno felice
pe'veneziani, di lustro all'Italia, di deco-
ro alla nostra s, Uetigione. Giorno av-
venturoso e di fausto augurio alla sorgen-
te V^enezia, poiché in (juello pure in cui
avea Dio sublimato l'umiltà dell'Imma-
colata concepita Maria Vergine, peresaU
tarla alla dignità di IMadrc del suo Fi-
gliuolo unigenito, volle anche che in u-
nuli e abbandonali luoghi avesse i suoi
principii una gloriosa repubblica, da lui
ileslinala in tanti modi a vantaggio e di-
le^u della sua Chiesa. Per 1' amuiiuislra-
VEN
57
zlone de' «agramenli fu nella chiesa de-
stinato parroco e custode Felice sacer-
dote di fede incontaminata. Questo tem-
pio fu rifabbricato in nuova forma dal
doge Selvo, il cui dogalo cominciò nel
1071 e fini nel I 084, principiato e com-
pito in quegli anni. A Felice, nel governo
successero altri pievani, restali ignoti sino
a MariniiZane priore di s. Giacomo e ca-
nonico Castellano, uno degl'iniqui segua-
ci di Dajauionte Tiepolo traditore. Nel
i34o trovasi Orso Delfino rettore della
chiesa di s. Giacomo di Rialto, poi nel
i347 vescovo di Capodistria, e successi-
vaotente arcivescovo di Candia e patriar-
ca di Grado. Frattanto essendostate nel-
l'isola di Rialto fabbricate nuove chiese,
andarono queste talmente dilatando la
giurisdizione parrocchiale nelle convici-
ne case, che l'antica chiesa di s. Giacomo,
già unica parrocchia negl'inizii della cit-
tà, restò totalmente priva di cura d' ani-
me, ed il rettore di essa conservò il no-
me ili pievano come un decoroso testi-
monio della grandezza della medesima.
Rinnovata neli ig4i f" poi con evidente
miracolo preservata questa chiesa dal-
l'orribile incendio, che neli5i3 incene-
rì tutta l'isola di Rialto; imperocché le
fiamme voraci, nel giungere al sagro e»
dilìzio, retrocessero in se medesime e po-
co dopo si eslinsero, non pern)eltendoDio
che fosse dislrulto dal fuoco il luogo, pei'
cui erano restati inviolali dalle fiamme i
primordii della città, e dove erasi eretta
la I.'' sua casa. Dì questo insigne prodii
gio si ha dichiarazione e autorevole te-
stimonianza di Leone X, in quel diploma
col (juale concesse a questa veneranda
chiesa alcuni privilegi. Dipoi nel i5i3
fu rinnovata la facciata, e in qualche par-
te anco r interiore struttura, per opera
di Natale Reggia suo zelante pievano,
Tultavolla questi restauri non essendo
stati sullìcienti alta vecchiezza dell'ediiì-i
zio, la pubblica pietà lo ridusse in piì\
consistente e decorosa forma, quando nel
iCui luiiedificòda'fuudameuli,noa seQ'<
58 V E x\
2n conservare la figura precedente, e ta-
le è tiiltora. E' tradizione, che nel sog-
giorno d' Alessandro 111 in Venezia, pei*
fermare la concordia da la s. Sede e ITtn-
pero, nel l 177 deconisse questa chievi
cl'an)pie indulgenze perpetue, da lucrarsi
da' di voti visitanti nel mercoledì santo;
per cui in tal giorno si recava il doge e
il senato ad acquistare lo spuìtuale te-
soro, e fors' anco per omaggio alla <ua
primazia d' origine. Ad onta di questa,
non fu mai collegiata, secondo lab. Cap-
pelletti, sebbene 1' assei isca alFermaliva-
mente lo Stato personale. Era giu'spa-
drunatodel capitolo cattedrale di Castel-
lo, e dipoi passfi in quello de'dogi, come
ti trae dal medesimo ab. Cappelletti; il
quale inoltre asserisce, che cessò d'avere
la cura d' anicne e parrocchiani quando
nel I 3q6 cede al governo tutte le case di
sua giiH'iidizione per fabbricarvi gli udì-
zi pubblici, che le stanno d'intorno con so-
lidi e magnifici porticati. Lo Stato per so-
vale, con error nianifeslo, la dice parroc-
chia prima del 1810. Al presente, questa
primitiva chiesa di Venezia è soltanto ora-
torio sagi'a menta le, di peudeiiletlas. Sii ve-
slro, di cui era liliale. L'edifizio, ricevuti
filtri ristauri, nel suo interno ha due qua -
dri colla Natività eie vSponsalizie della B.
Vergine, i quali e la tavola dell'altare che
adornano, sono opera di Marco Vecellio,
Nel maggior altare è bel lavoro ilei Vit-
toria la statua di s. Jacopo titolare, posta
in una nicchia. Il seguente altare, vera-
mente magnifico, è tutta opera, e delle
sue migliori, del Campagna, rimarcando
il Corner la statua in bronzo di s. Aato-
nio abbate.
Sestiere dì Dorsoduro.
60. S. Nicolò de MendicoU. Que-
sta parte della citlà, a cui la consisten-
za del terreno die' il nome al suo se-
stiere, e si disse anche Orso Duro, fu
abitata da' padovani qui e nelle altre la-
gune rifuggiti nel secolo VII per timo-
re de' longobardi. In questo luogo scor-
gtiudosi antiche vesligie di ru vinetti cdi-
V E N
Tizi, essi piantarono molte abitazioni, in
mezzo alle quali la famiglia Zmcaro-
la fabbricò nel secolo VII (piesta chiesa
al glorioso s. Nicola vescovo di Mira , la
quale diventando parrocchia di numero-
so popolo, composto per la maggior par-
te di poveri pescatori, venne chiamala
comunemente s, Nicolo de' MmidicoU.W
vescovo di Castello Contarini, allorché dii
Mira portò a Venezia il corpo del santo,
donò a questa chiesa un arlicolodellesue
dita, il cui conlatto operò miracoli. Dal-
l'oriente gli pervenne il corpo di s. Nice-
ta martire di nazione goto, perito nelle
fi.iaiine per la fede e diverso dall'altro
santo omoniinoesistente nella chiesa del-
l'Angelo RalFaele, di cui parlo qui appres-
so. Abitò sotto il portico di questa chiesa
per 1 5 anni, col consenso del pievano, la
veuerabile reclusa Soda, con due compa-
gne, dopo aver piantato nell' antico mo-
nastero di s. Croce l'istituto francescano.
Favorita da Dio con particolari doni, san-
tamente mori nel 1 490- Prima della con-
centrazione del 18 [o parrocchia e colle-
giata, era filiale di s. Pietro di Castello, e
presentemente è succursale di s. Rattaele
Arcangelo. Si può vedere il § Xl, n. 21,
per le suore obiate filippine educatrici.
L'edifizio può dirsi antico-moderno, pe'
ricevuti ristauri, essendo la chiesa una
delle più vecchie della città, però restau-
rala nesecoli XVI e XVIll, e consagrata
ih." uiaggioi76i dal patriarca Bragadi-
no. E ornata di moltissime buone pittu-
re, anche di Palma il giovine. Vi sono
belle opere di Carletlo Caliari figlio di
Paolo, cioè : nel sofiìlto del presbiterio il
quadro circolare con s. Nicolò portato
in cielo da copiosa e bella gloria d' An-
geli ; e nel parapetto dell' organo i 3 gra-
ziosi comparti co' fatti della vita di s.
Marta. Sono rimarchevoli 4 colonne di
marmo stalattitico, detto goccia di Cor-
fìi, tenute in molto pregio; e 6 altre co-
lonnedi finissimo marmo con bel lavoro,
in singoiar modo collocale per separare
dui corpo della chiesa il presbiterio. Uu
VEN
Bllore è di fino maimo, con tavola scol-
pila, dello stile de' Lonibarili,
6f. S. Hnffhele Arcangelo, volgnr-
menle V Anzolo, Anche questa per di-
vina rivelazione fu eietta da s, Magno
vescovo d'Opilergio, a cui apparse l'Ar-
cangelo e glielo ingiunse nel silo ove a-
viebbe trovato insieme molti uccelli. Dii
(|ue*la fondata e iminetnondjde tradizio-
ne riconosciuta, allontanandosi il Sanso-
vino, fu disapprovato il suo racconto, ti-
gli pretende che la chieda tosse fabbrica-
ta da Adriana woglie tli Geiiusio lluleno
principe di Padova, quando co' figli ri-
parò nelle Lagune , l'uggendo la ferocia
unna , seguendola il marito dopo la di-
struzione della città, per voto delia sal-
vezza di esso, il quale in morte la lasciò
nlle monache di s. Zaccaria, il cui posses-
so perderono quando si bruciò nell'Hgp;
e che fu rifabbricata per rivelazione di
s. Magno, dalle famiglie Cjindiana e A-
riana. Tutlociò con mauifesli anacroni-
smi, e in contraddizione del da lui slesso
riferito altrove, L' incendio che distrus-
se la chiesa nelj io5, valse a farla pron-
tamente rinnovare dalla generosa pie-
tà de' fedeli sino da' fondanieuli, dipoi
consagrata oel i iq3, Minacciando piìi
lardi per la vetustà rovina, nel iGiS
venne riedificata, e neliyS) ebbe aiicliu
la facciata pel stelo del pievano Giambat-
lista Ghedini, il quale ne procurò la con-
sagraiione, seguita a' i5 maggio 1740
dal patriarca Corraro, All'altare di s.Raf-
Hiele è il corpo di s. Niceta martire, tra-
sferitovi dall'oriente, festeggiato da tutto
il clero veneto. Si venera pine in questa
chiesa la reliquia di s. Antonio abbate, e
quella della ss, Croce donata da Sisto V
al procuratore Giacomo Foscarini. l'ar-
rocchiale e collegiata,era filiale di s. Maria
^obenigo.econluuia ad essere parrocchia
della decania dis.Maria del Rosario. Con-
ia 3g2g anime. Ha per chiesa succursa-
le quella di «• JXicolò de'Mendicoli anzi-
dcNcritla, e per oratorio non sagrameu-
talc s. I\lui la Mudduleua, cuu auuesso ui
V E N 59
spizio per povere ricovrale. L' edilìzio è
uiudellato da Francesco Contini. Neil*
cappella maggiore Alvise del Friso assai
si accostò a Paolo nel (piailro del Centu-
rione innanzi Cristo; l'altro quadro col
Castigo de'Serpenli è dell' Alieuse. Nel-
l'altra cappella è opera assai bella di Ba-»
nifacio la Cena del Signore. Nell'idtiino
altare si pregia la tavola del Bonifacio
slesso, colla Predicazione di s. Antonio
di Padova.
62, S, Baglio, volgarmente a, BU'
Sfgio, Parrocchia, collegiata e filiale di
s. Silvestro, fu soppressa nella prima cou-
cenlrazione del 1808 e fatta succursale,
e neliSjo fu chiusa al culto divino, e
di venula magazzino di lei;na, nel iS-X-j.
colla facciata reslQ demolita, né piò ri-
mane vestigio. Avendo <la Malanioccc»
vecchio Irasportato in Venezia il loro
doirwcilio i nobili Basegio, ivi e in que-
sto luogo ad onore di s. Basilio Magno
edificarono la chiesa, che divenne presto
parrocchia. L'erezione avvenne, secondr»
alcuni, nell'870, o nel 90 5, o nel 970, ed
a merito della casa Molin, ed altri l'ai-
Iribuiscono agli Acotanti, ed anco i Ba-
renghi vi contribuirono. Distrutta dal-
l'incendio dell io5, fu rifabbricata. Re-
sa già vecchia, neh 347 g*^»''''"''^^'^ scossa
di terremf>to nella più parte la diroccò,
e fu merito degli stessi Basegio il rinno-
varla più solida ed orfiala, finché circa
i principii del secolo XVI dando indizii
di cadere , fu in gran parte ristorata,
.Possedeva le reliquie del s. Titolare, di
s, Filippo uno de'7 primi diaconi, diver-
se reliquie di ss. Martiri tratti dalie ca-
tacombe romane;e precipuamente si glo-
riava de* corpi de'cittailini S.Costanzo
d'Ancona da do»e fu rapito, e b. Pielro
Acotanto, il qu.nle ultimo fu trasportato
nella chiesa ile' ss. Gervasio e Prolasio,
ove tuttora si venera. D'ambedue il Cor-
ner ne racconta le notizie, e del 2.° ci die'
r elligie.
63. S. Mnrgheritfi. Parroci hia ecol-
legala, eru tìliulti di :i, SdvciiUo, iù soa^
6o V E N
pressa «el 1810 e chiusa, e ne fu il cle-
ro Iru'f'erito a s. Maria de! Caitnine, che
«hvenlò jjariocchia, e di cui parlo al 11.
(Jq degli ordini regolari, § X. il luogo fu
dato [»ri(i»a alla direzione de' tabacchi, e
poi a (piella del deiiiatiio. Ora serve di
studio al prof, di pillura Michelangelo
Grigolelli. La chiesa 1' eres>e Geniano
Busignalo ad onore di s. Margherita ver-
gine e martire; nel principato di Pietro
Tradonico delI'SSy divenne parrocchia,
e si vuole che fosse consagrata a'26 marzo
dal già suo pievano Mauro o Maurizio
LiKiniacodivenuto vescovod'Olivolo nel-
l'8 j3 circa.Avea la cupola ola vòlta dora-
ta, sostenuta da 4 gl'iodi coiJnnedi mar-
m(» orienlale. Minacciando rovina, l'ine-
eaiuihile pietà veneta accorse ariiuiovar-
Ja d.t'funilamenli, con ornata struttura,
compila nel 1G47, poscia solennemente
cons:»grala nel 1790 dal patriarca Giova-
iielli. Venerava una mascella della s. Ti-
tolare. Nel 1 33o accanto la sagrestia della
vecchia chiesa fu eretto un augusto romi-
taggio, in cui visse la reclusa di nome lìi'
sino, la quale soleva portarsi presso la cu-
pola maggiore e di là per una finestra as-
sistere a' divini ullìzi; soltanto usciva la
notte precedente alla solennità dell' A-
scensione, per acquistare i'mdulgenza in
s. Marco.
64. S. Paiitaleone medico, volgar-
mente s. Paiilalon. Dacché gli ope-
rosi veneziani per ddatare il loro com-
mercio intrapresero di navigar con fre-
quenza a'porti di Grecia, massimamente
a Costantinopoli, contrassero particolare
venerazione verso que' santi ch'erano i
più celebri nella chiesa orientale. Fra
questi uno de'principali fu riputalo sem-
pre IMlustre s. Fantaleone medico e mar-
tire di INicomedia, il di cui venerabile no-
me imposto per cagion ili divozione a
nioltissimide'venezianijdie'poi motivo di
chiamarel universaledeila nazione colso-
pran nome di Pantaloni, come ri leva Cor-
ner.Lo stesso religioso impulso, che mosse
gli uuliclu veueziaai a imporre di frequen-
VEN
te a' loro neonati nel battesimo il nome
del celebre martire, gli eccitò pure a fab-
bricare in di lui onore una chiesa par-
rocchiale. Ignorandosene l' epoca, è cer-
to che venne riedificata verso il 1009, a
spese (Iella famiglia Giordani ; il che esclu-
de la fondazione che Sanso vino ritarda al
io.i5, attribuendola a* Signoli e Dauli.
Inoltre Corner dice doversi egualmente
rigettare la tradizione popolare e favo-
losa, che pretende essere slata questa
chiesa un'antica abbazia dedicala a s.
Giuliana vergine e martire, e d'aver esi-
stito sino ni 1111 circa, quando l' ulti-
mo abbate commendatario Angelo Se-
mitecolo l' eresse in chiesa parrocchiale
sotto l'invocazione di s. Pantaleone; tut-
to essendo impugnato d'anteriori docu-
menti.Intanto per donod'AlessiolComne-
no imperatore, aiutato dalla repubblica
contro i normanni, ovvero per acquisto
fattone nel 1204 nell'occupazione di Co-
stantinopoli, pervennero in Venezia mol-
te ed insigni ss.Reliquìe,alcune destinale
ad arricchire diverse chiese, e altre ri-
servale in custodia del Tesoro ecclesia-
stico de' procuratori di s. M'irco. Tra
esse furouvi quelle di s. Pania leoue, che
neh 3 i4il pretedi questa chiesa Giacomo
Bertaldo, impetrò ed ottenne per la uie-
desiuìa. Aumentandosi le rendite della
chiesa per le pie oderte de' fedeli, e princi-
palmente del suo benefico pievauoAngelo
Semilecolo,già e fin dal 1 25icol consenso
del vescovo e del capitolo della collegiata,
ordinò che la mensa da lui aumentala
si dividesse in 3 parli, al pievano, a'pre-
ti e chierici, pel decoro della chiesa e pe*
poveri, il che approvarono Innocenzo IV
e Alessandro IV, A merito dello slesso
pievano Semilecolo devesi la rinnova-
zione della chiesa, poi consagrata a' 18
luglio I 3o5 dal vescovo di Castello Piain-
perlo Polo, Pregiudicatala fabbrica dal-
l'età, nel 1684 si rifabbricò da' fonda -
menti sontuosamente nel corso di 20
anni, pel zelo del pievano Gio. Anlo-
uio Zampelli, e riuscì una delle più or-
VE iV
naie e magiiinche di ViMiezia, solenne -
melile coiisagraiidola il patrimca Fosca-
ri a' 29 agosto ij^^- Nell'altare con
is|)leiidKÌez7.a eretto a s. Pantaleoneecon-
sagrato a' 4 febbraio 174^^ dal vescovo
di Paienzo Negri, si conservano ledi luì
jireziose reliquie in copia. Altre pure de-
corano questa chiesi?, cioè della ss. Cro-
ce, di s. Giuliana vergine e martire di
Nicomedia, delle ss. Maria Maddalena e
Apollonia, di s. Tommaso apostolo, e fra
I' altre il corpo d' uno de' ss. Innocenti.
Ora questa chiesa possiede eziandio un
ss. Chiudo, che venerasi in una cappella;
ed è quello stesso della chiesa e delle non
più esistenti monache francescane di s.
Chiara, di cui parlerò nel § X, n. 23.
Ad onore della B. Vergine, circa la metà
del passato secolo, fu costruita la bellis-
sima cappella n similitudine della s. Casa
di Loreto. Molli suoi pievani furono eleva-
ti alla dignità episcopale, ed anche alcuni
preti del copìtolo. Francesco Grilli pieva-
no, fallo arcivescovo di Coifù, ritenne in
commenda la chiesa, ed eresse l'altare
d'Ogoissanli, ed in essa sì fece tumulare,
come il predecessore Morlino de Bernar-
dini sì nel pievanato e sì nella sede. Era
la chiesa filiale di s. Silvestro, e continua
ad esser parrocchia, ma sotto la deca-
nia di s. Maria del liosario, con 1025
anime appartenenti parte al sestiere dis.
Croce, e parte a quello di Dorsoduro,
Gregorio XVI col breve Exponi nobis,
de' if) luglio i83i, Bull. Rom. cont.
l. if), p. 36: Avipliatio privilegii coti'
cessi Ecclesia parochiali s. Pantaleo-
?iis medici cii'ilatis Feiictiaruin proce-
lehratione missarnm in su/fragiiun de-
funclorian. Della chiesa ne fu architet-
to Francesco Cornino, il quale proponen-
dosi a modello la chiesa del lledentore,
non ebbe l'ingegno del Lucchesi usato
in quella di s. Giovanni Nuovo. 11 sollllto
è terribile opera del Fumiani, nella qua-
le però r occhio non trova riposo. Nella
2." cappella la tavola col s. Titolare che
risana un fanciullo, è bell'opera di Pao-
VEN Gì
Io. Anche la tavola deiraltroallare con
s. Beniiirilino è di Paolo stesso; come pu-
re è lavoro senile di lui il quadro a sini«
stra di chi entra, collo stesso santo spe-
daiierea Siena. Nel coro il Miracolo de'
pani e pesci, è copiosa e bell'opera di Mo-
linari. Nella cappella laterale il quadro
con Maria Vergine coronala è di Gio.
Antonio Vivarini di Murano. E' opera
condotta con amore, ove le figure suno
bene disposte, e gli Angeletti a chiaro
scuro, sì gentili che si direbbero del iMan-
tegna. Sull'altare maggiore è raagnilico
il tabernacolo scolpito da (iiusepp«; Sardi,
65. iS". Barnaba. La famiglia Ador-
ni oriunda d' Aitino nell'anno 8og e-
dificò ad onore di s. Barnaba apostolo
la chiesa parrocchiale, la quale poi nel
disastroso incendio dell'anno 1 io5 re-
stò consumata dalle fiamme. Bil.ibbri-
cata con pie liinosine, fu in seguito con-
sagrata a' 6 dicembre i35o da' vescovi
Francesco Mociense de' minori e Agnel-
lino Sudeiise domenicano. Dando coiiMiiui
indizi di cadere, finalmente nel 1 ^49 '^'^"*
corse la pietà de' parrocchiani e di tutta
la città a disporne un magnifico tempio,
consagralo a'23 settembre i 796 dal pa-
triarca Giovanelli, che ne stabilì ranni-
versarla commemorazione la 4''' dome-
nica disetleudjre.Parrocchiasinoal 1810
e collegiata, era filiale di s. Maria Zobe-
nigo : soppressa la parrocchia, diventò ed
è succursale di s. Maria delCarmine.Ne fa
archilettoLorenzoBoschelti.Nel 2.''allare
è opera di buona mano della scuoia ve-
neta e del buon secolo, la tavola con s»
Bernardino e due sante. Quella del mag.
gior altare col s. Titolare ed altri Santi,
è buon lavoro di D. Varottari. All'altra
parte nel 1." oliare è delicato lavoro di
Paolo il quadrello con la s. Famiglia.
Nell'allare di mezzo un antico ignoto,
forse Giovanni Martini, condusse la ta-
vola co'ss, Giacomo, Antonio e Diego: la
mezzaluna con Deposito di Croce, cope-
rà quanto mai giorgiouesca.
66. SS. Gevvasio e ProlasiOj voi-
r>2 V E N
garmente s. Travaso. L'antica chiesa
era iiiìa di quelle foiulate ne' piincipii
della nascente cillà, ed essendo vicina a
cadere nel 1028 per la sua vecchiezza,
piamente la rifabbricarono da' fonda-
menti i Baibarigo e i Caravella. Sino da'
remoti tempi con singoiar esempio eia
soggetta a due superiori ecclesiastici, a-
■vendo in essa egual giurisdizione il pa-
triarca di Grado e il vescovo d'Olivolo,
laonde Ira loro insorgevano frequenli li-
tigi: o propiiamente apparteneva al pa-
triarcato gradese. Sia coniuncpje. per ter-
ininaie qualunque dilferenza, il patriar-
ea Orso Orseolo e il vescovo Domenico
yi Gradonico, stabilirono concor<leuìen-
te di venire a una transazione solenne,
e la sottoscrissero nel giugno 1041. Con
essa riconobbero promiscua la loro giu-
risdizione, stabilendo tra l'altre cose, che
J'elezioiie e l'investitura del vicario, co-
me allora chiamavasi il pievano, dovesse
nppartenere ad ambedue, e parimenti a
ciascuno di loro dovesse l'eletto vicaiio
prestare il giuiamenlo di fedeltà e ub-
hidienza. Perì poi la chiesa nell' incen-
dio del I io5, alla cui rinnovazione ac-
corse al solito la divozione de' veneti e
con lai fervore, che la nuova riuscì la
più maestosa e la più nobile, tranne la
cattedrale, fra tutte le parrocclìiali della
città; a cui accresceva decoro 1* atrio, e
)a cupola della cappella maggiore lavo-
rata al modo greco. Non passarono però
5 secoli, quando nella notte precedente
a' 12 settembre i583 con improvvisa ca-
duta precipitò l'intera chiesa,econ doppia
disgrazia restò in tal incontro privata del
j*iù prezioso de'suoi tesori. Era esso il cor-
po del celebre s. Crisogono o Grisogono
martire d'Aquileia, qui da'lempi remoli
trasferito da Zara, il quale nella funesta
congiuntura, coraggiosamente cercato di
notte e rinvenuto fra le rovine da un diZa-
ra,quesli lo riporlòalla patria, restando a
(pialche consolazione della grave perdila
MIX soloosso del braccio, che tuttavia con-
sct'Viiìi nella rinnovala chiesa, di cui è
ven
contitolare. Intrapreso dunque il rial-
zamento dell' abbattuto tempio, per o-
pera del suo pievano Domenico Leonar-*
fio, fu collocala la 1." pietra ne' fonda-
menti a' 26 luglio I '>84, e in 7 anni con
disegno d' Andrea Palladio, 0 d' ignoto
architeltoe sullo stilePalladiano come di-
ce il Moschini, si ridusse a perfezione e
nella forma attuale, seguendopoi la con-
sagrazione a' 22 luglio 1657 per Pietro
llossi vescovo d'Ossaro. Era collegiata,
e filiale di s. Maria Zobenigo, ed ora
conliniia ad esser parrocchia, ma sotto la
decanta di s. Maria del Rosario, e conta
2700 parrocchiani. Ha per chiesa succur-
sale 8. Sebastiano, di cui nel § X, n. 4*2.
La chiesa de'ss. Gervasio e Prolasio con-
tiene molle pillure di mani maestre. Nel-
l'allare della nave destra è gentile lavoro
del Palma giovine l'Annunziata j più gen-
tili però, nel loro genere, e assai morbi-
de, e di uno stile che in tal modo di tra-
vaglio non permette che più si brami, vi
sono le sculture del parapetto dell'altare
nella crociera a sinistra, illustrato dal
Diedo nell'opera, Le Fabbriche di Fé-
nczia.^eì maggior aliare è del Lazzari-
ni la tavola co' ss, Gerva'.io e Prolasio
martiri. Nella sagrestia vi é una graziosa
immagine della Madonna, a pastelli, di
Kosalba Carriera. Il Cristo alla colonna
è copia diligente, che da Tiziano tras-
se il Prudenti ; il Salvatore che benedi-
ce, è del Marconi. L'altare del SagrameQ-
lo, è di bel disegno d' alcuno de' Lom-
bardi e tli buona esecuzione, di semplice
struttura e insieme ornatissimo con iscul-
ture e cupolino. I due quadri laterali di
Tintorello, esprimono la Lavanda de'pie-
di e la Cena del Signore, la quale 2.^ ope-
ra più volte incisa, è di nuova e bizzarra
invenzione per gli Aposloli messi io vio-
lenti altitudini. La più beli* opera però
del Tintorello è la pala dell' altaica de-
gira del maggiore, con s. Antonio abba-
te, Ricevè adesso nobii ristauro que-
sta chiesa per le cure del di lei parroco
Cari.H.t, il quale sjicse del proprio noi»
YEN
lieve snmtna e chianìò ad ns'^ìsterlo la
pietà de' veneziani. In questa occasione,
il sacerdote di chiesa d, Giuseppe Sole-
sin collocava suirulli(no aliate a destra,
entrando per la porta maggiore, la im-
magine insigne di Maria, opera di gre-
co artefice, die veneravasi nella chiesa,
eia soppressa, di s. Marin Maggiore, del-
la quale parla diffusamente il Corner:
immagine dal Soiesin ereditala da una
sua vecchia parente, monaca di quel ce-
nobio, da lei raccolta nella soppressione
del medesimo.
67. S. /Agnese. Varie sono l'opinioni
di sua fondazione,alcuni rallrihuiscono a'
nobili Mellini,altria'patrìzi Molini, certa-
mente è antichissima la sua origine, che
rìsale a'principii del secolo XI, conoscen-
dosi del 1081 J^ietro pievano di 9. Agnese
vergine e rnartire,il cui aliare dava mag-
giore risalto alla sua antichità. Distrutta
dal fuoco nel iio5, risorse con nuova
fabbrica, ed a' 1 5 giugno i 32 i fu con-
sagrata da 3 vescovi Giovanni di Caorle,
G. Magno d'Equilio,e Ottonello diChiog-
già. Dopo ciò restò ari'icchita del corpo
di s. Venereo martire, tolto nel iS'jg a
Porto Venere da Lorenzo Dono e da lui
qui collocato nel i3go.Ma in occasione
di nuova riparazione della chiesa fu ils.
Corpo rubato o nascosto, e n'andò smar-
rita ogni memoria. Bensì con particolar
culto erano in venerazione varie reliquie
della s. Titolare, estratte dal suo sepol-
cro nel suburbio dì Roma, e donate nel
iGiadaFaccìo segretario del duca d'Ur-
bino; ed il corjìo di s. Secondino martire
cavalo dal cimilerio romano di s, Calisto.
Abitarono già un piccolo romitaggio con-
tiguo alla chiesa alcune donne chiamate
recluse o romite o pizzochere, dalle qua-
li poi originò 1' esemplare monastero di
8. Maria Maggiore, La chiesa nel 1604
nvea 11 altari assai belli, e Lodovico
13inz/oni suo benefattore l'abbellì ver-
so il 1670; l'atrio venendo poi restau-
rato nel 1733 da Salvatore Bertella.
Altro totale restauro con cambiuineati
V E N 63
nella dernrarione archilf^tfonìci fu e»;'*-
guilo negli ulliuii anni del lo scorso secolo,
restato non compiuto per le politiche vi-
cende, Harrocchia, collegiata, filiale di
9. Maria Zobenii^o, fu soppressa, chiusa
e demolita: da 3 lustri rifabbricata pei'
opera de'benemeriti sacerdoti fratelli cou'
ti Cavanis, serve ad uso del loro isliluto
delle Scuole di Carila, del quale vado a
riparlare. La parrocchia al momento del-
la «oppressione fu trasferita alla cliiesa
de'domenicani in s. Domenico delle Zat-
tere, detta piM'e s. Maria del Rosario.
Ciò aweiuie nella 2.' concentrazione del-
le venete parrocchie, «' 1 5 ottobre 18 1 o,
ed allora la chiesa fu chiusa. Nell'illustrar-
la il cav. Cicogna racconta che nel 1824
il tempio di s. Agnese conservava l'auli-
ca forma, ma era stato ridotto a magaz-
zino or di legname, or di carbone, or
d'altro. Aggiunge, che nell'anno i836
si vendè l'aliare maggiore, e nel 1837-
38 fu demolito il campanile, eretto cir-
ca il secolo XIII, sulle cui fondamen-
ta l'ora defunto Giovanni Casoni scris-
se a lui l'artistica e importante lette-
ra che riporlo ; interessantissima per-
chè riguarda l' antico sistema de' vene-
ziani in fondare ben alti e importanti
fabbricati, etl ancora per scoigersi con-
fermalo il (ìenomeno del progressivo in-
nalzamento «lei mare. Comprarono l'a-
rea della chiesa e sue adiacenze nel 1 83g
(dunque non esalto il riferito tlallo Sialo
jx-r.ionale^ ove si legge che tale acquisto
seguì quasi subito dopo il 18 10), i bene-
merentissimi sacerdoti veneti fratelli An-
ton-Angelo e Marc'Antonio de'conti Ca-
vanis, fondatori della congrega7Ìone ec-
clesiastica de' sacerdoti secolari tielle
Scuole di Carità f nel quale articolo e
nell'altro ivi citato celebrandoli, ne nar-
rai l'origine, il santo scopo, la [>ubblica
utilità, il presente stato florido e prospe-
revole. L'acquisto lo fecero eziandio per
avere sino dal 1806 eretto l'istituto delle
scuole di carila maschile poco distante
dulia chiesa di s. Agnese, la quale dupo
64 YEN
over subito Tarie restaurazioni ne'iempi
anteriori, i lodali fratelli altre ve ne ope-
rarono, riducendola in elegante forma e
ridonandola al culto divino a'i5 agosto
i854.Nel n. y8 del Diario di Roma del
1843 si legge un bellissimo articolo del
eh. Domenico Zanetti, intitolalo: Le
Scuole di Carila in P enezia dirette da*
chierici secolari. Avendo egli visitalo
l'islituto, rileva le benemerenze de'fon-
datori, la preziosità della santa istitiizio*
ne, che ha per oggetto primario la buo-
na educazione della gioventù, e per po-
terla meglio raggiungere vi sono educa-
ti alla pietà e alle viscere eli paterna ca-
rità cjue'clie devono esserne i precettori;
sacerdoti stretti da voti semplici, viven-
ti in comune, e regolati da particolari
costituzioni approvale da Gregorio XVI,
con breve apostolico incoi il Papa chia-
mò Venezia seconda sua patria, come
rimarcai nell'indicato articolo. Lo stesso
Papa col breve Cam Nobis, de 11 marzo
1835, Bull. Eom.cont. t. 20, p. 4^), con-
cesse la facoltà di celebrare la messa nel-
la cappella della casa della congregazione,
con soddisfazione del precetto. L'istitu-
to già erasi esteso ancliea beneficio e van-
taggio delle povere fanciulle, ed allora
accorrevano alle scuole 3oo giovanetti,
ammaestrati dall'operose cure de'pietosi
e saggi sacerdoti, unicamente col nobile
sentimento di concorrere all'edificio d'u-
na società veramente cristiana. Di già
eravi il corso completo di scuole elemen-
tari e ginnasiali, e l'istruzione non è di-
sgiunta dall'educazione. 11 eh. e fecondo
letterato cav. Filippo Scolari, nel decorso
anno pubblicò e dedicò a mg.' Gio. Bat-
tista Sartori-Canova vescovo di Mindo:
In morte del M. R. P. Giuseppe Mar-
chiari dell'indila congregazione delle
Scuole di Carità in s. /Agnese di Vene-
zia, Canzone. Venezia nella tipografia
di L. Gaspari iSSy. Nella dedica cele-
brando r illustre prelato, che nell' epi-
.scopalo, come nel regno delle belle arti,
ha sparso tanta luce di virili, di carità
YEN
e di sentimenti apostolici, con sensi d'ani»
mìrazione e con omaggio d'ossequio, si
congratula come da ultimo a perpetua
consolazione della Chiesa, della cara sua
patria Possagno e del povero, fece la ma-
gnanima fondazione d'una casa religio-
sa, dove i benemeriti padri dell'inclita
congregazione delle scuole di carità a-
vessero cura dell'educazione cristiana e
civilede'giovanipossagnesi; ulteriore pro-
va di quanto ardesse vivamente la fiam-
ma nel pastorale suo petto, ed il sapien-
le suo zelo pel bene' spirituale e tempo-
rale de'prossimi, con ampliazione onori-
fica alla congregazione. Ma dessa fu loc-
ca in quel punto da nuova mestizia e de-
solazione, per la dolorosa perdita fatta
del valente confratello p.'Giuseppe Mar-
chiori, discepolo ben degno del veneran-
do fondatore p. Marco de'conli Cavanis.
Il perchè con elegante e atTeltuosa Can-
zone volle deplorare l'acerbo caso, e in-
sieme colle Notizie biografiche e stori-
che ad illustrazione del testo, registra-
re le principali memorie si dell'insigne
fondazione, che del preclaro suo figlio,
questo col n. 1 àe Cenni biografici, (\ne\-
lo col n. II de' medesimi, lo con pena
non posso seguirlo. Mi limiterò soltanto
a dire, che il eh. biografo ci descrive l'e-
semplare vita d'ambedue, la dottrina, il
mirabile zelo per l'eterna salute dell'ani-
me, la loro operosa vita fertile d'uber-
tosi frulli, a vantaggio della civile socie-
tà, precipuamente nelle scuole di carità,
meditala e fondata dalla fede del p. Mar-
co; in cui, e nel fratello p, Anton-Angelo,
risplendevano redivive le virtùde'ss. Vin-
cenzo de Paoli e Girolamo Emiliani, a-
vendo profuso gran parte del loro patri-
monio per la pubblica carità, anco per
aver aperto nel già monastero dell'eremi-
te di s. Giuseppe, di cui nel § Xll,n.20,
in parrocchia de'ss. Gervasio e Prolasio,
una casa d'educazione, da dove le zitelle
più abbandonate e piìi misere sortissero
ad esser un giorno esempio e decoro di
consolale famiglie. lu tale citalo luogo,
V E N
io col Rm." p. Sebasliano Casnra attua-
le e (lef:;iio pieposilo della congregazio-
ne, celebrerò il suo virtuosissimo confon-
datore, il servo di Dio p. Anton-Angelo
conte de Cavanis. Il p. Marco, miracolo
di carila dilFusiva, riposò nelle braccia
del Signore a'c) (sic) ottobre i 853, dopo
una vita integerrima e slupemlamente
benefica, riposando il suo illustre corpo
nella chiesa di s. Agnese, traslato dal ci-
mitero comunale ov'era stato tempora-
neamente deposto, di che il cav. Scola-
li foce argomento il n. Ili, descriven-
done la pompa fmiebre e trionfale, e fu
tale per le pubbliche e molteplici dimo-
strazioni solenni di pubblica venerazione
e di sincera gratitudine, non meno che
di sagra esultanza e di religioso entusia-
smo, che bene a lui appropriò la divina
sentenza : Chi si umilia sarà esaltato. S.
corona de'funerali, rag/ Motti patriarca
recatosi nel coro di s. Agnese dopo la
messa di requiem, tenne breve discorso,
e con tocchi maestri lodò a cielo il de-
funto,encomiò la congregazione e la con-
fortò, con dirle ch'ella non avea già per-
duto il suo padre, il quale in essa avea
lasciato il suo spirito in prezioso retag-
gio, ed in suo nome ne benedì i figli. Del
molto poi che vi sarebbe a dire co'cenui
biografici del p. Giuseppe ÌNIarchiori, ap-
pena appena ricorderò. Per le sue soavi
^irtù, vestite nel 1828 le clericali divise
nel dì, per l'istituto solenne, di s. Giusep-
pe Calasanzio, che n'èil protettore, quan-
do già era la delizia e l'ammirazione di
tutti, tosto divenne utile e prezioso opera-
io, benemerentissimo nel raccogliere li-
ntjosine per la riduzione della chiesa di s.
Agnese e nel dirigerne gli svariati lavori,
pel suo squisito discernimento in opere
d'archilellura e di belle arti. Gran be-
ne fece pure nella casa della congregazione
in Lendinara, nel materiale e nel forma-
le. Richiamato a Venezia, fu fatto defiui-
lore e vicario della casa, non che confes-
sore del femminile istilli lo dalla congre-
gazione soslenutoe diretto. Per le preda-
VOI. xci.
VEN 65
resuedoli ed encomiati menti,fu un pian-
to vederlo rapito dal cielo a i3 dicembre
1 856, con morte santa e immatura, men-
tre la congregazione si riprometteva da
lui e dal suo edificante esempio, grande
utilità. Oltre queste poche e rapidissime
parole io debbo farneallresull'incremeu-
to della congregazione, colla tanto per
me onorifica lettera deli'8 dicembre 1 857
impressa con edizione di soli Co esempla-
ri, dell'aureo e sempre per me beoiguis-
simo autore : Della fondazione in Pos-
sagno di una casa di Chierici secolari
delle Scuole di Carità, Lettera all'il-
lustre e nobile Sig/ Cav. Gaetano Mo-
roni a Roma, di Filippo d.' Scolari
Cav. pontificio di s. Greg. Riagno, so-
cio del l'accademia di Religione Ca Itoli-
crt,Venezia tipografia diL. GaspariiSSy.
Al rispettabile amico piacque, arrossi-
sco in dirlo, d' associare il mio nullo no-
me, con quelli d'un Antonio Canova prin-
cipe dell' odierna Scultura, tanto nolo
che non occorre aprir bocca né scrivere
sillaba per magnificarne lo splendoreim-
Diortale che tramanda (la cui memoria
possentemente scolpita sul dorso del se-
colo che fuggì, possentemente è pure ri-
petuta sulla fronte di quello che corre,
qual primaria potenza fra gli umani in-
telletti), in uno a quello del venerando
di lui fratello mg.' vescovodi Mindo, che
ne copiò le virtù singolari esimostròcosì
eminentemente degno di tanto rara cele-
brità. IVed io poteva pretermetterne la
breve contezza, per la dichiarazione colla
qtiale l'eloquente e dotto cav. Scolari die'
principio alla Lettera, vale a dire: Poi-
ché non avendo io ancora pubblicata
l'articolo Venezia, nel mio Dizionario,
che onora d'epiteto troppo lusinghiero
perchè io osi ripeterlo, e delle glorie che
le provennero pur dagli ùltimi tempi del-
la veneta aristocrazia, confidava render-
mi un grato servigio in ragguagliarmi
dell'avvenuto in Possagno« e questo per
due precedenti, che del tutto apparlengo-
uo a' veneti fasli,quauto ì duegloriosi e ve-
5
G6 VEN
iierandi nomi ilei inarchete Antonio Ca-
noi'a,e del p. Marco decanti Cavanis" .
Pel I /fallo, l'a iiloie [)assa al raccoiilo bio-
giaHco. Cile ili." novembre 1757 nacque
in Possagno AntonioCanova((li lui e della
foilunata pallia, nel cui meraviglioso 7-*^/«-
theon riposano onoratacuenle le sue pre-
ziose ceneri, col suo cuore angelico, lanlo
care e famose, in maruìoreo sarcofago da
Jui slesso scolpilo pel maichese Belio di
]V'apoli, e nel quale mg/ Canova aveva
stabililo die vi fossero deposte a suo lem-
j)0 le sue, e Io furono adesso, che quel be-
liedello passò a vita migliore, come di-
rò poi, per essere indivisibile dairamato
fratello anco nella tomba j Ifiuiigeralo
tempio in cui egli slesso il Canova pose
la 1/ pietra l'i 1 luglio 1 819 e ne fu in
venlore earcbllello; in più articoli ragio-
nai, e da ultimo ne'vol. LXXX, p. 78,
LXXXV, p. I 1 5 e 208, anzi nel decorso
di questo stesso, e nel § X, n. 2 i , con far
cenno del mausoleo onorario esisleiile in
s. Maria Gloriosa di Venezia, perchè que-
sta gli fu culla e tomba, oveapprese i pri-
mi rudimenti dell'arte e dove ebbe i primi
suoi mecenati, riferiti dal cav. Mulinelli,
Annali Urbani, p. 629), ed in Venezia
trovalo mecenate degno di lui nel patri-
zio Giovanni Falier, in Venezia corona-
lo di gloria principe dell'arti belle, chiu-
deva l'iulemeiala vita, a' i3 ottobre
1822 (nel campo di s. Gallo presso s.
Marco, e nella casa dell'egregio Anto*
nio Francesconi, alla cui famiglia lega-
vaio beo meritata ed aulica amicizia :
sulla porla della medesima dichiara l'av-
venuto l'epigrafe che il eh. Francesco Ne-
gri dettò. Ed a'i5 dello stesso ines*;, il fa-
condissimo cardinal Mouico, allora arci-
pretedi s.Viloin AsoIo,recilò iuFossagno
presenti le mortali spoglie dei veneto Fi-
dia, stupenda e commovente orazione, ri-,
piodolta nel 1 837 colla stampa per lode-
vole intendimento di mg/Giuseppe Laz-
zari), e legava alla sua terra natale il cele-
berrimo tempio. Ma questo fallo e questo
tempio uon avrebbe raggiunta co rupiula-
VE N
mente la mela, senza il concoiso d'un ;il-
ti<>(Fier Alessandro Paravia ciilie': No-
tizie intorno alla \'ila di Antonio Ca-
/io\'a, giiintoi'i il catalogo cronologico
di tutte le sue opere, Venezia 1 822 presso
Giuse|)|)e Oilandelli editore co' tipi Pi-
coltiaui). A' 19 maggio 1774 nasceva in
Venezia il venerando p. Marco de'conti
Cavaiiis fondatore dell' insigne congre-
gazione delle scuole di carità, del quale
spegnevasi la santa vita 1' i i (sic) otto-
bre i853. Questo è il 2.° fallo, degno
d'eterna memoria negli ultimi 5o anni
della veneta repubblica; poiché nel i.°
novembre 1857, primo giorno del secon-
dosecolo del natalizio del Canova, anda-
vasi a com()iere e diventare perpetuo a
benefizio spiritualeetemporaledella mil-
le e mille volle avventurosa Possagno.
Bello sarebbe riprodurre la Lettera, ma
sull'ara della necessità, ripugnante, anco
questo sagrifìzio io debbo iminolare. Di
volo accennerò. La fondazione del tempio
segnalò la memoria del i,° secolo della
nascita di Canova, qual prova certissima
di quella ss. Religione, che l'avea condotto
B collocare in esso il frullo di sue glorio-
ee fatiche, onde rendere a Dio il ricevuto
da lui, insegnando cos'i a'venluri quanta e
quale gratitudine sia dovuta al Supremo
Dalor d'ogni bene. 11 fratello mg.' Gio.
Battista Canova, degnissimo sacerdote,
dotto ellenista, che attinse coH'immorta-
le scultore gli alimenti primieri alla stes-
sa fonte di vita; che avvezzo ad essergli
per 4o e più anni indivisibile a! fianco,
ne raccolse con religiosa cura tulli i divi-
samenli benefici ; che dal famoso Tevere,
passando a dimorare nella diletta Possa-
gno, nella casa nobilissima de' Canova
fondava il museo delle domestiche glorie
(nella camera in cui nacque il grande ar-
tista si custodiscono i modelletti in creta
che sono i primi pensieri dell'opere da lui
appresso eseguile, gli scalpelli ec. Gli stu-
di a matita ed a penna, legali in volumi,
sono nella già stanza da letto del me-
desimo prelato; i quadri dipinti da Cauo*
V EN
va e il colossale liliatlo di lui, vcolpiJo in
marmo tla perse.adornanolesale terrene
delia casa. Nel fregio della galleria si leg-
ge: Gypsolhi'caex Cnnovae operilnsjj
die non solo conduceva il tempio a per-
fettissimo termine, ma l'arricchiva di mo-
numenti preziosi, di sagri arredi cospi-
cui, e di splendida dotazione; in fine do-
po 35 anni dalla perdita del suo diletto
fratello, divenne l'anello provvidenziale
e mirabile di con"iunzione tra l'anime
n
fatte celesti, di Antonio Canova e del p.
Marco Cavanis, (]uando cioè nel ) .° no-
venilire 1857, celebrando a secolare me-
moria della nascita del suo amatissimo
Antonio, apri il defunto prelato nella
sua patria adottiva Possagno un nuovo
stabilimento a'cliierici secolari delle scuo-
le di carità. Qui passa 1' onorevole a-
mico a farmi considerare con adequati
confronti, un complesso di disposizioni
della divina provvidenza, tutti quanti
relativi e gloriosi a Canova, al p. Mar-
co, al vescovo di M indo allora vivente; e
su questo, egli crede, nell'eterna patria le
due sante anime,in quel giorno innalzaro-
no all' Altissimo più vivi i cantici della
gloria ;e pregato insieme che sul veneran-
do capo del prelato fondatore della casa di
carità iiiPossagno, pio vesserò ognor più co-
piose le divine benedizioni. La casa madre
di Venezia piessos.Agnese,ha il preposito
superiore della congregazione,il vicario,
allri 9 sacerdoti, 2 chierici novizi, 4 fia-
lelli laici, un laico novizio. I chierici del-
le scuole di carità esercitano l'insegna-
mento ginnasiale nella casa filiale di Len-
dinara, mediante 3 sacerdoti con 1* assi-
stenza di 2 fratelli laici; ed altri 2 sacer-
doti ed un laico in quella di Possagno
fanno altrettanto. Ma lessi poi nel n.
ib4 del Giornale di Roma del i858,
l'annunzio della morte di mg.' Sai tori-
Canova vescovo di Mindo, avvenuta in
Possagno a' 18 luglio i858; e che sa-
lebbe sepolto nell'avello marmoreo, ove
stanno rinchiuse le ceneri del celebre suo
fralello Antonio, il che « effettuò, come
V EN 67
notai di sopra. Quindi pubblicò la Civil-
tà Cattolica de'2 I agosto. L'istituto del-
le scuole di carità, foiidalo e riccamente
dotato dal cuor magnanimo, dall'insigne
pietà e dal santo amor patrio di mg.'
Sartori-Canova, per aver esso aggiunto
a' sacerdoti che lo dirigono la cura del-
l' anime del paese di Possagno, tale è il
concorso de' fanciulli terrazzani e de'
dintorni che lo frequentano, tale quello
degli abitanti del villaggio e degli altri
circostanti che accorrono al sagro tem-
pio per r istruzione e pe'sagramenti, da
destare meraviglia non comune del come
sia tanto bene avvenuto nel brevissimo
periodo di soli pochi mesi, da che i chie-
rici delie scuole di carità hanno intra-
presa la direzione civile, morale e reli-
giosa di quella parrocchia. Se una Let-
tera stampata m'indusse a parlare d'un
Antonio Canova e del suo fratello mg/
Sartori-Canova, supplisca qui alla mia
insufììcienza, a' grandi encomi dovuti ad
ambedue al tra Lettera precedentemente
impressa, di cui parlo nel § XVII, n. i,
la quale essendo d' un gran Papa, io la
pongo siccome splendido epilaftio del-
l'onorata tomba che de' germani en-
comiati racchiude le mortali spoglie.
» Gregorio XFI. Venerabile Fratel-
lo, Salute ed apostolica benedizione.
Abbiamo ricevuto con somma compia-
cenza il libro bellissimo che Voi Ci spe-
diste stampalo in caratteri magnifici e
fregiato di figure eccellenti: ove si vede,
a colpo d'occhio, la grandiosa mole,
l'ampiezza, la maestà, la leggiadria e l'e-
leganza di quel Tempio, che fu imma-
ginato ed intrapreso dall' insigne vostro
Fralello uterino Marchese Antonio Ca-
nova di felice memoria, e che poi con
impiego di gran parte del di lui denaro
(maggiore anche della somma da lui a
tal uopo disposta), oltreché con zelo e
premura singolare, fu da Voi condotto
al perfetto suo compimento, e con le
prescritte solennità e ceremonie consa-
gialo, dappoiché eravate Voi slato nomi-
68 V E N
nato per tale oggetto vescovo tli IMin-
do da Leone XII di recente rimembrali,
za. Composto tal libro con isquisito la-
vorò e con mirabile diligenza, ed illu-
strato con corrispondente ricchezza di e-
l'udizione, Ci riuscì vie piìi grato, per-
chè più vivamente ridestò in Noi la me-
moria a tulio il mondo assai cara di quel-
1' Uomo prestantissimo, de' cui rari pre-
gi nessun secolo tacer saprà. Imperoc-
ché reso Egli celebre per tante luminose
doti di cuore e di spirito, coltivò l'arte
di Fidia, e la riportò alia più bella ma-
niera de' Greci e alla verace imitazione
della scella natura, spiegandovi un me-
rito cotanto eminente che con piena ra-
gione fu universalmente slimato e pro-
clamato a' giorni nostri qual principe
dell' arte slessa. Kè soltanto coli' eccel-
lenza di questa e con tante sue statue di
\iva sembianza commendò Egli il suo
nome all' immortalità; ma, ciocché for-
ma in vero il suo maggior encomio, con
la sua esimia pietà e religione, con la
divozione sua verso questa Cattedra di
s. Pietro, con la prolezione delle arti li-
berali e con la sua larga generosità ver-
so i poveri, talmente si cattivò 1' alFello
generale che da' JNoslri predecessori Pio
VI e Pio VII di piacevole ricordanza, e
da altri Principi di prim' ordine, fu o-
gnora colmato delle più distinte onori-
ficenze. E Voi, Venerabile Fratello (che
VI trovaste in conoscenza e a parie delle
viste di un tal Uomo, e coslantemenle
in compagnia di tutte le sue mosse, e che
poscia foste anche erede delle di Lui so-
stanze), sapeste contribuire assai bene al-
la di Lui fama e celebrità specialmente
con le qualità vostre pregevoli. Sono in-
fatti a cognizione Nostra l'estensione de'
vostri talenti, la vostra parlioolare pietà,
religioue, probità, il vostro amore per
l'amena letteratura e perle scienze più
sode, non che 1' ossequioso vostro attac-
camento a Noi e a questa Stuìe Aposto-
lica. Del qual vostro special sentimento
verso di Noi fa prova il libro eiegautis-
VEN
Simo che testé Ci fiiceste presentare. Vo-
gliamo quindi accertarvi-che per più ra-
gioni Ci fu graditissima l'Opera soprac-
cennata, e che per le vostre egregie virtù
sentirà verso Voi il Nostro cuore un'in-
cessante propensione. Vi abbracciamo
pertanto con pari amorevolezza, mentre
cordialmente v'impartiamo, Venerabile
Fratello, l'Apostolica Benedizione. Dato
in Roma presso s. Pietro sotto 1' Anello
del Pescatore questo dì 8 febbraio i834,
quarto del Nostro Pontificato. — Pel
sig.' Cardinale Albani, A. Picchioni So-
stituto. — Al Venerabile Fratello Gio.
Battista Sartori-Canova vescovo di Miu-
do nelle parti degl' infedeli".
68. SS. l'ito e Modesto , volgar-
mente s. Fio. Era sino al i8io par-
rocchia, collegiata, filiale di s. Maria
Zobenigo: fu soppressa la parrocchia,
chiusa la chiesa e iodi demolita, non ne
resta alcun vestigio. Sono concordi i cro-
nisti veneti nell'assegnare il 912 per la
fondazione della chiesa parrocchiale de*
ss. Vito e Modesto martiri ; discordano
però nello stabilirne il fondatore, nomi-
nando le famiglie Magno, Vido e Balbi
originari d'Aqdileia. Coll'andar degli an-
ni, sprofondato il terreno e pericolando il
tempio, la religione del senato io grata ri-
conoscenza aDio,per la conservazionedel-
la pubblica libertà dalla congiura di Baia-
monte Tiepolo nel i 3 i o,assegnò dall'era-
rio della repubblica l'opportuno aiuto per
ristorarla; al quale oggetto destinò pure
le colonne e i marmi tratti dalla casa del
Tiepolo fatta demolire in castigo del tra-
dimento, e nel i 3i5 con nuove benefi-
cenze fece compiere la chiesa e riedificare
il campanile. Per la slessa cagione si or-
dinò che il giorno festivo de' ss. Vito e
Modesto titolari, fosse solennemente os-
servato, e la chiesa annualmente fosse vi-
sitata dal principe, dovendosi poscia te-
nere a pomposo pranzo il di lui accom-
pagnamento. Nel secolo XV vi abitava-
no aìcuue pìzzochere della Madonna di
s. fio, coir abito delle quali nel i533
VEN
volle esser sepolta nella chiesa di s. Mi-
chele di Murano la malroiia Maria Lo-
redan, lasciando in legato io ducati d'o-
ro alla casa dell'ordine delle Pizzochc-
re. Anticamente collegiata, nel 1 582 i vi-
sitatori apostolici, riconosciuta la ristret-
tezza delle sue rendite, la ridussero a sem-
plice parrocchiale e col solo pievano. A-
vea 7 altari di marmo, e fra essi uno de-
dicato alla Madonna della Salute, da
ten)po immemorabile, per la cui inter-
cessione piamente si crede esser slati nel
i63o interamente preservali i parroc-
chiani dalla peste, che fece orribile stra-
ge nel restante della città. Liberata que-
sta dal gravissimo flagello, stabili il se-
nato l'erezione d'un tempio in onore del-
la Madre di Dio, e con fausto augurio di
detto nome, nella consagrazione fu insi-
gnito dello stesso di s. Maria della Salu-
te. La chiesa de'ss. Vito e Modesto fu ar-
licchita delle loro ossa e di altri marti-
ri; ed alTaltaredi s. Antonio abbate, tra-
slatu da quello di s. Giovanni Evagelista,
si venerava il corpo incorrotto della b.
contessa Tagliapielra vergine, nobile ve-
neziana, della cui angelica vita,spenta nel
I 3o8, racconta cose edificanti e meravi-
gliose il Corner; curpo che attualmente
si venera nella chiesa di s. Maurizio.
69. S, Gregorio. Antica e insigne
badia di monaci, a cui era anche an-
nessa la cura dell'anime. Era filiale di
s. Alarla Zobeuigo ; soppressa nel 1808
la parrocchia e aggregala a s. ftlaria ilei
Rosario, volgarmente s. Domenico delle
Zattere, la chiesa fu chiusa e ridotta ad usi
prof.tni, come laboratorio della zecca per
la radlneria dell'oro. Prima che dalla cit-
là di Mulaojocco fosse Irasl'erila la sede
ducale in Venezia neli'809 (meglio 8 1 3),
già l'ordine di s. Benedetto erasi stabili-
to in un' isolelta delle venete lagune e
presso il loro ingresso, dal nume del san-
to titolare della chiesa ivi fondata, vol-
garmente delta Isola di s. Servolo. Non
è palese l'epoca della fondazione del mo-
uustcro, bensì è nolo come Angelo l'ar-
V E P( 69
tecipnzlo, il I.' de'dogi clie risiedesse in
lliallo, commiserando le ristrettezze nel-
le quali per l'angustia delle fabbriche vi-
vevano tanti divoti monaci abitanti in s.
Servolo, donò neir8if) a Giovanni ab-
bate l'isola di s. Ilario, luogo posto ne'
confini delle lagunedalla parte delle Gam-
barare, perchè ivi co'numerosi suoi mo-
naci potesse più quietamente servirà Dio.
Imitatore d'Angelo suo padre , il doge
figlio e successore Giustiniano, lasciò pei*
sostentamento de'monaci rilevanti rendi-
te,ollre l'aver beneficatoli monastero con
amplissimi privilegi d' intera esenzione.
Avendo gli abbati dilatate le possessioni
ne'territorii di Padova e Treviso , con
jus su quelli di Tresegole, di Gambara-
re e d'Oriago, Pietro abbate de'ss. Ila-
rio e Benedetto impetrò e ottenne nel
Ilio dall' imperatore Enrico V la con-
ferma de' privilegi ed esenzioni concesse
al monastero da Carlo, dagli Ottoni ed
Eni'ichi suoi predecessori, con di[)loina,
poi confermato e amplialo nel i 1 36 dal-
l'imperatore Lotario II. Nel monastero
furono sepolti 4 dogi, i ilue nominali fon-
datore e benefattore, Pietro IV Caudu-
no, e Vitale Candiaoo, il quale nel 979
rinunziato il principato ivi vesti l'abito e
professò la regola di s. Benedetto. Rolla
guerra la repubblica nel i i44 contro i
padovani, per aver questi in vicinanza
del monastero di s. Ilario, nel luogo det-
to Fusina o Lizza poi canale di Fusini
checonducea Venezia, introdotto ilBreu-
la con nuovo alveo a danno delle la-
gune, nella successiva pace il comune di
Padova s'obbligò riguardare e protegge-
re gli abbati di s. Ilario come suoi citta-
dini, ed a vantaggiodel monastero conces-
se la 4-" parte de'noleggi di tulle le bar-
che, che da Noventa del Padovano na-
vigassero per Venezia ne'mesi d'aprile,
maggio e agosto. Fin da questi tempi la
chiesa di S.Gregorio situala in Venezia,
era soggetta all'assoluta giurisdizione de-
gli abbati di s. Ilario, perciò essi la chia-
mavano, secondo lo siile dique'secoli, lo-
70 V E N
10 Ubbidienza ; il die confermò pure nel
I 177 Alessandro Ili nel ricevere il rao-
nastei'O sotto la protezione di s. Pietro,
con tutte le sue pertinenze. Non è nota
J' origine dell' antichissima chiesa di s.
Gregorio; certamente esisteva neir8c)7,
e si attribuì 1' erezione alla nobile fami-
glia Pascasa. Per l'incendiodel i io5,che
divorò con 24 chiese anco questa, poco
appresso fu rifabbricata. Da' documenti
sì trae, che dopo 1111776 innanzi la sov-
versione del celebre monastero de' ss. I-
lario e Benedetto, la chiesa era uffizìata
da'benedettini ivi abitanti. Confermaro-
no i privilegi gl'imperatori Enrico VI
neli 196 e Ottone IV nel 1209, dal cpia-
le anno infestali gli abbati del monastero
de'ss. Ilario e Benedetto, dalle prepoten-
ze di Giacomo di s. An(lrea,nel 12 1 5 ot-
tennero da Innocenzo 111 di trasferirsi nel-
r ubbidienza di s. Gregorio di Venezia,
lasciando nell'altro de'sagri ministri per
nfliziare la chiesa, finché dalla diabolica
furia di Ezzelino III da Romano, giurato
nemico della Chiesa e del nome vene-
ziano, restò il monastero nel 124? '"'6-
ramenle atterrato e ridotto ad uso di mi-
li.lare fortezza; così i monaci meglio sta-
bilirono la loro permanenza in s. Gre-
gorio. Da questo tempo cominciarono a
portarne il nome, alternandolo colprece-
dentCj ed anco uniti. Corner riporta le
notizie di diversi abbati: Fridiano lo fu
per 40 anni, restaurando la chiesa nel
1342 ; e dice che ne fu l'ultimo il dot-
tissimo Andrea Bon scelto a vicario ge-
nerale di Castello da s. Lorenzo Giusti-
niani , dopo la cui morte il monastero
decaduto in commenda pervenne in pos-
sesso di Girolamo Landò arcivescovo di
Candia, che trovasi in un documento del
1 45o aiììrninistratore perpetuo dell' ah-
haziadis. Gregorio. Gli altri poi, che
successivamente ottennero le rendite del-
l'infelice monastero, chiamaronsi abbati
commendatari, de'quali ih. "Bartolomeo
Paruta del i455, con bella architettura
l'istoi'ò la vecchia chiesa e fabbricò lacap^
VEN
pella maggiore, indi arcivescovo di Fi*
ladelfia. Perduta l'abbazia ogni suo lu-
stro dopo l'essere divenuta commenda,
circa il declinare dello scorso secolo ne
fu soppresso il monastero, 616110111.° pie-
Tano nel 1775, e dipoi auche la chiesa
come dissi.
70. S. Eufonia della Giudecca ^
De Judaica, L'isola di questo nome non
pare che sia stata così detta dalla pre-
lesa non lunga dimora , che in essa fe«
cero i giudei, ma da (|uanto dirò ragio-
nandone, nel § XVIlI,n. 2. Degli ebrei
parlerò nel § XIV, n. 5. Anticamente
chiamavasi Spinalunga, sì pegli spinai
di cui era coperta, che per la sua fi-
gura bislunga, e dalla sua estensione ia
lunghezza, a cui per niente corrispon-
deva la larghezza, allora assai mino-
re di quello ch'è al presente. Imperocché
circa i principi! del secolo XIV colle con-
cessioni fatte a'privali delle paludi attac-
cate all'isola fu ella di multo dilatata coti
V aggiunta di edilizi, d' orti e monosteri.
Quantunque sieno molte le chiese, che
nell'isola in diversi tempi furono erette,
che ricorderò nel citato n. 2 del § XV III,
indicando i luoghi ove le descrissi, una
sola dedicata alle ss.Eufemia,Doro tea, Te-
cla edErasma vergini e martiri inAquileia,
venne stabilita con cura d'anime. Il San-
so vino descrivendo questa chiesa, la dice
fondata nel g52 (o nel 9^)0) dalla fami-
glia Dente; ma poi nella vita d'Orso [
Partecipazio deir864, ne ascrive il meri»
lo alle famiglie Barbolani, Iscoli e Selvi,
i quali nobili richiamati dall' esilio in pa-
tria ebbero per grazia 1' isola di Spina-
lunga, poi chiamata Giudecca, dove edi-
ficarono la chiesa di s. Eufemia con aU
Iri oratorii. Da una lapide affissa alle pa-
reti si ricava che fu cousagrata a' 3 set-
tembrei37i da Luca vescovo Cardicen-
se e da Bartolomeo vescovo Agiense; e
9 anni dopo fu con altri due consagra-
to l'altare maggiore, in cui furono ripo-
ste le reliquie delle ss.Titolari, ottenute da
Arjuileia per dono di Giacomo Conte, Si
V E N
Tonernno pure in questa chiesa, il corpo
(Il s. Feliciano marlire, e molte reliquie
insigni ili ss. Martiri provenienti da'cimi-
teri romani. Collegiata, era filiale di s.
l'ictro (li Castello. Ne fu soppressala par-
roccliialitìi, e trasportata alla chiesa del
ss. Redentore, dopo che vi ftnono tolti i
cappuccini; questi riammessi, la parroc-
chia ritornò alla chiesa di s. Eufemia, ov'<ì
anche di presente. La sua giurisdizione
pairocchiale si estende per tutta l' isola
della Giudecca, la quale benché disgiun-
ta dalla città, ne fu sempre riputata una
frazione appartenente al sestiere di Dor-
soduro. E' soggetta alla decahia di s. Ma-
ria del Rosario e conta "2847 f'"'"^'?' ^P'
particne al commissariato della Gitidec'
ca ed isole adiacenti. Il tempio nel se-
colo decorso fu ridotto all'attuale suo sta-
lo. Dell'oratorio non sagrauieiiLale di s.
Maria del Carmelo parlo nel § X, n. 5j;
e dell'oratorio sagramentale privato del-
la ss. Trinità delle Terziarie francescane,
discorro nel § XI, n. 11. Nella chiesa di
s. Eufemia vi è la figura di s. Rocco, di-
pinta ueli4i^o da Bartolomeo Vivarini,
la quale è degna del Mantegna.
Oltre alle 70 parrocchie fin qui enu-
merate, altre due ne furono aggiunte in
tempi assai posteriori, per cui al comin-
ciar del secolo corrente, prima che se ne
intraprendesse la concentrazione e la
soppressione, lai.' avvenuta a'io marzo
1808, e la 2.* a'i5 ottohrei8io, ed an-
co con altre date di tali anni, se ne enu-
meravano 72. Le quali due parrocchie
furono le seguenti.
71. S. Sci'ero , la cui parrocchiali-
tà apparteneva alle monache di s. Lo-
renzo, e la facevano esercitare da un
cappellano curato. Questa fu soppres-
sa nel 1808, e la chiesa veutit; chiu-
sa e per qualche tempo servì a ricove-
ro (li poveri lavoranti della casa d' in-
dustria di s. Lorenzo, indi si convertì in
odicina da falegname. Nel 1829 fu de-
molita esulsuo suolo furono piantate con
nuova fabbrica le carceri di polizia. La
V E N 71
chiesa sorgeva nel sestiere di Castello, ed
era stata edificata, insieme a quelle di s.
Lorenzo e altre, da Angelo Partecipazio
deir8io (gli antichi Farlecipazi oggi so-
no chiamali Dadoari), i ."doge in Rialto,
in onore di s. Severo vescovo di Raven-
na , e presso la quale si fermò il suo fi-
glio Giustiniano sdegnato, quando redu-
ce da Costantinopoli intese essere stato
dal padre assunto in consorzio alla du<
cea Giovanni suo minor fratello, per cui
non volle recarsi al palazzo ducale. Ri-
dotte poi in potere d' Orso Parlecipazio
vescovo d'Oli volo, per eredità del suo ge-
nitore Giovanni nominato, le due chie-
se, nel morire neir854 ordinò: Che pres-
so di s. Lorenzo si dovesse fabbricare
un (nonastero di monache, nella cui per-
[)etua giurisdizione fosse l'altra chiesa di
s. Severo. La di lui sorella R.omana fab-
bricò ((uindi il monastero, e le monache
pacìficamente possederono ancora la chie-
sa di s. Severo, già fatta parrocchiale, fin-
ché verso il secolo XII alcuni parrocchia-
ni «uscitando ingiuste molestie , negaro-
no al monastero i diritti parrfjcchiali, che
fino dalla sua origine con legittimo tito-
lo avea posseduto. Ricorsero le tnonache
a Papa Urbano III, il quale nel ii8t>
frenando le pretensioni de' parrocchiani,
li costrinse al dovere così per l'esequie
de' defunti, che per ogni altro jus par-
rocchiale. Non però i parrocchiani desi-
sterono da' litigi per sottrarre la chiesa
dalla soggezione del monastero; finché
r abbadessa invocata l' autorità della s.
Sexìe, questa deputò Matteo vescovo di
Ceneda ad esaminare la controversia, il
quale nel r 198 sentenziò a fivore delle
monache, e Innocenzo 111 non solo nel
1200 l'approvò, ma nel 12 i4 ricevè il
monastero sotto la protezione di s. Pie-
tro, confermando con ampio diploma il
giusto possesso della chiesa di s. Seve-
ro colle sue pertinenze. Nondimeno i par-
rocchiani ostinati, coll'appoggio di alcuni
del clero di s. Severo, procurarono d'in-
trodurre nella chiesa un pievano da loro
72 YEN YEN
elei lo. Allora Innocenzo III. prese nuove gii ebbe dopo il i 720 ; si dovea rifabbri-
provvicìecze, cbe continuale tlal succes- core nel 1763, ma non si effelluò.
soie Onorio III, Gregorio IX che a que- 72. S. flIariaAssnn[a,\o\gHi-mente de
«li succedette, nel 1235 confermò la sen- Gcsuili, la quale parroccbia fu piantala
lenza in favore delle monache. Quietati dacché! gesuiti furono costretti ad abban-
così i parrocchiani, nel fine dello stesso donare Venezia, secondol'ab. Cappellelti,
secolo insorsero i preti della chiesa di s. ma non pare per quanto riferirò collo iS^^rt-
Severo colla pretensione d'essere bene- to personale dal Clero. Fu anche questa
ficiati perpetui inamovibili, perciò ricu- soppressa, servì alquanti anni a succur-
sando ubbidienza oll'abbadessa. Si prò- sale de'ss. Apostoli; pochi anni or sono,
lungo la contesa, e finalmente il vicario riammessi i gesuiti, fu loro riconsegnata,
del vescovo di Castello neli3gi dichia- senza ripristinarvi la parrocchia. La chie-
lò: la chiesa di t. Severo appartenere sa di s. Maria Assunta de'chierici regola-
pienamente al monastero di s. Lorenao, ri della compagnia di Gesti, trovasi nel
e che il suo clero dovesse riconoscere per sestiere di Canalregio. L'antica sotto il
superiore la badessa e ubbidirla. Qiiesla nome de' Crociferi ebbe principio non
sentenza confern)òneli3g3 Bonifacio IX, prima deh i5oe non più tardi tiei i i 55.
e con altio diploma del i 899 ricevè sol- J^'edificò colla contigua casa pe 'suddetti
lo la protezione della s. Stùe la chiesa e religiosi crociferi e con dotazione, Pietro
clero di s. Severo, esentandoli da qua- omeglio Cleto Grau'soni oGusoni, ezian-
lunque giurisdizione del vescovo di Ca- dio fondatore ivi appresso d'un ospedale;
stello; salva per intero quella della ba- religiosi antichi, eh' ebbero le legole da
dessa e monastero di s. Lorenzo. Il Papa Alessandro 111, e neh «70 nuove rendite
commiseal |>atriarca di Grado l'investilu- da Benavere Grausoni parente dell'altro
ra de'beneficiati eletti dalla badessa; ma loro benefattore. La chiesa restò rovina-
ciò riuscendo poi d'incomodo e ritardo, la dall'incendio del 12 i4, e rifabbricata
con altro diploma del i4oi ordinò che poi da'crociferi in ampia formo, durò si-
i beneficiati nominati dalla badessa do- no al secolo passato, in cui da'gesuiti fu
vesserò tosto riconoscersi come istituiti di magnificamente riedificala da'fondamen-
piena autorità apostolica. Anche la pò- ti quale si ammira. L'ospedale annesso
tleslà laica confermò le prerogative del pai e che fosse albdato alle cure de'croci-
monastero di s, Lorenzo, sulla chiesa di feri, all'uopo avendolo frali laici pel mi-
s. Severo, con decreto emanalo dal sena- ni>tero degl'infermi. Fu accresciuto di
to ne'principii del secolo XV. In memo- renditeda Bertoldo patriarca d'Aquileia,
ria di che, furono aflissi nella facciala e- confermale nel i256 dal successore Gre-
slerioredella chiesa stessae sulle due por- gorio ila Montelongo. E' verosimile, che
te laterali, due Leoni, insegna della re- nell'ospedale da principio fossero accolli
pubblica. Martino V fece confermare le uomini e donne, poveri e infermi; ma in
giurisdizioni del monastero, riconoscendo seguito restò ristretto a ricovero di sole
tziandio I antica consuetudine della ba- femmine, e dopo la soppressione de'cro-
dessa di s. Lorenzo, d'eleggere e rimuo- cifeii, i procuratori di s. i\Lirco l'assegna»
■vere i cappellani dello slesso s. Lorenzo, rono u T.,- vedove de'soldali morti in pub-
«enza dipendenza dall'ordinario del luogo, blico servigio; ma non mollo dopo, si
Poscia neh 56 iPio IV confermò i privile- dispose a favore d'ogni condizione di pò-
gi del monastero. La primitiva chiesa di s. vere. Frallanlo che il monastero e l'o-
Severo perita nell'incendio deh i o5, era spedale miglioravano nell'economico, sì
siala riedificala e consagiala a'5 giugno, pei le ricordale beneficenze, che per al-
tenaa conoscersi l'anno. Alcuni restauri tre pie oU'crle de'fedeli, llallliele Basegio
V E N
ottenuto In Coslantinopolt il corpo tìl s.
lìai barn, diversa dalla venernta a Torcel-
lo, lo donò alla chiesa di 8. Maria de'cro-
ciferi. Decaduti i religiosi dall'antica au-
stera eseiuplarilà, il 9. Corpo nel i485 fu
concesso alla confraternita artistica de'
sartori , consegnandosi loro una delle 3
chiavi dell'arca chelo racchiudeva. In va.
ri tempi furono donale a questa chiesa le
seguenti ss. Reliquie. E qui nuovamen-
te prolesto, che nel riportare quelle nelle
diverse chiese regislrate dal Corner, non
posoo asserire, se dono tante politiche vi-
cende, tulle realmente ancora vi sussi-
stano. Una ss. Spina, l'arte dèi cranio di
s. Sabina martire, ed un vaso col di lei
sangue, di cui è memoria che sì liquefa-
cesse nell' inverno e si congelasse neh' ۥ
siale. Una coscia (od osso) di s. Cristoforo
di forma gigantesca. Delle ossa de'ss. In'
nocenti. Le leste di s. Lanfranco vescovo
di Cantorbery, e di s. Massimino marti-
re. Le reliquie de'ss. Gio.Crisostoino.Gre-
gorio Nazianzeno , Lorenzo Levita, Cor-
Delio Papa, e Cipriano vescovo e mar-
lire, fiancalo l'anlico fervore e inlrodot»
la la rilassatezza nell'ordine, la maggior
parie de'Ioro conventi passarono in com-
menda, e queslo di s. iMaria nei i4'H f^l
concesso al cardinal Barbo poi Paolo 11,
che vi destinò a governarlo ìSicolò dalle
Croci vescovo di Lesina; e collo stesso tito-
lo di commenda l'ebbe il cardinal Bessa-
rione.Dopolisua n)orte,il senato procurò
presso Sisto IV la riforma del monaste-
ro con l'espulsione de' crociferi, e la so-
stituzione dell'esemplari monache di s.
Maria degli Angeli di Murano. Non fu
esaudito, e il monastero reslò commen-
da. Allenati dall'ampiezza delle fabbriche
e dall'opportunità del sito,inulilujente lo
domandarono i canonici regolari di s. Spi-
rilo nel 1 48 i , ed i serviti neh 489. 11 vec-
chio cdifìzio del monastero reslò (juasi
interamente distrutto dal fuoco, onde nel
1543 con venne a'crociferi rinnovarlo da'
fondamenli.l'ocoelfello produssero le cu-
re di s. Pio V |Jer ripristinare l'ordine al
VE N 73
suo iplendore, finché Innocenzo X sop-
presse 1 1 de' loro n)0iiasteri, e ne lasciò
soli 4) de'quali era capo queslo di s. Ma»
ria, in cui pose la residenza il rettore ge-
nerale dell'ordine. Ma anche questi 4
furono estinti dal successore Alessandro
VII neh 656, assegnandone i beni alla
repubblica veneta per la difesa di Can-
dia. In tal congiuntura i gesuiti , i quali
nel 1606 per lefainose controversie ha la
repubblica e Paolo V, per ubbidire al
ponliljcio interdetto eransi partiti dalla
loro casa presso la chiesa di s. Maria del-
rUniiltàdi Venezia (la quale essendu sta-
la allora data alle benedettine della Vi-
sitazione, parlando di esse nel § XVIII,
u. IO, dirò della prima introduzione de'
gesuiti in questa città), avendo ottenuta
la libertà di ritornare nello stato veneto,
comprarono dal senato a mezzo di Carlo
Carafa vescovo d' A versa e nunzio ponti-
ficio in Venezia, pel prezzo di 5o,ooo du-
cali il monastero de' crociferi, di cui a* 3
o nell'i I marzo 1657 prese possesso il p.
Girolamo Claramonti provinciale, a no-
me di tutta la couipagnia, istituendo in
esso la casa professa della provincia di
Venezia. Non trascorse molto tempo ,
quando la chiesa ampia, ma debole nella
struttura, cominciò a minacciare rovina.
Per cui neli7i5 ne fu intrapresa la rie-
dificazione in magnifica forma d.»'fì>nda-
inenti, com'era si vede, e nel breve giro
di 3 lustri fu ridotta al suo compimento
con tal nobiltà, che può inerilainente an-
noverarsi fra'piìi ricchi e ben ornati tem-
pli di Venezia. L'aliare sontuosamente e-
retto nella cappella maggiore, la ricca in-
crostatura di tutta la chiesa , e l'eslerior
f.icciata di marmo furono tutte opere
della famiglia Manin , e gli altri altari
della chiesa furono pure benefizi di di-
vote persone , che contribuir vollero a
decoro d'un tempio, in cui tanto si ope-
rò a santilìcazione dell'anime. E ben sin
dal principio, che ivi pose piede la com-
pagnia di Gesù, si riconol)be quanto i di
lei instancabili fi"li utili fossero anco in
74 V E .V
YciirzÌ!! col !oro esemplnre fervore, co-
me (Inppcitulto, per l'efernii salute <Ie'
prossimi; vnn sinf^olarnieiite ciò mnnife-
sto itppar'i nell'inclefessa carità del p. An-
drea Alceiiago veroDese , uomo di zelo
nposlolico , che cogli evangelici suoi su-
dori coltivò per ben 7 lustri in Venezia
la vigna del Signore; prediligendo i po-
veri, ie prigioni, le galere, i rpiartieri de*
soUlali. Ne celebra le mirabili virtù e la
santità della vita, l'edificante e dotto Cor-
ner, Perla ftitale sojipressione del bene-
merito online de'gesiiili nel 1773, infaii-
sic preludio della generale, sebbene la
divina provvidenza e co«i autorità apo-
stolica li conservò sempre, come narrai
anche nel voi. LXXXIl , p. 273, cele-
lìiando il veneto Clemente XI 11 loro am-
miratore; da allora in poi si considerò
la chiesa di s. Miiria Assunta padronato
regio, e fu manteiuila dalla numificenza
del senato, finché a'a marzo 1808 venne
dichiarata succursale de'ss. Apostoli, tale
rimanendo sino all'S luglio 1 844. '" cui
fu riconsegnata a'gcsuiti.iistabiliti in Ve-
nezia colia sovrana risoluzione de'2 1 no-
vembre 1 843, comunicata col governati-
vo decreto g dicembre di quell'anno. Ri-
pristinati dunque i gesuiti per tutto il
mondo cattolico da Pio VII, dipoi ritor-
narono a questa casa e chiesa loro. Si
legge pertanto nel n.° 70 del Diario di
Roma del i844- " Venezia io agosto.
Presso di noi nel 3i dello scorso luglio,
giorno dedicato alla memoria del celebre
istitutore della Compagnia di Gesù, s. I-
gnazio di Lojola, veime celebrato con so-
iennissima pompa e con insolita frequen-
za di popolo il ripristinamenlo della me-
desima compagnia nel magnifico tem-
pio intitolalo alla Vergine Assunta. Sua
Eni." liev,'" il sig.*^ Cardinal Patriarca di
Venezia inaugurò, nella mattina del det-
to giorno, la divola ceremonia, la quale
fu più ancor edificante per un eloquente
discorso da lui pronunziato davanti a'
nuovi membri ed a molta copia di spet-
tatori. Al dopo pranzo disse la panegirica
YEN
orazione il inc«rdote Giovanni Renier,
arciprete della vicina terra ili iMestre (sa-
no lieto di poter aggiungere, che questo
venerando personaggio , pel quale d,i
molti anni nutro il più profondo osse-
quio, da' 17 dicembre 1 855 è degnissimo
vescovo di Feltre e Belluno), uomo che
in sidalli lavori si è omai procacciato un
nome distinto. Semplice e piana fu la tes-
situra dell' orazione; che ove la copia di
falli veramente luminosi , le macchine
oratorie non tengono, e sono soverchi gli
abbellimenti dell'arte. Narrala in com-
pendio la vita del Lojola, e rilevatene la
più splendide gesta, l'oratore scese oelU
1." parte a toccare i fasti dell'Istituto, dal
Santo immaginato e con saviordinanienti
direttole in questo punto l'orazione trion-
fò: e nell'accorta scelta de' fritti, e nella no-
bile e faconda esposizione di essi, tnostrò il
Renier quanto sia avanti nella bellissima
disciplina a cui è dedicato. Sulla fine del-
la lunga, fiorila e beu'accolta orazione, il
Renier volse le parole a' pochi membri
della Compagnia rinascente, augurando
loro prosperi inizii, solleciti avanzamenti.
Desiderò eh' essa ritorni nel primiero
splendore, che si fecondi di uomini gran-
di veramente tanto nell'ecclesiastiche,
quantonellecivili discipline: desiderò che
si renda utile alla gioventù, giusta uno
de' principali intetulimenti dell'illustre
istitutore.. E noi pure, nel chiudere que-
sto cenno, ripetiamo gli stessi auguri!, [ni
Venezia le scuole ile'gesuili, ancorché da |
molli anni soppresse, conservano tutta-
via un nome onorato, si pe'celebri mae-
stri che le decoravano e sì per gli elfettiv i
vantaggi che recavano a Ila giovenlù;laou-
de a ragione il popolo celebrò quel giorno,
in cui vide quella Compagnia ridonata
entro le tranquille e gloriose sue mura,
ed a ragione, quasi ricambio de' prestati
servigi, volle mostrarle la gioia d'un ani-
mo con giustizia riconoscente. P, C. ". I
gesuiti avendo fondato presso la chiesa
una casa ad uso di ospizio, in essa vi sono
il rettore, il ministro, altri 7 sacerdoti, 3
VE N
frafelli. Inoltre per la chiesa trovansl un
mansionario, 2 sacerdoli uflìzianli e con-
fessori, ed un chierico ostiario. La chiesa
di s. Maria Assunta fu architettata da
Domenico Rossi, ed anclie il Moschini la
riconosce per una delle più ricche della
città, per la copia e preziosità de'iuarmi, e
de'Iavori d'arte che l'adornano di scul-
tura e di pittura sparsi per la chiesa. La
facciata fu costrutta da Gianibaltisla Fat-
toretto d' ordine corintio, ornandola di
moltissirae sculture di vari scarpelli, delle
quali può dirsi bosco. Nel 3." altare la
tavola con Maria Vergine e Santi gesui-
ti, è opera di Balestra, bellissima per in-
venzione e composizione, disegnata e con-
dotta con grazia e nobiltà, lodevolmente
incisa dal Bartolozzi. Nella cappella a
fianco del maggiore il Liberi rappreseli-
lo la Predicazione del Saverio. 11 mag-
gior altare si disegnòda fr. Giuseppe (An-
drea?) dal Pozzo, celebre per la guerra
che intimò alle linee rette. I dipinti del
soililto sono del Dorigni. Magnilìco ed
omatìssìino di fini marmi e di sculture è
tale altare , con tabernacolo ricco di la-
pislazzoli. Presso r altra cappella il mo-
numento del doge Cicogna si architettò
e scolpì dal Campagna. La sagrestia è
tutta coperta d' opere di Palma il giovi-
ne, tranne il quadro cogliEvangelisti,ch'è
del Fumiani, e quello della Circoncisione
del Signore, ch'è di Tin torello. Di que-
sto pittore è anche la gran tavola deli,
altare a destra della crociera, con Maria
Vergine assunta a'cieli.Qui lo stesso Jaco-
po, lasciato suo stile, paoleggia, e usò va-
ghe e belle tinte e facile andare di pieghe.
Nell'ultimo altare manca di buon lume il
Martirio di s. Lorenzo, opera assai cele-
brata di Tiziano , la quale soggiacque a
troppi ristauri : fu portata a Parigi e poi
si riebbe. 11 soffino è brillante lavoro del
Fontebasso.
73.Dall'epoca,incuì di mano in roano
furono stabilite tutte le 71 o 72 parroc-
chie suddescrilte,siuo all'anno 1807 esiste-
louo nel loro giado • nella loro dignità
VEN 75
n di parrocchie o pievi, e sì di collegiale
e di matrici, ovvero di filiali, secondochè
indicai ; senza che mai precedentemente
per vicenda verima o avversità della ces»
sala lepubblica ne fosse stato alterato il
ninnerò o la qualità. Ma quando, sotto
il governo napoleonico, lìn decreto iu)pe-
riale de'22 giugno 1 808 ordinava la i.*
deplorabile concentrazione e soppressione
d'alquante parrocchie in io delle prima-
rie città del regno Italico, susseguita dal-
la non meno lagrimevole soppressione di
conventi e mc.nasleri, anche le parroc-
chie di Venezia, di 72 ch'erano, furono
ridotte alle 4» cl>e seguono. S. Pietro
di Castello , non ancora canonicamente
spogliata del suo grado di chiesa catte-
drale metropolitana e primaziale, beu->i
per fatto arbitrario del patriarca Gam-
boni. S. Marco abusivamente e illegitti-
mamente innalzata dalla podestà laica,
secondala dal nominato prelato, all'o-
nore e prerogative di cui volevasi spo-
gliare la precedente. S. Moisè,s. Martino,
g. F^lntiuo, ss. Trinità , s. Autonino, s.
Maria Zobenigo, s. Salvatore, s. Leone,
s. Giacomo dall'Orio, ss. Sinione e Giu-
da, ss. Ermagora e Fortunato, s. Gere-
mia , s. Fosca, s. Marziale, ss. Apostoli,
6. Gio. Crisostomo, s. Margherita, s. A-
gnese, s. Paolo, s. Stefano protomartire,
s. Silvestro, s. Apollinare, s. Eustachio,
8. Michele Arcangelo, s. Gio. Battista iu
Bragora, s. Maria Formosa, s. Samuele,
s. Bartolomeo , s. Croce, s. Cassiano, s.
Sofia, s. Canziano, s. Panlaleone, s. Ni-
colò, s. Raftàele Arcangelo , s. Barnaba,
ss. Gervasio e Prolasio, s. Eufonna. Le
non nominate di conseguenza furono sop-
presse , e di alcune ne furono distrutte
le chiese, come rilevai nel ragionarne. A
questa concentrazione e soppressione di
parrocchie, tenne dietro la concentrazio-
ne e generale soppressione de'conventi e
de* monasteri d' ambo i sessi, e di questi
altresì furono nella maggior parte chiuse
le chiese, e non poche eziandio atterra*
te, Poscia il dello goveruo riputò sovei*
76 VEN
ciiio di troppo anche il numero delle no-
minale e il<» lui ridolte ^o pairoccliie,
per cui con decreto de' 12 apriIei8io le
restrinse a 3o soltanto; le quali fuit)tio
quelle stesse che continuarono ad esserlo
sino al presente. In princìpio tutte le no-
minai, secondo i due gruppi topografici
in cui dividesi Venezia di qua e <li là dal
gran canale, ciascuno de'(|uali composto
di 3 sestieri. Quindi più sopra in que-
sto § Vili ne descrissi le chiese, con no-
tizie storico-artistiche, tranne però leniio-
■ve parrocchie di s. Gio. e Paolo, s. Zac-
caria, s. Stefano protou)artire, s. Fran-
cesco della Vigna, s. Maria del Carmine,
s. Nicola di Tolenlino, es. Maria del Ro-
sario o volgarmente s. Domenico delleZat-
tere, non che la temporanea del ss. Re-
dentore, la quale come già notai, essen-
do prima de' cappuccini , allorché nel
1819 fu restituita ad essi la chiesa , la
parrocchia si ristabiPi a s. Eufemia da
dove era stata ivi trasferita. Quanto alle
chiese delle nuove ricordate 7 parroc-
chie, e di quella del ss. Redentore, le de-
scriverò nel § X, dicendo delle corpora-
zioni religiose de'due sessi. Queste dun-
que sono le parrocchie odierne della cit-
tà. Inoltre la diocesi patriarcale di Ve-
nezia ne possedeva alcuu'altre al di fuori,
derivatele dal patriarcato di Grado. Di
queste nel 1 8 1 8 fu disposto, in vigore del-
la holla De salute Dominici gregi's, di Pio
VII, tli cui ne parlerò descrivendo la serie
de' vescovi e [)alriarchi, nel § XXI in fine
di quest'articolo ; parrocchie che il Papa
assegnò ad altre diocesi nella circoscrizio-
ne che ne fece. La diocesi patriarcale di
Venezia però, fu allora ingrandita delle
due diocesi soppresse di Torcello e di
Caorle. Ebbe da esse i3 parrocchie, le
quali unitamente a quella di s. Gio. Bat-
tista di Gambarare, già di sua antica ap-
pirlenenza, e le 3o urbane, formano il
numero attuale delle 44i di cui è formata
l'intera diocesi patriarcale. Abbiamo 1'/-
conografia delle trenta parrocchie di
l'enezia i pubblicata da Gio. Battio tu
VEN
Pagnmizzi con rami, Venezia 1821. Il
Clero Foraneo si compone di 2 parrocchie
e di 3 Vicarie Foranee. Sono le parroc-
chie. 1° S. Giambattista eli Gambara-
re, de Fossa Gambariaed anche Gain-
barariarum, comune appartenente al di-
stretlodiDoloprovincia diVenezia. D'an-
tichissima data è la chiesa, consagrata nel
1 5o6, e dedicata a s, Giambattista di
Bolleello (come leggo nello Stato per-
sonale del Clero), dal nome della fa-
miglia che ne avea donato il fondo. Ap-
partiene però a Venezia solo da'2 i mar-
zo 1572, e quantunque in terraferma,
si considera come parrocchia urbana,
perciò col medesimo Stato registro i
suoi 3783 parrocchiani. Ha per oralo-
3'ii privati non sagramentali la chiesa del
ss. Redentore del Bosco Piccolo, volgar-
mente // Botteghino j e la chiesa di s.
Pietro Apostolo del Bosco Grande. 2."
S. Maria Elisabetta del Lido, in LittO'
re, voign.mente la Ckiesiola , soggetta
alla decania di s, Pietro di Castello, fra-
zione del comune di Malamocco, distretto
e provincia di Venezia, con anicne 363,
Eraanticamenteoratorio dipendente dal-
la parrocchia cattedrale di Castello, e a'
IO settembre 1627 venne eretta in par-
rocchia dal patriarca Tiepolo, e fu con-
sagrata un 7 giugno. Ne riparlo nel §
XVIII, n. i3. Ha per chiesa succursale
s. Nicolò, volgarmente s. Nicoletta del
Lido, di cui nel § XVI II, n. 1 3, Le Vi- '
carie Foranee comprendono i vicariati di
Torcello, di Caorle, di Murano. Di quello
diCaorle farò parola in fine dopo la serie
de' vescovi e patriarchi: degli altri due par-
lerò nel § XVIII, n. 23eig. Benché non
appartenga alla giurisdizione diocesana
l'autichissiino priorato abbaziale, di cui
vadoa ragiouare,siccome esistente in Ve-
nezia ed esercitando l'abbate liberamente
la giiu'isdizione parrocchiale nella sua re-
sidenza e contiguo ospedale, anch'io qui
appresso lo colloco, e poi dirò del pure e-
sente priorato di Malta.
VE N
§ \X. Chiese esenti di Venezia. V nh-
baziale prioraledl s. Maria della Mi-
sericordia^ colla serie de suoi albati
mitrati , loro preros^alive vescovili e
giurisdizione. La chiesa di s. Biai/io
di Castello parrocchia dell'i, r. Ma-
rina di guerra. La chiesa di s. Gio.
Battista del gran priorato Gerosoli-
mitano del Regno L^onibardo- Vene-
to j e della demolita chiesa di s. Ma-
ria in Broglio detta l'Ascensione.
I. S. Maria della Misericordia^ ossia
priorato abhaziale di s. Maria di Val
Verde, nel sestiere di Canaliegio, nel si-
to detto anticamente Val Verde per es-
sere coperto di terreno assai eiboso, Nul'
lius dioecesis. Procederò col Corner, col-
l'ab. Cappelletti, e cogli altri sci il tori che
nominerò in progresso, essendo tuttora
gìiispadronato della sua fondatrice, la fa-
miglia Moro, ed immediatamente sog-
getta alla s. Sede, aflìgliata nel 1 835 alla
sagrosanta basilica Vaticana. Sullo pri-
nutiva sua origine non ci pervennero si-
cure lueiJiorie, tranne il riferito dal San-
sovino. Egli narra, die nel 989 Cesare
Giuli, fuojiglia poi nominata degli An-
dreadi, fabbricò una cliiesa in onore del-
la B. Vergine Maria sotto il titolo della
Misericordia, cognominata dal detto suo-
lo di Val Verde; che da eremiti nel suo
principio, e poi da'frati professanti la re-
gola di s. Agostino, sotto il governo di
particolare priore, fu custodita e udizia-
ta; e che periti uella peste, forse in quel-
la del 1348, tutti i frali, il priore Pietro
Donalo unico superstite da quel conta-
gio, con autorità pontificia ne costituì e-
rede la patrizia (im)iglia Moro, onde ad
essa ne derivò il diritto di cui gode di
pieno e libero padronato. Osserva l' ab.
Cappelletti, quanto all'asserto fondatore
ennovo patrono, essere contradiletlo dal-
le dichiarazioni autentiche del priore del-
la medesima Luca Moro nel 1 369, al pa-
triarca gradese b. Francesco Quirini, al-
lorché qual delegalo apostolico d'Urbano
V E N 77
V,ne visitò la chiesa e il priorato. Dichia-
rò il Moro di riceverlo in riverenza del
Papa come suo commissario, ma di non
voler alfatto aderire a qualumpiecosa che
il prelato come patriarca di Grado aves-
se decretato o stabilito in quella priorale
giurisdizione, il cui padronato era Domi'
noruni de Cha Moro de Veneliis funda-
tornni et palronoruni. Dunque non dalla
sola famiglia Giulia, ma anche dalla fa-
miglia Moro devesi derivare la fondazio-
ne di questa chiesa, e del suo priorato e
chiostro, come riferiscono i cronisti e ri -
levò Corner. Né solamente la qualità di
fondatore, ma di i.° e assoluto fondatore
trovasi attribuita nel detto 1369, a Ma-
rino della parrocchia di s. Simeone pro-
feta, avo del nominalo Luca Moro, nel
processo o atto di visita apostolica del
memorato patriarca, insieme al propin-
quo ospedale, avendo dotato l'uno e l'al-
tra; e riconoscendosi nella famiglia Mcii'o
il jus di eleggere e stabilire il priore di en-
trambi. Dalla dichiarazione del patiiar-
ca è facile il dedurre, che la fondazione del-
la chiesa e del priorato avvenuta nel
939, per opera delle due famiglie Giulia
e Moro, avea dato bensì ad csnc il diritto
giuspadronale; ma poi estinta probabil-
Dìente lai.*, poiché non se ne trova più.
traccia, e spenta eziandio la comunità de*
frali per la detta peste, n'era stata posta in
dubbio e contrastata da' vescovi di Ca-
stello la proprietà nella superstite fami-
glia Moro, e perciò s'invocò la niediazione
del metropolita di Grado; il quale sicco-
me dotto e santo, impetrò e ottenne dalla
s. Sede la facoltà d'operare, coll'autorilà
d' apostolico delegato. Per cui questi, in
vista delle beneficenze largite di recente
da Marino Moro e da' suoi figli a questa
chiesa e al priorato, lo riconobbe e di-
chiarò primo fondatore e patrono; qua-
siché in sul cominciar del secolo XIV,
quando appunto Marino viveva, se ne a-
vesse a ripetere la fondazione e l'origine;
tante e sì generose n'erano state le bene-
fìceuze e le largizioni; e fot s' anche Mari-
-8 V E re
noisliltn l'ospeilale, aldiiedi Corner.Cer-
to è, die ila quest'epoca in poi la fiimiglia
Moro ne possiede inconlraslabiltuente il
dirilto. Quanto a' priori, trovasi nell'ar-
chivio abbaziale nei isyS un frale Alme-
rico, qualificato in due diversi strumenti
col titolo di retlorcj ed egli medesimo in
nitro dociuìienìo del 127C), è nominato
goliardia no. Ed in altro documento del ca-
tastico dell' ospedale della Ca di Dio , si
trae clie nel 1282 frate Almerico, C«Jto^
tiomus Misericordiac , per se e suoi succes-
sori, assicura frale Lorenzo custode della
Ca di Dio, del saldo fattogli da quest'ulti-
mo d'ogni e qualùnquedebiloversodi lui.
Ed eccomi a riprodurre la serie de'priori
dell'ai). Cajìpelletli. 1 . Fr. Almerico, qua-
lificalo re^/o/T, guardiano, custode del
priorato della Misericordia , è creduto il
])riore. ?.. Fr. Jacopo del 1297. 3. i^r.
Pietro CÌK'ran nel 1 3o8 concesse licenza
ad alcuni divoti confratelli secolari di
piantare la loroconiralernilasottogli au-
spicii i\\s. Maria della IlJisericordia, che
poi divenne una delle 6 scuole grandi di
VeneziajC ne pai lerò poi. 4- Fr.Gio^'anni
Dona, inconseguenza di delta concessio-
ne, di consenso de'suoi due frati, a'confra-
telli stabilì e concesse il leirenosucni alza-
re la loro abitazione 0 ospizio e ilcimiterio,
con istrumento de' 1 4 marzo i 3 1 o : que-
sto priore morì nel I 348,coinesi legge nel-
l'epigrafe sepolcrale che si conserva tra'
recinti della residenza abbaziale, inforno
alla sua efligie scolpita, ove detto Prior
huiusìiospitalis s. Mariae de Misericor-
dia. 5. Albertino d' Argenta. 6. Pier
Bartolomeo Dona, di cui esistono due i-
slrumenti a favore de' confratelli som-
mentovati, acciocché potessero dilatare la
loro stazione. Esiste l'iscrizione sepolcrale
che lo dice morto nel 1 369, e ivi si legge:
Prioris hospitalis s. Mariae de Miseri-
cordia de l^enetiis. j . Luca 31oro e\et-
to a' 1 5 luglio di detto anno, IO giorni pri-
ma che morisse il predecessore, forse per
prevenire qualche atto di giurisdizione
dei vescovo di Castello, ìd outa del diiit-
VEN
lo di nomina e di presentazione, di cui
era in possesso la famiglia Moro. E pare
inoltre, che il vescovo non osando d'agire
direttamente, si valesse del inetropolitano
gradese menzionato; onde il Moro fece
l'accennala protesta, il cui autografo è
nell'archivio della famiglia patrona, men
tre la sentenza del patriarca conservasi
nel cataslico abbaziale. Di quest'ultima
n'erano i principali articoli. La conferma
alla famiglia di Marin Moro e de'suoi di-
scendenti del dirilto di padronato, non so-
lo per l'antichissima fondazione, ma e-
ziandio per la recente dotazione del prio-
rato e dell'ospedale; e che se ne abbiano
a ris[)eltare perpetuamente le ragioni pa-
tronali; che dalle rendite de'beni si man-
tenessero 5o poveri, 4 sacerdoti e 3 chie-
ricij 3 domestici e 2 domestiche; che la
cuia dell'anime appartenga al pievano di
s. Marziale; che nessuno possa essere pre-
sentato a priore, se non avrà compito i
25.° anno; che per i.° 2.° e 3.° termina
perentorio l'attuale priore Luca Mora
debba entro 1' anno farsi consagrare sa
cerdote, sotto pena di privazione delli
dignità e del benefizio priorale. Pare ch'e
gli non ubbidisse all'intimazione, ovvert
ne ottenesse una proroga, perchè dagl
alti consta, che i patroni l'elessero a prio
re a' 18 agosto 1378, ed in seguito se n<
trovano memorie sino ali3q3. 8. Jaco
pò Negro cominciasi a trovare neli4oi
visse lungamente sino al i454- Con par
ticolari beneficenze fu favorito da Papa
Nicolò V, che in tale anno, mentre ersi
in Pioma anibascialore della repubblica
veneta il piocuratore Cristoforo Moro,
poi doge, ch'era il patrono del priorato,
per le sue istanze, col breve F!x patemaè
charitatis, acconsentì che d'allora in poi
il priore Jacopo e tutti i suoi successori, ,
non meno lutti i preti secolari che dal!
piiore prò tempore fossero slati eletti ei
approvati, abbiano la facoltà d' ascoltari
le confessioni e di assolvere, e d'ammini-
strare tulli gli altri sagramenli indipen-'
deuteiueute dal pievano di s. Marziale e^
YEN
eia chicclicisla, a qualnnrjue ecclesìnslico
0 secolare, ilell'iino e ilell' altro sesso; e
che quanti colà dimorano siano per con-
seguenza esenti dalla parrocchiale e da
qualsiasi altra dipendenza. In sostanza,
come rimarca Cornerai priorato, l'ospC'
dole, i poveri, i ministri de'medesimi, Ni-
colò V dichiarò esenti da qualunque sog-
gezione alla chiesa parrocchiale di s. Mar-
fiale. Pei" le quali pontificie concessioni,
cominciarono sin d' allora i priori ad e-
sercitaie, e tuttora all'uopo la esercita-
no , libera e indipendente gi«u isdizione
parrocchiale nella loro cliiesa ? sulle per-
sone dimoranti nella loro residenza , e
addette al servizio della chiesa edell'an*
nesso ospedale. In seguito, per quante
controversie siano slate promosse o dalla
curia patriarcale o do'pievani di s. Mar-
ziale, anche ovanti alle magistrature ci-
vili, i priori di s. Maria della Misericor-
dia vi rimasero sempre vincitori. Nota
il Corner, comunque sia dei titolo della
fondazione in discorso, nel riconoscere che
dopo la sentenza del I). Quirini , la fa-
miglia Moro continuò sempre [ìacifica-
uiente ad esercitare la giurisdizione di
presentare il priore, tutta volta fu assi\n-
lo pure da altre famiglie, cou)e il Negri
di cui parlo, e il i^avina di cui in appres-
so. Ma oltre questi due esempi , quanto
alle persone nominateda'Moro, senza che
ne portassero il cognome, altri la presen-
te .serie ne fornisce, g. Andrea era in-
signito della dignità priorale nel 1482 e
nel 1496} l'I quale trovasi vacante nel
149H. IO. Gioi'anni de fico nel i 5o8
concesse in livello alla confraternita del-
la Misericordia una casa di proprietà del
suo priorato. 1 1. JMnuro de Zuanne fu
«letto nel i537.i2. Gio. Matteo de Scur-
ri.t, canonico della patriarcale, già fiori-
va nel I 544> e morto nel gennaio 1 553,
more veneto, cioè un anno dopo ossia nel
1 554 (l'era veneziana e nazionale, di cui
anche nel § XIX, n. 2, é per conseguen-
za l'anno ad uso veneto, nelle carie an-
tiche 6Ì uola culla frase Ialina more \'e-
V E N "9
netn, ovvero colle i\i\ft iuizi*ili M. V. , e
cominciava col mese di marzo, cioè pri-
ma a' 9,5 e poi per maggior conioil*» al
i.°di esso: laonde secojido il moie ro-
mano, o calcolo comune, i mesi di gen-
naio e febbraio appartenevano sempre
all'anno precedente a quello del veico-
lo), fu deposto nella sua chiesa entro
la tou)ba preparatasi, <li cui si conser-
va la pietra coli' epigrafe scolpita. 1 3.
Francesco Moro prete, eletto a' 16 gen-
naio 1554, già uno de'4 cappelbni del
priorato, ebbe 9 competitori. \f\. Liii<^i,
agostini non per anco sacerdote, nomi-
nalo nel 1571, mori nel gennaio i59a,
more veneto, cioè 1591, e giace tuttora
sepolto nella chiesa abhaziale, al i. en-
tiarvi per la porta maggiore a sinistra,
con onorifico epitadìo. I 5. Girolanìo Sa-
vina neh 591, uomo celebralo per pietà
ed erudizione, massime per Id sua rinoma-
la e pregevole Cronaca Savina, come In
qualifica l'ab. Cappelletti. Per le rare sue
doti carissimo a Papa Cleuienle Vili, il
quale col breve Roniamis Ponlifcx, de'
17 maggio 1600, decorò lui e lutili prio-
ri successori di prelatizie insegne, cioè del-
l'abito e rocchetto de'prolouotariaposlo-
hci, e dell'uso de'pontificali come gli ab-
bati regolari, cioè anello, bacolo pastora-
le, mitra, croce pettorale ec, cioè nelln
propria chiesa celebrando solennemente
la n)es^a e alili divini uffizi, ed in es».T
compartire al popolo adunalo la solenne
benedizione, c/uando aliqnis Episcopus^
vel antistes, autScdis apostolicae Lega-
titi vel Kuììlins aut aliiis praelaliix su-
perior praexcns non fiierit. Si apprende
ancora dal diploma pontificio, che si con-
tinuavano a celebrare nella chiesa prio-
rale le divine nniziature per mezzo di 9
mansionari, di 4 cappellani e di Schierici;
non che il diritto de' priori d'avere ne'si-
nodi, si provinciali chediocesani, il 2," po-
sto dopo il patriarca, ed in essi (iure il Pa-
pa gli autorizzò d'incedervi vestiti di roc-
chetto e dell'abito de' protonotari della
s. Sede. D'allora io poi comÌDciarono i
8o V E ^'
pilori di s. Maria della Misericordia nd
osare anche il titolo di abbati mitrali, e
di ornare i loro sleiniiii colla mitra e il
pastorale; ed in vigore del breve de-
mentino fu rizzato il trono abbaziale.tlie
conlinua sempre a starvi eretto, in sef^no
della loro giurisdizione. Ma non godè il
pio e dotto abbate, che per un anno e
pochi giorni l'onore concessogli. A'9 giu-
gno 160 1, morì d'anni 5o di veleno, pro-
pinalo all'altare nel sagio calice, da uno
scellerato sacerdote per ingiustissima cau»
.sa; egli però magnanimo , nella gravila
del male e fra l'angustie mortali, non so-
lo perdonò al sacrilego colpevole 1' alro-
ce misfatto, ma fece vive premure pei che
gli fosse condonala la colpa. Piiposa se-
pollo nella chiesa abbaziale , presso la
porta maggiore, a destra di chi vi entra,
con onorevole iscrizione che ne celebra
le virtù e deplora il tristo caso. Per la
slima e afiello, che aveano per lui i con-
frali della scuola grande della Misericor-
dia, gli fecero scolpire anch'essi un elogio
e lo collocarono nella medesima scuola.
Dopo la soppressione della scuola e la di-
spersione di tulle le cose ad essa apparte-
nenti, l'odierno priore abbate, tanloemi-
iieutemenle benemeiitodi quest'abbazia,
fece trasportare la lapide nella sua chie-
sa e la collocò nel muro sopra la porta
che conduce alla sagrestia, da dove passò
iillimauienle nel museo abbaziale inter-
no presso l'oiatorio di s. Veneranda. 1 6. A-
gostino JMoro gli successe a' 6 luglio, e
non essendo chierico ottenne da Clemen-
te Vili di potersi far consagrare agli or-
dini minori e maggiori da qualunque ve-
scovo cattolico in 3 successive domeni-
che. 1 7. Gabriele RJoro eletto nel 1 62 5,
fu coiisagrato sacerdote nel seguente an-
iio. I 8. A iiìcenzo Moro eletto priore ab-
bate [»er concorso nel 1689. 19. Giovan.'
ni lìJoro lo divenne nel i64i. Accadde
5 anni dopo, che il patriarca iVlorosini fe-
ce porre nella tabella dell'esposizione del
ss. Sagra mento, per le chiese di sua dio-
cesi patriarcale, anche la chie&a abbazia*
V E N
le di *. Alarla della Misericordia. Perciò
l'abbate con allo notarile del i(}4^} ti'
chiaro e protestò: Che sebbene ha per-
messo che sia falla la detta esposizione,]
ciò fu per sua divozione e de'cotnpalroni
della chiesa ne' correnti bisogni; e noa
perchè ordine alcuno di mg.' patriarca
possa astringerlo a ciò fare , essendo il
priorato de' Moro libero e non soggelto
giammai alla giurisdizione patriarcale;
laonde questa novità non possa punlo
pregiudicare alle ragioni del giuspadro-
nato, né al priore e né a'Moro. 20. Pie-
tro Lion o Leoni del 1662, ebbe poi va-
rie gravi e lunghe differenze co* patroni
a motivo della resa de'conli e dell'osser*
■vanza degli obblighi inerenti alla sua di-
gnità; tanto piij, che nel 1667 fatto ve-
scovo di Ceiieda voleva continuare nel
possesso dell'abbazia. Indi nel i683 vi
furono litigi anche col pievano di s. Mar-
tiale, che pretendeva scemare la giuris-
dizione abbaziale nelle cose appartenen-
ti alla cura dell'anime, per dilatarla pro-
pria; alle quali indebite pretensioni fu
imposto silenzio, e n'esistono gli atli io
archivio. Essendo stato deciso incompa-
libilecol vescovato di Ceneda, questo be«^
nenzioabbaziale,che porta con se l'obbli-
go della residenza,il Leoni nel 1 686 fuco-
stretto, ripugnanle,a riuunziarlo. 0. i. Pie-
tro Moro chierico gli fu sostituito nel-
l'agosto, il quale non fu così presto pro-
mosso al sacerdozio, perchè dopo 3 aiini
gli fu imposto d'ordinarsi entro un anno,
e di dover poi personalmente nella chie-
sa abbaziale ogni anno celebrare pontifi-
calmente almeno i giorni, .yù'c solennità
tulle principali. 22. Per discordia tra
gli elettori rimase vacante l'abbazia dal-
l'ultimo gennaio 1696, in cui morì l'ab-
bate priore, per più di due anni; di che
i provveditori deputati sopra gli ospeda-
li e luoghi pii, secondo il loro debito, por-
tarono lagnanze al senato, da cui fu su-
bito imposto a'palroni di procedere al-
l'elezione dell'abbate. Nondimeno tergi
versarono alquanto,efina!uieutea'5 mar
YEN
zo 1700 elessero Ah'ise Moro, il <|ii<ile con
sua lettera de'9 aprile seguente, ne lece
rinunzia. 23. Francesco Molili fu eletto
a'i4 maggio: s'ignora quanto visse (lo[)0
il 1734- 24. Domenico Ti/oro gli succes-
se nel I 743,6 visse sino a' 1 5 ottobre! 806.
A suo tempo il consiglio de' Dieci a' 5
maggio 1769 con decreto dichiarò non
couipiesa l'abbazia della Misericordia tra
i luoghi pii, che un decreto dello stesso
consiglio de'7 marzo precedente a vea sog-
gettati alle visite e alla giurisdizione |)a-
Iriarcale. Eravi stala compresa per isba-
glio anch'essa, ma appena reclamarono
l'abbate e i patroni, quell'augusla magi-
stialura ne fece diligenleaiente esumina-
re da'suoì consultori /«////■<' l'inveterale
preiogalive di tanti secoli, riconosciute e
convalidate dalle pontificie concessioni.
Quindi dichiarò anch'essa: » Che non es-
sendo slata niente sua nel decreto 7 mar-
zo di render soggette a tali visite in ri-
guardo de'sagramenti e sagramentali co-
se, se non le scuole grandi non fornite di
privilegi e speciosi diritti che l'esentasse-
ro, non dovranno perciò la chiesa abba-
zia le della Misericordia e ospedale di jus-
padruuato laico della famiglia Moro e le
cappelle ed aitali acctssoni di essa chie-
sa intendersi compresi nel predetto de-
creto 7 marzo decorso, sicché continuino
Meiranlichissimo immemorabilee mai in-
terrotto possesso dell'esenzione, per ispe-
cial loio e sempre illeso diritto, dalle vi-
site de'veneti patriarchi". Dopo la mor-
te di questo pielalo insorsero gravissimi
litigi tia'palroni, perchè gli eredi del de-
funto, ch'erano pur essi della famigliaMo-
ro, pretendevano diritti di proprietà an-
che sui possedimenli dell'abbazia. La co-
sa fu portala a'iiibunali civili, ii.tiiuto la
sede restò vacante, e gli aniministratori
lasciai ono andare alla peggio i lesti del
patri o)onioabbaziale; inoltre suscitarou-
si controversie sul diritto altresì d'elezio-
ne, e passarono. 5 anni. 25. Girolamo lì/o-
ro canonico di Padova, fu alfine eletlo
priore abbate ueli8i4, e nioiì a'i5 di-
VOL. xci.
YEN 81
cembre 1 827. Sotto di lui il benefizio
sempre più peggiorò. Veniva una volta
l'anno a Yeuezia, a pontificare per la Na-
tività di Maria Vergine, a cui è dedica-
ta la chiesa. Tranne tal giorno , dimorò
sempie in Padova; qui nella residenza
abbuziale abitava il rettore , che tenen-
done poca cura, la chiesa divenne quasi
diroccata. Vi nasceva l'erba sul pavi-
mento e sulle muraglie; i topi nell'orga-
no vi aveano fatto nidi fecondi; vi pene-
trava la pioggia dal rovinalo tetto : de-
stava compassione. Sarebbe giunta al to-
tale deperimento, se non avesse fatto o-
gni sforzo a porvi un qualche rimediOj
per salvar la chiesa e i diritti abbaziiili,
il benemerito vicario p. Antonio Ciscot-
to, il quale, e vivente il priore abbate, e
nel breve tempo della vacanza, seppe di-
fendere questi e quella, colla penna, cul-
la lingua, cogl'incontraslabili monuiBeii-
li, diigl'insulti della longevità egualmen-
te che dell'invidia. Leggo nel Corner, che
la facciata di marino, che ne adorna l'e-
sterno, fu eretta d'ordine di Gaspare Me
ro filosofo insigne, morto nel 1671. A
tempo di quel grande scrittore, nell'o-
spedalecoiHiguo alla chiesa, da esso rico-
nosciuto per parrocchia, vivevano raccol •
te alcune povere femmine. Trovo nella
Guida del Moschiià del i828:« Badia
della Misericordia, ove tnllo che ne fu il
bellissimo Cima, non più giova recarsi".
26. Dopo r indicale lunghe e perniciosB
vertenze, sorsero al fine giorni più lieti
per questa chiesa e per la priorale abba-
zia, allorché la saggezza de' patroni fissò
le sue mire sul pio e dotto vicentino Pie»
tra Pianton, già carinelilano scalzo, poi
canonico di Torrello, doltore in ambe le
leggi , ed imperiale regio censore , ora
quiescente, benché tuttora ollivissimoe
pieno di alacrità e di spirito nell'età d'84
anniconqjiuti (n'é splendida prova il re-
cenlis^imo di lui libro: Sulla Dissolu'
hilità dal Matrimonio rato e non con-
sumato secondo il sagio concilio di
TrentOj scrittura apologetica in for*
6
82 V E N
ina th' gravanir di 1)1^.' Fr. Pie fra dnlf.
rìanloii aì'hole mitralo di s. Maria del-
la Misericordia PC, Venezia nella lipo-
giafìji (li G. Gaspnri i858. Dicliiarò l'il-
luslie autore, che il risultuto 1' ariehbe
lotto impiegalo iiellu contiiiuazìnne del
ii.stauro di sua diletta chiesa abbaziale.
La Civiltà Cattoliea de' 3 luglio i858
Dell' aDiiuiiziare il libro a p- 99, ripeto
l'aureo motivo onde fu mosso mg/ Pian-
tona pubblicare per le stampe questa dot-
ta sua scrittura, tanto onorevole per lui
e edificante per lutti, siccome commen-
devole eziandìo per sensi di pietà pro-
fonda. Consiste il motivo encomiato, nel-
l'apertamenle dicliiarare l'ingenuità del
suo pensare cattolico, la sua fermissima
credenza nelle verità eterne, e il suo
rispettoso attaccamento alia Cattedra ed
al successore visibile del Principe degli
Apostoli. Con s) esplicite e imperittue
proteste il prelato inlese fare una ulte-
riore solenne professione di sua costan-
te divozione alla Sede aposlolica e alla
Chiesa romana ; per cos'i autplissimamen-
le far cessare interaiuente qualunque
contraria dubbiezza, che forse malau-
gurate circostanze aveano quasi fatta in-
sorgere presso alcuni scrittori, per nitro
senz'animo di volerla offendere. L'ope-
rato del prelato aumentò la stima e la
venerazione presso le persone dabbene, e
ne avrà merito innanzi a Dio premiato-
re della virtù). "Vi fu eletto 1*8 aprile 183 8,
ed ebbe solennemente nella sua chiesa a'
6 luglio per pontificia delegazione la be-
nedizione abbaziale dal patriarca di Ve-
nezia Jacopo Bionico, poi cardinale, cui
egli scelse a compierne il sagro rito.»» Sino
dal suo primo entrarvi al possesso il nuo-
\o abbate misurò coll'ampiezza del suo
cuore la vastità dell'impresa, a cui do-
vevasi accingere, per es^ere dell'abbazia
e della chiesa veramente rigeneratore. E
\i si accinse animoso, e vi riuscì con tut-
ta felicità , da desiare la meraviglia di
chiunque in sì pochi anni, paragonando-
ne collo sialo piecedenle l'odieruo, vide
V F.N
rlfablincala la residenza abl)a7iale , re--
dento in parie il suo patrimonio, risorta
dallo squallore e dall'abbandono la chic-
.sa, decorala di marmorei altari, arriccili-
ta d'elegante cappella ad onore di s. Fi-
lomena verginee martire impreziosita d.i
numerosi dipinti de'migliori pennelli e da
slimate scidlure di valentissimi artisti, ra-
diuiale di qua e di là , tolte dalla noa
curanza e dall' abbandono, e disotterra-
le persino da' ruderi e dalle macerie....
Iddio gli conceda di vedere compiute le
generose sue brame nel perfezionamen-
to del tempio, ncll' intiera redenzione
o sostituzione dei dilapidalo patrimo-
nio, nella restaurazione perenne dell'ec-
clesiasliche ulfizialure e deli* ospi/.io, in
contemplazione dei quale i' abbaziale
medesima fu istituita, e fregiata di spe-
ciosissimi privilegi ". Ulinarn ! fiat, fiat!
A questo splendido e giusto storico elo-
gio, che grandemente onora l'illustre e
benemerentissimo mg.' Pianlon, anche
cappellano conventuale commendatore
delS.M. O. Gerosolimitano del gran prio-
rato Lombardo- Veneto in Venezia, non
meno che lo slesso eh. patrio edotto scrit-
tore d. Giuseppe Cappelletti, leslin)onio
oculare di quanto colla sua facondia ha
veridicamente narrato, da qtiesli benigna»
mente mi si condoni se nel fargli rive-
rente eco, oso qui aggiungere alquante pa-
role , che io avea preparale iimanzi di
ammirare le sue descrizioni (all'insaputa
del prelato); e ciò per imperitura dimo-
strazione ossequiosa airaifettuosa bene-
volenza colla quale l'animo generoso del-
l'encomiato prelato uìilrato mi onora dal
i83i , per la lunga e frequente corri-
spondenza epistolare, passata fra noi, e-
ziandio nel pontificio noma , come con
altri molti personaggi veneti praticai per
sì venerata parte. Ed ancora per «pielfa
stima ed amore eh* ebbe per lui Papa
Gregorio XVI, da cui fu ricolmalo di
particolari e pubblici attestati di singoiar
distinzione; avendolo dichiarato prelato
domestico, protonolaiio apostolico, able-
1
VEN
rato per lii pre«eiìln7Ìoiie (ìf Un 7? r).?(7rroro
hnicdelln (/ .) alla bnsilira iMarcifin», ol-
tre altri ouorilìci incariclii , cooie del ri-
tiro e invio in Roma dell' archivio delhi
^'ul)7ial^l^a, che ricordai in principio; e
per non dir altro, seriìpre dal Papa il pre-
lato accollo, molte volte in Roma e nella
pontificia villeggiatnra di Castel Gan-
tlolfo, colla più cordiale timorevolezza. iV-
dnnqne cooiincerò col dire, che a' 14 fet>-
hraioi 833 si compiaceva notificarmi, on-
de parteciparlo anche al Santo Padre,a ve-
re ritornato all' antico splendore il com-
plesso de' marmi che già formavano la
maggi ore cappella di s. Mattia del tempio
de' camaldolesi di Minano, della quale e
della chiesa trattonel § XVH, n. 19, ed es-
sere tutto pronto per l'erezione loro nella
sua abhaziale.Mancandogli le foi ze a tanta
impresa, aver ideato d'adìdarsi alla divo-
rione de' fedeli verso la B. Vergine, per
venire assistito, mediante Eccitnioria de'
1 1 dello stesso f'd)braio,datala dnH'abba-
rialee stampata dalla tipografia Antoncl-
li,rhe mi rimise edicendomi nellt lettera:
»Cheinesprimihilegioia peime, se giungo
n tanto di serbare tanto inonumenlOjd'iu-
titolarlo a Maria Vergine, e di poter ren-
dere eterna la memoria, che sol lo l'om-
bra di s'i da me veneralo supremo Ge-
rarca rinacque a nuova vita la tanto ber-
sagliata mia chiesa ? Nostro Signore li-
corderìi l'aitare, le spalliere ec. ; ma mi
è dovere far che sappia delle iscrizioni.
Appiedi gliele trascrivo, onde non abbia
a saperne per mezzo altrui. Ella nii met-
ta supplichevole a'di Lui ss. piedi, e mi
conforti colla nuova , che gli sforzi miei
vengono con me da Esso Lui benedetti".
Dicono l'iscrizioni: r.* Gregorio XVI-
Pont. Max. - Indulgente - A diruta s.
Mattili a e Ap. - Ecclesia - Oli in Mo-
nadi. Canio Idul. - Mariani - Transln-
tìim. 1* Petrus Ahhas ■ Ejasdem Pout.-
Praelat. Domest. - Suo Ac Da-otoruin
Arre - Reficiendum - Cnravit - An. Rep.
Sai - nrncccxxxiir. Il Santo Padre mi
ordinò di siguificare al prelato lu sua pa-
V E N 83
terna soddisfazione per tutto, così per le
iscrizioni; e di mandargli 100 scudi per
oblazione, onde corrispondere all'Eccita-
toria. Questa, eloquente e commovente,
principia colle verissime parole.» In una
città, che in ogni suo angolo offre par-
lanti monumenti della più viva e radica-
ta divozione alla Madre Divina: in una
città, in cui in aigomenlo così meritorio
e glorioso gareggiò per 1 4 secoli colla
magnificenza del Principato la spontanea
generosità d'ogni classe di cittadini, non
può alla mente offerirsi il dubbio atjche
solo, cbe un'opera indirilta immediata-
mente ad onorale la Vergine benedet-
ta, e da compiersi in una chiesa intitolata
ni più tenero e proprio de'suoi maternali
attributi, non sia per essere spontanea-
mente secondata e favorita". Quindi, on-
de venir tutelalo nel lavoro, che volgeva
in animo d'intraprendere nella sua chie-
sa abbaziale,descri ve le notìzie della chie-
sa, caduta nell'oscurità e in abban<lono,
specialmente dopo le fortunose vicende
de' primi anni del corrente secolo. Di-
chiaia il sagro e pio stal)ilimento eretto
nel g3g dalla divozione e splendidezza
della veneta patrizia famiglia Moro, illu-
stre già per chiaii uomini d' armi e di
toga. Oltre l'incomodità dell'accesso, con-
seguenza del ponte rovinato nel 1 7 ')2;lan'
lo e pel diroccato clauslro, e per le scre-
polate pietre sovrapposte a'molti sepolcri
a pianterreno, e per gli sparsi rimasugli
dello smantellato abbaziale palazzo, e per
la disacconcia destinazione, ch'era visi fat-
ta della maggior porzione dell'area inter-
na; tanto deserto e invilito mostravasi il
locale, pacifico albergo un tempo di ve-
nerandi uomini all'orazione e all'opere
della carità soccorrevole consagrati, che
meno dispiacevoli al guardo compariva-
no parecchi non cittadini tugurii della
S(|uallida povertà. Per un luogo sì tri-
sto, e così malmenato dal volger de' se-
coli, dalla non curanza de' suoi custodi,
e più volle dall' insaziabile avidità de'
suoi mandatari, non giunse ad iscorag-
84 V li: N
giallo , ben consapevole per esperienza
(juitnlo in Venezia suol oltenere un buon
volere operoso perogi^elli al clivinu culto
spettanti Entralo il prelato nel ricordato
luglio 1828 nello spirituale e reale posses-
so del benefizio, si senl'i rinvigorire dalla
copia slessa de'gravi ostacoli; e dopo d'a-
ver agevolala la ricorrenza de'fedeli col-
J'erezione d'un ponte; dopo d' aver sni-
dalo alcune profcinilà con radicali Ira-
sforniamenti degl'inferni cortili, dedicò
ogni suo studio ni rniglioramenlo della
casa del Signore. Conseguenze ne furo-
no, per l'abbellimento delle sagre pare-
ti, i riportati propizi giudizi pel ricupero
del loro piùcelebree prezioso fregio, il di-
pinto del Cima di Conegliano, espri-
mente l'Angelo Raffaele e Tobia, incon-
sultauienle fin dal 1817 alienato; ed il
migliorato aspetto delle miuaglie, edegli
altari o di nuovi odi restainali dipinti,
e di non volgali arredi adornati ; e la can-
toria e l'organo, all'antica già rovinosa
ed al di«.8rinonico e misero sostituiti, ed
a presidio degli oranti fedeli sulla porta
maggiore innalzati; e l'accreditato bas-
sorilievo delsecoloXlV, di Maestro Bar-
toIomeoBuono, rappresentante laMadon-
uà che accoglie i divoti (il Moschini dice
che sta va sopra la porla della scuola della
Misericordia, con bell'aria, belle niani e
giudizioso panneggiamento), e le due sta-
tue colossali del Vittoria, s. Paolo e s.
Andrea Apostoli, ed un antico medaglio-
neesprimente l'Eterno Padre (altri orna-
menti in addietro della prossima scuola
grande della Misericordia) dalla genero-
sità dell'i, r. militare comando ottenuti ;
e l'altare maestoso e vago per copia di fini
marmi, che impreziosì un tempo la chie-
sa cauìaldolese di s. Matliadi Murano,del
quale all'ombra tlella clemenza di Grego-
rio XVI, si fece dono al tempio abbaziale
4/ dal religioso possessore,l'ora defunto scul-
tore Antonio Bosa ; e ila ultimo ildispen-
«lioso ueqtiiilo delle nìarmoree spalliere,
«edili e pavimento, ciie l'accennala cap-
pella adornavano, pel rcslauru de' quali
V EN
marmi e del menzionato altare occorsero
oltre ct5oo fiorini ; essendo ardente pro-
posito del prelato, che nella sua abbaziale
altresì comparisse il tutto ritornato, onde
il vetusto greco dipinto rappresentante
l'immagine della divina Madre delle Mi-
sericordie, che ivi si onoia su d'una roz-
za e umile ara, dalla maggiore maesto-
samente adorna si mostri. Quella fu de-
corata dalle marmoree spalliere forman-
ti il coro, chiuso da dette statue.; l'altare
fu pure nobilitato da un prezioso ciborio,
trailo da un magazzino ove neglellogia-
ceva,eda'cui fianchi si collocarono le ri-
ferile iscrizioni a perenne monnmeulo
della benignità di GregorioXVI,che l'im-
presa favoriva, e del luogo primiero da
cui fu il lutto trasferito, luogo onorato
un tempo e carissimo ni medesimo Poii-
lefice, quando cioè era esemplare mona-
co e abbate camaldolese in s. Michele di
Murano, come divotauiente e non sen-
za couìraozione narrerò nel § XVII ,
n. 18. Indi fu publ)licalo in italiano e
colla traduzione in francese a fronte :
Sopra un dipìnto di Jacopo Palma Ju-
more posseduto dall'IUm° e Rev." 3Ig.'
Pietro d.' Pianton, abbate mitiyfto di s.
Maria della Misericordia, protonotario
apostolico , prelato domestico della San-
tità di N. S. Papa Gregorio Xf f, i. r.
censore ec. Parole di G. Passtri-Braga-
f/m, Venezia co'lipidi Giuseppe Anionelli
premialo di medaglie d'oro 184 3. Si de-
scrive artisticatìiente e con eleganza il qua-
dro, fallo litografare dal pi elato, dotto e
gentile amatore delle buone arti, e rap-
presentante un soggetto del nuovo Te-
stamento, e precisamente tolto dal Van-
gelo di s, Giovanni, lo stupendo nuraeo-
lo della Piisurrezione di Lazzaro operata
da Gesù. Dimostrati i sommi pregi di
tal capolavoro del robusto e facile pen-
nello del giovine Palma, da questi nella
sua fiorente età eseguito pe'nobili G ri-
mani di s. Luca a decorazione dell'ampia
sala del loro palazzo, in unione alla tela
iu cui J. Tintoretlu ellìgiò la Maddalena,
V EN
(Inll'ingiiiiie de! tempo del lulfo deperi-
ta. Quindi si narra, come possalo quel
iiiagiiifico palazzo^ openi sUipeiida del
Saiimicheli, in proprietà del governo, fu
la gran tela del Palma, iuàienie all'altra
di Tinlorello, trasferita nell'altro de'Gri-
inani in contrada di s. Toma, ed ivi di-
menticate per molli anni «iacquero sen-
z'aria il) una stanza inabitata. Vi si recò
accidentalmente mg/ Fianton nel 1 836,
ottenne le due tele in dono da' nobili fra-
lelli Gì rolamOjLnigi, Pietro eUoberloGri-
mani, a giovatnenlo di sua fiorente abba-
zia, la quale presso die ignota neli8a8
e prossin)a al rovinamento,ora per ope-
ra del prelato è resa meritevole dello
sguardo dell'intelligente forestiere per la
di lui raccolta di quadri e sculture di
ciliari autori. Ridonato l'eccejlenle dipin-
to al primitivo e seducente suo splendo-
re, venne ammirato per uno de'più cele-
bri dipinti della scuola veneziana, e for-
se il più distinto e nitido fra' più belli
dell'autore; quindi posto io veniiita pel
compimento della dillìcile im[)resa del
finale i istauro dell'abbazia, per suo esclu-
sivo benefìcio o abbellimento, a tal line
regalato da'precedenti generosi proprie-
tari. Indi il Passeri-Bragadin ragiona
dell'operato nella medesima da monsi-
gnor Pianlon, con buon gusto e disinte-
resse, e lo qualifica quasi fondatore della
cliiesadi<. Maria della Misericordia, pa-
dronato della nobile famiglia veneta Mo-
ru-Lin. Pertanto riporta il riferiLo dal
eh. Antonio Quadri, nella sua pregevo-
lissijna Guida di r'cnezia, ristampala
nei I 84^ co'iipi di s. Lazzaro. Dice la fac-
ciala tiell'abbazia essere fittm-a dell'arclii-
letto Clemente Moli bolognese, clic (io-
riva nel 1659, e come per entro ritrovin-
si vari preziosi dipinti del Bonificio, di
Damiano Mazza, di Cima daConegliano,
del Padoanino,del Palma.del Tiiilorelto,
del Maganza, delTrevisan, del ilibera,
ei:.e vane sculture di Maestro Buono, del
Denlone, del Vittoria, delCauipagna,ec.,
chiudendo ladescnzioue con rilevare,esse-
V E .V HT
re la chiesa ora considerabilmente restau-
rata per le pie cure indefesse del prelato.
Aggiunge che il eh. prof. Ermolao Paolelli
Del suo fruttifero Fiore di Venezia, ùo-
po descritto la chiesa, le pitture, ec.,dopo
aver esposte le (alichedell'abbate odier-
no, esclama. « Ora se si giunga di ve-
dere a* nostri giorni tanta impresa con-
dotta al termine, chi non applaudirà che
dallo stato veramente misero e quasi ca-
dente, in cui la trovava nel 1828,8 tale
abbia rialzata l'abbaziale, e per regolari-
tà e dovizia di preziosi oggetti d'arte l'ab-
bia resa non inferiore a molli ammirati
templi della nostra Venezia! Piaccia al
cielo ch'egli non chiuda gli occhi se non
se dopo aver veduti accoQlentatì i suoi
plausibili voti! Se non che dallo sbozzo
di quanto ha egli in cuore di compiere,
e da quanto a quest' ora ha già raccolto
per riuscirvi, ec." Termina 1' encomia-
to Passeri-Bragadin con riprodurre qua-
si tutta la discorsa eccitatoria del prela-
to; e finisce con rimarcarne le beneme-
renze per offrire a'forastieri un tempio,
che oltre l'ispirare divozione e santità,
l'tìcchio diletta e ravviva ; e con invocare
da Dio, ch'egli possa esclamare con gio-
ia : Fio finito. E così i veneziani bene-
diranno vieppiù il nome suo, ed i poste-
ri l'uniranno a' molti innumerevoli che
seppero ben meritare della religione e
della patria. Nello stesso anno i843 e
co' medesimi tipi dell' Antonelli fu an-
cora impresso : Sulla Tavola di Giani-
battista Cima da Conegliano esprinicn'
te Tobia guidato dall' Angelo, con li
ss. Jacopo e Nicolao, nell' ahhaziale
di s. Diaria della Misericordia in Ve-
nezia, illustrazione di Francesco Za-
notto. Preceile una narrativa dello stes-
so monsignor Pianton, dalla quale si ap-
prende. Che nel febbraio 1827 a presi-
diare un fianco cadente della chiesa ab-
baziale giudicò opportuno il suo prede-
cessore d'alienare per 120 zecchini il det-
tooapolavorodelCima, esprimente l'An-
gelo ilaffaele e Tobia fru'ilue ss. Jagopo
86 VEN
apostolo e Nicolò vescovo. Mentre l'acqui-
lente avea dato il quadro in cauzione pei'
lire 4833, e non lesliluendo la so ni ni a ,
stava per vendersi al declinar del 1818 ,
allora il prelato intraprese animoso di
rivendicarlo, per restituirlo alla sua chie-
sa, dov'era sialo ammiralo per oltre a
3 secoli. Con ardore e fermez/.a nulla ri-
sparmiò, per ottenere il lodevole intento,
anche colla penna contro il valore d'ac-
creditati forensi; ed ottenne dopo un de-
cennio dì calde dimicazioni, coronale da
1 1 favorevoli gindizii, di poter restituire
nell'aprile i83g tanto gioiello a quelle
mura, che disperalo avevano di riveder-
sene impreziosite. Indi di lanla opera fe-
ce eseguire un litograHco disegno, poiché
il quadro non era mai stalo pubblicalo
collestampe, onde ristorarsi in parte dal-
le spese del fo)o e dalla restituzione del
prezzo della vendila, non che dal nella-
inento del dipinto, il tulio aninionlalo a
oltre i4oo fiorini fini, e senz'essere soc-
corso da chi pur lo doveva ! Il generoso
e benefico Giuseppe Antonelli assunse le
spese della litografìa, offrendo il ricava-
lo dallo smercio a vantaggio dell'abbazia-
le, bisognosa di robuste provvidenze, per
ripararla dal sofferto ne'904 anni di sua
esistenza. A questa ventura l'altra segiù
della volonterosa ed ailislica illustrazio-
ne del dipinto, del valente e eh, Zauot-
lo.Coronò l'opera la preziosa condiscen-
denza dell'arciduca Federico d'Austria,
onde la litografia fosse a lui intitolata. Con
tanti conforti, sperare il prelato, fra non
mollo dare a' veneziani e a'foraslieri, nella
quasi dimenticala e cadente abbaziale,per
simmetria di riduzione, e per numero di
raccolte pregevoli opere di pennello e
scalpello, un monumento non disaggra-
devole al guardo degli amatori e cultori
dell'arti belle. Segue l'illustrazione della
tavola del Cima, il quale giunse a dipin-
gcMC quanto il suo maestro Gio. Delfini,
imitando lulle le bellezze di sua i." ma-
niera ; non senza avere certi modi suoi
propri, complesso di pregi che fece chia-
VEN
marlodal prof. Teodoro Matleini, ìll\rif-
fae Ilo della veneziana pittura. W eh. Za-
nolto da par suo tutti quanti rilevò i me-
riti singolari dell'eccellente dipinto, per-
ciò con incremento di valore e d'ammira-
zione dichiarandolo la gemma più splen-
dida dell'abbaziale » già ricca per mol-
le opere d'arte d'ogni maniera, procurate
dall'ottimo e magnanimo prelato, il quale
cerio vivrà nella memoria degli uomini
pe'grandi sagrifizii da lui compiuti a de-
coro della sua sposa, la chiesa abbaziale
di s. Maria della Misericordia." 11 nobile
(iianiacopo Fontana anch'egli con erudi-
to articolo volle celebrare la cospicua ab-
baziale, quale unica aperta in Venezia,u|T
le rovine de'secoli e delle rivoluzioni su-
perstite, avente ancora i vecchi muri che
da 3 palli la chiudono; la cui facciata ru-
stica antica, fu rifalla nel delloiGSgjCol
sepolcro del senatore Gasparo e il suo
ritratto in marmo. Le grandi beneme-
renzfe di mg.'^Pianlou con giusto e magni-
fico encomio, tutte enumerandole con
affetto; e siccome in buona parte già con
altri feci il simile anch'io, dal bell'artico-
lo pubblicato nel Faglio di l-^enczia e
stampalo a parte, ricaverò il non rimar-
calo e riferito, oltreché in esso trovasi rie-
pilogalo il detto dagli altri. L'altare mar-
moreo di s. Mallia,ed i simili sedili e spal-
liere,costaronoa'camaldolesi 12,000 du-
cali. Nella chiesa abbaziale vi furono inol-
tre trasportali; da quella di s. Maria Mag-
giore, il monumento di Luigi Maiipiero;
da quella delle Convertite due altari ; da
quella di s. Agostino, i3 croci di marmo.
Che il redento quadro del Cima stava
per ri vendersi 800 zecchini. Che il dipio-
to del Palma, ossia Lazzaro risorto, per
le sue grandissime dimensioni, da non
capire nell' abbaziale, fu collocalo nella
gran sala del palazzo Pesaro a s. Eusta-
chio. Lodò i disegnatori Vason e Masiitli,
e gli esecutori delle due litografie Fon-
tana e Azzola, per essere equivalenti a
incisioni perfette, il ritratto delle quali e
delle luro illusUazioui veuue impiegala
VEN
alla prosecuzione ile'reslauri e perfezio-
riaincntu del tempio, in benencio del
<|iiale intese il prelato (riitnuiitoitire gli
iiinatoi i del bello all'acrpiislo del Palmo;
e così render feconda a vantaggio dei
cnllo l'auiniirazione del genio dell'arti,
nell'unica interessante abbadia di Veae-
ziii, pel cui maggior lustro e chiese e cor-
porazioni si resero tributarie. Finirò col
«lire, che l'aureo prelato, con graziosa let-
tera de'3o luglio 1845, '"i mandò due
esemplari s'ideile litografie e sì dell'illu-
slraxioni in dono, ed altrettanti pel San-
to P.'idie, e pe'due segretari distatogli
Emi. Cardinali Lambruschini e Matlei,
coil'onorevole incarico di rassegnarli a si
ulti indirizzi.Di più miscrissecwNe'iy an-
ni dacché mi fìt afiìdata l'abbazia vi spe-
kì oltre 80 mila lire austriache; ma a com-
piere i ristauri e gli ornamenti mi man-
Cimo le forze. Se il Signore feliciterà la mia
impresa, nella vendita del Lazzaro, delle
litografie e loro illustrazioni, vedrò pri-
ma di morire condotta a termine im'o-
pera.che inesprimibilmente mi costa pen-
sieri, industrie, sagrifizii e coraggio ".
Aini-n. Un veneziano conoscitore assi-
ciu'a, che nel 1 854. montato era il dispen-
dio oltre austriache lire i3o mila. La
chiesa fu consagrata a' 2 luglio i58G
dal vescovo di Caorle Uegazzino, ed an-
che lo Stalo personale dice, dovere il
suo risorgimento dallo squallore, in cui
era caduta, all'attuale priore abbate mi-
tralo. Vi è pure il vicario abbaziale, l'as-
6Ìstenle,iI rettoree mansionario. — Quan-
to alla scuola grande della Misericordia,
secondo il Sansovitio fu istituita da que'
mercanti che trasferirono la loro confra-
ternita di s. Maria della Misericordia dalla
chiesa di s.Crisloforo OS. Maria dell'Orlo,
di cui nel § X, n. 38 {0 meglio da s. Ma-
ria Gloriosa de'Frari, dì cui discorro in
lai §,n. 21). Ma il Corner alFerma che di
CIÒ non esiste memoria nella scuola della
IMisericordia, i registri della quale anzi
manifestano, come di nuovo piantata la
confrateruiladis. Maria t/o' f\il Fcrdc
V E « 87
Madre (li Misericordia nel 1 3o8, di con-
senso tli Pietro Civran prioie del luogo,
col permesso del doge PietroGradeuigoe
suoi consiglieri, si diffuse tosto con ripu-
tazione di particolare pietà il nome di
questa esemplar (uiione. A maggiormente
promuoverne 1' incremento, Egidio pa-
triarca di Grado, iVicola patriarca di Co-
stantinopoli, e molti altri vescovi, con-
cessero spirituali indulgenze a chiunque
si ascrivesse all'istituita compagnia, o in
altra maniera ne favorisse Taumenlo, ed
i suoi pii esercizii, per l'adempimento de'
quali d priore (ìiuvanni Donato nel 1 3 1 o
assegnò a'confratelli uno spazio di terre-
no, per la fabbrica dell'ospizio e per la
formazione del cimiterio de'confrali. Pel
quotidiano progreilimenlo del sodalizio e
numerose aggregazioni, fu uecessariodo-
po pochi annidi dilatare l'innalzato ospi-
zio, al quale oggetto lo stes?o priore Do-
nato nel I 327 assegnò una casa del prio-
rato, col l'assenso di 3 frati del suo mo-
nastero e professanti la regola di s. Ago-
slino. Terminata nel i34i I-'» nuova fab-
brica, riuscì tuttavia angusta per l'accre-
sciuto numero de' confratelli ; laonde nel
I 36 t s'intraprese l'erezione d'un 3. "ospi-
zio piùspaziosOjCon facollùdel priore Bar-
tolomeo Donato, confermata dal vicario
del vescovo diC'istello.intantoilconfratel-
loFrancesco di Firenze, esibì alcune case
contigue all'ospizio, sì pel suo ulteriore
iograndimenloe sa perl'erezione d'un o-
spedale pe'poveri necessitosi della scuo-
la. Il guardiano e gli altri superiori della
confraternita pertanto,co'debili permessi
nel I 386eressero una casa di carità a rico-
vero de' uiiserabili confratelli, ridotti dal-
la vecchiezza a povera coudizione. Indi i
piiconfrali rivolsero l'animo loroad altra
opera religiosa. Imperocché essendo sta-
ta anlicaiueute accanto al priorato co-
struita una piccola cappella ad onore di
s. Cristijia vergine e martire, stabiliro-
no, coH'assenso del priore Giacomo Ne-
gri e della famiglia Moro, di trasportar-
uc il cullo nella chieiu, fabbricando alla
88 V E N V E N
santa più decente cnppciln. Ciò eseguito, rinnovata da! santo pittore e monaco
alaciemenle i confi ali si aclo[)raroiio per Lazzaro, perciò e per altri simili lavori
ottenere il corpo della santa, che vene- tant<i tormentato tlagl'iconoclusti. La ss.
ravasi nella ciiiesa di s. Antonio eli Tor- Immagine portataa Corone, e presa que-
cello, ma nel i44^ il consìglio de' Dieci sta da'tnrchi, (ii data agli schiavi cristiani
Joproibì.Dopociò, la confraternita quan- ed operò molti n)iracoli. I veneziani a -
lun(|ue istituita sottogliauspicii della Ma- vendo noi i665 ripresa Corone, Do meni-
drediDiOjnon avea ancora stabilito quale co Luigi l'ornò riccamente e poi donò
de'.«<noi misteri celebrare ;a'4 agosto 1493 olla scuola di s. Maria di Misericordia,
dichiarò l'Immacolata Concezione sua Questa, come le altre confraternite e pie
prolellrice e patrona, ed ottenuta con- corporazioni, fu soppressa con decreto
ferma da detto consiglio a'20 settembie, de'23 aprile 18 io. Dice l'encomiato Fon-
cominciò nell'istesso anno a celebrarne tana: Sansovino ilisegnò il sontuoso lor-
con grandiosa pompa la solennità. Tanta reggianle edifizio della scuola della Mi-
pietà allettandoi fedeli ad ascriversi alla sericordia,di marmi adorno edi statue, e
divola lujione, fece crescerne di tanto il tutto il pianosuperiore dipinto dalTinlo-
loro nunoero, che 1' ospizio fu incapa- retto, a coujpiersi il quale fu necessaria
ce accoglierli nelle divole finizioni; per un'intera età.
cui i rettori, con facoltà data neli4c)8 2. Altre due chiese non dipendenti
dal consiglio de'Dieci, nel sito ove sor- dalla giurisdizione patriarcale sono in
geva l'ospedale, avendo disposto altre ca- Venezia : quella di .?, Diagio di Castello,
se per ricovero de'confrati poveri, cliia* appropriatasi ad us,o di parrocchia dalla
mi\\\(\o\e Cor le della Misericordia, ti t%' marina militare da guerra, della quale
sero nn magnilìco ospizio o scuola, con come stata anche priu)a parrocchia già
disegno del celebre J. Sansovino. Occor- parlai nel n. 2 del § Vili, e la seguente.
sero 3o anni alla fabbrica del sontuoso 3. Chiesa di s.Giovaìini Ballista, ì\q
edilizio, in cui con festevole apparatosi cavalieri del sagro militare ordineGfroso-
celebrò la 1.' messa 1*8 dicembre i532, ////»7cz«o f*/^.^, poi dalle residenze denomi-
coll' intervento del doge e del senato, nati piu'e di /ior//( A.) e quindi di Mfl//<t
Quantunque l'ospizio fosse con tanta no- (/'.), chiesa detta comunecnente /r/ Coni'
biltà costruito, mancava conveniente al- w?( 'uZrt. La chiesa di s.Gio. Battista coUea-
lare per collocarvi le copiose ss. Reli- diacenli sue fabbriche già della comraen-
quiedel sodalizio;erettol'altare,nel 1 SSg daGerosolimilana,ed ora del gran priora-
conprocessione solenne dall'antico luogo to del regno Lombardo-Veneto, volgar-
dell'adunanzeivi le portarono. Erano es- mente .y. Gfo. Dalli sia del Tempio o s.
se: Una ss. Spina, celebre per molli mira- Zuanc de' Furiarli, \.vova%\ dentro il cir-
coli in Morea, da dove la 1 eco in Vene- condario della parrocchia di s. Francesco
zia Paolo Pi ioli, e Samaritana sua vedo- della Vigna, senza dipendervi, e perciò
va la duiiòalla scuola. Della ss.Croce, del- nel sestiere di Castello. Il Corner ragio-
la s. Coloima, della Poi pora e del Sopol- nando della chiesa di s. Gio. Dattisla de'
crodel Redentore. Del Velo della 15. Ver- cavalieri di Malia, dice che l'insigne
gine. Un osso di s. Venereo martire. Delle ordine de' cavalieri Templari, gìh laiìlo
ossa tle'ss. Paolo, Andrea e Matteo Apo- celebre nella cristiana milizia, eretto in
s'oli, V. ili altri «s. Martiri e Contèssori, religione nel i i 1 8, sotto Baldovino 11 re
il lutto disposto in nobili reliquiari d'ar- crociatodi Gerusalemme, oHenueìn Ve*
genio. Nella scuola >i venerava pure la nezia due chiese con fabbriche contigue
div(jlis>iuia immagiiiedeliaMadrediDio, ad uso di ihiostroo monastero, l'una delle
dipinta ne! 4?' i" Gerusaleuituc, q ppi quali era chiamala s. Maria in Broglio
VEN
ed anche r /ixreri'iìoneXa^i*'^ *• Cin.Dal-
lista (/fi Tcinpio, cos'i eletto dal nome
tltllii lelii^ione, a cui fu coticeàso. Aggiun-
ge, igiioiaisi ])cr niancnnza di documen-
ti il Ic-m pò preciso in cui questa inili*
lare religione, fu inti edotta in Vene-
zia, ma sapersi cerlaniente essete ciò av-
venuto nel 1187, nel (jiifde Geiard(» ar-
civescovo di Raveinia donò a' cavalieri
templari un luogo chiainalo Fossnpulii-
di», perchè ivi si eiige^se una chiesa et
un ospitale sotto In podestà tifi Prìor di
J cìiezia. Dopo la funesta abolizione di
cjuesl'ortiine fitta nel i3ii-i3ia, Cle-
inenteV assegnò tulli (aieglio'l)uona par-
te) i di Ini beni all'altra religione militare
de'cavalieriGerosolimitani,percliè(picsti,
come gli estinti, erano similmente ad-
detti alia difesa de'Luoghi santi di Pale-
si ina. E' verosimile peiò, che prin»a an-
che della soppressione dell'ordine pas-
sasse il veneto monastero di s. Gio. Bal-
lista in possesso della religione Geroso-
iimilana, sì percbèin un diploma di Pa-
na INicolòlV segnato nel 1291, viene no-
lu'nato Nicolò priore dell'ospedale di s.
Giovanni Gerosolimitano di Venezia, co-
me anco perchè e>sendosi portati in Ve-
nezia sul finir del i3i2 Nicolo da Par-
intt priore della casa di s. Giovanni
Gerosolimitano di Fenezia dell'ordine
dell'ospitale Gerosolimitano, altro non
chiese alla signoria di Venezia, che il
possesso della casa e chiesa di s. Maria
in Broglio; dal che si deduce ch'erano
già per rmnanzi passale in soggezione del-
la religione Gerosolin)itana la casa e chie-
sa di S.Giovanni del Tecnpio, della cui
dedicazione si celebra ia festa anniversa-
ria a' I 2 settembre. Parlando poi il Cor-
ner tiella chiesa dell'Ascensione, del se-
stiere di s. iMarco, riferisce. Chesiccome
l'ordine de'Teoiplari fu istituito per man-
tener sicure le strade a'divoti pellegrini,
che viaggiavano pe'luoghi di Terra san-
ta, dall' infestazioni degli assassini e de'
ni.ilvivenli ; posseileva nelle città j)iìi co-
spicue delli) ct'i&li^uilìt casce u)onasteii,e
VEN 89
per ropportiinìlà che aveanoi pellegrini
di ritrovar in Venezia facile il Iragilloper
la l'aleslina, ivi si erano pe'cavalieri tem-
plari fondale due case coll'aruiesse chie-
se, cioè di s. Gio. Battista del Tempio, e
di s. Maria Capo di Broglio, poi cono-
sciuta sotto il titolo ùeW Ascensione. \Ji\ìV
lica tradizione vuole fir credere, che per
essere stala l'antica chiesa fabbricala vi-
cino all'orlo delle monache di s. Zacca-
ria abbia desunta la denominazione di
Capo di Broglio j ma constando da
pubblici documenti, mai essersi lauto e-
slesi i confini di quel monastero, fonda-
to ne'lem[)i stessi del palazzo ducale, sot-
to il go'erno del doge Angelo Partecipa-
zio, è piuttosto credibile che abbia otte-
nuto tal nome dalla vicinanza del luogo,
ove solevano ridursi i nobili aspiranti a
qualche carica per implorare i suffragi ; il
che da'veneziani dicesi brogliare e far
broglio. Qualunque sia la cagione della
denominazione, certo è che la chiesa di
s. Maria e le annesse fabbriche furono
possedute da'cavalieri del Tempio fin al
i3i i-i3i2, iu cui la loro religione fu
miseramente soppressa da Cleiiieule V
nel concilio generale di Fienna (f'^.) nel
Delfìnato, ed i loro beni furono assegna-
li nel i3i2 a' cavalieri Gerosolimita-
ni. In esecuzione del pontificio coman-
do, [)resenlaronsi nell'istessoannoat doge
Gio. Soranzo a nome della loro religio-
ne, Nicolo da Parma priore della Ca-
sa di s. Giovanni G erosoluìiitano di
f^eiiezia e Bonacorso da Treviso, ambi
dell'ordine dell'ospitale Gerosolimita-
no,e porgendo lettere del Papa implo-
rarono, che loro fosse consegnata iin(i
casa e chiesa già posseduta dalla re-
ligione del Tempio, chiamata s. Diaria
dell'ordine del l'empio, di Capo Bra-i
glio, la quale ancora era quasi violente-i
niente occupata da un cavaliere tempia-,
re nominalo Emmanuele, che vanta va-
si priore di essa casa. Rispose il doge,
già esser noto come tanto la casa che U
chiesa erano st^te fabUiicafe dal pub-.
90 V E N
Mico erario e dalle l'unosine de' nobilli
veneziani, e poscia concesse alla religio-
ne de' templari, a condizione però che
liovessero in essa casa alloggiare gii ani-
]>asciatori de'principi esteri, ed altri illu-
sili personaggi qualanqne volta ne fos-
sero stati richiesti dalla signoria veneta.
Che però col patto di tal soggezione non
si sarebbe ricusato dall'aulotità del go-
verno d'ammetterli in possesso de' luo-
ghi richiesti culi' esclusione del preteso
priore ivi abitante. Accettarono di buon
grado i deputati della religione Geroso-
limitana le condizioni proposte, ed a' a?
iiovecnbre i 3 i 2 di tuttociò fu steso pub-
blico documento. Come però avea già
l'ordine Gerosolimitano Hssata la sua
principale residenza nell'altro più ampìu
monastero di s. Gio. Battista, così riu-
scendo piuttosto d'aggravio il «nanleni-
EQenlo d'un'allra casa, trovandosi l'ordi-
lie aggravato di debiti per 98,000 fiori-
ni, avendo prima ottenuto da l'apa Gio-
vanni XXII la necessaria dispensa, fece
delia chiesa di s. Maria in Ca[)0 di Bro-
glio e de'luoghi annessi, assoluta e per-
petua vendita nel 1824 a' procuratori
della chiesa di s. Marco, detti di Saprà.
Passata dunque la chiesa in possesso del-
la basilica ducale, i procuratori, perchè
in essa non si tralasciasse l'uffiziatura del
divin cullo, nel i336 la concessero a
Ciivlo frate Molano e a suoi compagni di
ignoto istituto, sotto l'obbligo d'un'aa*
iiua pensione, e di dover essi pure fornire
d'alloggio gli ambaacialori secolari che
arri\>assero a f^enezia secondo il bene
^^tacito del Doniitiioj essendo tenuti an-
cora di mantenere per la celebrazione de'
divini udizi almeno due preti : dal che
Si deduce che il detto Molano e i di lui
compagni, quantunque chiamati frati,
fossero di stato laicale. Breve tem[)o vi
riuìasero nel luogo questi frati, ricavan-
dosi da'docu menti esser poco dopo su-
bentrali alla custodia della chiesa preti
secolari; nel declinar del i4oo fu afììt-
lata la casa per uso d'osleiia du'prooura-
VEN
lori, i quali alla chiesa 'assegnarono un
rettore, finché nel i5i6 la confraternita
dello Spirito Santo, ivi istituita fin dal
17,23 o r 7.33, detta i\e\\' Ascensione del
Signore, rotlenneda'medesimi procura-
tori di s. Marco esclusivamente per uso
delle loro di vote funzioni, obbligandosi a
farvi giornalmente celebrar il divino sa-
grifizio. Dio benedì il loro fervore, onde la
chiesa cominciò a frequentarsi da nume-
roso popolo, e qualche tempo dopo eoa
permesso del senato fu restaurata e ab-
bellita in forma assai decente, il tutto
compito nel i5g8. Prima di tale anno
e nel 1 5g r da questa chiesa erasi trasfe-
rita ins. Vitale la confraternita de'Ciechi,
la (piale vi si era ammessa verso ili 5 16;
rimozione avvenuta per le pretensioni
della stessa scuola de'Ciechi, poiché essen-
dosi in detto a»!ao i5gi cominciala la
riftbbrica della chiesa, erasi audacemea-
le opposta al suo proseguimento. Essa
partita, il sodalizio dello Spirito Santo
compii suoi lavori 0611^97. Fino dal 12 80
il doge Giovanni Dindolo avea doa alo
a questa chiesa un frammento della ss.
Croce, ed oltre altre reliquie, visi vene-
rava il corpo di s. Bonifacio martire, ca-
valo dalle romane catacombe. Questa
chiesa, che dal sodalizio avea preso il titolo
deM' Ascensione, fu chiusa nel 18 i o, ser-
vì qiiin;Ii (li magazzino privato, e poi de-
molita nel 1824 per sostituirvi un fab-
bricato di abitazioni ad uso del vicino al-
bergo della Luna, il quale era stato per-
messo fino dal i4oo. Tornando alla chie-
sa di s. Gio. Battista, racconta il Corner,
che molti furono i priori Gerosolimitani,
tratti dalla nobiltà veneta e massime nel
secolo XV, che ne governarono il con-
vento, e fra questi Lorenzo Marcello, da
cui neli43i si concesse alla confraterni-
ta degli Schiavoni il comodo d'un ospizio
nelle fabbriche del priorato, e la facoltà
d'erigere uu altare nella chiesa sotto il
titolo de' ss. Giorgio e Trifone martiri.
Di tal sodalizio, detto di s. Giorgio degli
Schiavoni, questi furono i priucipii. iNd
VEN YEN 91
145 1 alcuni coiilalevoli uomini della na» cavalieri veneziaiìi, e quelle gloriose iin-
zione illiiica odalinala, ossia di Schiavo- prese navali ch'ebbero comuni con»
pia, molli de'qiiali erano marinari, mossi tro i liirchi , a tutela del crislianesi.
da lodevole compassione nel veder molli mo, ili che in progresso del § XIX do-
de'loro connazionali, anche benemerili vrò alla »ua volta parlare, della liher«
del pubblico, perire miserainenle o di tìi del mariUiuio commercio e della na-
slento odi fame, né aver di che supplire viga/ione delle potenze cristiane, co»
all' ecclesiastica sepoltura, determinaro- me nel Codice diplonialico GcrosoUniì^
no d'istituire una caritatevole confraler- ta no, n&Ws File, de gran Maestri del
«ita sotto il detto titolo, col fine di soc- Marulli, nell' Istoria della s. Religio-
correre ne' gravi bisogni d' infermila o ne e Militia di s. Giovanni del Hosio,
vecchiezza i poveri marinari oallridi loro e del suo proseguimento di Dd Pozzo,
nazione, e dopo morti religiosamente tu- Ilistoria della s. Religione ilJilitare di
inularne i cadaveri insepolturedeijtinale, s, Giovanni. Nel Codice si legge come
Costituita la confraternila, si obbligò col i veneziani collegnli col sunnominato re
convento all'annuo censo di 4 zecchini, di Gerusalemme Baldovino II, polente-
due pani e una libbra di cera da othirsi al mente contribuirono colla loro flotta ben
priore il giorno di s. Giorgio. Per infer- corredala alla presa di Tiro nel i laS o
vorare tali divoli fondatori e gli altri fé- nel i i ^4, nella cpiale espugnazione i ca-
ddi all'aiuto d'opera così sanla, il car- valieri Gerosolimilani si acquistarono
dinal Dessarione, trovandosi nel I 464 le- molla riput.tzione nell'armi. A[)preiido
gaio apostolico in Venezia, concesse 1 00 dal Bosio, che a' j 3 gennaio 1 55g il gran
giorni d'indulgenza a chiunque in certi maestro inviò a Roma il commendatore
determinali giorni visitasse la chiesa del- La Motta, per partecipare a Paolo IV,
la confraternita, e promuovesse con limo- come i cavalieri dell'abito e nobili vene-
sine il proseguimento del misericordioso ziaui, conlìdando nel favore e appoggio
istituto. Verso la fine del secolo XV, es- della loro repubblica, aveano sprezzalo
tendo vicino a rovinare il vecchio ospi- d'ubbidire alle citazioni generali, colle
zio, deliberarono i coidratelli d'innalzar- quali nel precedente anno erano stali
lieda'fondamenli uno nuovo e magnifico chiamati per andare al presidio di Malta,
sotto l'invocazione di s. Giorgio martire, mentre si credeva che i turchi atlaccaS'
che con sua facciala di maru\o si compi scro l'isola; e non ostante che la citazio»
neli55o-5 1 .Giàla pietàdiPaoloValares- ne fosse stata confermala dal Papa.On-
ko nobile veneto avea donalo allacordVa- de erano stali dalgran «naeslroe dalcoU'
temila un osso del s. Titolare, ch'egli a- sigilo tulli p ri vati dell'ubilo e delle coui-
vea ricevuto in Corone dopo la morte del mende. Ma il senalo inipediva 1' e-C'
patriarca di GeruNalemme ivi defunto, dizione di sì giusta sentenza. Paolo IV
che lo possedeva. Tra l'ullre reliquie de- ciò senti con mollo di-»piacere; scrisse un
corosaniente conservale nell'altare dell'o- breve al doge e senato veneto, laguan-
spizio, ricorderò un osso di S.Trifone njar- dosi dell'avvenuto, ed esortandoli a ripa-
tire. Della chiesa de' ss. Giorgio e Trifo- j'arvi, secondo l'equità e saggezza della
uè degli Schiavoni riparlo nel 5 XIII, repubblica. Il senato ricevuto il breve,
n. 8. Leggo negli storici dell'ordiue Gè- perseverò solamente a favorire i due ca-
rosolimilano le relazioni Ira di esso e la valieriRaimondi,lasciando procedere con-
lepubblica di V'enezia, la quale teneva liogli altri. Ed avendo scritto caldamen-
iempre il suo ambasciatore quando ri- te al gran maestro raccomandando 1 Pvai-
siedeva in Rodi, e ne inviò anche in quel- mondi, fu risposto che essendo l'ubbi-
la di Malia; olire le uulizie di diversi dieuzci; quella che ha lullu l'ulti-ti a^ca
9^ V E N V E N
conscivnta la religione, per questo nes- siali; e di più tolse il soldo a tutti 1 ca-
sini cklillo eia da essa più severamente vidieri di Malta, eh' erano agli stipendi!
castigalo della disubbidienza. Contiiltociò della repubblica, e quindi gli espulse da'
}i couleinpiazionedei senato, sei Raimon- suoi doniinii. S'interpose il re di Spagna,
di si fossero recati al convento di Malia e persuase il gran maestro a riliisciare il
sarebbero con indulgenza ben trattati, galeone colle sue genti; senza che poi la
Si pregò infine il senato, che per l'av- repubblica rivocasse i suoi decreti e das-
venire i religiosi dell'ordine vassalli lo- se soddisfazione alla religione. Inasprito
10, ubbidissero le citazioni, e pagassero l'ordine, usando la forza, catturò ueil'ac-
Je dovute responsioni e imposizioni. Nar- que di Trapani una nave veneziana e la
ra Dal Fozzo altro disturbo grave ch'eb- condusse a Malta colle sue abbondanti
he la religione di INIalta nel 1576 col- merci, ordiiìando che egual tratlainenlo
la re()ubblica di Venezia, a cagione del si usasse colle altre,- purché non fossero
bollino fallo dalle galere dell'ordine so- ne'porti del re di Spagna. Si fecero delle
pra un galeonclto veneziano vicino a Ci- trattative senza successo, e le reciproche
prò, di merci appartenenti ad ebrei. Ri- amarezze durarono molto tempo, non la-
corsi questi a'sonatori, da essi fu decre- Sciando la religione di visitare i vascelli
lato che i vascelli della repubblica non veneti, pigliando sopra di loro le persone
fossero visitali dalie galere di Malta ; ed e le robe degl'infedeli. Dall'altro canto la
im[)elrato un breve dal Papa Gregorio repubblica fece rigorose esecuzioni sui
Xlll, fu ingiunto al gian maestro la re- corsari di Malta, e litenne le loro prese,
sliluzione tlelle robe. Indi i senatori se- A troncare queste pregiudizievoli dilfe-
qneslrarono il priorato di Venezia e tut- renze, Sisto V deputò una cougregazio-
te le commende dello stato , per reinte- ne di cardinali, innanzi alla quale i n»iui-
grarsi co'Ioro fruiti. Allora il gran mae- stri della lepubblica e della religione trat-
fctro fece alti richiami a Roma, diuioslran- tarono la loro causa. Avendo la religio-
(lo r universale consuetudine e la dispo- ne in ossequio al Papa ritiralo l'ordine
gizione delle leggi fi>i'cristiaiii, di poter alle galere e vascelli, di visitare quelli ve-
legillimamente pigliare e appropriarsi le neli ; la repubblica levò i bandi falli a
rtibed'inledeli, comedi contrabbando, e-» pregiudizio de'cavalieri di Malta, e libe-
ziandio trovatesu vascelliamici; comeaU rando i sequestri del priorato di Vene-
trellanlo praticavano grinfedeli sui cri- zia e delle commende esistenti nel suo
stiaiii, anche veneziani loro amici, li Pa- dominio, impose però l'obbligo a'coin-
pa volle che si accomodasse la vertenza mendatori, di depositare nella zecca di
amichevolmente, onde la repubblica le- Venezia tutti i diritti spettanti al tesoro,
vò il sequestro de'beni, e la religione re- per diverse sue pretensioni. Durarono
fclituì il prezzo del bottino. Nel i 584 '"' nondimeno i dispareri sino al gran mae-
korsero nuove rotture tra l'ordine e la re- Siro Wignacourt, che bramoso di termi-
pubblica, per aver la scpiadra veneta di narli ricorse a Clemente Vili per un fl-
Candia predalo un grosso galeone, prese naie aggiustamento. Il Papa quindi com-
ic robe e imprigionalo l'ecpiipaggio. Riu- mise al nunzio di Venezia di discutere le
fccile mutili le pratiche del gran maestro, ragioni della repubblica e della religio-
per rappresaglia fu presa una nave ve- ne, ed il tutto si accomodò con recipro-
iicta con merci nel porto di Malta, e ri- ca soddisfazione. In seguito vi passò tra
tenute le genti. Gl'interessati reclamando l'una e l'altra buona armonia e sincera
«I senato, questi subito pose il sequestro corrispondenza. In falli si trovano nel
(il gran priorato di Venezia, ed a tutte le 1616 e seguenti anni diverse lettere de'
cotniueude dell' ordine esistenli ne' suoi dogi Bembo e Priulì., de'pregadi e de'
V EN
presidenti ilei collegio tie'snvi, col'e quali
s'incaricano i rappresentanti [)iil)h!ici nel-
le città del don)inio veneto, per l'osser-
vanza de'privilegi della religione ne'beni
suoi, rome esenti da qualsivoglia imposi-
zione e gravezza; ed una conlerma in par-
ticolare de'fìJcdesimi privilegi del senato
de' 1 5 marzo 1620, ove si fa onorevole
menzione della stima grande die fa-
ceva la repubblica del sagro militare
ordine Gerosolimitano, e dell'ottima in-
telligenza die tra loro passava. Collo
sterminio di lutti gli ordini religiosi nel
1810, a.icbe i cavalieri di Malta per-
dcrono in Venezia chiesa, convento e
beni, quando già per le precedenti po-
litiche vicende il sovrano ordine era sta-
lo [)rivato del suo dominio di Malta e
snc pertinenze. Quindi l'ordine e religio-
ne ebbe a principale e munifico profeg-
gilore il sommo l'ontefìce Gregorio XVI,
pel tulio quanto nell'articolo Gerosom
MiTANO dame narralo. Ivi pmeecon suf-
ficienti particolari raccontai, quanto qui
a[)presso n)i limiterò appena ad accenna-
re; particolari, che precisamente si pon-
no vedere nel voi. XXIX, p. 283, 284,
285, 298, 299. Vi aggiungerò alcun'al-
Ira nozione,e meglio mi gioveròdel Ruo-
lo delli Cnualieri. Cappellani conven-
tiialf, e Sciveiiti d' armi rìce\.'ìili lìdia vC'
ntrauda li/igun d'Italia, did. Sovrano
Ordine CerosoUinitano, e delli Cava He.-
rie Dame di devozione, Cappellani di
ubbidienza, e Donati ne' limili di ciascun
venerando Gran Priorato, Roma 1 843.
Avendo il Papa trasferito <la Ferrara in
Roma il sagro convento, ossia la luogo-
tenenza del venerando magistero, nel pa-
lazzo dell'ordine medesimo, ed assegna-
tagli per chiesa conventuale con l'annes-
se Ospizio e le rendite, la chiesa di s. Fran-
cesco a ponte Sisto col breve Romani
Ponti/Ices, de' 29 maggio i835, Bull.
Roni. cont., t. 20, p. 63 (invece della
quale chiesa, lolle 1' os[)izio per dispo-
sizione del regnante Pio IX, dal 1 855
l'ordine lemporaueatuenle celebra le &a-
VEN
q3
gre funzioni nella chiesa della ss. Cro-
ce e s. Rouaventura, pel riferito ne' voi.
LXXVIII, p. Qj e seg., LXXXIV, p.
60 ei36), in essa a' 10 aprile i836 fece
la solenne professione religiosa il degnis-
simo di lui nipote fr. Gio. Antonio Cap-
pellari della Colomba nobile di Belluno,
domiciliato a Venezia, commendatore del-
l'ordine di s. Gregorio Magno, già a' 2 5
del precedente mese ricevuto Ira 'cavalie-
ri di giustizia nel gran priorato di Ro-
ma, in conseguenza del precedente bre-
ve d' ammissione nell'ordine, di Grego-
rio XVI, Exponendum noùis, de' iG
giugno i835, Ball. cif. p. 6S. Morto
a' 16 novembre 1837 il cardinal Gior-
gio Doria Pamphilj gran priore di Ro-
ma, il venerando bali fr. Cai lo Candi-
da luogotenente del niagislero co' cava-
lieri dell'ordine sup[>licarono Gregorio
XVI a conferire il vacato gran priorato
all'encomiato nipote. Ma il Papa nel gra-
dire la domanda, rispose doversi conferi-
re yV/.r/fl! solituni ad un cardinale, e no-
minò il cardinal Luigi Lambruscliiiii se-
gretario di stato (morto il quale a'6 feb-
braio I 854) S'' sni^'ccsse il cardinal Adria-
no Fieschi di Genova, e questi defunto
a'6 febbraioi858, gli fu sostituito il vi-
venie cardinal Gabriele Ferrelti d' An-
cona, di cui riparlai ne'vol.LXVI.p. 2 I f,
LXXIX, p. 216). Intanto, siccome quel-
la mente sapientissima che neire.'-ercizio
della scienza politica e nel memorando
impero di 4^ *>"'»' ('792-'834), l'im-
peratore d'Austria Francesco I, supera-
va d'assai gl'impeti portentosi dell' arte
bellica, di cui vedemmo campo l'Euro-
pa, non si chiuse a'pensieri di questa val-
le di esilio senza trasmettere all'augusto
successore e figlio l'imperatore e re Fer-
dinando I, la cura Ai proteggere e soste-
nere possibilmente il sagro ordine cavai'
lereseo dis. Giovanni di Geriisa lemme ,
il (juale tanto bene merito di una gran
parte d'Europa pelcorso della sua lun-
ga durata, e tanto sofferse per le vicen~
de de^ tempi j cosi l'alta veggenza e la mae-
94 V E N V E N
slìi npn<itolica di Fciflinnndo T (ìnrrplò ««lifo in Tìnmi ni possesso die il cnnliml,
con vtnenilissitna risol»2Ìoiie di mnssiina Lainbnischini suo collega prese del gran
ile 5 o i5 gennnio 1889, e quindi colla I*rioralodt;ll*alma ciltà, restituitosi a Ve-
sovraita patente de' 5 gennaio i84i, la iiP7Ìn, impiegò le sue cine a restaurare
fondazione d' nn priorato Gerosoliniita- i'()-.pizio e le f.ibhriche adiacenti, e spe-
no nel suo regno Loml)ardo-Venelo, per ciahuenle la chiesa per la reinlegrazio-
radempimentodelle sopraindicateinten- ne dell'uflìziatura e cullo divino; per le
7Ìoni del suo virtuoso genitore, e ^7cr 11- quali opere l'ordine vi spese ciica 1 y, 000
tì'le della Nobiltà del suo rc^no stesso, scudi. Per questo gran priorato, Grego-
nonchè di quella de'ducali di Parma, Lue- rio XVI a* i3 agosto i84j istituì due
ca e Modena, che a questo nuovo prio» commende di padronato in favore, I.i
rato associaronsi. Ad arricchire Venezia maggiore per il lodalo gran priore , U.
d'un nuovo nobilissimo fregio, l'impera- minore per l'altro nobile e degno nipote
tore l'elevò al grado di perpetua residen- Piarlolonieo Cappellari della Colombi»
78 primaria del gran priorato dell'or- commendatore dell'ordine di s. (irego*
dine Gerosolimitano nel regno Lombar- rio Magno, domiciliato nella patria Uel-
do-Veneio. non meno pe'ricordati duca- Inno, ora definito, e successivamente in
ti; dovendosi riaprire la chiesa e il con- fìivore de'primogeniti di questi due ra-
■wento o ospizio della Commenda di Ve- mi. Avendo professato a'i6 giugno i 843
nezia, le cui fabliriche dopo il cadere del- la religione dell'ordine mg/ l'ietro l'i^ut-
la gloriosa repubblica veneziana erano lon, più sopra encomiato nel n. i, fu tosto
rimaste solitarie e deserte, in conseguen- sodio a cappellano conventuale. e poi d 1 ,°
IQ A\ c\\e, a coiìlemplazionc di specchia- maggio 1 84'^ ebbe la commenda l'<ddi
in prudenza, di esperienza molteplice Fepoli. Terminati i restauri delle fnbbri-
Jìegli affari, e di egregie doli dell'ani- che, l'interno della chiesa fu abbellitocoii
via, il ven. bali luogotenente Candida, erigersi nel fondo il mirabile altare di
con bolla de' 29 maggio 1889, nominò marmo, opera impareggiabile del Sanso-
balj e gran priore pel regno Lombardo- vino, già appartenente ad mia delle più
Veneto fr. Gio. Antonio Cappellari del- antiche chiese di Venezia, cioè la siidde*
la Colomba , già prescelto a sì cospicua scritta di s. Geminiano, che dopo la sua
dignità dall'imperatore e re Ferdinando ilemoli/ione giaceva <la tanfi anni fra le
1 con sovrana risoluzione de'27 del pre- macerie. Lateralmente s'innalzarono due
cedente oprile. In lai modo e peli." fu e- nobili altari, uno sagro all' Immacolata
levatoio Venezia a sì altoeonoiificogra- Concezione di Maria Vergine, l'altro al
do un personaggio le cui doti distinte b. Gerardo oGherai do i ,° fondatore dei-
rendendolo degno, ricevevano un niag- l'ordine (diverso dal b, Gherardo da Vii-
j;ior lustro da'vincoli della natura che lo lamagna del 3." ordine di s. Francesco
legavano sì strettamente al glorioso Pon- cavaliere .^^jr/'/zV/r/o Gerosolimitano, il
lefice Gregorio XVI benemerentissimo cui cullo immemorabile riconobbe Gre-
della religione e militare ordine Gè- gorio XVI a'i8 marzoi833, assegnando
losolimitano. Il bresciano Morcelli dis- il 3i maggio per sua festa), oltre i sedili
se latinamente, gran priore di Malia tli noce e l'organo. Finalmente a'24 gin*
della lingua di Venezia; obalì di Malta, guoi843, al modo riportato dal supple-
gran priore dell'ordine in Venezia: E- nienlo al n.° 28 delle Notizie del Gior-
tjves Major Dielitensis Magislerinm or- nn di Roma, che riprodusse la relazione
dinis sui apud Venelos virlnte ade- fallanedal mio amico cav. Filippo d."^ Sco-
ptus. Il novello venerando bali e gran lari, tì pubblicala dalla Gazzetta privi-
[iriorc fr. Gio. Antonio, dopo «ver assi- tediata di p^enczi^^h chiesa si riaprì al
VE N
piiMjIico ilesidei io eil alenilo di tino, sol-
lo l'milica invocazione del Profeta santo
pi ima che nato, protettore ile' cavaliei i
(che nel corso di qna<ii 700 anni esoKo
il successivo reggimento di 70 gran mae-
stri, armati di ferro e di fede, alternaro-
no cogli esercizi di pietà le guerresche a-
y.ioni), per la festa del medesimo Pre-
cursore di N. S. Gesù Cristo. Anche il
nobile e eh. cat. Giuseppe Manara, com-
pilando da nllimo la Storia tifi l'Ordine
ili Malia ne suoi Gran Maentri r. Cava-
lieri, sulle traccia di M. de Saint-Allai*
(Milano e Lodi lip.Wdmant i84f>,in4-''
fig.) , ha riportata la relazione suddeUa,
dove appunto fu ricordato che il fausto
giorno del riaprimenlo della chiesa fu in-
sieme destinato per l' innugurazione e
possesso del gran priore. Si recò a cele-
brarvi la messa il patriarca cardinal Mo-
nico, dopo la quale colla consueta graree
fiorita eloquenza pronunziò quella gra-
tulatoria e commovente orazione o Di-
scorso, di cui dissi alcune parole nel ci-
tato articolo , descrivendo la splendida
e decorosa funzione, ed i cospicui peiso-
naggiche v'intervennero. Il Di'rorso,Uìn-
to applaudito, impresso con bella edizio-
ne Ai questi stessi tipi, dal proprietario di
essi cav. Giuseppe Latlaggia , che qua!
console pontifìcio fu presente alla solen-
nità, fu da Ini dedicato al cardinal Lam-
bruschini. Cos'i dopo un'assenza di 9 lu-
stri il sagro militare ordine Gerosolimi-
tano ricomparve in Venezia sotto gli au-
spici! del suo celeste patrono s. Gio. Bat-
tista; e riprese il posto d' onore che gli
conveniva , fra quelle istituzioni che si
resero più benemerite della religione,
dell'nmanilà e della civile coltura. «Con
iì fausto rinscimenlo di conlentezza co-
mune, prendevano a rifiorire in Venezia
le virtù e le glorie de'cavalieri di Malta,
ch'ebbero già tanta porte nell'imprese e
nelle vittorie navali de' veneti. E così
po'sa brillare sopra di essi la livce di
quegli eccelsi destini, che stanno ancora
chiusi nei seno impenetrabile dei fulu-
V E N (v'y
ro". Tanta solcnnitii fu in elegante qii;i-
drelto egregiau»ente disegnata, coli' in-
terno della chiesa, i 3 altari, e hi folla di
personaggi intervenuti, senza confusi<»ii«
e distintamente espressi, dall' abile sua
autore Giuseppe Calieri di i3 anni , il
<|uale divenne ed è uno de' più bravi ar-
tisti numerosi »be popolano l'illustre Ve-
nezia. Nobilmente il commendatore .So-
rella, che vado a lodare, per ossecpiio e
riverente oma""io filiale lo donò al Pa-
DO
pa; il quale conoscitore del mio afiVlluo-
«o trasporto per tuttociò che riguardavn i
suoi e Venezia, si degnò favorirmelo. Mi
compiaccio assai di posseder lo. per rappie-
sentare una dignitosa funzione, il cui pror
tolipo è Sua Eccellenza fr. Gio. Antonio
Cap[)ellari della Colomba mio anioi evo-
lissimo, e di cui mi glorio goderne d'an-
tico tempo la preziosa benevolenza; e lo
tengo appeso accanto al grazioso disegno
colorilo della casa di sua proprietà in
Venezia, non comune per la spaziosa cor-
te scoperta interna (nel sestiere di s. Cro-
ce, presso la già scuoia grande di s. Gio-
vanni Evangelista, della quale ragio-
no nel§ XIII, n. -2), e sempre mi ricoula
i bei giorni deliziosi passati nella gran
città in sì nobile e cordiale ospizio. No-
tai per ultimo nel ricordalo articolo, chg
il Papa consegnò al nobile veneto Tad-
deo Scalcila, cavaliere e segretario capi-
tolare dcll'oidine, per la chiesa del gran
priorato un calice con patena, tutto d'o-
ro. E siccome ivi dissi averlo Gregorio
XVI insignito del grado e insegne di
commendatore di s. Gregorio e di s. Sii-
teslro, qui aggiungo che poi gli conferì
pure il primario ordine di Cristo, in pre-
mio d'importanti servigi a lui resi ed al-
l'ordineGerosolimitano; e con testamento
olografo.insieme al cardinal Mario Malici
sotlo-decanodel sagro collegio, lo dichia-
rò esecutore di esso per Venezia e Bel-
luno, con quell'onorifico elogio e doni che
pubblicò a p. 786 la Gazzella privile-
giata di Venezia nel 1846. Meritò poi,
che ad esonerare il zelante cardinale di
gS YEN
sua qualifica d* esecutore leslamenlario
per l'ionia, e per ricevere in consegna i su-
perniiti eifelti dell' eredità, n lui venisse
riunito ad istanza de'nobili eredi, con fa-
coltà del Papa Pio IX, il quale lo dccoiò
del suo oidine Piano in rimunerazione
di servigi resi alla propaganda fide, lo
non posso nominare sì gentile e rispet-
tabile signore, senza vantarmi di posse-
derne la piena grazia. Benemerito col suo
ordine Gerosolimitano, questo di recente
gli mostrò la sua riconoscenza con deco-
rosa scatola d'oro adorna di brillanti. iVel
voi. XLIl,p. ^5, narrai i comizi tenuti in
Roma per l'elezione del nuovo luogote-
nente del magistero, a'quali intervenne
il gran priore Cappellari della Colomba,
col commendatore del medesimo gran
priorato fr. Filippo Colloredo (nel voi.
LXXXIl, p. io3, l'illustre suo ascenden-
te conte Ermes lo dissi vivente; qui lodi-
chiaro morto nel 1692, correggendo il
fallo, non del tutto mio. Le ivi discorse sue
poesie stampale in Udine lai." volta nel
1785, confermo die furono ristampate
con aggiunte dal vivente altro poeta fi iii-
lauo e di grido Pietro Zorulti), che restò
eletto, ed è il presente veueraiulo luogo-
tenente. Cos\ da cjuesto gran priorato
uscì il supremo reggitore dell'ordine. Ac-
cennai nel più volte rammentato artico-
lo a p. 3oo, col Ruolo, il numero de'suoi
cavalieri, dignità, commende co'Ioro no-
mi, cappellani, grancroci d'ambo i sessi
co'Ioro nomi, ed il numero de'cavalieri di
divozione. Comprendendo dunque anche
questo gl'au priorato lesuedamedecorale
della grancroce di divozione persone reali
e altre nobilissimesignore,intendo ingem-
mare questo periodo o numero di para-
grafo,con inserirvi il riferito dal n." 94 del
Giornale (li lìomaàcQ.'j apn\eiS5S."\ìì
Venezia fu celebrata nell'aule del palazzo
reale una solenne ceremonia, che aggiun-
se un bellissimo fregio all'ordine Geroso-
limitano. Il gran priore bali Cappellari
della Colomba , delegato dal magistero
dcH'ordine, alla lesta di una depulazioue
V EN
del gran priorato Lombardo- Veneto, ed
alla presenza d'un assai numeroso stuo-
lo di commendatori e cavalieri, ebbe l'o-
nore di oderire a S. A. ì. R. la serenissi.
ma arciduchessa Carlotta (figlia del ré
del Belgio) la grancroce Gerosolimitana^
accettata dall' A. S. con que'modi gra-
ziosi che mettono in chiara luce i tunlì
suoi pregi. Al breve discorso con cui il
gran priore esprimeva rjuanto l'ordine e»'
questre apprezzasse tale ambita illustra-
zione, S. A. \. R. il serenissimo arciduct
(Ferdinando Massimiliano fratello del-
l'imperatore che regna), governatore ge-
nerale (del regnoLombardo- Veneto), che
ne vestiva le assise, si compiacque di ri-
spondere, manifestando l'aggradimento
dell'augusta consorte ed il proprio, la sua
speciale afìezione a così antico e glorifica-
to ordine cavalleresco, la protezione ad
esso dell'imperiale sua casa, a fin di pro-
muoverne il giovevole incremento, e la
propria lietezza nel trovarsi circondato
da eletto numero di cavalieri, ch'egli be-
nignamente chiamò confratelli. Le LL.
AA. indirizzarono poi gentili parole alle
dame insignite dell'ordine ed a'cavalierij
che furono ad uno ad uno presentali, e
convitali poscia alla mensa arciducale".
§ X. Ordini religiosi inlrodold in Ve-
nezia e in diverse sue isole, per ardi
ne cronologico. Notizie storicìie-arli
slichc-sagre delle loro chiese , con
venti e nionasteri : cioè di ^^ cldest
esistenti^dcllefjunliìS in cura di Imo
na parte de' ripristinati regolari de
due sessi j e di 33 distrutte 0 converti
te ili altri usi co' loro conventi e mo
nasteri: essendo le corporazioni clan
strali soppresse, anco in altri tempi
52 di uomini e 43 di donne. Pie w
nioni e benefiche istituzioni, annessi
a' superstiti chiese e chiostri'. Altri
notizie da richiamarsi a' §§ propri
Degl'istituti regolari d'ambo i sessi,
csislenli e uon più esistenti, nella religio<
1
VE N
X.1 Venezia e sua diocesi patriarcale, di*
cLiara l'ab. Cappelletti, nel t, g, Le Cine-
se d'Italia. » A voler tessere, anche com-
pendiosamente la storia de' monasteri e
de'conventi, che nmneiosissimi uu tempo
esistevano in queste nostre lagune, ap-
pena h.isiterebbe un grosso volume : qui
non farò che annoverai li, riserbandomi
a dirne qualche cosa di più nel cap. XI
della mia Storia della Chiesa di J^ene-
s/V/, che unicamente a questa materia do-
vrà essere consecrato. Qui dunque, se-
guendone a un bel circa la cronologica
fondazione, incominciei'ò dal più antico".
Lo seguirò, quanto all'ordine cronologi-
co e quanto all'esistenza o non esistenza,
de'religiosi e delle religiose. Ma giovan-
domi dell'autorevole Stato personale del
Clero, col Corner principalmente, e con
altre notizie ed erudizieni relative, in
confronto sarò di necessità assai più pro-
lisso. Ma forse, sempre riuscirà poca cosa,
ponendo niente a tanto dotta e autorevo-
le dichiarazione. E siccome andrei per le
lunghe, se con tutto il dello dal Corner
nelle chiese e case d' ogni istituto volessi
procedere, pel moltissimo che mi resta a
dire in questo mio articolo o piuttosto
cenni del più importante, ad onta che, ri-
peto, l'argonienlo "Venezia pel suo vasto
complesso tulio speciale non si può af-
fatto restringere in un solo e di Diziona-
rio quasi enciclopedico , e conveniva in
certo modo trattarlo come quello di Ro'
ma, se questa non formasse un'unica ec-
cezione; così sono costretto a seguire il
metodo tenuto colle parrocchie, e quan-
to all'esistenti ss. Reliquie, qui pure rin-
novo l'avvertenza fatta per le chiese di
esse. Bensì e relativamente sarò più con-
ciso colle chiese e chiostri de' regolari e
delle religiose, se esse o i loro istituti non
più esistono in Venezia e sua diocesi pa-
triarcale; però avendone lasciato dovizio-
se memorie il Corner, il Cicogna e altri
benemeriti veneti da loro eziandio ricor-
dati, che con tanto amore e sapere illu-
«Irarono la patria storia. Quanto agli or-
vot. xci.
YEN 97
dini regolari d'ambo i sessi, di cui vado
a parlare, siccome di tutti scrissi articoli,
ancorché non più alcuni esistano, in essi
si ponno vederne le notizie. Nel § Vili
notai, che lai.' concentrazione, soppres-
sione e chiusura di molte chiese segni nel
I 808, la 2.' e generale nel 18 1 o, in dif-
ferenti mesi, poi venendone demolite 19
tra le da me enumerale. La concentra-
zione e soppressione de'convenli e mona-
steri cominciata nel 1806, si proseguì nel
I 808, ed ebbe tristo e lagriraevole com-
pimento nel 1810, parimenti in vari lem-
pi. Poscia seguì la chiusura di molte lo-
ro chiese , e successivamente la demoli-
zione di quelle di cui vado a tratlarr.
S'indemaniarono i beni sì delle chiesedel
clero secolare, e sì delle distrutte de* re-
ligiosi e delle monache, oltre quelli de*
propri chiostri, a tanta distruggitrice tem-
pesta solo restando eccettuati i monaci
inechita risii, ed i religiosi ospedalieri ben-
fratelli , oltre le salesiane. Anche le mo-
nache greche esistenti fino al 1829, nel
monastero vicino alla chiesa di s. Gior-
gio de' Greci, di cui nel § XI II, n. 9,
siccome istituto straniero, come gli ar-
meni raechitaristi, non furono soppres-
se : ambedue si considerarono slabili-
menti nazionali. II cavalier Mulinelli ne-
gli Annali delle Provincie Fenete^ ri-
porta a p. 55 ei 19 il novero della riu-
nione con altre di molle religiose corpo-
razioni ne'dipartimenti ex veneti; ed a p.
75 e seg. tratta delle corporazioni sop-
presse. Ma egli osservò nt^\ Annali Vr-
h ani di Fe/iezia,a p. 559, che Alessan-
dro VII nel sopprimere alcuni inutili con-
venti, non era contrario agl'interessi veri
della religione , ed applicandone le so-
stanze a sollievo degli stati è farne un im-
piego legillimo e naturale. Sì mostra sor-
preso, come si biasimi Giuseppe II per a-
ver egli pure annullato molti conventi
inutili (sic); e come invece si continui a
lodare a cielo l' antica pietà veneziana ^
quando Giuseppe II non fece che seguir
gl'impulsi dati peri primi da' veneziani.
7
98 V E N
L'iudore e la smanìa della deplorabile
mania dell'abolizione de'ciiiostri, asili di
virtù, di saulilà e di dollrina, di carità e
di pace, di prece e di penitenza, come al
Irove fece disperdere ancora preziose bi-
blioteche, icu portantissimi archivi, magni-
ficile opere d' arte e una moltitudine di
iHcmorie illustri , che impinguarono o
formarono diverse raccolte o collezioni.
J dipinti delle chiese atterrate o conver-
tite in usi profani del clero secolare e re-
golare, e delle corporazioni delle mona-
che, buona parte si riunirono nel depo-
silo di pitture delle sale superiori del pa*
lazzo ducale e della biblioteca Marcintiti;
altri decorarono il palazzo regio e l' an-
nesso edifizio della vecchia biblioteca. Al-
tri quadri si collocarj)no nell'accademia
delle belle arti , altri e con monumenti
innrmorei in s. Alnrìa della Salute e in
jdtri templi. Molle pitture per acquisti
passarono in proprietà privala, di vene-
ziani e di strauieri. Altre passarono ad
iiumenlare la galleria pubblica di Vien-
na, e quella di Brera a Milano. Nel § XI,
con lo Stato personale , farò il novero
dell'attuale clero regolare e comunità re-
ligiose secolari di Venezia, urbano e fo-
raneo, richiamandoli liferilo in questo §,
e descrivendo il non dichiarato, colle re-
lative notizie.
1 . Benedettini , Benedettine , Bene-
fralellidi s. Servolo in isola. F. § XVIII,
n. IO.
2. Benedettini di s. G regorio.TìtW ah-
liate del monastero di s. Servolo, trasferito
{I quello de'ss.Benedelto e Ilario in Fusina
nell'isola di s. Ilario, colla più parte della
numerosa sua famìglia religiosa, e poi pas-
sando essa in quello di s. Gregorio dì Ve-
nezia, già ne tenni proposilo nel § Vili, n.
Gg delle chiese parrocchiali, dicendo sop-
piesso il monastero e distrutta la chiesa.
Si ponno vedere Temanza, Dissertazio-
ne sopra r antichissimo territorio di s.
Ilario, il Gallicciolli, ed il Fdiasi presso
il cav. Muùndì\,Dcl costtane Venezia'
no. Importa che io cou esso riproduca
V E N
1
un analogo cenno. Fondata nel IV se-
colo e intitolala a' ss. Ilario e bencdeltc
dal doge Angelo Fartecipazio con larga
dotazione di terre, questa polenlissimaJ
ricca e famosa abbazia, l'altro doge Giu^
sliniaiio figlio di luì non le fu meno li-
berale in donazioni e privilegi, accresciu*
ti poi e confermali dagl' imperatori En-
rico IV, Lotario II e Ottone IV, ed al-
tri augusti. Tra questi privilegi special*
mente si deve ricordare quello pel quaU
non solo i monaci, ma eziandio i loro co^
Ioni e vassalli erano dispensali dalle guar'
die o vigilie al palazzo de'dogi, eccezioud
singolarissima in im tempo nel quale
tutti i monaci indistintamente erano sog-3
getti a questa servitù, come qualunque
altro cittadino. Dipendente dalla badia
e poco discosto eravi munita da torre
una grossa borgata, ove da' veneziani si
scatnbiavano le preziose merci di Orien-
te colle rozze e semplici mBuifatlure del-
l'allre repubbliche italiane: quindi coU
sempre copia di Iraflicantiecopia di bar
che, le quali ove fossero scese pel Bien
la, navigando verso Venezia ne'mesi d'a
prile, di maggio e d'agosto doveano pai
gare la 4-" palle de* loio noli alla l)adia
In questa guisa pei tributi, per le fiaa
chigie e per la vastità de' |)ossediment
arricchiva essa oltre misura, essendoli
però tornala fatalmente a danno lanl
dovizia. Imperocchèda'venezianial prin^
cipio del XIII secolo sgouii:iati in batta
glia alla torre delle Bebbe, alle foci de
Po, i padovani e i Irevigiani, costoro nel
ritirarsi tutta la rabbia della rìporlnU
sconfina rovesciarono sopra la badia
spieiatamente ponendola a sacco. Indi s
poco tempo Jacopo da s. Andiea, regoi
lo prepotente del Padovano, sperperato
pazzamente un ricco patrimonio, delibe-
rò eh* essa lo dovesse ristorare della per-
duta fortuna. Forte adunque di scorri-
dori e di sgherri, all'inq^ensata in una
notte l'assaltò e di morte minaccian
do l'abbate Teonisto e i monaci lutti, gli
tolse cou tutto il denaro ogni più ricca
V Ei\
suppellellile. Ridotlosi Jacopo nuova-
mente a poverlìi, disperato si uccise, e
Dante nel suo divino poema lo pone nel-
l'Inferno. Per questi continui predamen-
ti venne poco a poco la badia a impove-
rire, e già dalla primiera agiatezza deca-
duta, esiziali poi le furono lolalniente
le violenze del feroce Ezzelino III da Ro-
mano, e piìi tardi le mosse f5uerresche ili
Francesco I da Carrara signore di Pa-
dova, in guisa che ridotto allora il mo-
nastero a baslita, e finalmente al ter-
minar del XIV secolo smantellato, ri-
fuggirono per sempre i monaci a Vene-
nezia nell' altra batlia di s. Gregorio, che
da quella di s. Ilario dipendeva.
3. Benedettine dì s. Zaccaria. La chie-
sa parrocchiale di s. Zaccaria profeta, nel
sestiere di Castello, ebbe origine molto in*
nanzi al monastero fondato dipoi dalla
pietà de'dogi Angelo e Giustiniano Par-
lecipazio, dal vescovo d'Opitergio s. Ma-
gno per ammonizione avuta in visione di
s. Gio. Ballista, sotto 1' invocazione del
padre suo s. Zaccaria; rigettando il Cor-
ner altre tradizioni, che t'alsamente pre-
tendono farne risalire il principio al pon-
tificalo d'Innocenzo I del ^01 ; non che
diverse cose riferite dal Sansovino, e prin-
cipalmente le contenute nel libro di Do-
menico Bozzoni intitolato: Silenzio di s.
Zaccaria snodalo. Fu dun(|ue la chiesa
di s. Zaccaria eretta circa la metà del se-
colo VII, e fatta parrocchia de'circoslanti
abitanti; benché poi per togliere il distur-
bo alla quiete delle monache che l'ulfi-
ziavano, si ridusse nella vicina chiesa di
s. Procolo, antico padronato del monaste-
ro, secondo alcuni verso la metà del seco-
lo IX, ma più veramente in principio del
XII, essendo Domenico neh 107 pievano
di s. Zaccaria. I nominati dogi dell'8 1 o (o
soltanto Giustiniano), vi aggiunsero poi
il monastero di benedettine , non solo
per istinto di loro pietà, ma per soddi-
sfare a' desideri! di Leone V V Armeno
imperatore greco deirSi 3, il quale aven-
do loro invialo in dono il corpo di s, Zac-
V EN 99
caria profeta e padre del Precursore, che
ripo'^ava in S.Giacomo Minore di Costan-
tinopoli, con molte oltre ss. Reliquie, do-
mandò che ad onore del s. Profeta si e-
rigesiie un monastero di monache, per la
cui fabbrica somministrò ragguardevole
somma e greci artefici. Il cav. Cicogna
osserva , che il monastero fu eretto Ira
rSoqe r827,e rimarca la liberalità stra-
na di Leone V, il quale come iconocla-
sta ninna fede preslava alle ss. Reliquie.
Forse l'imperatore con tali doni, tanto
preziosi pe'veneziani, cercava di tener fer-
ma la loro alleanza col greco impero.
Aggiunge, che il documento poi che af-
ferma l'operalo da Leone V, è una del-
le maggiori prove della dipendenza delle
Lagune venete e di que'che l'abitavano
all'impero d'oriente. Il doge Giustiniano
che poscia Io perfezionò, gli assegnò pel
mantenimento delle religiose alcune ter-
re e acque convicine.Soggiunge.il Corner,
che s' accrebbe non molto dopo il deco-
ro del monastero per la venuta in Vene-
zia di Papa Denedetto III neir855, fug-
gendo la violenza e l'insidie dell'antipa-
pa Anastasio. Accollo nella città dal do-
ge e da ogni ordine di persone con som-
ma riverenza e applauso, si portò indi a
visitare il monastero di s. Zaccaria, cele-
bre per le ss. Reli(juie che possedeva, in-
vitatovi dall'istanze riverenti della piissi-
ma abbadessa Agnese Morosini, la quale
diede al Papa le più vive dimostrazioni di
filiale alTello e di rispettosa ubbidienza.
Memore di lultociò Benedetto III, ritor-
nato a Roma , mandò in dono alla ba-
dessa una gran parte de corpi de ss.
Pancrazio martire e Sabina vergine, e
per particolare venerazione alle reliquie
del I .°, il monastero per molto tempo s'in-
titolò de'ss. Zaccaria e Pancrazio. Que-
sto racconto del diligente Corner, fu con-
seguenza del già riferito da' cronisti ve-
neti, i quali si accordano nel registrare la
venula nella loro religiosa città di Bene-
detto III, esule da Roma per salvarsi dal-
la furia della fazione sostenitrice l'anli-
loo YEN
papa Anaslasio; e vi rannodano il poste-
riore sagro doimlivo del Papa, ed alcu-
no si estese a convcrlire le parole una
f^ran parie de'corpi, pel lutto e per l'in-
tero di essi, come praticarono altri nel
nominare alcuna parte insigne delle ss.
Reliquie {^r^.) di diversi santi. — Qui è in-
dispensabile una breve digressione, per
indagare se vera la gita in Venezia di Be-
nedetto III, e se le reliquie da lui inviale
furono porzione, ovvero i corpi de'ss, Pan-
crazio e Sabina. Narrai negli articoli che
indicherò in corsivo, oltre in altri che vi
hannorelazionejCome deposto e scomuni-
cato da s. Leone IV, nel concilio di Roma
tenuto nella Ciùesa di s. Pietro in Va'
ticano nell'853, Anastasio già cardina*
le del Titolo della Chiesa di s. Mar-
tello, per avere si il titolo e la parroc-
chin abbandonati per 5 anni, egli nella
morte di tal Papa sturbò V Elezione dei
successore Benedetto III, e favorito da-
gli .i^rtiZ»fZi^r/V2^o;7 del l'imperatore Lotario
], guadagnati daTazionari scismatici, ad
onta che il nuovo Papa avesse mandato a
incontrare i messi ia)|)eriali, Adriano Se-
( ondicero eGvaiìauo Stiperista, si volle
introdurre nella cattedra apostolica. Però
■vedendo gli ambasciatori il popolo oppor-
si all'intronizzazione deW Antipapa Ana-
stasio, lo cacciarono dal Laterunu e rimi-
sero in libertà Denedelto III, ch'era stalo
dato in custodia a due malvagi preti, e
da questi strapazzato e ingiuriato. L'ele-
zione era seguita a' 17 luglio 855, e la
Consa graziane ebbe luogo a'24 o a' 29
settembre dello stesso anno, dilazionata
appunto per attendere gli ambasciatori,
che secondo 1' uso invalso per imporre
alle fazioni si doveano trovare presenti;
laonde Benedetto 111 non poteva partire
da Roma e poi era stato imprigionalo,
come riporta il Galletti, Del Primieero
e altri uffiziali del s. Palazzo, p. 54 e
97. Il Novaes nella Storia di Benedetto
III, riferisce la morte di s. Leone IV a' 17
luglio 855; vacò la s. Chiesa un mese e
12 giorni, lino alla consagrazioue di De-
VEN •
nedello 111 eletto a' 17 luglio medesinid
per avere Anastasio peisislito nello se
stna due mesi e alcuni giorni; ed i minisi
imperiali tralasciarono di favorirlo,amu
tivo della costanza che videro nel clero
nel popolo in riconoscere Benedetto II
per vero Papa, presente in Pioma, ov
mo:i tiopo 2 anni, 6 mesi eie giorni d
pontificato. Tra le due epoche vi è an,t
cronismo. Poiché se lo dice eletto a'i'
Ifjglio e consagrato a'29 settembre, qii<
sto periodo è più lungo del da lui dicliia
rato. AfTatlo non parlano, che per lo sci
sma d' Anaslasio fuggisse da Roma B
nedello HI e che si recasse a Venezia
i seguenti alili scrittori da me possedut
e riscontrali. Anaslasii BibUolhecarit
De Vilis Roni. Pontificiun , cum noti
variornni, l. 1, p. 394- Ciacconio , Fi
tae Ponlifieum, t, 1, p. 689, cnm novt
Addilio Oldoini, il quale però riferisci
quanto riporta il Morosini ntW Historic
di /'enetia,e trovandolo in questo a p. 69
ne preferisco il testo italiano e più intero
" Venne a Veuelia nel suo principale
(del doge Pietro Tradonico) deir856 Pa
pa Benedetto HI, che da lutti gii ordin
della città con grande riverenza et hono
re, comesi conveniva, fu ricevuto. Dico-
no alcuni vi venisse per allontanarsi dal-
le turbolenze di Roma; essendo egli an
dato alla chiesa e monaslerio di s. Zao
caria dall'abbadessa Agnese di casa i\Io
rusina, fu supplicato ad lionorar il su(
monaslerio delli corpi di s. Pancratio i
di s. Sabina, e ne fu con benignità gran-
de da S. Santità ritornota a Roma gra
liala". Per le quali reliquie avverte l'Ol-
doino : Parteni tantum fior uni Sane lo-
rninCorporuniJ'enetias nnsìsse Benedi
cluni af/ìrniare nohis est opus, rum ex
Marlyrologio Romano, aUisque fidcdi
gnis auctoribus habeanius Roinae sacra
linee Lipsana nOftris etiani nisce tempo
ribus fidclcs cenerari. Il Piazza nell'/
merologio di Roma a' 1 2 maggio, festa d
s. Pancrazio , afferma venerarsi il suo
corpo nella suburbana Chiesa di Roma
V EN
v. Pancrazio, e produce ranlorilìidi
F8|)i« s. Giegoiio I, suir esistenza nella
i medesima del s. Corpo. Nana |)iire del-
\ l'altre chiese di Roma che ne possiedono
! le reliquie, ed il Capo venerarsi nella ha*
silica Laleranense, e che nel grande in-
: cendio che la bruciò si conservò illeso
con l'immagine del Salvatore, ma sudò
.«angue per 3 giorni conlinai. Notai nel-
i iu biogralìa del santo, che le sue reliquie
furono nella sua chiesa disperse nelle due
■ re|)ubl)liche romane del 1 798 e 1 849 '^''''
furiosi e sacrileghi repubblicani, e persi-
• no spezzata l'urna che racchiudeva le ve-
, nerabili ossa ; e devastato empiamente
I tutto il tempio, rapita la s. pisside, fallo
[ in pezzi il ciborio. 11 corpo di s. Sabina
' matrona romana e martire, si venera
nella (Illesa di lìoiiui s. Sabina, sot-
to r.dtare maggiore, rmnovando il qua-
le Sislo V ritrovò le relicjuie del suo s.
Corpo, e qtiell'allre i\\ cui anche nel voi.
LXXXVIII, p. 8G: tanto testifica il ci-
tato Piazza , anche nella sua Gerarchia
Cardinalizia. E ciò basii perora, quan
lo alle ss. Reli(juie. Il IJaronio negli An-
nali ecclesiastici^ e il diligente suo coin-
pendiatore Rinaldi, all' anno 855 dicono
morto s. Leone IV a' 17 luglio, e senza
dimora di comun volere fu eletto Bene-
detto III; ma poi alcuni perversi, valen-
dosi dell'opera degli ambasciatori impe-
riali , posero violentemente nella sagro-
s.mla sede Anastasio scomunicato. Lodo-
vico 11, vedendo che nell'elezione del Pa-
pa non si avea riguardo all'imperatore,
sludiossi, in odio tiel clero romano, il
quale procedeva all' elezione con liberi
tuli, di promuovere a tanta dignità quel-
l'andjiziosu di perduta salute. Ma in vuo'
lo andarono i leujerari inlendimenli del
principe. A lui e al padre Lotario I il
clero mandò d decreto dell' elezione. In-
tanto i f.uUori dell'antipapa posero in
prigione Denedetto 111. Gli aadjasciatori
adunalo il clero nella Chiesa di s. Emi-
liana, verginee martire romana, gl'ini-
posero per Papa Anastasio. II clero ri-
VEN lor
cnsò e col popolo tornava aJ acclamare
lìenedetlo 111, che riconosciuto dagli am-
basciatori, Anastasio fu cacciato. Nel mi-
nuto racconto non avvi parola, che Be-
nedetto III fuggisse, né poi ne partisse du-
rimte il breve pontificato. Lodovico A-
gnello Anastasio, /s7or/a degli Antipapi,
t.i,p. 166, anch'egli narra l'elezione di
Benedetto HI a' 1 7 lugfio 855, ripugnan-
te per virtù ; poi il decreto dell'elezione
fu mandato all'imperatore Lotario I, se-
condo r abuso che riprovai in tanti luo-
ghi, e derivato per conoscere se canonica-
mente erasi proceduto; quindi l'Augusto
inviò i suoi ambasciatori perassislerealla
sua consagrazione, i quali furono incon-
trati da alcuni fautori dello scomunicato
Anastasio cardinale deposto, per subor-
narli, e intanto imprigionarono Benedet-
to III strettamente legalo. Allora Anasta-
sio s'intruse nella Sede apostolica e com-
mise scelleraggini nella basilica Vaticana,
peggio d'un saraceno. Fece spogliare ii
Papa delle vesti di sua dignità e iniqua-
mente battere, oltraggiandolo pure con
villanie; indi lo consegnò a Giovanni e
Adriano preti, stali deposti anch'essi da
s. Leone i V, perchè lo legassero e tenes-
sero prigione. A tante barbarie alti cla-
mori alzarono il clero e il popolo, e giam-
mai vollero piegare a' minacciosi ordiui
degli ambasciatori, di riconoscere Ana-
stasio per Papa. Allora gli ambasciatori
usarono la seduzione, senz'etletto, onde
tornarono frementi alle minacce di far
mozzare leste. Ricusandosi da' vescovi di
Ostia e d'Albano consagrare T antipapa,
finalmente gli ambasciatori udendo tutti
i vescovi, il chiericato, il popolo gridare
nella basilica Laleranense: Beuedictus
Dcatissìmuin Papani volunius, ìpswn-
qne desideraniusj calmando il loro fu-
rore, tentarono ancora una volta gli am-
basciatori di favorire Anastasio, e poi ri-
conosciuta la verità si diedero per vinti.
Fu dunque vergognosamente cacciato A •
nastasio, e liberalo Benedetto Ili fu por-
tato tnoufalmente uella basilica Liberia-
loa VEN
iia, dove gli scismatici gli domantlarono
neitlono e resero ul)biJieiiza ; il simile
fecero gli ambasciatori , ch'erano slati
luanilali a Roma per riconoscerlo. Il se
tlicente Anastasio li! da' 24 'l's''^ avea
usurpato il pontificato nello scisma, che
termiiiò a'29 settembre colla consagra-
zionedi Benedetto III. Nella della Istoria
particolareggiata dal diligente e ditFnso
storico, non si fa parola di assenza daRoma
di Benedetto ili, né di posteriori brighe
o vessazioni del fuggito Anastasio; sol-
tanto e penitente tornando in Roma nel-
1*867 sotto s. Nicolò l,ma per nuovi de-
litti fu nuovamente deposto da Adriano
11 neir868. 11 Gusta, Piaggi de Papi j
ed il Ferlone, Deviagli de Sonimi Pon-
tefici, affatto non nominano Denedetlo
111. 11 Pagi, Breviariuni Poiitificuin
Eoni.: De Benediclus IH, egualmente
non fa parola che il Papa si partisse mai
tla Ruma nel suo breve pontificato. Niu-
iia menzione ne fanno il Garampi, De
Nuniino Argenteo Benedicti III. Il Pla-
tina, Le Vite de* Pontefici. Il Panvinio,
ppilonic Pontifìcnm Roni. 11 S;indinij
Jitae Ponti ficiim Roni. Il Burlo, Rom.
Ponti ficuni B revis notitia ,\Jiì^vn\on>Slo-
ria de' Papi. Il Muratori, Annali d' Ita-
lia, racconta negli anni 855,856 e 857,
e importa che io rimarchi, la tnorte di
s. Leone IV, da lui pure regislrala a' 17
luglio 855; il tradimento de' portatori
del decreto d'elezione, che ingannarono
Loilovico II, con dirla [)robabilmente si-
moniaca e violenta; e il trovarsi egli in
Italia suo regno. Che tenendosi anche al-
lora la città di Venezia qual cosa rara,
come fabbricata in mezzo all'acque del
mare, narra la visita che neir856 vi fa
ce Lodovico II coll'imperatrice Angilber-
gasua moglie; nulla dicendo della pretesa
venuta di Benedetto 111, benché parli di
questi e di Roma, e persino di traslazio-
ni di Corpi santi ; e della visita fatta al
Papa in Roma da detto imperatore. Il
cav. Cicogna appena ripete cogli altri
ficiiltoci la fatta visita nella chiesa di s.
VE N
I
Zaccaria neir855, e l'invio da R.oma de*
Corpi santi di Pancrazio e Sabina ; e for.
se anche quelli de'ss. Nereo ed Achilleo,
ma non essere certo, poiché riconos cendo
conservarsi in Roma, crede venerarsene
qui una porzione.Anzi essere certo che nel»
la cattedrale di Ceneda sono le leste de*
ss. Nereo ed Achilleo; pertanto se cioè
realmente vero, ad altri santi del nome
stessoapparterrannole teste che si custo-
discono in s. Zaccaria. Conclude pruden
temente,clie si di queste reliquie, che del
rallre,iu maticanzadi documenti piamea
te SI deve credere ciò che fu dello da gì
antichi, quand'anche in effettua divers
personaggi spettassero. Ma di Ben ed eli
111 nuli' altro ci dice, e della queslion
osserva allo silenzio, comprenden do be"
ne nella vasta sua eruJizione, non esse
re argomento da potersi sostenere e prò
vare. Tolga il cielo, che io pretenda le
vare una gloria a Venezia, mentre anche
di si(nili ne vanta, come accennai più so
pra e riferirò nuovamente poi. Il moti»
per cui feci tali critiche indagini, deriv
Ùa lispetto e condiscendenza per un eli
storico veneto, una delle glorie lettera
rie viventi di Venezia, il quale nel settem
bre i853 si degnò corlesemenle interpel
larmi sull'aigomento. Per assoluta man
canza di tempo mi scusai, promisi occuf
parmene quando avrei trattato di Vene
zia, così vi corrisposi. Egli è il dolio e cr
tioo S. R^omaniii, autore dell'applaudi
la Storia documentata di Venezia, iv
i8ti3'58 tipografia Naralovich, in cor
so avanzato di stampa, e di cui mol
to mi gioverò e perciò con imperitur
riconoscenza. Eruditamente ne ragie
na nel l. i,p. i83, e dopo over anch' e*
gli esaminato molti scrittori delle fi-
te de' Papi e altri autoii, che nouìina,
e nulla dissero della venula di Benedetto
Illa Venezia e delle reliquie de' ss. Pan-
crazio e Sabina mandate al monastero di
s. Zaccaria, nella cui chiesa sono in parti
colar venerazione; e che neppure fecer
cenno d'alloutanamenlo del Papa da R
I
YEN
m.'i. Ricorda il liproiloUo dell' OUloìiio
stilla felle dei Rlorosini ; che con un dicesi
l'accenna il iMal)illon,/^/irtcz/t;.Vj-epernon
dire nitro, che il Dandolo narra dubbio-
samente il (atto. Laonde conclude, es-
sere il racconto una pia leggenda de've-
nezi.ini, colla quale si volle dare mag-
giore importanza a quelle reliquie , ed
unirvi una gloria nazionale d'averne al-
bergato l'eccelso donatore. L'ab. Cappel-
letti,trattando de' vescovi d'Oli volo,sa via-
mente usa un dicesi che Benedetto MI fu
a Venezia per venerare il corpo di s. Mar-
co, alloggiato nel monastero di s. Zacca-
ria,del qual soggiorno il Corner non trovò
memoria ; e che tornato in Roma man-
dò in dono alia chiesa i corpi de'ss. Ne-
reo ed Achilleo, i (|uali corpi tuttora ivi
si conservano. Siringe il suo dire, quanto
alla venuta del P.ipa e sua dimora nel
monastero, che resta luogo a dubitarne,
anco perchè s. Leone IV vivea sino al i 7
luglio 856. » Come dunque poteva veni-
re a Venezia nelI'SSS il Pontefice Bene-
detto III, il quale non era ancora stato
eletto Papa?" E penoso il non potere
talvolta andar d'accordo con chi s'impa-
ra, si ammira e si deve gratitudine. Sa-
piente, non si oifenderà se io da nulla,
osi esporre, riverente, testimonianze di-
verse, prolesta che intendo estendere
con altri eccellenti veneti scrittori qua-
lora non creda in lutto seguirli. Impe»
rocche gli autori di sopra ricordali, lui*
ti assegnano la morte di s. Leone IV
nell'855, e in questo l'elezione di Be-
nedetto III. Qualche vaiiante trovai sul
giorno della morte del 1° e dell'elezio-
ue del 2.°, la quale comunemente si ri-
porta a' 17 luglio 855. Valga per tulli
l'autorilà del cardinal Garaujpi, che pre-
cisamente discute nella Dissert. De Nitm-
mo Dcned. HI, V epoca della morie di
s. Leone IV^, quelle dell'elezione e con-
sagrazione di Denedello 111, e l'epoca di
Lolario I, poiché alcuni attribuirono gli
ambasciatori a Lodovico II. Il moderno
dottissimo HenrioD registra la morte di
V E N lol
s. Leone IV, col comune degli storici
a* 17 luglio 855, e «lice che subilo gli
successe Benedetto III ; così escluden-
dosi la favola della Papessa Giovan-
na (^^.), la quale alcuni posero nel lem-
po di mezzo fra questi due Papi, met»-
tre la favola fu inventala al principio
del XIV secolo. Osserva ancora con
Anastasio Bibliotecario, che Benedetto
III, siccome imniediato successore di s.
Leone IV, l'elezione sua fu nota a Loia-
rio I, il quale mori a'aS settembre 855.
La numismatica produsse una medagliai
o moneta dove da un lato ha Benedetto
III, dall'altra Lotario I,e tolse ogni dub-
bio sia sull'epoca e sia sulla scandalosa no-
vella ripudiata dagli stessi protestanti di
sano intelletto. Dichiara inoltre Maran-
goni, Chro/iologia Roni. Pontificum, a
p. 55 e 5Q, che s. Leone IV morì a' 1 7
luglio 855, e Benedetto HI tolto con
violenza dal suo titolo ove stava orando,
fu tosto acclamato Papa, indi dopo due
mesi e 12 giorni venne ordinalo; e che
il Garampi colla citata Dissert., in qua
edam pliira de illius sedis epoclia eru-
dite ex pendit. Di pina p. i85 descrive:
Schisma xii Anno Chrisli dccclf, in
quo, cantra Denediclum III ìntrusus
est Anastasius presl>yter. Conviene av-
vertire, che Lodovico II era stalo asso-
cialo dal padre Lotario I al regno d'Ita-
lia neir844> e come tale venne corona-
to da Sergio II; e neir85o fu associato
all'impero; perciò gli ambasciatori im-
periali furono attribuiti anche a lui.
Quanto a'corpi poi de'ss. Nereo ed Achil-
leo, leggo nel Corner. » Benedetto resti-
tuito alla sua sede di Roma mandò iu
dono alla divota abbadessa una gran
parte de' corpi de' ss. Pancrazio martire
e Sabina vergine, de'quali questa vedesi
registrata nel R.omano Martirologio (col
titolo di iìlartyris e non di Firginis)
al giorno 29 di agosto, e quegli è vene-
rato dalla Chiesa universale con ufilzio
comune a'ss. martiri Nereo ed Achilleo,
de'quali pure gloriasi questa chiesa (di s.
io4 VEN
Zn(c«rio)di conservare insigni relir/nìc".
JNon ilice corpi. L' allunale Diario Ilo-
Viano nel ff naie si annunziano le fcslc di
Homa, registra a' i 2 maggio: » SS. Nereo
eJ Achilleo fratelli, e Flavia Doinitilla
vergine e martire, alla luro chiesa sono i
loro corpi". Altrettanto notai nella bio-
grafìa de' medesimi con poche parole,
uvendonepiù volle ragionato altrove. Il
piazza neir Enierologio di Roma, a
la maggio narra: » 1 ss. INereo ed Achil-
leo gloriosi fratelli martiri romani, eu-
nuchi di Flavia Douiitilla. ..La fèsta si
fa con indulgenza plenaria alla loro chie-
sa, ove riposano nella confessione anti-
chissima sotto l'altare maggiore i loro ve-
nerabilissimi Corpi, con quello della b.
Flavia Dumitìlla loro signora. Le Teste
loro si venerano in preziosi reliquiari al-
la Chiesa Nuo\a'(dtì' Filippini). A s. Adria-
no, ove sono le loro reliquie, e se ne fa
solenne memoria. A s. Pietro in Valica-
no, ovesono loro Sagri pegni. Nella me-
desima diaconia dì s. Adriano i iposaronu
per molto tempo i corpi di questi ss. Mar-
tiri, cioè dall'anno 1228 sino al 1 Sgy, nel
quale furono con celebre pompa, quanta
giammai per avventura si vide ne'tem-
pi andati, in occasioni di Traslazione di
Santi, trasferiti a questa loro chiesa ".
Tralascio per brevità di riprodurla, de-
scrivendosi dal Piazza, il (|uale giù avea
riportalo le medesime e altre notizie nel-
la (^errt re /i/rt Cardinalizia, - — Il Corner,
oltre i riferiti sagri tesori, dice che mag-
giori n'ebbe la chiesa di s. Zaccaria ne!
secolo XI, allorquando i veneziani dall'o-
riente portandoa Venezia preziosi Corpi
santi, alcuni ne depositarono in quella
chiesa, come nel più divoto santuario
della città. Celebre tra essi è il corpo di
s. Tarasio eremita, pel prodigioso suo
acquisto, indi solennemente ricevuto e
collocato in una cappella sotterranea del-
la slessa cliiesa, nel cui monastero 200
leligiose allora servi vano a Cristo. Da Sa-
pio in questa chiesa purlarono,aIlri vene-
ziaoi, i corpi interi de'ss.Gregorio e Teo-
VEN
(loro, e il c.ipodel loro compagno s. Leo-
ne, lasciando in delta isola d suo corpo.
Soldati di Costanzo, per conservar pura
la loro religione, eransi ritirati a Samo a
menare santa vita eremitica. Da Roma,
ove fu martirizzato, fa recalo in questa
chiesa il corpo di s. Lizerio spagnuolo. A
così insigni reliquie, si devono aggiunge-
re nella chiesa di s. Zaccaria, quelle della
ss. Croce, della Veste della B. V^ergine, già
trasmesse col corpo del s. Titolare a' dogi
l'arlecipaziodairiniperatore Leone V, di
cui pure si crede dono il Velo di s. Aga-
li vergine e martire, tanto prodigioso
contro gl'incendii. Altresì una ss. Spina,
alcuni capelli di Maria Vergine, il cor-
po di s. Bonifacio martire, le teste che
dicoiisi de'ss. martiri Slef-mo I papa (ma
può vedersi la sua biografia), Pietro Ales-
sandrino vescovo, Claudio, Felice e Sabi-
na, oltre alcune os«a de'ss. Innocenti, e-
giialmente si conservano con ispeciale
riverenza in questa chiesa. Frattanto
non essendo passali molti anni ilalla
fondazione del monastero, minacciai! •
do rovina. Io rinnovò interamente con,
grave spesa la badessa Giovanna, figlia
ilei doge Orso I Parlecipazio, il qua-
le si elesse a sepoltura questa chiesa.
Nel suo atrio già vi giaceva dall' 864
riminediato suo predecessore Tradoni-
co, proditoriamente ucciso nell'uscire da
questa chiesa, dopo avere assistilo al ve-
spero de'i3 settembre anniversario di
sua consagrazione. Altri dicono nel dì se-
guente, altri il 2." giorno di Pasqua ; il
cui cadavere abbandonato dal terrore
ilestato dal tragico avvenimento, nella
notte le pie monache lo seppellirono. Cre-
scendoli monastero in somma ripulaziot
ne di santità ancor presso gli estraiiei,con-
corsero ad aumentarne le rendile rag-
guardevoli personaggi, con ampie dona-
zioni conferinateda imperiali diplomi, ad
onta de' quali non mancarono poi conte-
stazioni vessatorie. Soperate dopo molli
luigi, altri benefallori l'arricchirono di
possessioni, per alimento delle i'erginì e
V E N V EN io5
{Ielle vcdci'c, che nel monastero ritirate memore deiroffuttnoso e rileranle soc-
servivano Dio con regolnr osservanza ; e corso ricevuto tliille monache nella guer-
riuscirono opporliine, per aver il fatale ra eli Lombardia; ed anche pel prezioso
incendio deli i o5 distrutta la chiesa e di- santuario di tante ss.Rcliquie, ed in con*
vorato il MionaslerOj ben tosto riedilica- siderazione chela visitava il doge col
li. Insorti nuovi contrasti, l'imperatore venetosenato nella solennità di l^asqua,
Eolico V nella sua venuta a Venezia, li per antico immemorabile uso, e nella
troncò con amplissimo diplonia. Anche i piìi pomposa Oìaniera. Siill'islituzione di
J*ai)i decorarono il nionastero di specia- tal visita, vari sono i pareri de' veneti
hssimi privilegi, poiché Eugenio 111 nel scrittori. Alcuni la derivano dal dogado
ii5i l'accolse sotto la protezione della di Giustiniano confondatore del mona-
s. Sede, ordinando che vi si conservasse stero; altri dalle ricevute ss. Reliquie in*
la congregazione cluniacense dell'ordme viale da Benedetto III, per pubblico de-
di s. Denedetto, stabilitavi per l'avanli, e creto onde venerarle; altri dal principato
che fosse immune da molestie: tutto di Sebastiano Ziani, per gratitudine del-
confermarono Adriano IV, Alessandro l'erronea concessione fatta dalle mona-
Ili, Lucio 111, Uibano HI, Urbano IV, che dell'orlo loro, per ampliare il palaz-
Lonifacio IX. Di Alessandro 111 nel t. 2, zo ducale e la piazza pubblica, tradizione
p. /p8 del Bull. Rolli., vi è la bolla j4- qualificala favolosa da Corner. Anche in
pus lolici modera mini s,con(ermai\\.c lut- questo monastero penetrò la rilassatezza,
li i beni e privilegi, data in Tuscoloa'21 massime nel deplorabile lungo scisma;
marzo i i8o, soltoscrilta dal Papa e da giunta la corruttela agli estremi, eoergi-
17 cardinali. Non ostante l'interna pace ci provvedimenti ordinò il patriarca Con-
del monastero fu turbala nel 1 278 da al- tarini, considerandolo nobilissiino fra gli
tuni conversi benedettini, servi di esso, altri della città, corrisjjosto dalla bades-
secondo Tuntica consuetudine per la di- sa Marina ÌMaicello e dalla parte miglio-
rezione delle rendite, oltre i religiosi per re delle monache, e confermati nel r5i5
l'amministrazione tie' sagramenti, di- da Leone X, il quale nel i5i8 restituì
nioranli ne' cos'i detti monasteri doppi, alla chiesa di s. Zaccaria l'ampie indul-
c l'ordine del ss. Salvatore di s. Brigida genze concesse da'predecessori, e sospese
(/ .)hì così fondato, di che liuono fre- da Giulio II per la rifabl)rica della basili-
qiienti gli e>empi ne'uionasteri di Vene- ca Vaticana. 11 sontuoso tempio [)er l'è-
zia, ed il nobile veneto Gio. Agostino norme spesa e la mancaza di pronti mez-
Gradenigo con una stampata Lettera zi soltanto compito nel i5i5, concor-
provò l'uso de'mouasteri doppi in Vene- rendovi con alquante coloime ujarmoree
zia. Il doge Tribuno IMemmo nel 991 e l'erezione d'una ca()pella il vescovo di
costrello dal popolo a vestir l'abito mo- Brescia Domenichi, fu consagialo a' 27
naslico ne'recinti sagri di s. Zaccaria, ivi maggio 1 543 da Lucio vescovo di Se-
G giorni do[)0 morì e fu sepolto. La benico, sotto l'invocazione di s. Zacca-
chiesa benché rinnovata dopo l'accenna- ria profeta antico suo titolo, ma se ne ce-
lo disastro, vicina a cadere, le monache lebra raniiiversarioa'7 maggio. In segni-
nel 1456 e 14^7 fecero gettare i fon- lo ebbe altre decorazioni, per la genero-
damenti di quella che s'ammira, più am- silà di diversi divoli. Quesl'am[)lissimo
pia e magnilica,con isceltissirni marmi, i chiostro di benedettine, fu da e>se abita-
cui avaiizantenli furono eccitali da Cali- tosino alla soppressione del nefastoiSio.
sto 111, Pioli e Innocenzo Vili, conceden- Già nel 1806, in cui pel decreto de'28
do larghissime indulgenze a' fedeliobla- luglio visi erano concentrale le religio-
lori di sussidii. Vi concojse il scuulo, se della Cioce,ede'ss. CusmaeDamia-
I <)6 V E N YEN
no flella Giudecca, fu allora dicliiarato chiesa del s. Sepolcro. Intorno ad essa
nioiiiistero di i.' classe. Tulle le mona- cappelln sono disposti sedili a tarsia la-
che poi sloggiarono a' 3o giugno 1810. vorali nel 14^4 da' fratelli Francesco e
La chiesa per alcuni mesi stelle serrata, Marco di Vicenza. Il maggior aliare, ar-
flnoal decreto patriarcale de'24 otlohre, chi Iettato con il miglior ingegno, ricco di
col quale fu dichiarala parrocchia della marmi, ha un elegante tabernacolo. In uno
decania di s. Pietro di Castello, e nel dì de'piccoli altari dietro al medesimo è os-
seguente fu riaperta al divin culto. La servahile il s. Pietro clie piange : soggetto
parrocchia conta 4 1^6 anime, ed ha per che il napoletano Ro«a rappresentò con
chiesa succursale s. Giovanni in Oleo, di forza e tenerezza. Nell'altare appresso, la
cui nel § Vili, n. i f. Il monastero servì Circoncisióne del Signore e s. Caterina ,
parecchi anni a pid^blici ulH/i della ra- è graziosissimo dipinto di Gio. Bellino,
gionateria centrale delle Provincie venete. Vicino alla sagrestia è il Deposito che il
ed oggidìi militari vi tengono il magazzi- ricordato Vittoria scolpì a se medesimo :
»iod'al)|jigliame(ilo. La chiesa è una delle è un monumento fra'piìi illustri che vau-
pili s[>lendide e de'piìi belli ornamenti di li Venezia. Belli sono pure que' del se-
Venezia, perl'eslerior prospetto, interna nature Marco Sanuto, e dell'ambasciato-
strulturaearmonicocompartimentOjScel- re Giovanni Cappello. Sull' altare del-
tezza di marmi, copia e vaghezza di pit- la sagrestia il Cristo in Crocee dipin-
ture. L'archilelto, che tenne lo siile de' to del Farinaio. Nel [."altare in chie-
Lombardi o del vecchio Lombardo Mar- sa è de' più sublimi dipinti di Gio. Cel-
lino, è ignoto: forse fu quel mastro Aii- lino, la tavola di Maria Vergine con 4
tnnlo qu. Marco \no\.o di sua fabbrica, Santi: tornò di Parigi, e fu non ha guari
che nel >477 «l'ordine pid)blico andò in ristauralo con tutta diligenza ed amore.
Levante, La tacciata molloelegante e rie- da A. Togliapietra, che lo redense corn-
ea di marmi, ha la bellissima porta ador- pintamenle. L'altro altare ha una tavola
na di belle scullure; viene sovrastala di G. del Salviati col Salvatore e vari
dalla statua del Profeta, lavoro diligen- Santi. Molle altre buone pitture ornano
tissimo del Vittoria, del quale è poi cosa le pareli e gli altari : nella cappella di s.
meschina il Battista nell'interno. Dopo i Tarasio,con 3 altari di legnocostruiti nel-
due primi altari, con due buoni dipinti loslile archiacutodapochi anni condegna-
del Palma giovine, è osservabile la cap- mente r istaurali e dorati, vi condussero
pellachesegue,deltade'Morti,edera l'an- le migliori opere i Vivarini, ad ulterio-
tico coro delle monache. La tavola al- re prova di quanto la pittura veneziana
la destra con Maria Vergine e parecchi progredì a meritodique'diligenti e instan-
Sanli, opera di molte bellezze, è creduta cabili muranesi. Quest'ampia chiesa a 3
del vecchio Palma. La tavola all'altra navi, pe'molli pregi, soprattutto per quel-
parte, con Cristo all'Orto, è del Desu- to di certa sua singolarità di siile lati-
bleo, concepita con molla ragione, e di no-greco, è tra le illustrale nell'opera: Le
colorilo che piace, Sull'allaie è un pie- Fabbriche di P"enczia,àA\ Wiedo mìx^Ìx-
t(jlo (|Uftdro tiguianle l'Addolorata, at- camente.edalZanolto eruditamente e con
Inbuilo a Tiziano. Sulla parete di fron- intelligenza artistica, il qualedescrive i di-
te al medesimo, è l'antica pala del sud- pinti tutti, accennandoquelli di Fntuiani
detto, con la nascila del Ballista, ope- cherappresenlòla consagrazione del lem-
la di Jacopo Tintorello, ed una per pio e la visita fatta al monastero dall'impe-
lìanco al medesimo sono due tele gran- ratoreFeilerico 111; e di Celesti che colorì
diose di L. Bassano con falli della vi- 1' altra supposta visita di Benedetto III
la di Maria, provenuti dalla soppressa neir855, e il ricevimenlo del corpo d'uu
V E N V E N 107
«anfo per opera del Papa, (lell'imperato- fu tenuto in venerazione. Qui vi a snu-
re e ilei iloge. Si ha I o[)nscolo inlitolato: linearne le mura ripo&nrono per uiol-
]\'rl ria piiinenlo solenne del sollcrranto li secoli, in antiche urne di n)arn»o e di
in cui si venera l'antichissima Ininiagi- tavola, i corpi di s. Liziero, de'ss. Tarasio
ne di Gesìc Cristo nel Sepolcro nella e Leone, di s. Gregorio, de' ss. Nereo,
parrocchiale di s. Zaccaria profeta in Achilleo e Teodoro C, di s. Pancrazio;
/'enezia. Orazione dell' III." e lìe\.'° I\IgJ ed a venerare questi sugli deposili ed
fr. Pietro d/ Pianlon ec.,\et)e7Ì-Ane\\ue- altie preziose reliquie, non solo porta-
iniato slabiliuìenlo di G. Anionelli i844' vansi ogni giorno in (pieslo sollerraneo
Essendoneslatohenemerito l'egregioGio- elette vergini di regio Sangue, cospicue
vanni Busetto detto Fisola, a lui iutito- per nobiltà e innocenza, u>a in certe pe»
Jò l'opuscolo il zelante [)nrroco della me- culiari circostanze venivano a visitarlo
desuiia d. Andrea De Martini. Ricavo anche nunzi apostolici , and:)asciatori ,
da' Cenni storici intorno aisotterraneo principi, dogi, re d'Italia, imperatori, e
esistente nella chiesa parrocchiale di s. flnanco i Papi Benedetto ili neir855, e
Zaccaria profeta, che precedono Telo- Pio VII nel 1800, il quale |)er due vol-
(piente edotta Orazione pronunziata a' le, cioè a'i4 api'ile a-"" festa di Pasqua e
a4setleu)bre ]843 nel riapriniento del- nella i .* domenica di maggio, celebrata
l'antico singolare s>otlerraneo tnedesiuio, nella chiesa la messa, discese poi nel sol-
detto ne'lempi andati Confessione. Fre- terraneo medesimo, e quivi per 3 quarti
zioso per la sua vetustà, santo per aver d'ora orò innanzi al corpo tli s. Tarasio,
servilo a custodirvi cose santissime e lui- che solo era ivi rimasto, nientre gli altri
torà la miracolosa iuimagine entro un erano già stati trasportati nel nuovotein-
sepolcro diGesti Cristo, è pur celebre per pio; conceilendo pure in tale occasione,
ji|)partenere a un tempio i.° ritu'o ut oltre a tanl' altre parziali indulgenze,
Venezia di vergini, ed al presente 2.' sua anco la plenaria a tulli quelli che nella
gemma, che dopos. Giacomo di Rialto, tletta i."' douienica di maggio qui fossero
ricorda e nobilita la veneta pietà ne'pn- intervenuti ; e coufermando in perpetuo
niurdi dei suo glorioso dominio, (''osto la bolla dell'indulgenze di Benedetto 111,
più di q piedi sotto l'altare ricchissimo Onorio Ili e l^iu VI, concesse a chi visi-
dei vecchio tempio, e sostenuto da [)iu lava la chiesa dis. Zaccaria nella detta 2.*
archi, i quali maestrevolmente raccol- festa di Pasqua, » Ognuno può quindi
goiisi a riposare sulla cima di due pila- immaginare in quanta venerazione si te-
slioni e di 4.colunne nel mezzo, largo 22 nesse un si prezioso recinto; e qual pro-
piedi e lungo 29, mostrasi aurora il solo fondo rispetto ispirasse I' entrare in un
avanzo di più terribili incendii, che spe- santuario, che per la forma e per tante
cialmente neh 1 o5desolaiono e chiesa e preziose memorie richiamava tosto alla
monastero, e divenne in tale funesto acci- mente l'idea di quell'antiche catacombe,
dente sepolcro di 100 sante veigiiii,che là dovei primitivi cristiani, nascosti a'guar»
ritiratesi a fuggir la licenza del popolo, ac- di de'tiranni, assistevano al gran Sagrifi-
corso per arrestare i progressi del fuoco, zio oderlo sopra le ceneri de'ss. Martiri e
restarono ivi sotlbcate dal fumo. Fregiato partecipavano alla stessa mensa, arman-
di preziosi addobbi, ricchi doni di prin- dosi così di quell'eroico coraggio, che li
cipi e imperatori, specialmente di Leone faceva nelle persecuzioni trionfanti, e pas-
V; protetto e arricchito d'amplissimi sar dall'altare al mai tirio. " Trasportato
privilegi, di benelicii opulenti, ed insi- poi altrove anche il corpo di s. 'Tarasio,
giii reliquie da' Papi, e particolarmen- e collocata sopra l'altare nel mezzo del
iv da Oooiio 111 e Pio VI, sempre più sollerraqeo una mirabile immagine di
I o8 V E N
Gesù nel Sepolcro.si conserva sempre nel
popolo In divozione al luogo santo, anzi
crebbe di modo, clic per la moltitudine
«lii'ledeli accorrenti, fu d'uopo cingere di
riisirelli l'iill.Tre. Abbellito l'oratorio, ciie
conduce al sotterraneo, e riccamente for-
nitorultaredell'Addolorala e promossa la
sua divozione, u lustro maggiore del san-
luarìo fu restituito al suo dacoro coll'as-
si^lenza de' parroccbiaui; e si avvivò la
venerazione per la miracolosa immagine
di Gesù nel sepolcro, con onorarne vie|)-
piìi le gloriose sue Piaghe, mediante l'as-
fcislenza alla messa ne'venerdi e la recita
«Iella coronelta, per lucrare l'indulgenze
cdiigiunte e concesse anco da Gregorio
XVI.
4. Benedettine: e Domenicani di s.
Loienzo, Fra le molle chiese che la pie
tà tiella fluiìiglia Catloara, ossia Parleci-
pazio,eiesse,uilorchè occupò la sede duca-
le, una delle [)iù ragguardevoli è cpiella di
s. Lorenzo aicilevila e martire (secondo
lo Stalo personale fu fondata neil'Sog
e data alle bi'nedeHinencli'84i),cheuni-
lameule coll'alti a contigua, non più esi-
ilenle, fondarono iu onore di s. Severo
iiell'isole Gemelle oZemelleoZimole, nel
sestiere di Castello, i progenitori d'Orso
J'arlecipazio ve>covo d'Olivolo, figlio di
Giovanni e nipote d'Angelo dogi, l'ulti-
ino de' quali fu probabilmente il bene-
merito edificatore d'ambedue. Pervenu-
te esse per eredità a disposizione d'Orso,
ilis[)ose morendo che dovessero restare a
llomana sua sorella, con autorità d' e-
lìgere presso la chiesa di s. Lorenzo un
monastero di monache, al quale perpe-
liiamenle fosse soggetta anche l'annessa
«hiesa di s. Severo. 11 vescovo mori nel-
r 8 j4' Unita alla chiesa di s. Lorenzo e-
ravi altra chiesa di minor mole, dedicala
a s. Sebastiano, cui asserisce il Sansovino
essere stata pan occhiale, finché la cura
dell'anime, per maggior comodo de'par-
I occhiani, fu trasferita alla chiesa di s. Se-
^ L'Ili (la quale, come dissi nel § Vili , n.
7 ijlu demolita a'uoslti giorni j. I\'on pei 6
VEN
fu questa chiesa fabbricata unitamente
uè all'altra di 8. Lorenzo, da cui è total-
mente distinta, né al monastero; ma
oltre un secolo dopo nel 1007 al tempo
di Pietro II Orseolo doge, in occasione
di (ierissìma pestilenza, che rapi con tal
doge grandissima parte degli abitanti. In
esecuzione del disposto dal fratello, Ro-
mana ordinò l'erezione del monastero in
ampio recinto,aggiungendo a'chiostri del-
le religiose, altre abitazioni contigue ad
uso de' monaci, i quali secondo la ricor-
data consuetudine doveano assistere le
monache, celebrare i divini ufiìzi e am-
ministrare i sagramenti; uso poi vietato
da'Papi e da'concilii, ma duralo lunga-
mente anche in Venezia. Assunse il go-
verno del monastero Romana, la quale
pare che fosse monaca di s. Zaccaria. Di-
poi la 3.' o 4-" badessa Tiionessa, verso
la fine del secolo XI soggettò il monaste-
ro di S.Lorenzo alla riforma cluniacense,
introdotta nell'ordine di s. Benedetto dal-
l'abbate s. Oihlone. L'incendio deli io5
consumò la chiesa e il monastero di s. Lo-
renzo, e la chiesa di s. Severo: fors'an-
the (piclla di s. Sebastiano, anzi pure il
monastero de'mcmaci,come apprendo dal
cav. Cicogna. Le due prime chiese ed i
monasteri furono in breve rifabbricati,
ed alla chiesa di s. Lorenzo pare che il
doge Vitale II Michieli donasse un piede
che dicesi di s. Barbara, essendone ba-
dessa la sorella Angela, che magnifica-
mente avea riedificato la chiesa. Le ren-
dile aiimeiilaronsi notabilmente, ed 0«
noriolll neli22i dichiarò il monastero
libero dalle decime ecclesiastiche. Nondi-
meno poco dopo caduto in ristrettezze,
implorò e nel 12^0 ottenne da Innocen-
zo IV il premio dell'indulgenze a chi aiu-
tasse con sii^sidii il monastero; indi da
Alessandro IV esonerato da qualunque
imposizione ecclesiastica: e Clemente IV
nel I 267 lo ricevè sotto la protezione di
s. Pietro, concedendogli libera 1' elezione
dell'abbadesse, con facoltà di ricevere nel
nioiiaslcrocljiunqne volesse tumularvisi.
V EN
All' abbatlessii Elisubettn Fl.ihnnico del
iT.S'j si deve ascrivere la rifablinca e
perfezione del duplice monastero, delle
chiese e degli stabilì, il che alFermasi dal
cav. Cicogna. Alle grazie della s. Sei\e, sì
unì il lispetlo sommo de' vendi per l'e-
semplali religiose. Ma ne' piincipii tiel
secolo XIV insorsero gravissinie dissen-
sioni Ira il monastero ed i vescovi Quiri-
ni e Alberlini per volerlo obbligare agra»
vi contri biJzionì, però lo protesse Gonifa-
ciò Vili. Essendo legalo in Venezia il car-
dinal Migliorati, poi nel i4o4 Innocenzo
VII, partirono i monaci dall'.assegnale a-
bitazioni; e l'abbadessa nel 14^9 ebbe fa-
colla d' eleggere alquanti sacerdoti lego-
lari o secolari, per l'ufTiziatura della chie-
sa e l'amministrazione de'sagrauienti. In-
tiepidito intanto il fervore delle religio-
se, decaddero dalla pubblica estimazione:
tuttavia l'abbadessa Molin del 1490 po-
tè ridurre il monastero all' odierna for-
ma, e cominciare a risarcire la chiesa bi-
sognosa per la vecchiezza; e ne'Iavori del-
la cappella maggiore si trovò nascosto il
corpo di s. Paolo martire patriarca di
Costantinopoli; il Corner riferendo la sto-
ria dell'invenzione. Allora la chiesa era
assai frequentala per l'indulgenze concesse
da Bonifacio Vili, Eugenio IV, Pioli e
Paulo li; e non essendo sufTicìenti i cappel-
lani alla celebrazione delle messe, massi*
me ne'mercoledì, Alessandro VI nel 1 499
permise alle ntonache , che con un solo
solenne sagrifizio soddisfacessero a lutti
^li obblighi per elemosine ricevute. Con-
fermarono poi l'indulgenze e preiogatì-
ve del monastero Leone X, Paolo III e
Giulio 111. Progredendo lentamente i ri-
slauri della chiesa, l'edilizio minacciò im-
minente rovina, di che commossa l'ab-
badessa Dedo, ordinò nel 1 58o la rin-
novazione da'fondaaienti(insiemeal con-
tiguomonaslerodice lo Suiio personale)
in luogo più lontano dal canale; ma col-
la dalla morte, ne ellettuò il pensiero la
snccessora Paola Priuli ^ sorella del pa-
triarca LorcDzo, la quale nel 1 592 feccia
VEN io()
edificare nella magnifica quadrilatera foi '
ma, in cui oggi si vede, in due parti di-
visa, l'una esteriore pel popolo, l'altra in-
teriore per le monache. Corner descrive
l'antica a 3 navi, con belle colonne di
marmo, e con ornata sotto-confessione,
e nel suo sotloporlico era vi sepolto il ce-
lebre Marco Polo. Nel disfarsi, per mira-
colo nulla si fecero 4 niuratori nel ca-
der la volta della cappella di s. Candida
romana, vergine e martire, il cui coi pò
proveniente da Bolsena, era nascosto den-
tro un pilastro, secondo l'uso di que'leni-
pi , acciò non si rapisse; fu poi trovalo
con prodigio, e nel 1629 trasferito nella
chiesa di s. Sebastiano e collocato nell'al-
tare di s. Lorenzo. Più si trovarono due
zareo vasi pieni di monete moresched'o-
ro con caratteri arabi, e due ne pubblicò
Corner, colle iscrizioni tradotte in onore
di Dio odi jMaometlo. Si crederono ric-
chezze ac(]uistate da Domenico Michiel
nell'espugnazione di Tiro, e date diil fi-
glio Vitale II alla sorella Angela per a-
scondersi mentre il popolo tumultuava e
poi l'uccise nel 1172. La Piiuli compito
il magnifico tempio, mori nel 1602 e fu
l'ultima badessa perpetua; 1' eletta Cor-
naro fu lai.^ delle triennali , alla quale
si deve il maestoso aliare di s. Dai bara
martire. La Soianzo che le successe, di
contro edificò, simile al suddetto, (pielio
8. Paolo. Fece assai di più la 3." badessa
triennale Contarini, poiché fabbricò il
superstite maggior altare (dico supersti-
te, perchè m'istruisce il cav. Cicogna, che
gli altri 6 nelle laute volle lagriniale vi-
cende furono venduti e altrove collocali,
questo restandovi per l'immensa sua mo-
le e pel valore, che non trovò facili coni-
pratori e luogo adatto da collocarsi), cusì
magnifico e dovizioso di scelti marmi, che
a niun altro nell.i città è inferiore di me-
rito, e nel suo nie7Zo pose il tabernacolo
pel ss. Sagramento coperto di marmi
orientali; compi pure nobilmente il sof-
fitto, e lastricò di marmi il |)avimenlo. 11
patriarca cardinal Yeudrumiuu nel 16 17
no V EN
consngi'ò (nie innesloso aliare maggiore,
e i due ile' ss. Paolo e Barbaro a' q gen-
naio, ed a' i8 anche la chiesa soleiiiic-
lìjenle. Ridolla a peifezione la vaghissi-
ma chiesa di s. Lorenzo, la Contarini Cu
coslrella nel 1629 a rifabbricare da'fon-
damenti la chiesa di s. .Sebasliano, che
stava per precipitare: si compì nel i63a,
e riuscì non mollo grande, ma di ben orna-
ta struttura. Già il tempio era stalo fatto
partecipe de'privdegi df Ila celebre Chie-
sa dì X. Sebastiano fuori le mura di
Jìotna, da Eugenio IV, Innocenzo Vili
e Leone X. In seguito ebbe altri abbelli-
Dienti e vistauri. Oggidì poi trovasi chiu-
so e sfornito, servendo per uso della ca-
sa d'industria. La badessd Molin nel i6c)6
fi'ce restaurare generalmente l'esteriore
delia chiesa di s. Lorenzo; e la badessa
15adoaro, sorella del patriarca, nel 1702
fece rislaurare il suo interno. Ed il con-
te Antonio Manin nel r 726 regalò al mo-
nastero le figure «lelRedenloreede'4 An-
geli, die si vedono sul fronteS[)izio del-
J'allare principale. Oltre il prezioso cor-
j)odis. Paolo e il cicdulo piededi s.Bar-
J)ara, Corner narra possederequesla chie-
sa le seguenti ss. Pielicpjie. Il corpo di s.
]3arbaro martire, qui trasportato da Mo-
done; quello di s. Ligorio martire greco,
nell'altare del Crocelisso della chiesa in-
teriore del monastero; due ss. Spine , le
quali con pompa si esponevano nel merco-
ledì santo; d corpo di s. Platone martire
greco; le ossa de'ss. martiri Teonisto ve-
scovo, Tahra e Tabrata; un dito incor-
rotto di s. Atanasio d'Alessandria; un os-
so di s. Fiorenzo vescovo e confessore; la
testa d' una delle ss. Vergini compagne
di s. Orsola, creduta di s. Cordula, men-
tre gloriavansi di possederla i religiosi di
s. Maria del Carmine, e le monache di s.
Maria della Valverde; una costa e altre
reliquie del s. Titolare; un osso di s. An-
drea apostolo; e delle ossa de* ss. Inno-
centi, de' ss. Ermagora e Fortunato, di
s. Paolo I." eremita (relicjuie che non
più esistono). Avverte il Coriier, che uel-
YEN
la chiesa di s. Sebasliano, oltre il corpo
di s. Candida, si veneravano (|uelli de'
veneti s. Leone Bembo vescovo di Mo-
«lone, che sconosciuto volleservire le mo-
nache nella coltura dell'orlo, morto san-
tamente nel I I qy; e del b. Giovanni Olini
prete e pievano di s. Gio. Decollato, mor-
to santamente circa ìli 349) conservan-
doci incorrotto. D'ambo il Corner ripor-
ta l'edificanti agiografìe, e di s. Leone l'ef-
fìgie e le principali sue nieravigliedipinte
sul coperchio del luogo ove fu collocalo.
Della giurisilizione che le monache avca-
no sulla parrocchia di s. Severo , parlai
descrivendone la chiesa nel § Vili, 11.
71 delle parrocchiali, come già dì sopra
notai. Nell'aprile 1800 prese allogrjio nel
monastero l'arciduchessaMarianna d'Au-
Siria, badessa di s. Giorgio di Praga, e
sorella dell'imperatore Francesco il, e vi
fu visitata da Pio Vii agli 8 di tal n)ese.
In conseguenza del decreto de' 28 luglio
i8u6 nel medesimo chiostro vi furono
concentrate le monacliedi s. Maria del-
l'Umilia e di s. Anna di Castello, e {yx di-
chiarato monastero di 2.'^ classe. Vi fio-
rono le monache sino al 1 8 1 o, anno del-
la generale soppressione de' monasteri.
Chiuso il tempio, si riaprì poi a'19 mar-
zo 18 17 per le cure di Marco Molin po-
destà di Venezia, essendo stalo destinalo
ad uso della civica casa d' industria , che
si stabilì nel monastero , e fu ulTìziato e
mantenuto dal benemerito mg."^ Daniel
Canal rettore del medesimo, che ne zeiò
assiduamente l'abbellimento e il decoro.
Dice il Moschini, essere il tempio ar^
chilellato da Simone Sorella, nel cui mez-
zo si alza 1' altare maggiore, da lui rico-
nosciuto per uno de' più magnifici altari
che abbia l'Italia, architettato e scolpilo
dal Campagna. Ed esservi nell'antico mo-
nastero stabilita la casa di Ricovero , cioè
la delta casa d' Industria attigua alla
chiesa dì s. Lorenzo, la cui spirituale di-
rezione fu poi affidata a'religiosi domeni-
cani dell'osservanza, di cui vado a parla-
re, rìprisliuali io Venezia per lu sovrana
V EN
risoluzione ile'a i luglio 1 84o, fnl)I)ricaii-
ilovi a[ij)iesso un piccolo coiivenlo. La ca-
sa (J'iiulustria è uno stabilimento eli mol-
la consideinzione, capace di oltre a 2000
individui. Ha per iscopo di togliere dal-
l'ozio i poveri monelli ed esercitarli nel
leggere, nello scrivere e nel lavoro, olire
l'istruzione religiosa. Attualmente acco-
gliecirca 4oo poveri. La casa fu aperta nel
1812 in conseguenza del bando della
mendicità, per ricevere a lavoro i poveri
che ne mancassero, alimentandone pure i
figli sotto gli anni 1 o. Merita leggersr.iS"»/-
le Case d'ìiiduslria,Ricerc1u:del d.' G iu'
seppe M.' Malvezzi avvocalo (onsulcn-
te onorario della commissione generale
di pubblica beneficenza ec, Venezia dal-
la premiata tipografia di Pietro Naralo-
vich 1 855. Considerando il eli. ed egregio
scrillore le case d'industria siccome il
nocciolo intorno a cui si aggira il sistema
de'piibblici soccorsi, espone le sue dotte
idee corroborale dalla piena cognizione
dell'argomento sia in teorica che in pra-
tica, Dioslrandosi erudito de'sislemi da'
più niodernì econonusti pubblicati. Nel
1. 1() degli Annali delle scienze religiose,
p. 161, leggo con edificazione e religioso
piacere, fulgido d'aurea eloc|uenza e ric-
co di erudizieni storiche, il Discorso di
Sua Eni.* il sigj Cardinale Patriarca
di Venezia, letto nella chiesa dis. Loren-
zo martire il d^i 1 ." ottobre i 843 nell'oc-
casione che vi fu solennemente ristabilito
V inclito ordine de' pp. Predicatori, E
una gloriosa e autorevole pagina per la
Storia dell'insigne e benemerito ordine
ile Predicatori, e del patriarca s. Dome
uico suo illustre fondatore: Della fede
cristiana il forte atleta, il Discorso ven-
ne intitolalo al p. ni. Angelo Ancarani,
già maestro generale dell'ordine.dal prio-
re e da'religiosi del convento di s. Loren-
zo in Venezia , che lo mandarono alia
stampa nel i844co'tipi dell' Anlonelli. I
domenicani aveanoinVeuezia 3 grandiosi
edilìzi colle rispettive chiese: quello de'ss.
Clio, e Paolo, il cui aulico convento è ora
V E \ ni
ospedale civico; rpjello di s. Maria del Uo-
sario. volgarmente le Zattere e anche s.
Domenico, edificato presso s. Maria della-
Visitazione, ora orfanolrofio maschile ;
quello di s. Domenico a Castello, demoli-
to e compreso nell'area de' pubblici giar-
dini. Del i." e di sua chiesa reslitiiiia di
recente a' frali, parlerò in qnt^slo § nel
n.iq; del 2.° e di sua chiesa ragionerò nel
n. 4^j <^6' 3." e di sua chiesa dirò al-
quante parole nel n. 3o. In tulli riferirò
l'introduzione de'domenicani in Venezia,
Disse la facondia del cardinal Moiiico nel-
r encomialo suo Discorso." Grazie iuì-
inortali si rendano a Dio, che anco l' in-
clito ordine domenicano si rialza oggi
( I ." domenica tl'ottobre e perciò festa <lel
ss. Rosario) fra noi dal suo lungo abbat-
timento, e lorna pomposamente a spie-
gare le sue nere e candiile spoglie al co-
spetto della veneta Chiesa, dopo 33 an-
ni dacché il turbine desolatole lo fece
sparire con lutti gli altri dalla pubblica
vista; ma non nel tetto proprio de'3 ma-
gnifici che possedeva, due già rivolli ad
altri usi, del 3.° non rimanendone più
orma. Doveano i religiosi anzitutto (ab-
biicarsi un convento, e lo hanno fabbri-
calo con tanta rapidità che si avvicina al
prodigio, se non con quella grandiosità
che a tempi migliori era foiniliare al do-
menicano istituto; tuttavia è con tal de-
cenza e buon ordine, che olhe a chi vi
abita un comodo e salubre soggiorno , e
fors'anco più conforme allo spirito del
loros. fondatore. Questo spirito appunto,
perduta ogni altra cosa, è riuiaslo con
loro, come l'unica reliquia dell'ordine
insigne, a cui ap[)artengoiio. Essi lo con-
servano gelosamente ne'Ioro pelli, come
un germe prezioso di quella mistica pian-
ta die coperse già di grande ombra tutto
il campo evangelico, e che ^f|-ondata ed
abbaltuta, ma non estinta, dovea ripidlu-
lare anche qui, e rendere ancora felice-
mente i suoi rami, a lustro e coniòrto di
una città che le ollierse già in se per tanti
unni UD ferace terreno, e uè raccolse iu
112 VEN
coiilraccambio abbondantissime frultn.
Quarilo però dovremmo noi e rinma-
ziare e lodare questi buoni eil iotn^pidi
religiosi per la loro perseverante solleci-
tudine in questa non nien didicile che
magnanima itnpresa 1 !\Ia essi non vo-
gliono uè ringraziamenti, né lodi, e noi
tiobbiamo rispettare la loro modestia. Ri-
cerchiamo piuttosto che qualità di ordi-
ne sia questo, e quanti e (juali beni ab-
bia fatti alla Chiesa, e comprenderemo a
un tempo quanto dobbiamo rallegrarci
di vederlo ora risorgere, e quanto rico-
noscenti dobbiamo essere agli autori del
suo felice risorgimento". Da quel tempo
fino al decorso anno iSoy uHiziaronu i
domenicani questa chiesa di s. Lorenzo,
e quindi ottenuto il tempio cospicuo, già
di loro ragione, pria della soppressione,
de' ss. G io. e Paolo , colà si trasportaro-
no, ove accomodarono le vicine case ad
uso di convento ; ed ebbero eziandio il
benefizio e la direzione di quella parroc-
chia. Ora la chiesa di s. Lorenzo è uf-
ficiata a cura della pia casa d' Indu-
stria.
5. S. Gallo abbate. Priorato e ospe-
dale non più esistenti; rimane la chiesa
denominata l'abbazia di s. Gallo. Il doge
s. Pietro I Orseolo qual padre de'poveri,a
favor loro non lungi dal suo palazzo e pres-
so ilcampani ledi s.IVJarcOjCircailqyGo nel
c)8o fabbricòun ospedale per alimentarli,
e si chiamòs. Marco, ponendovi alla dire-
zione un priore. Dipoi soltanto era abi-
tato da 5 povere donne nominate dal
doge, ove godeano 1' abitazione e 5o an-
nui ducali ciascuna, 3o de' quali derivanti
dall'auliche rendite dell' espedale, e gli
altri 20 dal pio legalo del priore Gio-
vanni del I 364- Durò l'ospedale fino al
i58i , in cui per erigere le Hrocuratie
nuove sull'area dell'ospedale, questo fu
trasportato nel campo Rusolo, così detto
per denominazione corrotta, derivante
dalla famiglia Orseola , la quale ivi pos-
sedeva alcuni stabili, nella parrocchia di
s. Geminiano, con oratorio dedicato a s.
V E N
Gallo di decente struttura, con 3 altari, il
maggiore sagro a s. Marco. Allora prese
il nome di Priorato di s. Gallo,eiì an-
che abbazia. Dice lo Stato personale,
ch'è oratorio sagramentale della parroc-
chiale di s. Marco.
6. Benedettini Cassinesi di s. Giorgio
Maggiore, volgarmente s. Zorzi in iso-
la. /'. § XVIll, n. I.
7. Benedettine e poi Domenicani, de'
ss. Secondo ed Erasmo in isola. /'. §
xvni, n. 12.
8. Benedettini di s. Nicolò del Lido
in isola. F. § XV IH, n. i3.
9. Sacchetti e Agostiniane di s. Ca-
terina vergine e martire. Non si conosce
l'origine del u)onastero dis, Caterina, nel
sestiere di Canalregio, bensì esisteva nel
secolo Xlj in cui vi presero domicilio i
religiosi Sacc/ietti ioHo gli auspicii della
Santa, professando la regola di s. Agosti-
no, epoca forse in cui ebbe principio l'or-
dine. Nel ricordato articolo riportai le sue
varie deuou.inazioni, come di Penitenza
di Gcm Cristo e altri, dicendosi pure de*
ù-al'i Sarcati del Monte Sinai, de' Sac-
chiti o Saccliini. Ne fa menzione io un
diploma Gregorio IX, e Bonifacio Vili
in una lettera del 1296 li disse soppressi
nel 1274 da Gregorio X nel concilio di
Lione II, assegnando i loro beni in soc
corso de'crocesignali di Terra santa. Ces
sarouoallora,o meglio prima,anche in Ve-
nezia, poiché vivendo di limosine e que
ste minorandosi, furono costretti abban-'
donare il luogo. Questo nel 1 288 fu com-
prato insieme ad una contigua casa, dal
pio mercante veneto Giovanni Bianco, per
quindi tutto assegnare ad una religiosa
famiglia che ivi facesse continuare il cul-
lo divino. Perciò lo consegnò a Borlolot-
ta Giustiniani, (ìglia del b. Nicolò mona-
co di s. Nicolò di Lido, dichiarala 1 ." ba-
dessa. Soltanto il benefico donatore si ri-
servò vita durante le rendite, e queste pu-
re cede con teslaujento nel i29i.Borto-
lotta voleva professare la regola di s. Be-
nedelto nel monastero di s. Adriano di
VEN YEN ii3
Coslanzi'ico, isola ora dislrulla, ov' erasi convillo (come pure a Verona), in con-
litirata la nuidre AnnaMicliieli, figlia del seguenza de' decreti vice-reali de' i4
doge Vitale li, dopo la separazione vir- marzo e iS luglio 1807, per T inse-
luosa dal marito b. Nicolò Giustiniani, e gnamento delle lingue italiana, latina
vi avea vestito le sagre lane. Ma poi ne e francese; della reltorica, logica e nio-
usci bramosa di stabilire una nuova fon* rale; degli eletuenti delle scienze male-
dazione in Venezia, quando ricevè la del- Dialiche e fisiche, di quelli del diritto ci-
ta olFerta. Radunale molle nobili vergini, vile e del disegno; e per esservi accolti ed
vi formò sotto la regola di s. i^goslino un educali gratuitamente non pochi figli di
monastero, il quale si continuò a chiama- impiegali benemeriti dello stalo. Dal gi-
re s. Caterina de' Sacchi. Col lempo prò- gante aìilitare di sua epoca, l' imperatore
gredì, aumenlò di rendite, acquistando Napoleone 1, ne fu sceltoa i. "provvedilo-
ancora sagri tesori, come una ss. Spina, re e reggente, padre, vita e gloria, il vir-
che si esponeva nel mercoledì santo, una tuoso e sapiente, l'illustre veneto mg. An-
inano della s. Titolare, ed altre ss. Reli- Ionio M.^ Traversi; insieme profondo e
quie, cioè di s. Eliodoro vescovo d'Aitino industre fisico, teologo e canonista, mae-
e di s. Tecla vergine e martire , la testa stro di spirilo a perfezione cristiana di
di s. Alessandro martire, ed altra d'uno monasteri di vergini, e reggitore sollecito
de'ss. Innocenti. La sagra si celebra da chediedeincrementoalle scuoledelladol-
tempo immemorabile a' 7 maggio. Le trina cristiana:a nondiraltro,veneraloda
monache agostiniane vi dimorarono sino lutti per inlegritàdi vitajConsiioiata espe-
al 1808 ; poi foiono aggregale al mona- rienza, maturo consiglio, rara prudenza,
stero di s. Alvise, ed il loro fu ridot-
to a pubblico Liceo Convitto, e lo è
tuttora, ed a cui appartiene la chiesa,
più volle restaurata e anche ultiuia-
mente. Essa possiede molle e belle pit-
ture. La tavolella del primo altare con
r Angelo e Tobia, è opera di Santo Za-
soavi modi, potenza d'intelletto, bontà di
cuore inalterabile. Non potendo la stia
modestia conseguire d' essere dispensato
dal rilevante incarico, corrispose meravi-
gliosamente a sì delicato, geloso e grave
ufllzio; e tale modellò un istituto, che si
novera tra gli ornamenti scientifici di cui
go discepolo di Tiziano e buon imita- si fregia Venezia. Egli maestrevolmente
tore. Nel coro vi sono 6 opere giovani- tutto quanto si occupò nel materiale del
li di Jacopo Tinlorelto ne'quadri dell'or- liceo convitto, nell'educazione, nell'istru -
dine inferiore co'falli della vita di s.Cate- alone, scegliendo con senno a sede dello
r"Hia. Primeggia la tavola dell'altare mag- stabilimento il monastero e la chiesa di s.
giore colle Sponsalizie di della santa, ed Caterina tutelare dell' Università degli
è una delle più vnghe e meglio conser- studi, onde sotto i suoi auspicii epatroci-
vote opere di Paolo Veionese, stala più nio lo pose. Quieta è la situazione del luo-
volte incisa. All'allra parte il Palma gio- go, salutifero e benigno il cielo, ampi e
vine fece i 3 quadri co'falli della vita del- corrispondenti all' uopo sono gli edifizi :
la medesima s. Titolare, e In tavola del- tale fu reso lo siabiliroento dal genio di
r altare di s. Antonio. Sopra la porla è mg."^ Traversi, e dalla munificenza del-
il busto di Francesco Bocchetta scolpilo l'imperatore Francesco I dopoché Tono-
dal V illoria. Le pitture storiche nell'alto rò di sua presenza. La disciplina dal Tra-
della chiesa, in ambe le parti sono d'An- versi dettata per l'islruzioneel'educazio-
drea Vicenlino. — La chiesa dunque col ne, forma la più bella porzione di sua
monastero contigno furono neh 808 as- corona. Egli compose il regolamento per
segnati ad uso dell'i, r. Liceo Convitto, questo e pel liceo convitto di Verona, ap-
istituiti il Liceo coir annesso collegio provalo interamente dal lodalo impei a
O^
.k CL
ii4 VEN
ture. Dotto e pio, non poteva dal suo can-
tlido aniruo derivare che puri insegna-
ineuli per fecondar le menti degli aflìda-
tigli giovanetti, circondandosi d'un'elella
di valorosi e scientifici cooperatori. Laon-
de in breve il liceo convitto di Venezia
divenne fiorente, celebrato l'onore del re-
gno Italico e modello d' ogni altro; e da
tutta Italia traevano i giovani delle più
cospicue famiglie. Con nobile dono, pose
a pubblico beneficio il suo gabinetto di
macchine e d'istruuienti fisico-matema-
tici, le macchinette astrononìiche del ce-
lebre ab. Miotti, e da lui abilmente re-
staurate, la collezione sua di mineralogia
e d'altri oggetti naturali. Vi formò po-
scia un erbario, una scelta collezione di
zoologia dell'Adriatico, altra d'ornito-
logia; ed il conte Girolamo Ascanio Molin
lasciò erede il convitto della sua preziosa
collezione mineralogica. Inoltre ilTra ver-
si si adopeiò perchè l'ab. Stefano Ghie-
reghini diCliìoggia donasse al liceo la sua
u[)era originale mss., in i 2 grossi volumi,
3 di testo e 9 di figure, prezioso lavoro di
4o anni, con disegni edescrizione di 1 772
pesci tra crostacei e testacei, lodala a cie-
lo da'più dotti naturalisti d'Europa, per-
ciò rimunerato dal magnanimo France-
sco I. Pel Traversi e a vantaggio dell'i-
struzione ebbe principio e fioritissimo
crebbe l'orto botanico a s. Giobbe, di
cui farò cenno nel n. 47 <^' questo §,
mercè eziandio l'estese cognizioni del th.
lluchinger, e la direzione zelante del prof.
Zantedeschi, onde salì a rinomanza eu-
ropea. Formò pure mg."^ TraveiM nel re-
gio stabilimento la biblioteca, che gli an-
tichi chiamavano medicvia deW anima,
di circa i4)000 volumi e senza dispendio
dell'erario, eabbracciante i vari rami del-
l'umano sapere; indi la rese magnifica e
splendida, nella città miracolosa di Ve-
nezia, per l'acquisto degli scartali della li-
lireria magnifica di s. Giorgio Maggiore,
come dirò pure al §X Vili, n. 1, tra vagliali
con finissimo magistero in due piani, da
turuila nughieia divisile c^uesla àorrclla
VEN
da 56 colonne ioniche scanalale, sulle qua-
li altrettante minori di bizzarro lavoro si
eigeano sostenenti un ricorrente cornicio-
ne venusto, e sopra d'ognuna mettevano
finiu)ento 56 statue d'illustri ne'vari ra-
mi, della scienza , quasi indicatori delle
materie de'libri negl' interposti cancelli
rinchiusi. Nel disporre e ordinare da per
se i libri, mg.' Traversi ebbe a dotto aiu-
to l'antico e tenero amico, il p.d. Mau-
ro Cappellari bellunese, già abbate della
vicina isola di s. Michele di Murano, il
cui monastero il Traversi per un teca-
po preservò per amore all' amico, come
dirò nel § XVI II, n. 18, nel descriver-
lo, riparlando di lui. Finalmente mon-
signor Traversi fu pure benemerentis-
simo della chiesa di s. Caterina, poi-
ché fu sua cura peculiare che gli angusti
misteri vi si celebrassero con gravila di
liturgia,con magnificenza d'apparalo,con
isplendore d'addobbi, delle quali cose era
a dovizia fornita; così acciescendo anch
questo tempio la gloria, onde nell'eslerio
re cullo religioso va rinomata Venezia
Alla sua ingegnosa premura debbesi
il gioiello della pittura e paradiso di bel
lezze, continuo oggetto di studi e di co
pie, che adorna la chiesa, intendo dire i
già celebrato quadro di Paolo, non fi
tratto da mani rapaci a Parigi per fr©
giarueil museo. Tanti meriti, l'esseresta
to candelabro di luce e guida agli alunn
del liceo convitto , mosse la maestà di
Francesco I a premiarlo solennementi
colla glande medaglia del merito civile
colla collana d'oro. L'onorando suo ami
co, il p. ab. Cappellari elevato alcardina
lato, e neh 83 1 al sommo pontificato co
nome di Gregorio XVI, subilo si degnò a
mia grande confusione aHldarmi nel suo
augusto nome il delicato e onorevolissi-
mo incarico della corrispondenza episto-
lare co'suoi nobili parenti e illuslri ami-
ci, come notai a Segretario domestico,
per esserlo slato di fatto, di che feci pure
paiola altrove per la storia, ed ancora nel
voi. LXIU, p. i8, coU'aulorilà del cardi-
V E N
nai Wiseraan. Perciò assunsi tosto anco
quella con mg.' Traversi, e di lui posseg-
go 1 60 preziose lettere a tue cliietle, tutte
amorevoli eafFettuosissime, non meno che
lusinghiere. Recatosi a Roma a'2 giugno
1 832, il Papa gli fece trovare convenien-
te alloggio nel convento de'ss. Apostoli,
plesso il celebre p. Orioli poi cardinale,
alle cui cure 1' afiitiò. Ivi trovò un mio
biglietto, in cui d'ordine pontificio posi a
di lui disposizione un servo e cocchieie
con livrea usata da'domeslici del Papa nel
suo caidinalato, col suo frullonecardina-
lizio; oltre l'invilo di recarsi al più presto
possibile al Valicano, onde aver io l'ono-
re di presentarlo al Pontefice che anela-
va rivederlo. Non è a dire quanto fu com-
movente per ambedue il rivedersi e il
riabbracciarsi in Valicano, la reciproca
gioia. Subilo il Papa gli prodigò le più
amorose e onorevoli dimostrazioni, lo di-
chiarò suo prelato domestico e protono-
fario apostolico. A' 28 per coniando pa-
pale gli mandai uno sturione, per farne
parte al suo angelo custode, il p. Orio-
li. Ricevuti vari doni dalla pontificia af-
fezione, partì da Roma a' 1 5 luglio. Nel
successivo settembre mg.' Tia versi fu di-
spensato dal duplice carico di provvedito-
re del liceo convitto, e di direttore degli
studi filosofici. Nel luglio del seguente an-
no, Gregorio XVI sublimando al cardi-
nalato il patriarca di Venezia Jacopo Mo-
nico, dichiarò mg.' Traversi abiegato a-
poslolico per la presentazione formaledel-
Xaherretla cardinalizia. Nel 1 834 il ""o*
vo cardinale recandosi in Roma , fu ac-
compagnato dal prelato Traversi, che ri-
cevette dal Papa nuove dimostrjizioni di
stima e di amore. Partiti che furono i due
personaggi da Roma, nella slessa sera il
Papa m'uigiunse di far trovare al prelato
nel suo arrivo a Venezia una mia lettera,
che tosto scrissi a' 12 luglio colla venera-
la disposizione. Che qualora egli volesse
ogni anno scegliere Roma per villeggia-
tura, col restarvi un mese , non avea da
far altro che a montare e smoatare dalla
V E N 1 1 5
gondola, senza verun pensiero di sorta,
supplendo a tutto la generosità, V amici-
zia e la clemenza con cui Sua Santità a-
morevolmenle e meritamente lo riguar-
dava. Sperare io , che tali annui viaggi
non gli riuscissero incomodi, anzi vantag-
giosi alla di lui sanità, trovando il suo cuo-
re la consolante soddisfazione di rivedere
con tanta frequenza la s. persona del Rea-
lissimo Padre. Ma poi ne'primi mesi del
i835 per comando sovrano, invitai mg.'
Traversi a portarsi in Roma a godere le
funzioni della settimana santa, per quin-
di stabilirvisi con permanenza. Giunto in
Roma, il Papa cominciò ad esercitare ver-
so di lui una serie di beneficenze, d' ono-
rificenze e di dimostrazioni amichevoli,
che in parte narrai ne'vol. XVIII, p. 1 06,
XXVIH, p. 59, LXXVII, p. 67 , cele-
brandoiie a un teQ)po le preclare doti. Di-
rò qui solo, che il Papa finché visse il pre-
lato lo fece servire quotidianamente di
carrozza, lo provvide con decoio, 1' am-
mise ogni giorno al geniale godimento di
sua irititna e familiare conversazione. Gli
conferì onorevoli uffizi, il canonicato nel-
la patriarcale basilica Liberiana , ove lo
consagrò arcivescovo di Nazianzo, e poi
promosse a patriarca di Costantinopoli.
Lo visitò 3 volte nella sua abitazione, già
del b. cardinal Tommasi, e di tanto o-
nore il prelato pose memoria marmorea.
Venuto a tranquilla morte a'2 i settembre
1842, il Papa ne fu dolentissimo, e nella
sua basilica Liberiana a proprie spese gli
fece celebrare decoroso Funerale, e eoa
iscelli marmi ivi gli eresse un nobile mo-
numeiitOjCol busto al vivo tratto dalla sua
maschera, il lutto scolpito dal valente
commend. Giuseppe de Fabris. Altre so-
lenni esequie gli celebrò il liceo convitto,
nelle quali il eh. prof, del medesimo d.
Giovanni Bellomo (defunto nel passa-
lo mese di giugno di quest'anno i858,
degno continuatore del Dercastel, ed au-
tore benemerito di un completo corso
di Lezioni di storia universale), pro-
nunziò eloquente e tdreltuosissimo elo-
ii6 VEN
gio funebre, che 1' amore pel defunto
del professore e censore dello stabili-
mento d. Lorenzo Gallo pubblicò col ti-
tolo: Orazione funebre, ec. hf\ ulteriore
testimonianza di stima e d'affetto pel pre-
lato, Gregorio XVI perchè nel liceo con-
vitto restasse sempre presente e onorata
r«'flìgie del suo benemerito i.° provvedi-
tore, dall'encomiato scultore fece re[)lica-
re il suo busto in marmo e l'inviò in dono
all'i, r, stabilimento, insieme a 5o esem-
plari esprimenti il monumento sepolcra-
le,oltre il rau)estessodeirincisione,cjualo-
ra se ne volessero trarre nuovi esemplari.
Mentre questi pontificii doni viaggiavano,
il rispettabile immediato successore nei
provveditorato, tuttora in carica, mg."^
Luigi Dalla Vecchia, canonico onorario
delia basilica di s.Marco, grande eslimato-
re del pianto prelato, dolente che lo sta-
bilimento non ne avesse il ritralto,poichè
la modestia di mg.' Traversi non consen-
tMuaichesi ritraesse, si fece riverente-
niente a douiandarlo al Papa, a mezzo del
nobile Carlo Michiel i. r. consigliere inti-
mo, decorato della croce civile d'onore, e
fatto commendatoredell'ordioe dis. Gre-
gorio dal suo istitutore. Questo egregio
signore recatosi in Koma, ed accolto be-
nignissimamente da Gregorio XVI, espo-
se le vive brame del lodato provveditore.
«Il San toPadre interrompendolo con quel
sorriso , onde tutti , ma i suoi veneziani
(come senjpre gli appellava) peculiarmen-
te riconforta. Ben godo, gli disse, d'aver
jìrevenuto i desiderii di quel provvedito-
re,ed è già in viaggio il busto che brama".
E in fatti dopo pochi giorni giunse ni li-
ceo convitto col resto. Tanto segnalato
dono , da singolare amorevolezza e libe-
ralità accompagnato, richiedeva che pub-
bliche azioni di grazie si rendessero all'Ec-
celso Donatore, e ciò esegui degnamente
l'encomiato odierno provveditore con fa-
condo, erudito e cordiale discorso, di cui
lui sono giovato, intitolato, con dedica al
benemerito podestà di Venezia conte Gio-
\auui Correr : Nella inaugurazione dal
VEN
Busto di mg." patriarca di Costnntinn-
poli Anton M.' Traversi, dono di S. S.
Gregorio XFI all'inip. reg. Liceo- Con.'
vitto di Venezia., Discorso dell* ab. Lui-
gi Dalla Vecchia provveditore, letto il
3 settembre nella grand' aula del Liceo,
Venezia Andreola tipografo editerei 844-
Oltre il provveditore vi sono nello stabi-
limento, il censore, il segretario assisten-
te, r economo, 5 prefetti di camerata, il
chierico, l'ostiario, 102 convittori ei4 do-
mestici. Il convitto collegio è annesso al
liceo, i cui allievi ne frequentano le scuo-
le, e quelle dell'unitovi ginnasio.
10. Benedettini cluniacensi e Fran^ ,
cescane di s. Croce, La chiesa essendo sla-
ta una delle parrocchie, nel n. 4^ del §
Vili, parlai de'monaci, delle monache e
della chiesa,dicendo le religiose levate nel-
la general soppressione, e demolita la
chiesa e il monastero, si formò col suo-
lo un vasto giardino.
1 1 . Canonici regolari Poituensi e
poi di s. Agostino di fiacca, di s. Ma-
ria della Carità. Kel sestiere di Dor-
soduro, circa il i 120 Marco Zuliani of-
fri a Dio e all' apostolo s. Pietro i suoi
averi nelle mani del celebre cardinale
Pietro vescovo di Porto, a cui pel primo
fu unita r altra sede delle ss. Seconda e
Rufjìna o di Selva Candì da, nWovsx pon-
tificio legato in Venezia, acciocché con es-
si fabbricasse una chiesa ed un monaste-
ro pe'canonici regolari, promettendo per-
ciò alla camera apostolica l'annuo censo
perpetuo d'un bisanzio d'oro. Il cardina-
le reso tutto noto a Papa Calisto li, que-
sti con lettere lodò Marco e l'animò ali 'e-
secuzione,ìnviandogli una pietra benedet-
ta da collocarsi nelle fondamenta della
nuova chiesa. Questa fu fabbricata col-
l'in vocazione di s. Maria, e venne offerta'
a'canonici regolari di s. Maria in Poi to
di Ravenna; ma essi procrastinando d'as-
sumerne il governo, Papa Innocenzo il nel
I 134 ingiunse loro, odi tosto prenderlo
ovvero di ri nunziarvi per consegnarla ad
altri cauoaici. 1 porlueusi accettarono e
VEN
vi stabilirono una canonica con Driuluno
per priore. Ail essa poi per alimento dei
canonici furono otferte duTeileli renititee
possessioni, sì in Venezia cl»e ne' vicini
territorii. Innocenzo 11 la ricevè sotto la
prolezione della s. Sede, esentandola dal-
la contribuzione delle decime ecclesiasli-
cbe; privilegio confermato nel i i85 da
Ùrbduo MI. Della famosa venuta tl'Ales-
sandro Ili in Venezia nel i i 77, colle ga»
lere di Guglielmo il il Buono redi Sici'
Ha, parlai in più luoghi e negli artico-
li die qui vado indicando io carattere
corsivo, lìgli partì d' Anagni, si recò a
Bcni'i'cnto, indi a Troia, a Siponlo, a
f^aslo, ove s' imbarcò : approdò prima
a Zara e poi a s. Nicolò del Lido, da do-
ve passò ad alloggiare nel palazzo del
patriarca di Grado a s. Silvestro. Àllret-
lauto leggo nel eh. Romanin. Nondimeno,
diversi illustri scrittori sostengono che
pervenne in Venezia incognito e travesti-
lo, i più dicendo da prete, e per cappella-
no fosse ricevuto da'canouici regolari nel
monastero dellaCaritù. Raccontano ilcav.
Mutinelli e l'ab. Cappelletti , questi che
fuvvi riconosciuto a'24 «narzoi 177, ed
insieme a quello che vi giunse nel 1 175
e dopo 6 mesi nel principio del 1 1 76 sco-
perto dal francese Comodo, per averlo più
volte veduto in Roma e in Francia, onde
sollecitamente recossi ad informarne il do-
ge, che subilo col vescovo di Castello cor-
sero a venerarlo, mentre orava nella chie-
Sii di s. Maria. A volerne accennare di ta-
le incerto e inveridico racconto alcun-
ché, SI dice. Giunto Alessandro Ili in-
cognito in Venezia, pe'molivi che espor-
rò all'anno 1177 nel § XIX dell' indi-
cazioni sloriche, vagò forse lui.' notte pei*
le sue tortuose vie, e sopratfattodalla stan-
chezza, si coricò a riposare presso la chie-
sa di s. Apollinare, ove sino al presente se
uè conserva la luemoiia nella propiiujua
via delta del Pcrdoii, a cagione dell' ìq-
dulgeiize dal Papa pcji concesse a due
Croci marmoree ivi scolpite e incastrale,
una in un angolo d'una casa e l'ultra al-
V F. N 1(7
l'ingresso d'un snltoporlico, ove fu alza-
to yin altarino, con iscrizione da ultimo
restaurata, la quale dichiara: Alessandro
I[l Sommo Pontefice fuggendo Harnil di
Federico J imperatore venendo a f^ene-
tia, (/ni riposò lai!' notte et poi conces-
se varie indulgenze. Nel seguente mat-
tino il l'apa cercato asilo da' canonici re-
golari Lateranensi di s. Maria della Cari-
tà, ivi ottenne d'esser accolto per cappel-
lano. Si aggiunge, da quelli che preten-
dono occulta la venuta del Papa a Ve-
nezia, che tutti sapevano essere Alessan-
dro 111 scomparso, dopo la sua parten-
zi dalla Puglia, ed ignorarsi il luogo
del ricovero ; finché fu poi riconosciuto
al modo indicato, e quindi vestito da Pa-
pa e con ogni maniera d'onori ossequia-
lo. Esiste V Historia della venuta a F'e-
netia occultamente ne li ijj di Papa A-
lessandro III, e della vittoria ottenuta
da SebastianoZiani doge,comprobata da
d. Fortunato Olmo casinese. In questo li-
bro, che r autore non critico, monaco di
s. Giorgio Maggiore, dedica a' senatori e
patrìzi della repubblica di Venezia, da lui
encomiati costanti e divotissirai cristiani,
e veri figli e difensori della romana cat-
tolica Chiesa, trovo eh' egli pure seguì il
riferito dal Dandolo, cioè che nell'SSj si
ritirò in Venezia Benedetto III tra così
santa gregge, mentre da gran scisma era
travagliata Roma; e che Alessandro ili,
a cui molto bene era noto quanto la ve-
neta religione fosse grande verso la s. Se-
de, e la particolare di lui persona , nella
lunga persecuzione fattagli da Federico [
per 18 anni, era stato come legittimo Papa
dalla repubblica riconosciuto, aiutato e
difeso, fece ricorso anch'egli a città tanto
verso i Pontefici di vota. Dopo avere lo
storico confutato il Baronio e altri , di
calcoli cronologici; e rigettato il Sigo-
nio per avere giustamente colla verissi-
ma storia narrato, essersi Alessandro II(
recato in Venezia manifeslaraente e eoa
pompa, e non in abito occulto, passa a so-
stenere; i.'Ghe venne il Papa occultanieu-
ii8 VEN
te a Venezia, e non con i3 galere, di cui
non volle servirsi. 2.° che Alessandro llf
giunto in Venezia , non stette nel mona-
stero della Carità in abito di cuoco, co-
me pretesero alcuni, ma di sacerdote pri-
vato,essendoanch'egli canonico regolare
Lateranense. 3." Che Commodo io rico-
nobbe mentre celebrava la messa privata
nella chiesa della Carità, qual cappellano
della medesima , continuamente stando
in digiuni e orazioni. Invece il Gusta, Del
^'inggio cV Alessandro Illa 1 ^cnezia,per
far la pace con Federico I Barbarossa
nel I I 77; ed il Ferlone , De' viaggi de
Pontefici, non solamente non fanno pa-
rola che vi si recasse occulto, ma colle ga-
lere del redi Sicilia, e pubblicamente ri-
cevuto con dimostrazioni straordinarie di
venerazione ed allegrezza. Ma le cose di-
scorse son mere favole inventale oltre un
secolo dopo, intorno al quale argomento
si può leggere quanto ne scrisse e provò
F. Zanolto nella sua opera : // Palazzo
ducale di Venezia, ove illustra i dipinti
della sala del Maggior Consiglio ne'qua-
li si esprime la storia di Alessandro III,
Al quale critico scrittore farò eco, col-
l'altro non meno critico il eh. Romanin^
nel citato § XIX, descrivendo il dogado
XXXIX. Ad ogni modo è indubitato che
Alessandro III volle consagrare la chiesa
della Carità a'5 aprilei i 77, concedendo
spirituali indulgenze a chi la visitasse nel
giorno anniversario della dedicazione, o
ne'3 giorni avanti e dopo; donde ebbe
origine che il doge accompagnato da'no-
bili del goveuno portavasi annualmente
in di vota forma all'acquisto delle medesi-
me. Dipoi Innocenzo 111 neh 206 confer-
mò gì' indulti de' suoi predecessori , per-
mettendo anche ad ognuno il potersi e-
leggere la propria sepoltura nella chiesa
stessa, privilegio allora singolare , come
rilevai eziandio nel voi. LXXXVIII, p.
229. AncheOnorio IV neh 285 confermò
e ampliò le pontificie concessioni. Conti-
nuando i prioriPorluensidi Ravenna laa-
to conventuali, quanto dopo di essi i com-
VEN
raendalari,ad eleggere il priore della Ca-
rità,al quale incarico essendo circa il 1 409
dal cardinal Sommariva priore commen-
datario diRa venna,stato destinalo il vene-
to Francesco Cappello canonico della Ca-
rità,questo dubitando della validità di sua
elezione, per essersi il cardinale nello sci-
sma sottratto dall'ubbidienza di Gregorio
Xll veroelegillimoPapa,a questi ricorsee
fu investito del priorato. Vedendo egli di-
minuito il numero de'canonici, né poten-
do trarne dal monastero Portuense rovi-
noso per l'incuria de' commendatari , si
rivolse a'canonici regolari di s. Agostino
della congregazione di s. Frediano di Lnc^
ca, acciocché volessero assumere Tudizia -
tiuae governo della chiesa di s. Maria del-
la Carità. .Accettarono essi l'offerta e spedi-
rono tosto a Venezia alcuni religiosi,egiuni
sero a! numero di 3o. Ottenne poi il Cap- 1
pello da Martino V, di poter unire il suo!
monastero a della congregazione di Luc-
ca, di cui egli pure volle abbracciare risli-
tuto, ma dichiarato i.° priore annuale ri-
nunziò. Ridottoli monastero a intera per-
fezione, i nuovi canonici esemplari ne rin-.
novaroiio gli edifizi, ed il cardinal Con»
duhniero, poi Eugenio IV, per la flima
di loro virtù gl'inlrodusse nel monastero
abbandonato di s. Salvatore di Venezia,
di cui era abbate commendatario. Ma es-
sendo esso posto in mezzo a'tumulti del-"
la città, presto lo rinunziarono per fare
ritorno alla loro quiete. Indi nel i433j
Eugenio IV^ die' loro il monastero di s,^
Clemente in isola, restato disabitato da^
canonici regolari, e poi nel i438 smem''
brò il monastero della Carità dal Por-
tuense, lasciandolo solo soggetto alla sus
congregazione. Divenuta ristretta lachie'^
sa pel frequente concorso del popolo, de-
terminarono d'ampliarla e d'innalzare
maestosamente la cappella maggiore, per
cui il Papa nel i^^Z mandò uua pie-
tra di porfido benedetta da porsi ne'fon-
damenti. Crescendo sempre più il credi-
lo de'canonici,i conti Collallo nel 1 5o li do-
narono ad essi la chiesa di s. Maria di Mei-
V E N
c.'ulello diocesi di Ceneda,con approva-
zione di Giidio II. Si aunienlaroMO le ren-
dile, e lii chiesa si rese più ragguardevo-
le pe' suoi interni abbellimenti, avendo
diversi patrizi eretti sontuosi altari di
marmo, fiu'qiiali i dogi Marco e Agosti-
no Barbarigo in onore della 13. Vergine
e con sua divota immagine innalzarono
un magnifico altare di sceltissimi marmi.
Fu inoltre arricchita del corpo di s. A-
niano discepolo e successore di s. Marco
nella sede patriarcale d'Alessandria, por-
tato a Venezia nel i i 28 e riposto in s. Cle-
mente in isola, donde qui neh 4-53 Io tra-
sferirono i canonici. Un dente di s. Gio.
Ballista, e le reliquie de'ss. Bartolomeo
e Touunaso Apostoli. Neli5o2 Alessan-
dro Vi concesse di potersi cslebrare la
I." messa nelle prime ore della sera del-
la vigilia di Natale. Contiguo alle abita-
zioni de' canonici fu eretto il grandioso
ospiziodestinaloa'divoti dell'illustre con-
fraternita ei.' scuola grande, che dal no-
me della vicina chiesa prese d titolo di
s. Maria clMa Carità. Essa ebbe origine
nel I 260, fondata col nome di Scuola di
G/r/Vr) nella chiesa parrocchiale di s. Leo-
nardo, dalla quale fu trasferita alla Giu-
decca e poi nel detto ospizio. Nell'isola
ora detta i confratelli vi aveano eretto
l'oratorio di s. Giacomo Maggiore A[io-
slolo, poi ceduto per ampliar la chiesa di
s. Maria Novella de' serviti, da dove nel
I 344 pf>ssarono nell'ampio luogo cedu-
to da' canonici regolari collo sborso di
200 ducati d'oro e annuo censo, fabbri-
candovi magnifico oratorio. Nel i4t i a
ricovero de'confratelli poveri, la scuola
fabbricò un comodo spedale per alimen-
tarli, di che edificato il cardinal Bessario-
ne legato a Intere di Pio li in Venezia,
volle ascriversi a questa primaria scuola
grande, e le donò le reliquiedella ss. Cro-
ce e porzione della ss. Tunica del Signo-
re (ora conservata nel santuario di s.
Tommaso), onde i confratelli per grati-
tudine posero il suo ritratto con lapide
nell'ospizio (il ritratto passò alla biblio-
VEN irg
teca di s. Marco). Dipoi nel i585 vi si
ascrissero pure gli ambasciatori del Giap-
pone (/^.), quando passando per Vene-
zia recaronsi a Roma. Non senza sorpre-
sa rimarco il linguaggio tenuto dal sa-
vio e rispettabile cav. Mutinelli, negli
Annali di Venezia p. 4^7, sull' iden-
tità di tali ambasciatori, seguendo il Gal-
licciolli e altri, e perciò i più crederli
gesuiti vestiti alla giapponese I E col Na-
varro detrarre contro la venerabilissi-
ma e benemerentissima Compagnia di
Gesù ! Ovvero i supposti ambasciatori
essere mancianisti di certa valle di Lom-
bardia confinante co'Reti, famosi ingan-
natori! Dunque furono due semplicioni,
il magnanimo Gregorio XIII e il gran
Sisto Vy il i.° che pianse in ricevere gli
ambasciatori, il 2.° che li ricolmò d'ono-
ri. Dunque il Senato di Roma fu uno
stupido nel porre sotto la statua di Gre-
gorio XIII nella sala del Senatore in
Campidoglio V iscrizione marmorea, ri-
portata ancora con altre analoghe noti-
zie dal Cancellieri, nelle preziose Disser-
tazioni epistolari , a p. 244» '^ quale di-
ce : Oh palernam in oinnes gentes ca-
ritatem •■ Qua ex ullinis novi Orhis in-
sti lis-Iaponorium Regimi Legatos- Trien-
ni navigatione - Oh oìiedientiani Sedi
Apost. exilibendam - Primitni venientes
Romani- Pro Pontifìcia dignitate acce-
pil. Dunque furono mendaci e gonzi i ce-
lebri storici Bartoli nella Storia del Giap-
pone, Maffei negli Annali di Gregorio
Xniy Tempesti nella Storia di Sisto /^,
Novaes nella Storia di Gregorio XIII e
Sisto V, ove riporta il nome e le opere
di que' che scrissero degli ambasciatori
giapponesi. Gonzi ancora un gran nume-
ro di scrittori delle cose romane che ne
ripeterono le notizie, inclusi vamente al
famoso Gregorio Leti nella Storia di Si-
sto V, ed a'sagacissimi componenti la si-
gnoria di Venezia,che gli accolse con gran-
dissimo onore e con segni di molta be-
nevolenza, o per isquisitezza di politica !
Interessante è il racconto del Mutinelli
120 VEN
siiile festose accoglienze loro fatte da* ve-
neziani nel I 5S5, e la solenne processione
ordinata a loro riguardo in occasione del-
la festa di s. Pietro, che pure descrive,
cioè si trasferì in tal giorno quella che so-
leva farsi per la festa dell'Apparizione di
s. Marco, con rappresentazioni storiche
e simboliche delle scuole grandi. La
calunnia ridicola che gli ambasciatori
giapponesi fossero personaggi finti, nac-
que appena comparvero in Europa, co-
me dislesarnenle racconta il lodato Bar-
toli nella celebre sua storia, che trovo nel
t.io delle sue Opere, edizione di Torino
1825, tipografia Marietti. Ivi è la storia
della conversione de' popoli giapponesi,
di diversi principi, e de're di Ariiua, di
Bungo, di Tosa e di V'orni; della fonda-
zione di chiese e seminali, inclusi vamen-
te alla sontuosa chiesa di Macao, allora
capitale del Giappone; delle persecuzioni
de'bonzi e de'gentili contro i ueocristiaoi,
ed i pp. gesuiti loro evangelizzatori; del-
l'ambasceria di tre principi giapponesi al
Sommo Pontefice per opera del p. Ales-
sandro Valignani visitatore della Compa-
gnia di Gesù in Cina,e delle ragioni ottime
che velo mossero. Quanto e perchè l'am-
basceria fu calunniata, come fosse frode
della Compagnia, ambizione e ardimento
d'un troppo volere e potere, ingannando
óue Papi e tutto il mondo! Il perchè il
p. Valignani le confutò subito coli' evi-
denza, e di ragione e di fatto, il cui rac-
conto stampato a Macao, si divulgò eoa
mille copie per tutto il Giappone. Nel-
l'archivio della casa professa del ss. Gesù
in Ronja , co' miei occhi ho veduto le 3
lettere originali de're giapponesi e nell'i-
dioma loro a Giegorio Xlll, restate a'
gesuiti per averle tradotte d'ordine del
Papa; alle (piali rispose il successore Si-
sto V, che poi fece città vesco\ì[^ Funai
castello del Giappone. Queste lettere in
italiano si ponno leggere nell'encouiiato
MalTei , t. 2 , p. 4o5. Di piìi nel Bartoli
.sono descritte: L'ambasceria all'impera-
lore del Giappone, commessa ul p. Vali-
VEN
gnani dal portoghese viceré dell' India;
le notizie del viaggio a Roma degli am-
basciatori e il loro ritorno, stampate a
Macao ; le allegrezze fatte nel Giappone
al ritorno da Roma degli ambasciatori,
visitali persino da're; la solenne entrata
del p. Valignani e degli ambasciatori in
Macao metropoli dell' impero del Giap-
pone , e il ricevimento dell'imperatore.
Gli atti dell'ambasceria. Ora non si ose-
rà più dire supposti gli ambasciatori giap-
ponesi a Gregorio XIII, e che furono, o
gesuiti vestiti da giapponesi, o i paltoni
mancianisti! Mi rimane però a discolpa-
re il celeberrimo Navarro, e la beoefi-
centissima e^ewy^reesemplarissima Com-
pagnia di Gesù, anzi a ulteriore giuria
della quale e di Clemente XIV, spero e
mi lusingo che verrà il tempo in cui la
SLoria manifesterà alcun documento che
accrescerà lustro e splendore all' una e
all' altro, colla verità trionfante. Non so
indurmi a credere che il sacerdote e dot-
tore spagnuolo Martino Azpiluceta, detto
il Navarro 0 Navarra perchè era di Vara-
scain o Varosain alquanto vicino a Pam-
plona già capitale del regno di Navarra,
abbia potuto accusare la Compagnia di
Gesù, come dice il Mulinelli » perchè
allora i gesuiti incominciavano a rendersi
per sagacità famosissimi, onde egli che
per essere assai vecchio ben ricorda vasi
de'fondatori loro, diceva che in que'gior-
ni ove s. Ignazio fosse tornato al mondo,
non avrebbe più riconosciuto la sua Com-
pagnia, tanto era essa diversa da quella
di prima". Egli fu zio del gesuita s. Fran-
cesco Saverio per ragione di madre; e
nella raccolta delle lettere delSanto ve ne
sono due scritte a lui da Lisbona, men-
tre leggeva all' università di Coimbra,
ove fu l'oracolo del diritto canonico. E'
vero eh' egli da prima era preoccupato
alquanto rispetto alla Compagnia, non
conoscendo ancora l'istituto di lei, come
si rileva dalla 1.' lettera di s. Francesco
Saverio: ma poi pare, che dopo aver
trattato col Sunto dismettesse a0àtto qua-
VEN
luDque sinistro concetto. E di fatti desi-
deiò e chiese di passare all'India col Sa-
verio alla conversione degl'infedeli; pe-
rò non fu accettalo per la sua grave età,
come lasciò scritto egli medesimo al cap.
24» ••• IO del suo Manuale in Indice.
Ibi cliaiii ipse vitam fìnissein, nisi ille
Cp. Xavier j quando Òlysippone disces-
sit, ine iam senescentein , laboribus ani-
mo suo conceplis iniparem indicasset ;
scribens, ut absentiani pari ler f erre ni in
terrisj praesenliani sperans in coelis.
Che se pure si trovasse qualche espres-
sione del Navarro non tanto esalta ri-
guardo oli' ambasceria de' giovani prin-
cipi giapponesi, converrà dire, che es-
sendo egli allora decrepilo di g5 anni e
morto a'22 giugno del medesimo i586
in Roma, e sepolto in s. Antonio de'por-
toghesi, come nel descriverne la chiesa
nolai nel voi. LIV, p. 243, in cui i giap-
ponesi lasciarono l'Europa di ritorno al
Giappone, avesse dato credito alle calun-
nie che in quel tempo si sparsero: il che
però mi sembra mollo improbabile. Im-
perocché il virluosoecarilalevole Navar-
ro erasi portato in Roma a difendere l'il-
lustre suo amico Bartolomeo Carranza
arcivescovo di Toledo {F^'J, si meritò la
benevolenza e la slima di s. Pio V, e di
Gregorio XI 1 1, il quale soleva consultarlo,
ne amava la conversazione e lo visitò ac-
compagnalo da diversi cardinali. Aggiun-
go in fine, che se il Navarro ha pure
scritto qualche cosa intorno agli amba-
sciatori giapponesi, ciò deve aver egli Tut-
to neir ultimo anno di sua vita. Sono
notissime però le sue opere date alla lu-
ce, anche in Venezia nel 1602, né tra
esse ve ne ha alcuna che tratti di questa
materia. Dunque deve essere una finzio-
ne ciò che gli si appropria da alcuni au-
tori. 11 eh. Giovanni Veludo nella bio-
grafia del doge Nicolòda Poaìesaltanto
narra. «Argomento di curiosità e di sor-
presa fu per Venezia la comparsa di
quattro andiascialori giapponesi, reduci
da Roma dov'erano slati a canapiere la
VEN 121
missione loro. Giunsero questi in giugno
i585; e siccome il loro viaggio era viag-
giovili ilivozione, e quasi peregrinaggio
alla capitale del mondo cattolico, così il
breve loro soggiorno in Venezia fu ac-
coujpagnato da solenni e continue reli-
giose pompe, fra le quali è memorabi-
le, persiugolarilà, una magnifica e ricca
processione in cui le vite, i raartirii de'
santi, ed i misteri di nostra credenza,
vennero espressi con attori parlanti, e
con vesti analoghe al carattere di quelle
divote rappresentazioni ". L'accuratissi-
mo e (lilFuso Romanin, mentre nel l. 6, p.
387 descrive la venuta degli ambasciato-
ri, e (ninulamenle le feste e processione
falla per loro, colla lìelatione della venu-
ta degli ambasciatori giapponesi diGui-
do Gualtieri, Venetia i586, e con al-
tri storici, non dice affatto parola delle
calunnie che ho confutato. Ed altrettali'
to trovo nelle belle notizie sugli amba-
sciatoli pidjblicale dal cav. Cicogna nel-
V Inscrizioni Feneziane, t. 5, p. 648 e
seg., e de'doni che fecero e di quelli che
riceverono, essendo stati alloggiati da'
gesuiti, due de'qualili accompagnavano
e facevano loro da interpreti. — - Riprendo
la descrizione della scuola grande della
Carità. Di piii l' oratorio ebbe tre ss.
Spine, un frammento della s. Colonna, e
le reliquie de' ss. Pietro e Bartolomeo a-
postoli, di s. Lorenzo levita e di s. Leo-
nardo confessore; oltre una divota imma-
gine della Madonna, di quelle credute di-
pinte da s. Luca. Scrisse lo Schiopallalha
il libro pieno di vasta erudizione ed uti-
lissimo agli studi delleantichità cristiane
intitolato: Dissertatio in perantiquani s,
Tabnlani graecam insigni sodalitio s,
Mariae Charitatis F'cnetiarum, a card.
Bessarione dono datani, Venetiis 1767,
I canonici regolari e la scuola grande e-
sisterono sino alla generale soppressione;
e nel 1807 la chiesa , il monastero e la
scuola grande,furonodestina ti a sede del-
l'imperiale e reale Accademia delle Bel-
le Arti^ sostituita all' angusto locale che
laa YEN
Serviva all'antica accademia dì pittura,
ora residenza dell* oHicio di Sanità ma-
rittima; e pai'lo di essa, come delle pre-
cedenti accademie artistiche, ed eziandio
di quella di pittura, scultura e architet-
tura nel § XIV, n. 2; mentre dell' archi-
tettura, della pittura, delia scultura e di
altre belle arti di Venezia, e degl'illu-
stri cultori di esse, ragiono nel § XVI,
II. g. — L'accailen»ia delle belle arti at-
tuale venne istituita con decreto de' 12
febbraio 1807, eguale a quelle di Mila-
no e di Doltfgna.L'edifizio a quest'uso de-
stinato, è una unione di f.ibbriche di va-
rio tempo e carattere. Mirabile è ciò che
\i rimane del grandioso edifizio eretto
da Palladio, che nei monastero voleva
lasciare un' idea delle case degli antichi
romam; e n' è buona l'esteriore trabea-
zione modellala dal Selva al fine, che uel-
l'intenio si avessero quelle due nuove
amplissime sale, ad uso di galleria o pina-
coteca, la cui I ."pietra si pose il dì 3o apri-
le 1821. fìileiisce il cav. Mutinelli negli
annali delle provincJe venete, poiché di
quest' edifizio costituito in 3 fabbriche,
assai diverse nell'uso, nel carattere e nel-
r altezza dell' impalcatura far si voleva
una accademia, opportunissitno a quel-
l'oggetto lo sapeva tale rendere l'archi-
tetto Giù. Antonio Selva, discepolo dot-
tissimo del Temanza , raccoglitore di
gran frutto ne'suoi lunghi viaggi, ed au-
tore delle tante opere di cui accurata-
mente ne dà il novero, e ristaurato dal
eh. prof, architetto Francesco Lazzari au-
tore: Dell' edifizio Palladiano nel Mo-
nastero della Carità, Me/noria, Vene-
zia co'lipi del Molinari 1835,- Nella gran-
de opera: Le Fabbriche di Venezia, so-
no riportate 5 tavole, inclusivamente a
quella della nuova riduzione, del Con-
vento della Carità, illustrate dall' enco-
miato Selva con annotazioni, e aggiunta
del eh. Zanotto. 11 convento, o meglio ca-
nonica o monastero della Carità, fa la i .'
fabbrica ordinatadal l^alludioin Venezia.
Di sì aiandioso e nobile edilizio era sol-
YEN
tanto eretto l'atrio, i due tablini (o luo-
ghi per collocare l'icmnagini de'magglo-
ri), la scala a chiocciola e parte del chio-
stro; ma a' 16 novembre i63o fatale in-
cendio consunse il pezzo [iiìi interessan-
te. Si crede il fuoco derivato dal teatro
di legno, che Palladio avea costruito al-
l'uso antico nel i565 per la rinomata com-
pagnia della Calza; e si suppone che l'a-
vesse eretto nell'atrio ilei convento. Nota
il Selva , che quest' illustre edifizio dal
1797 al 1807 servì di caserma a truppe
di passaggio , e quindi soggetto a molti
danni. Disposto per sede dell'accademia
di belle arti, in unione all'annessa antica
chiesa e alla contigua sala, con adiacenze
che apparlenevanoaltacoiifraternitadel-
la Carità, il solo riflesso di poter conser-
vare il resto dell'opera Palladiana che
andava a perire, valse a mitigare nel cor-
po accademico la dispiacenza per le ri-
gettate sue rimostranze per la disagiata
situazionee per le molteplici inconvenien-
ze alle quali si andava incontro nell' a-
dattare al prescritto oggetto 3 fabbriche
cotanto diverse nell' uso, nel carattere e
nell'altezza delle loro impalcature. Nel-
l'aggiunta del rispettabile Zanotto, rica-
vo il sunto delle seguenti notizie. 11 lato
rimasto superstite dall'incendio dianzi ac-
cennato, avea tali danni sofferto, che l'ac-
cademia invocò la sovrana munificenza
a porvi riparo, la <juale neli829 vi ade-
rì e die' l'incarico di dirigere la gelosa o-
pera al lodalo Lazzari. Questi per amore
all'arte,osservate alcune particolarità nel-
la fabbrica non da altri avvertite, le rac-
colse nel laudato opuscolo. Disse fra l'altre
cose in questo, che l'edifìzio, o almeno il
lato in discoi'soa ponente, ebbecomincia-
mento nel i56i. Nel ristauro ridusse In
forma regolare il lato medesimo, perciò
distrutti i due suoi archi sporgenti, che
indicavano il principio de'porlici, che gi-
rar doveano sui lati minori del chiostro,
si trovò per quello a destra , ove la fab-
brica si unisce a quella di recente erotta
della pinacoteca, di costruire un arco con-
VEN
forme agli esisleiili, per tale erezione es-
sendo cessato l'uso delia pubMica strada,
lo non posso per l'imperiosa brevità pro-
gredix'e ne|>purecon fugaci egenerici cen-
ili. Casti dire die nel i83o il ristaiiro fu
compito, pel lodevolissimo scopo di pre-
servare un monumento, che il decoro del-
l'accademia e il comune desiderio bra-
mavano vedere ridonato alla primiera e-
sislenza, d'uu'opera che attesta il valore
del sommo artista che la propose » con-
corre mirabilmente ad aggiungere splen-
dore a quella Venezia , che superiore a
taut'altre rinomate città per copia e ma-
gnificenza di fabbricati , a giusto titolo
meritò d'essere dichiarata una .seconda
Roma ". Dovendomi sempre limitare a
cenni, trovo opportuno ripetere uu sunto
del Nuoi'o Dizionario geografico univer-
sale. L' edifizio destinato all'accademia
delle belle arti, un tempo Scuola della
Carità, ha la facciata d'ordine corintio,
disegnata da Giorgio Massari, ed eseguita
da D. Maccarucci ; l'interno fu comincia-
to nel i344> I' monastero annesso, già
sede de'canonici regolari di s. Agostino,
ha di particolare il cortile, eretto da Pal-
jiidio, e incendiatosi nel j63o, un'ala del
quale da ultimo restaurata, si vede dispo-
sta in 3 ordini, dorico, ionico e corin-
tio, de'quali idue primi con logge ed ar-
chi di squisito lavoro ; e contiguo a que-
sta si trova il magnifico tabiino, che anti-
camente serviva di sagrestia, pur costruito
dalFaliadio, e chesi lieneopera singolare.
L'accademia colle sue doviziosissime
collezioni, assistita da proiéssori valentis-
simi, cifre a numero grande di alunni li-
na istruzione finita d'architettura, pittu-
sa^scultura, incisione, prospettiva ed or<
nato, premi di>tril)ueudo ogni anno a
coloro che si sono fatti meglio distingue-
re; e mercè la stabile organizzazione, an-
che ogni due anni i grandi premi delle
medaglie d'oro, a' quali sono allresj am-
messi tutti gli artisti anche stranieri. Co-
piosissima e ricchissima è la collezione
entro queste mura conservala delle mi-
VEN 123
gliori pitture de'piìi celebri autori, qua»
si tutte della scuoia veneziana, e parimen-
ti doviziosa quella de'modelli di scultiu'a
che le tiene compagnia, fra cui quelli ori-
ginali del Teseo, del Cavallo e dell'Erco-
le, lavoro di Canova. Olire a' dipinti ed
a' modelli, sono quivi da osservare molti
bassirilievi ed altre opere in bronzo, del
Donatello, del Riccio, di Vitlor Camelio,
del Cavino e di altri del buon secolo; vari
busti e statue e sculture, quali in bronzo
e quali in marmo, e copiosissima serie di
disegni de' più incliti luminari di tutte le
scuole d'Europa, non che quella eziandio
del celebre architettoQuarenghi, Lunga e
grave opera imprenderebbe chi, enume-
rando la vasta serie d'oggetti d'artequivi
adunati, volesse d'ognuno fare la descri-
zione, tessere la storia, valutarne i pregi,
ed a ciascuno assegnare il grado di meri-
to sur una scala , che avrebbe in cima
quel miracolo dellarte, la Vergine As-
sunta in cielo delTimniortale Tiziano; pu-
re opera di tanta lena imprese il valoro-
so e infaticabile, il fecondo e eh. France-
sco Zanotto , con gran lode di dottrina
nell'illustrazione con note erudite, corri-
sposta dalla elegante bellezza e precisio»
ne, nelle i co tavole egregiamente dise-
gnate e incise in rame che l'accompagna-
no, lodevolujenle compiendo le sue parti
ancora il tipografo editore G. Antonelli.
Fin qui il Dizionario veneto, a cui ag-
gi ungerò. Questa classica,artislica e nobile
opera in due tomi in foglio porta in fron-
te il titolo; Pinacoteca dell Inip.Rcg. Ac^
cademia Prenda delle Belle Arti illu-
strata da F'rancesco Zanotto, Venezia
dalla tipografia di Giuseppe Antonelli
1 83o-34. iNel fine del t. 2 trovasi la 1?^-
ria della Pittura ^'cnc^iana di Fran-
cesco Zanotto. L'autore e il tipografo de-
dicarono il loro lavoro alla couiune pa-
tria diletta Venezia , comechè le palme
ricortla da'suoi figli ottenute nella pale»
stra de'pittorici studi e che Ainno immor-
tale corona all'augusto suo capo. » Noi
lungi dui lueicar uoiuinauzaed onore aii-
124 V K N
cìiomosolo beali per aver conhibullo con
<|uesle pagine e con queste incisioni ad
ifiiiiilzaieun monumento non perituro di
{gloria al magno tuo nome. Farà queste
conoscere alle straniere nazioni, che se
slata sei grande in potenza, in valore, in
virtù; grande in terra e nel mare; grande
in guerra ed in pace, per cui il nome tuo
innalzandosi dallecerulee acque delle tue
quele Lagune scorse temutoe riverito pel
mondo, fosti grande ancora nell'arti so-
relle". Questa non è espansione d'animo
cittadino entusiasmato dal verso d' Ora-
zio: Diilcis Amor Palriaej ma incontra»
slabile e veracissima Storia. La magnifi-
ca opera 1' ho sotto gli occhi, l'ammiro,
la vijgheggioenou posso profittarne! Sup-
plirò almeno col senlenzioso e magistra-
le Moschini, più proporzionato al mio in-
lendimenlo. INIa qui io debbo ormai fa-
re prinja una dichiarazione. Al principio
della stampa di quest'articolo, un amo-
revole veneto mi mandò la Nuovissima
G uida di Ftnezia e delle Isole della sua
Laguna, nella quale si sono correlli da
oltre 200 errori che s' incontrano nelle
altre Guide, estesa da Francesco ZanoL'
to membro delia Società imperiale d'a-
gricoltura, scienze edarti di f^ale/wien-
ues, e socio di altre Accademie e Atetiei
Italiani, slanì^ala in Venezia neli856,e
did brizeghel tipografo editore dedicala
alla corporazione delle arti edificatorie di
uìuliio soccorso in Venezia, di cui nel §
XI 11, n. 2. Subito ne conobbi tutta l'icn-
porlanza,e tale da non potere espiimersi
con [)oche parole, ma troppo tardi; quin-
di provili angustia e pena per trovarmi u
quel punto impolenle di usarne, come
receulissiuìa e perciò più precisa di quel-
la giada me adottala ilei Meschini e pub-
blicata nel 1828. Densi nel continuare con
essa, ebbi l'avvertenza, come notai a suo
luogo, di procedere a un tempo con non
poche opere pubblicate posleriormenlee
anco di recente, che nel giovarmene va-
do lodando, inclusivumenle ad altre del
diligentissimo e laboriosissimo ZanoltO)
VEN
e con quanto infine mi fu dato colle mìe
ricerche conoscere, per descrivere possi-
bilmente lo slatu quo di Venezia , e in-
sieme rettificare il benemerito Moschini
per l'avvenute innovazioni e remozioni
d'oggetti artistici, massime di pittura e
scultura. Ma ripeto , la pregievolissima
Guida mi giunse troppo tardi, né io po-
teva sugli stamponi rimpastare, per dir
così, e rifondere un vasto, ferace e varia-
tissimo argomento , olire il vincolo del
compendioso da doversi da me osserva-
re. Tutto ponderato, mi limitai qua e là
di sopprimere, senza averlo finora nota-
lo, diverse cose riferite dal dotto Moschi-
ni, o non più esistenti o trasferite altro-
ve, altre rettificando pegli studi più pro-
fondi fatti con tanto successo dal Zanot-
to, onde si conobbero meglio varie opero
e varie epoche; operazione che prosieguo
al bisogno nel più importante. Erami
quindi proposto fare altrettanto, eziandio
sulle prove di stampa per l'odierno con-
tenuto neir accademia delle belle arti in
discorso, tanto più che dall'epoca del Mo-
schini, ed ancora da quella stessa della
pubblicazione della Pinacoteca , è dive-
nula un eu)porio più copioso'di stupen-
de produzioni artistiche, già appartenen-
ti a chiese (anche delle provincie vene-
te), monasteri, conventi, sodalizii e altri
stabilimenti, ed a particolari collezioni, di
che poi farò brevissimo cenno. Laonde e
per tanta ampliazione non poteva aver
luogo la riproduzione del rifiorito dal Mo-
schini. Però, contenendo la descrizione
del Zannilo 4^ pagine, oltre moltissime
erudite note illustrative sulla provenien-
za delle pitture , sculture e altri oggetti
d'arte, la trovai troppo abbondante in
proporzione al compendioso mio lavoro,
il quale pure contiene un gigantesco com-
plesso di nozioni storiche, ed eziandio di
belle arti, delle quali riparlo ne'citati §§
e in altri ancora; di più, avrei dovuto nel-
l'adoltare interamente la descrizione del
Zannilo, sopprimere il già stampato per
riordinare la materia tanto copiosa. Il
VE N
peicliè e non senza ripugnanza, risdlvet-
li consiervaie il giù impresso tanto più
rislrello, che se non dice tnllo, serve al-
meno a dare un'idea cosa erano la l'ina-
coleca e il Museo dell' accademia a tem-
po del RI escili ni ; tjuindi per l' espo-
sto, e per quanto riporterò poi, rica-
vandolo dalla Nuovissima Guida del
Zanotto, facilmente si rileverà quan-
to e grande sia 1' aumento che ha ri-
cevuto. Ecco dunque quanto si legge nel
Moscliini. \J Accadevìia delle Belle yJr-
ti di ì- eiiezia , aperta nel tempo del go-
verno italiano, fu assai cresciuta nella pre-
sente dominazione. Lai." sala è lolla di
opere della scuola veneziana, per le quali
si mostra, che non si teme il confronto
con verun' altra pittorica. Nella faccia-
ta alla destra di chi sale alla scala, i.
S. Francesco che riceve le Stimmate: fi-
gura intera, sì ben mossa e precisa, che
poche pari ne fece il suo autore il Pal-
ma giovine. 2, 3, 4 t^' l'onifacio: cioè il
Ricco Epulone, delle sue o[)ere più pre-
ziose si per l'espressione, sì pel colorito:
i ss. Jacopo e Domenico, di forte colori-
lo: il Salvatore seduto Ira vuii Sanli, o-
pera di gran merito per ogni rispetto , e
anche questa delle miglici i di lui. 5. Ri-
tratto d'un Doge: mezza figura del cav.
Conlarinì, di siile tizianesco. 6. Cristo Ri-
sorto, con 3 ritratti di Senatori, del Tin-
toretlo: di i)uon colorito e di felice ese-
cuzione. 7. La Vergine fra parecchi Santi
con 3 Angpletli: delle prime opere di Gio,
Dellino, lodata dal Vasari medesimo per
molta scienza di disegno e per buonissi-
mo colorito. 8. S. Lorenzo Giustiniani ed
altri Santi, del Pordenone: di brillante
immaginazione, giudiziosamente compo-
sta, dipinta con pennello da maestro. 9.
Lazzaro risorto, di Leandro Rassano : di
colorito forlissiuio, tocco bellissimo e con-
dotta per eccellenza. 10. Malia Vergine
fra 5 Santi e due Angelelli, del Cima: di
carattere «lelicato, tale dipinta, che potria
credersi e fu creduta di Gio. Rellino. 1 i.
La Pitisenlazione di Maria Vergine: del-
VEN 125
le più belle tavole del Carpaccio per in-
gegno e studio; e perchè fosse degna d'o-
gni sommo nìaeslro non le mancano, che
un po'più di delicatezza ne'contornie nel-
l'ouìbre, e più di sangue nelle carni.! ■2.
La Chiamata di Pietro e di Andiea: il ca-
polavoro del Basalti, di puro disegno e di
colore brillante. i3. S. Francesco che ri-
ceve le Stimmate, nell'alto, e 6 Santi al
piano, del Beccarucci: sullo stile tiziane-
sco,ammirabile per l'espressione del gran
fervore del Santo e pel grave carattere
delle figure, delle quali alcuna rilralt.i
dal vero. i4, >5, 16, 1 7 , di Bonifacio:
cioè i ss. Barnaba e Silvestro; crederia-.i
di Tiziano: s. Marco, di buon im[)asto e
largo siilo; i ss. Brunoue e Caterina, e i
ss. Girolaujo e Margherita di Lione, due
opere del più franco e largo stile. Nella
facciata innanzi la scala. 1 8, 1 9. LaMor-
te d'Abele e la Colpa de' primi padii, di
J. Tintoretlo; argomento che il pittore
accarezzò, avendogli anche disegnati in-
nanzi. 20. S. Cristina condannala alle
verghe,di Paolo,chevisi mostra gran pit-
tore, quantunque l'opera sia così povera
di colore e condotta con tanta agilità di
pennello, che si direbbe eseguita a guaz-
zo. 21. L'incredulità di s. Toujmaso, di
Leandro Bassano, benché un po'bassa nel-
le forme e posata nel pennello, è di mol-
to effetto, in distanza, pel vigore del chia-
roscuro e de' lumi arditi. 22. Assunzione
di Maria Vergine , di Tiziano: la copia
de'suoi pregi si palesa da se; essa vola da
se, non è portala dagli Angeli in cielo. Ne
riparlerò nel n. 21 di questo §descriven-
do la chiesa de'Fiari dove stava. Faccia-
ta sinistra. 23. 11 Redentore co' ss. l'ie-
tro e Giovanni, del Marconi : tavola am-
mirabile per grande sapore di tinta ga-
gliarda e vaghissima, dov'egli tentò tutto
per torsi dall'antiche maniere. 24. Ma-
ria Vergine Assunta, del vecchio Palma:
la parte inferiore è degna d' ogni gran
maestro, e la superiore, benché non com-
piuta, eziandio Gon)e abbozzo, sembra far
torlo al suo autore. 25. La Cena cogli Apo.
J26 YEN
stoli, figure glandi al naturale, delle mi-
gliori opere di Benedello Caliari, dove si
sospetterebbe essere di l'aolo, suo fratel-
lo, qiialdie peiiiieljala. 26. L'Adorazione
de'lMagi, di Bonifacio: composizione ric-
cliissitTia e coiidotlii con molto amore, 27.
Cristo che porta lu Croce: di Carlello Ca-
liari, figlio dì Paolo, opera molto sapo-
rita di tinta, e in alcune parti assai vici-
na alla maniera del padie. 28. Il Pesca-
tore che presenta a! Doge l'anello ricevu-
to da s. Marco: di Paris Bordone, opera
abbondevole di figure propriamente isto-
riate, di buon disegno e bel coloiilo. 29.
La Vergine col Bambino, e 3 ritratti di
Senatori: di J. Tintorelto, di stile vago,
ina poco grazioso. 3o. Ri I ratto d'un Do-
ge , mezza figura di L. Bassano. 3r. Ri-
tratto d'un Domenicano , sotto la figura
di S.Tommaso d'Aquino: dello stesso Bas-
sano, di buona espressione. 32. Ritratto
d'un Doge, di J. Tintorelto, mezza figu-
ra. 33. L' Adultera innanzi al Salvatore,
di Bonifacio: ricca composizione, bene di-
•sposla, con sapore di tinta e forza di chia-
roscuro. 34. I ss. Paolo e Francesco, dello
slesso, sullo stile del vecchio Palma. 35.
La Vergine in trono e parecchi Santi, di
Paolo: opera concepita e condotta con at-
tenzione ed autore, e tutta dello stile del-
l'autore. E bella nel tu Ito e nelle parli, con
teste piene di vita. 36. Nozze di Cana,del
Padovanino: vi sono ammirabili la mae-
stà del luogo, i volti del Signore e di Ma-
ria Vergine, pieni di divinità, la nobiltà
del portamento degli sposi, la gravità de'
convilati, e quella femmina in piedi la
quale sembra uscir d;i'.'a tela. Sy, 38, 3g.
Tra due Profeti, chiaroscuri di Paolo, fi-
gure ben mosse e dipinte con ogni gra-
zia, vie lo Schiavo liberato per l' iiiter-
cessionedis. Marco: opera di J. Tinloret-
to, che vi si appalesa il piìi lerribile genio
della scuola veneziana, ^o. Nel sofiitto il
quadro con s. Nicolò incontrato dal po-
polo di Mira, è di Paolo. I 4 Profeti ne-
gli angoli sono di Domenico Campagno-
la: opera Ui &lile grandioso e finitlssiuio.
V E N
SiiloUo (Ielle Pitture antiche, i. La Pre«
sentazione di Maria Vergine di Tiziano :
opera copiosa e ricca di ritratti d'uomini
illustri , ogni figura vi è posta e atteg»
giala con ingegnosa semplicità; e quella
vecchietta non vi può essere né più viva,
uè più vera. L'opera è ridotta fuori d'ar*
monia. 2. La Vergine col Bambino e s.
Giovannino e 3 Santi: opera graziosa di
Bonifacio. 3. Maria Vergine con Gesù ed
un Santo: viene attribuita alPinturicchio.
4. I Giuocalori agli Scacchi, del Cara-
vaggio, di buon colorito e di espressio»
ne. 5. Piitratto d'un gentiluomo, vestito
0 nero: del Giorgione, di stile nobile e
di buona espressione. 6. Maria Vergine
e Santi, di Bonifacio: vi è molto imitato
Tiziano. 7. S. Girolamo innanzi al Cro-
cefisso: grazioso quadretto e di fresco co-
lorilo, del Basaiti. 8. Angeli che volano
per le nubi, del i^ordenone: ben mossi e
ben aggruppati, g. Ritratto d'un genti-
luomo forestiere: è scuola di Wandich.
IO. Il Battista nel deserto; figura intera,
di Tiziano: opera che mette meraviglia.
1 r. Matrin)onio pagano: imitazione da
Rembranl, di tocco vivissimo. 12. Sagra
Faujiglia e s. Caterina: opera ben compo-
sta, di Ciro Ferri. i3. Matrimonio ebrai-
co: altra imitazione da Rembrant, di pa-
ri merito. 1 4- Sagra Famiglia con s. Gio-
vannino: di J. Bassano, tocco di maestra
mano, i 5. Crocefissione del Signore : di
Luca d'01anila,di molta arte e di molta
espressione. 16. Maria Vergine col Bam-
bino, il Battista e Santi: di Gio. Bellino,
opera che assai sollerse. 17. Le Sponsali-
zie di s. Caterina, un'altra Santa e un Ri-
tratto: ili Luca d'Olanda, opera compita
e morbida. 18. Sagrificio di Diana : del
Mola, buona composizione, con molla imi-
tazione della maniera del suo maestro
l'Albani. 19. Testa d'uomo con berretto:
di stile fiammingo. 20. Corsa popolare
sul gelo: di Gio. Vilden; il soggetto vie
bene espresso. 2 1. Bevitore alla taverna:
della più cara maniera del vecchio Te-
niers. 22. Cuciua con famiglia a tavola:
V E N
di l'.'iolo Albani; imitazione del modo
fiaromingo.2 3. Donna addoimentata leg-
gendo: liei giovane Teniers,amoiosa e con
velili! d'espressione. i^. Testa di giova-
ne: sembia uno studio da Antonio Wao-
dich. iS. Mercato campe.>tre: attribuito
a Joas de Lieie. 26. Studio di testa dor-
miente: di Antonio Wandich. 27. Testa
di veccbio bai baio, con berretto: d'igno-
lo fianiniingo. 28. Cristo fra'doKoii: at-
tribuito aGio. d'Udine, di tutta fiesihez-
za, con teste piene d'espressione. 29. Cri-
sto in casa di Marta e Maddalena : attri-
buito a Lorenzo Canozio. 3o. Volatili:
dell'Hondeinler, di molta facilità e veri-
tà. 3i. Gallo vincitore del suo rivale:
d' ignoto oltramonlniio; c'è verità d'e-
spressione e franco tocco. 3 2. Riposo di
Pastori : bella tavola conservatissinia di
Nicola Berclieni. 33. Volatili ed Erbaggi:
buon'opera di David Conicb, di forte e
naturale colorilo. 34- Il Prodigo in pae
saggio: del Franceschi , sopiannominato
il (iaiumingo. 35. Paesaggio: di Giudorco
Mompart, alquanto annerito nel foglia-
me, cb'è bellissimo. 36. Donna svenula,
che viene aiutata : uttiibuita a Girsirdo
Teiburg; ha niolia espressione e le vesti
assai bene imitate dal vero. Sy. Passag-
gio e riposo di truppe : di Gio. Vower-
mann; di molla forza e di cavalli ben at-
teggiati. 38. Vista di mare sparso di le-
gni: d'ignoto oltrauionlcino. 3q. Campo
di baltaglia, che pare trailo dal vero; o-
pera finitissima di Puvenal. 40. Fiume
gelato, sparso di gente : d'ignoto fiam-
mingo. 4i- Discesa dalla Croce: dello
Schidone, vigoroso di colorito. ^1. Pae-
saggio con piccole figure: d'ignoto fiam-
mingo. 43. Campo di battaglia, pigliato
in esame da un geneiale: del l'uvenai.
44. Ritratto d'un dottore: del Tinelli, di
molla forza e di buona attitudine. ^5.
Ador.izione de' Magi, di Boniliicio: qua-
dretto ammirabile per foiza e vivacità
di colore. 46- Testa di vecchia, credula
la madre di Tiziano: pochi colpi di pen-
•Bcllo divini di quel gran maestro. 47-
VEN 127
En.bleìni della brevità della vita : di
Wanderbrach, di molta finitezza e gran
lilievo. 48. L'Addolorala: d'Antonello tla
Messina. 4c)- La Veigiiiee Santi: opera
studiata, di carattere brillante, creduta
della i." maniera di Giovnnnì Caiìaiii,
sullo stile del vecchio Palma. 5o. Ritrat-
to d'un lelteiato: del Morone (si cono-
scono 4 celebri pittori di questo cogno-
me: Domenico veronese valente nel colo-
rilo e nel disegno; Francesco suo (iglio,
superò d'assai il padre. Gio. Battista ber-
gamasco, lodalo per invenzione e armo-
nia, eccellente ne'ritralli, che hanno vi-
ta e p.'irola; che se fosse slato egualmen-
te diligente nelle mani e nelle vesti, a-
vrebbe potuto competere contro Tiziano .
Di sua fiimiglia fu Pietro, uno de'|)iìi e-
satti e grandiosi disegnatori fiorito sui
principio del secolo XVII, né cede a ve-
runo nel forte impasto e nella lucentez-
za del colorito). 5 1 . La Vergine col Bam-
bino, e i ss. Francesco e Girolamo: del
Catena. 52. Cristo che piange la rovina
futura di Gerosolima: dello Schiavone,
di piesto, ma dotto pennello. 53. Vene-
rocoruniila di rose dagli Atnori: del Mon-
temezziino , colorilo di buon gusto. 54-
Cristo catturato: d'ignoto oltraniontauo,
chiaroscuro di gtan forza, colorilo mollo
vivace. 55. Maria in Trono fra' Dottori
della Chiesa : opera finitissima di Gio.
Aleniania e di Antonio Vivarini. 56. S.
Cecilia, del Zelotti: figura intera, di ca-
rattere brillante e felicemente dipinta.
Stanza delle Pi'Uure moderne, i . Ritrat-
to del canonico Luigi Crespi , dipinto da
lui slesso. 2. Comunione degli Apostoli:
di Domenico Tiepoletto. 3. La Pittura
con altre figure simboliche: del Novelli.
4, 5. Rinaldo ed Armida: studio sopra
una testa di Michelangelo , dell' Hayez.
6, 7. Ritratti d'un giovine nobile e di una
matrona: a pastelli , di Rosalba Carriera.
8. Studio sojira una testa di Tiziano :
del Demin. g. Studio sopra una testa
di Bonifacio: di Ferdinando della Vai-
le. 10. Veduta di nobile edilizio: cou-
128 VEN
cepimentodel BaUajoli.i i. Morie tli Ra-
chele: del Cignaroli, osservabile per la
positura di Rachele e per la fluidità del
colorito. 12. Vestibolo di ricco edificio:
concepimento di Giuseppe Moretti. 1 3.
Paesaggiocon fontana: di Giuseppe Zais.
i4- Castello con fiori: d'ignoto oltiainon-
tauo, di bellissimo accordo e della mag-
gior bellezza. i5. Paesaggio con Rlaria
Veigine, che dà un fruito a Gesù: del
Zucclierelii, e della sua epoca migliore.
l6. Vaso di fiori : d'ignoto oltramonta-
no. 17. Invenzione di prospettive d'un
nobile edifizio: di Pietro Gaspari.18. A-
jace: mezza figura del Demin.19. Vedu-
ta di prospettiva di grande cortde , con
architettura : d'Antonio Visenlini. 20.
Paesaggio colla Maddalena in orazione:
d'Antonio Dizioni. 2r. Paesaggio col Bat-
tista: lavoro senile del Zuccherelli. 22.
Diogene: mezza figura, dellHayez. 2 3.
Studio dal Domenicliino: del Baldacci.
24. La Prudenza e il Consiglio: di Do-
menico Maggiotto. 23. Prospettiva d'un
edifizio d'architettura: del Joli. 26. La
Pittura che si consiglia colla INatura: for-
se l'opera migliore di Francesco Mag-
gioito. 27. Piospelliva del vestibolo di
grande edifizio: opera capricciosa, assai
pillorica, d'Antonio Canal, cundolta col
più alto valore. 28. Filosofo solitario che
studia: di Pietro Longbi; imitazione dal
Rembrant. 29. Studio del Deniin, sopra
una lesta del Tintoretto. 3o. Nel sofiìtto
allegoria e le Virtù Cardinali, del Tinto-
rello : ogni fi'gura vi è di bellissimo ca-
rattere e ben composta. Qui vi ha pure
i modelli che Canova ollerse pel monu-
menlo di Tiziano; e fra gli altri busti vi
è quello deirimperaloreFraiicescoljd' An-
gelo Pizzi, che fu professore di quesl' ac-
cademia. Stanza delle Sessioni. La i."
delle due stanze, colie pareli ornale di
marmi orientali, messi a buona simme-
tria, ha un fregio di vivacissima opera di
Tiziano, di diverso carattere e di diver-
so siile. Inoltre vi si vedono scultute in
marmo, bassirilievi iu bronzo, osservabi-
VEN
fissimi per la bellezza e purezza %\ dello
stile, sì della composizione. L'altra stan-
za è ornata di numerosissima serie di di-
segni, sì antichi, sì moderni. Le sale del-
la statuaria offrono i modelli che il patri-
zio Daniele Farsetti fece con regia muni-
ficenza trarre da'migliori monumenti an-
tichi e de' bei tempi, che ne hanno Ro-
ma,Firenze e Napoli. A'qunli appresso ne
vennero altri uniti, tolti dall'antiche cose
del Partenone, di Egina, e da quelle de'
Ghiberti, Buonarroti , Lombardi e del
Canova. Di 3 altre opere colossali , mo-
dellate dal medesimo Canova , donate a
quest' accademia dal munifico fratello
uterino di lui, mg."^ Sartori-Canova ve-
scovo di Mindo, di recente defunto, si
adornano eziandio le due nuove sale ,
destinate altresì ad accogliere altri di-
pinti : sono quelle 3 grandi opere che
ricordai; Teseo, Ercole che scaglia Lica,
il Cavallo. ^>i legge poi neh' encomiata
ISuovissinia Guida del Zanollo a p. 49^»
e seg. Al fabbricato, nel 182 i furono ag-
giunte due sale, delle Nuove, alla Pina-
co teca ; poscia bel 1 847 le Nuovissime.
La fronte esterna della vecchia scuola
della Carità, venne ridotta ad uso del-
l' accadem ia delle belle arti, come ora
si vede. L' abside esterna della vecchia
chiesa, di stile archiacuto, rimase intat-
ta dalla ri<Iuzione che di quel fabbrica-
to si fece nel i446- Sopra la porla d'in-
gresso è 1' alto rilievo del 1 345 espri-
mente la Vergine col Bambino, alcuni
Angeli e di voli al piede in abito de'fra-
telli della Carità. A' fianchi della porta
vi sono le figure de'ss. Leonardo e Cri-
stoforo, bassirilievi del 1377. Segue il
vestibolo che melte nelle logge terrene,
nelle quali riescono gl'ingressi delle va-
rie scuole, e sulle pareli s' incontrano i
busti marmorei de' defunti professori
dell'accademia. Angelo Pizzi di scultura,
Teodoro Matteini di pittura, cav. Anton
nio Diedo d'estetica e segretario, e pres«i
so la sala di Antonio Selva d'architet^
tura. Delle belle descrizioni che seguoi
VEN
tio, sollanto riferirò le seguenti iiulicazlo-
ni. Girando la loggia terrena a destra,
vi è una medaglia ed iscrizione ad ono-
re dell'altro prof, di prospettiva Tran-
quillo Orsi. Indi si vedono alcuni afFre-
schi. Salita la scala a chiocciola, verso la
nielà trovasi il corridoio d'ingresso alla
Piiiacolc.cn e alla Sala de Gessi, con
pareti adorne di disegni originali dell'ar-
chitetto Jacopo Quarenghi, e il medaglio-
ne del fu preside Leopoldo Cicognara. Per
la I ." poi la a destra entrasi nelle due Sn!e
ile Gessi, nelle quali e nell'abside del-
l'antica chiesa si schierano inbell' ordi-
ne i gessi delle migliori statue e scultu-
re antiche e moderne. Girale le sale si
esce per la porta della 2." di esse che
mette all'alrio introducenle alla Pinaco-
teca, nel quale atrio sono 6 sculture di
busti e statue. Qui cominciano i dipinti,
colle pregiewoli notizie di loro provenien-
za, anche dell'antica Accadecnia di Pit-
tura, e per doni falli da* particolari be-
nemeriti, fra'quali molti sono del nobile
Girolamo Ascanio Molin. Sala degli an-
tichi dipinti: vi sono 22 quadri. Di pro-
spetto alla scala è la Sala dell' Assunin
e delle pubbliche funzioni, con 4" <T"»-
dri compreso quello dell'Assunta diTizia-
no, dal quale capolavoro prende il nome,
essendo il soflìtlo ricco d'eleganti intagli
posti a oro, e di pitture. Nella Sala a de-
stra di chi guarda l' Assunta, per allora
destinata al ristauro de'dipinti dell'acca-
demia e delle cinese, erano intanto stati
I disposti q quadri dell'accademia mede-
sima, oltre quelli di proprietà altrui : nel
pezzo centrale del solhtto sonovi pitture.
Sala delle riduzioni accademiche ; ha i g
: tavolette di Tiziano,oltre due dell'ora de-
I funto Giuseppe Lorenzi. Nella parete dì
' fronte allejineslre, è un vaso di porfido
colla destra di Canova posto in mezzo ad
f un piccolo monumento di marmo, eret-
to dal corpo accademico, coli' epigrafe:
Dextera MagniCanovae.SoWodiWa. men-
sa che regge il vaso, è uno de'suoi scar-
pelli coir iscrizione: (^uod mutui amo-
voi. xci.
VEN 129
rìs monumentnm - Idem glorine incita'
menluni siet. Lateralmente e sulle due
porle, vi sono 2 busti di marmo e 2 me-
daglioni di bronzo con ritratti d'illustri.
Qui è una collezione di sculture in bron-
zo, ed altra di i6g disegui originali de'
più celebri maestri di pittura, inclusiva-
mente a Leonardo da Vinci ed a Ralfael-
lo d'Urbino. Quest'ultima raccolta sin-
golare appdrlenne al celebre pittore e let-
terato Giuseppe Bossi , ed acquistata da
Francesco I ne fece dono all'accademia,
ludi s' incontra la cospicua Pinacoteca
Contarini , generosamente donata dal
conte Girolamo Contarini nell' anno
1843. Nella sala maggiore sono iio
dipinti, oltre i ricchi seggioloni, trespo-
li e statue di bosso e d'ebano, opere in-
signi d'Andrea Bruslolon, ed oltre i va-
si pregiatissimi del Giappone, il tutto pu-
re donalo dal Contarini. Il Gabinetto
Contarini contiene altri Q>& dipinti. La
Sala minore Contarini offre sculture in
bosso e in ebano, eziandio del Bruslolon,
enumerale in 8 articoli. La Galleria Pal-
ladiana comprende 94 dipinti , oltre 6
busti in marmo. Lai." Sala nuova, (\!\.\'
la facciata di fronte all'altra sala, fa me.-
ravigliosa mostra di 65 dipinti: ha il sof-
fitto con pitture e decorazioni ornamen-
tali. La 2.' Sala nnoi'a, contiene 38 di-
pinti. Seguono le Sale Palladiane. Cel-
iai.' Sala sonovi 26 dipinti. Noi mezzo
ed accosto alla parete principale è il bu-
sto colossale, scolpito dal prof. Luigi Fer-
rari, del regnante imperatore Francesco
Giuseppe I. Nella 2." Sala Palladiana
si trova la Pinacoteca Renier, che con-
tiene i dipinti legati neli85o da M." Fe-
licita Bertrand Helraann, vedova del con-
te Bernardino Renier (il segretario del-
l' accademia marchese Pietro Selvatico
celebrò la donazione nella Gazzetta di
f'enezia de'ig ottobre i85o, con quan-
to riprodusse il Giornale di Roma a p.
1000. Ivi leggo, che la quadreria esiste-
va nel palazzo di Padova, parimenti dal-
la contessa ereditato dal cullissimo do-
9
1 3o V E N
minato consorte, ma che prima di pos-
sederli) l'accademia di Venezia, la contes-
sa avta disposto che la godesse in vila il
2.°iBarilodi lei, maggiore Giovanni Mell-
manu, uomo degno di quelle gemme, per-
chè di mente a forti ed elevali sludi nu-
trita. Ma egli con rara nobiltà d'animo,
rinunciava a sì alto benedcin, perchè più
presto la [)alria del Renier tributasse nuo-
\o e più riconoscente pensiero alla me-
moria dell'ottimo concittadino, e di quel-
la ehe fu tanto conforto a'tardi anni del-
l'egregio patrizio. Il eh. marchese, nel di-
chiarare la riconoscenza dell'accademia,
uotifìcò che dessa destinava apposita sa-
la sulle cui pareli si rammentasse l'elet-
to dono della liberale leslatrice; chiaman-
do « benemeriti della patria coloio, che
i tesori dell'arte italiana vogliono tolti al
pericolo di crescere invidiabile ricchezza
a terre straniere, concedendoli a que-
gl' istituii nostri, de'quali è primo ufficio
istruire la gioventù nelle discipline del
bello, contemperando il precetto coll'e-
sempio de'iuonumenti operati dagli avi
immortali"): in della sala ve ne sono 29.
Nella 3." Sala Palladiana se ne conta-
no I 7. Nella 4>" Sala 22, e nella 5." Sala
i5. Altri parecchi dipinti si conservano
iie'depositorii accademici in attesa d'esse-
redisposti ncWeSale Nuovissime,che sono
in ristauro. Leggo nel cav. Mulinelli, /^/J-
ualidellcProii/icie P e ne te, che dopo isti-
tuita r accademia di belle arti, fu nomi-
nato suoi.° presidente Alvise Pisani, uo-
mo non per altro che per l'altezza della
sua schiatta destinato alla carica. Mo-
rendo poco dopo, fu scelto a surrogarlo
il ferrarese conte Leopoldo Cicognara,
fornito di molla dottrina e di molta pra-
tica nelle belle arti, di natura magnìfico,
pronto a giovar tutti. Neil' agosto 1808
fece la solenne apertura del nascente ve-
neto istituto, e la i ."distribuzione de'pre-
mi, pronunziando un discorso degno di
lui s\i\[' Orìgine dell'Accademie. Profe-
rito quel discorso in una Venezia tanto
ricca di chiari mouumeuli,chepcr la mi-
V E N
rabile costruzione loro hairno sfì(!;)to
r urto de' secoli ; proferito in un edifl-
zio con semplice maestà eretto da Palla-
dio; proferito in un luogo, ove dal ma-
gico pennello di Tiziano colorilo si vede
il più bel che ci resti di lui (l'inconapa-
rabìle Assunta); molto valse ad eccitare
negli animi della gioventù, che l'ascol-
tava e che in queli.° anno avea pur da>
to alcun saggio di felici disposizioni , e*
mulazione a più rapidi e difìicili avau»
zamenli, a più laboriosi esercizii. Ripor*
ta quindi il Mulinelli gli elenchi degli
alunni premiati dall'accademia in Vene-
zia dal 1808 ali 840 inclusive. Erano in
quest'ultimo le scuole: architettura, pro-
spettiva, disegno in figura e sue |)arti, in-
cisione, elementi, paesaggio, ornamenti,
anatomia. Compiuta fu la riduzione del*
la fabbrica ad uso dell'accademia dal
Selva. Dipoi seguì l'ampliazione della Pi*
nacoteca dell'accademia coli' aggitmgere
al braccio dell'edifizio di Palladio, le due
discorse vastissime sale destinale a conte-
nere le descritte e insigni opere di pennel-
lo de'primi maestri della veneta scuola,
e il collocamenlo in altre due sale de'
gessi de'[)iù scelli modelli traiti da'raar-
mi del museo Britannico di Londra, ge-
neroso ilouo all' accademia del re d' In-
ghilterra; i quali modelli, diversamente
da quelli che d' ordinario si vedono ia
ogni altra accademia , dal più colossale
al più piccolo, ad ogni punto di veduta,
ad ogni effetto di luce sulle basi loro si
aggirano senza uopo d' aiuto robusto, o
manubrio alcuno, ma colla pressione ap-
pena d' un dito. Trovo nel n. io3 del
Giornale di Roma del i853, in data di
Venezia 2 maggio, che l'eccelsa luogote-
nenza, sempre sollecita a promuovere il
lustro e r incremento dell' arie, fin dal
i85i concesse facoltà all'i, r. accademia
di belle arti d'aprire un concorso ad un
annuo premio di lire 3oo, a favore di que-
gli allievi di essa accademia, i quali sapes-
sero condurre lodevolmente a buon fi e-
SCO (grandiosa pittura, che Miclieiangelc
V E N
chiamava con fervida iperbole , la sola
degna degli uomini) soggetti già presta-
biliti, eniro a iunelle disposte in rispon-
denza agli archi del portico terreno pal-
ladiano, nel cortile dello stabilimento. Il
consiglio accadeoiico quindi con mollo
senno statuì, y essendo gli spazii i quali
potevano essere destinati a tali lunette,
<!ovessero gli allievi risultati da'concorsi
più idonei all'uopo, rappresentare suc-
cessivamente d* anno in anno , entro a
quelle, i principali fatti che servissero a
nianifestare lo splendore dell'antica arte
veneta. L'argomento scelto pel i.° si vol-
le allusivo ai fiorire di quella mirabile
scultura e architettura , di cui è insigne
esempio il palazzo ducale. Il 2." tema fu
la scoperta fatta da Gio. Bellino, nel nuo-
vo metodo di dipingere d'Antonello da
Messina, ossia il mescolare a' colori l'o-
lio di linse(ne, di che ragionai nel voi.
LUI, p. 3o3 , e mi pare anche altrove.
Ambo gli argomenti furono benissimo e-
seguiti. Si dice inoltre essersi allogato il
busto di Gio. Bellino, ch'ebbe la doppia
gloria di portare ad altissimo segno la
Tenete scuola e di educare il colosso del-
la medesima, Tiziano; busto da porsi ìa
cospicuo sito dell' accademia, quasi pie-
tra angolare d'un Pantheon di grandi ar-
tisti veneti, il quale in nessun luogo ma-
glio che ne! sagrario dell'arti venete do-
vea schiudersi. L'accademia pubblica i
suoi atti annualmente conquesto titolo:
Alti dell'I. R. Accademia di Belle Ar-
ti in Venezia per l'anno iS56, Venezia
l856 tipografìa Antonelli. Lo rilevo dalla
Cronaca di Milano del 1857, disp. i.\
che ne dà la contezza, encomiando lo zelo
e r uilelligenza dell' accademia pure ne*
suoi atti. La medesima nella disp. iG.'*
di detto anno ragionando della distribuì
alone de' premi dell' accademia, esegui-
ta a'c) agosto colla consueta pompa e l'in-
tervento delle supreme autorità locali, e
colla lettura di due discorsi analoghi, uno
del segretario marchese Pietro Estense
Selvatico, l' altro del professore di paleo»
VEN i3i
grafia Cesare Foucard. Il 1.° fece sog-
getto delle sue parole: La necessità di ren-
dere il disegno elemento fondamentale di
educazione. Il 2." lumeggiò le vicende
della veneta miniatura. D' ambedue i
dotti discorsi la Cronaca riporta un
chimo sunto, e da questo ne trarrò al-
quante parole che dirò nel § XVI, n. g
in fine. Dal giorno in cui segue la pre-
miazione, ha luogo l'esposizione annua-
le pegli oggetti di belle arti e dura per
tutto il mese. In pari tempo si pubblica
l'Elenco degli alunni premiati pe' la-
vori eseguiti durante l'anno scolastico
1 856-57 // dì 9 agosto i85'j nell'I. R.
Accademia di Belle Arti in Venezia,
tipografia editrice Antonelli 1857. Tro-
vo più opportuno di riferire nel n. 2
del § XV, ragionando della pubblica i-
struzione in Venezia, l'imperiale rescritto
de'23 luglio del correnteannoi858, sul-
la conversione delle accademie di Vene-
zia e di Milano in sezioni degl'Istituti di
scienze, lettere ed arti, ivi eretti. Nel pub-
blicare il sovrano benefico rescritto la
Gazzetta di 3Jilano,v\[ìQvlalo dal n. 1 72
del Giornale di Roma del i858, frale
altre cose disse. " Di grande importan-
za alla futura floridezza delle arti in Ita-
lia è la trasformazione delle accademie
de'due istituti. A questi, pertanto, è com-
messo l'onorevole compilo d'operare sic-
come un areopago delle arti, lasciando
però, come in antico, quando la gloria
delle arti italiane fu meraviglia del mon-
do, l' istruzione lìbera tra il maestro e
i discepoli a coloro che sono in voce d'in-
signi artisti, a cui i discepoli, ciascuno a
seconda dell' inclinazione e del talento,
possono rivolgersi chiedendo 1' onore e
la distinzione di esserne alunni, e riceve-
re da quelle perfette sommità artistiche
un insegnamento che sia d'un sol getto,
che emani dell'entusiasmo e che quindi
il ridesti. Per simile via, sperimentata
dalla storia, e che le maggiori celebrità
artistiche d'Italia ed Europa riconosco-
no sola diritta, non luancherà l'italia^col-
i32 YEN
r innnlo suo genio artistico, di rioccnpa-
le quel posto clieanticnmeiite le invidia-
rono le altre nazioni. Nnluialmen'Ie ne
seguirà, che i maestri, per amore della
propi'ia fama, accetteranno soltanto sco-
lari di maggiore capacità, persuadendo
al contrario il giovane, insufficiente al-
l'arte, di abbandonare questa via, e vol-
gersi ancora in tempo ad altra occupa-
zione che gli procacci il pane negatogli
della fallita carriera dell' arie. Le noie-
voli somme di denaro, che lo Stato da
lungo tempo assegna alle scuole di belle
arti, ridonderanno via via e con maggior
■vantaggio a prò del vero eserciziodell'ar-
te, infonderanno quindi vita e vigore al
nuovo indirizzo artistico, e aggiungeran-
no novelli nomi patrii a quelli che già nel-
la storia del bello rifulgono onore d' 1-
lalia".
12. Templari di s. Gio. Battista :
1 3. Templari di s. Maria in Broglio
o VA scenai Olle. Ne trattai più sopra nel §
IX, n. 3, dicendo che i cavalieri Ceroso-
lìcuilani, tuttora esistenti, ebbero la i.'
di dette chiese e case.
i4- Cislerciensi e Canonichesse La-
ter anensi di s, Daniele profeta. Nel se-
stiere di Castello sin da'primordii della na-
scente città di Venezia, prima anche del
Irasferimenlo del trono ducale da Mala-
in occo, cioè circa 4a'H)iavanlieneir8o9,
la famiglia Cragadina fondò la chiesa in
onore del s. Profeta, Divenuta soggetta
al vescovato di Castello, il vescovo Pola-
ni nel 1 1 38 la donò colle rendite a Man-
fredo abbate cistcrciense di Fruttuaria,
perchè contiguo ad essa vi fabbiicasse un
cenobio pe* suoi monaci, a' quali avea
nello stesso tempo il patriarca di Grado
Dandolo donato il monastero di s. Gior-
gio del Lido Pineto, soggetto al suo pa-
triarcato, costituendovi abbate Daniele
Molin. L'assegno di due Molin per primi
abbati de'due monasteri, die' motivo di
eqiiìvocia vari scrittori. Leone Molin, che
fu quello di s. Daniele, si obbligò alla
cattedrale col censo annuo di dueampoi*
V M N
le di vino e allte onorificenze, e fabbii. ò
nello stesso I i 38 conveniente monastero.
Come dipendente da quello di Frullua-
ria, Alessandro ili neh i65 lo ricevè sci-
lo la protezione di s. Pietro, e nel i 177
ne confermò i privilegi e le possessioni;
fra le quali la chiesa di s. Martino di Tti-
poli e il monastero del Salvatole di Co-
stantinopoli, offerta lai." da Arcuino ve-
scovodi CitlàNova neiristria.donatoil 2.°
dalla famiglia Zorzani o Zorzi. Nel visilnr
questo l'abbatePioaldo, dalla vicina chiesa
di Theotocos, nel 1214 furtivamenle vi
tolse il corpo incorrotto di s.Giovanni d'A-
lessandria,martire in Cesarea di Bitiniii. e
lo portò in s. Daniele, nella quale si collo-
carono pure le sue reliquie e quelle d' al-
tri santi. A'7 febbraio I 2 19 poi consagrò
solennemente questa chiesa il cardinal U-
goliiio legato in Venezia, e poi Gregorio
IX. Dopo aver fiorito, il monastero de-
cadde a segno che nel 1387 l'abitava il
solo priore Giorgio, uomo di perverso co-
stume e scismatico per riconoscere l'anti-
papa Clemente VM. Lo rimosse neli3Bc)
Urbano VI Papa, sostituendogli Antonio
Gallina monaco di s. Giorgio Maggiore,
ed i successori furono eletti da'Papi. Vi-
cino a rovinare il monastero per incuria,
il priore Michele di Sebenico vedendosi
incapace di restaurarlo e di ristabilirvi
l'osservanza, lo cede colle rendile a Chia-
ra OgnibeneSustan, che con altre virtuo-
se donne vivea in pio ritiro. Col consen-
so de'Dragadiu, neli437 EugeniolV ap-
provò la cessione, e per esse v' istituì un
monastero di monache sotto la regola di
s. Agostino, coir abito delle monache di
s. Andrea di Zirada. Dipoi ad istanza del-
le monache, Alessandro VI le unì alla
congregazione de'canonici Lateraneusi,e
Giulio II permise che all'abito grigio so-
stituissero il bianco col rocchetto proprio
delle canonichessc,e partecipò loro le gra-
zie delle Laleranensi. Neli6o4 Clemente
Vili sottrasse il monastero dalla sogge-
zione della congregazione, e l'affidò alia
direzione del patriarca di Venezia; ed A-
à
VEN
lessnndro VII nel 1659 dichiaro la pilo-
la biiclessa. Visse saulameiile nel mona-
j Itero SUOI- M.' Arcangela Salvadoii, mi-
' rabile pe'suoi palituenli e penitenze. La
chiesa in vari tempi ebbe restauri e ab-
bellimenti. Nella generale soppressione
In compreso questo monastero. Per-
ciò le canonichesse Lateranensi tli s. Da-
niele, pel decreto vicereale de' 28 In-
j glioi8o6 furono concentrate con le mo-
nache di s. Maria della Celeslia, e per il
decreto de'28 novembre di dello anno fu
consegnato questo monastero alla truppa
di marina, riducendosi poi una- parte a ì. r.
casa di educazione militare, e l'altra ina-
hitazKme privata. La chiesa chiusa nella
4le|)ìorabileepoca, sfigurala nelle 3 sue na-
*i, cheaveanoi2 belle colonne di rosso di
Verona, venne interamente demolita nel
l83c). In questa occasione l'ingegnere
Casoni fece la scoperta col mezzo della li-
vellazione, che l'aulico suolo di colto tro-
vasi solamente 3o centimetri sopra l'oris-
zontale di comune atta marea; dalla qua-
le osservazione dovette concludere che il
suolo di questa chiesa o di altra preesi-
stente era molto più basso, cioè al disot-
to ancora dello scoperto, che non è l'an-
tichissimo; e quindi, come rilevai altrove,
che l'ordinaria alla marea andò nei cor-
so de'secoli progressivamente innalzan-
dosi, non essendo presumibile che siasi
fabbricata una chiesa in sito si basso da
vederla spesso allagala.
i5. Canonici regolari di s. Salvato-
re.^e ragionai nel § Vili delle parroc-
chie, n. ad, dicendo soppressi i canonici
nel i8iO, e sussistere la chiesa parroc-
chiale.
16. Crociferi di s. Maria Assunta.'E-
Slinli nel i656, la loro chiesa fu rifabbri-
cala da'gesuiti esistenti, ragionando di essi
e del tempio nel § Vili, n. 72 delle par-
rocchie, per essere siala cura precaria-
inenle, ed eziandio nel n. i o del § XVIII.
17. Canonici regolali e poi Oliveta-
ni di s. Elena in isola, detta s. Lena. F.
§XVllLu. 16.
VEN i33
18. Certosa dis. Andrea in isola. F
§XVIII,n. i5.
19. Domenicani de' ss, Gio.e Paolo,
volgarmente^. Zanipolo. Che tra l'altre
cillà d' ftalia abbia colle apostoliche sue
|)redicazioni illustrata anco Venezia, il
glorioso fondatore da' Predicatori s. Do-
menico , lo scrivono concordemente gli
storici del suo celebre e benetnerilo istitu-
to, ha'ijuali il Malvenda co'documenli di
questo rinomatissimo convento, lasciò
scritto. Nel 1217 s. Domenico si portò a
Venezia, ed ivi ottenne per alcuni suoi
pochi frati un piccolo oratorio dello allo-
ra s. Daniele, il (piale dopo la canonizz.i-
zione del b. patriarca fu chiamalo s. Do-
menico, e dopo il 1567 si disse del Ro-
sario. Presso l'angusto oratorio il san-
to fiibbricovvi un piccolo convento, di
cui si vedevano i vestigi nel recinto del
nuovo. Nel 1226 tale convento si am-
pliò per miracolo, dopo la visione avii-
la dal doge Tiepolo. La tradizione nar-
ra, che l'oratorio della vicina piazza di s.
Daniele,egli vide pieno d'odorosi flori.cou
bianche colombe portando croci d'oro
sulla fronte e volanti fra essi, mentre due
Angeli con turiboli d'oro profumavano
il sito. Allora una voce disse: Questo è
il luogo, che scelsi a' miei Predicatoli.
Narrala dal doge la visione al senato,
questo concesse 4° passi di nuovo sito
a'religiosi per l'ingrandimento del cou-
vento; ed allora cominciò a fabbricar-
si la magnifica chiesa dedicata a Dio ,
sotto il titolo di Maria Vergine, e de'ss.
Giovanni e Paolo martiri fratelli, di che
fu poi fatto istromento nel 1234. Forse
diedero causa alla leggenda narrata i due
Angeli che con profumieri in mano si ve-
duuo scolpiti sul sepolcro di detto doge,
ed un antico marmo della facciata espri-
n)e il profeta Daniele fra' leoni. Quan-
tunque indubitabile la venuta in Vene-
zia di s. Domenico, per trattarvi alTjri
col cardinal Ugolino legato, ne tacciono
le cronache venete; e la concessione del
tvrrvno allocato fi'dc*/ Ut/, esclude la pi e-
j34 ven
esistenza dell* oratorio e t'el monastero.
Bensì risulta da' dociuuenli, die molto
prima del Tiepolo, eletto doge nel 1229,
i dojnenicani già aveano fissata sede in
Venezia, ove giunti dopo la morte di s.
Domenico, colla predicazione e gl'inse-
gnamenli mostrarono di quale spirito il
fondatore gli avea lasciati eredi, special-
mente pel grido di loro eloquenza sagra.
La loro 1 /abitazione fu presso la cliiesa di
«.Martino, la quale nel 1226 avea il prio-
re domenicano. Indi si meritarono nel
1234 la concessione del memorato ter-
reno nel sestiere di Castello, ne' confini
della parrocchia di s. Maria Formosa,
dalla città e dal doge il cui marmoreo
sepolcro fu posto nella facciata, in cui
pur giace il doge Lorenzo suo figlio. Ciò
ottenne il priore fr. Alberico, che am-
mise nel noviziato il b. Giacomo Salomo-
Ilio nobile veneto e lume splendido di
santità, a cui poi in Forlì la repubblica ve-
neta ffce erigere nobile sepolcro di scelti
marmi al suo altare. De'soggetti insigni
per santità di vita e dottrina, fioriti in
questo convento, il Corner ne riporta il
novero, e solo nominerò fr. Paolo Veneto
compagno e imi latore di s. Domenico ce-
lebre per santità; fr. Gio, Andrea Car-
ga vescovo Sirense, martirizzato da' tur-
chi; un bel numero d'arcivescovi e ve-
scovi, un maestro del s. Palazzo, un se-
gretario dell'Indice, ec. Il priore fr. Albe-
rico dispose la fabbrica d'un ampio con-
vento e d'una magnifica chiesa, per l'e-
rezione della quale Innocenzo IV con-
cesse nel 1246 indulgenze a'sovventori.
Questi furono tanti, che il vasto conven-
to si trovò capace di ricever il capitolo
generale, ivi convocato nel 1 2g3 dal mae-
stro generale fr. Nicolò Boccasini, già re-
ligioso nel medesitiio, poi cardinale, Pa-
pa Benedetto XI e bealo. Altri capitoli
generali vi si adunarono nel i33o e nel
i335. Benché l'abitazioni de' religiosi
fossero da gran tempo perfezionale, pu-
re la vasta fabbrica della splendida chie-
sa, e per la sua imponente mole e pel
VEN
grandioso dispendio andava lentamente
proseguendo. Ad agevolarne il compi
mento, decretò a' 18 dicembre iSgo il
maggior consiglio, l'applicazione di die-
cimila ducali, del pio legalo di Nicolò
Lion, e dell'altro di Marco Delfino, on-
de si polè anche erigere la cappella di
s. Domenico, ora della B, Vergine del
Rosario. Dice lo Sialo personale, i do-
menicani fabbricarono questa chiesa dal
1246 al 1390. Nel 1393 vi fu celebra-
to altio capitolo generale, dal p. mae-
stro generale Raimondo da Capua, il
quale ad istanza del doge Venier e del
senato, ordinò coll'assenso de'capitolari
la riforma di questo convento, di molto
decaduto dalla primiera osservanza. Ne
eseguì il decreto fr. Giovanni Domenici,
poi cardinale e beato, il quale trasferiti
dal convento osservante di s. Domeni-
co, dello stesso sestiere di Castello, i 2 re-
ligiosi, intraprese la rifomae ridusse ben
presto il convento a perfetta esemplar di-
sciplina, consolidata dagli eccellenti prio-
ri che si successero. Ma l'edificazione del-
la chiesa per la sua gran mole e piantata
su terreno paludoso, progredì lenlame*i-
te e andò assai in lungo^ come già notai.
Fmalniente ridotto anche il nobilissimo
lem|)io a perfezione, nel giorno di dome-
nica a'i 2 novembre i43o con gran solen-
nità lo^consagrò fr. Antonio Corraro do-
menicano e vescovo di Ceneda, ludi furo-
no qui convocali i capitoli generali del
1437, del i486, in cui fu eletto maestro
generale dell' ordine fr. Barnaba Sasso-
ne, e del 1 487 per la seguita morte di ta-
le prelato, a cui fu sostituito il veneto
fr. Gioacchino Turriani. L'ullinio capi-
tolo geneiale ebbe qui luogo nel 1592,
Frattanto la chiesa andava progreden-
do negli abbellimenti, de'quali il più rag-
guardevole è l'altare maggiore, eretto
iieli6i9sul modello dell'archilelto Mat-
teo Carmero, di così scelti marmi e di
tanta ordinata magnificenza, che a niun
altro può dirsi secondo. Di nobilissima
forma è pure la cappella sagra al ss.
nome Ji Dio, la quale essendo prima
ilesliiiiita a s. Lodovico vescovo di To-
losa, mutò poi il suo titolo a causa d'u-
na divota congregazione d'uomini, fon-
data già nella Ciippella della Pace e poi
ivi trasferita nel i 087, ad oggetto d'ono-
rare tanto otinipuleiite Nome, e compen-
sare con pie onorificenze gli strapazzi che
riceve dalle sacrileghe lingue de'bestem-
mialori. Di eguale sontuosità si rese pu-
re la cappella di s. Domenico, i cui uii-
racoli vi sono rap[)resentati in bronza. La
più ragguardevole poi è la cappella del
«s. Rosario, ornata di pitturee sculture
de' più famigerati artisti, e arricchita
da preziose suppellettili. Oltre ([ueste,
che formano colla chiesa un corpo solo,
altre 3 cappelle di sodalizi erano aderenti
al tempio, delle quali una era dedicata a 3
gran lumi dell'ordine domenicano: s. Vin-
cenzo FerrerijS. Pietro martire, S.Caterina
da Siena, la cui confraternita si eresse nel
i4^B. L'altra era sotto il titolo delle ss.
Vergini Orsola e Compagne martiri, in
c»n fin dal i3oo s'istituì una compa-
gnia di divoti ad onore di sì glorioso co-
ro Ji Vergini, delle quali dipinse in gran
quadro il martirio il celebre pennello di
Vittore Carpazio e in otto altri la storia
di quella martire illustre, dipinti, i quali,
soppressa quella scuola, passarono ad ab-
bellire le aule della r. accademia. La
3.* eh' era situata nel fine del chiostro
presso la già scuola grande di s. Marco,
era dedicata alla Beata Vergine sotto il
titolo della Pace, ed in essa venera va-
si un' antica sua immagine di greco la-
voro, e si crede esser ({uella avanti a cui
orando s. Giovanni Damasceno ricuperò
miracolosamente la mano, che per la sua
difesa del culto delle ss. Immagini, da-
gl'iconoclasti eragli stala recisa. Portata
da Costantinopoli da Paolo Morosini e
donata a'donienicani, essi la posero nel-
l'altare del capitolo e poi nel 1 5o5 tras-
ièrirono in questa cappella da loro son
tuosamente eretta, a di cui custodia e
onoranza permisero neh 546 ristituzio-
VEN i3i;
ne d'una pia confraternita. Demolila an-
che questa, traspoVtossi quella s. Imma-
gine in una cappella del lempio.Nè minori
de'materiali sono gli spirituali ornameu-
li di questa chiesa mirabile. In essa ve-
neransi : la reliquia della ss. Croce, una
ss. Spina, un piede incorrotto di s. Ca-
terina da Siena, un dito simile di s. Pie-
tro martire, un articolo d'un dito di s.
Vincenzo Ferreri, e senza dire d'altre,
due intere ossa delle braccia de' titolari
ss. Gio. e Paolo, dono fatto nel i66t
dal cardinal Giberto Borromeo titolare
dell'omonima chiesa di Roma, ove ripo-
sano i loro corpi, con beneplacito d'Ales-
sandro VII. Veneravano nel dì della fe-
sta le reliquie de' ss. Titolari il doge e
il senato per divota riconoscenza della
vittoria ottenuta contro i turchi alleCiU"-
zolari a' 26 giugno i656, giorno dive-
nuto festivo a'fóri veneti. Notò il Corner,
che nella chiesa, oltre 19 dogi (e poscia
anche Francesco Loredano e Alvise Mo-
cenigo), vi ebbero sepoltura personaggi
illustri per gloria d'armi e dignità soste-
nute, fra 'quali l'eroe Marc'Antonio Bra-
gadin, che avendo valorosamente soste-
nuta la difesa di Salamina in Cipro con-
tro un immenso esercito di turchi, per-
petui nemici del nome cristiano, final-
mente per mancanza di viveri e di difen-
sori avendola ceduta a onorevoli patti, fu
da JMustafà barbaro e spergiuro conìan-
dante per Selim 11, mutilato nell'orec-
chie e fatto scorticar vivo nel i^yi, so-
stenendo egli italiano, veneziano e catto-
lico, intrepidamente fino all' ultimo re-
spiro, con costanza da martire la crude-
lissima carnificina. La di lui pelleempiu-
ta di paglia e sospesa all'antenna d'una
galeotta, a ferale spettacolo delle riviere
della Ciliciaedella Sorin,dipoifu traspor-
tata in Venezia, e collocata prima nella
chiesa di s. Gregorio, e poscia in questa,
entro nobile vaso di scelto marmo nel mez-
zo di decente mausoleo, eretto in luogo
cospicuo, ivi espresso scolpito in mezzo
busto con l'elogio di sua militare e cri-
i36 VEN
ftliiiua virtù. T domenicani cessarono d'es-
sere possessori ilei raerav iglioso tempio
e del bellissimo convento, alloicliè fnio-
no soppressi nel 1810. La chiesa diven-
tò parrocchiale, e il convento fu aggiun-
to al civico spedale, di cui a suo luogo,
come dell'incorporala scuola di s. Marco,
cioè nel §X1I, n.i3. Dopo aver soggia-
ciuto anche questo tempio alle vicende
delle politiche agitazioni scoppiate verso
il principio del secolo in corso, restituito
al culto divino, vi si aggiunsero a'tanli
che già l'ornavano, molli altri preziosi
monutuenti dell'orli, qui raccolti e rista-
l)iliti a merito segnatamente del parro-
co Emmanuele Lodi, poi vescovo d'Udi
ne, tratti da altre chiese soppresse e co>'i
salvati da certa rovina ; e per l'iticessau-
ti studiose sollecitudini d' uu Cicogna-
ra, quand'era presidente dell'accademia
delle belle arti. Secolarizzata la parroc-
chia con decreto patriarcale de'24 otto-
bre 1810, fu sottoposta alla decania di
s. Pietro; finalmente con altro decrelo
de' 9.9 maggio 1 856, per apostolico indul-
to fu nuovamente creila a parrocchia re-
golare, e restituita la chiesa a' domeni-
cani del convento ripristinato de' ss. Gio.
e Paolo, soggetto immediatamente al p.
m. generale dell'ordine, che ottenne nn
co il diritto di presentare il parroco reli-
gioso, restando la parrocchialità abitua-
le nel convento medesimo. La parroc-
chia appartiene a' sestieri di Castello e
di Cannaregio, conta 44 ' 7 aii'"'e, ed ha
per oratorio non sagramentale la chiesa
di s. Giovanni Laterano, di cui parlerò
nel M. 62 di questo §, L'ampio e sontuo-
so tempio de'bs. Gio. e Paolo, ricchissimo
d'ogni sorta di preziosità, forse potrebbe
chiamarsi il Pafilhconóì Venezia; tanti
sonui cospicui monumenti d'uomini illu-
stri in esso magnificamente onorati. Può
anzi dirsi il Pantheon dell' arti venezia-
ne, inoltre sagro alla gloria della Fieli-
gione, ed a quella della storia veneta;
massimamente dopo trasferitivi i gran
tuoDumenti di scultura e di pennello,
I
V EN
ch'erano in procinto di perire nelle di
verse deplorabili demolizioni di altre
cbiese della città. Non mi vesto delle
penne altrui. Tale è il giudizio d' un
conte Cicogna ra nella Storia della Scid-
;«rrt. Primeggia fra tulli i dipinti quello
meraviglioso del Tiziano, il Martirio di
s, l^ietro martire veronese, il quale nel-
la scuola veneta tiene il posto che ha
nella romana la Trasfigurazione di R:«f-
faello da Urbino, Venne dipinto innan-i
zi di 537, e il domenicano s. Pio V gliela
fece ripetere con variazione d' alcune
parli nel 1 56 6 quando Tiziano contava
89 anni. Questo rarissimo quadro in ta-
vola recatoa Parigi nell'infausto per seni»
pre 1797, fu restituito in tela a Venezia
nel 1817 dopo la pace generale, lo lo
vidi; l'ammirai allora con senso di pe-
na, perch'era alquanto iugi.dlilo; ora lo
rivedrei più volentieri assai, dappoiché
me lo accerta egregiamente risarcito da
qualsiasi danno a merito distintissimo
dell'egregio pittore Paolo Fabris, la Let-
tera critica del mio amico cav. Scola-
ri, che sulla rislaurazione di questo gran
rpiadro ha pubblicato nel iSltS la tipo*
grafìa Cecchini. Qui mi si presen la un ap-
parato di nozioni artistiche imponente;
pign)eo,inVenezia, lutto debbo ridurreal-
la mia misura. Voglia il cielo che l'esegui-
sci» col possibile minore strazio. Tempio
notissimo per tanti splendidi e anche co-
lossali monumenti di vario stile, che lo
decorano e costituiscono una galleria no*
bilissima, e insieme pinacoteca e museo.
Non teme più il confronto del celebre
tempio di s. Croce, che abbellisce la capi-
tuie della Toscana,h nobilissima Firen-
ze. L'architettura di qtiesta sorprenden-»
te chiesa, dello stile del medio evo, di
cui ignorasi l'autore, è forse di qualche
domenicano, che molti celebri architet-
Ictli, scultori, fonditori in bronzo e pitto-
ri fiorirono nell'ordine; anzi tra le sue
religiose ebbe di quelle che coltivaro-
no la pittura, la miniatura e la plasti-
ca in Firenze, Prato e Lucca. Si poQ-
V EN
no ammirare nelle pregevolissime, Me-
morie de niìi insigni piUori, scttUori e
archiltili Joiiiciiicanicoii aggiunta d'al-
cuni scrini intorno le belle arti del p.
L. Fincenzo Marchese dello stesso
istituto, Firenze i 845. Ivi ila artista e da
hiograru il dolio autore ragiona degli ar-
cliilelli domenicani ch'eressero fabbri-
the in Venezia, in Piulova , in Treviso.
Dell'architetto veneziano fr. Francesco
Colonna, autore del romanzo artistico: //
Sogno di PolifiloDì Ir. Marco Fensahen
e di fr. Marco Maraveja pittori venezia-
ni. Siccome all'epoca in cui 'si cominciò
l'eiezione del tempio de' ss. Gio. e Paolo,
a del vizia fiori vano nell'ordine de' predi-
calori co«'i d'arcliiletli come di scarpelli-
iii e di muratori, anche il eh. p. Marche-
se crede probabile molto ciie un domeni-
cano pel I .°ue porgesse il disegno, benché
ad Olita di sue ricerche non pos'>a stabi-
lirlo. Dal suo riferito, appare manifesto,
che se veramente IN'icola Pisano, autore
cunleniporaneo del disegno pel magnifi-
co tempio di s. Maria Gloiiosa dei Frari
de'francescani, diede pure il disegno de*
ss. Gio. e Paolo, come opinò il Cicognarn,
non potè vederne eseguila che una pic-
cola parte (morto verso il ,1270: pe'do-
inenicani avea in Bologna creilo il con-
\eiito e la chiesa di s. Domenico, e scol-
pila la sua arca meravigliosa). Ma ne'la-
v<jri falli nel secolo XIV è indubitato
vi operasse in quahlà d'architetto fr. Ni-
colò da Imola o fi: Benvenuto da Bolo-
gna, ambedue laici domenicani, e assai
periti in (luell'arle. La chiesa de'sS.Gio. e
Paolo, dite il p. Marchese, misurala nel-
la sua lunghezza è piedi 290, nella cro-
cerà 125: larga nel corpo piedi 80, alla
108; ch'è quanto dire 10 piedi più lunga
del tempio di s. Antonio di Padova. La
forma è cpiadrihinga e tiene della croce Ia-
lina. Si (livide in 3 navi, delle quali (piel-
1h di mezzo sorpa.ssa poco meno del dop-
pio quelle de'fianchi. Cimpie grandi ar-
chi di sesto aruto ad ambi i lati sosleunli
da robuile colonne, uè componj^ouo la
VEN i37
iungliezza fino ul braccio traversale che
segua la croce. Tolto è voltato a cro-
cerà sopra le colonne, colla dill'erenza,
che dalla nave media muovono sopra
ima pianta (piasi quadrata, e (pielle del-
le ali so[)ra una di disuguali dimensioni.
Le dà accesso una bella porta adorna di
grandiose colonne e di finissime scul-
ture in marmo. Trenta e piìi moimmen«
ti sepolcrali nobili e stupendi, circa una
ventina di altari, una molliliuline di
statue, di bassirilievi, di pitture, di scul-
ture, d' intagli, d'ornamenli d'ogni ge-
nere riempiono, nel rigore del lermiiie,
questa meravigliosa chiesa. Ma io devo
seguire il breve, il meglio, il sicuro, per-
ciò piglio r ordinaria mia guida illusire
di INloscliini. Peccalo ch'egli da maestro
con aurea concisione parli 111 essa meglio
a chi vede, e non a chi legge soltanlo ;
con altre poche parole, pienamente que-
sti pure avrebbe appagato, puiciiè non di
tulli gli altari ci dice il nome, uè di tut-
ti i monumenti c'islruisce degli avanzi
mortali che racchiudono. 11 visitante
l'apprende da per se, il lettore resta col-
la brama di saperlo. Ma egli si propose
scrivere più pel i.^che pel 2.", e di fa-
re un libro il più tascabile possibile. Ed
io per le proporzioni di quesl' articolo,
noudiuieno lo trovai il più opportuno e
adatto, nel tessere le principali nozioni ar-
tistiche de'templi e altri edifizi di Vene-
zia, non senza però averne fatte le debile
modificazioni accadute dal 1 8 1 5,in cui e-
gli scriveva, benché ripubblicala nel i 828,
lino al presente, in grazia della Nuovissi-
ma Guida del Zanotlo e con quanto di-
chiarai nel lì. I I di questo §. Dichiara il
Moschini questo tempio, del genere d'ar-
chitettura che viene detta gotica, de'pùi
ampii che se n'abbia, e tesoro di belle cose
(osservano Diedo e Zanotlo: Se la fron-
te del colossale edifizio fosse slata com-
piuta in relazione alla magnifica porla,
poteva gareggiale in magnificenza co'
più cospicui eretti alla sua epoca). Tiil-
lu la facciala iuleruà della porla è oc-
,38 VEN
fiij).>ta da 3 cnomiiiieuli della faiuigliii
Moceiiigo. Quello del doge Giovanni fu
condono con maestà e nobillà da Ttd-
lio Lombardo; quello di mezzo, al do-
ge Luigi Mocenigo e a Loredana Mar-
cello sua moglie, si aichileUò dal Gra-
piglia; il 3.° al doge Pietro Mocenigo si
condusse da Pietro Lombardo e da' suoi
figli Tullio e Antonio, di gusto e siile
greco, lavoro finissimo. Elegante e ric-
co è il I." deposilo di Girolamo Canal,
Il vicino altare ha nella tavola con Ma-
ria Vergine, s. Tommaso, alcuni Santi e
Sanie, un lavoro di G, Cellino, che quan-
tunque opera giovanile, è ammiratissi-
mo. Il monumento di M. Lanza, che
vi è presso, è lavoro del Barthel. Qui
trasportato penletle del suo efiello. Ep-
pure quanto senso non esce da quella
<lonna quanlunque ammanierata I Nel-
r urna del vicino uìoiiumento vi ha le
ceneri del già deplorato e celebrato Bra-
gadin. Vi sta espresso il tragico fallo
dall' Alabardi. La tavola di s. Vincen-
zo, in 9 comparti, è del Carpaccio, o
d' altro contemporaneo, il quale sape-
va di uotomia e simmetria, e conosce-
va i princi[>ii dell'ombreggiare. La i.'
cappella ha una bella opera di Lattan-
zio Qtierena, con la Deposizione della
Croce. I due quadretti, sopra le porte,
con Cristo battezzalo e circonciso, sono
due gaie opere e le migliori che abbiamo
del Mera, Nella cappellina del Battistero
lidoUa alla più squisita eleganza, il qua-
dro col Ballista è del Lazzarini. Il gran-
dioso mausoleo Valier, scolpito da parec-
chi artefici (altri lo dicono di gusto infe-
lice), si architettò dal Tirali, che pure
condusse la vicina cappella di s. Domeni-
co; dove i 6 fatti di sua vita, 5 in bronzo
e uno inlegno,8ono lodevoli cose del bo-
lognese G. Mazza, che mori nel corso del
lavoro. Volgendo alla crocerà, vi ha nel
pilastro una figura di s. Agostino: bel di-
pintodiB.Vivarini, di cui quisonovialtre
simili figure, avanzi d'una sua gran ta-
vola, 11 vicino quadro eoa s. Marco che
VEN
assiste al ruolo della milizia damare, è
di G. B. del Moro, il «juale vi rappresentò
assai bene il suo soggetto. Al di sopra
è di buono stile il deposito del generale
Nicolò Orsini conte di Piligliano e capi-
tano generale degli eserciti della i-epub-
blica, la quale l'onorò di splendidi fune-
rali in s. Marco e in ss. Gio. e Paolo; e
poiché l'urne de' forti accendono gli ani-
mi a cose egregie, ordinò che la metaoria
dell'illustre condottiero venissequi per-
petuata con questo mausoleo. La tavola
di s. Antonino che riceve suppliche e lar-
gisce limosine, nel vicino altare, è del
Lotto ; le belle leste di donne sono ri-
tratte dal vero. La grande invetriata
della finestra, inimitabile per concepi-
nietito e disegno, specialmente nella par-
te inferiore, è dipinto istoriato del Mo-
cello. La tavola dell'altro altare col Sal-
vatore, ed i ss. Pietro e Andrea, è buon
lavoro del Marconi. Nella i.^ cappella il
ricco altare è tutta opera del Vittoria,
eccetto il Cristo, ch'è del Cavrioli, o me-
glio di Jacopo Spada. 1 due quadri, cia-
scuno con 3 Santi, sono di Bonifacio: la
Maddalena dall'altra parte, non è che
della scuola. Neil' altra cappella è sul-
r altare, di Guglielmo Bergamasco, la
statua della Maddalena. Il" Lazzarini alla
destra dipinse la Manna; alcuni de' Bas-
sanesi la Vergine venerala da s. France-
.sco ; Bonifacio i due quadri, l'uno con s.
Michelejl'altro co'ss.Gio. Battista e Anto-
nio; Tintoretto Maria Vergine con Santi
e senatori : quadro dello stile piti vigo-
roso di lui, con teste veramente sublimi.
Nel coro il deposito del doge Loredaa,
che sciolse la lega di Gainbray, fu dise-
gnato dal Grapiglia. La statua del doge
fu condotta dal Campagna, assai giova-
ne, le altre opere dal Cattaneo, assai
vecchio: cos'i lutto vi riuscì mediocre. Il
monumento cospicuo del doge M. Mo-
rosini, è opera insigne del secolo XIV.
L'altare n»aggiore si disegnò dal Carme-
ro, e l'Assunta è pittura a guazzo dell'lu-
goli. All'altra parteilraouumeulo deldoge
V EN
Venclramin.diflìcilQieiile superabile per
magnificenza e lavoro, si crede del Leo-
nardo. Ledile statue di guerrieri,che non
gli appartengono, sostituite a due che ne
furono tolle.sono diG.Dergau^asc(J(conlu-
neluente il mausoleo di Vendrauiiusi tie*
ne per l'opera più bella, ricca ed elegan-
te che nel suo genere si trovi in Venezia ;
ed il Cicognara rimarcò, segnare l'epoca
e l'apice cui giunse l'arte dello scarpello
veneziano. Aggiungerò purech'è bellissi-
mo quello del doge Pasquale Malipiero.
Inoltre il Bregno scolpì la statua del ge-
nerale Dionigi JNaldo, sulla porta a de-
stra della crocerà). E' del Lazzaiìni il
quadretto con s. Caterina, ed è del Cate-
na l'altro con 3 Santi. Nell'altra cappel-
la il miracolo di s. Antonio èdiG. Enz:
la Strage degl'hinncenli è del Lazzarini;
il quadro con SSantidiBonifacio.La tavo-
la dell'altare con la ss. Trinità, la Vergine
e gli Apostoli, è buon lavoro di L. Bas-
sano, di cui è anche il gran quadro, nel-
l'altra parete, col miracoloso disotterra-
mento del corpo di s. Gio. Damasceno,
11 quadro con 3 ^anti è di Bonifacio.
Nell'altra cappella è ben concepito e con-
dotto il fresco d'un Lorenzino, discepolo
di Tiziano, intorno il monumento deKon-
doltieroCavalli. Il quadrello cous. Fran-
cesco èopera delBeccaruzzi.A fianco della
cappella del Rosario, il gruppo del gene-
rale Vincenzo Cappello giuocchioui in-
nanzi a s. Elena, è ^cultura del Deutone,
di largo stile e naturale. La delta cappel-
la del Rosario si archilettò dal Vittoria,
e con suo onore. Egli vi fece eziandio le
due statue principali dell'altare, il quale
si condusse con suo disegno dal Campa-
gna, che vi esegui anco le altre due sta-
tue mediocri. 1 bassorilievi dietro l'alta-
re sbalordiscono il volgo, che vi loda co-
me pregio ciò che non è che difetto a sa-
no occhio. Ver altro gli scultori, qual
più, qual meno, vi mostrarono valore
'd'arte, se dou accortezza di giudizio.
Tra' dipinti di questa cappella, condotti
dal Palma, dui Coroua e da' dueTiuto-
VEN i39
retti, sono osservabili quello sulla porta
colla Sagra Lega, e il vicino colla Vitto»
ria ottenuta alle Curzolari: opere di Tiu-
torelto il figlio, sì ricche di pregi che
vengono talvolta riputate di Jacopo suo
padre. Nella i.' si vedono ritratti s. Pio
Y, Filippo II re di Spagna e il doge Mo-
ceni go, co' loro generali Marc' Antonio
Colonna, Giovanni d'Austria e Sebastia-
no Venier. Quel ritialto d'un guardiano
è vivo. Tinlorelto padre divenuto vec-
chio, si vede nella Crocefissione, quadro
nella parete di fronte all'altare. Ritor»
nando in chiesa, il quadro con Cristo in
Croce, la Maddalena e s. Giovanni, è
debole cosa dì G. del Salviati. Ivi ples-
so e ben diversa dall'altra è la Cro-
cefissione, condotta da J. Tinlorelto, pel
buon concepimento, dottrina di lavo-
ro e amore di pennello. Sulla porta della
sagrestia, condotta dallo Scamozzi, vi ha
i busti de'pittori Tiziano ede'due Pahna.
Nel fornice della sagrestia slessa la bellis-
sima figura di Cristo ful(ninante,è opera
di Marco Vecellio. A fianco dell'altare il
Crisloche porta laCroce,è fattura diLuigi
Vivarini. Inoltre nella chiesa il quadro
storialo con Maria incoronata, si attribui-
sce con lode al Carpaccio. Dopo parecchi
tlepositi, de' quali quello del doge Mar-
cello nou cede in eleganza e gusto all'ai"
tro del Vendramin, si arriva all'altare
colla tavola già celebrata di S.Pietro Mar-
lire, riputata sempre il capolavoro di Ti-
ziano. Sull'ultimo aliare magnifico, eret-
to pel buon volere di Verde, figlia di Ma-
stino della Scala, male stanno le aggiun-
te opere del Vittoria. Appresso l'altare
è il deposito dell'illustre maresciallo de
Chasteller, generale austriaco d'artiglie-
ria e comandante la città e fortezza di
Venezia, ivi sepolto. Dice il benemerito
e eh. Quadri nella sua dotta ed eruditis-
sima illustrazione di questo tempio mae-
stoso, essere ancora campo vastissimo
alle più profonde meditazioni, trovando-
vi l'osservatore gli elementi per ogni
svariata sua applicazione, sìa arti;>ta, o
,i4o V E ?c
leileralo, o filosofo, o politico. A questa
coiu peniliosa descrizione può supplire in •
Iciaiiiente l'opuscolo, coiileneule anche
le iscrizioni sepolcrali e ititilolato: Tem-
pio de ss. Giovanni e Paolo in Fenezia
ilCfWritto ed illustralo dall' autore (il
eh. Antonio Quadri) degli Otto giorni
a Venezia con xix lavolr incise in ra-
me, Venezia tipografia Audreola i835.
IVou ostante dichiarò ntodestamente il
Quadri, ristretto il suo dire, non corri-
spondente all'altezza del sùhhietto, per
essere scorta nella visita di sì maestoso
tempio, entro il (|uale l'osservatore tro-
verà gli elen)e(iti per ogni svariala sua
upplicazione. « L'artista vi leggerà la vi-
lla storia delle arti pel giro di circa 6 se-
coli, e saprà scegliervi classici esemplari
onde perfezionarsi nello studio del bello,
li letterato seguirà le vicende della lin-
gua del Lazio, dappoiché couìinciòa ri-
jModursi coll'anlica eleganza. II (ìlosofo
rimarrà penetralo e commosso da'senti-
menti di cjue' figli e nipoti, i quali gran
parte delle sostanze ereditate da' loro
iii.iggiori impiegarono in opere che la
memoria ne conservassero e rivolgessero
o publdico lustro; e ammirerà la fecon-
da riconoscenza d'un senato sì generoso
in favore del merito, che, non pago di
averlo ne' viventi premiato, lo seguiva
col munificente suo braccio nell'oscurità
delle tombe, per onorare le ceneri degli
stilili, e continuare le largizioni dilfon-
dendole sui loro consanguinei. In code-
sta reciprocità di delicati riguardi fra le
fiimiglie e la patria ; di privata e di pid)-
])lica gloria; di segnalali servigi e di chia-
rissime ricompense; in sì nubile gara di
cospicua magnanimità, di grandezza e
di onore, il saggia politico scoprirà colla
*ua perspicacia l' indissolubile nodo e il
forte cemento che, congiungendo il go-
vei no co' sudditi, e questi con quello, ha
potuto costituire il saldo edilicio di uno
àStato che conservò una longevità senza
esempio. Cesserà quindi la meraviglia de-
klala Ualiu storia d' uua repubblica che
V EN
tanto visse e tanto fece, qua>ii di conti-
nuo lottando e vincendo le sinistre opi-
nioui, i pregiudizi de' tempi, 1' invìdia
de' rivali, le forze de' più potcflli, e so-
stenendo con dignità le procelle che mi-
nacciavano d'ingoiarla ; in vece di stupo-
re, si troverà in ciò pure argomento per
confermare il principio, che nelle cose
Diorali, come nelle fisiche, quali le cause,
tali sono gli effetti. Così senza uscire dal
recinto di questo tempio, gli uomini do-
lali del prezioso tesoro di un giusto crite-
rio, avranno in esso campo vastissimo alle
più profonde meditazioni."Questo tempio
V illustrerà da par suo il cav. Cicogna
nella parte che prese a trattare, nella gi-
gantesca sua opera A^We Inscrizioni ve-
ìiezinne, intorno a cui da più lustri, con
sommo studio, si adopra. Il Diedo e il
Zanotto, Le Fabbriche di Venezia, ar-
tisticamente descrissero il sontuoso tem-
pio e la sua porta con tavole, unitamen-
te a quelle de'mausolei più magnifici e
bellissimi de'dogi Vendraroin e Marcello,
non che il monumento equestre di Bar-
tolomeo Coglioni o Colleoni nobilissimo
bergan)asco, capitano generale della re-
pubblica diVenezia, ed erettogli da questa
dopo la sua morte avvenuta nel 1 47^, per
legatodi lui,eper decreto delsenato.a me-
moria dellesiie molte gloriosissime azioni.
Applicatosi con finissimo ingegno al mi-
glioramento della stralegia,seppe il i ." ac-
conciare i cannoni sui letti, e introdurre
l'artiglieria di campagna. La sua discen-
denza, alcuni collaterali e la repubblica
di Venezia si divisero la sua pingue ere-
dità. Lasciò soltanto 4 figlie femmine,
partoritegli da Tisbe Martinengoda Bre-
scia, la di cui antica e nobilissima fami-
glia sì gloria e vanta dì molli Servi di
Dio d' amboi sessi, e anche martiri, di
vescovi e altri prelati, scrillori ecclesiasti-
ci, letterali, valorosi guerrieri e altri il-
lustri cavalieri, abbati e altri graduati reli-
giosi, come può vedersi in Ottavio Fer-
rai i, Origo et Stemma gcnlis Marlinen-
ghac, Palaviii67 i. Illustre rampollo dei
V E' rv
roHeoiii e (lellii Miiiliiiengo è il nobile
Orazio Colleoni l*orto, il quale divenuto
pnitecipe delIViecIilìi Porlo, lakciatii Uer-
giinio, si st.ibiPi anni addietro a Viceiizit,.
Proporzionato ai tempio, il nionuniento
rtiaesloìtauiente si eleva sidia piazza ilella
descritta chiesa de'ss. Gio. e Paolo. Cor-
risposero gli artisti alla grandezza delCol-
leoni e della repubblica, erigendo nel
1 495requeslre tnonunientocon si mira-
bile magistero, che viene riputalo a ra-
gione una delle migliori produzioni del
suo genere dopo il rinascimento delle bel-
le arti. Il piedistallo lodalissim'o è un ret-
tangolo di fini marmi intessulo, fregialo
d'ornaoienti esprimenti la potenza in ma-
re e in terra della reptd>blica, eseguiti in
marmo e in bionzo, e fìancbefjginlo da 6
colonne corintie, le quali sostengono l'ar-
chitrave su cui poggia il piano che for-
ma base al sovrapposto cavitilo. Alessan-
dro Leopardo veneziano ne fu l'archilet-
lo e scultore. Il cavallo e l'eroe sull'ar-
cione sono di bronzo: Andrea da Yer-
rocchio toscano ne die' il modello, ma il
suo perfezionamento e il getto venne ese-
guito da Leopardo, perciò dello del Ca-
vallo, uome the prese pure la corte ove
si fuse. Le forine e la vivaciià del caval-
lo sono degne d'encomio, ed è ammira-
bile che peso cotanto enorme possa esse-
re sostenuto da sole 3 gambe, alzata la
4-' in allo di movimento. Donatello, che
circa mezzo secolo innanzi fuse la statua
equestre eretta in Padova ad Erasmo da
Marni $oprannon>inalo Galtamelala,noQ
ebbe ardimento d'isolare il suo cavallo
in egual maniera; e per ecpiilibrarlo,
sottopose una grossa palla alla gamba
che si alza, mercè del quale artificio pog-
giano tutte sopra la base. Anche tale mo-
numento si deve alla grandezza d'animo
de'veneziaoi; poiché non furono giammai
reiribuiti con maggior pubblicità i ser-
vigi n.ilitari, né si resero giammai OD)ag-
gi maggiori alla gloria dell'armi, quanto
dal veneto senalo, sempre sagace, munifi-
co e saggio, il che ripelulaaieote dovrò
V E N I i I
celebrare,massime nel § XIX. Esposto da
ben 3 secoli il monumento Colleoni all'in-
giurie del cielo e degli uomini,avea soffer-
to nelle parti ornamentali grave danneg-
giamento; ma per la munificenza del go-
verno ebbe nel 1 83 i magistrale risl.iuro,
con somma diligenza diretto dal prof.Loz-
zarijCoadiuvato da'prof Borsaio eZando-
inencghi. Procedei in questa indicazione
del monumento coll'encoroiato Quadri, il
quale inoltre sagacemente fa le seguenti
osservazioni. La statua equestre del Col-
leoni, e i bronzi che ne fiegiano il piedi-
stallo, erano originariamente dorati; ma
la pioggia, il sole e il tempo consumarono
l'oro: tultavolta se ne vedono ancora le
tracce nelle parti del cavallo meno espo-
ste all'ingiurie dell'atmosfera. Siccome i
4 cavalli di bronzo <lel pronao della ba-
silica IMarciana, rimontando ad epoca as-
sai pili rimota, conservano nella massi-
ma parte della doralura; dalle sue in-
dagini conobbe ciò derivare perchè i ca-
valli sono composti di rame con alcuna
porzione di zinco, escluso alTalto lo sta-
gno; e che in quello del Colleoni si è p'^r-
duta la doratura per essere il getto di fi-
nobronzo, materia questa meno atta del
rame a ritenere la doratura. Dirò per ul-
timo, co' suoi illustratori , che Colleoni
avea nel testamenlo pregato il senato a
collocar nella piazza dis. IMaico la sua
effigie a cavallo in bronzo a perpetua me-
moria. Il senato l'esaudì, non però in «iet-
ta piazza che per antica costituzione do-
vea essere «gomiterà da tpiaiunque mo-
numento, ma nella piazza o campo della
scuola grande di s. Marco, propiurpia e
comune alla chiesa de'ss. Gio. e Paolo.
^o. agostiniane dis. Maria delle Ver-
gini. Il celebre p. Bona uni nel Cata-
logo degli ordini religiosi delle ver-
gini a Dio dedicate, tratta nel t. 3,
cap. XII, Monaea Agostiniana nel mo-
nastero delle f^ergini in Venezia, ne
riporta la figura, e dichiara il conte-
nuto averlo ricavato dall'archivio del-
le slesse Agostiniane Fergini, nel qua-
«42 VExN
le alliccio brevcnu'iite lo riprodussi. Ora
però imparo dal Corner, che il p. Bonari-
Ili per tal modo seguì la volgare e falsa
lradizione,di credere fondatore del mona-
siero il doge Sebastiano Ziani ad eccila-
Dientod'Alessandro III, mentre devesi ri*
conoscere isliliiloreil figlio Pietro anch'e-
gli doge. La vera storia narrata dal Cor-
ner è questa. Intimorito Popa Onorio 111
dalle gravi perturbazioni d'Italia, com-
messe dall'imperatore Federico II per-
secutore della Chiesa e di sua persona,
■verso il 1224 mandò per legato apostoli-
co a Venezia il canlinal Ugolino Conti,
poi Gregorio IX, perchè persuadesse il
zelo religioso della repubblica a soccor-
rei lo, e foruiasse seco lega a difesa della
religione e della giustizia. Nel discuter-
si ulfare sì grave, il cardinale nel pio suo
zelo s* inlese ispirato di provocare dal
doge Pietro Ziani la fondazione d'una
chiesa in una parte rimota della città,
dove esisteva altra piccola de'ss. Gio. e
Paolo martiri, posta sopra una palude
poco lungi dalla cattedrale e perciò nel
.sestiere di Castello ; ed in uìemoria della
basilica dedicata a Maria Vergine in Gè-
i'usalemaie,e poc'anzi miseramente occu-
pata da'saraceni, si chiaujasse s. Maria
Nuova di Gerusalemme. Accoltosi dal
pio doge il suggerimento del cardinale,
non solo edificò la chiesa, ma vi aggiun-
se un monastero; e per averlo pure do-
tato, restò padronato perpetuo de'dogi
successori. Anche il cardinale allora, o
dopo divenuto Papa, contribuì al mante-
nimento delle sagre vergini con sommi-
nistrare denaro per l'acquisto di posses-
sioni nel Padovano, che, nel pontificato,
col monastero dichiarò esenti d'ogni ag-
gravio. Nel fondarsi il monastero, si ro-
vinò l'antica chiesa de'ss. Gio. e Paolo,
poco lungi da s. Pietro di Castello, e la
chiesa di s. Maria in Jcrusalein fu co-
struita in luogo già paludoso. Le vergini
accolte, tulle nobili,ebberoa norma la re-
gola del monastero gerosolimitano,quel-
la cioè di s. Agostino e l'abito detto di s.
V EN
Marco. Per la direzione e assistenza spi-
rituale, Gregorio IX alle religiose asse-
gnò alcuni canonici regolari col priore,
{Iella congregazione di s. Marco di Man-
tova, con abitazione contìgua al mona-
stero. Questo riuscendo angusto, il Papa e
il doge ottennero da Pino vescovo di Ca-
stello luia sua palude per rendere più co-
moda l'abitazione delle monache ede'c*i-
nonici. Confermarono e aumentarono i
privilegi e l'esenzioni Innocenzo IV, Ales-
sandro IV, Clemente IV,GregorioX. Que-
st'ultimo volle, che dell'elezione del |)rio-
re di 8. Maria delle Vergini spettasse l'ap-
provazione alla badessa e all'altre mona-
che, a seconda del'concesso a istanza del
doge dal capitolo generale della congre-
gazione di Mantova ; e che le rendite del
monastero solo dalle monache si ammi-
nistrassero. Ingiimse ancora alla congre-
gazione, discrezione nel numero de'savi
canonici che destinava all'assistenza del;
monastero, onde non gli riuscisse di so-
verchio aggravio. La condotta de'canonici
divenendo più riprensibde,Bonifacio Vili
neordìnò la rimozione, alle monache con-
cedendo la libera elezione dell'abbadessa.
In seguito il monastero si sottrasse del
tutto dalla soggezione della congregazio-
ne. Nel i365 il fuoco distrusse la mag-
gior parte del monastero, contribuendo
alla rinnovazione il doge Coularini, e
Urbano V coU'indulgenze concesse a'sov-
ventori. Poi Bonifacio IX nel iSgS, ac-
cordò quella della Porziuncola per la ri-
parazione della chiesa, mentre le mona-
che, sebbene nobili, si privarono dell'uso
del vino per sopperire alle spese. Furono
benefìci colle monache eziandio Alessan-
dro V, Giovatmi XXI li, Martino V,
Eugenio IV, e Nicolò V, il quale liberò
interamente il monastero dal vescovo.
L'incendio del 1487 rovinò il riedificato
monastero, e il doge Barbarigo indusse
il senato a risarcirlo. Frattanto alle mona-
che non era rimasto che il nome, senza
legami di voli e di clausura, contraendo
di frequente matrimoni. Tauti disordi-
YEN
ni, comuni anco ad altri monasteri tlella
città, mosse lo zelo tU;l palrinrca Conta-
rmi a munirsi tlell'antorità <li Leone X
per correggerli e riformarli. Con perse-
Teranle cura, divise il monastero delle
vergini in due parti, in monache osser-
vanti e conventuali, ed il simile fece con
altri, coadiuvato dal vescovo di Feltro
Campeggi ntuizio d'Adriano VI in Ve-
nezia. Ciò non bastando, Clemente VII
neh Dsqdeputòriforniatoredel monaste-
ro il vescovo di Pafo Giacomo Pesaro, al
quale riuscì rendere toltele monacheos-
servanti nel iSSy, con alquante tralledal
monastero di s. Giustina; indi nel i54i
fu ingiunto alle converse o sorelle serven-
ti di riprendere l'abito nero, il bianco es-
sendo proprio delle coriste. Paolo III e
Giulio 111 furono benigni di concessio-
ni al monastero. Pel decoro di sua anti-
ca origine, la nobile condizione delle re-
ligiose, le prerogative elargite al mona-
stero dalla s. Sede e da'dogi, stabilì il se-
nato nel i6i3che la chiesa fosse ogni
anno visitala dal principe e dalla signo-
ria ili." maggio, giorno in cui Bonifacio
IX avea concesso l'indulgenza della Por-
liuncola, confermata in perpetuo da Pao-
lo V nel i6o5. llcav. Cicogna che pub-
blicò copiose notizie della chiesa, del mo-
iiastero e tielle monache, che dice cserci-
lavansi nell'arte del canto e vi riusciva-
no a meraviglia, con)e (|uelle<li s. Zac-
caria ; d'opo aver chiarito anch' egli la
falsa e volgare tradizione, che fosse sialo
il monasleio fondalo dal doge Sebastia-
no Ziani a eccitamento d'Alessari<lro III,
quando si recò a Venezia per pacificarsi
con Federico 1, derivata dail'averlo eret-
to l'altro doge Pietro Ziani, figlio del
nominato, e in tempo di Federico II, il
che die'motivo all'equivoco; parla della
Lettera delle vionaclie al do^e Meni'
nio, fjcr la ri nno^' azione della solenne
visita alla loro chiesa ih." di maggio a
ricevere l'induli^cnza di Papa Alessan-
dro III, Venelia i6i3. Tanto era radi-
cala l'erronea credenza. Forma vuuodeco*
V C N 143
ro alla chieda l'imtn;igine della II. Veigi-
ne già venerala nel tempio «li Gerusaleoi*
me, e molle insigni reliquie, olire i cor-*
pi de'ss. Magno, Pio e Onorato, di uon)i
imposti quando si cavarono dalle roma-
ne catacombe. Gli altari della vasta chie-
sa a 3 navi, erano 9, distinguendosi il
maggiore pel magnifico tabemncolo or-
nato di preziosi marmi, oltre i due situa-
ti olla mela di essa, del ss. Crocefisso e
del ss. Rosario. Racconta il p. Bonanui,
che per pontifìcia concessione i dogi do-
veano approvare la nuova badessa, con
recarsi accompagnati da' ministri e de-
pufali dal senato,nel monastero a far leg-
gere il breve pontificio di conf.rma. lu-
di seguiva la benedizione della badessa,
nel pontificale del vescovo, e dopo il suo
giiu'amento, veniva sposata con solenne
ceremonia dal doge con due anelli d'o-
ro, uno con l'impronta di s. Marco, l'al-
tro con prezioso zaflìro. Tecoiinava la
funzione con orazione latina recitala da
una monaca. Alla morie dell'abbailessa,
le si celebrava il funerale colla pompa si-
mile a quella prescritta dalle leggi della
repubblica pe' dogi defunti. Circa allo
Sposalizio, forse sarà stala la ceremoniu
dell'investitura e possesso che soleva da-
re il doge,succennala e di cui riparlerò, si-
mile a quella ricordata nell' indicalo arti-
colo, praticala pure da alcuni vescovi. La
chiesa e il monastero a'28 luglio 1 806 sog-
giacque alla sorte comune, di sciogliere
le monache, che passarono tra quelle <li
di s. Girolamo e di s. Giustina, e di con-
vertire ad uso profanò i chiostri e le
chiese. Dipoi a' 2g novembre la chiesa
e il monastero furono assegnati allelriq)-
pe della marina italiana; e neh." feb-
braio 1809 ridotti a bagno de' forzali,
ossia di ergastolo marittimo. Similmen-
te fu ridotta ad uso del bagno, come
corpo di guardia, la chiesetta o orato-
rio della confraternita della Visitazio-
ne della B. Vergine, posta sulle fonda-
menta dell'ingresso del monastero, la cui
erezione risale al 1 399. Siccome nel 1 809
i4i VEN
sì ;i[)r'i neir nrsfinale l.i nuova pnilii <li
lume, porzione di quest'isola delle Ver-
gini, verso trnmonlana, si disUusse per
dnre nna direzione reità al nuovo canale,
che dalla porla medesima si dirige n
quello de'Marani: l'isola qtiindi alloia
perdelle non poca area d' orlaglia. Della
chiesa esistono alcuni avanzi, e due ordi-
ni di colonne sostenenti la nave princi-
pale.
9, r. Conventitali minori di s. Blaria
Gloriosa de' Frari. II gran patriarca e
serafico fondatore del prodigioso ordine
Francesi-ano, s. Francesco d'Asisi, re-
tUice dall'Egitto per restituirsi in patria,
npprodfj a Venezia, e rilirossi per amo-
re di solitudine nell'isolelta non lungi ila
liurano, ove eresse con giunchi e legni
tessuti un piccolo oratorio, vi operò mira-
coli e ne partì versoi! 1220. L'isoletta per
lui prese il nome di s. Francesco del De-
serto,comedirrj nel § XVIII, n.i [.Volato
al cielo nel 1226, alcuni de'suoi più fer-
vorosi seguaci si portarono a Venezia per
ivi fondare all'ordine un convento. Per
gli esempi di santità e buon odore d'o-
gni virtù, spogli precipuamente d' ogni
affetto limano, si conciliarono tosto l'a-
more e l'ammirazione dello città. Impe-
loctliè, sempre occupali nell'orazione, ed
in altri pii esercizii, viveano di semplice
pane mendicato, e spesso dormivano al-
l'aperto ne'soltoportici delle chiese di s.
Silvestro e di s. Lorenzo; finché comin-
ciarono ad avere notturno alloggio nelle
case de'divoti. Acciocché uomini di con-
versazione sì santa si potessero slahil-
niente fermare in Venezia a beneficio co-
mune del popolo, fu assegnala loro l'an-
tica abbazia di s. Maria già de' monaci
benedetti ni jUel sestiere di s. Paolo. Quanto
all'epoca varie sono le opinioni, e meglio
pare ne'principii del i236, sebbene già
nel 1282 i frati minori trovavansi in co-
monilà a Venezia , come si trae da un
diploma di Gregorio IX; anzi da altro
documento si ricava, che Giovanni Ba-
doaro nel 1234 donò » ^"llo l'ordine
V E N
una sua casa confinante colla chiesa e a-
bilazioni de'religiosi. Ottenuta la della
chiesa e l'anguste abitazioni dell' abban-
donata badia, cominciarono la magnifica
chiesa che si ammira, e il convento che
poi dilatato per la sua ampiezza si disse
la Casa grande, principiando gli acqui-
sti pel suo ingrandimento, oltre il ricor-
dalo, quelli dei 1255 ei265 falli ad hoc
dal doge Zen pel comune di Venezia a
nome de' frali minori. Intanto disponen-
dosi le cose opportune per la fabbrica del-
la sontuosa chiesa, nelle fondamenta po-
se lai," pietra, e da se benedetta, il car-
dinal Ubaldini legato apostolico, sotto
l'invocazione di s. Maria Gloriosa, \ìev
dislingueila dalle molte altre già dedica-
te in Venezia alla Madre di Dio, ed as-
segnandole per festa la sua gloriosa As-
sunzione in cielo. Da' possessori frati fu
poi chiamata volgarmente de Frari. Con-
tribuì alla sollecita erezione del gran tem-
pio la pietà de'patrizi, e quella del popo-
lo eccitata nel 1280 dal già minorila LN'i-
colò IV con indulgenze a chi olfrissesus-
sidii. Il più abbondatile, col quale si avan-
zò al con»[)imenlo l'edifizio, derivò dal,
pio legalo di Marco figlio del doge Pie-
tro Ziani e conte d' Arbe , che ricordai
nel voi. XXVI, p. 80, e disposto fin dal
12 53. Così nel corso del secolo si ridus>«
a tal perfezione la vasta chiesa, di cui si
rese benemerito con ragguardevole obla-
zione il doge Francesco Dandolo; e fu poi
solennemente consagrala a' 27 maggia
1492 dal minorità fr. Pietro di Traili
vescovo di Telese. Il campanile comiiv
ciato con nobile e robusta architetlurJi
nel I 36i, da Tommaso Viaro coll'esbop
so d'8,ooo ducati, fu poscia nel «SgG iu'
teramenle compito da'negozianti milane-
si e modenesi. Corrispondente alla maC'
sia dell'altre f ibbriche, si formò la sagre
stia , ed il santuario si costruì di scelt
marmi per conservarsi le seguenti reli'
(juie, ornamenti i più nobili dello splen-
dido tempio. Primeggia una goccia de
prezioso ss. Sangue del Redentore, e di
1
V EN
cesi mescolato coll'unguenlo tli s. Maria
Rladdalena, portata in Venezia nel 1479
dal capitano generale Melchiorre Trevi-
san, dalla chiesa di s. Cristina di Costan*
tinopoli, dalla quale si soleva nel giovedì
santo dall'imperatore e dal patriarca tra-
sportare in s. Sofia ove restava esposta
nel venerdì santo. Donata poi dal capi-
tano nel 1480 a'frati, con solenne pro-
cessione fu collocata nella chiesa , dove
si olFre alla venerazione del nucneroso
concorso del popolo nella domenica di
Passione. Grati i religiosi, assegnarono al
ut)bile donatore e suoi posteri una delle
chiavi che racchiude tanto tesoro , e la
cappella di s. Michele Arcangelo: l'ulti -
mo de'Trevisan lasciò la chiave a'procu-
ratori di s. Marco. Nel i5oo dall' espu-
gnata Corone, provenne il dono del ge-
nerale de'conventuali, consistente: in un
frammento della s. Colonna, un dito di
8. Nicolò, e un piede incorrotto di s. Da-
niele profeta. Inoltre vi sono: uno parti-
cella della ss. Croce, delle reliquie di s.
Antonio abbate, de' ss. Innocenti, di s.
Giacomo Minore apostolo, di s. Stefano
protoraarlire,di S.Caterina verginee niar-
tire, del cardinale e dottore s. Bonaven-
tura; due leste delle Compagne di s. Or-
sola, una mano incorrotta del b. Pacifi-
co francescano, il cui corpo riposa in un
magnifico mausoleo dorato vicino alla
porta della sagrestia, fabbricalo da Sci-
pione Bon quando alla metà del secolo
XIV presiedeva alla fabbrica della chie-
sa, ma dicesi pel b. Francesco Quirini pa-
triarca di Grado, ed invece nel «437 vi
fu deposto il detto servo di Dio. In que-
sta chiesa si venerano pure i corpi del b.
Gentile da Matelica martire francescano,
e del nominato b. Patriarca, i quali in-
sieme furono riposti nell'altare della cap-
pella detta allora di s. Girolamo d' oro,
))er essere l'altare di legno dorato. Nella
sepoltura comune de'frati vi fu deposto
il b. Carissimo da Chioggia. Nel 1 BGq un
incendio avendo consumato quasi lutto
il convento, né polendo fuggire restò al-
vei, xct.
VEN 145
la discrezione del fuoco e né mori nel-
la sua cella il servo di Dio fr. France-
sco, e tuttavia il di lui corpo rispetturo-
DO le fiamme. L' archivio fu distrutto
dal fuoco. Prima di tale disastro, l' am-
pio convento nel i 346 accolse I 5oo frali
convenuti al capitolo generale. Nella rie-
dificazione fu speso grande somma e vi
s' impiegò quasi un intero secolo , ridu-
cendosi a perfezione nel i463. Indi nel
1469 il cardinal fr. Francesco della Ro-
vere genei'ale dell'ordine, e poi Sisto 1 Vj
vi fece celebrare altro capitolo generale,
e vi fu eletto per successore fi'. Giovanni
da Udine ministro della provincia vene-
ta di s, Antonio. Non mancarono bene-
fattori ad assegnare rendite pel sostenta
mento de' religiosi, i quali nel i4^9 ri-
tennero il monastero di s. Giacomo di
Palude. II Corner registra 22 religiosi di
questo convento elevali all'episcopato; e
riferisce pure che dal 1289 per disposi-
zione di Nicolò IV, risiedette nel mede-
simo l'uffizio della s. Inquisizione (a
meglio fu istituita nel 1286; bensì le
norme pel definitivo stabilimento del-
l'Inquisizione furono assegnate nel i 289,
come riporlo nel § XIX nella biografia
del 44-° ^"§6 Marino Morosini), e fra
gl'inquisitori fiorirono fr. Lodovico Do
nato poi generale, che Urbano VI creò
cardinale, e fr. Felice Peretli poi car-
dinale e glorioso Sisto V : dirò nel n. 3o
di questo §, che dipoi nel i56o Pio IV
trasferì l'inquisilorato ne'domenicani. Nel
i44o C''^ venuto in questo convento il
suddetto fr. Francesco Rovere per letto-
re di teologia, e voleva ritornarvi dopo
il generalato, quando fu crealo cardinale
e indi fu Sisto IV. Rileva Corner, che
nella chiesa sono i sontuosi mausolei de'
dogi Francesco Foscari , Nicolò Troii,
Francesco Dandolo e Giacomo Pesaro;
e due minori si eressero alla memoria
de'dogi Giovanni Gradenigo nel capito-
lo, e Giacomo Conlariui nel 1 ." chiostro
del convento. In faccia a questo innalzò
il suo ospizio la coofraleruita della Pas-
to
siorie, che fondala [)iesso la diiesn , poi
ivi si tradusse, la cui fabbrica nel l5g3
disti ulta dal fuoco, si rinnovò con deco-
ro, godendo privilegi. I minori conven-
tuali dimorarono presso la loro chiesa si-
no alla generale soppressione. La cliiesa
nel 18 IO con decreto patriarcale de' 24
ottobre , fu stabilita parrocchiale e lo è
tuttora, sotto la decania di s, Silvestro.
Conta 44^0 anime, ed ha per succursa-
le la chiesa di s. Paolo, di cui nel § V 111,
11. 5o. Gregorio XVI, ad istanza del ret-
tore parroco Luigi Zenlilli, concesse a
questa chiesa l'insigne indulgenza della
Porziuncola (f\), coi breve de' i4 lu-
glio i835, Bull. Roìv. cotit. t, 20, p. 7 I,
il quale comincia con queste parole: /^e-
itela Urhs tot sane ucnùnibus darà et
de Christiana acque ac cii'ili reipiihlica
summopere merita singnlarem Roma-
ìioruìH Ponti fìcimi lencvolentiam jure,
vieriloque sìhi coviparavit. Qiiac qui-
dem JJrhs Nohis certe penittis dilecta,
qui in ca midlos per annos sìinimn a-
nir?ii Nostri voluptate versati, propen-
sae ISfostrae voliintatis, testimoniisjnni
honestatn postquam ad suhlimem Pria-
cipis Jpostoloriim Cathedram inejfa-
hili Dii'inae providemiae Consilio ei'e-
cti fuiniiis. Cimi auleni vehementer o-
ptemus spirituali illius Urbis hono, at-
que utilitati prospicere, tum Ecclesiae
thesauris eam di lare censuinms. Si pub-
blicò del eh. Antonio Quadri: Tempio
di s. Maria Gloriosa detta de' Frari
in f'enezia, descritto ed illustrato dal-
l'autore degli Otto giorni a Venezia
con XVII tai'ole incise in rame, Venezia
tipografìa Andreola 1 835. Il convento fu
destinalo a deposito di tutti gli archivi
dell'antiche e moderne magistrature del-
la repubblica, denominato perciò Archi-
f/og'fne/'f^/e. Quest'amplissimo fabbrica-
to contiene dunque i documenti del ve-
neziano governo, immenso deposilo de'
più importanti per la storia moderna, co-
me sì conosce da quanto a modo di sag-
gio si è pubblicalo dall'opeioso sciiitore
VE N
cav. Fabio IVlutinelli che lo presiede, di
che verrà occasione di ricordarlo; e iiel-
r indicazioni sloriche della t illà e della
repubblica, all' anno memorabile 1797,
riporterò 1' indicazione sommaria degli
archivi veneti generali della legislazione
e costituzione dello stalo veneto, cioè sul-
r interna organizzazione delle magisli.a-
lure ed uffizi della gloriosa Repubblica.
Siccome ogni udizio avea di necessità il
proprio archivio, il prospetto di tali archi-
vi dà precisa l' idea della sistemazione si
degli uffìzi, che della trattazione de'sin»
golari art'ari, secondo l'organamento del-
la sapienza e della saggezza spertissima
del governo veneziano. Né per un Dizio-
nario j a un di presso enciclopedico, oc-
corre di più ; imperocché della giurisdi-
zione ed attributi d'ognuno, la Iraltnzio-
ne spetta a'giureconsulti, ed all'opere che
ne hanno trattalo fj:^r(T/?'.y.90,come il Fer-
ro nel suo Dizionario, il Gallicciolli nel-
le sue Memorie, ed allri illustri scritto-
ri. Di questo prezioso archivio generale,
anzi miniera e tesoro d'importantissimi
documenti, riguardanti non solamente la«
gloriosa repubblica , ma le sue vaste re-
lazioni cogli allri stati s^i d'Europa e sì di
altre parti del mondo, il cav. Mulinelli
n'è benemerito pel tempo che lo riguar*
da,mentre per l'epoche anteriori dal 1797
in poi è nolorio ed imperituro il primo
merito da concedersi alle fatiche , agli
studi e all'amor patrio del i.° direttore
di esso, il fu i. r. consigliere Jacopo Chio-
do, mancalo a'vivi nel 12 gennaio.i84'x
in età d'anni 83. Si può vedere la Gaz-
zetta privilegiata diVenezia, n. 1 7,d.e'23
gennaio 1842, che lo colmò d' encomii.
Si apprende dal Giornale di Roma de*
28 luglio 1 858, che la Gazzetta ufficia*
le di Vienna reca una serie di articoli!
sugli archivi di Milano, ne'quali trovasi
in riguardo àgli archivi di Venezia quani
lo appresso. "Mediante i lavori di Ranke^
dell'Hammer, del Cibrario, del Cicogna,
del Mulinelli, del Mas-Latrie , del Ga-
chard e del Brown, gli archivi di Vene-
V EN
ria acquistarono pegli amici tiella scienza
storica una fama che quasi non acquistò
nessun' altra simile collezione. Trovansi
ora nella bella sala da studio di quegli
archivi tutte le nazioni, rappresentate da
uomini, che studiano i%'i ne'car leggi, pro-
tocolli ed aiti dell'antica repubblica la
storia del loro paese. Libri, opere ed ar-
ticoli di giornali tentarono di dare pro-
spetti su quella collezione , che formata
da più di 1,000 singoli archivi, contiene
in ciica 400 tra sale e camere, due mi-
lioni di volumi. Gli autori di quegli scrit-
ti sparsero qualche luce su una piccola
parte della collezione slessa, che fu loro
accessibile. Nessuno di essi è guida sulìl-
ciente in quel labirinto. 1 soli impiegati
sono in grado d' indicare all'indagatore
la via, che dee battere per l'oggetto del
eguale si occupa, ed il fanno con tale vo-
lojiterosità , da rimanere oppresso sotto
il peso l'assai scarso loro numero. Po-
trebbero più facilmente bastare a quel
bello dover loro se la rinomanza di quel-
l'archivio, proclamato da'ìNIurray e da'
Kadecker, non fosse divenuta troppo no-
ia a tutto il modo. L'archivio de' larari
è riguardato in presente, come cosa, ch'è
degna di essere veduta, che ogni viaggia-
tore ritiene dover suo di vedere, perchè
è segnata con un asterisco ne'nianuali di
viaggi. Chi andò alla chiesa de'Frari per
vedere il monumento di Canova, non ha
fare che due passi per andare all'archi-
vio. La circostanza, che , in tutti altri
luoghi, gli archivi, guardati come san-
tuari, non sono accessibili a'profani, è un
motivo di più per visitare quello stabili-
mento, aperto ad ognuno. Ed ivi la cu-
riosità, del pari che la brama di sapere,
rimangono soddisfatte. L'antico chiostro
de' francescani è più vasto del palazzo
Sonbise a Parigi, dove trovansi gli ar-
chivi dell' impero, e cede in ampiezza al
solo locale dell'archivio centrale di Na-
poli nel monastero de' benedettini di s.
Severino. 1 locali, a Venezia, sono ado-
Ijerali uel più opportuno modo. A Lilla,
V E N 147
Carisruhe ec, ne* tempi recenti, furono .
con grande dispendio costruiti edifizi spe-
ciali pegli archivi. Ma que'locali e la di-/
slribuzione di essi non corrispondono a-
gli scopi d'un archivio in modo migliore
che «lel convento di Venezia. Lo stesso
dicasi della custodia, dell'ordine, ec. Inuu
piccolo archivio famigliared'un principe,
che occupi alcune stanze, si potrà trova-
re più eleganza. Si potranno trovare ar-
madi invetriati, buste foderate di velluto
o di raso per ogni singolo documento im-
portante. Ma, io grandi archivi, trattasi
soltanto che gli oggetti che loro appar-
tengono, sieno opportunamente colloca-
ti; ed eziandio in questo riguardo l'ar-
chivio de'Frari sodtlisfa ad ogni esigenza.
Anche il profano lo riconosce alla prima
occhiala; ma ciò, che principalmente l'ap-
paga visitandolo, si è eh' ei può vedere
una quantità di documenti autografi e
suggelli, che quasi da per tutto si sottrag-
gono agli occhi de'curiosi". Abbiamo il
libro intitolato: Scorsa d'un Lombardo
negli archivi di T^cneziadi Cesare Can-
tìi, Milano e Verona stabilimento Civelli
i856. Bellissima ed esatta idea dell'/. R.
archivio Generale di Feiiezia è la se-
gtienleche v\cavoAa\\a Nuovissima Già'
da di Zanotto. Nella sua estensione ab-
braccia l'antico convento de'Frari, la
chiesa soppressa e l'altro cenobio di s. Ni-
colò de'Frari, di cui io questo §, n. 33, e
la vecchia scuola di s. Antonio. La fac-
ciala però che sorge sul Rio Terrà s'in-
nalzò col disegno dell'architetto Loren-
zo Santi, modificato in qualche parte dal
Nobili. L' interno ancora conserva due
chiostri, il i.° eretto, dicesi (però senza
prove), sul modello di A. Palladio, nel
cui centro elevasi una magnifica cisterna
decorala di arco e di sculture , ed il a.**
costruito da J. Sansovino. La vastità di
quest'ampio ricinlo consiste in 2C)8 gran-
di sale e stanze, in cui serbansi in bell'or-
dine disposti e separati in 2,276 archivi
da circa quattordici milioni di volumi,
comprendenti carie che cominciano dal-
i4B VEN
r883 fino al pi-esente. Forse sembreiù
strnordinaiio il dello enorme numero di
volumi, e non verisimile che tulli possano
esser collocati negli scadali, che si esten-
dono a circa piedi lineari 100,000; ma
quando si considera, che i libri sono dop-
pi e posli in profilo, e pieni gli scadali
dall' alto al basso delle sale , cesserà lo
$)ti]pore. Gli archivi sono divisi in 4 l'i*
parli , e ciascun riparto in divisioni , e
queste in archivi propri e in sezioni , e
finalmente le sezioni in classificazioni. Le
cose più degne di rimarco sono: r.° Re-
gistri <lcllaCnncellen'aDiicnle,da\ 1232
al 1 794> pregiatissimi per ogni conto. 2.°
n Archivio della Cancelleria scgrela, i
cui docnnienli sono i più antichi ed i più
|)reziosi. Serbano 1' ordine cronologico.
Molti sono originali; altri copie autenti-
che. Trattano di oggetti politici , diplo-
matici, ecclesiastici, militari e delle cor-
rispondenze cogli stali esteri. Quindi vi
sono i patti di varie città, i privilegi de-
gl'imperatori d' Oriente e d Occidente;
lettere originali d' imperatori, di re, di
principi, di duchi, non che di Papi, car-
dinali, vescovi, maestri d'ordini militari
ec; trattati originali di tregua, di pace,
di commercio, memorie di fatti impor-
tanti ec; relazioni d' ambasciatori e di-
spacci , e quindi autografi di Cromwel,
di Carlo V imperatore, di Massimiliano
11, di Maria Teresa, de' re di Francia
Francesco 1 ed Enrico IV; di Andrea Bo-
ria, di Paolo Sarpi ec; e firraani turchi
miniati e coperti di drappo d'oro e d'ar-
gento. 3." L'Archivio de^ Dieci, che ha
registri comincianli daliSio, ove sono-
vi memorie relative al doge Mario Fa-
lier.a'Cariaresi signori di Padova, al Car-
magnola, ad Agnolo o Angelo Simonetta
cancelliere o segretario di Francesco Sfor-
za, a Jacopo Foscarini e ad altri. Poi in-
venlarii del tesoro e della biblioteca di s.
Antonio di Padova, e dalla sala d' armi
dei palazzo ducale. ^.° I Libri delle Leg-
gi ,%\x\ì.^\a\\ fiuono compilali due volumi,
uno uelitìyB, l'allro nehGby. 5° Car-
VEN
te del s. Uf^zìo. Archivi di monasteri^
conventi, confraternite , scuole pie sop»
presse , istituti di carità e fraglie delle
arti, veramente preziosissimi per la pa-
tria storia e per quella delle belle arti,
essendovi bolle pontifìcie e pergamene
ornale d'eleganti miniature de'XlVeXV
secoli. 6.° /ìeg/i/n degl'incanti delle ga-
lere, molto interessanti per conoscere il
cotnmercio veneto. j.° Finalmente V Ar-
chivio Notarile, ove si conservano molti
testamenti di uomini illustri comincian-
do dal XIV secolo. — La chiesa vasta e
magnifica di s. Maria Gloriosa de'Frari,
è onorata struttura del celebre Nicolò Pi-
sano, che il Moschini descrisse così, solo
io aggiungendovi a correzione alcuna pa-
rola, giacché, ripeto, dal tempo in cui
scrisse egli la sua riputalissima Guidai
questa parie, accaddero vari mulamen-
li. Sopra la porla maggiore la statua
di mezzo fu scolpita dal Vittoria, ed of-
fre il Redentore. Le due laterali sono
contemporanee alla fabbrica del tempio,
e si stimano dello stesso Pisano, scultore
architetto. Nel vano del vólto è alFresco
lodato del vivente prof. Santi la Vergii
ne immacolatamente Concelta. Quivi ha
ad ogni tratto cose degne d'osservazione^
oltre vari insigni deposili; e i.°ne vienq
quello del Pasqualigo a fianco della porta
11 i.° altare magnifico con isculture d
Curi : il gran quadro presso 1' aliare d
s. Antonio, con un miracolo del Santo,
è opera di Francesco Rosa, lodatissima
presso gli scriltori. Dopo l'altare è il ma'
gnifico deposito eretto di recente dalia
sovrana munificenza aTiziano, di cui di
ro in seguito. Nel 2.° altare la tavola delle
Presentazione della B. Vergine con vari
Santi è opera di gran carattere, di molta
dottrina e di forza, di G. del Sai viali. Nel<
l'altare seguente la statua di s. Girolam<
del Vittoria è tale opera, che sembra io
marmo non potersi raggiungere magi
giore diligenza ed espressione. Di lui son(
anche le due figure di stucco, ora n»a
collocate. La tavola dell' ultimo altare
I
V EN
che >egiie col inailirio di s. Caterina, è
com|)Ouin»eiito nlFastellalo e confuso di
Palma il giovine. Quella cassa eli legno
creile il popolo, che abbia la lesta del ge-
neral Carningnola, ad onta che vi sia lo
steiuma de'Turriani. Parlando di quel
soiiiguralo ne! § XIX del doge GT.", no-
terò che fu deposto in questo chiostro,
e poi trasferito a Milano il suo corpo.
Nella parete che forcna la crocerà, vi è
una tavola dipinta nel i^Si da B. Viva-
rini, con Maria Vergine nel inezio e 4
Santi a'hili. La grandiosa e ricca porta
della sagrestia è formata dal monumen-
to di Ijenedetlo Pesaro. La statua del
qual generale è di L. Bregno, e quella
di Marte, di Baccio da Monte Lupo.
INella sagrestia la tavola dell'altare fatta
da Gio.Bellino nel 1 488 in 3 comparti,con
Maria V^ergine, è una delle più insigni di
quell'autore. Nel coro i 4 quadri laterali
sono d'Andrea Vicentino; e la tavola del-
l'altare maggiore con Maria Vergine As-
sunta è bell'opera del ricordato Salviati,
qui posta invece di quella sublime di Ti-
ziano, la quale è all'accademia. L'origi-
nale celeberrimo quadro, esprimente la
Vergine Assunta alla presenza degli Apo-
stoli, corteggiata da numeroso coro d'An-
geli e ricevuta dall' Eterno Padre, ispi-
razione divina di Tiziano Vecellio (mi
pregio possedere una magnifica copia in
minori dimensioni, della celebre Pascoli
: Angeli , eseguita secondo il suo metodo
I che dichiarai nel voi. LUI, p. 3o3 : col
medesimo ed eseguiti dalla stessa valen-
te pillrice, ho pure le stupende copie del
s. Pietro ÌNLutire di Tiziano, e del Servo
liberato du'supplizi da s. Marco di J. Tin-
toretto). Dappoiché la figura della Dei-
para è riconosciuta la più dotta, la più
: celestiale, la più perfetta che possa aver
I mai prodotto l'antica e la moderna [)it-
tura: ascende al cielo da se, non è por-
tata, come rilevai di sopra nel n. i i de-
scrivendo l'accademia ove s'ammira. 11
I quadro fu eseguilo per questa chiesa e
f iuualzato sul maggior altare net iSiS.
V E N I ì'j
Molli anni corsero da che questa tavola
meravigliosa era posta in obblio, mentre
il poco lume che riceveva, e il fumo de'
cerei e quel dell'incenso, fin da principio
l'aveano ottenebrata. Grazie al genio del
Cicognara, auspice il governo, fu tolta dal
luogo e riposta nell' aula magna dell'i, r.
accademia delle belle arti, ove rifulge fra
gli altri capi d'opera della veneta scuola
qual sole fra le stelle minori. E fu sorte
quella d' esser caduta in tanta oscurità,
poiché coll'altre produzioni dell'arti ita-
liane avrebbe pur essa, quale alloro splea-
didissimOjSeguito il carro della vittoria; e
colla Trasfigurazione e colla Comunione
di s. Girolamo, tratti da Roma, là nelle
sale del Louvre avrebbe del paridi quel-
le insigni pitture.più eloquentemente che
non sono le nostre parole, dice il eh. Za-
nolto, fatto rilucerne i pregi. (Ilch. epian-
to mio onorevole amico che fu commend.
Filippo Agricola cattedratico dell'accade-
mia di s. Luca, ispettore delle pitture pub-
bliche di Roma e della galleria Vaticana,
e di rettore dello studio delmusaico,quan-
do gli fu allogato il gran quadro dell' As-
sunzione pel magnifico e risorto Tempio,
Fedi, di s. Paolo, si recò prima a studia-
re il capolavoro di Tiziano; ed il cardinal
Bernetli segretario di stato mi commise
presentare a GregorioXVI il bozzetto per
l'approvazione). A' fianchi dell'altare
maggiore sono due cospicui mausolei, il
grandioso e copioso monumento del doge
Foscari si travagliò da' fratelli Antonio e
Paolo Bregno. Lo stesso Antonio , certa-
mente aiutato da altri scarpelli, condusse
l'opposto deposito del doge Tron, che de-
sta meraviglia per la sua magnificenza e
ricchezza e per alcune parziali bellezze. Il
coro che sta in mezzo a questo tempio,
i' ingombra e toglie molto alla sua gran-
diosità. I lavori di tarsia e sculture io le-
gno, che lo decorano, si condussero nel
i4G8 da Marco di Giampietro di Vi-
cenza. Oltreché sbalordiscono pel mol-
to travaglio, hanno qualche figura di
SI belle forme, la quale sembra vera-
1 5o ■ V E N
mente belliniana j quella coperta esle»
lioie di marmo, di largo siile, è opera
più recente. Lai/ cappella, dopo la mag-
giore, ha una tavola di Bernardino Lici-
nio con la Vergine e Santi, la quale nelle
tinte e nello stile del panneggiamento ri-
corda ilPordeoone, e nella foggia del com-
porre e nel carattere delle figure rammen-
ta Tiziano. Neil' altra cappella è osserva-
bile per buon concepimento e largo stile
il monumento del summenlovato Trevi-
san: nell'elegante altare di legno doralo,
il s. Gio. Battista è scultura del Dona-
tello. Neil' ultima cappella la tavola del-
l'altare, con s. Ambrogio e vari San-
ti, reca un distico, che la dice comin-
ciala da uno de* Vivari'.i, e compiuta
dal Basalti. Il quadro alia destra con
gli eretici Ariani cacciali di Milano da
s. Ambrogio è vigorosa opera del cav.
Contarini: i due quadri all'altra parte,
con s. Ambrogio che caccia Teodosio I, e
8. Carlo nello spedale, sono del Tiziauello,
pronipote di Tiziano Sopra la porla vi-
cina alla cappella è scultura di Jacopo Pa-
dovano l'Angelo che ha in mano un car-
tello colla lode di Federico Cornaro. U-
Stendo dalla porta vicina, è osservabile
.sulla porta laterale il bassorilievo colla B.
Vergine e due Angeli; opera purissima
e delicatissima, e delle migliori di Ve-
nezia. Sono belli eziandio i due meda-
glioni laterali alla stesila porta, colle im-
magini di due assai illustri letterali. Ur-
bano Bolzano e Pierio Valeriane. Ritor-
nando in chiesa si vede nella parete alla
destra una tavola in 3 comparti con s.
Marco nel mezzo , e 4 Santi negli altri
due comparti, di B. Vivarini. Nel monu-
mento Orsini Zen, che vi è presso, fan-
no gara la felicità del pensiero e l' e-
secuzione finissima. Nell'altare che i.°
s* incontra, Tiziano le'isciò un' opera del
suo miglior tempo, ed è la Vergine col
divino suo Figlio, 4 Santi e ritratti di
persone della famiglia Pesaro. La com-
posizione, in apparenza semplice, è frut-
to e studio di molto ingegno ; e que'
YEN
contrasti di colore producono il migliore
effetto, senza peccar di violenza. Sul pilo
dell'acqua santa la statuetla del Battista
è del Sunsovino. La gran mole del vici-
no deposito del doge Pesaro si model-
lò dal Longhena : il cavalier Faldoni vi
gettò in bronzo le due Morti, e i due
draghi che ne sostentano l'urna; e il
Barihel vi fece i due gruppi di figure in
marmo. Il vicino monumento eretto al-
la memoria del sommo Canova, col mo-
dello che questi avea preparato per ono-
rare Tiziano in questo tempio medesi-
mo,è opera di vari valenti artefici. 11 me-
daglione sulla porta, cioè l'effigie di Ca-
nova e le due Fame , è di A. Bosa bas-
sanese ; la statua della Scultura , di B.
Ferrari vicentino; il Genio che lei segue e
il Leone, sono di R. Rinaldi padovano; il
Genio dell'Adria, di G. de Fabris bassa*
nese; le altre due Arti, di L. Zandome»
neghi veronese; e i due Genii che le se-
guono, di J. de Martini veneziano. U la-
voro tutto delle pietre del monumento è
di D. Fadiga veronese, altro esimio nel-
l'arte sua. Il merito dell'iimalzamento di
tanta opera si deve al magnanimo ferra-
rese cav, e conte L. Cicognara. Ecco in«|
tanto la descrizione del monumento ad o-
noie del Fidia Veneto, che celebrai splen-
didamente in tanti arficoli, ed in quest(
nel § Vili, n. 67, e poi alla sua epoca nel"
le indicazioni sloriche della reptdjblica el
della città. Monumento degno del prin-
cipe della scultura e da lui immaginato
pel principe della veneziana pittura, e dij
preferenza coll'opera esimia di veneziani
artisti , e ciò per essere stati pressoché j
tutti allievi della scuola di Canova, e dal '
suo grande e bel cuore amali con tenera
affezione. Or sulla fronte d'una gran pii
ramide vedesi dischiusa una porta di
bronzo, che indica esser quello Tuìgressa
ai sepolcro. Al di sopra due Fame sor-
reggono in alto rilievo i'efligie di Cano-
va, ricinla da un serpe, simbolo dell'im-
mortalità, sotto la quale effigie è scritto
Canova. A destra dell' osservato re le %,
V E N
Arti sorelle monlaiiu i gradi della pira*
niiiie : prima di esse è la Scultura , che
mostra di recare in un' urna il cuore di
Canova, eaccouìpagnala dui proprio Ge-
nio con (iiurluaria face accesa. Seguono la
l'ilturae l'Aicliitellura aggruppale, e ac-
cumpagnate pur esse nel pio uiiìcio da'
Gemi loro. A sinistra sopra il limitar del-
la tomba posa sdraiato il Veneto Leone,
nel modo in cui fu sempre figurato quel-
lo ili s. Marco , esprimendo infinita tri-
stezza, e cui piangendo si addossa il Ge-
nio ispiratore di Canova la cui face è già
spenta. Sul zoccolo della piramide è scol-
pita rpiesla iscrizione : Antonio Catio-
vac ' PiìncìpisSculptoriim AetatisSiuie-
Colles;iiitn Fenctuin Bonis Artihiis Ex-
coLihL- Sodali Maximo - ExConlatio-
UfEuropae JJnivvrsae.-A. MDCCCXXVll.
Giusto è avvertire per altro, che lai mo-
numento (ideato già da Canova per Ti-
ziano, e poi da lui stesso eseguito quale
si vede nella chiesa degli agostiniani in
Vienna per la principessa Maria Cristi-
na) non sortì un elFelto pari a quello del
Canoviano scalpello. II n. 47 del Dia-
rio di Roma del 1827, in data di Vene-
zia 2 giugno, ne narra 1' inaugurazione.
llr.° giugno si è proceduto nella chiesa
di s. Maria Gloriosa de'Frari all' inau-
gurazione del monumento innalzato al-
la memoria del celebre scultore Antonio
Canova per concorso universale può dir-
ei di tutta l'Europa che vi ha contribui-
to con ampie largizioni. La funzione fu
splendida per la bellezza della musica
sagra a tal oggetto composta dal chia-
rissimo ab. Marsand (d, Anselmo ex-ca-
inaldolese di s. Michele di Murano), ese-
guita con precisione, e dal pubblico gra-
dita ed encomiala. L' affluenza di tulli
gli ordini di persone fu quale poteva pre-
sagirsi in lai circostanza; e benché non
fossero particolarmente invitale a que-
sta pia ceremonia le prime gerarchie e
più rispettabili, per essersi falla privata-
mente e per sola deliberazione del cor-
po accademico di belle arti, che promos-
VEN i5i
se r innalzamento del mausoleo, nondi-
meno riusci decoroso e edificanle il ve-
dere come tutte le più qualificate perso-
ne d' ogni supremo ordine civile e mili-
tare , non meno che tutta la più cospi-
cua nobiltà, lutti gli stranieri che allual-
tuenle abitavano Venezia in gran nume-
ro, e i più insigtii letterati tanto veneti,
quanto delle vicine città, accorsero nu-
merosi a celebrare l'alto col loro inter-
vento, tanto più onorevole pel famige-
rato defunto, quanto che pienamente
spontaneo. Fu per lai.' volta veduto al-
la sua conveniente distanza il monumen-
to , che fin allora chiuso ne' ripari da'
quali era coperto, non poteva godersi che
partilamente; e l' iusieme maestoso ed
imponente destò tutta quell'ammirazio-
ne che l'inventore stesso Antonio Cano-
va di Possagno , avrebbe oltenuta se il
modello di quest'opera, da lui immagi-
nata fino dal 1797 per la gloria del Ca-
dore, Tiziano Veceliio, avesse potuto lui
vivente eseguirsi. In questa (uemorabile
circostanza, venne iaipre>sa l'elegante sto-
rica esposizione di ipauto riguardava la
grand'opera, senza dubbio una delle più
cospicue nel suo genere, colla quale con
singolare e mirabile concorde esecnpio di
uiaguanimilà, tutti i potentati d'Europa
onorarono le modeste virtù del nobilis-
simo animo e il valoroso ingegno d' un
eminente artista, a ciò pur condotti dal
benignamente praticato dall' imperatore
Francesco I, che peli. "appose il suo no-
me con larga offerta alla colletta per tan-
to argomento aperta presso la commissio-
ne della veneta accademia insigne di bel-
le arti. Si trovò presente all'augusta fun-
zione mg/ Gio. Battista Sartori Cauova
vescovo di Mindo, che per la commozio-
ne da cui sarebbe slato agitato il suo cuo-
re fraterno in tale circostanza, non pon-
tificò la messa, riserbandosi farlo nella
consagrazione del tempio di Possagno (vi
celebrò il i ." sagrifizio a' i 7 aprile 1 83o),
che ormai era presso al suo fine, mentre
già ad iucrcuiento ciei suo splendore e per
i52 V E N
vie[)()iìi onorare 1' estinto germano, uvea
allogato a'perilissiiui veneti scollori Fer-
rari, la fosioue in bi onzo del gruppo del-
la Pietà, ultima delle classiche opere di
Canova, per collocarsi nella sua origina-
lità nel tempie» slesso al punto di sua san-
lilicazione. (Meraviglioso gruppo esegui-
to poi egregiamente in marmo pel nuovo
magni(k;o tempio di Terracìna, da uno
^,\c suoi più degy^i ed esimii discepoli , il
rnio nobileamico cav. Cincinnato Baruz-
zi, professore dell'accademia delle belle
arti di Bologna. Sulla fusione in bronzo
di tal gruppo, con amor sommo e con
uno slancio caldissimo dell' animo mo-
dellato negli ultimi anni da Canova , e-
seguita in Venezia dal eh. scultore Bar-
tolomeo Ferrari, si può vedere la lette-
ra di Cicognara a Missirini de' io giugno
i83o, riprodotta dal Mulinelli a p. 4o3
de' suoi Jniiali delle Provincie t^ene-
te). Al Oìausoleo di Cauova è vicino
l'altare del Crocefisso scolpito dal Le
Cult, e ricco di marmi orientali. Le
Fabbriche di Fenezia contengono le
tavole de'moaumeoti di Melchiorre Tie-
visan generale della repubblica, e di Be-
nedetto Pesaro, illustrati dal Cicogna-
ra; e quella del monumento de' coniu-
gi Genei'osa Orsini e Malllo Zen, illu-
strato dal Diedo. Mi gode 1' animo di
potervi aggiungere quello grandioso di
Tiziano, a seconda del riferito dal Gior-
nale di Roma deliSSa, co' n. 92, 120,
188 e 194, ossia riproduzione di articoli
pubblicati in Venezia. L'imperiale muni-
ficenza provvide che il sommo de'piltori
veneziani, dopo circa 3 secoli d'immeri-
tata obblivione avesse l'onored'una loin-
ba meglio adequala a' portenti del suo
pennello, e più di riscontrnrea quella del-
l'iuMiioital Canova. L'imperatore Ferdi-
nando I nell' epoca che si cinse la fronte
dell'Italica Corona di ferro, decretò un
culos.sale monumento in Venezia alla me-
moria del gran Tiziano, comiriellendone
il lavoro all'esìmio prof Luigi Zandome-
iicglii. Il luogo prescelto fu l'insigne chic-
V E N
sa di s. Maria Gloriosa, nel luogo appun-
to dove giacevano le sue ceneri coperte da
uniil pietra e pressoché dimenticate. Il
monumento costò mezzo milione di lire.
Mentre si compiva il lavoro, fu contem-
plato minutamente dall'arciduchessa So-
fia madie del regnante imperatore, cogli
altri due suoi figli gli arciduchi P'erdi-
naiulo Massimiliano, e Carlo Lodovico;
notando la diligenza suprema e 1' amore
cui l'avea modellato I encomiato sculto-
re, e dal figlio di lui E^ielro, caldissimo
emulo delle glorie paterne, tradotto in
marmo. Terminato il monumento ma-
gnifico pel principe della veneziana pit-
tura, riuscito il lavoro degno in ciascuna
sua [)arte: Del grande alla cui fama e
angusto il mondo, e de' potenti scetlrati
che ne fecero dono a Venezia; si scelse il
17 agosto 1 852, vigilia dell'anniversario
nataliziodel regnante imperatore France-
sco Giuse[)pe], per l'inaugurazione, nella
stessa chiesa de'Frari, ricco deposito in cui
sì conserva la meraviglia di tanti portenti
d'arte. Ivi sì avvicendarono ì più nobili
alFctti, e la religione li santificò. Le som-
me autorità civili e militari, rappresen-
tanti i monarchi dell'Austria, la cui mu •
nificenza innalzò la mole trionfale; il mu-
nicipio e r immeuso concorso de'-ciltadi-
ni, che esultavano allo spettacolo di due
glorie veneziane, eternate in que'inarmi
sotto gli auspicìì ed all' ombra del trono
imperiale, proteggìtore dell'arti e de'suoi
cultori; il venerando aspetto del patriar-
ca mg."^ Multi, che di mezzo alla parte più
eletta del clero, vie maggiormente cresce-
va la pompa solenne del rito, e che nato
a sentire e trasfondere coll'eloquenza del-
la sagra parola le fiamme più arcane del
bello, vi recava in tributo il tacito omag-
gio del [)roprio inlervenlo; la voce infine
dell' esimio oratore (d. Antonio Tessaiin
tuttora parroco della stessa chiesa, onde
abl)iamo V Orazione inaugurale pel ino-
ninnento a Tiziano P'ccellio eretto nel-
la chiesa di s. Maria de'Frari in Vene-
zia, recitata 1/17 agosto i852 dal par*
VEN
roco diexsn chiesa. La -J." edizione s'im-
presse pure io Venezia, dalla tipogra-
fìa Marlinengo nel 1857), il quale, ac-
ceiinnte le ragioni e il merito della festa,
segnalò la creatrice potenza dell'ingegno
italiano, e con vivezza di gratitudine ri-
feri vane a'Cesari il largo favore che le ac-
cordavano seinpree le accordano: tutto in-
somma in s. Maria Gloriosa spirava un
ricambio di sensi tra il potere ufficiale,
rimuneratore generoso dell'arte e di chi
sa modellarne gl'incanti, ed il potere su-
bordinato, riconoscente alla patria virtù
del pensiero che crea, come, all'azione
magnanima del sovrano che premia. La
religiosa Venezia, davanti il mausoleo di
Tiziano, benediceva all'eccelso di lui Me-
cenate, l'imperatore Carlo V^, e salutava
nel nome di Ferdinando 1 e Francesco
Giuseppe I gli augusti , i quali innalza-
rono al prediletto dall'avo loro «m mo-
numento de'più grandiosi, che nel doppio
riguardo delle sue proporzioni e dell'ec-
cellenza, colla quale è condotto, il mon-
do cristiano erigesse ad onorare le cene-
ri di preclari defunti. Sulla porta mag-
giore d'ingresso al tempio leggevasi l'i-
scrizione riprodotta dal Giornale.'* iVel-
la doppia solennità di lai giorno, anziché
farci interpreti dell' animata espressione
de'marmi, il cui senso perennemente ri-
levasi a chi li contempla, ed ha cuore ca-
pace d' intenderne il muto linguaggio,
ci giova afferrare e ridire a'iontani le ga-
gliarde impressioni, la fuggevole estasi,
onde furon compresi gli astanti, nell'atto
che, rimosse le tele, s'affacciò a'Ioro sguar-
di la mole superba di mezzo alla qua-
le campeggia e rivive Tiziano. Ineffabile
scena 1 Quasi elettrica scossa, alla vista
diquel monumento, universale, involon-
taria, istantanea fu in tutti la meraviglia
che il nuovo prodigio in ciascuno operava
per se, che da ciascuno si rifletteva negli
altri e riconcentra vasi poi, avvigorita dal
rapimento di tutti, piìi poderosa e vee-
mente in ciascuno. Un' ebbrezza d'am-
uiiraziuue,uu entusiasmo di patrio orijo-
VEN i53
gllo, un impeto di riconoscenza verso i
sovrani, che a sì meritevoli artefici con-
fidavano il magistero dell' arduo assun-
to : la venustà, l'eleganza, la vita, che
dalle scidte immagini traspiravano ; le
sante inspirazioni dell'immortale pennel-
lo,che queste significavano ; le onorificen-
ze cesaree, profuse al Vecellio, e stupen-
damente simboleggiatevi; i mìlitariori-
calchi, che facevano intanto echeggiare
per l'aria l'inno dell'Impero; le autorità
militari, civili, ecclesiastiche, assorte in
eloquente silenzio a contemplare la possa
dell'arte italiana : lutto era quivi una
gara di sentimenti e d'affetti, una scam-
bievolezza d'amore, di gioia, di riveren-
za, d'ossequio: era un popolo tutto, una
intera città, che in que'simulacri parlan-
ti si comj)iaceva di sè,esi sentiva piùgran-
de sotto l egida invitta de' suoi Monar-
chi magnanimi. Pieno la lingua e il pet-
to di quest'idee, il sagro oratore propose
a soggetto del suo discorso 1' iscrizione
del monumento: T/'^wrao Ferdinandus I.
Con sublime facondia,abbondauza d'eru-
dizione, peregrinità di concetti, forbitezza
di dicitura, vaghezza e splendore d'im-
magini, favellò di Tiziano, della 2.' sua
patria, e fatta ragione de'tempi d'allora,
scolpò la materna città dell' iniqua tac-
cia, onde l'accagionavano perch'ella non
erigesse al suo grande concittadino un
degno sepolcro. Era forse, diss'egli, di-
sposizione della Provvidenza che i titoli
amplissimi, le dignità palatine, conferite
al Vecellio dall'imperatore Carlo V, ri-
cevessero poi augumentoe suggello dagli
augusti nepoti. La gloria di Ferdinando I,
che decretava a Tiziano il triofal mau-
soleo, die' impulso a un felice trapasso
dell' oratore, digredito a discorrere il
vanto di F^rancesco Giuseppe J, che in
termine men propizio di tempi, ne volle
affrettala e compiuta l'esecuzione. Tuo-
nò dal pergamo infuocale parole di gra-
titudine ed osservanza al giovine Sire, cui
dee Venezia l' immunità riconcessa al
suo porto, la sicurezza e il dilatameutq
i54 V E N
de'suoi commerci e della sua industria, la
protezione elìlcace all'arti e agli artisti,
iiisoinuia, ogni prosperità e floridezza
che uiiicaiueuteè sperabile dalla fedeltà e
divozione al suo grande beneftillore,alsuo
polente ed augusto Monarca". Non rispar-
miò il municipio sollecitudine per ade-
guare la festa all'eminenza del suo dop-
pio motivo: l'apoteosi del sommo pi ttore
e l'omaggio a due Cesari, che la volle-
ro elFigiata nel marmo. Il monu(nento
dalla sua base alla somcnilà è allo da
terra ben 1 5 metri, da non temere il con-
fronto per l'ajtezza della gran piramide
eretta alla memoria di Canova, che le
jorge incontro. E' tutto di marmo di
Carrara, della più perfetta qualità, e non
di semplici sottili strati rivestito, ma con
grosse la»)tre quale si pratica in pochi altri
la vori di questo genere. Sopra una gradi •
naia sorge un zoccolo, sul quale si po-
sano le grandi colonne di stile lombar-
do, ornatissime di fogliami e di Ono
intaglio. Su due del centro si volge un
arco, a guisa di tabernacolo o nicchia,
figurante il Tempio dell'immortalità,
e sotto il quale è seduta la persona di
Tiziano, di forme colossali, sollevante
colla destra il velo alla natura, e posan-
te la manca sul libro dell'arte, rappresen-
tata da due ligure allegoriche di minori
dimensioni. Fanno parete dietro a lui, e
fra' due intercolunnii laterali 3 bassiri-
lievi, in che sono ralfigurate le 3 maggio-
ri opere di quel divino, l'Assunta cioè,
S.Pietro Martire, ed il s. Lorenzo. Più in
alto, e al disopra delle cornici, stanno
scolpite lai. "e l'ultima delle sue opere, la
Visitazione di s. Elisabetta e la Deposi-
zione della Croce. Quattro bellissime sta-
tue rappresentano T Arti, stanno a' lati
del gran maestro la Pittura e l'Incisio-
ne, la Scultura e l'Architettura alquanto
più discoste, le quali con belle movenze,
sembrano venir a far corona al Vecellio.
All' estremità poi della base si vedono
due grandi statue atteggiate gravemente,
econiloroattributiji Secoli XVI eXIX.il
YEN
i.'portando queste parole: E/ues et Co-
mes Tiliauus Sii, per alludere all' aver
Carlo V ascritto Tiziano ancor vivo alla
nobiltà equestre. L' altro Secolo colla
scritta: Titiano MoiuunentuinEreclum
Sit, per avergli eretto Ferdinando I o-
norevole monumento. Nel bel mezzo in-
fine del zoccolo istesso due Genii in at-
to di volare sostengono una corona d'al-
loro e di olivo conlesta, nel centro della
qu.ile sta scritto a lettere d'oro: Ti-
tiano Ferdiiiiinilas I. mdccclit. Al som-
mo del monumento ed a ricoprirlo que-
sto sotto le sue grandi ali, sorge il Leone di
s. Marco, in grandiose proporzioni, por-
tante lo scudo con l'Aquila imperiale ed
il nome Ferd. Priinus. Quest'opera in-
signe de' professori padre e figlio Zan-
domeueghi, per giudizio di som(ni ar-
tisti, Ira cui dir si può inappellabile quel-
lo di Hayez, è condotta con tale finez-
za d' accorgimento e purità di spinto
classico, quanto a invenzione , eccellen-
za di gusto, perizia e magistero incom-
parabili d'arte, quanto ad esecuzione, da
grandemente onorarsene la storia con-
temporanea della scultura. In qual rive-
renza fosse il Vecellio presso lutti i so-
vrani e potentati d' Europa , singolar-
mente dell'imperatore Carlo V,lo si de-
duce dall' atto, onde questo monarca ,
sopra i cui stati non tramontava il sole,
degnavasi di raccogliere il suo pennello,
caduto di mano al prediletto suo ritrat-
tista, e con quelle lusinghiere e onori-
ficentissime parole che riportai nel voi.
LXXXVllI, p. 20 4, Finalmente trovo
a p. 568 A^W Osservatore Romano del
1 852, con data di Venezia. S'immaginò
di coniare una medaglia in onore de'pro-
fessori Zundomeneghi, col ritratto del
famoso pittore. Tre di queste meda-
glie furono in oro, e destinate una per
l'imperatore Ferdinando I, l'altra per
r imperatore regnante Francesco Giu-
seppe l, la 3.'^ pel prof Pietro Zando-
meneghi figlio, perchè il padre suo Lui-
gi mancò di vita durante il lavoro della
VEW YEN i55
bell'opera. Se ne coniarono pme una doz- Eravi pnje un ampio collegio, diletto dai
ziua in argento e 1' alti e in Ijjonzo.» Si soniaschi, e denominalo 1' accademia dei
traila d'onorare un nostro concilladino nobili, ove si educavano a pubbliche spe-
clie pose in opera oyni cura per innalzare se in buon ninnerò veneti gentiluomini,
ad un sonioio tra'veneli, splendido e ini- Si vedevano pine due nobilissinii palazzi
perilui o monumento. Le glorie patrie de- ealtri buoni ediiizi, ma divenuti quasi tul-
vono tornare a lutti carissiu»e, ed i ve- li in cattivo stalo, essendo decaduta la
neziani die vanno ricebi di tante, non de- floridezza di quest'isola; la quale conser-
vono trascurare l'occasioni che loro si va però bei giardini eoi taglie fertilissime
porgono per onorare gl'ingegni cb'ebbe- a comodo e delizia degli abitanti di Ve-
ro vita in (|uesle lagune ". nezia, particolarmente nella stagione esti-
22. Benedetliiie de ss. Biagio e Cu- va. Fu quivi da diversi anni eretta' una
/rtWo, nell'isola della GiudeccaoZuecca. casa di forza nel monastero di s. Croce.
Questa è un' isola bislunga, intersecata Gli abitanti si occupano per lo più ne' la-
da vari canali, o piulloslo 6 isoletle con- vori di corde, cuoio, cera, ec. ; e molti at-
giunle insieme col mezzo di ponti, che tendono alla navigazione e alla pesca, e
steiidesi per lungo a mezzodì, ed a poclns- sono ottin»i marinari. Merita menzione
sima disianza dalla città di Venezia, e lo stabilimento Baroni ad uso di conciato-
quasi gareggiando in lunghezza, si prò- io di pellami, già dichiarala fabbrica na-
lunga purallelamenle ad essa, incurvau- zionale e per cui il proprietario nel iSaS
dosi però alquanto nei mezzo, da occiden- ottenne il premio della medaglia d'oro,
le a levante, e termina vicino all'altra potendosi asserire positiviimente, essere
isola di S.Giorgio Maggiore, formando lo stabilimento il più vasto e dovizioso di
così un canale molto esleso, che chiamasi quanti del suo genere esistono nel regno
volgarmente Canale della Zìiecca, ha Lombardo- Veneto. Vuoisi chea questa
fabbrica più osservabile di (juesl' isola é isola derivato sìa il nome da' giudei che
il cospicuo tempio del Redentore de'cap- un tempo, o pe'primi, vi abitassero (pian -
pucciui. La parrocchia di tutta 1' isola è do s' introdussero in Venezia, secondo il
compresa nel numero di cjuelle di Vene- Sansovino; il che però vieneda molti ne-
zia, come notai nel §V1 II, n. 70 delle par- gaio, e recisamente dal Moschini, ilqua-
rocchie, poiché l'isola delia Giudecca, le opina derivare il suo nome forse da
benché disgiunta dalla città, ne fu sempre un borgo di Costantinopoli, non mai dai
riputala una frazione apparteiienle al se- giudei che non vi ebbero soggiorno. E
stiere di Dorsoduro. La chiesa parrocchia- certo che ne' più remoli tempi fu detta
le fu anticamente, e lo è anche adesso, Spina Longa^ a cagione appunto della
quella dedicala alle ss. Eufemia, Doro- prolungata sua figura, quantunque pri-
tea e Tecla, di cui e deli' isola riparlai nel ma del secolo XI V non si estendesse lau-
ricordalo § Vlll,u. 70. Vi é il conserva- lo in larghezza, perchè quel tratto dei-
Iorio delle Zitelle con bella chiesa. Conte- l'isola che riguarda la laguna, sino al
neva quest' isola fino al 1806 altre cine- principio di tal secolo era tulio paludo-
se, ed altri conventi e monasteri, ma più so, e sollanlo nel 1828 fu dal governo
non esistono, coiness. Cosma e Damiano, diviso in frazioni e conceduto a diversi
bella chiesa e monastero di damejs. Cro- cittadini, a condizione che a loro proprie
ce, monastero delle benedettine ; s. Eia- spese ne alzassero e consolidassero il ter-
gio, in argomento ; s. Giacomo, chic- reno, e vi fabbricassero case e niagazzi-
sa de' camaldolesi ; e s. Angelo, de' car- ni, de' quali ultimi anche al presente l'i-
nielilani : tutte fabbriche adorne di buo- sola é molto ben fornita. Tutti i luo-
ne pitture e circondiile da fertili ortaglie, ghi in cui ragionai di quest'isola, gli ho
i56 VEN
riconlali nel § XV! Il, n. -2. In quest'isola
dunque furono creili la chiesa ed il mo-
nastero de' ss. vescovi Biagio di Sebaste
martire, e Cataldo di Taranto confesso-
re, dalia sua unica fondatrice e madre
la b. Giuliana, nata ne! castello di s. Sal-
vatore da Tolberto conte di Collalto e
di s. Salvatore, e da Giovanna de' conti
di s. Angelo nel i i86. Dando essa sino
dall' infanzia non oscuri presagi di virtù
e santità, di io anni entrò nel monaste-
ro delle benedettine del monte di Sala-
rola presso l' illustre castello d' Este, ed
ivi ne professò l'istituto. Per le guerre
nel 1222 la badessa b. Beatrice si ritirò
in Geinola con io religiose, insieme a
Giuliana, alla quale ivi apparse s. Biagio,
cIk! le prescrisse di recarsi a Venezia, e
nell'estremo confine dell" isola di Spina
Longa istituirvi un monastero solto la
sua invocazione, ponendole in dito uu
anello a contrassegno di sua futura di-
gnilà. Nel luogo indicato dal santo era-
no già slate, nella fine del secolo X dalle
nobili fauìiglie Capovana, Pianiga e A-
f^nusdei, fabbricate col titolo di s. Bia-
gio chiesa e casa o ospedale, per acco-
s;I'\ervi i pellegrini diretti a Terra Santa.
La chiesa fu consagrata nel i 188 con in-
ilidgenze concesse da Marco Nicola ve-
scovo di Castello, ad istanza di Filippo
prete e ili altri, che nell' ospedale gior-
no e notte servivano al Signore. Altre
indulgenze accordò il patriarca di Grado
Giovanni Signolo, il quale ordinò che
si ponesse marmorea memoria della se-
guita consagrazione; e siccome nel mar-
mo erano scolpite alcune colombe, ne
derivò la popolaretradizione, che ivi an-
ticamente abitassero i frati della Colom-
l>ii)a. Giunta la b. Giuliana in Venezia,
ottenne in dono dal senato il già abban-
donato ospizio per ridursi a monastero,
per essere apparso s. Biagio anche ai
procuratori di s. Marco, com'è fama,
onde avvisarli a contribuirvi. Divulgata-
si per la città la prodigiosa fondazione,
multe pobili vergini vollero vestir l'abito
VEN
beneiloltlno sotto si santa badessa, la
quale per couilurlealla perfezione die'Ioro
esempi delle più sublimi virtù, Dio ope-
rando miracoli a sua intercessione, finché
volò al cielo nel 1262. Il Corner colia
descrizione della beata sua vita, olire la
sua effigie sia vivente, che giacente morta
neir urna deposta sopra il suo altare, ve-
nerata per beata ; il cui cullo riconobbe
e meglio stabili Benedetto XIV. L'auste-
ra osservanza della regola dis. Benedetto
così mirabilmente piantata, col decorrere
de* secoli non poco si rilassò. Laonde il
patriarca Contarini con autorità di Leo-
ne X, nel i5i9 v' introdusse la riforma
dividendo le monache in osservanti e in
conventuali, alle prime essendosi data la
proprietà del monastero, e poi da A.Uobel-
lo Averolo vescovo di Pola e nunzio apo-
stolico in Venezia, nel i520 ammesse al
godimento di tutte le prerogative ed e-
senzioni dal monastero d^ Ognissanti, da
dove erasi introdottala riforraatrice Ci-
priana Landò. Rovinando la chiesa, ne'
primi del secolo decorso fu rifabbricata
da' fondamenti in ornatissima maniera e
con nobili altari di marmo, uno de' qua-
li dedicato alla b. Giuliana col suo sa-
gro Corpo (ora trasportato nella sud-
detta chiesa di s. Eufemia) : negli altri
furono disposte ss. Reliquie, fra le qua-
li del s. Titolare e il corpo di s. Gerva-
sio martire tratto da' cimiteri di Roma.
Sino alla comune soppressione, o diluvio
politico generale, come l'appellò il gran
cardinale Consalvi, durò il monastero e
la chiesa, il primo oggidì io gran parte
diroccato e distrutto.
2 3. Francescane di s. Damiano in
isola di s. Chiara. Quest'isola di s. Chia-
ra, essendo congiunta alla città mediante
un ponte di legrm, qui ne parlo in vece del
§ XVIII dell'isole, soltanto in esso accen-
nando nel n, 24, in questo numero ragio-
narne. Nel 1236 Giovanni Badoaro ia-
siemealle cugine Maria e Lavinia, nel se-
stieredi s. Croce donarono un ampio spa-
zio di teneno paludoso, per fondare uu
VEN
monastero di francescane, delle dell'or-
dine di s. Damiano dall'omonima chie-
sa «I' Asisi, presso la qnale s. Francesco
fondò le Clarisse colla sua regola, cullo-
ctindovi le conciltadine s. Chiara colla
sorella b. Agnese. Non ^ cerio che que-
sta b. Agnese si recasse in Venezia a co-
stituirvi la I." badessa Auria. Vnolsi pu-
re che propriamente fondatrice del mo-
nastero fosse Costanza Calbo, le cui figlie
Maria e Gabriela monache di s. Marco
iieir isola d'Ainmìano, poi distrutta, pas-
sarono in quest' istituto, in principio fu
intitolala la chiesa s. Maria-Madre del
Signore, indi col decorrere degli anni,
in venerazione dell' islitutrice dell' ordi-
ne, col monastero anche la chiesa fu co-
munemente delta di s. Chiara. Grego-
rio IX ne prese la protezione nel laSS,
enei ìi^ì le concesse di potersi fare
assistere da un frate minore. Innocenzo
IV nel 1247 ricevè sotto la protezione
sua e di s. Pietro la badessa e suore di s.
Mariadi Zirada, così pure delle dal luo-
go, che dal girar del canale da'veneziani
dicesi di Zira, quindi Z/V-tìt(^/<z ; confer-
mando l'esenzione concessa nel isSGdal
vescovo di Castello Pino col consenso del
capitolo, col solo censo al vescovo d' una
libbra di cera nella festa di s. Pieli'o, ed al-
tra ne impose il Papa a favore dei succes-
sori. Alle monache diresse vantaggiose
bolle anche Alessandro IV, GiovanniXXI
e Martino IV. Il loro fervore ralfredda-
tosi, ne inlraprese la riforma il patriarca
Conlarini, dividendo le religiose in con-
ventuali, e osservanti a cui concesse per
badessa Domitilla Badoer esemplarissima
monaca di s. Croce, che vi fece rifiorire
l'antica osservanza. Favorirono la rifor-
ma Clemente VII nel 1529 e Paolo ili
nel 1 535, il quale poi nel i 546 commise
al suo nimzio in Venezia Giovanni della
Casa arcivescovo di Benevento, di scio-
gliere i nìonasleri di s. Chiara dalla sog-
gezione de' superiori dell' ordine, e di ri-
ceverli sotto il governo e amministrazio-
ne di lui e nunzi successori : lutluvolla i
VEN ÌJ7
inonasteri di s. Chiara, di s. Croce, del s.
Sepolcro, di s. Maria Maggiore e di s.
Maria de'Miracoli perseverarono sotto la
direzione de' minori osservanti, finché
Clemente Vili nel i594 li sottopose al-
la giurisdizione del patriarca. Nel i565
le conventuali abbracciarono la riforniii.
Per l'incendio del i574 bruciala la chie-
sa e la maggior parte del monastero, l.i
carità de' fedeli a tutto riparò, e la rin-
novata chiesa a' 27 aprile 1620 consa-
grò il patriarca Tiepolo. Venerabile fu il
sagro tesoro di questa chiesa, possedendo
un ss. Chiodo che trafisse sulla Croce i
piedi del Redentore; ora custodito e ve-
nerato nella chiesa di s. Panlaleone. Il
Corner riporta la sua figura e quella d'ui»
anello dati in persona al monastero per
custodirli, da s. Luigi IX re di Francia
in abito da pellegrino incognito, secondo
la relazione d'una badessa che riprodus-
se. Nel monastero restarono le francesca-
ne sino alla soppressione neli8o5, e po-
scia fu ridotto a ospedale militare, conte
lo è al presente.
24. Cistcrciensi monache di s. Maria
della Ccleslia. Reniero Zen, poi doge,
recatosi nel i236 qual podestà a Pia-
cenza, avendovi anjmiralo il monastero
dell' austere cistcrciensi, tornato a Vene-
zia diede opera per introdurvele, aven-
done ollenute le debile facoltà da' mo-
naci cislerciensi di quel cenobio della Co-
lomba che lo dirigevano, e dalla bades-
sa 12 scelte suore. Erello nel sestiere di
di Castello il monastero nel 1237, su-
bito Gregorio IX lo pose sotto la prote-
zione della s. Sede, chiamandolo nel di-
ploma s. Maria de Cacleslilnis 0 Code-
stibus\ perchè la chiesa fu intitolala s.
Maria Assunta in cielo, poi per corru-
zione s. Maria della Ccleslia, ond'è favo-
la che l'aggiunto ottenesse dal nome del-
la suai." badessa. Pare che vi preesisles-
se una piccola chiesuola. Rinnovarono e
ampliarono l'esenzioni Innocenzo IV nel
1247 e Alessandro IV nel i255. Con-
cessero indulgenze a'fedeli pel progredì-
1 58 V E N YEN
mento flella fil)hricn della cMesa nel pa ecclcsiaslica e replicnti miracoli il col-
1261 [Jiiico arcivescovo (li Salisburgo e locamenlo della ss. Iiunuigine, e poscia
Tommaso vescovo di Squillane giunti in a' 1 G aprile 161 i la cousagrò il palriar-
Venezia, il che fece pure Ugone vesco- ca Vendramiu a Dio, sotto il titolo di
vo (li Ijellemme nel 1287. Reso illustre Maria Vergine Assunta al cielo, e de'ss.
il sagro luogo [ter la pietà delle religio- Lenedetto e Bernardo abbati. In essa si
se e pe'ragguardevoli privilegi consegui- conservavano, una ss. Spina che con gran-
ii, accpjislò nuovo splendore per la lun- de apparalo si esponeva il venerdì san-
gi dimora die vi fece il b. Giordano to, delle relirpiie de' ss. Lorenzo Levita
Forzale abbate di s. Benedettodi Pado- v. Stefano protomartire, io teste delle
■va, fuggendo il furore d'Ezzelino III da Compagne di s. Orsola, molle ossa de'
Romano, il cui corpo fu poi portato da ss. iNLirliri crocefiiìsi in Armenia sul mon.
questa chiesa in quella del suo menaste- te Ararat, il corpo di s. Caloandro mar-
10. Ad onta delle pontifìcie esenzioni, le tire con altre ss. Reliquie delle romane
monache continuarono a farsi dirigere catacombe. Frattanto continuando le ci-
da' cistcrciensi della Colomba, ma ag- sterciensi sotto la direzione degli abbati
gravate dall'esigenze dell'abbate Jacopo piacentini, non bastò la loro cura e vi-
e anche interdette, ricorsero a Clemente gilanza a impedire il discapito dell' os-
VI, ed il successore Urbano V nel i36g servauza regolare e della corruttela co-
regolò le visite degli abbati. Terminala uiinciata nel grande scisma d'occidente j
la sontuosa chiesa, per suo maggior de- però accorse Eugenio IV a provvedervi,
coro vi fu collocata una divota immagi- con salutare riforma e con successo Io-
ne della B. Vergine proveniente dall'o- devole. Nel principio del secolo XVI il
lientej e resa celebre pe' prodigi opera- Papa esentò le monache dalla soggezio-
ti ; come lo attesta un diploma del car- ne de' superiori cisterciensi, e le sotlo-
dinal Nicolò Misqinno Caracciolo legato mise al governo de' patriarchi veneti,
apostolico alla repubblica veneta d'Orba- Ma anch' esse terminarono colla sopres-
no VI, nel concedeie spirituale remissione sione delle regolari corporazioni nel 1 810,
delle [iene de'peccatia'fedelijche negli sta- dopo avere nel 1806 ricevuto nel mo-
biliti giorni visitassero la chiesa in cui la «asterò le monache di s. Maflio di Ma-
ss.Immagine risplendeva per miracoli. Il "zorbo e di s. Daniele già soppresse col-
Corner narra la storia di sua traslazio- 1' altro precedente decreto nel i 806.
ne prodigiosa. Il suo culto si accrebbe Chiusa anche la chiesa, già sepolcro del
nel iS6c) pel vicino incendio dell'arse- doge Celsi e di altri illustri, fu data al
naie, che per lo scoppio della polvere a' propinquo arsenale e convertita in altri
I 3 settembre abbattè il monastero e di- usi. Altre abbondanti notizie si potino
rocco la chiesa, imperocché dopo 5 gior- leggere nel cav. Cicogna,
ni fu trovata accesa fra le rovine la laui- no.AgostiaianeeDencdelliae delle ss.
pada che soleva ardere innanzi al vene- Anna e Caterina, e poi di s. Stefano
rabile simulacro. Le monache si ritira- protomartire. Gli eremitani di s. Ago-
rono nel monastero di s. Jacopo della stiuo della congregazione Britlina isti-
Giudecca de' serviti, e vi dimorarono 5 tuita nella diocesi di Fano fiorendo, vol-
niuii, fino alla rifabbiica del monastero, lero fondare anche un convento in Ve-
nel quale tornarono nel l5']/\. solenne- nezia, onde il priore generale fr. Andrea,
niente. Da' fondamenti riedificala pure a ciò deputò l'esemplare fr. Giacomo da
la chiesa,con magnifico modello delloSca- Fano. Recatosi questo in Venezia, nel
mozzi poco diverso dal Pantheon di Ro- 12 p nel sestiere di Castello, non lungi
Dia^ a'27 maggio i6o6 seguì con poni' dalla catlediaie, acquistò im sullicieule
1
V E N
spazio ili terreno vacuo, e col permpsso
tlel vescovo Pino vi fabbricò un conven-
to e la chiesii sotto il titolo (Ielle ss. An-
na e Caterina. La condotta degli agosl i-
niaiii si meritò l'araoie universale, e nel
1284 ottennero dall'erario, per decreto
del maggior consiglio, quelle limosine e
indulti già concessi a' domenicani e a'
francescani. Ma come la posizione del
luogo, situato nell'estremo angolo del-
la città, rendeva difììcile a'buoni religiosi
resercÌ7Ìo del zelo loro per l'aiuto de'
|iiossimi, così avendo trovato .sito più
opportuno nella parrocchia di s. Stefa-
no o meglio di s. Angelo (ambedue no-
minandosi nelle Notizie), posta nel se-
stiere di s. Marco, determinarono d'alie-
nare il convento con facoltà del vescovo
di Castello Bartolomeo 11 Quirini,a con-
dizione che la faniiglia religiosa nctpii-
lente restasse soggetta a' vescovi Castel-
lani. Riservandomi di parlar poi del con
vento di s. Stefano, intanto dirò, che l'al-
tro fu acquistato da alcune donne «li-
vote, le quali colla dire/ione di Maria
Zollo, dcsideia vano in liiogo remoto ser
vira a Dio professando la regola di s. P»e
nedello. Scgm 1' accordo nel 129^,6 le
religiose ridotto il convento a monaste-
ro vi entrarono verso il fine del i3o4
o ne' principii del seguente anno, colla
Zotto per badessa. Per le miserie dell'u-
inana instabilità, nel secolo appresso de-
cadendo le monache dal primiero fer-
vore, ed avendo alcune di esse con pre-
lesti ottenuto dal cardinal Pietro Ria-
rio, legato apostolico in Venezia dello zio
Sisto IV, di potersi recare alle case de'
loro congiunti accompagnate da due o
più monache, da ciò ne contrassero sen-
timenti e costumi mondani, che facil-
mente comunicarono all' altre. Ridotte
di solo abito religiose, non eseguendo i
salutari documenti loro dati dal patriar-
ca Conlarini, qiiesti,con approvazione di
Leone X, oeli5ig con più energici prov-
vedimenti ottenne di fare rivivere nel
monastero l' aulico splendore, che poi
VEN 159
conservò. A tanto contribuirono alcune
religiose di S.Giovanni in Laterano. Per
1' antichità della chiesa nel iG34<'i"no-
vata da' fondamenti, in cui si pose quel-
la medaglia di cui offre il disegno il Cor-
ner, colle immagini da un lalo di s. An-
na e dall'altro di s. Marco, poi nel lOoc)
la consagrò il patriarca Morosini. All'epo-
ca della generale soppressione, lo furouo
eziandio le benedettine di s. Anna, dopo
esseie siale nel 1806 concentrate colle
monache di s. Lorenzo. Quanto a' reli-
giosi agostiniani^ nelle case da loro ac-
quistate fin dal 1274» cominciando a for-
marvi il convento e proponendosi di fab-
bricare la chiesa in onore di s. Stefano
protomartire, in un documento del 1 2C)2
già Irovansi nominati fiati eremitani di
s. Stefano, mentre gettarono lai." pietra
ne' fondamenti del tempio a' 7 gi'igno
I 294» ^ mezzo del suddetto vescovo Qui-
rini. Compiuto il tempio nel i 325, fu poi
consagrato a'24 gennaio 1496 da Barto-
lomeo vescovo di Sebenico, e se ne ce-
lebra l'anniversario nella 3.' domenica
dopo r Epifania. Nel convento di s. Ste-
fano fiorirono distinti religiosi , diversi
de'quali elevati all'episcopato, ed in con-
siderazione della rara dottrina del cele-
bre fr. Paolo veneto, il senato nel i4i7
concesse a lui ed agli altri religiosi del
medesimo, l'uso della berretta solita por-
tarsi da'patrizi; la quale consuetudine du-
rata per molto tempo, per moderazione
religiosa tralasciarono, adottando la co-
mune clericale. Dipoi nel i443 '1 Papa
unì al convento la cadente chiesa di s.
Maria degli Angeli presso Sacile colle sue
rendile. Nella chiesa furono collocate 4
teste de'Sanli diecimila Martiri crocefis-
si, un osso del braccio del s. Titolare, ed
altre ss. Reliquie. Vi riposano i corpi del
b. Rosserablanle agostiniano ; di Paolo
morto santamente nel i49'> dopo vita
penitente per essere stato famoso corsaro
di Candia, meritando che alle sue lagri-
me un divolo Crocefisso piegasse il ca-
po, onde nel chiostro ove stava fu eiet-
i6o VEN
ta una cappella, e vi fu istituiln una
pia coiifraleniila. In questa chiesa eb-
bero sepoltura iu diversi tempi, i dogi
Andrea Contatini e Francesco Morosi-
dì il Peloponnesiaco, ed il Ciiidinal Gio-
vanni Bertt-andi, morto oienlre liova-
vasi oratore del re di Francia presso la
repubblica coll'epita/llo riferito dal Ciac-
conio, t. 3, p. 857. Soppressi gli agosti-
niani nella cueniorata epoca , la chiesa
con decreto patriarcale de' 34 ottobre
1 8 1 o fu dichiarala parrocchia e lo è tut-
tora, sotto la decanta di s. Marco. Com-
prende la parrocchia 3f)4^^"''"^> ^^^ P^''
chiesa succursale s. Vitale, di cui nel §
Vili, n, 18, e per oratoriisagramenlali le
chiese di s. Maurizio e di s. Samuele,
delle quali parlai nello stesso § a'n. 17
eig. Mei suo perimetro è pure l'oratorio
non sagramentale di s. Maria Annunzia-
ta. Questo tempio di s. Steflino proto-
martire, è uno de'piìi grandi di Venezia,
e della struttura denominata tedesca, os-
sia di stile archiacuto, colla porta mag-
giore cospicua per intagli ornamentali,
compartito a 3 navi sostenute da colonne,
l'iccodi moltissime cosedisingolar pregio.
Sopra la pila è lodata opera del Mosca la
figura della Carità. Neil." altare la Na-
scita di Maria Vergine è opera del Cam-
bini , ben concepita e condotta con dot-
trina. Wella sagrestia si ha un'altra ope-
ra avente gli stessi pregi, ma del Rizzi,
rolla Strage degl' Innocenti ; vi hanno
due quadrelli di Barlolommeo Vivari-
iii con due Santi ; il martirio del Tito-
lare, di Santo Peranda ; V ultima Cena,
del Tintorelto, e l'insigne dipinto di Pal-
ma seniore, con la Vergine e Santi, al-
tre volte in chiesa. L'altare maggiore è
magnifica opera architettata da A. Pa-
nizza. L'opere di scultura nelle pareti
del cpio sono del celebre CamelooGam-
belo : i sedili al di dietro hanno il nome
del loro autore fr. Gabriele agostiniano,
quello stesso che architettò il chiostro,
decorato di affreschi del Pordenone, di
cui ora rìaiangoao pochi avanzi. Qui è
VEN
osservabile il deposito Ferretto, che ha
tulio il carattere Sanmichelesco. Nel
3.° altare all'altra parte, le due statuet-
te de' ss. Girolamo e Paolo sono due
S([uisiti lavori di Pietro Lombardo. Nel-
l'ullitno altare la tavola dell' Assunzione
di Maria Vergine è tizianesco lavoro del
Corona. Presso la porta è mirabile il
mausoleo, concepito lodevolmente e tra-
vagliato diligetileaienle, dell'insigne me-
dico riminese Jacopo Suriani, il quale
fece condurre il nettissimo getto in bron-
zo, che fu collocato di recente presso la
porla della sagrestia, rappresentante la B«
Vergine col Band)ino e altri Santi. Le
Fabbriche di Venezia ne pubblicarono
il disegno coll'illustrazione di Diedo, che
nell'encomiarlo disapprova ilcorredo de'
teschi ne'sepolcri. Nel mezzo del tempio
è la storica magnifica tomba o sigillo
con ornamenti in bronzo, sculture di Fi-
lippo Parodi, del sullodatoMorosini. Di
più nello stesso tempio sono i monu-
menti sepolcrali di 3 celebri generali
della repubblica, cioè Jacopo del Ver-
me, Bartolomeo Alviano, e Domenico
Contarini, per non dire di quelli d'altri
illustri.
36. Benedettini di s. Gregorio.^e par-
lai nel § Vili , n. 6g delle parrocchie ,
non più esistendo né il monastero, né la
chiesa.
2 7 . Minori osservanti Jrancescain di
s. Francesco della Vigna, in Vinea. Per
impulso di quella di vota propensione, che
nudriva verso il serafico istituto , Marco
Ziani conte d'Arbe, figlio di Pietro do-
ge, volle non solo col pio legato di sopra
narrato beneficarne gli alunni di s. Ma-
ria Gloriosa, ma prescrisse ancora d'es-
ser sepolto nella tomba comune de'frali.
Assegnò pure , come raccontai nel voi.
XXVI, p. 80, una sua vasta vigna po-
sta nella parrocchia di s. Giustina nel se-
stiere di Castello, in cui era una chiesa
edificata nel 1 234, acciocché servisse d'a-
bitazione a 6 religiosi frati minori, o do-
naenicauì; o cisteiciensi, e maulenuli coi-
V EN
le sue rendile. Nominò pe'piimi 1 france-
81-nni, perchè, dice nel lestaniento, quan-
do essi giunsero in Venezia in principio
dimoiarono in essa vigna. Teslòneli253
e poco dopo morì, perciò lodalo da A-
lessandrolV in un diplonaa col quale au-
torizzò il provinciale de'minori della Mar-
ca Trevisana, di poter in della vigna co-
slruire un convento e abitarvi. Tra'eom-
inissarii deputati dal defunto ad eseguir-
ne la volontà , ostava con frivoli prete-
sti Giovautii Campolo. Ma la vedova del
conte Marco, Costanza figlia del marche-
se d'Esle, ricorse ad Alessandro IV , il
quale nel i 255 indusse il reiiilenle al do-
vere; di più ordinò areligiosi di ricevere
il luogo lasciato dal Ziani, e poi ricevu-
to da'fi ali lo confermò loro nel 1 256, de-
rogando ai disposto del vescovo di Ca-
stello e confermato dal patriarca grade-
se , di non potersi fondare in Venezia
chiostri se non distanti l'un dall'altro i5o
passi, mentre il luogo dato a'frati era vi-
cino alle cislerciensi della Celeslia. Ad
onta delle pontificie disposizioni, insorse-
ro i procuratori di s. Marco, anch'essi
couiraissarii del Ziani, per escluderne i
frali minori, col pretesto che non dovea
lui ordine religioso posseder due conven-
ti nella medesima città, e che il luogo uf-
fendeva il monastero della Celeslia e i
suoi privilegi. A lale prelesa s'opposero gli
altri commissarii,macon sentenza de'giu-
dici furono dichiarati i frati minori pa-
droni d'abilar nella vigna. Slabililisi dun-
que in perfetto possesso del luogo, vis-
sero per lungo tempo 6 frali sacerdoti e
2 laici colle somministrazioni de' com-
mìssarii, finché pel buon odore di loro
virtuose azioni avendo tratti molli a se-
co convivere, convenne ampliar di molto
il loro ristretto convento , ed alzar da'
fondamenti una chiesa più capace a con-
tenere la frequenza del popolo , che vi
concorreva. Fu eretta la nuova chiesa
sul modello di Marino da Pisa architetto
celebre, e intitolata a s. Francesco d'A-
sisi, che dal luogo fu della della Figna.
voL. xcr.
VEN iGc
Però fu conservala l'antica dedicala a «.
Marco dentro l'orlo, poiché è tradizio-
ne che il s. Evangelista, ivi sorpreso da
biurasca pernottasse, luiperocchè si leg-
genella Cronacadeì doge Dandolo.'» Ri-
tornando il Sanloda Atjuileia, ove avea
piarilalo l'Evangelo, a Roma, giimse alla
palude chiamata Rivoalto, ove incalzan-
do il vento, si fermò ad un luogo eniineu-
te nella Laguna, e rapito in estasi udì dir-
si da un Angelo: Pace sia con te, o Mar-
co, qui riposerà il tuo corpo. Credetle
r Apostolo che con ciò gli venisse pre-
detto il naufragio, ma soggiunse l'Ange-
lo: Non temere Evangelista di Dio, mot-
to ti resta ancora a patire. Dopo la tua
morte qui si fabbricherà una città, ove
sarà trasportato il tao corpo, e tu ne sa-
rai il protettore". A questo racconto del
cronista era prestata sì ferma credenza
da tutti universalmente i veneziani, die
soleva ogni anno, come l'attesta lo sto-
rico Sabellico, portarsi il doge e il sena-
to a visitare tale antica chiesa, che ere-
devàsi fabbricala nel sito preciso, ove
l'Angelo apparve all'Evangelista. Abita-
rono nel dilatalo convento i religiosi, ac-
cresciuti non solo in numero , ma in
isplendore di virtù e di dottrina, al che
contribuì mollo una nobile raccolta di
libri donata loro d'Andrea Bragadin det-
to Fascella , insigne benefattore, per le
di cui elemosine erasi quasi interamente
rifabbricato il convento , come a spese
della famiglia Marcimana erasi eretta la
nuova chiesa. Per l' esemplare vita ivi
menata da'frali, molti erano desiderosi
d'esservi ammessi per osservare la rego-
la nel suo rigore; ed arrivato nel 14*22 a
Venezia 1' apostolico s. Bernardino da
Siena, talmente sotto il suo magisleroau-
meotaronsii frati, che convenne loro fab-
bricare in altro angolo della città il con-
vento di s. Giobbe, del quale parlerò nel
n. 4? ti' questo §. Fu inoltre decorato
il convento di s. Francesco della Vigna
colla dimora che in esso vi fecero s. Gio-
vanoi da Capìslrauo e s. Giaconìo della
I i
,62 V E N
Mnrca, luminari dell' ordine, i quali in
replicati leoipi semiuaronoin Venezia la
divina parola; ed i beali Alberto Sartia-
tense, Angelo da Clavasio, e Bernardino
da Feltra vi dierono illustri testimonian-
ze di loro virtù. Ad essi ponno aggiun-
gersi il ven. Antonio de Pagani veneto
fondatore delle dimesse, e il p. Pielio
d'Asisi fondatore delio spedale della Pie-
tà. Frallaiilo la chiesa di s. Francesco,
dandosegni di non lontana rovino, si pen-
sò a ricostruirla più aoipia e magnifica.
Ke'fondanjeoti,a'i 5 agosto 1 534, fu 8'''
lata lai.^ pietra colle medaglie riprodot-
te dal Corner. Però sono due, una gr-in-
de col prospetto esterno della cliic^sa, e
nel rovescio l'enigie del doge Gritti. La
minore, che fu propriamente la collocata
ne'fondamenli, oflie oltre la facciata, un
fianco del len)pio,con in giro il n)otto:Z>/-
vi Francisii mdxxxiiii. Dall'altro iato è
il ritratto dello stesso «ioge col suo nome
e l'anno iHDXxrri, epoca di sua elezione.
Egli era veneialore de'frati minori e vol-
le intervenire alla funzione. Fu formato
l'augusto tempio d'una sola nave con di-
segno del Sansovino, con semplice e lo-
dalìssimo stile; e l'esterior facciala eretta
tutta di marmo, sull'idea esibita da Pal-
ladio, con due getti nobilissimi dell' A-
spetli nelle statue de' ss. Mosè e Paolo.
La facciata è un monumento generoso e
pio di Giovanni Grimani patriarca d'A-
quileìa (al quale non piacque il mo-
dello del Sansovino, ch'è 1' inciso sulla
medaglia gittata ne'fondamenli. Il rino-
matissimo fr. Francesco Georgi, intelli-
gentissimo d'architettura, pare che pre-
ferisse il .disegno del Sansovino. Inoltre
questo religioso veneto del convento, die'
il suo parere intorno alle proporzioni del
tempio, sui dispareri insorti, ed a'quali si
attenne il Sansovino. Neppure nell' ere-
zione di questo tempio si toccò 1' antica
chiesa di s. Marco, la quale ancora sus-
sisteva neliBio alla soppressione di tul-
li i chiostri), la di cui famiglia eresse pu-
re la i.^ cappella a tuauca dell'ingresso.
VEN
Orr»alissimi sono gli altari dell'altre cap-
pelle, fra le quali merita singoiar allen-
zione quella ch'è dedicala a «.Girolamo,
fabbricata da Agnese Cadoaro, moglie di
Girolamo Giustiniani, iiiUnchè riposasse-
ro in essa le ceneri sue, quelle del marito
e de' di lui congiunti ; e perciò appellala
cappellaGiusliniani. Essa è tutta incrosta-
ta dì marmi figurali a mezzo rilievo di fini-
tissimo lavoro. Oltre però le cappelle, che
magnifican)ente erette e ornale sono nel-
la chiesa, altra ve n'è vicino ali.° chio-
stro, che arricchita ili molte indulgenze
e di [)reziose reliquie di santi, vien det-
ta per antonomasia la Cappella Sniita^
i di cui tesori sono riportati dal p. Gon-
zaga nella Storia Serafica, e consistono
in una ss. Spina, un dito di s. Paolo apo-
stolo, un pie<le di s. Anastasia, altro di
s. Brigida, e le reliquie de' ss. Pietro di
Alcantara e Pietro Regalato francescani.
In urna di marmo ben disposta e rileva-
la da terra, vicina alla cappella maggio-
re, riposa il corpo del b. IMatleo da Ba-
sci fondatore de' cappuccini (ma convie-
ne leggerequanlo dissi nel voi. LXXXVI,
p. io4), il quale infermatosi a Venezia
in casa del pievano di s. Mosè, ivi san-
tamente morì neh 552 a*5 agosto, ma-
nifestando Dio la sua gloria con prodigi.
Insorse quindi contesa Ira il capitolo di s.
Mosèei religiosi di s. Francesco per sep-
pellire il di lui corpo, ma ad essi fu ag-
giudicato. Portato in questa chiesa fu
deposto nella sepoltura de'frati , donde
per divozione del popolo fu estratto do-
po due mesi incorrotto, e collocato nel-
l'urna allissa al muro tra la piccola cap-
pella di s. Diego e quella di s. Girola-
mo, e vi si legge 1' analoga iscrizione.
Così il Corntr. Due altri servi di Dio so-
no deposti in questo tem|)io'. fr. Bonaven-
Una da Venezia, e fr. Lodovico da Berga-
mo. Nella biografìa di s, Gerardo Sa-
gredOf dissi che in questa chiesa e nella
sua cappella si venera la reliquia del di
lui femore. La chiesa fu solennemente
coasagrala da Giulio Superchi vescovo <
V E N
Cnorle 1* i i agosto i 582, o a'2 come vuo-
le lo Stnto personale. Verso il iSgS fu
annessa a questo convento \a procura
generale tle'Ltioghi di Terra Snnta, le di
cui limosiue raccolte da tolto il dominio
veneto ivi si conservavano. Eravi pure
l'ospizio destinato ad accogliere i religio-
si che recavansi a'ss. Luoghi, e alle con-
vicine provincie d' oriente. I minori os-
servanti furono compresi nella generale
soppressione del 1810, ed allora cessaro-
no d'abitare il convento, Uiferisce il cav.
Mutinelii, Annali ch'Ile Provincie Vene.'
te, che questo convento già per ben 6
secoli avea dato di continuo e i custodi
del s. Sepolcro A\ Gerusalemme, e colo-
ro che Sopra le navi delia repul)blica ve-
neziana doveano ne'senlimentidi religio-
ne mantenere le ciurme, e incorarle ne'
pericoli delle tempeste e delle battaglie,
perciò alle une e alle altre egualmente
esposti i virtuosi religiosi. Nello stesso
18 IO la chiesa fu dichiarata parrocchia,
e consegnata al clero secolare , con de-
creto patriarcale de'24 ottobre, sottopo-
sta alla decania di s. Pietro di Castello.
Ristabiliti i minori osservanti nel con-
vento vicino, che fino al 1810 fu mo-
nastero delle suore terziarie, per sovra-
na ri>olu7.ione de' 4 luglio i835, rias-
sunsero il sagro abito a' 1 7 gennaio 1 836.
lleinlegrali nella chiesa, fu loro con-
cessa pure la cura d' anime, onde tut-
tora s. Francesco della Vigna è parroc-
chia. Ciò avvenne con decieto dell' 1 1
gennaio i853, accordatane la parroc-
chialità abituale al convento medesimo,
e riservata la nomina del parroco reli-
gioso al patriarca dietro proposta del
provinciale. Il parroco attuale è anche
commissario di Terra Santa. La parroc-
chia contiene 2869 anime, e l'oratorio
non sagratnentale di s. Pasquale Baylon,
eretto colla scuola nel secolo XVII, ed
ancora ulliziato da una confraternita di
laici, che vi si raccolgono sotto la prote-
zione di esso santo. La famiglia regola-
re del chiostro è Dumerosa, essendovi 20
YEN i63
saceidoti, e 3i tra chierici, laici e terzia-
ri. Per l'odierno convento, io debbo fa-
re una digressione che vi ha relazione,
dispensanilomi così di rientrare nell'ar-
gon)ento, ch'è non senza notabile e mol-
teplice importanza. Scrisse Viltorelli nel-
l'//<^W///oalCiacconio, ritae Ponlificnni
lìoin., t. 3, p. 8^4) '" quella di Pio IV^:
J enetoruni lege/n in Consistorio lauda-
vi t^- qua cautum, ne qui ex Veneti s pa'
tritìis honorem, aut conwìodum, Reipu-
hlicae non indulgente ab alio Principe
arcipiat: Pontilìciai, insignes, aedes a
Veneto Pontijice ad s. Marcuni Roniae
erecta^y eidem Reipuhlicatn donavi tj de
qua re ea in illii exstat inscriptio. La
pubblicai nell'articolo che vado a ricor-
dare. Racconta il cardinal Pallavicino,
Istoria del Concilio di Trento, I. 4, hb.
24, cap.i I, dopo aver notato la lodevo-
le contrarietà esternata da'veneziani, ve-
ramente italiani, a chi proponeva 1' in-
decorosa e ingiusta traslazione del seggio
pontificale dal Vaticano oltremonti; do-
po aver encomiato i veneziani quali os-
servatori dell'immunità ecclesiastica, che
appena terminato il sagrosanlo concilio
di Trento {V.), Pio IV avendo posto o-
gni studio perchè fosse ricevuto da tutti
gli slati, con somma prontezza vi corri-
sposero i principi italiani, e specialmen-
te la repubblica di Venezia , che lo fe-
ce promulgare fra le solennità della mes-
sa nella basilica di s. Marco, e ne im-
pose a' rettori delle sue terre 1' osser-
vanza. Onde Pio IV in argomento di
grande alletto verso il zelo mostrato dal-
la signoria per tutto il processo di quel-
la santa opera, assegnò agli ambasciato-
ri veneziani in Roma il magnifico palaz-
zo edificato già per uso degli stessi Pon-
tefici da Paolo 11 (cioè egli l'edificò da
cardinale titolare della propinqua basi-
lica quasi da lui riedificata, pe'successori
titolari, e compì fatto Papa nel i464; l'a-
bitò e il simile praticarono diversi altri
Papi. N'è prova ulteriore V autentica te-
slimoniaoza del Marini, Arcìàatri Pan-
iP4 VEN
tifìcii, t. 2, p. j8o ergg, nominando ol-
tre il Mitjano, die ne fu raichilelto, gli
nllii arcidtelti ch'ebbero parte alla sua
costiuzione, alla muratura del giardino,
alla rifcibbrica della congiunta chiesa ed
erezione del suo portico ; per la quale
Calisto 1 1 1, probabilmente ad impulso del
cardinal Baibo, avea pubblicalo alcune
indulgenze a beneficio di quelli che aves-
sero visitalo, e in qualche maniera pre-
statoaiuto alla nuova fabbi-ica della chie-
sa di s. Marco, con bolla òe'5 maggio
j4^8; e questa indulgenza rinnovarono
nell'anno stesso Pio Ile nel i46i, e Paolo
]| medesimo a'4gennaioi 465 conferman-
do le precedenti, le quali poscia ampliò
a' 17 marzo 1467, e fu allora questa
sua 9..' bolla scolpita in pietra, la quale si
legge tuttora da' periti delle noie com-
pendiane sotto il detto portico) figlio di
quella patria, presso la chiesa del santo
loro protettore. E ciò fece con im breve
di moto suo proprio ; ornando quivi
di chiare lodi la pietà di que' senatori,
e l'egregia loro osservanza verso la Sede
apostolica. Di più il Pallavicino rilevò,
che l'imitazione del senato veneto riu-
scì di forte scudo all'accettazione del con-
cilio. Non solamente io narrai a Palazzo
/posTotico DI 8. Mabco, nel descriverlo
con erudizioni sloriche e artistiche, in
uno alla preesistente J'orrr (già degli An-
nibaldeschi, come notai nel voi. LXXVI,
p. 171 e altrove), dalla sua erezione si-
no al presente ; ma feci avvertenza che
rei donarlo Pio IV a' io giugno i564
alla repubblica di Venezia , ne riservò
parte per abitazione del cardinal titolare
della collegiale e parrocchiale Chiesa de'
ss. Marco Eva?) geli. sta e Marco Papa, da
questi eretta all'altro, laonde sino dal
336 r Evangelista ebbe pubblico cullo
in Roma (nel suo suburbio presso la via
Appia vi fu la basilica e il cimiterìo di s.
Marco, sicuramente anteriore alla roma-
na, che s. Gregorio IH del 781 restaurò,
come attesta Anastasio Bibliolecaiio in
Beneficio III). Che a poco» poco il pa-
V E N
l.'iZ70 e la piazza di s. Marco presero per-
ciò e per abitarlo l'ambasciatore veneto,
il nome che portano di Palazzo e Piaz-
za di l'cneziaj e che dal 1 8 1 4 '' palazzo
è residenza dell'ambascijilore dell'impe-
ratore d'Austria e sua cancelleria, il qua-
le come il veneto ambasciatore, per le
coise del Carnevale, vi accoglie decoro-
samente nelle stanze corrispondenti alia
via della Ripresa de' Barberi e termine
della carriera de' cavalli corridori , per
giudicare chi sia stato il vincitore, il pre-
Iato P ice- Camerlengo di s. Chiesa e Go-
vernatore di Roma (oggi chiamato direi-
torc getierale di polizia), il Senatore di
Roma, ed i Conservatori di Roma, al
modo narrato in tali indicati articoli, con
particolarità opportune e interessanti, per
la formalità cui si recano i nominati ma-
gistrati; alle finestre esponendosi i palii
di premio. Né ommisi parlare dell' ora-
torio adiacente (ed anco della contrasta-
ta conca marmorea, da pochi anni tra-
spoitata sulla pubblica passeggiata del
Monte Pincio), ne di notare lo recente
remozione de'lravi incrociali di marmo
ad alcune finestre (a croce quadra, secon-
doil costume praticato ùa Guelfi ne \oro
edifizi, che notai pure nel voi. LXXVI,
p. 76, la cui origine credo a loro ante-
riore, bensì adottata per distinguersi dal-
la contraria f.izione de' Ghibellini) , ri-
modernatura che fece esclamare al Nib-
by, Roma rte/i838, seconda parte mo-
derna, p. 832: Non so che direbbe il Mi-
lizia di questa rimodernatura l Ora ho
la soddisfizione di vedere, che le minori
finestre sono state restituite all'antica lo-
ro forma, e che già si è cominciato a fa-
re altrettanto colle grandi, per porle in
armonia col resto «lell'edifizio e il nume-
ro macsiore dell'altre che conservano le
primitive incrociature marmoree. Qui so-
lo dirò che l'ejlifizio è ampio e imponen-
te, in forma <li gagliardo castello e coro-
nato di merli. II Marini pubblicò l'epi-
gramma già posto in frontispicio Hor-
torum Divi Marci, in memoria di que-
VEN
sto nriflgnifico palazzo, e del vicino tem-
pio, da l'aoio II uuipliato e grandeiueu-
le risarcito, nel quale sono sepolti non
pochi illustri veneti, ed alcuni in nobdi
ntonuiuenti. Sui quali e de'aiolli esisten-
ti nell'altie chiese di Roma, si ha di Hier
Luigi Galletti, Inserì pùoiies Fenetaii in-
fimi acvi Roiìiac exUintcs, Pioniaei ySy.
Abbiamo pure V Inscrizioni Fende esi-
slenti in lìonta, pubblicale nel i83S dal
conte Pompeo Lilta in aggiunta a (|uelle
del Galletti. Tullociò premesso , la re-
pubblica di Venezia per nobile gialitudi-
ne e licacnbio, corrispose con -donare al
tVancescano Sisto V per la residenza or-
dinai ia del IVnnzio apostolico in Vene-
zia, il maestoso palazzo Gritti, presso il
convento di s. Fiaiicesco della Vigna.
Il |)iìi volle encomiato Giovanni Casoni,
nella biografia del doge Da Ponte, lasciò
scritto.'» La repubblica acquistò dagli e-
redi del doge Andrea Grilli, morto nel
1 538, il palazzo posto nella piazza dirim-
petto alla chiesa di s. Francesco della Vi-
gna, di stile lombaido ed eretto neh 535
secondo il Zanollo, ed ailiiichè i nunzi di
Koma avessero qui luogo di decorosa resi-
denza, ne fece dono al Poulelice Sisto V".
Ciò dev'essere accaduto pocodopo l'elezio-
ne di Sisto VjSCguita a"24aprilei 585, per-
chè il Da Ponte ajoiì a'ag del susseguen-
te luglio. Questa autorevole testimonian-
za è da preferirsi a quella, d'altronde ri-
spettabile, del Novaes, da me seguita al-
trove, il quale nella Storia di Pio IF ^
attribuì la donazione fatta a quel Papa
per dignitosa reciprocanza. Col cessare
della repubblica neliygy, cessò pure il
prelato nunzio apostolico; restarono pe-
rò nel [ìalazzo alcuni individui addetti
alla nunziatura, quindi la s. Sede tolle-
randoli, vi pose la residenza del console
pontiiìcio in Venezia colla sua cancelle-
ria. Siccome dopo la soppressione degli
ordini religiosi, il convento di s. France-
sco tu ridotto a caserma militare, quan-
do «'ristabiliti minori osservanti fu resti-
tuita la chiesa^ per 1» sussistente caserma
VEN «65
f rotarono il convento di venuto rislrellis-
kimo e insuflìciente, e perciò fu dato loro
il summentovato chiostro delle terziarie.
Il cav. Pietro Negri (sono grato a questo
gentile signore, poiché onorevole cugino
del cav, Giuseppe Battaggia, per la bene-
volenza di questo per tue trasfusa in lui,
nel 1847 gi'i>ziosainenle gli piacque du-
mandareiu mio favore il diploma di S(i-
cii> d'onore de'Concordi dell'accademia
scientdico-letteraria di Bovulenta del di-
stretto di Padova, concessa previa auto-
rizzazione dell' eccelsa presidenza delia
cancelleria aulica di Vienna, indispens.i-
bile pegli estranei) attaccatissimo a' mi-
nori osservanti, sapendo con quanta be-
nignità il Papa Gregorio XVI riguarda-
va l'ordine illustre e benemerito, ed il
cav. Giuseppe Catlaggia veneto e con-
sole pontificio in Venezia, in occasione
che questi recavasi in Roma, vivaiuentd
interessò la sua pietà e patrio amore ,
di rappresentare al Papa l'angustie de'
leligiosi e la loro brama di ottenere il
vicino palazzodell'antica nunziatura, per
ampliare il proprio convento, disposti per
l'acquisto anche all' esborso di qnalcliu
somma. 11 cav. Battaggia s' impegnò di
fare tutte le pratiche possibili, e con quel-
l'amore alla religione, attività ed euer-
gia che lo distinse nel lare il bene , di
persona ne supplicò Gregorio XVI ed i
ministri della camera apostolica. Egli
trovò favorevole disposizione nel Papa,
ma qualche diliìcoltà co' detti ministri
camerali, i quali inclinavano a ritenerlo,
restaurarlo e (juindi nuovamente per de-
coro della s. Sede ristabilirvi la residenza
del console pontificio e sua cancelleria;
laonde l'incaricarono di prendere cogni-
zione dell' occorrente. Tornato a Vene-
zia e prese le debite cognizioni, rappre-
sentò un^ preventivo che ascendeva a vi.
stosa somma, non tacendo l'urgenza di
«.lar mano all' iitdispensabili riparazioni,
o disporre del palazzo in altra guisa.
Essere d'avviso, che non sarebbe oppor-
tuno &US teucre 1' ingente dispendio per
i66 VEN YEN
l'ìpi-ìstìnarvi il coiisohilo, come neppure con amorevoli premure , ottenne dalla
conveniente alla diguilà della s. Sede di clemenza di Gregorio XV''l un assegno
(«lienare un palazzo che avea ricevuto vitalìzio a favore de' suddetti indivìdui
in dono dalla nobilissima repubblica ve- espulsi dal palazzo, compresa la vedova
nela. Inoltre espose che da'veneziani, co- Falconi, in compenso indulgente delle
sì particolarmente amati dal Papa, si sa- perdute abusive abitazioni gratuite > go-
lebbe veduto assai volentieri, che fosse dute fin allora incompetentcmeule. Anzi
ceduto per sempre in uso a' tninori os- il cavaliere si caricò pure delle scossioni
servanti, onde porli in grado di accetta- successive, per la carità che l'animava
tare gli aspiranti all'ordine, i quali alio- verso il suo simile, come ripetutameule
ra erano molti. Mio onorevole e affetluo- praticò con altri, e a me pienamente con-
so amico, m'invitò ad adoperarmi col sta per rinlimità che ci strinse, e me ne
Papa per consolare » religiosi. iNe presi pregio. Tanto dichiaro, nel rendere un
con piacere parte, e dopo carteggio, l'a- pubblico tributo di giuslizia a'suoi meri-»
iiimo munifico e generoso di Gregorio ti, fia'quali primeggiarono la sua solerzia
XV lordi nò che si cedesse in usoper[)eluo e divozione nel servigio della s.Sede, giu-
il palazzo della nunziatura apostolica al stamente premiata con sostituirgli il figlio
convento di s. Francesco, con rescritto Andrea, dimostrandosene ess(j pienameu-
de''24 luglio 1841, all'oggetto di miglio- te idoneo, perciòdecorato in segno di pon-
rare la sua condizione; rescritto che il tificia soddisfazione, col grado di cava-
cardinal Tosti pro tesoriere generale co- liere dell'ordine equestre di s, Gregorio,
inunicò poi d'ullizio al cav. Ballaggia ne' e poi dal regnante Pio IX con quello
primi del 1842, però coU'obbligo a'reli- di counnendatore di s. Silvestro. I fian-
giosi del pagamento delle tasse al proprio cescani resero il palazzo in comunicazio*
governo, e ad ogni altra spesa occorreu- uè col convento e la chiesa mediante de-
le, il che era slato formalmente accetta- curoso cavalcavia, che attraversa 1' ini-
lo dal commissario proviuciale e sindaco boccatuia del campo di s. Francesco, e
apostolico del convento stesso. Ma sicco- vi disposero da pochi anni la loro ricca
ine ancora il palazzo veniva abitato da libreria. — Ora passando a riferire il più
alcuni superstiti appartenuti alla nunzia- ammirabile che racchiude il vasto lem-»
tura, ed anche dalia vedova e figli del pio di bella forma di s. Francesco dei-
defunto precedente console pontificio En- la Vigna, prima esporrò il giudizio che
rico Falconi, per benignità tollerante de' di esso ne lasciò il critico e sentenzioso
successori che non proflllarooo di quel- Milizia. Dice la facciata tutta d'ordine
la residenza, cioè il marchese Cornelio corintio. L' imbasamento è un continuo
Caudini e lo stesso cav. Baltaggia, vi fu piedistallo, si:^ cui s'alzano 4 colonne di
nialagevole lite per farli sloggiare, accani- poco più di tuezzo diametro , alte circa
paudo essi il diritto di possesso per usu- 4^ piedi, le quali sostentilo il sopraor-
capioue. Finalmenteecon nìerito dei sul- nulo. Neil' intercolunnio di mezzo vi è
lodato cav. Negri, che assistette i religio- la porla ad arco con finestra sopra pari-
si operosamente nella lite, venne riconfer- niente ad arco, ma divisa iu 3 parli. Ne-
malo il possesso di proprietà alla camera gl'intercolunni laterali sono due grandi
apostolica, e l'uso perpetuo al convento nicchie. Fi amezzo a lali intercolunni, sul»
di s. Francesco della Vigna de' minori la porta e sulle nicchie ricorre un corni-
osservanti ; e da questi fatta costruire clone d' un allr' ordine minore pure co-
con grave spese una galleria di comuni- rìnlio, che serve alle due ali della chie-r
cazioue, unirono pacificamente il paiaz- sa, sulle quali sono due mezzi frontoni,
ico al couveulo. Dipoi il cav. Ballaggia Tutta questa facciata del PuUadiOj lauto
YEN
lodala, è ili pietra d' Istria. La chieda,
benché nìoltu semplice , lia fallo multo
onore al Saiisovino; non fu però esegui-
ta Ifi cupola, uè la facciala da lui dise-
gnale. Contiene 17 cappelle e altrettanti
altari. Neh." altare è bell'opera di G. del
Sdlviati, il Ijaltisla con altri Santi. Nella
2." cappella il quailro con Maria Vergine
nell'atto di ricevere l'annunzio è dipuito
sì amoroso del l*ennucchi,chenon farebbe
torto allo stesso suo maestro G. Bellino.
^'ella 3." cappella è del Palma giovine la
saporita tavola colla B. Vergine e Santi:
nella 4-^ è celebrato lavoro di Paolo il
Cristo risorto: nella 5.' è del Franco il
Battesimo di Cristo, opera istoriata. II
Montemezzano fece il s. Marco, sotto il
pulpito, e Maria A'^sunla, al di sopra.
Kel nobilissimo altare a fianco della por-
la laterale, è lavoro studiatissimo e dili-
gente in ogni sua parte, di fr. Francesco
da Negroponte zoccolante, la tavola con
Maria cbe adora il Bambino. Nel coro i
quadri colla Manna e Melcbisedecli so-
no due dipinti di M. Parrasio. La cap-
pella Giustiniani, a lato della sagrei^lia,
sullo stile de' Lombardi, non ba luogo
in Venezia, il quale 1' adegui per copia
di sculture bellissime, di varia epoca e
vari maestri de' bei tempi. Nella gran-
diosa sagiestiu vi è in 3 comparti altro
dipinto diligentis-iimo di Jacobello del
Fiore, e negli altri due altari, un dipin-
to ad olio sulla parete di Paolo, con la
Vergine ed alcuni Santi, e la pala di G.
Angeli, con la Vergine immacolatamente
Concetta. Nella cappellaSanta vi è un qua-
dretlocolla B. Vergine, 4Santi e il divoto
Jacopo Delfino, cbe lo fece condurre uel
l5o'j da Gio. Bellino. Alla grazia sì pro-
pria dell'autore aggiunge la grandezza
di Giurgione e la verità Tizianesca. Nel
silo oscuro ove è posto, non si gode. Sul-
r altro pulpito la bellissima figura del
Salvatore è di G. da Santacroce, di cui si
reputa eziandio il grandioso quadro sol-
toposlo col martirio di s. Lorenzo. Nella
1 .■" cappella è piegialissinio lavoro di Pao-
YEN 167
lo, Maria Vergine sopra piedistallo, con
Santi: nella 2.' è de'più vigorosi lavoridi
G. del Sai viali, che vi fece eziandio i di-
pinti a fresco, la tavola colla B. Vergine
e i ss. Bernardo e Antonio abbati: la 3.
si architettò dal Temanza, e reca il si-^
mulac-ro di s. Gerardo Sagredo, scolpi-
to da A. Cominelli : nella 4-^ le sculture
sono del Vittoria: nell'ultima i due gelU
di bronzo li eseguì Tiziano Aspelli, e gli
adreschi sono del Franco e del Zucca-
ro. La tavola dipinta ad olio sul marmo
da Federico Zuccari, fu sostituita, per-
chè guasta, dalla stupenda copia che ne
fece di essa il vivente prof, di pittura M.
Grigolelli. Aggiungerò :su'pili dell'acqua
santa sono due statue in bronzo del Vit-
toria. 1 due monumenti grandiosi della
cappella maggiore sembrano opera dello
Sciinozzi. Li fece erigere il doge Andrea
Grilli, uno perse, l'altro per l'avo Tria-
daiio. Altri monumenti sepolcrali sono
quelli del doge Alvise Coularini, del do-
ge Francesco Conlarini, del patriarca di
Aquileia Ermolao Barbaro, di Domeni-
co Trevisan padre del doge Marc'Atito-
nio eh' è sepolto in mezzo della chiesa,
il cui cenotafio è sulla porta che condu-
ce alla sagrestia, deldoge Nicolò Sagredo,
e del patriarca Alvise Sagredo che hanno
cenolafii nella cappella di s. Gerardo,
oltre altri illustri. Noterò, che decapita-
lo il traditore conte Carmagnola, di cui
nel § XIX, dogado 65.°^ il corpo fu por-
talo in questa chiesa, ma saputosi che lo
sciagurato erasi lascialo a'Frari, ivi fu
trasportato e sepolto, finché venne trasla-
to a Milano. Però il pennone di zendado
del Carmagnola, non fu dato a' Frari,
ma a' religiosi dis. Francesco della Vi-
gna, distruggendosene prima l' innma-
gine. Le Fabbriche di Venezia del di-
scorso tempio ci diedero 5 lavole, illu-
strate artisticamente dal eh. Giannanto-
dìo Selva, il quale tra le altre cose rilevò,
che se nel centro della crocerà si fosse e-
relta la cupola giudiziosamente ideala dal
Saasoviao, come si vede nella medaglia,
i68 VE N
sarebbe riuscito mollo luaesldso, poiché
SI climiiiiiivn la inosUa di troppa luiigliez -
za, e si sarebbe sorpassata 1' uìniltà fimi-
cocaua, di cui un po'lioppo i!à a vedeie
il corpo della chiesa nella piccolezza del-
J'oidine, e nella consegueule eccessiva al-
tezza dell' attico per giungeie alla vòlta.
IVon lascia però questo tempio d'essere
molto pregevole, e fra' principali della
città.
28. Teutonici cavalieri religiosi e mi-
litari, e oratorio della ss. Trinità, Ave-
vano casa in Venezia nel i2'2i,ovepoi
surse la casa de'soinaschi, di che ragione-
rò nel n. 65 di questo §, ed il Corner di-
ce che iu tale anno vi radunarono il capi-
tolo generale, Delqnale vi elessero il n)ae
Siro generale dell'ordine, lo al loro arti-
colo dissi dell' altro gran capitolo genera-
le che vi celebrarono per essere morto
il gran maestro nel i244-'"^i pe' validi
fioccoisi dati dall'ordine alla repubblica
di Venezia, e per aver combattuto valo-
rosamente nella guerra intrapresa da
essa circa il 12 56 per reprimere l'ingiu-
ste violenze de'genovesi, il doge Remerò
Zen per gratitudine, nel sestiere di Dor-
soduro, gli fece fabbricare un monaste-
ro eoo oratorio o chiesa sotto il titolo
della ss. Trinità, e dotatolo di possessio-
ni l'ofiiì all'ordine. Così questo vi stabi-
lì meglio la residenza, la cui origine è con-
trastata da alcuni quando propriamen-
te principiò, facendosi anche risalire a!
12 IO. Avendo i cavalieri la principale
loro sede in Toleinaicle o Acri, espugna-
ta questa da'saraceni nel 1291 e non nel
I 298, il gran maestro Corrado dlFeuchl-
wangen, fuggì co' cavalieri e sopra ve-
locissime navi approdati a Venezia ivi
trasportò ildomicdio principale dell'or-
dine, benché questo avesse case in al-
tre Provincie. Però il monastero di Ve-
nezia si continuò a governare dal pro-
vinciale o priore. Partitone poi il gran-
maestro, e morto in Praga nel 1 297, il
successore fu eletto a' i4 settembre in
Venezia n«iila persoua d'Holieulohe. Ce»-
V E N
I
sito di vivere nel 1809 in Marburgo, si
recò in Venezia il suo competitore Sige-
(redo nuovamente eletto, il quale fissò;
poi la sua residenza in Mariemburgu.
Do[)0 la sua partenza la casa di Venezia'
cominciò a decaderedallo splendore a cui
eri«ascesa,diminuendosi il numero de'ca-
valieri. Nondimeno il loro oratorio si con-
luiuòa frequentare con concorso di popo-
lo, per le copiose indulgenze concesse al
nK(lesimoda'Papi.Di()OÌ per l'acquisto di
(iili spirituali tesori,alcuni di voli nel i4'9
(loii)audarono e ottennero dal consiglio
tic" Dieci d'istituire nella chiesa una con-
fiiiternila in onore della ss.Trinitàje quin-
di nel 1420 il provinciale di Lombardia
de'cavalieri dimoranti in Venezia, gli con-
cesse porzione del monastero pe'spiritua-
lie>ercizi coll'annuo censo d'S ducali d'o-
rfi. Il sodalizio fiorì per numero e obla-
zidui per le riparazioni e ornamenlo della
cli:esa,a cui furono nel 144^*^'""^'*^ alcu-
ne ss. Reliquie, autenticate anche da Dio
con manifesti prodigi. In seguito la coii-
fraiernita ottenne altra porzione del njo-
n.islero a dilatazione dell'ospizio, me-
diante livello perpetuo stabilito dall'or-
dine, coir assenso di Giovanni Krebel
priore di Venezia. In processo di lem-
p<) dintinuilo ulteriormente il numero de'
cavalieri, la s. Sede conferì il priorato in
coniutenda alla famiglia Lippomano, fra'
quali al pioAndiea,come narrai nel§ Vili,
ìì. 72, e nel §XVni, n. 10, parlando de'
gesuiti, che cede al fondatore loro s. Igna-
zio due altre sue chiese. Ad Andrea nel
priorato successe Pietro Lippomano, alla
cui morte nel «592, l'arciduca d'Austria
INIassimilianoqual maestro provinciale di
Germania, lo conferì al conte Sforza Por-
zia,contro le leggi della repubblica, la qua-
le si oi)pose. Insorta perciò vertenza tra es-
sa d'arciduca s'inlromiseCIemenleVlII e
soppresso il priorato, ne assegnò le rendite
per la stabile fondazione del seminario
diocesnno patriarcale, secondo le prescri-
zioni del concilio di Trento, tranne an-
nuo contributo all'ordine Teulouico, si-
V E N V E re 169
no al corapimeiito (Iella somma di 1 4,000 guanti di camozza, e d'alzare dentro 3
ducali: così anche la chiesa eie fiibbnche anni l'impellala palude. Per sollevale
annesse pervennero in potere del semi- 1' intligenza di queste virtuose henedel-
nario de'chierici. All'erezione di stubili- fine, Eugenio IV nel 1 43 5 concesse in-
niento lauto necessario, già Pio IV nel dulgenza plenaria da conseguirsi in raor-
i5tì3 avea eccilalo il patriarca Gio- te, a chi secondo le proprie forze le sov-
vanni 11 Trevisan, che lo istituì col prò- venisse; e loro unì il monastero benedet-
piio, e con alcnnedecimee benedzieccle' tino e le rendile di s. Giorgio di Fossa-
siaslici nel i585, prima presso la chiesa no thocesi di Chioggia. Continuarono le
ili s. Geremia, e poi lo trasferì negli an- inouiiche nell' eseu»plarilà e ad essere
tichi chiostri di s. Cipriano di Murano, beneficale dalla s. Sede, più volle serveu-
Mon essendo sulllcieuli le rendite pel so- do alcune a fare rivivere la regolare di-
stenlamenlo de' chierici, Sisto V gli con- sciplina ne' monasleri rilassali a cagione
cesse per 10 anni looo ducali di rendila del l'uneslo scisma ; e siccome (juelie dei-
sopra i beni del monastero di s. Spirito, l'isola di s. Angelo di Contorta o Con-
finché Clemente Vili nel 094 ordinò cordia non si poterono ridurre, Eugenio
che tale somnja si cavasse da'benefizi ec- IV fece trasferire le religiose in altri chio-
ciesiaslici dello slato veneto, e vacatoli siri, soppresse il u»onastero e l'unì a cpie-
rlelto priorato glielo conferì. Per la peste sto di s. Croce, il che soltanto si elFeltuò
deli63o il senato .ifilillo dalle stragiche in parte per nuova disposizione di Sisto
nìenava, avendo fatto voto d'erigere un IV ; mentre il monastero di s. Croccila
magnifico tempio col titolo di s. Alarla 36 religiose ch'era a tempo d' Eugenio
deila Salute, nel priorato della ss. Trini- IV, allora ne conlava 100 sotto il felice
tà, ne acquistò il luogo e allora il semina- governo deil'abbadessab. lùifemiaGiusti-
rio tornò a s. Cipriano; ed inoltre fabbri- niani veneta. Di che ojegUo è vedersi il
calasi dal senato una contigua casa, vi n. Sy. Inoltre Sisto IV incorporò al mo-
comprese l'antico oratorio della ss. Tri- naslero di s.' Croce quello de'dooienica-
liilà, e colla chiesa la consegnò a'sotua- ni di Tusculano, ed alcuni luoghi di cer-
schi; soppressi i quali, la chiesa e la casa li eremiti;ed il nipote Giulio II gli assog-
furono date al seminario, l'alluale serven- gettò una parrocchia della diocesi di Pa-
lliasi ad uso ili cappella interna dell'anli- dova e le rendile. Il buon odore di que-
ca chiesa o oratorio de' teutonici, secou- ste religiose, mosse que'di Cipro a bra-
do l' ab. Cappelletti. Non è quindi esat- niare che vi fondassero un monastero,
lo quanto si legge nello Stalo persona- Frattanto l'aulica chiesa indebolita, s'iu-
/(', che l'oratorio della ss. Trinità rima- traprese a rinnovarla da'fon<lamenti,che
ne presso il seminario patriarcale. furono gettali a'aS maggio neliSoB; e
29. Benedettine di s. Croce della ridotta a compimento con inagniOcenza
<;/uf/eccrt. S'ignorano i principii del n)0- d'altari e ricche suppellettili, a'aS roag-
nastero prima del 1828, in cui perdecre- gio i5i i, dice lo Stato personale, ed il
lo del maggior consiglio si concessero, ad Corner nel 1 5 1 5, la consagrò il palriar-
jilcuni privali, porzioni delle paludi ades- ca Contarini. Essa fu un vero santuario
Mj contigue.per doverle rendere abitabili, per la copia dell'insigni relitpjie che pos-
Lu'ampiapartedi tali paludi giacenti tra sedeva, riferite dal Corner, oltre della
il mona>lero e quello di s. Giorgio Mag- ss. Croce, e porzione della Porpora pò-
gioie, nel i33o fu accordata all' abba- sta al Redentore nella Passione, non che
tiessa di s. Croce, per rendere piìi vasto il corpo incorrotto del celebre s. Atanasio
il circuito del monastero, coli' obbligo dottore della Chiesa e patriarca d'Ales-
di offrire ogni auuo ul doge uu paio di sandria, lu cui traslazione' sulennissima
170 V E N
ila CosJanlinopoli nel i4^4 na'ia Cor-
rer (questo sagro Corpo fu Irasferito nel
1810 nella chiesa ilis. Zaccaria, ove tut-
tora si venera). No! coro interiore si con-
servava il corpo (Iella lodata b. Eufe-
mia, delle cui eroiche virtù e prodigiose
azioni die* contezza lo slesso scrittore,
coll'eflìgie della serva di Dio (soppresso
il monastero quel beato Corpo fu ritira-
to dalla famiglia Giustiniani solle Zat-
tere,e fu ripostosotto k» mensa della cap-
pella domestica). Le ujouacUequi rimase-
ro sino alla generale soppressione, ed al
presente la chiesa e il nionastero Irovansi
convertiti per uso delle pubbliche carce-
ri,cioè della casa di correzione in s. Cro-
ce alla Giudecca, un cappuccino essendo
il cappellano curato e predicatore. In
questa nuova riduzione, non si conser-
varono che 3 soli altari, il maggiore e
due laterali. iVel primo si collocò una
bella pala di Damini, da Castelfranco,
colla Visitazione, e due stupendi latera-
li, opere, una del Bonifazio, l'altra della
scuoia di Paolo.
3o. Doinenicaiiidi s. Domenico, Mor-
to nel 1 3 1 2 il pio doge Marino Zorzi, in
conseguenza di sua benefica disposizione
nella parrocchia di 8. Pietro di Castello
fu edificato un convento per 12 dooieui-
canj, con ospedale per l'orfane abbando-
nate,echiesa sotto il titolo di s. Domenico,
prendendone possesso i religiosi nel i 3 1 7
qual vicariato dell'altro convento de'ss.
Gio, e Paolo.Rallentala dipoi l'osservanza
iegolare,accorse il b.Giovanni Domenici a
lil'ormarlo; lo fece rifiorire, e verso la fine
del secolo XIV lo rese indipendente dal
nominato. Indi gli esemplarisuoi religio-
si servirono alla fondazione o perfezione
di altri, e fr. Giovanni de Benedetti me
rito il patriarcato di Grado nel i4oo. Il
Corner celebra i religiosi più illustri che
aumentarono rinomanza al convento, e
quelli in bel numeroelevati all'episcopato
e al patrio patriarcato. Frattanto l'udlzio
del supremo iuquisiloralo contro V ere-
tica pravità, che ael domioio veneto era-
YEN
kì istituito fin dal 1 286, o nel 1 289 da Ni-
colò IV, come notai a Inquisizione, e della
posteriore sua moderazione, assegnato al-
la direzione de'francescani di «.Maria Glo-
riosa de' E-'\ari, il che già rilevai al n. 2 i
di (juesto §, nel 1 56o da Pio IV fu trasfe-
rito ne'religiosi di questo convento. 11 i."
inquisitore domenicano fu fr. Tommaso
da Vicenza, cui successero i riportati da
Corner, molti de'quali promossi al gover-
no di chiese vescovili. Nel 1 582 quivi mo-
ri e con solennissimi funerali fu sepolto
in monumento di marmo, fr. Paolo Con-
stabile maestro generale dell'ordine. Do-
po vari rislauri, massime per 1' incendio
tlell'arsenale del i 56g, indi nel 1 586 rie-
dificatasi la chiesa da'fondamentie nobi-
litata con altari marmorei, dipoi nel 1 609
la consagrò fr. Raffaele da Kiva domeni-
cano vescovo di Curzola, e 1' altare mag-
giore in onore del titolare s. Domenico
Iòndatore dell'ordine. Nell'altare della
Maddalena si collocarono le reliquie del-
la ss. Croce; un dito incorrotto di s. Cate-
rina da Siena, oltre il velo e la sua veste,
donate dal suo confessore il b. Tommaso
d'Antonio senese propagatore del 3." or-
dine di s. Domenico, e dal suo trattato si
ricava, che a Venezia deve l'ordine de*
Predicatori, non solo i principii dell'uni-
versale sua riforma, ma lo stabilimento
dello slesso 3." ordine; un dente di s. Do-
menico medesimo; e cpieir altre reliquie
registrate dal Corner. Questi inoltre rife-
risce le notizie de' beali domenicani reli-
giosi del convento e deposti nella chiesa,
Nicolò da Uavenna, Tommaso Calfarini
altro confessore di s. Caterina, e Agosti-
no da Biella, lo questo convento a' 12
agostoi668 vi prese l'abito domenicano
fr. Vincenzo M.' Orsini primogenito de'
duchi di Gravina , poi cardinale e nel
1724 Papa Benedetto XIII; laonde col
breve Quod iiilcr, de'7 agosto, rispon-
dendo a' frali pei rallegramenti di sua
esaltazione, ne rinnovò la memoria, e di
avervi deposto il nome battesimale di
Pier Francesco; e poscia iuviò io dono
YEN
al convento 6 candellieii (rargento colla
croce simile per 1' aliare maggiore, ed i
leligio&i per gratitudine gii alzarono una
statua di inaruio in sagrestia. Nella chie-
sa fu sepolta la celebre veneziana Cas-
sandra Fedele, della quale il eli, Quirino
Leoni ne pubblicò colla biografia il ri-
tratto, wtW Album di Roma, t. 2 i,p. i6i.
Nacque in Venezia verso ili4(J5da Bar-
bara Leoni moglie d'Angelo Fedele, il
quale siccome dotto, osservando il raro
ingegno della fanciulla, per tempo l'e-
ducò agli studi, e l'anmiaestrò egli stesso
nelle linguegreca e latina, riguardate giu-
stamente come ili." passo nella via del-
l'umane cognizioni. Adoni deliamente,
la natura unì quelli della bellezza, della
grazia e delia gentilezza (per altro comu-
ni nelle veneziane); e a 12 anni si consa-
grò allo studio dell'eloquenza, in che per-
venne a sì aito grado in breve, da provo-
care non pochi sapienti a recarsi in Ve-
nezia, per conoscerla, udirla, ammirar-
la, e poi celebrarla segnalato prodigio di
natura e d'ingegno. Da Gaspariuo Bor-
ro a[)prese dialettica, quindis'abbandonò
con fervore alla filosofìa , massime alla
peripatetica, eh' era l'amore del secolo.
Vegliando e struggendo*] nella lettura,
cercò un sollievo nella musica e nella
poesia; e tosto le fu facile improvvisare
e cantare versi latini, che accompagnava
col suono di sua celerà. Coltivò pure le
scienze sagre, e più volte disputò pub-
blicamente su molle questioni di teolo-
gia. Neil' università di Padova sostenne
pubblicamente lesi su qualsivoglia più
arduo argomento; per cui Poliziano non
dubitò d'assegnarle il 1° luogo, dopo il
f.imosi>simo Pico della AJira/ulola. Ue-
cilò orazioni, scrisse varie epistole a'prin-
cipi, molti de' quali invitandola alla loro
corte, inclusi vaineute a Papa Leone X,
il senato veneto noi permise, dichiarando
che la patria non poteva perdere con es-
sa una sua princìpalistìma gloria. 11 pa-
dre la maritò al medico Gio. INI.' Mapelli
da Vicenza^ e cuq esso si condusse a ile-
YEN 17,
limo in Candia. Tornala in patria, nel
i52i restò vedova senza prole. Passan-
do per Venezia Bona regina di Polonia,
il senato deputò Cassandra a riceverla nel
luicinlqro, colle più illustri |)atrizie. Al-
l'etàdigo anni presiedeva alioifanotrofìo
di s. Domenico, un avanzo del tpnile esi-
stente presso i pubblici giardini, si preten-
de la gran porla gotica, detta per tradi-
zione la porta de V ospeal de le pule,
\ uolsi che pena anni reggesse quell'or-
fanotrofio, [)lacidamente estinguendosi la
sua lunga vita n»;li568, secondo alcuni
biografi. Fu sepolta nella chiesa di s. Do-
menico, e nel chiostro le fu eretto un
monumento, poi deuiolito nel 1590, al
dire dell'eruditissima Giustina RenierMi-
chiel nella sua Origine delle Feste, f^c-
ìH'zinne (veggasi anche la t'aita che ne
tracciò Maria Petreltini, impre'>sa a Vene-
zia neh 852, nella quale si dice morta nel
1 558). Tralascio il magnifico elogio che
le rende l'eloquente Leoni, come di accen-
nar le sue opere. Dirò solamente , che
l'ingegno non è una qualità esclusiva de-
gli uomini; molle douue nulla cedono ad
essi per questo lato, e sono capaci delle
scienze più sublimi. Citerò tra gli esem-
pi riferi ti in tanti luoghi, quel lo d'un'altra
veneziana, la celebre Elena Lucrezia Pisco-
pia Cornaro, la quale possedeva pressoché
ogni scienza, e ricevette il grado di dot-
toressa in teologia a Padova nel 1678;
taa se ella fu un miracolo del suo secolo
pel sapere, non lo fu meno per l' auste-
rità della vita e per la straonlinarìa sua
pietà. E d'uopo per altro notare, che es-
sendo le donne destinate ad ammaestra-
re ne'primi anni della fanciullezza \' Uo-
mo (f.), devono saper bene la religione,
e conoscerne tutte le verità pratiche. Al-
cuna di esse , fornita di raro talento e
posta in ricco stato , potrà dedicarsi e-
ziandio allo studio della letteratura, del-
la storia, o di qualche scienza, coltivan-
do però sopra ogni altra cosa l'umiltà, la
soggezione all'uomo, eh' è cosa ordinala
da Dio, e la religione^ donde le leltetQ
,7'i VEN
e le scienze ricevono lume, onore, utilità
e viln. — I domenicani qui restarono si.
»io alla soppressione del i<So6, e gli edi-
lìiì i'tuono consegnali alle truppe della
veneta marina, i religiosi passando per
allora nel convento de' ss. Gio. e Paolo.
Decretata poi la costruzione de'pubblici
giardini, furono nel 1807 atterrati chie-
sa e convento, e l'aiea che occupavano è
(|uella che dà l'ingresso a'giardini slessi,
de'cpiali parlerò alla sua volta nel § XIV,
«'•4.
3 1 . Beiiedeltine. e. poi Jgostinianf di
s. Marta. JNeil estremo angolo del sestie-
re di Dorsoduro, dicesi che fino dal 1018
la famiglia Centraniga o Barbolana, det-
ta poi Salamon , abbia edificato questa
chiesa; anzi a Pietro Centranigo, poi do-
ge nel 1026, se ne allribuisce il merito,
avendo iu questa occasione donalo alcu-
ne possessioni al monastero di villa Maer-
ne. Certo è che Giacomina Scorpioni
nel i3i5 stabilì un ospedale pe'poveri in-
fermi nella sua parrocchia di s iNicolò,con
« liiesa sotto il titolo di s. Andrea Aposto-
lo e di s, IMarla vergine grand'ospite del
Signore, contribuendovi con molte som-
n)e Marco Saimdo Torsello e Filippo Sa-
lanione; indi Giacomina, mutato pensie-
ro durante la fabbrica, nel 1 3 18 conver-
tì l'ospedale io monastero di benedetti-
ne, dopo superale le controversie del ca-
pitolo di s. INicoIò di sua parrocchia, che
le avea mosso lite, attribuendosi la pre-
rogativa al Salamone e suoi eredi, d'ap-
provare l'elette badesse e l'annuo douo
d'uYia rosa di seta, e ciò in risarcimento
del diritto già accordatogli d' instituire
la priora dell'ospedale. Ed il vescovo Al-
berlini che accordò tali cose, sottotnise il
monastero all'annua contribuzione al ve-
scovo y;/'0 tempore^ d'una libbra di cera
nella festa di s. Pietro. Ma pretendendo
poi il Salamene il diritto di padronato sul
inonusteru , fu sentenziato in questa pre-
lesa contro di lui. Dopoché sulla porta
«lei monaslero fu eretto neh 338 il simu-
lacro maiuioreodi s. Marta, col solo suo
VEN
nome fu chiamato, e così la chiesa. Mi-
nacciando essa poi rovina , nel i44^ si
cominciò la riedificazione d'altra più am-
pia, con ingrandimento eziandio del mo-
nastero, e venne consagrata ueh48o da
Antonio Saracco arcivescovo di Corinto,
colle reliquie e sotto il titolo di s. Mar-
ta , fra le quali una sua mano incorrot-
ta , portata da Costantinopoli e donata
da Ambrogio Coularini. Oltre quelle del-
la sorella s. Maddalena e fratello s. Laz-
zaro, ivi erano in venerazione altre ss.
lieliquie, ed il corpo di s. Agapito mar-
tire. ÌS'el tlilatarsi il monastero scemaiir
do il fervore delle tuonache benedetti-
ne, lo riformò il patriarca Antonio Con-
tarini, con introdurvi alcune religiose a-
gosliniane del monastero di s. Giuseppe;
nude poi ritenuto l'abito benedettino pro-
fessarono la regola di s. Agostino: tutto ap-
provando Cleuienle V 1 1, le monache pre-
sero il nome d'agostiniane ; finché nel
i8o5 traslocale nel monastero di s. Giu-
stina e poi soppresse, fu profunata la
chiesa e questa iu parte collo spazio del-
l'annesso demolito cenobio dal 1806 ser-
virono ad uso de'militari di terra, ed ora
per magazzino di paglia. Dall'a vere s.Mar-
la imbandito un esquisilo banchetloalSal-
vatore, o forse per celebrare alcuna vit-
toria, nella vigilia di sua festa ebbe ori-
gine in Venezia quella della sagra not-
turna, festa popolare consistente iu ban-
chetti e cene; e nella quale prese parie
nel i8?.5 l'imperatore Francesco i col-
l'imperiale famiglia. Tratta di essa la eh.
Giustina Ptenier Michiel, nelle sue Feste
Feneziaiie, ed il cav. Cicogna illustrando
\' Inscrìzioìd della chiesa di s. Marta e
suo monastero.
32. Scri'i di Maria, dis. Maria de
Scrxùli, detti li Sen'i. Ad oggetto d'otte-
nere in questa città uno stabile domici-
lio all'ordine de Servi di Maria, fr. Pie-
tro da 'Todi suo 8.° generale, versoli i3id
mandò in Venezia alcuni suoi religiosi
di esemplari virlù, colla viva speranza
clic iu uua città così pia e uata sotto gli
VE N
pii«picii (Iella Miulie ili Dio snichliero ac-
colli favorevolmcule i di lei servi. iVon
niKJò «'di ingannalo nel suo pensiero, per-
chè quantunque Dio permettesse die al
i.° loro arrivo fossero trascurali da lut-
ti, nondimeno poco dopo il nobile e re-
ligioso Giovanni Avanzo, edificalo dalle
loro virtù, gli accolse in propria casa, e
si dispose alla grand' opera di fondate
un convento stabile e ben ordinalo. Co'
suoi denari i serviti acquistato nel sestie-
re di Canalregio un ampio silo propor-
zionalo, ollenneio a'i6 giugnoi3 16 dui
vicario dell'assente vescovo- la facoltà di
fondare un oratorio, ove si potè celebra
re la messa a' 26 novenibre da fr. Fran-
cesco PatrÌ7J da Siena d'esimia santità e
preposto al^i^tituzione. Il vescovo Aiber-
liiii approvala la Iicenra del vicario, per-
mise l'erezione della rhiesa e del cimile-
l'io, e deputò fr. Nicolci agostiniano ve-
scovo di Scarpanto a collocar la i.° pie-
tra e benedire il cimiterio, il che esegui
a'74 e 25 maggio i3 1 7. Tanto fu poi il
credito che i servili s'acquistarono coli'e-
semplaritàe lo zelo,che aiutali dalle obla-
?ioni de'fiedcli, poterono quindi fabbrica-
re il convenlo capace di accogliere i pa-
dri del capitolo generale nel 1 82 1 . In es-
so fu decretalo dimostrazioni di ricono-
scenza al lieuefaltore A vanzo , il quale
morendo nel 1826 lasciò a'religiosi mol-
le rendile. Da questo nuovo soccorso a-
rimati i servili, intrapresero la fabbrica
della magnifica chiesa, di cui sui prece-
denti si gettarono nuovi fondamenti nel
1 33o, ma la sua perfezione non si otten-
ne che verso la fine del secolo XV, e fu
consagrata col maggior altare dall' aici-
\escovo di Corinto Saracco nel 1 49 ' jmen-
Ire già gli altri 8 altari lo erano slati nel
i4i4- Avendo per la fabbrica i religiosi
consumato am he il destinato pel loro a-
limento, già il cardinal Pietro Riario le-
gato, al convenlo avea unito il priorato
di s. Calerina d'Isola diocesi di Capodi-
sii ia colle rendite nel 1 478; e Io zio Sisto
IV per lo slabiliiueDlo delle cappelle mae*
slose, avea concesso indulgenza plenaria
nella festa della ss. Annunziata del «476,
a chi vigilando la chiesa porgesse limo-
sine. Ma intanto la regolare disciplina a-
vea palilo sensibile discapilo, onde i! do-
ge Vendramin indusse il senalo a implo-
rare da dello Papa, che il convento fosse
dato a'servili della congregazione osser-
vante del Monte Senario mirabilmente
propagata in Italia; e fu pienamente e-
saudito nel 1476, allontanandosi que're-
ligiosi che non vollero abbracciare la ri-
forma, e ponendosi il convento nella di-
pendenza del patriarca. Questa poi tolse
nel I 5i 3 Leone X, dichiarando il con ven-
to soggetto immediatamente al priore
generale dell'ordine, a condizione di man-
tenersi nella regolare osservanza. Aven-
do poi s. Pio V abolita la congregazione
dell'osservanza, il successore Gregorio
XIII istituì le due provincie de'servi di
Maria, di Venezia e di Mantova, dichia-
rando capo principale della i." il veneto
convento di s. Maria, detto comunemen-
te Convento 3I<7ggiore, per distinguerlo
dall'altro di s. Giacomo de' Servi della
Giudecca, denominalo Com'enfo Minoic.
La magnifica chiesa, una delle più rag-
guardevoli di Venezia per la vastità, com-
posta d'una sola nave, giunse ad avere
22 altari; fu pure rinomala per insigni
opere di scultura, d'architettura e pittu-
ra, non meno pe'roonumenli di uomini
illustri che racchiuse; ma più di tulio
pe' tesori ecclesi asiici delle ss. Reliquie,
le quali onde collocarle onorevolmente,
fr. Anselmo Gradenigo nel i533 eresse
un nobile altare con disegno del Sanso-
\'ino , poi consngralo da Vincenzo Mas-
sari vescovo di Melipotamo. Dalla chie-
sa di s. Marcello di Roma, residenza del
priore generale e del procuratore gene-
rale , con pei messo di Giovanni XXI 1[
nel i4i3, furono portale in questa : il
corpo di s. Giovanni 1 Papa e martire
(che il Z^/flr/o /lOWrtwo dice riposare nel
Valicano), una mascella di s. Longino
vescovo e inarlire; un osso di s. Giovau-
174 V E i\ . ' VEN
ni vescovo e ruailii e, olire le ss. Reliquie guo alla cljiesa fu dalla pietà il* alcuni
di molli apostoli e matlìri. Il legalo di mercanti luccliesi, venuti a stabilir il lo-
Venezia cardinal Bessarione, nel i46i ro dondcilio in Venezia, fondalo un ma-
concesse i co giorni d'indulgenza a chi le gnifico oratorio in onore di Gesìi Croce-
\isilava ollrendo litiiosine, ne' giorni da lisso, sotto il nome di Volto Santo, pel
lui determinali. In diversi tempi vi fu- celebre die si venerava nella loro cittìi.
rono donate: parte del ss. Titolo della Espulsi essi dalla patria da Castruccio o
C/ocf, concessa da Innocenzo Vili, come da Uguccione, si ritirarono in Venezia
notai in tale articolo, a Giiolamo Donato nel i 3 i 7 o prima, dove molli di essi con-
ambascialore veneto in Iloma, il rpiale e- trassero amicizia co' servili, ne frequeu-
resse per conservarla uu altare dedicato tavnno la chiesa , mangiando l'agnello
alla ss. Croce , con pregevoli tavole di pasquale insieme, ed in morte sceglien-
Lronzo a mezzo rilievo, poi trasferite nel- dosi la sepoltura nel tempio. Pare che vi
l'altare de'Beati VII fondatori dell'ordine migliorassero e perfezionassero l'arte del-
de' servi; il capo di s. Maria Cleofe, la la Seta, la quale però, come rimarcai in
mano sinistra di s. Andrea Apostolo, un tale articolo, seud)ra introdottavi fin dal
bracciodi s. Luca Evangelista, delle vesti i2o4 dopo la presa di Costantinopoli, e
e reliquie di s. Simeone fanciullo trucida- quindi piesto cominciarono le venete
to in Trenlo dagli ebrei, a di cui onore il manifatture di stolle d' 010 e di porpora,
consiglio de' Dieci permise l'erezione in con utilità somma della città. Si può ve-
questa chiesa d'una confraternita. Olire dere il cav. Mulinelli, Annali Urhaiii,
alcun'allre reliquie, nella mensa dell'ai- ove traila de'Iucchesi manifittori ripa-
lare della sagrestia fu collocato il cor- rati a Venezia, delle liberali accoglienze
pò del b. Bonaventura Torniello (che no- che riceverono da'veneziani , collocando
lai parlando di questa nobilissima fami- le loro ollìcine in calle della Biscia. Ne
glia nel voi. L, p. 69, ed un discenden- riparlerò a suo luogo, sì de'Iucchesi e s"ì
te degnissitno della quale conte e com- delle manifatture di seta. S'avan/ò poi
mendatored. Giorgio veneto , di cui mi tanto ralFelto de'Iucchesi per s. Maria
■vanto ossequiosissimo, ci ha edificati da de'Servi, che nel 1 36o v'istituirono la cou-
ultimo; imperocché restato vedovo della fraternità sotto 1' in vocazione dello sles-
virluosissima contessa Anna Cappellari so Volto Santo, e la prolezione de' ss,
della Colomba,! ." pronipote di Gregorio Marco Evangelista e Martino , pe' soli
XVIjSi ordinò sacerdote!) del ramo fiorito connazionali, a merito principale di Fao>
inForlì.religiosode'servidiMarifljfattoda lo Parola. Il senato, che loro ne die' la
Sisto IV predicatore apostolico in Roma, facoltà, annoverò i lucchesi fra' cittadini
Toscana e oltre parti d' Italia, come in di Venezia. Per aver poi i confratelli un
\enezia con gran fruito , acclamato per luogo sagro per le di vote adunanze, com-
Sanio appena volò al cielo in Udine. 11 prarono da' frali un sito contiguo alla
Corner ne riferisce le notizie, con quelle chiesa, ove eressero nobile cappella, nel
d'altri 3 santi religiosi serviti del conven- i 376 consagrata da'vescovi Piacentini di
to, cioè il b. Taddeo Gei ardi, chiamalo Castello e Natali di Jesolo, e ad essa vi
patriarca d'Alessandria, glorioso martire unirono io case per ricovero de'couna-
nel 1357; il b. Bartolomeo veneto, disce- zionali bisognosi. JN'on mollo lungi dal
polo del b. Torniello e fedele imitatore di convento fu già un monastero di di vote
sue virtù; e il b. Raffaele Calbo. Di più vergini,che senza essere obbligale a clausu-
il Corner riporta un notabile numero de- ra, professavano la regola del 3." ordine
gì' illustri religiosi fiorili in questo chio- de'servi di Maria, dalla forma del loro a-
slio che merilaiouo l'episcopato. Couti- bilo chiamale inaulellale e più comune*
YEN
mcnle plzzocliere. Viveano esse nelle pro-
prie case sepnralainenlc, ma avenilo nel
i525 Matteo Iciccliese lasciata in pio le-
gato nna casa per le suore del 3." ordi-
ne de'servi, allettate da tale occasione di
servir più quietamente a Dìo alcune buo-
ne donne seguaci del beneficalo istituto,
si ridussero a convivere insieme nell'a-
bitaziotte loro lasciala, dopo il qtial tem-
po non fu poi concesso l'abito de'serviti
che a quelle sole dcterniinate a voler ivi
servire il Signore. Da questo povero col-
legio ebbero origine due esemplarissimi
monasteri, di s. Maria delle Orarie m Du-
rano,'e di s. Maria del Pianto in Venezia,
istituiti dalla ven. Maria Benedetta Rossi,
e già esemplarissima manlellala. I ser-
viti rimasero nel convento sino alla di-
struzione degli ordini religiosi, indi nel
1812 fa demolito insieme nlla chiesa, e
di questa non rimangono che le mura del
suo recinto e le due magnifiche porte che
\i danno ingresso. In lai rriodo si perde
un' ampia mole , ed unica per Vene-
zia quanto alla sua costruzione. Preziose
e abbondanti notizie nelle sue i/i. ^cns^'o-
ni T^eneziane olTie il cav. Cicogna. Le
ceneri del famoso fr. Paolo Sarpi furono
trasferite in s. Michele di Minano, come
nairo nel § XVIIl, n. 18. Mentre ripo-
savano nella descritta chiesa, avvenne
quanto riportai nel voi. LXIV, p. 162.
33. CoiiK'cìHuolt di s. Nicolo de' f ra-
ri, dello della Lattuga e s.Nicoiettn. Lan-
guiva oppresso da lunga e pericolosa in-
fermità iNicolòLion procuratore di s.Mar-
co, benemerito della repubblica, massi-
me per la congiura da lui scoperta del
doge Marin F\dier, quando si senfj invo-
gliatodi mangiar lattughe. Ricercale inu-
tilnjenlein ogni luogo, alfine si trovarono
nell'orto de'liati minori di s. Maria Glo-
riosa de'Frari; onde gustatele l'infermo si
sentì rinvigorire, e ricuperò in breve la
sanità. Grato a Dio, il buon senatoiesui
confini dell'orlo, da cui s'erano traile le
lattughe, vi fabbricò una chiesa in ono-
re di s. Nicolò vescovo, di cui portava il
V E ìN 17 7
nome , e vi aggiunse poi abitazioni per
pochi frali , consegnandone nel i332 il
padronato a'procuralori de Ultra. Tio-
vandosi in Avignone anìbasciatore a In-
nocenzo VI neh 353, fece testamento e
lasciò la chiesa e il piccolo convento a'
frali minori che riconosceva benefitlori
per la guarigione. La chiesa nel suo in-
terno tutta coperta di pitture slinuitissi-
nie,fu consagiata nel 1 582 da Marco Me-
dici vescovo di Chioggia. Vicino ad es-
sa si fabbricarono due piccole cappelle,
una dedicata a s. Francesco d'Asisi, l'al-
tra alla B. Vergine della l'ietà, il cui al-
tare pel [."fra tutti inVenezia fu decorato
da Gregorio XI II dell'uHlulgenza plena-
ria pe' defunti. Il convento distrutto nel
I 743 dal fuoco, si riedificò in assai mi-
glior forma. Ma anch'esso poi colla chie-
sa andò profanato nella soppressione de-
gli ordini regolari, e da ultimo quanto ne
rimaneva di fabbricato, andò a far par-
te dell'archivio generale de'Frari, come
notai in questo § nel n. 2 r.
34. Servi di Maria di s. Maria No-
vella e poi di s. Giacomo della Giiidec-
ca. Marsilio da Carrara, grato alla repub-
blica di Venezia, col di cui favoreavea ri-
cuperato la signoria di Padova, con testa-
mento del i338 lasciò una somma rag-
guardevole per fondare con dote in Ve-
nezia un nobile convento per 24 servili
almeno, con chiesa sotto l'invocazione di
Maria; concedendoli padronato del con-
vento aliloge, la difesa e conservazione
a'procuralori di s. Marco. Nell'istesso an-
no nell'isola delia Giudecca s'intraprese-
ro le fabbriche, che compile si consegna-
rono nel «343 all'ordine, e per esso al i."
prioie fr. Laml)erto Malascolti, con pre-
cedente beneplacito di Benedetto Xlljina
poscia per la rislretlezza delle rendile il
numero de'servili fu di solila. La chiesa
si chiamò s. Maria Novella, denomina-
zione cambiata in quella di .y. Giaco/no,
per l'altare ivi eretto in suo onore e per
essere slata piantala nel sito dov'era uà
oratorio dedicato al s. Apostolo , i cui
1 7G YEN
confiafelli passarono a islitnirn In nobile
confi aleinifa di s. Maria della Caiilii, i.*
fra le scuole grandi. La diiesa nel i 3^1
venne contagiala da fr. Luca servila ve-
scovo di Giudice e vieni io del vescovo di
Castello, soUo 1" invocazione di s. lALuia,
di s. Giacomo Maggiore di Galizia e di
s. Daniele profeta. Dìniiiiuile di nuovo
Dolabihnenle le rendile e vivendo i re-
ligiosi colle limosina , furono lolli dal-
l'angustie neli5i8 da Leoue X coil'ap-
plicazione della maggior parte delle ren-
cliledel convento rurale di Bagnuoli, Ibn-
tlalo a'servili da Alessandro Turella. Co-
M i religiosi di s. Giacomo poterono am-
pliare e abbellire i loro edilizi disadorni,
contribuendovi il veneto fr. Gabriele Car-
dano figlio del convento, neli6o3 priuie
generale dell'ordine. Avendo egli a cuore
la riedificazione della vecchia chiesa , di-
spose lutto per rinnovarla, iha prevenu-
to dalla morte, vi supplirono i religio-
si con 7 altari formali di scelli marmi.
Anche questo convento soggiacque alla
sorte comune nel i8io, e quindi, uni-
tamente alla chiesa, fu demolito.
35. Camaldolesi di s. Gio. Battista
della Gìudecra. Fiorendo per severa os-
servanza il rinomatissimo istituto camal-
dolese di S.Mattia di Murano, da cui mol-
ti monaci in diversi luoghi furono tratti
a fondar monasteri, per Venezia lo dispo-
se Duonaccorso Benedelli lucchese, ricco
commerciante, da fabbricarsi nell'isola
della Giudecca,con chiesa dedicata al s.
Precursore, con dipenden-'.a dal priore di
s. Mattia; non che un contiguo spedale
in onore di s. F^rancesco, pel ricovero e
loanlenimenlo di 20 poveri. Incominciò
il benefico Benedetti le fabbriche nel
i333, e morendo nel 1 33g fedelmen-
te si compirono, terminatosi il monasle-
10 nel I 344. ove vi si portò il .suo cor-
po. Fu quindi ampliato nel i 369 ; e dalla
repubblica accolto sotto la sua protezio-
ne, la fece valere nelle disposizioni di Gio-
tanni XXllI e d'Eugenio IV; e poscia
ottenne da Alessandro VI, che fosse unito
V 1-: N
agli esemplari di a. Michele e di s. Matti!»
di Murano. L'ospedale per mancanza di
rendile, in seguito ces>ò. Dipoi il mo-
naslero fu separato da quello di s. Mat-
tia ed unito alla congregnzione camaldo-
lese delta de'lX luoghi,istiluita nel 1496,
e poscia aggregato all' altra di s. Michele
di Murano divenne uno de'XVll mona-
steri che la componevano, e da quel leui-
po cominciò ad avere il proprio abbate.
Perì nei 18 IO con tulle l'altre comunità,
religiose, secondo l'ab. Cappel letti. Però
la monastica fimiglia era già stata sop-
pressa con altre camaldolesi, insieme ad
altre regolari, del domiiiTo veneto, per
decreto governativo de' 7 settembre
1772, come afferma il p. ab. Zurla nel-
le lìfernoric del p. ah, Nachi camaldo-
lese, a p. I 2.
36. Canonici regolari di s. Anlonio
abbate di Vienna^ poi di quelli del Sal-
vatore. Nell'estremo angolo della città,
sestiere di Castello, che per esser posto
rimpeltoall'isola di s. Elena, chiamava-
si Punta di s. Elena, nel i334 il mag-
gior consiglio concesse tino spazioso trat-
to di palude a Marco Catapan e Cristo-
foro Islrego , con obbligo di riempirla
di terra in 3 anni per renderla abitabile.
Adempito l'assunto, dipoi Cristoforo sul
suo fondo avendo costruita una casa di
legno, l'olbì in dono a Giotto degli Ab-
bati fiorentino, priore de'canouici rego-
lari di s. Antonio di Vienna in Francia,
acciocché vi fondasse chiesa e monaste-
ro in onore di s. Antonio abbate. Accettò
il priore, e con permesso del vescovo di
Castello Morosini, cominciò In fibbrica
della chiesa, e pel suo vicario fr. Stefano
agostiniano vescovo di Tiro fece gettar-
vi lai. 'pietra nel i346, e benedisse il ci-
miterio il priore, essendovi presente Ai-
mone maestro generale dell'ordine. Vi
contribuirono il sullodato Nicolò Lione
la famiglia Pisani, erigendone la ficciata
con ben lavorati marmi Pietro Grimani
figlio del già doge e gran pi iore Geroso-
limitano d'Ungheria. Convien credere
I
VEN
die i canonici presto l'abhnndonassero,
ovvero si fossero rilassali nella lenniaie
disciplina, poiché trovasi prima deh 388
allidalo il governo del monastero ad An-
tonio Gallina monaco benedettino di s.
Giorgio Maggiore. Dipoi i priori de' ca-
nonici regolari di s. Antonio ripresero il
governo del monastero. Era antica con-
suetudine, col pretesto di riverenza a s.
Antonio abbate, lasciar vagare per la
città alcimi porci (come altrove per l'erro-
rea credenza, che il porco essendo slato
caro a s. Antonio, si dipinge con esso e
volgarmente dicesi: s. ^Antonio s'innn-
moro d'un porco l Notai altrove, che
rappresentasi così il santo, per aver egli
\into le incessanti tentazioni del demonio
che lo affliggeva sotto la figura d'un porco.
Questi sozzi animali erano poi un parti-
colar provento del priore! Altri vogliono
che i vaganti porci erano graliiitamente
cibali dalla popolazione per i poderi ca-
nonici di s. Antonio di Olivolo). Ria olire
il deturpamento che recavano alla città,
ne nascevano gravi disgrazie, massime a
danno de'teneri fanciulli (e non pochi mu-
sici derivarono, e fors'anche derivano, per
l'operato da'porci), cos'i il maggior con-
siglio a' io ottobre 1409, risolutamente
proibì l'abbominevole costume. In fatti
dice il decreto » tam cantra pueros,
quoTii in stratiset fitndaìncTìtis propter
siiitni rumare. Riuscendo pregiudizievo-
le ai sagro luogo l'amministrazione de'
priori de' canonici regolari, il senato che
sapeva la necessità de* canonici regolari
del ss. Salvatore (nel cui monastero per
l'accresciuto numero non potevano più
capire), neh 471 ottenne da Sisto IV, che
ad essi fosse assegnato quello de'canonici
di s. Antonio di Vienna del Delfinato. I
nuovi possessori ristorarono i cadenti edi-
lizi, ed abbellirono la chiesa colla magni-
fica erezione di molte cappelle ed altari,
mirabile sopra tutti riuscendo l'altarede'
diecimila ss. Martiri Crocefissi, non solo
per l'arte meravigliosa, con cut il Car-
paccio espresse in pittura la loro passione
VOI. xci.
VEN 177
(ora (joesto quadro esiste nella regia ac-
cademia di belle arti), ma pel motivo
della di lui erezione fatta da Ettore Ol-
toboni e narrata dal Coiner, e dove nel
consagrarlo il patriarca Antonio II Con-
tarini ripose le reliquie della ss. Cro-
ce e de' ss. Martiri Crocefissi. Altre insi-
gni reliquie della chiesa furono, un'incor-
rotta mano di S.Antonio abbate, luia gam-
ba e piede incorrotti di s. Geremia profeta^
de' ss. Bartolomeo e Matteo apostoli, ed
altre. Nella biografìa del cardinal Dome-
nico Grimani, dopo aver celebrato il suo
eroismo col padre Antonio.poi doge, dissi
d'aver egli donato la sua biblioteca a'ca-
nonici del ss. Salvatore, poi incenerita
dal fuoco.Ora col cav. Mulinelli mi piace
aggiungere. Seguì il dono in conseguen-
za del testamento fatto nel i523. La bi-
blioteca, oltre essere copiosa di volumi,
era molto insigne per codici ebraici, cal-
dei, armeni, greci, latini e italiani. Nel
i685 lavorandosi da Felice Multoni in
questo monastero fuochi aitificiali da
spedirsi in Morea per la guerra contro i
turchi, inavvertentemente appiccossi al-
la polvere la fiamma, che distrusse con
tremendo fracasso gran parte della fab-
brica, e incenerì la biblioteca. Così que'
libri preziosissimi, onde gli studiosi do-
veano andar gralissimi al cardinale, e
pregar pace allospiritodell'uoroo incom-
parabile" erano orribile e miserando fa-
lò a'funerali d'un secolo, che senza molta
gloria, anzi con alcuna tacca, andava già
a perdersi nell'abisso interminabile del-
l' eternità ". Quindi si riedificarono le
parti distrutte dell' edifizio. Il cav. Cico-
gna occupò più pagine del t. i delle sue
Inscrizioni Veneziane, nel descrivere e-
ruditamenfe questa chiesa C' monastero.
I canonici regolari del ss. Salvatore vi
rimasero fino al declinar del secolo pas-
sato, dicendosi il luogo Motta di s. Anto-
nio; indi divenuta la chiesa e il monaste-
ro pubblico padronato, con cappellano
per l'uffìziatura, nel 1806 il luogo fu con-
segnalo alle truppe di marina, e nel 1 807
12
.78 VEN
cliifsa, monastero e allie fabbriche si cle-
itiolirono, compi endendosi il suolo ne'
pubblici giardini dov'è la montagnola.
37. Jgosliniaìie grìgie di s. Andrea
Apostolo, volgarmente de Zirada. Con
unanime sentimento di fervorosa carità
unitesi le matrone venete Francesca Cor-
rer, Elisabetta Gradenigo, Elisabetta So-
ranzo e Maddalena Malipiero, determi-
narono d'erigere nell'estrema parte della
città, chiamata dall'angolo che forma ,
Cao o Cavo de Zirada o Zira (girala
di canale), nel sestiere di s. Croce, un o-
spedale nel quale potessero servire a Dio,
esercitandosi nell'esemplare ministero
d'assistere alcune povere donne, vedove
e citladitte, ivi per scelta loro raccolte, ed
a proprie spese mantenute. A tal edetto
ottennero a'i 8 dicembre i32g dal capi-
tolo della chiesa parrocchiale di s. Croce
diLuprio la facoltà di fabbricare la casa
di ricovero per povere donne sotto l'invo-
cazione di s. Andrea Apostolo, mediante
coDìpenso. Ottennero pure l'approvazio-
ne del vescovo Delfino, anche per poter
erigere una chiesa e un monastero con
religiose soggette a'vescovi di Castello, e
superale le opposizioni delle vicine mo-
nache di s. Chiara. Le pie matrone ne'pii
esercìzi di carità vissero senza osservare
alcun istituto sino al 1846, quando già
essendo morte la Correr e la Gradenigo,
le superstiti Soranzo e Malipiero, unita-
mente ad altre 7 compagne nel caritate-
vole uilìzìo, determinarono di stabilire
nel pio luogo un monastero regolare, ini-
plorando a tale effetto la protezione del
\irtuoso doge Andrea Dandolo, che loro e
al monasterodi s. Andrea di Girada del-
l'ordine di s. Agostino l'accordò con pa-
dronato de'dogi successori, come di pub-
blica ragione. !Nello stesso 1 346 il vesco-
vo Nicolò Morosini tutto approvò, accon-
sentendo che nell'ospedale si potesse eri-
gere un monastero d'agostiniane con ve-
sti di color grigio; l'esentò dalla soggezio-
ne de'vescovidi Castello,ma col censo an-
nuo iu favore di essi d'una libbra di scelto
V E N
incenso circa nell.i festa del s. Titolare. S
pravvissuta liiSoraiizo,ncl i 347 elesseai
priora Giaconjina Paradiso, successa da
altre approvate da'dogi. Nel i383 il v^
scovo Angelo Correr st-nhifi a!ctinp costi
tuzioni, e per la stima che faceva d«>l m
nastero, divenuto Papa Gregorio XI 1 ne
i4o6, lo ricevè sotto l'immediata prole
zione della s. Sede, autorizzando la prie-
ra a imporre il velo nero alle professe,
e concedendo il proprio confessore con
facoltà d'assolvere ne'casi riservati. Pe
nefìcate l'agostiniane da Gregorio Xn,gl
restarono ubbidienti, come legittimo
vero sommo Pontefice, ed anche qu.in
do il senato ordinò a tutti i religiosi rie
noscere per Papa Alessandro V e poi Gio'
vanni XXIII, dichiarando esser contenti
piuttosto di venir espulse dalla città. Dii
poi Papa Martino V confermò le conce!
sioni del predecessore, evi aggiunse |)lc
narie indulgenze allora singolari. Tuli
confermarono, con altre grafie, Eiigenii
IV, Calisto III e Sisto IV. Tutto qiips|<
prova l'alta riputazione a cui era salili
l'esemplarità dille religiose, rendendone
pure illustri testimonianze cospicui sog.
gelli presso il Corner. L'antico istitnU
di servire eolimenlare povere donne con
tinuò anche dopo la formazione del ma
nastero, finché nel 1684 la pia opera fi
mutata, col permesso del patriarca, nel
l'obbligo di ricevere fra il numero dell
suore converse 12 povere figlie senza dtì
te. Nella chiesa, fabbricata dalla famiglii
Boncia, si collocarono molte insigni reli
quie, cioè notabile parte del corpo di s
Maria Cleofe, un osso del braccio del Si
Titolare, alcune ossa de'ss. Innocenti, ui
osso di s. Bartolomeo apostolo, due test
delle Coropagnedis. Orsola, eil corpo d
s. Saturnino martire tratto da'romani ci
miteri. Bisognosa la chiesa di dispendi»
sa restaurazione, considerando il senat
essere il monasteroantico padronato della
città di Venezia, nel 147^^ contribuì ge-
nerosa sovvenzione; e compita la rifabbri-
ca con 5 altari, il i ." dicembre 1 5o7 se«
YEN
conilo Io Slato pcrso/tatr, consagrò la
nuova chiesa co' suoi 7 altari (il cav. Ci
cogna che senta l'aggiunte e le correzio-
ni impiegò I 59 pagine in illustrarla, dice
che la consagiarione seguì nel 1 5o2) il
veneto Giulio Broclietta arcivescovo di
Corinto, e si commemora la r.' «lomeni-
ca di maggio. Indi nel secoloXVII la chie-
sa fu rinnovata e lidotta nell'attuale sua
forma. Adiacente era vi la confraternita
di s. Andrea; e nella chieda quelle del
Suffragio del Crocefisso, e de'Muschieri,
la cui arte era uno de' io colonnelli che
formavano il corpo dell'università arti-
slisca de'Marzeri. Le monache durarono
sino alla generale soppressione, imperoc-
ché passale temporaneamente nel mona-
stero le religiose di s. Lucia nel 1806,
di poi l'agosliniane grigie doverono eva-
cuarlo nel 1810. Queste monache erano
esperte ne'Iavori delle mani, e facevano
hellissime palme con fogliami d'oro, d'ar-
gento e di seta, che si solevano presen-
tare in s. Marco nella domenica delle Pal-
me al doge, alia dogaressa, agli amhascia-
tori ed al primicerio. Ora non vi rima-
ne che la chiesa, la quale sino dal rSio
serve di succursale alla parrocchia di s.
Nicola daTolentioo. Nella chiesa di s.An-
drca, ne'due altari, al fianco della mag-
giore cappella, vi ha due bellissimi dipin-
ti. 11 s. Girolamo nel deserto, è uno de'
nudi più svelli e belli che Paolo condus-
se, se non il più bello; nel s. Agostino di
Paris Bordone si ha una testa sì viva e
vera, che sembra del pennello di Tiziano
e di Giorgione. Lamole dell'altare mag-
giore è r ultima scultura di Giusto le
Curi. Nel coro, nell'organo e altrove vi
sono dipinti di D. Tintoretto.
38. Umiliati, poi Canonici regolari
dis. Giorgio in Alga, indi Cistcrciensi di
s. Cristoforo martire, volgarmente .f.iJ/^-
ria 0 Madonna dell' Orto, 0 s. Maria
Odorifera.FvaTìbti'ìo de'Tiberii daPar-
ma generale degli Umiliati, colle limo-
sine raccolleda'veneziani, nel sestiere di
Cauahcgio foudò la chiesa e il mouaiste-
YEN 179
ro circa la mela del secolo XVI col titolo
di s. Cristoforo martire (così il Corner
e il Cicogna, ma lo Stato personale di-
ce nel 1371, erroneamente perchè nel
i37r morì Tiberio, e il monastero era
stalo fondato assai prima da lui) e mor-
to illustre per meriti e virtù nel 1371 fu
riposto decorosamente nella chiesa non.
finita ; al cui compinìento nel i 377 per-
mise il consiglio de'Dieci, ohe sotto l'in-
vocazione del s. Titolare si potesse isti-
tuire una compagnia onde colle limosino
de' confratelli si terminasse interamen-
te. Procedendosi ne'Iavori, nello scavar-
si la terra in orto contiguo al monastero,
si trovò la divota immagine rozzamen-
te scolpita in marmo, rappresentante
Maria Yergine col divio Figlio in brac-
cio, la quale tosto acquistata da' con-
frati di delta scuola la collocarono nel-'
r oratorio da loro di recente eretto a
s. Cristoforo. Convien credere che di
debole struttura fossero la chiesa e il mo-
nastero cominciati dal generale Marco,
perchè i confratelli della scuola di s. Cri-
stoforo acconsentirono che la ss. Imma-
gine si traducesse nella chiesa di s. Cri--
sloforo, acciò coll'offerle e limosine pei*
essa acquistate si potesse cosimi r di nuo-
vo la chiesa e il monastero; indi il mag-
gior consiglio nel i 3gg assegnò 200 du*
cati d'oro pel restauro della cadente chie-
sa di 8. Cristoforo. Tradotto il venerabile
simulacro nella chiesa di s.Cristoforo, ove
risplendendo con grandi ed evidenti mira-
coli, die' motivo che lai." denominazio-
ne si cambiasse io quella della Madon*
na dell' Orlo, per essere stato trovalo
nel detto orto, cui poi proseguì ad esser
chiamata. Vaghi di così specioso titolo
i confrati, impetrarono nel 14^0 dal
consiglio de' Dieci, che pel merito d'a-
ver essi acquistata e donata alla chiesa la
prodigiosa immagine, dovesse per l'av-
venire chiamarsi la loro scuola dis. Ma»
ria dell'Orto, titolo che per nuova per-
missione dello stesso consìglio accordato
7 giorni dopo, fu cambialo in quello di
i8o VEN
s.Mnria Odorifera. Da tali uiutazioni di
nome nncque grave discensione I in' con-
fratelli,imperocliè alcuni di essi per divo-
zione a s. Crisloforo,si separarono e stabi-
lirono la loro compagnia col doppio lito-
Io f/f 5. Maria dell'Orlo e di s. Cristofo-
ro. Accresciute poi le discordie fra le due
divise confraternite, passò quella à'xs.Rla-
ria Odorifera ad unirsi nella chiesa di s.
Marziale, con altra antica scuola già fon-
data nel 1 296 sotto il titolo di s. Maria di
Grazia. Tale unione permise il consiglio
de'Dieci nel 1424, confermanilo alla scuo-
la de' Mercanti il nome di s. Maria del-
l'Orlo e di s. Cristoforo. A. questa dipoi si
unì altra antica confralernila stabilita nel
1 26 1 presso la chiesa di s.MariaGloriosa
ile'FrarijCol ùloìo di s. lì/aria de' Mercan-
//,solto la protezione di s. Francesco d'A-
sisi ; onde la scuola di s. Cristoforo assun-
se la triplice denominazione di s. Ma-
ria dell' Orto, di s. Cristoforo e di s.
Francesco. Intanto gli umiliati deprava-
ti ne'costumi, divenuti insoffribili pe'pub-
blici scandali, il consiglio de' Dieci dopo
processo, nel 1461 ottenne da Fio 11 che
il patriarca Bondumiero riformasse Io
scorrettissimo monastero, con introdur-
vi virtuosi regolari, essendo fuggiti i rei.
Pertanto il patriarca nel 1462 l'aflidò a'
canonici regolari, o secolari come li chia-
ma il Corner, della congregazione di s.
Giorgio in Alga esemplarissimi. Tentaro-
no gli umiliati la ricupera del luogo, e ne
persuasero il Papa,sinoa ordinare al nun-
zio di Venezia di rimetterli in possesso.
Però il senato avvertilo il loro generale,
che avrebbe cacciato i religiosi da lutti i
veneti dominii, ed istruito meglio Pio II
delle commesse iniquità, questi approvò
la loro espulsione e l'immissione de'cano-
nici illustri per edificanti costumi. Scar-
se essendo le rendite al sostentamento
loro, e gli edifjzi bisognosi di notabili ri-
stauri, sebbene pare che la chiesa abbia
avuto bisognodi rifabbrica nel 1099, i ca-
nonici dopoesserestaticonfermatitlaSisto
IV uel 1473, peusaronu al rifacimeuto
VEN
I
totale del luogo, nella forma in cui oggi-
di si ammira: la facciata forse allora re-
statuata in gran parie, crede il Cicogna
sia l'antica inoiigine eretta da fr.Tiberio, '
comesi riconosce dallo stileedaglistemmi
latera li alla maggior porla esteriore. A ca-
nonici, AntonioLaurt pievano di s. Marti-
no nel i477 cede il suo priorato di s. Mi-
chele di Mirano diocesi di Padova, che
fu unito al monastero. A questo poi il ce-
lebre cardinal A leantlro protettore della
congregazione, lasciò in legalo la cospicua
libreria, che trasportata nel monaslerodi
s. Maria dell'Orto, fu incenerita da fata-
le incendio. I canonici vi rimasero due
secoli, finchèClemente IX avendone estin-
ta la congregazione a'6 dicembre 166B,
applicò i monasteri colle rendite a sussi-
dio dell'asprissima guerra, che sosteneva
la repubblica veneta contro i turchi a di-
fesa di Candia, Opportuna fu tale occasio-
ne pe'monaci cistercieusi della congrega-
zione di s. Bernardo, detti Borgognoni
di Lombardia, i quali con grave incomo-
do di salute per l'insalubrità dell'aria, a-
bitavano nel rovinoso monastero di s.
Tommaso o s, Antonio diTorcello. Avea-
no essi stabilito trasferirsi in Venezia,
nell'acquistala vasta casa nel i594; ma
poi sciolto il contratto, erano rimasti nel-
la squallida abitazione. Esposto quindi a
pubblica vendita il monastero della Ma-
donna dell'Orto, la congregazione cistcr-
ciense lo comprò a'5 settembre 1 669, con
approvazione del nunzio di Venezia Lo-
renzo Trotti arcivescovo di Cartagine.
Ragguardevole è in questa chiesa il si-
mulacro gigantesco di s. Cristoforo, dal
Morazzone formato sulla proporzione a-
natomica d'alcune sue reliquia veneiate
in diversi santuari della città, fra le qua-
li porzione d'osso d'una gamba, nel 1470
trasferito da Inghilterra a Venezia. Qui
sono pure le reliquie de'ss. Innocenti, di
s. Maurizio martire e di s. Liberale con-
fessore. L'anniversario della consagra-
zione di (juesta chiesa celebrasi da im-
memorabile tempo a' 5 sellembre, dice
VE N
Cornei ; ma secondo lo Sialo personale y
0*24 ollobre. Dopo la mela dello scorso
secolo, cioè a'i8 marzo 1787, licenziati
dal monastero i cistcrciensi, passò la chie-
sa sulto il pubblico padronato dicliiai-ata
chiesa dello slato, e furono posti ad ulli-
ziiirla il rettore e alcuni preti. Finalmen-
te nel 1810 per la concentrazione delle
parrocchie, la chiesa fu dichiarata regia
e oratorio sagramentale in assistenza alla
parrocchia di s. ]VIarziale,ed il monastero
si ridusse a magazzino privato. Quest'am-
pia chiesa, di ricca e onorata scultura e ar-
chitettura,nella facciata la statua del tito-
lare s. Cristoforo è diBarlolomeo Buono,
lieggono la nave di niezzoio colonne di
marmo sreco venato. iN'eli.°allare è del
Cifiia la bella tavola col Ballista e altri 4
Santi. Sopra di quest'altare è di J.Tinto-
retlo, in questa chiesa sepolto, la i^esen-
lezione al tempio di Maria Vergine, ope-
ra bene concepita, di stile grandioso, dili-
gentemente condotta, e spiritosa soprat-
tutto nel movimento delle figure. La ta-
vola vicina all'altare, con 5 Santi, è del
vecchio l'alma, ben ristorata. Il ricco de-
posilo del Cavazza fu disegnalo dal Sar-
di, e scolpilo dal Le Curt e dal Cavrioli.
Keil'altare vicino è del Vandich la tavola
col martirio di s. Lorenzo. Avverte il Mo-
schini, conviene vederla al tramonto del
sole, eh 'è il momento di visitare i dipinti
di (ptesta chiesa onde conoscerne i pregi.
Il ipiadretto dell' aliare sotto l'organo,
i:on Maria Vergine tenente il Bambino,
è tipera saporita di Gio. Bellino. Ne'qua-
dri del coro si ha grandi prove del valore
pittorico del veneto Jacopo Uobusti, dal-
la professione paterna chiamalo Tiutoret-
to (che pel traboccante suo fuoco pitto-
resco, terribile e furioso entusiasmo che
lo accendeva, ben a ragione fu appellalo
ilfiit'iiinc della pitlura, per la prontezza
del di lui operare: ma adoperò 3 pen-
nelli, d'oro, d'argento e di ferro, poiché
ebbe la debolezza, sì raro e robusto inge-
gno, di farsi iunueuzare uell' arte dalla
cunaurte Faustina assai economa. Scicu-
YEN 18 f
za, erudizione, arte, non ponno legare
coli' avidità del guadagno, cui mirava
quella donna, veramente ignobile per uà
privilegialo da Dio, col dono sublime
del talento. Egli in principio benché pa-
gato pochissimo, lavorò con coscienza ed
amore. Di poi tante meravigliose e nu-
merose opere, per la rapidità dell'esecu-
zione, gli ottennero il soprannome di
Furioso. Il Miracolo di s. Marco e la
Crocefissione, furono da lui giudicate le
migliori sue opere. Egli non incise che
il ritratto del doge Cicogna. Ebbe molta
arguzia, e l'esercitò spesso contro la mo-
glie). Ben rappresentate vi sono quelle
5 Virtù in altrettanti quadri, e la Mor-
te che viene data a s. Cristoforo, e la vi-
sione di s. Pietro eoo Angeli bene ag-
gruppati, graziosi, leggeri. Ma soprallul-
lo ne sorprendono que'dipinti, di si gran
mole e sfernjinate dimensioni, i quali
fece in gioventù e con tutto il calore, fi-
guranti l'eslremo Giudizio, e Mosè che
riceve da Dio le tavole della legge, e
l'Adorazione del Vitello d'oro. Nel Giu-
dizio finale sono ammirabili 1' invcni-
ziune e la composizione, il gran maneg-
gio dell' ombre e de' lumi, le mosse vi-
vacissime e nuove, la sublìuiilà del ca-
rattere e la facilità (abituato a godere
di frequente con occhi romani, Io spet-
taculoso Giudizio di Michelangelo, tutta-
via (pieslo di Tiiitorello per la sublimi-
tà terribile che v'infuse, tarilo mi rapi,
si grande fu l'iuipressione che ne rice-
vei nell'amuiirarlo, che tuttora dura io
stupore e l'ho presente. A gloria del gran
Buonarroti debbo aggiugneie, essere a
tutti noto c|uaulo Tiutorelto studiò le co-
se di quel divino nell'arte, aspirando tut-
tavia alia gloria di pittore originale e a
formarsi uno stile lulto suo proprio. Egli
però si accostò nel diseguo più che rt
tutl'altri a Michelangelo. Come MicheU
augeìo, fece particolare studio dell' a-
Ucitumia dell' 6o///o, vero seienlifico fon-
damento del pittore e dello scultore. U
Xiulorcltu ha il vaulo d'aver iutrodot-
ìSi VEN
to nella scuola veneta il vero metodo di
sludiare. Egli disse : studiate gli anli-
clii, ricordale il veio, non dipingete il
marmo). Nell'altro, con Mosè disceso
dal monte colle tavole della legge e l'A-
dorazione del Vitello d'oro, mette me-
raviglia che il pittore vi segnasse con
tanta diligenza e maestria tjuclle tan-
te figure in tanta varietà di movimenti.
Fu saggio consiglio l'introdurvi nell'al-
to Rlosè die liceve la legge ; poiché era
impossibile in tale forma di quadro of-
frire quel soggetto in modo, che l'occhio
d'un colpo Io potesse raccogliere. Bensì
l'altro quadro poteva esser diviso in va-
rie scene; cosa che il pittore vi compì
assai bene. Nella 2,* cappella, all'allra
parte, è dello stesso Tintorelto la tavola
con s, Agnese, la quale prega perchè sia
ritornala la vista al figlio del prefello,
che avea osalo aflissarla ignuda fra'lor-
menli. E' disegnala con meraviglia, e di-
pinta con tale vaghezza, che riconcilia
col pittore eziandìo l'anime che atteggia-
le alle grazie si disgustanodi cjue'suoi di-
j)inti divenuti soverchiamente opachi.
Trasportala a Pai igi fu poi qui restituì-
lu. Ne'due laterali ricchi depositi, il Vit-
toria scolpì i due busti del cardinal Gaspa-
re Contarini, e del procuratore di s. Mar-
co Tommaso Conlarini. E" grande dan-
no che non rimangano più le'opere di
prospettiva e storia di cui furono i fra-
telli Rosa di Brescia tenuti in sì gran
conto da Tiziano, per aver fitto brillare
il sodìlto e il fregio di questa chiesa, ora
del tutto rinnovalo, ^b ungile leonem.
Nella nuova edizione delle Fende Fah-
hriclie, si comprese pure la facciata di
«juesta chiesa, che fti ivi illustrata da
Francesco Zanotto. Il campanile eretto
slaccato alquanto da un fianco della chie-
sa, u'è ammirabile per la grandiosità,
solidità e buona maniera, ch'è condot-
to. La salila n' è facile e trova compen-
so clii non lascia di montarlo. Le Fabbri-
che di Venezia, ora delle, ci dierono due
tavole dì questo campanile colle illustra-
I
VEPC
zioni del Selva. Dice questo sapiente.
Campanili o Torri Cainnanaric, sono
un genere di edifizi più propri nella lo-
ro decorazione per 1' architettura della
gotica, di quel che per la regolare che
noi professiamo. La limitata misura del-
le loro basi dì confronto all'estesa loro
altezza, che si reputa il pregio primiero
di tali fastose moli, forma un soggetto
pe'moderui arcliitetti non il più agevole
a sortirne con onorificenza : Ionio più
che i greci edi romani non avendo usalo
campanili, manchiamo in ciò de'loroe-
semplari. Il più celebre nell'Eru-opa, nel-
lo stile chiamato gotico, è quello diiSV/-rt-
sburgo, tanto per la dì lui altezza, ùiag-
giore di qualunque altro, che per la pre-
ziosità del suo lavoro. L'Italia è pure ric-
ca di questi ediQzi che fanno l'ornamen-
to delle città, vedute particolarmente da
lontano; e rinomati a preferenza sono
quelli di Cremona, di Firenze e di Pi-
sa. Primeggia in Venezia il campanile
dì s. ]Marco, e sopraslanno in grandezza
agli altri quello di s. Francesco della Vi-
gna, di s. Maria Gloriosa e di s. Steftno,
Tranne quello già celebrato dì s. Marco,
gli altri non ispirano interesse particola-
re. Quello però di s. Maria dell'Orto, se
lascia desiderare al dotto nell'arte una
più jnoporzionala divisione nelle sue par-
li principali, si presenta nomlimeno eoo
piacevole elfetto. Vi sono nelle bell'arti
monumenti, che quantunque non per-
fetti esemplari, aprono però l'adito a ra-
gionate composizioni. Tale fu d'avviso il
Selva, doversi reputare il campauile in
discorso, parlicolarmenle qualora si ri-
monti alla metà circa del secolo XV, e-
poca di sua erezione, ritenendo in esso
in qualche parte del gusto gotico in al-
lora non per anco interamente spento, e
al presente nuovamente in voga. Non
sono molti anni che il campanile otten-
ne un pieno rislauro dalla sovrana mu-
nificenza, conservatrice solerle de' mo-
numenti splendidissimi dell'arlì, che or»
uuuo ad ogni passo quc*la btUissiina e sm^
VEN
polare Venezia. La chiesa di s. Murìa del-
l'Orlo è uttuiilinente (anno t858) in
gicinde tistuiiio; e le pitture niiglioii fu-
loiio fralluiito Ita&portatc nell' accade-
mia delle belle arti.
3g. /agostiniane o G irolamine di s.
Giroldino. Cei'uarda Dotto e Girolama
Lero nioriache a^ostiuìane di s. Mafia
degli Angeli di Murano, verso ili34osi
portarono aXreviso per fondar nel subur-
biirio un monastero sotto l'invocazione
di s. Girolanjodoltoredella Chiesa e col-
la regola di s. Agostino da loro profes-
sata, colle osservanze da s. Girolamo i-
ttiluite per s. Eustochia vergine in Det-
Itrnine. Sopraggiunta l'aspra guerra di
Luigi I re d'Ungheria, collegato co'Car-
rara di Padova, contro la repubblica ve-
neta, la badessaBcrnarda eoa altre 7 mo-
iiiiebesi ricovrarono iu Venezia neh 364,
ili ima casa a s. Vitale, seguendo vita mo-
nastica. Aujruirandole Giovanni Coiita-
riiii, ed ispirato a ridurle in un chiostro,
comprò alcune case con vasto spazio di
lei reno nel sestiere di Canalregio, nella
parrocchia de'ss. Erunagora e Fortunato,
tutto loro cedendo nel 1371, a riseria
d'una parte del terreno per formarsi il
citniterio a gratuita sepoltura de' pò-
veri. Nel iSyS il vescovo concesse fa-
coltà per l'erezione della chiesa e mo-
nastero, e per l'elezione della badessa, ri-
servandosene l'investitura, col censo d'u-
na libbra d'incenso,di due aranci e di due
fiaschi di vino. La 1/ fu Bernarda Dot-
to, cui nel i38?. successe Girolaraa Lero.
Volendole monache innalzar più ma-
gnifica chiesa, ricorsero alle limosi uè de'
fedeli, eccitati dall'indulgenze di Martino
V,ed Eugenio IV, ilquale'per l'amplia-
zione dell'angusto monastero, gli conces-
se \\ rovinoso priorato di s. Andrea dell'i-
sola d'Ammianonel i436. A questo be-
nefizio successe nel 1 456 l'incendio che di-
strusse il monastero di s. Girolamo,e per
Je riparazioni souioiinistrò 1000 ducali
ilsenalo.I'er tal disgrazia l'esemplari reli-
giose couliauaudo a vivere uelle riulret-
VEN i83
lezze, nella metà del secolo XVI, a loro ri-
storo,con unione al monastero, passarono
le monache del già famoso monastero di s.
Adriano dell'isola di Costanzìaco, abban-
donato per r intemperie dell'aria e pe'
serpenti che l'infestavano persino nelle
celle, con approvazione di Paolo III del
1549. Le monache colle loro suppellet-
tili e rendite portarono nella chiesa di
s. Girolamo le loro ss. Reliquie, le qua-
li miseramente perirono nell'incenilio de'
29 settembre 1705, che arse la chiesa
coll'altre sue cospicue reliquie che l'ar-
ricchivano, ed erano : la testa di s. Ata-
nasio patriarca d'Alessandria, parte del
corpo di s. Spiridione o meglio s. Siri-
dione, la mano e un braccio di s. Maria
Cleofe, un piede di s. Pietro vescovo Ales-
sandrino, il capo di s. Eufemia e diverse
ossa di ss. Martiri. Di questa deplorabile
perdita non poteronsi raccogliere che le
venerabili ceneri riunite in diversi vasi.
Commossa la città da tanta disgrazia e
dalla desolazione delle monache, la pie-
tà de' veneziani accorse a rinnovar la chie-
sa io forma più magnifica, indiconsagra»
ta nel lySt dal patriarca Foscaii. Per
immemorabile e fondata tradizione, dice
il Corner, fra' recioti di questo monaste-
ro fu depositato il corpo del b.PietroGam-
bacorta da Pisa fondatore de Girolanii-
ni eremiti (articolo che perciò può leg-
gersi), per essere morto nel vicino ospi-
zio di s. Giobbe fondato dal sullodalo
Contarinieda questi lasciato alla propria
figlia Lucia, la quale prima l'avea dato
al b. Pietro, ma parliti poi i suoi religio-
si per ragionevoli cause, allora coll'ora-
torio lo custodiva il buon sacerdote Fi-
lippo. Portatosi a Venezia il beato per af-
fari di sua congregazione, che vi possede-
va il convento e la chiesa di s. Sebastia-
no, per le ristrette abitazioni de'suoi re-
ligiosi preferì di convivere col suo ami-
co prete Filippo, e per essere vicino al-
la chiesa di s. Girolamo suo protettore,
ed ivi morendo fu tumulato nella mede-
sima o oe'suoi recinti. Di poi tutte le
i84 V E iV
più diligenti ricerche non valsero a rin-
venirne il corpo, e neppure nel «ito dello
(Iflle qnatlro porte, ov'eia ullaccuta la
sua immagine l'iprodolta dal Corner, fat-
ta dipingere dal preteFilippoper manodi
Giacomelio dal Fiore: immagine ora esi»
stenle nella chiesa di s.Al vise.Le monache
agosliniane rimasero nel monnslero sino
alla soppressione, e la chiesa profana-
la, serve oggi pe' mulini a vapore ; né
è a tacere che prima che il locale fosse
«conceduto ad uso di questi niuliui, la pie-
tà singolare del cardinal patriarca Mo-
nico fece eseguir le più diligenti indagini
pel riuvenimcntodel corpo del bealo Pie-
tro ; ma lutto fu inutile.
4o. Benedelline poi Domenicane e
indi Francescane del Corpus Domini.
Essendo la veneta Lucia Tiepolo bades-
sa del monastero de'ss. Filippo e Giaco-
mo d'Ammiano, in estatica contemplazio-
ue,il divinRedentore le impose di dovere,
ad onore e sullo l'invocazione del suo ss.
Corpo, istituire in Venezia un monastero
di monache,promelteudole la sua assisten-
za. Recalasi Lucia in Venezia dal patriar-
ca di Grado b. Francesco 11 Quirini, e
riferitogli l'apparizionee il comando, fu
da lui vieppiù animata a intraprendere
con fiducia la grand'opera. Incoraggiata
Lucia dal sant'uomo, ottenuta l'oppor-
tuna facoltà, si ritirò per 6 anni in una
casa privala attendendo la divina prov-
videnza. Ritrovato nel sesliere di Canal-
regio nell'estremo angolo della città un
silo detto Cao de Zirada, anticamente
tlestiiiato alla fabbrica de' vascelli, si mo-
strarono pronte ad ac<|uistarlo alcune no-
bili vedove olFirlesele compagne nel san-
to pioposito. Ma poi mancando all' ira-
pegno, furono tosto punite da Dio con
funesla morte; la povera vergine tutta-
via locompròcollelnDOsine raccolte men-
dicando, e vi dispose un'angusta chiesa
di tavole sotto l'invocazione del Coipo di
Cristi» nel i SyS. Accanto il nieroanieFran-
cescoRabia v'aggiunse 7celle,nelle quali si
racchiuse Lucia con uuu compagna, vc-
V EN
stile dell'abito di s. Benedetto, con due
donne secolari, e quivi perseverò 28 an-
ni, sempre sperando nella promessa divi-
na, bitanlo ardendola guerra Ira'geno-
vesi e i veneziani, il pio Rabia fece volo
a Dio di fabbricare in pietra la chiesa,ler-
minala la guerra. Succeduta a questa la
pace,Rabia mantenne il promesso. Resta-
te orfane Elisabetta e Aodriola Contarini,
palcsai'ono al loro confessore b. Giovanni
de Domenici domenicane la vocazione re-
ligiosa e di voler erigere un monastero tlo-
rnenicano, e siccome il servo di Dio si
abboccò con Lucia, facilmente l'indusse
a mutar la regola di s. Benedetto in quel-
la dis. Domenico, per appagar le sue bra-
me. Tulio concluso, il beato nel i3g4si
recò a Perugia per impetrarne la facoltà
da Bonifacio IX, il Corner narrando i pro-
digi che accompagnarono la fondazione,
prontamente accordata dal Papa, termi-
nandosi la fabbrica a'29 giugno iSgS. In
questo vi entrarono 27 donne virtuosee il
b. Giovanni die'loro l'abito delle domeni-
cane, costituendo in priora la fondatrice
Tiepolo, colla primitiva regola di s. Ago-
slino, secondo lo spirito e le costituzioni
di s. Domenico. Non pare che il benefat-
tore Rabia riducesse la chiesa in pietra,
poiché leggo nel cav. Cicogna, che il b.
Dotuenici ottenne pure da Bonifacio iX
di poter fondare nel luogo, ove sorgeva
la piccola chiesa del Corpo di Cristo, un
tempio, oltre il monastero. Che la fab-
brica del monastero, parte col denaro
delle sorelle Tounnasini, e parte col-
le limosine de' fedeli fu cominciata nel
iSga e compita in 12 mesi, in bre-
ve il monastero delle domenicane del
Corpus Domini fu considerato in Ve-
nezia modello di perfezione religiosa, si
aumentarono le sostanze , si dilatò il
chiostro, si aumentò il numero delle re-
ligiose, couìpresa la madre del b. Dome-
mei, da Gregorio XII creato cardinale.
Questo Papa l)enef]cò il monastero, con-
quassalo da un turbine neli4'o, e per
facililarueil risarcimento ìMarlmo V con-
VE N
cesse indulgenze a'sovveiilori nel i^'ìj-
II successore Eugenio IV ncli434 •'>'''C*
vKi il monastero (.l'indulgenze, e gli con-
fermò e aumentò i privilegi. Neh 436 a
proprie spese vi fabbricò l' iDferiiieria
Toinniaso Tominasitii vescovo di Fellre
e Belluno, oltre altre beuencenze; ed ot-
tenne dii Eugenio IV di sollomellere al
monastero la chiesa parroccliialedi s. Lu-
cia, e io oiorle volle esser sepolto ueila
chitsa.Funlino Dandolo, poi arcivescovo
di Candìa, rifabbricò più grande e più
ornala la chiesa, indi consagrata neh 444
da S.Lorenzo Giustiniani allpra vescovo di
Castello, venendo ornata di vari pregevoli
quadri, e altre pitture nel coro con inta-
gli. Ebbe questo monastero dal 1 444 **'
1476 soggetla alla propria amiriinislra-
ziune la vicina chiesa parrocchiale di s.Lu-
ciit. Conlinuurono le monache ad esser
direlledaMomeuicani, da'quali le sottras-
se e rese dipendenti dalla s. Sede, il nun-
zio di Venezia Girolamo Aleandro nel
i534 d'ordine di Cieuìente VII, per di-
scordie insorte tra la priora e le mona-
che. Dipoi ad istanza del senato, Pio IV
sottoniise il monastero a' patriarchi di
Venezia. Fra le oiolte ss. Reliquie di cui
era ricca la chiesa, la maggiore consiste-
va in una mano di $. Veneranda vergine
e martire, a di cui onore fu istituita una
di vota conlVaternita nella medesima. 11
monastero fu dato poi alle monache
francescane, come asserisce l'ab. Cappel-
letti , il che sarà avvenuto negli ultimi
anni, non facendone menzione il Corner,
e neppure il cav. Cicogna. Nel 1806 il
monastero fu dichiarato di 2.^ classe, e
\i furono concentrale le religiose di s. Ma-
ria del Rosario presso s. Martino, e parte
anche di quelle del s. Sepolcro, non po-
tendo tutte rimanere in quello de'Mua-
coli; le quali monache del s. Sepolcro era-
no francescane, e a quest'epoca forse vol-
le alludere il Cappelletti. Le monache ces-
sarono colla soppressione del 1810, ed al
presente monastero e chiesa , clje fu at-
terrata, »i ridurranno a magazzii)! per lu
VEN 183
merci e per la dogana addetta alla strada
ferrala.
4i. agostiniane, e ora Figlie della
Carila delle Canossianc, di s. Lodovico
dello s. Alvise. Una mirabile apparizio-
ne di s. Lodovico vescovo di Tolosa del
1 388, fu cagione dell'edificazione della
chiesa e tlel monastero sotto la sua invo-
cazione. Viveva la virtuosa Antonia Ve-
nier vedova, in orazione e pii esercizi, ed
ebbe la visione del santo, il quale indi-
candole il sito, le ingiunse d'acquistarlo,
e di fabbricarvi chiesa e monastero col
suo nome, poiché Dio voleva che fosse
glorificalo anche in Venezia. Svegliatasi
Antonia si trovò tra'dubbi, per la recente
legge del senato vietante l' istituzione di
nuovi monasteri, mentre tanti de' vecchi
andavano in rovina, per cui si credè in-
capace a tanta impresa. In quest'incertez-
ze, le ricomparve in visione il santo, pre-
cisandole il luogo ove dovea elFettuare
r ordmatole, ed in cui allora abitavano
fabbricatori di corde armoniche,mostran-
tlole una pietra cenericcia da porsi ne'
foMcìatuenli. Postasi quindi a cerca l'I o , il
trovò in sito esteso e paludoso del sestie-
re di Canalregio. Narrate le visioni a pio
sacerilole, fu confortala a ubbidire a'di-
vini voleri. Pertanto si recò dal suo pa-
rente doge Venier, e ne implorò la pro-
tezione, ma egli mostrandosi propenso,
le espose la fermezza de' consigli del se-
nato. S. Lodovico per la 3."" volta riap-
parve in visione ad Antonia, e 1' esortò a
confidare in Dio pel felice esilo di sua im-
presa; ed infatti ottenne il bramato per-
messo. Comprò dunque il silo, e scavan-
dosi i fondaoienti per la chiesa fu tro-
vata la pietra mostrata dal santo alla
fondatrice, e fu posta per base fondamen-
tale con benedizione. Mentre ciòesegui-
vasi, uscì improvvisamente da'fondamen-
li un mirabile splendore, in mezzo di cui
apparve un uomo venerando, il quale do-
po aver col grave suo appello ricreali per
qualche tempo gli spalatori divoti spa-
rì. Consumatisi da Antonia tulli i suoi
i86 YEN
averi per l'erezione delta chiesa, fabbncb
poi cuu lavule in ristretta forma il con-
tiguo monastero , ed entrò in esso con
alcune con>pagoe, a vivervi austeramen-
te colla regola di s. Agostino. Dio volle
provare la costanza della sua serva, per-
uictlendo che per lungo tempo niuna
domandasse d'entrare nel monastero, on-
de temevasi il suo fine poco discosto da*
suoi principii. Nelle sue angustie Anto-
nia accrebbe il fervore, e meritò per suo
conforto una nuova visita del s. Titola-
re, il quale le disse: Che passata a vita
più felice, verrebbero da'oionti, additan-
do i vicini di ijerravalle, donne per la cui
santità il monastero s'accrescerebbe anco
iie'futuri tempi in odore di soavità. L'e-
sito provò il celeste vaticinio. Per le guer-
re del i4i i degli ungheri contro la re-
pubblica, alcune monache venete del nio-
iiaslero agostiniano di Serravalle, fuggite
a Venezia, fu loro offerto il chiostro di s.
Lodovico, ov'erano restate due sole mo-
nache , e vi trovarono tante celle vuote
t|uantc appunto esse erano, verificando-
si in lai modo anco la visione che avea
ricevuto prima una di esse da s. Agostino,
e in(i>trandole s. Lodovico, il cui mona-
stero l'attendeva. Questo poi ampliato
con nuove fabbriche, aumentale le reli-
giose, nel 1 436 s. Lorenzo Giustiniani ve-
scovo di Castello ottenne loro da Eugenio
IV plenarie indulgenze e di potersi eleg-
gere il confessore munito di facoltà. Nella
chiesa celebrasi l'anniversario della dedi-
cazione a'5 aprile, secondo Corner, dicen-
do lo^ytó/opcr^oort/eche fu consagrala a'
I 7 settembre; giorno in fatti incili attual-
mente si fa la coinmemorazione.ln diversi
tempi fu arricchita delle seguenti relicpiie,
in parte proveuienti da Costantinopoli.
Una ss. Spina, con segni del prezioso San-
gue che la consagrò, e più volte si vide
rosseggiare nel venerdì santo. Parte del
corpo di s. Basilio vescovo di Natòlia, un
osso di s. Anna, altro di s. Gregorio Na-
zianzeno , due coste di s. Maria Cleofe,
il corpo di s. Felice Diaitire trovato uel-
VEil
!e romane catacombe, e le reliquie di s.
Teodosia vergine e martire e d'ajtri san-
ti. Reliquie però, che nella soppressione
del monastero si trasportarono altrove.
Nella chiesa vi sono alcune buone [>itture
di Pietro Vecchia e di altri ; ma è mara-
viglioso il dipinto di Gio. Batlisla Tie-
polo con Cristo che si avvia al Calva-
rio, studiato del continuo da* professo-
ri dell' arte. Le agostiniane vi rimase-
ro sino alla soppressione generale del
«8 IO, e la chiesa fu dichiarala succur-
sale della parrocchia di s. Marziale, e lo
è tuttora. Il monastero servì in seguito
di asilo alle fanciulle del pio luogo de-
gli Esposti, come dice lo Stalo persona-
le. Imperocché la marchesa Maddalena
di Canossa, veneranda e benemerita fon-
datrice in Ferona delle figlie della Ca-
rila, vi aprì uno de'suoi pii luoghi di e-
ducazione tnuliebre, e poi vi furono rac-
colte le fanciulle esposte (ora non sem-
bra più per quanto dirò della Casa degli
Esposti nel § XII, n. 6) , in cura delle
slesse Canossiane. Fondato l* istituto se-
condo (|uello delle figlie della Carità di
Francia, nella pratica temperato a'si'ite-
mi e all'abitudini italiane, ed approvato
con sovrana risoluzione de' i8 febbraio
iSiQ, lo stabilì in Venezia nel monaste-
ro di s. Lucia e vi rimase sino al 184B.
Nel 1849 poi passò ad occupare questo
di s. Alvise. Trovo nel Giornale di Ro-
ma del 1832, n. 97, in data di Venezia
2 1 aprile, descrivendo la visita fatta alle
canossiane di s. Alvise dall'arciduchessa
Sofia mailre dell'imperatore." L'istituto
sorge in una parte rimola della città, vi
conferisce all' infima classe del popolo i
benefizi più salutevoli per la morale e la
religione. Raccoglie ogni giorno circa 200
fanciulle di ([uelloiilano quartiere, le am-
maestra al ponteggio , allo scrivere, alle
molteplici industrie dell' ago, le assoda
negli esercizi della pietà, nell'osservanza
delia virtù, le addestra ne'femrainili la-
vori che fruttano onesti guadagni e che,
santo COI redo di povere figlie, sono l'ai*
VEW
lìevainento pe'pesi cutiiugali e uiatenii,
a cui vaiiiiu ìiicuiitru più laidi. Vi n'iti-
tiodusse di fresco e vi fu buuiiu pi'uva
una scuola di sordo- mute , e aW incre-
Dieuto di quell'istituto coiitiibuiruiiu re*
plicali susìidii, largiti dalla casa iinpe-
l'iale'. Infatti leggo nel inedesiino Stalo
persunalc del con eute 1 858: Le figlie del-
la Carità si preatuiio specialmente all' e-
tlùcazione delle Sordo-niult, di cui ne
hanno 1 4 i> couviltu e 4 e>terne. Avvi il
superiore spirituale, il confessore, il cap-
pellano, la superiora , la vice-superiuru,
j 9 figlie, 6 novizie, 2 probande. Du que-
sta <ii!sa ne dipende altra, che fu aperta u
s. Antonino, nella parrocchia di s. Giù.
Battista iu Bragora, 1*8 dicembre i856,
e nel § \lll,n. 5, parlai della chiesa,
42. Girolcimini di s. Sebastiano. Fr.
Angelo di Corsica del 3.° ordine di s.Fran-
Cesco, nel i SgS abbracciò l'istituto degli
eremili Girolainini dell'ordine di s. Gi-
rolanto, congregazione fondata dal b. Pie-
tro Gambacorta di Fisa , e con alcuni
compagni da Rimini si portò a Venezia
col desiderio di fondarvi un convento.
Accollo con plauso da'veneziani, colle lo-
ro limosine nell' i^le^su anno potè com-
prare una casa nella parrocchia di «. iiuf-
fuele, nel sestiere di Dorsoduro, conce-
dendogli il governo aiuto e privilegi. A
i.° rettore fu destinato fr. Arcangelo da
liubbio, e per assicurare stabile pos-esso
alla casa, questa fr. Angelo nel i 896 do-
nò all'arcìbasilica Laleraneni>e di Pruina,
I . ' chiesa del mondo cattolico; e poco do-
po ottenne dal capitolo della medesima
di poter edificare la chiesa sotto il titolo
di s. Maria piena di grazia e di misc'
ricordia, concedendo indulgenze a chi
vi contribuisse, in vigore de' pontificii in-
dulti. Indi fr. Angelo rinunziò iu u^auu
del b. Pietro da Pisa la casa di Venezia
e altri 4 romitaggi da lui fondali ne'ter-
ritorii di Rimini, Urbino, Pesaro e Fer-
rara; il che confermò Eugenio IV nel
1432. con apoitlolici privilegi , e poscia
uet 1438 couces&e il Papu a fr. Gdrtuio
YEN
187
da Cesena e suoi compagni 1' erezione
d'un oratorio o cappella, nel fondo acqui-
stato nella stessa parrocchia di s. Raf-
faele. 1 girolamini di quest'oratorio nul
■ 455 ottennero da Calisto III di poter
fabbiicare una chiesa, in un fondo com-
prato dal capitolo parrocchiale, con fa-
coltà di celebrarvi la divina uniziatura.
L'edifizio in magnìfica forma, sotto l'in-
vocazione di s. Sebastiano mar lire, fu
conipito nel 1468, e per fornirlo di sagri
arredi Paolo IH ne eccitò i fedeli colle
spirituali indulgenze, i quali aveanu pu-
re contribuito alla sua erezione. Ad istan-
za de'frati nel 1470 '^ consiglio de' Dieci
permise loro l'istituzione d'una scuola u
confraternita col nome del glorioso s.
Martire, perchè a sua intercessione la cit-
tà fosse preservata dalla peste e i finti
provveduti di vitto. Il .sauto si inosliò
benefico patrono a quelli che a lui iit
questa chiesa ricorsero nella peste del
i63o, conservandoli tra le vittime che
fierameute fece; per cui i preservati ne
posero io essa grata memoria con lapi-
de. Già la chiesa era slata più decoro-
samente rifabbricata nel 1 5oG, e quindi
erasi compila nel 1 548, essendosi cunsa-
grata a'ig agosto i562 da Gio. Fiance»
SCO de Rossi vescovo Aurense ossia d'Os-
saro o Ossero. Dice lo Sialo personale^
che fu consagrata a' 19 aprile, ma se ne
celebra la memoria la 3." dou»enica do-
po Pasqua. Prima di questo tempo i re-
ligiosi eransi composti sul censo di 6 lib-
bre di cera che doveano alla parrocchia,
ed aveano ottenuto neh 493 la commu-
tazione de' privilegi e aggregazione con-
cessi dal capitolo Lateranense all' antico
oratorio o chiesa di s. Maria, in favoie
della chiesa di s. Sebastiano, Inoltre nel
i52 2 era stato consagratu l'altare di s.
Sebastiano e benedetto il monastero, dal
girolauiino fr. Michele Jorba vescovo Ar-
cussense;gli altri altari avendoli consagra-
ti nel i53 1 GiulioSoperchi vescovo diCaor-
le,come prova il cav. Cicogna nella illustra-
zione delle lapidi di s. Sebasliuuu. La ch-u-
i88 VEN
sa fu ari iccliila delle seguenti reliquie. Una
ss. Spina , un frammento della ss. Cro-
ce, un osso di s. Sebastiano donato dai
celebre patrio storico Marin Sanuto già
della dogaressa Moro di sua famiglia, la
(jiiale eia slata sempre preservala nelle
pestilenze. Un osso di s. Procoro marti-
re e uno de'7 primi diaconi; altro di s.
Caterina vergine e nuirlire,e altre ss. Reli-
quie. Fiorirono in questo monastero i ve-
neti b. Paolo Quirini, ed il veu. Gio. Bat-
tista Cornaro, mentre il veneto fi'. Gio.
Francesco Coccalini divenne ve*icovo di
Traìi. Soppressi i girolamini nel 18 10, la
chiesa fu diclii.irala ed è succursale del-
la parrocchia de'ss. Gervasio e Frotasio,
il convento essendo quasi lutto demolito.
Il tempio giù in gran deperimento e da
ultimo restaurato, neliBSy fu occupalo
da alcune figlie di s. Giuseppe e vi apri-
rimo una scuola interna, con attendere
itila direzione adulala loro dalla commis-
sione di pubblica beneficenza delle fan-
ciulle dell' istituto Manin, sezione del
medesimo ivi provvisoriamente colloca-
ta: ne riparlerò nel § XI, n. 20. E il
tempio qualificalo un fesorello, archi-
tettato ila Antonio Scarpagnino, ed ese-
guito da Francesco da Castiglione cre-
monese, siccome d.rdocumenli recati dal
cav. Cicogna. L;» facciata avea suo com-
pimento nel 1 548 con eccellente simme-
tria in due ordini corintii. Gran copia è
in esso di egregie e rare pitture, special-
mente di Paolo Caliari Veronese , di
cui (juivi riposano le ossa in mezzo alla
(>ua gloria, pe'molli suoi lavori a olio e
» fresco che tulio all'intorno vi si am-
tnirano, e fanno vedere i principii, il
progresso e la sublimità dello siile a cui
pervenne. A lui e sua famiglia i girola-
inìiii aveano concesso la se[)oltura. Nel-
r altare che presentasi a destra , è del
gran Tiziano il s. Nicolò seduto, figura
iiiaeslosa e di grande carattere. La cap-
pella a sinistra ha nell'atrio un bel mu-
saico del Zuccato colia Conversione di s.
l'uuio. ^elx.° altare è del Bencovicli il b.
YEN
Pietro da Pisa ; e più sotto, un piccol»,
ma prezioso, quadro di Paolo, con la
vergine s. Caterina ed il ritratto dei p.
MicheleSpaventi, creduto confessore del-
l'artista. Nel 1." il gruppo marmoreo con
Maria Vergine e il Battista, è bell'opera
finissima di Tommaso Lombardo. Nel 3.°
con Crislo in Croce , Paolo ci lasciò un
s'i degno dipinto , che Caiacci lo incise,
il magnifico de[)osito che segue, il quale
sì saggiamente si accorda colla beli' ar-
chitellura della chiesa, eretto a Livio Po-
docalaro arcivescovo di Nicosia , è del
Sansovino. Nella cappella magi^iore vi ha
3 opere di Paolo. Quella dell'altare con
Maria Vergine e Santi è prova ch'era di-
venuto maestro : ma sommo maestro e
padrone della sua grande maniera vi si
appalesa nell'altre due; l'una tutta anima
e vita, con s. Sebastiano che mette corag-
gio a'ss. Marco e Marcellino martiri, se-
guiti dalla madre, incontrati dal padre
sostenuto da' servi , accompagnati dalla
moglie e da'figli; l'altro quadro olfre d
Santo preparato al martirio. Al lato del-
l'organo sta il busto di Paolo, che come
dissi è qui sepolto, scultura del Cannerò:
piccolo monumento a tanta eminente
grandezza e celebrità. Il quale organo fa
lavoralo da Alessandro Vicentino con mo-
dello dello stesso Paolo, che ne fu il pit-
tore. Neil' esterno de' portelli vi rappre-
sentò la Purificazione di Maria Vergine,
e nell'interno la Probalica Piscina; e ciò
tutto condusse con grandezza di stile, no-
biltà ili carattere, felicità di esecuzione,
beltà di fisonomie e vaghezza di colori-
to. Anche i piccoli comparti nel parapet-
to sono opera di lui. Nella sagrestia il
sollìtto con Maria Vergine incoronata e
gli Ij vangelisti, è lai.* opera che qui Pao-
lo ficesse. Vi è il genio di lui; ma il mo-
do che tenne qui, n'è alquanto diverso.
Non si conoscono gli autori degli altri
dipinti (li questo luogo; sono però opere
di queir epoca , né senza pregio : certa-
mente ve ne sono di J. Palma, del Tin-
toreltOjdi Bonifacio. Tornando iu chiesa:
VEN
1.1 I.' cappella die segue, lia parecclile
sculture del Vittoria; la a.' una tavola
di Paolo col Baltesiuio del Signore. Il
sodìtto è opera dove tutto si vede il ge-
nio di Paolo e tutta la ricchezza della sua
fnntasìa. i 3 maggiori comparii olTrono
Ester condotta ad Assuero, Ester coro-
nata, e Mardocheo trionfante, preceduto
da Amano.
43. Canonici di s. Giorgio in Alga,
Carmelitani scalzi e altri regolari. JT.
§XVni, n.25.
44- Cistcrciensi e Minori osservanti e
altri regolari eli s. Spirilo. V. § XVIII,
D. 5.
45. Gesuati di s. Maria della r^isi-
tazione sulle Zatlere, ora de' Somasclii
e già stata anche de' Domenicani, e s.
Maria del Rosario delia pure i Gesuati
e s. Domenico delle Zattere de' medesi-
mi Domenicani. Dell'umile religiosa fa-
miglia de'Gesuati, fondata già in Siena
dal b. Giovanni Colombino, si portarono
alcuni a Venezia per ivi fissare all'ordi-
ne loro un'abitazione. Dopo essersi fer-
mati in una casa a pigione nella parroc-
chia di s. Giustina, nell'anno 1392 aven-
do ottenute alcune casette nel sestiere di
Dorsoduro, in contrada s. Agrjese, per
pio legato di Pietro Sassi, ivi stabilirono
il loro domicilio , che per mollo tempo
chiamossi casa della Compagnia de' pò-
veri Gesuati. Per 3o anni ivi vissero ri-
slrellamenle, e nel 1 4^3 avendo ricevuto
da Gio. Francesco Gonzaga I .° marchese
di Mantova una ricca limosina, poterono
con essa e con altre pie oblazioni de' fe-
deli atterrare l'anguste casce foiniarenn
chiostro non mollo ampio, peròsufllcien-
te alla povertà che professavano. Conti-
guo ad esso eressero pure un decente o-
ralorio sollo Tinvocazionedi s. Girolamo,
nel quale colla facoltà nel 1 4^4 concessa
dal vescovo s.LorenzoGiusliniani, dispo-
sero la sepoltura comune de'frali, poi nel
1436 benedetta in un all'atrio esteriore
delioralorio dal vescovo di Giovcnazzo,
HeUo Orvieti, ospite de'religiosi. Permi*
VEN 189
se Dio 0 prova di loro virtù, che nel del-
lo anno (ossero accusiili ad Eugenio IV
di gravissime colpe; per cui il Papa subi-
to spedì a Venezia s. Giovanni da Capi-
strano qual delegato apostolico, perchè
coir ordinario esaminassero la verità dei
supposti delitti, ma i gesuati dal loro pro-
cesso risultarono innocenti. Gliene deri-
vò tanto credilo, che nel 147^ eletto doge
il virtuoso Nicolò Marcello, volle egli a
ginocchia piegate ricevei e il corno duca-
le da fr. Girolamo Scardena e da fr. Gio-
vanni Veronese poveri geniali, per l'al-
fa stima concepita di loro congregazione,
colla cjuale si dimostrò poi sommamente
benefico. Risolvendo i gesuati di sostitui-
re all'oratorio conveniente chiesa, ne'fon-
damenti pose la 1 .* pietra il patriarca Do-
nato (tale divenne nel i49'> '"^' 'i> Stala
personale dice, che i frali edificarono la
chiesa nell'anno i473). Quantunque di
mediocre ampiezza e di moderata spesa,
ipoveri frati impiegarono 3o anni a com-
pierla; poscia consagrala a' 2 I dicembre
i524 dal vescovo di Tiberiade Giovanni,
in onore di s. Maria della fisilazioiie,
detta sulle Zattere, i'iiolo che tuttora por-
ta, al quale si aggiunse quello del glorio-
so s. Girolamo Emiliani oM\a\\\ veneto,
dopoché fu concessa a' suoi figli Soma-
schi. La chiesa ha bel prospetto e ben in-
tagliata porla, eleganlissima e dello siile
de'Lorabardi. In qtieslo convento fioriro-
no Ira'gesuati fr. AnlonioBemboefr. An-
tonio Veneziano, fregiali del litolodi bea-
ti. Alcuni vi noverano il celebre cardinal
Antonio Corraro nipote di Gregorio XII,
ma s'è vero, per pochi giorni. Censì vi fece
lunga dimora e accrebbe il decoro del
chiostro, il b. Antonio da Tossignano.clie
vi compì il noviziato, ed amicissimo di
s. Lorenzo Giustiniani, meritò il vescova-
to di Ferrara, I gesuati restarono sempre
poveri, vissero precipnauienle coll'opera
delle loro mani, ma per giuste cause e per
soccorrere la veneta repubblica nella guer-
ra di Candia control turchi, ClemeutelX
h soppresse a'6 dicembre 1 668, assegnan-
igo V K N
do le rendile per dello uso. Nel 16^9 la
congregazione ile' domenicani dell'osser-
Tanza del b. Giacomo Salomoni acquistò
il convento, con approvazione del nunzio
di Venezia Trotti arcivescovo di Cartagi-
ne, prendendone possesso a' 1 4 luglio. Di-
poi i domenicani avendo sperimentato per
molli anni esser troppo angusta la chiesa
alla frequenza del popolo accorronte alle
sagre funzioni, delerniinaronoin qualche
piccola disianza da essa edificarne una
nuova più maestosa e più ampia, archi-
tettala grandiosamente dal Massari. A*
17 maggioi726 il patriarca Gradenigo
benedì e pose ne'fondamenli lai." pietra,
colla medaglia che offre il Corner, con a-
rialoga iscrizione e nel rovescio gli slem-
ini de* regnanti Benedetto XI II e doge
Mocenigo , del patriarca 0 della congre-
gazione osservante. Fin d' allora fu de-
«licata a f. Maria del Rosario, poi vol-
garmcMile della anche i Gexuati e s. Do^
iiieniro ch'Ile Zallerc. Al dire dello Sta-
to personale^ la chiesa fu fabbricata nel
1786. Le pie limosine de' fedeli contri-
buirono al sollecito compimento, per cui
con solenne triduo si cominciò aJ uffi-
zìare nel 1743; e ridotta poi a perfezione
di abbelIimeiito,con vaga facciala di mar-
mo, con 7 magnifici altari eretti di scelli
marmi, oltre il bello e ricco tabernaco-
lo, con preziose colonne di lapislazzoli di
considerabile dimensione, fu consagrala
solennemente dal patriarca Foscari in
una 3," domenica d'ottobre. Pensarono
quindi i domenicani a dilatare pure la lo-
ro ristretta abitazione, in proporzione al
numero de' leligiosi, e incomoda a' mi-
nisteri del loro istituto, con edificare con-
tiguo alla nuova chiesa un convento mo-
desto e insieme decoroso, in cui il mag-
gior ornamento fu la scelta e copiosa li-
breria , riputata la più nobile e nume-
rosa di opere fra le pubbliche della cit-
tà, dopoché generosamente, e ancor vi-
vente, gli donò la sua rinootata bibliote-
ca il dottissimo Apostolo Zeno, che vol-
le Qtlla chiesa adiacente esser sepolto. Id
V EN
qni'sfa furono collocati nlla venerazione
tle'fedeli, una ss. Spina, il corpo di s. Ma-
riano martire, e un osso intero di s. Gio-
vanni di Dio, donato da Clemente X a
Haltista Nani ambasciatore veneto a l\o-
ma e da esso oderto a questa chiesa. In
essa furono da quella della Visitazione
trasffirite l'ossa di due gran serve di Dia
del 3." ordine di penitenza di s. Dome-
nico, suor M.' Caterina della Volontà di
Dio e suor Fialetta Fialetti , indirizzate
nella sublime via della perfezione dal
santo religioso di questo convento fr. Re-
giiialdo M." Panighetti, dalla madre di
3 anni tolto alle superstizioni del giu-
daismo. Nel 1 8 1 o soppressi anche i dome-
nicani,nello slesso anno la chiesa di.v. Bla'
ria del Rosario detta i Gesuali, con de-
creto patriarcale de*24 ottobre fu dichia-
rala parrocchia in sostituzione alla sop-
pressa di s. Agnese, destinandosi a sua
succursale la chiesa dello Spirito Sauto,
delia quale discorro nel n. 5i del presen-
te §. Di più fu in pari tempo elevala a V
decania colle seguenti parrocchie sogget-
te: ss. Gervasio e Profasio, s. Panlaleone,
s.Gio. Ballista delle Gambarare (che seb-
bene in terraferma e in un comune del di-
stretto di Dolo,sì considera come poiroc-
chia lubana . come rilevai in fine del §
Vili), s. Maria del Carmelo, ss. Eufemia
ec, s. Raffaele. Ora nella parrocchia di
s. Maria del Rosario sono 35 10 anime.
Si ammira nella chiesa, olire il riferi-
to, il sofiitto co'falli di s. Dotuenico, va-
ga opera a fresco del Tiepoletlo, la qua-
le diletta l'occhio, ma non accheta la ra-
gione, sentenzia il grauMosch'ni.Del Tie-
poletlo è anche la lavola del 1 .° aliare con
Maria Verginee 3 Santi. L'immagine di
8. Domenico, nel 2.° altare, i 3 Santi do-
menicani, nell'ultimo, sono del Piazzel*
la. All'altra parie, neh." altare si ha di
J. Tintorettocon Cristo in Croce e le Ma-
rie, delle più graziose figure che quegli fa-
cesse. Nell'ulliuìo altare vi è dell' ultime
fatture del Rizzi, la lavola con 3 Santi do-
Hicuicaui. — Quanto a Ila chiesa di .y. Md»
YEN
ria (leJln T'i<;ilazirìiie o onnr«o conven-
to, i domenicaiii dopo aver fabbricali gli
nitri due edifi/i clescritti, conlinuaiono a
rilencie la chiesa e il convento della A i-
sitazione per uso di propria comodila,
l'eiderono eziandio l'una e Tallio nella
soppiessione, restando la chiesa della Vi-
sitazione chiusa per molti anni, indi nel
i8'22 fu riaperta e data in uso all'orfa-
notrofio maschile fondalo nel convento,
il quale veline affidalo alla direzione de'
pp. somaschi con decreto luogolenenzia-
le de'5 maggio 1 85 1, i quali poi l'assun-
sero rS febbraioi 853, e lo. rilevo dnlla
Cniltà Cattolica, serie 3.', t. io, p. 487,
ove annunzia il libro intitolato : Delle
lodi di s. Girolamo Einilinni, Discorso
recitato dal parroco Giii.^ppe Lazzari
nel giorno Sfelibraio 1 S53,pri/ìio da che
i BR. PP. della congregazione di Sonia-
sca riprendevano la direzione del pio
istillilo degli Orfani in Venezia ec, ivi
nella tipografìa di L. Gaspaii 1 858. Nel-
lo stessoluogo i somaschi, autorizzati dal-
la sovrana risoluzione de' 20 settembre
i853, vi aprirono un noviziato loro. La
casa de' religiosi ha il proprio rettore , il
vice-rettore, il ministro, i padri e altri,
in lutto 21 individui. Sopra poi il ma-
schile orfanotrofio leggo nell'O^.ver^'rt/o-
re Romano del iSSa a p. 4^3, in data di
Venezia i4 maggio. «L'orfanotrofio Ge-
suali, che già nell'agosto i85i fu dalla
saggia pielh del municipio veneziano af-
fidato alle cure della congregazione So-
masca, tiene ora in piena attivila l'offici-
ne di fabbro-ferraio, di rimessalo, di cal-
zolaio e di sarto a beneficio del pio istitu-
to e degli orfani ricoverali. Che questi
poverelli apprendessero davvero il me-
stiere, donde trarre di che vivere alla lo-
ro uscita dal pio istituto, e che insieme
si provvedessero di una dote di denaro,
loro assegnata dalla rendila de'lavori: ec-
co i due fini e i due benefìzi a cui mira
questo nuovo impianto dell'officine, pie-
namente approvalo dalle superiori tuto-
rie autorità. Per corrispondervi già fu
VEN igt
donala una somma pei- l'alleslimenlo de'
ferri ed attrezzi occorrenti all'officine, già,
la rispettabile attuale prepositura fu au-
torizzata a prestare ogni appoggio possi-
bile, e li solloscritli hanno chiamato da
Milano , o laici della propria congrega-
zione, od operai industriosi, i quali do-
vessero per ol)btigo di contratto insegna-
re e dirigere i lavori degli orffini. Ora, a
giovamento dell' intrapresa pia opera,
nient' altro manca e nienl'altro s' invo-
ca, fuorché la pietà de' veneziani, non mai
secondi ad altri popoli nel proteggere e
favorire gli orfani, come fu veneziano il
santo uomo, che primo istituì gli orfano-
trofi in Venezia e gli affidò a' suoi So-
maschi, ». Girolamo Emiliani (del quale
uno de' più recenti che ne tesseva la vi-
ta con novità di documenti è il cav. Ci-
cogna nei volume V delle Inscrizioni T'e-
neziane, e meglio lo ripeterò nel §XVII,
n. 1, nel riparlare con affello e stima di
questa tipogiafia Emiliana e de'suoi ti-
pografi). Se Venezia continua la carita-
tevole opera, iniziata dal suo santo con-
cittadino, gli orfani avranno per cerio il
lavoro, con cui formarsi lai." dote, ch'è
r apprendimento del mestiere, e la 2.",
eh' è il peculio assegnalo dalla rendila
delle proprie fatiche". Trovo nella Cro^
naca di Milano, an. 2.", p. 4^ i , che in
quell'orfanotrofio maschile essendo stato
eretto un bel monumenlo marmoreo a s.
Girolamo Emiliani, dal valente scultore
Gio. Antonio Labus, questi ne'primi del
i856 ne mandò il modello in gesso all'or-
fanotrofio di cui parlo, siccome della pa-
tria dell' illustre suo patrizio che fondò
questi caritatevoli istituti. Sul merito del-
l' encomiata opera, colla desciizione del
gruppo in gesso esprimente il Santo che
accoglie e guida un derelillo orfanello,
si riporta una lettera artistica del veneto
esimio scultore Zandoraeneghi, con ecodi
onore e di affetto all' egregio Gonh'alello
lombardo; giudicando opera degna d'es-
ser collocala in quel medesimo istituto,
che riconosce la sua foudazioae dal bc-
192 V E N V E N
nemeiiro s, Girolarnn Emiliani, nlla cui consiglio. Inolile contiguo alla casa di
imilazione sì degnamente conduce e pa- Carila fece fabl)iicare un oialorio sotto
lernauicnle presiede il rettore p. d. Giro- l'invocazione di s. Giobbe profeta; e
Jamo (Jaspari, al quale è indirizzala la Boinfacio IX, a istanza della repubblica,
ìvÀleva. Leggo nella flicmoria della puh- nel i 890 approvò l'erezione, permise
Idica Beneficenza in Fenezin, del conte la celebrazione della messa e altri divini
Fortunato Sceriman,a p. 44. die la pia ufiìzi, e concesse indulgenze a' visitato-
opera dell' istituto Manin viene a com- ri in designati giorni. Nel i4'^7 nel pas-
piere il numero di 3 istituzioni di bene- sare il Conlarini a ricevere l'eterno pre-
fìcenza consagrate all'educazione del pò- mio di sue beneficenze, lasciò suo erede
■vero artigiano e di sventurati fanciulli, universale I' osped de da lui fondato, e
eia I. e piìi antica essere l'orfanotrofio de* fu tumulato iu s. Giobbe con iscrizione
Gesuali. Dicelo ly/rtto^frw/Jrt/e; L'oi fa- sulla toud)a, ove fu incisa la sua effi-
iiotrofìo mascbilealla Visitazionedi Ma- gie. La figlia Lucia ottenne, cbe T ora-
ria Vergine sulle Zattere, è diretto Inter- torio fosse di sua ragione, v'istituì in
iiamente da'ciiierici regolari souìascbi, ed priore il pio sacerdote Filippo, a cui
accoglie e mantiene I 1 5 orfanelli, cbe s'i- consegnò 1' amministrazione del luogo;
slruiscono nella religione e nellostudio,e e poi nel 1422 pei- la fedele esecuzione
si esercitano in vari mestieri sino all'età delle paterne disposizioni vi prepose al
d'armi 1 6, e in vìa di eccezione sino a' 1 8, governo g nobili. Concesse poi 1' orato-
essendodireltodal rettoieparticolaredel- rio al b. Pietro da Pisa fondatore dei
io stabilimento. La Civiltà Cattolica de' girolamioi, col patto cbe vi dovesse con-
21 agosto i858 riporta lo scrittole da servare prete Filippo. I girolamini abi-
Venezia, quanto ad alcune opere gioì io- tarono nell'ospedale 3 anni, lasciandolo
se alla religione, ed utilissime alla socie- nel 142^ colla condizione cbe dentro un
tàj ivi fiorenti.» Ed in prima 1' Orfa- anno dovesse ricoverarvi i poveri, o al-
ììOlrofio de" Gestiatì, da 5 annida cbe tra comunità religiosa, eh' era l' infen-
lo reggono i cbierìci regolari somascbi, zione di Lucia. Piitardò fino al 1428 la
è ormai divenuto un istituto modello, sostituzione, in cui vi entrarono i minori
Già fin d'ora alcuni de'poveri orfanelli osservanti con beneplacito di Martino V,
alle loro paterne cure adldali, percliè ne fiorenti in somma riputazione di santi-
siano allevati nella buona morale e nelle là ; ed a' quali nel 14^4 Lucia virtuo-
arti, iianno vestilo l'ubilo de'loro istitu- sameiite cede il padronato assoluto, in-
tori ". sieme all' adiacente spedale pei poveri.
46. Agostiniani eremitani e nitri re- \ religiosi volendo allenare l'oratorio
polari di s. Cristoforo della Pace, Isola e fondarvi cbiesa piìi ampia, ricorsa Lu-
e cimiterio pubblico. V. §XVIIl,n. 17. eia a Eugenio IV percbè l'impedisse,
47. Minori Osservanti di s. Giobbe nel \^\i fu vietato in memoria dell'il-
volgarmente Sant" Jgioppo. Il sacerdo- lustre fondatole, e per aver nell' oialo-
te Giovanni Conlarini, dopo aver ridot- rio celebrato molli cardinali, de' quali
to a compimento il monastero di s. Gi- taluno assunto al pontificato. In venera-
rolamo per ricovero di sagre vergini, nel- zione di cbe, quando i frati in dello an-
la sua inesauribile pietà e carità, volle no cotninciarono a flibbricare la vasta
fondare un ospedale pe' poveri. Nel se- chiesa, lasciarono da un lato intatto l'an-
stiere di Canalregio comprò un sufilcien- lieo oratorio. Morta la pia matrona Lu-
te sito nel 1 378 per ergerlo, ampliando- eia nel i447> fu sepolta in particolare
ne nel i 38q i confini coli' acquisto di deposito nel chiostro. Giunlo intanto a
nuove case e il permesso del maggior Venezia per seminarvi la parola di Dio
V E N
5. TJeriiintliiio (Iti Siena, prefen il con-
vento lii s. Giobbe per sua umile abitazio-
ne, vi attirò miiabil concorso di persone a
venerili tie la santità, fra le qnaii il sena-
tore C^i^lofolo IMorOjCtii predisse il prin-
cipato patrio; laonde canonizzalo n-il i 4'io
il santo defunto, nel seguente il Moro e-
ressein s. Giobbe io suo onore magnifica
cappella, e con aumento di fabbricbe di-
latò l'anguste abitazioni de'religiosi,con
lu.jgbi da lui ac(juislati. Passalo in Uoina
ambasciatore a Nicolò V, nel i4'^4 ^^'
tenne alla cappella peipelue indulgenze.
Innalzalo poi al dogado, indusse il se-
nato a proclamare a' i5 maggio i470
s. Bernardino tra' proiettori della città,
e la sua festa solenne, eguale a quelle
de' ss. Teodoro e Magno. Già ad onore
del santo erasi eretta sotto la sua invo-
cazione una confraternita in s. Francesco
dellaVigna,e altre simili neh 453 in s. Ma-
ria Gloriosa ed in s. Giobbe stesso, onde
il convento dell'ultima per alquanti anni
s' intitolò de' ss. Giobbe e Bernardino.
Inoltre il doiie Moro fece costruire altre
o
cappelle nella cbiesa, e morendo le la-
sciò ricche suppellettili e 10,000 duca-
li, ordinando d'esservi sepolto co' piedi
nudi e coli' abito francescano. F'iiro-
no suoi altri doni alla chiesa di s. Giob-
be, la dìvota iu)magine del suo aoiico
s. Bernardino scolpila in cedro, posta
nell'antico oratorio, ed ora trasporta-
ta nella sagrestia; ed il corpo asserto
di s. Luca Evangelista, a lui offerto do-
po aver Maomello II occupato Jaitza ca-
pitale della Bosnia, ove si venerava. I
benedettini di s. Giustina di Padova van-
tandosi di possederlo, sostennero una
questione^ ma il cardinal Bessarione le-
galo, nel 1463 dichiaiò idenlìfìco e ve-
ro il portalo a Venezia. I benedetlini
però appellarono a Pio II, il quale de-
putò ad esaminar la controversia i car-
dinali Carvajal ed Eruli, che ordinaro-
no sospendersi ogni culto al prelesocor-
po di s. Luca riposto in s. Giobbe, per
cui ueir aliare della sua sagrestia giace
VOL. xci.
VEN 193
senxa culto. Il Gavazzi, sloricodi s. Giù-
slina, lo crede il corpo di s. Luca Stipo-
la sacerdote. Asserisce il Diario Romano
a' 18 ottobre, possedere la basilica Va-
ticana il capo del s. Evangelista,, la Libe-
riana i\n braccio, la chiesa del Gesù una
insigne reliquia. Abbellita la chiesa colle
munifitenze del Moro, fu consagrata ai
14 aprile i493, indi essendosi rinno-
vata nella più parte, la riconsagrò a' i4
aprile i Sg? Girolamo Pvighelti vescovo
di Caorle. Si venerano in essa il corpo
di s. Antonino martire, e si crede quel-
lo che da carnefice trucidati molli ss.
Martiri, convertitosi fu loro compagno
nella gloria, e fu tratto da' cimiteri ro-
mani. Un osso di s. Stefano I Papa e
martire; porzione della mascella e un
dente di s. Calisto I Papa e martire, ed
altre relitiuie. Nel chiostro, oltre il doge
Moro, vi furono deposti il doge Pietro
Loredan, e la dogaressa Alidea Morosini
moglie di Nicolò Tron. L'antico oratorio
di s. Giobbe, nella rifabbrica compreso
neir interno del convento, accanto alla
chiesa fu mutato in una cappella sagra
alla Madre di Dio, con messa quotidia-
na, secondo la volontà del fondatore a
comodo de' poveri del contiguo speda-
le, coir assenso dato nel i5i2 dal colle-
gio capitolare di s. Geremia. Compresi
i frali nel decreto della generale sop-
pressione, il convento per la massima
parte fu demolito e aggiunto all'orto già
di essi, per la formazione del giardino
botanico, pel narrato nel n. 9, saggia-
mente introdotto nel tempo del regno
Italico, custodito con amore e intelligen-
za. E qui dirò col Sansovino, che un tem-
po Venezia ebbe 23 orli botanici. Dell'o-
dierno,per non interrompere la descrizio-
ne, dirò alquante parole al fine di questo
numero, col eh. Zanotlo. La chiesa di
s. Giobbe sussiste, ed è succursale di quel-
la parrocchiale di s. Geremia profeta.
E una delle più pregevoli di Venezia per
la copia ed eleganza degl'intagli in mar-
mo, e pe' vari suoi belli dipinti. Il i.'
i3
i94 V E N
di essi, col s. Titolare, è del moderno
Lnllaiizio Querena. Il grandioso depo-
sito a Renato de Voyer de Palujy, inor-
lo ambasciatore in Venezia, fu scolpito
da Penau con disegno che gli venne da
Ilooia. Neir altro altare Paris Bordone
dipinse con molto suo onore le 3 grandi
figure de' ss. Pietro, Andrea e Nicolò.
J'iltoresco partito è quello di s. Pietro,
elle sembra guardare con invidia il fìa-
lello s. Andrea, a cui un Angelo reca la
palma del martirio. La mezzaluna vi fu
aggiunta nel 1722 da Giovanni Bambi-
ni, modernamente i-estaurata dal Flo-
rian. Nella vicina cappella la Nascila di
Gesù, è del Savoldo; opera di tinta bel-
lissima e di condotta diligente. Anclie
qui alletta il parlilo di que' curiosi pa-
stori, inlrodolti con giuoco pittoresco.
Nella sagrestia la tavola dell' altare con
1' Annunziata, s. Michele e s. Antonio, è
aifatlo Vivarinesca. In faccia all' altare,
è bell'opera e ben conservata di Gio.
Bellino, il quadretto con Maria Vergi-
ne, che ha a'Iati i ss. Gio. Ballista e Ca-
lerina : di fìanco è il ritratto del decesso
doge benefattore C. Moro, bel lavoro di
G. Bellino. All'altra parte della chiesa,
la tavola del i.° aliare dipinta in gran
piastra di rame, con Maria Addolorata
fra' ss. Francesco e Antonio nell'olio, e
s. Diego al basso, è opera di Carletto Ca-
liarj sì bella da sospettare che Paolo vi
aiutasse il figlio con qualche col pò del suo
facile pennello. La penultima cappella il
Moschini la congettura scolpita da Pietro
Lombardo: l'ultima lo fu d'Antonio Ros-
selli fiorentino. L'orto botanico, fondato
per disposizione governativa dal fu prof.
Francesco Du Pré, venne poi allargato
e disposto dal padre e da' figli Rucliin-
ger, e di presente è tenuto in bell'ordi-
ne dall'espertissimo giardiniere-botanico
Giuseppe, uno de'Iodati figli. Serve l'or-
loalle lezioni delie pubbliche scuole rea-
li, a quelle del ginnasio ce, ed è riguar-
dato unode'più ricchi e ben tenuti d'Eu-
ropa. Di forma quadrilunga, si estende
VE N
in area per lo spazio di metri iS.GDi,
compresi i fabbricati e il piazz<de che lo
piosp.etta. E" cinto a due lati dall'acciue
della laguna, che ivi formano canale.
Contiene [)iù di 5,5oo piante, prime
delle quali si notano per dimensioni gi-
gantesche, la Yucca alol foli a, il Piala'
fins orientali.';, il Morus papyrij\ra,\n
Gleditschia triacanlcros, due Ginko bi"
lohn maschio e femmina, un' Araiica-
ria excelsa della Nuova Olanda. Vi è
quindi copiosa collezione di piante gras-
se spettanti a molte famiglie e generi,
stimata la più numerosa ora esistente in
Italia ; ed altra collezione ricchissima di
Camelie saliente al numero di aSo di-
verse specie. La disposizione di quest'or-
to botanico presenta, quando giardini a
disegno, con n)olle specie di piante ta-
gliale a piramidi e ad altre forojc; quan-
do viali fiancheggiati da fitte spalliere
i\\ Laurus nohilisj quando boschetti con
cinte di Saxus Laccala j ove recinti, ove
serre lepidarie e calidarie, ed ove terre-
ni quadrali, in cui sono disposte le pian-
te secondo il sistema di Linneo, ed ove
raccolgonsi le altre piante medicinali,
divise dalle tintòrie, e da quelle che ser-
bano in sé veleno. Né qui niancano re-
cessi ombrosi seminati di ruderi anti-
chi, né canali in cui allignano piante
marine; né un pittoresco rialzo, divisa-
to a modo di colle, in cima ai quale po-
standosi, vien fatto dominare la circo*
stante Laguna e la prossima stazione
della ferrovia. In breve, è uno stabili-
mento che odie studio e diletto. Conosco
di Forlunalo Luigi Naccari, Flora Fé-
lieta, Venezia 1826, presso Leone Bou-
vecchiato.
48. Agostiniane di s. Lucia. Soppres-
se le monache nel 1810, la chiesa esiste,
e la descrissi nel § Vili, n. 4' delle par-
rocchie. 11 loro chiostro, demolito in par-
te, oggidì serve ad iiflizi di ilogana per le
merci della strada ferrata.
49. Cistercieìisi e Beaedelline d O-
gnissanli, ora delle Cappuccine Con-
V E N
cctle fi' Ognissanti. Minacciando rovi-
na l'antico monastero delle Cislercirn'
sì «li 8. iM;»ri;heiita, in Toicello, limo-
rose perciò le monache e affli Ile dall'in-
temperie dell'aria, ceic.irono un rico-
veio leligioso in Venezia. Per eredità
d'una delle religiose, pervenuta in pro-
prietà del monastero una casa nella par-
rocchia de'>s. Gervasio e Prolasio, nel se-
stiere di Dorsoduro,nel 1472 con pubbli-
co [)ermesso le cistcrciensi acquistarono
alcune piccole case contigue, eressero in
forma dì monastero un ospizio, onde vi
abitassero con religiosa risei'va alcune
converse soielle, che u)andavano in Ve-
nezia per le provigioni e interessi, indi in
tale luogo, benché ristretto e fabbricato
nella più parte di tavole, si ritirarono 8
monache col consenso del patriarca Gi-
ranii ; vi stabilirono la loro dimora, e
poi contigua eressero una chiesa di tavo-
le sotto r invocazione di Maria Verdine
e di Tutti i Santi, coir aiuto principal-
mente della pia Corovella IMarzana ma-
dre d' una monaca, e per averle offerti
lutti i suoi beni per la fondazione del nuo-
vo nioniistero. Ciò stabilitosi e con facoltà
del patriarca, nel i.°del i474 '^ mona-
che elf'ssero a badessa e fondatrice Eu-
frosina Berengo cistcrciense di s. Matteo
di I\lazorbo. Qui vissero molli anni le
buone religiose in somma penuria, fin-
ché la provvidenza soccorse l'estrema
loro povertà con fare che un'immagine
della JNJadonna posta in oscuro angolo
del monastero, prodigiosanjente nella
notte precedente alla festa della Visita-
zione a s. Elisabetta del 1 5o4, tutta si
vedesse ris[)lendere di lume celeste, onde
fu trasferita nella povera chiesa e riposta
onorevolmente sopra l 'altare. Seguirono
poi tanti e sì grandi miracoli d' istanta-
nee guarigioni, che concorsa la città lolla
a venerarla offri tante copiose limosine,
che con esse non solo si potè rifabbricar no-
bilmente la chiesa, ma anco dilatare e for-
tificare le fabbriche del monastero. Frat-
tq^to cùusideraudo le cistercieusi, che né
VEN ig'?
pe* trasferimenti, ne pel nuovo mona-
stero mai aveano impetrato l'autorità
pontificia, si rivolsero supplichevoli per
l'assolutoria ad Alessandro VI, il quale
accogliendo paternamente la dimostra-
zione filiale, a' 5 marzo i494 '"S''"'*''^
al vicario generale del patriarca di Ve-
nezia, di prosciogliere le monache, qua-
lora vi fossero incorse, da qualunque vin-
colo di scomunica, e che estinto nel mo-
nastero l'ordine cisterciense, vi sostituis-
se quello di s. Benedetto di cui seguiva
la regola. Poi nel 1496 ammise il mo-
nastero d'Ognissanti alla partecipazione
di tutte le prerogative ed indulti concessi
da Eugenio IV alla congregazione Bene-
dcltina Cnssinese^ il che confermò nel
i5oo. In seguito ridotta a compimento
la chiesa, fu consagrata a'22 luglio f 5S6
da Girolamo Picgazzino vescovo di Caor-
le ; e poco dopo ne furono accresciuti gli
spirituali oruritnenti co'corpi de' ss. Mau-
rizio e Demelria martìri, che con altre
insigni reliquie vi furono trasportali dal-
le catacombe di Roma. Le benedettine
furono così esemplari, che il zelante pa-
triarca Conlarini nel i5i8con i4di es-
se e Cipriana Landò per abbadessa, vi
rifljrmò il monastero de' ss. Biagio e Ca-
taldo della Giudecca,e vi fece risplendere
la monastica osservanza. Le benedettine
soggiacquero alla soppressione deh 8 10;
nel quale chiusa la chiesa si spogliò del-
le stM[)ende pitture di Fanlo che posse-
deva, le «juali furono trasportate parte
nell'accademia di Venezia, parte in quel-
la di Milano, e parte altrove. Ora il
monastero e la chiesa appartiene alle
Cappuccine Concelle, le quali avanti
la soppressione dimoravano nel mona-
stero di s. Antonio di Castello, come di-
rò nel n. 74, e ripristinate in Venezia eoa
sovrana risoluzione de' 7 luglio 1820,
con un ricco legato per 1' educazione gra-
tuita d'un collegio di 12 giovani nobili e
povere. Vi è il confessore, il cappellano,
la badessa, la vicaria, con 27 coriste, i3
converse professe e una novizia.
igr, VEN
5o. Denedeltìne de'sx. Cosma e Da-
miano al In Giudecca. La badessa beiie-
flellina Marina Gelsi del monastero di s.
Malico oMaffiodi Murano, non riuscen-
do coir esimie sue virtù a ridurlo al pri-
miero fervore, desiderosa di servire a Dio
in luogo di più severa osservanza, dopo
ripelule istanze, ottenne dal vescovo di
Torcello d' essere trasferita al oionaslero
di s. Eufemia di Mazorbo, di cui pure
fu eletta badessa. Tosto però s' avvide a-
■ver mutato luogo, rna non la greggia.
Tentali inutilmente i più forti mezzi |>er
rendere le monache osservanti, pregò
nuovamente il vescovo di poter vivere
monaslicanienle colla pia religiosa Do-
nala Trevisati, nella casa privata de' fra-
telli. Ottenuto il permesso, nella solitu-
dine trovò pace; ma eccitala da Dio alla
fondazione di un monastero, colle sue fer-
vorose orazioni per conoscerne il modo,
giacché priva alfalto di mezzi, ebbe in
rivelazione essere volontà divina che nel-
l'isola della Giudecca cercasse la divota
Elena e nella sua casa edificasse la chiesa
e il monastero col titolo de' ss. Cosma e
Damiano martiri. Marina ubbidì, e fat-
ta ricerca d' Elena, la trovò sulle soglie
dell' abitazione festevole in vederla. Ma*
liifeslaloil motivo della venula, la pia don-
na esultante oftrì la propria casaealcun'al-
tre contigue di sua ragione. Allora Marina
implorata I' assistenza del doge Gio. Mo-
cenigo, il senato neconcesse licenza, e pel
suo ambasciatore Zaccaria Barbaro otten-
ne le bolle necessarie da Sisto IV nel i48 i,
colle quali fu autorizzata a fabbricare
chiesa e monastero, e d' introdurvi mo-
nache osservanti Benedeltìiie, co' privi-
legi dell'ordine. A' 20 luglio il patriar-
ca Girardi benedisse lai.'pietra da porsi
ne' fondamenti della chiesa, e ridotta a
perfezione la fabbrica, a' 2 I marzo 149"^
costituì Marina Gelsi in i.* badessa, l^cr
27 anni mirabilmente governò il mona-
stero, e il patriarca Gontarìni se ne servì
per riformare quello di s. Secondo nel
iSiQ. Ivifu badessa per 6 anni, Huchè
VEN
morte le monache conventuali e soppres-
sa r abbazia, olleime buona parie di len-
dite al monasteio (la lei fondalo, a cui ^f.'
ce ritorno nel 1 52 3, e pochi giorni dopo
piena di meriti uìorì. Di poi la chiesa fu
consagrala nel 1 583 da Giulio Soperchio
vescovo di Caorle. In essa si veneravano
le reliquie de' ss. Titolali, un dito di ;«.
Secondo martire, 1' ossa de' ss. lunocenli,
i cor[)i de' ss. Liberalo, Ilaria e Donata
martiri, con tali attribuiti nomi traspor-
tati da' cimiteri di Roma. Per la sop
pressione de' regolari, le benedettine i.'el
1810 abbandonarono il monastero, che
colla chiesa furono destinati ad altri usi.
5 1 . /égoati ninne dello Spirilo Santo.
Maria Garoldo monaca di s. Caterina, per
r ardenlissimo desiderio di fondare un
monastero sotto l'invocazione delloSpi-
rilo Santo, fu aiutata dal halello Girola-
mo segretario del senato, e dal pio prete
Giacomo Zamboni, i quali comperarono
nn fondo capace nella parrocchia di s.
Gregorio, nel sestiere di Dorsoduio. Ot-
tennero pei messo e lode dal patriarca Gi-
rardi, e dal senato 1' autorizzazione a'iy
aprile r483. Indi disposta 1' abitazione
per le monache, il patriarca recatosi nel
monastero y4gostiiiiano di s. Caterina,
domandò alla badessa Maria Garoldo
un'altra corista e due converse ; conces-
se non senza ripugnanza, furono trasferi-
te a! nuovo chiostro, cosliluilo monaste-
ro dello Spirilo Santo. Priucipii così fe-
lici, furono in breve lurbiili da gravi
aciiuse insorte contro la fondatrice, giu-
ridicamente riconosciuta innocente. Ma
la monaca Cecilia Vacca, principale ac-
cusatrice, appellò alla s. Sede. Fattosi
nuovo processo, l' abbadessa Garoldo fu
deposta, e rinchiusa in luogo ristretto :
ricorse ad Alessandro VI, che nominò
commissari ad esaminar la causa, ma
altro non si conosce. Intanto il monastero
nel 1492 fu aggregato al celebre ospeda-
le e ordine di s. Spirito di Roma, preroga-
tiva confermata da Alessandro Vi nel
1493. Bramosi alcuni di voli secolari degli
YEN
spiiiltiali beneficii perciò acquistali dal-
le (iiunnclie, i>lituii'oiio la confraternita
dello Spirilo Salilo in sulliagio dell' ani-
me penanti, ei igeiulo 1' oratorio nel sito
concesso dalle monache contiguo alla
chiesa, con annua contribuzione ; alla
quale poi mancando i confratelli, restan-
do disubbidienti quantuii(|ue legahnenle
obbligali da'patriarchi e dal maestro ge-
nerale dell' ordine, nei i53o furono
minacciati di scomunica. Continuan-
do i confratelli nell'ostinazione, il mae-
stro generale Gio. Pietro de Santi nel
i532 dichiarò la confralerniia priva. di
tulle le grazie e indulgenze, ed in conse-
guenza sciolta e annullata qualunque
volta ricusasse adempiere i suoi doveri
col monastero. Colla conferma del decre-
to, fidl.i d>» Clemente Vii, ebbero linai-
niente lerujine i dispendiosi litigi. Lo
slesso l'apa nel i 533 confermò pure tul-
li 1 privilegi del monastero, l^aolo Ili
avendo sospeso l'indidgenze dell'ospeda-
le di s. Spirilo di Roma, e di tulli gli altri
spedali e pii luoghi, di[)oi nel i53g, per
«occorrere il inonaslero, bisognoso di
pi Olili lipari, le rinnovò a suo favore. Si
ignora quando fu consagiata la chiesa,
però se ne celebra la dedicazione a^ i -2
luglio. Soppresse le monache nel i8o(ì,
furono allora concentrale con quelle ili
s. Ginslinn, e poi del lutto cessarono per
l'allro funesto decreto del i8io. La chie-
sa restata chiusa nel i8o6, venne ria-
perta nel i8o8, e nel i8io destinala u
succursale della parrocchia di s. Maria
del Rosario, volgarmente i Casuali, e lo
è ancora. Essa ha un ricco deposilo dei-
la famiglia Parula, luia bella tavola del
Buonconsigli, esprimente il Piedentore,
ed i ss. Girolamo e Secondo, ed una non
inen bella di G. Bassano con i ss. Pietro
e Paolo apostoli.
52. Agostiiditiie de ss. Rocco e Mar-
gherila. Wella parrocchia di s. Samuele,
nel sesliere di s. Marco, fu fabbricato iu
remoti tempi un oratorio a s. vSusanna,
in cui nel 1 485 si Irasfcii la confralgrui-
YEN 197
ta celebre di s. Rocco coli' inlenzione di
fabbricarvi un magnifico tempio in ono-
re del suo s. Titolare, per collocarvi il
corpo da non molto tempo ricevuto da
Voghera, e comunemente credulo del
celeberrimo s. Rocco di Montpellier. A-
veaiio perciò i confratelli comprate alcu-
ne case contigue all'oratorio, che servi-
vano a mal fìire, e già stavano in procin-
to di por mano all'opera, quando venuta
a Venezia suor Chiara conversa cister-
ciense di s. Margherita di Torcello, don-
na pia e d'animo virile, iu traccia d'un
ricovero per le sue angustiate monache,
poiché quel chiostro minacciava rovina;
ne inteiessò alcuni pii gentiluomini, i
quali persuasero i confratelli di s. Rocco
di cedere alle monache il luogo dell'ora-
loiio e r acquistate abitazioni. Subilo si
cominciò la fabbrica del monastero, ed
acciò i principii fossero illustri, ed i fetleli
venissero eccitati a concorrere al solleci-
to proseguimento, fu scelto il misterioso
giorno del venerdì santo per dar mano iti
esso alla fabbrica con funzione solenne.
In quella mattina il predic-jlore agosti-
iiiano fr. Giovanni Signori genovese, del-
la vicina chiesa di s. Stefano, dopo aver
eloquentemente eccitato l'uditorio a me-
ditar la Passione del Crocefisso, inalbe>
rata la di lui ss. Immagine, portossi ac-
compagnato ila'supi religiosi e da nume-
roso popolo al luogo destinato alla fonda-
zione del monastero. Quivi egli animò i
fedeli all'aiuto della di vota impresa, dopo
di che in quel punto fu eretta una cap-
pella di tavole, e pochi giorni dopo il pa-
triarca Girardi a'aS aprile i488 pose ìa
I .'^ pietra benedetta ne'fondaiuenti della
chiesa, la quale dalle religiose cislercieu-
sì in grata memoria delle beneficenze ot-
tenute dalla confralerniia di s. Rocco, «
per quel la del monastero di s. Margheri-
ta di Torcello, fu denominala ùqss. Roc-
co t Margherita. Aleni re progrediva col
di vili favore la fabbrica, le monache di
Torcello, alle({uaii un beuefaltore avea
risarciti i già pericolsuli edifizi^ ricutaro-
198 V E N
nodi voler passare a \eiiezia, restando
tiisanimati i governatori della fabbrica.
Allora Iddio suscitò la nobile vedova
Mella Balauzaiio di donar se slessa e le
fcue proprietà al nioiiaslero, laonde i go-
vernatori rac'celtarono per madre e fon-
datrice, ed ella scelta la regola di s. Ago-
slino ne vesti l'abito nel monastero ago-
stiuiauo di s. Andrea di Zirada, co\ no-
me di Lucia. Ritornala poi al suo non
perfezionato chiostro, fece la solenne pro-
fessione, ed assunse il governo del mona-
iiteio, nel quale in due anni si chiusero
molle vergini anche di patrizie famiglie,
come si espiime il Corner, fra le quali
Lodovica Usnago monaca di Toi cello con
suor Chiara snmmentovata, con pontifi-
cia dispensa. L' ab. Ca[)[)ellelli dice, che
il senato nell' approvare 1' erezione del
monastero, circoscrisse la nascente co-
ninnilà per le sole figlie di famiglie patri-
zie. Per l'eseuiplare osservanza delle^go-
stìniane, nel 1 490 il senato domandò pel
suo undjascialore Ermolao Barbaro ad
Innocenzo Vili, l'indidgenza plenaria a
chine visitasse la chiesa e contribuisse li-
inosine al monastero. Nel partire i con-
fratelli di s. Rocco dal luogo donarono
jjna mascella di s. Rocco, e dalla catte-
drale di Caorle le monache ottennero
una mascella di s. Margherita vergine e
martire. Indi a' 12 settembre i SyS fu la
chiesa consagrata da Marzio de Medici
\escovo di Marsico Nuovo, coma da
epigrafe che vi si legge scolpita; il qua-
le vescovo moriva agli 1 1 novembre
ì5'/^, siccome dalle Inscrizioni di s.
Maria dell'Orto del cav. Cicogna, il qua-
le notava 1' errore dell' Ughelli, del Cor-
naro ed altri che lo dissero morto nel
iSyS. Ma il libro : Stato personale del
Clero di /^c/2ez/^, mentre con precisione
riferisce l'epoche delle coosagrazioni del-
le chiese esistenti, di questa non dice nul-
la ; né è a maravigliarsi perchè questo li-
bro, come m'istruirono coltissimi vene-
ziani, e mi accorsi in progresso de' miei
studi, pi'oprìameute non fa autorità se
VEN
non se per i nomi e per le cariche che
attualmente coprono gli ecclesiastici io
Venezia ; laonde nel giovarmene, come-
chè d'altronde utilissimo, usai non poca
cautela, e talvolta con pena non potei a
meno di notarne alcun errore, che sa-
rebbe bene per decoro della gran città
eliminare, veramente popolala di dotti
ecclesiastici e secolari. Nella chiesa si
venera una divota immagine della Bea-
ta Vergine, del cui prodigioso arri-
vo dà S[),ula, ove riscuoteva divozione
suir altiire maggiore della cattedrale di
s. jNIaria Orlocasta, alla villa di Zaconia
e collocala nella chiesa appositamente
fabbricata, da dove fu trasportala a iNa-
poli di Piomania nella chiesa di s. Teodo-
ro, poi uìiracolosameule passata in quel-
la de' ss, Apostoli, e finalmente da questa
nel 1 54 1 recala in dono al tem'[)io de*
6s. Rocco e Margherita da Francesco
Barbaro fratello d'una religiosa, il Cor-
ner riporta la 1 dazione di una cronichet-
ta del uìonastero. Le moiiiiche risentiro-
no subilo gli edelli della proiezione della
gran Madie di Dio, essendo stale alcune
di loro istantaneamente sanale da gravi
infermità, ed il monastero che penuiiava
sommamente di viveri, fu bentosto dalla
provvidenza divina con abbondanza soc-
corso. Nel i59y erettosi nella chiesa i\n
nobile altare di marujo, a' 2 luglio vi fu
collocata la prodigiosa ss. Immagine, cul-
r intervento del cardinal Friuli palliar^
ca, di 4 vescovi e di numeroso clero. Al-
l'uitercessione della medesima, implora^
la dalle monache con fiducia, deve il mo-
nastero la sua manifesta |)reservazioneda*
due furiosi incendii de'6 febbraio 1744»
quando bruciarono le contigue case di
tavole, e della notte precedente la i/ do-
menica d'ottobre 1747j che incenerì il
vicino teatro di s. Samuele. Essendosi
allora dalla badessa rinnovala quasi in-
teramente e in ornata forma abbellita la
chiesa, fu ad onor di Maria edificalo uà
nuovo aliare di fino marmo, in cui co
pompa solenne fu riposta la prodigio
VEiN
sa ti. Immagine 1' ii luglio lySi dal
piitriarca Foscaii. Le monache agosti-
niane finirono nel 1810 colla tlislru-
zione delle famiglie claustrali, che va-
do aniaraniente deplorando. La chiesa
l'irunse chiusa sino al 1 8 1 7, in cui il he-
nenierilo leste defunto in odore di santi-
tà, e venerando da vero, sacerdote d.
Pietro Ciliota la ridonò al culto, gene-
rosamente fondandovi nell'annesso mo-
nastero \' Istituto Ciliola, eh' è mante-
nuto dalla carità de' fedeli, ed ha per
iscopo l'istruzione gratuita di circa i.^o
fiiiiciulle povere. Ha il direttore, il con-
fessore, la superiora, ao maestre e 17
fanciulle ricoverate interne. Ahhianio il
hhro intitolato: Intorno alla vita e mi'
rabili azioni del sacerdote veneziano
d. Pietro Ciliota della parrocchia di
s. Stefano, morto in concetto di speda-
le santità il giorno 11 novembre 1846,
morali ragionamenti del sacerdote D.
E. D. /4. della stessa parrocchia j Ve-
nezia 1857 tipografia di Gio. Battista
MerlOjCon ritratto del servo di Dio.L'au-
lore che modestamente ascose il nome, è
d. Eugenio dall'Asta cooperatore di det-
ta parrocchia, come leggo nello Stalo
personale.
5'i. Francescane di s. Maria Concetta,
volgarmente i Miracoli. Francesco A ma-
di pio e ricco veneto, per eccitare gli altri
a quella divozione ch'egli teneramente
prolessava alla Madre di Dio, ne fece di-
pingere l' immagine rinchiusa in un pie-
colo nicchio di tavola, e l'appese al mu-
ro d' una casa vicina alla sua ahitazione
nel sestiere di Canalregio,di proprietà del-
la famiglia Darozzi, nella parrocchia di s.
Marina, sulla puhhlica Strada, secondo
il lodevole costume, che aoticafnenle di-
cevansi Maestà, e lo descrissi ne'due ar-
ticoli. (Trovo opportuno qui riprodurre
quanto di analogo riferisce ilcav. Muti*
nelli. Annali Urbani di Kenezia, ripe-
tendo V origine di tal costume, con uu
cronista al 1 1 28. Giovandosi alcuni scia-
gurati della moda della lunga barba alla
V E N 199
greca, con posticce barbe alterandosi le U-
sonomie, crederono pili sicuramente ne*
crocicchi nottetempo assalire e ammaz-
zare. Il governo rigorosamente proibì le
barbe alla greca, ed ordinò che a spese
dell'erario i parrochi rischiarassero con
lumi i sili meno frequentati. I parrochi
disposero fanali con fioca luce innanzi a
sagre immagini, aHinchècol loro aspetto
divoto, i ribaldi maggiormente si tratte-
nessero di commettere nella notte scandali
e delitti. Da queste sapienti vedute politi-
che e morali, derivò («arse il pio costume,
tanto poi diffuso Delle città e luoghi di
Europa, di erigere negli angoli principal-
mente delle strade, tabernacoli e altarini
con ss. Immagini e lumi avanti, anche di
giorno. » Ecco poi nelle dette Immagini,
avvedutamente ne' canti delle vie poste
in dì, ne'quali per una divozione di fede
di continuo miracoli vedevans», l'origi-
ne di quegli altarucci o capitelli, che tut-
tora e di frequente, quasi domestiche are,
per Venezia si trovano, innanzi a' quali
da' religiosi vicini una lampadelta si ali-
menta, un mazzolino di fiori si sospen-
de, innanzi a' quali dal pargolo di felice
innocenza, che tratto viene alla scuola, fi-
no all'uomo sviato, indistin ta meo te ognu-
no, e riverentemente, si china". In piìi
luoghi poi narrai, le chiese eh' ebbero 0-
rigine dalle ss. Immagini esposte nelle pa-
reti esterne degli edifizi, rispondenti alle
vie pubbliche. Quanto all' illuminazione
della città di Venezia, discorro nel n. i
«lei § XVI). La divozione dell' Amadi
fu secondata da Marco Rasti ivi vicino
d' abitazione, facendo ardere continua-
mente una lampada innanzi la ss. Imma-
gine, a cui ne' sabati aggiungeva candele
di cera accese, il che promosse la divozio-
ne pure degli abitatori circostanti. La ve-
nerazione sì aumentò pel miracolo che
fece a' 2 3 agosto j48o, ad una buoua
donna, mentre nella sera vi pregava in-
nanzi, secondo il suoquotidiano costume;
imperocché assalita da un suoparenle per
ingiusta lite, a tradimeolocou diverse fé*
lite la fece cader semiviva. Invocò ella in
suo aiuto a gran voci la ss. Vergine Ma-
ria, onde allo strepilo accorsi i vicini, tro-
varono la spaventata donna senza lesione
alcuna. Alla fama del miracolo, col popò
lo vi concorsero moltissimi infei mi a in-
vocare dalla prodigiosa immagine il iuo
patrocinio, e ricuperarono la sanità. Mol-
tiplicatisi i miracoli, Angelo nipote del-
l'Amadi, imitatore di sua esemplare di-
vozione versola Madonna, fece tosto in-
nalzare contigua alla sua abitazione una
piccola coppella, in cui collocò la ss. Im-
magine, ed ottenne dui patriarca Girar-
di di farvi celebrare la messa, benché il
Karozzi gliene avesse contrastato il pos-
sesso. Dipoi il pievano di s. Marina, Mar
co Tazza, col consenso d'Angelo Amadi,
costituì alcuni procuratori per l'erezio-
ne d' una chiesa, a tale effetto acf|uistan-
tlo nel sestiere stesso di Canalregio alcu-
De casette contigue a' 28 settembre di
detto anno, colle lìmosine raccolte da'^li-
voli, ascendendo a più di 3o,ooo duca
li, disegnando nell'area la pianta di oja-
giiifico tempio. Indi l' 8 dicembre, festa
dall'Immacolata Concezione, il patriar
ca Giraidi benedisse la (.'pietra e la pose
ne' fondamenti ; e nel seguente i 48 i òì
sto IV approvò 1' erezione della chiesa,
la ricevè sotto la piotezione di s. Pietro,
eia esentò dalla giurisdizione parrocchia-
le. A '2 5 febbraio la ss. Immagine fa Ira-
!«[iorlata in ben disposta cappella di ta-
vole, innalzata nel centro del piano de-
stinato al nuovo edifizio, con pomposa
processione a cui intervennero le scuole
grandi. Fialtanlo vieppiìi aumentandosi
r ollerte de fedeli, in <j anni si potè com-
pire il sontuoso tempio, che per la copia
e preziosità de' marmi fu riconosciuto
dal Sabellico il piìi cospicuo di Venezia
dopo la basilica di s. Marco ; decorato
eziandio di ss. Reliquie, e de! capo di s.
Teodoro martire tratto dalle catacom-
be di Roma. Mentre progrediva la fab-
bricaci procuratori divisando consegnar-
la a uua comunità che ivi lodasse Dio e
V E N
!a ss. Vergine giorno e notte, e provo-
casse le divine benedizioni sopra i bene-
fattori e la repubblica, acquistarono dal
lìarozzi quelle case stesse sui muri delle
«jnali r Amadi avea aflisso la ss. Imma-
gine, e nel i483 cominciarono la fd)bri-
ca del monastero, compita con quella
della chiesa. Formato il monastero, nel
1487 furono scelte ad abitarlo 12 mo- '
nache Francescane di quello esemplare
di s. Chiara di Murano, recandosi ii pa-
triarca Girardi a benedirle insieme al
luogo, cosliluendo poi m badessa e fon-
datrice suor Margherita, in conseguenza
dell'approvazione del monastero di Si-
sto IV, consegnando ad essa le chiavi.
Dionisio greco vescovo di Mellipotamo,
consagrò la chiesa il i. "settembre 1 566.
Dipoi furono pubblicate: Cronichtila
dell' origine, principio ti fondalione del-
la, chiesa et monastero della Madonna
de.' BJiracoli di f'enetia, Ivi, per li Ba-
bà 1664." Pietro Cechia, Croniche del-
l' origine e fondazione del monastero e
chiesa della B. Vergine de' Dliracoliy
Venezia 1742. Le francescane vi dura-
rono sino alia generale soppressione; il
monastero fu tramutato in abitazioni
piofine, e la chiesa mirabile venne di-
chiarala ed è oratorio sagramenlale del-
la parrocchia de' ss. Canzio, Canziano
ec. La chiesa de' Miracoli risplende per
grande ricchezza di marmi greci e di va-
rie ddigenli ed eleganti sculture : con
disegno che gli fu dato, scelto da quelli
fitti da'più valenti architetti della città,
r edificò Pietro Lombardo, aggiungen-
dovi la maggior cappella e il vólto che
vi uianca vano. Nelle i'^aft/^m'/je di Vene-
zia vi sono 8 tavole illustrate dal Sel-
va, con aggiunta del Zanotto. La pianta
è un rettangolo, ed all' estremità vi è la
cappella con 1' altare isolato nel mezzo,
coir antica ss. Immagine acni dobbiamo
questo bellissimo tempio. Tutti esaltano
come opera di raro pregio per finitezza ed
eleganza di gusto la cappella maggiore
con gradinala, balaustrata, altare e or-
V EiM
n.-uTienti Inlti di iDarnin. Nel suo angolo
vi è Hit [)iccolo cuiiip<inile, poligono nel-
r esterno e inlerriainente ciicolaie. La
cupola ninestosamente trionfa. La volta,
veracuenteslopenila, è scoinpaititn in 5o
cassettoni quadrati, riuniti da altri mi-
nuti di variato contorno. Abbonda di do*
lature, e negli sfondati de'cassetloni mag-
giori vi sono dipinte mezze figure di San-
ti del Vecchio e Nuovo Testamento. Di-
ce il IMoscbini : il gran soffitto è opera del
Pennacclii, il quale non seppe raggiun-
gervi le leggi del sullo in su, perciò priva
di elicilo prospettico, come vi seppe tro-
vare la bellezza delle forme, vaghezza e
sopore di colorilo : ma veramente tali
leggi poco si conoscevano alla sua epoca,
il Canipagna fece le due bellissime sta-
luelle de' due altari laterali, esprimen-
ti ». Chiara e s. Francesco d' Asisi ; e il
lìubellini i due bellissimi galli di Angeli
nel maggiore aliare. Qiieslo ten)pio è
pure magnificamente abbellilo nell'ester-
no da due ordini di pilastri con piedistal-
li e trabeazione, 1 quali ricorrono in giro
a lutto l'edifizio; decoroso ornamento
che converrebbe fosse osservalo in lutti
i templi, perchè il Selva trova disdice-
vule che l'architeltura sloggi la sua splen-
didezza nelle sole facciale, ed abbandoni
oi-a i lati visibili ad una non caratlerislica
e troppo neglella semplicilà. il i." di
questi ordini è corintio; la fionle de'
suoi pilastri è scorniciala, ed in quelli
< he fìanclieggiuno la porta principale e
le due nel lato, vi sono scolpili vari ara-
beschi. Il 2.° è ionico co' pilastri accan-
nellati, e su' loro capitelli iuìposlano gli
archi che sostengono la ricca trabeazio-
ne, sopra cui nella facciala, per quanto
è larga, gira un maestoso frontone semi-
circolare, che ha nel mezzo una gran fi-
nestra the dà luce alla cliiesa, e due mi-
nori laterali cieche, mentre la 3." supe-
riore illumina tutto lo spazio frale volte
e il coperto. Sulla porta al di fuori è col-
locala una mezza figura di INJaria Vergi-
ne in luaruiu coli' epigrafe Pfigolclcs,
YEN ao f
nome assunto «.lidio scultore Lasiaiis,
secondo il costume de'suoi tempi, in cui
gli artisti prendevano nomi greci; era
nato meglio a l^adova, che a Venezia.
Gli ornamenti di scultura, elegantissimi
quanto n;ai possa dirsi, sono espressi nel-
le licordale tavole, che rappresentano
parte de' principali.
54- Fraiìccscane dels. Sepolcro. So-
no discordigli scrittori nel decidere a chi
opparleiiga il merito della fondazione del
monastero, ma Corner narra co' docu-
menti, the Elena Celsi nobile veneta, di-
venula vedova di Vioiii, si die a vita riti-
rata e pia, esercitandosi nella carità cri-
stiana. Desiderosa che simili religiosi edi-
fizi si continuassero dopo morta, con te-
stamento del i4oq assegnò la metà di
sua casa per abitazione di povere e di vo-
te donne, delle quali già ne avea accollo
qualche numero; e l'altra destinò per
ospizio di quelle pellegrine, che per 1' ac-
quistodelle ss. Indulgenze porlavausi a*
sanluarii sì d' Italia e sì d'olire mare;
frequente essendo allora in Venezia l'ap-
proilo di quelli che bran>avano opportu-
nità di trasporti a' Luoghi santi di Pale-
stina. I commissaiii deputali in esecuzio-
ne della sua volontà, ridotta ad uso di pic-
coli domicilii e d'ospitale ricetto 1' am-
pia casa posta in contrada di s..Giovanni
in 13ragora, nel sestiere di Castello, vi fe-
cero alzar vicina una cappella sotto il ti-
tolo di Maria Vergine presentala al Tem-
pio, che resa più ampia di poi, fu per un
s. Sepolcro eretto in essa a perfetta somi-
glianza col vero, chiainata la chiesa del
s. Sepolcro. Non passò molto tempo dal
compimento delle fabbriclie, quando dal
regno di IVegroponte, fatalmente soggio-
galo da' lurchi, giunsero a Venezia coi
miseri avanzi delia nobiltà di quel pae-
se, Beatrice Venier e Polissena Preina-
rino vedova, le (juali prive il'ogni uma-
no soccorso furono accolte nel ii^7S nel-
la parte della casa destinata a povere don-
ne, ove sanlamenle vivendo disposero i
piiucipii del nobile monastero in cui pò-
loa V E N
scia si conveitì. Impeiocciiè l'avvenenfe
Beutiiceera foggila per conseivaie la sua
integrità e si proponeva morire di faine
piultoslo d' esser vittima della brutalità
de' turchi. Le apparve la D. Vergine, la
Assicurò di sua protezione, le ingiunse
portarsi a Venezia a fondare un mona-
stero, e ne agevolò il viaggio in modi por-
tentosi. La sua virlìie quella di Polissena
fattasi palese, si unì con esse per servire
a Dio la nobile vergine Orsola Usnago, e
il simile fece Maria Canal matrona d' e-
simia pietà. Gli esempi che dierono,
mossero 6 nobili donzelle ad aggregarsi
con esse, e questi furono i principii del
monastero. Allora Beatrice manifestata
la celeste visione, che andava verifican-
dosi, colle compagne risolse consagrarsi
0 Dio professando la i egola del 3. "ordi-
ne di s. Francesco, Tutto raccontato a*
commissarii de'pii istituti della Vioui,
considerando questi che per le dilatate
conquiste de' turchi non più giungevano
a Venezia pellegrini per portarsi a Ge-
rusalemme, crederono perfezionare l'in-
tenzioni della testatrice concedendo nel
1493 alla Premarino e sue compagne
r ospedale da ridursi a monastero di
Francescane del 3." ordine, a condizio-
ne di lasciarne porzione a ricovero delle
povere pellegrine. Stabilita la fondazio-
ne, nel cominciar Beatrice le necessarie
fabbriche, dilatò 1' angusta cappella in
forma di chiesa, e per divina ispirazione
la figurò a somiglianza del s. Sepolcro
che venerasi in Gerusalemme. Indi invo-
cò all' istituto l'approvazione d'Alessan-
dro VI, che la concesse nel 1499 sotto
la direzione de' minori osservanti di s.
Francesco della Vigna. 1 frati poi ricu-
sandosi, gli ottennero tuttavia dal Papa
il rimanente della casa destinata alle pel-
legrine, ma doverono continuare nell'as-
sistenza sino al 1546, in cui Paolo III
sottopose le monache al nunzio apostoli-
co residente in Venezia, finché Clemen-
te Vili nel 1594 l'assoggettò al patriar-
ca. Le religiose dopo aver sostenuto lite
V EN
col pievano di s. Gio. in Bragora, pe' pre-
giudizi derivatigli dalla fondazione del
monastero, furono consolatedall' arrivo
prodigioso d' una cassa, con entro il si-
midacro di legno del Salvatore morto e
schiodato dalla croce, che collocarono
sull' altare della cappella del s. Sepolcro.
Ma altrimenti avendo disposto la divina
Provvidenza, per ben tre volte lo trova-
rono nel Sepolcro stesso situato nell' in-
feriore partedella cappella, ove lo lascia-
rono. Si osservò da quel tempo in poi,
che le acque salse, le quali a seconda de'
venti alcune volte stranamente gonfian-
dosi allagano le strade di Venezia, e si
introducono sino nelle case, che arrivata
al limitare del sagro luogo, quasiché ne
rispettassero la santità, sì fermavano, né
più osavano ollrepassarlo.NeU'altare mag-
giore vi fu riposto il corpo di s. Aureli a
martire, e molte ossa di ss. Martiri pro-
venienti da Roma. Altre reliquie vene-
rate in questa chiesa erano quelle di s.
Ilarioneabbafe,dis. Stefano vescovo d'An-
tiochia, di s. Mercurio, di s. Melitene mar-
tiri ; la più insigne essendo quella di s.
Andrea Damasceno arcivescovo di Caa-
dia. La chiesa fu consagrata nell'anno
i582 da Ambrogio Capizzi arcivescovo
d' Autivari, primate di Servia. Dopo la
morte di Beatrice, onorata del titolo di
beata, resse il monastero la b. Chiara Bu-
gni veneziana, vergine estatica, favorita da
Dio con più doni, della cui mirabile vita
il Corner ne die'il compendio. Le france-
scane doverono abbandonare nella sop-
pressione il chiostro, che fu ridotto a ca-
serma militare; il prodigioso simulacro
del Crocefisso fu trasportatoalla pubblica
venerazione nella chiesa di s. Canziano,
e la chiesa del s. Sepolcro venne demo-
lita.
5S. Francescane di s. Maria Mag-
giore, Trasse la sua prima origine da un
angusto romitaggio contiguo alla chiesa
di s. Agnese, nel sestiere di Dorsoduro, ia
cui viveauo solitarie alcune di vote donne
recluse, o romite 0 pizzochere. Tanto
V E N YEN 2o'3
credito s'acquistarono c<jlla santità e l'au- glio (H un amico, la collocava, nel iSSyi
sttMÌtù liti vivere, die il pievano e i p;ii* condegnamente nel primo altare a de-
rocchiaui si delerminarono consegnarlo- tira, entrando, nella chiesa de'ss. Cer-
ro in custodia la chiesa di «.Agnese per in- vasio e Protasio, vulgo s. Travaso, Era
cremento del divin culto, enei 1 4^3 la rinomala la chiesa di s. Maria Maggiore
signoria permise a Paola e EuslacliiaCen- per le magnifiche opere di pittura che
tiitii, Lodovica Usuago e altre recluse di lutto ali'inlorno, e nel mezzo ancora sul-
riceverla e di edificarvi contiguo un mona- le colonne sorreggenti le 3 navate si ain-
stero <li Fi-ancescane j fondazione già n»ii<ivano, laondesi teneva per una coia-
nel 1433 prenunziata da celesti prodigi, plela galleria d'autori della scuola vene-
l'er allora non ebbe luogo, ma in sito la; le qualì,cume({uelled'allre chiese,an-
più remolo l'edelluò Caterina, altra ere- daronodisperse, parte in altri luoghi pub-
ntita di s. Agnese, nel sito più precisa- blici e chiese della città, parte furono tra-
inente indicato da tali predizioni, dello sportale all' estero. Questo esemplare e
Arzeri novi a s. Aiitlrea, nello slesso seslie- numeroso monastero soggiacque all' iu-
re, col permesso di fabbricare monastero felice sorte di tanti altri. Le monache pri-
e chieselta, in onore ili. "di s. Maria Mag- nia hu'ono nel i8o5 concentrate con
giure e la 2.* di s. Vincenzo, dato dal se- quelle di s. Croce, dell'ordine loro, poi
nato nel i497' Tosto si formò un angu- soppresse nel 1 8io. Il monastero nel 1806
slo chiostro di tavole con ristretto oralo- fu consegnalo per caserma a' iiìilitari, e
rio. Un buon uomo vicino di nome Ago- parie bruciò nel 1817. La chiesa per
slino con solenne processione vi fece por- qualche anno si continuò ad uHìziare, e
lare un' immagine antica greca della C. poi profanata fu data all' amminislrazio-
Vergine, che tenendola negletta in casa a ne de' tabacchi, e se ne serve per maguz-
ciò fu invitato da voce miracolosa. Que- zino della non lontana fabbrica de' me-
sto prodigio commosse il patrizio Luigi desimi, conservando la sua forma. Ne
]\Iiili[)iero a sosliluire all' oratorio nel parla a lungo il cav. Cicogna nella più
i,jo3 un maestoso tempio sul modello volle accennata sua opera, t. 3.
della basilica Liberiana di s. Maria Mag- 5Q>. Agostiniane di s. Giuseppe, yoì-
giore di Roma, onde conumemenle fu gannente óa/zi'/ie/jyoo. Desiderosi i vene-
detta s. Maria Maggiore, consagrala ziani d'aver nella loro città una chiesa
a' 22 febbraio, non conoscendosi l' anno, dedicata al purissimo sposo di Maria Ver-
Aiiche il monastero fu ampliato con au- gine s. Giuseppe, ne implorarono dal se-
lorilà d'Alessandro VI nel i5o3 slesso, nato il permesso e il concorso, onde a'a^
Le monache vissero mollo tempo sotto la giugno i5i2 ottennero nel sestiere di
direzione de' frali minori, finché furono Castello 1' erezione della chiesa, e d' un
soggettate alla giurisdizione del patriarca monastero di monache, pel cui manteni-
uel 1094 da Clemente Vili. L' immagi- mento furono assegnati beni devoluti al
ne della 13. Vergine è fra quelle del libro fisco producenti 4oo ducali d'annua ren-
'n\ù\.o\a\.o: rcnezia favorita da Maria, dita. Pertanto dal monastero di s. Giù-
Relazione dell' Immagini miracolose seppe di Verona, celebre per l'osservanza,
di Maria conservate in Fenezia, Pado- furono condotte a Venezia due monache
va 1 758 jesoppiesso il monastero echiu- Agostiniane, Monaca corista e Antonia
sa la chiesa, venne raccolta e custodita conversa, che il patriarca Antonio Conta-
dalia in allora abbadessa. Morta questa, rini autorizzò a procederealla fondazione
e passata in proprietà dell'oltimo sacer- sotto 1' ubbidienza de' patriarchi di Ve-
dute d. GiuseppeSolesin, eccitalo da de- nezia. Istituita poi nel idi 2 peri.' priora
vozione verso la grau Madre, per consi- suor Monaca, il prelato le permise rice-
2oi VEW
vere all' ubilo .igosliniano tulle quelle
\ergiiii clic lo hriimasseio. Queste con-
cessioni furono conferipale liu Leone X
Del 1 5 1 6, dicendo partecipe il nuovo mo-
riiislero dell'indulgenze e grazie accorda-
le da' Papi all' ordine di s. Agostino. In-
tli nel 1 5 1 9 concesse particolari ijididgen-
ze a quelli clic visitata la chiesa nella festa
di s. Giuseppe, avessero dato sussiilii pel
compimento de'religiosi edilizi. Essendo
peròi tempi diliiciii per asprissirna guerra,
ad agevolare il proseguimento delle fab-
briche e al neces>ario pel sostentamento
delle religiose, a'24 febbraio i 53o si uni-
ronoaUpianti tli»oli cittadini e mercanti,
e con permesso del consiglio de' Dieci e-
l■es^ero nella nascente chiesa una confra-
ternita col fine ili raccogliere lirnosine ed
erogarle a' detti bisogni. Benedisse Dio il
7elo loro, e in breve la chiesa fu ridotta a
perfezione, la di cui cappella maggiore fu
fretta a spe^e di Girolamo Giimani, e ne
consagiò poi r altare a' 24 S''^'S"*' i643
Costantino de Fiossi vescovo di Veglia.
Si disposero negli altari molte ss. Reli-
quie, cioè i corpi de' ss. Pietro e Clau-
dio martiri, trovati nel cimitero di s. Ca-
listo di Roma, una costa e un piede di
s. Policarpo vescovo di Smirne e marti-
re, una gamba di s. Anastasia martire,
un osso di s. Marcellino Papa e martire,
tli s. Sergio e di s. Menna martiri. In
aiuto delle scarse rendile del monastero,
nel 1,534, Clemente VII unì la chiesa
parrocchiale di s. Giuliana di Villa Con-
ti nella diocesi di Vicenza, la cui bolla
Paolo 111 confermò e pubblicò nell'istes-
so anno. Le agostiniane continuarono a
soggiornarvi, iinchè soppresse nel 18 io,
SI loro furono sostituite 1' odierne Sale-
siane, quivi fuggite dalla deplorabile ri-
voluzione di Francia, anteriormente au-
torizzate a stabilirsi in Venezia colle so-
vrane risoluzioni 22 aprile e io luglio
1801, le quali, olire le greche, sono le
sole religiose che non furono compre-
se, come educatrici, nella generale sop-
presMuue, uienlre anzi vennero confer-
V Ei\
mHle coti' altra risoluzione sovrana dei
la gennaio iBaS. 11 collegio d'istruzio-
ne ed educazione delle fanciulle è fìo-
renlissimo. Olire il direttore spiritua-
le e superiore, il confessore, il cappella-
no, il mansionario, si compone la comu-
nità delle monache salesiane, della su-
periora, della vicaria, di 3j coriste pro-
fesse, di 12 sorelle professe converse, e
di due pi obande. Nella chiesa trovasi nel
nel i,° altare il s. Michele con un di volo,
ritrailo a meraviglia, ed è di J. Tinto-
retto. iVella cappella maggiore è di Pao-
lo Veronese la Nascita di Gesù : dipinto
concepito con nobiltà e condotto con gra- 1
zia. Ivi a destra è lavoro gentile del f
Vittoria il deposilo del benefittore Gi-
rolamo Grimani. All' altra il magnifico
deposito al doge Marino Grimani e alla
moglie di lui, si archileliò dallo Sca-
mozzi, non però con purezza di siile, e si
ornò di sculture e getti dal Campagna
( il Dizionario geografico stampalo in
Venezia dice invece, che questa chiesa
contiene due mausolei della famiglia
Grimani, scolpiti uno dal Vittoria, 1' al-
tro dallo Scamozzi, sic, adornalo di bron-
zi, statue e altre sculture per opera di
G. Campagna ). Neil' ultimo altare Mi-
chele Parrasio, con disegno di Paolo,
colorì lodevolmente la Pietà e sé stesso.
Sy. CarnieUlani Calzali dell' antica
osservanza della congregazione di Man-
tova, di s. Angelo della Gindeeca^ e Be-
nedettine dell' isola di Concordia o
Contorta, ora s. An^^elo della Polvere,
e s. Maria del Carmelo e s. Angelo di
Concordia. F. § XVI II, n. 27.
58. Teatini di s. Nicola da Tolenti-
no, voigartuenle / Tolentini. Avea in Ro-
ma fondato neh 524 l'ordine i.\e Chieri-
ci Regolari, il glorioso vicenlino e mio
patrono s. Gaetano, di cui porlo inde-
gnamente il gran nome, impostomi nel •
Faticano (F.) , ove fece il santo la so-
lenne professione sul Sepolcro di s. Pie-
tro ; avuto a 1° compagno quel Gio-
vanni Pietro Carafa vescovo di Chieli (di
riii meglio a Vasto), per cui i religiosi
1(11 Olio clenoiiiinati Teatini (F.) o Chic-
tini, poi magnnnimo Paolo IV, e già per
la faiua della santilà dell'istituto andava
annif iitandosi mirabilmentejallorchè nel-
l'orribile e crudelissimo saccheggio di Ro-
ma del iSay, ambedue pnlirono empi
oltraggi e tormenti, e quindi risolveiono
recarsi in Venezia, imbarcandosi ad 0>tia
nelle navi venelecomatidaie dal capitano
i\ gustino da RIula, in compagnia di Do-
menico Venier già ambasciatore della re-
pubblica presso Clemente VII; ed «Tppio-
dati a Venezia, ove gli avea preceduti la
fama di s. Gaetano, per 1' imnifuso bene
operatovi, che desciissi nel citato artico-
lo, furono accolti con tutte le dmiostra-
zioni di contento, di all'etto, di venerazio-
ne. Il r. "alloggio loro fu nell'ospedale de-
gl'Incurabili, fondato dallo stesso s. Gae-
tano, ove fermatisi pochi giorni, passa-
rono poi ad abitar una casa non lungi dal-
la chiesa di s.Eufemia nell'isola dellaGiu-
decca, e subito cominciarono le loro apo-
stoliche fatiche. Anche qui celebro Vene-
lia, che divide con Roma il vanto d'es-
sere stata la culla del benemerito ordine
fondalo dai patriarca de'chierici regola-
ri. Era allora preposilo il p. Carafa, che
pel credito acquistatosi con ogni ordi-
ne di persone, il senato lo destinò com-
ntissario e aibitro, insieme col nunzio a-
poslolico e coll'arcivescovo di Salerno, a
decidere e comporre alcune controversie
ini^orle fra la repubblica e F'erdinando
arciduca d'Austria. Frattanto riuscendo
incomoda alla formata famiglia regolare
l'abitazione nella memorata isola, sì per
la (pialità del sito separato dalla città e
SI per non aver chiesa a disposizione de'
religiosi, passarono questi nell'agosto dello
stesso i527 ad abitare nelTabbazia di s.
Gregorio, ove per avere il p. Carafa ter-
minato il triennio di sua prepositura, gli
successe nella carica s. Gaetano, a' 1 4 del
seguente settembre. Neppure in questo
luogo i chieiici regolari si feroìarono
lungamente; poiché passali appena po-
V E N 2oT
chi mesij avendo ottenuta da' divoli ag-
gregati ad una compagnia di s. Nicola d;»
Tolentino il loro oratorio posto nel se-
stieie di s. Croce, nella parrocchia di s.
Pantaleone, ivi pi eso possesso a'^c) no-
vembre e fermata la loro dimora, riuscì
doppiamente felice per l'ordine, e per lo
stabdimentodi sua sede in Venezia, e per
l'acquisto del veneto illustre b. Giovanni
IVlarinoni, che dalle mani di s. (iaetauo
ricevette nel dicembre l'abito de'chierici
regolari. Innanzi di progredire, conviene
dire dell'origine dell'oratorio, da cui pre-
se denominazione la celebre e magnifica
chieda e d luogo slesso dello ancor vol-
garmente i Tolentini, anzi i teatini fu-
rono appellati in Venezia anche Tolcn-
tmi. Nella chiesa di s. Stefano deglieremi-
ti agostiniani istituironoalcuni divoli una
congregazione, e riJucendosi sotto i chio-
stri del monastero, ov'era un altare de-
dicato B s. Nicola da Tolentino (f^.) a-
gostiniano, ivi piamente si esercitavano
in orazioni e altre divote opere sotto la
direzionedi que'religiosi. Insorte poi con
essi alcune contese, nel 1490 determina-
rono di portarsi altrove. 1 confratelli, eoa
Jimosine da loro adunale, acquietarono
nelt49t^ per 4^0 ducati un terreno, ove
poi nel i5o 5 eressero l'oratoriosoltol in-
vocazione del loro antico protettore. Do-
po pochi anni, il pievano ed i capitolari
di s. Pantaleone, gelosi dei concorso di
popolo che nella festa di s. Nicola da To-
lentino e in altre solennità frequentava
r oratorio, gli mossero litigi, tosto però
cessali per l'interposizione di comuni a-
niici. I cc-nfralelli dunque dell'oratorio,
ammirando la pietà di s. Gaetano e de'
suoi esemplarissimi figli, tutti allenti al
servizio divino ed alla santificazione del
prossimo, e vedendoli privi di sede sta-
bile andare raminghi, .olhirono loro l'o-
ratorio , nel quale operando essi i mini-
steri dell' istituto, riuscissero utili pure
a' confratelli, dirigendone le coscienze e
promuovendone la divozione. Ciò si ef-
felino nell'auno iSag, ed ivi fu poi edi-
7or> V E N
ficaia la chiesa e la rasn con maj^gìnre
ampiezza. Conoscendo Clemente VII il
merito della dotliina e pietà della nuo»a
congiegazione,neirannostessocomn>isea
s.Gaelano eal p. Carafadi conlribiiiie al-
la già decretala riFurina del Breviario; e
poco dopo loro ingiunse d' indagare la
condotta e il dogma de' greci abitanti in
Venezia, ttotandone gl'inconvenienti e
proponendo gli opportuni rimedi. Li de-
stinò ancora, nel Hnir dell'anno, alla ri-
l'orma della congregazione degli Eremiti
Daln)alini, che istituita da Giacomo Pa-
\one circa il 1 524, appena morto tal fun-
tlalore era decaduta dall'osservanza del-
l'isliluto. Questi furono gl'illustri prin-
cipii della casa de'cliierici regolari in Ve-
Dezia, la qufde può gloriarsi d'esser la
I.' che stabilmente possedette l'ordine,
e perchè da essa sortirono uomini spet-
tabilissimi per santità, per dottrina, e per
cariche ecclesiaslii;lie lodevolmente so-
stenute. Kè conienti di quell'aiuto spiri-
tuale, che nel loro recinto prestavano i
buoni religiosi a'ioro prossimi, procuia-
lono eziandio di promuoverlo in altri
luoghi. Onde coli' esortazioni infervora-
rono la divozione de'veneti ad impiegar-
si per la rinnovaziotie dell' ospedale de-
stinato alla medicatura degl' incurabili,
sciagurate vittime d'impudiche passioni,
e per l'erezione del monastero per racco-
gliere le peccatrici convertite. Avendo[)OÌ
colle oblazioni de' fedeli acquistalo sito
bastante e per la riimovazione della chie-
sa e per la fabbrica della casa, diedero i
primi pensieri al più sagro degli edifizi,
di cui nel i5f)i pose la i." pietra bene-
delta ne'fondamenli il patriarca cardinal
Friuli. Siccome il lavoro fu egualmente
sollecito e magoilìco, potè il patriarca Za-
ne a'20 ottobre 1602 solennemente con-
sagrare il tempio col titolo di s. Nicola
da Tolentino. Ad accrescerne il decoro
ivi si collocarono in diversi tempi, il cor-
po di s. Marcelliano e la testa di s. Ger-
n)ana martiri, provenienti da'roraani ci-
Doileri, una costa dì s. Andrea Avellino,
V E N
una delle tante glorie teatine , ed altre
reliquie di santi. Il Corner celebra il de-
coro di questa chiesa per la u)aestà de*
suoi altari, per l'esterno prospetto di mar-
mo, pe* suoi ricchi ornamenti, e molto
più per l'esemplare pietà de'chierici re-
golari che a suo tea)po l'ulliziavano; dif-
fondenflosi nel raccontare le luminose a-
zioni del b. Giovanni Marinoni, splendo-
re di Venezia ove nacque , e de'lealiiii,
in cui santamente visse e felicemente mo-
rì, dopo aver ricusato l'arcivescovato di
Napoli, olTerlogli da Paolo IV, con voto
difeso e propagalo il mistero deirioima-
colala Concezione, secondo lo spirilo del-
l'ordine suo verso di esso , ora dellniio
per dogma. I teatini abitarono la casa si-
no all' infausta soppressione di tutti i re-
golari, e poscia fu ridotta a casernia mi-
litare, come lo è al presente. La chiesa
con decreto patriarcale de' 24 ottobre
1810 venne dichiarata parrocchia, della
decania di s. Silvestro, con 23 1 3 anime
ne'sestieri di s, Croce e di Dorsoiluro; ed
ha per succursale la chiesa di s. Andrea
descritta nel n. Sy. Per 1' architellura e
per la copia dell'opere di pittura e scul-
tura di molto pregio, che l' adornano, è
una delle più insigni di V^enezia; perciò
compresa nell'opera , Le Faì>ì>riclie di
leiìczia, con 3 tavole illustrate dal Die-
do, ed aggiunta del Zanolto. La riputa-
zione meritamente guadagnatasi coll'ope-
re dal vicentino Scamozzi, condusse l'or-
dine fondato dal suo concittadino a ser-
virsi di sì valente architetto per innalza-
re con nobile e maestosa eleganza, sì in
Venezia che in Padova, la loro chiesa e
casa. Lo Scamozzi premorì al compimen-
to della chiesa di Venezia, non avendo ve-
duto a fondarne che un sol pilone; ciò for-
se produsse qualche difetto , che i critici
rimarcarono nel bellissimo tempio; e se
non fosse caricato d'ornamenti in islucco
di siile barocco, si presenterebbe in più
gradevole aspello. La pregiudicarono i
cambiamenti introdottivi da chi piesie*
de l'opera. Questa chiesa presenta una
V EN
sola navata o croce Ialino col coro die-
tro olla cappella principale, e di fianco al
maggior aliare le sagrestie ed allri luo-
ghi. Sulle tesiate del traverso della croce
vi dovevano essere due tribune rotonde,
e sopra il centro di essa croce doveva e-
levarsi maesto'^a cupola, la cui sommità
avrebbe arricchito di luce quella parte
del (empio. 11 rimanente della navata fino
alla porta principale è compartito in 3
cappelle, d'ambo i lati. L'elevazione in-
terna consiste in un bell'ordine corintio,
sul cui sopì aoi nato muove una »ólta ili
pieno centro che soperchia nobilmente
tutta la chiesa. Meritano lode gli altari.
Lo Scamozzi avea pur dato il disegno
della facciata , clie non fu eseguita. La
loggia e la scalea che si vede fu condotta
con disegno del Tirali, fiorilo nel secolo
passato con distinzione, né fa torlo all'o-
pera scamozziana. La 2.' cappella, della
famiglia Pisani, è tutta opera del Procac-
cino, con falli di s. Carlo Borromeo. La
3.* ha una buon'opera <Iel Peranda con
l'Adorazione de'Magi. La 4-' ha altra bel-
l'opera, ch'è del Palma giovine, con Ma-
ria Vergine in gloria e 5 Santi. Appresso
▼ i ha óoe quadri da tenersi in prcgiuecu-
stodia. L'una è opera bellissima del Fo-
rabosco con s. Francesco consolalo dalla
celeste melodia; l'ullro con s. Girol.imo
visitalo da un Angelo, è o^era del Lysio-
delissima, ed il leone ivi efTigiiito è uno
«le'più belli espressi in pittura. Kel coio
l'Annunziata è buon lavoro del Giorda-
no, li deposilo del patriarca Morosini è
del Parodi, che vi mantenne i difetti del-
l'arte del suo tempo, con valore di scar-
pello. Nella sagrestia Ìl Deposto di Croce,
con un divolo, è opeia bellissin.a e fie-
schissima del miglior tempo e di gran ca-
rattere. Qui vi sono pure due copie; l'u-
na del Miracolo di s. Marco per lo Schia-
vo, traila da J. Tinloretlo, l'altra della
Madonna della Seggiola cavata da Raf-
faele. All'altra parte della chiesa, anziché
si arrivi ali." altare, il quadro con Maria
Vergine e un s. Vescovo, è bell'opera di
V E N 207
L. Bassano. Sull' aliare è bel lavoro del
Peranda il s. Gaetano fia le Virtù. So-
pra il pulpito il quadretto con s. Antonio
è del Prete genovese. Nella vicina cap-
pella è buon dipinto del Procaccino il
Martirio di s. Cecilia. Il sofTilto a fresco
è del Zompini. A questa brevità, qual se-
guace della Guida del Meschini del 1828
(compendio dell'altra sua del 181 5, come
più confacente alla condizione di mia o-
pera : altra più ampia e pregevole pub-
blicò nel 1840), può sup[)lire il Zanollo
lodato. Egli ragiona pure de' dipinti del
Bonifitcio, del Damini, d' Alvise dal Fri-
so, dell'esimio moderno Querena e d'al-
tri; osservando che quelli che più lavora-
rono in questo tempio , perchè compilo
nell'età in ctn vivevano, sono Jacopo Pal-
ma jtmiore e Santo Peranda, ili. "aven-
do 22 opere qual più e qual meno de-
gne di nota, il 2.° avendone i i pure di
qualche merito, e tutte le dichiara. Lo-
da il magnifico tabernacolo scolpito del-
l'altare maggiore; e i due mausolei falli
erigere nel I 720 dal dogeCornaro,ove so-
no cammei con ritraili, e un bassorilie-
vo figurante la libera offerta del regno di
Cipro falla alla repubblica veneta da Ca-
terina Corner nel i48q; monumenti di
stile manieralo, e più pregevoli per la co-
pia de'maimieper l'operosità, di {]uello
sia per la purezza de'modi.
5g. Eremiti Camaldolesi di s. Cle-
tììcnte in isola. F. § XVIll, n. 4-
6o.Cappiiccinidelss. Redentore. Bo-
naventura degli Emmanueli minore os-
servante veneto, acceltoall'universalede*
propri concittadini per l'apostolica sua fa-
condia e soavilàdi costumi, eccitato da un
in ter no amore alla soliludi ne, verso il i53o
escrtò alcune pie mali one di cui ne dirige-
va la coscienza, a fabbricargli in qualche
remoto luogo della cillà un'angusta casa .i
(orma d'eremo, onde vivervi con alcuni
compagni in penitenza. Una di esse, Fio-
renza Corner sorella della regina di Ci-
pro e moglie di Pietro Trevisan, ofFii
considciabile somma e impegnò il suo-
7o8 V E N
cero procuratole l^ielio a prolegneilo e
iinpelrarne la pontificia auloii^zazioiie,
come fece. Fiorenza pnò nella sua u-
millà, fece conipariie Teodo^ia Scripia-
iia, a tloniandai'e a Paolo III, secondo il
concesso al defunto procnratore Trevi-
san, il poter dare ad un ordine religioso
il convejilo e oratorio fabbricati sopra
un fonilo proprio, non che d'erigere una
ciiìesn sotto l'invocazione degli Angeli e
de'Santi.con campanile e cimiterio. Tutto
il Papa accordò neh 535, e nel i54o ag-
giunse la facoltà di fabbricare nell' isola
della Giudecca una casa solitaria con
chiesa per religiosi eroaiiti. Quesi' id-
time ridotte a conipiinenlo, con per-
messo del senato nel i 54 1 si conseguaro-
no al lodalo fr. Bonaventtna da Vene-
zia, minore osservante ed eremita. Giun-
to in Venezia nell' istesso anno per le
prediche quaresimali fr. Bernardino O-
chino ministro generale del nascente or-
dine de'minori Cappucini, fr. Bonaven-
tura rimasto colpito dalla sua eloquen-
za, volle donare se e il suo convento al
tli lui ordine, e vi accolse i cappuccini. Ria
essendosi nel i 542 «eso l'Ochino empia-
mente apostata dell'ordine e della catto-
lica religione, fr. Bonaventura riassun-
se I abito de'minori osservanti, e con ec-
cessivo zelo castigando in tutti la colpa
d'un solo, cacciò dal luogo gl'innocen-
li ed eseniplarissimi cappuccini. Questi
si ricovrarono nella casa d'un divoto se-
colare, finché coir aiuto de' fedeli, nel
1 546 si fabbricarono un piccolo convento
di tavole nella stessa isola della Giudecca,
in un silo abbietto e chiamalo Monte de'
Corni peliiferilo al n. 27 del § XVIU. In-
tanto Teodosia creduta fondatrice di s.
Maria degli Angeli, avea in piccola p^rte
contribuitoairerezionedella chiesa e cou-
•venlo; con permesso di Paolo III ne fìib-
bricò altra col titolo di s. Onofrio e de'
ss. Eremiti e Anacoreti, con piccola casa
per uso degli eremiti; e poi anche una 3.'
coll'invocazione di s. Martino vescovo e
di lutle le ss. Vergini ; i quali 3 luoghi nel
V E N
1 547 rinunT.iò solenuemenle a favore
della vera fondatrice Fiorenza, tulio con-
volidando Paolo 111 pel nunzio di Ve-
nezia Giovanni della Casa, e poscia il se-
nato domandò al generale degli osser-
vanti ne' luoghi della Giudecca che as-
segnasse coutpagni a fr. Bonavenlura.
Mentre si disponeva la nuova fitmiglia^
pel solitario fr. Bonaventura, i due Con-
tigui convento e monastero di s. Giaco-
mo de' servili e di s. Croce deli' agosli-
riiane, riputando loro pregiudizievole ta-
le religiosa famiglia, ne ottennero divie-
to dal senato, con ingiunziorie a fr. Bo-
naventura d'al)itarvi con due compa-
gni, e dopo la sua mortesi dovessero ab-
battere (|uellt'abitazioni. Allora fr. Bona-
ventura, rientrato in se stesso, conobbe
neli'av venuto un castigo divino per lin-
discrelo iin[)eto col quale avea espulso i
cappuccini innocenti. Penlitodunqiie del-
l'operato, volle restituir loro l'abitazioni;
ma i cappuccini dubitando di sua inco-
stanza le ricusarono, limitandosi ad assi-
sterlo nel male che l'affliggeva, morendo
nelle loro mani. Temendo Fiorenza Tre-
\isan che perciò venissero distrutte le
piccole chiese e le anguste case da lei
fabbricate con grave dispendio, eccitò i
cappuccini a domandar al senato il luo-
go da cui erano stali ingiuslamente allon-
tanali, essendo troppo ristretto cjuello in
cui vivevano e troppo esposto a' venli ;
i quali nel i548 lo resero un mucchio'
di rovine, pendenti le loro istanze, on-
de di necessità si ritirarono ne' romitag-
gi già a loro concessi da fr. Bonaventura.
Questo e le virtuose qualità de'cappucci-
iii giovarono all'esaudimento, onde il se-
nato glieli accordò in perpetuo. Ivi dimo-
rando dierono saggio di zelo con predi-
che e pratiche religiose, onde la vecchia
chiesa riuscendo incapace ad accogliere
la frequenza del popolo, nel iSyG pen-
sarono d'ampliarla, ma furono distralli
dalla so[)ravvenula orribii peste che de-
solò la città. Vedendo il sen-ilo in [lochi
giorui periti migliaia diciiiadiui, mielu-
VEN
le vi fé preziose, fi a cui la preziosissimn
del gran Tiziano Vecellio, ormai (emen-
do per se e dell'eslremo eccidio di Ve-
nezia, conosciuto vano^ogni umano ri-
medio, implorò la divina misericordia,
facendo voto d' innalzare un magnifico
tempio in onore di Gesù Cristo Reden-
tore dell'nman genere, e quindi annual-
mente col doge recarvisi a rinnovare i
rendimenti di grazie. Propose il pro-
curatore Tiepolo, a decoro della città e
perntiiilù della studiosa gioventù, d'in-
nalzarlo presso s. Vitale e consegnarlo a*
non meno esemplari gesuiti, .a vantag-
gio dell'educazione de'giovani. Ma consi-
derando il senatoreDonato, poi doge, che
per l'erezione del collegio e scuole trop-
po tempo occorrerebbe all'adempimento
del voto, consigliò esser più agevole fon-
da rio in ampio sito nell'isola dellaGiudep-
ca,e affidarlo a'poveri cappuccini con mi-
nore dispendio. Questa opinione prevalse
a'i8 settembre iSyG, onde furono pre-
posti alla fiibbrica Agostino Barbarigo e
Antonio Bragadino, ne' cui fondamenti
il patriarca Trevisan a'3 maggio iSyy
pose solennemente la prima pietra be-
nedetta, e la medaglia esibita in disegno
dal Corner, ove vedo espressa l'Adora-
lione de'Magi coll'anno 1576,6 nel rove-
scio il prospetto e un fianco del tempio,col-
\'e[>')^iii^t:Redemplori Votum.MDLXXvi.
Appena cessalo il flagello, il senato rico-
noscente, religioso e munìfico degnamen-
te si volse a sciogliere il volo, commet-
tendo l'eiezione tiella fabbrica al più
famigerato aicliiteltoj e con allogare a'
viventi luminari dell'arte pittorica Pao-
lo Veronese, Jacopo Tinloretto, P'rance-
sco Bassano e altri, di colorire le tavo-
le degli allori. Innalzavasi la magnifi-
ca chiesa per consegnarla a' cappucci-
ni, quando questi compresi da timore
che tanta sontuosità troppo disconve-
nisse alla loro rigida povertà, ricusaro-
no d'accettarla se Gregorio XIII non l'a-
vesse permesso, il quale tosto lo con-
cesse. Ridotta a suo compimento nell'in-
voL. xcr.
VEN 209
lerna struttura, nella facciala marmorea,
negli abbellimenti con pitture do' più
celebri autori, e statue di bronzo, a'27
sellembre iSc^i la consagrò il patriarca
Priuli. Subilo nel chiostro fiorirono in
santità e dottrina illustri religiosi , fra*
quali il Corner celebra quel mirabile que-
stuante, vittima di puiilà, il patriarca
Correr, Giustiniani vescovo di Chioggia
e poi di Treviso, Bragadino vescovo di
Scardona e poi di Chioggia. 1 cappuccini
ullìziarono la chiesa sino al 18 10, in cui
neppur essi furono risparmiati nella ge-
nerale soppressione, ed allora pel decre-
to de' 12 aprile la chiesa venne destina-
ta a parrocchiale della Giudecca in luogo
di s. Eufemia. Dipoi restituiti il conven-
to e la chiesa a'cappuccini, con sovrana
risoluzione deirS giugno 1822, ritornò
a s. Eufemia l'anlichissima sua parroc-
chialità. Nel convento, compresi i supe-
riori, vi dimorano 63 cappuccini. Questo
tempio dagl' intelligenti è considerato il
più magnifico, bello e corretto edilizio
che l'arte risorta vanti in Italia, capola-
voro del vicentino Andrea Palladio. Leg-
go nell'acre Milizia. Il senato veneto or-
dinò aPallailio d'erigere a'cappuccini un
tempio semplice. E'd'una sola navata,
lunga piedi g2 e larga 46 con 3 cappel-
le sfondate su cadaun lato, e con tribu-
na a croce, coperta al centro di maestosa
cupola. Dietro la tribuna è il coro (d'u-
mile struttura qual conveniva a'cappuc-
cini), con due sagrestie in ambo i lati, e
due campanili rotondi con iscale a lu-
maca. L'ordine corintio regna per tutta
la chiesa; ed un minor ordine corintio
regge gli archi delle cappelle, la di cui
cornice architravata ricorre Ira gì' inter-
colunni! intorno al tempio. Tutti gli al-
tari sono d'una rara bellezza e semplici-
tà (modelli di perfezione), fuorché l'alta-
re maggiore, eh' è una golTeria del seco-
lo XVI 1 (poiché opera sfortunatamente
d'altra mano, dal senato nel 1679 "•'■''"
nata all' architetto Giuseppe Massa, e
insieme scultore de'due manierali bas-
'4
3tf> YEN
sorilievi del paiopeUo e dietro 1' aliare.
Magnifico e ricco per marmi elellieper
oro, porla i difetti dell'eia. Non polen-
dolo fare rispondente alla pura elegan-
za del tempio, lo fece ricco, verifican-
dosi l'adagio del greco pitlore, applicato
a quest'ara massima e alla Sagrestia Va-
ticana : Non potendola far bella la fece
ricca). La facciala è d'un ricco composilo
con porla ad arco con frontone sopra.
Sul frontone di essa porla è un pezzo di
cornicione d' un mezzano ordine corin-
tio, che adorna l'ale della facciata, e fa
di qua e di là due mezzi frontoni, che d
vanno a perdere nel gran frontone di
tuezzo. Le chiese di s. Giorgio Maggiore,
di s. Francesco della Vigna, del Redento-
re, dichiara Milizia, non sono certo esenti
d'abusi, e questa del Redentore ha di
più sopra il frontone un attico con acro-
lerii all'antica, che col frontone fa a cal-
ci (ma Palladio premorì al termine del
singolare edifizio, non meno divolo, che
cospicuo: ov' anche regga la critica, ciò
devesi guardar come piccolo neo, e non
per questo resta offuscala un'opera d'al-
tronde cospersa di tanta luce, nella sles-
sa facciala pel complesso di sua grandio-
silà, eleganza di profili, stupendo elfel-
to. Palladio morì in patria nel i 58o, e
perciò sontuosamente riposa in s. Coro-
na di Ficenza, nel quale articolo tor-
nerò a celebrarlo col cav. Scolari e col
commend. de Fahris). Un'ampia sca-
ladi i6 scalini le dà però della mae-
stà. Le Fabbriche di Venezia ci die-
rono 8 tavole di quest'ammirabile lem-
pio, illustrale artisticamente da Diedo
e da Zanotlo. Sentenzia il i .": Ecco il capo
d'opera dell'eleganza e della venustà Pal-
ladiana; ecco il tempio che,se non in ìsplen-
dore, almeno in bellezza eclissa ogni al-
tro fra'più decantali e tneravigliosi.Que-
sta non è gratuita asserzione, che ove pur
mancasse l'autorevole testimonianza di
tutti i dotti, ne sarebbe prova non dubbia
quel magico incanlo,e quella calma soave
da cui si trova rapilo, e dolcemeute aliac*
YEN
cial 0 chiunque contempla questo prodoltd
dell'artCjda se solo haslanlea rendere im-
mortale il nome dell'esiuìio suo autore,
e ad nssicurargli il primato fra gli archì.^
tclti. Fra gli altri mi piacciale rilievo e gli
fo eco riverente. Dalle sagrestie esce per
sotto una scaletta a chiocciola, iutro*
dotta da Pallatlio con molla industria, e
passando per un andito che s'aggira die
troie braccia della crocerà, perviene il ce-<
Icbrante all'altare senz'aver d'uopo d'al-i
traversarla chiesa tra la folla del popola
confusamente addensalo, con distrazio"
ne degli astanti, e con discapito di quel
decoro che s'addice al sacerdozio ed alla
maestà de'sagri riti ; cosa che meritereb-
be d' esser proposta ad esempio d' imi-
tazione, ben degna della mente e dello
spirilo religioso di Palladio. L'autore
dell'opuscolo, £f' Belle Artiin Venezia^
celebrandoPalladio, come WRaJ/he Ilo de-
gli arcliitcfti, producendo 1' inlenio »li
q uesIotempio,ri porta le parole dell'arci li"
letlo medesimo scritte nel proemio del 4.
libro della 3ua^n7ii'7c//»/'<7.«Se in fabbri
ca alcuna è da essere posta opera ed irt
dustria, acciocché essa con bella misuri
e proporzione sia compartita, ciò,senz'al
Irò dubbio, si deve fare ne' Tempii, ne
quali esso fattore e datore di tutte le co
se D. O. M. lieve essere da noi adorato
ed in quel modo, che le forze noslre pati
sconojcdato e ringraziato di tanti a no
continuamente fatti beneficii". Il punl«
che oltremodo colpisce è il centro delh
crocerà, da cui ovunque s'inoltri il passo,
o si giri il guardo, nuova scena si apre,nuo<
ve incantatrici bellezze s'impadroniscoa
de'sensi,e tutta a se traggono l'attenzione,^
lasciando non ben deciso se un talespel
taccio abbia alcun che di celeste, comi
alcun che di divino l'arte che a tanto ti
spinge. Del resto, oltre la saldezza dell'o
pera, in essa la morbidezza, il contrasto, la
varietà,raruaonia vi regnano da pei' tutto,
Esse ponno gareggiare co'piìi a|>plau(li«
li esemplari della maestrevole Ruma,
merilano d' essere additale per testo og
VI5 N
sliuliosi dell' arJe. Finalmente col Mo-
scliiiii dirò il meglio dell'opere che rimar-
cò io questo lempio, dal suo acuto ìnteri-
dimento qualificalo il pia hello (ti Fc-
nezia. Le due grondi statue bellissime
della facciata, liiltn di marmo istriano,
sono di G. Campagna. La i .' tavola col-
la Nascita del Signore è di F. Bassano;
l'altra col Battesimo suo è degna opera
di Benedetto e Carlo, fratello e figlio del
gran Veronese die l'avea cominciatala 3.'
colla Flagellazione è di J.Tintoretlo. L'al-
tare maggiore di marmo carrarese, pur
troppo è opera posteriore, disegnata da
Giuseppe Mazza o Massa, che fece anche
le sculture e i getti del tabernacolo, tranne
le due grandi fìgin-eeilCrocefisso,in bron-
fo, che sono del Campagna; i bassorilie-
vi del medesimo altare sonodi Tommaso
Buer. In un armadio della sagrestia sta
chiusa un'immagine di Maria Veigineche
ndora ilBambinodoriniente, con dueAn-
gelelti in atto di suonare. E' opera diGio.
Bellino, di tanta grazia e di tanto amor?,
che non si è mai sazio di contemplarla.
II quadro con s. Francesco in estasi è del
Saraceni, opera piena di dottrina pitto-
resca : è bell'opera di Paolo il Battesimo
del Signore; e il quadretto con Maria Ver-
gine e i ss. Giambattista e Caterina, è di
Gio. Dellino. Di questo pittore si dico
eziandio nell' altra sagrestia il quadret-
to con Maria Vergine che tiene il Bambi-
no.Qui tra molti quadri è osservabile pel
buon concepimento e disegno il b. Loren-
zo da Brindisi, opera del Corvi, ch'è alle
stampe. All'altra parte della chiesa ilPal-
ma giovine fece nel i.° altare la Discesa
di Croce, F. Bassano la Risurrezione nel
2.", J. Tintoretto l'Ascensione nel 3." So-
pro la porta : il Vecchia dipinse la mez-
zaluna con Maria Vergine che presenta
Gesù a s. Felice cappuccino, dal Zanotto
creduto del p. Scipione da Verona, lo
slesso argomento ripetuto altrove; e fr.
Cosimo Piazza vi fece più alto il Voto di
Venezia alla Vergine e a'Santi. Il quale
Piazza dipinse le figure a chiaroscuro,
V EN 211
nella chiesa, eccetto le i 2 della cupola,
che sono del p. Massimo da Verona. Sul-
l'altare della vecchia chiesa vi è una tavo-
la "ior^ionesca di Gio. Hellino, con Ma-
ria Vergine e i ss. Girolamo e Francesco.
Nel refettorio è buon'opera del p. Piaz-
za laCena del Signore, e vi fece 6 P, i qua-
li significano: Pietro Paolo Piazza Per
Poco Prezzo. Di bronzo sono le due fi-
gure sovrastanti i pili dell'acqua santa,
lavoro di Francesco Terilli. Noterò, che
Ira gl'intercolunnii del corpo del tempio,
sono nicchie che legano mirabilmente con
Tintelo della fàbbrica, e vengono occupa-
te da statue in legno colorate a bronzo.
I cappuccini conservano questa magna
opera del Palladio, con quell'amore pro-
prio di chi veracemente nutre in cuore
il decoro de! santuario e il sentimento
del bello. Riferisce il lodato Zanotto nel •
la Nuovissima Guida di Venezia. Nel-
l'atto votivo erasi stabilito di celebrare
ogni anno, nella terza domenica di lu-
glio, una solennità io commemorazione
della grazia ottenuta. Quindi, finché du-
rò la repubblica, portavasi in tal giorno
a visitar questo tempio il doge colla si-
gnoria, come già dissi. Caduto quel go-
verno, le magistrature edilizie continua-
rono la visita divota, e per facilitare a'
cittadini il passaggio nell'isola della Giù-
decca, ove sorge la chiesa, si costruisce
un ponte temporaneo di barche nella
vigilia della festa, in cui si attraversa in
quella sera e il domani il Canal grande
fino alla Giudecca. La notte che prece-
de quella solennità è una vera festa pel
popolo veneziano, il quale in folla si por-
ta a piedi, o su barchette illuminate, a
scorrer 1' isola divertendosi, con cene,
suoni e canti popolari. E' il più bel con-
vegno tripudianle e fragoroso del popo-
lo. E' una festa popolare, splendida, vi-
vacissima : tutta propria e tutta parti-
colare di Venezia.
6 1 . Agostiniane delie le Convertite,
ora delle Suore di s. Fincenzo de Paoli
e della Casa di Correzione. Tutti i mo-
2 12 V E N
nasfeii fondali in Venezia per nionaclie
sino al secolo XVI, essendo destinali ad
innucenli e oneste che si volevano <Iedi-
ftai'ea Dio, cosi erano afFalto escluse quel-
le donne che alcuna parie di loro vila
aveano sagrificala al liberlinai^gio e al-
l'inonesto costume; Perchè poi anco per
queste, quando sinceramente bramassero
convertirsi, vi fosse luogo ove con religio-
sa vita compensar potessero i passati er-
rori, circa i priucipii di dello secolo e d'or-
dine della repubblica fu per loro istitui-
to un monastero con regola di s. Agosti-
no, e piccola chiesa dedicala alla più il-
lustre tra le penitenti s. Maria Madda-
lena, contribuendovi i lealini e s. Giro-
lamo Emiliani fondatore de' Soinaschi.
Confernìò l'istituto Giulio III, destinan-
do a perpetui proleltori il patriarca di
Venezia e l'abbate di s. Giorgio Maggio-
re, ed incaricando i governatori del mo-
nastero per lo slal)iliaienlo delle regole :
il successore Paolo I V^, nel 1 556, dichiarò
Sj)ellare a'governatori del pio luogo l'e-
conomico, al patriarca la direzione delle
rose spirituali. Concorse il senato al man-
tenimento dello stabilimenlocon ragguar-
devoli sussidiinel i5G4 e in segnilo, an-
che colle multe pecuniarie de'rei ; indi nel
1601 vi destinò 12 governatori patrizi
e cittadini, aumentali a 10 neltGrjo. Poi
il ricco mercante^BartolomeoBonterapel-
li dal Calice, rinnovò la chiesa in più am-
pia e decorosa forma, consagrata l'8 giù-
gnoi57C)dal patriarca Trevisano. Queste
agostiniane delle le Convertite, che con
tanto pubblico vantaggio accoglievano le
donne di vila scorretta, che professando
la vila religiosa abbracciavano uno sia-
lo di virtù e di perfezione, non furono
1 isparmiale nella generale soppre-ssione,
e non più sussistono né chiesa, né mo-
nastero, secondo il pubblicato nel i853
dall'ab. Cappelletti nelle Chiese d'Italia.
Però dopo tale epoca, ricavò dallo Stalo
personale, che per la della soppressione
la chiesa fu profanala e il chiostro fu a-
tloperalo a pubblico uso. Quindi per so-
V E N
vrann determinazione furono con somme
dispendio ristabiliti e l'uno e l'altra nel
i8'ì6, per accogliere le donne carcerate
d'una gran [)arte della monarchia, a(lì-J
dandone la custodia alle Suore di Cari--
tà di s. ì incenzode Paoli, v\\e vi si tro-
vano in numero di 16, cioè y professe e»
C) novizie, le quali dipendono dalla supe-
riora della lor casa aWe Penitenti, di cui
nel § XII, n. 9. Vi è la suora direllric
e il cappellano confessore. Questo stabi
limento si chiama la Casa feniniinilc di
correzione e di pena unita alla cldesd<
di s. Maria l\l addalena , prima appar-
tenente alle agostiniane convertite, la
quale venne di nuovo consagrala da mg.'
Antonio Gava già vescovo di Belluno e
Fellre a'29 ottobre i857,eciò a causa
dell'eseguitone radicale risiamo, e della
niulazionedi sua antica forma.
62. agostiniane ereinilane,poì Bene-
dettine di s. Giovanni in Laterano, Suov
Mattia monaca agostiniana nel monaste-
ro de' ss. Rocco e Margherita, presa da
noia si ritirò in sua casa, ma tormentata
da'rimorsi per aver abbandonata la su.-t
vocazione, Dio l'illuminò a scegliere vila
più solitaria ed austera, promovendo col-
l'esempio nell'altre donne il pentimento,;
onde acquistò alcune ravvedute compa
gne. Passarono ad abitare nel sestiere di
Castello in una casa nella contrada di s.w
Maria Formosa, contigua all'oratorio din
s. Giovanni in Laterano, il quale esiste-
va nel 14^5 con rettore, indi annesso a
della parrocchia. Dato in commenda al»
pievano di s. Marina, nel i474 P^i' sua il
morte il senato ottenne che più non si
conferisse in commenda; e siccome la
chiesa divenne poi cadente e bisognosa
di rifabbrica, nel 149' '' Papa concesse
indulgenze a chi vi contribuisse, venendo,
indi unita alla basìlica Lateranense di
Pioma. Le pie donne vivendo ivi appres-
so, presero per norma la regola di s. Ago-
stino, enei i5o4 ottennero dal capitolo
Lalcranense l'uso e il possesso dell'ora-
torio cou anuuo censo di 4 libbre di per-
à
V EN
fedo znlTerano. ^'el i 5o6 le monache edi-
(jciiroiio propinquo un povero monaste-
ro, col nome d'eiemite agostiniane. A loro
istruzione il patriarca Soriano vi poseSco-
laslica Borsa già badessa di s. Servolo,
che condusse seco due monache e due
converse. Ben presto Qorì il monastero
nell'osservanza a segno, che il patriarca
Contarini nel iSig vi trasse alcune mo-
nache per riformare quello benedettino
di s. Anna, e vi riuscirono egregiamen-
te. Siccome aveano dovuto professare
r istituto e vestir [' abito di s. Bene-
detto, tornate nell'anno 1 55 1 al loro
monastero di s. Giovanni in Lateraiio,
ne ritennero l'abito e la regola. A' i4
febbraio iS'jS un fulmine caduto sul
povero monastero vi produsse uu in-
cendio che l'incenerì, onde l'abbades-
sa Serafiiia Moliu divise le religiose ne'
ricoveri de' monasteri di s. Anna, d' O-
gnissanti, e de' ss. Biagio e Cataldo, ne'
quali si professava la regola benedetti-
na. Le monache vi si all'eziunarono in
modo che fecero altrettanto, e quando fu
rifabbricato il monastero ricusarono tor-
narvi, trunne Cletneutina Corona costi-
tuita badessa e uu'altra religiosa nel i SjS.
Indi neh 585 furono rinnovati alla chie-
sa i privilegi della basilica Lateranense ;
ma siccome dalle monache non era stato
notificalo al capitolo Lateranense il loro
egresso e ritorno, pel godimento delle
prerogative, occorse nel i5g5 una bolla,
confermata neh 623. Ma non più vesten-
dosi religiose, «noria la badessa neh 599,
lo diveiuie la conipagna Ottavia Zorzi u-
nica abitatrice del monastero. Tuttavia,
Dio la beuedì in «nodo, che potè formare
un copioso numero di monache, miglio-
rare il uìonaslero, anipliare e abbellire
la chiesa, che poi fu arricchita co' corpi
de' ss. Emilio e Felice martiri, e di mol-
le ossa d'altri ss. Martiri, de' romani ci-
miteri. Vi rimasero le benedettine sino
al 1810, e restate soppresse, l'oratorio
esiste non sagramcnlale nella parrocchia
de' ss. Gio. e Paulo, ed il raouastero è
V E ?< 2 I 3
destinato ad uso della r. scuola reale su-
periore e di nautica.
G3. Gesuiti e Benedettine di s. Ma'
ria dell' Umiltà. Ne parlo nel n. i del
§ XVIII, e nel u. 72 delle parrocchie o
§ Vllf.
64. Minimi di ■<!. Francesco di Paola.
Nel 1291 Bartolomeo Quirini vescovo di
Castello con testamento ordinò, che de'
suoi beni fosse comprala una casa del
fratello Tommaso nel sestiere di Castel-
lo e nella parrocchia della cattedrale, ac-
ciocché fosse ridotta a spedale per 12 a
16 infermi della parrocchia, pel cui man-
tenimento assegnò poderi. Il padronato
l'attribuì «'discendenti di swo padre, e
poi confermò neh 296 il vescovo Barto-
lomeo li Quirini, il quale inoltre permi-
se al priore del pio luogo l'erezione del-
l'oratorio dedicato a s. Bartoloftieo Apo-
stolo, per celebrarvi gli uffizi divini. Au-
mentò le tenui rendite dell'ospedaleToni-
maso Quirini, forseilsunnominato, colla
S.'partede'suoi beni, e morendo neh 3 0.4.
fu sepolto nell'oratorio con iscrizione qual
fondatore. Dipoi nel i584 il generale de'
Minimi di s. Francesco di Paola inviò a
Venezia due religiosi sacerdoti per pian-
tarvi un convento, e dopo G mesi 1' ac-
cordò il senato. Si trovò a proposito l'o-
spedale di s. Bartolomeo, che per l'anli-
chilù minacciava rovinare. Protetti i re-
ligiosi dal cardinal Alfonso d'Este, pel
quale Mario Quirini era divenuto vesco-
vo di Concordia, per gratitudine egli e
i fratelli cederono all'ordine de' u:iinimi
l'oratorio e la casa del priore, con riser-
va del padronato. Sisto V neh 585 con-
fermò la cessioue, e sopì 1' opposizione
che al nuovo convento faceva quello di
S.Domenico di Castello, ludi sulle rovi-
ne del demolito oratorio si disposero i
fondamenti della nuova chiesa, coll'in-
vocazione di s. Burtolomeo Apostolo e
di s. Francesco di Paola, e presente il do-
ge Cigogua, pose nel i588 o prima la
pietra bencdella il patriarca Trevisano.
Portata a compi meulo, Giovanuì Perpi«
2i4 VEN
jrnnno vescovo diC!inea,o Giorgio Paimi-
^iianOjCome si vuole i\ii\loSlalo persona-
A', iitliGig la consiigiò a' ig aprile, o a'
G ngoslo secondo il iletto libro. Poi vi fu-
rono collocali i COI pi de'ss. Alfonso e Gia-
cinto martiri, tratti dalie catacoiuhe di
Roma. Soppressi anche i minimi neh 8 i o,
il convento fu cambialo in soggiorno de'
militari, e la chiesa fu dichiarala succur-
sale della parrocchia di s. Pieli o. Di ri-
Diarchevole non ha che il softìlto, con-
dono dal cav. Contarini.
65. Somasclii di s. Maria della Sa-
lute, ora del Seminario patriarcale, il
nobile veneto s. Girolamo Emiliani o
Miani appena in Venezia fu eretto l'Ospe-
daletlo neh 527, ivi mostrò il fervore di
sua carità. Dopo aver profuso a soccorso
de'poverieorffjni tulio il suo patrimonio,
si dedicò interamente al loro servigio, e
introdusse nell'ospedale il misericordioso
i-titutodi raccogliervi gli orfanelli d'am-
bo i sessi. Egli, oltre ralimenlarli, gli ad-
dottrinava ne^misleri e ne'doveri di no-
stra fede, facendoli istruire in quell'arte
che potesse loro procacciare il sostenta-
mento, come ora fanno i degni suoi figli
nello stabilimento descritto al n. 4^» di
questo §. Le sue cure si estesero ancora
per le donne convertile a vita migliore,
olla buona educazione e istruzione della
gioventù d'ogni condizione. Questi fu-
rono i primordii della benemerita con-
gregazione de Som a. scili da lui fondala,
a'quali poi venne affidalo il senìinario
di Castello. Conviene anzitutto sapere,
che assediala nel 1 473 da 100,000 tur-
chi Scìi la ri neWa Liburnia, allora sogget-
ta al dominio veneto, fu difesa con tan-
to valore dal suo rettore Antonio Lore-
dano, che sopravvenuti gli aiuti del re
d'Ungheria, que'perpetui e fumatici ne-
mici del nome cristiano, nel i474 P^''
la singolarissima vittoria riportala da'
veneti, furono costretti abbandonarla,
dopo 3 mesi d'ostinati tentali vi per e-
spugnarla. La religione del senato at-
tribuendo alla diviua misericordia il me
VEN
rito d'aver potuto resistere agli sforz
tanto formidabde nemico, in ringrazia
mento all'Altissimo decretò a'7 setleui
bre doversi implorare dalPapa un'uidul
genza per eccitare i fedeli all'oblazionej
fid effetto di cominciare l'erezione d'uB
luogo di pietà, a ricetto de'vecchi marinai
ri poveri e infermi, sotto il nome di Cesi)
Ci isto, in qualche remoto sito e col eoa
Teniente soccorso del pubblico erario
Sisto IV annuì all'inchieste con brevi
del 1475. Fu trovato opportuno quelli
del canq)0 di s. Antonio nel sestiere d
Castello, ove tre anni innanzi lo stessi
senato vi avea ordinata la fabbrica d'u
ampio coperto a ricovero de'poveri, chi
non avendo casa propria erano costret
ti dormire all'aperto sotto i portici e
vólti di s. Marco e di Rialto, con a»stgna-
mento di due slaia di farina per far loro
il pane ogni settimana. Disposto il dise-
gno dell' ospedale, il patriarca Girardi
pose la i." pietra ne' fondamenti a'7 a
prilei476, coU'intervenlodel doge Veii
dramino e del senato; poscia innocenzi
Vili nel 1487 confermò l' indulgenzi
plenaria del predecessore, accorduud
privilegi per la fabbrica di esso speda
le, e copiosissime quindi furono le obU
zioni. La chiesa sotto l'invocazione di i
IS'icolò di Bari, fabbricata cou nobile ai!
chitettura, fu consagrata a' ^5 marzi
l5o3, e venne affidala all'ullìzialura d
preti secolari. Volgarmente fu delta s
Avicolo di Castello. V\ù lardi istituiti
il seminario ducale pe'chierici per la ha
silica di s. MarcOj narrato nel u. 2 del I
VI, fu esso piantalo nell'aulico monaste
ro de'ss. Filippo e Giacomo residenza de
primiceri di s. Marco, primicerialo e
chiesa che ivi descrissi ; e poi a' 1 2 luglio
i5gi il senato lo trasferì nella casa eoa
tigna all'ospedale di Gesìi Cristo, conca
dendone la direzione a' chierici regola»
ti somasthi, insieme alla cura della som
miuistrazione de' sagramenli agl'inferuii
del vicino spedale. Ciò premesso, ricordc
ancora, che dopo aver nel citalo § \ 1, n
VEN
ilesciillo il capitolo patriarcale, dissi al-
cune parole dell'altro seminario patriar-
cale; e uel u. 28 dell' argomento di cui
ragiono, raccontai la sua origine presso
s. Geremia, la traslocazione a s. Cipria-
uo di Murano, da dove passò nel priora-
to de'Teulonici con l'oratorio della ss.
Trinità nel sestiere di Dorsoduro, e del
quale può vedersi il detto n. 28, perdi-
sposizione di Clemente Vili, nel luogo
cioè ove 35 anni dopo surse il magnifi-
co tempio di cui vado a parlare. Tanto
riporta il Corner. Ma quanto al governo
del seminario, il cav. Cicogna, racconta.
Fino al 1612 continuarono i somaschi a
legi-ere il seminario, quando per ignoto
inulivu ne lasciarono il carico, ovvero ne
ftiruiio dispensati per alcuna causa da'
procuratori di s. Marco; e così tornò la
tliiesa col seminario all'antica direzione
de'preti secolari per lo spirituale, e di per-
sone laiche per l'economia. Ricorso poi
il preposito generale de'somaschi alla si-
gnoria, i religiosi nel 1627 furono rein-
tegrati nel governo del seminario, me-
diante modilìcazioni alle precedenti con-
dizioni.Per finirla con s. Nicolò di Castel-
lo, aggiungerò col medesimo illustratore,
clieisomaitclii vi durarono sinoal decreto
de'28 novembre 1 806, pel quale il luogo
fu consegnato alle truppe di marina, e poi
fu tutto demolilo, ed oggidì forma il pas-
seggio de'giardini pubblici. La chiesa era
grande, sullo stile de'Lombardi, d'assai
nobile architettura, con cupola e 3 altari.
)l bassorilievo marmoreo dell'Annunzia-
ta, già pala d'uno di essi, ora adorna la
sagrestia dell'oratorio del seminario. E
bell'accademia delle belle arti fu traspor-
tata altra Annunziala dipinta da F. Ve-
cellio, e l'imposte della maggior porta,
mirabili pe'lavori d'ornato. Sorpresa Ve-
nezia uel i63o da fierissima peste, che
in poco tempo condusse alla tomba oltre
a 60,000 de'suoi abitanti, non compre-
so lo sterminato numero di vittime nelle
vicine campagne, il senato a far cessare
così aspro e distiulloic flagello, eoo fidu-
VEN aiS
eia sì rivolse a implorare la divina mise-
ricordia, col possente patrocinio della B.
"Vergine, obbligandosi con solenne voto
all'erezione d' un magnifico tempio col
titolo di .V. Maria della Salale, alla di
cui visita dovesse poi annualmente por-
tarsi con divota pompa il principe e il se-
nato. Cessato il desolatore contagio, su-
bito il senato per rendimento di grazie
si accinse ad adempiere il voto, mostran-
do anche in questa circostanza il suo aui-
mo splendidoe reale, colla spesa d'oltre
mezzo milione d'oro ; e per adornarlo in
ogni maniera di sontuosità, invitò 1' arti
sorelle, pittura e scultura ad arricchire
colle più elette produzioni la 3.' loro
germana l'architettura. Prepose all'ere-
zione dell'edifizio 3 illustri senatori, i
quali come il piìi opportuno tra gli altri
scelsero per fabbricarlo l'area dell'antico
priorato Teutonico e dell'oratorio della
ss. Trinità, allora occupati dui seminario
patriarcale. Per oggetto così nobile e in-
teressante acconsentili patriarca Tiepolo
alla vendita, e dopo averne fissato il giu-
sto prezzo, e trasportato nuovamente il
seminario a s. Ciprian.o di Murano, egli
stesso il I ." aprile (secondo Corner: Mar-
tiuioni dice a'25 marzo) 1 63 1 gittò la i."
pietra benedetta ne'fondamenli, insieme
ad alcune medaglie di diversi metalli, la
cui incisione pubblicò Corner, cioè due.
Uua ha il busto della B. Vergine coronato
di stelle, col motto: Unde Orìgo Inde
Saliis'j e nel rovescio l'edifizio sovrastalo
dalla Deipara col Figlio in atto di bene-
dire, ed il doge genuflesso, intorno es-
sendo l'iscrizione : Nicol. Cont. Pr. Se
iiat. Ex Foto A/zJCXXX/.L'altra medaglia
ha da un lato l'intero prospetto del tem-
pio col doge in ginocchio, e in giro l'epi-
grafe: Nicolao Contar. Princ.SenatusEx
Voto jtf/JCXXX/.Nell'opposto lato dal ma-
re si vede la Piazzetta di s. Marco co'la-
teralì grandiosi edifizi, e in alto lo Spi-
rito Santo e la B. Vergine perorante a fa-
vore della sua divota Venezia, ripeten-
dosi uel diulorno la scritta : Unde O-
2 l6
V EN
rigo hulc Saltis. In lai modo il venelo
goveiiio,clie per ringraziare l'AItissioio
delln incitale fugata pestilenza ilei 1376
avea innalzato il tempio del Redentore,
cesi per ringraziare la protettrice Maria
del desolatore fugato contagio del i63o,
fece innalzar questo. Progiedendo l'emi-
nente fàbbrica al suo compi mento, decre-
tò il Senato a'ag dicea»bre 1 656, di do-
versi consegnare alla congregazione di
Somasca, fondata pel raccoglimento ed
educazione degli orfani da s. Girolamo
limiliani patrizio veneto,! di cui religiosi,
figli eredi dell' apostolica carità del san-
to padre loro, ivi si esercitavano fruttuo-
samente nell'istruzione de'cbiericidel se-
tiìinariu consegnalo alla loro cura. Ac-
colse con esultanza la congregazione so-
inasua il nobilissimo dono, e tosto ac-
canto di e»so dispose l'erezione d'un ben
disposto collegio, ne'foiidamenli del qua-
le collocò lai. 'pietra il patriarca Morosi-
ni a' I 7 febbraio 1 670, né molto dopo la
fabbrica si condusse alla sua decorosa
perfezione.Ridolta poi nel suo intero com-
pitnento quella pure del tempio, d'ordi-
ne pubblico nell'altare maggiore vi fu
collocata la celebre immagine della B.
Vergine, già con somma venerazione cu-
stodita nella cattedrale di s. Tito di Can-
dia, e trasferilaa Venezia nel 1672, quan-
do si illustre metropoli soggiacque alla
schiavitù ottomana. Altra iinmagiuedel-
la Madre di Dio fu riposta nell'altare de-
dicalo alla sua Natività, che vuoisi in
antico stata posta dall'imperaloreEmma-
nuele nella basilica di s. Sofia di Costan-
tinopoli, ed ivi con parlicolar culto ve-
nerata. La maestosa chiesa fu consugra-
ta a'g novembre 1687 dal patriarca Sa-
gredo. Le principali reliquie che vi si
posero vSono: il corpo di s. Crescenzione
martire, quello dis. Giusto martire, ((uel-
lo «li s. Fabiano martire, porzione del
cranio di s. Cipriano vescovo di Carlagi-
ne, un ossu del braccio di s. Antonio di
l\ulova al suo altare, tratto dal suo cor-
po e processioualmcute fra gli applaudi
V EN
nel i65i collocalo in ((uesta chiesa; non
che un osso del braccio di s. Girolamo
Emiliani, molli figli del quale illustri fio-
rirono in questa casa, la quale come tul-
le l'altre andò soppressa nella deplorala
epoca della generale distruzione. Nella
stessa casa a'7 agosto 18 17 fuvvi trasfe-
rito da s. Cipriano di Murano il semina-
rio diocesano, e la chiesa, dichiarata esen-
te, fu al medesimo allìdala per l'ulficiatu-
ra che vi risplende. Si apprende dallo
Sialo personale del Clero, quello pure
presente del seminario, ch'è il seguente.
Disci[)lina ed amministrazione : Ileltore
e amministratore, vice-rettore, economo,
istruttore de'chierici, confessore de'chie-
rici convittori, confessori de' convitlori
secolari, bibliotecario, mansionario, pre-
fetti delle camerate. Studio teologico: Di-
rettore, vice-direttore, professori di teolo-
gia dogmatica ; teologia morale e pasto-
rale; diritto canonico ; storia ecclesiasti-
ca ed eloquenza sagra ; lingua ebraica, ar-
cheologia biblica, esegesi sul vecchio e
lutovo Testafuento, lingua greca, erme-
neutica e pedagogia ; catechetica; melo-
dica; liturgìa sagra; canto gregoriano. Stu-
dio filosofico: Direttore, vice-direltore,
professori d'istruzione religiosa ; matema-
tica e letteratura italiana; filosofia teorica
e |)ralica; fisica; letteratura latina e greca,
e storia universale. Studio Ginnasiale: Di-
rettore locale,prefelto, professore d'istru-
zione religiosa, capiclasse; professori di
storia naturale, e di lingua tedesca; mae-
stro delle 3 classi elementari, di lingua
francese, di musica. Merita d'esser letto
li libretto intitolalo : Ragi^uagUo delle
cose uotnlnli nella Chiesa e nel Semina'
rio patriarcale di s. Maria della Salu-
te. Tipografia Alvisopoli, VeueziaiSig.-
Egli è questa operetta scritta con som-j
ma ddigenza e giusta critica, del già lo-
dato, del seminario ancora benenierenlisi
simo, come di Venezia, mg."^ Gianuau-
Ionio Moschini, cavaliere e conouico di
s. Marco. Del grand'uomo si ha pure l'o-^
poru posluiua: La Chiesa cil Scininuric
VE N
di s. Maria (Iella Salute. Venezia 1842
co'lipi di G. Aiilonelli. Il piodolto del-
lo liiedesiino, dispose 1' autore, doversi
im|)iei;are nell'acquisto di lampade d'ar-
gento pel maggior altare della cliiesa. Di ■
tò principalmente colla sua Nuova Gui-
da per f ciiezia^ stimata do[)o la sua
pubblicazione , la migliore dagli stessi
scrittori veneziani. La cliiesa della Salu*
le fu alzata l'anno i63o dalla repubbli-
ca, con diseguo di Buldassare Longbena
nato in Venezia, iu ringraziamento a
Maria Vergine,clje cessò nella città la pe-
stilenza. K'è si grande la moje, che nelle
lònd<mtcnta s'impiegò 1 milione e20o,ooo
pali (il Marlinioni continuatore del San-
sovino scrisse, che a'6 settembre i63i
si [)iincipiò a gittar i fondamenti, ne'
quali vi andarono un milione 1 56,6)7
pali, fra di rovere, cnaro, larice e altri
legnami, e che nel 1660 non era ancora
compito il tempio. Da questo si |)renda
un'idea del costo de'fondamenti deglie-
dilìzii in Venezia!). Se la facciata è trop-
po carica d'ornaoienti, la piantadel tem-
pio è mirabilissima. La cupola poi è co-
sa the sorpiende, e di tanto noerito, che
illustri francesi architetti, orgogliosi della
cupola degl'invalidi aParigi,eretta poste-
riormente, pure diedero pubblicamente
la preferenza a questa dellaSalute, la qua-
le sì bene unisce leggerezza e solidilàjco-
me si ha i\a\\ixMt-moria dillaymond, giu-
sto quanto dotto, dopo averne paragona-
lo il meccanismo artificiosissimo e sem-
plice. Welle 4 cappelle negli angoli sono
opere del Triva, piene di forza, i 4 Dot-
lori e i 4 Evangelisti. Nel sollltto della
cupola il Padre Eterno è di Girolamo l*el-
legrini. Le 3 tavole alla destra, colia Pre-
sentazione, r Assunzione la Nascita di
Maria Vergine, sono delle migliori ope-
ra del Giordano. iNell'altare di «nezzo è
di G. M, Morlailer la statua di s. Giro-
lamo Emiliani. I due quadri laterali
colle due figure d'Elia, confortalo dal-
I Angelo e cibalo dal corvo, sono ben di-
seguali dipiuli di G. Luzzariui. All' ultra
VEN 217
parte la Discesa dello Spirilo Santo, è di
Tiziano: assai bene concepita e composta,
nella sua larda età. Le altre due tavole
di Maria Vergine Annunziata e di s. An-
tonio, invocato dalla repubblica, sono del
Liberi : del qual pittore è anche il qua-
dretto, tutto amore, collo stesso santo, s.
Francesco e Maria Vergine. Gli sta iu
fianco un grande Voto fatto dalla repub-
blica nel i687,cesellalo in argento da An-
tonio Boncacina, dove si vede la flotta ve-
neziana colla dal morbo contagioso pres-
so Castel Nuovo. 11 ricco e grandioso al-
tare maggiore, con statue ed altre scultu-
re iu marmo di Carrara, fu scolpito da
Giusto le Curi. Si compone delle ligure
di Maria della Salute, dellaPeste cacciata
dall' Angelo, e dalle statue de' ss. Marco
Evangelista e Lorenzo Giustiniani. U
gran candelabro di bronzo, d' oltre 6
pieili d' altezza, stimatissimo per esatto
disegno e morbida e diligente esecuzione,
è di Aiulrea d' Alessandro bresciano, al-
la maniera del V^ittoria,ed è riputato, do-
po (ptello di A, Riccio nella maggior cap-
pella di s. Antonio, a Padova, il più bello
che sia in cpieste parli. I 3 maggiori com-
|»arli nel sodltlo del coro, con Elia con-
fortalo nel ileserlo dall' Angelo, con Da-
niele ristorato d' A bacucco che viene
strascinato pe* capelli da un Angelo, e
col Miracolo della manna, sono 3 opere
di gran carattere, di G. del Salviali. Gli
8 minori comparti, co' 4 Dottori e co* 4
Evangelisti, sono opere che Tiziano fece
in sua vecchiezza, ma di grande rilievo.
Ilappresenlò se stesso in Matteo, melteii-
dosi nella mano il pennello anziché la pen-
na. La sagrestia è un'illustre pinacoteca.
Qui vi ha 4 opere di Tiziano: cioè, i 3
comparti del sodltto, con Caino che ucci-
de Abele, col Sagrifizio d' Isacco, colla
Vittoria di David sopra Goha : nelle (|ua-
li opere si conosce quanto fosse esatto di-
segnalore e quanto signore della dilllcile
scienza del sotto in su. Li 4-' di luì ope-
ra, uell'anli-sagrestia, n'è il quadro col s.
Marco nell' allo, e alpiaug s. SebasliauQ
2i8. VEN
e s. Rocco, che addila la sua plaga a' ss.
CoMua e OaMiiaiio: opera, la quale si cre-
ile di Tiziano gìuvaue, foise perchè dipiu>
ta nella vecchia maniera ; mentre è di
già ricca d' ogni maggior bellezza. E' an-
zi considerala il più diligente lavoro che
(Il Tiziano si abhia in pubblico : lanto è
iìnitissima ; e quel bianco panno di s. Se-
IjiHliauo è riputalo meraviglia. lITinlo-
rellù ha qui nel gran quadro delle Nozze
di Cana una delle 3 sue opere, che sole si
dice recarne il nome ; l' altre essendo il
Miracolo di s.Marcoe laCroc;efiisioue,che
egli credeva fca'uiigliori suoi quadri. Que-
sta delle Nozze è dipinta senza apparec-
chio: cosa che sorprende. L'invenzione
n' è bellissima, la composizione ricchissi-
ma, la prospettiva arditissima e di tutto
suo elfetto. Che incaiilesimo dev' essere
slata nel refettorio de' Crociferi, co! cui
sollillo combinava ! Dice la Biografia
ch'ali Artisti, che tale dipinto fu lenulo
miracolo dell' arie da que'che lo videro
nel suo silo primitivo. Avea Tmloretto
compreso assai bene la natura della vòlta
e l'avi'.i accompagnata nel quadro con
tanta arte prospettica, che la sala appari-
va due volte più graude che non era in
fatto. Sei dipinti vi sono del ricordato
Salviati : David, vincitore di Goha, in-
contrato da graziosissime donne: Da-
\id contro cui Saul brandisce la lan-
cia (diviso in due comparti): due fi-
gure, l'una d'Abraiao, l'altra di Mei-
chisedech con in mano la doppia sua of-
ferta : e la Cena del Signore. A queste
due figure del Sai viali rispondono le due
del Palma giovine: Sansone e Giona. La-
terali alla gran porta vi sono due pre-
giatissime opere di due illustri pittori Ire-
Aigiani: una Beata Vergine col Bambino
fra le nubi, di grandioso stile, del Pen-
nacchi : i ss. Girolamo, tlucco e Sebastia-
no, di Girolamo che di Treviso si nomi-
nava, di cui souo rari i dipiuli,d'un dolce
suo siile: dono lasciato a questo luogo
dal magnanimo |)ulriaica l'yrker itiuan-
ii che partisse per V arci vesco «alo d' Er-
VEN
lau. Sopra d'uDo degl'ioginoechiatoi vi
ha un amoroso quadretto del vecchio Pal-
ma, con Maria Vergine e ritratti ; opera
che fu dell' airettuoso patriarca Milesi :
la Beata Vergine col Bambino sopra l'al-
tro geuuflessorio viene dalla famiglia Vi-
varini. La tavola dell' altare con Maria
Vergine della Salute, è bell'opera del Pa-
dovauino. Nell'anli-sagrestia pure è la fi-
gura di s.Sebaslianoche pare d'incerto au-
tore; altri l'atlribuiicono al Basaiti. De'3
quadretti, nella sagrestia ricordata,quello
di mezzo colla Circoncisione sembra dello
Schiavone:runadelledueMadonueè d'in-
certo autore, non di scuola veneta: l'altro
è del Sassoferralo, del quale sono ezian-
dio ledueall'altra parte,divise da un qua-
drello con Maria Vergine e la s. Fami-
glia.delPolidoro. Il quadro in 3 comparti,
colla B. Vergine, un di volo e due Santi, è
opera di bel colorito, di Cristoforo da
Parma, discepolo non servile di Gio. Bel-
lino. Sopra l'altra piccola porta che met-
te al corridore della chiesa; la testa del
Salvatore, è del Cordella; quella di s.
Paolo, del Lotto; e la 3/ del Nazareno,
di Jacopo da Valesa, con bel giuoco di
luce. Sopra la cappella la mezzaluna col
Padre Eterno, è dono e lavoro del Fio -
l'ian, che lo condusse secondo una stam-
pa tolta da Ralfaello. Neil' anti-sagre-
slia vi è un grandioso Deposito di Cro-
ce, in marmo, che sembra opera del
Dentone. 1 due bassorilievi laterali so-
uo dono e lavoro del professor Zando-
meneghi, a cui furono di modelli del-
l' opere che condusse per la facciata di
s. Maurizio. La mezzaluna col s. Marco
è dono e lavoi'o del Darif, quella di s.
Giovanni è dono e lavoro del Servi. Il
lìanurrexit nel sollilto lo fu del Quere-
na. Nella piccola sagrestia vi è un' urna
d' Antonio Corner, concepita squisita-
mente, e condotta eccellentemente. Il
sodino col Padre Eterno in gloria vi è
d' Andrea Vicentino. Questo tempio il
Longhena, architetto d' ingegno e valo-
re ( quantunque 1' autore dell' opuscolo
VEN
Le Bella Arti in Venezia, che ne offre
]u spaccalo dal punto della soglia ddlhi
prima arcala di lioute al piesbileiio, os-
serva che il Teiuanza ne parlò sempre
con disprezzo. »» Ma gli scrittori a qual-
che luomento ci fanno sentire nelle loro
opere il tristo umore che ne gli predo-
mina: e guai a colui che n'è a (]uel pun-
to da essi giudicato "), lo eresse ispira-
to da quel genio islesso di grandezza che
ispirava la signoria della repubblica ve-
neziana. Lo decorò nel!' esterno con un
itrdine conipo>ito, anteponendovi niae-
stusissiiua scalinata e incorunandulo con
due sublimi cupole coperte di pionibo,
ogni cosa Iraricca d' ornamenti, e fre-
giato da un complesso di 1 15 statue. Po-
chi sono gli edilìzi ne'quali siasi posta e-
guai cura nelle più minute particolarità.
L' interno [)resenla un oUaiigono circo-
6oritlo da un altro, in cima ul i.°de'qua-
li sorge la maggior cupola, e nel 3.° con-
tengosi 6 altari minori ed un maggiore,
cui sta di fronte la gran porta d'ingresso.
]^er la sagrestia si va al seminario [)a-
triarcale, grandiosa fabbrica pure del
Longhena, il cui modello il senato ap-
provò nel 1670. Nell'andito che vi con-
duce stanno chiusi 3 paliolli d' altare,
in metallo dorato, con piccoli dipinti, e
tutti sparsi di varie ben compartite pie-
tre orientali. Ve n'ha poi uno in arazzo
con Maria Vergine fra gli A[)osluli, con-
dotto sopra bellissimo disegno Bellinia-
no, e che tuttavia si mantiene saporito di
colore, il quadro grandioso e spiritoso con
l'apotesi di s. Girolamo Emiliani, nel sof-
llllo della scala, è del Zanchi. Il quadro
grandioso colla Samaritana è dono e la-
toro del Uinaldi : l'epigrafe che rammen-
ta ie beneficenze dell' imperatore Fran-
cesco I verso questo luogo, è del celebre
epigrafista Morcelli bresciano. Nella slan-
7a dell' udienza vi sono buoni dipinti. Il
disto risotto è bellissimo lavoro Gior-
gioiiesco: il Portar della Croce è di Bo-
uifacio: quella FauJiglia che visita un uuo-
Uastero, è rara opcia del Fusolu ; il ri-
VEN 219
trailo di Benedetto XIV, distile grandio-
so e studiate pieghe, è del Subleyras : il
ritratto del Zaghis abbate camaldoles e, è
del Ceccarini. 11 piccolo quadretto colla
figura di s. Pietro, sembra del Mansueti.
Jl corridore è coperto di centinaia di ri-
tratti o a matita 0 a bulinu, qui collocati
da persone amalricio delle lettere o del
luogo. Sopra una porla il dipinto a fresco,
tratto dal muro, con grandiose figure, che
rappresenta la Storia, ha il nome del suo
autore Paolo Veronese : la mezzaluna sul-
l'altra porla con MariaVergine, due Santi
e due ritratti, che slava sopra il sepolcro
del doge Francesco Dandolo, è opera in-
teressante della scuola veneta, per la sua
epoca del i338 (orasi trasportò nella
sagrestia). La sala che fu il luogo del-
la biblioteca rinomatissima de' soma-
schi, la (juule pure andò dispersa nel
governo del regno Italico, ha 3 allegorici
dipinti nel soHitto: il i.^del Zanchi, il 2.°
del Rizzi, il 3." del Bambini. E' divenula
poi copiosa di circa 18,000 volumi, spe-
ciaUnente |)er largizioni di detto governo
e del successivo imperiale, di mg/ Pietro
Seffer rettore benemerito del seminario,
liei cav. Gaspare Lippomano, e soprat-
tutto de' |)atridrchi Milesi e Monico. Vi
si aggiunsero ancora i ricchi lasciti del-
l'abbate Torres ex gesuita, del prof. Pu-
jati monaco cassinese, del conte France-
sco CalboCrotla e del cav. Contarini.
li grandioso e nobìlechiostro tiene intor-
no le pareti ornate d' iscrizioni, di busti
del medioevo, sicché rassembra un Mu-
seo. Vi sono ancora interessiinti iscrizioni
antiche, alcuna ignota, oltre a qualche al<
tio capo di antichità. Ne primeggia l'iscri-
zione che raniinenta i grandi Dei Cabiri,
ricordala da tanti scrittori e illustrata con
dissertazione del prof Rink. Tale interes-
santissima raccolta si deve alla cura par-
ticolare e al fino intendimento delMoschi-
ni. Di continuo si aumenta di bassirilie-
\i, busti, staine, urne, iscrizioni e simili
altri oggetti. Elegantissimo è l'oratorio
privalo della ss. Trinità, già deli' ordì-
220 V li ìN
ne Teutonico, e fino all'anno 1810 ap-
pelliitu la scuola della ss. Trinità; e-
zidiidio t|uesto ricco di buone opere
d'arte, specialmente di scultura. E' de-
gno d' esservi osservalo 1' elegautissiuio
deposito di Jacopo Tatti detto Sanso-
viiio dal monte Sansovino o s. Savino,
patria del suo maestro Andrea Cuntuccì,
Je cui ceneri ancora vennero qui tras-
portate e sepolte quando fu atterrala
la cliìesa di s. Gemìnìano ove giaceva-
no. Il bellissimo busto che vi fu so-
prapposto e che olFre l' effigie del-
l'illustre sculture e architetto, scolpito
dal Vittoria, è dono di David Weber, il
quale pure donò il ritratto del Moschi-
iti scolpilo in marino dal veneto Gaeta-
no Ferrari, tratto da quello souiiglian-
lissinio in plastica dall' esimio B.iu>ildo
liinaldi padovano eseguilo in Uunia,
indi fuso in bronzo per cura del cav. Ci-
cogna, Sonovi ancora i busli de'patriar-
cln l'yrker e Monico, lavorati dal prof.
1*. Zandoineneglii. Abbiamo 1' Allocu-
zioiit inedita di S. E. film." /iev.° Pie-
Iro Aurelio iMutli patriarca di f^ene"
zia tenuta nel seini/iario patriarcale il
{giorno 26 aprile 18 )|, inaugurando il
bus lo deli Ein." Cardinale Jacopo Moni'
co pa triarca di f'enezia^K \ pog ra fi a M a r t i-
iiengo.VeneziaiBSy.Mii il nominare sol-
tanto ogni cosa darle eli' è (pii, richiede-
rebbe Una lunga narrazione, la quale sa-
re!)be aryoniento che mostrerebbe co-
me molto in breve tempo si possa ope-
rare, ove non manchi un volere elfi-
cace. Le Fahhriclie di Venezia od'ro-
no 4 tavole coli! illustrazione del lem-
pio del Diedo e de' suoi ornamenli del
Ziinotto. Dicesi dal primo: il Longhena,
the per lungo lem |io esercì lo la professio-
ne (li scarpellino, come archileltodiè sag-
gio d'un ingegno straordinario e d'un ar-
ilunento incomparabile. Aggiunge, co-
luiinque la facciata esternasi Faccia am-
uiiiare per la grandiosilà della mole, l'e-
levazione sorprendente della cupola, il
giuoco delle linee, i' eletto pilluresco di
YEN
lutto r insieme, e alcune parziali bellezze,
e tali da non dar tempo perfino di sco-
prirne i difetti, e di persuader la ragione
«ul diritto ch'essi hanno alla nostra in-
dulgenza, si astenne dal pubblicarla. Ma
la pianta del tempio, dichiara, non pote-
va esser pensala con maggior saviezza ;
bellissima laformadel presbiterio; e con-
clude, le bellezze di questo tempio, quan-
toalla parte interna, sorpassano di gran
lunga i difetti, i quali pure potrebbero di
assai temperarsi senza scomporre l'insie-
ine. Il Zaoollo nel descrivere gli orna-
menti che Io rendono più splendido, fa
osservare: Che sebbene nel tempo che
davasi mano a tant' opera, i più grandi
laminari della patria scuola erano disce-
si nella tomba, nondimeno si pensò di a-
dornarlocon quelle tavole, che la chiesa
allora soppressa di s. Spirilo in isola pos-
sedeva, come rilevo nel § XVIII, n. 5 ;
ed erano la iiwggior parte produzioni de-
gli artisti dell'aureo secolo, fra cui del
pennello miracoloso del grande Vecellio.
Colle stupende opere del monaslero di s.
Spirilo si abbellirono pure la sagrestia e
il soppalco del coro, e questo ancora co'
ben operali sedili, sculli iu noce, che ser-
vivano a'monaci o canonici pe' divini uf-
fizi. iN'ella sagrestia furono poi collocate
quelle dislinte produzioni, che per amore
delle buone arli e del decoro del santua-
rio r ottimo Moscbiui lasciò, a mostra-
re ch'erano iu lui ellicaci le più nobili
virtù dell' uomo (lasciò inoltre al suo di-
letto Seminario i libri, i inss., le slampe,
le medaglie,le raccolte di monete e pres-
soché ogni altra cosa che possedeva ; para-
menti preziosi,scuUure e dipinti alla chie-
sa). Sempre edificante religioso, il ch.Za-
iiollo termina le sue belle descrizioni col
dire : » iNon possiamo chiudere questi
sfuggevoli cenni, senza rendere le dovu-
te grazie a chi ha in custodia questo
tempio, mentre è tenuto con tal cura e
tal amore, da poter esser offerto ad e-
sempio a' ministri del santuario, i quali
debbouù Icucr iu cima a tulli i loropen-
VEN
sieri il decoro della Casa di Dio ". Ed
io non posso terrainare questo numero,
e partire dal seminario patriarcale, sen-
za aggiungere altre parole in lode delle
benen>erenze col seminario, con Vene-
zia, co' veneziani, colla letteratura, colle
arti, dell'ex somasco, canonico e cava-
liere, il veneto Giannanlonio Moscliini.
De' suoi grandi meriti, e di quanto egli
operò per l'onore e la splendidezza del
veneziano seminario, lo celebrarono il-
lustri penne, anclie come dottissimo pre-
fètto degli studi del medesimo; il prof. d.
Antonio Visenlini con affettuosa e facon-
da Orrtz/o/?e/J<«c/;re, stampata dall'An-
tonelii nel 184.0; il prof, de Ilo slesso semi-
nario d. Cesare Parolari, il quale premise
alla suddetta Guida postuma, una com-
pendiosa vita del suo autore, scritta con
acutezza di giudizi! ed eleganza di sti-
le; il cavalier Cicogna neWe Insciizioni
Veneziane, massime nel t. 4» P- ^93 ;
il cav. Mulinelli nelle sue opere, segna-
tamente negli Annali delle Provincie
T enele a p. 5o6, in cui rileva, che tenu-
to dal seminario qual padre suo, in tri-
buto di tenero affetto e di pubblica gra-
titudine gli celebrò solenne funerale, e
con eccezione alle leggi, ottenne dal so-
vrano d'aver presso di sé le reli(juie di
un uomo la cui morie lungauìente ri-
marrà deplorabile, e le depose in onora-
la tontba nell' oratorio del seminario,
coll'epigrafe: Oplime De Seminario Me-
riti liete Professoruni Volo Principe
Adnuenle. Monumento di meritala glo-
ria.
66. Cappuccine Clarisse di s. Maria
Madre del Redentore. La matrona Ma-
rianna Tron volendo introdurre in Ve-
nezia le Minime o Paolotte, raccolse nel
1589 f*'*!"'"''^ vergini, fra le quali Fran-
cesca Triaca Marasca e Angela Classo,
die poco prima da' cappuccini erano sta-
sle vestiti? dell'abito di s. Francesco d'A-
sisi ; ma i mezzi non corrispondendo alle
spese necessarie, le vergini si ritirarono,
tranne le due noiuiuale die si prupose-
VEN 221
ro la fondazione d'un nuovo monastero
sotto l'austera primitiva regola di s.
Chiara. Chiuse dun(|ue in angusta casa
adottarono la regola francescana senza
veruna dispen>a, laonde ben presto ec-
citale da SI edificante esempir), si uniro-
no ad esse molle altre vergini bramose
di professa re vita così severa e regolare.
Intanto giunto in Venezia il p. Girola-
mo da Perugia, ministro generale dei
cappuccini, si lecarono le virtuose ver-
gini da Ini a' 2 I gennaio 1 Sgo per es-
ser benedette e riconosciute per figlie.
Animale da' suoi consigli implorarono
l'assistenza del patriarca l*riuli, che be-
nignamente le confortò a cercare sito op-
portuno per la fondazione. Mentre a
questo s' intendeva, per la tardanza della
grave carestia, si ritirarono tulle alle
loro case, ad eccezione della sola Ange-
la, la quale motti i genitori si retò a vi-
vere solitaria con una compagna in una
casa contigua all' oratorio della Conso-
lazione dello della Fava, ove Dio la
provvide d' altre compagne più fervoro-
se delle anteriori. Colla benedizione del
patriarca Zane, secondo i suoi consigli
si esercitarono in pie opere nelle chiese
tle' ss. Gio. e Paolo, e di s. Maria dei
Derelitti detta l'Ospedalello ; eletta An-
gela a superiora, la quale curò soprat-
tutto la serafica povertà, ed accresciuto
il numero, passarono in casa meno ri-
slrella nella parrocchia della ss. Tiinità,
Finabnenle giunte al numero di 12, la
fondatrice ottenne a' 26 giugno i6o5
dal maggior consiglio il permesso d'eri-
gere un monastero con chiesa. In un an-
golo della città dello Qtiintavalle, nel
sestiere di Castello e vicino alla catte-
drale, fattosi acquisto d' un luogo, An-
gela con 20 monache vi si porlo a dis-
j)orre i principii del chiostro. Superali
gì' impedimenti fatti insorgere dai de-
monio, il senato a' 21 gennaio 1609
autorizzò il monastero a contenere 3o
cappuccine, e con apostolica autorità il
patriarca Vendramiu chiamò da Brescia
•lo.'i V IL N VE N
per isliiiiie le religione all' 0<;<!pivnn7a, rione cieli' i i oUobre 1826. Nell.i chiesa
le inonnclie cappuccine Maria Zuccalo vi è un'opera del Palma giovine,
veneziana, ed Knfiasia Nasini bresciana. fjy. Minori Osservanti Riformali di
Con solennità s' inaugurò il nionasfeio s. Francesco del Deserto e rli's. Bona-
lì' 4 oUobie festa di s. Francesco, le mo- ventura in isola. P\ il § XVI li, n. i i.
nache ricevendo nella calledrale la co- 68. agostiniane, ed ora Eremitani
munione dal paliiarca, e dopo ^dotine Servite di Gcsìi, Maria, Giuseppe, già
formalità il prelato impose loro la coro- di s. Maria del Pianto di presente ce-
na di spine sul capo, la candela accesa ciipaf a dall' Istituto Canal delle Figlie
in mano, e la croce sulle spalle. Con ta- del Sagro Cuore. La fondatrice di que-
li ornamenti, procestiionalmente e prece- sto monastero, già delle ^agostiniane det-
dute da lunga schiera di cappuccini, tor- le Muneghette, suor Angela M. Pasqua-
narono le spose di Cristo al monastero ; li veneziana, in tutta la sua vita presen'ò
f)ve piesero il velo bianco e I' intero a- un corso mirabile di disposizioni della di-
bito serafico, e cambiati i nomi, la bene- vina provvidenza, che la volle istilutrice,
inerita fondatrice Angela divenula novi- malgrado molle umane contrarietà, che
xia, assunse quello di suor Francesca. Il vi si opposero, narrate dal Corner. Dal-
palriarca destinò quindi al governo la la sua infanzia die' segni di santità, e di-
Zuccalo, nelle cui mani professarono venula orfana de' genitori a 9 anni, ad-
Framesca e 1' altie novizie la regola di dottò per madre la B. Vergine e sempi'e
s. Chiara in tutto il rigore. Il palriaica ne provò gli eftelti prodigiosi. Condotta
considerando il silo di Quintavalle trop- dallo zio in Candia, ivi lo perdette, onde
poremoloed esposloa pericoli, d'accordo tornata a Venezia fu abbandonata da
co' protettori delle religiose, le trasferì lutti. Dopo altri infortunii, matura alk
a' i4 gingno 1612 in faccia al mona- grande opera a cui Dio l'aveva deslina-
stero di s. Girolamo, in ristretto e bene- ta, diverse don?elle nobili e civili fattesi
dello chiostro, nel sestiere di Cannare- sue discepole, conobbe la serva di Dio
gio. Di poi le monache lo dilatarono, e d' essere destinala alla fondazione di un
fabbricarono la povera e decente chiesa, monastero j ed anco per questo fu ber-
la cui I." pietra a' 17 agosto 161 4 pose saglio di contrarietà e persino segno di
d patriarca Vendramin, sotto 1' invoca- calunnie, finché Dio in premio di sue
zione di s. Maria Madre del Redentore j rare virtù cambiò i persecutori iti pro-
e con questo titolo e quello di s. Fran- lettori. Soperate tutte le difficoltà, nel
cesco e s. Chiara fu consagrata il i.°olto- sestiere di s. Croce acquistò alcune case,
bre 1623 dal patriarca Tiepolo. In se- e ridotte in forma di piccolo monasterc»,
guilo da questo monastero, 3 religiose nel suo oratorio dedicato a Gesù e Ma-
passarono a fondar quelli per le cappuc- lia pel i." celebrò la messa a'aS febbraio
cine di Vicenza nel iG^Qjtli Padova nel 1623 il patriarca Tiepolo, il quale co-
i633, nel!' isola di s. Maria delle Gra- nìunicò Angela e le verginelle sue figlie,
zie nel 1671, di cui parlerò nel n.Sdel Scelta per norma la regola di s, Agosli-
§ XVIII. Le cappuccine quivi litua- no, nel i633 s' intraprese l'erezione di
sero sino al 1810, nel (piale anno furo- angusta chiesa colla medesima invocazio-
no soppresse in uno agli altri clauslri. ne dell' oratorio, e poiè esser solenne-
La chiesa fu allora dichiarala sussidia- menle benedetta a' 26 luglio i 634- An.
ria ossia oratorio sagramenlale della va- che nella pontificia conferma ilella rego-
sla pairocfhia di s. Marziale. Le mona- la e del monastero, la serva di Dio pali
che la riebbero col monastero, autoriz- contrarietà, e finalmente colle orazioni
zfite a ristabilirsi per la sovrana risolu- 1' ottenne da Innocenzo X il (."luglio
V EN
1647- Allora scelta nd effclftinre la rano-
nìca istituzione!' idonea agostiniana (l'è!
monn-itero di s. Andrea, suor Ciierubina
Balbi, quasiché piii nulla restasse a snnr
Angela da fare, placidamente riposò nel
Signore a' il aprile i652 di go anni.
]| patriaica Morosini,a consolazione delie
desolate religiose, costituì la medesima
lìajbi in I." priora del monastero, e tale
dixenne per la formale clausura imposta-
gli. La piccola chiesa fu poi iibbellila, e
decorata col corpo di s. Sabina uìartire, e
delle leste de'ss. Fabio e Massimino mar-
tiri, traili da Roma sotterranea. Le mona-
che agostiniane ti fiorii ono sino al 1 8 1 o,
in the con tutte le altre furono soppiesse.
Il monastero e la chiesa di Gesù-Maria-
Giuseppe r ottennero poi le Servite erC'
mitane, che prima di tale abolizione abi-
tavano il uionasterodi s. Maria del Pian-
to, e le quali furono ristabilite in Vene-
zia colla sovrana risolu7Ìone de* 7 luglio
1820. A dar contezza di esse, ccmincciò
dal dire col Corner, quanto ci Kt-cìò
scritto dell' Eremìfe de' Servi dette le
Cappuecine delle fondamenta Nuove,
della chiesa di s. Maria del Pianto.
Insorta nel 1629 gravissima peste in
Italia, dopo averne desolale le principali
citlà, s' introdusse in Venezia, ove fece
tali e lanle stragi, the la città tutta prese
forma di cimitero. Commosso da spella-
colo rosi funesto il cuore di Benedetta
Bossi, pia vergine, che poc'anzi avea nel-
r isola di Borano fondalo un auslerissi-
mo monastero di monache dell'istituto
de' Servi di Maria, procuiò con 01 azio-
ni e penitenze di placare lo sdegno di Dio
e divertire 1' orribile flagello che andava
consumando il suo popolo. Mentre un
giorno con maggior fervore era tutta as-
.sorla neir orazione, da superno lume
chiarita, conobbe derivare il castigo del-
la città per l' inadempimento de' pii suf-
fragi till' anime penanti del Purgaloiio.
Ofliì ella tosto la sua vita in olocausto per
placar l'ira divina in compensazione di
tali otumissioui e sospensioni. Senti allo-
V E N 293
ra ingiungersi da un'interna celeste voce,
doversi con pia istituzione perpetua com-
pensare il danno recato all'anime purgnu-
ti; e con pubblico decreto e a sue Sjìe-ie
fondarsi un monastero, in cui fervoro>e
vergini porgessero continue preghieie fi
Dio, e nella chiesa che propinqua dovea
fabbricarsi, si olfrissero quolidiani sagri-
fizi al vSignore per la libera7Ìone delie
sfesse anime sofferenti. Palesò la buona
verginei! ricevuto avviso, ma poco fu cre-
dula ;ed essa si rimise alla volontà di Pio.
Infanto alcuni anni dopo Ibraim sultano
de'turchi mandò a investir l'isola di Can-
dia con polente armata, e la religiosa ba-
dessa si senlì internamente eccitata a pro-
muovere la fondazione del monasleio.
Scrisse al senato tulio quanto, e per l'opi-
nione virtuosa che godeva, non solo tro-
vò ascollo, ma fu esaudita con ordinarsi
r erezione del monastero e della chiesa,
e la dotazione; e suor M." Benedella ne
fu destinata fondatrice e superiora. Ella
scelse I o religiose, 3 delle quali del mo-
nastero di Durano, ma prima che si get-
tassero i fondamenti passò a miglior vita,
come avca predetto. Erette poi e dolale
dalla pielà del senato le fabbriche nel se-
stiere di Castello, a sua i^tan7a Alessnu»
dro VI! a' 2 I novenjbre iGDy approvò
lo stabilimento col titolo di oìonaslero di
monache dell' ordine tiei Servi di Maria
della 2" riforma di Monte Senario, sotto
la regola di s. Agostino e l'invocazione di
s. Maria del Pianto, per l'abbadessa e i4
monache, con padronato perpetuo alla
repubblica di Vcnezia.Quindi a Ila defunta
fu sostituita per fondatrice suor M. Inno-
cenza Contarini, la quale con due altre
monache e le vergini secolari che ammise
al sagro abito, formò una comunità an-
gelica che riuscì di edificazione alla cit-
tà. Gettò la I." pietra ne'foudamenti del-
la chiesa nel 1647 '' patriarca Mnrosini,
e ne fu coniata per memoria una meda-
glia che trovo nello stesso Corner. Rap-
presenta la B. Vergine colla corona in ca-
po sostenuta da due Angeli, deploiaudo il
224 V E N
tlivin Figlio che gli è innanzi morfo.
]Vel rovescio è l' iscrizione ; Dcipnran
firgini A Plancia - Delnbritm - Ad
Mortuor. Aniinas - Sacerdotuni [Josliis
Firginurii - Precib. Expinndas - Sena-
iris l'oi'it Primo Q. In e loia pi de - Di-
ravit - Frane, violino Duce - Io. Fran.
Jllauroccno Pai. - mdcxlvii. Ridotta
la chiesa a perfetto compimento, oltre
il monastero, fu solennemente consa-
grala a' 7 maggio 1687, secondo il Cor-
ner, o a* g novembre, come leggo nello
Staio personale del Clero. Fu ornata
nel suo materiale di magnifici altari e
tlislirite pitture, ed arricchita de' corpi
eie' ss. P'austo e Giustina martiri, e.d' al-
tre insigni reli(iuie tratte da' cimiteri
l'omaui. Dipoi Benedetto XIV nel 1744
lo donò della reliquia di s. Stanislao
K-oslka gesuita, la cui festa a'i3 novem-
bre si cominciò in questa chiesa a cele-
brare con solennità. In questo monaste-
ro fiorirono sante monache, fra le qua-
li suor M, Angelica Confortinari ; e suor
3M. Clela Antonia de' conti Zinzendorf,
convertita dal luteranismo e vestita nel
1702 dal patriarca Badoaro, poi diven-
ne badessa, e fondò nel 17163 Monaco
di Baviera un monastero del suo ordi-
ne,e tornata in Venezia morì santamen-
te nel 1742. Per unità d'argomento ag-
giungerò col citalo libro Stalo persona-
le, che siccome la chiesa di s. Maria del
Pianto nel 18 io fu soppressa unitamen-
te al monastero annessovi delle religiose
Servite Eretnitane di s. Agostino nomi-
nate le Cappuccine j il monastero per
\\n tempo servì di collegio maschile, e la
chiesa venne ridotta a teatrino ad uso del
collegio stesso, finché il sacerdote d. Da-
niele Canal (canonico onorario di s. Mar-
co e cavaliere dell' ordine di Francesco
Giuseppe) avendola comprata, generosa-
mente la riedificò ed ornò con ogni in-
terno decoro, e fattala nuovamente con-
sagrare a' 28 agosto (sic) i85i, la ria-
prì al culto divino a' 2 1 settembre di
queir auuo, fondando nel contiguo mo-
V E N
nasfero 1' istituto educatorio del suo no-
me che fiorisce. Già WGiornale di lìoma
del i85i a p. 83o avea pubblicato colla
data di Venezia 3 settembre: Domenica
3 lagosto(sic) fu solennemenlecoiisa£;ra
ta da mg.' Federico marchese Maufrediui
vescovo di Famagosla, la chiesa di s.
Maria del Pianto, la cui funzione rese
più splendida la grande frequenza del
popolo. '» Questa chiesa, dalla pietà del
senato veneto innalzata per volo fin dal
1646 (sic) coir annessovi monastero, era
stata fin dal i8io soppressa, dipoi pro-
fanala, e quasi totalmente distrutta. Ac-
quistata col cenobio dal zelantissimo ve-
neto sacerdote Daniele nobile Canal nel
1842, air oggetto di riaprirla al culto,
e di collocare nel luogo le povere fan-
ciulle dell' istituto da lui eretto fin dal
1823, potè egli, dopo g anni d' incessan-
ti cure, ridurla al suo compimento, ed
a tal p(mto da poter giustamente gareg-
giare colie pii;i belle ed eleganti della no-
stra meravigliosa Veneyia. In effello,
gì' illustri viventi pittori Qnerena, San-
ti, Bernardo, l'esperto sacerdote Dal Lon-
go, e la virtuosissima giovane Anna M.
Marovich, abbellirono la chiesa, chi di
pitture ad olio, chi a fresco, chi di dili-
genti indorature ; e 1' artiere Gandon, e
tutti gli altri artefici, prestando 1' opera
loro, ebbero più in mira il decoro della
Casa di Dio, e il desiderio di aiutare il
pio sacerdote nella sua santa intrapresa,
che non il proprio iiiteres>.e. Questo tem-
pio, il quale, per lo sito remolo, lungi
da' rumori delle piazze, e per la vicina
veduta del placido soggiorno de' Impas-
sati, ispira u)aggiore raccoglimento e di-
vozione verso la Vergine Addolorata, e
induce a meditare sulla brevità della vi-
ta, sarà descritto da secolare, ma religio-
sa ed erudita penna; e ne verrà pubbli-
cata la descrizione nel 2 1 seltembie p. v,,
giorno destinalo alla riapertura solenne.
E frattanto noi non possiamo che tribu-
tare encomii al sacerdote Daniele Ca-
nal, il quale, non contento d'averne fat-
VEN
lo I' acquislo, e di avere profuso tlenaro
nel rìJuiiarlo alla pubblica uHìziatura,
Tulle ottenerne dulie competenti autori-
tà il giuspadronato ; e quindi assicurare
così, anche per li tempi avvenire, la sus-
sistenza di questo ediOziu e di questo
istituto, che tanto reca d' onore alla pie-
tà di lui, e di decoro alla città nostra".
A fine poi di dare perpetua durata a que-
sto slabilimeoto, lo stesso sacerdote Ca-
nal proprietario, ottenuto decreto dal-
l' Ecc. I. R. Ministero del Culto e della
Pubblica Istruzione, de'24 ottobre 1 802,
chiamò alla direzione del medesimo le
benemerite religiose Figlie del Sagro
Cuore, la casa principale delle quali, ca-
nonicamente eretta, esiste in Brescia, co-
me descrissi nel voi. LX p. 233, facendo
anco menzione del pio istituto fondato
dall'encomiato sacerdote. Questa congre-
gazione religiosa, accolte alcune ben in-
tese prescrizioni del detto Canal, entrò
in possesso si del locale, che della chiesa
a' 22 novembre i852, rimanendo ad o-
gni evento si l* uno, che l'altra, tutela-
ti dal patriarca prò tempore. Queste re-
ligiose attendono all' educazione di po-
vere fanciulle sì interne che esterne. N'è
rettore e direttore spirituale lo stesso mg.'
Daniel Canal fondatore dell' istituto e
patrono della chiesa. Vi sono il confes-
sore delle religiose e delle fanciulle in-
terne, il confessore delle fanciulle ester-
ne, il catechista, la superiora e direttri-
ce, 9 professe, 3 aspiranti, 2 novizie, 2
mandularie, oltre il sacerdote patrimo-
uialo addetto al servigio della chiesa. Ri-
porta il Giornale di Roma del 1 853 a
p. 5i4 in data di Venezia 3 giugno :
>j S. E. Rev. mg.' patriarca Mutli recava-
si ieri mattina al monastero delle figlie
del Sagro Cuore, non solo per fare la
pastorale sua visita all' annessavi chiesa
della Madonna del Pianto, ma per inau-
gurarvi altresì cogli auspicii della reli-
gione, le scuole di quell'istituto, che fu-
rono ieri anche aperte a benefizio delle
fanciulle esterne. S. A. I. Pi. il sereoissi-
VOL. xci.
VEN 225
me arciduca Ferdinando Massimiliano
SI compiacque d'intervenirvi. L'augusta
presenza del fratello di Cesare testimo-
niava solennemente i pii sensi del prin-
cipe, e r importanza che attribuisce al-
l' erezione di scuole, dove le fanciulle po-
vere acquistano salutari indirizzi di mo-
ralità, informano il loro spirito a' rudi-
menti del calcolo e delle lettere, s'impra-
tichiscono di lavori, che fruttano al loro
avvenire un pane sicuroe onorato. Il me-
rito d* istituzione così benefica risale al
sacerdote don Daniele Canal, che, immo-
latovi il suo ed invocato e ottenuto soc-
corso dalla pietà cittadina e dalla muni-
ficenza della Casa Imperiale, ridusse og-
gidì il monastero delle figlie del Sagro
Cuore ad un grado di perfezione, da o-
norarsene e avvantaggiarsene la patria".
69. Carmelitani dell' antica osservan-
za di s. 31 aria Assunta, volgarmente i
Carmini j^ Carmelitani Scalzi di s. Ma-
ria inNazareth.Dìrò prima de'calzati non
più esistenti, e poi degli scalzi esistenti.
Fr. Francesco Mondini carmelitano nel
suo libretto: Carmelo il favorito, scrisse:
Che al tempo in cui il doge Domenico
Michiel guerreggiava fortunatamente iti
Tiro e io Palestina, siano stati tradotti i
carmelitani in Venezia da Giovanni Zau'
carolo neh 12 5, mentre faceva dalla Tra-
cia tragitto, e in un angusto tempio e ro-
mitaggio collocati. Però il Corner dichia-
ra ignorare con qual fondamento abbia
potuto asserirlo; ed essere più probabile
l'opinione, che i carmelitani ponessero se-
de in Venezia verso il fine del secolo XI II,
giacché da autentica carta dell'archivio
dis. Margherita apparisce, essersi i carme-
litani nel 1 286 obbligati a consegnare al-
la chiesa parrocchiale di s. Margherita
tutte e intere l'oblazioni ch'essi ricavar
potessero nel giorno festivo, e inoltre con-
tribuire al pievano e a'chierici della stes-
sa due libbre di cera; e quest'obbligo del
convento confermò poi neli320 fr. Gio-
vanni della Rocca vicario generale del-
l'ordine, il quale dichiarò essersi ciò sla-
i5
226 YEN
l)ililo per la concessione datagli dì fab-
bricare la chiesa di s. Maria de' Carmi-
ni di Venezia nel sestiere di Dorsodu-
IO. Promisero poi i frali nel 1288, che
se riuscisse loro d* aver un cìmiterio li-
I)ero per le sepolture, contribuirebbe-
ro alla chiesa di s. Margherita la me-
tà de' proventi e delle limosine, che ia
grazia delle sepolture si potessero ricava-
re. Eretta dunque la chiesa e dedicata a
Maria Vergine sotto il titolo della di lei
gloriosa Assunzione, fu decorata nel 1 290
d'indulgenze a chi la visitasse indetermi-
nati giorni da Nicolò IV, e poi a'6 aprile
1348 venne consagrata da fr. Marco Mo-
rello vescovo Douiocese e già priore del
convento,assislito da 6 altri vescovi. L'an-
niversario della dedicazione si celebra la
domenica fra l'S.' dell' Assunzione, Pas-
sati pochi anni dalla fondazione della chie- .
sa, fu in essa stabilita in onore di s. Ma-
ria del Carmelo una divota compagnia
di femmine vestite del sagro abitino o
scapolare del Carmine, le quali da fr. Ge-
rardo priore generale dell'ordine furono
neli3oo ammesse io perpetuo alla par-
tecipazione delle pie opere, che ovunque
si facessero nell' ordine carmelitano. Da
tal pia radunanza è fama che avesse ori-
gine in Venezia l'istituto delle terziarie
carmelitane, volgarmente Pizzochcre dei
Carmini, le quali anticamente solevano
\ivere separatamente nelle loro case pri-
vate, e poi si ritirarono nel 1498 a vivere
unite in una casa detta s. Diaria della
Speranza , donata loro dal pio Luigi
Vielmo.Allra confraternita dell'uno e l'al-
tro sesso sotto la prolezione dellaMadonna
del Carminefu poi eretta nel i 594, la qua-
le in breve divenne tanto numerosa e ric-
ca di rendite, che oltre l'aver niaguifica-
inente eretto e adornato nella chiesa l'al-
tare dedicalo a s. Maria del Carmine, al-
zò ancora dirimpetto al fianco della chie-
sa un sontuoso edificio per esercitarvi le
sue divole pratiche. Molte e insigni reli-
quie si collocarono in questa chiesa, fra le
quali principalaiente sono queste. La te-
V EN
stadi s. Uldarico vescovo; quella d'una
compagna di s. Orsola; una coscia di s.
Eliseo profeta proveniente nel iSaSdal
priorato di s. Lorenzo in Cesarea di Ra-
venna, in cui dicesi riposare l'inlero cor-
po; un osso insigne di S.Simone Slock car-
melitano, tratto nel 162 i da Bordeaux,
dal veneto fr. Gregorio Canal priore ge-
nerale dell'ordine. Inoltre in questo con-
vento nel 1 524 si celebrò il capitolo gene-
rale, in cui fr. Nicolò Audel fu eletto prio-
re generale, eper ordinedi Clement« VII
vi si stabilirono costituzioni per la rifor-
ma universale dell'ordine carmelitano. Il
Corner riporta un bel numero di carme-
litani calzati fioriti in questo convento e-
levali all'episcopato e al supremo magi-
stero dell'ordine. La chiesa fu ufTiziala si-
no alla generale soppressione da' carme-
litani calzati dell'antica osservanza, e
con decreto patriarcale de' 28 ottobre
1810 fu dichiarata parrocchia sotto la
decania di s. Maria del Rosario; lo è tut-
tora con 3919 aninie, ed ha per succur-
sale la chiesa di s. Barnaba apostolo, di
cui parlai nel n. &% del § Vili delle par-
rocchie.Nel suo limile parrocchiale è l'ora-
torio non sagramenlale di s. Lodovico IX
re di Francia , che serve per un ospizio
di poveri ricovrati , oon suo cappellano.
Quando s. Maria del Carmine fu eretta
in parrocchia, vi fu trasferito il clero del-
la chiesa parrocchiale di s. Margherita,
per essere stala soppressa. La chiesa di
s. Maria del Carmine è una delle mag-
giori della città , architettata nel secolo
XIV, con facciala senq)liceepovta ionica,
fregiata di n)olte belle e rare pitture. Nel-
r altare una volla a fianco della porta,
ora trasportalo presso la porla della sa-
grestia, la Circoncisione del Signore é
di Jacopo Tinloretto, il quale volle con-
tralfare lo Schiavone : la cosa gli riuscì,
se pure quella figura di donna non lo
tradisce, dice il Meschini. La Nfiscila del
Signore nel 3. "aliare, è opera scella del
Cima. Nell'altro magnifico aliare è ope-
ra di vigore, di Pace Pace, la tavola con
VEN
Maria del Carmine, i quadrelli ne'diie
organi sono dello Scliiavone ne'parapel-
li, di Marco Vicenlino al di sotto. Nel pe-
nultimo altare all' altia parte, la tavola
di s. Nicolò e Santi è opera bellissima
del Lotto. i\ell' ultimo aliare è bell'o-
pera del Liberi il s. Alberto. Il gran
quadro con s. Liberale che fa assolvere
due condatmali, è opera del Varoltari
dello il Padovanino, pienissitna di pregi.
In quesla chiesa riposano molti della fa-
miglia Foscarini, quanto illustre per la
sua patria, allreltanlo divenula per essa
infelice, come si esprime 1' illustre pro-
fessor di scultura V. Gajassi, Album di
Roma, t. 24> P- 293. Inoltre aggiunge :
i grandiosi monumenti de'Foscarini con-
servano ancora i simulacri de'senatori e
dogi di questa prosapia, che ressero in
vari lempi la potenza della regina de'
mari. Il loro palazzo, unito da un ponte
al campo del Carmine, fu bersaglio de'
secoli e della fortuna. E da leggersi l'i-
scrizione posta sul campanile della chie-
sa, la quale attesta come essendosi que-
sla gran mole inclinata venne drizzala per
opera di Giuseppe Sardi nel 1688. La
vicina e simin)entovala scuola del Car-
mine è di buona arcbìlettura, alquanto
pesante. Il soffino della sala superiore è
del più bello e più purgalo stile del Tie-
poletlo, con Virtù , Angeli e il carmeli-
tano s. Simone Stock. Altre notizie della
medesima, siccome esistente, le dico nel
§ XI II, n. y. — Ed eccomi a parlare del
1' esistente convento e della chiesa de'
Cariiii'lilani scalzi di s. Maria in Na-
zareth, volgarmente gli Scalzi. L' illu-
stre istituto omonimo della riforma car-
melitana, fondalo dalla serafica vergine
s. Teresa nelle Spagne, pose la sua pri-
miera stazione in Venezia nel i633, in
cui fr. Agatangelo di Gesù e Maria, uo-
mo d'esemplare austerità e zelo aposto-
lico, essendo delìiiilore generale dell'or-
dine, avendo ollenula a'6 maggio facoltà
dal senato di piantarvi l'ordine suo de-
gli «calzi iu un ospìzio, si ritirò a vivere
V E N 227
con un compagno dentro una piccola ca-
sa presa in adilto nella parrocchia di s.
Canziano nel sestiere di Cannaregio. Qui-
vi colla santità del loro vivere e colla soa»
vita di loroconversazione,avendosi acqui-
stalo l'amore universale, per avere mag-
gior comodo d'attendere alla salute del-
l'anime, nel i635si trasferirono in una
abitazione più capace nell'isola della Giu-
decca. Vi dimorarono circa un anno, fin-
ché il senato a'6 settembre 1 636 loro per-
mise fabbricare un convento. Per atten-
derne l'occasione, passarono intanto nel-
l'antica badia di s. Gregorio, anche lu-
singati di poterla conseguire , il che non
riuscì per l'esorbitante prezzo che si esi-
geva. Laonde nel 1649 comprarono nel-
l'anzidetto sestiere uno spazioso fondo nel-
la parrocchia di s. Lucia; e ciò bastò per-
chè molti generosi di voli accorressero eoa
oderle a promuover la fabbrica, per cui
nell'islesso anno si potè erigere un'angu-
sta chiesa, benedetta dal patriarca Mo-
rosini col titolo di s. Maria, di Naza-
reth, per un'antica immagine della C.
Vergine ivi collocata. Questa si venerava
fin da* primordii del secolo XV nell' iso-
la di s. Maria di Nazareth, ora chia-
mata Lazzaretto Vecchio, di cui nel §
XVIII, n. 7, ove ne sorge la chiesa col
medesimo nome, abitato allora da' frati
eremitani di s. Agostino; tua avendo que-
sti dovuto cedere il luogo al raccoglimen-
to degl'infetti da morbo contagioso , nel
partire la portarono con loro e l'olfrirono
in dono alle monache di s. Anna. Queste
poi, acciò fosse con più religioso culto ve-
nerata,la consegnarono a'carmelitani scal-
zi, i quali ne fecero il titolo di loro chiesa.
In sesuilo concorrendo con mirabile af-
o
fluenza l'elemosine de' fedeli , perchè a
maggior divino onore e proporzionato al-
la frequenza del popolo s'itmalzasse un
tempio più magnifico, se ne giltarono i
fondamenti e si vide giunto alla perfezio-
ne che s'ammira neh 680, con architet-
ture del Longhena. Dipoi se n'accrebbe
la sontuosità per l'esterior facciata di
o.iS V E N
marmo sceltissimo di Carrara con gravis-
simo dispendio del pio patrizio veneto
Girolamo Gavazza, e disegno di Giuseppe
Sardi, con due ordini corintio e compo-
sito. A spirituale compimento dell'eccle-
siastico edilìzio, la consagrò l'i i ottobre
I yoS il vescovo d'Ospo o Aspe fr. Elia da
s. Alberto carmelitano scalzo. Inoltre fu
arricchita di nobilissime reliquie da mol-
li divoti, imperocché Andrea Lumaga pio
mercante, dopo aver somministrato gros-
sa somma per la fabbrica, ed assegnata al-
tra per l'erezione d'un nobile altare di scel-
li marmi, dedicato a Gesù Crocefisso, of-
frì l'inestimnbile dono dell' intera punta
d' un ss. Chiodo (questa reliquia si tie-
ne dubbiosa), una ragguardevole porzio-
ne della ss. Croce, e una ss. Spina, pre-
ziosissima più che altra mai, perchè re-
ca aggruppalo un capello del divin Re-
dentore. Decorosamente vi furono col-
locali un dente della s. Madre Teresa,
una sua lettera originale, un dente e un
pezzo di carne di s. Giovanni della Cro-
ce, eh' ebbe tanta parte nella fondazio-
ne degli scalzi, ed un pezzo d'osso del do-
ge s. Pietro Orseolo donato dal doge
Iluzzini, il quale volle esser tumulato a'
pie dell'altare di s. Teresa. I carmelita-
ni scalzi abitarono il convento e uffìziaro-
nola chiesa sinoali 8 io,lagrimevole epo-
ca della generale soppressione; in cui la
chiesa fu dichiarala oratorio sussidiario
della parrocchia di s. Geremia, e a/llda-
ta ad un rettore, ed il convento fu in
parte demolito. Dipoi i carmelitani scal-
zi riebbero la chiesa e vi aprirono un
contiguo ospizio, a ciò autorizzali dalla
sovrana risoluzione de' 5 maggio 1840,
quindi comprate l'adiacenti case, ed ora
anche la parie rimasta incolume dell'an-
tico cenobio,vi stabilirono un formalecon-
vento, per l'altra sovrana risoluzione del-
l'i I gennaio i852. Neil' esterno e massi-
nìe nell'interno ornalissimo del tempio,
tutta la materia n'è ricca, pure vi rimane
vinta dal lavoro, presentando magnifici
marmorei altari, pitture e dorature di
VEiV
molto pregio, parie sui disegni di fr. Giu-
seppe Pozzo carmelitano scalzo, che 1' a-
dornò sul gusto alquanto capriccioso del
celebre fratello, quel genio cioè di fratel
Andrea Pozzi gesuita gran prospettico,ma
che seguì Io siile baiocco del suo depra-
vato tempo. Vi sono ancora staluee scul-
ture del Baldi e del Torretli. Tiepoletto,
che giovine vi avea dipinto i solìilli della
cappella del Cristo e di s. Teresa, maturo
vi dipinse nel grande ricco soflilto il Tra-
sporto della s. Casa da Nazareth a Lore-
to. Dietro al maggior altare vi è un' im-
magine di Maria Vergine , graziosissiuio
dipinto di Gio. Bellino, e sull'altare l'im-
magine provenieule dal Lazzaretto, di-
pinta da CarloCrivelli.il quadro colia B.
Vergine nell'alto e vari Santi al piano, è
vaga opera del Desubleo-. l'altro opposto
con s. Teresa ferita dall'Angelo, è del Cai-
ro, opera veramente d'effetto. La mezza-
luna sull'organo con s. Teresa coronata
da Gesù, è del Lazzarini. Minacciante
rovina la grandiosa facciata, venne dal
governo con ingente dispendio riparata
in questi ultimi anni 1 854-58.
70. Teresiane carmelitane dì s. Te-
resa, e Orfanotrofio femminile in s. Te-
resa, volgarmente le Terese. Nella fonda-
zione di questo monastero, dimostrò Dio
uno di que'prodigi di sua grazia, eh' egli
nello scegliere persone deboli ad opere
grandi fa comparire di quando iu quan-
do, a nostro ammaeslramenlo, per fare a-
dorare la sua immensa potenza, e benedi-
re l'inesauribile sua bontà. Ebbe questo
la sua origine da una pia vergine vene-
ziana, che quanto povera di foitune ter-
rene, altrettanto doviziosa di virtù, potè
colla divina assistenza iu Venezia, Vero-
na, Vicenza e Padova piantar 4 iHustii
monasteri d'osservantissime monache car-
melitane. Nacqueella nel 1623 da'pii Lo-
dovico Ferazzo e Maddalena Poli, che
le imposero il nome di Maria e educa-
rono con diligenza, finché rapili dalla
peste neli63o, restò l'orfanella in custo-
dia del zio, che tosto anch'esso fu iuvo-
YEN
|,ito (lai violento morbo. Un virtuoso vi-
lino la raccolse in casa e ne curò la cri-
sliana educazione, ond'ella si gettò nelle
braccia della divina provvidenza e fu pie-
namente esaudita nella fiducia. Cresciuta
coll'età nelle virtù esternò vocazione reli-
giosa, onde fr. Bonaventura Pinzoni car-
melitano la collocò a sue spese in casa del-
la di vola Modesta Salandi con altre ver-
gini, tra le quali si distinse e si fece riguar-
dare qual maestra. Intanto la divina gra-
zia le ispirò la fondazione d' un mona-
stero di vergini carmelitane, in ciò ani-
mata dal carmelitano suo protettore , e
i4 vergini si mostrarono pronte di se*
giiirla. Neli64'J' 01647 Maria implorò e
ollennedaila p(d)blica autorità il permes-
so d'acquistar un fondo per innalzarvi
monastero e chiesa, e subilo fu soccorsa
dalia pia liberalità de'fedelicon tanta ab-
bondanza di iimosioe, che in breve potè
comprare il fondo e fabbricarvi sopra un
capace monastero con assai decorosa chie-
sa (lo Sialo personale dice che il luogo
era già appartenuto a'riforma ti di «.Fran-
cesco). Questa sotto l'invocazione della
serafica vergine s. Teresa, fu decorata dal
vicegerente di Roma Vitlricio vescovo
d'Alatri co'corpi de'ss. Giocondo, Quiri-
no, Quintino, Valerio, Flora e Perpetua
martiri, rinvenuti nelle romane cata-
combe; non che con quelli di s. Anna
toartìre e d'un s. Fanciullo martire, ol-
tre notabile porzione de'corpi de'ss. Cas-
sìano, Giulia e Massima martiri, estrulli
dal romano cimiterio di s. Calepodio. In-
oltre Dio mosse il cuore a molti ricchi di
dotare il sagro luogo di rendite per 4»
religiose. Per la sua durevole esistenza, la
saggia fondatrice l'ofFn in padronato al
senato, il quale accettandolo, decretò nel
164^) che dovesse il doge colla signoria
porlarsi ogni anno a visitar la chiesa nel-
la fesla di s. Teresa, giorno poi cambia-
to a' 16 luglio per quella di s. Maria del
Carmine. La clausura fu risoluta a' 3o
marzo 1667 da Alessandro VII, a mezzo
del nunzio di Venezia Stefano Brancacci
YEN 339
arcivescovo d' Adrianopoli^ poi cardina-
le, il prelato a' i^ luglio lo costituì iu
monastero di monache dell'ordine della
B. Maria di Monte Carmelo, sotto lo spi-
rituale governo de' carmelitani dell'anti-
ca osservanza; ed allora la fondatrice as-
sunse il nome di suor M." Angela Ven-
tura, e nelle mani del nunzio (ece la pro-
fessione con altre 36 vergini. La clausu-
ra però l'elFetluò nel 1668, d'ordine di
Clemente IX, Daniele Delfino arcivesco-
vodi Filadelfia. Passò poi la virtuosa fon-
datrice a istituire gli altri 3 monasteri
dì carmelitani sunnominati, e tornata a
Venezia con preziosa morte finì i suoi gior-
ni nel 1 688. Soppresse le Terese nel 1 8 1 o,
il monastero già da loro ingrandito, col-
la chiesa fu riaperto nel 18 r r, e destina-
to ad uso d'orfanotrofio femminile, che
accoglie e mantiene 224 orfanelle della
misera classe della popolazione, le quali
vengono istruite nella religione, nello stu-
dio e ne' vari lavori muliebri. Ha il retto-
re e confessore, eia priora. La chiesa del-
le Terese, ricca e bella, fu modellata dal
Cominelli , ed ha pregevoli pitture. Le
sante Orsola e Maddalena nel i.** altare
è opera del Ruschi : nel 2.° Maria Ver-
gine e due Santi è dello stesso : nel 3." s.
Michele eSanli è del p. Massimo da Ve-
rona. Nel magnifico altare maggiore è
dei Renieri la s. Teresa con un ritratto.
iNeli'altra parte , il Buon Pastore, nel i.°
altare, è di artista vivente : nel 1° Maria
del Carmine è deli' opere migliori del
graziosissiuio Renieri : nell'ultimo il Cri-
sto in croce è del Langelli.
7 I . Domenicane di s. Maria del Ro'
sario delterz'ordine.W b. TouìmasoCaf-
farelli sanese domenicano, in Venezia
ammise molti uomini e molte donne a
professare la primitiva istituzione di s.
Domenico del suo terz'ordine della Pe-
nitenza, fra le quali la b. Maria Storio-
ni veneziana, di cui scrisse la vita lo stes-
so b. Tommaso^ riferita dal Corner, mo-
dello d'orazione e di penitenza, volata al
cÌL'iu nel 1 399 e deposta nella chiesa del-
23o VEN
le monache del Corpus Domini. Di que-
sto lerz' ordine d' ambo i sessi, anche
coniugi, perseverarono nell'osservanza al-
quante donne, prima vivendo separala-
mente nelle loro case paterne, e poi per
maggior decoro dell'oniine e più como-
do di loro pie esercitazioni , unendosi
raccolte in due separale case, l'una nella
parrocchia de'ss. Apostoli, e l'altra situa-
ta non mollo lungi dalla chiesa parroc-
chiale di s. Martino nel sestiere di Castel-
lo. Quividunque congregale vivevano se-
condo le loro costituzioni e privilegi pon-
tificii, che furono riconosciuti nel i4o6
dal patriarca di Grado Giovanni Zaiu-
boUij e di quelli ancora nel i ^'j5 conces-
si da Sisto IV, alla congregazione delle
sorelle beghine o bizocare, che coll'abito
de'domenicani servivano alSignore inVe-
nezia. Ma reggendo tali due case «otto
un capo solo , spesso avvenivano litigi
nell'elezione della superiora, perciò il
provinciale fr. bernardino Goselitii nel
iDi6 pensò di volere in un' abilazione
riunire le due fìimiglie. l^erciò ottenne
che il minor numero delle sorelle dimo-
janti nella parrocchia de'ss. Apostoli, si
trasferissero nella casa più spaziosa di
quelle presso s. Martino. Così unite vi-
vendo, riuscendo loro incoiììodo nelle fe-
ste portarsi alla lontana chiesa de'ss. Gio.
e Paolo, nel 1649 ottennero dal patriar-
ca Morosini l'erezione d' un pubblico o-
ratorio per farvi celebrare la quotidiana
n)essa e comuniiarsi , tranne il tempo
pasquale di ricevere la ss. Eucaristia nel-
la parrocchia. Dopo di che, le suore si ri-
dussero a stato di pei fetta comunità, sta-
bilendo di non ammettere tra loro che
vergini d'anni 18. All'oratorio furono poi
accordale più eslese prerogative, e ridot-
tolo a chiesa sotto l'invocazione di s. Ma-
lìa del Rosario, l'oiTrirono al doge e se-
nato in padronato, e così le monache do-
menicane terziarie fui ono unite alla ba-
silica di s. Marco , ed ammesse alla par-
tecipazione di sue prerogative. Nel 1672
da questo monusletù uàcirono due leli-
V
VEN
giose veneziane d'esimia virtù, per esser
compagne di suor M." Domenica nella
fondazione del monastero delle monache
del terz' ordine di s. Domenico in Cone-
gliano, cioè suor Maria Pisenti morta poi
in Venezia, e suor M.^ Geneuna Easso,
che poi fondò i monasteri di Monte Fio-
re, Monleloro, e Macerata ove si riposò
nel Signore. Il monastero delle terziarie
domenicane, colla loro chiesa in Vene-
zìa, perirono nella soppressione coU'altre
con)unilà religiose.
72. Seri'ìte di s. Maria del Pianto,
oggi di Gesìi- Maria-Giuseppe: ne parlai
nel n. 68 di questo argomento.
7 3. Filippini o congregazione dell'O-
ratorio di s. Maria della Consolazione^
volgarmente la Fava. Fu studio parti-
colare della civile e ricca famiglia A ma-
di, il procurare l'aumento del cullo alla
Madre di Dio,con esporne l'immagini nel-
le pubbliche vie, una delle quali die' o-
rigine alla magnifica chiesa de' Miracoli
ove si venera, e descritta nel n. 53 di que-
sto §, onde eccitare i passeggeri a ono-
rarle. La D. Vergine mostrò gradirlo,
anco mediante la sua immagine adìssa
nel sestiere di Castello non lungi dalla
casa degli Amadi nella parrocchia di s.
Leone, pe'prodigi operati. Divulgatasene
la fama,neli48o il patriarca Girardi le-
galmente li fece verificare, per cui accre-
sciutasi la divozione del popolo. Luigi A-
madi e il nipote Angelo implorarono dal
medesimo patriarca l'erezione d' un ora*
torio per collocarvi decentemente la ss.
Immagine, e di n)anlcnervi due cappel-
lani per t'uflizìalura, esenti dalla giuris-
dizione parrocchiale. Il prelato 1' esaudì
a' IO novembre 1480, e dichiarò perpetui
procuratori della cappella i discendenti
della famiglia Amadi. Colle limosine de'
fedeli si agevolò la fabbrica della cappel-
la, non mollo grande, ma ben ornata, e
dui vicino ponte della Fava si denomi-
nò la chiesa della Madonna della Fa-
i'a, in cui fu trasportata e decorosamente
ripostala luiracolosa immagine. Dipoi gli
VEN
Amadi lìnunziarono al carico dì procu-
ratori ilella cappella , consegnandone le
cliìavi al patriarca Conlarini. Il che sa-
putosi dalla signoria, iikI i 5 i 5 eccitò lo
zelo di quel pastore a soilecilaiiiente de-
putare idonei procuratori al governo e
custodia della ca{>pelia e di sue cose, e
vi corrispose pronta aienle con preporvi
3 nobdi e i cilladini, riservando a'patriar-
clii le sostituzioni. Per la diligenza de'
nuovi procuratori il cullo e la divozione
pei* la s<. hnuiagine si aumentò, per cui
nel 1 572 il patriarca Trevisan concesse di
conservarsi nel tabernacolo \a. ss. Euca-
ristia per sola adorazione, ed egli stesso
ve la ripose a'2 loglio. Di più auloiizzò
Giulio Supercliio vescovo di Caorle , di
coiisagrare la cappella a' 12 maggio iSyS
in onore di s. lilaria della Consolazio-
ne e sotto il titolo della sua Fisilazione
as. Elisabelln. Altro nuovo eccitamen-
to alla pietà de'fedeli verso questa chie-
sa, lo die'Gregorio XV nel 1621 dichia-
randone l'altare privilegiato, e nel 1622
concesse indulgenza plenaria a chi la vi-
sitasse nella festa della Visitazione. Intan-
to continuarono ad uHiziar la chiesa i
cappellani nominati da'procuratori, l'ul-
timo de'quali fu il pii$si(no e benemeri-
to Ermanno SlroiHi. Assegnatogli a coa-
diutore Pietro Armanno, questi pure at-
tese con fervore al decuro delia chiesa,
ed anche al bene spirituale de'fedeli, coa-
diuvalo dal senatore e poi ottimo sacer-
dote Agostino Nani, e da Gio. Ballista
Bcdelti dalla provvidenza condolloa Ve-
nezia dal ca^tello di s. Marino per l'adem-
pimento de'suoì disegni. Questi 3 esem-
plari preti raccolti in una casa con con-
corde volontà determinarono d'introdur-
re in Venezia il soave e utile istituto di
sacerdoti secolari senza voti AeW Oratorio
fondato da s. Filippo Neri. 11 senato lo
permise a* 1 o giugno 1662, e il patriarca
Morosini fece altrettanto pel decoro che
ne proveniva alla città e il vantaggio al
suo gregge. Tutto poi approvò Clemen-
te X a'21 novembre 1674, concedendo
VEN 23i
alla nuova congregazione molti privilegi,
ma soggetta a'patriarchi veneti. Ormai
la chiesa e la casa erano anguste alla
frecjuenza de'fedeli e agli abitatori filip-
pini, onde questi nel 1701 si proposero
a(npliarle. Cominciarono dalla chiesa ,
a'cui fondamenti pose lai.' pietra bene-
detta a'5 agosto I 7o5 il patriarca Badoa-
ro; e dopo un decennio potè celebrarvi
lai.^ messa Domenico Sonzonio filippino
r I I dicembre ( 7 1 5, e poscia fu atterra-
ta l'antica cappella per rendere più spa-
ziosa la piazza. In appresso fu adornata
di ben intesi altari e di grandioso taber>
nacolo formato di preziosi marmi; altro
decoro più insigne essendone le ss. Reli-
quie o che già possedeva o che accjuistò
poi, cioè: due frammenti «Iella ss. Croce;
alquanti capelli della B. Vergine; un pie-
de incorrotto di s. Mainante inartu'e. Ta-
li sagri tesori portati a Venezia da Can-
dia nella perdita di cpiesta città dal do-
ge Francesco Morosini, già capitano ge-
nerale di quell'infelice regno, donati al-
la pia sua cognata Regina Giustiniani, da
essa nel 1690 passarono in questa chiesa,
a cui lo stesso doge nel 1693 olhì una ss.
Spina tratta ptue da Candia. Il patriar-
ca Foscari consagrò la chiesa ili." aprile
1753, la quale venne ulìiziala fino alla
disgraziata soppressionegeneraledel 18 io
da'filippini in essa compresi, rimanendo
per altro aperta come oratorio sussidia-
rio della parrocchia di s. Maria For-
uìosa. La riebbero poi i filippini, (pian-
do forono ripristinati in Venezia colta so-
vrana risoluzione de'23 settembre 1820.
JNella casa sono il prepositoe altri 1 1 fi-
lippini, e nella chiesa sono ascritti quali
mansionari 5 sacerdoti. Possiede la chie-
sa bei dipinti moderni, di Piazzetta, Ci-
gnaroli, Amigoni, Laz/.arini, ec, ed a'cui
uffizi, dice il Moschini, attendono i bene-
meriti preti dell'oratorio, modello del mo-
do che vorrebbe tenersi ogni chiesa.
74- Cappuccine di s. Antonio di Ca-
stello. Era molto tempo che Francesco
Veudramìao,senalore di gran nome nella
232 VEN
repubblica, andava medilando d'istituire
in Venezia un benefico collegio dove fos-
sero educate alla pietà e ne'coslutui don-
zelle patrizie di ristrette fortune; allorché
a compiere l'ideata intrapresa giunse nel-
la gran città la piissima vergine suor Lu-
cia Ferrari da Reggio, chea simile ogget-
to aveagià fondati in Guastalla, Mantova
e Treviso eguali collegi solto la direzio-
ne delle cappuccine, il cui serafico istitu-
to era da lei professalo. Non era ignota
a Venezia suor Lucia più volle alloggia-
ta da'nobili Bressa. Conferiti a lei i suoi
pensieri il Vendramino.e conosciute adal-
tatissime alla sua bella idea le costituzio-
ni da essa forniate pe'suoi collegi , co-
minciò le pratiche pe' convenienti per-
messi. Questi ottenuti dal Veudramino,
collocò nell'ampio palazzo acquistalo nel
sestiere di Castello per la fondazione suor
Lucia, suor Paola Malalesta sua degna
compagna e altra religiosa , ed ivi nel
1668 si apri il collegio, luogo altra vol-
ta servito per l'alloggio de'cospicui perso-
naggi ohe reca vansi a Venezia. Si compo-
se allora lo stabilimento di 5 monache e
altretlanteeducande, alle<jualiil patriar-
ca Morosini concesse l'oratorio piivato
per la quotidiana celebrazione della mes-
sa. 1 principii furono non felici per la po-
dagra che per molli mesi afflisse il fonda-
tore, ma guarito assegnò rendile pel man-
tenimento di 9 monache e i5 educande, a
ciascuna di quest'ultime assegnando 1000
ducati in dote per lo stalo che volessero e-
leggersi. Nel 1 672 passato a miglior vita il
benefattore Vendramino,suor Lucia fab-
bricò ben disposta chiesetta sotto l'invo-
cazione di s. Antonio, in cui nel 1675 ce-
lebrò la 1/ messa il patriarca Morosini.
Morta l'istitulrice, le monache cappucci-
ne del veneto collegio elessero badessa
suor Paola Malalesta, che nel 1702 ot-
tenne da Clemente XI di professare i vo-
ti solenni, colla partecipazione delle gra-
zie e privilegi dalla s. Sede concessi alle
monache francescane, riposando nel Si-
gnore nel 1 709. Anche queste religiose e
VEN
qiiest'islitulo perirono nella soppressione
generale.
75. Gìrolamini di Fiesole eremiti^
e Cappuccine di s. Maria delle Gra-
zie nell'isola del suo nome. F. § X.V11I,
n. 3.
76. Cisterciensi della Madonna del-
l'Orlo j ne parlai nel n. 38, e non più e-
sistono.
77. Eremi te Agostiniane scalze, di
Gc.<,ìi-3f aria- Giuseppe, nel n. 20 del §
XII ne terrò proposilo.
78. Ben/rateili di s. Servolo, nell'i-
sola omonima. F. § XV IH, n. io.
79. Mechitaristi nell'isola di s. Laz-
zaro degli Armeni. V, § XVIII, n. 9.
§ XF. Clero regolare e Corporazioni re-
ligiose de' due sessi, cioè: yenlidue
Comunità religiose regolari. Tre Co-
munità religiose secolari. Quattro
Comunità religiose fuori di J^eiic-
zia. Loro chiese, monasteri e conven-
ti, ed istituzioni benefiche.
Nel precedente § X ragionando delle
corporazioni religiose, regolai i e secola-
ri (le'due sessi, delle loro chiese, conventi
e monasteri, riportai le soppresse, e buon
numero delle ripristinate, le quali in que-
sto § soltanto richiamerò co' §§ e numeri
in cui le descrissi, e per le allre o ripri-
stinate o introdotte dopo la soppressione,
procederò collo Stato personale del Cle-
ro, coi Corner, col Moschini e con altri,
onde conoscersi tulle insieme riunite le
attuali corporazioni esistenti.
Comunità religiose regolari
di ì^enezia.
1 . Minori Cappuccini al ss. Redento-
re. F. § X, n. 60.
2. Minori Osservanti in s. Francesco
della Figna. F. § X, n. 27.
3. Minori Conventuali in s. Tomma-
so. F. § Vili, n. DI.
4. Carmelitani scalzi in s. Maria in
Nazareth. F.§ X, n. 69.
5. Domenicani dell' osservanza già
VEN
a s. Lorenzo, ed ora Domenicani de ss.
Gio. e Paolo. /'. § X, n. 4 e 19.
6. Gesuiti a s. Maria Assunta. F. §
VlII.n. 72,e§ XVIII, n.io.
7. Benedettini Cassinesi a s. Giorgio
Maggiore. FI § XVIII, n. r.
8. Somaschi di s. Maria della Fisi-
(azione. V. § X, 0. 4^1 e § XII, n. 18.
9. Salesiane a s. Giuseppe. V. § X,
n.56.
10. Figlie della Carila dette Canos-
siane a s. Lodovico. V. § X, n. 4 ' •
I I . Cappuccine Concette agli Ognis-
santi. V. § X, n. 49-
12. Eremi tane Servile al Gesìi-Ma'
ri a- Giuseppe. V . § X, n. 68.
I 3. Cappuccine Clarisse a s. Maria
Madre del Redentore. F. § X, n. 66.
i^.Suoredi s. Dorotea,pie%io S.An-
drea Apostolo de Zirada, di cui nel § X, n.
Sy. Nel § Vili, n. 44> celebrai la divozio-
ne singolare de'veneziani verso s. Dorolea
vergine e martire, parlando della chiesa
de'ss. Siinoue e Giuda, per ivi venerarsi
un'insigne reliquia della santa; e ricordai
r artìcolo della pia opera e suore di s,
Dorotea, che prima di stampare feci ap-
provare qui in Pioma da uno degl'illuslri
l'i atelli fondatori. Dice lo Stalo persona-
le. Le suore di s. Dorotea fmono auto-
rizzate a stabilirsi in Venezia, presso s. An-
drea deZirada,con sovrana risoluzione de'
I 5 gennaio 1840 (sebbene la pia òpera
nelle parrocchie di Venezia era stata già
introdotta nel iSSa). Attendono all' edu-
cazione della gioventù specialmente po-
vera, e tengono anche fiinciulle a convit-
to, formando una casa centrale, da cui ne
dipendono beni 5 altre in e fuori di que-
sti stati. L'istituto centrale delle suore di
s. Dorotea in Venezia, eretto nel 1 84o e
ristauratonel i85 1, nella calle de'Testori
ih panni di seta in Venezia, ora si compo-
ne dt^l superiore spirituale, del confessore,
del cappellano, della superiora, della mae-
stra di novizie, di 18 altre suore maestre,
d'ima suora conversa, di 6 novizie mae-
stre, di 2 noviziecouverse, di Sprobaude.
V E it 2^'^
Quesl'isfitnfo, anche in Venezia, ha per
iscopo la coltivazione delle giovanette, in
particolare di quelle che sono più abban-
donate; e ciò con l'aiuto di pie donne e gio-
vani, che senza uscire drtlle proprie fami-
gliesi prestanoin unioneallesuore, adem-
piendo spontaneamente il precetto della
dilezione e della correzione fraterna. Si
uniscono perciò una volta il niese nelle va-
rie sagrestie delle proprie parrocchie, di
consenso e sotto la sorveglianza del rispet-
tivo parroco, per animarsi reciprocamen-
te ad un tanto bene. Delle quali adunan-
ze è sempre preside un sacerdote, il quale
vi aggiunge le sue autorevoli ed ellicaci
parole: e con questo mezzo vengono sor-
vegliate in Venezia oltre a 2000 fìinciul-
le. Le suore poi raccolte nel locale del se-
stiere di s. Croce, presso la detta chiesa di
s. Andrea, attendono altresì all'educazio-
ne civile di buon numero di giovanette
che vi dimorano a convitto. Sono esse i-
struite nella religione, nell'esercizio delle
domestiche faccende, e in ogni ramo di
femminili lavori; oltre il leggere, lo scri-
vere, il conteggiare e il comporre in ita-
liano. Alle quali civili discipline sono in-
oltre ed oca te da quelle pazienti suore mol-
te povere fanciulle della classe piìi abban-
donata della società, e per distoglierle dal-
le pubblichestradeedall'abbandono leac-
colgono seco loro nelle feste, le conduco-
no a^li oratorii ed alle scuole della tlot-
o
trina cristiana, e si prestano persino a pro-
curare ad esse profittevole ricreazione. Ad
alcune opere riguardanti le suore e la pia
opera di s. Dorotea, ricordale negli arti-
coli citati parlando di s. Andrea de Zira-
da, mi piace aggiungere siccome impres-
se nel 1839 con questi slessi tipi, della
privilegiata da Dio, per ingegno, pietà e
virtù singolare, l'esemplare giovane An-
na Marovich, che sempre modestamente
asconde \\ suo nome: Pie Conversazioni
sulla vita di s. Dorolea vergine e marti-
re. Inoltre la sua feconda e edificantepen-
na, in ipiesta tipografia Emiliajia pubbli-
cò. Nel 1 889: // Mesedi luglioconsagra-
a34' VEN
to a Gesti Eeden torej Considerazioni cri-
stiane siillacjnalilà del vestito. Nel 1 843:
Considerazioni cristiane sul vestilofeni-
minile. Nel iSSa: l^ ersi di Filo tea, 3."
edizione con aggiunte; Lettere Morali
d'una pia giovane, 2.' edizione coli' ag-
giunta dii 00 lettere inedite. Per non di-
re di altre opere impresse in diverse tipo-
grafìe, da'lorchi di qiiesla usciiono pure:
Hegolc proposte alle giovani per vivere
cristiana niente.
I S.ClarisseSagranientarie al ss. No-
me di Gesìi, religiose perpetue adoratiici
del ss. Sii g lamento. A [ipiendo drillo i^tó/o
personale, che si cominciò a edificare que-
*ta cliiesa nel 1810 (meglio nel 1 8 1 5, per
«jiianto dirò poi), dal defunto sacerdote
Giuliano Catullo,cheavea raccolte in una
casa ad essa contigua alcune delle mona-
che disperse dal turbine universale, e le
quali poi dietro sovrana risoluzìonesS no-
veiTibre i84i, si stabilirono in clausura
))erpelua sotto il l'ilu\ud\ClarisseSagr n-
tnentarie. La chiesa fu compita nel 1 834>
e a' 12 ottobre di (|ueiranno consngrata
dal patriarca cardinal Monico. Vi è il con-
lessore, il cappellano, l'abbadessa, la vi-
caria, 21 coriste professe, una novizia
professi!, 3 probande. Imparo dal cav.Mu-
tinelli. Annali delle Provincie Fentle,
j). 44*2 , che il tempio del ss. Nome di Ge-
sù surse sopra il disegno di Gio. Antonio
iSeiva, abbellito dagli ornamenti di Giu-
seppe Borsato, dalle sculture di Luigi
Zaiidomeneghi, di Bartolomeo Ferrari,
di Antonio Dosa, e da'fregi a stucco di
Battista Lucchesi, tempio il cui lavoro si
mantenne fervente ed ebbe compimento
per la sola larghezza delle limosine pro-
fuse da alcuni ricchi, e in segreto passa-
te a Giuliano Catullo, sacerdote venera-
bile, caldo e benemerito promotore della
santa e bellissima opera. Si eleva questa
stimata chiesa in sito assai riwoto della
città, si prospetta nella Laguna (perché
nel sestiere di s. Croce, sulle fondamen-
ta di s. Chiara, poco lungi dulia chiesa
di s. Andrea di Ziiada, dì cui nel § X, n.
VEN
37): due salici di Babilonia, posti innan-
zi alla ficciata, maestosa nella sua sem-
plicità, sembran quasi, per la naturale
loro pieghevolezza, inchinarsi al delubro,
e rentlei lo rosi più rispettabile anche a'
profani, (irande ammiratore della pietà
del Catullo, e zelatore pel perfezionameli*
to della di lui sagra opera, fu il cardinal
Zurla. Il Moschini, nella G «/c/a del 1828,
osservò che il tempio era presso al suo
mirabile compimento, pel religioso zelo
e soda intelligenza tiel veneto prete Ca-
tullo. " Ne fu architetto il Selva , che vi
seppe unire nobile e maestosa semplici-
tà alla più squisita eleganza. Morto fa-
talmente lui, gli succedettero, dirigendo,
il Diedo e il Borsaio; degna sostituzione!
Anche nell'esecuzione degli scarpeliini
non sapresti che bramare. Oltracciò quel
benemerito sacerdote ha raccolto ricca
serie di storie delle chiese cristiane; la qua-
le sarebbe opportuna a chi volesse scri-
verne unita una grande storia". Altre do-
viziose notizie trovo nel cav. Cicogna nel
t. 6, trattando dcir7«i6r/s/c/a" nella chie-
sa di s. Andrea di Fenezia detto de Zi-
rada e suoi contorni, dedicate a S. E.
conte Giovanni Correr , podestà bene-
merenlissinio di Fenezia ec. ec. Comin-
cia dal dire leggersi sotto al cornicione
del moderno oratorio dedicato al ss. No-
me di Gesù la gloriosa epigrafe: Ad Ma-
j'oreni Dei Gloriam, ed è l'unica iscrizio-
ne. Poi narra, che fino dal 1806 il pio
prete Catullo ottenne nel sito, ove tro-
vasi, un fondo, coll'oggelto d'erigervi uà
tempietto e un ospizio di donne. Non es-
sendo suflicienti le proprie sostanze pei'
mandarlo in esecuzione, ricorse alla ca-
rità de'fedeli, e potè mg."^ Peruzzi vesco-
vo di Chioggia a' 22 marzo 181 5 porre
la i." pietra del sagro edifizio , da que-
st'azione e non da'precedenti preparativi
dovendosi desuntere l'epoca vera dell'e-
rezione d'ogni fabbrica. Vi contribuiro-
no con notabili somme precipuamente il
conte Costanzo Taverna milanese, la da-
ma M.* Gradeuigo Ruzzini, il conte Se-
VEN
basi iano Grotta, la conlessa LucrezìaMan*
gilli Valmaiaiia, il iiegozianleReali, il con-
te Antonio Revetliu,e più altri; laiche si
calcola che tra l'oratorio e l'ospizio il Ca-
tullo abbia impiegalo 100,000 ducati di
veneta moneta, co'quali li ridusse a com-
pimento. Avrebbe potuto servirsi per la
fabbrica de'niollissinii materiali che dal-
le chiese, che a Mora a ndavansi sopprimen-
do e demolendo, si sarebbero potuti con
poco dispendio comprare; aia egli volle
far lavorare di nuovi e scelti marnai , e
lutto da' [)i(i abili artefici del paese. ^Di
vecchio non vi è che il piccolo campani-
le detto alla romana, qoi trasportato dal-
la soppressa chiesa di s. Dìtsso, facendosi
scolpire ili 834- Architetto il Selva, l'ai-
tar mnggiore, il tabernacolo e i due iib
tari laterali si lavorarono sul disegno di
Diedo e di Jjorsato , il quale dipinse il
soflillo; gli stucchi formaronsì da Lucche-
si; le statue de'Xll Apostoli e 4 bassiri-
lievi da'summentovati scultori; le tavole
de'due altari laterali le dipinse Lattanzio
Querena lodatissiino per valore artistico,
benefico e virtuoso: furono, il muratore
l'adovan Vettori, lo scarpelliiio Cadorin.
Si dovea dedicare a Maria Addolorala.
In conseguenza della bolla di Gregorio
XVI per la canonica erezione del mo-
uaslero, a' 18 gennaio 1846 le donne po-
terono chiudersi in comunità claustrale
col titolo di Clarisse sagrainenlarie; fun-
zione eseguita dal cardinal Monico, con
nppropiiulo discorso, e i3 dame fecero
da madrine allei 3 religiose che vi entra-
rono , per esservi consagrale in vergini
perpetue al Signore. Quindi il eh. scrit-
tore passa a parlare dell'opinioni sulle
bellezze, e difetti che alcuno trovò nelle
due immense colonne che separano il pie
fcbiterio dal corpo principale della chie-
setta , disapprovate ancora dal oh. Er-
molao Paolelli, che pur mollo buon gu-
sto sente per l'arti belle, nel suo lodalo
Fiore di ì enfzi'a,cou dichiarare: Vera-
mente se le due immani colonne del pie-
fcbiler io oca nuocessero alla grazia the spi •
VEN 235
ra da questo tempietto, cosa più leggia-
dia nella sem|)licilà sua uomo non sapreb-
be rinvenire. Termina colle particolarità
riguardanti la primitiva fondazione delle
Clarisse, e le vicende patite negli ultimi
anni , mediante la relazione di suor M."
Chiara Gertrude Gastaldis benemeren-
tissima badessa: a me non è dalo che ri-
peterei!) breve. A'21 agosto 1806 per vo-
lere speciale dell'Altissimo, la serva di Dio
suor Maria Vincenza conversa di s. Cro-
ce di Venezia, si portò dopo la mezzanot-
te a fondare a s. Chiara una congregazio-
ne religiosa, per la perpetua adorazione
della ss. Eucaristia, autorizzata con de-
creto di Pio VII e del civile governo. Il
concello che si avea di sua santità e la fe-
de che fosse veramente illuminata da Dio
a eseguire le sue ordinazioni, rese il suo
ingresso nella casa sulle fondamenta di
s. Andrea de Zirada, scella [ler la preco-
nizzala novella fondazione, uno de' più
memorabili, per raccompagiiamenlo di
distinte persone, proiettori o benefattori
dell'ideata pia opera delle Francescane
yhloralrici, che pel corso di 4o anni ivi
vissero da ritirate. Sebbene avesse Dio
espresso alla fondatrice, volere che con-
tiguo alla detta casa , ridotta in seguito
ad uso di monastero, fosse erello dalle
fondamenta un tempio in risarcinicnlo
di quanti colla successione de' tempi n-
veano da essere atterrati, dispose però
che suor M." Vincenza non ne vedesse
l'esecuzione, morendo sanlamenle a* 16
ottobre j8i3, lasciando il prete Catullo
neir impegno d'eseguire 1' alle divine di-
sposizioni. Questi fece lutto il già narra*
lo, ed ebbe la consolazione di veder con-
sagrata la chiesa, concesso dal sovrano
nel 1841 di poter stabilire con clausura
in monastero il riliro, non la canonica e-
rezione per esser morto nel bacio del Si-
gnore nel 1843. Dovettero però nel 1 849 le
religiose Clarisse, pe'politici avvenimenti,
cedere al paterno volere del cardinal Mo-
nico, il quale considerando esposto al pe-
ricolo delle bombe il monastero, a' 25
236 V E N
giugno dopo la mezzanotte le fece con-
durre a s. Cassiano nell'abitazione ofFer-
la alle monache generosamente dal loro
egregio procuiatore Andrea Pinado, con
sua cappella, in cui per indulto del car-
dinale poterono conservarvi l'Augustissi-
mo Sagraraento, ondeanche in quel tem-
po non venisse interrotta la perpetua a-
dorazione, giusta gli umili voti delle me-
desime. Ivi dimorarono sino a'3o luglio,
giorno in cui essendovi caduta una bom-
ba, il vigile cardinale nel seguente gior-
no le fece trasferire in s. Francesco del-
la Vigna, i cui minori osservanti cederò-
no loro un conventino con cappella, e là ri-
masero finché a Dio piacque si calmas-
sero le civili insorte turbolenze. Laonde
a'27 agosto con indicibile giubilo del lo-
ro cuore rientrarono le Clarisse nel pro-
prio monastero a s. Chiara, trovato qua-
.si miracolosamente illeso dalle temute
J)ombe, tranne una caduta il r.° agosto,
dopo la loro partenza, nell'interno del mo-
nastero senza gran danno; altra però lo
recò grave a' 19 agosto nel destro an-
golo della chiesa con esterno dirocca-
mento.
1 6. Suore di s. Vincenzo de Paoli.
;^^.§xii,n.4, 9.,3.
I 7. Figlie della Carità delle Canos-
siaiie a' Catecumeni . V. § XII, n. 7.
1 8. Figlie del Sagro Cuore. V . § X,
n. 68.
I g. Suore Terziarie di s. Francesco
d' Asisi. V. § XII, n. i4-
20. Figlie di s. Giuseppe sotto la
protezione di s. Francesco di Sales e
di s, Giovanna Francesca di Chan-
tal presso s. Sebastiano. Degl' istituti
delie Figlie di s. Giuseppe e delle So-
relle ojiglie di s. Giuseppe, in tali ar-
ticoli ne lagionai. L'istituto veneto eb-
be cominciamento il i." moggio i85o,
per le coree fervoroso zelo dell' attuale
parroco di s. Giacomo dall'Orio, d. Lui-
gi Caburlotto detto Toscan, in un locale
attiguo alla chiesa di s. Giovanni Decol-
lato, di cui nel § Vili, n. 4^, ed ha per
VEN
virtuoso scopo d'attendere esclusivamen-
te all'educazione cristiana di povere fan-
ciulle conformemente alla loro condizio-
ne. Il 28 gennaio 1857 per altro, alcune
di (pieste figlie di s. Giuseppe (le costi-
tuzioni delle quali vennero approvate d.i
mg." vicario capitolare con decreto io a-
goslo 1857, compiendosi così il desiderio
del defunto patriarca mg." Motti , come
leggo nello Stato personale, da cui rica-
vo queste notizie), passarono colla loro su-
periora ad abitare l'antico convento di s.
Sebastiano, del quale trattai nel § X, n.
42, e quivi aprirono una scuola interna,
ed attendono alla direzione affidata loro
dalla commissione generale di pubblica
beneficenza nel i ." aprile 1 807, delle sole
fanciulle dell'istituto Manin da essa dipen-
dente, istituto di cui parlerò nel § XII, n.
18, lasciando tuttavia .sussistere per le
fanciulle esterne la primitiva casa a s.
Giovanni Decollato. Della casa di s, Se-
bastiano, comedeiristituto,o'è direttore e
benemerito fondatore l'encomiato d. Lui-
gi Caburlotto. Vi sono inoltre il confesso-
re, il catechista, la superiora, la maestra
delle novizie, altre 7 suore, 2 novizie, 22
fanciulle ricovrale. Nella casa filiale a s.
Gio. Decollato, vi è la vicaria , 6 altre
suore, I IO fanciulle esterne.
21. Terziarie Francescane presso s.
EufennadellaGiudecca(coman\la\acoa-
ta),dicuinel § Vili, n. 70, con oratorio sa-
gramentale privato sotto iltitolo della ss.
Trinità.Questa comunità fondata, circa il
1827 dal p.Cherubino da Venezia cappuc-
cino, si occupa dell'educazione di povere
fanciulle, non escluse le benestanti. Vi è
il direttore e 12 suore.
22. Terziarie Francescane presso s.
Francesco della Figna (comunità incoa-
ta), di cui nel §X,n. 27. Incominciala que-
sta comutiità dal p. Giuseppe M.'daSoave
minore osservante nel 1849, '^^'^ "" ^"'~
torio dedicalo al glorioso s. Giuseppe, si
presta all'educazione di povere fanciulle.
Vi è la superiora, la vicaria, ed allie 7
suore.
YEN
Comunità religiose secolari
di Fenczia.
2 3. Congregazione dell' Oratorio di
s, Filippo Ncriy composta di preti seco-
lari senza voti, delti Tolgarnionte i pp.
Filippini. ^. §'X, n. 73.
24- Congregazione de' chierici seco-
lari delle scuole di Carità, presso s. A-
gnese. V. § Vili, d. 67.
25. Suore oblatc di s. Filippo Neri^
presso l'Angelo Raffaele (comunilà iocoa-
la),dicui nel §VIII,n.6i.Nel 1 797 il p.Fie-
troSanzonio della congregazione dell'ora-
torio fondò ins. Dasilio, di cui nel § Vili,
11. 62 , e in seguito trasferì a s, Nicolò
de'Mendicoli, dei quale parlai nel § detto,
n. 60, un pio istituto d'educazione a con-
•vitlo per povere fanciulle. Nel 1 8o3 preso
a pigione questo locale, che fu altre vol-
te di terziarie francescane , delle Pizzo-
chere, vi trasportò il medesimo istituto,
e compratolo nel 181 3, non ne volle e-
scluse le fanciulle benestanti, che aspiras-
sero a quell'educazione casalinga. In se-
guito ^ aggiuntivi altri adiacenti locali,
ed ampliato lo stabilimento, il sacerdote
Antonio Vason nel 1846 diede opera ad
erigere una corporazione, a cui fosse af-
fidala tale educazione, ed istituì le Suo-
re ohlalc di s. Filippo JVeri, che attuai-
inente ne hanno la cura. N' è direttore
spirituale e superiore lo stesso beneme-
rito e rispettabile d. Antonio Vasou. Vi
sono poi il confessore delle suore e quello
dell'educande, la superiora, 20 suore, 3
novizie, i 3 converse, 2 novizie converse,
Sj educande.
Comunità religiose fuori di Venezia.
26. Ospedalieri di s. Giovanni di
Dio detti Fate bene fratelli o Benfratel-
li, nell'isola di s. Servolo. P. § XVMI,
n. IO.
27. Monaci /Catoniani Armeni della
congregazione Mechitaristica di Vene-
zia, nell'isola di s. Lazzaro. V. §XV111,
n.9.
28. Minori Francescani Riformali ,
YEN 237
nel!' isola di s. Michele di Murano. V.
§xvin, n. 18.
29, Agostiniane in s. Giuseppe, nel-
l'isola di Murano. V. § XVlll, n. 19.
§ XII. Ventiquattro stabilimenti pubbli-
ci e istituii pii de' due sessi, ed alcuni
con chiesa; cioè d'istruzione, educa-
zione, beneficenza, penitenziali. Orfa-
notrofi, Ospedali, Catecumeni, Mon-
te di pietà, Beneficenza pubblica ec.
Sono i pubblici stabilimenti.
1 . Liceo Convitto. V. § X, u. g.
2. Carceri criminali presso s. Z.iC"
caria, nel sestiere di Castello. Nel § II,
n. 2, parlai delle prigioni che amica-
mente esistevano nel palazzo ducale e
denominate Piombi e Pozzi, non che del
ponte de' Sospiri, il quale cougiunge il
palazzo alle carceri , e serviva di dolo-
roso passaggio a' carcerati dalla prigid-
ne al tribunale criminale, gemendo e
sospirando. Ora altro ponte di brevissi-
mo tratto, e può dirsi piuttosto un Ca-
valcavìa, unisce gli edifizi delle carceri e
del tribunale criminale, il quale trovasi
stabilito nel già monastero e primiceriato,
di cui nel § V I, n. 2, della non più esisten-
te chiesa de'ss. Filippo e Giacomo. Do-
po l'incendio formidebile avvenuto nel
palazzo ducale a'20 dicembre 1 077, di-
struggendo miseramente le più insigni
pitture e con esse l'iij)magini di moltis-
simi illustri, le memorie e le gesta de've-
neziaui celebri, la signoria si propose di
trasportare le carceri altrove, con erige-
re apposito edilizio ad emendazione del
reo, non a sua distruzione , ed insieme
solido e robusto perallontanareogni ten-
tativo di Tuga; con ampio cortile in cui
liberamenle dovesse spaziare l'aria, e una
cisterna vi fosse d'accjua salubre e pur.i,
e finalmente una chiesuola, per ricevere
le preci e i pentimenti del colpevole, abi-
litandolo così a godere i soavi conforti e
gl'incomparabili benefizi della religione.
Questo generoso e umaoo coucepimeulo
238 V E N
si attribuisce al famoso fr. Paolo Sarpi ser-
vita, che venne giudicalo empio e dannato
da alcuni, immacolato e quasi santo da
alili; non può negarsi che fu personag-
gio di sommo e raro ingegno. Le magnill-
chee luttora esistenti prigioni pubbliche,
che furono innalzate presso il ponte del-
la Paglia e congiunte col palazzo ducale
pel memoralo ponte de' Sospiri, pre-
cisamente corrispondente alle stanze de-
gli avvogadori e del magistrato de' Die-
ci, le trovo illustrate con 4 tavole dai
celebre archiletlo Selva, nella mai ab-
bastanza au)mirata opera : Le Fabbri-
che e i Moiiwnenli cospicui di Vene-
zia. A darne contezza procederò con
quel grande. A*^' effettuare il lodevolissi-
mointendiniento, il governo adottò il di-
segno d'Antonio da Ponte, che neli58g
vi die' incotninciamento, al di là del ri-
vo die scorre lunghesso il palazzo duca-
le. Questo edilizio è tutto costruito di
grandiosi e pesanti massi di pietra d' I-
stria, che contribuiscono alla sua robu-
stezza e magnificenza. Il fianco immerso
nel rivo, col regolare ma rude bugnato o
rustico a bozze di cui è investito, co! tri-
plice ordine di piccole finestre munite di
doppie grosse ferrate, inspira quella tri-
stezza che forma l'elogio del suo archi-
tetto, poiché è riuscito a decorosamente
caratterizzare l'uso acni fu destinata que-
sta fabbrica. Volendo egli poi mitigare
tal carattere nella facciata sulla stiadache
bordeggia il gran canale di s. Marco, senza
però sjnenlirlo, dispose a quella parte il
portico ad arcate, ossia di 7 archi (sul di
cui cornicione s' innalzano 7 tinestronì
rispondenti agli archi), nel mezzo del qua-
le si trova l'atrio che mette alle scale e
al coitile; e superiormente iimalzò una
sala ed alcune stanze pel magistrato,
che appellavasi de' Signori di Nolte al
Criminale, ornando questo piano con co-
lonne d'ordine dorico, fi/incheggiate da
semipilastri , con grandiose finestre nel
mezzo, non om mettendo però il bugnato
nell'arcale e ne'superioii JDlervalli, e fu*
VEN
cendo più risentita la trabeazione con
mensole nel fregio, giudiziosamente sosti-
tuite a'triglifi per rendere più maestoso
questo prospello Essendo questo edifi-
zio quasi lutto isolalo, e con un corti-
le nel mezzo, non poteva'mancare di ven-
tilazione, resa però assai più elficace a'
nostri giorni con l' apertura di nuovi
fori e con nuove riduzioni. Può esso
contenere circa 3oo persone, atterrale
essendosi ora le prigioni insalubri per
mancanza di luce o di ventilazione. Co-
modo e saggio è il riparto d'ognuno de*
suoi piani , distribuite essendo le varie
qualità de'luoglii con relazione alla gra-
vila de'delitli, con sapiente equità e giu-
stizia disciezionale, e vi re"na tale tuia
disciplina e nettezza che contribuisce al
sollievo e alla salute de'carcerali. Dichia-
rò il Temanza : Che per lungo trailo
d'Europa non vi è forse un muramento
di questo genere, che equivalga in como-
do , robustezza e magnificenza. L' Ho-
ward nelle sue Prigioni^ stampate nel
1780, poco si trattiene intorno a queste
di Venezia. Rimarca però, che sono le
più (orli ch'egli avesse vedute, che vi e-
ranode'prigioiiieri confinati in vita in una
oscura cella , la pena di morte essendo
fra' veneti mollo rara; che ninno de' pri-
gionieri si aggravava di catene, e che non
v'erano in esse né febbri, né forti disor-
dini. Loda i pii stabìliinenli fondati a
sollievo de'prigionieri civili e criminali,
e le regole osservate pel buon governo
delle due infermerie. Aggiunge egli pu-
re, che comunemente credevasi , che i
prigionieri di slato rinchiusi nella parte
superiore del palazzo ducale sullo il tet-
to, per essere questo coperto di piombo,
e perciò quelle carceri dette Piombi, sof-
frissero nelTestale un caldo eccessivo, il
che è falso per asserzione di coloro stessi
che furono colà ritenuti, come già dissi
ragionandone. Più severa , continua il
Selva , dovea essere la condanna pe' rei
di stato ne' così delti Pozzi , camerotti
compresi come in una torre che esiste
V E N
nel palazzo medesimo aderente al suo mu-
ro sul rivo, e contigua al Fonie de* So-
spiri, pel quale si conducevnno i rei in
queste prigioni, e sonosoprapposlele une
alle altre, non già come il volgo credeva,
stanze sotterra a guisa di pozzi; tali in-
somma, quali le dissi nel luogo rammen-
tato. » Il governo veneto inclinava alla
dolcezza, e la sua saggia politica incuteva
piuttosto il timore di gravi pene, di quel-
lo che rigorosamente apprestarle. All'e-
poca della I / invasione francese si esami-
nò il libro in cui registravansi i delitti e
le condanne de* rei di sialo, -e recò sor-
presa il riconoscere, clie da! principio
dello scorso secolo sino al cadere della re-
pubblica, furono dal tribunale supremo
dannati a morte soli quattordici rei". Un
sacerdote cappuccino è cappellano cu-
rato de' carcerati.
3, Casa di Correzione in s. Croce al-
la Giudecca. P^. § X, n. 29.
4- Casa femminile di correzione e
di pena, unita alla chiesa di s. Alarla
Maddalena delle Corner lite. V. § X,
n. 61.
5. Lazzaretto vecchio a s. Maria in
Nazareth. Nelle lagune di Venezia vi so-
no due isolette denominale Lazzaretto
Fecchio e Lazzaretto Nuovo, anzi lai.*
anclie s. Maria in Nazareth. Meglio è
rhe ne ragioni al § XVllI, n. 7 e 8 del-
l'isole.
6. Casa degli Esposti, volgarmente la
Pietà, in s, Maria della Visitazione. Nar-
ra il Corner, che il deplorabile sregolalo e
illecito amore, anche in Venezia e partico-
larmente nel secolo XIV, dava crudeli
e luttuosi esempi; le illegittinìe snatura-
te madri abbandonando i loro frutti col-
pevoli, morti o semivivi, all'altrui carità
colla pubblica esposizione, e fors' anche
per ascondere la loro reità , come altro-
ve, scelleralamente gettandoli nell'onde
o in altro modo facendoli pei ire, toglien-
do loro così a un tempo due vile, la tempo-
ranea e l'eterna. Altamente deplora il cav.
Mulinelli, a p. «57 degli Annali di Fé-
VEN a39
nezia, il suo mal costume, sommando al-
lora l'infami meretrici ai i,654, la libi-
dine facendo pure con altre i lussuriosi
suoi sfogi, anzi la licenza era giunta ad
allentare con rapimenti all' onore delle
donzelle. Non permettendo la diviua mi-
sericordia il proseguimento di tanto bar-
barismo in Venezia, sui Trovatelli Ba-
stardi {y.), mosse fr. Pietro d'Asisi fran-
cescano a recarvisi nel i 34o a spargervi
il seme della parola di Dio. Questo san-
t'uomo di sommo zelo e d'egual carità,
dopo aversi coli' apostolica predicazione
acquistalo il credito e l'applauso univer-
sale, nel veder di trailo in hallo scanda-
losamente giacer semivivi sulle pubbliche
strade miserabili bambini abbandonati
tla'Ioro immorali genitori, si sentì viva-
mente commosso l'animo da'Ioro vagiti.
Eccilalo dunque piamente nel cuore dal-
la divina provvidenza, che disposto avea
il rimedio al grave male, si propose di
fondare un pio luogo, ove si raccoglies-
sero e nutrissero gli esposti fanciulli ,
molli de' quali perivano bene spesso an-
die prima d' essere rigenerati nel bat-
tesimo , e perciò in perpetuo dannati
nel IJinho (F.). Pubblicala dal pio uo-
mo la sua virtuosa intenzione, e implo-
rala nel 1846 dalla religione e moralità
del governo il permesso di fondare l'idea-
to ricovero; inHammato dal sentimento
d'amore pel prossimo, cousinciò a cerca-
redalla compassione e carila de'fedeli gli
opportuni aiuli, elen)o$inando in perso-
na di porla in porta non con altri termi-
ni, che con ripetere ad alla e flebile voce
Pietà Pietà. Da questo il buon uomo,
ch'era di piccola statura, ebbe il sopran-
nome diy?-. Picruzzo della Pietà, col qua-
le è conoi-ciulo come i ." fondatore del pio
luogo della Pietà. Radunali poi alcuni
divoli uomini, con essi istituì nella chie-
sa di s. Fiancesco della Vigna, di cui nel
§ X, n. 27, la confraternita sotto la sua
invocazione, la cui cura fosse raccogliere
dalle strade e piazze gli esposti e abban-
doualì bambini, lollauli colla morie e eoa
24o YEN YEN
|)tiiosissima vila , e conilurli a ricovero l'ospecUile fosse eletta dalla congregayio-
Doll'ospizio a ciò destinalo. Non è nolo nedelledonne dis. MariadeirUiniltìi,ui;i
con cjuali regole al principio si govei nas- dovesse confermarsi dal doge, a cui ed a'
se la pia congregazione; solo si conosce suoi successori fu raccomandato il pio luo-
tlie piesifdeva al luogo un rettole e un go in perpetuo padronato. Noodimeno nel
\icereltorej e die furono prese in aflìlto i356 nuovo tentativo si fece per inter-
1 7 case nei sestiere ili Castello, non uiol- rompere il felice corso dell'opera pia,
t«> lonlune dui convento di s. Francesco quando il rettore della confraternita degli
della Vigna, per collocarvi i bambini e- uomini, unito ad alcuni confratelli, tra-
sposti; donde poi il luogo fu denominato sporto il sodalizio a s. Maria Gloriosa de'
(oì le della Piala, lasciala più lardi nel Fiari; ma si oppose la parte più sana de*
i475in legatodaLucieziaDolfìnall'ospe- confrali, e così la scuola di s. Francesco
dale slesso della Fietà.Crescendo frattanto fu ripristinata nella primitiva chiesa ove
idl'eccesso nella popolosa Venezia, anche era stala istituita, decretandosi non do-
per la sua condizione di città marittima versi mai rimuovere. In seguito ralfred-
e pel concorso continuo di grande nume- datosi, e non mollo dopo totalmente e-
ro di stranieri di molle nazioni , quello stinto il caritatevole fervore de'confrali
allres"] degli esposti, per l'accoglimento e pel pio luogo, restò alle sole donne il pe-
iiudiimeulo de'quali divenuti ristretti i so di ricevere e nudrire i fanciulli d'ambo
luoghi, e non proporzionate le forze dei i sessi; onde comprate oltre 25 case l'ag-
confralelli, fr. Pietro quale priore attua- giunseroall'ospedaledilalandoneil recin-
le del luogo, saviamente dispose di divi- to, per supplire al necessario accoglimen-
dere i maschi dalle femmine, e lascian- tode'bambiniabbaiidonali.Conoscendo-
do di quelli la cura alla confraternita, si <|uindi dalle savie matrone, che per gli
consegnò queste ad una congregazione di affari più gravi aveano bisogno di cousi-
jispettabili matrone che a tal oggetto isti- glio e di aiuto, elessero 4 assennati patri-
tui nella vicina chiesa di s. JMaria della zi, per dirigersi colia loro prudente assi-
Celestia, di cui nel dello §, n. ?.4, sotto stenza. A questi ne aggiunse alcuni altri
l'invocazione di s. Malìa dell' Umiltà, nel i54o Lucrezia Grilli priora, ond'eb-
Conipiò poi ben ampia casa nella parioc- be principio la congregazione, che poi as-
chi.'i di s. Gio. in Bragoia, nello slesso se- sunse il pieno governo interno ed esterno
sliere, che lasciò nel suo testamento, fatto del pio luogo. Dappoiché neh Sy i essen-
con dispensa apostolica, per perpetuo uso dosi il solilo numero de' governatori au-
dc'uiiseri esposti; indi l'uomo di Dio nel mentalo ai 4, fu slabililo che la congrega-
i353 passò a ricevere nell' altra vita il zione delle matrone fosse in avvenire con-
premio destinalo a' misericordiosi. Però, vocata ne'casi dibisogno. Così andò eslin-
loslo insoiseio varie conlese a sturbare guendosi la benemerita congregazione di
così lodevole istituto; poiché fra le òi\& s. M.^^dell'Umiltà, la qualeelesse nel i6o4
congregazioni cui era affidata la cura de- 1' ultima priora dell'ospedale, che restò
gli esposti, cominciarono a nascere gare e poi unicamenlesoggetta alla congiegazio-
pi elese pel governo esclusivo del luogo, ne de'nobili. Dalla carità di questi inces-
le quali prontamente furono sopite dalla sanlemente assistito il pioluogo, potècol-
pubblica provvidenza, stabilendo che al- l'aiutodella divina provvidenza manlene-
la direzione locale del pio istituto fosse- re un numero lagguardevole di fanciulli,
ro scelle e preferite le donne come più farli istruire ne' dogmi di nostra s. Reli-
capaci nell'esercizio d'allevar i figli;e poi gione, e poscia opportunamente applicar-,
decretò il maggior consiglio a'i5 dicem- li a qualche esercizio adattato alla loro a-
bre dello slesso 1 353, che la priora del- billlà.Quaulunque fossero molti e beu di-
V EN
sposti gli eilifiii del luogo, tultavolta pel
uitiueiu Iragraiidecie'fauciulliche vi si le-
cavano, tnnssime dalla parte di mate, nel
principio dello scorso secolo si trovò ne-
cessario ampliarne il circuito, aumentar-
ne le fabbriche, cominciandosi eziandio
l'ampliazione della chiesa più comoda al-
la iiioltittuline degli abitatori e più con-
veniente al decoro della città. Della nuo-
va chiesa pose ne'fouda menti la i .' pietra
solennemente il doge Pietro Grima ni sot-
to il tildlo della Visitazione della B. Ver-
gine Maria, come rilevasi dal medaglione
coiranno i 'J^5, che fu gettalo ne'fonda-
rnenli slessi, ed esibisce Corner, nel rove-
scio esprimendosi l'afliilluoso incontro di
s. Elisabetta alla visitante D. Vergine, pre-
senti i ss. Zaccaria e Giuseppe, e in giro
l'epigrafe: Ex ore Infanliuin et Lacten-
tiuin. A peipetua memoria del iienefico
padronato de'dogi sul pio luogo, e |)er
l'acquisto dell'antiche pontificie indulgen-
ze, concesse a chi nella domenica delle
Palme visitasse l'ospedale e lo soccorresse
con limosiue, in tal giorno lo visitavano il
doge e il senato, lasciando limosine a sov-
venimeuto de'trovatelli, il che continua-
rono a praticare adonta ch'era cessato
l'obbligo anteriore. Ora si attende alacre-
mente a compire la chiesa, che ilMoschi-
ui dice disegnala da Giorgio Massari, ele-
gante e armonica, di forma ovale, con gaio
soffitto dipinto dal Tiepoletto; ed osserva
che ivi si ricevono gli esposti, e le fanciul-
le restano, educale al canto e al suono, e
in donneschi lavori. Piiferisce il lodato
Mulinelli a p. 556, di tutti i famosi con-
servalorii di musica di Venezia, di cui
nel § XV, u. 1, non rimane ora che una
miserabilissima reliquia nel solo Coro
delle donne della Pietà, alla cui spesa si
provvede colle rendite del legato dispo-
sto a quest'oggetto da Pietro Foscarini
procuratore di s. Marco, con testamento
b settembre lySg. Poche femmine che
cantano, e poche che suonano, formano
adesso questo coro tanto diverso dal-
l' antico. Dichiara il Dizionario gto-
vot. xct.
VEN 2^1
serafico: L'ospedale di s. Maria delia
Pie tà, con ospizio molto ampio pegli e-
sposti e conservatorio di fanciulle , oltre
il conservatorio di s. Alvise che ne di-
pende, di cui nel § X, n. 4 ' (uou è ora
più, per quanto duo collo Slato perso-
nale), raccoglie alla ruota gli esposti, li
fa allattare in campagna, e li riceve di
nuovo nella casa; se ne calcolano i3oo iu
campagna, ICQ alimentati nell' istituto e
190 nel conservatorio delle giovani a s.
Alvise (cioè all'epoca in cui fu pubblica-
lo). Leggo nello Stato personale: Q^m si
raccolgono tutti i bambini di sconosciu-
ta provenienza,! quali in gran parte vcu-
gouOjdietro congrua corrispondenza, con-
segnati a balie delle provincie venete. Vi
è il cappellano rettore e coufessore del-
l' istituto, il confessore delle suore di s.
Vincenzo de Paoli, e 4 niansionari. 1 fi-
gli che vi dimorano stabilmente sono 70
circa. Il 'parto de'bambini è sorveglia-
to ( \ietto da 3 suore, e da altre 4 ''
'•'^arto adulte, sotto una stessa superio-
ra, dipendenti per altro dalla superiora
locale della loro cosnunitìi alle Pcaitenlii
di cui nel n. 9 di questo § ne parlo. Si
pubblicarono in Veuezia dalla ti[)0gra-
fìa Gattei nel 1 856 due opuscoli riguar-
danti questo pio luogo : Brevi cenni sul-
l'origine e sullo stato attuale dell'isti-
tuto degli Esposti iu T'cnczia : Pro-
gramma pel compimento del prospetto
della chiesa di s. Maria della Pictày
indiritto alla generosa carità de' vene-
ziani.
'j. Pia Casa de' Catecumeni in s. Gio.
Battista,ne.\sesi\eie di Dorsoduro. Anche
in questo benemerentissimo e celebre sta-
bilimento, che ha per santissimo scopo,
ad imilazione della casa de Catecumeni
e Neofiti, fondata iu Roma da s. Ignazio
Lojola, di ricondurre gl'infelici Infedeli
nel materno grembo della Chiesa Catto-
lica (fuori della quale non vi è l'eterna
5r7/«/c'/ dogmatica , salutifera e tenibile
sentenza, che per amore del prossimo^
vocabolo uraiai inusitato! con perseve-
16
242 VEN
ranle costanza ripelei e tlicliiarai ancora
una velia nel voi, LXXIX, p. yS, gio-
vandoiiii del receute oracolo confermati-
vo del J alicaiìo. Calecmneni, beali voi
che comprendeste tale verità), di quel-
la ss. Religione, la quale nel suo Srni'
bolo, ne'suoi Sagratuenlì, nel suo iSa/i-
/«ar/o, ne' suoi lempli traila tulli da e-
guali (il dolio e l'ignorante, se per loro
eterna ventura Ortodossi, credono esat-
tamente i medesimi articoli di /^<'/:^f e la
Dotlrinn Ciistianoj Q^'\kùe'ì>Vio\ yillari
tutte le distinzioni sociali si confondono
e si dileguano; il suo Sacerdozio vene-
rando non conosce diritti ereditari; il più
umile de'fedeli, qualunque sia la patria,
la condizione, l'eia, può esser sublimato
al T escovalo , al Cardinalato , al som-
mo Pontijìcatoj e nel nostro tempio, Ca-
sa di Dio, il ricco e il povero, il nobile e il
plebeo, il padrone e il servo , le nazioni
d'ogni colore, dimenticano qualunque
disuguaglianza e confuse si prostrano al-
lato Tun dell'altro ad adorare l'Altissimo
He de'Re e Signore de' Dominanti. Ca-
tecumeni , ella è questa la religione che
avete abbracciala , per singolaie divina
inisericordia),polrei ripetere il riferito dal
principe dell'erudizione ecclesiastica ve-
neziana, il senatore Flaminio Corner. Ma
pel recente libro edificante e glorioso pel
veneto apostolato,tenendo presente il mio
benefico e illuminatore Mentore, di pre-
ferenza con esso libro accennerò un rag-
guaglio dell'importanlìssimo istituto. E
intitolato : Confessioni e lettere pubbli-
cate nel compimento del secolo III dal-
la fondazione, xxi ottobre MDLVIJ, del
pio istituto de' Catecumeni in Venezia,
premessevi le Notizie storichedelVistitu-
to medesimo, ec. Venezia dalla tipografia
di G. B. Merlo 1857. Sebbene a me non
ispetta che indicarne l'ultima parte, pel
privilegio e licenza che hanno gli scrillo-
rì, massime di Erudizione, sia qualunque
il loro merito, di manifestare alla circo-
stanza le loro ammirazioni, genialità , e
diciamolo pure eoa vocabolo al presente
ven
assai comunemente usato, simpatie (ben'
clic sia antico quanto il mondo l'accordo
d' ailezioni ed inclinazioni tra due o più
persone; come l'aiilipalia avversione na-
Idrale d'una persona o di una cosa per
un'allra, che in sostanza è l'opposto e il
contrario della simpatia. Tanto è vero che
non mancarono scrittori anco su questo
sociale argomento, ed io conosco i seguen-
tij che ponno rannodarsi all'articolo Uo-
mo, anzi al simpaticissimo che scrivo. Mi-
chelangelo Biondi, Decognitione hominis
peraspectnm, Bomae 1 544Lavaler, Del-
l'arte di conoscere gli uomini da' linea'
menti del volto, Milano 1819 con figure
colorite. Girolamo Fracastoro, Z^fi Sym-
palina et Antipathia rerum , Venetiis
1 546, Juntae, Lugduni 1 554- Cesare Ae-
voli. De causis Antipathiae et Simpa-
thiae, Venetiis i58o. E poi ridicola Su-
perstizione, la jettatura. Ma la sublime
carità verso il prossimo non ammelte an-
tipatio, dovendosi per comando di Gesù
Cristo amaie il prossimo come noi stessi
per amor di Dio; perfezionando così la
legge Mosaica, la quale dalla maligna in-
terpretazione de'farisei, pretendevasi che
rapporto a'nemici prescrivesse di odiarli.
La parola prossimo esprime tulli quelli,
co'quali abbir'.mo comune la natuia, lutti
gli uomini inclusivamente agl'infedeli ed
a'nemici. Questa è viriù cristiana, senza
la quale non si può acquistare la vita e-
lerna. Amare il prossimo per simpatia,
o per i benefizi ricevuti, o per le buone
qualità sue corporali o spirituali, è virtù,
ma naturale soltanto, di cui sono capaci
anche gli slessi infedeli. Catecumeni, tut-
ta la nostra divina legge consiste dun-
que neir amare Dio sopra ogni cosa e il
prossimo come noi medesimi per amor
di Dio ! ), nondimeno per aver contribui-
to alla sua compilazione il religioso mio
amico cav. Filippo d.' Scolari, ascoso col-
le iniziali F. D.' S., di tutto ne preiuel-
terò una generica indicazione. Essendo
l'istituto otlidato al governo óc\ veneto
priore d. Jacopo nobile AvogaJro, abba-
V EN
tedi s. Marco di Brescia, beneinerenlis-
«imo del medesimo , per doversi all' in-
cessante sua pietà e benefica splendidez-
ta il decoro della casa del Signore a lui
alìidala, ed alle paterne e zelanti sue cu-
re pe'catecumeni, sostenendo eziandio il
carico dell'istruzione religiosa degli uo-
mini, il florido stato dello stabilimento,
egli inlilulù il libro alle pastorali virtù e
ol merito insigne dell'Episcopato dell'im-
pero Austriaco, dalle cui sollecitudini as-
sidue per accrescere di giorno in giorno
i trionfi della cattolica religione, per esse-
re l'istituto deCalecuinenidi Venezia so-
lo esistente nella vasta e possente monar-
chia,ripigliando lena uetl'aprireilIVseco-
lo della sua fondazione.E di viso in due par-
ti. ÌNellai.' dopo i Cenni slorici del cav.
Scolari, de'quali poi discorrerò, seguono
'xProspellìdimostrcilh'i lo sialo e l' or-
ganizzazione dell IsÙLulo ., da' quali si
trae che l'annue sue rendile al cader del-
la repubblica consistevano in lire italiane
16,540, oltre le questue, talvolta ascese
a lire venete 16,000, raccolte da'deputati
e secondate dalle prediche (sino ali 801
si faceva la predica una o tlue volte in
quaresima per istruzione degl' Israeliti,
nella parrocchiale di s. Geremia, con tra-
sporto altrove del ss. Sagraraento). Man-
dava r istituto anche alla cerca del pa-
ne, godeva 100 staia di frumento donate
nnnualmente dal doge, e partecipava co-
gli altri luoghi pii a ogni altra pubblica
largizione. Al presente, per le vicende de'
tempi, le rendite sono residuale a sole
onnue lire austriache 6000, non compre-
se quelle delle pur diminuite questue, né
quelle derivanti da 4 pi» legali, meritan-
do menzione quello del già neoflto Fran-
cesco Ignazio Catlaldi, che nel i835 le-
gò lire 3542. Vi è l' ouorifico prospet-
to nominale de' benemeriti dell' islituto
che concorsero al suo ingrandimento e
prosperità colle loro sostanze , anche a
benefìcio di quest'istituto risplendendo la
fede e la pietà de'veneziani.Va ricordato il
lascito del 1 588 diVinceuzoGarzoni di an-
V E N 243
nui ducati 1 eoo da distribuirsi a 20 nao-
fìti figli d'israeliti, e più anziani di batlesi-
mo. Segue lo sialo delle cariche e del per-
sonale applica lo al governo del Tisti luto, 3 3
essendo l'antiche ei 7 l'odierne. Si ripor-
tano l'iscrizioni lapidarie del tempio,com-
presa quella collocala nell' interno del-
l'oratorio attiguo, di cui più innanzi. Del-
lo slesso cav. Scolarle la Nota bibliogra'
/zca e saggio eruditissimo d'alcune Ira
le molte opere spellanti al grande argo-
mento dell' israelitico errore, a sempre
maggiore e manifestodisinganno del qua-
le, il priorato de' Catecumeni si propone
d' aprire, ad islruzioiie de' neofiti, e per
uso degli stessi cattolici dedicati alla pia
opera, una domestica biblioteca applicata
esclusivamente al grand' uopo. Le regi-
strale opere sono 44) alcune riguardanti
r istituto medesimo. Inoltre dichiara il
cav. Scolari, che 1' olTerto saggio in ap-
presso potrà formar soggetto d' apposita
3Jonografìa bibliografica^ in cui pren-
deranno luogo non solo tutte l'opere A-
pologcliche della Cattolica Religione, le
quali prendono a dimostrare quanlo ir-
riigionevole sia il persistere degli Ebrei
neir osservanze della legge Mosaica, e
neir aspettativa del già venuto Messia;
ma pur anco le tante altre, che sono ri-
cordate ne'miei articoli Ebrei, Catecu-
meni, Neofiti (assai numerosi sono i re-
lativi, gravi ed importanti, e ([uanto ri-
guarda l'antica disciplina del Catecume-
nato, inclusivamente al luogo assegnalo
nel Tempio per le varie classi de' Cate-
cumeni e de' Penitenti, e per gli altri
fedeli). E ivi l' afietto del dotto ami-
co ingemma il mio povero nome e il
mio Dizionario di splendide lodi ; e
qui gli rendo solenni azioni di grazie,
per tanta benigna e continua deferen-
za. Ncll'/^^/je/zr^/ce si contengono: i. La
Circolare del Priorato de' Catecumeni
dell'agosto 1857. Ivi si dice: Fonda-
la in Roma da s. Ignazio Lojola la i.^
casa per ricovero ed istruzione de* cate-
cumeni, Venezia, che nell' opere di cri-
9.4i V E N
stiann pietà (in dal suo tiascere seppe sì
gloriosamente dislinguersi (n'è incontra -
stabile piova il iiioitis^ioio sin qui coni-
pencliosanìente narrato e quanl'aitto mi
resta a <lire), fu la i ." ail imitarne un tan-
to esempio a' 2 i ottobre i55'j. Fmpero-
chè le cure benefiche dell'istituto, prima
non erano ristrette al solo tempo che pre-
cedeva il s. Battesimo de' catecumeni,
ina eziandio in appresso si continuavano
aiuti e soccorsi a tutti quelli che ne aves-
sero avuto bisogno, specialmente se don-
ne, ritenendo anzi queste, se lo avessero
bramalo, ricoverate stabilmente nell'isti-
tuto; ed a tal fine concorreva con abbon-
danti offerte, non solo Venezia, ma ogni
altra cillà del dominio veneto. Ma dopo
le luttuose vicende politiche, fu d' uopo
restringere di molto le beneficenze ai
neofiti, le quali sono ora limitate ad una
meschina diaria, e solo pel breve tempo
die il catecumeno dimora nell'istituto
iu precedenza als. Battesimo, Perciò pre-
senlenienfe oltre alla dillicoltà grandissi-
ma di trovare chi fun^a 1' onorevole uf-
fizio di padrino, si ha 1' umiliante mor-
tificazione di vedere che i neofiti, non tro-
vando spesso un utile collocamento od
opportuno sussidio da' nuovi fratelli di
religione, sono costretti di vivere quasi
limosinando. Tristissima posizione, che
se fi» più spiccare la fermezza di lor san-
ta determinazione, fa poco onore a'catto-
liei. Esercitandosi così anche in Venezia
la Propagazione della Jede negl'infedeli,
pel quale santissimo fine i veneziani con-
corrono anche con sussidii ; perciò ecci-
tarsi la pietà de'fedeii ad oblazioni per la
celebrazione del 3.° centenario, ed anco
ad annue o mensili contribuzioni, onde
aiutare i neofiti più poveri ( egli è per
questo, per essere l'unico dell'impero
austrìaco, e per 1' importanza dell' argo-
mento; che nel darne un'idea forse com-
parirò alquai>to prolisso, in proporzione
cioè di quanto pratico cogli altri istituti).
2. L' invito sagro o programma del tri-
duo solenne per solennizzare a' iq, 2oe
YEN
1 1 ottobre i SSy il 3." anniversario seco-
lare, con indulgenza plenaria concessji
dal Papa Pio IX ; e per l'apertura al cul-
lo pubblico dell* oratorio attiguo alla
chiesa, dedicato alla b. Vergine de la
Salelte (della quale dissi alcune parole nel
voi. LXXXVIII, p. 33), i.''ed unico eret-
to sotto questo titolo in Venezia. La ss.
Vergine sotto tale titolo tanto più con ve-
nieiitemeufe sarà onorata nel recinto del-
l'istituto de'catecumeni, quanto più s'Ella
a[)piiisa la i. a volta iu Francia a due fan-
ciulli,uno maschio, l'altro femmina, prov-
vederà del pari nell' istituto medesimo al
bene Spirituale de' giovani abbandonali
e girovaghi d'ambo i sessi, che come si va
neir istituto disponendo, sempre meglio
aver potranno ed istruzione e soccorso.
3. Iscrizione italiana sulla celebrazione del
centenario. Questa e 3 delle suddette Ia-
line, tutte eleganti, sono del veneto e eh.
prof. d. Adriano Merlo, fra le quali quel-
la della più recente restaurazione della
chiesa nel i855, ed è la i.^ ed anche la
sola, che vivente il |)atriarca mg.' Mul-
ti, sia stata posta in Venezia fregiala col
venerando suo nome; nome caro del pa-
ri all' Episcopato, che a' fasti delia sto-
ria letteraria d' Italia. 4- Orazioni di-
vote appropriate all' uso de' cattolici e
de' catecumeni. Contiene la parte 2.
Confessioni e Lettere, i. La Prefazio-
ne del traduttore cav. Filippo Scolari,
che col linguaggio de'Padri deplora con
toccante eloquenza, come in questi tem-
pi di sociale e intellettuale progresso, la
dispersa nazione israelitica si va ognoi*
più fiegiando di colli, eruditi e benefici
uomini, ma tuttavia sempre infelicemen-
te lontana dal conoscere che Cristo Si-
gnore, \eio Dio e vero Uomo, è il Messia
già venuto ; e che la s. Chiesa Cattolica
Apostolica Romana è 1' ovile, in cui sol-
tanto, raccolte tutte le nazioni, sotto la
verga pacifica d' un solo Pastore, posso-
no giungere, né mai altrimenti, al porto
della temporale e dell' eterna salute. Se-
guono le dotte ed irrefragabili prove. 2.
V n: ^^
Le Confessioni di IM. J. A. l'alliailli, israe-
lìlii iileuinniiu. 3. Lettere tra nu israelita
atioiiiaìo e un caleciuneno. Ed eccomi
alle notizie sloriche dell'origine, progres-
so e stalo attuale del pio istitnto de'cale-
eumeni. L'erudilissiiuo Gallicciolli nelle
sue Memorie l^enete ha comprovalo pie-
namente, che il catecumenato in Vene-
zia, cioè il hattesinio degli adtdli, era in
uso della s. (llùesa Veneziana siiioda'pri-
mi tempi della fondazione di Venezia. La
(piale, nata per cooperare alle adorahili
divine intenzioni per la salute dell'anime
e pel bene temporaleespiriluaje de'pros-
«imi, per lungo volger di secoli die<le e-
niinenteniente alla pielà il i.° luogo, e
quindi prosperata e ingrandita sempre
più nell' amore e nella fermezza della re-
ligione cattolica, non poteva non prende-
re pietosa cura de' tanti infedeli d'ogni
maniera, che alle sue rive acconevano
pel commercio, per avvenimenti di guer-
ra, e specialmente pe' grandi paesaggi di
genti straniere avviale per mare alle
Crociate di Terra Santa nel i oqc) e
I 123; laonde di Tiirehiy Ehrci, Etero-
dossi e Srisr/iatici la vigilanza pubblica
jlovette prendersi costantemenle ogni
pensiero e ciu'a, sì perchè in un centro
eh' era già (allo convegno di tulle le na-
zioni del mondo, non mancassero loro i
mezzi di conoscere la verità e convertirsi;
sì perchè dalla convivenza con lauti infe-
deli non avesse mai a patire discapilo il
principale tesoro e fondamento vero di
sua grandezza, quello della purezza di
sua fede, l'ano e tutto saper, fé Cristo
ignori : T^ano è tutto ignorar, se Cristo
adori. A.\]ova certamente non si ammet-
teva per frutto di sociale progresso 1' in»
felicissimo di tulli, quello di non professa-
re come e quanto dovrebbesi ( senza ec-
cesso e abuso nelle conseguenze di pratica
applicazione ), che vero Signore e arbi-
tro dell' universo, è Quel solo, alla cui
santa legge la Ileligione cattolica lutti
benericaudo riciiinma ; poiché se 1' eresie
, iufeftlavano la Chiesa, e questa diveniva
V E iV 2 i ^
più dotta nell' impugnarle e sliiarirne i
dogmi, non eransi ancora concentrale e
fuse nella più funesta e pestifera di tut-
te, l'indiderenza in punto di fede. Nel
i4^3 cadendo Costantinopoli in mano
de' turchi, il numero degl'infedeli, oltre
i greci scismatici, condoni in Venezia dal-
le vicende di quel gran fallo di guerra,
ch'eslinse il greco impero e rese formida-
bile 1' ottomano, accrebbesi a dismisura,
e però sin d' allora fu sentito più che pri-
ma dall' operosa pietà veneziana, sia del
governo e sia de' pastori, il bisogno di
un luogo, dove esclusivamente poter ac-
cogliere e istruire, qtiimli ammettere al
ballesiuìo, i lauti che ne facevano istan-
za. Quando poi la mente vastissima, e
la santità animosa e incomparabile di s.
Ignazio, dopo aver beneficato il mondo
coir istituita Compagnia di Gesù, a' 3
settembre iSSg approvata in Tii'oli da
Paolo III, coir autorizzazione di cpcsto
nel seguente anno pel \° aprì in Roma
una casa di catecumeni pegli ebrei ; la
nuova R.oma del mai'e non solo fu sol-
lecita di seguitare 1' esempio della Pio-
mulea, ma ne applicò ed eslese gli ef-
fetti a'convertili di tutti i culti e di tut-
te le nazioni, cioè non solo gli ebrei, ma
ancora quelli che, o dalle superstizioni
maomettane, odall'acciecamento del pa-
ganesimo, o dagli errori delle eresie, cer-
cavano d'esser enumerali Ira' figli del-
la Chiesa cattolica ; come appunto ri-
chiedevasi dalla varietà e molliludine
degli accorrenti ad una metropoli, che
era già latta canale dì comunicazione
tra r oriente e l'occidente; asilo di li-'
berla, porto a tulli di sicurezza e di pa-
ce. Pertanto alcuni pii veneziani di no-
bile e civile condizione, per intraprende-
re la santa impresa ricorsero al patriar-
ca Diedo, e fu a' ii ottobre iSSj che
y di essi proponenti si raccolsero la i.*
volta per dar mano alla mirabile opera
della rigenerazione di tanti, e dar forma
alle prime opportune costituzioni ; posta
per esseoziale la massima, che i neofiti
240 V E N
non sarebbero rnai parliti dalla casa, do-
po licevulo il l);illcsimo, se non piovve-
iloli di congnio collocamento. Q(jin*li
iiellti prossima solennità d' Ognissanti,
con nppliinso della città, s' accolsero i
prioii catecumeni in una casa che già ai
26 del preceilcnte ottobre era stola pre-
sa a pigione per annui ducali 90 in par-
loccliia de' ss. Ercnagora e Fortunato, e
della quale nel seguente i54i, per la
perpetua fermezza della pia opera, con
opprovazione del consiglio de' Dieci, in
demandalo il governo ad una congrega-
zione coM)posla di ecclesiastici, di nobili
e di cittadini, i quali col consiglio, col-
r opera e colle limosine provvedessero»
tolto. Essa tenne le prime consultazioni
iieir oratoi'io di s. Nicolò della Lattuga,
contiguo alla cliiesa dei Frari, ed a' 28
maggio 1 558 passò a lisiedere nella ca-
sa stessa de' catecumeni, dov' ebbe sede
finché ne fu cunntenula la locazione. Ma
dopo la strepitosa vittoria di Lepanto de'
7 ottobre iSyi, riportala da' veneziani
e dalia lega alle Ciuzolari sui turchi, il
numero dei catecumeni d' ambo i sessi
s'accrebbe a segno, die fu d'uopo acqui-
star più vasto ospizio, il quale passò
quindi in una casa, acquistata da 3o be-
nefattori, 8 s. Gregorio, dove sorge 1' o-
dierno istituto, disposto sin da princi-
pio per uomini e donne in due ali dis-
giunte di fabbrica, però congiunte fra
loro dall'oralorio di s. Gio. Battista, chie-
sa nel 1727 assai nobilmente ricostruita
in più ampie dimensioni, come ricorda
la lapide sulla porta interna, fregiandone
l'altare maggiore del suo nome, la pala
di Leandro Bassono esprimente il Batte-
simo del Salvatore; opera la più pregia-
ta di lui, dopo quella della Risurrezione
di Lazzaro. Furono dunque allora ridot-
ti all' attuale loro forma, l'ospizio e la
chiesa, e questa ebbe il memorato restau-
ro nel 1 855 per le solerti cure della pre-
positura. Con esso si abbellì con fregi
anche nel lacunare, e colla pittura a buon
fresco de' 4 Evangelisti 1' interno della
VEN
cappella dell' altare maggiore, venendo
pure provveduta d'organo. Per l' enco-
miato esimio priore, il piccolo tempio
ri^plende del più elegante decoro, ha il
pulpito di cui mancava, un' immagine
in islalua della B. Vergine col Bambino
e detta della l'urilà, e per non dire al-
tro «le' molli suoi meriti, fu accresciuto
d' utensili sagri. In questa chiesa si pre-
sta particolare culto a' ss. Martiri di
Concordia Donato, Secondiano e Ro-
molo, ed altri LXXXIX Compagni, de'
quali in un bassorilievo dorato è rappre-
sentato il martiiio da essi sostenuto nel
IV secolo. L'unione di vola ivi elettane
celebra la festa a' 1 7 febbraio, anche ia
memoria e rendimento di grazie per la
prodigiosa guarigione istantanea qui rice-
vuta, dopo 8 anni di malattia polmonare,
dalla vivente neofita dell'istituto Elena
Savorgnan, de' Salomon d' Iimspruck,
per aver chiesto e bevuto nella sua agonia
l'acqua miracolosa che trasuda dalle os-
sa de' ss. Martiri. Ed il prioie vigila
perchè siano appagale le continue do-
mande che si fanno dell' acqua mirabi-
le, pe' malati in pericolo di vita. Dopo
la rifabbrica del 1727 si stamparono gli
statuti, cogli ordiui e capitoli, in uno fi
seguenti documenli. Bolla di Paolo III
de' 2 I marzo i542, colla quale proibì
che fosse recalo alcun danno ne' beni e
azioni a lutti gì' israeliti e infedeli coti'
vertili alla cattolica fede, loro compe-
tenti antecedentemente al battesimo;
li costituì liberi cittadini della città
luogo in cui l'aveaao ricevuto. Questi
è la bolla Ciipi'entes Jiidaeos, che tre-
•vasi nel Bull, lìoni. t. 4>P^'"' *» P- ^^4
Bolla d'Innocenzo XI de' i5 gennaic
1687, colla quale costituì chiesa sagra
mentale e libera nell' esercizio di lulU
le sue funzioni, quella dell' istituto, già
arricchita dallo stesso Papa di numero-
se e appropriale indulgenze. La bolla d
Clemente XI dell' 1 1 marzo i7o3,coll6
quale dichiarò nulla qualsiasi operazia
ne, che avesse potuto essere inlenlata t
V E N
danno della proprietà e difilli de' neofi-
ti da parte de' padri e parenti loro ri-
masti i.ifedeli, tiieltendu essi neofiti, a
lai ell'ello, e per 1' nlicnentazioue loro,
sotto la protezione speciale de' vescovi
e de' principi secolari ; sciogliendoli pu-
re d'ogni soggezione all'autorità pater-
na verso de' padri loro rinjasli infede-
li. Questa è la bolla Piopagandae per
U/u\'ersum, clic trovasi nel Bull. Rotti.
t. IO, p. 64 <leir 1 I marzo 1704- L«
parte veneta del l'regadi de' 2 gennaio
1676, elle peroielteva a* turchi, ebrei e
mori, figli delia casa de' catecumeni, di
applicarsi senza opposizione e spesa ve
runa a qualunque arte o professione di
loro gradiaienlu. La parte veneta del
Pregadi 3o giugno 1688, clieestendeva
ed au)plifica\a il dello privilegio. Fa
consolazione lo apprendere, che in quel-
r avventurosa età nella (|uale era anco-
ra profondo e generale il convinciinenlo,
che per guadagnar anime a Cristo, anzi
per guadagnarne una sola(perchè tulli sia-
mo creali da Dio e a sua immagine, re-
denti da Dio, chiamali alla gloria di Dio),
non sarebbero spese indarno le più enor-
mi fatiche e le più larghe somme; non
è a dire con qual concorso d'opere gra-
tuite, largizioni e legati, fosse giovalo l'in-
grandimento dell'islitulo, nel quale lauto
accorrevano gl'infiideli, che a'7 dicembre
1 636 ne furono battezzali 80 in un gior-
no solo! La cura stessa de'calecumeni era
tanto favorita e protetta, che padrini al
battesimo si offerivano i più cospicui de'
cittadini e patrizi; i neofiti erano ammes-
si al battesimo anche nelle chiese par-
rocchiali con tutta pompa; ed è memo-
rabile, che in s. Marco un ebreo fu tenu-
to a battesimo dal doge Grilli, il quale
decorò il suo figlioccio del cavalierato, Io
cinse di collana d'oro, e gli assegnò a sleni-
tua gentilizio l'arma di Cà Paradiso. A'
27 novembre 1770 il patriarca bragadin
battezzò in s. Zaccaria il moro Aly tur-
co della Guinea, e secondo il costume gli
fu imposlo il cognome del padrino ZiHu.
VEN 347
La casa de' oatecnmeni di Venezia, at-
tuata Sa anni dopo quella di Roma, non
solo divenne face d'eseuìpio alle altre due,
una apertasi 12 anni d()|)o in Ferrara,
l'altra 38 anni dopo iti Reggio di Mode-
na; ma sovrastò sempre a tutte, sia nel-
l'ammetlere all'istruzione cattolica , ed
occorrendo al battesimo, tutti gl'infedeli
ed elianti d' ogni specie e d'ogni nazio-
ne; sia nel numerode'rigeuerati alla gra-
zia, che in Venezia continuo fu sempre,
come lo è tuttora, per quanto sia vero,
che la terribile procella deli 789, piom-
bala sull'Italia d'olir' Alpe, come giunse
a svellere dalle radici la quercia secolare
della repubblica veneta, coì^I e molto più
valse a spegnere nel più delle menti il
lume della cattolica fede, e con ({uesto a
decimare tanto le filiazioni spirituali ,
quanto le rendite d'un venerando isti-
tuto, al modo già detto, il (|uale fu aper-
to al mondo niente meno che per coope-
rare al trionfo della Redenzione, e dar-
gli lezioni di verità e beni il' eterna vita,
arricchendo la Chiesa di nuovi germi di
santità e di figli rigenerati e condotti al
suo salutare grembo; uè già in qualità
d'ospiti e di stranieri, ma di concittadi-
ni de'Sanli e famigliari di Dio. Tutto Io
spirito del suo regulamentu non mira
in fatto, che ad associare alle cure ed a*
mezzi dell' istituto tulle le volontà e le
prestazioni degli operanti al solo fine, che
non già perseguitati od avversati, ma gl'in-
fedeli lutti si vedessero, e vedano, invece
invitati ed accolti con ogni atrettoad una
stessa mensa Eucaristica, e con essa tutti
i vantaggi della civile e religiosa concor-
dia, base fondamentale d'ogni progresso,
qualsiasi la forma di regolato governo.
Frattanto per la santità dello scopo, le in-
cessanli sollecitudini de'patriarchi, valse-
ro tanto airislilulo,che sebbene a' 1 2 mag-
gioi797 soggiacque ad altri sistemi im-
posti a'Iuoghi pii , mantenne la sua in*
dividuale esistenza, e potè giungere an*
Cora vigoroso di fiirze, e consolato di fi-
gli, non meno che di largizioni caspi-
cue, a ve<1er il |)rinc![)io del IV secolo
flal giorno della sua i .' foiula2Ìone. Lii
tli«ci[)lina, r osservanza de' regolamenli,
r amuiinislrazione e l'economia dell' i-
filituto sono afìidale ad una prepositu-
ra costilnita ora : dal direttore nobile
Pier Luigi Grimani; dall'amministratore
cassiere Lorenzo de Pieri , che dipende
dall'autorilà tutoria dell'i, r. delegnzio-
ne provinciale. Questa prepositura, alla
qualesono commessi altri istituti, è prov-
veduta di personale subalterno e di con-
tabilità e di cancelleria. Quanto all' in-
terna disciplina delle due sezioni dell'i-
stituto, ed allo spirituale governo loio,
questi sono oggetti demandati al priore
lodato. La sezione e riparto femminile è
diretta nell'interna disciplina e neH'istrn-
zione religiosa, oltre il superiore, da g fi-
glie della Calila dette Canossiane, com-
presa la superiora e la vice-superiora, a
cui fu odìdato colle delegatizie ordinan-
ze dtì'aS gennaio ei." febbraio 184B; le
quali religiose si dedicano pure all'edu-
cazione di povere fanciulle esterne del
circondario, con istruzione e scuola gra-
tuita. Vi è il confessore ordinario e quel-
lo (Ielle ragazze. Due canonici residen-
ziali della cattedrale sono deputati dalla
curia paliiarcale all'esame de'calecume-
tii d'ambo i sessi, quando domandano es-
sere ammessi al battesimo. Finalmente a
tenore degli antichi statuti delle pie case
n>g.' patriarca è il preside dell' istituto,
assistito da vin patrono, qual è in presen-
te il nobile Marc'Antonio conte Grima-
ni. Debbo notare, che l'angeliche canos-
siane con pidd)lico plauso furono inlro-
dolte nel priorato per leneofite, nella
parte dell'edilizio riserbata alle donne,
nel 1 848, a merito dell'antecedente prio-
re d. Vinr.euzo conte Bianchini, ora ge-
suita. Così a grande merito loro, e «lei
priore che pieno di zelo sacerdotale istrui-
sce in appositi gioi'ui i maschi nell'altra
parte dell'istituto « la casa de'catecume-
ni fiorisce attuahnente per doppio e nuo-
vo (ecoiidissimo ramo di pubblica bene-
V i: \
ficfnza,noii solamente cioè illuminando
la mente degli erranti, che cercano la lu-
ce del cristianesimo; ma conservando ed
educando in questo le tenere pianticelle
di tante anime, che altrimenti, benché
battezzate, andrebbero di leggeri a rima-
ner preda dell' ignoranza e del vizio , e
diventar quindi peggiori e più misere de-
gli slessi infedeli. E da ricordare non me-
no, che nel detto riparto delle canossia-
ne si raccolgono pel ritiro mensile e pe-
gli spirituali esercizi anche le dame e le
principesse dimoranti in Venezia, di cui
la presidenza è sostenuta con ogni impe-
gno d'edificante pietà e splendore da S.
A. R. la duchessa di Berry. Per tal ma-
niera l'istituto de' catecumeni si mantie-
ne, la Dio mercè, anche al dì d'oggi fon-
te perenne di luce, d'esempio e d' istru-
zione cattolica; cioè fonte perenne di ve-
ra civiltà e di sociale progresso". Non è
a dir poi quali uomini illustri, ne' vecchi
tempi, presiedettero, siccome priori, a
questo istituto, bastando per tutti ricor-
dare il celebratissimo d. Paolo France-
sco Botto, nobile genovese, ex gesuita,
missionario apostolico, che scorse 1' In-
die, l'Egitto, l'Africa evangelizzando, è
che lasciò da oltre 200 sermoni, che pur
troppo audaron dispersi. Né pure è a di-
re (piali uomini dotti fra i neofiti usci*
rono (li (juesta casa, che salirono a' pri-
mi onori del sacerdozio e delle lettere,
ricordando per tutti mg."^ Agostino Ma-
ria Molin, già canonico teologo della ba-
silica di s. Marco, le di cui opere e la di
cm sapienza Io fan tuttora lagrimato.
8. Islituto Zitelle alla Presenlazh-
ne (li Maria Fergine alla Gìudecca.
Narra il Corner, che nel i 558 giunto iit
Venezia per seminarvi la parola di Die
il p. Benedetto Palmio gesuita e insign«
predicatore, fece valere la forza del sue
aposlolicozeio primieramente nella chie-
sa dell'ospedale degrincurabili,epoi nel
la parrocchiale dess. A postoUjalacremen-j
te procurando di trarre gli uomini im-
mersi nel lue/zo della lascivia a santa pu-j
VE N
n'iH (li costiiroi. Perciò più facilmenfe ol-
leneie.consicleiando quanto pericolo por-
tassero a se stesse e agli altri alctine don-
z«^IU', nelle quali erano in pari grado la
licllezra eia povertà, determinò tl'indnr-
re nelle pubbliche prediche e ne'priviili
colloqui la pietà de' veneziani a fondare
una pia casa, ove ricoverate si aiimen-
lasserò tali vergini pericolanti. Benedisse
Dio le sante intenzioni di'l fervoroso gè-
s(uta, e lììì da' primi giorni di sua im-
presa raccolse alcune giovani quanto va-
ghe altrettanto liisognose, le quali af-
lidò alla custodia di oneste e religiose
matrone; ma accresrendosi il ninnerò,
perchè 1' aggravio alle pie raccoglitrici
non divenisse eccedente, prese a pigione
nella contrada di s. Marziale una casa,
in cui peri6 mesi dimorarono le raccol-
te finciuHe. Aumentandosi poi con esse
anche le caritatevoli offerte de'fedeli, fu
neir isola della Giudecca acquistato un
sito e f<ibbi'icalo un ampio conservato-
rio, in cui nelr56i entrarono 4o vergi-
ni colla benedizione del patriarca Trevi-
sano, e poscia si dilatarono di molto nel
numero colla divina assistenza. Conli<'ua
o
alle abitazioni del pio ricetto fu fabbrica-
ta una non molto ampia, ma ben ideata
chiesa, con facciata di marmo, sul model-
lo d'Andrea Palladio, che fu poi l'8 mag-
gio i588 consagrata da Francesco Bar-
baro arcivescovo di Tiro e patriarca e-
letto dAquileia, sotto l'invocazione del-
la Presentazione al tempio di Maria Ver-
gine. La direzione della pia opera venne
raccomandata a due diverse congrega-
aioni, l'una di matrone nobili per soprm-
tendere con diligenza alla buona educa-
zione delle figlie; l'altra composta d'e-
guai numero di sacerdoti, di nobili e di
cittadini per ra(nministrazìone economi-
ca del conservatorio. In esso si raccolgo-
no nobili e civili donzelle cadute in po-
vertà, per salvarle da pericoli ed educar-
le. Dice il Dizionario geografico , che
(ptivi più di 180 donzelle vengono man-
leiiute, educate e collocate all'opportu-
V E N 249
nifà in matrimonio. Leggo nello Slato
ìiersonnle che l'istituto si divide in ilue
sezioni, una delle anziane, l'altra dell' e-
diicande, la quale è diretta da 7 suore di
s. Dorotea, che dipendono dalla superio-
ra [uopria del locale a s. Andrea de Zira-
da, delle quali religiose parlai nel § Xf,
n. i4) sotto la direzujne d'una suora, ed
hanno esse la sopra weglianza generale
dell'istituto. Quando nel i8>2 lo visiti)
l'arciduchessa Sofia, ne restò edificata
olfremodo, congratulandosi ne' termini
più lusinghieri colla benemerita direttri-
ce. Quantunque \\ Milizia nelle file de
pili cvlfliri archllet/i, scriva con molta e-
sliuìazione del Palladio , pure condotto
sempre dallo spirito di critica che lo domi-
nava, ecco il suo giudizio intorno la chie-
sa delle Zitelle.» La pianta è un quadro
perfetto scantonato agli angoli, onde fa
un aspetto d'8 facce. La copertura è una
cupola. per cui fece l'architetto quelli scan-
tonauienli, aflinchè posasse meno in fal-
so. Ma perchè fare alla facciata due or-
dini? III." di questi corrisponde all'ordi-
ne interno ilella chiesa". Questo tempio
è o|)era di Palladio, ma lo compì altro
archifelto, secondo il Moschini. Le Fah-
hriclie di T'enezin contengono 3 tavole
illustrale dal Diedo e dal Zanotto. Anche
il I ." rimarca che la facciata non è di quel-
la purezza e severità di stile, sebbene in-
gegnosa, che suggella d'un'impronta lo-
ro propria le altre opere di Palladio, a
cui comunemente si attribuisce. Soggiun-
ge: IN'on è però priva del tutto d'ogni e-
leganza, e presenta qualche bella parte.
Dice il 2.°: Qttantunque la chiesa non
conti che 3 altari, compreso il maggiore,
non si mancò d'ornarla tutta quanta di
buoni dipinti. L'ara massima sente un
poco del corrotto gusto del secolo XVH,
ma sì orna d'una preziosa tavola di Franr
cesoo liassano esprimente la Presentazio-
ne di Malia, nella quale spiegò una for-
za di colorito la più potente della sua
scuola. Gli altri due altari minori si arric-
chiscono di onere del Palma giovine e del-
35o V lì N
l'Aliense. Ih." dipinse disio all'Orto e
due liiralli; il 2." condusse la B. Vergi-
ne, s. Francesco d' Asisi e il ritrailo del
procuratore Federico Conlariui, il quale
fece erigere l'aliare: in questo G. Mor-
lailer nel iy6i lavorò il sicYiulacro in
marmo di s. Maria del Rosario, D'intor-
no alla parete del tempio sono schierati
in bell'ordine alcuni quadri non volgari.
Rappresentano la Carità, un Celeste, la
Risurrezione, l'Adorazione de'Magi, l'As-
sunzione, la Visitazione, Mosè che fa sca-
turir l'acqua, la Fede, ed altri falli ca-
vali da sagri libri. « Così anche in que-
sta chiesa gli oggetti d'arte contribuisco,
no a far spiccare vieppiù la bellezza del
sagro edifizio, ed a rendere accorto che
il santuario del Signore dev'essere orna-
to con tuUa la cura e lo studio, perchè
sia esaltato il Nume che entro si cole, con
ogni maniera di magnificenza, e la pom-
pa esteriore contribuisca a metter in cuo-
re la suprema verità, che il mortale a
petto dell'Eterno è una nebbia che sper-
desi ad ogni spiiar di zelliro".
g. Istituto delle Penitenti in s. Ma-
ria delle Penilenli. Siccome in esso so-
no pure concentrati quelli dell' antica
Pia Casa del Soccorso, e dell' Istituto
delle Periclitanti, provenienti da elar-
gizioni di pii testatori, col Corner fa-
rò anzi tutto cenno della prima. Vero-
nica Franco veneziana assai rinomala
a' suoi tempi non meno per la sua venu-
stà che per la sua letteratura , divenuta
vedova conobbe per divina misericordia
la troppo lubrica vita da lei menata, e
nel suo ravvedimento si propose in peni-
lenza de'suoi falli di procurare e di age-
volare all'altre cattive femmine la ma-
niera di ridursi alla retta via dell'eterna
salute. Vedendo dunque crescere sempre
più in Venezia il numero delle meretri-
ci, mossa a pietà, per trarle dal vizio, nel
1578 volle insinuare ad alcuni di voli pa-
trizi di stabilire un domicilio dove acco-
gliere molle di tali miserabili traviate per
educarle a cristiana penitenza. Alcuni di
VEN
essi aderirono alle sue virtuose insinna-
zioiii, e fraltauto presa a pigione ima suf-
ficiente cisa presso la chiesa di s. iVicola
di Tolentino de'tealini, vi concorsero pa-
recchie di queste infelici, e quivi viteano
mortiOcate de'loro anteriori falli, a auisa
di monache, mantenute dalle limosine
de' fedeli. Ogni ordine della città fece
plauso a sì lodevole impresa, e volendo-
sene dilatare il santo e morale scopo, fu
stabilito ricevervi ancora quelle disgra-
ziale maritate, che per ia scorretta vita
eransi divise da'Ioro mariti e si trovava-
no in certo pericolo di perdizione; finché,
illuminale e pentite de'loro pecchiti e del-
lo scandalo dato, conciliali gì' inaspriti
animi de' loro sposi, con questi ritornas-
sero all'anteriore convivenza. Crescendo
perciò il numero delle ricovrate, si pen-
sò mutar l'abitazione, resa ristretta e non
più capace di contenerle tutte, con altra
più ampia, tanto più che da ogni parte
l'istituto tanto gradito era sovvenuto. Per-
tanto fu trasferito presso la cattedrale di
Castello, ma per la qualità del sito trop-
po esposto a pericoli poco tempo vi ri-
mase, onde fu trasferito nella parrocchia
de'ss. Gervasio e Protasio. Allora fu sta-
bilito formare due congregazioni, l'una
di patrizi e di cittadini, l'altra di dame,
riducendo a metodo di religiosa comu-
nità l'unione di tulle le penitenti raccol-
te nella nuova casa, con particolare cap-
pellano e confessore. La congregazione
degli uomini presentitolo di governatori,
e di governatrici quella delledonne,queste
però durarono 3 anni, cessando la loro
congregazione ueliSgB. Al pio luogo fu
deputata una superiora col titolo di Reve-
renda Madre, ma dipoi col nome di Prio-
ra. Intanto per noa trovarsi opportuna
nemmeno la nuova abitazione, neh Sgi
fu acquistala una casa con orto presso la
parrocchia di s. Raffaele Arcangelo, eoa
approvazione del principe. Indi nel 1592
a'2 gennaio (more veneto, cioèiSgS mo-
re romano), si ottenne permissivo decre-
to dal maggior consiglio di potere ivi
VEN
falibiicare apposito tnoDaslcro , per la
salvezza di tante unitue chi'loio falli lav-
vt'clule , onde rimanervi a vivere come
in conservatorio, ovvero passare a servi-
re a Dio in qualciie chiostro di monache,
omarilarsionestamcnte.il patriarca Friu-
li permise a'20 marzo 1 5t)3 l'erezione del-
la cunligua chiesa , la «piale riuscì non
grande, ma ben ornala, che ridotta a per-
fezione fu poi consagrata a' 3 novembre
i6oq dal vescovo di Cijioggia Lorenzo
Prezzato , sotto l'invocazione di Maria
Vergine Assunta in cielo, ma la festa del-
la dedicazionecelebravasi a'j anovembre.
I governatori della casa pia del Soccorso,
appena questa ridotta a formale coma-
nilà nella nuova residenza , piantarono
ben regolato sistema di economia e di-
sciplinato reggimento, perchè a norma
dell'istituto, niente mancasse alle natura-
li e spirituali esigenze delle soccorse, e
compilate le costituzioni si stamparono.
1 benemeriti governatori ebbero sempre
la massima sollecitudine di dare stato
alle (jglie del pio luogo o maritando'
le o monacandole; e molte solevano pas-
sare tra l'agostiniane convertile, di cui
nel § X, n. 61; altre in qualche onesta ca-
sa privata della città, ed altre in terra-
ferma provvedute di tutto l'occorrente.
La divina provvidenza assai aiutò questo
conservatorio, sia co' soccorsi procurali
dallo zelo de' governatori, sia con pii la-
sciti, lo ho proceduto ancora col cav. Ci-
cogna, perchè coll'anipio corredo di sue
cognizioni, non poco corresse e rettificò
il riferito dal Corner, come ha fatto e va
facendo di altri rispettabili scrittori, poi-
c:bè la critica e l'erudizione egli la porta
ad un grado che nulla lascia a desidera-
le. Durò il pio luogo sino al 1807 , nel
quale anno quantunque col decreto 28
giugno fosse ordinato che la pia opera
delle Penitenti a s. Giobbe fosse concen-
trata con questa di s. Maria del Soccor-
so , pure ebbe luogo la concentrazione
contraria, a tenore dell'altro decreto del
ministro dei cullo 25 luglio 1807; *I"'°-
VEN a5i
di le donne del Soccorso passarono fra
le Penitenti che furono e sono pur oggi
conservale. Il cav. Cicogna descrive la
chiesa di s. Maria Assunta, i quadri che
l'abbellivano, e dice sussistere .sfornila di
ogni ornamento, come sussiste l'annessa
fabbrica; ed anzi negli scorsi anni vole*
vasi ridurre ad asilo de'preti vecchi e in-
fermi sostenuti dalla carità de'loro con-
fratelli, ma Iramonlò la santissima e de-
corosa idea, e resta il luogo disponibile. — ■
Della chiesa e dell'istituto delle Peniten*
li, ecco quanto ne lasciò scritto il Cor-
ner. Negli ultimi confini del canale, che
dalla città conduce [)er la laguna all'op-
posto territorio di Mestre, ne'principii del
secolo scorso fu eretta una non grande ma
ben ornata chiesa sol lo il titolo del Pa-
trocinio della ss. Vergine, fabbricata per
uso e per l'amministrazione de' sagra-
menli al conliguo ampio conservatorio,
ove dimorano non poche donne peniten-
ti, che tratte da'Iacci del demonio, quivi
in discreta austerità congregale compen-
sano con un regolato vivere i disordini
del tempo passato. Fu autore di cpiesta
santa impresa Piinaldo Bellini piissimo
sacerdote filippino di Venezia , che nel-
l'assiduo esercizio delle confessioni ve-
dendo quante miserabili persistevano nel
peccalo per l'impotenza di poter vivere
fuori dTesso, a soccorso di loro miseria
destinò prima nella parrocchiadi s. Ma-
rina una casa ove raccoglierle; inili assi-
stito dalla liberalità de'fedeli, che applau-
divano al caritatevole istituto, Irailusse
ad abitare in un'ampia casa situata nel
detto silo di Cannaregio un numero di
penitenti donne, alcune delle quali eoa
tal fervore intrapresero la totale riforma
de'loro costumi, che poterono poscia iu
alcuni luoghi, ove furono con istanza chia'
mate, divenir maestre alle altre di cristia-
na peifezione. Promossero sin da' suoi
principii e con grosse somme e con op-
portuni consigli la lodevole idea del fon-
datore, i piissimi ecclesiastici Gio. Alber-
to Badoaro allora patriarca di Venezia,
2?a V E ^^ V E N
rhecess?) (Vessorlo nel 1706, e Paolo Con- Alcuni di tali luoghi erano diretti da
Iniiiii nobile sacerdote , dignità in cui qualcUe monaco sacerdote, ed altri era-
volle rimanere rinunziando gli olFerti ve- no cnstoditida'Iaici, che quantunque atn-
jcovati, assistendo assiduamente alla di- inogliali , pure per la loro caritativa in-
iezione e increuìento del pio luogo. Id- combenza s'intitolavano frati e priori. Di
(Ilo benedisse con frequenti ed abbon- tali ospizi sopra ogni altra città del cri-
daiili su-ssidii le intenzioni e le sollecita- stianesiino abbondava Venezia ne'secoli
«lini del pine zelanie sacerdote. Onde po> XI e XII per la moltitudine de' pellegri-
tè non solo con libero acquisto perpe- ni che riducevansi a questa città per in-
tuaie il luogo ad uso dell'istituto, ma trapretidere sui veneti convogli il sagro
aticora con grandiose e dilatate fabbriche viaggio di Terrasanta. Conae opere di
provvedere a qualunque necessità dell'a- tanta pietà erano singolarmente grate a
l»itotiici. La ben ornata chiesa possiede Dio, cosile case in cui s'esercitavano co-
a uì.Tggior suo spirituale decoro 3 corpi minciaronoa chiamarsi Case, tìi Dio, no-
di Santi, ed altre molle insigni reliquie me comune presso i francesi. Uno di que-
Iralle dalle catacombe romane. Trovo sii ospizi nominato Ca9(7 r/i ^/o, o come
nello Stalo personale , che la chiesa si lo chiamano i veneziani Cadi Dio, era-
consagrb a'i6 aprile 1763 da Lorenzo vi in Venezia circa la metà del secolo
da Ponte vescovo di Ceneda, celebrando- XIII, al di cui rettore o amministratore
sene però l'aimiversario la 4-" domenica fr. Lorenzo, donò nel 1264 Marco Boi-
di novembre per concessionedi Papa Pio lani abbate di s. Giorgio Maggiore, una
IX. Ora, per autorizzazione governativa palude di ragione del suo u)onastero, ac-
5,7 gennaioi84(ì. l'istituto èdirettodal- ciocché sopra di essa Hnidasse una Casa
le suore di s. Vincenzo de Paoli sino ài di Dio per ricovero ile'passeggieri. Qua-
4 agosto 1 847 > ed accoglie e alimenla lunqne ne fosse la cagione, la Casa di Dio
donne di mala vita ravvedute, in nume- non si fondò su quella palude, ma bensì
10 illimitato e proporzionato alle rendi- sopra im fondo posto nella parrocchia
le patrimoniali del pio luogo, zinni ad- di s. Martino, che nel 1272 allo stesso fr.
iVwXroW Dizionario geografico A\e.a \n\h' Lorenzo rettore della Casa di Dio donò
hlicato: Nel conservatorio delle Peniten- Maggio Trevisano pellicciaro, a condizio-
li, abljozzato nel i353 e si'>temalo nel ne che vi si fondasse chiesa e spedale e
I 7o3,accolgonsi a comunità perfetta cir- si chiamasse Crt.va rft Dio. Approvò la
t-a no meretrici ravvedute. Lo Stato per- pia donaz/ione il maggior consiglio a' 29
sanale dichiara avere attualmente l'isti- agosto di detto anno, e stabili che fermo
luto: il direttore spirituale, il rettore e dovesse restare all' ospedale da erigersi
confessore, il cappellano, la superiora, 24 il nome di Casa di Dio. Successero a fr.
Kuore professe, 19 novizie (nel qual nu- Lorenzo 5 priori col titolo di frati sino
mero |)erò sono comprese anco quelle al i 34o. Il pio luogo ricevè molte obla-
chesi trovano negli allri stabilimenti), 5o zioni daTedcli, colle quali si alimenta va-
li'die ricovrate. no i poveri dell'ospedale, assistili nell'in-
40. Cà di Dio in s. Gioacchino, Ri- fermila da frati d'istituto ignoto. Ma nei
porla il Corner , che acquistata la pa- i 36o alcuni di essi genovesi parteggian-
ce il cristianesimo sotto Costantino I il do per la patria, si proposero d'incendia-
Gronrle, si cominciò ad aumentare col- re il contiguo arsenale ; scopertosi però
le chiese eziandio i pii ospizi per rico- il pravo disegno, si sottrassero al castigo
\i'\n de' poveri infermi e de' pellegrini, colla fuga. Dopo ciò fu stabilito nel 1367
laonde era raro il monastero, che con- dal maggior consiglio, che il priore do-
giunto non avesse tale istituto di carità, vessa essere cittadino veneto, ed ogni due
VEN
anni iloves'st; render conio dell' animini-
slnizioiie al doge e a'consiglieri, restando
fissato il iinniero delle povere a 25,quan-
le allora poteva sostentare il pio luogo.
Dipoi nel i556 con altro decreto si au-
mentarono, ed assegnandosi al priore una
spaziosa casa con 3oo ducali di stipendio,
gli fu imposto impiegare il rimanente
delle rendite al mantenimento del luogo
e delle povere. Siccome le povere si sce-
glievano da (]ualun(pie aiiclie più vile
condizione di persone, però a vantaggio
de' bisognosi civili nel i623 ordinò il
maggior consiglio, che per l'avvenire non
si ammettessero nel pio luogo che pove-
re donne o di sangue patrizio o dell or-
dine de'ciltadini, di vita onesta e non ma-
ritate. Al presente, dice lo Stalo perso-
nale, die si ricoverano vedove e povere
donne di nobile o civile condizione , ed
ora sono ^o , dipendenti dal cappellano
rettore. Ed io aggiungo col Dizionario
geografico, che il pio luogo fu neli36o
soggettalo al padronato del doge, e con-
tribuisce alle povere donne, oltre l'allog-
gio e i medicinali, una giornaliera pen-
sione. La chiesa di s. Gioacchino annes-
savi venne fabbricata alla metà del seco-
lo scorso da alcune terziarie domenica-
ne, dette le Pizzochere.
I I. Orfanotrofio maschile alla Vi-
sitazione di Maria Tergine stille Zat-
tere: nel § X, n. 45, "e parlai.
12. Orfanotrofio femminile di s. Te-
resa: nel § X, n. 70, ne ragionai.
1 3. Ospedale pro\'incialc e ci\'ico in s.
Lazzaro de^ Mendicanti. El)be la sua o-
rigine nell'isola di s. Lazzaro, della quale
nel § XVIII, n. g, destinato come luogo
appartalo dalla città per ricoverar po-
veri infetti dalla lebbra elefcintina, o ma-
le di s. Lazzaro. Diminuita e poi cessa-
ta aflatlo la schifosa mahitlia, fu slabili-
lo che nell'isola dovessero restare accol-
ti que poveri , che dal giornaliero que-
stuare per le vie si chiamano Mendican-
ti. Laonde lu spedale si disse prima col
nome di s. Lazzaro , e poi anche eoa
VEN 2^3
quello di Mendicanti. Come \ieihV\iu\a.
per la molla sua disianza dalla cillà ren-
deva diflicile, e bene spesso ne'tempi bur-
rascosi d'inverno vietava l'accesso a' go-
vernatori, a'medici, ed a qualunque al-
Ira necessaria persona, alla cura degl'in-
iei nii ed all'aSsislenza de'poveri, cosi ven-
ne trasportalo lo spedale in luogo di mi-
nor incomodo. Opporiunissimo a tale
oggetto fu credulo un largo tratto di ter-
reno vacuo, che si estendeva dal con-
vento de' ss. Gio. e Paolo, di cui nel §
X, n.19, sino alla laguna. E peiò ivi si
disposero i principii d' un magnihco (»•
spedale, che nella celerilà del suo avan-
zamento dimostrò i prodigi ilella divina
provvidenza, a'cui disegni piamente «er-
vì il caritatevole animo di Barlolomeo
Bontempelli ricco mercante, che dopo
aver oiFerlo vivente all'intrapresa delia
fabbiica3o,oooducali,ne assegnò 1 00,000
al di lei compimento. Sul principio l'o-
spedale edificatosi con molla ristreltezzn,
venne indi per mezzo di pie largizioni nel
i5q4 amplialo e arricchito come ora s.i
vede. Accolse pure nel suo seno orfini
de'due sessi, ojide servi d'ospizio anch«
a loro. Il p. Bonanni, Catalogo degli or-
dini religiosi e congregazione di fan-
ciulle, nel l. 3, p. 66, offre la figura del-
le zitelle orfane in Venezia fondate da s.
Girolaaio Emiliani presso la chiesa de'
ss. Gio. e Paolo, parte delle quali attende-
vano al suono e al canto in servizio della
chiesa (e per quanto notai nel § XV, n.i,
come altre), e vestivano di bianco. Ag-
giunge che negli altri 3 couservalorii di
zitelle in Venezia, vestivano nell'ospeda-
le della Pietà l'abito rosso, in quello de-
gl'Incurabili di color turchino, ed in qi^el-
lo de'Mendicanli di nero, ed attendeva-
no parimente alla musica, sotto la dire-
zione de'piìi famosi maestri. Unitamen-
te coll'ospedale fu eretta la chiesa ador-
nata nell' interno con 5 altari di scelti
marmi, e nelTesterno con una ben idea-
ta facciala, essa pureinterauienle dì mar-
mo, lu uuo di essi altari, dedicato a s.
254 V E N
Seimstiono iitartire, si venera il corpo di
s. Meliloiie mollile, uno de' celebri ss.
Qufirniita mai tiri. Esso insieme col brac-
cio d'altro Siinto, pur ilelhi slessa com-
pagnia,fiidalla^alolia portato inVenezia,
e poscia nel i 653 donato n questa chiesa.
Avverte il Corner, cirèddlicile il crede-
re.clie questo sia il celebre s.Melitonefra'
Xli Marlirì di Sebaste il più giovine.
Iiu perocché i corpi di questi gloriosi guer-
'rieri di Cristo furono abbruciati, e le loro
ceneri confusamente unite furono pro-
digiosamente preservate dal fiume, in cui
furono gettate. Deve dunque dirsi, che
questo s. Corpo appartenga ad altro s.
Martire chiamalo Melitone, del qual no-
me frequente era l'uso fra gli orientali.
Piidotta a perfezione la chiesa nel i636,
fu poi consagrata nella 7..' domenica do-
po l'Epifania. Fra'chiostri di questo spe-
dale, nella parte superiore destinata agli
uomini, nel 1673 fu istituito un ben or-
nalo oratorio sotto l'invocazione di s. Fi-
lippo Neri, ove ne'giorni festivi s'aduna-
•va un copioso numero di confratelli, i
quali dopo aver coa)pili que'divoti eser-
cizi propri dell' istituto, s] portavano a
servire negli appartamenti inferiori i po-
veri vecchi infermi, aliuìenlando i loro
corpi col cibo, e l'anima cogl'insegnamea-
ti della dottrina cristiana. A quest'ospe-
dale non mancano moderni benefattori,
poiché leggo annunzialo nel Giornale di
Roma del i85i, n. 85, in data di Ve-
nezia, dalla gratitudine de'rappresentan-
lì dell' istituto, con pubblico ringrazia-
mento: 1 nobili cavalieri Giacomo ed 1-
sacco Tieves de' Bonfìli eslesero la lo-
ro singolare carità a questo spedale civi-
le, donando la ragguardevole somma di
elfellive lire austriache 10,000, da im-
piegarsi come meglio sarà slimalo da chi
io dirige e amministra. A me sembra che
ad uno de'Iodati cavalieri appartenga l'e-
logio dato dal cav. Scolari nel libro de'Ca-
f ecumeni, del quale parlai nel u. j.» Tra
tiifli ti doviziosi israeliti delle provin-
cie venete la pubblica riconoscenza ri'
V EN
merita di onore e lode giustissima V in-
comparabile ed illuminata beneficen-
za d'un nobilissimo cavaliere, alla cui
grandezza vera, e della sita casa, i voti
de' cuori cattolici sono del continuo in-
diritti". Utina/n ! La magnifica opera,
Le Fabbriclie di Fenezia, olire 6 tavole
illustrale dal Diedo, ^t\C Ospedale di s.
Lazzaro de Mendicanti ora Spedale
Civico. Col medesimo riferirò il più im-
portanle d'un edifizio, che oltre d'esse-
re opera d' illustre architetto, è altresì
un altro esempio della grandezza de've-
neziani nell'erezione de'pubblici stabili-
menti. Il cav. Scolari, DeZ//2 vitaedelle o-
pcre dell' architetto f^incenzoScamozzi,
ascrive l'erezione di questa fabbrica fra
il 161 I e il 1616, e la dice forse opera po-
stuma del medesimo; ed il Moschiui nella
lodalissima sua Guida, dice chiaramen-
te il grandioso spedale modellalo dallo
Scamozzi,e condotto dopo la di lui morte,
mentre la chiesa de'iMendicanli si modellò
da Giuseppe Sardi. Conviene anzitutto
avvertire, a chi l'ignora, che l'ospedale
provinciale e civico di s. Lazzaro de'Men-
dicanli è formato di parte del convento
de' domenicani , da loro abitalo fluo al
18 IO, della già scuola di s. Marco, che
descriverò poi per unità d'argomen-
to, anch'essa soppressa in quell'epoca di
generale distruzione, e del pio luogo de'
Mendicanti in discorso. Perciò questo con
tali aggiunte portalo ad una massima di-
latazione, divenne uno de'primari e più
ragguardevoli edifizi dell' Italia. Sopra
vasto irregolare perimelro venne chia-
mato lo Scam ozzi a costruire un ospeda-
le,o conservatorio pe'poveri infermi d'am-
bo i sessi ; e vi corrispose da suo pari,
piantandovi nel centro una chiesa, ed a-
prendo a'iali due spaziosi cortili, intor*
uoa'quali disporre i tanti luoghi neces-
sari all'abitazione de' maiali ed a' vari
usi della stessa casa. E sebbene la diffe-
rente destinazione ora data all'ospedale,
nel convertirlo a spedale civile colle me-
nriorate aggiunte di quasi due altri inle-
VEN
ri ecìifizi, noi» pcrmett.T di riconoscere
riidicio delle singole parli, e quindi il
merito dell' ideata dislrilxizione; pure
può convincersi anclie a prima vista, die
il caritatevole asilo era abbondantemente
fornito di tutte l'esigenze ricliieste dal sa-
gro e pio oggetto; e che il saggio ordina-
tore si era proposta la i.'di tutte le mire
da aversi dovunque, e massime in luo-
ghi di questa sorta, quella della salubri-
là, a cui ben provvedeva l'ampiezza de'
descritti cortili, e la vantaggiosa dimen-
sione di tante stanze, e poco meno che
sale, chiare, libere e ventilate, pel perfet-
to isolamento della fabbrica. La chiesa è
preceduta da un atrio quadralo che ser-
ve d'ingresso all'uno e all'altro cortile.
V'ha una cappella puressa quadrata, che
contiene il maggiore aliare, e due nic(hie
ciascuno de' ilue lati longitudinali per
riceverei 4 minori, ojide l'area del tem-
pio non resti prmlo impedita. Per una
delle due porle situate a'Iati di della cap-
pella, nou essendo l'altra che apparente,
si entra nella sagrestia che risponde die-
tro all'aliare principale. Appoggiano a*
fianchi della chiesa alcune celle che sono
illuminate da'corlili. La piìi grande, che
cade nel mezzo a mano destra, era una
specie di coietto ove si raccoglievano le
suddette giovani alunne educate maeslre-
•volmcnte alla uiusìca per cantare in cer-
ti determinati giorni i loro Oratorii, a'
quali accorreva avidamente ogni classe
di persone. Lo Scamozzi essendo premor-
to all'ullimazione dell'opera, dichiara il
Diedo, che la fionle della chiesa fu dise-
gnala dal Sardi nel 1678, eh' è la sola
ornata in tutto il lunghissimo lalo esterno
che guarda il rivo. 11 dolio Diedo, dopo
aver fallo artisticamente la critica alle
parli di tal prospetto, osserva che fan-
no torto ad un'opera non pertanto gran-
diosa e nel suo insieme ben concetta, lai-
che con poche e facili emende, da lui op-
portunamente indicale, potrebbe ridursi
a plausibili forme. Fra le singolarità di
arte, che si osservano ia questa chiesa, vi
VEN 255
è il nobile monumento di fino marmo,
del Sardi, che divide l'atrio del teuipio,
ed è sagro alla memoria ilei procurato-
re di s. Marco Alvise Moceoigo, celebre
per le vittorie riportate contro i turchi.
Di siile lamenlabile, ha bassirilievi e sta-
tue, fra cui quella dell'eroe, di Le Court.
Sonovi pure uell' atrio i siinnlacri, del
benemerito Boulempelli già loilalo, del
Biava, ed i busti d' Alessandro, Frati-
casco e Bartolomeo Mora, Le pitture sou
tulle insigni, tre delle quali vennero di
questi ultimi anni recale dalla demolita
chiesa dcgl' Incurabili. Nel i.° altare il
Cristo in Croce è di Paolo ; nel 2." l'An-
nunziala è di Giuseppe del Salviali ; nel
3." la s. Elena del Guercino, unica ope-
ra ch'esista di lauto maestro in Vene-
zia, leslè ristaurata condegnamente dal-
l'ora defunto professor Lorenzi; nel
4." aliare, finalmente, la s. Orsola colle
Vergini è insigne opera di Jacopo Tin-
loretto. — Ora debbo parlare della già
scuola grande di s. Marco col Corner.
Ebbe i suoi juincipii presso la chiesa
parrocchiale di s. Croce di Luprio, del-
le monache francescane. Fu ella la 4-*
tra le confraternite, o come si chiamava-
no Scuole Grandi, c\n poi se ne aggiun-
sero due altre, istituita col religioso fi-
ne d' implorare l'affluenza delle divine
misericordie sopra la repubblica per l'in-
tercessione del di lei proiettore s. Marco
Evangelista. Per maggior comodo delie
loro riduzioni, pensarono poscia i con-
fratelli di trasportarsi presso la chiesa de'
ss. Gio. e Paolo, ove nel 1437 aveano ac-
(|UÌstato da' domenicani un terreno per
fondarvi un ampio ospizio, ed il possesso
[iure della cappella maggiore nella chie-
sa di tali religiosi, insieme all'altare de-
dicalo a'ss. Titolari. E perchè in riguar-
do d'accomodare l'accolta confrateinila,
s'erano i religiosi privati di qualche luo-
go loro opportuno, il maggior consiglio
con decreto de'ag agosto di detto anno,
permise loro dilatare i confini del con-
vento verso la laguna in sito dì pubblica
256 V E N
ragione. Divampò il nuovo ospizio per
oij inceiiiliu insorto nella nolle del gio-
vedì santo i4»^5. Ma la pietà de' conlia-
telli assistila dalia munificenza pubblica,
che assegnò circa oooo ducati a riparar-
ne i danni, lo fece risorgere [liìi magnifi-
co e ampio dalie sue rovine, ed in breve
la scuola per la sontuosità delle fabbri-
che, e per il pregio dell' eccellenti piltu-
le, venne annoverata tra'priuiiornamen-
li della città. Ne'venerd'i di marzo i con-
frati esponevano con pompa una ss. Spi-
na; e Ira le altre ss. P>eli(|uie, si pregiava
possedere porzione della Tonaca incon-
sulile del Signore. Il Diedo nelle Fabbri-
che di Vtnazia illustrò 4 tavole dell'edi-
fizio magnificu della scuola di s. Marco,
il quale maestoso elevasi nella gran [)iaz-
za de'ss. Gio. e Paolo, a mano manca di
chi osserva rouionimo sontuoso tempio.
L' ornatissima fabbrica fu murata sulle
vestigia della distrutta dal fuoco, e vuoi-
si condotta sul disegno datone da Mar-
tino Lombardo, che in quest'opera su-
però se slesso: tanto è vero che le occa-
sioni ed i grandi mezzi sono acutissimo
slimolo a'nobili ingegni per oprar mera-
viglie. Presume il Temanza che il cele-
bre fr. Francesco Colonna dello Polili-
lo, don)enicano del propinquo convento,
possa aver giovato l'archilello co'suoi lu-
mi, ispirandogli il gusto della tiobile an-
tichità, del cui sapore non poco risplende
l'edifizio. La fronte di quella fabbrica,
la quale si presenta per tutto il canapo
sopra una sola Imea, olfre due prospetti,
l'uno diverso dall'altro, sebbene abbia-
no comuni i due ordini principali. La fac-
ciata, intonacata di scelti marmi, è ricca-
mente adorna di eleganti lavori scolpili
perla massima parte da Pietro Lombar-
do. Fiancheggiano le due porle 4 bas>i-
rilievi con prospettive di mirabile elfet-
lo: in duedi questi primeggiano due Leo-
ni al naturale, ed alcune azioni di s. Mar-
co nell'altre: opere tutte di Tullio Lom-
bardo. La maggior porta è sormontata
da \x.i\ arco sostenuto da colonne frcgia-
V F. N
le delle più fine ed eleganti scullùre. Le
statue sovrapposte si scolpirono da quel
Mastro Bartolomeo che fece la porla del-
la Carta adiacenie al palazzo ducale nel
secolo .^LlV, ed appartenevano a (piesto
slesso edifizio prunu dell'incendio suller-
to nel XV secolo, dalla cui voracità fu-
roiio salvale, dopo del quale fu, nel del-
lo i4t>5, ricostruito. Anche l'inteine sale
sono ricche di bassirilievi scolpili in mar-
mo, e d'intagli in legno. L' altra porta,
alla maggiore propinqua , mette ail un
atrio che dava accesso alla cappella dell.»
già scuola della Madonna della Pace; in
esso trova vasi il cadavere del doge Ma-
rino Falier decapitalo perchè lento di
rovesciare la costituzione fondamentale
della repubblica. Dice il Sanudo, che il
sepolcro era un cassone di pietra con l'e-
^\^\d\.<i\Heicjact:ldominus Mctrìims Fa-
leiro diLV. Soggiunge che per quella tom-
ba si compose il distico, e secondo altri
fu scolpito suir urna: Diix Fenelwn ja-
ci't hic, patriam qui perdere tentans, -
Sccplra, decus, censnin perdidit ,at(jiie
caput. Convertiti questi locali ad uso del-
l'ospedale civico,(|uel tumulo fu distrullo,
liparlandone nel dogado 55° del § XIX.
nella biografia delFalier. Ne'soflh ti esisten
ti nella scuola si trova a meraviglia con^
giunta la semplicità de'comparli all'eia
ganza e sceltezza degli ornamenti. Anclu
il Moschini dichiara, che la scuola ch«
fu di s. Marco , non può essere uè p'\i
ricca, uè meglio intagliala. Trova nsira
bili i ricordati bassirilievi, co'due Leoni
e con s. Marco che dà e la salute e i!
battesimo a s. Aniano. Que' porticati i|:
prospettiva, condotti con sì poco rilievo?
mettono meraviglia a chi sa. Pel decre-
to dunque de'23 aprile i8io, soppressali
la scuola di s. Marco e l'adiacente con-*!
vento de' domenicani, ambedue gli edi-
fìzi furono aggiunti all' ospedale civico,
rendendolo così più ampio e capace per
1200 ricovrati, quanti comunemente so-
no, ivi sino al cader dello scorso secolo,
sotto il nome d'ospedale de'Mendicanli,
YEN
si curavano gli scabbiosi, si ricovravano
vcixhi iinpolenli d'ambo i sessi, ed edii-
caviiiio orfliiii , ed orfane addestrate ne'
musicali esercizi. Ora accoglie illiraita-
tauiente fe'obricitanli, feriti, fratturati,
aneurismatici, sidlilici, met)tecatti,ed al-
tri infermi tl'ambo i sessi. Dice Io Stato
personale. L'ospedale provinciale e civi-
co di s. Lazzaro de' Mendicanti, è cura-
zia di libera collazione patriarcale, eser-
citandovi interinalinente le funzioni par-
rocchiali il religioso domenicano parro-
co de'ss. Gio. e Paolo, siccome delegato
patriarcale. Vi sono 5 cappellani e pre-
dicatori cappuccini, oltre un assistente.
Al riparto femminile assistono 7 suore di
s. \'incenzo de Paoli e 4 'o''o novizie, le
quali dipendono dalla superiora loro a\-
ìe renitenti, sotto la direzione d'una suo-
ra. Altra volta la chiesa dell'ospedale era
governala da'pp, somaschi.
i4- Casa di Ricovero, volgarmente
Ospcdaletlo, ins. Maria de' Derelitti. Il
Corner ragionando della chiesa dell' O-
spedalettoe dell'ospedale de'Derelitti, rac-
conta come fu estremamente funesto al-
la Lombardia e paesi circonvicini l'an-
no 1027 per una gravissima carestia (ol-
tre la peste che deploro nel § XIX,
del dogado 77-°), per cui perì di pu-
ra inedia una moltitudine dì misera-
bili. Provvido in Venezia il magistra-
to competente, raccolse dalle provin-
cie marittime quanto fu possibile di bia-
de, ma sopraggiunto dalle vicine città
un nunjcroso popolo d'affamati, fece ia
non lungo tempo, che si risentissero an-
che in Venezia le ristrettezze del vivere,
che andarono crescendo a tal segno, che
i miserabili, vinta ogni nausea, si satolla-
vano de' più sordidi e putridi alimenti,
né questi bastando, vedevansi per la cit-
tà e per le piazze smunti speltri languir
di fame. Commossi da sì lugubre spet-
tacolo alcuni pii uomini, fra'quali il più
fervoroso fu un Gualtiero chirurgo, eres-
sero nel dilatato piano detto Bersaglio,
contiguo alla chiesa de'ss. Gio. e Paolo,
voi. xct.
YEN 2'7
un ampiocoperlò, nel quale diiposero po-
veri letti onde raccogliervi e nudrire i
poveri massimamente infermi , che gia-
cevano abbandonati allo scoperto sulle
pubbliche strade. La caritatevole impré-
sa, lodata da tutta la città, produsse ab-
bondanti soccorsi alla sua durata; e per-
chè que'miseri fossero anche soccorsi nel-
le necessità spirituali, concesse loro il pa-
triarca Quirini nel 1528 d'erigere l'ora-
torio per la celebrazione della messa e
l'amministrazione de' sagramenti. Ebbe
in tale luogo a mostrare il fervore di sua
carità s. Girolamo Emiliani, poi fonda-
tore di sua benemerita congregazione, il
quale dopo aver profuso a soccorso de'
poveri e orfani tutto il suo patrimonio,
diede se slesso a loro servigio, e intro-
dusse nell'ospedale, già colle limosine àc
caritativi fedeli magnificamente fondato,
il misericordioso istituto di raccogliervi
gli orfanelli d'ambo i sessi. Quivi riuniti
que'poveri fanciulli, erano dal santo ea-
limenlati e istruiti ne'niisteri e doveri del-
la fede, ed amm.aeslrati in qualche arie,
colla quale potessero poi fatti adulti prov-
vedere al proprio sostentamento. Lode-
vole consuetudine del pio spedale, dello
perciò dal raccoglimento degli orfani O-
spedale de' poveri Derelitti. Questo è
l'istituto delle zitelle orfane d'ambo i ge-
nitori, di cui col p. Bonanni feci menzio-
ne nel numero precedenle, e chiamate
le zitelle, Firginis orphanellae dictae in
hospitalibiis ad musicalia inservientes.
Ne celebra fondatore l' Emiliani , e dice
ch'erano 1 20 ivi mantenute sinoalla mor-
te, qualora non si rendevano monache o
maritavano, e in tal caso si dava loro 200
scudi di dote. Aggiugne, che parte atten-
devano al suono e al canto ecclesiastico,
alliea'lavori convenienti alle donne. Ve-
stivano tulle di bianco, con velo simile iu
capo; le minoji di 12 anni limosinavano
per la città col grembiale e il cappello di
paglia in lesta. Però ne'giubilei, venerdì
santo, e nelle feste della Presentazione e
di s. Antonio, uscivano tutte alla visita
'7
258 V E N
delle chiese, vestile d'abito nero, con ve-
lo pendente sul volto, come nero era l'a-
bito qjjando accorapagnavano i definiti
alla sepoltura. Non mollo dopo la fonda-
zione di questo pio luogo, giunse in Ve-
nezia s. Ignazio co' religiosi suoi compa-
gni, i quali furono da luì divisi ne'due o-
spedali de'Derelitti e degl'Incurabili, an-
cl/esso servendovi gl'infermi. L'angusto
oratorio fu poi mutato in sontuosa chie-
sa adorna di 7 altari di scelti marmi, e
con facciala marmorea creila dalla pietà
di Carlolonieo Coruioni, che lasciò di sue
ricche sostanze erede Gesù Cristo ne' po-
veri di quest'ospedale. Dice il Moschìui,
che nell'altro ospedaletto. presso i gesuiti
e il palazzo Corniani, nel sestiere di Can-
noregio, vi sono accolte povere donne in
carità; e possietle buoni storici dipinti ben
conservalidi Palma giovine. Il medesimo
parla del riferito col Corner, quasi conti-
guo a' ss. Gio. e Paolo nel sestiere di Ca-
itello , ove trovano ricetto gì' invalidi,
nella cui cliiesa il maggior altare ha la mi-
glior opera che in Venezia si ha del Maz-
za, caro discepolo di Tiziano. Dichiara il
Dizionario geografico, che la Casa di Ri-
covero, un tempo rOspedaletto, presso la
chiesa de'ss.Gio. ePaolo,fu creila nel 1812
pe'vecchi d'ambo i sessi e per tulli gl'in-
abili a qualunque lavoro, e continua ad
alimentare me"lio che 600 individui.
o
Leggo nello Sialo personale j la Casa di
Ricovero, volgarmente VOspedalello, in
s. Maria deDerelitli, la cui erezione ri-
.sale ai i33o (sic), sulla fine dei secolo
XVll venne rimodernata nella forma at-
tuale, e servi sempre ad uso dell'annesso
ospedale. Vi sono due cappuccini cappel-
lani e predicatori , col proprio laico, ed
un mansionario. I ricovratì vecclii pove-
ri e infermi sono 800. Il riparto donne
è diretto da 22 suore terziarie di s, Fran-
cesco d* Asisi di Padova, colla superiora
e il confessore.
1 5. Casa cV Industria presso s. Lo-
renzo martire, nel § X, n. 4j "e parlai.
i6. Santo Monte di Pietà : Cassa di
YEN
Risparmio. L'origine la trovo nel cav.
Mul incili, /^/j?irt// delle Province Venete,
poicliè narra. Pochi e gravosi essendo i
mezzi, con cui il popolo minuto di Ve-
nezia si potesse procacciare le piccole som-
raenecessariea riparare a'bisogni del mo-
mento, istituito si voleva un Monte, i cui
prestiti, senza interesse, non dovessero
eccedere la somma di lire 1 5 italiane; vo-
levasi pure che a memoria de'benefallo-
ri dell'indigenza sopra tavole di marmo,,
da erigersi nel locale del Monte, esser do-
vesse inscritto il nome di colui che aves-
se fallo dono al pio istituto d'una som-
ma superiore alle lireSooo italiane. Tut-
to fu stabilito co' decreti 2? aprile, 25'
luglio e 28 ottobre! 806. Raccontai nel
voi. LUI, p. 162, che Caterino Corner
lasciò a Pio VII in legato il suo mae-
stoso palazzo Corner di Venezia presso
s. Cassiano, detto della Regina, da <[nel
la di Cipro Caterina uscita di sua famiglia
(in 3 ordini eretto nel i 724 dall'arcliitetlo
DouìenicoRossi),onde nelle pareti sono af«
freschi rappresenlanli la sua ly/ona (dopo
questa parola fu ommesso: che abdicò il
regno alla repubblica di Feneziaj men-
tre la regina Car lolla figlia legitliin a del
padre naturale del di lei marito venne.
Senza le quali parole sembra cheCalerina
fosse ospitata e morisse in Roma, il che de-
ve dirsi di Carlotta, come ho riferito nel-
i'ivi citato voi. Xill, p.iSg, olire ne' voi.
LXII, p. 5, LXVIII, p. 67 e altrove; cita-
zjone che feci onde si conoscesse, che non
ostante tal cessione del regno , avendo
Carlotta sposalo Luigi di ly^i'o/tìt, a que-
sta casa derivarono i diritti alla corona
di Cipro, onde poi ne assunse il titolo e
l'insegne), insieme alla galleria di qua-
dri e di tuli' altro esistente nel medesi-
mo.«Che il Papa donò il palazzo con tut-
to l'accennalo a' venerandi fratelli conti
Cavanis, a benefizio dell'istituto da loro
fondato delle Scuole di Caritàj e con
facoltà di tutto vendere, come (ècero,onde
poi vi fu stabilito ilMonte di pietà e la Cas-
sa di risparmio. Fu dunque nel 1 834che il
_V E N
palazzo Corner della Regina fu convertilo
in uso (lei Monte di [ìielà e della Cassa di
lispaiiuio. Il Monte presta sopra pegno,
e la Cassa di risparmio tiene in deposito
ftultifeio qualunque auclie minima som-
ma, con glande utilità di chi sa meglio
utilizzare i suoi proventi. Presiede il be-
nefico stabilimento del Monte un diletto-
le. Trovo nel Giornale di Roma del
i853, la seguente notificazione de' 27
giugno, della congregazione municipale
della regia città di Venezia, sottoscritta
dal podestà, da un assessore e dal segreta*
rio della medesima. Ivi è d'etto. La de-
plorabile condizione, in cui per una suc-
cessione di circostanze era caduto il Mon-
te di pietà e l'annessavi Cassa di rispar-
mio, non poteva non attirare l'attenzio-
ne del municipio, il quale caldamente
protetto dall'ii. rr. autorità, implorò dal-
la sovrana clemenza un rimedio radica-
le, e relativo alla gravità del disordine,
che doveva essere una volta per sempre
impedito. L'imperatore Francesco Giu-
seppe 1 volle graziosamente degnarsi di
accogliere con benignità l'istanze del mu-
nicipio, concedendo che il dazio addizio-
nale di lire i:8o, per ogni quintale me-
trico di vino, si continui a pagare nella
città di Venezia per 5 anni , decorribili
dall'anno scorso, ad oggetto di costituire
a vantaggio del Monte il capitale d' au-
striache lire i,5oo, 000. CoM venne assi-
curata la sussistenza del INIonte , si die
nuova vita alla Cassa di risparmio, e si
pose elficacemente un termine all'angu-
stie, in cui si trovavano questi patrii sta-
bilimenti. Conformemente alle proposte
del municipio, la Cassa di risparmio fu
conservata , ma indipendente dal Monte
di pielà,ammit)istrata separatamente sot-
to la controlleria dell'autorità tutoria, e
garantita, come lo era prima, dal Comu-
ne, in base ad analogo consenso del con-
siglio comunale. In conseguenza col i."
luglio i 853, gli ulHzi della Cassa dì rispar-
mio furono trasportati nel palazzo di re-
sidenza municipale, sotto la direzioue di
VEN 2^9
un consìglio d'amministrazione, compo-
sto di 4 cittadini, sotto la presidenza d'un
assessore municipale. Al fine di dicem-
bre d'ogni anno si pubblica colla slam-
pa il bilancio della Cassa dì risparmio.
INon vi si ricevono investite inferiori a
lire una, né superiori a lire 10,000. L'in-
teresse continuò in ragione del 4 annuo
perioo, colle norme ulteriori, e conte-
nute nel nuovo stampalo Regolamento.
» La solidità che ora offre il Monte di
pietà , per la dotazione generosamente
accordata dalla grazia sovrana, il sicuro
impiego de' capitali convertiti in pégni,
le caute investite, che la nuova Direzio-
ne saprà fare de'capitali residui, i quali
non fossero reclamali da'bisogni delMou-
te, e finidoieute la legale ed incrollabile
garanzia del Comune, sono i titoli sulla
base de'quali il Mimicipio è nella piena
persuasione che la Cassa di risparmio po-
trà ispirare nel pubblico la più comple-
ta fiducia. Un solo desiderio resta al Mu-
nicipio, quello cioè che il bisogno e l'abi-
tudine del risparmio penetrino ne'costu-
mi del popolo veneto, alìinchè la giusta
istituzione corrisponda veramente al suo
nome, e possa, in conseguenza, contribui-
re a creare poco a poco i capitali dell'o-
peraio, del domestico e del giornaliero".
1 7. Commissione generale di pubbli-
ca Beneficenza. Creata neli8i6, ed at-
tivata neli.° luglio 18 17 colla vista di
promtiovere in Venezia il bando alla que-
stua, provvede al giornaliero sussidio de
poveri, che sarebbero costretti a mendi-
care, e raccoglie i fanciulli d'ambo i ses-
si orfani e abbandonati, come pure al-
cune giovani periclitanti e un numero di
vecchi iujpossenti, allidandoli ad altri sì
pubblici che privati stabilimenti. N'è pre-
sidente l'ordinario prò tempore. Cosi lo
Stato personale. L'origine la ricavo dal
Mulinelli, Annali delle Province Vene-
te. Per la generale inopia che si risenti-
va anche in Venezia, il patriarca Mdesi
con commovente e zelante lettera pasto-
rale de'i4 febbiaioi8i7, diletta a' pos-
26o V E N
sidenli, facoIto»i, commercia oli ed indu-
striautì della ciltù e diocesi di Venezia,
ripiodolla dall'aunalista, rilluslre prela-
to nel nome e per le viscere di Gesù
Cristo, gli eccitò con facondia ad allar-
gar la mano verso i molti loio fratelli
ciiedomaiidavanogeneroso epiontosov-
veuimento. in pari tempo annunziò l' i-
stiluzione d'una Commissione di pubbli-
ca Beneficenza, scopo della quale fosse
quello d'aiutare il povero e disperdere
insieme io sciame degi' infingardi , che
sotto le vesti di povero con pianti simula-
ti e con bugiarde parole di continuo an-
davano accattando, e a solo peso della so-
cietà vituperosamente vi veano. (Delle sov-
venzioni anticamente distribuite dalle 70
ricche fraterne parrocchiali; e degli abu-
si delle questue nei declinare della re-
pubblica , e delle provvidenze emanate
per frenarli, ne discorro col conte Friu-
li nel n. 19 di questo §. La popolaglia
poi nutre sempre avversione a procac-
ciarsi il pane colla fatica, il che pure ri-
levo nel § XVI versoli fine del n. 4)- Di-
retti pertanto i pensieri di quella com-
missione unicamente ad ottenere il più
vantaggioso effetto, si divise in 3 sezioni,
amministrativa , cassiera ed elemosinie-
18, e perciò si compose di 5 amministra-
tori, di 6 cassieri e di 5 elemosinieri, ol-
ire il segretario; cioè di persone di tutta
probità, tratte dalle varie classi de'gen-
tiluomini,de'cil ladini e de'mercan lì, pre-
sieduta dallo slesso patriarca. In questa
guisa nacque un'istituzione, di modello
appresso, con grande proiltto della san-
ta causa dell'indigenza, ad altre illustri
città; istituzione che, gettate radici molto
salde, dovea poi crescere di bene in me-
glio, anzi giganteggiare, con tanto decoro
della sempre nobilissima Venezia. Ciò e-
gregiameute si apprende, sì del progressi-
vo incremento, sì come procede l'azienda
de'pubblici soccorsi, e sì del lodevole sta-
to presente dell'istituto, dall'interessante
e diligente: Memoria intorno all'ammi-
nistrazione della pubblica Benejicenza
V E L\
ili T'enezia, del conte Fortunato Sceri-
man, Venezia tipografia di Lorenzo Gal-
lei 1857. Ne darò una semplice idea. As-
sai numerosa è la classe de'poveri di Ve-
nezia , per le cambiale sue condizioni e
vicende de' tempi , inscritti ne' cataloglii
delle 3o prepositure, recentemente inti-
tolate Deputazioni Fraternali,ìe quali
sotto la dipendenza d' una Commissione
generale di pubblica Beneficenza, ùccìì-
discono a' molti e grandi bisogni della
classe stessa. A tali occorrenze dedicati
sono e rendite di fondi stabili e di capita-
li; sia per antica istituzione del principa-
to, sia per misericordiose costituzioni di
legati da pie persone ordinate (le quali a
cagion d' onore nominerò nel seguente
numero, che si compenetra con qneslo,
parlando di quelli dell'istiluto Manin); e
periodiche ed eventuali limosine degli
abitanti, e somme disposte da testatori
per generali o determinale distribuzioni.
Laonde, formandosi dall' insieme di t;di
fonti una rilevante amministrazione, Ve-
nezia che amò sempre e predilesse i suoi
poverelli, come mirabilmente provasi col
sin qui narrato e per quanl'allro dovrò ri-
ferire, di frequente col benefico pensiero
vi accorre. Le nozioni generali si divido-
no, dall'encomiato auloree deputato par-
rocchiale di carità, in due parti. Dicenel-
la I.' Soppresse \e Prepositure Frater-
nali di parrocchia esistite a tutto il i85S
(sulle quali si ha il Regolamento delle
Fraterne Parrocchiali di Venezia, ap-
provato daWeccelso Governo , Venezia
tipografia Andreola i836; allre parole
dirò nel § Xlll delle confraternite), si so-
stituirono altrettante Deputazioni, com-
poste del pievano o parroco prò tempo-
re, che n'è il presidente, di quel parroc-
chiano che faceva parte della deputazio-
ne di carità del sestiere (queste essendo-
si soppresse) e de'3 promotori in carica,
e questi e quelli rinnovabili poscia o rie-
leggibili dì 3 in 3 anni. Ogni deputazione
poi viene assistita da un cassiere, da uno
o più visitatori, oltreché da uu medico
VEN
e (la un cliiruigo. Questi tloe ultimi (ol-
tre la mammana o levatrice per la Giù-
(lecca) peicepiscono un onorario, gli al-
tri tulli prestansi caritatevolmente per-
chè senza compenso alcuno, sebbene ciò
riesca per lo più molesto e pesante più
che non credasi, come si può dirada per
tutto. Le nomine dell' avvenire spettano
al Convocato generale costituente la Fra-
terna della parrocchia, e di quello ponno
(hr pai le col nome di Confratelli tutti
que'parrocchiani a' quali piaccia contri-
buire lire 2:3o annualmente. Tali nomi-
ne sono soggette all' approvazione della
commissione ricordata, dalla quale an-
che si veglia sul regginie delle fraterne
sotto la scorta d'apposito regolamento,
mentre un regolamento diverso dà nor-
ma air interna trattazione degli affari
presso di essa. Presiede alla commissione
il patriarca in sede, a cui fanno corona
col nome di deputati 1 6 distinti cittadini,
fra 'quali 3 legali, e tulli dividonsi in 3 se-
zioni: amministrativa, elemosiniera,e del-
la cassa, accudendo specialmente al ma-
neggio e custodia del denaro on depu-
tato di turno in ciascun mese, come al-
tri 3 attendono al governo delle rendite
de'fondi e de' fabbricati. Dalla commis-
sione non si tiene ingerenza alcuna sui
diversi istituti pii di Venezia, tranne su
quello clie prese il nome dal suo fonda-
tore Manin, (\\ cui è direttrice e ammi-
nistratrice, ed io ne ragiono nel o." se-
guente, e ripeto con nozioni che si ranno-
dano con questo : essendo d'ai (ronde, e pel
maggior numero de'casi, le deputazioni
fraternali quelle che insinuano rispelli va-
iì)en te a'preposti degl'istituti stessi i no-
mi di (|ue' poveri che aspirar ponno a
quel genere di beneficenza al quale cia-
scun istituto è dedicato. 1.1 eh. autore pro-
testa di non occuparsi di tali istituti, e
tanto meno de' molti ospizi e luoghi di
educazione pe'puveri, che forse nel nùme-
ro di 4f> sono sparsi per la città, prestan
do a vecchie vedove, a donzelle, a fanciul-
line, o ad altre classi di poveri, o l'icove-
VEN 26r
re, o ammaestramento, o altri modi di
soccorsOjChe io vadodescrivendo.Da ogni
deputazione fraternale si tiene un CalH'
logo (le'poi'eii popolani della parrocchia,
serbandosene copia presso la commissio-
ne. Si scrivono in questi cataloghi, po-
veri vecchi o impotenti o per infermità o
per fìsiche imperfezioni, e famiglie e in-
dividui assolutamente miserabili eziandio
per la mancanza d'altri mezzi di sussi-
stenza oltre a quello delle proprie brac-
cia. Tali massime non vennero sempre ri-
gorosamente osservale, ma lo saranno
state meglio dopo la riforma de' catalo-
ghi ordinata nel 1857. Presso ciascun pie-
vano deve esistere il Catalogo de' pove-
ri vergognosi, cioè delle persone nobili o
civili, o comunque non avvezze a vivere
poveramente; questi cataloghi sono pure
a notizia della presidenza della commis-
sione, però quanto a'nomi , co* riguardi
dovuti alla civiltà sventurata. Norme par-
ticolari regolano i soccorsi da porgersi a
questa interessante categoria. A'poveri
non catalogali ponno concedersi momen-
tanei soccorsi dalle deputazioni, ma col-
r assenso della deputazione generale. A'
catalogati popolani si soccorre ne'Ioro bi-
sogni co' vari modi riportati nella Memo-
ria, di cui parlo. Consistono in assegni
diurni a fanciulli, infermi e altri impu-
tenli, a seconda di loro età e grado. In
soccorsi straordinari limitati, pe' casi di
malattia, mancato lavoro o altra sventu-
ra. In distribuzione di denaro, di generi
od'effetli, anche in epoche determinate,
come le feste Pasquali e Natalizie, giusta
la volontà de'lestatori e degli olFerenti. In
letti composti di tavole e cavalietti, pa-
gi iariccio e coperta di lana. In medico,
chirurgo e medicine, fino alla 3." visita e
alla 3." ricetta, dovendo, se seguita il ma-
le, tradursi l'infermo all'ospedale, tranne
i casi per continuiir l'assistenza a douii-
cilio. In cinti e altri presidii, per infermi-
tà o iuìperfezioui locali. Alle molte spese
per lullociò indispensabili, si provvede
oc'inezzi succennati, e altre descritte dal-
a6» V E N
l'autore, con opportune climoslrazioni di
apposite tabelle. Egli nella parte 2." ri-
porta nozioni speciali intorno alla Coni'
missione generale di pubblica Benefi-
cenza. Essa si costituisce del presidente
patriarca^ o del presidente interinale in
seùa vacante nella persona del vicario
capitolare. Di 17 deputati, compreso di
diritto il podestà /vro tempore di Venezia,
anzi quello che esce da questa nobilissima
carica continua ad aver sede nella com-
missione qual deputato emerito, come
di presente lo è il conte Giovanni Correr,
consigliere intimo e ciambellanoimperia-
le, cav. e commendatore di più ordini. Vi
sono pure 3 altri deputali consulenti, an-
che per la gratuita rappresentanza nelfo-
ro; diversi ingegneri civili senza premio
e perciò benemeriti in ogni sorta di lavo-
ri. L'entità dell'azienda affidata alla com-
missione appare dalle tabelle n. 1, 2, 3
poste in fine della Memoria. Dimostra la
i." r asse attivo e passivo proprio della
commissione, riferibile cioè alla sostanza
appartenente; rappresenta la 2.'' la so-
stanza procedente dalle così dette Com-
missarie, cioè amministrazioni di beni e
rendite applicabili per volontà degl' isti-
tutori a certe classi di poveri, od a scopi e
circondari deleratinali, comprensiva cnen-
te alle spettanze proprie delle fraterne; la
3." espone la consistenza dell'istituto Ma-
nin. Deducendo le passività dalle attivi-
vilà, residuerà una totale rendita depu-
rala di lire 283, 1 oSi'jy; ed il capitale
pur depuralo di Ine 5,454, o58. Nella ren-
dita non sono comprese il percetto da'
parrochi e dalle deputazioni fraternali, né
l'annue contribuzioni e né le straordina-
rie limosine, ed i prodotti delle tasse sugli
spettacoli, multe, tombole, limosine rac-
colte nelle chiese, legati per una volta,
^ìel 1 836 dopo pubblicato il riformatore-
gelamento fraternale, il numero de' po-
veri ascese a 4 1 )3oo, compresi circa 44?
poveri israeliti, soccorsi da apposita fra-
terna, a cui la commissione corrisponde
awuue lite 1000, figurando nell'annue of-
VEN
fertecon nobiliquote piìi famiglie diqnel-
lareligione.il numero de' poveri venne
indi diminuito sino a 38,723 nel 1841.
Per la riforma generale de'calaloghi nel
1847 diminuirono a 34,477» e neh 856
se ne contavano 35,43o, JNel resto io non
posso seguire il bel lavoro; e neppure nel-
la parte S."* delle riforme praticale nell'a-
zienda della commissionegenerale e delle
fraterne parrocchiali, e della riforma deU
l'istituto Manin, come della savia conclu-
sione per eliminare la questua degli accat-
toni nelle vie e nelle chiese, corruttrice fu*
nestissima costumanza.
18. Islìluto Manin presso s. Gere-
mia. Ricavo dalla Memoria del già en-
comiato conte Fortunato Sceriman. L'ul-
timo de' veneti dogi Lodovico Manin,
se poco grato ufficio legava a'posteri nel
giudicare di lui come principe e come
uomo di stato, non vi ha dubbiezza al-
cuna nel ricordarlo qual uomo amante
della patria e d'animo religioso e com-
passionevole, tale luminosamente pale-
satosi nel grande beneficio che preparò
testando a' miseri alienati di mente ed
alla classe artigiana; a quella classe me-
desima, la quale perchè più dell' altre
mancante de'mezzi di sussistenza, perla
caduta della longeva repubblica, ed igna-
ra delle crollanti condizioni di quella, fov-
se più d'ogni altra a lui imprecava quasi
ad unica cagione di tanta rovina, A ta-
li imprecazioni egli però dava bella esan-
ta risposta, poiché col testamento del i.°
ottobre 1802, dettato cioè 5 anni, 4 me-
si e 2 i giorni dacché avea deposto il cor-
no ducale, disponeva il benefico Manin
ducati veneti 100 mila, alììnché fossero
impiegati i loro frutti in parte nel man-
tenimento di tanti pazzi furiosi, ed in
mancanza di quelli di tanti ragazzi e
ragazze che siano abbandonati o non
possano avere educazione dalle loro fa-
miglie^ preferendo sempre li piìi poveri.
Voleva poi che questi fossero trattenuti*
nel luogo sino a che fosse loro trovato ini-\
piego 0 collocazione, e che in tal casoi
VEN
fossero contrihuiti a' ragazzi ducali 20
per un piccolo allc.stiinento, ed alle ra-
gazze ducati 5o per dote. Piegava di
trovare il luogo, per collocare dette per-
sone,che sarebbe bene [aUceva) fosse uno
degli spedali, in riguardo anclie alla
minore spesa; inoltre lasciando ducali
IO mila per l'allestimento. Supplicava
in fine gli eredi e com missari suoi tesla-
nien tarli ad impiegare la loro umanità
e religione accio li pazzi siano trattati
con carità, e si cerchi di risanarli, e
die li ragazzi oltreché nella Religione
siano istruiti in qualche mestiere, ov-
vero consegnati a qualche onesto villi'
co. Quale ne fosse poi la cagione, è cer-
to che la rendila del capitale così nobil-
mente elargito fu per lunghi anni desti-
nata al solo istituto de'pazzi, di cui nel
§ XVIII, n. IO. Rivendicata però a par-
licolar merito della commissione genera-
le di pubblica beneficenza, discorsa nel
numero precedente, la metà del legato,
fu nel 1829 cominciato a far godere al-
la classe povera artigiana di tanto bene-
fica disposizione, erigendosi iir. istituto,
ben giustamente col nome del pio fonda-
tore chiamato Istituto Manin, e (juindi
disciplin;ito con Regolamento del i ."mag-
gio i833, che poscia più volte si modifi-
cò, come nel novembre i836 all'aper-
tura dell' istituto, a merito della lodata
commissione, con Uegolamento stampato
dail'Andreola; e colla riforma del 1849
si stiibilì di consegnare all' istituto del
benemerito mg."^ Daniele Canal, del (juale
tenni proposito nei§ X, n. 68, le fancivd-
lechesi andassero raccogliendo, per quin-
di spedirle (come già prima facevasi) al-
ia campagna, ove avessero a rimanere
sino all'età d'anni 12, onde poi collocarle
De' diversi istituti pubblici o privati di
Venezia e fuori. E non essendosi trova-
to conciliabile ii ricovero de' fanciulli in
alcuno degli esistenti opedali o ospizi,
com'era desiderio del testatore, deter mi-
na vasi di mantenere alla campagna quel-
li al di sotto d'unai 12, per iodi iniziarli
VEN 263
ne'meslieri presso a probi e idonei arlie"
ri di Venezia, allogandoli per la vita in
comune nel locale già della fraterna ge-
nerale de' poveri in s. Antonino. Qui il
conte Sceriman deplora il non remoto
perverli(nentodeI popolo nel linguaggio,
di cui egli co'suoi concittadini veneziani
si dice testimonio, impregnatosi d'impre-
cazioni, di bestemmie, d'oscenità, anche
celiando; trasfusosi rapidamente sino a*
fanciulli, che a giudicarli dalle parole
sembravano già eruditi in >gni tnaniera
di sensualità e di stravizzo, appena sciolti
dello scilinguagnolo. Il conte già avea te-
nuto non dissimile discorso nelle diverse
scritture concernenti le classi popolari,
rammentate dal eh. conte Agostino Sa-
gredo ne' suoi pregevoli Stiu/ii storici
sulle Consorterie dell'Arti edificatorie
in Venezia, con queste parole: « I bam-
bini, gli adolescenti, pronunziano frasi e
voci, che in priticipio non intendono, ma
intanto cominciano ad insudiciare quel-
l'anime vergini con macchie, segno pre-
cursore di futura gangrena. E nessuno ci
bada, e l'esempio non di rado viene da'
genitori. E pur troppo dobbiamo con-
fessare che pessiuìo esempio e assai fre-
quente di codesta bruttura, a'garzoni, lo
danno i padroni delle botteghe, i lavo-
ranti, e al parlare laido, all'ingiurie sca-
raventate specialmente alla madre del
garzone, irosamente, non di rado si ag-
giùngono le busse. E quel parlare e be-
stemmiare i putti ripetono per le vie, ne'
giuochi : parlare e bestemmiareèora con-
tinuo. Triste verità, semente di mali fu-
turi, che non può negarsi che vorrebbe
rimedii edicaci. Ed è per ciò che sareb-
be desiderabile sieno per crescere gli asi-
li d'infanzia ; per codesto ch'è desidera-
bile che presto le beneficenze larghissi-
me di Giambattista Sceriman concedano
che nell'interno dell* istituto Manin sia-
no educati i fanciulli ricovrati, anziché
sparpagliali per le botteghe, nelle qua-
li, quand'anche da padroni buoni e ca-
l'italevoliaou abbiano tuali esemplali bua-
264 V E N
Ilo da allri ". E il voto (.lell'illuslre e vir
tuoso veneziano ebbe adeai pi meato, an-
co con restaurazione e impurlanlissima
riforma dell' istituto Manin, che reche-
rà col tempo notabilissimo miglioramen-
to nelle classi artigiane. Quella Provvi-
denza che non suole lasciare a mezzo le
opere proprie, nell'insuflicienza ni gran-
d'uopo dell' importante lascilo Manin,
non solo condì&t,to aveva diverse anime
caritatevoli si a donar capitali a queil'i-
slilulo (ed alla commmissione di pubbli-
ca beneficenza, per la quale tali furono i
generosi principe Andrea Erizzo, nobile
Matteo Zambelli, conte Francesco Calbo
Crolla, conte Antonio Giovauelli, con-
te Giuseppe Boldù, avv. Pietro Gaspari,
conte Giambattista Sceriman, avv. Car-
lo Martinelli. E si sa che eguali dispo-
sizioni beueliche hanno disposte a favo-
re dell' istituto Manin, il conte Pietro
Giovanelli, il cav. JNicolò Vendramio
Calergi, e il conte Nicolò Priuli. Cosi per
questi esimii benefattori in vantaggio de'
poveii, in pochi anni, hanno assegnato
un capitale di lire 389,738; cioè alla
pubblica beneficenza 325,338, all' isti-
tuto Manin 64,4oo) come a dichiarar-
selo erede, ma ispirava nel conte Giam-
battista Sceri man, vice-presidente della
commissione generale di pubblica bene-
ficenza, un di que'magnidci pensieri pe'
quali illustravasi la di lui famiglia quan-
do, dalla Persia ove avea stanza, abbrac-
ciava co'suoi ampii commerci Asia e Eu-
ropa (i fasti della quale, di religione, d'o-
pulenza e di onorificenza sono dichiarati
in una nota illustrativa, il conte avendo-
ne scritto Rlemoric per uso del cav. Ci-
cogna nell'immortale sua opera òeWIii-
scrizioni f cneziane). Poiché acquistava
egli coir esborso di 3o mila lire austria-
che il vasto e nobile fabbricato, conosciu-
to sotto il nome di Palazzo di Spagna,
essendosi edificalo da un ambasciatore
di quella corona in Venezia, e ne fece
dono all' istituto Manin; ne intraprese
toslu il grandioso ristauro, inlerameule
VE N
disposto a impiegarvi una somma dop.
pia di quella (per sì belle azioni il con-
te Giambattista venne dal munifico so-
vra no ri meri lato col cavalierato di 3."\'las-
se dell'ordine imperiale della Corona
ferrea), e con teslamenlo 7 giugno 1 8 5o,
anteriore cioè a quell'acquisto, avea giù
legala all'isUtulo stesso tale sostanza, da
cui forse 8 volte si accresce la beneficen-
za del doge Manin ; imperocché dal cal-
colo il più moderato essa risulta del val-
sente di circa un milione di lire austria-
che, il quale, in seguilo alle migliorie e
agli appuramenli di cui quella sostanza
è suscettibile, polrà fors'anoo aunietilar-
si della metà di tanto. Così l' istituto a
cui serviva di nucleo e radice il legato
del benemerito doge, e che progressiva-
mente impingua vasi di ben 45 fondazio-
ni di piazze, disposte da leslatori, o da
altre pie persone in vita, oltre che pro-
venienti dall'eredità di Elena dall'Ostia,
e del ctinsigliere Giuseppe Tosetti, dan-
ti, quella il valore di 4 piazze, questa di
io; raggiunge ormai, per la cos[)icua ag-
giunta del legato Sceriman, la ragguar-
devole capitale importanza depurala di,
più che un milione e 3oq,ooo lire au-
striache, aumentabile per le indicate pro-
babilità a quella di più che 1,600,000;
lire. Intanto neli856 manlenevansi nel*
r istituto 44 fanciulli, de' quali 4 '»"'>
campagna, e i i fanciulle negli ospizi pri-
vali. Per la riferita felicità di condizio-,
ni, potè la commissione generale di pub-
blica beneficenza condurre a perfetto a-
daltamento il locale ricevuto in dono, pei'
modo, che negato ogni tributo all'odier-
na fatalissima prevalenza del lu«so, in«
compatibile affatto collo scopo dell'edu-
cazione, colla semplice vita degli educa-|
tori e coll'origine 0 destino degli educa-
ti, nulla avesse a mancarvi di ciò cbe^
vuoisi dalle comodità più essenziali, dal-
la decenza, dall'opportuno usodelle scuo-
le, e dal la prontezza ed economia del ser-j
vigio. Il conte Fortunato tutte ne descri-j
ve le principiali parli, che aell'ampia sala
V EN
del piano uol/ile, su d'un torso di colon-
na, li busto (iiiiruioreo del suo consan-
i^uineo conte Giainballìsta renderà o-
^iior presente la memoria di sua beae-
iicenzn, mentre alia ricouocenza de' po-
ileri sarà pur segno costante la viva im-
magine del serenissimo Manin fondato-
le, nobile e non recente dono di gentile
eil esperta mano. Vide pertanto ormai
attuarsi quel radicale provvedimento
sulla necessità del quale più volte avea
peroralo col suo benemerito congiunto,
iillevaudo i Hgli del popolo fra quelle
domestiche pareli, e togliendoli da quel-
le centine di vizii che kono divenute le
strade e le botteghe; ed ancora quell'al-
tro santissimo d'unidarue l'educazione a'
ligii celebratissimi del santo veneto E-
niiliani. Questo si fece con solenne con-
tralto, in cui concedendosi alla veneran-
da congregazione de'somaschi tolta quel-
la indipendenza che alla dignità sua nd-
dicevasi, serbavasi alla connuissione del-
la pubblica beneficenza tutta la parte
a cui per quella responsabilità che le in-
combe non le era perujesso rinunziare.
Si compilò quindi un novello Regola-
mento a' IO giugno i856, e di questo e
delle disposizioni più interessanti, e del
riferito contratto, darò un cenno col eh.
co. Fortunato Sceriman. L' istituto Ma-
nin si divide in due sezioni, maschile e
(culminile. Sì per l'una che per l'altra si
ricevono offerte di capitali producenti
l'annua rendita netta di lire 600, a fa-
vore d'un ricovrando, concedendone la
nomina all'offerente ed a'suoi successori,
né siriGutano l'oflertedi sole lire 2,000,
perchè queste si porranno a frullo onde
averne altre piazze dall'unione de' fruiti
accumulali. Viene cosi agevolala di tanto
la via alla carila cittadina a favore de*
fanciulli abbandonali, ed assicurato l'ia-
Cessante prosperare di questa bellissima
creazione. L'età de'ricovrandi star deve
fra gli anni 8 e 1 2 ; l'educazione è di 6
anni pe'maschi, e di 8 per le; femmine;
ma quelli uou escono dall'isiilulo prima
V E N 265
de' 16 anni, né (pieste innanzi a' 18, e
ponno gli uni e l'altre rimanervi ancora
per speciali circostanze. Allorché devo-
no uscire, la commissione di beneficen-
za procaccia loro un collocamenlo, trai-
tenendoveli finché l'abbia procurato. Si
accolgono figli abbandonati, appartenen-
ti a'cataloghi parrocchiali de' poveri, di
morale condotta, non mai puniti per in-
fedeltà o depravazione di costume, per-
fettaaieute sani del corpo e della men-
te, nonché esenti da deformila o altri fi-
sici difelli impedienti l'applicazione a'
lavori che ncH' istituto s' insegnano. Se
|>er mancanze specificale nel regolamen-
to alcun fanciullo abbia da esser allon-
tanato, l'isliluto non 1' abbandona, ma
l'aflìda a qualche altra istituzione da cui
oll'emenda de'discoli si provvedesse. La
direzione e 1' amministrazione inlerna
dello stabilimento perla sezione maschi-
le é afiidata a'pp. Somascìii. Le femmi-
ne sono collocate nell'anlico convento di
s. Sebastiano, di cui nel § X, n. 42, sot-
to la sorveglianza de! parroco di s. Gia-
como dall' Orio, ed in cura delle suore
Figlie di s. Giuseppe. Oltre all' insegna-
mento religioso obbligatorio così pe'ma-
.schi che per le femmine, vengono istrui-
ti i prinù ne' principii del diseguo e della
meccanica industriale, o di altra tecnica
disciplina che li guidi razionalmente al
pratico perlézionainento dell'arte o me-
stiere prescelto, nonché nel leggere, nel-
lo scrivere e nel conteggiare, limitata-
mente però al bisogno d' un intelligente
operaio; le femuìine losono nel leggere,
scrivere e conteggiare, limitatamente al
bisogno della condizione a cui sono de-
stinale; né quelli né queste ponno de-
dicarsi a studi diversi da quelli che in-
segoansi nell' istituto. I maschi ricevono
l'educazione artigiana nell'ofiicine inter-
ne per ora istituite: di fabbroferraio,
compresoli torno; di falegname e ri-
me;saio, di tornitore, di sarto e calzola-
io ; per le prime sino a'Iavori più fini, e
per le due ullimecon riguardo alla per-
266 V E N
fcUibilità lìell'arfe ((jiiesle però pe' non
atti all'altre), mirandosi anzitutto a se-
condare le loro inclinazioni e disposizioni,
e procurando che il genio naturale ven-
ga coadiuvato e sviluppato; ma non pon-
no attendere conlemporaneamenle a più
arti e mestieri. Per una scuola di nuoto,
vena provveduto in appresso, siccome
utile al veneziano, specialmente per la
struttura della cillà,e favorevole alla net-
tezza della pei sona. Le femmine appren-
dono lavori d'ago e di guccbia (o rica-
mo, lavoro d'ago), e il disimpegno delle
domestiche faccende. Aumentandosi il
numero de'masclii, si procurerà cosV au-
mentare quello dell'olìicine ede'labora-
toi, come di aggiungere qualche altra
scuola, sia di chimica, sia di fisica indù-
itiìale. Quelli che non riescono nell'arti
che s'insegnano, sono collocali presso
onesti campagnoli. Vi sono esami e pre-
mi annuali: questi consistono pe'maschi
in libretti d'investita sulla cassa di rispar-
mio, e per le femmine in medaglie e cro-
ci d' argento. Le punizioni sono della
parziale privazione del cibo, del giuoco,
ilei passeggio e simili, tendenti a correg-
gere e non ad avvilire. Il vestilo è uni-
forme e non distante dalla condizione
artigiana. All'uscire per compiuta edu-
cazione ricevonsi da'maschi veneti duca-
li 20, eguali a lire 72 : 92 in edetti nuo-
vi di vestiario : e dalle femmine ducati
simili 5o, ossianolire 182: 38 in vesti o
denaro, a seconda delle circostanze. Si
ritenne nel contralto che il numero de'
frtnciulli maschi stia per ora nel «nedio
de' 5o; probabilmente ad altrettante po-
tranno ascendere le feramine. Abbiamo
pel ricordato nuovo slabilimenlo: Allo-
emione per il trasfcrimenlo nel palazzo
Spagna dell' Istituto Manin - Sezione
Maschile, e V Inaugurazione del busto
del conte Giambattista Scerinian, del-
l'avv. Giuseppe Maria Malvezzi depu-
tato della Commissione generale di
pubblica beneficenza in Fenezia, diret-
trice e anuninislralrice dell' /stilalo
VEN
medesimo, Venezia dalla tipografia di
Pietro Naratovichi 858, edizione di 200
esemplari, di cui fui graziosamente ono-
rato dal dotto e gentile autore, e valga
questo a verace ringraziamento. E" in-
titolato da detta Commissione all' A. !.
R. delTarciduca Ferdinando Massimilia-
no Giuseppe, per essere la medesima sot-
to r alla sua protezione, e per gratitu-
dine per aver commesso il 20 ottobre
1857 le proprie rappresentante alla sua
augusta sposa l'arciduchessa Carlotta.
L' eloquente e benemerito oratore, co-
mincia col dire: Questa è patria solen-
nità. L'apertura d'un pubblico stabili-
mento, quanluiique non destinato che a
conforto di quella sventurata parte del-
l'umanità, che siede in su gli ultimi gra-
dini della scala sociale, è sempre un av-
venimento notevole negli annoili del pae-
se in cui avviene. Ma se l'istituzione sta
già in amore de'ciltadini, ed essa si tra-
smula per incontrare modificazioni es-
senziali, r importanza dell' occasione si
rende di comune interesse. Soggiunse poi:
L'istituto Manin che, pupilla dell'occhio
de' veneziani, andava superbo un tem-
po della protezione dell'arciduca Pianie-
ri viceré del regno Lombardo- Veneto,
ed ora lo va di quella del serenissimo ar-
ciduca Ferdinando Massimiliano, che ha
del pari a governo questo regno, un'era
novella comincia per esso ; era per cui
si ripromette conseguire il fine bramato,
di essere, fra le isliluzioni di pubblica
beneficenza, a ninno secondo. Dì volo
accennerò nella parte slorica la facon-
da ed elegante orazione. Se la storia noa
per anco pronunziò giudizio su Lodovi-
co Manin ultimo doge, che altri pone
in parallelo con Luigi XVI, certo è che
patria carità intelligente ed operosa ne
infiammò il petto (additandone relligie
pendente dalle pareti), e lo dimostrò
col testamento, ch'è lo specchio rivela-
tore de' costuniid'un uomo, per senten-
za di Plinio. Egli con esso provvide alla
massima Ila le sventure, al sollievo cioè
V E N V E N a67
degli alienali di mente, ed a favore de' dreagrancancellieredellarepubblica.clie
ragazzi e ragazze alibandonali, con le- nel 1478 dispose fra* legali pii, doversi
gate di ceiilomiia ducati. Fu però lui- vestire di lutto punto perle feste d'ogni
to assegnalo al manicomio di s. Servolo, k. Natale, 12 poveri della contrada di s.
Ma istituita il i.° dicembre i8i6la Coni- Geremia) non per resilienza della sua
missione generale di pubblica benefìcen- ambasciata, ma per uso di sua fimiglia.
za, colla didicile n)issione di provvedere Mentre si restaurava e riduceva l'ampio
(ulti i poveri di Venezia, invalidi o im- paIa?.zo per casa di tecnica istruzione,
potenti a piucm'arsi il sostentamento, mori il generoso donatore, il quale no-
reclaniò i capitali destinati a vantaggio bilissimo emulo del fondatore Manin, Ha
deVagazzi e ragazze abbandonati, per da' 7 giugno 1 85o, con testamento pub*
mantenerli e educarli, e gli ottenne a'24 b'icato a' 1 3 gennaio i8i4) lasciò all' i-
«eltembree 23 ottobre 1829, onde pre- stitulo l'annua rendita netta di circa
sto fu in grado d' erigere r/.»;//»/o il/rt- 5o,ooo lire austriacbe, ossia gli atlri-'
nìn. L' inaugurò il patriarca C'udinale bui quella ragguardevole porzione di
Slonico a' 29 aprile i833 nella slorica sostanze ereditata dalla cugina d. Te-
sala de' Banchetti, che forma parte del resa Corner Duodo, anche per seguire
palazzo patriarcale; e la breve schiera la primitiva disposizione della legataria,
de'primi allievi d'au)bo i sessi venne ac- poi resa libera e incondizionata ; dichia-
colta e ricoverata in alcune sale, sepa- rando ciò fare per riguardare il pio luo-
rate e allestite all'tmpo, della casa degli go il piìi utile fra gl'istituti patrii. A.
esposti detta la Pietà, di cui più sopra questo punto i\t\\' Allocuzìoiìf, 1' avv,
nel n. 6, sotto l'osservanza di apposito Malvezzi, nella stessa aula magna fece
Hegolamenlo. Di venula la pia opera se- discoprire il busto condotto in marmo
gno alla comune beneficenza, sia per di Carrara dal prof. Luigi Ferrari, che
accrescerne gli allievi e sia per appresta- poggia su fusto di colonna di marmo gre-
re un'appartata dimora alla sezione ma- co, espriujente il conte Sceriman, dono
schile, questa l'oltenne nel 1 835 dall'in- del pronipote Felice de'conti !\li;ui fatto
fiigne carità di Giauibartolomeo Borei' nel 1857 e con analoga iscrizione. li) qui
lo colla residenza delia già Fraterna gran- l'oratore si sciolse in lodi del benefatlo-
de o di s. Antonino soppressa nel 1807, re, dell'edifjzio e delle stabilite diverso
falla a favore de'poveri vergognosi, on- scuole, dirette dal Regolamento io giu-
de r islilulo cominciò a godere il luogo gno 1837 e attivato a' g del successivo
da'23 novembre 1 836. Adonta delle ri- settembre; rilevando i beni che dall'i-
forme óe' Regolamenti, l' istituzione a- stitulo provenivano a'fanciulli derelitti,
vendo il radicale difetto di mandar gli afljdali alle solerli cure de'somaschi, e
allievi ad apprender l'arti e i mestieri laudati questi ed esorlati quelli a lasciar-
qua e là, il conte Giambattista Sceri- si guidare dalla Religione e dedicarsi al
man, vero modello di pietà e di be- lavoro; terminò con raccomandare a
neficenza, vi sopperì col magnanimo ao- tutti e a Dio, con quel zelo che l'infor-
quislo, fatto a' 23 maggio 1 853, del pa- ma pel pubblico bene, l'islilulo Manin e
lazzo magnifico che nel secolo XVIII la sezione femminile per l'abbandonate
ìì conte di Monteallegre ambasciatore fanciulle onde ridursi a corrispondente
di Spagna, edificò (ove nel secolo XV stabilimento. « E la Coraiuissione gene-
sorgevii l'antica casa de' Frigerio, il cui rale di pubblica beneficenza, che tanto
stemma è scuUo sulla sponda del po/zo si rallegrò oggidì dello slato pieno di
esistente nel cortile del palazzo; della speranze, a cui le è riuscito di poter por-
qual famiglia segietaresca fu quell'Ao- tare la fondazione pe'raaschi, esulterà di
268 YEN
nuova e maggior gioia, quando polrà
olIVirea Venezia un asilo,altieHantoso(l-
cliifiicente, per quel sesso al quale appar-
tiene la i/etlucazione dell'unianilà." Le
32 noie (ieW /Jllocitzione sono erudite e
inleiessiinli. Vi sono le date degli atti.i ti«
Ioli de' /iVgo/rtWf'j//' stampali, le date del-
le premiazioni, e quelle nelle quali uno de'
più eloquenti e dotti scrittori d'Italia, il
patriarca cardinal Monico, recitò allocu-
zioni (a' i5 aprile i83q, Sulle finalità
ìicccssarie adiincristiano ^/rf/er<?,di mo-
strando esserne l'essenziali prerogative
l'abdilà, l'onoratezza e la parsimonia); ed
olire altre nozioni, i! prospetto nominale
de'benefattoricliein vita o in morte ricor-
darono l'istituto ìManin,dali835 al i854,
coll'offerla di lire 408,877, oltre l'acqui-
sto del palazzo di Spagna, e del magazzi-
no a s. Antonino della nobile Alessandri-
na SumarokolF-Maruzzi. Si dice cbe pen-
de nella sala dell'adunanza il ritratto di
Lodovico Manin, figura intera, ma mino-
re del naturale, in piedi e coll'insegne du-
cali, opera e dono della contessa diThurn.
E die I 12, Fra mascliie femmine, sono
gli allievi attualmente mantenuti ed e-
ducati dall'istituto Manin, ma de'58 ap-
partenenti alla sezione maschile, non pon-
no esser accolti nello stabilimento, che
37 j io complesso poi, dal princìpio della
fondazione ad oggi, furono raccolti 585
individui, de'quali, 233 a peso del patri-
monio particolare dell'istituto Manin, e
352 a carico del fondo generale de'pove-
ri. Dichiara lo Sialo personale, l'istitu-
to Manin esiste e prospera per edetlo del-
le zelanti e indefesse cure della commis-
sione generale di pubblica benelìcenza,
e fruisce della prolezione di S. A. L R. il
serenissimo arciduca Ferdinando Massi-
miliano, governatore generale del regno
Lombardo-Veneto. E' diviso in due se-
zioni, una pe' maschi ricoverati nel pa-
lazzo detto di Spagna, aperto a"'25 otto-
bre 1857, ed adidato alla rev. congrega-
zione Somasca, con iscuole ed officine in»
teme ^ev la furiuazioue d'intelligenti o-
VEN
perai (leggo nella Giwllà Cattolica del
21 agosto I 858, scriversi da V^enezia: Lo
stabilimento fondato dal doge Manin, e
arricchito da un milione e mezzodì lire
austriache dal conte Scerimao, è ora
risorto in soli 6 mesi dacché i pp. Soma-
sebi ne assunsero il governo, dalla deca-
denza in cui era venuto; essi lo fecero
rifiorire in guisa da formare Tarn mira-
zione di quanti si recanoa visitarlo);
l'altra delle femmine, accolte al momen-
to in luogo bensì apposito (s. Sebastiano)
ma provvisorio, ed istruite specialmente
tiel modo di disimpegnare le domestiche
faccende per lo scopo di divenire buone
servette e diligenti finticelle. Fanciulli
ricoverati in città 5o, fuori 22. Fan-
ciulle in città 3o, fuori 20. In lutti 122
ricoverati.
1 9. /^sili per l' Infanzia j- e Pia socie-
tà della s. Infanzia. Apprendo dMoSta'
to personale, che n' esistono 5 nelle par-
rocchie di s. Gio. Ballista in Bragora, del-
l'Angelo Raffaele, di s. Marziale, di S.Ste-
fano e di s. Giacomo dall'Orio, capaci cia-
scuno dÌ25o individui, e conteneiili scuo-
le separale pe' fanciulli e per le fanciulle,
che vi si accolgono dagli anni due e mez-
zo a'quatlro e mezzo, e si mantengono si-
noall'elà d'anni io compiuti, ricoveran-
doli durante il giorno, alimentandoli ed
istruendoli analogamente alla loro tenera
età nella religione, nelle cognizioni ele-
mentari più indispensabili,e ne'iavori ma-
teriali adattati al loro sesso. Uno de' be-
nefìzi degli asili infantili è quello di con-
cedere libertà alle povere madri di pro-
curarsi un giornaliero guadagno fuori del
proprio letto, dal che ne viene minorala
la povertà. Che se il lavoro delle madri
minora la povertà, viemmaggiormente
può minorarla il lavoro de' fanciulli abi-
tuati già negli asili al giornaliero opera-
re. Itegli asili infantili, inclusivamcnte a
questi di Venezia, e dando contezza pure
del Discorso de! benemerito conte Friu-
li, parlai in più lunghi e precipuamente
ne'vol. LXII, p. 245, LXilLp- 65 e seg.,
VE N
LXXVn,p.i5o. Leggo negli Annali (ìel-
leProvitice Fende ilei cav. Mulinelli, die
ne'piimi giorni dell'aprile i836, Treviso
fregiata del merito, fra le città dì dette
Provincie, di aver mutata per la t .' in A-
leneo la propria accademia, al modo rife-
rito nel § Vili, n. 23, parimenti per i/
nelle medesime invitava la pubblica nt*
tenzione ad una nuova opera di carità e-
vangelica; poiché sorlo il pensiero nobilis-
simo dal seno del di lei stesso Ateneo, uti-
le trovavasi, dietro gli esempi dati dalla
Scozia^ dalla Francia, dalla Germania, e
da multe città pure della nostra Italia, di
l'accorre in unastanza,detloy^y/VoOi'f»o-
In (li carila per la infanzia, tutti que'lì-
gliuolelti del povero che vedevansi vaga-
bondare nelle pubbliche vie,o perinterle-
nersi in giuochi, o per azzuffarsi operbat»
tersi, o per insultare il passeggiero, o per
chiedergli limosina, e poi gettarla al giuo-
co, radicandosi intanto un ozio funesta-
mente operosa in quell'inerte pauperi-
smo, dal quale a mano a mano di consue-
to sogliono scaturire e i litigi e le rube-
rie, e le frodi e tanti altri eccessi e lauti
altri delitti. Meditava Treviso sopra l'u-
tilità dell' istituzione, e sopra i mezzi ac-
conci per mandarla sollecitamente e felice-
mente ad elFetlo, egià Venezia, nella con-
vinzione che le scuole infantili dovessero
procurare una ben intesa educazione mo-
rale , fisica ed intellettuale a' giovanetti
del popolo, e ne dovessero migliorare i co-
stumi e la salute, apriva per le sollecitu-
dini di benemerita commissione, gover-
nala con un amore e una sollecitudine
indicibili dall'operosissimo barone Carlo
Pascolini,nel novembre delloslessoi836,
presso l'ospedale de'lrovalelli detto della
Pietà, una i.* scuola infantile, e già un
pietoso sacerdote donava a benefizio del-
la novella istituzione la somma di 3ooo
lire. Veduto il gran frutto ritrattosi da
quella I.' scuola, accresciutesi le largizio-
ni de'ciltadini, altre subito appresso se
ne istituirono, esempio imitato con no-
bilissinia gara da alcune città delle prò-
V E N 2G9
vlncie. Nel seguente anno fu pidiblicalo
dal cav. ab. Ferrante Aporli di Cremo-
na l'opuscolo: Cenni sull'indole propria
delle seiiole infantili di carità e sul loro
scopo, Venezia tipografìa di G. B. Merlo
1837. E neh 838 ivi co'lipi del Gondo-
liere fu stampalo: Esposizione dell' an-
damento degli y4 si li di carità per l'in fan-
zia in Venezia. Nel seguente poi abbia-
mo il ricordalo eruditissimo Discorso su'
gli Asili infantili e sulla loro ulilitàpar-
ticolarmenle in Venezia, del conte Nico-
lo Friuli j letto nella pubblica sessione
tenutasi li\6 giugno 1 839 in sala del se-
nato nel palazzo ducale, con annotazio-
ni, Venezia dalla tipografia di Francesco
Aridreolai84o. Avendo assunto il titolo
di protettore degli asili infantili di Vene-
zia il serenissimo arciduca Ranieri vice-
rè del regno Lombardo- Veneto, a lui
l'intitolò il eh. autore. Dopo il riferito e
il rammentato, di questo pregevolissimo
Discorso, òthho limitarmi appena ad un
semplice cenno, delle due parti in cui è
diviso, cominciando dalla i.' Là difesa
dell' onor nazionale delta nostra cele-
berrima e nobilissima Italia, giustamen-
te indusse l'autore a premettere nozioni
snll'oi'igine delle scuole o asili inlanlilì.
L'Inghilterra o meglio la Scozia la vuo-
le sua, per onorare ai." fondatore l'acat-
tolico sir lioberto Owen proprietario
d'un grande stabilimento di filali in co-
tone a New-Lauarck sul margine della
Clida in iscozia, che neh 8 16 in ampia
sala raccolse tutti i fanciulli degli operai
quotidiani di sue fabbriche. La Francia
anche in quest'opera di carità vuole la
I. Spalma, con vantare Gio. Fedeiico
Oberlin , zelante spirituale pastore ele-
rodosso di Bande-Ia-Roche, piccolo luo-
go d'Alsazia; imperocché sin dal 1770 in-
trodusse nella sua parrocchia le scuole
da lavoro pe'giovani d'ambo i sessi, i qua-
li ivi ricevevano nudrimento, istruzione
religiosa e morale, ed i primi elementi
d'un mestiere. » Ma l'Italia, con vero lìi-
lillo, riou vuole iiuunziare la gloria alla
270 V E N
I." islitiizìone dovuta. Il nazionale orgo-
glio la litoglie al britanno ed al gallo, e
lo spirito religioso ne spoglia la conili-
nione Pro/cs/fl///c, ed accenna peri," isti-
tutore s.GiuseppediCalasanzio, fondato-
re della benemerentissima congregazione
delle Scuole Pie (A.). Che se all'iberico
suolo dovette il santo i natali, fa nella
capitale del cattolico mondo e nel secolo
XV I, e precisamente nel 1 5g7, ch'egli a-
perse lai." scuoia infantile. Ivi raccoglie-
va la povera gioveulìi, ivi la istruiva, ivi
la alimentava , ed al cader del sole la
rimandava alle domestiche mura. Cosi
scorresse facile dal mio labbro una ro-
busta eloquenza , né mi trovassi circo-
scritto nel dire a brevi confini, come io
potrei provarvi, che 1' Italia fu la i. a
soccorrere ed allevare il figlio del Pok'C-
ro (f^.), e che le prime scuole istituite
dal Calasanzio eran sorelle per ogni con-
to olle nostre". Questo argomento, dice
il conte Friuli, fu già valorosamente trat-
talo da veronese penna sacerdotale, con
l'orazione di d. Gio. Battista Zecchini:
Nella festa di s. Giuseppe Calasanzio
calibrata Vanno 1 838 nella chiesa par-
rocchiale eli s. Eufemia in Verona, ivi
1839, tipografia Libanti. Passa quimli
l'oratore a rilevare i vantaggi e l'utilità
che debbono derivare dalla nuova isti-
tuzione; ed insieme a ricordare gli sca-
piti e i dannij che dalla domestica edu-
cazione del popolo sogliono provenire.
Divise in 3 classi le madri della nume-
rosa famiglia del povero e del meschino
artigiano. Pone nella i." le poche, che a
disonore dell' umanità , più somiglianti
al bruto che all' essere ragionevole, ab-
bandonano i loro figli, cessata appena la
necessità di nutrirli coli' alimento del
proprio petto. Pone nella 2." quelle sven-
turate^ cui la necessità e il bisogno sforza-
no ad abbandonarli [)er lunghe ore, a fi-
ne di procacciare il giornaliero villo a se
slesse ed a' loro figli. Comprende nella
3." quelle, che attendendo alle domesti-
che faccende pouno però occuparsi nella
VEN
I.» educazione di lor prole. Quindi esa«
mina la base di questi nuovi slabiliraen*
li, che quasi chiama di religiosa e mora-
le agricoltura, cioè l'atuore di fratellevo-
le società comandato da Dio. Discende
poscia ad esaminarne lo scopo , l' istru-
zione , i metodi per conseguirlo; impu-
gnando le declamazioni pel ritorno ve-*
spertino dell'infanzia ne' propri letti , e
come la carità veneziana portò l'amoro-
se sue cure oltre l'epoca della perma-
nenza negli asili, estendendo una qual-
che vigilanza al di là dell'uscita dall'asi'
lo infantile; e quanto generosamente cou-
lribu\ per la loro stabde esistenza, se-*!
guendo l'esempio del conte Giuseppe Bol-
dù già podestà di Venezia, che ne au-
mentò il patrimonio, il quale nel 1887 e
neh 838 era (|uale si produce ne'bilanci
consuntivi e nello stato patrimoniale. Né
meno importante e faconda è la parte,
2.°, massime per la storia urbana di Ve*
nezia sulla pubblica carità e le questuej
Per la deplorabile legge de'20 settembre
1767, il maggior consiglio [ìroib"! a'seco
lari disporre de' loro beni a beneficio di
qualuiHjue religiosa comunità regolare
ma la curila veneta e specialmente la pa
Irizia , non polendo frenar gli stiiuol
d'una quasi innata pia beneficenza, pro-
digò gran parte de'suoi tesori a soccorso
della povertà. Tacendo il disserente 141
generose annue distribuzioni di denaro||
di vettovaglie, di combustibili nelle ricor-
renze delle feste di Natale e Pasqua, lar-
gite da'privati e dalle comunità religiose
de'due sessi; tacendo il beneficio di tanti
privati ospizi istituiti ad asilo della mi-
seria, ricorda che la sola fraterna grande
de'poveri vergognosi di s. Antonino mi-
nistrava gratuitamente medicinali a tul-
li gl'indigenti della città, che pe'gravissi-
mi abusi introdotti si presero rigorose i
provvidenze nel 1790; accenna solamen-
te, che il patrimonio di questa e dell'al-l
Ire 69 fraterne parrocchiali ammontava
all'immenso capitale di circa quattordici
milioni di lire veuete. Ma la generosilà
VEN
(leir elemosina bene spesso non essendo
rugiada che inori la vera miseria, e in-
vece una pioggiii che rie sprigiona più
fecondo il germoglio, la povertà eiasi ri-
dona a mestiere (i figgi-falica e mendi-
canti sani, Giustiniano 1 li chiamò peso
della terra], e quindi ora vestiva cenci
non suoi , ora allorniavasi di prole al-
trui, ora mentiva piaghe e infermità, ed
ora accarezzava le vere. JNelle strade, nel-
le piazze e persino iselle chiese strappava
dalla cittadina carità tale. copia di limo-
sine, che bene spesso vinceva hi niri ita-
la mercede del più indnslre e diligente
artigiano. La fraterna di s. Basso, ricca
dì niezzi, scarsa di poveri, poteva somn)i.
nistrare talora a più d'un individuo de-
scritto nel suo breve catalogo un giorna-
liero soccorso di due lire venete, anzi ad
altio per lungo periodo 1 6 per settimana,
e a degrinferroicci 20 settimanali. 1 pove-
ri che contornavano i marmorei pili del-
l'acqua santa nella basilica di s. Marco,
fruivano almeno quotidiane lire 8. Spet-
tava ai dogi la concessioiie d'aocallare in
quel tempio, anche poveri ciechi. La tol-
leranzaoconcessioneescltisiva della que-
stua in certi luoghi, giungeva a formare
nn capitale di varie migliaia di lire. Una
giovinetta costituì quasi in dote al suo
sposo la concessione di questuare dopo
la I.* ora di notte fìnu alle 3 a pie del
ponte della Canonica, e ne venne calco-
lato il provento in venete lire 12 per vol-
ta. 1 luoghi principali ne' quali o si per-
metteva 0 si tollerava una questua esclu-
siva erano il ponte della Pietà, quello di
Cà di Dio sulla riva degli Schiavoni, di
llivoalto, de'Pignoli a s. Salvatore, di Ca-
nonica a s. Marco, l'atrio di questa basili-
ca e sotto l'arcate cslernedella medesima.
Il ponte della Canonica era uno de' più
prohcui pe'quesluanti, peresser l'appro-
do vicino al palazzo ducale residenza del-
le principali magistrature, e presso al più
frequentato quartiere della città , accor-
rendovi gran numero di gondole parli-
colarmeule de' patrizi. I questuami ap-
VEN 27 e
pena figuravano ne'cataloghi de' poveri
(Ielle fraterne parrocchiali. Nel I 787 dal
Pinelli tipografo ducale fu impresso: Il
Capitolare per le Fraterne dei poveri
stampato e pubblicato per online del
Magistrato alla Sanità. In esso si divi-
dono gl'infermi, impolenti, vergognosi,
poveri artisti meritevoli di soccorso, i
r|uestuanti per lume. Sono esclusi dalle
beneficenze delle fraterne gli afllttaletti,
i questuanti, e que' che non avendo mai
«'sercitato mestiere, non potevano esser
r-ompresi nella categoria di poveri arti-
sti, masi riguardavano come miseri ozio-
si, immeiitevoli d'assistenza. Conseguen-
ze fatali e inevitabili della carità largita
ad una simulata n)iseria,o troppo gene-
rosamente accordata alla vera, erano la
perdita del decoro, l'odio al travaglio,rab-
bandonoall'ozio, e quindi alla crapula e
«1 vizio. Introdotti parecchi abusi nella
libertà del questuare negli estremi anni
(iella repubblica , il governo richiamò
sovente le provvide leggi anteriormente
emanale, e ne fornisce prova ridlima7Vr.
minazioiie del magistrato allaSanità, a
cui era addetta la sorveglianza sulla que-
stua, in data de'7 gitiguo lyq^.Dì que-
ste leggi il conte Friuli ne riporta un
bel numero dal i5o5 in poi, con altre di-
sposizioni da cui si vede (pianto al gover-
no sta va a cuore la causa de'poveri,pe'qua-
li emanò mirabili provvidenze. I bandi
della questua, se non la vinsero, almeno
ne frenarono i gravi disordini; e tali si
rinnovarono nel r 798, nel 1 800, nel 1 8 i i
e nel 1817 per l'istiluita commissione di
pubblica beneficenza che la sorveglia, e
con una mano respinge il povero simula-
to, e coll'altra soccorre il vero, dirigend 1
la carila cittadina.» Ma questo salutare
provvedimento, quaiilini(|uesoccorso dal
braccio della pubblica autorità, opponen-
dosi al grave scandalo del furto commes-
so contro la povertà da una finta mise-
ria, non può giimgere ad impedire, che
talora si eserciti clandestinamente, o nel-
le sliade remote, o ueiroscurità delle te-
2-2 V E N
neljie.o nella divozione de' templi. Per
sopprinieilo, per distruggerlo, per estir-
pai lo biiogna svellere la radice, bisoi-na
impedirne il i." germe, ed eccovi uno de'
beneficii maggiori de'nostri asili. Raccol-
ta la povera gioventù in questi ritrovi di
carità si abitua giornalmente al lavoro,
e poco a poco ne conosce l'importanza e
la necessità ... La carità veneziana colla
istituzione de'nuovi asili prepara al com-
mercio e all'industria braccia onorate e
•valenti". In queste poche parole v'inne-
stai alcun che dell'eruditissime 28 anno-
tazioni, nell'idtima delie quali è rimar-
chevole quanto dicesi sulTorigine degli
asili infijntili. Si dice che la i ."* mossa a
raccogliere e istruire in Venezia i fan-
ciulli del povero negli asili infantili, ad
imitazione della città di Cremona, dove
l'ab. Aporti fu il i.° a dischiuderli nel re-
gno Lombardo- Veneto, derivò dal patrio
interessedel nobile veneto conte cav. Ven»
ceslao JMartinengo in allora assessore mu-
nicipale e poi deputato provinciale. Le di
lui piemure vennero secondate dalla ce-
sarea regia delegazione e dall'eccelso go-
verno , dietro a che fu nominala una
commissione per attuare anche in Ve-
ntzia i suddetti istituti, e ne fece patte
anche il lodalo conte Martinengo. La
commissione compilò il Regolamento per
le scuole infardili di Carila in l'enezia,
pubblicato a' 5 settembre 1834 co' tipi
dell'Andrcola. Leggo nel Giornale di Ro-
tila del 1853 a p. 146, in data di Venezia
I o febbraio. Volge ormai il i6,° anno, da
che Venezia, modello di pietà e di benefi-
cenza, tiene raccolti in 5 diversi locali un
migliaio di bamboli, sui quali non può, e
l;'l volta pur troppo non sa o non vuole la
materna sollecitudine praticare i propri
amorosi doveri, con grave danno della so-
cietà, e con disdoro del nome veneziano.
Sono questi gli asili infantili, che è a dire
il supplemento materno, i quali prospe-
rano mercè le spontanee largizioni di
que'saggi, che veggono in essi la sociale
riunovazioBe. La lotterìa del 1846 a fa-
V E N
vore di questi asili, nella quale i tanti e
ricchi doni fiuono parlanti testitnonianze
dell'amore e della persuasione verso que-
sti pii istituti, recò non lieve sussidio alle
loro bisogne; e molti di essi, rimasti non
graziati, voglionsi esitare a soccorso del-
l'anno corrente. Pertanto notificò la Co^/i-
viissione direttrice ed animinìstralrice
degli Asili di carità per l'infanzia, e per
essa il presidente conte Nicolò Priuli sul-
lodato, previo il superiore permesso, che
avrebbe tenuto nelle sale del casino A-
poi lineo un'asta per la vendita di essi
doni, altri de'quali erano in argento, in
porcellana, in dipinti, in cristalli , in ri-
cami, in libri, in tessuti. «Buoni venezia-
ni duemila braccia innocenti rivolte al
cielo, e mille balbettanti lingue implo-
rano per voi benedizioni, e per essi pa-
ne ". — Come nel voi. LXIII, p. 69,
avvertii, che gli asili infantili non van-
no confusi col santo istituto della Santa
Infanzia pel battesimo e raccoglimento
in asili de'bambini cinesi, de'quali trat-
tai a p. 125, e riparlai nel voi. LXXXI,
p.i34, qui fo altrettanto. Imperocché an-
co in Venezia esiste la benefica istitu-
zione. Trovo nello Slato personale, che
appartiene alla cancelleria patriarcale il
consiglio di direzione della Pia Società
della Sagra Infanzia. Tal pia società fu
costituita con patriarcale decreto di mg.
Multi 20 dicembre 1854, ed ha per isco-
pò di salvare, mediante le liraosine e le
preghiere degli associati (che sono spe-
cialmente bambini e giovanetti), la vita
temporale ed eterna di milioni di bam-
bini nelle vastissime regioni della Cina e
de' vicini regni. Si costituisce il consiglio
di direzione del presidente generale, del
tesoriere generale, di 6 consiglieri metà
ecclesiastici e mela nobili laici, del segre-
tario, del vice-segretario, dell'assistente.
I parrochi in ogni parrocchia sono i na-
turali promotori dell'opera, e di concer-
to con essi in ogni parrocchia il consi-
glio stabilisce un tesoriere parrocchiale,
possibilooeute ecclesiast co, il quale rac-
VEN
coglie lolle le qùole ed ofTiMle dogli as-
sociali e beiiefaltoi'i , distribuisce gli an-
nali e gli altri oggetti a'colleltoii, e co-
munica coll'ufllzio del consiglio. Nel ca-
talogo del clero d'ogni parrocchia, lo Sta-
to persooale indica chi n'è il tesoriere. Si
può vedere, la Lìtterae Ponlificinc^ qui-
bus ss. Plus Papa IX laudibus Operam
s. Infanliae ex stilli t indulgentiae et pri-
vilegia spirititalia a Summit Pon/i/ìcis
conccssae operi s. Infanliae, Veneliis
i856 typis Cordella.
Sono i pii istituii. — 20. Istituto del-
le scuole femminili di Carità all' Eremi-
te, la cui chiesa è dedicala a s. Giuseppe
sposo di Maria Vergine. Il Corner osser-
va , che tanto antico fu l' istituto delle
donne recluse in angusti ritiri presso le
chiese , che il dottissimo Pietro Canisio
non dubita riportarne l'origine a'tenipi
della legge scritta, fondata sull'esempio
della santa profetessa Anna, di cui atte-
sta s. Luca,c//e non partiva giammai dal
tempio servendo al Signore in digiunied
orazioni. Tali pure è probabile che fos-
sero le tre sante figlie di s. Filippo tan-
to celebre fra'primi 7 diaconi, l'anguste
cellette delle quali furono divotamenle
•visitale da s. Paola romana nel suo pel-
legrinaggio pe'Luoghi santi della Palesti-
na. D' altre molle di simili recluse, così
l ergini, che Vedove (F.), ne fanno fre-
quente menzione il Martirologio romano
e le storie ecclesiastiche. Una così severa
forma di vivere introdotta in Venezia
circa il secolo XIII , fu abbracciata da
molte , e restarono stabiliti molli an-
gusti romitaggi, come sono andato dicen-
do ne' §§ Vili e X, o negli atrii o sui
letti delle chiese o in contigue cellelle,
come di Sofia piissima vergine racconta
il Sabellico, la quale dopo avere nell'an-
tico monastero di s. Croce di Venezia
fondato l'istituto di monache serafiche,
passò a chiudersi nell'atrio della chiesa
parrocchiale di s. Nicolò de' Mendicoli,
ove in solitudine e silenzio chiuse san-
tamente i suoi giorni. Si ha pure daau-
VOL. xci.
V E N 7.73
tentici documenti, che di tali recluse o so-
litarie, ne al)itassero in angusti romitaggi
accanto le chiese di s. Gio. Evangelista
dello 2V«0i'O, di s. Maurizio, di s. Agnese,
di cui uscì Caterina fondatrice del mona-
stero di s. Maria Maggiore, di s, Samuele,
di s. Margherita, de'ss. Gervasio e Prola-
sio, dis. Ubaldo, de'ss. Apostoli, di s.Can-
ziano, di s. Maria Nuova, di s. Francesco
della Vigna, e di s. Angelo, in cui qual-
che tempo visse Caterina, una delle fon-
datrici del monastero di s. Girolamo. Nar-
ra il cav. Mulinelli, Del Costume Vene-
ziano, che sopra i tetti e ne'portici delle
chiese sursero nel Xlll secolo delle cel-
lette povere ed anguste. Alcune vedove
e altre divole donne infastidite del mon-
do , e per amore verso Dio accese di
grandissima carità , si chiudevano per
sempre in esse, invisìbili a'profani, pas-
savano i giorni inconlinuepreghiere, ma-
cerando severamente il corpo con peni-
tenze e digiuni. Da colà mediante un fi-
nestrino, rispondente alla chiesa, assiste-
vano a'divini uffizi, ricevevano gli augu-
sti sagramenli, e l'elemosine che lorore-
cavansi, massime dalle venete matrone, le
quali tenendole in giusto concetto di san-
tità le visitavano spesso e l'impegnavano
a presagir loro il futuio. Queste donne
penitenti si chiamavano Recluse o Ere-
mite. Venuto poi forse meno il religioso
fervore, e demoliti i portici, snidarono le
recluse e si trasformarono in pinzoche-
re, le quali per il soggolo che loro pen-
deva sotto il mento furono appellale e-
ziandio Boccole, giacché boccola si di-
ceva dagli antichi veneziani la soggiogala,
che in vecchia persona si avvicina di mol-
to al soggolo per essere tutta come quel-
lo increspata. Vestivano le pinzochere
povero abito del colore di quello dell'or-
dine mendicante cui erano ascritte, e ac-
compagnavano i trapassati alla tomba,
con torcia accesa nella destra, colla sini-
stra contando le Ave Maria della corona
divozionale. Tornandoal Corner, egli di-
ce, convien però credere, che oltre a'sud.
18
274 VEN
tlelli ri'iil alni ve ne fossero non nomi-
nali ne'documenti, neNjiiali neppur si fa
menzionedel ioniilaj5giogÌH sopra la chie-
sa panocrhiale de'ss. Ermogora e For-
lunalQ, l)eticliè il più fan)oso di tiitli e
forse il più antico, comecliè a' tempi di
Leone X già riferiva i suoi principii ad
epoca reixiolissinja e iDomemorabile. Le
antiche carie di tpieslo sagro luogo fa-
laitr.enle si perderono , e il più antico
documento che ci resta è il diploma pon-
tificio, con cui nel i486 Innocenzo Vili
concede a Benedetta eremita abitante a}>
presso la chiesa (li s. Ermagora di Vene-
zia il poter eleggere un sacerdote 0 seco-
lare o regolare, per amministrar ad essa
e all'altre due eremile di lei coinpygne
Lucia e Caterina gli ecclesiastici sagra-
inenti. Passate poi a miglior vita le due
eremile Lucia e Caterina , e subentrale
in loro luogo nell'austero ritiro altre tlue,
Giovanna e Margherita, la 1.' impetrò nel
i5o6 dalla pontificia autoiità di Giulio
Il di poter vivere nel povero roaiitaggio
nuche dopo la morte di Benedetta sun-
nominata, con una o due compagne, go-
dendo la continuazione del privilegio cir-
ca I' elezione dei sacerdote, che ne avesse
la spirituale direzione. Nell'anno slesso
concesse con parlicolar indulto il Papa a
JliJargarita da Cataro conversa professa
del monastero osservante de'ss. Rocco e
Margherita il poter trasferirsi al romi-
taggio di s. Ermagora, per ivi, sinché vi'
vesse, ritenendo il suo abito, servir di-
votamente in quiete al Signore. Nel 1 5 1 8
volò al cielo la buona superiora Benedet-
ta, dopo il cui felice passaggio volen-
do le due superstiti ereroite, secondo la
facoltà loro impartita dall'indulto apo-
stolico, associarsi un'altra compagna, lo-
ro si opposero il pievano e i titolati del-
la chiesa, onde convenne alle buone don-
ne rivolgersi all'autorità suprema delia
s. Sede, acciocché le conservasse nel pos-
sesso del loro piivilcgio. Rimise Leone X
la cognizione delia causa al cardinal del-
la lioveic penitenziere maggiore, il qua-
I
VE N
le con lettera de'aS luglio di detto anno
incaricò il patriarca Conlaiini, di dovere
stabilire le due cremile, da luichia(nate
monache sotto la regola di s. Agostino,
nell'uso ed esercizio de'privilegi loro con-
ceduti dalla s. Sede. Col nome pure di
Afouache eremite recluse nel porticale
de'ss. Ermagora e Fortunato di / enc-
zia dell' ordine di s. Agostino le chiamò ^
nel 1539 Papa Paolo MI in un suo di-
ploma di conf«rma a' loro privilegi; dal
che si desume, che sin d'allora si avesse-
ro le recluse scelta per direzione del lo-
ro vivere religioso la regola di s. Ago-
stino. Mentre dunque a Dio servivano
professando rislitulo delle suore agosti-
niane, insorsero contro di esse nuova-
mente i titolali dis. Ermagora, e presen-
tarono le loro doglianze a s. Fio V per
la loro giurisdizione olìesa dalle recluse,
che ricusavano di ricevere i sagrameuli
da' sacerdoti di loro parroccliia. Ne fu
dal Papa rimessa la decisione nel i5']i
al patriaica Trevisan, che con sua seo-
lenza decise a favoie del collegio capito-
lare della chiesa. Ricorsero con appella-
zione r cremile al legalo o nunzio apo-
stolico residente in Venezia, e per giu-
dizio del di lui uditore generale Silvio
Gallasse, annullala la sentenza patriar-
cale, restò deciso che 1' eremite attual-
mente esistenti sotto la giurisdizione del
patriarca, in un luogo da imtnemorftbile
tempo riputato per religioso, dovessero
godcie degl'indulti e privilegi loro con-
ceduti da' Papi. Fu poi confermata la
sentenza dell'uditore nel iSyG da Nicolò
Gaierio vicario generale di Padova e de-
legalo apostolico, ordinando poi il nun-
zio pontificio nel iSyS che le due uni-
formi sentenze dovessero puntualmente
ed interamente eseguirsi. Liberate «la la-
li angustie le buone religiose, si slabili-
lono con tal fervore nell'iutrapresa ma-
niera di vivere austero, che quanftuKjue
in ristrettissimo luogo provassero tutti
gl'incomodi d'un'eslremn povertà, pure
ivi vollero fare a Dio un nuovo sognfizio
V EN
di se stesse, obbligaiulosi con voto a per-
petua claiisui'cl. l'er mngyior decoro dì co-
sì esemplare liliio permise il patriarca
Veiidraiiiin, mentre lo visitava a' i 7 gcU'
iiaioiGio, che il vescovo d'Ailria Porzia
potesse consagrare l'altare dedicato a s.
Agostino nel iorooratorio,ilcl>efu esegui-
lo dal vescovo a' 24 ^'ello stesso mese.
Divenuto poi cogli anni rovinoso l'ora-
torio, allorché le monache pensavano a
rinnovarlo incontrarono nuove opposi-
zioni dui capitolo della chiesa, le quali
pelò essendo stale da sentenza de'giudici
rìpulsate ed escluse, fu colle pie oll'erte
de'Cedeli rinnovato e ampliato il vecchio.
A fine poi d'interamente liberar>i da ves-
sazioni culiiiito moleste, impetrarono nel
1669 da Clemente IX, che le loro pci'so-
ne e il sagro luogo che abitavano, fosse-
ro interamente e in perpetuo esenti da
qualunque giurisdizione della chiesa par-
rocchiale, con che fu loro ridonata la quie-
te. Servì questa in seguito perchè molte
oneste giovani, desiderose di servire a Dio
io rigido ritiro, cercassero d'esser ammes-
se neir angusto luogo; onde fu stabilito
che l'antico numero delle 3 recluse do-
vesse accrescersi fino a 6, che ivi conti-
nuarono fid abitare fin al declinare del
XVII secolo. Come però frequenti sem-
pre più si rendevano l'istanze delle ver-
gini desiderose di ritirarsi, e già la chie-
sa di >. Ermagora, sulla quale innalza-
vasi il romitaggio, dava segni evidenti di
non lontana rovina, così i procuratori del
religioso luogo sapendo ch'era divena-
^ lo vuoto 1' ospizio de' minori francesca-
I ni nel borgo di s. Trova so , chiamalo
' in alcuni decreti del senato di s. Nicolò,
nel sestiere di Dorsoduro, per essersi tra-
dotti al nuovo convento di s. Conaven-
lura, deliberarono d'acquistare quel luo-
■ go capace per abitazione dell'eremite. A'
i 13 agosto 1693 ottennero facoltà dal se-
■ nato d'ivi fondare un nuovo monastero,
colla condizione che 6 solamente dovesse-
ro essere le monache, e dierono tosto ma-
no i procuratori all' ereziouc del mona-
V E N 275
stero, che per la maggior parte fu per-
fezionato per un pio e grandioso legato
di Santo Donadoni, il più insigne bene-
fattore del nuovo chiostro. Anche la chie-
sa sotto il titolo glorioso di Gesù, Maria
e Giuseppe, chiamata ora però comune-
mente di s. Giuseppe o V Eremile, fu in
breve tempo e con ben ornata struttura
fabbricala col soccorso di detto generoso
legato, essendo slata ne'foudamenti ripo-
stala medaglia riprodotta dal Corner, con
l'immagine di Gesù e nel rovescio con l'i-
scrizione e l'annoi 698, leggendosi in gi-
ro: S. Augusti/li TrcindaLìo Ereinila-
rum. Tanta fu la §olleciludiiie della fab-
brica, che potè nel seguente 1 694 'I pa-
triarca Badoaro trasferir 1' cremile dal
vecchio e angusto ritiro di s. Ermagora
olla nuova religiosa abitazione; né molto
dopo il senato permise , che ampliar si
potesse il numero delle monache per
soddisftre a'pii desiderii di molle vergini
supplicanti. Perchè però la religiosa ca-
sa avesse canonicamente il nome e la qua-
lità di monastero, furono a nome delle
suoi e presentale istanze a Clemente XI,
ed ottenuto poi dalla s. congregazione de'
vescovi e regolari favorevole rescritto, il
patriarca Baibarigo a'3 giugno 1722 ia
solenne forma stabilì ne'nuovi fabbrica-
ti chiostri il titolo di monastero con clau-
sura, e la più rìgida osservanza della re-
gola di s. Agostino, le monache pren-
dendo il nome d' Ereinile Agostiniane
.scalze. Restò poi arricchita la nuova chie-
sa di molte e preziose Relìquie, e fra que-
ste una ss. Spina veduta molte volle dal-
le monache nel venerdì santo rosseggia-
re di vivo sangue; de'corpi de'ss. Agapi-
to, Dasilio, Benedetto e Filomeno marti-
ri tratti dalle romane catacombe, e col-
locati negli altari della chiesa; una ma-
no incorrotta dì s. Giuliana vergine e
martire, e le teste delle ss. Cornelia, Fau-
sta, Vittoria e Vincenza martiri. Dichia-
ra lo Sfato persoìiatcy che la chiesa col-
l'unito monastero restò sino al i8(o al-
l'ereinite agostiniane scalze, e dopo ulcu-
irjQ V E N
dì anni i viiluosi (rateili Aiilon'Angelo e
Maic'Anlonio conti de Cavatiis, fondalo-
l'i della congregazione delle Scuoledi Ca-
rila, avendo pure fondalo Tistili^o delle
scuole femminili di Carità , che già dal
1808 aveano collocato nel chiuso mona-
stero dello Spirilo Santo, lo trasferirono
in questo, dove tuttora si trova fiorente.
N'è direttore il r. p. Sebastiano Casara
preposito delle scuole di Carità. Vi risie-
dono la priora, 19 maestre che attendo-
no nll'ediicazione a(Tatto gratuita, sì spi-
riUiale che civile, d'oltre 100 fanciulle e-
sterne e povere, li Moschi ni nota non es-
servi nella chiesa di s. Giuseppe dell' E-
rentitecosa osservabile d'arte. Nella sop-
pressione di questo monastero andaron
disperse le sagre Reliquie accennale; ma
allorché si riaperse, a merito de'sulloda-
li Cavanis^ si recò la cassa lignea in cui
si tumulò la beata Giuliana Cullalto, pri-
ma esistente in s. Biagio della Giudec-
cn ; monumento prezioso di religione e
di arte, incisa nell'opera del Corner, co-
me già dissi nel § X, n. 22, ed ampia-
mente illustrala nella Storia della Pit-
tura ili l enezia dal ch.Zanotto. La pit-
tura di detta cassa o arca, esprimente
alcuni falli della vita delia Beata e la di
lei immagine, è la più antica opera pit-
torica della veneta scuola, che si conser-
vi in Venezia. Nel § Vili, n. G'j, tornai a
celebrare rutilissima congregazione delle
scuole di Carità ( i suoi progressi, la re-
cente casa aperta in Possagno per la mu-
nificenza di mg.' Sartori-Canova, le cui
lodi pronunziò e pubblicò l'egregio au-
tore dell' Orazione letta nel tempio di
Possagno neyunerali dell' lllni°e Rni°
Mg.^ Giambattista Sartori-Canova^ ve-
scovo di M indo, da 3fgJ Domenico cav.
Villa arciprete abbate mitrato di Das-
sano nel 24 luglio i858, Bassano dalla
tipografia di A. Roberti i858), e i be-
nemerentissimi e venerandi due fratelli
fondatori , massime il r. p. Marc' Anto-
nio, riserbandomi di encomiare partico-
iarmeulc iu questo il r. p. Anton'Ange-
VEN
lo. Procederò brevemente col commo-
venie ed eloquente: Elogio funebre del
m. r. padre Antonangclo conte de Ca-
vanisfondaloie della congregazione del-
le Scuole di Carità, e di un simile fem-
minile istituto, letto nelle solenni esct/uie
di lui, e per V auspicalis'iimo ingresso del-
l' I Uni." e Rm° M.g Angelo Raniazzolti
alla patriarcale veneta sede,con aggiun-
ta copiosa di note biografìchee storiche
pubblicato ,y Qntna dalla tipografia di G.
n. Merini 858. Quest'elogio, che io chia-
merò vita edificante , onora non meno
l'illuslre e facondo e alTeltuoso biografo,
cioè il lodato r. p. Sebastiano Casara,
che lo splendore delle virtù di chi n'è
subbielto, e riesce di grande decoro alla
congregazione e a'due istituti, i quali se
piansero un padre tenero perduto in ter-
ra, si consolino e confortino d'averlo ac-
quistato in cielo, ed insieme efficace pa-
trono. Angelo di nome e di fatto, uomo
tulta bontà, anima tutta di Dio, atlorno
e ricolmo d'ogni più bella virtù, era un
santo, e tale l'acclamò il popolo appena,
che coir innocenza battesimale, rese soa-
vemente il suo spirito al Creatore, e ne'fu-
nerali. Tale è l'identica convinzione de'
confratelli e delle figlie de'due istituti, e
di quanti il conobbero. L'amore singola-
re al proprio nascondimento cominciò in
lui quasi dalla fanciullezza; educato da'
piissimi genitori, come il vutuoso e san-
tofratello, a'sodi principi! di religione, eb-
be a precettori dottissimi domenicani. F^a
sua profonda umiltà, appena elevato al
sacerdozio, per consiglio dell' ab. Giorgi
ex gesuita, mostrò la sua ripugnanza al-
l'episcopato, di cui alcuni gratuli della re-
pubblica Io reputavano maturo e degno;
anzi divisò feruian)ente rinchiudersi in
qualche chiostro e involarsi al mondo,
ma trovò assolutamente contrarii e af-
fatto inflessibili di assenso i genitori,
quantunque esemplari cristiani. Rima-
nendo al secolo, mantenne vivo e infe-
rissimo il primo amor suo, e procurava
di vivere a tutti occulto e iguolo, e pos
YEN
sibilmenfennclie di-.piezzafo.Fn per que-
sto cli'eglisi inostiò liluIjiuUe a impren-
der pubblica opera in bene de'giovanet-
ti, a cui sentivasi furterueule inclinato,
mentre andava intanto informando il
cuore e la mente a s"i nuova e sublicne
vita. Ma Dioavea preparalo nel suo Mar-
cautoiiio un fratello di egurd pietà e ani-
mo, di medesimi seutimeuti e amore pe'
giovanetti. Il quale mal solFrendo die for-
se sopra lo zelo avesse a vincerla l'uinil-
là, e cbe un tesoro di tante doti avesse a
starsene con sommo danno dell'anime
sem[)re in occulto; tanto parlò, tanto fe-
ce, interponendo anche persone piissime
e autorevoli, precipuamente il celebre e
dolio ex. gesuita Luigi can. Mozzi di Ber-
gamo, cbe dandogli l' ultima scossa lo
vinse nell'umili ritrosie, e l'opera fu co-
minciata. Se il fratello negl'inizi n'ebbe
la parte principale, egli infiammato di
zelo vi die'ruano, e sempre poi gli pre-
stò assistenza efGcacissima e instancabile;
la sua ingegnosa uoiiltà traendone con-
forto , con ingenuamente persuadersi e
parendogli di poter far credere anche ad
altrui, non punto esso ma il fratello aver
lutto il merito di quanto ben si operava;
non punto a lui ma si allo zelo, all'opero-
sità, alle fatiche, alle pene del generoso
e piissimo fratello tutto doversi, se l'ope-
ra in mezzo all'angustie, travagli, perico-
li, contraddizioni, non pure reggevasi im-
motaj ma prosperava altresì vigoi'osa, e
diveniva ognor più feconda. Non pertan
lo il suo nome, i suoi meliti furono cono-
sciuti, ammirate le virtù splendenti di
fulgida luce dalla gerarchia. ecclesiastica
e civile. All'umiltà accoppiò vivo e pra-
tico amore di povertà, distacco e disprez-
zo per ogni cosa di questa terra, per es-
ser tutto amore per le cose celesti, e tut-
to ardore nell'amar Dio. Persino il cibo
prendeva per la necessità di sostentarla
vita, ma non per gusto giiimmai, benché
nato nobiltuente ricco, allevato ne^ili ai»i
e nelle lautezze, alle quali rinunziò spun-
Ifuieo e lietissimo se uè spogliò, impovc-
V E N 277
rendo per alleviar l'altrui miseria, toglier
d'angustia e mutar la condizione degl'in-
digenti. Proclamava la povertà base sicu-
ra, fortissimo antemurale dell' istituto;
trepidando con pena della futura ricchez-
za possibile della congregazione. Altro
ossetto di tenerissime sollecitudini erano
al cuore tlel p. Anlonangelo gli ammala-
ti, ed ebbe frequenti occasioni disfogar-
le. Voleva che si lasciasse ogni cosa, ma
che l'infernio fosse assistilo, e per lui do-
versi fare qualunque sagrifizio. Frequen-
tò tanto l'ospedale degl'Incurabili e con
tale zelo e successo spirituale, che il tem-
peramento eccitabile de'suoi nervi gli fe-
ce patire incredibili sofferenze. In uu
coir opera de' giovanetti, aperse la ca-
sa di pio rifugio a donzelle, end' ebbe
origine questo femminile istituto, che or-
mai conta IO lustri di esistenza. Or que-
ste figlie aveano da luì pascolo non solo
al corpo, ma ancora all'anima, con dol-
cissima carità. Cominciò la cura de' gio-
vanetti con accoglierli in pubblico in nu-
mero ristrettissimo, non più che 9 furo-
no i primi, i quali divennero altrettanti
apostoli zelanti di attirar altri a quel pa-
dre, subito che n'ebbero provata la cari-
tà. Chi mai potrebbe descrivere sì vero
padre tenerissimo in mezzo a'suoi giova-
netti ! Mai sempre grave, comporto, mo-
ilestissimo in ogni suo atto e parola , sic-
ché metteva il solo vederlo altissima ri-
verenza; pure era amabile, attraente, on-
de la 8ua presenza era di gioia a tutti,
era un contento ineifabile l'essergli ap-
presso, una beatitudine lo stringersi d'in-
torno a lui, il baciargli la sagra mano,
riceverne gli sguardi amorosi , udirne
l'alfeltuose piacevoli e sante parole. Ma
troppo vasto è il campo da spigolare, e
con pena conviene che l'abbandoni, non
essenilo un elogio funebre, ma una vera
vita, come già dissi: la messe preziosa si
moltiplica sotto la falce, più se ne coglie
e più sovrabbonda. Insomma il facondo
e dotto dicitore dimostrò che la vita del
p. Autouangelo de Cavanis fu quella di
278 V E N
uuiuo santo; per un amor singolare ni
proprio nasconclinieiilOj per un esercizio
ili cnrità che il fece situile a Cristo, per
una continua e intima unione del suo
spirito in Dio. Ed a lui lo rese a' i:»
marzo! 858. Generale fu quindi l'entu-
siasmo di venerazione e di pietà mani-
festatosi dopo la beata sua morie, liti»,
cav. Scolari avendo colla sua ficil vena,
In argomento di venerazione e di vivo
alfetlo, dettato un sonetto nello stesso d'i
dtll'onorevolissime esequie, con quella
sincera religione che l'informa, cordial-
mente lo presentò al r. p. Casara, e que-
sti con esso die' termine alle sloriche e
pregievolissime annotazioni. Suona l'ul-
tima terzina. Ne alla salma di Lui s'ad-
dice il pianto, ■ O difiini'bri tube il tristo
suono, - 3Ja d'inni, e laudi, e di letizia
il canto.
ai. Istituto Ci Ho la in ss. Rocco e
Margherita a s. Stefano, nel § X, u.
5i, ne parlai,
22. Istituto Canal in s. Maria del
Pianto, nel § X, n, 68, ne ragionai.
23. Istituto di s. Maria da Fanzo
in s. Cassiano. Di questa chiesa parroc-
chiale tenni proposito nel § Vlll,n. 49
L'istituto ha il direttore spirituale, la
superiora, la maestra, altra suora, e com-
prende 33 educande.
24. Istituto di Soccorso per le Peri-
colanti a s. Francesco di Paola. Dallo
Stato personale ricavo eh* ebbe princi-
pio a' 2 febbraio i853, e sussiste colle
hmosine de' fedeli, e col ricavato de' la-
vori. Ha per iscopo d' accogliere special-
mente quelle ragazze, che per mancanza
di custodia o per prava indole versano
nel pericolo di morale depravazione, o
già vi sono incorse, ma non inoltrale.
W è direttore e fondatore il sacerdote
veneto d. Gìo. Maria Gregorelti, arcipre-
te parroco dis. Pietro di Castello, Vi è il
confessore delle maestre e quello delle
figlie j la superiora, l'economa, 3 n)ae-
itre, 3 assistenti, ragazze maggiori 18,
ragazze minori 22.
V E N
5 XIII. Confraternite f! Scuole grandi;
Chiese varie, comedi quella de' Gre-
ci e loro arcivescovi, con notizie sto-
riche, artistiche e sagre.
Antica è anche in Venezia l'origina
delle benefiche e di vote Confraternite, o
Scuole o Sodalizi, e giunsero a gran-
dissimo numero, anche con ospizi, spe-
duli, e chiese, diverse delle quali, come
delle scuole grandi e co'loro oralorii fan-
no piena fede quan'o la grandezza del-
l'antiche corporazioni abbia mai sempre
gareggialo in magnificenza e splendore,
colla sonluosità e buon gusto del princi-
pato. Di molle confraternite e scuole giù
ragionai ne'§§ VIIJ, X, XI, e altri, de-
scrivendo quasi tulle le chiese di Vene-
zia, anche non più esistenti, I\Ia nel ne-
fasto anno 1797 le rendile delle scuole
grandi e d' ogni altro sodalizio vennero
incamerate nel demanio. Indi il fatale e
distruttore decreto de' 23 aprile 1810
soppresse ancora le scuole grandi, le con-
fraternite co' loro benefici e ricchi stabi-
limenli, di qualunque natura eilenomi-
nazione, inclusivamenlc a* sodalizi del-
l' Università' artistiche, o consorterie
delle arti. In Venezia prima della de-
plorabile soppressione delle pie corpo-
razioni, non eravj classe d'indigenti, o
di pellegrini, o d'infermi, o di bisognosi
a cui non fosse aperto un asilo; non e-
ravi stadio dell'umana vita, o condizio-
ne o arte o meslierej che non avesse par-
ticolare luogoove radunarsi per attende-
re air opere di pietà, o per ottenere so-
stentamento o ristoro. De'(|uali pii luo-
ghi, monumenti onorevoli della religio-
ne de' veneziani, le pingui rendile furo-
no avvolte neir incalcolabile massa de'
beni, che in sul principio del nostro me-
morabile secolo il funesto rovesciamento
delle politiche cose assorbì, coyie altro-
ve, nell' ampio vortice della piii sacrile-
ga avidità. Delle 70 fraterne parrocchia-
li soccorritrici de' pev«ri, pai colle par-
V EN
roccliie ktesse lidolte a 3o,nepni!ai nel
§ XII, n. 17 e 19, sulle quali meglio è
vrilere la Mtinoria intorno all' ntnmini-
stnizioiie della pubblica beneficenza,
(lei eli. colile Forluiialo Sceiimjin. Diiò
qtii soliiiiieule, die pei" le illodi/ìcdzio-
ni al Piano organico della Co ni mi. si io-
ne di Beneficenza, ed al Regolamento
delle Fraterne, approvate col lui>gote-
iieiiziale decreto 23 aprilei856, vennero
saviiiineiile eslese le altribiizioni delle
pieposilnre fialeinali, cambiale in De-
putazioni, a spese ili quelle della com-
nn.s>ìone. m Con alUetlaiito savio consi-
glio, cosliluendo le novelle depiiluzioni
di 5 individui anziché di 3 soli, si volle
fra quelli il parroco col caiallere di pre-
siilciite, liitcìpieti e dispensatoli della
pubblica carila pel sanlo loro nflizio,
sembrar doveva a' parioclii assai strano
1' essere calcolati dal vecchio regolamen-
to non più che semplici cooperatori delle
prepositnre fraternali, e da ciò fece sur-
gere fra pai rochi e promotori, in qual-
che parrocchia, un non edilicanle disac-
cordo : e spesso accadeva che l'elemosina
si facesse respelti vamenle all'insaputa del-
l' uno o degli allri, con iscialacciuo del
denaro di carila; disordine, che non do-
vrebbe più verificarsi. Le rendite, pro-
prie delle fraterne e le aggiunte Iralte
da'fondi generali della commissione si ri-
dussero a mensilità, con qualche lispar-
uiio di lavori e più regolato andamento
dell' aziende fraternali." Del resto non
mancano in diverse chiese pie unioni e
divote confraternite, ma senza gli antichi
beni. JN'otai ne'citati §, e n. 19, ragionan-
do degli asili per l'intaiizia, col Discorso
del eh. conte Nicolò Friuli, che il patri-
uionio delle 70 fraterne parrocchiali a-
scendeva all' imponente capitale di qua*
si i4 milioni di lire venete! Quanto al-
l' origine delle confraternite o scuole in
Venezia, osserva il Corner, che ad esem-
pio delle IX Congregazioni del clero di
Venezia, istituite ne' secoli XI] e XIII,
e delle quali trattai nel § VII, furono
VEN 279
eccitale le persone laiche od imitai le co'i
alcun somigliante istituto. In falli nel
secolo XIll si fondarono le quattro pri-
me compagnie di persone di vote, per ini*
piegarsi in atti frequenti di religione e
di pubblica penitenza, portandosi con di-
vola forma alla visita de' santuari nelle
maggiori solennità, e tligelhiiidosi in quel
tempo le nude spalle, onde ne derivò ad
esse la denominazioue di Scuole de' Bat-
ludi, finché cresciute di numero e di
rendite, furono chiamate Scuole Gran-
di, e il consiglio de'Dieci le prese sotto
la sua parlicijlare protezione. Attesta una
Cronaca antica, che fin dal principio si
distinsero tra loro non solamente col di-
verso titolo del s. Protettore, ma ancora
col diverso colore delle cere che portava-
no. Lai.*,ch'è (|uella di s. lUaria della
Carità, fu istituita nel 1 260, e portava il
colore rosso sulle cere, come si.-nbolo del-
la fiamma e ardore della carità. La 2.
sotto l'invocazione di s. Gioi'anni Apo-
stolo ed Evangelista^ avea il colore gial-
lo per dinotare la fede. La 3." intitolata
di s. Maria della Misericordia dell;»
della VaU'crde, assunse il color verde
che significa la speranza. E [lerchè ninna
di queste 3 prime scuole aveva relazione
d' amore e d' ossequio alla repubblica di
Venezia, asserisce la citala Cronaca, che
si unirono alcuni divoli a stabilire la 4-'
sotto la protezione di s. Marco lu'an-
gelista, e questa per denotare la candi-
dezza deiraffelto, che avevano i confra-
telli verso il principe e la città di Vene-
zia, ritenne nelle cere il colore bianco.
A queste 4 scuole grandi furono aggiun-
te ed ebbero comuni i medesimi privi-
legi la scuola di s. Rocco confessore, e
la scuola di s. Teodoro martire. Il cav.
Mulinelli, annali Urbani di f^enezia,
ecco quanto riferisce sulle primitive con-
fraternite o scuole di Venezia. Senza par-
lare della Società de' Parabolaiù od A-
stanti, in Alessandria nel secolo V stabi-
lita per aiutare gì' infermi, senza parla-
re dell' alUa de' Lettigarù^ istituita per
a8o V E N
seppellire i morti, senza parlare di tutte
quelle die in Francia nel secolo IX, e
forse pure a' tempi di Carlo Magno, tro-
va vansi all'oggetto di sulìVagare con mes-
se e con altre pie opere 1' aniitie de'tra-
passali, ma risalendo piuttosto alle scuole
(e Sclio las gvecamenle denota una unio-
ne di persone, die danno opera e a (|ual-
che cosa attendono) de' cantori, de' ca-
merieri, de' fabbri,, degli addobbatori
dell' antica Roma, r annalista vede ad
esempio di quelle, per effetto certamente
del moto e della piosperità del commer-
cio e delle arti in Venezia, avere avuto
principio in essa altre scuole, le quali poi
collo stesso nome, o con quello di con-
fraternite e di compagnie, con leggi, con
vesti e con particolari adunanze in ogni
citià, in ogni terra e in ogni villa presso-
ché di mezza Europa anche adesso si tro-
vano j dir dovendosi però, che prima deU
l'islituzionc della scuola della Carità di
Venezia non havvi memoria alcuna nel-
la città di simili confraternite. Or, molli
essendo a Venezia coloro che un' arte e-
sercitavano, stabilivasi che ciascuno a
quella attendere liberamente bensì po-
tesse, ma che però si dovesse ascrivere ad
un collegio, composto di persone della
medesima arte, con leggi e costituzioni
speciali, come le Unwersità artistiche
d'altri luoghi, con immensi pubblici van-
taggi religiosi, civili e morali. Fissata la
massima nel 1260, adunatisi alcuni cit-
tadini il giorno di s. Leonardo nella chie-
sa a lui dedicata, della quale parlai nel
§ VII], n. 3i, istituirono una scuola col
nome di Carità. Ndl'isola della Giudec-
ca fu la I.' sua sede nel povero oratorio
di s. Giacomo Apostolo, indi e stabil-
mente presso la chiesa de' canonici re-
golari di s. Maria della Carità, ovea be-
nefìzio de' conli-atelli poveri e infermi
s' innalzava spazioso spedale. Plaudendo
Inlla la città alla nuova istituzione, né
mancandosi d' imitarla, altre scuole ben
presto furono istituite sotto il titolo de-
gli Evangelisti s. Giovanni e s. Marco,
VEN
sotto l'altro del martire s. Teodoro, le
quali o per essere di compagni più ab-
bondanti, o per essere più ricche, Scuo-
le Gr, indi, qA anqhe Disciplinarie, eva-
no appellate, a differenza dell'altre, che
più umilmente e più poveramente na-
sct:iido,Scuole Minori, o veramenteFrrx-
glìe, dicevansi, scuole però e fraglie tutte
(a me sembra chetali vocaboli corrispoa-
dino, le scuole grandi alle Arciconfra'
temile, le scuole minori alle Coiifralerni'
te), che annualmente molte e molte don-
zelle dotavano, che vesti, denaro e case
(sic) a larga mano dispensavano in do-
no, e dalle quali, in caso di bisogno, sol-
dati traevansi. Da tutte queste liberali,
provvide ed utilissime istituzioni non
può certamente non ravvisarsi come da
Venezia anche la ruggine della rozzezza
antica incominciasse a sparire, e come la
civiltà a passi grandi avanzò verso un
perfezionamento maggiore. Per effetto
adunque di quella migliorata condizione
sociale, erano pure sistemati que'tanti o-
spizi, i quali destinati a raccogliere pove-
ri infermi, o pellegrini avviali per Pale-
stina, denominavansi Case di Dio o alla
veneziana Cade Dio,pev le misericordio-
se opere ivi esercitate. Tali furono an-
che in Venezia le confraternite e l'uni-
versità artistiche, distrutte ne'priraordii
del corrente secolo. Qui specialmente di-;
rò almeno delle 6 scuole grandi tanto ce-
lebrate, della cui magnificenza ci restano
nobilissimi avanzi.
I. Scuola grande di s. Maria della
Carità : nel § X, n. i i ne ho trattato.
■2. Scuola grande dis. Giovanni E-
vangeliòta. Narra il Corner, della chie-
sa di s. Gio. Evangelista Scuola gran-
de, che fra gl'illustri attestati che diede
al pubblico di sua pietà la nobile fami-
glia Badoaro, uno fu I' erezione dclla.i
medesima da lei fondata nell'anno 970]
nel sestiere dis. Croce. Contiguo poi al
questa chiesa vi aggiunse Marco I3adoa-j
IO nel secolo Xlil un ospedale, istituen-
dovi uu priore, la di cui elezione l'osse ini
VEN
perpetuo padronato tie'suoi discendeuli.
Libera cluiujue essendo de'nubili Dadoa-
IO la facoltà di eleggere il priore, qiial-
elle vultu vi ilesttnarono uomini d'estra-
nea fiiMiiglia, come fu Ruggero Cortesi,
die poi in grata riconoscenza lasciò al-
l' ospedale stesso alcuni beni da lui pos-
seduti nel territorio di Padova. Dopo la
morie di Ruggero fu chiamalo dalla fa-
n)ìglia patrona ni priorato Geremia Ba*
doaro, la cui elezione in)pugiiata dal ve*
scovo di Castello Morosiui, che la pre-
tendeva come diritto di sua dignità, fu
con solenne giudizio di Andrea patriar-
ca di Grado dell* i i dicembre iSSg, di-
chiarata giusta e legittima, siccome ap-
partenente al solo p^idrunalo de' nobili
della fdMUglia Dadoaro. Continuò sem-
pre, dopo la morte di Geremia, il prio-
rato fra gli uomini della di luì famiglia,
de' quali Reniero priore del i47^ otten-
ne da Sisto IV a' i3 luglio il sìngolar
privilegio, che i priori e la loro f.imi-
glia, ed anco le povere abitanti nell'o-
spedale potessero ricevere la ss. Eucari-
stia e gli altri ecclesiastici sagramenti an-
che nel tempo pasquale da un sacerdote
udiciante nella loro chiesa. Fu poi il prio-
rato, per concordi voli della famiglia, ri-
dotto nel 1 582 al solo termine d'un bien-
nio, sebbene perpeluo.Fraltanlo per con-
cessione de' Dadoaro, avea posto la sua
sede presso questa chiesa la pia e celebre
confraternita, istituita fin dal 1261 nella
chiesa parrocchiale di s. Apollinare. Da
questo luogOjforse men adattato agli eser-
cizi di loro pietà, si erano trasferiti i con-
fratelli con facoltà ottenuta da'nobili Ba-
doaro, e da Ruggero Cortesi allora prio-
re dell' ospedale, nel i 807 alla chiesa di
s. Giovanni Evangelista. Concesse poi a'
confrati, Geremia Badoaro priore nel
l34o una porzione de'luoghi dell'ospe-
dale per innalzarvi un ospizio adattato
alle riduzioni della confraternita, il quale
incntre si andava raagnificamente fab-
bricando, mortoli priore Geremia, il sue-
<:e6sure Giacomo Badoaro, di consenso u-
VEN 281
nanlme di tutta la famiglia, confermò le
convenzioni prestabilite, e pose la scuola
in perfetto possesso de'luoghi ad essa ac-
cordati. Eretto dunque nel i344 l'ospi-
zio nella parte superiore dell' ospedale,
fu riservata la parte inferiore per l'abi-
tazione delle donne, che in ntunerodi i 2
secondo la disposizione del fondatore ivi
erano raccolte. Ma questa unione di di-
versi istituti riuscendo incomoda e mole-
sta ad ambedue, fu con nuova conven-
zione stabilito, che anco le stanze sog-
gette all'ospizio si cedessero io benefìcio
e dominio della scuola, con obbligo a
questa d' erigere in altro contiguo sito
e tener conservalo l'ospedale per le J2
povere femmine. Ottenuto dunque il pos-
sesso dell' intera fabbrica e dell'ospizio,
i confratelli nel seguente secolo volevano
innalzare nel suo luogo inferiore un al-
tare per la celebrazione delle messe; ma
il priore Lodovico Badoaro opponendosi,
il patriarca Girardi a* 3i marzo i493
slabiPi che solo nella parte superiore del-
l' ospizio sì dovessero celebrare i divini
ulll/.i. Mentre in esso i confrati s' impie-
gavano esemplarmente in di voti esercizi,
pel zelo che gì' informava vollero dedi-
carsi alla santificazione dell'animeallrui,
cominciando ne'dì festivi ad istruire ne'
misteri e precetti dì nostra s. Religione
i poveri fanciulli della città, allettandoli
con piccoli donativi a profittarne, trala-
sciando l'ozio e i divertimenti. Da que-
st' insegnamento de' rudimenti dì nostra
fede, ebbe origine l' utilissimo istituto
della dottrina cristiana insegnata in tante
parrocchie della città. Ammirando tanto
fervore Filippo Masserio cavaliere e gran
cancelliere del regno dì Cipro, volle es-
serer aggregato al sodalìzio, e a suo de-
coro olfrì un' insigne porzione del Legno
della ss. Croce, a lui donata dal santo pa-
triarca di Costantinopoli Pietro Tom-
maso carmelitano, di che il Corner ri-
porta un j)regevoIe documento (ora si ve-
nera questa preziosa reliquia nella chiesa
vicina). VolIeDioaulenlicare con ispleudi-
a8a V E W
ile testimonianze <ii mirabili prodigi l'i-
cl«ntitìi di tanto tesoro, parimenti narrali
da queU'insiguestorico.lii seguito la scuo-
];ifu [)ure arricchita d'iinnss. Spina, d'uu
j'ramnienlo della s. Culotina, d'una gatn-
ba di s. Martino, delle teste delle ss. Man-
lina e Angelina martiri, d'un dente di s.
Luca Evangelista. Nella chiesa si venera
il corpo di s. Valentino martire, trovato
nelle catacombe di Uoina. Lo Stato per-
.sonale parla della chiesa di s. Giovanni
Evangelista e della scuola omoninin,chia-
ina la prima priorato laicale tuttora del-
la nol)ile famiglia Badoerj rifabbricata
nel secolo XVII e dopo il r 8 io destina-
la a sussidio della parrocchia de' Frari,
con proprio rettore. Dice il Moschini che
si perviene alla chiesa passando per i\n
grandioso e ornatissimo arco, creduto la-
voro di alcuno della famiglia Lombardi
(edècertooperadi Pietro Lombardo, co-
me lo comprovano! documenti, ora fratti
a luce). Sopra le due porte laterali iedue
urne a'badoari si condussero dal Catta-
neo, discepolo del Sansovino. Nella sagre-
stia vi ha grazioso lavatoio col iSg-z e il
nome di Nicolò Pellegrini che lo scolpì.
Non vi sono pitture degne d'osservazio-
ne. Della scuola di s. Giovanni Evange-
lista, con annessovi oratorio non sagra-
mentale, dice lo Stato personale^ che
serviva d'albergo alla scuola grande dello
stesso nome, una delle 6 che decorava-
no un tempo Venezia. Si cominciò ad e-
l'igere nel i 34o e mano mano fu con-
dotta a quella gran magnilioanza, che
ognuno può ancora ammirare. Chiusa
insieme colle altre nel 1797, una società
artistica si pose in animo ila dal i83o
di ridonarla all' antico s[>lendoi'e, e fi-
nalmente dopo 25 anni d' inutili prati-
che onde ottenerla in conduzione del r.
demanio, l'acquistò mediante l'emis-
sione d'azioni non fruttanti interesse, con-
cedendone l'uso alla Corporazione del-
l' Arti Edifìcalorie di mutuo Soccor-
so a' poveri artieri^ novellamente isti-
tuita per le cure indefesse dal capo-
V Eri
mastro Gaspare Diondelli-Crovalo, ed
approvata dall'eccelsa i. r. luogotenen-
za con decreto ai aprile f85G, la qua-
le cojporazione ne acquistò l'intera pro-
prietà mediante 1' estinzione dell' azio-
ni suddette. Intanto niagniricamente re-
staurata questa scuola si riaprì a' 27
dicembre 1857, benedicendone l'ora-
torio mg.*^ Vincenzo Moro vicario gene-
rale capitolare, protonotario apostolico,
cav. della corona di ferro, arcidiacono
del capitolo metropolitano. Nel i856
pubblicò la Gazzella di Fenezia dell'B
febbraio, e riprodusse la Cronaca di
Milano del eh. cav. Ignazio Canth, mio
amorevole e fior d'ingegno, anno 2.°, p.
142. L'acquisto della scuola di s. Gio.
Evangelista, insigne edifizio, per parte
degli artisti veneti, è un fatto compiuto.
Dopo 5o anni d'abbandono poterono ot-
tenerne il possesso, adìnchè sia ridonato
al cullo, all'arti belle, ed istituita sia la
pia opera della società di mutuo soccor-
so a' poveri artieri. Nel trattarsi nell'a-
dunanza de' 16 gtMuiaio di provvedere
a' bisogni piìi urgenti della scuola, ur»
valente scar[)ellino si esibì riparare il
pavimento della sala, considerato tra'più
magnifici d' Italia; altro a rimettere in
assetto i sontuosi rami di scala alla ro-
mana. Vari distinti fabbri-ferrai accet-
tarono il carico di somministrare gra-
tuitamente lefarramenta occorrenti. Un
benemerito dichiarò fare il restauro delle
facciate. Un altro imprese la costruzio-
ne delle panche di noce. Chi olFrì i pro-
pri lavoratori, chi le barche pel traspor-
lo di materiali; ed infine lutti gli altri
si prolFersero di dar mano agli altri ri-
manenti lavori. In questa generosa e edi-
ficante gara, io ci vedo con ammirazio* il
ne altra pubblica prova dello spirito re- "
ligioso, magnifico e patrio degli antichi
veneziani, trasfuso in ogni classe degli
odierni; ed una lodevole tendenza al ri-
stabilimento felice dell' utilissime e mai
abbastanza lodale Università Artisticlie
(F), 11 conte Agostino Sagredo pubbli-
VE W
et), Studi sforici delle Consorlcric del-
l' Arti edificatorie, già ricordati nel §
XII, n. i8. Le Fabbriche di f^entzia
pubblicarono il disegno clelln porla d'iei-
gresso airoratorio di s. Giovanni Evan-
gelista, illustrata dal eh. Antonio Diedo.
Ancorché non del tutto commendevole,
egli dice, pure intende offrire un ulte-
riore saggio della sontuosità, non però
scompagnata dui buon gusto, con cui i
veneziani, e in ispecie gl'istituti religiosi
e le confralernile, hamio in ogni tempo
data mano all' erezione di grandiosi edi-
fizi, e contribuito non meno allo splen-
dore di Venezia che al perfezionamento
dell'arlì patrie. Altri, meno animosi, non
si sarebbero neppur sognali d' accumu-
lare tanta dovizia di maruii e di orna-
menti in una semplice porta d'ingresso,
quant(U)que il luogo, al quale introduce,
meritasse un particolare riguardo. Pro-
fuso r intaglio, non produce confusione,
indizio evidente della semplicità con cui
è concetta l'opera, la quale consiste in 3
intercolunni, o comparti a pilastrate co-
rintie: quello di mezzo si distingue per
l'uscio che dà ingresso alla corte, e per
l'arcuato magnifico finimento che coro-
na la descritta porzione. 1 due laterali
abbracciano ne' campi due ricche fine-
stre. L'opera fatta nel i48i a spese del
sodalizio è di Pietro Lombardo aiutato
da' figli, come fu provato ora nella 3."
edizione dell'opera detta delle Fabbri-
che, impressa dall'Antonelli, con aggiun-
te di tavole e di testo, per cura del eh.
Zanolto.
3. Scuola grande di s. Maria della
Misericordia: nel § IX, n.i la descrissi.
4- Scuola grande di s. Marco : nel S
XII, n. i3 ne trattai.
5. Scuola grande di s. Rocco. Ap-
prendo dal Corner, che riconosciuta nel
làrnoso concilio <li Costanza, adunato nel
j4'4» <^0"f'^stevole pompa la venerazio-
ne del glorioso s. Rocco, e sperimentata
ellìcace presso Dio l' invocala sua inter-
cessione contro i pericoli terribili delle
V E i\ a83
funeste pestilenze, molte città d'Italia eoa
pubbliche dimostrazioni di religioso os-
sequio procurarono di meritarsi il suo
valido patrocinio, erigendo a di luiono*
re altari e chiese, e istituendo confi ater-
nite che promuovessero il di lui culto.
Una di queste fu fond. ita in Venezia, che
umilmente nata, divenne poi celebratis-
sima per co[)ia d'entrate, raagnificeuza
di fabbriche, sontuosità di suppellettili,
molti e rari dipinti, e per collezione pre-
ziosissima di ss. Reliquie. Venne eretta
nella chiesa parrocchiale di s. Giuliano,
ove radunatesi alcune di vote persone
r incominciarono con licenza ottenuta
a' IO giugno 1478 <^'^' consiglio de'Die-
ci, sotto l'invocazione di s. Rocco, po-
tendovisi allora ascrivere persone di qua-
lunque sesso e condizione. Da sì tenui
principi! ebbe origine l'illustre scuola,
poi annoverata fra le grandi di Venezia,
di cui formò uno de'principali ornamen-
ti. In pochi giorni tanto rapido ne fu
r incremento, che il sodalizio a' 3o no-
vembre impetrò dal concilio de' Dieci la
licenza di poter incedere in numero di
100 fratelli e sotto l'adorabile insegna
del Crocefisso alle sue divozioni, ed alla
sepoltura de' confratelli coli' abito pro-
prio e le discipline, però in guisa che re-
stando i fratelli col volto scoperto, qùe'
soli potessero coprirsi la faccia col cap-
puccio, che nudi gli omeri fliigellavansi
a sangue pei' mitigare Io sdegno divino
irritato da' peccati del popolo. Perciò la
scuola venne dichiarata del numero delle
disciplinane, poi chiamate Scuolcgran-
di. Mentre dunque con esercizi così esem-
plari di cristiana penitenza si conciliava
quesla pia adunanza l' amore e l'ammi-
razione della città, un'altra confraternita
che sotto il titolo di s. Rocco era stata
precedentemente fondata nella chiesa di
s. Miuia Gloriosa de* Frari, ricercò e
ottenne d' unirsi, e formare un sol cor-
po con questa istituita nella chiesa di
s. Giuliano, a cui concesse nel 1480 il
consiglio de' Dieci ruutorizzazione dipo-
9.84 V E N
ter Irasferlrsi ed unirsi con quella cire-
ra nella chiesa de* frali ininoiì, e ne eoa-
fermò poi nel seguente anno le proprie
costituzioni. Per circa 4 anni rimasero i
(livoti confratelli nella chiesa de'frati mi-
nori; donde poi per gravissime cause ri-
solsero di partirsi; e quanlunqueavessQ-
ro già cominciato ad innnlzare per loro
uso una chiesa, pure ottennero neli4yT'
facoltà dal patriaica Girardi d'atterrare
il già fabhricato per costruire in luogo più
opportuno altro sagro edilìzio porporzio-
natualla uecessitàdi loroadunanze. Simi-
le licenza accordò al sodalizio il consiglio
de'Dieci, insieme all'aumento de' i oo fra-
telli con altrettanti, a condizione però che
non fossero pricna aggregati ad alcuna
delle 4 scuole dette de' Battuti o Dìsci-
jìlitianti. Mentre si operava il traspor-
lo del luogo, la divozione de' confrali fu
premiata da Dio col tesoro e acquisto
«lei ven. corpo del titolare e patrono s.
Hocco: ciò avvenne nel modo che va-
ilo a riferire. Nel mese di agosto 14B4
d. Mauro monaco camaldolese trovan-
tlosi per calunnie in una delle carceri di
Venezia, s'obbligò con voto di portarsi a
visitare il corpo di s.llocco in Voghera, ca-
Ktello di Lombardia, allora posseduto dal
conte Pietro del Verme (ma sull'identità
«lei cor()o di s. Rocco va tenuto presente
«pianto nella biografia notai colDuller,im«
presso con questi tipi, cioè che il veneran-
do corpo fu prima trasportato forse dalla
patria Montpellier, in Arles, da dove si
fece la distribuzione delle principali sue
reli(|uie, equi con esso aggiungerò, in
Ispagna, in Fiandra, a Roma, a Torino,
in Alemagna, a Parigi, a Marsiglia e in
molli allri luoghi. Dice inoltre il Buller,
che la regina Maria ujoglie del re Luigi
XV avendo eretto una cappella al santo
in s. Luigi di Versailles, ne domandò le
reliquie all'arcivescovo d'Arles Jumil-
hac nel 1764, il quale aperta la cassa
in cui sono rinchiuse ne Irasse uno de-
gli ossi maggiori e lo mandò alla regina.
Nuu tace il Dutler, che vuoisi il corpo
VEN
di s. Rocco trasportato a Venezia, onda
io dicliiarai, almeno considerevole por-
zione). Non senza divina grazia liberato
dalla prigione, si portò tosto alla piccola
chiesa di s. Rocco, a quell' epoca conti-
gua alla chiesa de' frati minori, per rin-
graziare il santodi sua ricuperata bber-
tà. Nel vedere il guardiano della scuola,
Tommaso Alberto, gli manifestò il pro-
ponimento di recarsi pure nel castello di
Voghera a visitare il corpo del saeito. Al-
lora il guardiano l'animò a ra[)4rlo. Par-
tito il monaco a' 12 ottobre da Venezia
e a'20 arrivato in Voghera, tosto si por-
tò all' ospedale di s. Rocco, ove propin-
(juo era 1' oratorio nel cui altare sotto
furie custodia di due porte e di ben chiu-
sa cassa riposava il corpo di s. Rocco,
conservandone gelosamente le chiavi 4
persone. Vedendo il monaco l' impossi-
bilità dell'impresa, dispiacente e senza la
consolazione d'aver veduto il sagro de-
posito, tornò a Venezia. Ivi riveduto il
guardiano e rimproverato da lui di suu
pusillanimità, si sentì in(Iau)mato di ri-
tornare a Vog hera per eseguire l'impre-
sa, nel riflesso che il s. Corpo non avea
personali custodie. A'24 febbra io i48?
giunto animoso in Voghera, dopo due
giorni nottetempo penetrò in chiesa f(U"-
livamenfe, ed aperta con grimaldello la
I.' portella di legno e schiodata colle te-
naglie la 2." di ferro, rapì la cassa e eoa
falsa chiave aperta una porta la portò
via dalla chiesa. Fermanilosi poi in luo-
go remolo ne cavò il capo e 1' altre sa-
gre ossa, lasciandone solo due nella cassa
che riportò al suo luogo, ed appena al-
l'albi del giorno si apiirono le porte del
castello, nascostamente in un sacco in-
volte fra pannilioi esultante portò le ss.
Reliquie a Venezia. Il guardiano ne pro-
vò indicibile giubilo, e le collocò in de-
posito nella chiesa di s. Geminiano, su-
bito dandone avviso al patriarca Gi-
rardi. Questo prelato fattane verifica
con rogito de' 29 aprile 14^^. "e die'
partecipazione al consiglio de' Dieci, iu
VEN
uno al permesso dalo al guardiiino d'nb-
haltere la coiniuciata chiesa, per edi-
flcaine a! Ira in luogo più oppoiluno
e veramente degna del sagro Corpo che
dovea custodire. Nello stesso anno del-
l' ottenuta licenza, si trasferì la scuola in
sito spazioso del sestiere di s. Marco, dove
era un' antica chiesa di S.Susanna nella
parrocchia di s. Samuele, ed ivi acqui-
state prima e poi atterrale molte casette,
alcune delle quali servivano ad uso d'in-
fame lupanare, destinarono i confratelli
d' innalzar la nuova magnifica chiesa, a-
vendo ottenuto dalla pubblica pietà il
divieto che nelle vicine abitazioni dimo-
rassero meretrici. Ma perchè la divina
provvidenza avea destinato che quei si-
to, già da tante impurità contaminato,
si santificiisse convertendolo in abitazio-
ne di purissime vergini, fece che i diret-
tori della scuola mutato consìglio cedcs«
sero il luogo colle cominciate fibbriche
pel monastero de' ss. Rocco e Margheri-
ta, di cui nel § X, n. 52, e si risolvessero
a fissare la loro dimora presso la chiesa
di s. Silvestro, nell'antico palazzo de'pa-
Iriarchi di Grado, ottenuto a livello per-
petuo dal patriarca di Venezia Girardi.
Ivi dunque con solenne pompa e l'in-
tervento di tutte le scuole, processional-
niente fu portato il corpo di s. Rocco
dalla chiesa di s. Geminìano, e sontuo-
samente adattata a forma di cappella
una porzione del palazzo, fu in essa con
decoro riposto. Sebbene i confrati aves-
sero stabilito di fermarsi per sempre in
detto luogo, stanchi ormai di tante edi-
spendiose mutazioni; ma promossi dal
pievano di s, Sdvestro contro la confra-
ternita molesti litigi, essa per goder quie-
te abbandonò il da lei risarcito palazzo,
e reso adorno con gravi dispendi, ritor-
nando all'antica stazione nella parrocchia
di s. Panlaleone, ove avea molti anni
prima intrapresa la fabbrica di nuova
chiesa, che tanto piagli si rendeva ne-
cessaria dopo r acquisto del s. Corpo,
luipelrò dunque uel 14^9 ouovo per-
V E N 285
messo dal consiglio de'Dieci di restituirsi
al I. "luogo presso santa Maria Gloriosa
nel sestiere di s. Paolo, ed ivi dietro tale
tempio fare ristabilire la chiesa col lito-
Io di s. Rocco già ne'precedentianni ab-
battuta, approvando le convenzioni falle
fra il guardiano e i confratelli, ed i frali
minori. Con tal fervore i fratelli si ado-
perarono per l'erezione della nuova chie-
sa, vicina alla scuola dello stesso nome,
che ridotta in pochi mesi a potersi uHi-
ziare, con nuova solenne traslazione il d\
28 marzo 1490, accompagnali dall'altre
4scuole de'baltutì, levarono dal palazzo
di s. Silvestro il corpo del patrono s.
Rocco, e onorevolmente lo collocarono
nella nuova chiesa, la quale fu poi con-
sagrata il 1. "gennaio i5o8 da Domenico
Aierio vescovo di Chisamo o Cissamo.
Lo Stato personale ecco come couìpen-
dia tulli questi pai^saggi, e pare dia più.
antica origine al sodalizio. La chiesa di
s. Rocco eretta nel 1478 fu sempre del-
l'arciconfraternita di tal nom^, la quale
esistente dal i4i 5 nella chiesa di s. Giu-
liano, ne avea già una filiale in questo
sito, donde dopo il i485, demolita la
chiesetta già erettavi, passò a stabilirsi
a s. Samuele, e poco di poi a s. Silvestro,
per ritornare nel 1 489 a' Frari, rico-
struendo la chiesa nel luogo primiero, e
compiendola nel i520. Quantunque pe-
rò i divini uflìzi, osserva il Corner, e le
più solenni funzioni si celebrassero nella
nuova chiesa, pure le adunanze de'con-
fralelli seguivano a convocarsi nel palaz-
zo già patriarcale di s. Silvestro, il che
riuscendo troppo d' incomodo, l' 8 ago-
•sto i5i6 fu acquistato dal capitolo di s.
Pautaleone alcuni edilìzi, e sul suolo di
essi fu eretto l'ospizio più comodo e con-
veniente, con autorità apostolica di Leo-
ne X. In esso dunque sì disposero i prin-
cipii dell'ospizio o scuola, che prima sot-
to la direzione di Mastro Buono, protu
della chiesa di s. Marco, e poi con quel-
la di Sante Lombardo, figlio di Giulio,
e quindi con quella dello Scarpagnì-
286 YEN
no s* innalzò con lai tnognificenia, die
ridotta a perfezione non cede in mae-
slù a niunn delle fld)liriche più sontuo-
se di Venezia, Dicliiara il cav. Mulinel-
li, negli yhiiiali Urbani, che nella scuo-
la di s. Hocco, fdhbiica cominciala nel
1 5i6 e leiiniiiala nel i53o, vi opera-
rono Mastro Buono, Sanlee Tullio Lom-
bardo, e lo Scaipagnino, celebri archilet-
li. Costrutta di pietra istriana, dentro e
fuori incrostata di marmi greci e orien-
tali, ha due sale, una terrena e l'altra su-
periore, tanfo magnifiche che forse altre
non ve n'hanno in Italia che le pareg-
gino, corrispondendo appieno a questa
magnificenza le scale, i pianerottoli e lo
sbocco delle scale slesse. Noterò col Cor-
ner, che non eguale però né in decoro né
in consistenza fu la struttura della chiesa
innalzala in ristrettezze di tempo, la rpia-
le danilo manifesti segni di sua debolez-
za, ne' principii del secolo passalo, si
\olle riedificare nel ly^S, e ridotta nel
corso di qualche anno a perfezione, in
gran parte coll'anlico disegno, riuscì più
maestosa e adorna. Puconosceudo Vene-
zia dall' intercessione di Maria Vergine
e dalla protezione di s. Fiocco 1' essere
slata dalla clemenza divina liberata dalla
fìerissi ma peste che r afflisse nel 1376,
decretò il senato di doversi ogni anno
con pompa festiva nella solennità del
Santo a' i6 agosto visitare da lui e dal
doge il venerabile Corpo, che in un' ar-
ca di scello marmo riposa nell' aliare
maggiore della chiesa, e ivi nel i520 o-
iiorevobnenle collocato. La magnificen-
za sua, e della scuola vicina, furono cau-
sa che sopravvissero al comune naufra-
gio delle coiporazioni pie avvenuto nel
18 IO, e tuttora conservinsi. La chiesa ha
il rettore e il sagrisla. Descrive il Mu-
schini la chiesa di s. Fiocco cou facciata
ricca, ma di nessun merito, archileltata
dal Maccarucci, il quale più mirò alla
\icina scuola che al tempio. Censì entro
di c|uesto lodasi lo Scalfarotto, il quale
duveado couduiio lasciaado in piedi le 3
V EN
cappelle di pro^pello, di semplice manie-
ra,erette con disegno del Buono, vi ridus-
,se tale un' opera, la quale seojbra d' un
solo tenipo e d'un solo maestro. Le due
slulue a' fianchi della porla, David e s.
Cecilia, fanno onore a Gio. Marchioni.
J. Tinloretto lavorò i due quadri late-
rali all' organo e al coro con l' Annun-
ziala, e s. Rocco innanzi al Papa. Egli,
dopo il i." altare con tavola del Fvizzi,
fece il s. Rocco in solitudine e la Proba-
tica Piscina ; dipinto questo de' più fe-
lici del suo autore, che vi ebbe sua pron-
ta e dotta mano ubbidiente al giudizio-
so e vigoroso intelletto. Gli si dà il rim-
provero di troppe figure ; rimprovero
che Tinloretto poche volte non meri-
tò. Neil' allro altare il s". Antonio di Pa-
dova è del Trevisani, che allora ope-
rava a Fioma. Nella cappellina laterale
alla maggiore, la figura del Salvatore stra-
scinato da un manigoldo è cosa pregia-
bile di Tiziano, imitala e copiata più
volle, equi tradotta anche in marmo nel
pilastro all'altra parledella cappella mag-
giore. Il magiiificoed elegantissimo mag-
giore aliare, assai ricco di marmi, ha sta-
tue di stile alquanlo secco, travagliate dal
Mosca; quantunque quella del Santo si
trovi attribuita al Buono. 1 3 comparli,
onde n'è dipinta la cassa col corpo di s.
Rocco, sono graziosi e di tinta soave, ma
d' ignoto pennello. I 4 quadri del coro
sono del ricordato Tinloretto : de'qua-
li i più grandi, con il Santo, e medico ef-
ficace allo spedale , e confortalo da uu
Angelo in prigione, ci mostrano nel pit-
tore lo studioso di Tiziano e di Michelan-
gelo, che sa conservarsi vigoroso eziandio
nella sua diligenza. Nell'andito della sa-
grestia, s. Sebastiano, figura a fresco , è
del Pordenone: del quale pittore sono
anche le due storie de'ss. Martino e Cri-
stoforo, opera di molta forzaedigrandio
so carallere, tra'due altari: ili. "con l'An
nunziata, del Solimene, l'altro, con l' In
venzioue della Croce , del Rizzi. Se la
scuola di s. Rocco, la quale può dirsi uao
J
V EN
t1e'(.iùnoclii egiiiniliosisagri monumen-
ti die abbia l'itaiin, cium tiiltfivia, e noti
provola comune sorle «Itile ifligiosccon-
fValernite, ciò si deve all'inlelligenlee col-
to amore che avea delle cose «Ielle belle
arti il viceré principe Eugenio. Il pro-
spetto, solido, semplice, ornato e ben di-
segnalo, è opera dello Scarpagnino. L'in-
terno fu comincialo dal Buono, prosegui-
to (la Sante e Giulio Lombardi, compito
colla soprintendenza del Sansovino. Wel-
l'andito il Gonfalone in seta colla figura
di s. Rocco fu disegnato da Lodotico Ca-
racci, ed eseguito dal Galanipo. La sala
inferiore è lulla coperta di pitture di J.
Tintotelio. Veramente piegevoli ne so-
no due: l'Annunziata e la Strade deaTln-
nocenti. Nella i." l'intelletto si appaga,
che l'Angelo entri a volo per una porla,
e r occliio rimane volonlieri ingannalo
da quella tanta scienza di proS|)etliva e
di ombre. Nell'altra sono bene distribui-
ti i giuppi, ben concepiti e variali i casi,
e benissimo rappresentati. Ascesa la i.'
magnincenlissìmn scala, il qua<lro colla
Visita 0(1 Elisabetta è del medesiuioTin-
torello; l'allro cull'Annuu/iala è di Ti-
ziano: opera del suo tempo migliore, ove
sparse ogni sua bellezza, l due grandi «pia-
dri del la scala superiore si dipinsero da due
Tenebrosi. Eraue acconcio il soggetto del-
la Peste dal il")3o, che toccò al Zancbi,
non l'altro della fuga di quella , che fu
dolo al Negli. Però questi rivaleggiò col-
l'alho tbe ci die la sua più bell'opera.
Anche la sala superioie è tutta coperta
d'opere di J. Tinlorello. Il Miracolo de'
pani e pesci, la Cena cogli Apostoli, la Ri-
surrezione eia Nascita di K. S., fra "li al-
tri delle pareli, mostrano la ricca e pron-
I ta fantasia del pittore. Questa vi si ammi-
ra eziandio nell'opere del soflìllo, ad on-
' ta die vi si ravvisino certe libertà , die
vogliono essere perdonale all' arditezza
', del genio. Que'fatli ddla "vita del Santo,
Inlegnr), s'intagliarono da Giovanni Mar-
, chioii, e quegli altri Capricci intorno alla
, sala, che fanno iuarcare al volgo e boc-
V E N 287
ca e ciglia, dal Pianla giovane. L'altare
è bell'opera di Francesco di l'ernardina,
eretto neh 588; le statue laterali delCam-
pagna, rappresentano i ss. Gio. Callista e
Sebastiano, olire due altre che chiudono
la balaustra. La tavola dell'altare, pure
del Tintorello, offre il s. Titolare in glo-
ria, e al basso persone inferme. Nell'ope-
re della sala, detta 1' Albergo o ospizio,
sulla cui porta eslernamenle nel i SyS col-
locò il proprio ritratto, Tmiorelto mise
niaggior studio: forse pei che in uno spa-
zio piùristrello l'occbio l'osserva piùlran-
quillamente, e tulle riuscirono eccellenti.
11 grande quadro della Crocifissione già
è una deiro|)('ie migliori e ca[)ola\oro in
SI gran numero che ne fece : dove non
desideri aiaggioie né l' ingegno , né il
sapere. In argomento si comune seppe
avere sua novità: cosa che disse difficile lo
slesso lalinoditlalore del codice del buon
guslo.F'u con mirabile magistero intaglia-
ta da Agostino Caiacci. La figura del Sal-
vatore innanziPilatoa ragione vienechia-
inala sublime; 1' Ecce Homo è una me-
raviglia: e jiella Salita al Calvario si lo-
derà la novità del modo che i due ladro-
ni vi seguono il Salvatore, colla croce le-
gala sugli omeri. Nel soflìllo la figura di
s. Rocco é bella, vaga e ben intesa. Nel-
la Cancelleria il s. Piocco è del Prete Ge-
novese; il s. Pietro, in arazzo, é della scuo-
la romana; il Cristo paziente, della ma-
niera tizianesca. Neil' Archivio piccolo è
tli Gio. Novelli l'antico musaico dell'An-
nunziala. La scuola dell'arciconfraternila
di s. Rocco è un complesso di cose peregri-
ne e preziose, piena d'inestimabili oggetti
dell'arte veneziana, nésidevelasciaresen-
za ricordo il lialdacchino d'oro, opera tut-
ta di soprarricciOjOssia lavoro sopra lavoro
ne'drappi d'oro. Le Fabbriche di J^eiie-
zia ci dierono 6 tavole della Confrater-
nita di s. Rocco, illustrate dal Die.do an-
che con annotazioni, ed eziandio con ag-
giunta e annotazioni del Zannilo. Tanta
è la diffusione, il sapere artistico, l'erudi-
zione, il j," nella parte archilellouica e
288 V E N
ornamenlaIejil2.°nelle dlcliiaiazioni de'
dipinti, che non mi è dato con poche pa-
role compendiarli. Non posso lacere, che
per la ragionata lettera scritta al Diedo
da d. Sante delia Valentina, già cappel-
lano del sodalizio e rettore della chiesa,
benemerito delle patrie memorie pe'do-
cumenti che seppe disolterrare dalla pol-
vere degli archivi , si trae che il Buo-
no e il Lombardo furono non inventori
ina proti esecutori e soprintendenti del-
la grandiosa fabbrica; e che allo Scarpa-
gnino furono commesse e da lui esegui-
te molte cose di più che gli altri non fe-
cero, né ordinarono, mentre a lui il Te-
manza non avea dato altro merito che di
proto e d'aver dato l'ultima mano. La
i." pietra, coir intervento del palliare»
Antonio il Centanni, si pose soltanto a'
25 marzo iSi^, Il modello sembra do-
'«ersi ad alcuno de' maggiori di Sante
Lombardo, probabilmente il di lui avo.
La serie delle cose operate dallo Scarpa-
gnino sono riferite nelle ricordale anno-
tazioni, e da'fondamenti il così detto Al-
bergo con pilli stanze a custodia delle pre-
ziose suppellettili; è incerto se disegnasse
la bella porta. Terminò la facciata poste-
riore della fabbrica lasciata neliSay dal
Lombardo, ridusse le scale a miglior di-
segno e più maestose, fece la facciata da-
vanti che lo dimostra uomo distinto e di
molta dottrina, valoroso artista. Di più,
genericamente dirò pure, a schiarimento
del narralo. La sala inferiore è a 3 navi
formale da due fila di colonne corinlie;
queste non sono nella superiore, nel re-
sto ripetizione della terrena. La facciala
dinanzi, che guarda la piazza di s. R.occo,
è divisa in due parti; quella a manca, che
abbraccia 3 inlercolunnii colle colonne
spiccale, ch'è la più nobile, e l'altra a pi-
lastri, che fa l'uffizio di ala. La facciala
di dietro, che guarda il canale, è anch'es-
sa ornalissima,se non anche troppo: lut-
to l'edifizio viene degnamente terminalo
da una maestosa cornice. Lo spaccato dà
inaggiormeote a conoscere la singolarità
V EN
e decantala magnificenza di questo edifi-
zio, costruito senza risparmio. Sontuosis-
sime le superbe e ben ordinale scale, va-
sto e illuminato il pianerottolo, per cui
si monta alla branca di mezzo. La figura
de'capilellicorinlii o compositi, comiuoiò
qui a svilupparsi in meglio, ed a prender
forme più disinvolte e più gaie. 11 eh. Za-
notlo egregiameole descrive tulli i dipin-
ti, ne fa rilevare le bellezze, e perciò anche
di quelli non ricordali dalMoschini.J. Tin-
lorello in questa superba fabbrica, perol
tre 20 anni v'impiegò il suo terribile pen-
nello, superando quasi se stesso in alcu-^
na tela, onde qui più che in altro luogo
si ammira 1' ingegno magistrale del/fi/-:
m/He rfeZZ^^i^Hr^, com'è soprannomina-
to. L'indicalo serico gonfalone neli6o5
fu lascialo in dono dalla confraternita di
s. Rocco di Bologna, quando venne a ve-
nerare il corpo del comune patrono. Nel-
la sala terrena, le pareti sono pure orna-
le da'dipinti esprimenti l'Adorazione de*
Magi, la Fuga in Egitto, Maria Madda
lena, Maria Egiziaca , la Circoncisione
i' Assunta: tutte opere di Tintorello. I
nobile altare, che fa testa»*! questa salai
reca la statua colossale di s. Rocco dfl
Campagna. Questo egualmente l'impan
dal Zanolto, come quaul'altro vado a(
accennare. L'ingresso e i pilastri delle ma
gnifiche scale sono decorali da aiquanl
sculture figurale e ornamentali di squisi
lo scarpello. La cupola maestosa e in un»
elegante, è dipinta a fresco da Girolam||
Pellegrini, e rappresenta la Carità che ri-
ceve dalla Religione la fiamma, simbolo
del suo ardente amore verso Dio e verso
gli uomini, e s. Rocco che a lei geuuflesso
presenta la confraternita, figurala da una
donna in candida veste. Tralascio per
l'imperiosa brevità il resto. Nella supe-
riore magnifica e spaziosa sala, piena del- 1
le prodigiose tele del Tintorello, fra qua-;
sle sono altresì l'esprimenti Lazzaro ri-
sorto, il Precursore che ministra il batte-
simo a Cristo, le grandiose figure de' ss
Rocco e Sebastiano fra le finestre di fron-
VEiN
leali' aliare magnifico, che fa lesta alla
slesso sala e descritto di sopra col Mo«
sellini, Cristo tentato da Satana; seguono
altri dipinti nelle pareti. In quelli del
soppalco o soflilto, lutto intagli messo a
oro con ogni splendidezza, cominciando
da Adorno ed Eva, sono espressi i 3 Fan-
ciulli nella fornace di Babilonia, Mosè
salvato dalle acqu e e le principali sue ge-
sto, Giona uscito dalla balena, Sansone
elle si disseta, Samuele che unge David,
il Castigo de'serpi, la visione d'Ezechiele,
Abramo immolante Isacco, Daniele fra i
leoni, Elia sull'igneo carro, la.Manna,E-
lia perseguitalo da Jezabele, gii Ebrei ce-
lebranti la Pasqua, Melchisedech offrente
pance vino, gl'Israeliti trucidati nella vi-
sione d'Ezechiele. Da questa passando al-
l'altra sala denominata l'Albergo , sulla
porla e fra le finestre si vede Cristo co-
ronalo di spine e due Profeti, parimenti
opere commendevoli diTiuloretlo. Ne' va-
ni all'intorno sono rappresentate le 5 al-
tre scuole maggiori; e sopra il quadro del-
la Crocefissione, miracolo della venezia-
na pittura e già descritto col Moschini, è
Maria Misericordiosa io atto d'accoglie-
re sotto al suo manto alcuni coufrati. A'
fianchi di essa sono figurali gli evangeli-
sti ss. Giovanni e Marco. Gli altri spazi
che rimangono accolgono e la Vergine co-
ronata di rose, e s. Teodoro, fanciulli va-
ghissimi, stemmi e ornati di gusto squi-
silo. Inoltre sotto il quadro della Croce-
fissione, il bolognese F. Tesoli n espresse
nei I 780 a chiaroscuro sul cuoio alcune
azioni della vita di s. Rocco, con tal di-
ligenza che inganna l'occhio. Finalmen-
te il real pavimento , con vago diseguo
ha disposti eletti marmi, come il porfido,
il diaspro sanguigno, il verde antico. Le
porte poi sono tutte ornate d* intagli in
marmo, e di colonne e di stucchi degni
d'ugni considerazione.
6. Scuola grande di s. Teodoro: nel
§ Vili, D. 28, ne tenni proposilo.
'^ .Scuola della Confralernila di s. Ma-
ria del Carmelo^ cou auuessovi oialorio
VOI. xcr.
V E N 289
non sagraraentale. Questo sodalizio, esi-
stente fino dal 1 504, presso la chiesa par-
rocchiale di s. Maria del Carmelo, volgar-
mente i Carmini, di cui nel § X, n. 69, e
dove già ne feci parola, nel sestiere di
Dorsoduro, divenne in breve assai forte
di ricchezze, e tale da poter edificare nel
secolo XVII questo nobile edifizio per
farvi le sue divote funzioni, e del quale .
pure parlai nel citato luogo. Le rendite
della confraternita vennero nel 1797 in-
camerate come le altre, "ma il sodalizio
seguitò a sussistere in fatto, ed ora anche
legalmente, avendo ottenutola debita ap-
provazione col decreto 7 dicembre 1 853
dall'i, r. Luogotenenza. Le due fronti so-
no costrutte in pietra istriana. Le pareti
SI della sala inferiore come delle scale e
de'luoghi superiori si decorano di pittu-
re eseguile da Nicolò Bambini, Sante
Piatti, Gio. Battista Tiepolo, Antonio
Zanchi, Gregorio Lazzarini, dal Pado-
vanino, da Antonio Balestra, e da altri
di quel secolo e del posteriore. N'è cap-
pellano il parroco^ro tempore della chie-
sa de' Carmini.
8. Chiesa de' ss, Giorgio e Trifone de-
gli Scldavoni. Nel § IX, n. 3, ragionando
del gran priorato gerosolimitano di Mal-
ta, narrai, che neh 45 1 il priore Marcel-
lo concesse alla confraternita de' dalmati
o illirici o schiavoni il comodo d' un o-
spizio nelle fabbriche del priorato, e la fa-
coltà d' innalzare un altare a' ss. Martiri
loro protettori nella chiesa di s. Gio. Bal-
lista; che circa la fine del secolo XV mi-
nacciando cadere il vecchio ospizio lo rie-
dificarono in miglior forma. Poscia nel
1 55 1 terminarono di fabbricare da' fon-
damenti la chiesa de'ss. Giorgio e Trifo-
ne, e restò sempre ad uso della nazione
illirica, che ha il suo proprio cappellano;
dicendo pure delle sue ss. Reliquie. Rica-
vo dal Moschini, essere la scuola nel se-
stiere di Castello, decorosamente disegna-
la dal Sansovìno (meglio di stile sansovi-
nesco), la quale nella sala inferiore (me-
glio l'iuteruo della chiesa) ha egregi dìli-
'9
ago V E N
genlissimi lavori del Carpaccio con falli
di Gesù Cristo, e de'ss. Giorgio, Trifone
e Girolamo.
9. Chiesa di s. Giorgio de Greci, e
loro arcivescovi. Il Rodotà, Dell'erigi-
ìie, progresso e staio presente del rito
greco in Italia, t. 3, cap. g : Della chie-
sa di s. Giorgio, e delle monache greche
di Venezia, dichiara. Se la tuagnìfìcenzae
maestà de'rili greci è comparsa mai con
isplendore in alcuna città d' Italia, fe-
ce certamente pompa superiore ad ogni
altra nella chiesa di s. Giorgio di Vene-
«ia, dove non solamente è prezioso (egli
parla del suo leropo e pubblicò l'opera
nel 1758-63), ricco e sontuoso tultocìò
che serve all'altare; ma i suoi ministri
nulla ommetlendo di quanto poteva con-
tribuire allo stabilimento del culto divi-
no esteriore, procuravano tutta l'esten-
sione che gli è dovuta, e mettevano in uso
'{uanto altrove si osserva di maggior edi-
ficazione e di più perfetto. Lacerato il
greco impero da Maometto 11 impe-
ratore de' turchi nel i^53, e caduta do-
po la metà del XVII secolo Candia in
loro potere, molle famiglie che la cat-
tolica religione bramavano serbar pu-
ra ed illesa ne' loro cuoii, oltre i let-
terali che ricordo nel § XVI, n. 3, si ri-
tirarono a Venezia, dove, quanto alla
prima epoca, coli' interposizione del car-
dinal Isidoro, ruteno, che opportuna-
mente ivi si trovava nel i^56, ollenne-
10 dalla serenissima repubblica d' eser-
citare il propiio cullo e rito in una cap-
pella della chiesa latina di s. Biagio, co-
me già narrai col Corner nel § Vili, n.
2, eoo autorità di Sisto IV manifestata
con brevedel 1 ."aprile 1 473. Conviene che
io qui rammenti d'avere riferito nel voi.
LXXXI,p. 3o7 e 3o8, che espugnata Co-
stantinopoli da'turchi nel 1 45^3,11 patriar-
ca de'latìni soleva risiedere in Venezia,
ed esercitava la giurisdizione in Costanti-
nopoli a uìezzo d'un vicario o sulFraga-
neo. Pel suo mantenimento gli furono
assegnale 1 S^ooo lire veaele sopra Can»
YEN
dia, dovendo però con esse mantenere il
suo clero e il detto vicario. Caduta Can-
dia nel 1669 in polere de'tnrchi, il pa-
triarca latino di Costantinopoli, non più
io Venezia, ma in Roma fermò la sua
residenza. Imparo poi dal eh. Zanollo,
che le benemerenze de"" greci slati a Ve-
nezia, in riguardo olle lettere, alle arti ed
alla civiltà, si ponuo conoscere da ciò che
ne ha scritto il oh. Giovanni Veludo, nel«
l'opera: Fenczia e le sue Lagune, nn' Ce n»
ni sulla Colonia Greca orientale. Ed ap-
prendo dal prof Samuele Romanin,che il
lodato Veludo, intorno la chiesa de'gre-
ci, le loro scuole in Venezia, gli notni-
ni distinti nelle lettere, scienze ed arti
che in gran numero fiorirono, ha raccol-;
lo abbondantissime notizie, ch'è a deside
rarsi vedano la luce. Dovendo proce
dere anche col Corner, egli dice. Quan
tunque per ragione di commercio, che
veneziani sin dalla loro i.^ origine intra
presero colle Provincie d'oriente, sia sta
la sempre guande l'affluenza de'greci ia
Venezia, pure ella divenne maggiore dac
che Costantinopoli nel i453 fu misera
mente occupata dagli ottomani. Rifugia
tisi perciò molli de'greci in Venezia, ivi
desiderarono di fissare la loro dimora
purché aver potessero una chiesa, nella
quale si celebrassero i divini udizi, e s
amministrassero i sagramenti secondo ii
rito callolico di loro nazione. Il cardina
Isidoro con ardore si adoprò a favore de
suoi nazionali, ed avendo per lo stesso
oggetto Papa Nicolò V scritto un breve
al patriarca di Venezia, acconsenli il se
iiato che per uso de'greci cattolici fossi
destinata dal putriaica una chiesa, e chi
nel casothe fljssevi diHìcoltàdi rinvenirla
potessero i greci fabbricarsela, ed ivi cele
brare secondo i loro riti i divini uflizi. Il
decreto fu emanato dal senaloa'i4 luglio
i456, e convien dire che fosse tosto de
stinata la memorala chiesa parrocchiale
di s. Biagio nel sestiere di Castello; poi
che nel i^'jo con altro decreto il consi-
glio de' Dieci stabilì, che in ni un' altra
VE N
ctiiesa fuorché in s. Biagio, di gih a late
oggello assegnala, potesse celebrarsi se
conilo lecoslutuanze ilei rito greco. Un.i
mela dunque di detta chiesa fu per qual-
che tempo ufllziata da' sacerdoti e fre-
quentiilii da'nazionali greci ; ma riuscen-
do ciò e per la diversità dell' idioma e
per la difl'eienza delie cereoionie eccle-
siastiche di disturbo e incomodo non me-
no a'parrocthiani che a* greci, determi'
iiarou.si questi di cercare una chiesa,, ove
hberamente potessero soli esercitar la
greca ufiiziatura. Furono le loro prime
mire per la cappella di s. Oi"Sola, conti-
gua alla chiesa de'ss. Gio. e Paolo, ed a-
■tcndone nel i^yS ottenuto permesso da
Sisto IV, maneggiarono co' domenicani
di essa qualche accordo. Non avendo tut-
lociò avuto elfelto, continuarono i greci a
dimorare in s. Biagio, ove previa licenza
del consiglio de'Dieci,nel 1 4()8 istituirono
ia confraternita nazionale di s. Nicolò,
composta di 25ogreci,con legge inviolabi-
le d'esserne allontanato chiunijue avesse
osato di coltivare sentimenti opposti alla
religione ortodossa : chiaro argomento,
rileva Rodotà, dell'impegno in cui erano
entrati que'primi fondatori, d'esser sem-
pre uniti in comunione colla s. Sede.
Frattanto crescendosemprepiìi il nume-
ro de'greci abitanti in Venezia, seriamen-
te si proposero fabbricare in sito oppor-
tuno la propria chiesa. Ne fecero rive-
rente istanza, a nome de'soldati greci
detti stradioti (o stradiotti, cavalieggie-
ri albanesi o delle circostanti provincie
della Grecia, che servivano i veneziani
quando la repubblica dominava in quel-
le regioni), al consiglio de* Dieci, e ne
ottennero favorevole decieto a' i4 ot-
tobre i5i I, purché vi concorresse il be-
neplacito della Sede apostolica. Implo-
rarono perciò i greci l'autorità di Leone
X, il quale col breve Pro parte vestra,
de' 3 giugno r 5 1 4, presso l' Ughelli, Ita-
lia sacra, l. 5, p. 1 3 1 1 , ed il Bull. Font,
de Propaganda JIdc, Appendix, t. i,
p. 1 4» statuii ut Graeci f^tnetiis Eccle-
VEN 291
siam propriam haheant, col suo cam-
panile e cimilerio, sotto l'invocazione di
s. Giorgio martire, e di potersi eleggere
e rimuovere un sacerdote cattolico, che
esente da quahuique giurisdizione del-
l'ordinario, amministrasse loro i sagra»
menti, facesse ogni altra funzione, e fos-
se immediatamente soggetto alla s. Sq-
de, la di cui superiorità dovesse essere
riconosciuta col censo annuo di 5 libbre
di cera alla Chiesa romana in argomento
di subordinazione; censo che non fu paga-
to mai, né richiesto. Per innalzar duncpie
una magnifica chiesa e per disporvi l'a-
bitazioni de' sacerdoti, acquistarono i
greci un dilatato fondo di terreno nella
parrocchia di s. Antonino nel sestiere di
Castello, deputando 5 uomini di senno
della confraternita di s. Nicolò, perché
avessero cura dell'erezione, avanzamen-
to e direzione della fabbrica. Concorse-
ro a gara i greci così abitanti in Vene-
zia che altrove a promuovere il sagro
edifizio, di cui die il modello Sante Lom-
bardo, il quale attese alla fabbrica dal i.°
di novembre 1539, in cui si gittò la pri-
ma pietra, fino al i548, nel quale gli
fu sostituito Giannantonio Chiona, lom-
bardo, come provò, co' documenti del-
l'archivio greco, il prefato Giovanni Ve-
ludo. La disposizione e ordine sono tali
che niente più di meglio avrebbe potu-
to ideare un architetto di nazione e ri-
to greco. Diviso il sagrario dal resto della
chiesa, sopra l'interno ahai e di quello fu
collocata un'immagine della B. Vergine
celebre per molli miracoli. Inoltre vici-
no alle porte del santuario furono succes-
sivamente riposte le ss. Reliquie della
vera Croce, una mano di s. Basilio Ma-
gno proveniente daCostanlinopoli, un os-
so di s. Quirico martire alessandrino, un
dito di s. Simeone Stilila, altro dis. Gio.
Damasceno, un osso di s. Macario egizio
abbate, altro di s.Gio.Crisostomo,altro di
s. Teodora imperatrice vedova, altro di s.
Teodora alessandrina solitaria penitente,
altra di s. Policarpo vescovo di Smirne e
292 V lì N
martire, ed allre s. Reliquie, tulle porta-
le dall'orieiile. Nella fabbi Ica s'impiega-
rono 34 anni e si ville perfezionata nel
i5j3, avendo la confraternita sin dal
i527 eletto al cuinistero della chiesa un
sacerdote, assegnandogli per stipendio i
proventi de'batlesimi e sposalizi. Crescen-
do poi il numero de' greci, né bastando
alle loro spirituali urgenze un solo|sacer-
dole, nel 1 534 stabiPi il consiglio de'Die-
ci, che da Arsenio arcivescovo greco cat-
tolico di Malvasia nella Morea, caccialo
da'lurchi dalla sua sede, e allora abitan-
te in Venezia e di sana dottrina, fossero
eletti d'accordo col vicario patriarcale
due sacerdoti greci cattolici, che servisse-
ro nella chiesa di s. Giorgio al culto divi-
no e alla cura dell'anime. Prima di tale
tempo essendosi sparso che alcuni della
nazione greca parlassero ingiuriosamente
de'dogmi cattolici, Papa Clemente VII
per avviso del patriarca di Venezia Qui-
rini, col breve Provisionis nostrae, de'
26 maggio i526, presso l'Ughelli loc.
cil., sospese e ritirò da' greci la protezio-
ne della santa Sede loro accordata da
Leone X. Per cui il consiglio de'Dieci per
ovviare a' futuri disordini dell'inflessi-
bile durezza degli scismatici, e rimuove-
re le loro finzioni e ipocrisie, trovò op-
portuno di stabilire 1' i i maggio 1 54^,
che i sacerdoti greci eletti al governo del-
la chiesa di s. Giorgio dovessero esser pri-
ma esaminati e riconosciuti per cattolici
dal patriarca di Venezia, o dal nunzio a-
postolico, colla professione della fede
ortodossa nelle consuete forme. 11 Rodo-
tà più gravemente rimprovera a' greci
di Venezia il loro contegno ingrato e ir-
riverente verso la s. Sede, ad onta delle
risoluzioni capitolari da loro falle nel
i5i6 e nel 1527; poiché alcuni greci
inquieti, agitati dallo spirito di vertigine,
osarono ribellarsi alla s. Sede, ed acceso il
fuoco della discordia^ detestavano i latini
e que'ch'ei'auo a lei uniti in comunione;
li perseguitavano con mordaci censure, e
sparsero nel volgo molli fertili pieni di a-
VEN
Iroci ingiurie contro il nome latino, ond
Clemente Vll,giustanienle irrilato,rivocò15
le beneficenze del predecessore. Tuttociò
non impedì la continuazione della liib-i
brica del tempio a spese de'greci orienta
li e de'residenti in Venezia, facendo spic-
care la sua liberalità il principe di Vaiac- ..
chia. Di sua eleganza, il Rodotà riporta
la testimonianza del Diario Italico del
p. Montfaucon : Ecclesia parva est, ni
tida, graeco more constructa . . . veterern
morelli Ecclesiae olet, quod una soluiti
liturgia quotidie celebralur. Accettato,
da'greci di Venezia il riferito decreto del
1542, io uno al rigore delle pene minac-
ciate a'trasgressori, lo registrarono ue'li-
bri della confraternita di s. Nicolò. Con
quesl' alto solenne convenendo i greci
veneti in un medesimo sentimento, e
palesata la comune volontà a Paolo IH,
d'esser cioè disposti ad ammettere eoa
cuore verace, ed esattamente osservare
le definizioni del concilio di Firenze,
di riconoscere la suprema autorità del
Pontefice romano, nel i549 impetraro-
no dalla s. Sede d'essere reintegrati de
privilegi concessi da Leone X. Laoude
Paolo 111 col breve Dudurn postquani
de'22 giugno i549, Bull. cit. de Pro-
pagandajìde, p. 32, commise al nunzio
di Venezia Giovanni Patrizi fiorentino
e arcivescovo di Benevento, che presa
diligente informazione della verità delle
cose, dovesse con autorità pontificia con-
fermare e rinnovare a'greci gli antichi
privilegi accordati loro da Leone X. Di-
venuta la chiesa di s. Giorgio io florido
stalo e doviziosa d'utensili sagri, accioc-
ché con maggior decoro fossero nelle
principali solennità celebrati i divini mi-
steri, della cui pompa i greci sono aman-
tissimi, si volle provvederla d'un vesco-
vo, non perché pretendesse acquistare !
titolo di vescovato, né di stabilirvi sede
vescovile, ma soltanto per facilitare al-
tresì alla nazione il conseguimento degli
ordini sagri, altrimeuli avrebbero do
vuto l'ecat'si ia Roma a riceverli dal ve
VEN
SCOTO ordinanle in s. Anastasio. Così la
s. Sede distinse i greci di Venezia, come
quelli delle due Sicilie a cuiavea accor-
dalo un vescovo per le sagre ordinazio-
ni, e per tener viva la maestà delle cere-
niuiiie pontincali nelle principali feste,
lasciata lu ctna dell'anime a due sacer-
doti deputati. Fra'prelati a ciò destinali,
III il I ." nel I 557 Pacoinio vescovo greco
diZaiite eCefalonia.In tal modo Venezia
divenne residenza di 4 vescovi : il nun-
zio apostolico, il patriarca di Venezia, il
patriarca de'Iatini di Costantinopoli, il
vescovo greco, e dal i8o4 anche tlel-
l'armeno, tuttora esistente, come noto
nel § XVIII, n. 9. Indi Gabriele Scve-
10 o Seviro di iVlalvasia, già cappellano
con cura d'anime nel iSyS in questa
chiesa di s. Giorgio. Portatosi in Costan-
tinopoli, fu ordinato arcivescovo di Fila-
delfia dal patriarca Geremia nel iS'j'j.
invitalo dalla nazione dimorante in Ve-
nezia nel 1082 all'esercizio de' pontifi-
cali e delle sagre ordinazioni, ritenuto
il titolo abbandonò la sede di Filadelfia.
A tale scella mollo contribuì il credilo
e l'opinione che godeva d'esser beo for-
nito nella latina e greca erudizione. Po-
chi pari de^greciavea che potessero star-
gli a fronte, avendo piìx d'ogni altro col-
tivalo i suoi talenti collo studio delle lei-
tere,onde pubblicò nel 1 600 il trattalo De
Sacraincniis; nel i6o4 1' Apologia del
culto esibito da'greci al pane e vino nella
messa, innanzi alla Transustanziazione ;
De particiilis a graeeis e uni Eucharistia
in honorem SS. offerri solids j De uso
Colyborum. Riccardo Simone nel 167 i
stampò in Parigi la raccolta de'suoi opu-
scoli con note. La confraternita di s. Ni-
colò lo costituì rettore e amministratore
della chiesa nazionale; ed il senato nel
1 584 S'' assegnò d'annuo stipendio 1 80
ducuti d'oro, chiamati da' veneziani zec-
chini. Questo illustre preiato istituì io
vicinanza della chiesa di s. Giorgio un
monastero di monache greche sotto la
regola di s. i3asilio, e vi ricovrò le duu-
V E N 2():s
zellechedopbla perdila del regno diCaii-
dia erano venute in Venezia nel i57i,
per trovare sicuro asilo al virginale loro
candore. A tale effetto neh 6og con per-
messo del senato comprò un sufTicieute
sito, v'innalzò un ristretto monastero, ove
le religiose vissero in rigida osservanza e
perpetua clausura, non mai da esso uscen*
do se non per intervenire alla chiesa di s.
Giorgio alla partecipazione de'divioi mi-
steri e per ricevere i sagramenli. Le mo-
nache vi rimasero sino al 1829, ed il mo-
nastero che dicesi disegno di Treioigoano
Tremignon, io parteè ora convertito in o-
spizio di povere. Il vescovo greco, e in sua
assenza il vicario, o uno de' cappellani,
facevano la solenne ceremonia della loro
vestizione. Le rendite pel mantenimento
del monastero si ritraevano da'capitali
somministrati dalla pia generosità della
nazione , particolarmente da' cavalieri
caad lotti. Erano governale con opportu-
ne leggi, e di fiequenle accoglievano
dalla Grecia altre nazionali, oltre quelle
che educavano e istruivano nella pietà.
II vescovo Severo portatosi in Lesina pe'
suoi alTari, ivi morì a'2 t oltobrei6i6.In
questo i nazionali diedero la direzione
della chiesa greca e pure col titolo d'ar-
civescovo di Filadelfia, a Teofane Sena-
chi o Xenachi, soggetto dottissimo e
di morigerata semplicità: la repubblica
lo provvide dello stipendio concesso al
predecessore, e di più lo donò di una
croce d'oro del valore di 200 zecchini,
da essere portata da successore a suc-
cessore. Lui defunto, nel i632 gli fu
sostituito Nicodenw Metaxà arcivesco-
vo greco di Zaute e Cefalonia ; ma non
avendo potuto ottenere il titolo d'arcive-
scovo di Filadelfia, ritenendo l' antico
dopo 3 anni d'amministrazione ritornò
alla sua diocesi. La confraternita con
nuova elezione nel i635 nominò Ata-
nasio Faleriano vescovo di Citerà o
Cerigo col titolo d'arcivescovo di Fila-
delfia, di spirito vivace e di buon talen-
to. Per decreto del senato fu dichiarato
294 V E N
abbate del ricco monastero d'Angarato
nell'isola di Candia e la chiesa della ver-
{»ine Odigitria in Zanle, l'una e l'altra
giuspalronato della repubblica. Neil 657
gli successe nel titolo e nel governo Me-
lezio Cortacì'o di Retimo, il quale di-
mostrò distinta inclinazione e dispensò
favori a que' che aveano fiitto la carrie-
ra degli sludi nel Collegio greco di Ro-
ma.La repubblica a lui accordò, in luogo
dell'annuale pensione dei zecchini i8o,
il frutto a vita tlell'abbazia di s. Giovanni
de'Moraiti in Can dia, ch'era di oltre 1 3o
zecchini annui. Governò 20 anni e morì
nel 1 677. La nazione pose allora gli occhi
sopra Mclodio Moroni 0 Moronio, cido-
niescjsbalzalo dalla sede palriarcalediCo-
stantìnopoli dal sidtano, mentre menava
vita privata in Venezia. A suo tempo e
dopo la sua morte, trovo nel Bull. cit.
de Propaganda fide, a p. 3o6 e 807,
due brevi d'iimocenzo XI. Il i.° Mole-
stimi sìipra, de'28 maggio 1678, diret-
to: Dileclis Filiis Nohilibus vìris Du-
ci, et Reipublicae Venetiarwn, In grae-
cos Venetiis degentes, qui sibi schisma-
iicum Episcopiini praesuniunt assume'
re, ut in ecclesia s. Georgii episcopali
munere fuugantur. Inde Ponti/ex nobi-
lem Reip. Ducem ìiortatur, utniagistra-
tuni laicuin a blasphemia nuncupatum,
cid nulla in spiritualia potest auctori-
tas competere, re\>ocet. Il 2.° Acceplo
Nuntio de obitupseudo Episcopi, de' 1 6
settembre 1679, diretto: Venerabili Fra-
tri Aloysio Palriarchae Fenetiaruni.
Cum viam wiiversae carnis sit ingres-
sus pseudo Epicopus, qui Fenetiis grae-
cis schismalìci praeerat, virililer con-
tendi t Ponti f ex. ne alcer illi sdii smali-
CHS siiJJJciatur. Metodio morendo nel
1679, lasciò mollo denaro raccolto nel-
la dignità patriarcale, da distribuirsi a'
greci piìi bisognosi, ed un valore consi-
derabile di gioie. JNel medesimo 1679 fu
assunto al governo della chiesa di s.
Giorgio, Gerasimo Blaco, crelense, sa-
cerdote cappellano della taedesiiua, che
VEN
ad esempio degli antecessori Fu onora
del titolo arcivescovile di Filadelfia in
partibus j uomo fornito di lettere, d'e-
rudizione e di genio docile. L'ultimo de-
gli arcivescovi di Filadelfia residenziale
in Venezia, che amministrassero questa
chiesa greca fu M elezio Tipaldo di Ce-
falonìa, eletto dalla nazione nel i685,
cui avea dato saggio di sue virtìi nelle
pubbliche concioni recitale nella stessa
chiesa; che governò per 28 anni con ze-
lo pastorale in uno alla cura dell'anime.
La regolarità de' costumi, la saviezza
nelle più ardue deliberazioni, l'erudizio-
ne sagra e profana, e l'amore del vero lo
resero oggetto della comune ammira-
zione. Ammesso all'esercizio de'pontifi-
cali, divenne il modello de' prelati, ne
si vedeva fra' greci un ecclesiiislico più
esemplare. Soddisfece piìi lardi a'dove-
ri con Papa Clemente XI, e fu consagra-
to con pompa solenne nella stessa chie-
sa di s. Giorgio. L'arcivescovo Tipaldo
confermando ogni giorno col proprio
zelo l'idea vantaggiosa, che il Papa avea
di sua virtù, applicato alla riforma de-
gli abusi introdotti in questa chiesa dal
coiso del tempo, vi soddisfece con mol-
ta edificazione e felice esito. Restituì al-
la religione cattolica molti di que'che se
n'erano allontanati. Impiegò la sua ope-
ra per fare ristabilire dal pubblicogoser-
no rigorose pene contro gli scismatici,
se vi sì fossero intrusi. Ottenne che gli
ordini pubblicati pel buon regolamento
della chiesa greca, fossero confermati nel
1708 da! senato a'a gennaio, e dal con-
glio de'Dieci a' 18. Di più, a togliere a'
sacerdoti scismatici ogni remota speran*
za d' essere ammessi all'esercizio delle
sagre ceremonie, prescrisse che i cappel-
lani fossero inabili a concorrere, se non
fossero approvati cattolici dal nunzio a-
poslolico o dal patriarca di Venezia, o
da' loro vicari, di che ne dovevano pre-
sentar fede allo slesso tribunale. Ed af-
finchè questa disposizione non si rendes-
se mai vana incaricò lo zelo de'capi sue-
,10 I
VEN
cessoti (rinvigilnre con tutto lo studio,
acciocché i'eleUo alla cura della chiesa,
se co' rei senti uieiili risvegliasse lo sci-
«rna, ne fììsse rimosso e surrogalo altro
fornito de'prescrittr requisiti. Alla fine
carico t!i meriti pel glorioso governo,
consumato dalle fatiche, nel lyiS fu
da Dio chi;iaiato all'eterna retribuzione
de'giusti. Gli onori a lui resi dopo morto,
corrisposero alla veneraiione eh' erasi
guadagnala nel decorso della vita. I suoi
funerali celebrati nella chiesa di S.Giorgio
ebbero tutta la pompa e maestà. Recitò
l'elogio a suo onore il conte A'ntonio Gi-
rolamo Landò nobile candiotto. La san-
tità de'costumi, e l'ardente zelo pel bene
della religione, furono i due argomenti
che oiTrirono al facondo oratore vastissi-
mo campo da celebrarle sue azioni. L'e-
logio più nobile è quello, che formò di
lui il gran l^apa Clemeute XI, allorché
col breve Trìstad non parwn, presso
CLemeatis Xf, EpUlolae et Brevia se-
lecliora, p. i84'ij in data i3 maggio
1713, si dolse colla serenissima repub-
blica della morte di si degno prelato.
Bramava Clemente XI che gli si das-
se un successore, il quale camminas-
se dietro le sue vestigie, e non lasciò
di eccitarne il religioso zelo della repub-
blica. Non essendo stato eletto veruo
altro, ne avvenne che corsi appena 3 an-
ni dalla morte di lui, restata la chiesa di
s. Giorgio sotto la direzione de* sacerdoti
greci, eletti amovibili a beneplacito del-
la confraternita di s. Nicolò che ne posse-
deva il padronato, si rallentò il vigore
dell'ecclesiastica disciplina. Il patriarca
Pietro Barbarigo pieno di zelo estirpò
gli abusici disordini, che l'aveano de'
formata, rimise in piedi i savi regolamen-
ti per cui avea prima fiorito, ed intimò
a tutti di doversi onninamente conforma-
re a'suoi decreti, sotto pena di soggiace-
re a gravi castighi. Per le quali cose me-
ritò il sovrano gradimento di demento
XI, col breve Nihilprofeclo est^ de' i5
lujjlio 1718, loc. cit. p. aSoo, Epistolae
VEN 295
et Brevìa (questa data conferma, che
sono errale quelle di Corner e di Rodo-
tà che fanno morto nel 1718 l'arcive-
scovo Ti pai do, per cui le corressi, men-
tre è certo che ciò avvenne nel 1713,
anche secondo i registri mortuarii della
chiesa di s. Giorgio); e fu secondato dille
rette intenzioni del governo veneto,il qua-
le istruito de' tiotabili raaftcaraenti d'alcu-
ni nazionali, tosto li bandi dalla chiesa.
Per impedire il germoglio di nuovi abusi
volle la signoria veneta fino dal 1751,
che la chiesa dis. Giorgio fosse governata
da un sacerdote col titolo di Vicario,
sinché si presentasse opportuna occasione
di provvederla di degno prelato. Le qua-
lità di cui dovea esser fornito, furono pre-
scritte dal consiglio de'Dieci. Primiera-
mente, dover egli essere notoriamente
cattolico; e mancando la notorietà, a-
vesse giurata la professione del Sim-
boloapostolico edelle definizioni del con-
cilio Fiorentino. In 1." luogo, cheesatla-
mente dirigesse gli alF.iri ecclesiastici del-
la chiesa. Di vantaggio, che oltre al pa-
triarca, nunzio apostolico e loro vicari,
potesse anch'egli esaminare e approvare,
eoo attestato giurato da presentarsi a
detto consiglio, la cattolicità de'cappella-
ni. Finalmente, dover esser sua cura e
pensiere,che da questi siano amministra-
ti i sagramenti, ed esercitare le funzioni
secondo il rito e costituzioni approvate.
In seguito d'un decreto si plausibile, nel
1751 fu eletto in vicario l'ab, IMuazzo, e
dopo la morte di lui nel 1 758 Milia. Am-
bedue fecero le prove nelle mani del pa-
triarca diVeaezia,e adempirono alle prov-
vide leggi prescritte dal pubblico gover-
no. Frattanto la greca nazione riandando
colla memoria la maestà delle funzioni
pontificali, della cui pompa risplendeva
una volta la sua chiesa, e del cui grato
aspetto n'era stata priva 49 ai"', non
senza grave e universale cordoglio, risve-
gliossi in lei il pensiero nel 1 762 di resti-
tuirle l'antico decoro, ed eleggere nuovo
vescovo. Avendo iucara minato le pre-
ayG V E N
mure, non si è veduto il bramato e oom-
pitito effetto fino a questo tempo in cui
scriviamo, dice ilRodotà.Egli non conob-
be i seguenti brevi che ricorderò io, beo-
cliè il 3.° tomo di sua pregievolissima
opera, che contiene il riportalo, fu im-
presso nel 1763. Leggo nel Bull. Rom.
cont.y t. 2, p. 224 e 225, questi due
brevi di Clemente XIII. Ecsi Fenerabi-
lix Frater,dei'j febbraio 1762, diret-
to al patriarca di Venezia Giovanni Bra-
gadino: Qnod ad regendntn ecclesiam
s. Georgei Venetiarum Episcnpus e.le-
ctiis fuerit a graecis extra Ecclesiam
Catholicam ordinatus, vehementer con-
fj neri tur cum Patriarcha V^eneliarum,
eumque rogai ut hujusmodi electioni
prò viribus obsislat. L'altro breve, Ad
assiduos moerores, dello stesso giorno,
diretto al doge e repubblica di Venezia :
De eodeni argumento agit cum Duce
et Senatn reipublicae Venetae, eorum-
que religionem provocai ad impedien-
durn schisma a graecis cathollcis mini-
talum. II solo i,° breve viene riportato
dal Bull, de Propaganda fide^ t, 4) p-
54. Inoltre nel Bull. Rom. cont., t. a,
p. 334 «433, trovo questi altri due bre-
vi. Ubi primum, de'22 gennaio 1763:
Cum Duce atqne Veneta rcipubliea
grai'iter condolei de schismaticoEpisco-
pò graeci rilus in ecclesia s. Georgeiin-
truso, monetque ut statini eiiciatur ad
majores scandalos vitandos. L'altro bre-
ve è Saepe antea, de'3 1 dicembre 1 763;
Novas Duci, et Venetae reipublicae
quaerelas dirigil, quod nondnni eX'
pulerint ab ecclesia s. Georgei schisma-
ticum Episcopum, iterumque horialur,
ut catholicae religioni consulani, ncque
sinant, apostolicam Sedem ad suam in-
terponendam auctoritateni compelli.
Ambo questi brevi si trovano pure nel
citato Bull, de Propaganda fide, l. 4>
p. 72 e 81. Imparo dalle iVb/z"z;e Ó7rt^i-
stiche delle Missioni dì tutto il mondo
dipendenti dalla s. congregazione de
Propaganda ^de, co' suoi tipi impresse
V E N
nel i844- Che nel secolo XV occupate
dall'armi ottomane la capitale dell' im-
pero d'oriente, non che le provincie vi-
cine a quella, ne'primi del secolo seguen-
te Selim I invase anche l'Epiro e il [Pelo-
ponneso. I popoli abbattuti e oppressi,
fecero risolvere molti di loro ad abban-
donare beni, case, chiese, patria, fuggen-
do in molti porli d'Italia, dove furono
accolti con cristiana carità. Le cillà di
Venezia, Ancona, Livorno, anzi la Corsi-
ca, la Toscana, le due Sicilie Me furono
ingombre, non essendo minore d' mi
100,000 greci il numero di quelli che
cercarono un asilo in Italia. Forse d'un
tanto numero oggi non esiste la metà,
perchè tante famiglie si estinsero, perchè
molli emigrarono, perchè molti passaro-
no al rito latino. In quanto a'greci della
cillà di Venezia basii dare di loro un
cenno col dire, che vi giunsero mendici
( veramente non lutti, poiché tra loro e-
ranvi de'mercanli e altre persone qualifi-
cate cui riuscì salvare qualche cosa nel-
l'emigrazione), vi furono accolti, vi ot-
l£nneio sicurezza e protezione. I Papi
loro diedero (cioè permisero l'edificazio-
ne) la chiesa nazionale di s. Giorgio, l'in-
dipendenza dall' ordinario, la facoltà di
scegliersi un parroco, che loro ammi-
nistrasse i sagramenti nel proprio rito.
« Non furono essi d'animo ben fallo e gra-
to a tanti beneficii. Basti il dire, che chia-
marono dal Levante un vescovo scisma-
tico, che di loro prendesse il regime, e
ciò avvenne da quasi due secoli io qua
(questa proposizione è inesatta, secondo
la storia riportata). De' greci stanziati
in Venezia da una lunga serie di anni
più non si trova fatta menzione, la qual
cosa fa supporre, che più non vi esistano,
0 che siano altrove emigrati, o diesi sia-
no dichiarati scismatici. E' certo che nel
1 780 vi fu eletto da essi, e dovea esservi
istallato, un arcivescovo scismatico di
Zaiile ad istanza d'un tal Papasso venu-
to da Pietrobiugo, in quella chiesa me-
desima che aveano ricevuto da'Papi (al-
V E N
tia inesntlerza), quando i delli greci ti
approtlaroiio dal Levante." Rilornanclo
n! Corner, oi'islruisce che contiguo alla
chieì^a di s. Giorgio fu eretto per pio le-
galo di Tommaso Flangini mercante di
i-orlu, ojorto nel 1648, un collegio per
l'educazione di giovani greci, avendovi il
pio fondatore destinatesuflìcienti rendite
per il loro alimento, e per la mercede di
due maestri. Per la redenzione [nire degli
schiavi greci e per la collocazione in ma-
trimonio di vergini della stessa nazione,
assegnò il pietoso testatore ricchi annui
legali, e comandò che i sacerdoti greci
dovessero ogni anno nel giorno festi-
vo di s. Atanasio portarsi alla chiesa di
s. Croce della Giudecca per venerarvi il
corpo del s. Patriarca, che ivi riposa, e
cantarvi solennemente i vesperi secondo
il rito della chiesa orientale. Nel locale
vi è una biblioteca, con parecchi codici
greci. Dice ilMoschini: La cliiesa de'
greci architettata dal Sansovino ( do-
vea dire da Sanie Lombardo), con ele-
ganza, ricchezza e solidità, ha contiguo il
collegio greco, detto Flaiìgiiii dal cogno-
me del suo istitutore. E il Dizionario
geografico veneto aggiunge, essere se-
condo il rito greco, con ornalissima por-
ta dorica, tanto di dentro che di fuori
la fregiano alcuni buoni musaici. 11 eh.
Antonio Diedo della chiesa di s. Gior-
gio pubblicò illustrate 6 tavole nella
classica opera Le Fabbriche di Fenc-
zia. Ripete, erroneamente, al Sansovi-
no l'elogio del Temanza : Pare piutto-
sto architettata da un greco che da un
latino artefice. Questi n'ebbe 1' incarico
nel i532. La pianta presenta un lungo
rettangolo cinto da grossa muraglia, ed
avente nel centro l'elegantissima cupola,
la quale divide il tempio in 3 comparti,
correggendone la lunghezza. Se essa ap-
parisce nel mezzo dell' edilìzio veduta al
di fuori, tale non risulta al di dentro,
per le 3 cappelle di fronte cavale dal
corpo della chiesa, che rendono disegua-
1) fra loro i lati fiaucheggiauti la cupo-
V E iV 297
la con iscansabileiliftitlo d'euritmia. En-
tro al i." ingresso s'incontra un vestibo-
lo, che sostiene una tribuna a cui simon-
ia per due scalette l'una dirimpetto al-
l'altra, le quali precedono il detto vesti-
bolo. Vi si raccolgono le donne per la
recita di loro preci. Le pareti de' due
lati maggiori vengono sontuosamente de-
corate dall'ornalissime finestre e da al-
cuni quadri coloriti disposti ne' campi
intermedii. Magnifica è la facciata prin-
cipale, composta di 3 ordini, e le pila-
strate di ciascuno vi figurano vantaggio-
samente : superba è la porla, nobilissi-
me le nicchie, non senza ridondanza
d' ornamenti. Legano a meraviglia col
prospetto principale i due di fianco, in
cui regna una bella semplicità unita a
molta ricchezza, con piacevole sensazio-
ne pegli oggetti che latito piti vi Irion-
fìjuo. Tutta la fabbrica è murata di pie-
Ira d'Istria, e sembra piuttosto unorna-
tissimo castello che un tempio. In tal
produzione Sansovino (Lond^ardo) su-
però se stesso, toccò l'apice della venu-
stà, l'esecuzione essendo d'una rara bel-
lezza.
I o. Oratorio della ss. Trinità, detto
Scuola Maggiore, sulle Zattere. Tale
scuola già era de' confratelli delle scuole
della Dottrina cristiana sparse nelle va-
rie chiese di Venezia.
§ XIV. Escursione per Venezia e site
vie pubbliche. Descrizione del Canal
Grande, delle Dogane, del Ponte di
Rialto e sue Fabbriche j de' Fonda-
chi de' Tedeschi e de' Inarchi: di'
principali passeggi e Giardini pub-
blici j dell' Arsenale j- de'^ maggio-
ri alberghi j del Ghetto; delle prin-
cipali strade; de' palazzi Corner^
Contarini dagli Scrigni , Pisani, Spi-
nelli-Comari, G rimani a s. Luca,
Farsetti ora residenza del 3Iunici-
plo, Camerlenghi, Cà d'Oro, Corner
della Regina, Fendraniin-Calergi
ora della duchessa di Berry, Sa-
298 V E N
torgitnt/o ora del duca di Modena,
Mocciiigo-Cornaro, Trevisan-Cap-
pello. Gli inani a s. Ilaria Formosa,
Conlari ni a s. Luca, eZanobrio. No-
tizie di circa altri sessanta palazzi.
Raccolte e collezioni di pitture , scul'
ture, antichità, libri e stampe, odier-
ìie e non piìc esistenti. Ricordi di chie-
se, pubblici uffìzi e stabilimenti al-
trove descritti.
I. Condotto in gondola o a piedi per
Djano dall' articolo Fenezia del repufa-
I issi tuo Nuovo Dizionario geografico-
storico ivi iojpresso; fiancheggiato dal
Moschini colla Nuova Guida per Vene-
zia, e dall' opci-a Le Fabbriche e i Mo-
numenti cospicui di Fenezia, non che
da alili che nominerò alla sua volta,
intraprendo l'escursione per la mera-
vigliosa città. Di quando in quando mi
fermerò alquanto a descrivere più o
meno in breve, quanto ancora mi re-
sta a dire del suo più splendido mate-
riale e formale. Mi è noto senza cono-
scerlo un libro del p. Coronelii cosmo-
grafo della repubblica intitolato: Guida
de' forestieri per passeggiare la città
di Fenezia in gondola e per terra. Ri-
corderò, secondo la posizione topografi-
ca, una buona parie dell'imponente com-
plesso del già descritto ne' precedenti e
propri §§, che per l'ordine numerico
agevole n'è il riscontro. Dissi nel princi-
pio di quest' articolo che Venezia è for-
mata da 120 isolette (cui fan corona l'iso-
le ilella Laguna, delle quali ragiono nel §
XVlll) disgiunte da infiniti canali e in-
sieme unite da 4o8 ponti circa, per cui le
strade principali sono gli stessi canali col-
le loro tortuosità ; onde non potendosi
descriveie regolarmente, a darne un* i-
dea conviene balzar da un luogo all' al-
tro dove ne chiamano gli oggetti più
ragguardevoli e di maggior importanza.
Notai eziandio che tali isolette si divi-
dono in due grandi gruppi, denominati
di qua dell' acqua, e di là dell' acquei^
VEN
e civilmente in 6 parti o sestieri. Da
principio le strade non si chiamarono
cali o calli e rughe, ma bensì funda-
rnentnni, ch'equivale appunto a quella
via, la quale stendendosi fra il canale e le
case dicesi anche presentemente fonda'
menta. Neil' infanzia di Venezia le sue
strade di tratto in tratto avea dirimpet-
to all' abitazione il Jiinctorio, cioè il luO'
go dello sbarco, venendo questo nome
da fungere, che nel Ialino de'bassi lem-
pi suonava arrivare. Attaccata poi al
junctorio stava la gradata, ed era una
specie di scala con gradini di legno, per
cui nelle basse maree dalla barca si mou-
tava in terra, di maniera che i\ juncto-
rio e la gradata formavano uniti quel-
la coslruttura, che più brevemente e con
un solo vocabolo a[)pellasi oggidì riva.
JVè più lusso vi aveva ne' ponti; spessi
di necessità, perchè servivano a congiun-
gere un' isoletta con 1' altra, erano però
di legno, rozzi totalmente, piani e con
breve arco, addossata essendo a' con vi-
cidi la cura del loro mantenimento. In-
cominciarono alcune strade ad avere un
pavimento di mattoni posti in piano ed
in taglio aWii metà del XIII secolo; mol-
to più tardi, cioè alla fine del XV, fu-
rono fabbricati alcuni ponti di pietra;
ma veramente non si videro le strade
tulle selciate di macigni, né fatti i ponti
di pietra se non nel XVII secolo, e ad
onta di questo, Venezia avea progressi-
vamente prosperato, ed erasi ingrandita.
Atlendevasi quindi, oltre che ad ammat-
tonare alcune vie, le quali per esser le
prime selciate conservarono il nome di
Salizzada, e ad interrare specialmente
le piscine, poiché per 1' aumentato po-
polo era divenuto meno il terreno, ser-
bando però sempre le piscine l* antica
loro denominazione; e case e fondachi e
botteghe a dismisura fabbricandosi in-
tanto, ed abbreviandosi per questo ognor
più lo spazio, vennero a formarsi a poco
a poco quell' infinite strade, più giusta -
stuiueute viottoli, che si chiamarouo cale
V EN
e cnlesele. Quando la strada alquanlosi
allargava, ed a'fianchi avea degli ordini
lunghi di bolleghe, con voce barbara e
derivante dalla gallica r//e, dicevasi rih
ga. RIollipIicate e rese anguste le strade,
anche pel narrato superiormente, richia-
marono il provvedimento dell'illnmina-
zione notturna, di che pure nel § XVI,
n. I. Da tali piccoli sentieri, afracciandosi
degli anipii spazii, eh' erano gli antichi
campi erbifeii, giìi pascoli di bovi e di
fecondissime [lecore, fiu'ono detti campi
e piazze. Appiodando dunque alla Piaz-
zetta (li s. Marco, che foriiia un brac-
cio e si unisce alla vasta piazza omoni-
oa, sembra che ne aprano l' ingresso
due colossali Colonne, lutto nel § l de-
scritto. S'incontra ulla destra il sontuoso
e pubblico PalazzoDncale, la Biblioteca
Marciana e suo Museo. Alla sinistra ti
elevano gli edifizi della Zecca e «Iella
Biblioteca vecchia. Di tutto ne' §§ 11 e
111 ragionai. Passando alla Piazza mag-
giore di s. Marco, trovasi cinta di ma-
gnifici edifizi : tali sono il Campanile e
la Loggia che gli sta a' piedi, i Pili pé*
Stendardi, le Proriiratie Nuove oia Pa-
lazzo Regio, le Procnratie f^ecchie, la
Torre dell' Orologio, la facciata della
soppressa chiesa di s. Basso. Nel § IV di
ciascuno tenni proposilo. In sì incante-
vole piazza, punto centrale della città
per la fiequenza della moltitudine, però
primeggia la Basilica Patriarcale di s.
Marco Evangelista, compìeiio di mera-
viglie, col contiguo Tesoro dì s. Marco.
Impiegai i G§ V e VI trattandone. Stac-
candosi dalia Piazza di s. Marco, non del
lutto se ne abbia rammarico, poiché
vuoisi passare in altro campo uou meno
copioso d' edifizi sorprendenti, e alcuni
contenenti oggetti rari e preziosi, il Ca-
nal Grande o Maggiore, E' questo per
Venezia la sua via maggiore, il nobile
suo Corso, dove tulli au)anoaver alber-
go, dove tutti corrono a pascere la vista
delle più singolari ed eccellenti opere del-
l'architeltuia. Il cb. Quadri diedesu que-
V E N 299
slo canale un'opera appesila, accom-
pagnata da Go tavole inlngliate in rame,
e fu buon consiglio, che gli oggetti sulle
tue sponde schierati meritavano un'at-
tenzione tutta particolare. A partire dallt»
Piazzetta di s. Marco, imboccasi il Ca-
nal grande, volgarmente chiamato Ca-
nalaczOj tra la punta della Dogana e
r antica Accademia di pittura, poi resi-
denza della Sanità marittima, prossima
a' giardini del Pidazzo Uegio, e segui-
tando a percorrerlo in tal direzione, vie-
ne ad artinzialmcnte formarsi una sini-
stra del canale dalla parte di quella, ed
una destra dalla parte di questi, che gio-
veranno a descriverlo. La sua lunghezza
a sinistra è di circa metri 3, 800, a destra
di metri circa 3,700, cosicché prendendo
il suo corso mediano, ha di lunghezza
circa metri 3,7 5o, Varia d'assai n' è la
larghezza, la (piale presso il ponte di Uial-
to si limila a circa metri 4o, e ne' siti
più ampii estendasi a metri 70. Giralo
a barca scoperta olire uno spettacolo del
tutto nuovo e sorprendente. Meritano ri-
cordarsi i luoghi })rincipali. A sinistra
dunque principia d Canala/zo coWaDogn-
nada I\Iare,&o\\(\o e magnifico edifizio,
lutto coperto di risentito bugriato, con
molto etìelto adattato al sito che occupa,
per opera dell'architetto Giuseppe Beno-
ni che l'eresse nel 1676. L'adorna uà
beli* ordine dorico, e l'incorona un glo-
bo grandioso di metallo dorato sostenuto
da due Atlanti, cui sovrasta il simulacro
della volubile Fortuna, che si aggira a se-
conda del vento predouìinante. Annessi
sono grandiosi magazzini per la conserva-
zione del sale (del quale riparlo in tìnedel
n.23 del §KV1I1), eretti questi nel XIV
secolo. Sentenzia Moschini: fabbrica che
se mantiene il gusto del tristo tempo che
fu fatta, è tuttavia da lodare poiché n'é
pittoresco 1' effetto da qualunque parte
si osservi. In fatti è compresa tra Lq
Fabbriche di Venezia, colla tavola del
prospetto e le illustrazioni de'chiarissinii
Selva e Zanolto. Questa dogaoa da vari
3oo YEN
set;(»li quivi esisteva, i cui fondamenli e
(le'inagnzziiii oomiiiciaionr) a costruirsi
liti gentiiiio I 3 I 3, quando si uobiiìlò e
nlihelli Cdir odierno edifizio. >opra le 3
loiji^e nel mezzo sori»e il dado a guisa di
torre, sul cui attico sono "li Atlanti, e nel-
la citila de' 4 angoli della torre doveansi
collocare 4 statue <li deità o noostri ma-
rini o Tritoni, per indicare ci»' è la Do-
gana da mare. Tanto i due Alianti che
la statua della Fortuna, si eseguirono
dal cav. Bernardo Falconi. Quasi dirim-
petto a destra tiel canale, giace un mae-
stoso palazzo dello stile del medio evo,
spettante alla famiglia Giustiniani, ed
uia grande albergo dell' Europa. Tor-
nando sulla sinistra, si vede il magnifi-
co tempio di s. M.rn'n della Salute, di
CUI nel § X, n. 65, al presente del semi-
nario patriarcale, che occupa il contiguo
nobile edilizio. Incuntransi quindi alla
tiestra del canale, il palazzo Barozzi, ora
Treves, architettato dal Longhena, poi
il bellissimo palazzo Contarini Fasan ;
indi quello dei Fini, d* architettura di
Andrea Tiemignou. Quindi il già Pa-
lazzo Corner della Cà grande, a s.
Rlaurizio, grande, ricco, magnifico ed
eleganfe, eretto nell'anno loSa, dal-
l' architetto Jacopo Sansovino, colla fac-
ciata in 3 ordini, dorico bugnato, ionico
e composilo. Per capacità, ricchezza di
pietra, struttura e simmetria, è uno de'
migliori della città. Di presente serve di
residenza all'i, r. Luogotenenza, essendo
stata traslocata nel palazzo Loredan, co-
me dirò nel n. 6 del presente §, la regia
Delegazione provinciale che vi avea stan-
za. Nientemeno che Le Fabbriche di
l' eiiezia olirono q tavole di questo gi-
gantesco palazzo Cornalo sul Canal gran-
ile, con r illustrazione del Diedo. Questi
lo qualifica una delle 4p'ùsouluose moli
di privala proprietà che adornano que-
sto canale, e una fabbrica che primeggia
Ira le più signorili che sorgono sulle ve-
nete acque, magnifica nell'insiecue, no-
bile uelle parli, fatta innalzare da Gior-
V E ?f
gio Cornai'o figlio di Jacopo pcocuralow'
re di s. Marco con un'aria di maestà e
grandezza da colpire chiun(|ue, e farsi
pienamente perdonare le ivnperfezioni da
lui rilevate. Inoltre rimarca il simmetri-
co atrio: la comodità, che consiste nella
savia e giudiziosa applicazione de' luo-
ghi pe' vari usi dell'amplissimo palazzo,
destinato alla residenza d'una veramente
nobile e cospicua famiglia; la pianta nao*
dello. Io spaccato grandioso; l'elegan-
tissima nicchia che elevasi sulla cisterna
in faccia all' ingresso d'acqua, la statua,
la vasca. In breve : è questa un' ope-
ra attestatrice non meno il raro talento
dell' architetto, che il genio signorile del-
l' illustre suo fondatore. Nel 1817 uno
spaventoso incendio minacciò la quasi to-
tale distruzione di sì superbo edilizio. Non
si potè impedire il saccheggio e il gua-
sto delle piìi preziose suppellettili, conse-
guenza quasi inevitabile disiatili luttuo-
se sciagure. Mercè le provvide cure del
governo, animate dalla sollecitudine del
governatore conte di Goess, non resta
traccia dell' infortunio. Più innanzi tro-
vasi il palazzo Cavalli, d'architettura del
medio evo. in faccia a questi sulla sini-
stra viene prima il magnifico palazzo
Dario, incrostalo di fini marmi e con bei
profili nella cornice,d'uu'architettura del-
la maniera e dell'epoca de' Lombardi,
che mostra il gusto de'terapi vicini al ri-
sorgimento dell'architettura migliore.
Segue il palazzo pur magnifico Venier,
la cui famiglia soltanto l'incominciò col
basamento; indi il palazzo Da Mula.
Poscia il palazzo Angarani o Manzo-
ni, che si avvicina al gusto del palaz-
zo Dario, fa strada all' Accademia del-
le Belle Arti, di cui nel § X, n. 11,
già scuola grande della Carità e mona-
stero de' canonici regolari di s. Agostino.
A questo punto fu eretto ora un ponte
di ferro che traversa il canale dal cam-
po di s. Vitale a quello della Carità.
Continuando a percorrere il Canal mag-
giore, poco più innanzi di tal regia Ac-
VE re
radcinici e sulla ilcslta soigc il paiarr.o
Giustiniani Lulin aichitelloto da Lon>
ghena, suggiorno già elei medico illustre
e lelleialo Francesco Aglietti, eil ove
formò una i accolla d'elette stampe anti*
che e moderne, d'originali tlisegni d'insi-
gni maestri, e di IiIjii ben a lui conve*
nienti. Dello slesso Longbena è il palaz-
zo liezzonico di gran mole, colla fcicciata
in 3 ordini, r ullinio aggiunto itall'altro
arcliiletlo Giorgio JMassarì. Questo tdi-
fjzio s'incontra alla sinistra subito dopo il
Palazzo Conlariìù dagli Scrigni, a' »s.
Gervasio eProtasio,clie si tiene arcliitella-
to dalloScamozziin3ordini anche questo,
rustico, ionico, corintio, edilizio di inulta
eleganza, di rorn)a ben composta e rego-
lare. Le Fabbriche di Fintzia ne pub-
blicarono il prospetto, colle dichiaraziini
delDiedo, cioè che la maestà e l'eleganza
vi spiccano egualmente. 11 pianterreno
offre cerl'aria di singolarità che lo toglie
dal comune e v'imprime un misto di
leggiadria e robustezza. Pegli altri pregi
che descrive, conclude che questo paluz-
to non solo può sostenere il confronto de*
tanti bellissimi che si specchiano in que-
st'acque, ma ha ancora un giusto diritto
alla primazia. 11 palazzo Grassi, ora del
baione de'Siua, alla destra, presso s. Sa-
muele,è disegno delMassari. Fu compreso
anche questo nella terza edizione della
più volle citala opera delle tenete Fab-
briche, in due lavole, illustrate dal eh.
Zanotto. CoWaNuoK'issiina Guida ù\ que-
sti aggiungerò. Io Ire ordini, rustico, io-
nico e corintio, è grandioso nelle pio-
porzioni, non che magnifico. L' interno
vestibolo è maestoso per colonne, per
pogginoli, ed alln ornamenti nobilissimi.
La scala presenta una scena incantevole,
per ogni maniera di ornameoli figurati
ed ornamentali, con pitture e sculture.
La distribuzione de' piani, il lusso de'fie-
gi e lo sfarzo de' materiali, spirano da
ogni parte magnificenza. Viene poi dalla
stessa parte il palazzo Moro-Lin, archi-
lellura d» ^ Sebastiano Mazzoni fioreali-
V E N So e
IK), colla facciata in 4 ordini. Prospetta-
no a questi, 2 palazzi d'architetluia del
medio evo spettanti alla famiglia Giusli-
niani, e vi fa seguilo il Palazzo Fosca-
r/.Tale edifi/io di steruiinata nioie, gran-
dioso e di architettura tielta tedesca,
fu molto slimato e lodato dallo storico
Sansovino con tale qualifica. Eretto sul
declinar del secolo XV, sembra opera
di Mastro Bartolomeo, ed in esso sole-
va la repubblica veneta albergare i ^o-
vrani che visitavano la cillà. Imperoc-
ché situato nel cantonale del rio di s.
Paiilaleone, scuopie nello svolgere del
Canal grande, dalla sinistra finoaRialto,
dalla destra fino alla Carità. Laonde per
la sua singolarità di posizione nel i5j^
fu scello per cosuara e nobil veduta a
condegna abitazione del re di Plancia
Enrico 111. Le Fabbriche di Venezia ne
presentano la facciata, colla descrizione
del celebre Cicoguara. Lo dice magnifi-
co e già de'Giustiniani.da'quali nel 1 4'^^
rjiC(|uistò il senato, che ne fece dono al
marchese di Mantova; ma ritornalo alla
signoria, questa lo vendè al principe Fo-
scari. iNola, che la bellezza del luogo ove
è posto, e la grandiosità della mole lo
costituii ono fra' più insigni di Venezia;
e lo sarebbe forse ancora per alcuni se-
coli, se, nido a'gufi e alle notturne strigi
e vuoto d' abitatori, non fosse esposto a
crollare più per abbandono the per ve-
tustà. L' aggiunto 3." orditie nobile, lo
fa superbamente torreggiare sull'altre
fabbriche circostatiti, per maestose che
sieuo. Si deve al Foscari, perchè non pa-
resse più della casaGiusliniani, della qua-
le sono i ricoidali vicini suoi palazzi con-
simili nello stile, però più bassi d'un or-
dine, com' era questo. Il Cicoguara im-
pugnò r abusivo nome di gotico o tede-
sco dato a lutti gli edilizi di vecchia da-
ta, il cui stile non sia greco o romano.
Sostiene che in Venezia appena molto
tardi trapelò il gusto tedesco, dopoché
era slato diffuso per tutta l' Italia più
nordica: ivi essere tulio di gusto oricn-
3o2 V E N
tale, bizantino o aialjo, e che nulla di
assolnlainenle gotico si può riconoscere
a Venezia fuorché l'abusiva tlenomina-
7.ione. Ristaurato questo palazzo nel 1 847
(lestinavasi dal municipio a sede delle
scuole tecniche ; ma sorvenulo il malau-
gurato anno 1848, fu poscia destinato
a caserma militare, a cui tuttavia ser-
ve. Piegando in questo punto il Ca-
nal grande verso Tesi, tiene pure alla
sinistra il palazzo Balbi, eretto in 3 or-
dini dall'architetto Alessandro Vitto-
ria nell'anno i582, edifìzio magnifico e
opera grandiosa, se non che fi» deside-
rare alquanto maggiore castigatezza ne-
gli ornamenti. Di qui i principi sole-
vano vedere le regale. L' elegante edi-
fìzio, adorno di 3 ordini e di gentilissi-
me scidture, che sta sulla destra del ca-
nale appena voltato, è il Palazzo Con-
tarini a s. Samuele. Si avvicina alia
maniera de'Lonibardi, fors' anche della
scuola 6rau)antesca; di scompartimento
ragionevole e coronato di frontespizio,
mostra il risorgimento della bella archi-
tettura. Nel rilevarne il Diedo i pregi,
col prospetto presso Le Fabbriche di
J'enezia, ecco come si esprime. Siccome
gli occhi hanno la loro musica, cosi an-
che l'architettura ha la sua poesia; quin-
di somiglia questa fabbrica al genere epi-
grammatico, poiché la leggiadria più che
la magnificenza, e la giazia più che la
ricchezza costituiscono il distintivo di
questo edifizio, che senza fasto pur si
raccomanda perla preziosità della male-
ria. L' opera appartiene a' buoni tempi
dell'arte, se non per anco salita al pie-
no meriggio, certo avanzata non poco
oltre r aurora, per sapersi cominciAta
circa ili5o4 e terminata nel i54^- Tor-
nando alla sinistra , vedesi il palazzo
Grimani di buona fornja, che fu dato
inciso come opera di Lodovico Lom-
bardo. Poscia alla destra uno dietro l'al-
tro 4 palazzi della famiglia Moceuigo,
ne' quali sono buoni quadri, primeggian-
dovi il modello del celebre JParadiso di-
VEN
pinto dal Tinloretto nella sala massima
del palazzo ducale; modello tanto più
prezioso che di mano del grande artista,
non patì, come il quadto, i danni della
restaurazione. Così i I sullodalo veneto
Dizionario. Ma il eh. Moschini nomina
3 soli palazzi Mocenigo, dicendoli di buon
disegno; mentre il4.°l>as8Ò in proprietà
de'Charmet. Un altro poi ricorda presso
s. Polo e già Cornare, architettato eoa
molto ingegno del Sanmicheli, che lo fe-
ce apparire regolare ad onta di sua pianta
irregolarissiina. Dirimpetto alla sinistra
del Caiialazzo è il Palazzo Pisani a s.
Polo, d'architettura della i.* metà del
secolo XV, della maniera tedesca, in
principio del quale fu edificato, che an-
nunzia vicino il rinascimento del buoa
gusto, l'epoca più vicina all'ottimo; e con-
servava il celebratissimo quadro di Pao-
lo Veronese rappresentante la Famiglia
di Dario innanzi ad Alessandro Magno,
uno de'più insigni resti del veneto splen-
dore e dell' arte del pennello, il quale
deplorabilmente per nessuno spirilo di
amor patrio, da chi men doveva fu ora
venduto e pas>ò nell'accademia di Lon-
dra. Il Piazzetta dipinse in faccia al sud-
detlo,lajMortediDario.Condue tavole,del
prospetto e colle parti degli ornati, si vede
nella bell'opera, Le Fabhricìie di PeiiC'
zia, con degne parole delCicognara,che
magistrahneiile tutto compendia. Nel pa-
lazzoBarbarigochesusseguita,edha lafac
eia sul riodis.PolOjtrovavasi sino al i85i
una delle più scelte gallerie,sopraltutto di
tavole della scuola veneta; tra' preziosi
quadri ve n'erano delle 3 maniere di Ti-
ziano, opere che gì' intelligenti non era-
no mai sazi di contemplare, le quali
cose tutte passarono a Pietroburgo nel-
la galleria imperiale : eravi ancora il
gruppo d'Icaro e Dedalo, uno tra'primi
parti del nascente genio di Canova, mo-
dellalo prima che di Venezia andasse agli
sludi inLÌoma,la quale tosto divenne tea-
tro di sua gloria. In faccia a questo è ilP^-
lazzo Spinelli e già Comari, molto eie-
VEPr
gante, Ji finissimo gusto nello siile de'
Lntnbanli, chiede particolare ntlenzio-
ne per «Icnue palli interne oidinitle con
niello gusto e leggiadria (In Michele
Saiimichieli, e couiincialo da'Lon»bar-
di al dire di Meschini. Con due tavo-
le Le Fohbrichc di Venezia ne fan-
no godere il prospello, porzione del-
la pianta e lo spaccalo, il lutto chiarilo
dal supere di Diedo, anch' egli riteuen-
ilone autore Pietro Louiburdo , e la
riforma interna, eh' è la più degna, di
Sanmichieli. Chiude il suo opinantento :
Lo saviezza, la regolarità, il l)uon gusto
si danno mano in quesl' opera, e si con-
trtistan la lode. Viene poi alla sinistra il
palazzo Griniani a s. Polo, d'archilettura
che s'avvicina alla moderna; poi quello
de' Bernardo, d'insigne orchiletttua ogi-
vale, con ornamenti e capitelli hellissi-
nti. Ed alla destra è il palazzo Martinen»
go, che serba tuttavia alcuni resti di
quelle meravig!io>e pitture «lei Porde-
notie, SI decantate dal Piidolfi. Quin-
di sorge quel capolavoro di magnificen-
za, ricchezza e sodezza del Palazzo Cri-
mani a s. Luca, ed ora residenza e ullì-
tio della direzione delle Regie Poste, ar-
chitettalo da Sanmicheli con bellissima
lacciaia in 3 ordini corinlii ; palazzo di
gran mole, ove il suo autore è eziandio
mirabile per ledinicollà che vi seppe su-
perare nell' iriegolarilà del silo. JNulla di
più frequente in una città siccome è Ve-
nezia tagliata da tanti rivi, e rotta si
spesso da sentieri angusti e tortuosi ; e
nulla ad un ten>po di più sfavorevole per
«u> arihiìetlo, obbligato a dare su d' un
fondo e area di tal figura una nobile di-
slribnzicne. Avverte Meschini, dopo tale
encomio, non è colpa di Sanmicheli, ma
dell'architetto che gli successe, il pesante
e mal grazialo sopra ornato nel 2.° or-
dine.Lt Fabbriche di Fenezia con 6 ta-
vole, la desciizioue e le dimostrazioni
del Diedo, ne dierono contezza. L* illu-
stratole chiama il palazzo superba mole
the siguoreggra il Canale, e gigante fra
VEN 3()3
r altre maestosamente si sublima. Ope-
ra Sammichelesca la dinota abbastanza
la fierezza del carattere, la severità de'
profili, e la nobile sprezzatura di certe
regole divenute quasi per altri di conven-
zione. Il senatoreGirolanjo Grimaui, pa-
dre di Marino poi doge, commise ((uest'o-
peia al principe fra gli architetti militari,
ed uno de'più distinti celebrali fra'civili;
i! (jua le si accinse al grand'uopo.dellecir-
coslanzesconforlanti dell'irregolare pian-
ta, con quella fiducia the gì' inspirava il
suo itigegno avvezzo a lottare ed a vin-
cere con tanta gloria contro le più sca-
brose imprese. S'industriò il valentuo-
mo di configurare la pianta in moilo
che i luoghi principali riuscissero dilati
eguali, e le irregolarità si perdessero mer-
cè r industria d' artificioso e saggio ri-
parliraenlo. Nobilissimo è 1' atrio, che si
presenta approdando alla magnifica ri-
va : è diviso in 3 porticati da due file di
doppie colonne, e ciasctma fila è com-
posta di 3 inlercolunnii. Imponente la
grandiosa facciala sull' acqua. In questo
palazzo duncpie sono tutti gli uffizi della
direzione delle poste delle provincie ve-
nete. Il già direttore delle medesime il eh.
cav. Antonio Federico Botte compilò e
pubblicò nel 1 838 la bellissitna Cartapo-
siale ed itineraria dell' Italia^ dedicala
alcav.RLOtlodeOtlenfeld supremo aiLr
lieo ar/imi/ìistralore delle Poste in Fieri'
ria. Altra più ricca, diligente ed elegante
Carla postale ed itineraria d' Ilalia^
dedito all'imperatore d'Austria Ferdi-
nando I, re d'Uugheria, Boemia, Lom-
bardia, Venezia, ec. Vi è pure la veduta
del gran l'onlesulla Veneta Laguna, pre-
so dalla parte di Mestre; e il movimenlo
generale de'paccheboli a vapore. L'auto-
re defunto, già mio amorevole, graziosa-
mente d'entrambi mi fece dono. Anto-
nio Lupis scrisse, Pallade su le Poste,
Venetia 1691. Nell'articolo Poste pon-
tificie,© voi. LIV, p. 3o5e 307, dissi che
ce* primi del secolo XVI già era vi il pro-
caccio di Venezia che portava le lettere
3()4 V E N V i: N
:i Uoma. Indi s' iiilrodusse in Venezia ducali; pollavano l'insegna di s. Marco,
\i) compaf^nia de' corrieri beigamaschi il loro capo era obbligalo a tenere una
per recare le lellerea Pio ma e viceversa, volta o cancello a Rialto, secondo 1' u-
f g/Y/V/y (pielle del nunzio pontificio. Ma sanza antica; erano lanuti a scrupolosa
s. Pio V non volle permtllerlo, il succes- fedeltà ed esattezza tiell' adeoipintenlu
^ore Gregorio Xlll l'accordò nel i^jo. degli obblighi loro. 11 palazzo Tiepolo,
e poi lo revocò. Si tornò a darne licen- ora d'altrui proprietà, incontro a questo
Zìi, rivocata nel 1597. Indi Urbano Vili delle Poste, ed a sinistra del Canale, mal
stabilì un corriere per portare da Uoma attribuito al Palladio, è in vece d'arcbi-
a Venezia le lettere al nunzio e prende- lettura sansovinesca in 3 ordini. Ivi e-
re le sue risposte, e quelle pure de'par- ravi un museo molto slimato di statue,
ticolari. Il predecessore Gregorio XV bassirilievi, iscrizioni anticbe e altre cose
od istanza dell' andjasciatore veneto So- pregievoli, ora disperso. Non è da la-
ranzo avea concesso di poter tenere in cersi sulla destra il palazzo Marlinea-
Boma la propria posta gli ambasciatori go a s. Luca, di siile del decadimento
della repid)blica, il che durò sino al suo del secolo XVII, già albergo del Leone
termine. Nondimeno continuando in I\o- Bianco, gradilo a' forestieri per la sua
ma ad agiie la particolare posta di Ve- situazione. Né il Palazzo FarseUi, nuo-
nezia. Pio VII non volle piti ammettere vamente residenza della congregazione
in Roma il corriere veneto per prudeo- municipale, poiché temporanea fu quel-
ziali ragioni, che riportai, e per le stesse la nel palazzo ducale, e dove sulla gran-
fece cessare in Roma le altre poste stra- de scala si vedono due canestri o cestella
niere, d' altri diplomatici. Ma l'origine di fruita, opere quasi infantili del Cane-
delle Poste in Venezia è antichissima, va, il quale quivi apprese i primi rudi-
Leggo nel eh. R^omanin,che spettava a' menti dell'arte che l'immortalò, poiché i
provi'tdilori di Comun nnclie V oì^\n^a- Farsetti benemeriti delle arti vi aveano
mento delle poste,la cui istituzione in uno aperto uno studio pe'pillori e scultori : di
slato tanto commerciante ([ual et a Vene- stile bizantino-lombardo,si attribuisce al
ria doveadi necessità introdursi prima che secoloXI, componendosi il piano nobile
altrove; ed in fatti, mentre si ricordano di colonne binate su cui girano archi di
solo nel secolo XV in Francia e inGertna- gusto arabo; le colonne poi dell'atrio
uia, trovasi già nel trattato con Lotario I hanno per basi capitelli corinlii rove-
deir 840 pattuita la sicurezza degli Zi/ji- sciati, tolti da edifizi romani de' bassi
slolari j à\ più' trovasi forse cenno di tempi. Neppure è da tacersi, né il palaz-
poste regolari per conto pubblico nel di- 20 Loredan, ora grande albergo Hotel
vieto del doge l'ietro Candiano IV del de la Villej né l'albergo dello Scudo
960 a' mercanti veneziani di ricevere di Francia, perchè fu già casa del cele-
Jellere per la Grecia dagli abitanti della bre Enrico Dandolo doge di Venezia e
Baviera e della Sassonia o d'altro luogo conquistatore di Costantinopoli nel£2o4i
con grave danno e disonore della patria; e di stile bizantiuo-lombardo, con iscul-
in fine é certo che nel libroCerZ'eru.y ver- ture e marmi orientali; né il palazzo
sola fine del secoloXlU sono nominali i Bembo d' architettura del medioevo;
Soprantendenti a' Corrieri, c\\e^o\v\t\ né finalmente il palazzo Manin, lavo-
i3o8 furono sottoposti s^^ provveditori rato in 3 ordini dal Sansovino, di cui
di Commi. Essi formarono più tardi nel conserva 1' antica facciata verso il cana-
1490 una scuola o corporazione religio- le, e quindi ristaurato dall' architetto
.sa dedicata a s. Caterina: erano in uu- Selva. Quest'ultimo possiede copiosa bi-
uiero di 4o, davano raallevaria di 200 blioleca pailicolarmeule ricca di libri
YEN
e scrini liguardanli le cose paliie ve-
ueziane.
1. Alla siuistia del Canal grande s'in-
contrano le Fabbriche Vecchie e Nuo-
ve di Rialto. Con 7 tavole Le Fabbriche
di Venezia e la descrizione del celebre
Selva, offrono la pianta dell' isola di
Rialto, il prospetto delle fabbriche che
girano intorno alla sue piazze e strade,
la pianta e lo spaccato di s. Giovanni E-
Jemosinario, il prospetto maggiore e mi-
nore del Palazzo de' Camerlenghi a'
piedi del ponte di Rialto, la pianta del
medesinjo e la porla del prospello dal la-
to maggiore; per ultimo il prospetto delle
fabbriche dette Nuove sul Canal grande
medesimo, che traversalo dal ponte di
Rialto, da questo si congiunge le due
parti in cui è divisa la città. Dice pertan-
to il Selva, r isola di Rialto, la prima
abitata fra le molte che ora costitui-
scono la città di Venezia, la prima in cui
da Malamocco fu trasferita la sede del
principato, quella che per molti seco-
li fu il centro della piazza, nel com-
mercio, superiore a qualunque altra di
Europa, è r isola contenente l'esistenti
indicale fabbriche. Quanto al nome di
Rialio, osserva il Mulinelli, Z^eZ Costu-
me Veneziano, non derivò dal fiumi-
cello detto Praealtiis, voce usata da'la-
tini per indicare un fiume, che passa-
'va presso le circostanti isoletle, ed era il
Brenta, ma bensì per l'altezza delle spon-
de o rive, da cui può yen'ìve Rivalla, si
dissero pure tulle quelle contrade e cir-
condari conosciuti adesso col nome di
Rialto propriamente. L'isola è situata alla
metà e nella maggior prominenza della
linea che percorre il gran Canale, dal suo
ingi esso all'uscita dalla città, in nioiloche
co'due lati a levante ed a mezzodì fron-
teggia esso canale, e ne' due altri è cir-
coscrilla a tramontana dal rivo delle Bec-
carie, ed a ponente da quello del Fonda-
co della Farina. A dare un'idea dell'im-
portanza di Rialto nel 149^9 il Selva ri-
porta la descrizione del Sabellico, dì cui
VOI. xci.
YEN 3:05
scrivo un sunto. Tutto lo spazio lungo
l'acqua, dalla riva di s. Silvestro fino a
quella di s. Cassiano, di qua e di là dal-
la piegatura del Canal grande, era co-
perto di navigli mercanldi. Per scorrere
il di lui margine, s'incontrava prima, do-
po il detto rivo (ch'è quello del nomina-
lo fondaco), la piazza del mercato della
Farine (il mercato non più esiste, bensì
il pubblico fondaco della farina , in cui
non ha molti anni fu eretta un'abitazio-
ne. Di questi pubblici fondachi ve n'era-
no 6 nella città, uno per sestiere, e altri
nelle principali isole dell' Estuario , ne'
quali sino al cader della repubblica il po-
polo trovava la farina a limitato prezzo,
sovente con perdita dell'erario). E incre-
dibile il dire quanta abbondanza sempre
in esso era di vettovaglie. Le fabbriche
più elevale , tra il fondaco e il ponte,
che di tulli è il più grande, erano occu-
pale da'magistrati. In queste fabbriche o
dogana, si riscuotevano i dazi più ricchi
della città, del vino e delle merci prove-
nienti dalcootinente. Continuavano spes-
se botteghe da olio, e di fianco il pubbli-
co Carcere. Nelle vie trasversali stavano
magazzini ripieni di merci, e con tante
droghe bastanti per un decennio non so-
lo all'Italia, ma a tutta l'Europa. Dopo
le Prigioni, eravi la piazza dove si prepa-
ravano le trame di seta, d'argento e d'o-
ro per la tessitura delle stoffe; a destra
il magistrato pel dazio del sale, nella fron-
te il Ginnasio. Tornati alla riva del Ca-
nale, prima del ponte eravi il Portico
per la vendita del ferro e altre merci, cou
molti magistrali urbani, e perciò tutta la
ri va dicevasi delFeiro, e quell'opposta del
Vino. Il ponte che vi si appoggia, ripeto, è
il più grande della città e insieme il più
frequentato, con andirivieni del popolo
in folla in quasi tutte l'ore del giorno.
Sorgevano dall'altra parte le pubbliche
Fabbriche occupate da'civici magistrali;
a destra il Portico sull'acqua, e dietro i
nuovi edifizì, con a sinistra la primitiva
chiesa dis. Jacopo. Dinanzi era una pub-
3Ó6 V E N
blica piazza nobilissima in cui si Iralta-
vano tulli gli affari nieicaiilili della cil-
là, anzi si può dire del mondo, e senza
clamori, ne'porlici essendo molli Bandii
pronti a qualunque pagamento. Amplis-
sime sale soprapposle a'due l'orlici, nel-
la più parie servivano ad uso del Foro.
Seguiva altro portico meno elevato, ma
assai lungo, con numerose bollcglie pie-
ne di panni. Nella sua fronte era il cele-
bre quadrivio: sino a s. Giovanni Elemo-
sìnorio ed a s. Apollinare spesse erano
le officine facenti strepilo; la via degli A-
nelli colle botteghe in cui si lavoravano,
\eniva seguila da quella degli Argentie-
ri con molli orefici doviziosi di preziose
gemme, delle quali piU d'ogni altra co-
sa si compiacevano i veneziani, e talvolta
una donna portava due ricchi patrimoni
in una sola mano. A destra del quadrì-
vio in mezzo a folle botteghe si passava
alla piazza dell'Elbe, situala dietro quel-
la di Iliallojda qui per la calle de'Pizzi-
cagnoli si andava alla Pescheria , antbo
prossime alla riva. Il luogo della Pesche-
ria fu ivi slobililo nel 1822, indi selcialo
e fondamentalo nel i SgS : quotidiana-
mente vi si porta il peste da tulli i lidi e
dal mare. E qui noterò, the la Cronaca
di 3Jilano pubblicata dal cav. Ignazio
Canlù a'3o luglio iSSy, notifica il pre-
mio di austriache lire i 800, promesso dal-
l'i, r. Islilulo di Venezia pel i5 marzo
1859, all'autore di quello scrillo die e-
sp.orrà meglio il modo di rendere più
lucrose e prodiillrici le valli salse chiu-
se da pesca del veneto Litorale (sia per
esservi introdotti e allevali i pescialelli
con successo nelle valli salse chiuse del-
l'Estuario senza datino de'le specie che
già vi sono; sia per insegnare la manie-
ra più facile e opportuna d' operare la
fecondazione artificiale de'pesci e le cure
necessarie dello sviluppo sinciiè divenga-
no adulti; sia per esporre i melodi mi-
gliori di moltiplicare i pesci e altri ani-
mali marini utili, che ora vivono nell'ac-
qua del veneto Litorale; sia per rilevare
V E
1
l'imperfezioni della pescicullura nel Ve'
mio, onde correggerle e sradicarle). Dal-
la Pescheria lungo il Macello, si perve-
niva al ponte di pietra ch'era appoggia-
lo al mercato delle Legna, confine della
regione. Avverte il Selva, non essere esa-
gerala questa descrÌ7Ìonedel Sabellico, se
si leggf; il Filiasi suU' antico commercio,
sull'alti e sulla marina de'venezianì. Men-
ti e la veneta repubblica sola (esisteva
alle forze contro essa unite, nella lega
fornsidabile di Caml.'ray, in aumento di
sue sventure nella nolte de' io gennaio
i5i3,si manifestò il fuoco, non senza so«
spetto d'abbominevole trama, nelle sun-
nominate fabbriche. Il gagliardo vento
dilatò le fiamme per modo, che distrus-
sero gran parie delle sale, botteghe e ma-
gazzini ov'erano rinserrali tanti preziosi
effetti. Il senato coU'esempio della roma-
na costanza, d'animo fermo e intrepido
nel pazientare i mali, e prudente e saggio
nell'apporvi opportuni provvedimenti, ri-
conoscendo di somma importanza l'arre-
nare il meno possibile l'alfluenza di quel
commercio dal quale n'era derivala b
grandezza della repubblica, decretò l'e-
rezione di nuovi edifizi, cominciando da*
più urgenti; per cui in c) anni fu riedifi-
cato con ordinata e magnifica forma ciò
che il fuoco quasi in egual numero d'ore
avea consunto, come dinolano le varie
iscrizioni disposte ne' loro prospetti, li
modello fu d'Antonio Scarpagni detto
Scaipagnino , eccellente archilello del
magistrato che presiedeva alle pubbliche
fabbriche di s. Marco e dì Rialto. La
pianta dell'isola fa vedere la disposizione
degli edifizi detti le Fabbriche eli Rialto,
ed anche Fahhiiclic J^cccliic per distin-
guerle dalle fabbriche poi erette e dette
perciò Nuosx'. Sono esse fronteggiate da
am[)i e lunghi portici agli archi de'qua-
li corrispondono altrettante botteghe eoa
soprapposli mezzanini. I due piani supe-
riori, che com[>reudono magazzini, sale e
gallerie e stanze tulle coperte da volle,
servivano a' vari \.m dal Sabellico descrit*
V EN
ti, e grandiose e comode scale sono di-
sposte ne'separati corpi. Non inancnno
di simmetria , né spregevoli ne sono i
profili delle parli decorative , dovendosi
aver presente che quando si die' mano
all'opera, Palladio non conlava che ili.°
lustro, ed il Sansovino non erasi ancora
domicilialo in Venezia; ed inoltre, che in
tanta estensione d' uniformi edifizi , che
nel loro contorno girano quasi 3ooo pie-
di, destinati principalmente ad oggetti di
commercio, non vi si richiedeva una son-
tuosa decorazione, ma una decente sem-
plicità della quale non mancaiio. Qui il
iJelva descrive la rifabbrica fatta dallo
Soarpagnino, della chiesa di s. Giovanni
Elemosiiiario, restata preda delle fiam-
me, della qoale parlai nel § Vili, n. 58.
Presso le Fabbriche Vecchie è la pubbli-
ca Erberia o mercato degli erbaggi, de'
fruiti, e anche di fiori, portati con barche
d'ogni genere quotidianamente dalle vi-
cine isole e da'oiargini delle lagune, in
sorprendente varietà e abbondanza. Con-
temporaneamente alle ricordale fabbri-
che dello Scarpagnino, si ricostruì a pie
del ponte di llialto , con regia magnifi-
cenz!j , il pubblico Palazzo de' Caniet''
lenghi, condotto a fine nel 1 525 nel do-
gado di Grilli, di cui sembra autore Gu-
glielmo Pergamasco. Convien credere che
il terreno a quel tempo fosse assai pre-
zioso, perchè niente se ne voleva perde-
re a maggior regolarità delle piazzeedel-
Je strade, o per la conveniente corrispon-
denza a'conligui stabili, il che puòdedur-
si anche dall'irregolare figura e colloca-
mento di questo importante edifizio, co-
struito di marmo istriano, con ornaaien-
ti di squisito e ben inleso lavoro. La sua
sontuosa magnificenza può alquanto ve-
lare i difetti d'euritmia e di simmetria.
he Fabbriche Nuove cominciale nel 1 552
e terminate nel 1 555 dal pubblico teso-
ro col disegno di Jacopo Sansovino, pur
a vantaggio e comodo del commercio,
si estendono in lunghezza piedi 25o,
con 45 circa d'altezza, compartile ia 3
V E N 307
ordini, rustico, dorico e ionico. Il r . com-
prende 25 archi che formano un portico,
dopo il quale la di lui altezza è divisa
per botteghe e soprapposli mezzanini.
Questo portico si unisce in una testata
con quelli già memorati fabbricati da
Scarpagnino; i due piani sono distribui-
ti d'ambi i lati in camere separate da un
corridoio nel mezzo. Ma in un edifizio
tanto esteso e decoroso, benché eseguilo
il bugnato di due ordini in marmo d'I-
stria, non corrispose la solidità. Laonde
notò il Selva, che divenute le fabbriche
dette Fecchie di Scarpagnino, e le deno-
minate Nuove di Sansovino sul gran Ca-
nale, di privata proprietà, furono ed era-
no a suo tempo lasciate in tale abban-
dono da fargli temere la sussistenza, per
essersene demolita una porzione, se non
si accorreva a ripararle. Che sieno esse
rassetlabili, n'é prova la parte contigua
al ponte di Rialto di pubblica apparte-
nenza, ridotta nel i838 ad uso di regio
Demanio, ed ora più Io prova il largo ri-
stauro, anzi la quasi totale riedificazione
che si sta operando. Del pari fu assai bene
riordinalo dal pubblico tesoro il palazzo
de'Camerlenghi.Inollre il dolio Selva,coa
osservazioni storico-artistiche corregge il
Vasari , che mordace e forse ingannalo
dall'altrui asserzione, nella Vita di fr.
Giocondo volle far credere che questi a-
vesse idealo un grandioso disegno per la
rifabbrica di tutta 1' isola , seguilo erro-
neamente da Bollar!, Maratta e altri, in-
consideratamente, a discapilo precipua-
mente di Scarpagnino. E ciò in onta al
presentimento dello stesso Vasari, che nel
suo abbaglio dichiarò: Se gli scrittori del-
le Storie vivessero qualche anno di più
del concesso al corso della vita umana,
avrebbero molto da aggiungere al da lo-
ro scritto; poiché non è possibile, c/te un
solo, per diligentissimo che sia , sappia
a un tratto così appunto il vero, e in pio-
col tempo i particolari delle cose che scrì-
ve (applico a me pure il grave e giusto
riflesso, appunto per esser solo nel con-
3o8 V E IV
cepimenlo e sviluppo di Uitla questn mia
npeia); così è chiaro, come il sole, che il
tempo, il quale si dice padre della veri-
tà, va giornalmentf scuoprendo agli stu-
diosi cose nuove. Se potessi più oltre
lin/tenermi in Rialto, dovendo parlare
anche del celebre ponte, darei un cenno
col Selva del disegno fatto da Palladio
d'un ponte a 3 aichi per una gran ca-
pitale, probabilmente per quest'isola, ma
non eseguibile nello spazio ove trovasi
il presente, ch'è la comunicazione fra le
due piti nobili parti della città, Rialto e
s. Marco, divise dal gran Canale, e dalle
piazze di s. Jacopo e di s. Bartolomeo,
congiunte nel sito più conveniente e co-
modo, per essere nel punto medio e più
ristretto di esso canale. Ne'primi tempi
vi si tragittava con barche; circa ili4oo
fu costruito un ponte di legno, nominato
prima della Moneta, poi di Rialto; fin-
ché nel i588 si decretò d'erigerlo in
pietra, ed è a un solo arco, la cui este-
sa mole e mirabile solidità fa scusare
r ineleganza. Però riesce assai più im-
ponente di qualunque a 3 archi, che la
sì limitata situazione si fosse eretto. Tan-
to narra il Selva. Ma il cav. Mulinelli,
Annali Urbani, riferisce, che riuscendo
incomodo il tragitto del maggior Canale,
nel sito ch'è tra l'isola di Rialto e l'altra
opposta di s. Bartolomeo^ nelle barchet-
itsceole, nel secolo XII (o neh 180 per
opera dell'ingegnere Barattieri) ivi si co-
struì un ponte sulle barche, il quale per
l'antico pagamento dellesceoled'uuqnar-
'"taroloo4'° di denaro, fu detto Po/z/cdella
Moneta e del Qnartarolo. Eretto nel
seguente secolo stabilmente di legno (nel
1264 e su pali), rotto quindi più volte,
ecl a bella posta neliSioda Boemondo
Tiepolo per la sua congiura, fu rifatto
neIi4'>o levatoio nel mezzo con cancelli
che si chiudevano a chiave e con botte-
ghe a'Iali. Com'era il ponte di Rialto in
legno, si può vedere nel Costume Vene'
ziano, ùeWo stesso Mutinetli, a p. 44- ^^'
dula nuovaraeDte nel i5si3 la metà del
V E IV
ponte , con grave perdita delle preziose
merci riposte nelle botteghe, fu stabilito
di fabbrica rio di pietia, e che per magni-
(ìceuza dovesse adeguare i tanti altri no-
bilissimi edifìzi diesi specchiano in quel-
l'acque placidissime. Il conte Cico{:;nara
nella laudata opera. Le Fabbriche di F" e-
nczia, illustra due tavole ch'esprimono
il prospeltodell'arcodel Ponte di liialto,
la sua pianta e parti più importanti. E-
gli niagistralmente dice. L' utilità, la so-
lidità, la maestà d* un edificio procura-
rono alcuna volta un merito, sì segnala*
to all'architetto che n'è autore, da dover-
gli perdonare il difetto di eleganza e di
gusto, riguardando tutta la sua opera co-
me ornamento cospicuo d'una città. Ta»
le è il Ponte di Rialto in Venezia, co-
minciato nel 1589 (dovea dire i588),
regnando il doge Cicogna, e compito ia
3 anni, come apparisce dall' iscrizione.
Ne fu architetto Antonio da Ponte, pe-
rito neir arte di costruire solidamente,
e di assicurare alle fabbriche quella per-
petuità che non senza stento può otte-
nersi in Venezia, dove 1' incertezza del
suolo obbliga ad ingegnosi e dispendiosis-
simi artificii ne'fondamenli. Riunendo le
due ricordate parli della città un ponte di
legno, già e fin dal principio del secolo
XVI diede il celebre fra Giocondo le pri-
me idee di sostituirgli altro di pietra , ed
il Buonarroti trovandosi in Venezia nel
dogado del Grilli ne abbozzò un disegno.
Neil 52 3 caduta parte del ponte, venne
allora decretato di murarne altro di pie-
tra, senza però che ciò potesse effettuarsi
per lungo corso di anni, fors' anche pe'
vali progetti fatti da'più linomali archi-
letti d'Italia, come del discorso magnifi-
co diseguo di Palladio e da lui pubblica-
to nel iS'jo. Dichiara il Cicognara, che
tale opera avrebbe prodotto meraviglio-
so elfelto nel sito più frequentato d' una
stupenda città dominante che sorge mira-
colosamente dall' acque. Anche lo Sca-
mozzi nella sua opera narra, che il Vi-
guola e ilSausovino fecero disegui pel poo-
VE N
le (li Ridilo, ed oggiugne d'aver egli pu-
le- iintnoginatu due invenzioni, una in 3
urclii come il Palladiano, altra in un arco
solo ; e l'nna e l'altra brevemente descri-
ve. Parlando di quest'ultima, singolare è
la sua maniera di esprimersi, volendoqiia*
si persuadere il lettore che il ponte attua-
le fosse costrutto di sua invenzione, salve
alcune modificazioni; cioè risparmiando-
si gli ornali e le statue nelle logge, per di-
minuire le spese che la repubblica non
poteva allora sostenere facilmente, essen-
do impegnata co'nemici esterni in guer-
redispendiosissitue, come puòdedursi dal
riferito dallo Scnmozzi. 11 cav. Mulinel-
li chiama il disegno di Palladio il più gran-
dioso e il più acconcio, e nota che la pre-
ferenza diita a quello di Da Ponte, forse
derivò da singolare protezione verso di lui
d'alcun patrizio, e non propriamente da
economia, poiché col suo progetto si an-
dava a spendere 25o,ooo ducati. Final-
mente a'c) giugno i588 fra il suonar a
gloria delle campane e lo strepito de'ma-
stii o mortaretti si pose la i." pietra con
lucila solennilàdal sagrestano della chie-
sa di s. Jacopo di Riallo, cosparsa d'acqua
benedetta. Dichiara inoltre il Gicognara :
L'edifizio, sebbene maestosa mole, non
presenta sveltezza e grazia ornamentale,
producendo all'occhio disaggradevole ef-
fetto le botteghe che sono sul suo dorso
ne'due lati decorate con pilastri a bugne,
e l'ineleganti cornici sulle quali poggia il
!<'lto coperto di piombo; per cui un pon-
te così magnifico deve solo la sua fama
alla sua larghezza, alla grandiosa corda
dell'arco, ed alla solidità e connessione
delle pietre tagliate che lo compongono.
Le fondamenta ed i fianchi dovettero cer-
tamente essere robustissimi onde regge-
re alla spinta d' un arco sì imponente.
Nel fondarsi le pahifitte si rinfiancarono
con opere solidissime a salvezza anche
de'vicini edifizi , i quali sono presso che in
contatto colla coscia del ponte , calman-
doci per tal modo ogni palpitazione iii-
turno a danni otinacciati da questo cu-
YEN 3o<)
losso. Le botteghe che ne dividono la su-
perficie sono 24» sei per parte tanto al sa-
lire che al discendere. Un cornicione ri-
corre lungo i lati del ponte, e sorregge i
balaustri che fanno sponda allestrade mi-
nori. Sulle cosce dell'arco furono scolpiti
da Agostino Rubini, l'Augeloela Vergine
Annunziata da una parte, e dall'altra
i ss. Marco e Teodoro protettori della
città sono lavori di Tiziano Aspetti. La
luce dell' arco è di metri 2770, la gros-
sezza 1 ,32, l'altezza o freccia dell'arco 7,5
sul pelo medio dell'acqua, la larghezza
metri 22, 10. Tre sono lestrade,la più lar-
ga in mezzo alle botteghe, e tra queste e
le nobili balaustrate o parapetti. Esse so-
no unite da due archi con pilastri dorici.
La via più larga ha metri 6,54; le nii-
nori e laterali metri 3,28 ; le botteghe
4,70. Anche il cav. Mulinelli conviene
che la gran mole non ha garbo e perfe-
zione, però vi riconosce somma scienza
meccanica adoperata nell' iunalzarla, in
un terreno soffice e limaccioso, facendosi
profondissime fondamenta senza che re-
stassero sfiancatele fabbriche circostanti.
Il terreno si cavò metri 5,33, e nel fondo
sì fissarono 12 mila pali d' olmo, 6 mila
per parte, lunghi piedi io; e sopra quel
battuto vi posero tavoloni di larice grossi
un palmo, e fatto il suolo con bordonali
pur di larice lunghi piedi 4<>- " eh. Za-
netto alla descrizione fece un'aggiunta,
per dimostrare e sostenere Antonio da
l'onte solo e vero autore del ponte di
Rialto, perchè il cav. Scolari nel Com-
mentario della vita e dell' operedi Sca^
mozzi, a questi tentò d'ingegnarsi riven-
dicarne l'invenzione , seguendo il da lui
medesimo asserto nella sua opera di ar-
chitettura ossia V Idea dell' Architettura
universale, stampata nel i6l5, p. 2.'', lib.
8, e. 1 6, che notai più sopra. I noltre il Za-
notto nella Nuovissima Guida di Vene-
zìa, ripetendo per architetto del ponte di
Rialto Antonio da Ponte, non senza il
consiglio del patrizio Gio. Alvise Boldù,
e la conseguente sua assistenza, fa osser-
3io VEN
\are che quantunque i! eh. ab. Antonio
Magrini coll'erudila elucubrazione (ioli-
lolala, Intorno al viro architetto delPoii-
ie di Riatto, Vicenza 1 854), volle prova-
re essere inventore tlel ponte il Boldù,
egli non conviene a tale giudizio, unen-
dosi soltanto a quello che ne esclude au-
tore io Scamozzi. il prof. Rouianin nel-
la Storia documentata di f^cnczia, cele-
brando il dogado 88.° di Pasquale Cico-
gna, il cui nome si rese immortale per la
costruzione de! ponte di Rialto in pietra,
ragiona delle disposizioni per edificarlo
e de' 24 architetti che gareggiarono nel-
I impresa, per cui non ha guari fu a lun-
go dispulalo sul vero autore, attribuendo-
Jo chi allo Scamozzi, e chi al Da Fonie,
quindi aggiunge. Che da un passo notabi-
lissimo, pel I." notato dal eh. Giovanni
Veludo vice-bibliotecario della Marcia-
na, dell' Or<7f/o«e//jy(mere<rZi P. Cicogna
di Enea Piccolomini accademico veneto,
Venezia iSgy, si venne ad aggiungere il
3.° competitore Gio. Alvise Boldìi. Con-
clude,achi spelta l'onore dell'invenzione,
sull'esecuzione riconoscendosi general-
mente convenirsi il merito al Da Ponte,
non esser da lui il giudicarlo, né appsu te
nere alla sua storia; altri più esercitati e
capaci ingegni tuttora vi si affaticano,
come i chiarissimi cav. Scolari , F. Za-
netto e ab. Magrini, ond'è bene attende-
re il risultamento di loro studi e di loro
indagini. Ora nell' Omnibus , periodico
letterario di Venezia, a p. 3oo, del cor-
rente i858, il cav. Scolari ci die' la sua
lettera del i." stnemhr e: SulV archi tetto
del Ponte di Pàalfo, all'illustre sig.' cav.
Emanuele Cicogna, il P'arrone delle co-
se venete. \n essa sì conferma nell'opi-
nione, che l'attuale ponte di Rialto è in-
venzione dello Scamozzi, e per modello
ed esecuzione lodevole merito del suo
padrino Da Ponte , giacché lo Scamozzi
sebbene avesse falli i disegni del ponte
ad un arco ed a tre archi, e di quest'ul-
timo anche il modello, premendogli e va-
gheggiando fossedi preferenza approvalo;
VEN
ma sebbene il fu dal senato, con decreto
che olh'e , nondimeno si volle eseguilo
l'altro. Il perchè indispettito, parù peP
Sabbionelta , lasciando al coni pad re Da
Ponte il pregio di fure il modello e l'è*
secuzione del ponte in discorso ad un er^
co solo, pur da lui proposto. Quindi con4
futa una recentissima stampa avversaria,
che porta per titolo : Nota intorno V au-
tore del Ponte di Rialto, la quale sostiene
inventore ed esecutore di esso Antonio il
Ponte, e sorvegliatore tecnico il Boldù
cav. Scolari basa le sue asserzioni altre
sopra l'altre lettere da lui pubblicale n
i853 e nel i857;non che sulla propri
traduzione del poemetto di Nussio Nuss^'
De Rivoalti Potile, dall' autore dedicato
al doge Cicogna , ed in cui non si fa pa-
rola del Boldìi; ed eziandio in conseguen-
za di altri sludi da lui falli, ed è perciò
che nel Boldìi riconosce soltanto il rela-
tore al senato della fabbrica del ponte
per r autorità del relativo docunienl
esistente nell'archivio generale de'Frar
e non quanto prelese il Piccolomini, s<
guiloda altri, De laudibus Paschalis C
coniae. Rimette poi la questione al sa
peie e alla dottrina de' lodati cav. CicC
gna, prof. Romanin e prof. Magrini, sp«
rando che quest'ultimo, come si è propO
sto, la svilupperà con particolari più e
satti e compendiosi, e senza togliere il me-
rito dell'invenzione allo Scamozzi, e (juel-
Io pel modello ed esecuzione al Da Ponte,
come si legge nella storia esaltissima che
fece del ponte di Rialto, dal 1 1 80 al 1 769,
il Gallicciolli nelle sue Memorie, lib. i,p.
143. Così nella cólta Venezia, i più sve-
gliati ingegni, con iscrupolosa critica, dot-
tamente si esercitano nell'illustrare i mo-
numenti che la rendono cotanto famige-
rata. In breve riepilogo col Meschini le
descritte fabbriche. Il Ponte di Pù alto di
pietra d'Istria, condotto in soli 3 anni da
Antonio da Ponte, non ammirabile per
eleganza, lo è per solidità, e per la gran
luce del suo arco di veneti piedi 82. Qui
intorno vi ha le cosi dette Fabbriche di
V E N
gnmJe rilievo per soliditàjComotlità, buo-
na sitiinielrin, iiobillà e opportuni» ma-
giiifìcetiza, archilellale tlallo Sciiiji.igni-
no. Sono anjpi e lunghi portici clieqtii gi-
rano intorno le piazze e vie principali, con
solai eli sopra scompartiti in sale, stanze,
giilierie,con graniliose ecomode scale. Fu-
rono e ancora lo divennero ail uso di ma-
gistrati; e dice il Dizionario veneto, di re-
sidenza al Magìxlralo camerale {lecenìe-
niente vi fu trasferita laContabilità centra-
le), a' Tribunali di prima Istanza e di
Coz/jz/jerc/o, ead altri udizi ancora, li loro
giro è di circa 2000 [)iedi veneti.'Qnesleso-
no altra cosa che le Fabbriche Nuove sul
maggior Canale, architettate dal Sansovi-
no, ad uso della mercatura. Sono divise in
3 ordini, di tale simmetria, che non può
desiderarsi maggiore; ma pur troppo per
varie prove mostrarono, che mancano
della solidità. Presso il ponte sorge il ric-
co e nobile Palazzo dello de Camerlen-
ghi ora Regio tribunale d' appello, di
pianta assai irregolare, e non pertanto as-
sai ben compartita. Si crede opera di Gu-
glieliiso Piergamasco. I fregi de' capitelli
Terso il ponte sono di bizzarro disegnato-
re. Osserva il Dizionario, essere il ponte
di Rialto l'unico che sovrasti al Canal
grande(raa poifuerelloil summentovato
ponte di ferro, che attraversa il canale dal
campo di s. Vitale al campo della Carità
dalla parte opposta, e riesce opportuno a-
gli abitanti del sestiere di Dorsoduro, ed
altro ponte pure di ferro ora fu costruito
sullo stesso canale dalla stazione della fer-
rovia all'opposta fondamenta di s. Simeo-
ne piccolo), e congiunge i due gi'uppi
principali d' isole che costituiscono Ve-
nezia, dovendosi in tutti gli altri punti var-
car l'acqua in barca, al quale uopo sono,
a brevi distanze determinate , stabiliti i
cos'i detti traghetti , serviti da numero
fìsso di gondole preste ad ogni esigenza
dei passeggieri. Aggiunge esser impo-
nente il ponte di Rialto veduto dall'ac*
qua; ma non meno gradilo riesce il pas-
sarvi sopra, poiché la luoltitudiiie di chi
VEN 3ii
va e viene da una parte all'altra della
città, il concorso alle botteghe che l'ador-
nano, il subbuglio delle folte barche di
sotto, la vista che porge amenissima da
tutti i lati la sua piazza di mezzo, ne for-
mano una scena di vita e di movimento
veraoiente mirabile, questo pure essen-
do uno de' centri del minuto tralììco de-
gli oggetti all'uso della vita necessari.
3. A ilesfra del Canal grande è il Fou'
daco dc'T(ideschi,QvaDogk\na e residen-
za degli uffizi di Finanza. Le Fabbriche
di f^cnezia ci danno due tavole colla
pianta generale, il prospetto e il taglio
per lungo. 11 Selva, che ne fa la descri-
zione artistica, narra. Sino da quando i
veneziani provvedevano di droghe tutta
l'Europa, molti tedeschi facevano soggior-
no in Venezia a solo oggetto di trallico,
e divenendo questo ognor più esteso, la
repubblica assegnò loro nel secolo XllI
un casamento sul Canal grande, conti-
guo al ponte di P^ialto, ad uso di abita-
zione, e per deposito sì delle merci che
qui acquistavano per trasportare altro-
ve, che di quelle che in concambio pro-
venivano di Germania. Questo edificio
da quell'epoca s' incominciò a denomi-
nare Fondaco de Tedeschi. Nel febbra-
io i5o5 violento incendio lo ridusse in
cenere, e premendo al senato d'allettare
una nazione, che molto confluiva alla
prosperità del suo commercio, decretò
che fosse ricostruito in più nobile, am-
pia e regolare forma, il che ebbe efTetto
vivente il doge Leonardo Loredao. Au-
tore della grandiosa mole fu il verone-
se fra Giovanni Giocondo, anche insigne
letterato, il i.° che portò la risorta ar-
chitettura di là da' (oonti, chiamato ili
Francia da Luigi XII, che lo dichiarò
suo architetto; e consultato dalla vene-
la repubblica in oggetti idraulici di som-
ma importanza, venne da essa adopera-
to nelle fortificazioni di Treviso. Il Sel-
va prova che fra Giocondo fu il vero
architello del fondaco, non ostante che
il Moschioi Io rivendicò ed a ragione
3 1 2 V E !V
fil suo (legno autore Girolamo Tedesco,
temila da prima opera di Pieiro Lom-
bardo. L' edifizio isolalo, è grave, sem-
plice e solido, con or^ piedi di ciroon-
féreiiza ; avendo la fronte sul Canale con
ampio atrio, al quale approdano le bar-
• lie per caricare o scaricare le merci. Il
cortile è nel mezzo circondalo da' porti-
ci che mcllono a'magazzini destinati a
custodia de' vari effetti. Nel lato sulla
strada, che sbocca al tragitto dello del
Buso, si trova l'unico ingresso da terra,
decorato di magnifìca porta. Ne' 3 piani
superiori, a'quali sì monta per due op-
poste grandiose scale, girano gallerie
dintorno al cortile, e sonovi circa 200
stanze compartite in abitazioni. Giorgio-
ne fu il i.° tra'veneti inventore di quel-
l'egregio stile per cui le pitture comin-
ciarono con dolce violenza a rapire i
cuori, e piacendo a Tiziano il bel mo-
do (li colorire del condiscepolo, divenne
fid un tempo suo imitatore ed emulo; e
furono le vaste pareti esterne di questo
fondaco i! campo in cui scese egli a com-
battere coll'istesso esemplare, ed a supe-
rarlo: ma poche tracce ora quivi si con-
servano delle pitture a fresco da essi fat-
te nelle due facciate principali. In Vene-
zia conlavansi molti fabbricati esterna-
mente dipinti, come sì ha dal Zanetti,
Farle pitture a fresco de principali
maestri venezi ani. Scovvenùo^QV le piaz-
ze e pe' canali ammiravansi l'opere di
Giorgione, di Tiziano, di Paolo, di Tin-
torello e de'loro seguaci, come ne' por-
tici d'Atene si ammiravano quelle de'
greci pittori. Dunque Venezia, anche
nell'esterno era una pinacoteca, com'è
un museo di architetture d'ogni epoca
e di sculture. Nell'aggiunta, notifica il
Zanotto, pl^e ottenuto questo fabbricato
un recente rìstauro, vennero demolile
per tale occasione le due estreme torri-
celle, e a queste si sostituirono le merla-
ture, eguali all'altre esistenti. Però ven-
ne alterato il disegno del prospetto. Inol-
^'e si perderpQQ di|e isciizionì storiche,
VE N
e due figure di Giorgione, forse le piìlj
conservate tra le superstiti. Innanzi di la-ì
sciare questo edifizio, noterò col cav. Mu-
linelli, che nel fondaco eravì l'abitazione I
d'uno de' Fugger d'Augusta, ricchissimi
e opu lenti commercianti, de'quali parlai
in nitri luoghi, con banco e quartiere
meraviglioso, ove fu visitato da Enrico
111 re di Francia. Di recente la Cronaca
di Milano del i85r, semestre 1.°, p. 3i,
riportò in data di Venezia. Nella sezio-
ne dell'accademia imperiale delle scien-
ze in Vienna, il eh. Cesare Foucard, pro-
fesso re di paleografia a Venezia, lesse
l'introduzione d'una pubblicazione che
ha per titolo: Regesla e commento de Ca-
pitolari de' Visdomini al Fondaco de*
Tedeschi a ^enesw.Que' Visdomini era-
no pubblici impiegali, che sorvegliavano
e proteggevano il commercio de'tedeschi
in Venezia. La loro attività ebbe luogo
dal 1268, in cui fu crealq quella dignità,
sino alla fine del secolo XVI, ultima epo-
ca, in cui sia stala fatta menzione dì essi
nel mss. Sono studi fondati su quel mss.
che trovasi in possesso del cav. Cicogna, e
permetteranno di approfondare la storia,
del commercio germanico in Venezia. — ■■
Dopo il fondaco de'tedeschi viene il palaz-
zo Civran, e in faccia ad essi alla sinistra,
avanzandosi un tratto, sorge un lato delle
Fabbriche Vecchie e poi seguitano le
Fabbriche Nuove, gii descritte. Tornan-
do alla destra è i." il palazzo Sernagiotto
costruito recentemente, e quindi segue
quello MangillijOra Valuiarana, architet-
tura d'Antonio Visentini, e nel secolo de-
corso riordinalo dal Selva: pei genio del
defunto conte Benedetto Vairaarana tro-
vasi fornito con buona collezione d'ogni
maniera di suppellettile di lettere ed arti,
Poi vengono il palazzo Michìeli del Bru-
sà, così detto dall' incendio sofferto nel
1774, pel quale furono cagionate altera-
zioni; quindi del Michieli dalle Colonne,
nome preso dalle colonne che reggono il
porticato del pianterreno, ora Martinen-
gQ, dove sono tre stanze tappezzale di
VEN
pi-eilosi arazzi lessuti sopra disegni tli
Il;i(Iliele, una salail'aimi earnesi militari
antichi, ed altri ornamenti ; il palazzo già
(le'Morosini, poi de' Sagredo, di stile ar-
chiacuto e architettura del medioevo, con
una scala nobilissima pregiata d'Andrea
Tirali ; ed il Palazzo volgarmente det-
to la Cà d' Oro o meglio Doro. Di esso
due tavole abbiamo nell'opera, Le Fah-
hriche di Venezia , con il prospetto e
parte ilegli ordini, illustrale dal Cicogiia-
ra e annotazioni del Zanotto. L'archi-
tettura precipuameiile è greco-barba-
ra, mi>ta di arabo. Il prospetto non è
interaoìente compito, denominandosi il
palazzo Caaa d' Oro, non pel costume
che aveasi anticamente d'indorare molla
parte degli ornamenti esterni degli edilì-
zi, come si disse, dal vedere the ancor ne
resta qualclie traccia ne' piccoli leonci-
ni posti negli angoli del tetto; ma ^^
dalla famiglia Doro, a cui appartenne
anticamente. Tutti gli stili si vedono
qui riuniti ed ogni forma d'archi, di
colonne, di capitelli, di ornato: il gu-
sto però che douìina è l'arabo. I gran-
di spazi, i meandii, gli arabeschi, la n)er-
lalura dei tetto e i cordoni che corrono
al vivo degli angoli, sono interamente
propri dell'antico stile orientale, non me-
no che certe quadrature grandiose nelle
foime d'ornato là dove i quadrilunghi a-
^rebbero piìi adequalamente ricoperti i
vani tra le finestre. Sembra l'edifizio ap-
partenere ad un'epoca posteriore alla ri-
costruzione del palazzo ducale eseguita
da Filippo Calendario, a cui si attribui-
sce, poiché non si parla dell'autore dagli
scrittori delle cose venete. Eppure non
solo è ricchissimo e vasto, ma singolare
per la sua costruzione, diversa in tutto
da quella degli altri palazzi in Venezia e-
sistenti. Il Dizionario veneto, oltre il ri-
levare che il palazzo fu edificato nel se-
colo XIV, restando incompiuto, dice che
per un documento da non mollo venuto
in luce, chiaro apparisce che un tempo ap-
parteneva alla nobile famiglia Doro, da
VEN 3i3
rni certo el>be il nome; ciò provò il eh.
Zanollo, il quale nell'aggiunta che fece
alla 3.* edizione delle Fabbriche FenelCy
rileva il vero lempojn cui fu edificalo,
che è prima del i 3 i o. Alla sinistra ve-
desi il Palazzo Corner ^dc Ila Hegina,
ora Monte di Pietà : ne parlai nel §
XII, n. ì6. Segue poi il palazzo Pesa-
ro, ora Bevilacqua, magnifico per la va-
stità, solidità e ric.cljeZ7.a, eietto dall' ar-
chitetto Longhena; ricchissima pure è
la facciata in 3 ordini, rustico diamanta-
to, ionico e composito, ma molti le pre-
feriscono la facciata più semplice ed ele-
gantissima che guarda sul rivo. Viene
indi la chiesa di s. Eustachio, di cui nel
§ Vili, n. 47- H^ '" faccia il palazzo
Fontana, poi Kech, ora Braganze, ove
naccpie nel 1693 Papa Clemente XIII
Rezzonico; indi quello Grimani, già Gus-
soni, che si reputa architettato dal San-
micheli. Dopo la chiesa di s. Eustachio
sono i 3 seguenti palazzi: Contarini, di
stile de' Lombai'di, di scompartimento
ragionevole, e coronato di frontespizio;
Tron, ora Dona ; Oattaggia, in (.[ut ordini
d'architettura diLonghena,dicendo ilMo-
schini che vi soggiornava Jacopo Tarma
padrone d'una collezione di scelle stam-
pe e pitture. In questo tratto del Cana-
lazzo, alla destra è il palazzo Marcello,
ove nacquero il celebre Benedetto, auto-
re de'Sahni musicati, ed Alessandro Mar-
cello che esercitò la pittura con buon
successo, ora proprietà della duchessa
di Berry. Segue il Palazzo Fendra-
mini Calergi, a' ss. Ermagora e Fortu-
nato, dal Moschini chiamato il i." tra i
magnifici della città per ampiezza, sim-
metria, ricchezza di marmi e comodità.
N'è ignoto il valoroso architetto, il quale
certamente non fu Sante Lombardo, co-
me il Temanza sospettava. Sante allora
non era nato, perchè eretto nel i48i,
quello vide la luce nel i5o4. Qui vi ha
liue pregiatissime colonne di diaspro ;
le i\ue statue di Adamo ed Eva, di Tul-
lio Lombardo, le quali erano nel depo-
3i4 VEN
sito a* ss. Glo. e Paolo; ed una pina-
coteca. Il Dizionario veneto io qualifica
capolavoro di sicumelria, eiigmiza e rna-
ciiifìcenza, culla facciata in 3 ordini co-
liiili, lotta di pietra delle migliori cave
d'Istria, adorna di colonne di niarinogre-
co venato, ed incrostata di porfido , ser-
pentino e altri marmi anlidii e finissimi.
Se ne vede il prospetto colle parli degli
ordini in 3 lin\(.Ae neW^ Fabì>riclit di Ve-
nezia^ con illustrazioni di Giannanlonio
Selva, Imparo da lui che fu edificato
d'ordiiied'AndreaLoredaii,onde per lun-
go tempo fu denominalo Palazzo Lore-
dano, e fino dal suo nascere sempre ven-
ne riguardato come uno de' principali
della città. Pe'documenti favoritigli dal-
la patrizia famiglia Vendramin, l'ascrive
piuttosto a Pietro che a Martino Lom-
bardo. I Loredan lo alienarono nel i58t
al duca di Brunswick per ducati 60,000,
somma ragguardevole particolarmente a
quell'epoca. Pochi anni dopo 1' acquistò
il duca di Mantova, e nel 1 589 lo comprò
per 36,ooo ducati il patrizio veneto Vit-
tore Calergi. Estinta la di lui fimiglia,
passò iu f]uella de'Grimaiìi, e da questa
a (jnelia de' nobili Vendramini Caler-
gi, dalla quale lo comprò 1' odierna pro-
prietaria S. A. Pi. Carolina di Borbone
duchessa di Berry , la quale facendovi
l'ordinaria sua residenza, vi ha collocato
una preziosa raccolta di oggetti d' arte,
d'insigni pitture di tutte le scuole,massi(ntì
della francese antica e moderna; oltre la
collezione storica di oggetti appartenenti
alia casa de'Borboni di Francia, con me-
morie di molti di que're. Ponendo den-
te a'rapidi progressi che si scorgono in
questo nobile edifizio dalla gotica archi-
tettura verso la romana, si riconoscerà
l'autore ben meritevole d'essere associa-
lo a que' sommi uomini del XV secolo
che nell'arti belle diffusero cotanta luce
a vantaggio di coloro che nella susseguen-
te età salirono al più alto grado di per-
fezione. Questo palazzo ha incontro il
Foudaco de'Tuichi d'architettura bar-
V EN
baro greca, mista di arabo, una delle più
antiche fabbriche di Venezia, che eretto
dalla fimiglia Pesaro, fu quindi da lei
ceduto alla repubblica, nel i38o, e dal-
la slessa donato al duca di Ferrara, e fu
da esso offerto all'imperatore greco Gio-
vanni Paleologo quando nel febbraio i438
approdò a Venezia per recarsi al concilio
generaledi Ferrara, eà ivi fece il suo sog-
giorno.Questo palazzo posto nella contra-
da di s. Gio. Decollato, pervenne in do-
minio di Michele Priuli vescovo di Vicen-
za, quando fu nel 162 1 dalla venezia-
na re[)ubblica destinato ad ospizio de'na-
viganli turchi che freiptentavano questo
porto, il motivo lo narra il cav. Muli-
nelli negli JiDiali Urbani di Fcnezin.
Dopo la scoperta della terribile congiu-
ra, ordita contro Venezia e il suo domi-
nio dal fellone De la Queva ambasciato-
re di Spagna, il governo raddoppiando
giustamente le diligenze alTme di preser-
vare dopo <piel gravissimo e crudele at-
tentato maggiormente la pubblica sicu-
rezza e (|uella della città, prese fra 1' al-
tre provvidenze la misura di racchiude-
re i turchi in un espresso ricinto. I tur-
chi, di costumi in que' di più che mai
imbrutiti, co'tjuali se aveansi grossi traf-
fici, pur grosse guerre di continuo si a-
vevano, andavano dispersi in assai gran-
de numero per le contrade della città.
Conosciutosi per l' indicato riprovevole
avvenimento come si potesse insidiar gli
stati non più coli' armi pubbliche, ma
co' tradimenti occulti, si decretò a' 2 i
marzo 1 621 che il suddetto palazzo fosse
destinalo e accomodato per la sola abi-
tazione de'turchi e di tutte le loro mer-
canzie che approdavano in Venezia, do-
vendo esser custodito per il fedele Gio.
Battista Littino, nipote dell'altro cristia-
no Francesco di Demitri Littino suo avo
paterno, secondo il suo progetto di ridur-
re tulli i turchi e loro mercanzie in una
sola abitazione, ed era stato approvato
co») deliberazione del senato a'28 marzo
1 58g. Demolitesi le due torricelle iatera»
YEN
li, cliitisesi tulle le finestre che risponde-
vano nellii via, ed alzalovisi un gran mu-
ro di cinla , si allidò la guardia del luo-
go, che fu appellato Fondaco, al mede-
simo Gio. Ballista Litlinu, incaricalo di
chiuderne le porle al tranioulodei sole,
e di non lasciar mai peueliarvi femmine
e putti, e molto meno armi e polvere da
archibugio. Aggiunge il Mulinelli, ad on-
ta delle gagliarde opposizioni spiegate da
Saddo Distri, ultimo turco che fino al
1840 abitò nel fondaco, uno di Venezia
nediveone possessore (l'imprenditore di
fabbriche Pelechie, il quale ridusse l'in-
terno a magazzini). Non tanto l'annalista
si meraviglia del passaggio dcU'autica pro-
prietà de'duclii di Ferrara, e ch'egli abi-
tar possa ove alloggiò un imperatore d'o-
rieule,cpianto e con dolore deplora la bia-
simevole idea di volersi distruggere e ab-
battere il palazzo, r unico monumento
d'architettura moresca che adorna il gran
Canale, e che ricorda solenni fatti storici;
tnonumento che ove sia conservato, po-
trà alcuna volta far ricordare a un tem-
po co' nomi d'Alfonso ed Eleonora d'E-
ste, e di Torcpjato Tasso, quello pure
dell' odierno proprietario. Ora serve a
deposito della i. r. Fabbrica de'labacchi.
Alla stessa parte sinistra del Canal gran-
de, dopo il Fondaco de' Turchi, sorge
il palazzo Correr, rispondente a s. Gm.
Decollato, dove 1' ultimo suo possesso-
re il nobile Teodoro Correr, adunò una
copiosissima suppelletlde di cammei, in-
tagli, medaglie, pitture, manoscritti, me-
moriepatrie, smaltì, avorii, armi, scultu-
re in marmo e in bronzo , disegni, libri
iilampali,monele, cristalli, porcellane, an-
ticaglie e rarità d' ogni fatta e d' ogni ge-
uerazione, nella cui farragine sono molte
e moltissime cose di grandissimo pregio e
valore. Leggo nella sua biografia del eh.
conte Girolamo Dandolo: perlai guisa un
uomo di nonlargocenso,ragunòuna sup-
pellettile degna del più dovizioso signo-
re; non però tutto ha egual pregio, con-
fondendo talvolta l'oro e l'orpello. Nou-
VEN 3i5
dimeno vi sono cose preziose, ed in nu-
mero grande. Di tanta lautezza , come
del |)ala7zo e di tutto il suo a vere, egli nel
morire l'anno i83o fece erede il Comu-
ne; porgendo così un nobilissimo esem-
pio del gran bene che la patria può ri-
promettersi anche da' mezzani ingegni,
quando indirizzino costantefuente ad un
unico e lodevole fine l' opera loro. iNè
questo esempio cadde infruttuoso. La pa-
tria raccolta che dal Correr |)rende il no-
me, è falla oggidì assai più doviziosa pe*
cospicui legati dell' illu»(tre naturalista
conte Nicola Contarinì, e de' benemeriti
Giuseppe Roldù già podestà di Venezia,
di mg."^ Sartori-Canova, di DomenicoZop-
pelti e Pietro Tironi. Colla dotazione
provvide eziandio il Correr, onde la ma-
gnifica collezione si custodisse ben ordi-
nata per servire alla erudita cuiiosilà,
non meno che all'istruzione de'suoi con-
cittadini, aprendo al pubblico lo stabili-
mento. Aggiungeròcolcav. Mulinelli, .-^/z-
nali delle Province ^e/iefe, aver dispo-
sto il Corraro doversi conservare la colle-
zione per lui falla, e sotto il nome di RaC'
colla Corraro fosse nella sua abitazione
aperta a con)odo del pubblico; assegnan-
do stipendio al soprinlendente della rac-
colta e a due impiegati, e una dotazione
per incremento e patrocinio di sua isti-
tuzione, posta sotto la tutela della città di
Venezia. E che, qualora poi la raccolta
per impensati molivi avesse a soggiacere
a tali accidenti, da non poter servire più
alla pubblica istruzione, dispose che la
dotazione si dovesse convertire a benefì-
zio de'poveri di Venezia. Per ultima il
Mulinelli deplora, perequila ed a [)alrio
decoro, non senza speranza che si ripa-
rasse da essa alla disconoscenza verso le
sue onorale ceneri,con erigergli una me-
moria; come altrove bramò in onore d'un
Filiasi e d'un Aglietti, per Io meno con
lapide, cipresso o alloro, in riparazione
dell' ignobile Irascuranza verso que' be-
nemeriti di Venezia, anche per non i>.can-
dalezzure lo straniero e per uon essere
3i6 VEN
irifèi'iori a piti magnanime vicine ciltà.
Jnollie sulla raccolta Correr, ora Muiii-
pale, pubblicò il Corriere italiano in Ve-
iie7Ìa a'29 mar/o 1 852, e riprodussero il
Giornale di Roma a p. 822, e VOsser-
valore Roinarìo a p. Sa 3 di dello anno.
La raccolta lasciata in legalo a Venezia
dal conte Correr si va accrescendo e rior-
dinando, e non andrà soggetta come le
fdtre alle vicende di fortuna, od al ca-
priccio o all'ignoranza de'privali, ma ri-
marrà sempre in Venezia. Quantunque
da vari anni simile raccolta trovavasi in
possesso del Comune di Venezia, ora sol-
tanto le si può dare veramente il nome di
Museo, essendo state prima le sue ricche
sale decorate di stupende opere di pittura
e di scidlura, e piene d'ogni preziosità in
fatto d'arti edi palrii monuu)enli, ma te-
mile con poco ordine e con poco amore.
JNèciò avveniva per ignoranza o mala fe-
de,ma all'opposto l'illustre Carrer era sta-
to preposto alla cura del museo; e l'infer-
ma salute di quel letterato non permette-
va ch'egli si dedicasse interamente a rior-
dinarlo. Il conte istitutore, benemerito
<p)anli altri mai del suo paese, spese tut-
ta la vita e il suo patrimonio in radu-
nar tullociò che poteva, formandone una
raccolta tale da considerarsi un vero te-
soro di palrii monumenti. Ora un empo-
rio simile d'oggetti preziosi, senza un or-
tline conveniente, assomigliava a un te-
soro nascosto, che non giova a chi lo pos-
siede nelle mura della propria casa. Ol-
tre ad una raccolta di quadri storici ve-
neziani, e de'piìi rinomati, oltre a pre-
ziosa e numerosa raccolta di slampe an-
tiche, e de'disegni de' più grandi italiani,
possedendone persino di Ralìaele, Leo-
nardo, Tiziano , ec, va ricco il museo
Correr d'una raccolta d'armi magnifiche
<la taglio e da fuoco, del medio evo, qua-
si tutte che si legano colla storia del do-
minio veneto, provenendo da vari ca-
stelli della terraferma e de'possedimenti
■Veneziani nell'isole del Mar greco. Vi si
aggiunge una preziosa raccolta di mss,,
VEN
derivanti in parte dalla dispersa libreria
della famiglia Soranzo, di cui ivi esiste
un erudito catalogo degno di veder la lu-
ce, per le notizie bibliografiche di cui è
ripieno. Nulla dirò de' marmi antichi e
del medio evo, raccolti dallo spoglio di
tante chiese, edagli scavi delle prischecit-
tà venete che esistevano in riva al ma-
re. Nulla dirò de'bronzi, delie cesellatu-
re , degli intagli in avorio fra cui se ne
noverano de' preziosissimi, e nulla della
raccolta di cammei, pietre incise e gem-
me in tanta profusione, f|ual solo in una
città stala regina de' mari e padrona di
tante ricche terre, potevano raccogliersi
nelle case de'suoi privati cittadini. Una
biblioteca di libri a slampa, rarissimi, di
scienze non solo, ma riguardanti in mol-
la parte la storia dell'arte tipografica co-
s'i in fiore in Venezia; aggiungasi frainfi-
niteallre cose, una raccolta zoologica d'uc-
celli e di pesci de'veneti climi, di crosta-
cei, di mineiali, an tesoro insomma da
interessare egualmente I' artista, che il
dotto archeologo, il letlerato, il nalura-
lixt.'i. Qtielld che rende però più insigne il
museo Correr, si é la raccolta delle mo-
nete, collezione la più completa e nume-
rosa forse che si conosca , che possiede
pezzi unici, ed a cui ebbero ad attinge-
re notizie i più dotti archeologi della Ger-
iMania. Un tesoro, che molteplici e sva-
riate cose racchiude, difiicilmente si po-
teva in poco tenapo riordinare, e porsi in
istato di venir con frutto visitato e stu-
diato dal pubblico. Eppure nell' eslate
del i852 si dispose per aprirlo alla vista
del pubblico, mentre era trascorso un so-
lo anno dacché al nuovo direttore eh.
Lazzari fu allidato il riordinamento del
museo slesso. Questo non ha guari era
stalo arricchito della ricordata preziosis-
sima raccolta Zoppetli, insigne amatore
del suo paese, il quale non volle che i frut-
ti di forti dispendi andassero dopo la sua
morte in mille guise dispersi, ma li lasciò
in legato parimenti alla sua patria, ag-
giungendoli al rauseoCoriei',aI quale con-
YEN
liniinnieDte aldi cìlluiliiii fanno lotlnd'i
preziose ofl'erle; imperciocché molti alla
loro morte e molli altri ancora vivendo,
fan dono de'cnpolavori dell'arti italiane,
de' (juali ancora, ad onta di tanti patiti
spogli, va si può dire inesausta la gran
Venezia. Di faccia al palazzo Correr, sul-
la destra del Canal grande, è il palazzo
Martìnengo,di stile della decadenza, cioè
del secolo XV 111, addobbato decorosa-
mente di buone pitture, il di cui nobile
proprietario conserva molte scritture o-
liginali preziose, fra cui il testamento del
celebre generale della repubblica Bar-
tolomeo Colleoni. Dopo i palazzi Grit-
ti e Contarini, e dopo la bocca del ri-
TO detto di Cannaregio, e passato il pa-
lazzo Flangini, ergesi il tempio degli Scal-
zi, di cui nel § X, u. 69, indi quello di
s. Lucia del (juale parlai nel § Vili,
n. 4i- A sinistra del Canale, dirimpetto
a s. Lucia, è la cliiesade'ss. Simone e Giu<
da , e di essa nel detto §, n. 44. 1^' «se-
guendo l'incominciato corso del Canalaz-
zo fino al suo termine, si piega a destra,
lasciata pur a destra s. Cbiàra , del cui
monastero convertito in ospedale mili-
tare può vedersi il § X, n. 23, e per la'
Laguna superiore si procede marina ma-
rina verso l'ovest fino alla punta di s. Mar-
ta, sul margine essendo la chiesa del No-
me di Ge>ìi, discorsa nel § XI, n.i5. Più
innanzi la chiesa di s. Andrea de Zirada,
di cui nel § X, n. Sy; poi la fabbrica de'
Tabacchi, grandioso stabilimento, egual-
mente nel citalo §, n. 55; e finalmente
il Campo di Marie, da ultimo oniinato
sopra aulico ind:)oni mento. Altre chiese
sono a destra e sinistra del Canal gran-
de , notate dal Moschini che ricordai e
descrissi a'Ioro luoghi, qui soltanto aven-
do nominate le riferite dal Dizionario
veneto, pre^o a principale guida in que-
sta escursione, lo vado ricordando i §§
ed i numeri de'templi e altri edifizi ove
ne tenni proposito, non solamente per non
ripetere il detto, ma per indicarlo a chi
bramasse di leggerne le descrizioni, e lut-
YEN 3.7
lo questo scuserà la monotonia delle ci-
tazioni, che a me costano diligenza e pa-
zienza. — Dalla punta di s. Maria , vol-
tando al sud-est entrasi nell'ampio Ca-
nale della Giudecca, tenendo alla deslia
r isola di tal nome , della quale nel §
XVIII, n. ?., ed alla sinistra le Zattere,
bellissin)a riviera che olire ameno passeg-
gio frequentalo nell' inverno, e ne ragio-
nai descrivendone le sue chiese e chio-
stri. Su questa riviera e alquanto inter-
nandosi fra terra, meritano molti ogget-
ti d' essere osservati. Primicramenle la
chiesa di s. Nicolò de'Mendicoli, e ne par-
lai nel § Vili, n. 60, mentre nel n. 61 fe-
ci altrettanto della vicina di s. Raifaele
Arcangelo; indi s'incontra la chiesa dis.
Sebastiano, di cui nel § X, n. 4^ ; poi il
palazzo Giustiniani lìeciuiati con pregia*
ta galleria di quadri, fra'qiiali si fa distin-
guere il Ganimede, opera preziosa del Va-
rottari detto il Padoauino , con copiosa
biblioteca ricca di codici patrii, doviziosa
collezione di medaglie s'i antiche e sì mo-
derne, interessafitissimo museo d'antiche
opere di scultura, eziandio greche, e vi si
custodiscono divotamente le suppellettili
che servirono di uso a s. Lorenzo Giusti-
niani, i.° patriarca di Venezia e discen-
dente da questa nobilissima famiglia, ed
il corpo della beata Giustiniani, già ab-
bades»a del monastero di s. Croce del-
la Giudecca. Si vede poscia la chiesa
de' ss. Gervasio e Protasio, descritta nel
§ Vili, n. 66; quella di s. Maria del
Kosario o Gesuali, della quale nel § X,
n. ^5. Sorge indi una delle caserme
militari, nel luogo del celebi e spedale
degl'Incurabili quando esisteva; poi-
ché nel 1807 divenne spedale civico e
neliBiq si ridusse a caserma militare, e
tale è oggidì: la chiesa del ss. Salvatore
chiusa in detto 181Q, divenne deposito
de'maleriali del genio, e nel 1 825 fu spo-
gliala di tutti gli ornamenti , indi del
lutto den)olila neli83i. L'origine dello
spedale risale al i522 per opera di Ma-
via Malipiei'o e Marina Grimaui, arabo
3.8 VEN
palrizie venete, per curare specialmente
i mali procioni dal vizio e dal libertinag-
gio, gli aiFclti da mali incurabili; dipoi in
proprio locale vi si accettarono orfani e
pulii de'due sessi, per istruirli nelle dot-
trine crisliane e nell' arti e mestieri. Le
orfane o figlie di bisognosi genitori, ve-
stivano di turchino, si occupavano ne'
femminili lavori, e dalla metà del secolo
XVII riceverono 1' insegnamento della
iTìusica vocale e instrumenlale , in che
divennero celebri e famosi i loro oratori!
in musica che facevano udiie dalle can-
torie della chiesa. Nel i 5'ì3 fu concesso
di fabbricare un oratorio o cappella, poi
Irasforoiata in chiesa solida, contpita nel
1 566 e consagrala in onore del ss. Salva-
tore nel I 6oo e successivamente assai ab-
bellita. La direzione del pio luogo, quan-
to allo spirituale, era prima appoggiata
a'iealini ed a'gesuiti, per avers. Gaetano
fondatore de'prinii consigliata l'erezione
dell'ospedale, e per avere s. Ignazio isti-
tutore de' secondi con s. Francesco Sa-
verio e altri compagni impiegato la loro
assistenza agl'infermi. Uliimamenle la
delta direzione fu adìdala a'soraaschi, per
aver il loro fondatore s. Girolamo Emi-
liani avuto in cura i putti ed i malati,
recandovi gli orfani che avea radunati e
istruiva in una casa contigua a s. Rocco.
Dello spedale e della chiesa, trattano il
Corner nelle Notizie storiche, p. 55o, ed
il cav. Cicogna dilFusa mente con prezio-
se nozioni neWJnscrizioni P'eneziane, t.
5, p. 299 e seg. 6760. Dell'ospedale eret-
to bollo la direzione di Antonio da Pon-
te, non vi è restalo che la porta princi-
pale. — Seguitando il cammino si giun-
ge alla punta della Dogana, e di qui tor-
nasi alla Piazzetta di s. Marco, per fare
vm'acnenae sorprendente passeggiata,
s'intende parte a piedi e parte iu gondo-
la, a piacere.
4. Dopo l'incantevole passeggio della
maggifjr piazza di s. Marco, il principa-
le [iasseggio a Venezia è la Riva degli
Schiavoni co' G iardini pubblici a' quali
VEN
conduce; passeggio deliziosissimo e per la
sua plaga e pe' molli punti singolari di
vista che offresvariatissimi, doviziosi d'o-
gni bell'ornamento che arte e natura
ponilo insieme adunare, e sommamente
frequentato alla sera in eslate, e la malti*
na nell' invernale stagione. Forma una
curva la cui centrai prospettiva è l'isola
di s. Giorgio , correndo dal ponte della
Paglia fino alla punta, una volta appel-
lala di s. Antonio, ora de' Giardini me-
desimi. A questa riviera degli Schiavoni
approdano quasi tutti i legni che per le
Lagune veleggiano e in altomare, e di
qui si scorgono gli altri che stanziano ne*
vari punti della Laguna slessa a ciò de-
stinati; un moto continuo è nell'acqua
che la fronteggia, e continuo pure è l'an-
dirivieni della gente. Dal ponte della Pa-
glia ora detto, che tocca al Palazzo du-
cale da un lato e tlall' altro alle Carceri ,
osservasi l'altro de'Sospiri che in allo con-
giunge i due mentovali edifizi.Di tali pon-
ti e delle carceri ragionai nel § II, n. 2, e
§ XII, n. 2, Quanto a'Giardini pubblici a
Castello, Le Fabbriche di Fenezia ne
olirono la pianta, colla descrizione del eh.
Antonio Diedo. Racconta, che il celebre
architetto Gio. Antonio Selva, collabora-
tore delia stessa opera, incaricalo dal go-
verno del regno Italico dell'erezione de'
pubblici giardini nel sestiere di Castello,
ne concepì il divisamento, proibito dalla
limitazione del terreno, dalla natura e
dall'oggetto dell'opei-a, di far pompa de-
gli artifizi romanzeschi e della poesia del
giardinaggio inglese. Doveva egli attener-
si a divisioni semplici e grandiose, quali
convenivano ad un giardino di passeggio
che domanda larghi e dirilti viali, epro-
scrive ciò lutto che tiene del diflicile e
complicalo. D'altronde il pretendere di
dislrar l'occhio da questa scena inelTabi-
le e veramente magica per divertirlo di
tali frivolezze, sarebbe stato delirio di
mente travolta. E di falli chi porta il
piede per entro al giardino, di cui par-
lasi, aoo si perde nell' osservare la di-
VErf
Sliilnizìone delle vie e degli alberi ; non
si occupa (Ielle varie famiglie delle pian-
te, o la scala iiifìnita de' verdi contem-
pla che popola questo luogo ; ma anr»-
mira bensì la singolare veduta che cinge
questo luogo beato, il quale non invidia
certo alcun altro de' molti che fanno
chiamare l'Italia Giardino chi HJondo.
« A destra si stende la lunata riviera de-
gli Schiavoni, la qualedopo averti schie-
ralo dinanzi una linea di caseggiati e di
templi di stili vari, mette capo alle Pri-
gioni, al Palazzo ducale, alla Piazzetta
di s. Marco, alla Biblioteca; alla Zecca,
a' reali Giardini, ove incomincia a ser-
peggiare il maggior Canale, die fin dal
suo nascere ollìe le fabbriche più stu-
pende di cui si vanti Venezia. Laonde e
la Dogana da mare, e gli emporii del
Sale, e il tempio di s. Maria della Salu-
te, si preseiilano nel loro più bello aspet-
to. Poi, al mezzogiorno l'isola della Giu-
decca, ove grandeggiano i templi del Re-
dentore e di s. Maria delle Zitelle, ope-
re divine del divino Palladio. Poi^ an-
cora Palladio ti spiega la sua valentìa
nel tempio di s. Giorgio Maggiore, la
quale isola si abbella ancora perla fab-
brica della nuova Dogana. E se da questo
punto tu porti l'ala dell'occhio più al sor-
ger del sole, e la spingi fin quanto può
giungere il suo volo, per lo specchio della
placida Laguna, vedrai qua e là sorgeie
l'isoledis. Servolo, degli Armeni, de'Laz-
zaretti, di s. Maria delle Grazie,di s. Cle-
mente, della Certosa, e più lungi Po-
veglia, e la proli atta lingua del Litorale
fino a Malamocco, antica f^^fSe del piin-
cipato. Di fronte appunto In scorgi in-
cominciar questa lingua del Lido, sul di
cui terreno sorgono uoiili fiibbriche e
fortezze e templi : quali lutti li ricliia-
oano alla memoria giocondissime idee
e fatti preclari del veneto popolo, men-
tre qui iu accollo Enrico III allorché pas-
sava da Polonia in Francia a ricevere il
regale diadema ; qui fu incontrata la re-
gina Cornavo, quando lascialo Cipro,
YEN 3r9
veniva a deporre in mano della repub-
blica lo scettro, onde vivere in pace fra
le doniestiche mura ; qui si fugarono le
confederale armi di Canibray; e qui fi-
nalmente ne'prischi tempi 7 chiese esi-
stevano, ricche per elette colonne e per
musaici, celebratissime ancora nelle car-
te di Marco Cornare. Che se giri lo
sguardo a sinistra del luogo ove tu posi,
d«ipo aver ammirato il famoso Castello
che il Sanmicheli erigeva a terror de'ne-
mici, e a scherno dell'infuriale onde del-
l'Adi iatico che frangono in que'sassi l'in-
domite ire, vedrai stendersi un altro li-
do ove si accolgono fiorenti vigneti, e
alla di cui on>bra sollevan la testa sul-
l'acqua altre isole. prima delle quali scor-
gerai quella sagra alla pia madre del
gran Costantino. Allorquando il sole s'al-
za dal mare, o allorché verge all'occaNO,
ofire questa veduta al pennello de' Ca-
naletti e de' Borsaio uno studio finitissi-
mo di cerulee lontananze, e di varietà di
forme e dì colori con somma armonia
distribuiti, e di fughe e (legradazioni di
luceehe fanno pas>eggiar l'occhio di fab-
brica in fabbrica per lungo spazio, e sem-
pre I* allettano con nuove prospettive,
finché da un lato sui colli Euganei ar-
restandosi, e dall'altro sulla dislesa ma-
rina, par che riposi da ultimo e si ricrei
nell'uniformilà dell'immenso piano". Fu
quindi che il saggio Selva, cercando di
trarre vantaggio dagl'ingrati confini del-
l'area prescrittagli,^ pose ogni sua indu;
stria nel ripartirla con facile regolarità
e con intelligenza di effetto. Formò un
corpo a parie dell. "trailo di terreno che
da* portoni d'ingresso mette fino al pon-
te, e lo dislribuì in 3 viali, rompendoli
con piazzetta esagonaalla loro metà. Im-
piegò l'altro tratto, molto più esleso, in
doppi viali a più direzioni, divisi da bei
tappeti di verde, con piazze e slradelle
di comunicazione, studiando di variarvi
le forme; e nascose tutte l* irregolaiilà
ove entro il dolce clivo d'una facile col-
linetta, ove fra' vaghi errori d'uu verde
320 V E N
ritagliato tlaireslreine linee del circon-
dario. Sulla sommità della collinetta è
piantato un edifizio rotondo ad uso di
caifè. In direzione del viale, dirimpetto
all' acqua e precisamente sul lato die
bordeggia il canale, vi sono le rive d'ap-
prodo. Non mancano fabbrichetle a fi-
ne di comodo e di piacere, ed havvi pu-
re una fabbrica ad uso di cavallerizza,
architettala da Gio. Battista Meduua.
Sull'urea de' Giardini sorgevano [' ospe-
dale de' marinari, la chiesa e il semi-
nario di s. Nicolò di Castello, di cui
nel § X, n. 65 ; e nel n. 36 descrissi la
chiesa e monastero di s. Antonio di Ca-
stello, de' canonici regolari, che su que-
sto suolo eziandio esisterono. Si salvò
dalla distruzione il grande arco della
cappella Laudo die ornava la chiesa di
s. Antonio, creduta opera del Sauutiche-
li, e qui fu eretto di fronte all' approdo
nel rivo che divide il giardino. Esso ri-
corda che nel luogo sagro riposavano le
ceneri celebri di Cappello, di Pasquuli-
go, di Landò, di Vittor Pisani, e per non
dir d'altri, parimenti secomlo il Diedo, di
Cassandra Fedele, che celebrai nel § X,
n. 3o, nel parlare della chiesa di s, Dome-
nico ove fu sepolta, la quale col convento
de' domenicani qui pure erano edificati.
Per le demolizioni de' nominali edifizi sì
perderono nobilissimi monumenti e pit-
ture meravigliose nel 1807; mai giardini,
decretali in quell'anno, furono disegnati
nel 1810. Di questi amplissimi giardini
e di loro amena situazione si ha il poe-
metto di Pasquale Negri : Giardini di
Fenezia, ivi pel Picotti 1818. E le Let-
tere sui pubblici Giardini di f^ciiczia,
Milano pel Bettoni i8?.o. NeliSSy il uju-
nicipio decretò il riordinamento de' pub-
blici giardini, e la loro riduzione a mi-
glior forma. — Poco discosto dalle ri-
cordale Carceri è il così detto Grande
Albergo Beale, stabilito nel palazzo Ber-
nardo, di architettura archiacuta del-
l'epoca migliore del medio evo. Più
iaaau£i iacoulrasi la chiesa di s. Maria
YEN
della Pietà, di cui nel § XII, n, 6. Adia-
cente alla riviera, in capo a breve vìa
sorge la chiesa di s. Giovanni in Brago-
ra, descritta nel § Vili, n, 4- Al ponte
cos'i detto della Veneta Marina ha ter-
mine la Biva degli Schiavoni e s' infila
colla via de' Giardini, larga e ben edifi-
cala, che conduce a questo descritto ame-
no passeggio pubblico, bagnato da due
lati dalla Laguna e piantato di rigoglio-
si alberi, ed ha contigua la chiesa di s.
Giuseppe delle Salesiane, della quale par-
lai nel § X, n. SQ>. Dalla via de' Giardi-
ni per tortuose calli si va alla conculle-
drale basilica di s. Pietro di Castello già
cattedrale della città, che descrìssi nel §
VII!, n. I. Presso al termine della Biva
degli Schiavoni, è la chiesa dì s. Biagio
parrocchiale della regia marineria, di cui
nel § L'i, n. 2. Di qui prendendo le mosse,
procedesi all'imperiai regio Arsenale nel
sestiere di Castello, il cui esame ne do-
manda più ore di tempo, dice Moschini.
Questo magnifico e vasto stabilimento
ad uso militare terrestre e marittimo,
fondato circa ili io4, ed ingrandito poi
verso ìli3o4 da Andrea Pisano, sotto il
doare Oidelafo Fallerò, fu ingrandito an-
Cora in epoche diverse da'più accreditali
architetti sino a quesli ullirai:tempi. An-
che la Biografia degli Artisti, in quella
d' Andrea Pisano lo dice venuto in Ve-
nezia nel i3o3,eche fitto il disegno
per r Arsenale, nel i3o4 si cominciò.
Ma Ordelafo Fallerò divenne doge nel
I 102, e nel i3o4 lo era Pietro Giade-
nigo. Il Moschini nel 1828 disse l'Arse-
nale incomincialo da cinque secoli, ed
avere due miglia di circonferenza. Sa-
rà meglio dire, come accennai, che il
primo ingrandimento dell' Arsenale av-
venne circa il i3o4 per opera di An
drea Pisano nel dogado di Gradenigo
il secondo nel ìZi5, cioè quella parti
delta l'Arsenale Nuovo, In origine anti
chisslino lago di S.Daniele acquistato net
precedente anno dalla repubblica. La 3.
aggiuula ebbe luogo coll'ingraodimeula
V E N
tlel 1473, e denominato riparto Novis-
siaio glande e darsena di Novissimetln,
oltre il ripriito Nappe. Il canaio delle
Galeazze, e fabbrica delle seghe, era an-
ticarnenle ortaglia annessa al vicino mo-
naslei'O della Celeslia, e costituisce la 4-
aggiunta falla all' Arsenale poco piinia
del i53q, conoscinta ptr riparlo del-
le Galeazze. La vasca alle Galeazze ap-
partiene ad un 5." ingrandiinei,ito del-
l'Arsenale operalo nell'anno i56^. Il
Ponte del Molo è illimite dell'aulico Ar-
zanà, ramiDentalo da Dante nel e. 2i
óeW'I/ìferno. E' i'Arzanà la darsena del-
l'Arsenale Vecchio, ossia quello spazio di
ac(|ua chesubilo si presenta allo spettato-
re tosto entralo nell'Arsenale. Qui lo sta-
bilì neh io4 il doge Ordelafu Falier, co-
me alTerina il eh. Casoni nella sua bella
Guida. Altre aggiunte ebbe l'Arsenale
nel 1810 e fu il 6." ingrandimento, il
7.° nel 1820 e nel 1828. Le Fabbriche
di ycnezia contengono 4 tavole : la
pianta dell' Arsenale e la porla del de-
posito dei Bucintoro, colle dichiarazioni
del eh. Zanotto; e la porta d'ingresso del-
l'/\rsenale, e la pianta dell'ingresso da
terra al medesimo, illustrate dal eh. Sel-
va. Da questi comincerò i miei cenni. I
veneziani furono i soli che trasportarono
in questo Estuario gran parte dell' arti
de'romanijda'quali derivavano, e ad essi
pure si deve, per consenso delle colte
nazioni, l'avere conservata e ristabilita
la pratica della navigazione; e fu per
j l'estese loro cognizioni in quest'arie che
i la repubblica, nella quale eglino si co-
stituirono, pervenne a quel grado di
I grandezza che la fece primeggiare, poi-
; che per otto o nove secoli il commercio
de' veneziani fu il più florido di tutta
r Europa. E' pur noto nella storia illoro
valore nella marina militare, le molle
guerre ch'ebbero gloriosamente a soste-
nere, tanto a propria difesa chea quella
di tutta l'Italia, la quale più volte sareb-
be stala invasa da' barbari se non si fos-
'' ^0 opposte le flotte de'veuezianr. 11 fou-
VOL. xci.
YEN 32 r
damenlo adunque delle imponenti loro
matittime forze doveva essere un Arse-
nale, ed in fatti l'ebbe la repubblica fia
dal suo nascere, e mediante i più intensi
stuili e la maggior profusione dell' oro,
lo portò a quel grado che lo fece mai
sempre riconoscere per il migliore di
quanti mostrare uè potesse l'Europa. E'
creilo questo Arsenale all' eslremità o-
rienlale della città. La sua prima fonda»
zione rimonta, ripete il Selva, ad epoca
assai lontana, ed il suo compimento, per
quanto rilevasi dall'interne iscrizioni, eb-
be luogo nel secolo XIV; né è fuor di
ragione il credere che abbia avuto parte
Andrea Pisano. Il vasto suo recinto è tut-
to contornalo di forti mura alte piedi 60
veneti, fiancheggiate internamente da i 4
piccole torri, nelle quali stanziano ripar-
titamente le guardie notturne. Precede
questo classico stabilimento una piazzetta
sulla quale ergesi un'antenna sostenuta
da piedistallo di bronzo con bassirilievi
allusivi alla potenza marittima de' vene-
ziani. Due sono gì' ingressi tnaritlìmi,
r uno al sud, e l' altro all' est. Il i.° è
framezzo a due torri, alle quali poggia un
massiccio rastrello che con ben inteso e
semplice meccanismo apre e chiude con
facilità l'ingresso e la sorlila a'baslimenli
da trasporto e da guerra. Il 2." fu co-
struito dal governo del regno Italico onde
agevolare a quella parte 1' uscita e l'en-
trala de'grossi vascelli da guerra. Accanto
del medesimo vi è una grandissima torre,
alta dal livello comune dell'acqua piedi
parigini 106 (diversificano questi da've-
neli come i44o ^ 1 537) ; e siccome l'og-
getto essenziale di questa è di sostenere
appesa la gran mole degli alberi da va-
scello nell'alberarli e disalberarli, così si
è costruita con tale solidità da potere
far fronte al più lungo ivvenire. In li-
nea dell' entrala marittima al sud vi è \n
porla principale terrestre per l'ingresso e
regresso personale, d'ordinecoriutio,ch'è
appunto quella espressa nella memorata
tavola. Figura essa un arco di trionfo^sor-
21
322 V E N
montalo nel mezzo da un attico, collo
stemma della repubblica veneziana, cioè
il Leone alalo. Le 4 colonne son» di gieco
lavoro in D)at'uio, come din)ostiano i lo-
ro capitelli ornati di foglie d'acanto spi-
noso, simili a' molli clic veggonsi nella
chiesa di s. Marco; tulio il resto dell'o-
pera è di pietra istriana. L'epoca preci-
sa dell' erezione della porta è scolpii^ ne'
zoccoli delle colonne: in uno si legge:
Ab Urbe Coiiditn MXXXFiiii: iiell' al-
tro Chrisli lucarnalionc mcccclx. L'ar
co d' ingiesso fra le colonne, adorno di
belle sculture e di statue di Girolamo
Campagna, stato sostituito all'antico per
segnalare la gloriosa vittoria navale ri-
portata co'cotiR-derati neliSyi a Lepan-
to contro i turchi, come lo dimostra l'm-
cisa iscrizione nel mezzo del fregio: Pi-
ctoviae. Na^'filis Rloninieniitni mdlxxi.
Contemporaneamente si sono pure in-
seriti i due Leoni a bassorilievo ne' dadi
de' piccoli piedistalli sottoposti alle co-
lonne, e collocata la statua di s. Giusti-
na nella soannità dell' attico, poiché il
giorno di delta vittoria era sagro a delta
saula, i'recede a questa porta un atrio
scoperto, recinto nel 1688 da rastrelli
di bronzo interposli ad 8 pilastri di mar-
0)0 sui quali poggiano allrellanle statue
di poco merito; ma di sorprendente bel-
lezza sono i lìue Leoni colossali di mar-
mo pentelico che sono a' [ianchi di esso
atrio, trasportati dal Pireo d'Alene, dopo
la sua espugnazione, da Francesco Moro-
sini il Peloponnesiaco, insienje a due al-
ili ivi pure eretti, come leggo nel Mo-
nchini. Egli dice: I 4 Leoni che vi »ono
al di fuori vennero recati di Grecia dal
Moiosini. 1 luoghij onde vennero, danno
il pregio a que' due alla destra : all'altra
parte il i.° recalo dal Pireo, con epigralì
alla chioma allurligliate, creilute e runi-
che e pelasgie, è di buon urlellce, ma
non de' bei tempi tiella Grecia; l'altro
è meno pregiabde, eziandio pel molto
moderno restauro. Questi simulacri e le
delle iscrizioni che |Jortuuo scolpile ad-
V EN
dosso, somministrarono argomento di
studio a parecchi dotti. Ne parlano an-
cora La Guilleliere, Jthencs Ancienne
etNom'elh',Vav\?, iGyS; Cornelio Ma-
gni nella sua lettera 6.' de' suoi Viaggi
per la Turcìiia, Parina 1692. E meglio
forse d'ogni altro M. Akeiblfuid che fu
il (."a scuoprirvi ed a prodture con rami
due Inscrizioni Runiche illustrale nella
sua : Nolice sur deiix iiiscriplions en
caraclercs runiques, Irouvées à /- enise,
avec les reniarqucs de HJ." d'Ansse de
Villoìson,, Paris i8o4- Trovo nel cav.
Mulinelli, .^/^/;<3/i L/Z»^?»/", che frullo del
conquisto d'Alene, fallo dal valoroso Alo-
rosiui, furono anche 4 leoni, indi collo-
cati all' ingresso del famoso Arsenale. Il
più grande, ritto su ilue zampe, trova -
vasi al Pirer), e lungo la giubba e le spalle
porla seol[)ile iscrizioni o piuttosto sigle,
che hanno stuzzicalo la curiosità, ed e-
sercitalo la penna di tnolti dotti d'Italia
e di altre nazioni, il maggiore degli altri
due leoni sdraialo, era sopra la via, che
dal Pireo conduceva ad /\tene, già bel-
lissima via lunga l\o stadi, fiancheggiala
da mura;e nella (pjale so[)ra un cenolafio
postovi dagli ateniesi leggevasi scritto: Ltl
gloria d /ùiripide lui per inoiìuniento la
Ciccia intera. V\.\h\ì\\eò\a Cronaca di
7l//7rt/io del 1837,1. "seuìestre, p. 37,il ti-
tolo dell'opera : // Lione deli' Arsenale
di Venezia, Inscriplion rnuiquc du Pi'
l'ée inlerprélée par C. C. Rafn, elpu/dice
parla sociélt Royale des Aniiiiuaires
da Nord, Copenaghen i856. Il d.'
Uafu porta le sue indagini sul Lione che
il Peloponnesiaco \.\i\9,^oi\. 0 àn\ Pireo a
Venezia nel 1687 (che appunto per esso
il Pireo si distingue ajicora col nome di
Porto Leone), e delle parole runiche che
porla sulla fascia, le quali avendo eserci-
talo già r attenzione di molti, al solo
Ivafn fu dato leggerle per intero, al dire
della stessa Cronaca.So^na la porta inter-
na dell'atrio che mette nell'Arsenale, ve-
desi una bellissima statua della B. \ ergi-
ne,scuUuradi J.Sansovino. Passando <*!
V EN
air inlenin, lo sguardo umano non può
che rimanere sorpreso nell'aiumirare il
complesso di tutta l'opera. Si vedono e-
ietti e disposti a (ila a fda e colla mag-
gior sitnnietria i cantieri da costruzione,
da poter lavorare al copèrto tanto i grossi
che i piccoli legni da guerra. Nella va-
sta area dirimpetto «'cantieri dell'Arse-
nale Novissimo, nove de' più grandi fu-
rono spianali dal governo Italico, eri-
gendo negli spazi che occupavano de-
gli scali di pietra viva, cioè 4 P'^gevolissi-
ini marmorei piani inclinati, suscettibili
della costruzione de'vascelli dì qualunque
grandezza. Fu lo spirito d' innovazione e
quella specie dinquietitudine che f<\ tro
v;\r cattivo tuttociò che si solleva dall'or-
dinario, che risolsero la demolizione de'c)
grandi cantieri da vascello, pe' consigli
inconsiderali e prevenuti di certo For-
fait mal a proposito spiegali intorno al-
l' Arsenale di Venezia. Lungo il lato co-
mune d'una fila de' più alti cantieri, esi-
ste un Tesone o Tezzone denominato
Fahbrica,destinato pel segamento e squa-
dratura del legni» me, lui/go piedi 44?)
largo 56 e alto 4^- Reca esso sorpresa sia
per r estesa sua grandezza, sia peri' in-
gegnosa concatenazione de'legni che for-
mano il letto. Nelle situazioni più oppor-
tune esistono pure regolarmente dispo-
ste r ollicine di tutte le meccaniche pro-
fessioni dell' Arsenale, cioè falegnami, al-
beranti, remeri, taglieri, tornitori, coi -
daiuoli, velcri, fabbri d' ancore e di mi-
nuti lavori, modellisti, scultori, pittori,
vetrai, lattai, bollai ec. ; ciascuna delle
quali arti ha il suo maestro, che dirige
l'andamento de' lavori sotto la sorve-
glianza del rispettivo militare : e tutte
<li concerto confluiscono simultaneamen-
le alla perfetta armonia del buon servi-
gio. La più distinta fra le delle o/ììcine
è quella Sella corderia, denominala Ta-
na (ilalla città omuniuia di Crimea, don-
de in abbondanza riti^evasi la canapa),
dove si formano tulli i cavie le gouìe-
•e d'ogni diuiensioue, funi e coidamì.
V E N 323
Irrotta da Antonio da Ponte nel 1079,
essa ha gSo piedi di lunghezza, 70 di
larghez«a e 3-2 d'allezza. La laighezzaè
divisa da due file di grosse colonne in
islile toscano, che formano nel pianter-
reno 3 corridoi, e due altri ne' solai de*
(innchi soprapposti alle stesse colonne,
formanti ampie gallerie poste in comu-
nicazione da alcuni ponti lanciali sull.i
nave di mezzo. Il corridore centrale, di
tutta altezza, serve per la lorcitiu-a e co-
struzione delle gomene e de' ca«i, e gli
altri quattro sono destinati per le filan-
de. Le gomene massime pe'vascelli sono
composte di igo8 piccole funicelle in-
sieme attortigliate. Appresso lo stesso
luogo vi sono in varie stanze i pettini pol-
la pettinatura del oanapp,-ed isolatamen-
te un apposito luogo per i'incatramazio-
ne. In altro sito veggonsi 5 grandi fon-
derie nelle quali si foimano i cannoni
di bronzo, e tulli i relativi oggetti occor •
ribili per qualun<pie armamento. Vi e-
si>lono moltissimi deposili di grandissi-
ma tenuta, i quali contengono separata-
mente tull'i materiali d'ogni specie ch'en-
trano ne'medesinji in natura, e passano
indi néir accennate oltìcine e canlieri a
convertirsi in bastimenti di qualsivoglia
grantlezza, pronti a battersi in guerra.
Gli spazi poi intermedi a' descritti fab-
bricati costituiscono 4 ai^pie darsene,
tlisgiuiite l'una dall'altra, nelle quali ven-
gono tenuti galleggianti i bastimenti da
guerra fino alla loro uscita. In un-a di
esse si conservano sommerse le piante di
rovere, giacché questa specie di legna-
me si mantienepiùlungainente in acqua
che sopra terra. Colle medesime comu-
nicano i grandi canlieri acquatici, desti-
nali a tenere al coperto le iVegate, i brick,
le golette ec. rientrate io disarmo. Fi--
natmenle fra'Iuoghi degni d'ammirazio-
ne si ponno annoverare 5 assai vaste sa-
le. Una di esse, che misura 1 80 pieJi pei*
lungo, 60 per largo, e 20 per altezza,
contiene, disposti iu bell'ordine, i modelli
di qualunque coslruzioue, e serve iaul-
3^4
V E N
Ire al genio marillin»o per delinenre sul
suolo nella forma naturale d'ogni gran-
dezza lutti i piani de'bastimenti da guer-
ra clie devonsi costruire. La sala de'uio.
delli fu eseguila nel 1778 secondo l'idea
del prof. MaHluletti: i piìi anliclii modelli
vennero depredati nel i 797 dall'invidia
straniera. Fra' rimasti sono da conside-
rare ilcelebregaleone VitloreFausto,no-
lue del suo inventore; le navi Brillante,
^iircna e Fama, impiegate nella guerra
contro le reggenze barbaresche, sull'ulti-
ma delle quali morì il celebre Emo ;
la nave Arpa d' 80 cannoni, uno de' più
grossi legni da guerra costruiti ne'tempi
veneziani; ed il Bucintoro fatto eseguire
dalla solerzia del vice-ammiraglio mar-
chese Calducci, sulla descrizione che se
ne avea del famoso naviglio omunimo.
Nelle altre 4i denominate sale iV armiy
esistono armi in gran copia per fornire
r armata, e in mezzo a queste furono re-
golarmente appese quelle d' alcuni cele-
bri guerrieri italiani, e varie altre di ve-
neziani patrizi che si sono distinti in com-
battimenti navali. Fra' monumenti pri-
meggia e visi ammira il monumento bel-
lissimo eretto dal senato ad Angelo E-
ino, ultimo rinomato gratide ammiraglio
della repubblica, scolpito dall'insigne Ca-
nova nel 1794 '" Roma. Ha dìrimpello
l'armatura d'Enrico IV re di Francia, da
luì donata nel i6o3 alla repubblica quan-
do chiese d' essere aggregalo al corpo de'
patrizi veneti, equi trasportata dal pa-
lazzo ducale ; e d'intorno il monumea-
lo antico di Viltore Pisani, qui traspor-
tato da s. Antonio di Castello. Altre armi
antiche sono quelle di Erasmo da Narni,
detto Gattamelata, cioè un cavallo bar-
dato con l'armatura equestre di finissi-
mo lavoro; quelle credute di Attila re
degli unni, consistenti in elmo e celata
di bronzo; quelle del doge Sebastiano
Ziani, ossia lo scudo, la spada e 1' eitno
che diconsi a lui appartenuti, ed altri
preziosissimi arredi e bandiere turche,
prese da' veueziani iu battaglia. Fu poi
V EN
nel I 8 I 7 maggiormente decorala la sala
principale del busto colossale in^bronzo,
opera del valente scultore Bartolomeo
Ferrari, esprimente \' imperatore e re
Francesco I, fondatore del regnoLombar-
do-Veneto. Monumenti tulli che attrag-
gono l'universale curiosità, e che ricor-
deranno mai sempre la grandezza e la
preziosità di questo rinomatissimo e glo-
rioso stabilimento. Imperocché infinite
sono le cose che contiene, tulle grandio»
se, ideale ed eseguite con magnificenza
pari all'ardire dell'impresa, che fui." in
lai genere in liilta Europa. Innumera-
bili pure sono le macchine, gli ordigni,
i trovati ingegnosi, che in questi luoghi
si ammirano, e che non cessano di mol-
tiplicarsi dal vigile governo. Avendo il
vice-ammiraglio, comandante superio-
re dell'i, r. marina da guerra, Amilcare
Paulucci, aiumito a' voti del Zanoilo,
col fargli tener la pianta dell'Arsenale de -
lineala per cura del più volle lodalo in*
gegnere e direttore delle fabbriche civili
e dell'i, r. marina Giovanni Casoni, per
la I.' volta con ogni esattezza la pubbli-
cò. Egli che in Venezia sua patria con
vaslecognizioni sostiene colla robusta sua
penna l'onore dell'arti belle, nelle Fai'
brichc di f'^enezia propriamente non in-
lese descrivere la storia dell'Arsenale, la
diversità de'Iavori che in esso si compio-
no, la copia delle cose pregevolissime che
ancora vi si ammirano, potendosi lutto*
ciò vedere nella Guida per V Arsenale
di Fenezia, ivi nel 1829 impressa dal-
l'Antonelli, eslesa con molla cura dall'en-
comiato Casoni; il quale Zanoilo, infati-
cabile illustratore delle copiosissime pa-
trie cose, dell'Arsenale inoltre ne trattò
pure nell'opera Venezia e le sue Lagu-
ne. Volle limitarsi soltanto, colla scorta
di essa , a dire alcunché nel dichiarare
con ispiegazioni interessanti 'ndn nume-
ri, che nel disegno della pianta pose ad
ogni locale. E' impossibile che lo segua;
appena ricaverò qua e là alcuna generi-
ca uoziooe, altre avendone lutrecciute di
V EN
sopra. La piazza Francesco I, vasta e !r«
regolare con molte officine all'intorno,
con tuttociò oh* estendesi verso oriente,
appartiene ali.° ingrandimento dell'Ar-
senale, avvenuto neli 3o4 oi3o5. 11 cor-
podi guardia esternii è d'architettura pe-
stana, e decora il margine del rive che
guida all'Arsenale. La grande officina cor-
deria della Tana è un itnponente fabbri-
cato di cui l'eguale, per grandiosità e co-
lossale struttura, non mostra verun altro
arsenale d'Europa. La porta dorica di
prospetto allo stradale di Campagna, ha
il carattere del Santnicheli, ma non pa-
re: il Leone dell' attico è d'infelice dise-
gno e meschina scultura. Anche a quel va-
loroso architetto si attribuisce la loggia
del prospetto dalla parte di levante sulla
darsena dell' Arsenale iVuovo, ma con-
viene por mente allo scolpito anno 1 53/
sur un piloiie,<Iice il eh. Zanotto; nondi-
meno Santnicheli morì neli55c). Certa-
mente è sua la fronte dell'edifizio del de-
posito ove si custodiva il famoso Bucinto-
ro, di cui parlo nel § XVI II , n. r3. Ivi
e (piale stia reliquia si conserva ancora
il tronco dorato dell'albero che ad esso
apparteneva. I due grandi cantieri detti
alla Canna, fondali con rara industria e
diligenza, si vogliono disegno del Sanso-
viiio, ma costruiti dopo la sua morte nel
l568 e neliSyS. Il fiibbricalo pe' squa-
draluri di legnami, grandioso e colossa-
le edilìzio eretto nella i.* metà del seco-
lo passato con architettura di Giuseppe
Sculfarotto. La maggior fronte è rivolta
a ponente: un robusto basamento inette
piede nell'acque, ei3 arcale gigantesche,
decorale di semplici e solide parli archi-
tetlonithe, costituiscono quel maestoso
prospetto. Nel riparto Galeazze si costrui-
vano i navigli a reu)i di tal nome, inventa-
ti nel secolo XVI dal celebre Gio. Andrea
lìadoiro patrizio veneto, e 6 di esse deci-
sero della sunnominata strepitosa batta-
glia data alleCurzolari a'j ottobre iSy i.
Nel i8io fu aggregala all'Arsenale la
chiesa di s. Maria della Celestia, di cui
VEN 3i5
nel § X, n. i^, ora magazzino. L'offici-
na scultura fu stabilita nel iSao. Ivi si
eseguiscono tutti gì' intagli, busti, statue
e altri oggetti servienti a decorare le va-
rie parti interne ed esternede'na vigli. Nel-
la parte più interna dell'officina de' tor-
nitori sorge un altare con ispalliere e gi-
necei, e vi si celebra la s. Messa coll'inter-
vento di tutti gli operai. La t.^ sala d'ar-
mi fu così ridotta nel iSiS: essa è guer-
nila d'antiche armi, scarsi avanzi delle
depredazioni accadute ne' torbidi tempi
del 1797. Fra'vari oggetti sono da os-
servarsi. L' armatura di ferro di Carlo
Zeno celebre condolliere delle venete ar-
mi , cui la patria ascrive la propria sal-
vezza nella guerra di Chioggia neli38o.
L'armatura del senatore BVancesco Duo*
do, che tanto si distinse nella guerra di
Cipro, e nobile parte ebbe nella ricorda-
ta battaglia di Lepanto, in cui comanda-
va le suddette galeazze. Il raortaro a
bomba costruito di corde, cinto di ferro,
e foderato di cuoio: è questi un i.° sag-
gio dell'artigl ieria, dicesi, adoprato da Vit-
tore Pisani e Carlo Zeno nell'espugna-
zione di Chioggia, ma forse ha servito
anco prima, quando neh 349 i venezia-
ni comandati da Nicolò Pisani presen-
tnronsi a'genovesi presso il Capo Alger o
Alghero nel marediSardegna,ed ivi speri-
mentarono per la i .^volta gli effiitli dell'ar-
tiglierie (dice il Cancellieri neWeDisserta'
zioni epistolari bibliografiche, a p. 232,
che si conoscono cannoni di sòia, ed a Pe-
rugia ve n'erano di corda. E che dimo-
stra il Fantuzzi nt Monumenti Ravenna-
ti, che l'esercito pontifìcio faceva uso delle
bombarde neh 358, più anni prima del-
la guerra di Chioggia, nella quale certa-
mente' le praticarono i veneziani. Delle
bombardelle usate nella guerra contro i
duchi d'Austria nel 1 376,egualmente po-
co innanzi alla famosa guerra di Chiog-
gia, ne fo parola nel voi. XIX, n.i6). Al-
cuni oggetti che servirono alla barbara
sevizie di Francesco 1 da Carrara signore
di Padova. Spingarda bellissicna d' esal-
326 V E N
lo, diligeiile e penoso lavoro, clie vuoisi
opera ci' un figlio del doge Cicogna , già
nella sala d'anni del palazzo ducale.
Quallro finissimi bassorilievi in bronzo
che decoravano il sarcofiigo dell'ammi-
raglio Emo nella demolila chiesa de'Ser-
vi. Lama dello stocco , che col berretto-
ne benedetti IN^icolò V mandò in dono al
doge Foscari. Altro dello Stocco che col
lìerrellone benedetti, e lo ricordai in
quell'articolo, furono dati da Pio II al do-
ge Moro. Vessillo turco preso da' veneti
sidla galea del comandaule Ali pascià al
combattimento di Lepanto. Lo stabili men-
to di s. Daniele nell'Arsenale, è una casa
d'educazione marittima. L'isola delleVer
gini era il bagno marittimo (ora non è
più). L' Arsenale per l'artiglieria di ter-
ra, neliSog venne segregalo dal reslan-
le dello stabilimento. Vi è un parco a
palle con prospetto architettonico, ope-
ra deli 58o. Sei vaste sale d'armi sono
decorate a dovizia d' ogni maniera d'ar-
meria, alta a fornire da 60,000 uomini.
Quella di mezzo è da riguardarsi come
sala storica, giacché ivi si accoglievano e
festeggiavano con lauti rinfreschi i sovra-
ni e altri distinti personaggi. Mentre il se-
nato slava deliberando sulla guerra inti-
matagli dalla lega diCandjray,a't4 mar-
zoiSog l'Arsenale soggiacque a terribile
incendio, avendo preso fuoco la munizio-
ne da guerra, dando fuori con ispaven-
tosa furia e tieoiendo scoppio e fracasso,
la gran quantità di polvere che vi si tro-
vava. Arse pertanto nell' Arsenale, cana-
pi, corde e pece; arse quantità grande di
legname da galee e da navi; si spezzarono
molti bei pezzi d'artiglieria, e molle moli
ed artifizi meravigliosi;arsero miseramen-
te uomini e cavalli che ivi stavano per la-
vorare le polveri. Dal centro di si orribile
fornace partendo infiniti grossi ferri e
travi accese , andiuono quelli e cjueste
dal furoie del fuoco sospinte, assai lon-
' lane a cadere sugli altrui tetti delle case,
e quale accendevano e quale sfondavano.
Immensa fu la costernazione del popolo,
V E N
immenso il danno dell'erario; e quale tri-
ste augurio assai contristali restarono gli
animi de'veneziani. Altro memorabile di-
sastro d' incendio dell'Arsenale avvenne
nel silenzio della notte de'i 3 venendoli i4
settembre 1 56g, che ricavo come il pre-
cedente dagli/^/i«<^/Zi Urbanìàe\cay. Mu-
linelli. Lo scoppio terribile si udì all' im-
provviso, e fu così strepitoso che s'intese
oltremare nell'opposta costiera d' Istria.
Apparvero in cielo fiamme, tremola ter-
ra, traballarono le case,si aprirono le por-
te, si triturarono i vetri. Tutti spaventa-
ti balzarono da'Ietti, i più timidi piangen-
do e gridando misericordia, credendo av-
verato il prognostico in antecedenza pro-
palato, che in Venezia dovea a mezzo set-
lembie accader il finimondo. Molte don-
ne aborlirono, altre istupidirono, altre
impazzirono. Cagione di (anta sventura fu
il caso, il quale fece accendere 200,000
libbre di polvere nelle 3 conserve del l'Ar-
senale, benché costrutte di pietra viva. Si
accorse all'Arsenale per frenar l'impeto
delle fiamme che minacciavano di total
distruzione questo nobilissimo e stupen-
do edifizio. Era tutto già desolalo, trovan-
dosi le conserve convertite in profonda
e ampia voragine; rovinate in grin parte
dalle fondamenta le mura alti-sioìe di
cinta che guardavano settentrione, e con
esse due torricelle da vedetta; distrutte
le tettoie de' cantieri delle galere, e non
poche di queste incenerite , dappertutto
njucchi di rovine. Rovinale le circostanti
case, in uno alla chiesa e monastero di s.
Maria Assunta della Celestia; gravi danni
patirono i conventi di s. Francesco della
Vigna ede'ss. Gio. e l^aolo. Morirono cir-
ca 6 persone. Riparatosi con grandissima
spesa e con sollecitudine all'inestimabile
danno, per ovviare simili futuri casi ven-
ne ordinato di non più conservarsi la
polvere nell' Arsenale, onde non esporlo
alla totale distruzione, ma bensì nelle va-
rie isole delia Laguna in ajjposite loriet-
te, come dico nel descriveile. Da ulti(no
fu regolarizzala la comunicazione del por-
VE N V E N 327
trKli l\l.il:imocco, ili cui nel § XVIII, n. verenfe e grato dinanzi a^Ii eniinenli per"
38, coir Al sellale; mentre nel n. 3 del § sonaf^gi che vollero ricord-ita In memo*
}LVII l'iuìr) del gran can-ile di navigizic»- ria d'un fedelissima servitore della casa
ne militine e mercantile, la cui linea cor- d'Austria. La marcia Oanriolo , espres-
re da Porta Nuova deli'Arsenalestesso fi- sameute composta dalla banda di mari-
no a Middmooco. Si legge nella Gazzella na, cliìiise lo spettacolo. Gli arsenalotti,
di J'enczhi {.W Itmedì c) agosto 18Ò8, ri- in genei'ale, furono regalati con mezza
prodotla-dd n. i83 del Giornale ili Ilo- giornata di pig^i; ed in particolare, con
ina. » Nel periodo di tre anni, oltre varie gralifioazioiii largite da S. A. I. Tutti poi
iniportaiili costruzioni e lavori, furonoco- i capi de'diversi rami del servizio di ma-
sfruile in ((uesto I. U. Arsenale due cor- rina, non che gli ndiziali generali e sta-
vette di i." rango ad elice, della forza di bali in pensione, e loslesso sig."^ Girolamo
23o cavalli, portanti 22 pezzi in batteria, conte Dandolo (autore della lodata ope-
denominate T una Arciduca ' Federico, ra, La, caduta della liepiibhlicadi /'c/ze-
d'indelebile memoria (nella galleria che z/'/7J,(igliodidrillnstreammiragIio,eI)bero
fiancheggia la chiesa ile'cavalieri iliMalla, l'alto onore di essere ammessi alla men-
ai cui ordine appartenne, non ha molto sa imperiale, e colmati da quella eccelsa
si collocò un monumento a suo onore, Coppia delle più delicate gentilezze ".
perchè in Venezia visse caro a tulli, e ivi 5. Contigua all'Arsenale sorge la chie-
pure morì compianto), già in armamen- sa di s. Martino, di cui nel § Vili, n. 3.
to; l'altra, Silvestro conte Dandolo, lau- Da questa chiesa, costeggiando le mura
ciata in acqua sabato scorso, alla presen- dell' Arsenale , per intricato cammino si
za delle LL. AA, li. l'arciduca Ferdinan- sbocca sopra altro passeggio, ottimo per
do Massinuliaiio, governatore generale l'ore vespertine nella stagione d'estate,
del regno Lombardo- Veneto, comamlan- poiché guardi all'est, ed è sempre gio-
ie superiore di marina, della serenissima vato dalle brezze del mare. Intendo par-
sila Sposa, ilei conte di Fiandra (Filippo lare delle cosi dette Fondamenta Nuove,
fratello dell'arciduchessa), ed altri distin- prima di giungere alle (juali incontrasi la
ti personaggi di corteggio, nonché di di- vasta chiesa di s. Francesco della Vigna,
verse autorità civili, ecclesiastiche e mili- presso la quale era il palazzo Gritti ^ià
lari. Se in ogni consimile occasione 1' Ar- residenza dell'apostolica nunziatura: ani-
senale era aperto al pubblico concorso, bedue descrissi nel § K, n. 27. Poco lun-
in questa, per ordine di S. A. I. apposi- gi da tale chiesa vi ha parecchie fabbri-
to fu l'invilo a condegnamente festeggia- che di conterie degne d'essere visitate.
re il nome di quel patrizio veneto e vice- Ora, seguitando per le Fondamenta Nuo-
ainmiraglio, cotanto stimato pe'segnalali ve, per una angusta calle solitaria si vie-
suoi servigi e come fermo soldato, e co- ne a sboccare, per la via della Cirbaria
me i(nperltububile marino, e come finis- delle Tavole, alla Casa di Ricovero, voi-
Simo diplomatico. L'alto e delicato con- garmente Ospedalelto, ins. Maria de'Da-
cc[)iuiento non poteva in fatto meglio relitti, luoghi iliscorsi nel § XII, n. r4-
soddisfare a tutto; e pienamente il coin- Più innanzi e sulla piazza de'S'*. Gio. e
plesso della festa vi corrispose perchè scel- P.ioto ergesi il bel monumento equestre
to e numeroso fu il concorso, decorosi gli di Bartolomeo Colleoni, coli'ampio e ma-
addubbi, e cosi esalto e puntuale il varo, gnidco tempio sagro a detti santi , oh' è
da ridestare l'idea che perfino quello sca- quasi il l^antheon di Venezia pe' monu-
fu, nella maestosa sua discesa dallo scalo, menti d'illustri che racchiude, col conti-
fra il fragore dell'inno nazionale e de' re- guo convento, convertito in ospedale ci vi-
pticali urrà degli astanti, si inoslrasse ri- co, insieinealla propinqua sontuosa seno-
328 V E N
l>i glande di s. Marco, ed all'ospedale di
s. Lazzaro de* Mendicanti. Il moniunen-
fo, le 3 chiese, ed i pii luoghi descrissi nel
§ Xjn.ig, e nel § XH, n,i3. Inoltre lun-
go le Fondamenta Nuove s'innalza la no-
bile chiesa di s. Maria Assunta de'gesui-
ti, di cui nel § X, n, 63. Dalle Fonda-
menta Nuove, ai termine loro sulla cos'i
delta Sacca della Misericordia, insinuan-
dosi fra terra trovasi la chiesa di s. Cateri-
na col Liceo Convilto,e di questo e quella
parlai nel § X, n. 9. Una via principale
di Venezia è quella che dalla piazza di s.
Marco mena al ponte di Rialto, congi un-
gendo così i due gran centri del movi-
n/ento di questa città. Appellasi Merce-
ria, perchè da ambo i lati fiancheggiati
da botteghe da un capo all'altro, le più
sono di merci, coii>e molte di mode, mi-
nuterie ed altri oggetti di lusso o di co-
modo. Continua è quivi la frequenza del-
la gente, chi per provvedere a'propri bi-
sogni e capricci, chi passeggiando per di-
letto ed appagando la propria curiosità
nel mirare un'infinità di svariati prodot-
ti dell'industria umana, chi semplicenjen-
te passando per quinci dirigersi per le
molle vie minori ciie in questa meUono
capo, o per varcare il ponte di Uialto e
procedere all'altra parte della città. Per
questa via incontrasi primieramente la
chiesa di s. Giuliano, di cui nel § Vili,
n. 26. Una porta laterale, dalla Merceria
inette in chiesa s. Salvatore, che sul pic-
colo campo o piazzetta, che si voglia di-
re, del suo nome, ha la facciata: ne tenni
proposito nel detto §, n. 28. Il già mona-
stero attiguo, ora serve di caserma. Qui-
vi appresso sorge la scuola grande di s.
Teodoro, di cui nel citato numero. Ter-
n)ina la Merceria col campo 0 piazzetta di
s. Bartolomeo, che giace a pie del ponte
di Riulto, e sul quale è la chiesa allo stes-
so santo dedicala, descritta nel § Vili, n.
25. Da tietto campo una via principale,
che a certa distanza segue il corso tortuo-
so del Canale Maggiore o Canalazzo, gui-
da a Caunaregio o CanaUegio, sestiere
V E N
popolatissimo e quanto mai ameno della
città, il quale colla sua punta estrema
guarda a tramontana e manda al margi-
ne della Laguna per Malghera a Mestre
grossa terra e capoluogo di disi retto a
2 leghe nord-ov(jst da Venezia. Malghe-
ra era un villaggio fra il canale dell'Ose-
liiio e quello di Mestre, presso le Lagune :
i francesi, sotto il regno Italico, vi eresse-
ro un folte. Nell'anzidetta strada sem-
pre folla di gente, prima s' incontra la
chiesa di s. Gio. Crisostomo, di cui nel §
Vili, n. 40' Più innanzi sorge la chiesi
de'ss. Apostoli, descritta nel ricordato g,
n. 37. Le è vicina la chiesa della Coiìfes-
sione Aiigitstana eterodossa, ossia della
comnnìùi Evangelica Protesta/ile. Ne fu
architetto il Tirali, e fu già scuola o con-
fraternita del santo Angelo Ualfaello. Ol-
tre la tavola dell'altare, beli' opera del
R^izzi, con l'Angelo Custode, vi è un qua-
dro del Salvatore; figura bellissima, con-
dotta da Tiziano in avanzata età, secon-
do il Moschiiii. Seguitando incontrasi la
chiesa di s. Sofia, poi quella di s. Felice, di
cui nel § Vili, n. 36 e 35. Viene poi la
chiesa di s. Fosca, cui succede cpiella di
s. Maria Maddalena, ambedue desciitte
nello slesso § ai n. 34 e 32. Indi s'in-
contra la chiesa de'ss. Ermagora e For-
lunato, volgarmente s. Marcuola, e l'al-
tra di s. Geremia, discorse nel § Vili, n.
3o e 2q. A ridosso a quest' ultima è il
palazzo Labia architettato dal Cominci-
li, con sala dipinta a fresco dal Tiepo-
letto, di paolesca fantasia e felicità d'ese-
cuzione , fra architetture di Girolamo
Mingozzi Colotmn. Appresso il palazzo
Manfrin, con ricca galleria di scelle ope-
re de'più glandi maestri d'ogni scuola,
ben disposte e decorosamente collocate
imo stanze, la più cospicua galleria par-
ticolare che vanti la città, formata dal
marchese Girolamo. Meritano ricordo
ora soltanto (giacché è posta in vendita,
e già furono alienati vari capi d'opera),
j celebrati dipinti della Deposizione di
Tiziano, un sollillo di Paolo, un cartone
V E l\
ili IiiìfTielIn ec. Le-^si nel Corriere Ita-
liano di Veiie/.if» ilei i85a de' 29 marzo.
« Menile la lìelln Venezia d'ora in ora
si va spogliando de' capolavori della sua
scuola di pittura, passato essendo poco
|)iìi d'un anno, dacché vedevasi uscire
dalla nostra città lu famosa galleria Gar-
barigo, edora standosi anche per perdere
la preziosa raccolta Manfrin, riesce pu-
re di conforto vedere che uìenlre dal-
l'una parte si atterra, dall' altra si edi-
fica . . . vogliamo dire della raccolta Cor-
rer ". Della quale e del palazzo che la
contiene, ragionai nel n. 3 d1 questo stes-
so §. Dopo il palazzo Manfru», trovasi
il Palrizzo Savorgnan, poi del barone
Gaivagna (al quale stalo presidente del
nuigistiato camerale, pel suo attivo ze-
lo, Venezia dovette in altri tempi la con-
servazione di tanti capi d'arie: questa è
autorevole testimonianza d'un Moschini),
ed ora di S. A. I. il duca di Modena, che
l'acquistò da e^^so, architettalo dal Sardi
nel secolo XV 11, fu quindi dopo ilr.°qt»ar-
to del secolo corrente restaurato, ed ele-
gaiilemente abbellito, anche con iscelta
pinacoteca. La fronte costruita di pietra
istriana, è di stile secondo il gusto dege-
nerato nell'epoca di sua erezione. Però
Sono veramente nobilissimi 1' atrio e le
scale. Il contiguo gianlino è loilevole per
la sua ampiezza, per la sua bella disposi-
zione e per ricchezza di piante, essendo
imo de'3 maggiori giardini di Venezia,
luenlie gli altri due sono l'orlo botanico,
(li cui nel X, n. 47» 6 il giardino Papa-
(lupoli, discorso nel § Vili, n. ^1 (in os-
>-c'quio all'indimenticabile Francesco IV,
il cui fu intitolato questo mio Diziona-
rio , io non lascio le opporlunilà per
iiggiungere nozioni a tuttociò che riguar-
(1 1 l'illustre Modena , come per ultimo
l'i.'ci nel voi. LXXXVI , p. 49> per cui
qui registro il riferito dal Messaggere di
Modena iWj novembre 1 856, riportato
dal n. 25f) del Giornale di Roma. Nel
d"i precedente mg."^ Alessandro Franchi
urcivescovo di Tessalonìca , internunzio
V E iV 329
apostolico a Firenze, presentò in udien-
za di forokalità all'arciduca Francesco V
duca di Modena il breve ponlilicio coi
quale viene accreditato nella medesima
qualità anche presso la real coi le Esten-
se). All' estremità dì questa fonduinenla
e proprio presso al margine della Lagu-
na sta edificata lachiesa dis. Giobbe, una
delle più pregevoli di Venezia, che de-
scrissi, sempre colle proporzioni di que*
st'arlicolo, nel § X, n. 47> Uscendo da
essa, passalo il ponte di tre archi che
sovrasta al largo rivo di Cannaregio ,
s'incontra il Ghetto degli ebrei. — Su-
periormente col eh. Meschini, parlando
dell' isola della Giudecca, dichiarai che
ivi non vi ebbero mai soggiorno i giudei,
benché altrove col vocabolo Giudecca si
disse il luogo abitato dagli ebrei, e lo rile-
vai nel voi. XXI, p. i8,elors'anchein allri
luoghi. Sull' origine dello stesso vocabo-
lo può vedersi il prof. Piomanin, Sloriadi
Fenezia, 1. 1, p. 46 ei5i. Della casa in
Venezia de'catecumeni discorsi nel § XI 1,
n. 7. Della slabile dimora degli ebrei in
Venezia, e ilelle leggi loro prescritte, ri-
peterò il riferito dal Mulinelli negli Au'
unii Urbani dì ì'^enezia, il quale ripro-
dusse quanto in argOfnenlo pubblicò il
Tentori: Saggio sulla storia civile^ poli-
tica,ec. degli stati della repubblica di
J^enezia, nel t. 2, dissert. 20. Narrandoli
cav. Mulinelli i costumi della metà del
secolo XV, e l'eccessivo lusso, tarlo tre-
mendo della società, la repubblica volle
frenarlo a vantaggio delle famiglie che
si depauperavano. Fu allora che gli ebrei,
nelle cui sole mani era caduta l'usura, la
cui diligenza e destrezza in ogni pecunia-
ria operazione erano ben note, mostran-
dosi sempre solleciti d'accorrere là dove
avessero potuto ingrandire le loro entra-
te, si permisero di fermar stanza in Ve-
nezia, sorvegliali però particolarmente e
retti con particolari l<^ggi, alìlnchè ne'bi-
sogni de' cittadini li potessero sovvenire
dando loro denaro ad usura. Fu allora
che la repubblica, non essendovi ancora
33o V E N V E ^'
i Dioriti di pietà (f.), uè pubblici ban- venm già, come taluni Mciisaiio, rial gel-
chi, i quali (lessero denaro a pieslito, né to che ivi facevasi di mortai e di canno-
usurai trovandosi commiemerite Ira'siioi ni, ma forse o da gheth, che presso icai-
cilladiiii, deliberòe per sovvenire i [)Ove- dei e i rabbini suona gregge, o da nglie-
ri ne'loro bisogni, e ove fosse stalo uopo d/ili in ebraico, e in siriaco iighelto, che
anche l'erario, e per animare il giro tan- vale Si/ingoga o Congregazione (f.).
todel piccolo qtiantodel graiideconimer- Questo ri(lesso,ch'è(lell'eruditissimoGal-
cio,di richiamare dall'esilio l'ebraica gen- Iicciolli, pure celeL>rato orienlalista, sog-
le: ma perchè dovesse riu)anere sempre giunge il Mulinelli, viene maggiorinen-
incerta di sua ventura, e in questa guisa te confermalo nel vedere, che peri' Ita-
non potesse ingrandirsi né commettere lia tutta si chiamò sempre il recinto as-
l)arocchi,stabih di condurla inVenezia per segnalo agii ebrei col nome di ghetto;
un determinato tempo chianialo <•o«r/o^ dalla (pxai voce dinotante il giudaico do-
</7j' avveduta misura chedoveviuidonda- micilio, sempre sozzo, sempre povero iti
leagrandissimogiovamentodella repub- apparenza e sempre pulente di tai>fa,es-
blica.Aiìlnchè poi gli ebrei fosserodislinli ser deve certamente venuta l'italiana
tla'cristiani, venne ordinato che dovesse- guitto, che equivale appunto a sucido, a
IO portare nel mezzo del petto im segno sciatto e a sciamannato. Sul voi;abolo
giallo, mutato poi ora in una berretta G/ie«o,recintoo claustro israelitico, si può
gialla, ora in un cappello coperto di ros- vedere il voi. XKI, p. 33 : certamente ne
so, e nnalmenle in un altro di tela cera- riparlai anche in altri luoghi, Piissati a •
ta (dunque non furono i soli Papi ad e- dunque gli ebrei ad alloggiare nella Gor-
8Ìgere tale segno: anzi si h'gge nel No- tede Calli, s'impose loro di pagare a'{)ro-
\aes. Storia di Paolo [V : >■> In lloma prielari di quelle case un 3.° di più della
separò gli ebrei da'crisliani, costringeu- solita pigione; rimetlevasi all'opposlo a'
doli atl abitare rinchiusi in una strada padroni disile cise stesse il pagamento
conligua, toa divisa dalla città, e si chia- della dt-cima sopra quel 3." (nel citato
ina il Ghetto, come aveva fatto nella sua articolo Ebuei, dissi del /«v gazagà nelle
capitale la repubblica di Venezia'. vSi può case chi? godono gl'israeliti di Roma, il
•vedere pel restola biogratia di quel ve- quale importa non solo un diritto d'in-
nerando Sommo Pontehce, massime nel quilinato ereditario, ma ancora la pen-
Cne).iNon potessero, in riverenza d'Iddio sione regolata che non può accrescersi a
e per i'mleresse della città, acquistar uè capriccio. Questo lo notai pure nel voi.
case uè altri possessi; non potessero esercì- L, p. 293. Ivi e nel voi. LX.XXlV,p.67
tar nessuna arte nobile, fuorché la medi- hunentai 1' eccesso dell' odierne pigioni
Cina, nessuna manuale. vSorpresotm ebreo senza limite, con cui sono gravati i cri-
a giacere con donna cristiana , se quella stiani ; perciò in questo inferiori agli e-
fosse stata a)eretrice di liialto , dovesse brei, a'quali i Papi concessero e sosten*
pagar 5oo lire e rimaner prigione per 6 gono il jus gazagà, e non pertanto so-
mesi; se non fosse stata donna di parli- no malmenati ingiustamente e con a-
to, dovesse slare in carcere per un anno perla ingratiludiue da qualche scritto-
e pagare parimenti lire 5oo. l'erdimo- re). Quiiidi si edificò un alto muro di
ra degli Ebrei (y.) si assegnò loro uno cinta, che li sep;irasse allatto dal consor-
de'piìi pantanosi luoghi della città, cioè zio degli altri cittadini; ivi chiudevan-
cerla Corte delle C«///siluata fra le con- si dal Iramuuto al levar del sole, allìdan-
trade di s. Girolamo e di s. Geremia, nel dosi la custodia delle due porte a guar-
sesliere di Canuaregio , avvertendo che die ciistiane da pagarsi dagli ebrei; era
il uoine di G /ietto dato a quel sito, nou interdetto che uscissero ne' nostri giorni
VEN VEN 3^1
tuni'i (la quel quarllere, ne'di cui circo- quelle delle scuole clenoniinate Spagnuo-
stilliti canali si facevauo girare, per niag- laeLevanlina. Fal:)bricata lai." nel i 6 55,
gifjf cautela, notte e giorno due barche forse con ilisegno di Longhena, anibetlue
armate; non potevano avere sinagoga a trovansi nel loro interno in buona forma,
Venezia, !)ensì a Mestre, e dar dovevano avendo la 2.' decorazioni di alarmi orien-
sepoltura a* loro cadaveri in un incullo tali. Tutte poi sono fornite di preziosi
tratto di spiaggia (le tombe degli ebrei paramenti, e di copiose Hibbie tnss., an-
sono al Lido, poco liuige dulia chiesa di co antiche e assai pregevoli. Del resto,
s. Nicolò, e niuna merita osservnzione. alFerma il lodato prof, [iomanin, gli e-
Da ulluno formarono un chiuso di tavo- biei furono trattali con giustizia e difesi
le per seppellirvi i loro morti. Non man- dalla repubblica, come con lui dirò
caiio sparse pel Lido antiche lapidi se- nel fine del dogado yS." nel § XIX, nar-
polcrali, anzi ve ne sono pure di prote- rando pure che il decreto di e-ipulsione
stanti che vi hanno il loro ciniilerio). Fa- deli 571 fu rivocato nel 15^3. Attraver-
cendosi però dal popolo miserabile ludi- sato il Ghetto, trovansi 3 rivi quasi dirit-
brio di que' corpi morti, si permise che il ti e paralleli , fiancheggiali da spaziose
carnaio fosse chiuso da uno stecconato.Ma fondamenta che somministrano amenis-
rotta la barriera, ne'Ninedì di settembre simi passeggi. Su queste si vede la chie»
(che descrivo nel § XVill, n. i i), stando sa di s. Maria Madre dtd Uedenlore, cioè
il volgo giocondo in gozzoviglia in quel- delle Cìippuccine a s. Girolamo, di cui
l'antico cimiterio, l'ebie donne cogli e- nel § X, n. 66; la chiesa di s. Alvise di-
bri uomini menavano carole disdioevoli scorsa in dello §, n. 4'i e l'oniatissima
sopra quelle lombe, essendo sempre irri- chiesa di s. Maria dell'Orlo descritta nel
veienle il violare le spoglie de'defunli n, 38 del medesimo §. Segue la già scuo-
(massime alla carila cristiana e alla sles- la grande di s. Maiii della Misericor-
sa civiltà). Oltre tutte (juesle vessazioni dia, ora deposilo de' vestiti militari, e la
durissime, e altre che dirò, pagavano gli prossima chiesa pi-iorale e ai)b;iziale di
ebrei ogni qualvolta erano nuovamente tal nome, di cui ragionai nel § IX, n. i.
condotti, ed avveniva ora ogni triennio. Dal suddetlocampodis.BartT)lomeo,var-
or ogni quinquennio, ed ora ogni decen- calo il ponte di Iiialto, trovasi a piedi di
dìo, grosse somme; però dal canto loro esso la chiesa di s. Giacomo, che vuoisi la
non cessavano, come dice una cronichet- i.' fondata in Venezia, di cui nel § Vili,
ta, di mangiare tutto il paese, lauta uti- n. 5g, e nel § XIX, n. 2. Di fronte a
lilà cogliendo da poter bene paziente- questa chiesa è la rinoniata statua del
mente comportare le angherie molle di così dello Gobbo di Ridilo sorreggente
cui venivano gravali. Ma se costoro ec- una scalcila che mette alia sommità
cessivamentelucr.'ivnno, nonrislavunogià d' una colonna corta, sulla cpuile un co-
i veneziani di rifarsi alle loro spese, giac- mandador a teiu\w óeììa repnldjlica ne
elle facendo legge, dato il bisogno e Toc- bandiva le leggi, facendo il simile altro
e. isione, di non condurli più, terminala coinandador sulla Piazzetta, montalo
che fòsse la condotta, accadeva che poco sulla pietra perciò della del bando. La
dopo si abrogasse il decreto, e che gli e- spaziosa via che fiancheggia il campo o
brei fossero ricondotti per una maggior piazza aperta dinanzi a questa chiesa, e
somma di quella che aveano sborsalo corre fra le cosi dette Fabbriche eret-
perlacondolta precedente. Il Ghetto dou' te dallo Scarpagnino, là dove queste (i-
que, ove fin dal i5i6 dimorano gli ebrei, niscono si divide in due che sono delle
è diviso in Nuovo ^ Nnovissimo e ree- principali dellacitlà; seguendo quella che
c/wo.Vi sono 7 j/Wg^og/ie, primeggiando piega a ruau sinistra, presto trovasi la
33.1 YEN YEN
chiesa fli «. Gin, Elemosinano, tlella qua- siano (nella conliada di tal nome vi nyen
Je nel § Vili, n. 5b tiallai. Poco da qne- il palazzo di Caterina Cornalo regina di
sia di^coMto sorge la chiesa di s. SiUe- Cipro, ove mori neli5to: una delle vie
suo, già di giurisdizione del patriarca di della contrada slessa, in sua memoria fu
(ìiiido, che risiedeva nel propinquo pa- chiomata calle della Regina, e. \o è tut-
Iriaichio, lutto narrato nel dello §,n. 56. torà); poi a quella di s. Maria /Mater Do-
V\\\ innanzi s' incontra la chiesa di s. A- mini, ed'arobedue si può vedereil § YllI,
poDinare, recenteuieiite riaperta, di cui n. 49 e4B. Benché più lungi questa via
nel § Vili, n.55; ecpiindi d leinpiodi s. prosegue, l'afiluenza del popolo si alien-
Paolo, di cui pure nel § Vili, u. 5o. In la in campo a s. Giacomo dall'Orio, la
que&lo campo di s. Poloesid suo rivo vi è cui chiesa descrissi nel § Vili, n. 46.
il Palazzo Mocenigo già Coinaro,-Avdì\- 6. Dalhi piazza maggiore tli s. Marco
Iellato con mollo ingegno da Sanmiche* partono due altre vie principali. L'una,
li, che lo fece apparire regolare, ad onta uscendo pel così dello Campiello o Piaz-
che di pianta irregolarissima , circa il zelta de' Leoni, verso sud-est, incammi-
I 548. [jC Fahbriche. di Venezia ci dan- nasi al ponte dello di Canonica o di s. A-
no due tavole col prospello e le parti e- pollonia , presso al quale elevasi il Po-
steme spiegale dal Dieilo. Lo dice magni- lazzo Trevixan poi de' Crz/^je/Zo, magni-
fico, d aspello maestoso e imponente, il fico e grande edifizio, disposto con cnol-
quale hen più che in disegno, si fa co- ta eleganza, ed incrostato di marnji orien-
spicuo in natura per la forza de' rilievi tali: annunzia l'epoca delia buona archi-
che nefannospiicaiesopramniodo le par. lettura, come si vede nel prospetto sul
ti. A malgrado del molto nunierode'pia- rivo della Canonica, presso le Fabbriche
ni ne'quali è ili viso, cioè 6, serba non per- f// /^c«ez?'«, illustralo dal Selva. Dalla
tanto un carattere di grandiosità non co- patrizia famiglia Trevisan passò in quel-
iMune, prodotta dalla ben inlesa distri- la de'Cappello, ma non fu domicilio del-
buzione delle parli, e dalla convenienza la famosa Bianca Cappello figlia dell'ac-
de'Ioro ornamenti. Procedendo più oltre (piirenle Bortolo, come avverte il Zanot-
eccoil vasto e magnifico tempio di s. Ma- lo contro l'asserzione del Selva. Bortolo
ria Gloriosa de'Frari, fra 'cui monumen- prima abitava a s. Cassiano in un palaz-
ti sonovi quelli di Canova e Tiziano: l'a- zo di stile lombardo, che si vede di die-
diacenle amplissimo convento serve ora tro nel rivo di Carampane. Ivi Bianca fug-
ali' Archivio generale. Di tutto feci de- gì con Pietro Bonavenluri, che avea l'a-
scrizione nel § X, n. 21. Dietro la chie- hitazioue vicina. Bortolo comprò poi nel
sa sorge l'altra di s. Rocco, e la prossima i577, o meglio Bianca slessa, il palazzo
omonima scuola grande, meraviglioso e- Trevisan, e [)erciòiimanzi ch'essa divenu-
difizio: d'ambedue ragionai nel § XIII, la mogi ledi Francesco M.', nel iSyg fosse
n. 5. Poco lontano s' incontra la chiesa coronala granduchessa di Toscana (F.).
d'i s. Panlaleone, di cui nel § Vili, n. 64. Laonde ella qui non abitò mai, per non
Pi ocedendo per lo spazioso e allegro cam- cser toinala a Venezia mai più, moren-
po di s. Margherita, trovasi la chiesa di do in Fnenze nel 1587, do()0 averlo do-
s. Maria de! Carmine, e la contigua seno- nato al fratello Vittore, e Bortolo mancò
la della confraternita dello slesso nome, poi a'vivi nel 1 5q4. Bianca dichiarata fi-
descritla questa nel § XIII, n. 7, e quel- glia della repubi)lica di Venezia, donata
la nel § X, u. 69. Ripigliata la via priu- dal Papa della Rosa d'oro benedella, dì'
eipale, al termine delle Fabbriche di Rial- venne favorito argomento alle narrazio-
to, conduce essa, pel campo delle Becche- ni e fantasie degli storici, de'poeli e de'
rie, priraieramente alla chiesa di s. Cas- novellieri. Questo edifizio è diviso in due
V EN
separate nbitazìoni; quindi duplici sono
gl'iiigi essi da lena e d'acqua; questo dal-
1 arcu di mezzo e da quello a dettra; gli
altri da' due furi rettangolari, frapposti
ad essi due ardii, uiediante un ponte che
attraversa il rivo. Il 3. °a sinistra introdu-
ce ad una vasca, delta vulgartnente Ca-
vana, profonda quanto il rivu, e ch'è un
utile ricetto per custodire le burelle. Il
prospello che Le Fabbriche di f eneiia
produssero nel t.i,è pioptìaniente quel-
lo il quale si eleva sul rivo dello fZ/Prt-
^</zzo, e così denominalodal palazzo Du-
cale die s'innalza al margine destro di es-
so rivo. Ora il basamento, le cornici prin-
cipali e secondarie, i ballatoi molto spar-
genti sostenuti da mensoloni, ed ogni al-
tra parte aggettante di (juesto prospetto
è di mai ino istriano lavorato con somma
diligenza, e gl'inlerposli spazi sono inve-
stili degi accennati marmi greci ed orien-
tali. A cotanta sontuosità si bramava dal
Selva congiunta una più esatta simme-
tria ed euritmia ; ma riflettendo che il
passaggro dal pessimo al perfetto non può
eirettuarsicheagradi, volle scusarne l'au-
tore, eh' esser deve uno de'Lombardi, o
Guglielmo Bergamasco, ed anzi essere a
tali autori obbligati d'aver i primi scosso
il giogo della barbarie nella quale sta-
vasi involta la bell'arte deirarchitellura.
Inoltre Le Fabbriche di Fenezia, del pa-
lazzo già de'Trevisani a s. Maria Formo-
sa ci dierono nel l. 2 una tavola aggiun-
ta, illustrata dal Diedo. Dice questo sa-
piente: » La bellissima nostra patria Ve-
nezia, solo pari a se stessa, olTre nella co-
pia de'fabbricati suoi, per istile e caratte-
re fra se diversi, una varietà meraviglio-
sa, per cui a parlare il linguaggio poe-
tico, si direbbe che ove trionfa la ma-
gnificenza del carme, ove la gentilezza
dell'idillio: varietà che diverte e trattie-
ne l'occhio mai stanco ed occupalo dalla
noia, essendo certo che niuno spettacolo
può tornare più gradilo del veder succe-
dere nella lunga fila degli edifizi che
quinci e quindi si specdiiauo nell'acque
YEN 333
del gran Canale, l'arabo gusto al more-
sco, il saiisovitiiuno al lombardo, la gret-
tezza dar luogo all'iiiiiea liiidura e sem-
plicità, e questa confondersi e perdersi
nel nien talor castigato, ma non i.neno
incantevole per estrema dovizia che in-
clina al decadimento. 11 pros|)etto che
andiamo a descrivere è di <piel genere
temperalo, su cui, dopo aver sospese le
ciglia per lo stupore mirando le moli co-
spicue e imponenti de'Grimani, de'Cor-
naro, de'Contarini, de'Foscari, giova ab-
basscirle e rivolgerle come a dolce ripo-
so, suir inimitiibdi grazie lombardesche.
E di tali grazie ci sembra ne dia un bel-
l'esempio que>ta leggiadra facciata, ope-
ra appunto di Sanie Lombardo". Co-
mincia dal lodare la porta d'ingresso al-
la casa appiedi del poule traversante il
rivo che ad essa vi mette dal campo, e
provvede del pari all'ingresso per la par-
te d'acqua, insieme congiungendo le 3 di-
verse aperture, e forma tale un comples-
so che, senza deviar dalle regole dell'u-
nità, fornisce soggetto a un contrasto non
disaggradevole di forme. Ornalissime so-
no le finestre tutte de'piani; magnifica la
modiglionala cornice che corona degna-
mente la fabbrica. Tuttocompartealgen-
tile prospetto il carattere della più squi-
sita eleganza. Procede poi la via diretta-
mente al campo di s. Zaccaria, sul quale
innalzasi la chiesa a (piel santo dedicata,
di cui nel § X, n. 3, una delle migliori del-
ia cillà. Quindi succede la chiesa di s.
Giorgio de'greci, già residenza dell'arci-
vescovo di quella nazione e rito, come
narrai nel § XIII, n. g. Poi viene la chie-
sa di s. Àntoniuo discorsa nel § Vili, n.
5] e indi la chiesa de'ss. Giorgio e Tri-
fone della scuola e nazione degli schiavo-
ni, descrilta nel § XIII, n. 8. Retroceden-
do è la chiesa di s. Lorenzo col contìguo
stabilimento della Casa d' Industria, co-
me dichiarai nei § X, n. 4- Finalmente
si giunge al campo di s. Maria Formo-
sa, sul cjuale sorge la chiesa di tal no-
me, della quale tenui proposito nel § V 11 1,
334 V E N
u. y. Il suocainpo contiene il pa Lizzo Priu-
li, archilettiira del Manopola con faccia-
la eieganleniente adorna; ed il palazzo
MaIipiero,arcliiletluia di Sante Lombar-
do , pure con prospello mollo elegante,
incrostato di fini marmi. Passalo un pon-
te si arriva al Palazzo Griinanì a s. Ma-
lia Formosa, con ampio cortile di stile
sanmiclielesco, lutto adorno d'antiche o-
pere d'arte e di greche e Ialine iscrizioni,
ed in cui si ammira la statua colossale
di Marco Agrippa, argomento a tante dot-
te ricerche , ed eziandio celebrata e de-
scritta dal celebre E. Q. Visconti. Porta
scolpito in lettere latine il greco nome
del suo arlefice che fuEro,nome non igno •
to alla storia dell'arti greche. Molle ric-
chezze d'aite erano in cpiesto palazzo,
che poteva chiamarsi tempio o museo
delle belle aiti, eil altrove recate; tutta-
via ne conserva ancora alcune altre, non
più essendovi la maggior parte delle rife-
rite dal Moschini.Pertanto,ascesa la scala
a lumaca, nel i.°luogo vi èammirabile una
belli«isima statua greca, che sembra rap-
pre'sentare un oratore nell'atto di rispon-
dere dalla tribuna. Sorprendono, sì per
l'eleganza, si per la bellezza, in una stan-
za, gli slucciii e dipinti che si condussero
da Giovanni da Udine. Vi è presso uno
stanzino pure d'ornalissimi stucchi, con-
dotto dal medesimo Giovanni da Udine
nel I 5.^9. La scala ha il so(ììllo condotto e
dipinto dal Zucca ro. Va però rammentala
con Le Fabbrìclie di ì'eaezìa la porta
d'ingresso del palazzo dichiarata dal Die-
do, il quale parla di questo celebralissimo
edifizio, limitandosi alla descrizione della
porta d'ingresso, del Sanmicheli, per co-
inun consenso. Nobilissimo n'è l'insieme,
regolari le sue proporzioni , ingegnoso
l'innesto delle parti ornale alle rustiche;
tulio elegante e decoroso. Leggiadra è la
(Ineslra sovrapposta, ingentilita da due
colonne corinlieco'loro sopra-ornati. L'o-
pere di scultura sono messe acconciamen-
te a tributo, su' lati per dilatare, e sulla
cima per beu concludere la corjaposìzio*
V ÌE iV
ne,co'3 busti che vi sono locati. Loslem-
ma Grimanì, ornato dell'insegne car-
dinalizie, è circoscritto da ricca corni-
ce a intaglio, e non può meglio figu-
rare. — L'altra via che esce dalla piaz-
za di s. Marco all'angolo tra le Hro'.:ura-
lie nuove, e la nuova fabbrica del Palaz-
zo Pieale , dirigendosi a ponente, mena
primieramente alla chiesa di s. Moisè, di
cui nel § Vili, n. I 5. Più avanti sorge la
chiesa di s. Maria Zobenigo, poco distan-
te quella di s. Maurizio , alquanto più
lungi l'altra di s. Stefano, e da questa
poco discosta la chiesa di s. Vitale, lutte
descritte nel § Vili, ne'o. 16, 1 7, 52, 1 8.
Tornando di colà pel campo di s. Angelo,
e per la chiesa di s. Benedetto, di cui nel
n. 2 I di dello §, si viene a s. Luca, chiesa
pure in esso discorsa nel n. 1^; e per tor-
tuosi calli si giunge al campo di s. Fanti-
no, sul quale sorgono 3 cospicui edilizi,
il teatro la Fenice, che descrivo nel § X.V,
n. t, la già scuola dis. Girolamo, ora re-
sidenza (lell'Aleneo, e la chiesa di s. Fan-
lino, fabbriche e scientifico stabilimento
de'quali ragionai nel § Vili, n. 23. Ma
percorrendo le vie principali, dice il ve-
neto Dizionario, non tulli i principali
monumenti di Venezia cadono solt' oc-
chio, ned è possibile in una escursione
raccoglierne le notizie; imperocché giuita-
menle osservarono intelligentissimi e il-
lustri viaggiatori, esser nell'altre città i
parli dell'arti belle con parca mano di-
stn!:)uiti, ma in Venezia sono ammontic-
chiali e tale da confondere pel numero,
la varietà e l'importanza la mente più
capace. .Se nonché molto pur dovendosi
passare sotto silenzio, in questa escursio-
ne per la topografia de'Iuoghi che non si
percorrono, ne'quali già ne descrissi gli e-
difizi sagri esistenti e non più esistenti,
dirò col medesimo Dizionario, non do-
versi tacere di ricordo la chiesa dis. Ni-
colò di Tolentino, il cui convento ora è
caseroja militare, discorsi nel§ X, n. 58 ;
le chiese di s. Marziale,di s. Barnaba, del-
le quali può vedersi il § Vlil ne'u. 33 e
VE N
65; quella di s. Gio. Evangelisln, dì cui
liei § XIII, n. 2; dis. ToiDinaso, descrit-
ta nel § Vili, n. 5i; di s. Maria de' Mi-
racoli, delia quale nel§ X,n. 53; di s. Gio.
Laltisla de'Calecumeiii, col pio luogo nar-
ralo nel § XII, n. 7 ; di s. Gio. in Oleo,
e dis. Gio, Decollalo, descrille nel § Vili
ne'n. i 1 e 45; di s. Maria della Consola-
zione, della la Fava, di s. Francesco di
l'aola, di s. Teresa, dello Spirilo S.uito,
tulle descrilte nel § X, ne'n. 78, 64, 70
e 5i. Inollre devon.si in hreve descrive-
re i scgiienli palazzi. Quello àc Contai ì-
ìd a s. Liua, nel sesliere di s. Marco, è
un ediCzio di mollo pregio per l'elegan-
za, purità di lavoro, e finezza de'niuiuii,
dello siile de' Lombardi e che manifesta
il risorgimento del buon gusto. Le Fab-
briche (li f'enezia olTiono il pruspelloilel
pala7zo sul livo delle Poste, il Diedo fa-
cendone rilevare i pregi, dice: >» All' e-
k'ganza delle parti, alla venustà degli ac-
cessorii, alla manieia dì legare le cor-
nici col parapetto de'poggiuoli, agli uni-
ci pilasiii posti in ciascun piano sugli an-
goli a fiancheggiar V edilizio , alla ric-
chezza degl'intarsi nobduiente sparsi a
foggia di cammei e di labelle ne' fregi e
iie'campi, all'insegne gentilizie, corredale
(la emblematici ornauienti, scorgi senza
inganno un'opera sorella a molle altre,
ammirate quali foriere del leggiadro cin-
quecento". La distribuzione n'è regolaris-
sima, né per questo esclude l'amabile ;/&-
lieta. Tulio questo prospelto riluce di
iGni marmi, e si dislingue per isquisilez-
sa d'esecuzione che lo fa vieppiù gustare
in natura ove le parti si vestono di mag-
giore rotondità, e spariscono quelle che
ia disegno sembrano secchezze. Le Fab-
briche di fentzia, con illustrazione del-
lo sfesso Diedo, ci danno la loggia nel
giardino del palazzo Zanobrio a'Carmi-
ni* La doviziosa fumi"lia di Jal cognome
ad ofiiire il disegno d' un edifizio , che
posto nel fondo del suogioidino facesse
scena e insieme prospcllo alla casa, vi e-
reisc UD paiazziuochc accoppia per ruta
V E N 335
guisa la comodità all'eleganza. Perchè di-
viso a due piani con sala nel mezzo , lar-
pa quanto la loggia, e quindi nel bassu
un'ampia stanza quadrala pel giardinie-
re , indi la scala e altri luoghi fornisce
al giardiniere un asilo, ed un ricello alte
cose perliiienli al giardino. Nel pianter-
reno sporge una loggia adorna di 6 co-
lonne d'ordine ionico. Il piano superiore
presenta un'amena terrazza. La parte di
mezzo fa di se gentil mostra con 4 lesene
corintie addossale al muro. Non n)ancaa
sì bel complesso la decorazione d'alcune
slalue , che giudiziosamente inlrodolle
corredano la parie più ornata dell'edifi-
zio. Il palazzo Dona sulle Fondamen-
ta Nuove, che si crede disegnato da fia
Paolo Sarpi. fi palazzo Emo, ora Treves
as. Moisè, ornalissimo per dipinti e su-
perbo di due slalue in marmo ccjlossali
ti' Aiace ed Ellore,oscile dallo scarpello di
Canova. Il pala?.zo Loredan a s. Stefano,
eretto intorno alla metà del secolo XI V e
rifabbricalo nel fine del XVI, in cui ri-
sietleva il comando generale della cillà e
fortezza di Venezia, il quale da ullimo fti
Irasferilo sulla riva degli Schiavoni (es-
sendo ora con)andaule della cillà e ibr-
lezza di Venezia il barone Lcderer), ed
invece l'occupò la regia delegazione pro-
vinciale, che prima stava nel palazzo Cor-
rer della Cà Grande, come dissi nel n. [
di questo §. Il palazzo Pisani a s. Stefano
pure, edifizio magnifico, vasto e ricco. Il
già palazzo Minclli a s. Palerniano, nel
sestiere di s. Marco, con rinomatissima
scala. E questa un cilind ro di 1 3 piedi di
diaHieIrocon nocciuolonel mezzo, como-
da della salila, con pianerottoli ad ogni
appartamento, la cjuale finisce in cupola.
La metà di sua circonferenza verso la cor-
te è traforata a piccole arcale, sostenute
da colonne, che seguono l' inclinazione
della scala. L' opera lulla di pietra d'I-
stria, è del secolo XV: sì esalta, sì solida,
che non ne traspare alcun danno. Qui
presso è il campo di s. Luca, che dicono
i' omhilico di J c/it2i/V/,ossia il centro della
336 V E N
città,e dal vicino ponte del Lovo sì arriva a
s. Salvatore. — Possiede Venezia in gran-
dissima (juantità rare pitture, sculture,
libri, stampe, antichità, collezioni, rac-
colte d' ogni genere : oltre alle copiose
già roentovale, ricorderò quelle die sono
iie'seguenli palazzi e case, (iiovanelli, gal-
leria con copia di scelti dipinti d' ollioii
maestri. Gradenigo, ricchissima raccolta
di medaglie greche e romane, ed alcune
sorprendenti per la loro rarità. Scliiavoni,
Teotochi-Albrizzi (poco distante dal già
soggiorno del conte Cicognara, e perciò
già ricchissin)o di pregiale cose di belle
arti, fi a le quali due busti in marmo scol-
piti da Canova), dove s' ammira la testa
d' Elena in niarmo, dono di Canova alla
conlessa Isabella Teotochi-Albrizzi, che
ne avea descritte le opere, siccome lette-
rata slin)ata. Giova ricordare eziandio la
copiosa raccolta di C.Piicchetti nel palazzo
Marcelloalla Maddalena, e quella di Cle-
luenleBerdutoa S.Zaccaria. Eguali raccol-
te,mu8ei e gallerie sono in cenl'altri luo-
ghi della feconda città delle cose meravi-
gliose, oltrequelle cheaiidai descrivendo.
Il Sansovino nella sua Vciielìa ^cilici no-
Ijilisiiijìaet singolare, co\\'ai^'^\iiiile dello
Stringa e del Martinioni, riporta la de-
scrizione dell' antiche raccolte o sludi
d'anticaglie, gallerie, musei, sludi di mu-
sica e di arme, riprodotta a p. 435 e seg.
dal Mulinelli ne'suoi Aimali Lrbanidi
Venezia. Principalissimo a'tempi de'no-
minali scrittori era lo studio d'anticaglie
e medaglie del patriarca di Atjuileia Gio-
vanni Gì imani, formato da'cardinali suoi
antenati colleislatue e medaglie avute da
Roma, Coslantinopoli, Atene e da tutta
Ja Grecia, per cui vi fabbricò apposito
luogo pirchè si godessero degnameli le,
pieno di bellezze e rarità di sculture in
ojarmo e di bronzo, studio di medaglie
d'oro, d' argento e di rame. Nel visitar-
lo r anno iSj^ Alfonso 11 duca di Fer-
rara ed Enrico 111 re di Francia, v'im-
piegarono un giorno. Pdnoniati erano gli
6tudi, gallerie e tuusei Loicdauo, Veu«
V EN
dramino,di dueMocenigo,Duod(),(li diio
Erizzo, Zeno, Grilli, Bernardo, C(ji ii.i-
ro. Gambacorta, Ainadi, Soperchio, Ca-
listano, Domenico dalle due Regine, Dia-
manlaro ed altri molti. Celebra lo Strin-
ga lo studio di Federico Coularini com-
posto di oggetti provenienti d' Alene, ila
Costanlinopoli, dalla Morea e dall' isole
dell' Arcipelago, e statue pregiatissime,
fra le quali della famosa Cleopatra re-
gina d' Egitto, in due pezzi; quella però
dall'umbilico in giìiapparteneiuloal sud-
detto patriarca Grimani, questi otlenne
l'altro pezzo più nobile dal Contarini,
a patio di goderlo finché viveva, e alla
sua morie tornasse all' altro. Possedeva
pure studio con infinite medaglie d' o-
ro, d' argento e di bronzo; oltre una
raccolta di pesci di lontani paesi. Avea
quadri d'eccellenti pittori antichi, anche
di musaico, come il ritrailo di Sisto V.
Il nobile studio passò per eredità a Carlo
Ruzzini, il quale avea anch'egli stupende
pitture, quantità copiosa di medaglie e di
cose impietrile, di pietre preziose e di
gioie; laonde divenne uno de' musei più
ragguardevoli d'Italia, perciò visitato da*
principi e altri personaggi che si reca-
vano a Venezia. Rinomala eziandio fu la
raccolta di quadri e sculture d' Ollavio
Fabri, oltre le collezione di superbe pie-
tre, e di strumenti geometrici e mate-
matici. Gallerie di quadri possedevano
Lqigi Barbarigo, Angelo Morosini, Ni-
colò Corner nel palazzo a s. Maurizio,
Leonardo Pesaro, Luigi Molin, Luigi
Pisani, i fratelli Grimani, Francesco Pi-
sani, Giulio Giustiniani, NiculòSagredo,
LorenzoDelfinonel palazzo a s. Salvatore
con diverse statue anliche,GirolamoCon-
tarini anco con medaglie e curiosità, Gi-
rolamo e Barbon Pesaro, Morosini a s.
Moisè con medagliere, preziosissimo e co-
pioso essendo quello di Valerio da Riva.
Le gallerie de' Vidman, di Giuseppe Bon-
fadini, Donalo, Ottavio de Tassis gene-
rale delle poste imperiali e con medaglie,
Giovanni Crivelli olire la libreria e l'an-
V EN
liiraglie, Bailolomeo Borgliesalio, e di
Kicolò Keuieii con grandiosa e stupenda
raccolta di dipinti classici ed anche falli
(la lui. Sigismondo Alberghetti, fonda-
tore deirartiglieria, avea una singolare
raccolti) di macchine e strumenti fisici e
matematici. Non meno ragguardevoli fu-
rono gli studi d'armi in diverse case no-
bili, fra' quali primeggiarono per quan-
tità e qualità di cosilfalti arnesi, i pus-
seduli da Zaccaria Salanione, Nicolò So-
riano, Giambattista Quirini, Caterina
Zen, Luigi Pasqualigo, Fabio Canal ,
Pietro Civrano e altri. JNè mancarono
studi e raccolte di musica, sia per opere e
.sia per strumenti, 1' une e gli altri eccel-
lenti, essendo in rinomanza quelli del cav.
Sanuto, della mentovata Caterina Zen,
Luigi Balbi, Agostino Amadi, ed altri,
rilcnenilcsi che la musica aveu la sua
propria e vera sede in Venezia.
§ XV. Teatri arUichi. Musica vocale e
istrunwntale negli spedali. Teatro
(Iella Fenice : altri sei teatri. Istru-
zione pubblica. Slaìnliiiienti scienti-
fici. Accademia di Belle Arti. Istituto
di scienze^ lettere e arti. Ateneo. Fi-
larmonica. Accademie antiche. Bi-
blioteche. Librerie antiche. Giornali
periodici politici, letterari ec.
I. La prima islituzione de'teatri slabili
in Venezia, secondo il cav. Mutineili,
jinnali Urbani, risale al principio del
XVI I secolo. Conviene però tener presen-
te quanto dico con lui sugli Spettacoli ve-
ueli e del teatro nel g XVI, u. 5. Erano
slate fin allora ra[)presentate le comme-
die nelle sale d' alcun palazzo, o in un
qualche transitorio teatro di legno, come
quello costrutto da Palladio pel i ." nel
1 565, per incarico della famigerata com-
pagnia della Calza, di cui ragiono nel
memorato luogo. Indi nella detta epoca
SI rappresenlarono pure in due stabili
teatri, di pioprietà uno della famiglia
Trun. nella contrada di s. Casìiiauo ia
sol. XCI.
V E N 337
certa Corte Micheli, Taltro a s. Salvato-
re posseduto da Andrea Vendramino. In-
cendiati pressoché nel medesimo tempo
ambedue questi teatri, che pure erano
come ttransitoriidì legname, si costruì in
pietra e con palchetti, come si costuma
al presente, quello de' Tron «lel 1G37, il
quale perciò si deve considerare come il
I ."leatroslabilmeule edificato nella città.
Intanto seguendosi le orme del celebre
Giuseppe Zarlino (illustre prete di Cbiog-
gia,compositore di Musica,c\ìea\ dire del
Mulinelli, compose ili.° dramma in mu-
sica che siasi dato in Italia, ed in occa-
sione del so^i-iorno in Venezia d'Enrico
Ili redi Francia, diche riparlonel§ X!X,
dugado85.°: si può vedere quell'articolo
e l'altro di Teatro,ne\ quale non solodissi
col Calli che la i.^ opera in musica fu
rappresentata in Venezia nel 148^ e col
suo titolo, ma riportai i titoli di altre
rappresentazioni ivi successivamente fat-
te, e quanto Venezia colla splendidezza
di sue opere in musica, colla commedia
veneziana che riguardossi ne'primi tem-
pi come lo spettacolo piìi piacevole e
perciò tosto imitato, e altri divertimen-
ti, attraeva a se un incredibile numero
di stranieri nel Crtmci'tì/e, essendo sem-
pre in Italia i più brillanti il carnevale
di Venezia e il Carnevale di Ro/na), si
cominciò ad unire anche pel teatro la mu-
sica alla poesia, e nato quindi il I. dram-
ma, comparve pel i." nello stesso 1637,
sopra le scene del nuovo teatro quello
dell' Andromeda, di cui la poesia era di
Benedetto Ferrari, eccellente suonatore
di tiorba, perciò detto Tiorba (come par-
landone colTiraboschi notai nel ricorda-
to articolo), strumento simile al liuto, la
musica di Francesco Mauelli. Salito quin-
di subito in grande stima questo genere
di tralleuimento,e avuti a schifo i Gian-
gurgoli, i capitani Spavento, i Coviello,
gli Scaramuccia e gli Spezzaferri, già po-
co innanzi tanto ammirati nelle cumu)e-
die, il patrizio Giovanni Grimanì frd)-
biicò pur subilo e parimente in pietra,
22
338 V E N
nella contrada de' ss. Gio.e Paolo un 2,"
teatro unicaroente per le rappieseutazio-
ni de' draiumi in musica; i quali e per
la frequente aiutazione e varietà di scene
bellissime, e per gli adoperativi ingegni,
e per la ricchezza delle vesti, ma ben più
per la squisitezza della musica, per la leg-
gerezza della danza e per l' eccellen-
za delle voci degli attorie delle attrici,
che non solamente sceglievansi tia' citta-
dini, ma da Roma si conducevano e da
altri paesi d' Italia, molto diletto e ma-
raviglia recavano. Allora i magistrali co-
minciarono ad esercitare una particolare
vigilanza sopra i teatri, e perciò quello de'
Provveditori diComiin si assicurava sem-
pre pel suo archilello della saldezza del-
J'edifìzio, prima the si desse principio al
corso delle rappresentazioni,delerminaa-
doii prezzode'librelti impressi del dram •
iDa ; i capi de'Dieci occupavansi poi del-
l'esame del dramma stesso, determina-
vano r ora per l' incominciamenlo e pel
termine dello spettacolo, e pronunziava-
no sentenza sopra qualsivoglia differen-
za,la quale quasi sempre lerminavasi con
ripieghi al teatro favorevoli, l'iodigioso
ne' veneziani il progresso per la musica,
rapidamente essa da' teatri penetrò fino
ne' ricoveri de' trovatelli, de'fanciulli de-
relitti e degli uomini piagati, a confortar
alquanto gli animi di que'tribolati, ed a
trattenere per alcun poco il corso di loro
pene. Per la virtuosa pietà degli amanti
del prossimo, erano stati istituiti gli spe-
dali de' trovatelli, de' piagati e de' dere-
litti, cui si aggiunse il ^° di s. Lazzaro
de' Mendicanti, discorsi a' loro luoghi.
Conosciuti questi 4 spedali col nome di
maggioii, e in tutti e 4 accoltevi, 0 per
esser figlie d'un amore illegittimo, o per
esser senza parenti, alcune donzelle più
atte imprendevano ad educare nella
musica vocale e strumentale, e ciò per
disacerbare possibilmente con quell' in-
lertenimento la condizione loro ntisera-
bilissima, e per combinare più agevol-
denle le nozze loro, e per impegnar viep-
V E N
più con queir allettamento i cittadini a
ricordarsi ne' testamenti loro di qtie'he-
neficislabilimenti, e per eccitare alla fine
l'emulazione tra' molli maestri di mu-
sica, e quindi trarne un più grande pia-
cere. Gli strumenti usati allora dalle don-
zelle nelle musiche degli ospedali erano
gli organi,! salterii, le mandole,! liuti, le
tiorbe, le viole d' amore, gli oboe, i flau-
ti, i corni da caccia e le trombe marine.
Con essi maraviglìusamente si accom-
pagnavano i dranuui sempre sagri, con
argomenti tratti dall'antico Testamento,
Ialinamente scritti e senza alcuna sceni-
ca decorazione cantali negli alti cori
delle loro chiese. 1 più grandi applausi
per la soavità della voce e per la mae-
stria dell'esecuzione ottennero parecchie
venute in rinomanza. E ciò ad onta che
cantavano parole che non intendevano,
per cui forse fredda e insipida riusciva la
maniera del loro canto, anco quando can-
tavamo in italiano le più tenere arie, e
quando pure si sforzavano di dare al lo-
ro canto ogni maggior espressione. Di-
versi maestri si resero illustri indetti spe-
dali pe' loro componimenti. Osserva lo
stesso cav. Mutinelli, che di tutti questi
famosi conservatori! non rimane ora che
una mìsera reliquia nel solo coro delle
donne che cantano e in alcune che suo*
nano nella casa degli esposti o la Pietà,
di cui nel § XII, n. 6. Nel i652 Mar-
c' Antonio Corraro nella contrada di s.
Apollinare edificò un 4-° teatro; un 5.°
eressero nell' anno stesso alcuni accade-
mici nell'altra contrada di s. Gregorio
nel sito appellalo Saloni ; un 6,° poco ap-
presso fabbricò nel i655 Giovanni Gri-
mani a s. Samuele, destinato alle sole
commedie, già tornale in voga; e nel
1660 risorse per 7.° quello di Andrea
Vendramiiio a s. Salvatore, eh' è quello
odierno d* Apollo, aperto nel i6(3i colla
musica intilolata PéZiZ/àe di Caslrovilla-
ri. L'8.° surse nella contrada di s. Woi-
sè quando fece costruire un altro teatro
Ermolao Zane per musiche. Nel teatro del
VE N
Corraro si rappresentarono drammi in
musica, e in quello de' Saloni con pro-
Ioghi e iiileroiezzi in musica. Nell'anno
J677 i patrizi Francesco, Pietro, Vitto-
re e Jacopo fratelli Marcello, Bartolo-
meo, Andrea eGiovanni Cap[)ello veden-
do i teatri ridondare di spellulori pel
moderato prezzo d* ingresso, e senten-
dosi il bisoi^no di novelli teatri, tempo-
raneamente cederono una magione loro
vastissima nella contrada di s. Angelo, a
Francesco Santurini, aflincliè egli la ri-
ducesse a teatro. Risuonava questo c).°lea-
troappena di sue melodie,qaandoG. Carlo
e Vincenzo Grìmani, nipoti di quel Gio-
vanni già autore de' teatri de' ss. Gio. e
Paolo e di s. Samuele, nel 1677 edifica-
rono un I 0.° teatro, appellalo dal silo in
cui s'innalzò s. Gio. Grisostomo, ora det-
to Malibran, aperto nel 1678: dopo il
1746 non servì che per recitare comme-
die, e caduto in rovina, la famiglia Gallo
proprietaria lo fece ridurre in nuova
forma da Giuseppe Salvador!, perchè
servisse anco a rappresentazioni diurne.
Ruinato già nel 1748 il teatro de' ss.
Gio. e Paolo, sostitnironlo tosto i Gri-
mani coll'altro di s. Benedetto nel 17^5,
con disegno di Francesco Costa : arse po-
co dopo e fu tosto ricostruito. Incendia-
to nel 1750 quello d' Apollo, fu subito
riedidcalo con disegno di Pietro Chezia,
e dopo quello della Fenice di cui dire-
mo, e quello di s. Benedetto, che no-
bilissimo ha 4 ordini di logge , occupa
i in Venezia il i.° posto. Il ricordato lea-
1 Irò di s. Samuele, così chiamato dalia
\ prossima chiesa di tal nome, fu rifabbri-
cato nel 1 747 con architettura e colla
'direzione de' fratelli Alessandro e Ro-
! mualdo Mauro, anche pittori teatrali: re-
' stalo lungamente inuperosodopoil 1 797,
fu riaperto nel 1817. Mentre in Fran-
cia si addensava il turbine desolalore
che presto doveva stravolgere gran par-
te d'Europa, ed estinguere la repubblica
di Venezia, in questa città a' i4 dicem»
Ine 1788 ebbe luogo ili. "convocamenlo
V E N 339
sociale per deliberare sul vasto progetto
di spendere 260,400 lire per procurarsi
un nuovo sollazzo, di edificare cioè anco-
ra un altro teatro, il quale intitolato la
Fenice, dovesse divenire per ampiezza e
magnificenza il i.° della città, e pareg-
giare i più famigerati d'Italia. Ne fu ar-
chitetto Gio. Antonio Selva e l'eresse con
tutte le squisitezze dell'arte, riuscendo e-
difizio di decoro alla città, sebbene l'in-
vidia e la gelosia per quasi mezzo secolo
lo fece segno delle più amare censure. La
Gazzetta Urbana Fenda del 1792 an-
nunciò , che il leatio della Fenice per la
i.^ volta si apriva la sera de'iG maggio,
col dramma i Giuochi d'Jgrigenlo, poe-
sia del conte Alessandro Pepoli, e musi-
ca di Giovanni Paisiello, e balli di Salva-
tore Vigano. Le Fabbriche di Fenezia^
del teatro la Fenice a s. Fantino , eoo
descrizione e dichiarazioni d' A ntonio Die-
do, pubblicarono 6 tavole. Esse offrono :
il prospetto rispondente alla piazzetta di
s. Fantino, il prospetto sul rivo del teatro
stesso, lo spaccato per lungo con 5 ordi-
ni di palchetti, le parti ornamentali del
prospetto , la pianta, quella della nuova
riduzione dopo l'incendio, il Diedo co-
mincia la desciizionee disamina della fab-
brica quale la costruì il Selva, protestan-
do che nel presentare quella fabbrica già
soggetto di tante contese, ludibrio di tan-
te censuie, scopo di tanta persecuzione,
nel far l'uflìcio di storico con descriver-
la, sarebbe imparziale e solo permettersi
alcun cenno nell'esame del merito, pe'
savi riflessi, di trovare del pari ingiusto
e inopportuno il fraudare de'dovuti elo-
gi l'autore, come il trattenersi da quelle
modeste osservazioni, le quali potrebbero
servire di lume agli artisti e studiosi. Ma
non essendo la mia opera d'arte e doven-
do limitarmi al compendioso, con que-
sto in tutto debbo osservare sobrietà. Pre-
mise ancora il Diedo un cenno sull'ori-
gine del teatro della Fenice, e giova in
parte ripeterlo. Una nobile società, pro-
prietaria del teatro di s. fienedclto , e$-
3:io
YEN
seiulosi accinla ai! erigerne mio luiovo
sfipia fondi da essa accjuisiali nelle con-
liade di s. Angelo e di s. Rliiria Zobeni-
go , il novembre 1789 jiuliblicò il pio-
granìma d'invilo agli aiclìilelti stranieri
e nazionali, con premio alì'anlore del mi-
glior modello. Se ne j)reseiilaiono 29, e
i3 intelligenti deputali alla scella piefe-
riiono quello di Selva, per le ragioni che
espone , con modificazioni poi eseguite.
Qui lo scrillore arlislico, con diverse no-
zioni sulla pianta, rende chiiiia l'inlelli-
genza di sua esposizione, indi ne dichia-
la giudiziosa la distribuzione della pian-
ta nel numero e oj)porlnnità degl'ingres-
si, nella posizione, nun)ero econ)odità de-
gli approdi alle barche, nella non avara
dimensione e nel facile passaggio dogli a-
trii, nella laighezza delle scale, passalizii,
canali, nella configurazione e connessione
delle [)arli e adiacenze, nel complesso e
situazione degli stabili riservali a profit-
to della società. Ben si presenta il 2.° in-
gresso da terra in faccia alla porta del-
l'atrio nobile, e meglio ancora si annun-
zia dalle colonne, e dalla nicchia entro
cui si raccoglie (al pi esente una [)arledi
esso è convertila a stanzino per la dislri-
buzione de'biglielli). L'atrio è superba-
mente diviso da colonne in 3 spazii , di
cui cpjel di mezzo serve al solo passag-
gio, e quelli alle parti conducono, uno al-
la scala che mette al pipiano, e l'altro al
calle. La laighezza della piazza di mez-
zo sia alla sua lunghezza nella propoizio-
ue di due a tre. L'autore si propose pier
norma delle piincipali dimensioni da at-
tribuirsi alla sala musicale le usate nel bel
Icalio d'Ar^eiilina (F.) di Roma (lut-
tavolta rileva il Diedo, che se 1' aulore
avesse innalzalo d' alquanti piedi il co-
perto della sàia musicale, eguagliandolo
a quello della scena, si sarebbe ottenuta
una comodissima sala superiore al solìit-
to per la pitlurazione degli scenari , og-
getto di somma importanza per un tea-
tro). Tali sono appunto quella della mag-
gior larghezza del parterre, quella delia
YEN
sua lunghezza, e quella dsH'apertma del-
la scena, con piccola differenza dall'al-
tra della laighezza totale del palcosceni-
co, che in piedi 80, scade soltanto 3 da
quella del teatro romano. Al medesimo
[)uie si attenne rispello alla fnassima del-
la cMiva. ben rileva il Diedo, l'artifizio
praticato nella curva e nelle [lareli delle
logge, in cui a discolpa dell'autore, è giu-
sto ossei", are, ch'essendo pi escritlo il pal-
co, in luogo del quale doveva cadere la
porta d'ingresso alla sala; prescrizioneché
segnava la sentenza di esilio della porla
dal punto medio, non poteva essa ubbi-
dire alla legge d'una regolare eurilmia.
Anzi si prescrisse persino il numero de'
palchetti, avendo \oluto ognuno de' così
detti azionisti del teatro di s. Benedetto
serbare inviolalo il proprio diritto. Di
più si volle convertire a fruì lo gran par-
te del fabl)i icato, riducendolo a case [)»-
gionabili, edera richiesta una sala da bal-
lo con più stanze contigue ad uso di
spettacoli e di noUurni iraltenimenti. Av-
vinto il Selva da cpieste e allie prescri-
zionij non potè in tulio sbarazzarsi dal-
la loro relè, e per l'area irregolare, onda
merita compatimento ne'difelli. Ad onta
del detto sulla primaria facciala riguar-
dante la piazza di s. Fantino, dice il Die-
do non potersi contendere due pregi es-
senziali: il i.° d'annunziare chiaramente
la sua destinazione (coll'iscrizione Socie-
tas Mvccxcii),i\on potendo al certo con-
fondersi con alcun edifizio d'altra natu-
ra; il 2.° di venir corredata da bellissi-
me parti. Non manca però di esporre il
censurabile. Semplicissinia e caratteristi*
ca trova l'altra facciala sul rivo, adorna
pur essa di bei profili. Dice un poco ec»
cedenti le belle finestre, né tace a difesa
del Selva, che qui il bisogno di provve-
der la scena di molta luce esigeva d'ac-
crescerle oltre la misura ordinaria , in
ispecie per le prove diurne de'balli, e pei*
la dipintura di qualche telone nell' ore
libere da tali esercizi; che anzi si trovò
Iru' di lui studi un abbozzo, iu cui alle
V E N
finestre ristrette alcun poco, avea quasi
per cotupenso interposto le nicchie. La
«azione longitudinale presenta l'interne
parti, più nobili dell'edifizio. L'atrio è
bellissimo, e piìi bello ancora compari-
sce in natura pel meraviglioso eifello che
vi protluce l'isolameiilo delle sue colon-
ne. Una generale armonia che vi regna,
e lega in dolcissimo accordo non solo le
parli ma persino la tinta de'marini, ap-
paga l'occhio anco del più incontentabi-
le. La magnilìca decorazione della log-
gia sovrana (eiella posteriormente nel
i8o7 , prima della cpiale epoca non re-
gnava in tutti gli ordini della sala altro
che una serie continuata di uniformi pal-
chetti, come esigeva il sisfen»a repubbli-
cano), l'avvenente semplicità de'palchet-
ti, la forma regolarissima della sala tea-
trale, non rotta da risalti o da prominen-
ze, nemiche non meno della bellezza che
dell'armonia, ed egregiamente dipinta
dal pennello del prof. Borsaio, si racco-
manda per una particolare eleganza, e
dimostra il buon gustodeH'architello.La
grandezza poi della sala da ballo, la no-
biltà delle stanze che la corredano , e il
ben inteso riparto delle soprapposte abi-
la7Ìoni meritano tutta la lode. Le scale
che conducono agli anditi sono pillo-
lesche, disposte con chiarezza e novità di
pensiero, partecipantesi il Uune e la vista,
e perchè costrutte a vòlti, in qualunque e-
>enlo sicure. iVIaeslosa e ben decorata è
<|uc-lla che ad un solo ramo introduce al-
la sala tla ballo. Non può peraltro sfug-
gire la taccia, a cui soggiacciono pure l'al-
tre, di presentarsi con qualche didìcollà.
Conclude i\ Dieilo, ad ogni modo sareb-
be una somma ingiustizia il far conto
d' alcuni difetti in gran parte scusabili,
per non ammirare le molte bellezze di
questo teatro, che se non prevale ad o-
gnuno per pregio di mole, è però de'più
splendidi e de'più leggiadri. Lasciò scrit-
to il Moschini su questo teatro: E opera
nrchitetlata dal Selva in sua gioventù, e
la slessa critica piìisevera vi troverà tuoi-
\- E N 3 M
loda lodare. Il Dizionario veneto disse
nel 1 834- H più bello e più vasto teatro
di Venezia è quello intitolato la Fenice,
che si considera (juale uno de' migliori
d'Italia per l'ampiezza, ricchezza e soli-
«lilà. Architellura di G. A. Selva che
l'erigeva nel i 79 i j con bellissime pro-
porzioni, e la slessa critica più severa vi
trova mollo da lodare; oltre la facciata
princi()ale, con loggia corintia, ha un al-
tro prospetto di buon gusto sul rivo che
gli corre di dietro, e misura 2 36 piedi
parigini di Umghezza ei 18 di larghezza,
essenilo capace di circa 3, eoo persone.
Narra il cav. iMutinelli negli Annali del-
le Province Fenelc, che alquanti gene-
rosi veneziani, indignati di veder trascu-
rata la memoria del veneto Carlo Goldo-
ni, vollero innalzare ^XXilaliano Moliè-
re un monumento condegno. Il vecchio
Zandomeneghi condusse il cenolafio , e
Pielro Giordani dettò l' iscrizione cele-
jìra ndolo: Principe della Commedia Ita-
liana, piìi glorioso che fortunato. Nel
i83o il monumento fu collocalo nell'a-
trio dei teatro della Fenice, inaugurato
a' iCì dicembre con eloquente orazione
(li Pier Alessandro Paravia. Ripiglio il
Diedo e la sua illustrazione della tavola
aggiunta, colla pianta della ;)U0va indu-
zione del teatro la Fenice dopo l'incen-
dio. Dopo che nella noUe de' 1 2 diceui-
brei837 mi incendio devastatore ridus-
se in cenere (juesto teatro per lulla la va-
sta superficie che comprendeva la sala
teatrale, le logge e la soeoa, la nobile so-
cietà del medesimo, non polendo compor-
tar l'idea cheqiiesto bel monumento del-
l'arte, che dava lustro alla patria, ed era
dilania utilità al comune, fosse sparito
dal mondo, si diede tutta ai pensiero di
ripararvi, e con coraggio pari allo zelo
ne deliberò la ricostruzione. E ben fu
ventura che a quel momento la conser-
vazione della fabbrica fosse affidata al
eh. ingegnere Tommaso Meduna, pre-
scelto già prima a servire in qualità d'ar-
chitetto, e che questi si associasse a'suoi
342 V E N
sludi per la decretata ricostruzione del
tea (io, il proprio fratello Gio. Ballista,
pur egli versati>simo nelle teorie e nelle
pratiche della difììcile arie edificatoria.
Presa saviamente la massima di ricoo)-
por lagrand'opeia sul prirnillivo model-
lo del defunto prof. Selva, non s'intese
con ciò d'escludervi quelle variazioni die,
o colla mira di migliorare, o per cpielle e-
sigenze che richiedessero i nuovi usi, fos-
sero consigliate dal comodo e dalla bel-
lezza. Le modilicazioni proposte dal Rle-
duna, e accettate dalla commissione di
doUi preposta dalla presidenza del teatro
all'esame di esse, furono precipuamente.
La rimozione degl' ingombri che impedi-
van la scena, la quale guad.ngnò uno spa-
2Ìo maggiore a vantaggio dello spettaco-
lo, soprattutto nelle popolatissime dan-
ze ; l'innal/ainento di lutto il coperto per-
fezionalo nel suo costrutto, onde si rese
capace al dipiiigimento delle tele pe' sce-
nari; i rifoimali e migliorali stanzini;
l'accresciuta ventilazione; la miglior pu-
litezza negli ambulacri delle soflìlle; i
nuovi terrazzi a qualunque parte de! tea-
trale recinto in sostituzione di rozzi bat-
tuti; la costruzione a miglior uso delle
macchine dirette non solo all'estinzione
degl* incendi, ma a far girar l'arqua per
lutti i piani. Tra i maggiori migliora-
menti, il Diedo fermò le sue osservazioni
su due. Si potè aprire la porta risponden-
te alla sala teatrale, acquistandosi la co-
municazione diretta tra la sala e l'andi-
to del pepiano, risparmiandosi un giro
lungo e penoso, in ispecie quando il par-
terre è affollato di spettatori. Fu ripa-
rato allo sconcio della scala, costruendo-
si agiatissima, e in modo d'aggirarsi o-
gnora entro al suo vaso, si comunica a
tutti i piani senza render dipendenti co-
me prima gli ambulacri. Alcuni abbelli-
menti d'ottimo gusto vennero aggiunti,
a maggior eleganza e splendore di cia-
scuna parte, e singolarmente nelle sca-
le, e nello stupendissimo atrio arricchi-
to di stucchi ne'suoi lacunari, il prof.
VEN
Orsi nella leggiadra pittura della sala tea-
Irale, e nella sontuosa decora7Ìone del-
l'aurato soflìlto e pilastrate della bocca-
scena, die bel saggio del suo sapere e
buon gusto, onde in chi entra sorge un
ineffabde rallegramento e diletto che lo
dispone in favore del preparato spetta-
colo. Si riaprirono tutte le porte esisten-
ti fin dall'erezione della fabbrica, e di cui
prima dell'incendio era abbandonato l'u-
so, per la libera uscita dal teatro al fine
dello spettacolo; e sono le confinanti col-
l'orcheslra, e quella sul piccolo atrio che
mette alla pubblica via. Nel vestibolo del
teatro dalla parte di terra si aggiunsero!
motituìienti innalzati in onore del Goldo<
ni e del Selva, e le due iscrizioni laterali
alla porta d'ingresso. Gioverà riportare
sul disastro del precedente edifizio, alcuni
de"" principali particolari riferiti dal Mu-
linelli negli ninnali delk Proi'i'nce Ve-
nete. » Propiiamente alle ore 3 circa del
mattino de'i 3 dicembre iSSy.il teatro
era dalle fiamme in cenere roiivertito.
Sebbene ignota la cagione dell'incendio,
certo è peiò che il fuoco da parecchi
gioini occultamente avea lavoralo nel-
l'interne travi del soflitlo, finché giunto
alle materie più fìicili ad accendersi e a
divampare, in detta ora proruppe con
empito e furore di loggia in loggia, e
invase tutte l'interne pareti. Precipitò
allora nel centro della sala il letto ar-
dente, e contuso in una sola fiamuia, si
convertì in un immenso orrendo pozzo
di fuoco. Riuscì inutile ogni umana in-
dustria per salvare dall'irreparabile per-
dita redifizio, solo potè limitar la rapi-
na e la furia delle fiamme sulle case ad-
dossate all' ardenti pareli. 11 principale
prospetto non sollrì alcun danno, le mu-
raglie e l'arco della scena poterono ezian-
dio resistere all'urto di tanta rovina, che
calcinò le magnifiche colonne di marmo.
1 preparati spettacoli d'opera e di ballo,
dal Comune si trasportarono tempora-
neamente al teatro d' Apollo. Tosto il
municipio si occupò del pensiero di far
V EN
risei gereJalle fiamme la Fenice più bel-
li, e tli correggere così l'ingiurie dell'av-
versa fortuna. Ma l' incendio valse me-
ravigliosaroente a riparar rolTesa riputa-
zione del valentissimo Selva, poiché nel-
la riedificazione i dodi ad essa preposti,
conoscendo i difetti derivati dalle spino-
se dillìcoltà locali, con unanime senten*
la decretarono che nella costruzione del
nuovo teatro si dovessero seguire intera-
ruenle e perfettamente le tracce dell'ar-
so, tranne le sunnotate modificazioni e
migliorie. » In questa guisa, come dice-
va uno scrittore e artista gentile, il vec-
chio teatro della Fenice non ebbe, in
quanto a fama, ventura dissimile a quel-
la di uomini il cui merito, meno gene-
ralmente noto in patria ( ove ordinaria-
mente si vuol disconoscere dalle mise-
re passioni, figlie dell'orgoglio e dell' i-
gnoranza, dell' invidia e gelosia, e per
quanto coi cardinal De Luca dissi nel
voi, LXXIX, p. 272) che fuori, vie-
ne nella debita estimazione soltanto do-
po la morte loro; e se l'ottimo Selva
fosse stato ancor vivo, tolto il primo do-
lore nel vedere in un momento distrut-
ta l'opera in cui aveva posto tante solle-
citudini e tante speranze d'onore, avreb-
be avuto almeno nella conseguenza di
quella tanta disgrazia il compenso di tut-
te le molte e non meritate amarezze.
Chevalier, Brevi cenni intorno il teatro
della Fenice, Venezia co'tipi di Luigi
Plet 1837." Aodavasi intanto e di con-
tinuo per la città dicendo: Sorga, deh !
sorga bello delle prime sue forme il tea*
tro della Fenice , gloria e decoro della
nazione, Parnaso cui s'inspirano pres-
socUÌ' tutte le nove Sorelle, e si riveggan
ancora quegli atrii, quelle logge, quelle
colonne, e non rimanga della passeggie-
ra sventura altra traccia che la memo-
ria indelebile delle prove di cittadino
coraggio e di zelo del patrio decoro (!!!)
di cui ella fu triste occasione. In poco
più di 7 mesi esnuditi furono que'voti;
e per l'architellouica sapienza di Tom-
V E N 343
maso e Giambattista Mednna, e per quel-
la pittorica di Tranquillo Orsi, di Seba-
stiano Santi e di Giuseppe Borsato, e per
le sollecitudini di Gaspare Biondettì, il
quale con finitezza somma condusse tut-
ti i lavori del muratore, già un nnnoap-
pena dopo le fiamme, quasi incredibil-
mente risorgeva più bello dell'antico il
teatro; per la qual opera occorsero mez-
zo milione di lire. Riedificato sul model-
lo del i.° architetto, prodigossi alla me-
moria di Selva smisurati encomii, e nel-
l'applaudirlo si volle che fosse traman-
dato a'posteri il nome del preclaro arti-
sta con un monumento da erigersi nel
campo stesso delle sue glorie. Stabilitosi
pertanto che l'altro monumento di Carlo
Goldoni si dovesse trasferire dal luogo
che prima occupava nell'arso teatro so-
pra uno de'minori lati del vestìbolo, su-
bitamente si pensò di collocarvi nell'op-
posta faccia anche quello da innalzarsi
al Selva, a spese di molti amici e ammi-
ratori di lui. Il monumento con diligen-
za lo condusse il capomastro scarpelli-
no Vincenzo Fadiga, coronato da un me-
daglione, egregia opera dello scultore
Antonio Giaccarelli, sopra cui si legge
l'iscrizione dettata dal ca v. Cicogna, in cui
è la storia delle vicende del teatro da lui
eretto esul suo modello rinnovalo. Pubbli-
cò la tipografia veneta del Commercio nel
1 855: Capitoli normali per l'appalto de-
gli spettacoli del gran teatro la Fenice
nel quinquennio 1 858-59 *^ '"^^^ /7i 862-
63. Dopo il primario teatro della Fenice,'
vengono il teatro Gallo a s. Benedetto,
ed il teatro d'apollo a s. Luca, di cui
un tempo portò il nome, detto dappri-
ma di s. Salvatore: ambedue rimoder-
nali dopo il I .° quarto del corrente se-
colo, e di bellissimo effetto. Sono situati,
il 1."^ presso la chiesa di s. Benedetto, il
2." poco distante da quella di s. Luca. Il
teatro pur Gallo o Malibran, a s. Gio.
Gì isoslomo, vastissimo e che si ricostruì
dopo la suddetta epoca, per servire di
giorno e di aolte,eriuscì beli'edifizio. In-
34 i VTN
oltre vonnoricoidnti il tpntroas. Snmue-
le, poco frer|uenlalo per lii sua loiilannn-
7a; ed uno novello e molto elegante a s.
Moi-^è per le marionette. Non si deve poi
lacere il così dello ludollo, hello e co-
modo fnhbiicatOj^el quale si suole dare
pui)blicì trattenimenti e principalmente
fi?ste da hallo nel carnevale frequentatis-
sime e hrillanli. Fu edificato nella pri-
ma metà del secolo passalo, co' disegni
tli Bernardino Maccarucci, e destinalo
ne' tempi della repubblica e de! governo
italico pe' giuochi d'azzardo, presso la
chiesa di s. Moiìè. Trovo a p. i38 del
Giornale di Roma de i3 marzo i852
in data di Venezia.»» Ne piace di vede-
re uno de' nostri teatri di Venezia ave-
re asgiinto il nome di Teatro Goldoìd.
Quantunque piccolo e da non poter ga-
reggiare con gli altri secondari per le
compagnie che vi recitano, tuttavia è bel-
lo il pensiero di far s"i che non piìi si po-
trà direda'forastieri che si fanno a visi-
tar Venezia, che questo sommo comico,
questo rislniiratore del Teatro Italia'
no, non ne abbia neppiu" uno che dal suo
nome si addomandi, nella stessa sua città
naiale." Ma questo teatro però che erasi
aj)erto nell* antica scuola de' pizzicagnoli
sulle Zattere, non più esiste.
2. La ptibblica istruzione, al dire del
Dizionario ■veneio, è a Venezia giovata
pricnieramenle da un Liceo con annesso
Collegio Convitto, di cui nel § X, n. g;
d;i ilue Ginnasi, uno de'quali unito al Li-
ceo slesso; da una Scuola maggiore ma-
schile normale (invece delia (juale fu poi
isliluila la Scuola reale superiore e di
•Nautica ); da una Scuola maggiore fem-
minile; dal Seminario patriarcale, e dal-
l'unito Ginnasio patriarcale, de'quali
parlai nel §X, n. 65; da molle Scuole e-
lementari pe'maschi e per le (emnime
(Il Cronaca di Milano del i SSj fa ricor-
do nella disp. 20 àeW Orazione recitata
da Ciovanni Paolelti direttore scolasti-
~ co, /iella solenne distribuzione de' pre-
mi delle scuole elementari ma^^iori e
VE N
minori mnsch'di della R. città di Vene-
zia jalta dal nobile sig.^ Francesco ca\>.
tli Allan i. r. delegalo nel giorno i q set-
lehre 1 807. Venezia tipografia Marti-
iiengo 1857); dalle Scuole di Carità, de-
scritte nel § VIII,n. 67. Di altri stabili-
menti di pubblica istruzione maschile ra-
gionai superiormente a'ioro luoghi. Le
fmciulle h.inno pure educazione e istru-
zione nel collegio delle Salesiane a s. Giu-
seppe, come dissi nel § X, n. 56; nel
collegio delle cappuccine Concette, di-
.scorso nello stesso §, n. 49» "s' colle-
gio delle Terese, egualmente descrittoi
nel § X, n. 70 ; nel collegio già di s. Lu-
cia, ed ora di s. Alvise, di cui parlai
nel § X, n. 4' j in quello delle scuole
di Carità, riferito nel § XII, n. 20; nel-
l'altro delle Zitelle alla Giudecca, pure
discorso in ta!e§, n. 8. Di altri stabilimen-
ti di pubblica istruzione femminile, an-
che per essere stati istituiti dopo la pub-
blicazione del veneto Dizionario^ tenni
di sopra proposito a* loro luoghi, come
ne'§§ XI e Xli. Vi è l'Accademia delle
Belle Arti, che celebrai nel § X, n. ir.
E?>sa fu sostituita all' angusto locale che
serviva all' antica accademia di pittu-
ra, ora residenza dell' U/Kcio centrale
di porto e Sanità marittima. Dice il eh.
Zanollo nella sua Nuovissima Guida
di Venezia, se crediamo al Boschini,
Le ricche miniere della pittura, intor-
no al 1670 veniva fondata da un nobi-
le un'accademia nella sua casa a s. Tre-
vaso, ove nel pianterreno si radunavano
i pittori a disegnare il nudo e le statue
Biitiche, ch'egli faceva gettare; e ne' di
festivi a ragionare intorno alle arti e alle
scienze. S'ignora quanto durasse questa
particolare accademia. Si decretò poi a'
i4 dicembre 1724 l'istituzione d' una
pubblica accademia di pittura, assegnan-
dosi ad essa un luogo decoroso. Quest'ac-
cademia fu poi confermata a' 24 dicem-
bre f 750, e finalmente per nuovo decre-
to de' 27 dicembre 1766 fu eretta un'ac-
cademia di pittura, scultura e archilettu-
VE N
rn f) «iinilitii(1ine_, cornei! (Iccielooitlina-
Vìi, (Ielle principali d'Italia e d'Europa, e
lo stalo e le presciizioni di qtiest'accade-
iiii;i s'impressero dal Snvioni nel 1782,
es«;ndone già stala approvala la slam-
pa con decreto de'io novembre 1771.
A vea sua sede essa accndeinìa nel luos;o
siinuoniinalo, ed essendo in grati 'parte
spi ovvedula di gessi tratti dall'antiche
statue, vi sopperii l'ah. Filippo P'arsetti,
raccogliendo ne'snoi viaggi d'Italia lepla-
sticlie dell' antiche migliori sculture, e
queste dispose nel suo palazzo allìnchè ne
traessero vantaggio gii studiosi, copian-
dole. ("oȓ pure la nobile faiuiglia Pisa-
ni di s. Stefano avea aperto un accade-
mia di disegfionel proprio palazzo a van-
taggio del giovane Ahnoròdi rpiella casa,
ove eiavi a direttore Pietro Longhi e al-
tri maestri, i di cui alunni sono descritti
sur un foglio allora impresso. IMorto poi
il hcMiemerito Farselli, il di lui evede. D-i-
ni^ie continuò a mantenere aperto lo
studio. Decesso pur esso, il di lui figlio
Anton Francesco tentava vendere quel-
la raccolta cospicua, ma non essendogli
riuscito, caduta la repubblica, donò le
foriiìedi que'gessi e alienò i dipinti a
l'aolo I imperatore di Russia, lasciando
in Venezia i getti. Questi ad istanza del
prof. Teodoro Matteini, gli acquistò l'im-
peratore Francesco 11, donandoli a pro-
fitto dell'accademiajche raccoglievasi tut-
tavia nelle sale del palazzo Farsetti. Isli-
liiita poi dal governo Italico nel 1807
l'attuale accademia delle belle arti, po-
co dopo si trasportarono in essa, ove Iut-
iera si conservano. Durò l'ordinaniento
Italiano lino al i838, e fu allora regola-
la l'accademia com'è di presente. Il col-
legio Armeno Raphael, di cuinel § XVIII,
n. 9. Il collegio Greco Fiangini discor-
so nel § XIII, n. g. Il collegio di ma-
rina (che poi fu trasferito a Trieste),
oltre 1' istruzione religiosa, insegnava
n' suoi allievi, che alla carriera del n)a-
le si dedicavano, la storia, il diritto e
la polizia ruarittima, le malemaliclie ,
V E N 34^:
l'idrografia eia tattica navale, la ma-
lenialicn e costruzione navale, la pra-
tica del fucile, quella dell'artiglieria, per
tutte le quali pai ti avea i suoi propri pro-
fessori ;ed inoltre per mezzo d'altri mae-
stii insegnava pure il diseguo, le lingue
italiana, tedesca, inglese, francese, la cal-
ligrafia, la scherma, la manovra pratica
e il nuoto. Sparse poi sono per la città
mollesciiole private sostenute da maestri
e niaestie approvati. Per le società acca-
demiche, oltre ad una sezione dell' Isti-
tuto del regnoLombardo-Veneto di scien-
ze, lettere ed arti, ed un Ateneo di cui nel
S Vili, n. 23, niun'altra ne possiede Ve-
nezia, benché in essa vivano non pochi
uomini d'altissimo merito, dice il Dizio-
nario veneto, su di che mi riservo aji-
giùngere alcune mie parole. Quanto al-
l'Istituto di scienze, lettere ed arti, la cui
residenza da ultimo fu assegnata nell'an-
tiche saie d'armi del consiglio de' Dieci
nel palazzo ducale, rilevo dagli Annali
(li'llf Pro\'ince Fcnete del cav. Mulinel-
li, e<iso venne fondato con sovrana riso-
luzione de' I 5 aprile i838, insieme a
quello residente in Milano, eh' è l'altra
sezione, collo «copo di promuovere gli
sludi che haiuio immediata e principale
infliien/i sopra la prosperità e la coltu-
ra scientifica generale delle provincie
componenti il regno Lombardo- Veneto,
essendo composto di 3 classi, cioè di 20
niembri onorari ; di 4o membri effettivi,
20 de' quali con annua |)ensione di lire
austriache 1200; e di soci corrisponden-
ti, d ili cui numero è indeterminato, ve-
nendo però scelti tra'dotti del regnoLom-
bardo-Veneto e degli altri slati della mo-
narchia, non dell'estero, i quali sieno in
istalo di concorrere e contribuire co'Ioro
lavori allo scopo scientifico dell'istituto,
o siensi resi benemeriti dello stesso, o gli
servano di lustro colla loro ammissione.
Il Hcgolamento organico è riportato dal
Mulinelli. Nello stabilimento Antonelli
si stampano gli annui, Atti dell' I. R.
Istituto Feneto di scienze, lettere ed
246 V E N
arti. Cosa sono i due Istituii cì«I regno
Lombardo-Veneto, ossia di Milano e di
Venezia, lo dichiara la Cronaca di Mi-
Inno del 1857 nella disp. i 1.' Già disse
nella 1/ gli Aid che publ^licano i due
Istituti, sono giornali che alte tano fino
a qual punto ciihuinante s'elevano og-
gidì gli sludi collettivi, e come la scienza
dalle sue aslrazioni sappia entrare util-
mente operosa nel campo dell'applica-
zione. Nell'Istituto di Venezia » fra'cul-
lori tielle dottrine letterarie vi si contano
i due Cittadella, il Bianchetti, il Poli, il
Wenin, il Sagredo, l'ab. Canal, il conte
Cavallijild.' Pasini, il Zannini, il Cicogna,
il conte Miuiscalchi,il C.ippellello ; a'qua-
li si ponno aggiungere per la natura di
alcuni loro scritti, anche i dottori Nar-
do e Namias. Quindi gli Atti dell'Istitu-
to di Venezia alla gravila della scienza
aggiungono molta amenità di letteratura
e di storia, mentre agli Alti dell' Istituto
di Milano, la quasi esclusiva austerità
scientilica, toglie ogni lato accessibile a'
profani della scienza e dell'arti. E" quin-
di a desiderarsi che anche l'htilulo Lom-
bardo non apra le sue porle alle sole spe-
cialità, se pur ama che la fronte acciglia-
ta del Sofo si spiani qualche volta dinau-
zi alle grazie della lelleralura". Il Gior-
nale di Roma del i858,co'n. i6g e 170,
riprodusse il pubblicato dalla Gazzella
ujjiciale di Mitano, col rescritto dell'im-
peratore Francesco Giuseppe I, indiriz-
zalo air augusto fratello l'arciduca Fer-
dinando Massimiliano governatore gene-
rale del regno Lombardo-Veneto, in da-
ta de'24 luglio. Con esso dispose il so-
vrano una giusta proporzione dell'impo-
sta prediale nel dello regno ; ordinò che
il privilegio fiscale sia ristretto a'crediti
erariali di diritto pubblico; approvò le
proposte per migliorar la condizione de'
medici di condotta; graziò e condonò il re-
siduo del contingente di reclute peli 858,
accordando all'imperiai fratello laPicollà
di dispensare dal servizio militare gli stu-
denti di anuo in anno; ed approvò che le
VEN
accademie di Milano e di Venezia sieno
couvertilein sezioni degl'Istiluli di scien-
ze,lettere ed arti ivi eretti.»» Avuto riguar-
do a'peculiari interessi delle belle arti ia
Italia, approvo che le Aocade(nie di Mi-
lano e Venezia sieno convertite in sezio-
ni degl'lslituti di scienze, lettere ed arti,
ivi eretti. L'ordinamento di queste nuo-
ve sezioni degl'Istituti, da sottoporsi al-
la mia sovrana decisione, dovrà collegar-
si all'organismo di entrambi quegli I-
stiluli. Avranno quindi un presidente,
un numero conveniente di membri elfet-
livi, per metà stipendiati, e per 1' altra
metà senza stipendio, ed inoltre mem-
bri onorari e soci d'arte. Sarà in gene-
rale debito di queste sezioni, siccome au-
torità nel campo delle belle arti, di usa-
re i loro lumi alfine di porgere all' eser-
cizio delle arti belle e ai giudizi relativi
un indirizzo che valga a far rivivere le
antiche glorie dell' Italia nel fitto del-
l*arti;eslenderà Sj)ecialmenle i program-
mi per i concorsi a' premi accordati da
me, e pronuni:ierà il giudizio sui lavori
che si presenteranno a concorso; darà
parereinlornoa'Iavori artistici daeseguir-
si per commissione imperiale, o a que-
siti artistici, e proporrà a lei il conferi-
mento di stipendi a'più valenti discepoli.
Gli sludi elementari d'ora in poi avran-
no a farsi alle Scuole Reali, ma quanto
all'istruzione superiore, i giovani alun-
ni r attingeranno presso rinomati mae-
stri di loro scella. Ai bisogni dell'archi»
tellura sarà soddisfatto mediante specia-
le ordinamento dell'istruzione in questo
ramo dell'arte. In causa di tale riforma
delle Accademie,nessuoo sarà pregiudica-
to nello sii pendio che gode col la definiti va
nomina ad un impiego. I risparmi che pei'
queste nuove disposizioni risulteranno
nell'assegno di dotazionedell'Accademie,
concedo vengano impiegati in opered'ar-
le che illustrino la storia dell' impero e
del paese, e tornino ad onore e vantag-
gio sì degli artisti lombardo-veneti, co-
me di esso paese." Altre analoghe paro-
I
V E N
le Ito lifeiilo nel § X, n. i i, ragionando
dell'accaileniia delle belle arti, alla qua-
le si rannoda quanto dirò nel § XVI, n. g.
Imparo dal cav. IMutinelli ne'suoi Anna-
li Urbani di J'cnezia, come qtiesla cil-
lìi costantemente tenerissima dell'armo»
nie musicali, trovò opportuno nel iSSy
d'istituire nella chiesa di s. Martino, di
cui nel § Vili, n. 3, sotto i'uivocazione
di s. Cecdia, una nuova Società filarmo-
nica coo)[)osta di professori di canto e di
euooo, di cui doppio oggetto esser duvea
quelli, di dar maggior decoro all'arte
musicale, richiamandola al .più nobile
de' suoi uffìzi, eh' è il servigio del cullo
r\e\\' Viziatura dii'ina (I •), e di porge-
re un SOCCO! so a'confratelli musici che se
ne mostiassero in bisogno; perciò collo
stesso duplice scopo di quella pontificia
di Ronta, a cui mi pregio appartenere, e
di essa riparlai nel vol.LXXXV, p. i(ì3.
Ne'medesimi Annali t/Z><7/j/ il cav. Mu-
linelli tratta dell' antico collegio medico
e dell'antiche accademie di Venezia, e
con esso vado a darne notizia. Rifiorita
nel secolo XIII per non pochi principi
italiani la medicina, in varie città cospi-
cue furono istituiti collegi medici. Per
effetto di tali nobilissimi esempi, e mollo
più per doversi stimare la Medicina co-
me arte indispensabile all'umana socie-
tà, anche a Venezia verso il i 3o6 si con-
dusse un medico con provvisione, da cui
altri I 2 edaltreltanli chirurghi, parimen-
ti dall'erario sli|)endiati, dovevano di-
pendere, formando com essi un collegio,
al quale presiedeva il detto i.° medico
intitolato priore. Era questi, oltre la
provvisione, alloggialo in una casa del
pubblico, e vuoisi che fosse ove poi fu
fabbricalo il palazzo de'Camerlenghi. Il
priore, quanto i suoi compagni, saliro-
no a tanta riputazione, che si permise
loro d'usar veste pari a quella de'nobili.
Nel i5oi in Venezia fu fondalo un let-
terario istituto da Teobaldo Pio Manu-
zio, più conosciuto col nome di Aldo, di*
rainutivo di Teobaldo, cittadino romano
V E N 347
e nato a Bassiano nel ducato di Sermo-
neta, come narrai celebrandone le gesta,
descrivendo quel luogo eie benemeren-
ze con Venezia per l'arte della stampa
e per l'accademia ivi istituita, cioè ne'vol.
LXIX, p. 202 e 9.32, LXXXIX, p. 102,
ove pure parlai del figlio Paolo e del ni-
pote Aldo il Giovine nali in \'enezifi(alla
quali! quesl' ullimo destinava la libreria
paterna se non l'avessero impedito i de-
biti che lasciò morendo in Roma). Iti
questa città erasi portato Aldo il f^ec-
cliio nel 1488 per fondarvi una stam-
peria, onde moltiplicarvi le migliori o-
pere greche e Ialine, con corrette ed e-
leganli edizioni, siccome versato in am»
bo quelle letterature. Aperta la stam-
peria, adoperò bellissimi caratteri greci,
modellati su quelli de' uìigliori mss., e
inventando il carattere minuto italico,
per lui dello allora Aldino, e comune-
mente corsivo (mi( come rilevai nel voi.
LXiX, p. igg, il eh. Rambelli attribui-
sce l'invenzione a Francesco ila Bologna,
o meglio ne fu il disegnatore e l'incisore,
e lo notai poi nel voi. LXXXIX,p. io3).
Non poteva però Aldo bastar da se solo
a COSI vasta impresa, gificchèera uopo di
collazionare e di correi^gere molli e di-
versi testi; chiamò quindi in soccorso,
perchè secondassero i suoi nobili sfoizi,
u)olli illustri uomini, alcuni de'quali si
unirono a lui per la sola gloria di servire
all'amico e alle lettere, allri per riceve-
re eziandio uno stipendio. Tuttavolla as-
sembrati non pochi di questi dolli, Al-
do nella sua casa posta nella contrada di
s.Palerniano, volle formarvi un' Accade-
mia, della da lui Neo-Accademia, allu-
dendo a quella di Platone, presa ad e-
sempio, ma che Aldina dal nome del
suo fondatore fu presto appellata. la
essa fuor del greco non potevasi parlare
altra lingua,e prima che ì soci si accinges-
sero a trattarvi letterarie questioni, do-
veano sempre occuparsi della correzione
de'testi, confrontandoli, emendandoli e a
buona lezione rìduceudoli, di maniera
348 V E N '
file non solamente al genio di Aldo, ma
eziandio alle penose ricerche e agli stu-
di di que' grandi uotnini l'intero mondo
esser deve deiiitore dell' impressione de'
«lussici restituiti alla natale loro integri-
tà e purezza. La virtù però di Aldo era
tale, che ben lontano di attribuire a se
slesso tutto il inerito, non lasciava di ri-
cordare onorevolmente il nome de' suoi
colleghi nelle prefazioni di que'uiolti li-
bri a' quali essi aveano posta la mano.
Aldo morì a Venezia a'6 febbraioi5i5
d'accademia durò ancora due anni. Ciò
il Mulinelli afFerma,citando Michele Bat-
ti)gs^\a, Dissertazione storica deW Acca-
demie Penezia!ie,\ enena 187.6. Co'suoi
biografi dissi, ne'Iuoghi citali, Aldo mor-
to nel iSiy, e che il figlio Paolo tentò
eli vivificare l'estinta accademia Aldina
Mamizia/ia, ne raccolse i dotti e pub-
blicò molti classici latini illustrali. In
tempo di Aldo il Secchio e prima della
Jega di Cambray del i5o8, ebbe origi-
ne l'accademia de' f<//f'gn«/, in una vil-
la alquanto selvatica, poco discosta dalla
Laguna, villa che fu distrutta nel fervo-
re delle guerre derivate dalla lega, ces-
sando così pure 1' accadeuìia. Nel i 55o
non bastando alla moltitudine degl'm-
gegni il conversare de'privati cerchi, op-
portunamente si pensò (li ravvivar l\'icca-
tleniia de'Pellegriui. Conoscendosi però
che alla celebrità d' un'accademia oltre
la virtù e l'opere de' soci, non poco gio-
va anche il denaro ed un'entrata peren-
ne, 6 onorali cittadini furoro generosi di
fornir i mezzi a mandar ad elletto i gran-
iliosi progetti della rinata accademia,
largamente donandole poderi e capitali.
Spiegò essa per impresa nn falcone pel-
legrino, che teneva fra gli artigli tm dia-
mante; ed i soci adottarono per impre-
sa uno scudo in cui era dipinto un cap-
pelletto, un bordone, un nicchio, un su-
dario e altre cose usate da'pellegrini. Il
motto dell' impresa dell'accademia fu:
JStiluraeet Artis opus. Quello de' soci :
Fininnt pariler rcnovant'jue laborcs.
V E N
Era presieduta a tempo da uno de* G
anzidetti benemeriti cittadini, cui dagli
altri 5 nell'elezione presentavasi d'una
gian coppa d'argento, con entro scolpi-
te l'arme della città e l'impresa dell'ac-
cademia. Questa era provveduta di pre-
gevole biblioteca, e di due stamperie per
pubblicare oltre 1' opere de' soci anche
l'altrui, di que' letterati cioè impotenti
di pubblicarle, dandosi in dono così alla
repubblica letteraria quanto, senza que-
ste cure generose, sarebbe rimasto mi-
seramente sconosciuto. Le tornate si te-
nevano nelle case de' soci, e negli ame-
nissimi giardini dell' isole di Murano,
della Giudecca edis. Giorgio Maggiore.
Si leggevano nelle pubbliche tornate i
poeti e i prosatori greci e latini; nelle pri-
vate, i poeti e i prosatori italiani. Tra lo-
ro regnava perfetta amicizia senza eti-
chette di convenienza, ed aveano conju-
ni i sollazzi e gli stravizzi. Principal do-
vere degli accademici era quello di noi»
palesar mai di fune parte, e di vicende-
volmente aiutarsi co' lumi letterari e coi
denaro i bisognosi. Aiutavano ancora
qtie'letterati che ne peniu'iavano, senza
farne conoscere la piovenienza, esercitan-
do così la liberalilà senza fasto. Dotava-
no le donzelle misere per agevolar loro
il matrimonio, e provvedevano i poveri
di nudrimento e di educazione, un prov-
visionato dell'accademia istruendo i fan-
ciulli poveri nella volgare e latina favel-
la. Venuto a morte un socio, addobbava-
si con tappezzerie nere la sala dell' acca-
demia, con eud>!eu)i alle virtìi morali
dell'estinto, nel mezzo della quale posa-
vasi la bara, collocandosi dirimpetto ac
essa sotto un magnifico baldacchino l'ef
fìgie del defunto; si recitava l'orazione
funebre, e si scolpiva in pietra l'epilaflìol
Tiziano e Sausovino erano dell' accade-
mia, la quale a prezzo generoso acqui-1
stava le loro opere, sì per animare quel
sommi a più grandi cose, sì per sollevare
maggiormente con ciò la propria fama^
come si hadaOiaxich, ì)Ievwria dell' aci,
VEN
cadctnia de' l'tUfi^nni. Senza pai Ini e
il'AiiloiifiaiicescoDoni IcUeialofioieiili-
no, die fu aggregalo airnccadeinia dopo
il suo stabilimento a Venezia, avvenuto
nel i547,e uioilo poi a Monselice nel
i574i solo degno di curiosa menioiia
pel suo capriccioso e fantastico umore ;
sarà meglio ricordare come nel medesi-
mo tempo dell'accademia de' Pellegrini,
fu istituita quella degli Unili. Se ne de-
ve il merito a Pietro da Mosto famoso
per eloquenza, e per altre doti assai chia-
ro. INeir accademia degli Uniti Irattava-
si, e non di rado all'improvviso, diversi
eruditi argomenti ; e nel 1 55 1 ne fu elet-
to per uno de'conservatori perpetuiFian-
Cesco Veniero, poi doge di Venezia. Fio-
rirono pure in Venezia l'accademie de-
gl' Incruscabilì, de' lUcovrati, degli A-
dorni. degli Uranici, iW Celesti, de'óV-
rafivi, òt Ri uni ti, Ati Rinvigoriti. Di que-
st'ultima nel 1722 un accademico cele-
brò l'esaltazione al dogado d'Alvise III
Sel)asliano Mocenigo. L'accademia però
che dopo \' Aldina oltrepassò di gran
lunga la rinomanza di tutte l'altre, pei*
la sublimità degli oggetti e per la vastità
dell'idee, è quella certamente la quale
col nome di Veneziana della Fama
venne istituita nella propria casa da Fe-
derico Badoaro. Sostenuti da questo di-
stinto patrìzio i più luminosi uflici della
sua repubblica, non che \i.rie ambasce-
vie, fra cui quella presso il duca d'Ur-
bino, e l'altra presso Carlo V, datosi fi-
nalmente ad una vita riposata e tranquil-
la, concepì il pensiero di fondare un'ac-
cademia in cui nessuna dell' umane co-
gnizioni fosse trascurata. Agevolmente
potè il Badoaro mandare ed effetto il suo
divisamento, perchè ricchissimo, e per-
chè uno de'più eruditi escienziali uomi-
ni che allora vivessero in Venezia. Pie-
se per accademica impresa la figura d<i-
la Fama, col motto: /o ro/o «/ Cicl per
rifìosanni in Dio. Stabilì che de' 100 e
più individui ond'era composta, alciuii
leggeitscru teologia, altri filosofia ; che
V E iN 349
vi fossero professori di geometria, d'arit-
metica, d'astrologia, di musica e di co-
smografia; che le leggi aver dovessero
eziandio professori di diritto canonico e
civile ; che maestri vi si trovassero d'ora-
toria, di poesia, di storia e di grammati-
ca. Siccome poi Badoaro avea per isco-
pò di propagare colle stampe libri in o-
gni tnateria, così a Paolo figlio d'Aldo
Manuzio, il quale teneva nell'accademia
cattedra d'eloquenza, alfidò la soprioteii-
denza della slami)eria : laonde i libri che
ne uscirono, benché in assai poca quan-
tità, vennero sen>pre riputati bellissimi,
facendo anco al presente preziosa e rara
comparsa negli scadali delle migliori bi-
blioteche. Né le fatiche di Badoaro e de-
gli accademici si limitavano alla sola col-
tura delle scienzeedellelettere; im[)eroc-
che, accesi di vera carità per la patria,
intendevano pure, coll'autorità de' Die-
ci, a dare un miglior ordine alle promul-
gate leggi della repubblica, promovendo
e illustrando tultociò che avesse potuto
tornar a maggior gloria di quella. Aper-
ta ad uso degli accademici, e di qualun-
que altro avesse voluto profittarne, una
biblioteca sceltissima, molto dilettevoli
e molto istruttive erano le tornate per
la lettura delle più curiose notizie che i
soci cercavano d'avere da tutte le par-
ti del mondo, afHne di conoscere le più
utili scoperte e invenzioni, istruirsi nef^li
alFari politici degli altri stali, e ne' meto-
di tenuti dalle nazioni più colte per di-
latar le scienze e le lettere. La rigidezza
poi delle continue studiose occupazioni,
era rallegrata sovente da ilarità di con-
viti, dati con singoiar magnificenza dal-
l'istitutore libéralissimo. Ma un'opera co-
sì grande, così eccellente, così utile e co-
sì bene istituita doveva esser 3 anni do-
po il suo nascimento affatto distrutta, e
vuoisi che ciò accadesse per fallimento,
o per gravi infedeltà dal Badoaro com-
messe nell'amministrazione. Un decreto
del senato de'29 agosto i56i, non sola-
uieule abolì per sempre l'accademia^ e
35o V E N
minacciò perpetuo confine da tulli i ve-
neti ilomìnii a colui che avesse tentato rin-
novarla, ma ordinò eziandio la carcera-
zione dello stesso celebre suo islilulore.
Pare assai dubbioso, anzi incredibile, co-
n)eBadoar<i, doviziosissimo com'era, pre-
cipitasse nella sua condizione economica
in maniera da fallire e da ridursi a un
trailo in povertà tale da profittare delle
sostanze dell' accademia, cbe potevansi
considerare sue, onde quaud^mclle l'a-
vesse sciupale, non avjvbbe che a se solo
recalo pregiudizio. Deplora il Mulinelli
come per tale motivo fosse rigorosamen-
te soppressa l' Accademia Feneziana
lento illustre, e di tanto onore alla cit-
tà e alla repubblica, senz'almeno rifor-
marla ne'dispendi.« Impari a qualunque
altro il governo di Venezia nel saper na-
scondere e celare sagacemente i suoi po-
litici provvedimenti, è adunque più pro-
babile e verosimile, che ranniillamento
dell'accademia avvenisse per assai dille-
lente cagione, per rpjella cioè piultoslo
della gelosia e del sospetto, die gli acca-
demici per le così bene dilatate e cosVbe-
ne mantenute corrispondenze loro con
persone di foraslieri dominii, anche in
oggetti di stato, aveano potuto inspirate,
poco intportando alla repidjblica, a pet-
to della conservazione della sua tranquil-
lità e del bene de' suoi cittadini, il faine
comparire uno di essi fallito o imprigio-
nato." Intorno allo scioglimento tli que-
sta celelne accademia sono a le""ersi te-
slualmente i decreti riportali dal cav. Ci-
cogna a p. 53 e 54 dei voi. 3, e a p.
5i I e 5 il del voi. 5 delle Inscrizioni
Veneziane^ e specialmente una lettera
del contemporaneo accademico Luca
Contile, nella quale si duole del suc-
cesso fallimenlo de^ Badoeri. L' ac-
cademia pure de' Pellegrini, 4^ s""'
dopo la sua istituzione, veniva improv-
visamente annullata nel iSgS, senza mai
aversene sapulo la cagione. « Facendo-
si però considerazione a questo misterio-
so e subitaneo dlscioglimeolo, a quel
V EN
segreto scrupolosamente mantenuto da'
soci, a quelle ragimanze loro in luoghi
ameni bensì, ma solitari e variati, a quel-
la perfetta uguaglianza osservata Ira lo-
ro, a quella reciprocazione di soccorsi, a
queir arcane elemosine, a quelle agapi,
a quelle solenni funebri pon)pe, e a que'
panegirici de' trapassati, non possiamo
non accordarci nell'opinione di chi volle
ravvisare nell' accademia de' Pellegrini
l'origine d'un' altra società, cbe a'giorni
nostri seppe egiudmente imporre e colla
medesima segretezza delle sue leggi, e
colle medesime sue occulte beneficenze.
Ad ogni modo concbiuder devesi che tan-
to l'accademia de' Pellegrini, quanto l'al-
tra Veneziana della Fama,ollre d'aver a-
vulo uno scopo letterario, possono aver-
ne avnlo eziandio un di politico". Oltre
le ricordale illusili accademie, in Vene-
zia erano nelle discorse epoche molte in-
signi biblioteche, gallerie, musei, studi
di musica e d'arme, cbe vado ricordando
airopportuiiilà. Nel declinar del i.° ven-
tennio del secolo XVII fu istituito nell'i-
sola della Giudecca un collegio, appel-
lato Jccademia dt^ Nobili, nel quale 4^
giovanetti patrizi di povere famiglie,
mantenuti dall'erario, esser dovevano e-
ducali nelle lettere, nelle scienze e nel ci-
vile diritto. Ma il Mulinelli osserva, che
per la poca sollecitudine presa per sì san-
ta istituzione, ben rari furono i cittadini
che usciti dall'accademia abbiano recato
segnalali servigi alla patria. Ne trattano
il Ballaggia, ne Cenni storici sopra l'isO'
la della Giudecca j tA il Meschini, Del-
la Letteratura Veneziana del secolo
XV III. Nella I.' metà di tale secolo fio-
rì il famoso veneziano conte Gaspare
Gozzi, gridatore critico contro i costumi
de'suoi concittadini, e autore del feste-
volissimo Osservatore Veneto, e della
pur festevole Gazzetta Veneta, ne' quali
periodici lavori, scritti sempre con islile
purgato e nervoso, sbandila ogni politi-
ca notizia, aveau luogo soltanto l'urba-
ue, ì curiosi aocddoli, gli ameni racconti,
VEN
i casi veri e invfulali. Invogliltosl ili Lui-
gia Bergaili, Ira gli Arcadi Inn'mda
Parlcnide , già discepola di Apostolo
Zeno, somma nel poetare, la sposò. Il
parlare e lo scrivere del Gozzi fu elet-
trica favilla, che sebbene per poco spa-
zio, scosse l'addormentato fiore de'poclii
veneziani studiosi, e fu remota causa nei
1^47 ^t^"* istituzione della capriccioa
accademia de' Granelleschi, di cui fece
sncli'egli parte, la quale doveva fare ri-
fiorire tanto felicemente la poesia Berne-
sca, da contender la lode a"'padri e a'n)ae-
stri di essa, non solamente nella vivezza
de' pensieri, ma eziandio nel maneggio
delle frasi e dello .siile; al modo descrit-
to dal Morelli, Dissertazione storica
della cultura della poesia presso i ir-
ntzianij e dalla Biogrnjìa universale,
Venezia pel Missiaglia, in quella di Ga-
spare Gozzi, celebre letterato, poeta e
critico. Piitrovandosi il patrizio Daniele
Farsetti per la via di Castello con p irec-
chi giovani, giunti al convento di s. Oo>
menico videro entrare una brigala, e do-
mandatone il perchè, fu risposto esser co-
stume de' frali domenicani onorare in
qiiel giorno annualmente s. Vmcenzo
Ferrei con accademia, potendovi ciascu-
no recitarvi le sue composizioni. Allora
vi entrarono anch'essi, e fia l'allre com-
posizioni udirono quella diGiuseppe Sac-
chellari, una vera canzonacela. Avendo-
lo poi incontrato, con esagerate e ironi-
che lodi lo burlarono, ed egli semplicio-
ne e pieno di pretensione le prese per
•vere. Allora il Farsetti co' compagni gli
dissero aver nell'animo di fondar un'ac-
cademia e lui volerne a principe. Rac-
coltisi dunque nella bottega di caffè di
Menicazzo in Merceria, ivi deliberarono
che l'accademia s'intitolasse col vocabo-
lo ridicolo de'Gra/ie//e.5f/i/, ed il princi-
pe Arcigranellonel Adottarono per im-
presa un Gufo o Barbagianni tenente in
una zampa alzata un paio di sodi gra-
nelli, circondata da bietole, cavoli, lat-
tughe e susine. Sotto il Gufo era questo
VEN 35i
mollo: Totc^plnros sunt certe quain ho»
mincsl Quindi in un giardino a'ToIen*
lini si volle a'2 i giugno con molta so-
lennità celebrare la ceremonia per cui il
nuovo presidente ^acchellari entrava in
carica d' Jrcigrancllonc, con bagordo
grandissimo. Avea per trono un seggio-
lone antico allissin)0, sul quale lo stupi-
do per sedervi, essendo nano di statura,
gli convenne far due o tre salti burle-
chi. Ivi pavoneggiandosi, perchè eragli
stato dello aver appartenuto al celebre
cardinal Bembo. E sul dorso del seggio-
lone sorgeva 1' impresa del Gufo. Gli
si pose in capo una corona di radici
e di lattuga, intorno alla quale pende-
vano acerbe susine. Gli furono indiriz-
zati discorsie poesie, d'una serietà la
più comica, piene d' elogi ironici, di cui
egli andava superbo quanto della sua
ghiilanda. L'arcigranellune non mancò
mai poi d'aprire 1' adunaze con una di
quelle composizioni d'un ridicolo da non
potersi figurare, di cui avea esibilo for-
se il I .° modello. Veniva inlerrolto ogni
momento a forza d'applausi : si decreta-
va l'inserzione del capolavoro negli atti
dell'accademia, ed egli consegnava con
tutta gravila il suo mss. al segretario.
Cosi per celia istituita l'accademia de*
Granelleschi, quando in una stanza,
quando in un orto, quando in un cor-
tile teneva le sue sedute, le quali bene
spesso terminavano in una cena o in un
pranzo giocondissimo; ma poi assodala
da Gaspare Gozzi, ben seppe tener fi on-
te, ed era questo lo scopo suo principa-
le, alla soverchiante piena degli scrittori
poco accurati e dozzinali, che sciagura-
tamente aveano portato e portavano al-
la barbarie ed al guasto la bellissima
lingua italiana, togliendole la venustà
nativa. Servi l'accademia ad alimentare
il fuoco sagro del buon gusto. Ebbe a
soci gravi letterali e persone d'ingegno:
tali erano tra gli altri ì (rateili Giuseppe
e Daniele Farsetti, un Crolla, un Balbi,
il dotto abbate Natale dalle Lasle lumi-
35a V E N
naie d'erudizione e del vero sapete in
c|tieire|)oca, i 3 (rateili Marsili, il coiile
Campo s. Pietro, il dotto Forcelliiii, i
due Ihitelli Gaspare e Carlo Gozzi, e pa-
recchi altri. Meglio è vedere: Nuoiui rac-
colta (li operette italidiic in prosa e in
verso inedite o rare, Treviso i79'5- Ivi
trovatisi le Memorie dell' Accademia
Granellesca scritte da Daniele Farsetti
Ira gli accademici Granellcschi detto
il Cognito. Battaggia, Dell' Accademie
Veneziane, dissertazione storica. E di
]Marco Foscarinij La Storia della let-
teratura /'emziana. Dice il Mulitielli
dell' accademia, che leriiìiuò nel 1761.
«Oasi vero nel deserto l'accademia, sveii-
luralacueiite anche l'oasi dovea isterili-
te, e diventar heu presto pur e»so deser-
to". Nelle sue Accademie l'encziane il
Baltaggia tratta pure dell'accadeaìiaCac-
ciatrice fondala già nel seminario di s.
Marco; e de'componinienti slanipali nel
1607 e nel 1611, ragiona il cav. Cico-
gna, Inscrizioni Veneziane, t. 3, p. 5o5,
e t. 4, p. 685. 11 conte Paolino Mastai
Ferretti, Notìzie storiche dell' accade-
mie d' Europa, discorre nel cìj[). XV del-
le Accademie erette in Venezia e nello
Stato. Riferisce che grande fu il nume-
ro dell'accademie fiorile in Venezia, in-
trodotte già da Aldo Manuzio lino dal
secolo XV. Si ha una confusa notizia
dell'accademia Storico- Teologica, e di
quella di Savotti, de Circiilalione san-
gninis, e di quella Geograftca degli
Argonauti, e cita Wesseling, Aurif.
Jiir. Il Doni, Marmi Venet., racconta
l'origine dell'accademie Aa' PI atonie i,ù<ì
Pellegrini, degl' fnduslriosij ina sopra
tutte (ioli l'accademia delta Veneziana
o della Fama fondata da Federico Ba-
doaro nel principio del i558, e lo rileva
dalle Lettere dì Bernardo Tasso. Tra que-
sti accademici si annoveranoPaolo Manu-
zio ed ilTasso. il principal protettore era
il cardinal MicheIeGhisIìeri,poi neliSGG
s. Pio V. L'accademia rimase annullata,
previa la catceiaziuue del Budoaio, a'19
V E N
agosto i'jGi per puhbiicd decreto. Non
(i uneiio aggiunge, coll'aulorilàd' A |)osto
lo Zeno, iTo/. al Fonlnn., t. 1 , p. 353, e
t. 2, p. 86, dopo 3o anni risorse, e fu pie
sa sotto la prolezione del senalo veneto,
e (ielisario Buigarini accademico dedica
all'accademia nel 1608 le sue Annoia
zioni sulla i." parie della Difesa di Dan
te di Jacopo Mazzoni. In Venezia nel
1617 fu pubblicalo e con ritratti: Là
glorie degl' Incogniti, oin>ero gli Uonii\
ni illuslri dell' Accademia f'eneziana
Possiede Venezia scelte e rare biblioteJ
che, primeggiando la Famosa Marciana
nel palazzo ducale, di cui ucl § ll,n. 3; la
biblioteca de'uionaci tnechitaristi, di cui
nel § XV 111, n. 9; quella del Liceo, e ne
parlai nel § X, n. 9; la biblioteca del
MCininario patriarcale, della quale può
vedersi il n. 65, pure del § X; del mu-
seo municipale Correr, di cui nel § XIV,
n. 3; di s. Giorgio de'Greci, de'quali ra-
gionai nel § XIII, n. 9; l'ha altresì l'Ale
lieo, di cui nel § Vili, n. 23: più altr*
se ne trovano in case religiose e parlicO'
lari, di diverse delle quali già feci ricoi'
do. Più numerose erano le librerie d
Venezia, e delle sue isole come in s.Gioi'
gio Maggiore e in s. Michele di Murano
in tempo della repubblica, e prima de
fatale e generalesoppressione de'conven
ti e monasteri nel nefasto 18 io, andai
disperse e nella più parie all' estero, o(
incorporale con la Marciana (fra cui quel
la de'padri domenicani alle Zattere, chi
conteneva i libri lasciali da A postolo Zei
no), anche per avere n»o!li religiosi neldr
sciogliersi portati i libri ne'Iuoghi dovasi
trasferirono. Le librerie antiche esisteO'-
ti a tempo del Sansovino e ricordate nel-
la sua Veiietia cillà nobilissima et sin
golare, colle giùnte dello Stringa e dfi
Martinioni, sono le seguenti. 11 Sansovini
inlese di parlare delle librerie particola!^
degne di singoiar menzione e d'esser
ricordale, protestando di lacere delle
pubbliche e comuni de'coovenli e mo-
uaslei i, dc'is. Gio. e Paolo, di s. Ftauce-
V E N
SCO (IcTiali minori di s. Stefano de* ser-
vi tli Maria, di s. Giorgio Maggiore, di
s. Domenico, di s. Antonio per dono del
cardinal Marino Griniaoi e già di Ciò.
Pico delia Mirandola. Adunque erano
notabili in Venezia queste librerie. Di
Jacopo Conlarini a s. Samuele, il quale
con ispesa indicibile pose insieme quasi
tutte le storie stampate e le scritte a pen-
na, non pure universali ma particolari
delle città, con diversi altri libri ein gran
copia di scienze. Alla libreria erano uniti
disegni e strumenti matematici, e altre
cose di mano de'più chiari artéfici nella
pittura, nella scultura e neli' architet-
; tura : parte di questa, era da lui lasciata,
i in morte, alla repubblica. Degnissima
! la libreria dì Daniele Barbaro eletto pa-
triarca d'Aquileia; così quelle di Gio-
vanni Delfino vescovo di Torcello, di
Valiero vescovo di Cividale, di Delfino
vescovo della Canea, di v ielmo vescovo
di Città Nova, e di Rocco Calanco udito-
: re generale di diversi nunzi pontificii di
Venezia, Era nobile eziandio per libri
greci e latini la biblioteca di Sebastia-
no Erizzo; ed egualmente gli studi e
le librerie di Luigi e Marc' Antonio Mo-
.cenigo, di Girolamo da Mula, di Pao-
ijo Paruta, di Luigi Gradenigo, diFran-
:cesco da Ponte, di Luigi Michele Mar-
icello, di Luigi Lolin, di Francesco So-
■ranzo, di Luigi Malipiero avuta dal car-
fdinal Amulio o da Mula, e di molli no-
bili studiosi delle lìngue e delle scien-
'ze. Si annoverò fra queste la libreria di
-Luigi Balbi facondissimo, la copiosissima
p d'Aldo Manuzio il Giovane piena di cose
.singolari, quella di mg/ Giuseppe Zar-
ìhno maestro di cappella di s.lMarco, del
^•"edico Uino, d'Agostino Amai e di mol-
iti àTi ri. Lo Stringa registrò per librerie
singolairi,qnelle di Domenico Morosiui,
di Luigi Pesaro, di Paolo Loredano. A
suo temp>o erano celebrate le seguenti,
tìi Giovaloni Delfino eletto patriarca d'A-
fjnileia e\ del fratello, specialmente co-
piosa d'o|4)ere de' ss. Padri. Slimalissiaia
vo. L. xci.
V E N 353
quella di Girolamo Delfino primicerio
di s. Marco, per la quantità e qualità
di libri d' ogni materia. Ragguardevo-
le e regia quella di Gio. Battista Cor-
uaro Piscopia, procuratore di s. Mar-
co studiosissimo, per la quantità, per le
materie specialmente di storia e di poli-
tica, disposti i libri con bellissimo ordi-
ne; fornita anche di scelti va%%., massi-
me sulle cose venete. Erunvi strumenti
matematici e geometrici, con singolaris-
sima sfera celebrata dai Sansovino. Insi-
gne quella di Luigi Duodo procuratore
di s. Marco, per quantità e qualità, es-
sendovi molti libri e mss. greci pregiati.
Nobilissima quella di Giulio Giustiniani
procuratore di s. Marco, virtuoso e stu-
diosissimo, copiosa d' ogni materia e di
stampe singolari.Di Domenico e Leonar-
do Zane, mirabile per quantità e varietà
di materie, con bellissime legature e
stampe forastiere. Di Nicolò Cornaro pro-
curatore di s. Marco, con libri vagamen-
te legati alla francese. Di Girolamo e
Barbun Pesaro, copiosa e varia, special-
mente di storie universali e particolari.
Stimabilissima quella di Vincenzo Con-
larini virtuoso senatore. Di Sebastiano
Padavino,numerosissima e scelta, con edi-
zioni de'Giolili, Valgrisi, Pozzo, Tramesi-
no, Griffo e altre eccellenti di Venezia e ol-
tramontane, con bellissime legature. De»
gnissima quella di Bernardo Colle famoso
medico, massime di filosofia e di medici-
na, e dì altre materie e scienze. Insigne
quella del nipote Girolamo Colle medico
valoroso, letterato ed eruditissimo, piena
di Q)ss, così in medicina come d'altre ma-
terie. Considerabile quella d' Altobello
Buono per quantilà e qualità di rarissi-
me stampe, benissimo registrala e con-
servata. Di Pietro Paolo Arduino, li-
breria universale stimata delle maggio-
ri d'Italia, con opere scelte, ordinata e di-
stribuita per materie. Di Carlo Grade-
nigo studiosissimo, bella e formata di
libri squisiti e singolari e in particolare
di sione e dì mss. Dell'orìgine de'pubbiici
23
35:4 V E N
periodici Giornali, Diari, Notizie, Gaz-
zelle, ec, di avvisi, di novelle, di politi-
co, di scienze, di lettere, d'arti ec, ne
parlai ne' voi. XX, p. 7, XXII, p. 65,
XLVllI, p.137, LXXXV.p. 42, ed al-
trove. Quanto al vocabolo Gazzetta se
derivolo da Venezia per pagarsi i primi-
livi periodici una gcizzetta, antica mo-
neta veneziana, da gran tempo proibita
e fuori di corso, equi valente ad una crazia
di Firenze, di valore di 5 (|uallrini, si
ponno vedere il i.'ed il 3.° de'citati vo-
lumi. Ora si pubblicano a Venezia i se-
guenti giornali che trattano di oggetti
scientifici, letterari, di belle arti, e poli-
tici, cioè nell'ottobre deli 858, poiché i
periodici in Venezia nascono e oiuoiono,
continuamente come da per tutto, e di
recente V Artiere, i. Gazzetta Vffìzia-
le di P'eiiezia. D/ Tonìmaso Lucatel-
li (eccellente scrittore, en)ulo del Goz-
zi) proprietario e compilatore: giornale
quotidiano, eccetto quasi tutti i dì festi-
vi. 2. L' Awisalore Mercantile , foglio
uflìziale della Camera di Commercio ec.
D/ Tommaso Loratelli proprietario e
compilatore: settimanale, e un Bollet-
*tino gli altri dì non festivi. 3. V Eco
ile' Tribunali, sezione l , giornale di
giurisprudenza penale. Avv. Paride Za-
jotti compilatore: ogni giovedì e dome-
nica. 4- Lo stesso, sezione 11 , giornale
digiuri>>prudenza civile. Avvocali Paride
Zajotli ed Eduardo Deodati redattori:
settimanale. 5. L' Indicatore, foglio di
commercio, d'interessi municipali, indu-
striali ec, del Bureau generale iraffart in
Venezia. G. Porta editore proprietario :
setlitnanale. 6. La Sferza, gazzella lom-
bardo-veneta. L. Mazzoldi direttore re-
sponsabile: ogni martedì, giovedì e sab-
baio non festivi. 7, La Fenice, foglio
di lellere ed arti, con appendice teatrale.
P. Perego redattole responsabile: set-
timanaie. 8. L' Istitutore , giornale pe-
dagogico per le scuole e per le famiglie.
G. Codemo compilatore garante: ogni
i5 di. g. L'Età presente, giornale pò*
V E N
laico- letterario. A. Dall' Acqua Giusti
editore responsabile: sellitnanale. 10.
L'Omnibus, raccolta di letture di storia,
letteratura, belle arti, curiosità. Nobile
Gianjacopo Fontana redattore editore:
per ordinario mensile, i 1. Giornale del'
le scienze mediche. Dottori Giacinto Na-
miase Paolo L. Fario redattori : iviensile.
I i.Gazzcttadi farmacia e chimica. Dal-
la Torre e Fasoli redattori : settimanale,
^W \. Illuminazione notturna, Acqua
cisterne e pozzi. Statistiche varie de
formale e materiale di Venezia. A
ria, clima, soggiorno e carattere di
veneziani. Loro costumi sino al s
colo XP'II: loro fisico e morale^
metodo giornaliero e vesti. Educa-
zione dello spirilo e del corpo : e*
sercizi della caccia, bersaglio, corse
di barche, piigillato, forze d'Ercole^
moresca j principali viaggiatori t
neziani. Ceremonie de' matrimoni
nascite e morti: degli schiavi. Spe\
tacoli e Compagnie: dì quella del
Calza, e de' cavalieri di essa, di
3Iarco, della Stola d'oro e del Doge!
Primo teatro, tornei, regala. Dia letto
veneziano. Nobili e patrizi. Illustri
Architettura, pittura e altre arti,
loro illustri cultori.
I. Fabbricala Venezia in mezzo ali
acque, di grave spesa riesce il mantene^
ne gli edilìzi, le vie, le riviere; ed essei^
do poi formala in gran parte di strade
brevi, spezzale, tortuose, e frequenti di
ponti, ha d'uopo alla notte di molta illi
minazione , per cui avanti al i843 il
cui s'introdusse la illuminazione a gal
(della quale dissi alquante parole nel vo^
LXX, p. 148), con magici elicili io nio
tcpiici punti di vista al chiarore del ^:iz
(altro spettacolo olfre Venezia a' chiaro-
re della luna), si annoveravano Circa 3ooo
fanali, dell' annuo costo di quiasi fran-
chi i5o,ooo. L' illuminazione' ntpUtuna
cominciò in Venezia nel secolo- XII a cu-
VE IV
1,1 (le* pnrrochi delle conlrade; ed in fai
t;iiisa, e pe' molivi accennali nel § X, n.
53, Venezia era illuminata nella nolle,
quando alcime cillà che ora vantano co-
moda e splendida illuminazione, giace-
vano immerse in profotida oscurila. Non
però sì estese subito per tutta la città, ma
in principio fu ordinata per le vie mal
sicure. Si dilatò nel i4oo, e più nel
t4o3, in altri luoghi, precipuamente a
Rialto, finché il governo la decretò nel
1782 per tutta la città, con obbligare gli
abitanti a contribuirvi, tranne i poveri.
Venezia come fu la r." a dar l'esempio di
lìoUurna regolare illuminazione, cos'i pur
essa fu la i.' ad adottare in Italia il gaz,
trovandosi stabilito il gazomelro nel se-
stiere di Castello presso la chiesa di s.
Francesco della Vigna. — Articolo im-
portante per Venezia è l'acqua dolce, che
non si può avere altrimenti che o dalle
pioggie del cielo 0 dal corso della Bren-
ta : quella prima viene conservata in ci-
sterne, che colà chiamano pozzi, de' qua-
li Tanno le case per la maggior parte
provvedute, ed inoltre ne sono da 176 di
pubblica ricorrenza e mantenuti dal pub-
blico tanto pel fabbricato quanto per la
provvisione dell'acqua; questa, dalla
Brenta viene navigata in gran tinipe'rivi
della città ed a prezzo ne soccorre quanti
vi abitano o pegli usi domestici, o per
le fabbriche ed altro, A sostenerla con-
tinua, un acquedotto scoperto, formato
e mantenuto dal pubblico staccasi dalla
Brenta viva al Dolo (la cui riviera è una
delle più deliziose d' Italia pel numero
e magnificenza de' suoi edifizi, fra'quali
è rimarcabile il reale palazzo di Stra per
r eleganza e simmetria de' suoi giardi-
ni, e pel continuo passeggio sulla bella
strada postale che da Fusina va a'con-
fìni della Lombardia) e per 8 miglia la
conduce al Moranzano, dove per 3 boc-
che o scaricatori, la versa ne' recipienti che
vi si sottopongono. Talvolta si ricoire
eziandio a quella lista di terra che chia-
masi il Lido, dove pozzi o vasche nesoni-
ministrano di buona. Apprendo dal caT.
INI u li nel li. Del Coslutne f^eneziano. L'a-
more alla propria conservazione ispira
l* nomo di f-ire acquisto de' mezzi desti-
nati a soddisfare i naturali bisogni; così
trovandosi i veneziani, quasi navigatori
sopra il mare, senz'acqua potabile, se si
eccettui la torbida di quel fiume, che lor
da vicino passava, esaminarono e livol-
serocome ne potessero avere. Scavarono
dunque sotterra un ampio serbatoio qua-
drato, e intonacandolo accuratamente di
creta e di sabbia onde non vi trapelasse
mai polla d'acqua marina, raccolsero in
esso quella caduta dal cielo. Innalzando
poi nel centro del serbatoio una gola di
cinvi mattoncelli, e lasciando fra quelli
alcuni interstizi, pe' quali potesse stillai*
nella gola l'acqua, già depurata nel passag-
gio fatto per la sabbia del serbatoio, giun-
sero a foimareil pozzo. In tal modo otten-
nero un'acqua forse più limpida e più pu-
ra di quella delle naliuali sorgenti. Vi
sono anche i pozzi artesiani, o modenesi
o italiani, sui quali il Mabillon scrisse,
De fontibuf! Mutinensibiis, uno de' non
pochi furti fatti all'Italia dagli stranieri,
come prova il Rambelli, Lettere intor-
no invenzioni e scoperte italiane, lett.
24: Pozzi Modenesi detti Artesiani. Fa
a proposilo il riprodurre il riferito dal
Corriere Italiano in data di Venezia 8
aprile 1 852, che ricavo dal Giornale di
Roma n. 91, «Soltanto nelle stagioni di
straordinaria siccità, come ci troviamo al
presente, si possono apprezzare come lo
meritano i benefizi che arrecano alla cit-
tà i pozzi artesiani. Gli altri pozzi e le
cisterne che si trovano in molto nu-
mero in Venezia, mancando d' alimen-
to per di fello d' acqua piovana, rimar-
rebbero quasi asciutti se non si prov-
vedesse di compensarli artificialmente
con acqua che viene in alcuni trasportata
in grosse barche fino dal Brenta. La qual
cosa però riesce di non lieve dispendio
al municipio, e presto viene esaurita. Su
que' luoghi duuque, dove vicino alle ci-
356 V E N
slenie hovansi scavali cle'pozzi artesiani,
cui merilameute il popolo cliiamario lon-
tane, avendo essi un perenne zampillo
d'acqua che rallegra, viene falla deviare
con un canale di legno questa vena d'ac-
qua, falla scorrere ne' serbaloi de'pozzi
in tempo di notte, in guisa che lu matlina
trovasi raccolta una sufìicienle quantità
d'acqua, abbastanza purificata e buona a
beversi. Non già che l'acqua de'pozzi ar-
tesiani sia nociva (che l'esperienza ne
prova il contrario), ina non a tulli è gra-
dito quel certo sapore ferrigno o sulfureo
che ritiene,onde s'auìa meglio di farla fil-
trare pe' sabbioni de'pozzi comuni. Se
non si avesse il beneficio di quest' accpia
perenne, continuando per qualche tem-
po ancoi'a la siccità, farebbesi sentire più
grave il difetto d' acqua, senza un ali-
mento che in qualche modo li mante-
nesse, e non permettesse che quel!' ac-
qua abbassandosi notabilmente s' intor-
bidasse. In questi soli momenti di sicci>
tà, quando si vedono alTollate le donne
intorno all'acqua (e dove vi concorrono
donne la scena è sempre animalissima),
aifaccendandosi quasiché all'ultima non
avessea toccarne goccia, si prova il desi-
derio che un maggior numero di pozzi
artesiani vengano cavali nella nostra
citlà". llcav. Scolari nel i84o stampò in
Treviso, Memoria delle lodi dell' ac-
uita comune e del saper beveria e farne
uso a presidio e riparo dell'umana sa-
/jt/e.R.icordo questa dotta operetta, dedi-
cata al comune rispettabile amico ab.
Giuseppe Piolanli, dottissimo comesi am-
mira nelle diverse sue opere anche filoso-
fiche, delle mediche discipline conosci'
tove profondo,delV arte di conservare la
salute a lungo e di curarsi da se mede-
simo indicatore peritissimo e sagacissi-
mo, perchè leggo a p. loo.»» In Trieste
con atto pubblico de' 27 febbraio i84o
è slato autenticalo il buon esilo dell'espe-
limento, nel quale il sig.' Dielricii Gio-
vanni di Gralz, mediante un suo parti-^
colare processo, avrebbe reso potabile
V E N
una quantità d' ncqua di mai e^ ed al-,
la a tulli quegli usi a' (juali suole ser-
vire ogni buon'acqua di fonte. Chi po-
trebbe degnamente apprezzare e rimeri- a,
lare una scoperta di tal importanza, [»o- 1
scia che fosse al coperto di qualsivoglia
eccciiione, e fatta che fosse di comune
uso e diritto? " Cerlamente riuscirebbe
d'immenso utile alla marittima Venezia.
Nella Cronaca di Milano^ del \ 8.57, di
sp. 4-'> si parla in dala di Venezia, che il
consiglio municipale di Venezia deliberò;
sopra un progetto di transazione colla so-
cietà de'pozzi artesiani. — Il Dizionario
veneto pubblicò nel i834- Sono a Ve-
nezia 2,55o vie o calli o riviere o fon-
damenta; So piazze o campi maggiori;
180 tra piazzette minori, campielli e cor-
ti ; 320 ponti pubblici; 100 chiese cat-
toliche; 2 acattoliche; 7 sinagoghe; 20
comunità religiose e secolari ; 100 sta-;
bìlimenli d' istruzione tra pubblici e pri-
vati ; 28 tra ospedali ed ospizi; 7 carce-
ri e case di pena; 22 caserme; 7 tea-,
tri; un pubblico giardino;! 76 pozzi pub-
blici; 96 torri o campanili; 1 3o palazzi
cospicui; 900 palazzi minori; 16 alber-
ghi; 5o osterie che albergano; 18,000
case che formano 19,500 abitazioni, e
8,4oo botteghe; 2 macelli, mentovati
soltanto per dire che stava per essere ad
essi sostituito un ampio e grandioso e-
difizio, in cui concentrare la macellazio-
ne degli animali d'ogni natura. In fat-
ti nel sestiere di Cannaregio fu pòscia
fabbricalo il pubblico macello presso le
fondamenta di s. Giobbe, incontro alla
Laguna dal lato del gran ponte. In 6 se-
stieri, come dissi in principio, è divisa
Venezia, ed in ciascuno è un commissario
di polizia, incaricato di vegliare alla sicu-
rezza pubblica ed a tutti gli oggetti di sa».
lubrità, sotlo la dipendenza della Dire-
zione generale di polizia, ed in assistenza
dell'altre uulorilà, nelle sue attribuzioni
valendosi tanto delle guardie di polizia»,
come delleguardie di sicurezza, ch'erano
allora due corpi regolartneute sistema'.
I
V E ÌV
ti. Vi è inoltre In guardia di finanza pe-
gli oggetti alle finanze risgiiardanti. il
corpo de' pompieri civici, egregiamente
tenuto e disciplinato, numeroso e ben di-
retto, rende i maggiori servigi. La guar-
nigione ordinaria è di circa 4}000 uo-
mini. La popolazione che ne' tempi flo-
ridi di questa città eccedette i iqo,ooo
abitatiti, e che nel 1761 componessi di
i49,ooo,sul principio del presente secolo
era diminuita a 96,000, nel i834 com-
prese l'adiacenze ascendeva a 106,000
e prometteva continuazione d'incremen-
to. Leggo nel n. 1 27 dei Giornale, di Ro'
mrt tlel i853: Le provincie venete no-
verano al presente 2,82 t,525abitanti ;
ia sola città di Venezia ne ha i 17,283.
La Cronaca di Milano, de' 3o gennaio
18 56, riferisce il pubbbcato nel prece-
dente dalia Direzione di statistica sul mo-
' vimenlo della popolazione de' vari stati
componenti l'impero Austriaco dal i85o
al i854) in quest'ultimo contando il re-
! gno Lombardo- Veneto, e le sue 29 città
! 5,5o3,47i abitanti, corrispondenlecirca
I a un 7.°della popolazione di tutta la mo-
narchia, sebbene esso non abbia che una
, superficie d' 800 leghe quadrale sopra
I 1 1 ,5g3,chequella contiene.Si osserva che
j Venezia/frieste e altre videro scemata la
. loro popolazione : Trieste di 307 I anime,
e Venezia che ancora neh 85 1 ne conla-
va I 23,290, scese nel i853 a 106, 353,
ossia vide minorata la sua popolazione
di ben 16,937 persone. » Se noi ci fac-
ciamo ad indagare le cause dello spopo-
lamento di Venezia ricorderemo innan-
zi tutto che il numero de' suoi abitanti
prima del 1848 non era gran fallo diver-
bij da quello di i23,2qo che avea anco-
ra alla line deli85i. Se la diminuzione
i della popolazione di Venezia fosse av-
I venuta unicamente pegli sconvolgimenti
I del 1848 e dei 1849, ciò avrebbe dovuto
accadere negli anni immediatamente a
quelli successi, cioè nel 1 85o e 1 85 1 , Pus-
; sibile che tale causa abbia agito nella sua
\ pienezza più lardi, ma ritleltendoche an-
V E iV 357
co Trieste ha veduto calare in modo sen-
sibile la sua popolazione dal 1 85 1 al i853,
noi aliamo piuttosto portati a credere che
qui abbia operalo un'altra causa, comu-
ne all'una ed all'altra delle suddette due
piazze. Trieste, come Venezia, vive in
particolarità del commercio; se questo
langiie, amendue ne soffrono, e Venezia
di più di Trieste perchè il suo commer-
cio non ha la portata diquellodell'altra".
Si conclude, che il rimedio dovrà con-
sistere nelle ferrovie che cotigiungeranno
Trieste a Lubiana e Vienna; e Venezin
a Bolzano e Innsbruck, e soprattutto n
Milano , al Piemonte e alla Svizzera; e
che renderanno possibile al commercia
dell' Adriatico di lottare con quello del
nord della Germania nelle parti meridio-
nali di questa e negli altri paesi conter-
mini. Di cjui si scorge di quanta impor-
tanza è pe'fuluri destini del commercio
in argomento, e per non veder la deca-
denza delle città marittime, di compie-
re al più presto possibile la rete delle
strade ferrate lombardo-venete. Certo è,
clu; la popolazione di Venezia indi no-
tabilmente si accrebbe, come può desu-
mersi da quanto vado a riprodurre col
Prospetto riassuntivo, dello Slato per-
sonale del Clero della Città e Diocesi
di P^eneziaper l'anno iS^S, coi qualegià
ne'5§ Vili e X riportai quella d'ogni par-
rocchia, non ostante che nella proposi-
zione concistoriale pel concistoro de' i5
marzo 18 58, per provvedere la sede va-
cante patriarcale, per non avere calcola-
lo gli abitanti delle Foranie, della città si
dica : In cuius ambila sepleni circiler
milliarium sexdecini mille pene donius,
etcentum vigintiincolarum milliaadnu-
meranlur. Debbo inoltre avvertire, che
essendomi proposto di riprodurre qui la
stalisltca àeWoStato personak^xQ ognuna
delle suddette parrocchie ripetei le sue
cifre degli abitanti che conteneva al 3 i
ottobre 1857, ma nel complesso si pos-
sono aggiungere circa altri 10,000 a-
bitanti. Si divide il Prospetto lo 5 ca-
35b V E N
tegoiie o classificazioni, per seslierl e per
foranie, comprese risole.!.' Chiese. Vai--
loccliiali uiljaiie.cotuprese quella del Li-
do sul Litorale e quella di Gambarare
nella prossima terraferuia, 02; oltre 12
delle foranie. Succursali 2 5. Oratorii sa-
granieutaliiS. Oratorii non sagrauienta-
li 36. Curaziali 2. Di Regolari 25: delle
quali però 2 figurano anche nelle parroc-
chiali, ed una Ira le succursali. Varie 26.
In complesso I 76, che già liilte descrissi
(oltre un copioso numero delle non più
esistenti),meno alcune di cui dovrò parla
le dicendo deSe vicarie foranee di Tor-
cello , di Caorle e di Murano, e di altre
isole. 2.' Sacerdoti secolari 4o6. Chie-
rici 52.3.' Regolari. Sacerdoti, compre-
sì i chierici professi e novizi, 224. Laici
0 Conversi 122. Monache 44^- 'u com-
plesso 794- 4'^ Stabilimenti pubblici e
privati^ 27. 5." Abitanti al 3i ottobre
1857, Cattolici: latini (34,49 'i'j 8''^^' ^7'
armeni 2. JNon uniti: greci 35 1, armeui
3. Protestanti: luleraui 281 , riformati
1 12, unitari 17. Ebrei in tutti i sestieri, il
cui maggior numero è nella decania de'ss.
Apostoli nel sestierediCannaregio,e com-
presi 9 della forania di Caorle, 2207. Di
altre religioni o confessioni 25. In com-
plesso sommano gli abitanti di Venezia
ai37,56o, de'quali i 7,232 appartengo-
Doalle 3 foranie, e così la cifra corrispon-
de alla detta dalla proposizione concisto-
riale. Noterò, elle della tolleranza del-
la repubblica di Venezia cogl' indivi-
dui delle nazìuni straniere d' og'ii reli-
j;iooe, uè parlo verso il fine del doga-
do 75." e nel dogado 79.° del § XIX.
— In Venezia anche l'aria vi è favore-
volissima e sana ; mite la temperatura
che di rado va sopra il 26° di R. o scen-
de sotto 3", lungamente fermandosi allo
stato medio ch'è di 11°; il clima delizio-
so, se non fosse quel vento di scirocco, che
iiou di rado predomina, umido e spos-
sante, detto dal gran Torquato ; Vento
the muove dall' arene niaure - Ed umi-
do e pai ante ambo le gote- Con lenti
V EN
I
fiati ad or ad or percuote. Le brezze
n)arine conservano dall'altro canto una
certa eguaglianza nell' atmosfera, e s
ne ha 1' invidiabile risultato che ì<
donne più lardi invecchiano qui die al
Irove, e più a lungo conservano gli uo
mini forza e freschezza. Cadono circa 3o
pollici di pioggia all'anno; ed il baronie
Irò dà l'altezza media di 28° i. Scrisi
Lodovico Testi, Disinganni, ovvero ra~^
gioiti fìsiche sopra l'aria di Venezia in^
tiera/ìientesalubre,Co\oa\a per Gio.WilJ
lelmo Schell 1694. H veneto conte Gia-
como Filiasi, Dissertazione sopra leva-
riazioni annuali dell' atmosfera a Pene-
zia, ivi 1800. Abbiamo ancora. Da eli-
ìuat de Venise et des ressources salu-
taires quii offre, Réflexions du d.' A-
lexandre Tassinari ancien médccin en
second,et médecin en chef par interim
de Vhópital Civil de Venise, et médecin
ordinaire de l'ho.;pice Ca di Dio de cet
te ville, Venise chez Cecchini et Narato
vich 1845. Sono dedicate a S. A. S.il duci
Guglielmo de Brunswich, per l'amorechi
avea per Venezia. Divise in 6 capi, l'ulti
mo contiene la seguente Conclusion. Fi
nise offre un climat tempere en hiver <
en éléjellejouildepropriétés tout-à-fa
particulières cantre certaines maladte
dans ioutes les saisonsj dans toutes le
saisons aussi on y trouve des aliment
quii est malaisé ou incme inipossibl
de se procurer ailleursj on n y souffn
point de la poussiere en été j duran
tonte l'année, ony trouve les moyens di
passer le tempsfort agréablementjcet
le ville a des Communications continueh
les par terre et par mer avec tout le re-
ste du monde j et enfin dans cetle cité
oìi n'existe pas la nécessité dispendieuse
des éqnipages et des chevaux, une fno-
deste gondole égale le plus simple parm
ticulier aiix plus grands seigneurs. Voi'^
là certes de bien justes motifs de do/iner
la prcfcrence à cette capitale, et de L
recommander aux étrangers qui desi
rcnt trouver un soula^ement à lem:
YEN
; rnnax ai'cc le iiioins dtfrais possìble.
[ Un scj'oiir siriani et si tranquille, ou
! ahonilent tonles les conimodilés de la
( vie, emìiclli par les arts, et que contri-
biieiit a rendre encore plus agrcable et
pre'cieux le caractere de set habilarUs
et la sagtsse du ^ouvernenient quiy est
. établi, trouvera difflcilententdes ri\'aux
j dansaucwi autre pars. — Nou meno che
. a'nalivi, il soggiorno tli V^ene/.ia, lieto ed
. aiiieiio, piace al foiasliero, feslevoljDeiile
e coiclialiueiile accoltovi da ogni ordine
: di [)ei>oue. Coi tesissimi gli uoniiui, ino-
'. delio di gentilezza il bel sesso, i-veneziani
. benefici, socievoli, univeisalmenle disin-
. volti, adunano in se un complesso di bel-
; le doli che incanta chiunc|ue giunga a Ve-
. iiezia; poscia piacevolmente tratlenendo-
I lei casini, le conversazioni, i divettimen-
; ti cittadineschi e popolani. JNon vi è allet-
: tuzione nella loro civiltà, oqu ^ele negli
■ scherzi e piacevolezze; né la rontorosa al-
; legiia della bassa classe degenera in di-
I iorduie o dà negli eccessi in que'frequen-
■ li ritrovi, ne' quali l'artigiano, poco eco-
i uuiuu, scialacqua bagordando tutto il
; prodotto delle sue fatiche. I lunedi d'a-
I gusto a s. Marta (delti garanglieli, cioi
, lesteggiauienli ed allegrie che aveano luo-
; go per il suo anniversario festivo, di che
: feci parola nel § X, n. 3i), i lunedi di
I settembre al Lido (di che ragiono nel §
; XV HI, n. I 3), ed a'Giardini; le feste, det-
te Sagre, d'ogni Santo ne'dinlorni delle
rispettive chiese, olire quelle per le sagre
Imu)agini delle pubbliche vie, di sopra
ricordate; il Carne^'ale i\a [ìev lutto, so-
no punti importanti nel calendario de'
buontemponi, e quivi a que' dati tempi
trovasi bel numero di brigate iulente al
di verlimenlo ed a'sollazzi, che deslan pia-
cere in chi si compiace d'osservarle. No-
lo ì\ Castellano nello Speccìiio geogra-
fico-storico-politico , articolo ^euezia:
A fronte dell'altissime sventure, di che
Sono stali fdneslo bersaglio, serbduoi ve-
neziani la nativa gaiezza , ed attendono
risluruscuip'e maggiore dall'udiuruo pu-
V E i?i 359
cìfico reggiuiento. — Pergli antichi costu-
mi de' veneziani e loro consuetudini, sa»
rà bene che io faccia un estratto del li-
bro intilohito: Did Costume f'^eneziano
.sino al secolo deciinosi'tlimo, Saggio di
Fabio Mulinelli, Venezia dalla tipogra-
fìa del Commercio 1 83 1 con figure, dedi-
calo al |)atriarca cardinal Monico qua!
presidente della couimissiune di pubblica
beneficenza, per averne a sollievo di quel-
la generosamente l'autore destinato 1' U'
lile, siccome argomento vagheggialo da-
gli amatori d' una patria di tanta rino-
manza, non meno che da'suoi stranieri
ammiratori. Imperocché troppo agli uni
ed agli altri riesce dilettevole d conosce-
re le private abitudini e gli usi di que've-
neziani, molte dellequali assai diversifica-
no da quelle degli altri popoli anche ita-
liani, perchè nella massima parte dipen-
denti dall'unica posizione della loro città
e dalla forma particolare del loro gover-
no, che li rese possenti, opulenti, glorio-
si, per Sempre celebri. Il cav. Mulinelli
colle sue laboriose ricerche , giovandosi
dell'eccellenti opere di M. Francesco San-
sovino, f^'eaelia nobilissima e singolare j
di Gallicciolli, Memorie Fcnete antiche
profane ed ecclesiaslichei ò.\ Fdiasi, Ma*
morie storiche de' Veneti primi e secon-
ilij oltre altre e massime di vari bene-
meriti delle patrie cose, tutte ricordate,
propriamente si propose di condurre il
sito lavoro >» sino alla fine del secolo se-
sludeciino soltanto, epoca nella quale pas-
sando Venezia dalle ricchezze al lusso e
dal lusso alla corruttela, degenerava già
dall'antiche virtù e si avvicinava a gran
passi all'istante del suo annientamento".
Mi è poi nolo aver egli, sempre operoso
scrittore patrio, pubblicato neli85i un
Lessico l^eneto, ch'é un pregevole reper-
torio alfabetico di cose appartenenti alla
storia e a' costumi di Venezia; però non
ho il piacere di conoscerlo. Ma in quanta
a' costumi de' veneziani negli antichi e
ne' moderni tempi occupò gran parte
delia vita u descriverli e documeularli il
3f>o V E N
consigliere Giovanni doltore Rossi vene-
ziano ; e l'opera sua in più di centoventi
■voliuni in 4-" manoscritta giace per suo
totamento nella biblioteca Marciana fi-
no dall'anno! 85 1 in cui morì. Essa vie-
ne consultata con molto profitto da' na-
zionali e da' forestieri.
2. Il patrio scrittore Mulinelli erudita-
mente impiegò i primi 4 capi su diversi in-
teressanti argomenti riguardanti. i.° L'i-
sole su cui è fondata Venezia, loro stato
fisico e bonificazione; origine delle con-
trade e divisione della città. 2.° Religio-
ne, chiese, recluse e rito patriarchi-
nò. 3.° Strade, ponti e piazze, cavalli e
gondole. 4-° Case, pozzi, giardini e scliia-
■vi. Di questi capi feci spigolature, che al-
l'opportunità sparsi qua e là; onde solo
mi rimane in breve a dar contezza di
qiiella parte del costume veneziano di cui
intraprendo il ragionamento, l'ero col
medesimo scrittore avverto , che nelle
■voluminose opere de* tre surnmentovati
nutori, in più luoghi alquanto si ragiona
de' privati costumi e delle consuetudini
de' veneziani. Capo V: Del caratlere fi-
sico e morale (Je veneziani: loro metodo
giornaliero di vita: delle vesti. Secondo
l'asserzione di riputati storici, erano i ve-
neziani d'alta statura, di pelo e capelli
biondi ( come di tal colore le donne
rendevano arlifìciosamente i propri, lo
dico nel g XIX nel dogado 85.°), on-
de incanutivano presto, sebbene am-
bo i sessi fossero longevi , forse per la
piacevolezza ed egualità della tempera-
tura così mantenuta dall'aria salsa, che
di sua natura si vuole meno umida e più
calda di qualunque altra: pertanto con
infinita meraviglia molti e molti vecchi
si vedevano procedere carnuti, ritti e ro-
busti. Le donne tutte di bell'aspetto in-
clinavano al pingue: erano d'ingegno mi-
rabilmente svariato, usando nel discorso,
in aggiunta ad una favella, la quale si
rende atta per la copia delle vocali e per
la prestezza nel proferirle all'espressione
della passione, di placidi modi e lusio-
V EN
ghieri. Gli uomini per lo contrarlo d'in-
gegno docile, di grande animo, di mansue-
ti costumi, si mostravano generosi verso
le chiese (come ampiamente ho narrato
oe'§§ V, Vili, IX, x,xi,xn,xiii), né
gperdevano punto il tempo. Componeva-
no il gesto e la voce a gravità eziandio
ne'dialoghi famigliari, erano di maniere
e di parole corlesi." Vuoisi che fingessero
di perdonare, ma che loro venuto il de-
stro si vendicassero crudelmente; che a-
alassero senza scelta struggendosi or di
questa or di quella, e che niuna costan-
za nell'amore serbassero (n'è prova il n,
6 del §X1!). Però nelle sventure abbon-
davano d' animo invitto , e ridondando
già di gloriose memorie le pagine di lo-
ro storia, che anzi spinsero nell'avversità
la fermezza ad assumer talvolta l'aspet-
to di stolta indilferenza, come nel secolo
XV 1 in tempo che infuriando la peste
desolatrice uccise 70,000 persone. A qu«
sle varie prerogative dell'animo, debbe^
si aggiungere quella della giocondità, U
quale né pe'tempi e né per le molte vi«
ci><situdini mai scemò; mentre anco nel
secolo decorso, all'epoca di quel gran co-
noscitore del cuore umano Goldoni e so-
lerle ricercatore degli usi del proprio pae-
se, si cantava per le piazze, per le strade,
pe' canali; essendo il fondo del carattere
della Dazione l'allegria, e il fondo del
linguaggio veneto la lepidezza. Confor-
me all' incirca a questi svariati istinti si
regolava giornalmente il metodo della
vita. All'aiu'ora, già folte di popolo era-
no le chiese, e non pochi testando lascia-
vano fondi pel mantenimento de'limji, e
pel suffragio de'defunti con preghiere e
benedizione olle tombe. Il pio costume
d'assistere all' ullìzialure notturne si os-
servava pure da'dogi nella propria cap-
pella, a somiglianza degl'imperatori gre-
ci, e de're franchi e longobardi (mi piace
qui riferire quanto pubblicò in Venezia a'
f) api ile i852 il Corriere Italiano*: ri-
produsse il n. g'z del Giornale di Roma.
^Coiue tante altre costumanze andate iti
V L N V E N 3(3 r
tli^itso in Venezia da qualche anno, tor- z'oru dopo la campana del inezzogionio,
nano ora nuovamente a risoigere; videsi che avea a quello invitalo, un'aUia suo-
(piinch in questi giorni della settimana na va e della r/o/jo /20/^<7, la quale lichia-
sunta formarsi più numerose le compa- mava al lavoro, e siccome durava mez-
giiie de'dileltanti di musica, i quali si pre- z'oia, il tempo accordalo al nudrimeuto
siano a cantare il Afiserere negli Ullizi e al riposo si riduceva ad un'ora. Falla
delle Tenehre, in pressoché tutte le chic- notte, di necessità si abbandonavano i la-
se di questa città. Vengono eseguili squi- vori e le faccende, quantunque non di
sitamente e si ha luogo d' anunirare le rado, ne' bisogni, conti nuassei'o i magi-
più stupende voci , che ne fanno lede strali a tener ragione e ad occuparsi dcl-
qunnto i'ar.'e musicale, stala cosi in fa- le cose di slato. Finaluienle alla 3.' ora
\^ve Ira noi, si mantenga ancora e formi della nottesuonava un'altra catnpana,ap-
anzi una delle più gradile ricreazioni del- pellnla appunto tersa^dopo la (piale non
Ja gioventù veneziana '). Sorto il sole, si poteva più girare per la città, né po-
dall' alla torre di s. Marco il suono della levasi più tener fuoco acceso nelle bot-
cauìpana eccitava ogni ordine di perso- leghe e nelle case sotto pena diioo sui-
ne al lavoro; e siccome fra gli artigiani i di, onde preservar gli edifizi da incendio,
più numerosi evano i falegnami, appella- essendo di legno. iNel secolo XIV a' soli
li marangoni, così Marangona si chia- barbieri e pizzicagnoli fu permesso alle
mò tal campana. Fervendo già l'opere loro botteghe lume e fuoco , anco dopo
nell'ollicine, e sedendo i magistrati negli la terza. Nelle lunghe notti, non esseud«j
ullizi, non pochi patrizi in sull'ora 6. si in uso gli spettacoli scenici , cominciali
adunavano a Rialto sotto i portici, uni- ne'primordi del secolo XVI, come r.iccon-
! camente per vedersi e trattenersi in ami- tai nel § XV, n. i , i veneziani per ovviare
chevoli discorsi; mentre nel rimanente di la noia stavano a crocchio in famiglia u
I que' portici una turba di mercanti fio- cogli amici, con parlari che servivano di
t renlini, genovesi, lonrbardi, spagnuoii, utde ammaestramento a'giovani. Erano
[ turchi e d'altre nazioni intendeva a gros- nell'estate ridotto di tali adunanze gli
f si traffici. Facevasi sosia a mezzodì pel spaziosi canali e la Laguna, dopo l'ore
pranzo, comunemente frugale, massime vespertine andandosi in cerca della brez-
ne'più rimoti tempi, di solo pesce e sei- za notturna , rifocillando poi con parca
vaggina, non permettendosi più di 3 vi- cena l'affievolito corpo. La bellezza del
vande anche ne'fesleggiamenti, eziandio firmamento e la freschezza dell'aura, su-
nelle nozze, proibendosi i pavoni con leg- scitava la naturale allegria con canile
gè del 1472. Senza dubbio questa sobrie- suoni. Altri facevano omaggio a'ioro a-
là contribuiva a guarentire i veneziani mori con serenale e canzoni , accompa-
da frequenti malattie, per farli giungere gnale dal liuto e altri strutnenti. Quan-
a prospera vecchiezza. Sembra nondime- do il Tasso rese di pubblico diritto la Ge-
no che nel secolo XVI, quando già il de- rusalemme /<(0e/vi^<7,(jue'sublimi earnio-
plorabile lusso filalmente cominciava a niosi concetti furono i soli che nella nol-
vincerla sull'antiche usanze, di mollo si te rompevano il silenzio delle vie, de'ca-
largheggiasse nel nutrimento, macellao- naii, della Laguna. La Gerusalemme di-
«losi ogni settimana 5oo bovi e "ìSo vi- venne il canto preddetto del gondoliere,
felli, oltre un infinito numero di caprino- alternandosi tra loro le stanze del mela-
li e di polli, l'ertanto, sì per la scarsità de' viglioso poema. Venendo alle vestimen-
cibi e sì per l'amore grandissimo che a- la, i veneziani vestirono alla foggia d' 6-
veasi all'economia del prezioso tempo, il riente, finché le loro relazioni politiche e
pranzo era di breve durata; onde niez- commerciali si limitarono all'itupero gì e-
362 V E N
co; vesliiono alla moda dell'altre nazio-
ni ilaliane, quando eslcseto ad esse le re-
lazioni medesime. Allorché usavano le
\esli giavi e maestose dell'oriente, il co-
lore di esse fu generalmente l'azzurro o
turchino, il quale era già stalo il favori-
to degli antichi veneti primi abitatori del-
le Venezie loro maggiori, iu guisa che
presso i romani anliclii azzurro e vene-
to erano sinonimi, e veneta chiamavasi a
Roma quella fazione del circo, la quale
vestiva di questo colore (nel ragionare de'
Tealri, descrissi pure gli Jnfìleatri ed i
Circhi, cogli spettacoli che vi si celebra-
vano,ed in più luoghi delle fazioni diver-
se ne'giuochi circensi: esse erano la P^e-
lieta, V Albata, la Russala^ la Prasina.
Bernardo Menegucci scrisse la Disserta-
zione sopra il f^^eiielo Colore, che il p.
Calogeri» pubblicò nel I. 22, p. i o3, del-
la i\^«oi'rt Raccolta. Il Cancellieri nel suo
Mercato eruditamente tratta delle 4 no-
bili fazioni e loro colori a p. 24 Solo mi
limiterò a riferire l'origine e il significa-
lo de'colori delle medesime, per le quali
presero partito anche gl'imperatori 10-
n)ani, sino a vestirsi anch'essi del colore
della fazione che favorivano; e le matro-
ne dil'endevansi dal sole con ombrelli del
colore prediletto. Marziale dice: si Vene-
to, Prasinoquefavesj e altrove: de Pra-
sina Conviva meus, Venetoque loquatur.
Indidit Roniulus his quntiior Eleinentis
haec nomina. A Terra Frasinam^ìzc^/o-
neni apj)eltavit,y\ndeaì nenipecolorenij
IMaiis Venelam ab Aquis, nempeCacvyx-
leum; Ignis Russatam, quod l'urpura 1-
gnis coloreni exprimat; Aeris Albalam;
et inde quaiuor in Urbe factiones exti-
terunt. Quindi il color Pr^smo, ossia Ver-
de, sagro era alla Terra ed a Cerere; il
Veneto, ossia Ceridco, all'Acqua ed a
IVettuno; il Rosso, al Fuoco; ed il Bian-
co, all'Aria. Queste fazioni furono pure
rassomigliate alle 4 stagioni, cioè \' Al-
iala, all'Autunno; la Russata, all'Esta-
te; la Prasina, aUa Primavera; la Vene-
ta, all'In verno. Colores viceni Tempo-
VE i\
rum quadri/aria divisione fundunlnr.
Prasinus virenti Verno, Fenetus nubi-
lae [lyemi, Russeus Aestati Jlammeae,
Albus pruinoso Autumno dicatusest.Pe'
rò queste fazioni in principio furono due
sole, cioè r Albata e la Russata j alle
quali furono poi aggiunte allre due, Iu
Prasina e la Veneta. Inoltre Domizia-
no le accrebbe con due allre, V Aurata e
la Purpurea: aurati, purpureiqdc pan-
ni). L'abito de'nobili veneziani si avvici-
nava di molto a quello de'patrizi della
corte Bizantina. La loro veste era talare
di drappo operato o con ricamo , ferma
a'fianchi da una cintura. Di sopra aveva--
no un manto allibbiato con borchia d'o-
ro, in capo portavano una berretta, sul-
la quale dalla parte della fronte veniva-
no a congiuugeisi due fettuccie in guisa
da formare una croce di s. Andrea, il
Mutinelli ne ùlììe la figura nella tavola
8.' 11 doge non solo seguiva questo co-
stume, avendo però soventi volle pur-
purea Iu tunica o la dalmatica alla con-;
solare, e sempre purpurei i calzari, ma
ben anche in alcuni adornamenti quello
usalo dagl'imperatori e da're d'occiden-
te. Si fregiava quindi com'essi d'un cor-
to bavero di vai o di ermellini, che gli
scendeva sopra il manlOj e d'una berret-
ta di velluto rosso foggiala come 1' anti-
che mitre, la quale sel)bene alcuni la vo-
gliono derivata dal pileo de'troiani e de'
frigi , non era poi che quella usata da*
duchi franchi e longobardi, e forse anco
da'consoli o ipati greci; questa berretta^
equivalente a un Diadema, fu comune-
mente appellata Corno (delle vesti e
prerogative de' dogi, trattando di loro,
ragiono nel § XIX, n. 3, ed iu pro-
gresso del §), Lhi tavola g.' esprime la
(ìgiira del doge. Era la vc'^le delle don-
ne serica, lunga sino a terra, scollata,
chiusa tutta da sembrare quasi incou-
sutile, assettala e adorna di ricami. Scen-
deva loro dagli omeri con due corte
strisele dì zibellino un ampio maulo li-
stalo d'uio con ali|uanlo di strascico, e
I
V EN
pur esse portavano in capo una berret-
luccia con aureo fregio , da cui fuggiva
sciolta e inanellata la chioma , C0Q)e si
vede nella figura della tavola i o/ Tutto-
ciò sino a tanto che non furono i vene-
ziani a contatto cogli altri italiani ; ma
quando ciò avvenne, abbracciarono colle
loro mode eziandio quelle dell'altre na-
zioni d'Europa, giacché al principio del
XIV secolo l'usanze di Francia, di Ger-
mania e di Spagna erano già in »oga per
tutta l'Italia. Nella tavola i i .' si ha la fi-
gura d' una donna del secolo XIV, sul
custun)e delle donne veneziane in quel
secolo avendone scritto Cesare Vecellio.
Sono le aiedesinie vesti delle piacentine,
allacciate con cintura, ampie, colle mani-
che fatte a fogciia dello scudo catalano,
co'bugoli o reticelle d'oro per acconcia-
tura del capo. 11 vestito e l'altre persona-
li usanze de'veneziani, sia de' giovani e
garzonastrì nobili e plebei, sia degli spa-
daccini, de'bravi e delle femmine, sì in
queir età che dopo , non furono punto
diverse da quelle degli altri italiani , de'
quali da per tutto ne abbiamo i monu-
unenti. II medesimo Mulinelli negli An-
ìtali Lrhaiii di Fenezia, parlando delle
costumanze della I.' metà del secolo XIV,
dice che abbandonata nelle vesti la fog-
gia degli orientali, rna serbcindone la lun-
ghezza, alcuni usavano strette maniche,
e allora doga lina tal veste dicevasi; quel-
la colle maniche larghe si appellava dii'
<<//ej- portando poi lutti il cappuccio, che
lateralnieute e sopra la sinistra spalla
pendeva, o coprendosi la testa con certa
berretta a cartoccio, che ber re Un a tozzo
ed anco alla sforzesca chiamiivasi. Nel
principio del secolo XVI i vesti(nenti al-
la francese erano cofiuni tra' veneziani,
ed alla fine del medesimo, dimentichi di
esser nati in Italia, imitavano le foggia
de' francesi e degli spagnuoli. Con tali
mode si adottò pure la magnificenza e
Ja preziosità de' drappi ond'erano i'or-
luate le vesti. Ne portavano peraò le
duuue alcuue cuuleste d'oro, aduruute di
V E N 3G3
pelli rare e con lunghi strascichi; smisu-
ratamente si fregiavano di monili e d'ar-
mille d'oro e di gioie ricchissime, rilucen-
do le dita delle loro mani di molte anel-
la di balasci. Tanto scialacquo di de*
naro per un oggetto cos'i frivolo chia-
mò più volte l'attenzione e il rigore
d' un governo, il quale era istituito so-
pra semplici e austeri [)rincipii, di che
dovrò in più luoghi riparlarne. Quin-
di ne' secoli XIV, XV e XVI venne-
ro fatte più leggi suntuarie di pramma-
tica, riportate dal Mutinelli a p. 3oc) de-
gli Annali Urbani, per le quali si pre-
scrisse un limile al valore de'paimi delle
vesti, ed a quello delle minuterie; per cui
alla fine del XVl s'era ridotta la cosa a fer-
mine assai comportabile e onesto, vesten-
do allora le donne di soprabito nero in
ogni tempo alla greca. Da quest'ultimo co-
stume deve aver tratto origine quell'id)!-
to nero di seta appellato vesta e zendà,
il quale si portava unicamente a^ Vene-
zia nella mattina dalle dame e dalle fem-
mine di condizione civile, (juasi abbiglia-
mento alla domestica, e che usalo venne
costanleinente sino al termine della re-
pubblica. In mezzo a tanto dissipamento,
però incorrotto si mantenne l'uso del ve-
lo bianco di seta, di cui s'abbellivano le
donzelle venete, e di punizioni severissi-
me si minacciarono quelle sfacciate me-
retrici, che avessero osatodi va!er^i di que-
st'ornamento unicamente destinalo a sim-
boleggiare la verginità e la candidezza del
costume. Del pari si mantenne tutta pro-
pria delle donne veneziane la foggia del
calzamcnto sinché verniero in moda le
gondole. I m perocché a vanti che si selcias-
sero le strade, essendo tutte polverose e
coperte di fango, se gli uomini cavalcan-
do si potevano schermire, le donne ob-
bligale a incedere a piedi, per non im-
brattarsi portavano altissimi zoccoli, lar-
ghi e senza calcagnino, al modo espresso
nella ricordata tavola i i." E pare che li
lasciassero entrate nelle case loro, per
prendere uu calzamenlo più leggero. Ve-
364 V E N V E N
iieziii resiò *olo incoiilaininafn soltanto tìa'Fiipi, com'è possibile ch'eglino accor-
(liiile mode sli'.'iiiiere nella foggia delle ve- dassero ad un laico fjuanlo da toro non
sii de'oiagislrali, benché col lempo an- praticasi? So bene, e lo notai ne'rispellivi
di'esse provarono nlctin cambiamento, articoli, che a' principi laici accordarono
l^er cominciare dull' abbigliamento del varie l'elfi .?tìfg:re, comedi ministrare nella
doge, la forma di sua berretta notabil- messa daglistessiPapi celebrata;anzi quasi
mente si alterò da RenieroZen del laSa, pare che dichiarassero i dogi accoliti della
rbe la fregiò d'aurea corona; nel i 36i da cappella pontificia, come dirò alla sua voi-
Lorenzo Celsi che vi aggiunse la croce; nel la. Piuttosto io forse trovo piii plausibile
1473 da Nicolò Marcello, che la volle tut- ragione , che imitando i primitivi dogi
tacroro;e(ìnaimenlenelXVl secolo,incui pure le foggie orientali, e questi insegno
si [)or!Òa tale la ricchezza di questa ber- di rispetto lenendo coperto il capo, come
iella o corno ducale, che il valoredi quel- rilevai in tanti luoghi, anco in questo l'a-
lo, col quale s'incoronavano idogi,mon- vranno imitati i dogi. Valga per tutti la
lava alla somma di ben i 5o, eoo ducati, liturgia de' siri , i coi vescovi celebrano
t? si custodiva diligentemente nel tesorodi col capo coperto sempre da una specie
s. IMarco. Indi sotto cpiesla berretta si di camauro , che pure ritengono nella
oggiunse un 6V?///rt;<ro di rensa (sorla di cap|)ella pontificia, anzi assistendo il Pa-
telci di lino bianca e assai fina a opera, de- pa col capo denud ito, il che vidi per mol-
nominata anche /r/rsOj- fu cos'i detta dal- li anni, e registrai ne' luoghi citati nel
Ja cillà di l\ens in Francia, o tleims, ove voi. LXVII, p. So). Il bavero di pelli
probabilmente si fabbricava: talecamau- d' ermellini allungato venne a guisa di
10 si disse anche cuffia e ne riparleiò nel niozzetta , la quale afììbbiavasi con bot-
ricoidato n. 3 ilei § XIX) che ricuopriva toni d'oro; e di panno pur d' oro si sta-
con accuratezza il capo del doge (dice il bili che nelle .solennità dovesse essere il
Sansovino, che si considerava questo ca- manto, sempre però conservandosi pur-
mauro come insegna di persona sagra, pureo il calzare (come altri principi, a-
lappresentandosi con quella una certa vendone riparlato negli articoli Sandah
memoria del s. olio col quale s' ungono e Scarpe). Il descritto vestiario del doge
aUuni re cristiani, non altrimenti come è prodotto nella tavola 12.* I nobili ab-
se questo principe fosse del corpo loro, bandonato l'abito orientale assunsero,
La quale cùllia, oltreché avea sembian- specialmente i magistrati, la Toga con
za di quella (ascia ch'era giàantica Coro- larghe maniche e col cappuccio, con fo-
iia ^e' A'e, aggiungeva molta grazia alla ilere nell'inverno di pelli di vai, di dossi
testa sotto il corno, il quale prendeva per e di faine, e di ermesino nell'estate. Dif-
quella molto piti fermezza pel suo ripo- feriva però il colore di queste toghe se-
so. Per singolarissimo privilegio poi assi- condola varielà degli uffizi; come pei*
stendo il doge alla messa non si toglieva esempio era purpurea quella de' senato-
dal c.ipo il camauro neppure ai momen- ri, violacea quella de'savi granili e con-
to della consagrazione. Farò un' osserva- siglleri, rossa quella de'capi del consiglio
zinne: il Camauro è una delle coperture de'Dieci, degli avogadori e del cancellie-
del capode'Papi, ma di que'drappi e co- re grande. Venuto poi in disuso il cap-
lori tlescrilli in quell'articolo. Se l'usano, piiccio , si sostituì ad esso una berretta
lo depongono non solamente nella consa- rotonda alquanto larga, perciò appellata
gì azione, ma anco venerando il ss. Sagra- col ricordalo nome di berretta a tozzo.
mento esposto, come fanno del Berretti' L' efllgie è nella tavola 1 3.^, e collo sto-
zzo usuale. Se tulle le concessioni che han- Ione pendente sulla spalla sinistra , del
no relazione colle cose sagre derivarono quale a suo luogo parlerò, cioè nel u. 5
V E N
di questo slesso §. I cittadini più assen-
uali , gli avvocati ed i medici usarono
pure di lai veste (soprannotniniiti laba-
ri, per portare il tabarro o mantello che
sì sovi appone agli altri vestimenti , per
usare i patrizi abitualmente la Ioga, e lut*
ti gli altri il tabarro benché deli' ordine
civile); ma la toga loro fu sempre di pati-
no o di rascia (specie di panno di lana o
di saio) di color nero, allocciata con ma-
gliette di ferro al eqllare, d'onde usciva
bene accomodata la camicia, il clero ve-
stiva del pari. I sacerdoti semplici por-
tavano la toga nera, i parrochi azzurra
o paonazza, i chierici bigia o cenerogno-
la, non lasciando d'ostentare uno sfarzoso
soppanno di pelli e di seta , cingendosi
con aurea fascia o d'argento. Negli An-
nali Urbani, aggiunge il Mutinelli, che
le loro maniche amplissime, dette «/■/o^
/{', erano foderate di vai e sulle spalle e-
vano increspate. Siccome poi presso i lon-
gobardi gli schiavi andavano tutti ra-
si, cosi ne'primi tempi anche i preti ve-
neti, per dimostrare colla Tonsura (1^.)
ch'essi erano servi del Signore, portava-
no rasa la testa ed il mento ; ma si la-
sciarono in appresso crescere la Barba
(ne riparlai nel voi. LXXXl V, p. 74). ed
anzi con ogni diligenza la nudrivuno e
l'accarezzavano dandole colle forbici o
col rasoio la forma voluta dalla moda,
in guisa che non poco alTaticarono i pa-
triarchi con I 3o anni di replicali decreti,
onde sradicare questa vana e secolaresca
usanza. Tale abbigliamento de'preti eb-
be durata sino al secolo XVI, poiché in-
trodotti ^ià nella chiesa di Venezia i riti
di quella di Roma , venne consigliato il
clero ad assumere con essi eziandio le ve-
sti niodetile e talari usale dal romano,che
furono poi quelle stesse, di cui si vale pre-
sentemente. Il costume degli uomini d'ar-
me, de'cavalieri, degli scudieri e de'gie-
gai i andò pur sempre di pari passo eoa
quello degli altri italiani. Per conseguen-
za nc'giorni da noi più lontani, le mede-
sioie i'oime di celate e di cimieri , gli
V E N 36 >
stensi camagìi e gli slessi scliinieri; e nel
secolo XVI la medesima camicia dima-
glia col sovrappostovi corsaletto di fer-
ro, e le medesime brache alla spagnuolt
corte e gonlìe a dismisura. Più leggera e
più snella era l'armatura de' marinimi,
cui dannosa poteva riuscire nell'altìior-
daggio una «opiabbondanza d'armi. Por-
tavano dunque costoro un elmo di ferro
o di cuoio, e una corta lorica , imbrac-
ciando uno scudo, ed avevano una spa-
da, 3 lancie e un coltello, il general dii
Mar che li reggeva e imperava alla flot-
ta , avea in capo la berretta a tozzo , «
sull'intera armatura di cui era coperto,
teneva un ampio manto o paludamento
di drappo d' oro allacciato sulla spalla
destra con alcuni bottoni pur d'oro mas-
siccio. La tavola i4' ne offre la figura.
Dell'antiche e posteriori vesti de' vene-
ziani, ne parlai nel voi. LXX, p. 8g.
3. Capo VI. Educazione dello spi-
rito e del corpo. Caccia, esercizio al
bersaglio. Corse di barrite, Piigillato,
Forze d' Ercole, Moresca. Per molli se-
coli fu assai trascurata da'veneziani l'e-
ducazione dello spirito, e ninno amore
pegli studi, e niun genio per la letteratu-
ra dal secolo X al XI li, tranne qualche
raro lettore di grammatica (sotto il qual
nume si comprendevano allora l'umane
lettele e 1' altre facoltà), qualche greci-
sta e qualche teologo; l' aritmetica e
l'algebra, come indispensabili ad uomini
dati al troUlco e alla navigazione, avea-
no soltanto maestri e coltivatori. Preci-
pua causa di tanto abbandono delle scien-
ze e delle lettere fu la premura e l' in-
tendimento di consolidare, di reggere e
d'ampliare poscia una sovranità nascen-
te, e ciò accadendo in secoli d'ignoran-
za, comune a tutti gli altri popoli d'Eu-
ropa (meno l'eccezioni fatte altrove, nel
dire il bene operato ne'secoii barbari),
occupati i veneziani di questo per loro
ben più importante soggetto, non pote-
vano rivolgere in pari tempo i naluiaii
perspicaci loro ini>t:^iii aj^li studi. Sorse
366 V E N VE N
n Venezia la fortunata aurora dcll'epo- rito de* giovani, lo fu assai più f|iiella
ca della col Ima delle scienze e delle lei- delle donzelle. Unico studio era il tener-
tele, (jtiando minacciato di quella turca le segregale da ogni commercio sociale,
invasione, per cui poi cadde 1' impero afllnchè la loro innocenza non fosse lesa
d' Oriente, in Venezia a mano a roano o macchiata dalla sfrenatezza de* coslu-
non pochi savi e dotti greci rifuggiva- mi; laonde non uscivano di casa che nel
no ; e quando inalberato finalmente sulle giornodiPasqua e in quello delNalah; per
torri dell' espugnala Costantinopoli nel ricevere la ss. Eucaristia, accompagnate
1453 lo slendardodi Maometto, un Bes- da vigili custodi, e velate nella faccia e
sarione, un Mannello Grisolora, un Gè- in gran parte nella persona; affatto non
misto lMetone,unDeuielrioCalcon(lila, un recandosi nell'altre feste alla chiesa per
Giovanni e un Demetrio Mosco di Lace- assistere alla messa e a'divini uHìzi. Con-
demone pubblico precettore di greca eie- dannate la donzelle a si perpetua clausu-
quenza, un Nicolò Sagundino, im Gior- ra, ove per mancanza d'educazione e di
gio Franza, un Costantino Lascari, un Ar- movimento l'ingegno il più acuto veni-
senio vescovo di Malvasia, uu Giustino va a intorpidirsi, ed il corpo pivi vegeto
Decadiocorcirese, un A ristobulo Apostoli a fiaccarsi; inoltre la severità vietava
bizantino, un Demetrio Ducas, un Gio» loro d' ammettere in quel ritiro perso-
vanni Gregoropulo crelense, ed un An- ne straniere,appeua talvolta concedendo-
tonio Eparco, uomini tutti sapientissimi, si a'parenti. — Riflettendo in seguilo sag.
seco portando uu gran numero di pre- giamente i veneziani, che pel gran Cine
zìosi libri, per non dire di molli al- cui essi tendevano,di consolidare cioè il
tri, Venezia elessero a stanza loro, co- proprio governo, molto più necessaria
me di sopra andai indicando, massime dell' educazione dell' intelletto si rende-
nel § Xlll, n. g. Allora si vide istitui- va allora quella del corpo ; per tanto sta-
ta una scuola d' umanità pe' giovani del- luirono che tutti i cittadini si dovessero
la cancelleria del doge, ed una pubbli addestrare in esercizi di fatica, d'agilità
ca scuola di simile insegnamento in eia edi forza, per rendersi o conservarsi abili
scun sestiere della città; i patrizi più alle nulilari funzioni. Fra' vari esercizi
eruditi impresero essi stessi ad addoltri- di tal fatta, il principale fu quello della
nare, non isdegnando salir la cattedra di- caccia. S|)essi boschi di querele, di car-
scesi appena dalla ringhiera o dal naviglio pini, di larici, d' abeti, d' orni, di pini,
sid quale aveano Irionfa'o; tutte lescien- di pioppi tremuli e di tamarisci, avan-
ze, tutte le arti ebbero maestri, discepoli zo dell' antica e vasta selva di Fetonte,
e protettori; si fondarono accademie ed rigogliosi vegetavano ne'passati secoli so-
altre letterarie adunanze, e si raccolsero pra i lidi circostanti a Venezia, e dagli
biblioteche, il che narrai nel § XV, n. 2; astrami che guardano il settentrione sino
onde i veneziani anche in dottrina repu- agli altri orientali di Chioggia] maeslor
tatissimi, vennero poi per 3 secoli non in- samenle coronavano le Lagune e la cit-
terrotti a gareggiare in cultura con qua- là. In copia vi nidavano gli alcioni, i fd-
lunque altra nazione d' Europa : come giani, le pernici, i feniconteri, gli aghi-
può leggersi nella celebre opera, Della roni, i cervi, i cinghiali, i lupi, le volpi,
Lelteratura Feneziana^ del eh. Marco i martori e gli stambecchi, ocapie seìva-
Foscarini, che descrisse le glorie lette- tiche; animali tutti, che per 1' accaduto
rarie de' veneziaY)i, oltre i ricordali nel svellimenlo di que'boschi eper la succes-
§ XV, n. I e 2, e nel n. 8 del presente, siva coltivazione de' terreni sipariiiono
con analoghe nozioni.Seper lungo tempo poi per sempre da questa regione.Dalme-
ic8lò uegligenlata l'educazione dello spi- se d'agosto a tutto quello d'ottobre, con-
VE IV
dolli nelle loro inisleiiose peregri nazioni
ilair invisibile e provvid.i mano di Dio,
venivRiio, come giungono onclie adesso,
H ('ipopolare infailìltilniente ogni anno la
Laguna e le valli n)aieiniTìone i gernooni
reali, detti niaztorini, cioè niaggioringhi,
per esserf gli uccelli di (|iiesto genere più
grandi de;:;li altri. U Jlmanunco perii
cacciatori ed uccellatori per /' anno
1825, tratta particolarmente della caccia
nelle valli e nelle venete Lagtme. Veni-
vano le cerole, i ciiitn li carenze, gli smer-
ghi o baianli, 1' allodole di n)are o hise-
gliini, le cerceduìe maggiori n zarcegne,
i ciossi, i Oslioni n Tofani, i colombi mi-
nori o fisoli, i chersi, le folaghe, le gar-
ze, le ridenne o pignole, le gallinelle ac-
qualiclie 0 sforzane, le paonrelle, i to-
tani, e finalmente le giù, le cicogne,! fal-
coni ed i cigni. Odierido cos'i a'venezia-
ni al bondanlf Dientenalnra ildeslrod'in-
(raltenersi ed in varie forme nel vagheg-
gialo esercizio, vedendo già essi che per
questo reso più fan)iliare il maneggio del-
l'ormi,ed acciesciula a'corpi robiislezza,
era ormai salita in gran fima la perizia
de'Ioro arcieri; vollerothe la caccia for-
mar dove.s»;e una delle principali occupa-
zioni del cittadino, a tanto pregio portan-
dola, che entravano nelle laudi d'im il-
lustie defunto se eravisi distinto. Per tut-
to questo i veneziani divennero caccia-
toli espertissimi. La salvaggina princi-
palmente si cacciava ne' querceti del-
la badia de' ss. Ilario e Benedetto, sul
uiaigine della Laguna, e de' predali cin-
ghiali, il cacciatore dovea dare a' n)0-
naci il capo e un quarto di ciascuno. Ai
contrario erano obbligati i monaci quan-
«lo vi cacciava il doge di prestargli carri e
cavalli, e di mantenergli i falchi e i brac-
chi . ÌVella selva Equiìiana, che esisteva
sulla spiaggia del Cavallitìo, snpeiba di
pini altissimi protetti nella conservazio-
ne da severe leggi, si cacciavano in co-
pia i fagiani e le pernici. Ne' lidi Capru-
larii, e ncli' isole Saccagnana e Falcone-
rà, esisleuli nella Loguna superiore verso
VEN
3G7
il Lido maggiore, si eseguivano ubertose
cacce. IS'ella Lagtma si cacciavano uccelli
ncquBlici , su barchette hu)ghe, leggeris-
sime e strette, chiamale dal fisolo o co-
lombo minore ^.^o/<7rÉ'_,- le quali erano
condotte da Gin 8 rematori vestiti or;i
di azzurro e ora di verde, scelti tali colori
avvedutamente per avvicinarsi a quello
dell' acqua, onde non impaurire gli uc-
celli, liilto il cacciatore nella ;?.9o/rtr<7, e
ben presa la mira, colpiva l'uccello con
certe pallottole di creta rassodata, scaglia-
te con balestra oarco. Maggior lode ve-
idva a quel cacciatore, che avesse ferito
lo smergo, uccello assai scaltro che ra-
pidamente si tuffa nell'acqua per tosto
ricomparire in notabile distanza ; laonde
se preso, qual trofeo s'inchiodava sullu
porta o imposta della finestra del fortu-
nato uccisore. Fra gli ostacoli di questa
caccia, si rimarca quello del grosso gab-
biano o martinazzo, che ha per istinto <li
tramezzarsi tra il cacciatore e 1' uccello
pieso di mira, e questo salvare colla fu-
ga, co'suoi stridi e fare luota. Maggiori
difficoltà delle caccie sull' acqua e nelle
valli s'incontrava nelle terrestri, lieve-
mente compensale nella caccia geueralti
che facevasi vciso Natale. Dopo questa il
doge donava ogni magistrato e padre di
famiglia di 5 capi di sai vaticina, presente
che nel dogadodi Grimani del i5ii fu
mutato in moneta d' argento, la quale da
ciò prese il nome (.Vosella, come dissi nel
§111, n. 2, parlando delle monete ve-
nete, e nel § XIX precisamente nel fi-
ne del dogado 70.°, il vocabolo osella si-
gnificando uccelli silvestri. — A! pregia-
to e cavalleresco esercizio della caccia,
ne teneva dietro un altro più milita-
re, quello cioè di colpire colle frecce
dell' arco o della balestra il bersaglio.
Questo esercizio, nel quale tanto i nobili
che i popolani si dovevano addestrare
senza distinzione almeno una volta per
settimana, facevasi particolarmente sul-
la spiaggia del Lido, volgarmente Lio,
quauluoque aves&e luogo auche in alcuni
368 V E N
campi tlella cillà, come ue'maggiori di s.
Stefano etlis. Paolo in cui si escici lava no
i balestrieri. Allineile i cillaciini saettatoli
potessero recarsi al Lido, stavano dopo il
mezzodì di fronte alla riva della Piazzet-
ta di s. Marco certe barche da 3o remi
delle ganzaruoli, che noti dovevano però
esser vogate da altri se non che dagli stessi
balestrieri. Pervenuti coA sulla spiaggia
molli di sudore pel remigare, tosto si ac-
cingevano all'altra dilllcile prova, e cpiin-
di veniva premiato dal pubblico erario
colui che avesse dato nel segno al bersa-
glio. Comuni erano le corse e le gare di
barche a vela ed a remi sul more e sulla
Laguna, donde ebbe origine la f.unosa
}ie(^ata,ò[ che a suo luogo più avarili nel
n. 5; e comune pur era d pugillato,già
in uso inaltrecittà italiane, singolarmen-
te a Siena. Quei>\.a feroce lotta si eseguiva
in Venezia da settembre sino a Natale, e
sopra ponti senza parapelti,come vediamo
espresso in diversi quadri, onde accadeva
che i perdenti ollressere malconci e pesti
fossero per giunta rovesciati nell'acqu;»,
in che consisteva lo spasso del popolo, che
già sapeva essere i caduti abili nuotatori.
Sì vedono ancora nel ripiano di qualche
pontedi Venezia de'segni marmorei aven-
ti la forma d'una su()la,su'quali venivano
a posar le piante de'pugillatori ; anzi nel
circondario di s. Barnaba, co'segui stessi,
il propriamente detto Ponte de'' Pugni.
Sì chiamava la guerra de'ponti, ben de-
scritta nel poemetto d'incerto autore, ma
curioso monumento di storia nazionale,
intitolato appunto, La guerra de' Nieo-
Ionie Castellani nell'anno iSai, resti-
tuito a buona lezione dal eh. Bartolo-
meo Gamba e per esso pubblicato nel
t. I òe Poeti antichi veneziani, Venezia
1817 tipografia Alvisopoli. Le due fa-
zioni eraho armate e difese da morioni,
da celate e da giachi, con bastoni di
canna indiana, con punte indurate col-
r olio bollente, e perciò rese acute co-
me stili, e così usavano di contendersi per
giuoco il possesso d' un punte. Queste
V E N
battaglie simulate con bastoni, delle bai-
tagliole, si proibirono dal consiglio de'
Dieci a'2 I ottobre i52 i ; ma poi sembra
che si tornassero a fare nel i 574 ha'fesleg-
giamenti dati ad Eiu'ico 111 re di Francia.
Un esercizio però pili forse d'equilibrio
che di forza, la cui istituzione risale al XI il
secolo,conosciuto col nome di forze d' Er-
cole, formava l'occupazione favorita del-
la bassa classci eh' era sparlila in due fa-
zioni, contrassegnate da particolari assise,
e chiamate l'una (ie'caslellani ,\'a\{va de'
nicoloLli. Nella i.^si comprendevano tutti
quelli che abitavano di là del Canale'
maggiore, verso oriente, e ros^rt avevano
l'assisa; nella 2.", che nera l'avevano,
fpielli che abitavano verso occidente.
Mantenuta a bello studio dal governo tal
divisione, forse ad imitazione de'greci che
dominando in Piavenna fomentavano la
discordia del popolo per meglio signo-
reggiar la città, le due opposte fazioni
spesso si sfidavano colle yòr:;e d' Ercole^
in che pare consistesse tutta la loro ani-
niosilà (però negli Annali Urbani,\'aU'
tore, nel raccontare 1' origine delle due
fazioni, le dice derivate da quelle più an-
tiche degli Eracleani e òes^V Isolani, per
aver i primi veduto a malincuore trasfe-
rire da Eraclea a Malamocco la su-
prema sede del governo; laonde a po-
co a poco insorsero liti e avversioni re-
ciproche tra gli abitatori de'Lidi e quel-
li dell' Isole, quindi verso 1*800 gli E-
racleani e gì' Isolani cominciarono, e
poi spesso si sfidarono e cimentarono
con le dette canne d'India, battendosi.
Dipoi si ti'amutarono quell'avvisaglie in
un giuoco adatto innocente, delle forze
et Ercole, nelle fazioni de' castellani e
de' nicolotti. Imperocché osserva, che la
ruggine antica, benché in semplice anti-
patia degenerata, mai cessò fra le due op-
poste fazioni ; che in seguilo insensibil-
mente cambiarono in detti passatempi,
già ardentemente fino all' ultimo giorno
di Venezia dal suo popolo vagbeggiali
e applauditi; come le cacce o giostre Ira'
V E N V E N 3G9
cani e i lori che si facevano iicirorepo- steniili dalle loro spalle. Sopra queblire-
meiidianeiiel carnevaie ne'campi o piaz- geli e per conseguenza sugli ooieii <li chi
te delle diverse contrade, che de.scnve a li reggeva, saliva un* altra mano d' uo-
p. 64' •! "'<'o/of//avevano il proprio doge mini, quindi una3/, una 4-''j""a ^-^j 'e
ogastalilo, ch'era un capopo|)olu godenle quali rinnovando il utaneggio de' primi,
distinzioni e prerogative, la cui origine si o alle volle accosciandosi senza regoli,
ripete dagli antichi tribuni del sestiere di posizioni che dicevansi i Laitchelli, si ve-
Dorsoduro. La sua elezione, con portico- nivano a formare diversi piani appellati
lari ceremonie, procedeva nella chiesa di aguri. Ad ogni piano però andava gra-
s. jNicolòde'Mendicoli, un tempo la prin- datamente a duninuirsi la massa delle
cipale di ilelto sestiere, e ne parlai nel personeinguisa chel'idliiuojchediveniva
§ V'Ill, n. 60. 11 doge de' nuololti ri- come il coongiiulo delia fabbrica, ed era
spendeva degli abitanti della contrada, il 6.", il 7.° o l'S.", finiva con un solo fan-
composta quasi di soli e misenJjili pesca- ciuUo appellato ciiniereto, il (juale in si-
lori, e godeva il diritto di vestireal nio- Inazione tanto elevata non mancava di
do de' patrizi, cioè lunga sopravveste fai e un caporovescio. Quantunque que-
rossa di damasco a maniche larghe, cin- sto giuoco necessariamente per legge di
la a' lombi con fiocchi di seta dello »tes- gravità non potesse offrire una forma di-
so colore; il diritto di esigere una lassa versa dalla piiamidale, pure alcun poco
soj)ra tutte le barche pescheiecce di del- variando alle volte in conseguenza del-
ta sua parrocchia, di tenere due panche l'arrischiate inodiljcazioni,che sempre vi
da pesciaiuolo nelle due grandi pescherie s'introducevano da'giuocatori per sopra-
di s. Marco e di Rialto; ed inoltre dac- stare la fazione avversaria, e the cousi-
compagnare nella solennità dell' Ascen- steva soltanto nel maggiore e minore nu-
sione il bucintoro in un' apposita bar- mero degli tìfge;/ de'//<:7/R7ie<//, e nella di-
ca, legala alla poppa di quel meravi- versila d' altri scorci e positure, accad-
glioso naviglio, e di tenere presso la de che ogni giuoco avesse una partico-
sua abitazione il vessillo di s. Marco lare denominazione, come \' Unione, la
pendente da un'antenna, la quale tut- Cassa di Maometlo, Va Bella Jenezia,
torà si eleva in mezzo alla via situa- \\ Leone, \\ Colosso di Rodi, la Vcrgi-
ta a manca della piazza di s. Kicolò de' nella, la Gloria, la Fama, ec. L'ardi-
jMendicoli, appunto perchè in questa via niento di questi giuochi giungeva a tan-
il gaslaldo o doge abitava. Scrisse di lui to, che un uomo eseguiva un caporove-
d. Francesco Bracolani, Breve notizia scio sulla testa d'un altro, che ritto era
dell'isola di s. Nieolo de' ilJendieoli,\ e- sulle spalle d'un 3.°, i di cui piedi posa-
neziai664 ^^'yog)- Consisteva l'esercizio vano soltanto sopra i ferri di due gon-
gìnnaslico in questo. Sleso un tavolato su dole. Le due maniere de' giuochi ofor-
alcune botti, se il giuoco era fattoio ter- ze d Ercole sono espresse nelle tavole
ra, o sopra due chiatte (specie di grosse i5.^ e 16.' Finiti ch'erano, sguainale
barche a fondo piatto, usate per trasportar da'partigiani medesimi certe daghe spun-
checchessia, o per passar l'acqua in man- tale e senza taglio, simulavano un coiii-
canza de' ponti), se facevasi in un canale, battimento a corpo a corpo, tirando e
ciò ch'era più io uso e avveniva più spes- parando colpi a passo regolare e in giro,
so, vi s'innalzava un edilizio cpjasi vi- Quest' armeggiamento, che in parte cor-
vente perchè tutto composto d' uomini, rispondeva a quella danza armata degli
La base, in gergo fazionario detta 5«o/'- antichi, detta pyrrhica, si chiamava
na, eia formata da più individui stretti e Tl/ore^c^, perchè da'veneti forse appresa
uniti fra loro mediaute alcuni regoli so- da' mori 0 saiacetii. Esercizi siiralli, a'
VOI. xcr. 24
370 YEN
fjnali sempre s'accoppiava l'emulazione,
non sohnrieiilc contribuivano a tltire gu-
iiei'osi ed esperimenlali soldati, ed agili
marini, ma inoltre, e in modo erficace, ad
indurare i corpi ad ogni specie di fatica.
Pevesi avveiliie, clie se la repubblica
manlener volle le due fazioni de' caslel-
Jani e de* nicoloKi, per una politica ve-
duta, non lasciava però di castigare e se-
veramente coloro delle due fazione stes-
se, che lascialo si avessero trasportare
ad eccessi, colla pubblica punizione de'
malfattori, ossia battuti colla frusta o
sferza per le strade della città a pubbli-
co esempio. Ciò era ben raro, percbè
ad onta della diversità de' parliti, delle
gare, delle risse e delle percosse, vinti o
\incitori cbe fossero, i fazionari non ces-
savano di ripetere dopo: siamo {)atriol-
ti d' una una slessa patria, figli di s.
Maico e della repubblica. Il governo
arislocralico poi di essa, avea la massi-
ma riguardo alla classe popolare: Pa-
ne in piazza , Giustizia in palazzo.
Fu certamente in conseguenza di detti
esercizi die nel secolo Xlil potè Mar-
co Polo (già ne' viaggi preceduto da'
fratelli Nicolò e Matteo, nel dogado di
Marino Morosini, peiciò ne farò ricor-
do, con altre nozioni, nel §X1X nel doga-
rlo 44'") attraversar le sleppe della Tar-
larla, e solo penetrare nel cuore del-
l'impero de'gelosi cinesi ; che nel secolo
seguente Nicolò e Antonio fratelli Zeni,
furono i primi ad annunziare all'univer-
so l'esistenza dell'America settentriona-
le, p-otendo reggere all'algcnleclima del-
l'Islanda e della Groenlandia, sprovve-
duti di que'mezzi ch'ebbero altri ; e che
finalmente, per lacere de'Cabolto (Gio-
vanni Cabolta fu il i." che fece il giro
del mondo, essendo rientrato in Sicilia
I'8 settembre iSaa, dopo un triennio e
tre mesi di navigazione. Carlo V gli fece
donazione d'un globo d' oro, col mollo
all'intorno : Piinnis me circiinidcdisti.
Anche i suoi figli furono celebri naviga-
tori e scopritori di luoghi, massime Se-
V E N
basliano e con bandiera inglese. Però si
vuole immaginaria l'opera inlilolalu :
Navigazioni nelle pard Sellentrionnli^
Venezia I 583), de'Couti, de'Barbaro, de'
Contarini e de' Roncinollo, viiiggialori
veneti tulli famigerati, potè Alvise da
Cà da Mosto, scoperto già il Cambia e
calcale l'ardenti arene del Sahara, visi-
tale sin dal secolo XV Tonibulo e gli
altri [laesi dell'Africa centrale, giornalie-
ro oggetto d' incessanti ricerche, senza
che gli tornasse nociva la fierezza di que'
popoli e l'insalubrità di quell'aere infuo-
calo, funeste tanto ad altri intrepidi stra-
nieri. Laonde il Mulinelli applica a' suoi
concittadini, il dello di Segur nell'opera
gì' Italiani in Russia: Con essi si va in
capo al mondo. In argomento si ponno
vedere le seguenti opere. Di Marco Po-
lo e degli altri viaggiatori veneziani
pili illustri, Dissertazioni del p. ab. d.
Placido Zurla camaldolese, con /4p-
pendice sopra le antiche mappe lavo-
rate in Fenezia e con quattro carte
geografiche, in Venezia presso Gio. Gia-
como Fuchs co'tipi Picoltiani 1 8 1 8. Que-
sto doltissimo personaggio, poi amplis-
simo cardinale, già avea pubblicalo nel
i8o6 in Venezia : // Mappamondo di
Fr. Mauro, ù'\ cui feci parola nel § 11,
n. 3, parlando della Marciana bibliote-
ca, nel i8i5 ivi trasferito da quella di
s. Micliele di Murano, di cui nel § XV 111,
n. i8. Fu io conseguenza degli studi fat-
ti su questo mappamondo e planisferio,
nell'esemplare cioè spedilo in Portogal-
lo, che Vasco di Gama potè riconoscere
il Capo delle Tempeste, dopo Bartolo-
meo Diaz altro portoghese, a cui il re
di Portogallo canibiò il nome in quello
che porla di Capo di Buona Speran-
za, ed esegtù pel primo il passaggio per
mare all' Indie orientali desideratissinto
da' portoghesi, ma riuscì la scoperta fa-
lalissima a Venezia. Subilo i veneziani
se ne afflissero, conoscendone le pre-
giudizievoli conseguenze, come dirò nel
§ XVil, 11. 2, e nel § XIX nel dog«do
VEN
fj^." Fu pel mappamondo di fr. Mau-
ro che si fecero olire grandi scopeile,
anzi si vuole che Colombo discopritore
dell' America, lo consultasse in Porto-
gallo, e vi riscontrasse tutto l'adito a ten-
tare il vagheggialo cammino. De viag-
gi e scoperte africane di Ca-da-Mo-
sto, Venezia tipografia Alvisopoli. Nel-
lo slessoi8i8, Coinnienlario sulle an-
tiche mappe idro-geografiche, Venezia
tipografia l'icotti. Con esso provò l'illustre
scrittore, quanto anche in simili lavori
Venezia abbia primeggialo. Né voglio la-
cere la dissertazione pubblicata dal cardi-
nal Znrla, di cui abbiamo più edizioni;
ricorderò la ì .': De' vantaggi recati dal-
la cattolica religione alla geografìa e
scienze annesse, Torino 1824. La Ci-
viltà Cattolica, serie 2.'', t. io, p. 535 ci
diede dotta contezza dell'opera : Le sco~
per te Artiche narrate dal conte France-
sco Miniscalclii-Erizzo, Venezia i855.
Nella serie 3.', l. i, p. 4^2 collo stesso
sapere ci diede ragguaglio dell' opera :
Gea ossia la Terra descritta secondo
le norme di Adriano Balbi e le ultime
migliori notizie. Opera originale italia-
na di Eugenio Balbi, Trieste Lìoyd au-
striaco 1 854-55. Nella tipografia Mer-
lo di Venezia si pubblicò nel i856: Ja-
copo Lorenzo, Diario del viaggio da
Venezia a Costantinopoli. Il Cancellieri,
nelle Dissertazioni epistolari bibliogra-
fiche, celebra i meriti d»i' veneziani nel-
l'astronomia. 11 vicentino Giuseppe Toal-
do trattò del merito de' veneziani verso
l'astronomia : Saggio degli studi veneti
nell'astronomia e nella marina, Vene-
tiaiySa. Ivi nel seguente 1783 fu pub-
blicato il Saggio sulla nautica antica
de' veneziani. Si può vedere il n. 2 del
§ XVII. Leggo a p. 120 del Giornale
di Roma del 1857 il seguente estratto
ùaWa Gazzetta uffìziale di Milano. L'im-
peratore Francesco Giuseppe I con so-
vrano biglietto autografo deir8 gennaio,
diretto al ministro dell' istruzione, si è
graziosaoienle compiaciuto di ordinare
VEN 371
che una statua di bronzo, rappresentan-
te il celebre viaggiatore veneziano Mar-
co Polo, venga eseguita a spese dello
slato dal prof, di scultura presso l' i. r.
accademia delle belle arti in Venezia,
Luigi Ferrari, e trasmessa qual dono
imperiale al comune di Venezia perchè
ne faccia ornamento di una pubblica
piazza.
4. Capo VII. Delle ceremonie usale
ne' matrimonii, nelle nascite e nelle
morti. I primi repubblicani consideran-
do, che sola conseguenza d'un recipro-
co amore, d' una scambievole estima-
zione, e d'una parità di sentimenti ed in-
clinazioni dovesse essere l'imeneo, lungi
da qualunque violenza, lasciavano libero
il volere e libera l'elezione. A questo lo-
devole fine nell'ultimo giorno di gennaio
di ciascup anno congregate tutte le fan-
ciulle sposerecce nella chiesa di s. Pietro
di Castello, ognuna delle quali portava
in una piccola cassa, latinamente detta
arcella, la propria dote, scelta era dal
giovane che si voleva ammogliare fra la
schiera delie molte vergini quella le cui
grazie e avvenenza avessero colpito il suo
cuore. Colla benedizione quindi della
Chiesa, e pieno di gaudio Io sposo intro-
duceva la sposa nella casa paterna, e da
quell'istante cominciavano per entram-
bi i giorni di gioia e di consolazione, e sì
può aggiungere alternali colle vicende
della vita. Ma trascorsa l'età dell'oro, si
cambiò la savia pratica in semplice com-
memorazione, e questa pure, dopo la ri-
cupera delle rapite donzelle, fu mutata
nella solenne eclamorosa festa annua del-
le Marie, che narrai nel § Vili, n. 7. Il
matrimonio, particolarmente parlando
de'nobili, non si concludeva punto in di-
versa guisa da quella di qualunque altro
contratto civile, tale essendo oltre la di-
gnità del sagramenlo. Fermalo da una
terza persona lo sposalizio e promuligato
tosto solennemente nel successivo mattino
nella corte del palazzo del doge, ivi pure
si recava iu uaioiie ai propri consaugui-
372 VEN
nei Io sposo, il quale senza avere on-
cor vista la sua fidanzata riceveva le
congratulazioni, venendogli in contrasse-
gno tocca amiclievolcuenle la destra. In-
di fissato il giorno per soltoìicrivere l'at-
to nuziale, il padre della sposa invitava
dopo il mezzodì in sua casa toltigli ami-
ci. Attesi all'uscio dallo sposo e da'paren-
ti di esso, e rinnovale colà le congratula-
zioni e le strette di mano, venivano accom-
pagnati alla sala,doveera vietato l'ingres-
so alle donne. Raccolta cosi tutta la bri-
gala, usciva da una stanza tratta a mano
dal paraninfo la sposa, la fpiale era vesti-
ta di candido drappo, ed avea le chio<
me sparse sugli omeri ed intramesse di
lunghe fila d'oro. Concluso allora il con-
tratto, che non rare volle slipulavasi an-
ticamente innanzi al doge, davasi fiato in
segno di giubilo alle trombe ed a'pilFeri,
andando in quel mezzo la sposa passo pas-
so ad inchinarsi ad ognuno degl'invitati.
Ciò fattOjScendeva essa al pianlerreno,ove
ricevuta da più matrone, con loro passa-
va in una barca, in cui postasi a sedere
sopra una scranna elevala, onde così a-
gevolmente veduta da' cittadini qtiesti
pure divenissero testimoni delle di lei
sponsalizie, si recava alla visita di qual-
che monastero di femmine. Dipoi venuto
il giorno dello Sposalizio, giìi accese le
lede ed eletti i pronubi, ad uno de'quali
affida vasi la direzione della festa nuziale,
procedevano gli sposi alla chiesa in sul-
l'albeggiare, non potendo per le costitu-
zioni della chiesa veneta e parlicolarmeu-
te pel disposto dal sinodo tenuto dal, pa-
triarca Friuli, celebrarsi inora diversa il
matrimonio. I fidanzati erano preceduli
da un drappello di suonatori, accompa-
gnali e seguili da matrone, parenti e
amorevoli. Lo sposo, se patrizio, anda-
va togato, la sposa era sfarzosamente v«-
»lita di seta bianca, o più spesso di vel-
luto chermesino, essendo ornali di ric-
che gioie e di perle l'imbusto e il capo,
Sid quale le gemme eran disposte in for-
ma di corona. Finita la sagra ceremouia
V E N
e giunta l'ora del desinare, sì banchetta-
va più lautamente del solito per quanto
lo comportavano le summenlovale leggi,
che permettevano cei te ciambelle o cial-
de delle scalele ( onde venne scalcter,
ciandjclloio ), e i confetli purché fosseio
mimili. Piimosse indi le tavole delle noz-
ze, eravi chi fingendo un personaggio
eroico facevasi a raccontare con enfatica
amplificazione r imprese degli antenati
degli sposi,chiamandosi queste narrazioni
tnomarie e hoinhnric. Succedevano liete
danze, riè vi mancava larecita di orazio-
ni nuziali e di poesie latine e volgari, fra
lequali il più anlicoepilalamio veiieloche
si conosca, fu quello fatto alla metà del
secolo XV per le nozze Balbi-Barbaro.
Erano questi i riti e le pompe d'ordina-
rio usali nelle nozze, festeggiandosi con
più solennità quelle di personaggi straric-
chi e d'illustre progenie, come si ha dal-
le feste celebrale nelle nozze Foscari-
Freschi, narrale dall'eruditissimo Mo-
relli nella Dissertazione delle solennità
e pompe iinziali già usale presso i Pene-
ziani, pubblicata coll'allre sue opere dal
eh. Gamba nel 1820. Sorta poi l'auro-
ra del giorno successivo alle nozze,si reca-
vano i pronubi dagli sposi onde presentar-
li di ristoialivi, che consistevano in cer-
te pastiglie composte di pinocchi e di zuc-
chero, ed in uova di gallina : particolar-
mente alla sposa regalavasi in un panie-
retto d'argento un agoraio simile pieno
di spille di Damasco, e un ditale di meia-
vigliosi rilievi. Come finalmente la spo-
sa era divenula madre, si aggiungevano
all'ordinarie masserizie della stanza in cui
giaceva puerpera, dipinti, sculture e al-
tri arredi preziosi, onde onoratamente ri-
cevere le donne, che si portavano seco lei
a congratularsi. Dideri vasi peròl'anunini-
strazione del battesimo all' infante, ove
questo sano e vigoroso non avesse punlo
fallo trepidare di sua vita, alla vigilia di
Pasqua oàa quella di fcMfcrosYe, secondo
gli antichi riti del catecumenato, manle-
uulosi Uu'ven^lipiù alungo d'altrove.Per
V E N
in ccremonia ilei battesimo il numero de'
compari era maggioredi due, anzi talvol-
ta giiniseru all'eccessivo numero di cen-
tocinquanta (altro che gli esempi de'tre
Padrini liportato nel voi. LXVII.p. 33).
Costoro, per legge flel consiglio de'Dieci
del i5o5, non potevano però malessere
della classe patrizia, qualora si fosse trat-
tato ilei battesimo del figlio d'un patri-
zio, e ciò allìnchè la parentela spirituale
del comparatico non avesse poscia ad
impedire un ìMatrimonio. Circondato da
questo stuolo di padrini, il bambino era
portato al s. fonte sulle braccia'della prò-
prirt nutrice, la quale non rare volte era
una $cliiiiva(al due di (|uesto numero farò
cennodegli schiavi ch'erano un tempo an-
co in Venezia): accadeva peiianlo da ciò,
die il bambino schiudendo con essa le
prime voci, e con essa soltanto per lungo
tempo conversando, vedesse tosto favolo-
se brigale. Torco, la befana, e mille storie
di lammie imparasse, onde poi faltoadul-
to, imbevuto- di Superstizione, venisse
così più facilmente a prestar fede alle fat-
tucchierìe attribuite agli schiavi. Stando
dunque la comitiva presso il baltisterio,
il battezzante prima di versar Tacqua sul
capodel bambino, con voce alla doman-
dava se fra'compari vi fosse alcun patri-
zio, mentre |)er l'anzidetta legge sarebbe
stulomandato a perpetuo confine, seam-
ininistrato avesse il sagramento trovan-
dosi fra'compari un patrizio. Terminata
lii ceremonia,il padre faceva alla chiesa
un' ollerta di denaro e di certe piccole
candele formale a cerchio e per questo
appellate cerae rolae, e presentava cia-
scun conqjare d'un marzapane, in segno
dell'aflìnilà che avea contratta con esso.
E siccome per la cortezza della mortale
carriera può dirsi che appena usciti dal-
1 utero materno a piangolar ci fiicciamo
sulla tomba, che spalancala ci attende a
ora incerta; così trapassando tosto a par-
lar di chi era sugli estremi, veniva esso
trailo dalle morbide coltrici sulla nuda
terra cospersa di cenere benedetta. In
VEN 375
quell'umile posizione, che allaraenle ri-
cordava al moribondo e agli astanti il
nostro imlla e la caducità delle glorie ter-
rene, riceveva egli, munito già degli al-
tri sagramenti dellaChiesa, l'estrema un-
zione amministrala secondo il rito pa-
triarchino da piìi sacerdoti, a' quali da-
vasi in offerta 4 soldi per ogni sagramen-
to. Questa oblazione dicevasi dare tipe-
ri/io, cioè dare con che bere il perino,
bevanda composta di pere molto usata
dagli antichi veneziani. Sprigionatasi in-
fine l'anima dal corpo, involgevasi que-
sto semplicemente in un lenzuolo di sta-
migna, vestendosi soltanto quello de'giu-
reconsulli, de' medici, de'ca vai ieri e del-
le persone che avessero appartenuto alla
casa del doge, degli abiti e insegne loro
propri. Così accomodato il cadavere, ve-
niva condotto sul crepuscolo vespertino
del giorno susseguente a quello della
morie alla chiesa per la Sepoltura, con
pompa maggiore o minore secondo l'a-
giatezza delia famiglia, formando parte
de'convogli funebri ordinari, oltre gli ec-
clesiastici secolari e molti frati, le pin-
zochere, i gesuatì, frali laici detti tor-
zoni e di cui nel § X, n. ^5, i capi di na-
ve o capitani di bastimento, i marinari e
i fauìigiiari lutti vestiti a bruno e eoa
torcie accese in mano. Ma scena tenera,
commovente e insieme terribile accade-
va nell'istante in cui si riconsegnava al-
la terra la spoglia. Imperocché le spose
o i mariti, i genitori o i' figli, e tutti co-
loro infine, che per vincoli d'amicizia o
di parentela strettamente fossero slati
uniti al defunto, si facevano a piangere
e ad ululare alla disperata, si strappa-
vano i capelli, e le vesti si laceravano,
allontanandosi per sempreda quella chie-
sa, già divenula per essi hiogo di dolore.
Quest'uso, che ricordava le lagrime e i
prezzolati gemiti delle prefiche antiche,
nel secolo XIV venne abolito. Dato luo-
go così alla veemenza della passione e
già resa pubblica la mancanza a'vivi del-
la persona mediante l'iscrizione falla iu
374 VEN
Apposite tavolelle, che si appendetano
all'uscio o a'balconi delle boUeglie, co-
me tulloia in Venezia si costuma di f^i-
le, i parenti del definito, se fjueslo della
classe patrizia, raduna vansi nel dì seguen-
te alla sepoltura nella corte del palazzo
ducale e ne'porlici di Rialto, ed in iscliie-
ra disposti ivi ricevevano le universali
condoglianze, le quali consistevano nel
toccar loro la mano senza proferir paro-
la. In questa luttuosa circostanza assu-
mevano un mantello nero afiìbbiato sot-
to la gola e con grande strascico, il quale
poi in delerniìnati periodi si accorciava
e tagliava in guisa, che all'ultimo rima-
nevano col mantello assai corto, llipi-
gliale in appresso le ordinarie veslimen-
la, portavano eziandio per alcun tempo
la cintura di cuoio in luogo di quella
usuale di velluto, in segno di duolo e di
Lullo. — Sebbene il cav. Mulinelli tratta
degli Scliiavi al capo IV, trovo oppor-
tuno qui con lui parlarne. Felice è l'età
nostra, se dall'Europa estirpala la schia-
vitù, e per unanime consenso delle na-
zioni si studia d'abolirla anche nell'allre
parti del n)ondo, vedemmo eziandio un
Gregorio XVI solennemente riprovarla.
Anco in Venezia un tempo fu 1' Uomo
considerato nulla più d'una merce, pri-
vato del godimento de' propri diritti,
trafTicalo e disposto come di qualunque
altra masserizia. Ivi era esteso e di som-
mo lucro questo inumano e degradante
commercio, e la Dalmazia, la Grecia, la
Homagna, il ducato di Bari, quello di
Benevento e la Toscana erano i parchi
ove esegui vasi la miserabile e obbrobrio-
.sa caccia. Crudelmente marchiate le
guancie e la fronte degl'infelici con ta-
gliente ferro onde poterli conoscere, ve-
nivano poi venduti a'pagani dell'Africa.
Invano i Sinodi provinciali e altri proi-
birono severamente quest'infame com-
mercio; invano dal J'aticano si scaglia-
vano anatemi contro i trafficatori ; il
cupido amore del guadagno cedette allo
scrupolo, in onta allo stesso regime re-
V EN
pubblicano, e nello stesso porlo romano
d'Ostia tanto vicino all'alma città donde
partivano leponlificiescomuniche,i vene-
ziani caricavano i loro navinfi di schiavi.
o
Né questo dannato mercato, né l'uso d'a-
ver degli schiavi al proprioservigiofurono
di breve durata. Negli archivi veneti vi so-
nocontrattidi compra e vendita di schiavi
che giungono al XV secolo. Ogni persona
agiata in maggiore o minor numero ne
possedeva ; tanfo è vero che fu trovato
come un ripiego non lieve nell'esausto
erario per la guerra di Chioggia l'impo-
sizione di 3 lire d'argento al mese ad ogni
proprietario di schiavi. Essendo pertan-
to costoro numerosi, e malamente pen-
sandoli popolo veneziano, che libero na-
to e libero cresciuto sarebbe stato un av-
vilirsi occupandosi d'opereabbiette e ser-
vili, venivano tutte queste eseguite dagli
schiavi. Forse non è improbabile che pu-
re nelle gondole reniigassero, come si ha
da un quadro del Carpaccio disegnatore
fedele de'pntrii costumi : nato nel i45iO
circa, morì nel 1 522. Da qui forse la po-
polaglia di Venezia può aver ereditato
l'invincibile ripugnanza che nutre anco-
ra per I' opere faticose e propriamente
servili ; misero pregiudizio, per cui si
contenta di languire colle vesti a brani
in riprovata miseria, piuttosto che pro-
cacciarsi quel pane, che rapito gli viene
dagl'industriosi individui, che emigrano
dall'alpi Giulie e dalle Caiiiiche, i quali
sono a Venezia come i galliziani a Ma-
drid e que' d'Alvergna a Parigi. Giovani
t robusti erano gli schiavi; dappoiché non
si acquistava uno schiavo che non fosse
perfetlamenle sano di mente e di corpo,
o avesse qualche membro offeso, o pa-
tisse d'epilessia. Il padrone lo dominava
con pienissima podestà ; poteva vender-
lo, darlo in pegno, obbligarlo altrui, pi-
gionarlo, riprenderlo, e testando legarlo.
Era però in suo potere 1' affrancarlo, e
così appunto fece il celebre viaggiatore
Marco Polo, liberando da ogni vincolo di
servitù il suo schiavo Pietro, con testa-
V E iX
mento 23 gennaio i323. Dal Canio loro
gli scliiavi, onde allczionaisi l'aniniodel
padrone, e possibilmente addolcire così
la barbara situazione in cui si trovavano,
non oniiiìellevano di adoperare fascini,
atti secondo la loro malizia, o benancu
buona fede, ad oUerierc per forza d'in-
canto lo scopo cui tendevano le passioni
de'Ioro signoii : v'erano beveraggi e mi-
sture per appagar l'odio, la vendetta e
l'umore. Gli orientali lutti e i greci fu
rono sempre conosciuti come sperlissimi
nelle malìe e inclinati alla superstizione,
in modo che giungono a credere che le
persone, gli animali e le cose possano ri-
cever danno ove si guardino con occhio
invidioso e maligno; credono alla ridi-
cola e degradante iettatura, come tanti
coltissimi italiani ! Ora facendo i vene-
ziani lunga dimora in oriente, natural-
mente accrebbero colle superstizioni di
lutti questi popoli il corredo di quell'al-
tre molle di cui andavano essi slessi giau-
«leiiienle imbevuti. Imperocché allora
credevasi in Itulia che la cattiva raccol-
ta, le inondazioni e le grandini fossero o-
pera del Demonio, che una Strega o un
Mago o negromante avesse il potere di
caodjiare il grano buono in loglio e car-
bone, e che la massima influenza eserci-
tassero sopra alcune mataltiespeciahnen-
te di fanciulli. I principi erano circonda-
ti da maghi e da astrologhi, a'cui consi-
gli piegavasi il fiero animo d'Ezzelino III
da Romano. Da tuttociò agevolmente si
può inferire, come e quanto esser doves-
se anche in Venezia il fascino, e nello
s!e»so tempo si devono scusarci venezia-
ni, se attorniali da incantatori vi prestas-
sero ftde. Ma crescendo le fattucchierie
in eccesso, o cominciando piuttosto le
menti a iiiuminarsi e a conoscerne tutta
la stoltezza, una legge fatta neli4io dal
maggior consiglio severamente le proibì,
minacciando gli schiavi di turtiU'a (altra
prova che ancora erauvi schiavi in Ve-
nezia), ove interrogati sulle loro malie
avessero guardalo uu ostinato silenzio.
VEN 375
5. Cupo N\\\. Digli Spettacoli. Couif
pagni della Calza. Teatri. Tor/tei. lie-
guta. Nel principio del secolo XV si for-
marono alcune società di persone benna-
te e gentilizie quali altro scopo non aven-
do che di festeggiare, di dare concerti di
musica, tornean)enli, e quelle certe far-
se che si appellavano rappresciilazioni,
l'aiMuia erano proprio di lutti gli Spetta-
coli, ne accrescevano il decoro e la ma-
gnificenza, e grandemente il po[>oIo di-
letta vano. Queste società, nel le quali sem-
bra che vi fossero pure ascritte delle don-
ne e di diritto sempre le mogli degl'indi-
vidui che le componevano, delle furono
Compagnie della Calza, poiché si stabi-
lì che l'inipresa loro dovesse stare nel
colore d'una delle bi-ache(le quali essendo
lunghe e assettate sì chiamavano in Ve-
nezia a vicenda eziandio Calze), diverso
da quello dell'altra, bizzarria già usata
nelle feste anche nel resto d'Italia; ovve-
ro nel portare una di queste brache a più
colori partila per lungo o per traverso,
o di rabeschi fregiata, 0 flnalmenlecou
uno scaglione e ricamo sormontato da
stelle. Ogni società assumeva una parti -
ticolare denominazione, per cui vi furono
quelle lW Pavo/ii, degli /t eoe si, de' Se m^
piterni, de Cortesi, degli Elerci, de Flo-
ridi, de* Reali ec., ed ognuna aveva un
capo col nome di priore, uu sindaco, un
segretario, un notaio, un cappellano, un
messaggio, e valenti artisti e pittori al
proprio stipendio. Tiziano Vecellio fu ai
soldo de'Senipilerni, Palladio e Federi-
co Zuccari, come dirò in appresso, ope-
rarono per un'altra compagnia, di ma-
niera che non poco all'incremento delle
belle arti contribuirono anche queste so-
cietà, e più agevolmente si corapiende
couie Venezia fosse tanto ricca di pre-
ziosi dipinti, se nell'esecuzione dell'opere
le più indilferenti venivano impiegati t
più famosi pennelli. Non potevasi però
ordinare nessuna compagnia senza il per-
messo del consiglio de' Dieci, ma l'ap-
provazione ottenuta, erettosi in un de'
37^ V E N
campi appositamente tm tempio, clavasi
principio colla messa dello Spirito santo
con soleimilìi dal cappellano cantata, do[)o
la (piale da'sodali tulli giiiravasi in niaiii
«lei notaio l'osservanza tlelle regole porta-
le dallo statuto, e ner la di cui esecuzio-
ne vigilava ezirtudio il Dlagisti-alo de
Provveditori del Coiivin. In conseguen-
7-a dcMKpie di queste discipline, ch'erano
molte e diverse, come si ha dallo statu-
to de' Stnipilenà, compagnia ordinala
nel I 541, il solo che ci sia rimasto, erano
handili dalla società i giuochi di sorte; do-
vevano! compagni manlenersi amore re-
ciproco e concordia ; non venire {»ai a
contesa nelle feste e nell'assemblee; né si
doveva mai propalare il deliberalo. Auj-
niogliaiidosi un compagno, portava egli
per 3 giorni la veste di seta, e gli altri di
scarlatto, e per {\\\e volte banclieltava i
confratelli, una cioè in sua casa con n»usi-
ca e colle ///o«/c;/7V,o narra/ioni onorevoli
di già acrennate, l'altra in casa della spo-
sa. Era pure obbligato lo sposo di presen-
tare ogni compagno, il notaio, il cappel-
lano e il messaggio d'un marzapane di 6
hbbre, e d'un pane di zucchero, ed inol-
tre di donare al notaio un ducato d'oro.
Morendo assumevano tulli gii altri com-
pagni per 4 giorni il mantello nero da
lutto, e al conlraiio accettandosi «n ini-
ziato si rinnovava il rallegramento, do-
vendo egli imbandire una cena magnifi-
ca e abbondante. Accadendo finalmente
di dover festeggiare, veniva scello un de'
compagnia signore o capo della festa, col-
l'incarico di provvedervi e d' invigilare,
atlincliè nella sala a ciò destinata non po-
nessero piede fantesche e meretrici. Tut-
te queste discipline erano condizionate a
pene pecuniarie, le quali m caso d'om-
missione o di contravvenzione doveano
esigersi nel termine d'8 giorni da un ca-
merlengo, volgendosi poi a benefizio del-
ia compagnia per supplire alle spese del-
la festa d valsente delle pene medesime.
Olire l'impresa discorsa, usavano ezian-
dio i compagni della calza un abito prò-
V E N
prlo : aveano giubboni di velluto, di dra|>J
pò d'oro odi seta colle maniche ritaglia-
te, donde usciva alquanto la camicia, ve
nendo poi un pezzo della manica allaccia
lo aquello dell'altra per mezzodi lungh^
nastri di seta. Portavano una berrettfi
rossa o nera tagliala e pendente da una'
parte verso l'orecchio, ed i capelli sem-
pre huiglii e folli quanto più a vesserò po-
tuto, legandoli talvolta bizzarramente
con una fettuccia in una sola treccia. Si
avvolge va no in fine in ampio e lungo man-
tello con cappuccio appuntato, il quale
a bella posta negligentemente in sulla
schiena venendo a cadere, lasciava scor-
gere nel soppanno di esso l'impresa par-
ticolare del comi)agno eseguita a trapun-
to d'oro o di seta. Si ponno vedere le due
figure del Compagno dellaCalza nelle ta-
vole 17 e 18. Le donne portavano sur
una delle maniche della vesta l'impresa
della compagnia. Cogli scrittori degli ordi-
ni equestri parlando di quello de'cavalie'
ri della Stola d'Oro (f^.), dissi che i for-
manti la compagnia della Calza fossero
secondo alcuni un ordine equestre, o me-
glio si componeva di cavalieri. La repub-
blica oltre l'ordine della Stola d'oro, &•
vea quelli de'cavalieri di s. Marco (F^.), e
del Doge (/'^.),otlel Principe di Venezia,
dichiarandosi cavalieri dalia repubblica
e dal doge i cavalieri con tali denomina-
zioni, per quanto narrai in tali articoli, on-
de qui non occorre dirne altro. La repub-
blica in generale non permetteva che nin-
no de' suoi sudditi fosse decorato d'ordini
cavallereschi da'sovrani stranieri, eccet-
tualo il Sommo Pontefice, che soleva col-
le sue mani insignire con solennità gli
ambasciatori veneti dell' ordine dello
Speron d'oro (/ ■); diche e de'suoi ce-
lebri ambasciatori terrò proposito in fine
del § XIX. — Tuttociò premesso, prima
di riportare col medesimo cav. Mulinelli
la brc ve descrizione degli spettacoli, e di
chi n'era fautore e a un tempo parte, con
lui ripeto, doversi però sapere, che le
farse 0 rappresentazioni, che si davaua
1
VEN
da' COITI pngni tlolln Calza, scbl'cnc con
]ioiii|)ii e con magnifici appaiali, non si
potevano considerale come vere e per-
ii'! te lappresenlarioni lealiali, mentre
nella composizione non erano punto os-
servati i precetti dcH'arlc, e nella Piaz-
za di s. Marco, ne'campi è nel Catini gran-
de si eseguivano sopra mobili palchi, o
come pralicavasi altrove, ne! le salee nel-
le corti de' palazzi, ovvero ne* conventi,
come in quello di s. Stefìino, in cui venne
rappresentata l'i i fehbraioi 5i4 V^si-
Ilaria di Pianto, d'anonimo tradotta in
terza rima. Frattanto nel pontificato di
Leone X, ed a Roma, ove già avea il ce-
lebre Pomponio Leto, edicacemente coa-
diuvalo dal cardinal Ralfaele Riario, ri-
rliiamato il teatro alle regole antiche (il
che rilevai nel voi. LXXIll,p. i 74eseg.),
recatosi a Venezia Francesco Ghereo, va-
loroso i-tiione, tenuto in sommo pregio
dal Papa, si fece egli ad addottrinare sulla
vera conur.edia in guisa, che ben presto
ne fuiono molle rappresentate da slima-
ti allori, fraVpiali i più rinomali furono
Antonio da Molino soprannominato Bur-
cliiclUi (probabilmente per allusione al
celebre omonimo di cui dissi alquante
parole nel voi. LXXXlV,p. 82), che buf
fonescamente parlava in lingua greca e
slava corrotta coll'italiano, facendo nìil-
le altre giulleiie, l'organista di s. IMarco
tv. Armoniode'croùferi, il inusaicista Va-
lerio Zuccjito e Polonia di lui moglie. Ma
rorrtlto il poema, mancava ancora quel-
l;i sala destinata espressamente per le sce-
niche rappresentazioni, appellala appun-
to Teatro. La gloria della fondazione del
1." teatro era serbata ad una delle com-
pagnie della Calza. Nel 1 565 si ordinò da
essa al sommo vicentino Palladio l'ere-
zione d'un leali o nel grande atrio corin-
tio del monastero della Carità, già poco
prima dallo stesso Palladio costrutto; si
commise a Federico Zuccari la dipintu-
ra di 1 1 quadri o scene, e finalmente co-
là rappresenta vasi 1' Jutigono, tragedia
di Conte dui Monte vicentino , che fu
YEN 377
sinmpala nrll'islesso anno. Il teatro fu
condotto sulla (òrma degli antichi, cioè
a mezzo cerchio e colla scena dirimpet-
to a'gradi sui quali sedevano gli spetta-
tori (in questa medesima forma fabbricò
poi Palladio l'Olimpico, che tuttora am-
mirasi nella sua nobile patria, madre di
altri molti eletti ingegni, anche viventi);
ma sebbene Palladio avesse studiato a
fondo le fabbriche de'greci ede'romani,
e di proposito sapesse i precetti di Vitru-
vio da non temere della riuscita di que-
st'impresa, pure non poco fastidio e non
lievi sudori ebbe a costargli; poiché com-
pila l'opera scrisse al magnifico Vincen-
zo Arnaldi di Campagnon nella provin-
cia Vicentina, che avea fallo la penitenza
de'peccati da ìui commessi e che stava
per commettere. Questo teatro, fabbrica-
lo però di legno, per luogo tempo fu se-
guo all'universale ammirazione, e molti
anni a[)[)resso divenne causa innocente
dell'uuendio d'una gran parte del mo-
nastero della Carità. Dietro quest'esem-
pio sorsero indi altri non pochi teatri, di
cui il Groppo pubblicò il novero, ed io
ne parlai nel § XV, n. 1; e quindi vieppiù
si Hcciebbe l'amore per le sceniche rap-
presentazioni, favoreggiato grandemente
dal governo, con avvedutoaccorgimeulo.
Giacché, tolte alcune ore al vizio, veni-
vasi ad impedir non pochi delitti, che più
facilmente si avrebbero potuto commet-
tere de) quella turba d'oziosi, che sempre
abbondano nelle città grandi, com'era iu
quel tempo Venezia. Il consiglio de'Dieci
e più particolarmente il M agistralo de-
gli esecutori contro In bestemmia, invi-
gilavano però con tutta diligenza alBnchè
nelle commedie e nelle tragedie fosse ri-
spettala la nostra s. Religione, e non ve-
nisse recala olfesa alla decenza del co-
slume; e se a Roma si rappresentava la
Passione di Cristo, se a Firenze VJbra-
mo, se a Modena i miracoli di s. Gemi,
niano, da valenti ingegni espresse; se Rer-
nardo Pulci scriveva il Barlaam e il Gio-
aajatf e se finalmente l'Alamanni com-
37B
VEiN
pose la Com'crsioiie di s. Maria Bladda-
lena; si proibiva in pari tempo a Vene-
zia ogni rappresentazione delle storie del
\eccIiio e ilei nuovo Testamento, e pe-
culiarmente vietate cpielle di Giuditta,
della figlia di Jefte, e di Sansone, — Alla
mitezza di questi spettacoli progressiva-
Diente davano già luogo alcuni altri più
strepilooi e guerrieri: la tromba che iu>
vitava al Torneo (nel quale articolo ne
feci cenno), squillò pure in queste Lagu-
iie,ed il fiore de'cavalieri d'Italia qui spes-
so accorse a misurarsi coll'arme.La piaz-
za di s. IMarco, sebbene si armeggiasse di
frequente anche ne' campi e nelle strade,
fu però sempre la lizza riservala pe'gran-
di torneamentij né mai al mondo ebbe-
8Ì forse luogo più magnifico di questo, do-
ve oltre la maestà e la splendidezza de-
gli edifizi, slavano quasi a testimonio del
valore de' combattenti que' 4 cavalli di
prezioso metallo, che furono eziandio più
volle testimoni delle grandi vicende, cui
vanno soggetti gl'imperi e le nazioni an-
corché possenti. Sedeva il dogedi consue-
to a spettatore in un palco iimalzato di-
rimpetto alla basilica, il quale veniva co-
sì a rispondere nel mezzo d' un de'capi
della trincea, partendo da'fianchi di es-
so lungo tutta la piazza altri palchi ador-
ni di meravigliose pitture, di ricchi padi-
glioni, di bandiere e di scudi, che anda-
vano a ricongiungersi coll'altro capo vi-
cino alla basilica. Su questi palchi stava
la curiosa moltitudine, e sepiiralainente
da essa le dame. Né queste impailidi va-
no punto al feroce urtarsi de' cavalieri e
allo scontrarsi delle loro punte, che an-
zi nell'altissimo frastuono prodotto dallo
scricchiolar delle lancie, dal nitrito degli
ardenti destrieri, dalle grida inci latrici de'
re d'arme e degli araldi, e dalle gazzare
festevoli de'meuestrelli,si facevano ad a-
uiraare colla voce e col gesto i loro crim-
pioni. — Mancando poi una pianura aVe-
nezia o una strada bastamente lunga e
lurgii per correre, come nell' altre città
d'Italia, il ^a//(0, chiamandosi con questa
V EiN
denominazione quelle corse di Ca\'aUi a
«li asini, di uomini odi femmine, al vin-
citore delle quali davasi a premio un
drappo 0 pallio, sostituirono i veneziani
a tali corse, onde non esser inferiori nep-
pure in questo agli altri popoli, quelle
(Ielle barche, scegliendosi per agone il
Canal grande, lungo, spazioso e di edifi-
zi in ogni tempo ornalissimo, che tentai
rappresentare nel § XI V, n. i, 2 e 3. Ab-
bandonate quelle gare semplici che si fa-
cevano sul mare e la Laguna, con alta
sapienza istituite per addestrare il citta-
dino ne'marinareschi esercizi, davasi h
1." corsa di barche , detta Regata nel
i3i5. Pigliavano queste barche le mos-
se dall'estrema punta degli odierni Giar-
dini pubblici, e trascorso tutto il Canal
grande, giunte al termine di esso incon-
tro al ponte della Croce, giravano attor-
no un palo, espressamente confitto nel
mezzo dello stesso canale, per giungere,
la stessa via rifacendo , alla riparata o
Macchirta, come si appellava, che si eri-
geva tra'palazzi I^oscari e Balbi, cioè nel»
la volta dello stesso Canal grande all'im-
boccatura del rio di s. Pantaleone, e dalla
quale davasi il premio a'vincitori. I pri-
mi ad entrare in tenzone erano certi bat-
telli appellali a un remo, lunghi pie-
di 28, e larghi 2 e oncie 6 ; i secondi
i battelli a due remi, che differivano
da' primi in sole 2 oncie in più di lar-
ghezza; indi venivano le gondole a un
remo, poi quelle a due remi, e final-
mente altri battelli a due remi vogali da
donne rematrici (queste vogarono pure
nel 1574 nella splendida regata per Eu-
rico 111, e valorosamente con destrezza),
le quali però pigliavano le mosse alla Do-
gana di mare, ossia al principio del Ca-
nal grande. In questa guisa vi avevano 5
corse, in ognuna dellequali erano4 i pie-
miali. Consistevano i premi in determi-
nala somma di denaro chiusa in un bor-
sellino appeso all'asta d'una bandiera, che
ro*y^ era pel i.° vincitore, t^tWf pel 2. ,
celeste pel 3.° e gialla pel 4-° Quest' ul-
V E N
lima portava nel mezzo dipinto un por-
cellino, e un porcellino vivo davasiachi
l'avea oieiitata. Riuscendo poche pegli
spettatori le finestre de' palazzi e delle
case, e poche le rive e le fondamenta, su
cui slavano stipati in guisa da iilfogare,
era d'uopo che nielli si contentassero go-
der la festa in una harca, nella quale pe-
rò potevano seguire i lottatori, e giudi-
care così più da vicino di tutti i loro ar-
tifizi, perizia, forza e destrezza. Allineile
poi la pressa delle barche de'curiosi non
avesse ad imbarazzar 1' agone , ufiicio
d'alcune altre era di far ala a quelle del-
la corsa. Queste baiche si chiamavano
lissorie, margarole e haloline, sulla di cui
prora stava ginocchioni un patrizio , il
quale sapeva colla balestra alla mano con-
lener l'audace, se per avventura vi fosse
stato. Erano le bissone lunghe piedi ve-
neti 36, larghe 4 e oncie 4, lerniinando
con una sola oncia di larghezza alla ruo-
ta di prora ed a quella di poppa, ed era-
no vogale da 8 rematori ; ie margarote
erano minori di 4 piedi , ed avevano 6
rematori; ie haloline di 6, con 4 reutato-
li. Sorvolando quasi queste bai che sulla
superfìcie dell'acqua, tanto per la forma
della loro costruzione, quanto pel pro-
porzionato numero di vigorosi remalori,
i quali tutti portavano assise vaghe e stra-
ricche, aumentavano esse non poco la
uiaguifìcenza dello spettacolo, e tanto ric-
camente e con eleganti capricci erano
guarnite, che la seta, il velluto, le piume
e l'oro de'gheroni o panneggiamenti, che
stavano disposti intorno a'ioro bordi, an-
davano ad immergersi nell'onda e coH'al-
ga marina si confondevano : così la ric-
chezza degli addobbi d' una bissona ve-
niva in pochi istanti a guastarsi per sem-
pre, quando quella degli ornamenti d'un
cocchio può durare più anni. La tavola
i() riporta le figure d'una peota e d' u-
ua bissona nobilmente ornate, co' rema-
tori elegantemente vestiti. Avverte il cav.
Mulinelli, che couseivatasi sempre la for-
ma della costiuzioae delle bissone, si va-
V E N 379
riavano ogni volta gli addobbamenti se-
condo la moda. A' goffi disegni dell'an-
tiche, preferì d' offrire il diseguo della
bissona che venne fatta, e accresciuta di
4 rematori, per la solenne regala dell'i i
dicembre 1807: aggiungendovi inoltre il
disegno della principale fra le peole ap-
prestale in quella circostanza, e che si u-
sano a maggior ornamento dello spelta-
colo. Ma per avere le più ampie e sin-
cere notizie intorno alla origine delle re-
gate veneziane e all' epoche in cui se-
guirono, cioè dal i3oo al 1847, coll'e-
lenco de' personaggi che vi assistettero,
degli artefici che vi lavorarono, e de-
gli autori che ne scrissero, leggasi : Let-
tera dì Emmaniteie Antonio Cicogna a
Oleandro Contedi Prata intorno ad al'
cune regale veneziane pubbliche e priva-
/<',ediz. 2.', Venezia, Merlo [ 856, in 8.° di
pag. 96. Con questi diversi spellacoli,cogli
esercizi del pugillato, delle forze d'Erco-
le e della moresca, destinati dalla prima
istituzione a pubblico tripudio , e come
usavasi altrove, colle iìlaschcre, e colle
giostre de'loiisollazzavasi d'ordinarione'
dì del Carnei'ale {è notissimo che anco
fuori di tale tempo era ordmaria per Ve-
nezia,in tempo della repubblica, l'uso del-
la Bautta o Bauta. Questa era un man-
tello di cremesioo o di velo, nero e d'al-
tri colori, con piccolo cappuccio nero ad
uso di maschera: ne riparlo nel § XVI 1
in fine del n. 2. Siffatta mascherala si
chiama in Roma Domino), ed in quelli
anniversari per la commemorazione di
vittorie e di altri gloriosi nazionali avve-
nimenti. Con questi medesimi spettacoli
festeggia vasi pure l'arrivo di piincipi e
altri illustri personaggi, facendosi di più
allora liete danze e splendidissime lumi-
narie con torchi di cera e con fiaccole,
come andrò dicendo nel § XIX. Alcuni
de'medesinii festeggiamenti si rinnovaro-
no a'nostii giorni, e nel § XX li riferirò.
Termina il Mulinelli l'inlcressaulissirao
suo libro sul Costume Veneziano a lut-
to il XVI secolo, di cui mi sono libera-
38o V E N V E N
melile giovalo, con dichiarare clie nel se- Dizinnnio (hi dialetto Veneilano,\e-
colo XVI raiTiore al piacere e il lusso ne- \\e:n,\ 1829. Nel 1 8^7 dalla tipografia Cec-
glispellacoli andaroiiogradalainenlecrw- cliini in Venezia si cominciò a impri-
fecendo, enei secolo slesso fu d'uopo a' mere In 2.' edizione, migliorata, aumenla-
iiiagistrali ricorrere per ultimo a'parro- la e correità, aggiuntovi l'indice italiano
rlii, onde scuoprire i molli ginocalori di veneto. La Cronaca di Milano àe\iS5j,
fortuna d'ambo i sessi (descrivendo i prin- nella disp. 3.", dà contezza de" Proverbi
cipali G/»oc/i/, notai in qùell'articolojche Veneti, Padova r 856, tipografia Sicca,
la 1/ menzione di carte da giuoco slam- raccolti da'ch. Fanzago e Colelti. E nella
pale trovasi in un decreto pubblicato a disp. ■jo. "annunzia del eli. Dal!nedico,Pro-
Venezia neh 44') proibitivo dell'inlro- verbi f^eneziani raffrontati con quel-
duzione dell' estere, onde non pregiodi- // di Salomone e co' Francesi, Venszia
caie i fabbricalori), che in delusione del- iSSy, tipografia Antonelli. E" ioiporlan-
le leggi perseveravano a dilapidare 1' o- le che io riproduca quanto sul dialetto
iiorato retaggio degli avi, ammucchiati de'primili vi veneti riferiscali prof. Roma-
iii luoghi reconditi, e incerte piccole ca- nin nella Storia documentata di Fene-
se inosservate, dalle quali poi ebbero o- r/a, dovendosi lenerpresente quanto del*
ligine que'ridotti da giuoco delti ue'due l'origini de'veneti dico nel § XIX, n. i.
seguenti secoli casini. » Mentre la lunga peregrinazione, il dif-
6. Del Dialetto FencziannA Venezia- ferente clima, le nuovecondizioniaveano
Ili parlano e scrivono egregiamente la ritratto i veneti dall'asiatiche mollezze
lingua nazionale italiana. Usano però co- (intende parlare di quegli eneli che dalla
inuiìcmente un dialetto, come altri popò- Paflagonia si recarono nel paese de' ve-
li d' Italia, particolare e tutto loro prò- neli e con loro si confusero), la pronun-
prio; ed anche con esso compongono poe- zia, distintivo pressoché indelebile delle
.Me, fra gli altri essendo in (|uesle rino- nazioni,conserva va pur sempre tracce del-
mali i veneziani dorili a' noNlri giorni, l'asiatica origline, le quali tanti secoli e
Francesco Grilli che oi;cupò distinto seg- tante vicende fino a noi non poterono
l;Ìo tra'poeti del patrio dialetto; e Pietro tuttavia cancellare. Il primo linguaggio
Biualli autore nel veneziano dialetto di de'veneti derivar dovea dalla Siria e dal-
scherzevoli e gentili rime, ed anche di la Paflagonia, dalle quali provincia inol-
Salire, (o Pasquinate , ne.\ quale arti- te voci e desinenze passarono anche nel-
colo parlai del famoso simulacro di niar- la Grecia. Quindi sentono il greco alcu-
ino del Pascpiino di Roma , che in Ve- ne auliche denominazioni di luoghi nel
iiezia è il Sior Antonio Riohn, la cui fi- Veneto, ed anche parecchie parole poi
f^ura marmorea è infissa nell'angolo d'u- sempre conservate nel veneto dialetto. Il
na casa, presso il ponle de'Mori nel se- carattere particolare del quale è la dol-
•sliere di Cannarcgio, così detto da un an- cezza, come altresì (specialmente ne'pri-
tico palazzo già fondaco degli Arabi. Ne- mi tempi e tuttavia in una parte del pò-
j^ii articoli Don e Ser o Sere, con Apo- polo) l'abbondanza de'dittonghi finali a
sUilo Zeno e Cancellieri, piulai de' titoli modo ionico, con una sorte di cantilena
«ia'vcuezianidati a'foraslieri, a'palrizi,a- e allungamento delle vocali rimasta an-
gli ecclesiastici ed a'dogi; e che invece di cora tra gli abitatori di liuranoedi Chiog-
Signore, usano i vocaboli Sere e Sior). già (come rilevo parlando di quell' iso-
Questo dialetto è grazioso, dolce, insi- le). Così, benché il primitivo linguaggio
nuante, rapido. Abbiamo del Patriarchi, (te' veneti ricevesse grande alterazione fin
P'vrabolarioP e}ìezianoePadovano,{^a- dalla loro venuta in Italia, pel mescola-
dovai775e 1796; e di Giuseppe Boerio, mento colle lingue elrusea, euganea, uni-
VEN
Lra, ec. , e specialmente con quellii de'
gitili cciioinaiii loro vicini ed allenii, ben-
elle cedesse poi del tulio alla lingua la-
tina divenuta d'uso generale , couje nel
lestodel grande impero romano; tuttavia
le proprie inflessioni in gran parte con-
servò, e forse anche alcune voci, onde
neppure gli eccellenti scrittori latini della
Venezia poterono spogliarsene intera-
mente, e la lingua del Lazio dovette nel
Veneto piegarsi al dialetto nazionale, e
accettare alcune sue forme". La lingua
dunque de' veneti, allorché vennero nel-
le lagune, era naturalmente la' Ialina, ma
con poche fornice voci particolari. Queste
forme, durante la loro dimora nell'isole,
si andarono sempre più ullontanandodal-
la lingtta piimìtiva, nuove se ne aggiun-
sero, derivate da'nuovi bisogni e da'fre-
(|ueutì rapporti col resto d' Italia e còl •
l'impero di Costantinopoli, onde venne a
formarsi poco a poco il veneziano dialet-
to. La pronunzia conservò sempre la na-
turale sua indole di dolcezza, poche pa-
role terminando in consonanti o tronche,
e sostituendo suoni più dolci a quelli [)Ìli
duri. Di più il prof. Konianin ne'docu-
menti pubblicò alcuni saggi inediti ilei
dialetto veneziano de'secoli Xlll e XIV.
Questo dialetto dovette cei lo assai per
tempo prestarsi alla poesia, che la giaci-
tura particolare della citln, ei grandi av-
venimenti e le popolari tradizioni dove-
vano facilmente ispirare, e se ne ha ri-
cordo nelle canzoni e cobole, componi-
menti lirici , che il popolo cantava nel
I 268 per l'elezione del doge Lorenzo Tie-
polo. Queste poesie andarono sciagura-
tamente perdute e cederono il luogo nel
i3oo alle provenzali, all'italiane e lati-
ne. Nel t. 2 (.\e\[' Effemeridi htlerarìe di
Roma deliST. 1 ,a p. 58, si legge: DelDia-
letto Fenelo: Lettera d' un viaggiatore
oltramontano. Ne farò un estratto. Il dia-
letto veneziiinoè quello che generahnen-
te si parla in Venezia e in tutte le citlà
consideievoli del suo stato, tranne alcu-
ne poche, come Bcigauio e Crescia, le
V E N 38 1
quali ne hanno uno particolare. Per ri-
spello alle quali città è da osservarsijches-
se non erano comprese in quel tratto di
paese, che fu abitato dngli antichi vene-
ti, ma furono fondate da' galli cisalpini.
L'antica lingua di questi popoli traspari-
va nel loro Ialino, com'è agevole di rico-
noscere dalle iscrizioni raccolte dal Maf-
feij ed è probabile, che gli originari dia-
letti delle diverse nazioni, diesi stal>ili-
rono in Italia, sieno una rimuta cagione
della varietà de'linguaggi che vi si parla-
no presentemente. Tra (piesli, il venezia-
no è senza dubbio il migliore. Egli, come
docuineuta il Boerio nel suo applaudito
Dizionario del dia letto f''e/2e27««o,res[)i -
ra tutta la greca soavità; edanzi è più
dolce e più insinuante del Toscano (y.),
quantunque poi gli sia di gran lunga in-
feriore in dignità e forza. Il giudizio pe-
rò che ne può fare un forestiere, è sem-
pre di poco momento; se nun che miglio-
ri prove del merito di quel .dialetto sono
già stale recate in mezzo da Saverio Bet-
tinelli, e da una lunga schiera d'altri ita-
liani scrittori,! quali si deve naturalmen-
te siìpporre, che abbiano avuto un tallo
più fino per distinguere ogni sua perfe-
zione. Nelle poesie di siile piacevole e
Scherzoso dà diletto; e la poesia Venezia»
na, per cos'i esprimersi, paragonala acjuel-
la dell'altre nazioni, è per n)olti rispetti
ciòch'è la scuola veneta di pittura a quel-
le del rimanente d'Europa. E verameii-
le Venezia un piccolo mondo in se sles-
sa; le sue arti, le sue maniere e i costumi
sono tutti propri di lei e particolari. El-
la mostra originalità quasi in tutte lo co-
se, nella lingua, nella pittura, nella poe-
sia, uella musica; le quali però deve tlii-
si che sono qitales dccet esse sorores. Ma
noi presentemente non consideriamo che
la sola lingua. Essa è principalmenlcd'u-
rigine Ialina, tinta di greco, di schiavone,
e di non so che d'altro. La porzione peiò
che vi è infusa di greco forse non è m;ig-
giore dì quella ch'è sparsa nella lingua
ilaliatia; ed io sono di parere, dice l'auto-
382 V E N
re, che l'oiiglne di molti termini, che or-
dinai ianiente sono considerati come stra-
nieri, si possa riiilracciare nella pura la-
tinità de'aiigliori secoli, o nella corrotta
dt'H'età posteriori; giacché l'inflessioni e
Je diversioni, a cui vanno soggetti, faiuio
illusione; ed è spesse volle tanto arduo
di ravvisarli sotto le nuove loro forme,
quant'èil riconoscere la radice d'una pian-
ta nella varietà lussureggiante de' suoi
rami. L'autore porta opinione, che fatta
una certa pratica in rintracciar le sillabe,
le quali coli' andar del tempo si svisano
adatto.si troverebbe nel Du Gange, G/o^-
sariitm niecliae et infimae laliiiitatis:
Glossarium mcdiae eliiifiinae graeciUt-
tis, la parentela di molti termini. E pe-
rò cosa certissima che vi sono inoltre pa-
recchi vocaboli, che non sono di latina o«
rigine, e il modo, con cui si sono introdot-
ti, può essere'un argomento di did>bi e
discussioni. Vogliono alcuni, anzi è opi-
nione comune, che l'introduzione di si-
mili vocaboli si debba attribuire al coni'
tnercio de'veneziani co'barbari e co'gre-
ci di Costantinopoli. Ma una sola consi-
derazione, che deve farsi, metterà in chia-
ro la falsa supposizione. Qui cita il Fi-
liasi, Memorie storiche de' Veneti primi e
.vero/2/'iV. Si deve osservare, che si parla
quasi una stessa lingua in tutto quel trat-
to di paese che dicesi Venezia Marittima
e Terraferma, cioè in tutta quella regio-
ne che fu abitata dagli antichi veneti,
che corrisponde presso a poco a'moder-
ni stati veneti. Ma è però cosa manife-
stissima, che il dialetto della Venezia Ma-
rittima non può avere ricevuta ninna ad-
dizione di vocaboli da quello de'barbari,
i quali non penetrarono mai nelle Lagu-
ne; ed è poi egualmente chiaro, che mol-
ti luoghi della Terraferma non hanno po-
tuto probabilmente adottare termini gre-
ci da Costantinopoli, poiché non avevano
alcuna comunicazione con quella città.
Che se si volesse supporre che l'influen-
za degli stranieri siasi operata nelle duee-
streniità, l'uuae l'altra ne sei bei ebbero
V EN
alcun vestigio; ma la cosa è ben lontana
dal vero, giacché la lingua che si parla a
Venezia , é la stessa che si parla a Ve-
rona; e la piccola dilFerenza, che per que-
sto rispetto si osserva fra quelle due cit-
tà, e cou»e quella che passerebbe fra due
Provincie confinanti d'Itighilterra. Pia-
gionando dunque l'autore .sopra una ta-
le uniformità che regna nel loro dialet-
to in tutta 1' estensione del paese che Io
parla, si fa a domandare: Non si potreb-
be inferire, che gli stranieri suindicati si
sieno pel lunghissimo tempo naturalizza-
ti nel linguaggio? Indi spinge più oltre
questa teoria, con dire. Tutti gli scrittori
convengono che gli antichi veneti, o ve-
neziani, erano un popolo d'origine diver-
sa dalle galliche tribù, le quali popolaro-
no il resto della Lombardia. Lanzi, ch'è
quasi il solo che nel Saggio di lingua
Etnisca abbia co'principii della sana cri-
tica investigato i monumenti nazionali, e
che possa avere annoverato fra'più esat-
ti e ingegnosi scrittori , avendo osserva-
to, che la porzione di greco da lui trova-
ta nelle loro iscrizioni è più pura di quel-
la ch'egli rintracciò in quello che rima-
ne degli etrusci, sembra che supponga es-
ser stati i veneti un popolo misto di gre-
ci e di celti. Il che vale almeno per ri-
spetto a quella parte di greco che la lin-
gua di questo popolo conteneva o contie-
ne ancora. Ma checché sia pure degli e-
lemenli della lingua loro, è cosa notoria
ch'essi ne avevano una a se, comunque
fosse composta; la quale rimase in segui-
to, come l'altre di tutti gl'italiani abori-
geni, assorta nel latino; e molte prove si
potrebbero addurre per dimostrare che
una tale lingua, come accadde di quella \
de'galH e altri, tinse de'suoi propri colo-
ri la massa colla quale si confuse : e le
iscrizioni lapidarie, raccolte dalMafFei nel
territorio veneto, fanno vedere quella sles-
sa provincialità antica, benché d'un ge-
nere diverso, che caratterizza quelle eo-
lonie galliche; e vi si riconosce lo stesso
cambiamento di lettere, eh' è frequeulis-
VEN
simo nel diiiltllo veneto die ora si parla.
Cicerone nelle sue Lcltere familiari fa
menzione (li certi lermini, tli'eranoin vo-
ga in qtiesìe provincie, esconosciiilia Ro-
ma. Tito Livio fu accusato di patavini-
tà o pacluvanismo, diecchè si debba in-
tendere sotto (|ucsla espressione: fu andie
detto di Catullo, d'aver egli introdotto
certe nuove forme di dire nella lingua Ia-
lina, e si potrebbero addurre alcune prò
"Ve di questi suoi f^cronìsnii. L'opinione
dell'autore, è la ricerca per dimostrare
relativamente agii slati veneti, che possa
probabilmente applicarsi all'Italia tutta.
In confeuDa di sua opinione, ricorda die
l'Algai olii cita una lettera di Varca Vir-
gilio, nella quale conuneiitando un cer-
io epigramma, critica la parola pitlus, as-
severando non essere Ialina. Dal sin qui
ditto, sia o non sia applicabile tanto al-
l'Italia mei idionale cerne alla settentrio-
nale, crede l'autore d'almeno aver tro-
iata la certezza per rispetto alla veneta
provincia. Che se, come intende d' aver
dimostralo, vi sia ragione per supporre
die vocaboli stranieri, siccome sono quel-
li da lui prodotti e die per brevità om-
mello, siano stati primitivamente intro-
dotti (e v'è lutla la ragione per asserire
che di tali n'esistevauo nella lingua de'
veneti, i quali di se colorarono la latina
quando quesla venne da quel popolo a-
doltalìi); gli sembra egualmente ragione-
vole di soppone, che simili anomalie sie-
ro trapassale nd dialetto, che successe al
Ialino idioma. Quaudoegli nega peluche
i vocaboli greti, ««tliiavoni e altri, i quali
s'incontrano nel dialetto veneziano e die
danno non poco imbarazzo, sieno d'ori-
gine moderna ; non intende perciò di-
re che gì' idiotismi dello schiavone mo-
derno non siansi, comparativamente par-
lando, a poco a poco introdotti nel par-
lare comune de' lempi posteriori. Detto
dell'origine del dialetto veneziano, l'ano-
nimo procede a parlare della moderna
storia di\ medesimo. Il dialetto venezia-
uo , che per un certo tempo fu solo in
VEN
383
queste pai li coltivalo, vciinecome lingua
scritta sulle prime trascuralo dagl'italia-
ni; né i letterali tanto veneti che del re-
sto d' Italia gli dettero mai corso ne'Ioro
scrini ; giacché gl'italiani di qualunque
classe sieno, e in tutta la penisola, quan-
do scrivono, usano lutti una lingua, che
piùo meno è l'italiana, secondochè ognu-
no può scrivacchiarla alla meglio. I dia-
letti italiani però sono dappertutto rima-
sti nelle bocche de' volghi; ed il vernacolo
di Venezia, linguaggio o dialetto del pae-
se, come pure è accaduto d'alcuni altri, è
quasi egualmente usato daireducale per-
sone come dalla plebe, la quale, non è
quasi esagerazione di dire, che sa tanto
r italiano quanto sa 1* inglese (sic). Ala
quantunque il veneziano avesse cessalo
d'esistere come lingua scritta o adopera-
ta nella sola letteratura o ne'gravi alla-
ri; pure come l'armeggiare continuò co-
me divcriimenlo fra' zerbini dopò che
cessò d'esser vero comballìmenlo; nella
slessa guisa qualche ameno ingegno di-
scese in quesl' arena deserta , e vi fece
non dispregevoli prove di valore. I saggi
che a questi poeti riuscirono più felice-
mente, sono quelle che chiamano Bal-
late Fenczianc (nel 1807 la tipografia e-
ditrice Gattei di Venezia impresse: Le
Ballate ed il Gondoliere l^eneziano, dì
Sah'atore Trinche se ),hyio\\ numero del-
le quali, benché spietatamente sfigurate,
s' odono in Inghilterra; come la musica
fatta a quelle canzoni è cognitissima in
Londra (questi e altri simili ricordi, che
trovo neirilIustieanonimo,mi fannocon-
getturare sia stato un dotto inglese; altri
però n'escludono la probabilità). Ninno
se ne può formare però alcuna idea uden-
dole cantare in qualsiasi luogo fuorché a
Venezia; giacché la pronunzia , benché
possa imitarsi, non è però la genuina se
non sulle labbra de' veneziani. Non v' ha
cosa più ridicola all' occhio e insieme al-
l' orecchio che sia stalo in go/idoletta,
quanto udir quell'allegre e uidaiicoiii-
chc canzoni dulia bocca d'un inglese, che
384
V EN
con (ina faccia come di sluccu e. pitti ad
una stallia (sic) le va ripetendo ira'snoi
litoniato ìd Inghilterra. Qui il canto vie-
ne accoinpognato da tulle quelle delicate
inflessioni di voce, dalla giaziosilà del ge-
sto, e da tulli que'cambiatnenli nella fl-
sonotnia per cui le donne veneziane sono
lauto singolari. Ma ora però v' è quasi
alUellanta dillicoltà a tiovaie chi sap-
pia cantare una Ballata Ventziana, co-
me chi canli l'ottave del Tasso, secondo
l'anouiino. Questo poeta è slato tiadut-
to iu tulli o quasi lutti i dialetti d' Italia,
ma molto meno però nel dialetto di Ve-
nezia; dove il Tasso era ne' tempi addie-
tro il consueto canto de'gondoliei i (come
rilevai nel n. 2 di questo stesso §). » Ma
i canli de'lernpi scorsi sono ora muli, lo
ne richiesi, giorni sono, un cerio che t»i
fu dello essere uno degli ultimi cantori
di quelle poesie;e ben tosto m'avvidi d'a-
ver io toccalo un tasto lrop|)0 delicato,
col pregarlo di cantarmi l'ottave della Ge-
insaleinine. Crollò il capo, e mi rispose,
che - in tempi come questi, non aveva vo-
glia di cantare. - La musica delle gondole
è solamente per la solitudine e il silenzio
della notte. Parrebbe perciò che alcuni
de' miei paesani ne avessero un'idea as-
sai diversa; giacché vidi, non è inolio, un
inglese alleggiato di gravità insieme colla
moglie e i figli, sopra una gondola nel Ca-
nal grande di mezzogiorno, con due vio-
lini e un lambuiello. Eppure essi non a-
\evano aria d'esser di (jue'che scorrereb-
bero con gran parata BoudStreel, quan-
do è più piena di gente, co' violini sopra
un biroccio. Ma io a poco a poco sono
passalo dalla poesia de'veneziani alla lo-
ro musica, e dalle gondole a'calessi. Però
dissi almeno lutto, cred'io, ch'aveva a di-
re su questi argoinenli". Resta ora alcuna
cosa a riflettere sopra i dialetti d'ilulia iu
generale. Li dice tutti nuovamente, come
il veneziano, bastarda progenie della Ia-
lina lingua, benciiè amalgamali con più
vili metalli e strettamente legali coli' ita-
liano moderno. Ciò non osluule ilmcsco-
V EN
htmento delie parole straniere che vi so-
no state introdolte, e gli scorciamenti che
a (juelle sono stati fatti dalla naturale ra-
dice, rendono qne'dialelti assai dillicili ad
es.sere inlesi. Avendo l'anlore dichiaralo
il dialetto veneto pel migliore fra tiitli^
passa a dire quali sono que' che crede i
peggiori, e secondo lui sono il bolognese
(meravigliandosi come potesse meritar le
lodi di Dante; o cambiò carattere , o più
probabilmente lo fece per denigrare Fi-
renze, esaltando un'altra città a spese del-
la pro[)ria), il genovese ed il milanese.
Soggiunge l'anonimo, con allusione a'ri-
cordati 3 dialelli: ciò non ostante uno di
questi, quantunque aspro e inelegante, si
distingue per (piello spirito poetico eh' è
peculiare all' Italia. Qui nota il compila-
tore dtW EJfciiieridi di Homa, che l'auto-
re è lro[)po geneioso verso il dialetto di
Milano, e Iroppo ingiusto verso quello di
Roma, come si vedrà in seguilo. S'ingan-
nano i forestieri, se ci edono che il linguag-
gio che sentono dal servitore di piazza,
sia quello del luogo ov'essi si trovano.
L'autore cadde in quest'errore nel suoi,
viaggio in Italia. Trovandosi ne'dinlorni
di R.oina a vederne l'antichità, si fermò a
guardare un fiore selvatico, ed allora il
servo gli disse: comanda che lo Carpa?
« Se mi fosse occorso di partir di Roma il
giorno dopo, avrei probabilmente falla
l'osservazione che il miscuglio della lati-
nità è tale che si ravvisa anche ora nel par-
lare vernacolo di quella città. Maini Irai-
tenni abbastanza per avvedermi che non
era accaduto a quel dialetto uè più né me-
no di quello che osservasi per rispetto a
parecchi de' dialetti fratelli suoi; e che il
mio servitur di piazza parlava il romano
ralllnalo". Qui termina la Ltttera dello
studioso de'dialetli italiani, colks nota.» 11
linguaggio delle persone educate in Ro-
ma,il quale è infinitamente diverso dal vol-
gare vernacolo, si può considerare come
italiano di sofisti, il concorso delle genti
in quella cillà da tutte le parli dell'Italia,
vi ha resa più che mai necessaria una
VEN
lìngua (Utlicn; e questa lingua aulica ha
pre<io iialuralmenle una forle tintura di
latino, eh' è la lingua della Chiesa e delle
cancellerie". Ma soggiunge il compilato-
re ùfiW Effeineridi. » E qui pine s'ingan-
na il nostro autore, a parer mio. 11 dia-
letto romano e di tutto quel tratto di [)ae-
se che si stende tra Roma e Napoli abbon-
do più che allro italiano dialetto di veri
latinismi particolarissimi, mentre quella
lingua aulica intanfo può forse aver qual-
che influenia nella favella delli così detti
primo e mezzo ceto della capitale, ma uiu-
na o quasi ninna in quella del' popolo , e
nessunissima ne'parlaride'contadini mas-
sioie i più lontani da Roma. Eppure que-
gli scolpiti latinismi si trovano appunto
nel parlare di questi ultimi, e così stret-
tamente tali, che dicono, per citarne al-
cuni fra'molti, loco ed eco (Ulne e Ime)
per qui e costì: tricarc (iricari) per star
a cìiiacihicrare. Quel carpa poi è verbo
comune in Italia, e viene da carpire evin-
cile carpare, e quindi dal Xaùnocarpere.
Carpir sul fasto, è detto elegante tosca-
no per coglier sul fatto: e scarpare è un
verbo comunissimo in Lombardia. Co-
sicché la domanda di cpiel servitore di piaz-
za, ((uantunque non fosse parlala alla ro-
manesca, e certamente neppiu-e in lingua
aulica di Roma, fu pure ciò nonostante
italianissimamente detta, e tanto italia-
namente, che in alcune città è espressio-
ne conjunissima e regolare affatto".
y. De' nobili e de' patrizi di Venezia.
Originaria, antichissima e gloriosa per
innumerevoli fasti è la Nobiltà e l' illu-
stre OYiWne >\e Patrizi ù\ Venezia. In tem-
po della possente repubblica veneziana
ambirono di essere ascritti nel libro tl'o-
ro del patriziato e della medesima nobil-
tà, di versi sovrani, ed un grandissimo nu-
mero di famiglie principesche e signorili
d'Italia e oltreroonte. Quesio articolo, e
quelli in cui culla storia ne riportai le
prove, ne sono irrefragabili testimoni. Im-
perocché da loro uscirono que'Sommi
Ponlefìci e Cardinali di s. Chiesa, che più
VOL. xci.
YEN 3ST
innanzi ricorderò; i dogi di Venezia, un
gran numero di patriarchi, vescovi e al-
tri dignitari ecclesiastici ; ammiragli, ge-
nerali, procuratori di s. Marco, primari
magistrali, ambasciatori, e infìnitiillustri
e benemeriti della patria per dottrina, va-
lorose iro[)rese,allosennoemolleplici vir-
ili.Non pochi rami de'patrizi veneti si tra-
piantaronoin diverse parti d'Italia ed'Eu-
ropa, ove fiorironoe fioriscono. Dice l'an-
notatore del Buller, Fite de Padri, de'
Martiri e degli altri principali Santi (a-
veudolo ricavato àd\\' Arte di verificar le
date. Cronologia storica de' Dogi di Ve-
nezia, 1. 1 7, par. 2, p. 537, la quale opera
per la i.' volta pubblicata in italiano a
Venezia dal tipografo Giuseppe Gatlei,
contiene nel t. 4j P- '3 i della Continua-
zione, il proseguimento e fine della Cro-
nologia medesima, e tutta terrò presen-
te nel § XIX, n. 4 « seg.), nelle due edi-
zioni venete di questi stessi tipi, nella vi-
ta di s. Lorenzo Giustiniani (per conti-
nuare la cui famiglia, come dirò nel §
XVIII, u. iSeallrove, il Papa Alessan-
dro 111, con raro eseuìpio, dispensò da'
voli monastici e dal sacerdozio il b. Nico-
lò Giustiniani, per sposare Anna figlia del
doge Vitale li Michiel,e dalla discenden-
za del figlio Bernardo nacque s. Lorenzo),
patrizio veneto e i.° patriarca di sua ce-
lebratissìma patria. » La nobiltà di Ve-
nezia si divide in 4 classi. La i.' è com-
posta dalle famiglie elettorali, che discen-
dono da' XII tribuni da'quali fu eletto il
i." doge nel 709 (non posso convenire a
questa data, perchè devesi anticipare al
697, couìe dirò nel § XIX nel riportare
la serie e le biografìe de' CXX dogi di
Venezia). Questi sono i Contarini, i Mo-
rosiui, i Gradenighi, i Badoari (ne'quali,
come superiormente notai, si trasfusero
gli antichi e celebri Partecipazio), i Tie-
poli, i Michieli, i Simudi, i Memmi, i Fa-
lieri, i Dandolo, i Bollani o Folani, i Ba-
rozzi. Ci ha 4 all>"e famiglie che sono qua-
si antiche al paro di queste, e che soscris-
scio cuu esse la fondazione della graa
25
386 V E N
chiesa di s. Giorgio Maggiore l'anno 800
(o più iHitli come vuole il Cornei ) di Ge-
sù Cristo, cioè i Giusliniaiii, i Comari, i
Bragadini, i lìenibi. La 2." classe è com-
posla di fjuelli, il nome de'qviaii è regi-
stratosul Libjod' Oro,one\ registro della
nobiltà formalo da Pietro Gradenigo (fra'
3 dogi di sua famiglia veramente è il 1 .°),
che stabilì l'aristocrazia nel I2q6 (l'ulti-
mo di febbraio nel maggior consiglio, in
cui si escluse alliuio il popolo da ogni in-
fluenza negli alfari. Arditamente e intre-
pido, il doge avendo stabilito d'escludere
del tulio il comune dui governo, propo-
se che lutti quelli , ì quali in quel di
nel maggior consiglio trova vansi, essi e i
discendenti loro l'avrebbero C(jmposlo in
perpetuo, dando così alle famiglie loro
un diritto esclusivo ed ereditario d' ap-
partenervi. La proposta fu approvata.
Gli altri nobili in quella guisa strana-
mente esclusi dal maggior consiglio, die-
lono altissimo segno di rammarico, ed i
popolari inconsolabili si querelarono a-
perlatuenle. Uno di essi, ardentissimo re-
pubblicano , feroce di sostenere i diritti
del popolo, e considerando G rodenigo un
tiranno vero, e tiranni lutti i componen-
ti il maggior consiglio, giurò con altri di
distruggere gli oppressori della libertà
pubblica, e di trucidare tutto il maggior
consiglio e il doge, senza misericordia. IMa
egli nel dì seguente perde la vita per
mano del carnefice, e frodato il popolo
restò salva 1' aristocrazia. Così la repub-
blica di Venezia, pel coraggio e finezza di
Gradenigo, a un tratto da democratica,
divenne aristocratica, e tale si conservò
sino al suo termine). Melleansi nella 3.
classe quelli che da qualche tempo ave-
vano comperato il titolo di nobiltà col-
lo sborso di 1 00,000 ducali, ed erano 80
famiglie. Si contano nella 4-''q"'^ll' che
furono aggregati a! senato di Venezia,
come i Eenlivogli ec." Il maggior consi-
glio era nato nell'anno 1 172, come me-
glio dirò alla fine del dogado 38.° nel §
XlXj dopo l'uccisione del doge Vita-
V E N
I
le 11 Michiel, per ampliare e maggior-
nìenle perfezionaie l'aristocrazia, e sce-
mare così il potere del popolo, il quale
pel diritto di suffragio che ila va nell'as-
semblea, avca parte in tutti i uiagistrati,
ed eguale interamente a'nobili, e di que-
sti era più numeroso, per cui li superava
sempre nel numero de' voli. Dal mag-
gior consiglio aimualmcnle traevansi 60
mendjri destinati a comporre il senato,
ove si doveano trattar gli affari dello
stato. S'istituirono pure alcimi consiglieri^
senza il cui consenso non poteva il doge
far cosa alcuna; ed inoltre furono stabi-
liti alcuni elettori destinati a scegliere in-
vece del popolo il doge. In questa guisa
la popolare licenza , e il dispotismo de*
dogi, ch'era sialo fin allora poco diverso
da quello de'sovrani assoluti, si freni) ac-
corlamenle. Atteslano alcuni storici e cro-
nisti veneziani, che nel 1172 fosse creato
un consiglio di 4oo in 5oo nobili, a'qua-
11 in corpo adunali si conferì la suprema
distributiva e deliberativa podestà. Non
lutti gli scrittori sono concordi sopra tal
numero, leggendosi presso alcuni quello
di 4'>o> plesso altri di 470, ovvero 480,
ma il numero era aniuiaimente vario,
ora maggiore ed ora minore, né mai tro-
vasi invariabile; ciocché niente toglie al-
l'essenza dell'istituito consesso aristocra-
tico. A rassodare questa istiluzione, che
dava più consistente e perfetta forma al
governo, valsero molle leggi, elie furono
a questo consiglio decreiate. La princi-
pale fu che la durazioue de' nobili eletti
non si estendesse oltre il corso d' un an-
no, ma che nel giorno precedente all' ul-
timo di sellendire dovesse rinnovarsi il
consiglio. Non era viel.ito però, che mol-
li nobili d'un anno si confermassero nel
seguente, né leggesi che fosse prescritto
intervallo di giacenza Ira la scella di uno
e la sua rielezione, ciò clie in veneziana
favella chiamavasi contununiadi ufficio^
A' 4 poi di dicenìbre di ciascun anno, il
doge in persona, o in assenza il decano
de' consiglieri , traeva pubhlicaxucnie a
VEN
«oiie i nomi tli 3o giovani nobili, in el"i
di 2 I anno, oflìncliè polessei'o prima del-
l'eia stabilita dalle leggi, cb'era quella di
25 anni compiti, concili rc'ie col loro vo-
to nel gran consiglio all'elezione de'ma-
gistrali e degl'impieghi pnbblici. Veniva
(jueslo eseguito con palle, altre irianche
ed altre gialle, cli'erano cliiatnale /Jc/Z^t?
d'oro. Quei, di cui uscivano i nomi ad un
tempo con una delle palle gialle, si dice-
vano in Venezia, eleni a balla d'oro. Di
tulio il discorso meglio è vedeisi il § XIX,
e parlicolarmenle il dogado 49° Del-
le Case T'ecchie o famiglie patrizie de-
rivanti da' tempi Tribunizii, delle Cme
NuoK'e o famiglie patrizie che ciò non
potevano vantare, comechè annoverale
ul patriziato dopo rSoo, discorro nel do-
gado 74-"; mentre nel dogado 6o." par-
lo delle 3o famiglie ammesse al patri-
ziato e al maggior consiglio dopo la fa-
mosa guerra di Chioggia. Nel dogado di
Francesco Erizzo del i 63 i , venne mode-
rato I' uso della veste senatoria con ma-
niche larghe, e restò prescritto che non
potessero indossarla se non que'patrizi i
quali trovavan^i in alto ed in esercizio di
cariche senatorie, i pi ocuratori di s. Mar-
co, i fratelli e figli del doge maggiori di
età, ed il cancelliere grande della repub-
blica; mentre i patrizi usciti dalle slesse
cariche dovevano svestirla, e si accorda-
va a quelli decorati col titolo di cavalie-
re l'orlo d'oro alla stola, dorali gli or-
namenti della cintura , e sotto le vesti
l'abito di colore rosso. De!l'accade«nia de'
Nobili, non più esistente, parlai nei § XV,
n. 2. Narrai nella biografia del veneto
cardinal Luigi Priuli , morto nel 1720,
che con suo benefico teslamenlo dispose
di sua eredità a favore della nobile "io-
o
venlù veneziana, da mantenersi agli studi
nel collegioClementino de'somaschi diPio-
ma; e per quanto ivi dissi, sono superstiti
due soli pcsli gratuiti, a'quali si nomina-
no de' nobili decaduti nelle proprie so-
stanze.L'imperatore Francesco I nel 1 8 1 5
otdiuò la revisione de'lUoli di nobiltà, di
V E N 387
cui andarono insigniti in buon numero
gii abitanti delle Provincie venete, dichia-
rando ili voler conservare l'antica e la
nuova nobdlà, cioè quella procedente da
prerogative avite, e quella derivante da
concessioni dell'estinto governo Italico,
associandQla e paragonandola alla nobil-
tà sparsa nella vasta monarchia austria-
ca. Allesovrane conFertne successivamen-
te emanate a favore delle singole fami-
glie, precedette il riconoscimento del di-
ritto goduto da'cessali consigli delle città
di Terraferma, di nobilitare le famiglie
degl'individui ammessi a' consigli mede-
simi; e tennero dietro le discipline pre-
scritte contro quelli che si arrogano pre-
rogative nobilitatrici o titoli de'quali noa
sono in possesso. Alla nobiltà fu conces-
so d'impetrar nuove onorificenze, e rap-
porto a'titoli de'cpiali già trovaronsi in-
signite le famiglie nobili e non nobili, fu-
rono dal meilesimo imperatore, previo e-
same fatto dalle autorità con)petenti de'
documenti di concessione e delle prove
di discendenza, confermati quelli che ri-
sultarono conferiti da' predecessori del-
l'iniperalore medesimo; attribuendo la
qualificazione di conti, baroni o cavalie-
ri dell'Impero Austriaco a quelli del fu
Sagro Romano Impero, e riconosciuti
([uelli.che procetlono da concessioni di
sovrani esteri, colla dichiarazione: Che
abbiano da valere quanto valevano sotto
i passati governi; e che da tale ricono-
scimento non derivi agl'insigniti alcun ti-
tolo a gradi di nobiltà od altre preroga-
tive alle quali altrimenti non avessero
diritto. Regolati in tal modo gli oggetti
araldici, ed avendo oramai quasi tulle le
funiglie ottenuto dalla grazia sovrana
r implorata conferma o riconoscimento,
fu pubblicalo neli83o in Venezia dalla
tipografia Alvisopoli : Repertorio genea-
logico delle famiglie confermale nobili
e dt titolati nobili esistenti nelle provin-
eie venete, contenente anche le notizie sto-
riche sulla loro origine e sulla dcrii'n-
tione de titoli, colla indicazione delle
388 VEN
dignitìì, ordini cavallereschi e. cariche fli
cui sono investili gl'individui delle stes-
se, coni pila lo da Francesco SchrlJder se-
gretario di governo. ì)t^\\ niiliclii nobi-
li e paliizi vendi hallauo: Frescot, Li
jjregidella nobiltà veneta, Venezia i 682
per Andrea l'olelli. Il conventuale p. Ma-
rio Vincenzo Coronelli cosmografo ilella
repubblica pubblicò un libro inlilolato:
uérinie Blasoni de' patrizi veneti. Si ha
una raccolta eli Orazioni di veneziani
patrizi, Venezia 1 793. Foscarini oit le
Pa tricien deFenise, Pa ri s 1 8 2 6. Ne 1 1 8 4 J
co'tipi Cecchini e Naralovicli fu impresso
in Venezia il libro intitolalo: I versi lati-
ni di Giovanni del V irgilio e di Dante
ylllighieri, recati in versi italiani col te-
filo a fronte e con note da Filippo Scola-
ri dottore in leg^e, cavaliere pontifìcio
di s. Gregorio Magno, direttore d'uffi-
cio superiore della regia. Dogana prin-
cipale di s. Giorgio e della Salute in l^e
iiezia , membro di molte accademie di
scienze, lettere ed arti nazionali, ed este-
re. Neil' Appendice trovasi la Disserta-
zione dell' evidente e certa falsità della
lettera 3o marzo 1 5 1 4 contro l'origina-
ria nobiltà e i costumi del J^eneto Pa-
irizialo in (pianto si voglia attribuire es-
sa lettera a Dante Jlligliieri. Ha questa
dedica: Alle sempre fiorenti - ed inimor-
tali glorie - del Veneto Patriziato - que-
sta critica esercitazione - dedica devota-
mente l'autore. Comincia col dire: Che
la lettera pubblicata d'Anton Francesco
Doni nel 1547, come scritta da Dante Al-
Jighieri a Guido Novello da Polenta , sia
■veramente di Dante, fu già contraddetto
per assoluto dal Foscarini^ dall'Agostini,
dal Gozzi, dal Pelli, dal Biscioni, dal Fa-
hroni, dal Tirabosclji e dal Tentori; e
tuttavia sulla supposta autenticità ha
sortito un nuovo rispettabilissimo e dot-
tissimo difensore nel eh. consigliere Giu-
seppe Dernardoni di Milano, il quale a-
\rebbe anche tolto ogni dubbio, se una
causa non vera per se medesima fosse per
poter mai cambiar di ualuru la mercè di
V E N
I
assai ingegnosa, elegiinle e dotta difi-sa.
Dichiara quindi il cav. Scolari, dì coglie-
re pertanto ben volonlieri una rauuuiir-
devole opportunità per far prova di per-
suadere, che la polemica, la quale giova
del tutto agi' interessi del vero , può e
dev'essere esercitata onoratamente, sen-
za u)ancar di rispetto a veruno, e senza
punto compromettere la dignità degli stu-
di. Così procedono i veri sapienti, cui so-
no indivisibili la discrezione, l'urbaiiilà e
la civiltà. Indetta lettera adunque. Dan-
te avrebbe scritto a'3o marzo i3i4 da
Veneziaalcoiile Guido signore di Raven-
na; Ch'egli era andato per lui a Venezia
a fine di rallegrarsi della nuova elezione
del dogej che, mentre egli aveva comin-
ciato a parlare al senato colla facondia
romana in bocca, gli fu invece mand.ilo
a dire , che si trovasse un intei prete , o
che mutasse favella; che i nobili venezia-
ni lì avea conosciuti per uomini distrut-
tori delle leggi antiche, autori di corrut-
tele, oppressori del popolo, ed ignoranti;
che infine erano es>i provenienti od Dal'
mali e da' Greci, venuti in Italia a por-
tarvi pessimi e vituperosissimi costumi,
col fango d'ogni sfrenata lascivia; ond'e-
gli non voleva assolutamente servirlo più
in simili incarichi presso siffatta gente.
Qui comincia il cav. Scolari a tessere la
sua robusta ed eruditissima dissertazio-
ne, per difendere le ragioni apertissime
della critica,qUelle del suo predileltoDan -
le, che già da 3o anni aoiuiirava con quo-
tidiani studi e illustrava con pubblica-
zioni degne di quell'incomparabile genio
italiano, e l'onore degli antichi veneti; con
riprodurre il testo della pretesa lettera, e
con ordinati argomenti, cheatiteriorineo-
te altri usarono per «mentirla, seguiti da
quelli che vi aggiunse per non lasciar co-
sa che possa più [)ermettere una menzo-
gna si madornale e sì sconcia ; rispetto
all' essere la sedicente scrittura di Dante,
inventata ad insulto di lui e della nobiltà
di Venezia, sua amata patria. Se lo leggo
trioufauledi àovrabbouduQli critici e vii-
VE N
toiiosi ar{»omenli, nell'annienfare la fiii-
faliica e nello scuopriie l'invenzione del
bizzarro e impiuleiite Doni, per vemlicai*-
sì tli Venezia, ove ivi pure i^li anteceilen-
li (li sua vita gl'iinpcilirono assicurarsi
quello stato a cui aspirava, non posso ten-
tare di seguirlo neppure con lievi cenni
die sncrverel)liero il pregio dell' opera e
(li COSI magistrale confutazione di tanta
aperta e manifesta calunnia contro la no-
biltà veneta e che la slessa Venezia vi-
tu|)erii. Ora si sta aspettando la promes-
sa pubblicazione di Benedetto Vollo,
Le principali famiglie nohili di Vene-
zia, ivi iSSy, tipografia editrice di San-
to Martinengo. Venezia aristocratica per
eccellenza, non è del tutto estraneo che
io(|ui ricordi i magnifici articoli della Ci-
viltà Catlolica u\l\to\al\: I due Foscari,
Memorie sloriche critiche di Francesco
Bcrlan i'eneziano, Torino i852, rivista
riportata nella serie 2.^, t. 5, p. 4^^»
della (juale ragionerò nel commovente
dogado 65.° li quelli per La Nobiltà re-
divida, pubblicali nella serie 3.", t. i o,
p. 538, t. 1 1, p. 27 I.
8. Illustri Veneziani. Si può dire, che
Venezia non vanti un gran numero, ma
un popolo d' illustri per eroiche azioni,
per valore, ingegno, dottrina e arte cele-
bratissiiui; lungo assai sarebbe il solo e-
numerarli, avendo fiorito per santità di
vita, dignità ecclesiastiche, guerresche e
coiif|uistatrici imprese, per alto senno nel-
le magistrature nel reggerei' amj/io do-
minio e nel sostenere la dignità, la poten-
za , il decoro della gloriosa repubblica ;
non che nelle scienze, nelle lettere, nel
commercio fioreulissimo e opulento, e nel-
l'arti del disegno, massime nell'archilet-
tura e maggiormente nella pittura. Di
tali generi d'illustri, almeno de'principa-
li, già finora non poco ne ho ragionato,
ed altrettanto vado a fare nel progresso
dell'articolo, anco del gentil sesso, in che
pure non mancò il vanto a Venezia, come
più sopra accennai, e poi dirò di altre il-
lustri; mentre de'Santi e Beati, de'l^api e
V E^ 38<)
Cardinali scrissi speciali biografie, e d'un
numero grandissimo tenni propositoa'lo-
ro luoghi. Tuttavolta (jui nenomineròal-
cuni, nel resto e per tutti suppliranno gli
scrittori biografici che andrò raininen-
tfiiido. Primecmiano fra'servi di Dio eie-
vati al cullo e agli onori degli altari, s.
Gerardo Sagrcdo vescovo e protomar-
tire dell'Ungheria, s. Pietro Orseolo do-
ge, s. Lorenzo Giustiniani i. patriarca
di Venezia, b. Pietro Acotanto, s. Giro-
lamo Emiliani fondatore de' somaschi
chierici regolari. Si ponno vedere: Fla-
minio Corner , Ecclesiae P'enetae anti-
f/in's momiincntis: Miscellanea ad. Eccle-
sia s Venetas et Torce liana s: Hagìolo-
giani Ttalicnm, col quale aggiunse piìi
d'8oo vite al Catalogus Sanctorum epa
in iMartyrologium non sunt, del servita
fr. Filippo Ferrari. L' Hagiologiwn era
slato preceduto dalla dissertazione: Quo-
modo ordinanda sintVeneliìs officiaSan-
cforunn'eleris Testamenti. L'anonimo,
l'ite e memorie de' Santi spettanti alle
chiese della diocesi di Venezia, ì^\ 1 7() i ,
t. '/.Quaranta immagini de' Santi e Bea-
ti {'iniziani più noti, pubblicate da Da-
niele Contarmi, ed illustrale dal vini-
zi ano sacerdote Giammaria. Dezan, Ve-
nezia! 832. Magnanimi sederono in V^a-
ticano i So(nrai Pontefici Gregorio XH
Coi vni'o, Eugenio //^Condulmiero, Pao-
lo li Barbo, Alessandro V f II OHobo-
ni, Clemente A/// Rezzonico : il gran
Pontefice Gregorio XV [ Cappellari di
Belluno per la lunga monastica dimora
fatta nell'isola di s. iVlichetedi Murano,
come dirò nel § XVllI, n.19, chiamava
Venezia seconda sua patria, anche con
alti pubblici , e se ne pregiava afFeltuo-
samente, celebranilone legloriecon quel-
l'eloquenza e tenace memoria che lo di-
stinsero. Come per ordine cronologico ri-
cordai i Papi veneziani, secondo l' epoc;»
dell'esaltazione registrerò i cardinali che
sì conoscono con certezza, mentre alle lo-
ro biografie riportai le notìzie di que've-
neli della Venezia terrestreelerati al car-
Jgo
V E N
ilirialato, anleiìori a' seguenti della Ve-
nezia marittima. Lodovico Donalo del
1879 e fu ili,° Nel secolo XV : Angelo
Coi raro poi Gregorio XII i)eli4o6. An-
tonio Corraro. Angelo Bnrbadigo. Ga-
briele Conduliiiif.ro poi Eugenio IV nel
i43i. Pietro Morosini. Francesco Lan-
tlo. Pietro Barbo poi l*aolo II nel 1464.
Francesco Condulinieri. Marco Barbo.
Kaltista Zeno. Giovanni Micheli, Pietro
Foscari. IMafi'eo Gerardi. Ernjolao Bar-
baro. Domenico Griinani. Marco Cor-
iiaro. Nel secolo XVI: FietroCVe/vj. Fran-
cesco Argentino, Francesco Pisani. Pie-
tro Qidrini, Marino G rimani. France-
sco Cornaro seniore. Gaspare Contari-
ni e scrittore. Pietro Bembo e scrittore.
Andrea Cornaro o Corner. Luigi Cor-
naro o Corner. Marc'Antonio Amulio, o
da Mida come dico nel ri parlarne nel tloga-
do 83." Bernardo Nai'agero.LiÙQÌ Pisani.
G.FìaucescoConimcndon€.ZiìCciiv\a Del-
fino. Agostino Falerio o Faliere scrit-
tore. Federico Cornaro il seniore. Gio.
Francesco Morosini. Lorenzo Priuli.
Francesco Cornaro giuniore. Nel secolo
XVII: Giovanni Delfino seniore. Fran-
cesco Vendraniino. Matteo Priuli. Pie-
tro Valerio o Falier. Federico Corna-
ro giuniore. Marc'Antonio Bragadino.
Cristoforo Fid/nan. Pietro Otloboni se-
niore poi Alessandro Vili nel 1689. Dea-
Io Gregorio Barbarigo. Giovanni Del-
fino giuniore. Pietro Basadonna. Mar-
c'Antonio Francesco Barbarigo. Pietro
0//o/;o«7' giuniore. Gio. Battista Rubini.
GioigioComrt/'O. Vincenzo Grwi^u/. Da-
niele Maico Delfino. Nel secolo XVllI :
Gio. Alberto Badoario. Pietro Priuli.
Luigi Frinii. Gio. Francesco Barbari-
go. Angelo Maria (^f^/zm/e scrittore. Car-
lo Rezzonico seniore poi Clemente XIII
nel 1758. Daniele Delfino. Carlo Rezzo
nico giuniore. Antonio Marino Priuli.
Sanie Feronesc. Gio. Battista Rezzoni-
co. hoi}ov\co Flangiiu. Sono in tutti 65
cardinali. Oltre a questi vi sarebbero gli
ascritti alla nobiltà veneziana, ed uno de-
VEN
gli ultimi fu Pier Antonio Zorzi. Abbia-^
nio del cardinal Angelo ftL"Quirini, Tia-
ra et Purpura Veneta ab anno i 879 ad
annnnii'jSg, Serenissiniae Rcipiiblicae
Venetae a civitate Brixia dicala, Bri-
xiae excudebat JoaniiesM .''Uizzardi 1761.
Gio. Girolamo Gradenigo arcivescovo di
Udine, Tiara et Purpura Veneta, Bri-
xiae 1 76 1 . Il ca v. £Àco^n?i,lnscrizìoniT''e-
neziane, t. 5, p. 672, illustrando 1' iscri-
zione del cardinal Lodovico Donato ve-
neziano, la quale dice, Prirnus Cardi-
nali^ Fcnetns assumptus ex hoc con--
venia, giustamente osserva. Queste pa-
role non debbousi già interpretare come
se il Donato o Dona fosse stalo il i.° car-
dinale assunto dall'ordine Francescano
(V.J, giacché ve ne furono degli anterio-
ri; ma bens'i, perchè è comune opinione
fra gli scrittori, che Lodovico Donato sia
stato ili.° Cardinale Veneziano, e come
tale di sopra io lo registrai. Avendo sem-
bralo ad alcuni che troppo tardi si fosse
cominciato a dare quest'onore ad indivi-
dui d'una repubblica s\ benemerita della
s. Sede, s'ingegnarono di trovare de' ve-
neziani che ben prima del Donato furo-
no fatti cardinali, e dissero che il Donato
fu il I ." bensì, ma \\prinio fallo ad istan-
za della repubblica. Vari in efìetto ne
vengono ricordati come anteriori al Do-
nato, e mg."^ Gaspare Negri vescovo assai
dotto di Parenzo, nelle sue inedite Me-
morie de' Cardinali J'eneziani , scritte
dopo <|uanto ne scrissero il Quirini , il
Gradenigo, il Cornaro nel codice presso
lo slesso Cicogna, ne parla diffusamente,
concludendo che il i.° cardinale venezia-
no su cui non cadde dubbio è il Donato,
Inoltre osserva essere curioso, che essen-
dosi sino dal 1878 proposto in senato di
ricercare al Papa perchè alcuno de' pre-
lati veneziani fosse all'evenienza del caso
promosso al cardinalato, fu contraddetta,
e mandala alla votazione nel luglio di det-
to anno fu deciso di 00, 35 avendo vola-
to pel sj, 46 pel no, non sincere 12. Ri-
flette mg/ Negri, che ciò avvenne di cer-
YEN
to, noci pcicliè poca slima facesse la ve-
jì(il)l>lica d'un grado cosi eminenle, ma
solo perchè non credeva essa che fosse
cosa vantaggiosa allo slato l'aver de'pre-
lati, che riconoscer dovessero ogni loro
avanzamento da un principe forestiero
qnantunque ecclesiastico. Vari decreti sul
proposito del cardinalato Irovansi di Bar-
tolomeo Zaujberli fra' codici della Mar-
ciana. Già notai nel n. 5 di questo §, che
la repubblica soltanto agli ambasciatori
presso la s. Seile permetteva di ricevere
dui Papa onoridcenze equestri, ma per
la domanda d'un cardinale a Uibano VI,
che poi nel seguente sellembre dello stes-
so anno, a' 1 8 o a'28 creò cardinale il Do-
nato, dirò una mia opinione. Crealo Pa-
pa Lrhaiio ^/agli 8 aprile 1 SyS, insorse
a'20 settembre l'antipapa Clemente Vl[
eletto da'cardiiiali ribelli, i (piali sino dal
declinar di giugno pel precedente malcon-
tento eransi ritirali in Anagni. Forse il
sagacissimu senato previde lo scisma che
slava per isco[)piare, e cambiò in molli
de'suoi membri il divisamento di doman-
dare un cardinale, onde non esporsi, co-
me per tale motivo 3 prelati tedeschi non
accettarono la dignità cardinalizia n cui
nel medesimo concistoro l'avea elevali
Urbano VI , ed allreltanto fecero alcuni
altri creati ne! concistoro del i38i a ca-
gione de'torbidi tempi. Anzi il Cardella e
altri storici de' cardinali, col Donato an-
noverano pure nello stesso concistoro un
Giovanni Amadco veneziano arcivescovo
diCorfù Però nel vol.L\XKVI,p.2q,per
le mie ricerche^ potei forse slabilue,che fu
Giovanni Crisolini d' .Amelia e non vene-
ziano. De' tanti benefici legati testamen-
tari fatti da' sunnominati cardinali, mi
piace ricoidarne uno. Il Piazza nell'/ì"»-
sciologio Romano, tratta nella parte 2.",
cap. 20: Del legato F idinaii per l'ospi-
zio ile vescovi poveri dello Stato Fendo
vicino a s. Silvestro aMonle Cavallo.Cou
nubile «enlimenlo di generosa provvi-
denza pari alla grandezza dell'animo suo
e della suu nobile famiglia, il cardinal Cri-
V E iN 39 1
stoforo Vidniau nel 1660 lasciò i5,ooo
scudi perchè si provvedesse d'ospizio iu
un palazzo con comoda abitazione, prov-
vista d'ogni necessaria suppellettile, il pre-
lato di sua famiglia, e non essendovi si con-
cedesse pergraluita dimora a'vescovi bi-
sognosi dello stalo Veneto, che si recas-
sero in Roma atl Linilna Apostolorum^
ove per la tenuità delle rendite di loro
mensa, non vi si potessero mantenere col
decoro dovuloal grado loro; dovendone
aver cura un canonico della collegiata di
s. Marco di PLOina, suo titolo cardinalizio,
colla provvisione d'atuiui scudi 4o e l'a-
bitazione di 3 stanze. La disposizione fu
tosto adempita, coll'acquislo d'un palaz-
zo sul Quirinale vicino a s. Silvestro, in
luo^o ameno e delizioso, e venne nobil-
niente addobbalo. Morto il cardinale in
detto anno a s. Martino presso Viterbo,
il corpo fu portato in Roma e deposto
nella memorala chiesa titolare, con epi-
tallio riferito dal Piazza. Il Bernardini
che nel 1744 puhhiicò la diligente sua
Descrizione de' Rioni di Roma, a p. 56
dice: Nel rione Trevi e presso s. Silvestro
de'teatiui, vi è il palazzo Vidman,os/;/z./'o
de'vescovi veneti. Però gli eredi Viihnau
questionarono a'canonici di s. Marco la
custodia del palazzo nel 1 692 e nel 1 7 Sg,
anzi vi fu una questione giudiziale ha
tale nobile famiglia e il capitolo : final-
mente il conte Giovanni Vidraan sup-
plicò Pio VI a derogare al testamento
del cardinal Ci istoforo, ed a concedergli
liberamente l'uso del palazzo, ed il Pa-
pa l'esaudì con alcune riserve. Amando
conoscerle, ho potuto avere dall'archivio
de! Rm.° Capitolo di s. Marco di Roma,
il documento che qui offro. «iN^el Chiro-
grafo emanato nel chi ."giugno dell'anno
I 777 d.dla sa. me. del Pontefice Pio VI,
a favore di sua Ecc." il sig."^ conte Gio-
vanni Widman, per l'esenzione del pa-
lazzo Widman posto al Monte Quirina-
le o sia Monte Magnauapoli, si trova scrit-
ta la seguente parlinola, risguardante la
derogazione fatta dal suddetto Pontefice
392 V E iX
al testamento della eh. me. del cardinal
Cristoforo Widiiian , ed alcune riserve
dote al lodato cotite "Widrnan su ciò clie
spettala suddetta esenzione. = Di nostra
certa scienza e similmente colla pienez-
za della nostra suprema potestà, vi or-
diniamo che in nome Nostro in primo
luogo assolviate, come Noi assolviamo, il
predetto conte Giovanni Widrnan sup-
plicante da tultociò che da esso è stalo
fatto ed operato, e rispettivamente om-
messo di fare ed operare finora contro la
forma del citato testamento del cardinal
Cristoforo Widrnan intorno al palazzo
comperato qui in Roma in esecuzione del
medesimo testamento del cardinal Wid-
rnan come sopra posto al Quirinale , e
precisamente in luogo detto Magunna-
poli, ed inoltre lo liberiate, come Noi lo
liberiamo, dall'obbligo della deputazione
in futuro dell'amministrazione o sia cu-
stodia di detto palazzo ordinala nel sud-
detto testamento. E di più accorderete,
come Noi concediamo ed accordiamo, al
medesimo oratore, edalli di lui successoli,
la facoltà di poter locaie edaflìttare ii me-
desimo palazzo , non ostante la proibi-
zione espressa dal detto cardinal Wid-
rnan testatore , con condizione espressa
però, che lo stesso oratore e i di lui suc-
cessori sieno tenuti ed obbli"ati di dare
o
e gratuitamente prestare una comoda a-
bitaziune in ijunlche casa religiosa a que'
Vescovi dello Slato Veneto che vengono
in Roma adLìniinaApostoloruiiijyw cor-
respctlività, supplemento o compenso di
quel peso, cui soggiaceva il riferito palaz-
zo a tenore del detto testamento del pre-
detto cardinal Widrnan, e come il mede-
simo oratore colla sua supplica ce ne ha
fatta l'istanza. E cosi vogliamo e coman-
diamo non ostante il precitato testamen-
to di esso cardinalCrisloforo Widman, e
qualunque altra cosa che facesse, o po-
tesse fare contraria e non altrimenti, In
esecuzione pertanto del presente nostro
chirografo, ne pronuncierete qualtmque
decreto, concederete in nome Nostro le
V E iV
opportune facoltà, e farete lutl'altro che
pili totale adempimento, perpetua fer-
mezza e sussistenza di questa nostra gra-
zia stimerete essere in qualsivoglia mo-
do espediente e necessario. Essendo ec.
Dato dal Nostro palazzo apostolico al;
Vaticano questo dì i.° giugno i 777. Pius
PP. P I. = Luigi Zappelli can. "archivi-
sta del R.m.° Capitolo di s. Marco. — Si
fa noto inoltre, che dalle notizie esistenti
nel nostro archivio, non apparisce ven-
dita alcuna di detto palazzo, e che le [)i-
gioni ritratte dal uiedesimo do[)o la già.;
zii» ottenuta dal conte Giovanni Widuiau
ascendenti a scudi 4oo, 0 5oo ancora, sep
virono per gli acconcimi e per l'estinzio-
ne di debiti contratti nella occasione del
la compra del suddetto palazzo". Innu-
merabili sono i patriarchi, gli arcivesco-
vi, i vescovi, gli abbati e altri dignitari
ecclesiastici veneziani; sempre il loro cle-
ro secolare e regolare essendo stalo do-
vizioso di personaggi che alia dotlriua ac-
coppiarono le più belle viilù. — Quanto
agli illustri veneziani, senza ricordare i
Santi, i Papi, i Cardinali sullodali , ecco
quelli che registra il Dizionario veneto,
nell'articolo l'enezia. In esso si legge.
Molli e molti illuslri uomini produsse
Venezia che sarebbe lungo il numerare;
ma non voglionsi per questo jjassare sot-
to silenzio almeno alcuni de' più dislin.
ti. V'iutreccierò alcune qualifiche ed e-
rudizioni bibliografiche, del resto fedeU
mente riportando i nomi esposti nel Di-
zionario geografico. 1 dogi di Venezia
Pietro II OrseolojDouienico Michieli, En-
rico Dandolo conquistatore di Costanti-
nopoli, Andrea Dandolo storico delle pa-
trie cose ripulatissiivio , Pietro Gradeni-
go riformatore dello stato, Sebastiano Ve-
nier vincitore a Lepanto, Andrea Grilli
e guerriero, Francesco Morosini guerrie-
ro soprannominato Peloponnesiaco, Ag-
giungerò d doge Marco Foscarini quale
scrittore. f*e'dogi si ponno vedere: Mar-
cello, f^ile de' Principi di flnegitt Iriu
dolio dal Donienichi , Yinegia per F,
V E N
Maicolini I 558. F. Saiisotino, Orazioni
r cella te a Principi di Fcnezia nella lo-
ro creazione^ da^li amhascinloii di di-
i'crse ciltà , Venezia 1 562. Ducalis Re-
giae Larariuni si\>e Screnissimae liei-
nuhlicae l'enelae Principimi oinninni
Icones usque ad Seren. J. Pisaunim qui
mine rcriun fcliciler poliUtr Elogia p. d.
Leonis flJatinae eie, Fatavii lypis Hertz
l65c). Elogia poetica in Sere/iissiinarn
Re ni pubi tea ni Eenetam, composita a
p. Francisco Alacedo, Palavii 1680.
J. Palazzi , Fasti Ducales f^enetoruni
rum eorum Iconibns, Ven'eliis 1696.
Marino Sanuto, Vitae Ducimi Fcnvlo-
rum ah origine Urbis sive ab anno 4^ '
ad anniim i493. Presso Muratori, Re-
rum Italicariun Scriptores^ t. 22. Fla-
minio Corner, Opuscula quatuor , qui-
hus illiislranturacta beatiFrancisci Fo'
scari, ducis f'enetiarum, Jndreae Do-
nati equilis eie, Veneliis 1754. Seria
de Dogi di J enezia intagliati in rame
da Antonio Nani, giuntevi alcune noti-
zie lìiogr a fiche estese da diversi, Venezia
dalla (i[)ografia di Giainbatlista Merlo
1 840. Di loro monete ed oselle parlai nel §
Ili, n. 2, dicendo della zecca di Venezia,
ed eziandio riparlerò nel progresso del S
X!X. Da ultimo si pubb'icarono le Bio-
grafìe de' Dogi di Fenezia,\v\ 1 856,lipo-
grafiaGrimaldo, unita vi l'interessante nn-
inismalica veneta. — Insigni nell'armi,
Carlo Zeno, Vittore Pisani, Marc* Anto-
nio Bragadino, Tommaso Morosini, Leo-
nardo e Lazzaro Mocenigo, Lorenzo Mar-
cello,Leonardo Foscolo, Angelo Emo viu-
citorde'Barbareschi, ultimo eroe militare
della repubblica. — Gli scienziati, lette-
rati, artisti fumosi furono, Pietro Beujbo,
Agostino Valier e Daniele B.iibaro cardi-
naiii Paolo IManuziocome il padre stam-
patore e scrittore, Pietro Badoaro, Fran-
cesco e Ermolao Barbaro, Andrea Mo-
rosini, Baltiìita Egnazio scrittore, Gio.
Callista llamusio, fra Paolo Sarpi scrit-
tore come il precedente, Paolo ParuUi,
Aposlolo Zeno aulifiuaiio, poeta e Ielle»
V E L\ 3<)3
rato, Carlo Goldoni scrittore comico, Ga-
spare Gozzi scrittore e poeta, il letterato
Francesco Algarolti, Giustina Renier Mi-
chieli autrice e letterata. JN'e trattarono:
Jacopo Alberici, Catalogo degli scrillu-
ri Eentziani. G'iovauiù Agcjslini de' mi-
nori osservanti, Notizie istoricocritiche
intorno la vita e le opere degli scrittori
Eeneziani, Venezia 1 754- Maico Fo^ca-
rini. Della Letteratura f'eneziana, l'a-
dova , stamperia del Seminario \'j5i.
Giannantonio Moscliini, Della Lettera-
tura Peneziana dal secolo XF III fino
a" nostri giorni, Venezia dalla stamperia
Palese 1 806. Galleria de' letterati ed ar-
tisti illustri delle Provincie Feneziana
nel secolo XF IH, Venezia tipografia Al-
visopoli 1824, 8 volumi e 2 figurati. Gli
estensori delle notizie furono i cliia rissi mi
Angelo Zendrini, Francesco Negri, Bar-
toUxneo Gambi. M'islmisce la Cronaca
di ìMilano del cav. Ignazio CanlLi del
i855 a p. IO I (, che ad illustrare i granili
uomini che sorsero all'ombra di s. Mar-
co si presenta in isplendide forme tipo-
grafiche il Panteon Feneto, Venezia li-
[)ografia (ialtei i855, dove la parte let-
teraria è dovuta all'ai). Giuseppe Vero-
nese, e la parte artistica all'incisore Da-
la. Abbiamo pure il recente Sommario
della Storia letteraria d'Italia, Veue-
zia 1857, tipografia Lungo. — Pittori e
architelti : Giovanni, Lui"i e B<irlolomea
Vivarini, Giovanni e Geulile Bellino, il
Bonifazio, Giacomo liobusti detto Tiu-
loretto, Palma il giovine, Gregorio Laz-
zariui, Antonio da Ponte, Antonio Scar-
pagnino, Giovamii Fontana, Alessan-
dro Leopardi e fusore in bronzo, Totn-
maso Temanza e scrittore. — I celebri
viaggiatori Marco Polo e scrittore, Giosa-
latte Barbaro, Anibrogio Conlarini, Se»
bastiano Cabotto, Caterino Zeno, Lui-
gi da Mosto che molto contribuì allo
scoprimento del Nuovo Mondo, se pri«
mi non se ne vogliano dire scopritori, pe-
gli indizi che all' Europa fornirono. De*
viaggiatori veneti e di chi griUustrò, giJ»
li
394 V E N V E N
dissi al<iU!mle parole in fine del n. 3 di zia co'lipi delGondolierciBSH. IlconleGi-
«jnesfo 5, e nel XIX inolile, altre lifeiin) toliiinoDandolo,/Lrt cadiUadclla Rcnnb'
a suo luogo. — Aj^giungerò io alili illusili biica di /\'nczia odi suoiuhi/>ìi 5o anni,
\enezioiii, di ioaggioie rinoinaiiza, fioriti ci Iji dalo pure le biografied'un bel ninne-
alcuni sino a'iiostri giorni. Scrillori: Ma- 10 ili veneziani edelle provincie veiiete,clie
lino Saiuido giunioie cronista, Loilovico fiorirono, od almeno inconiinciarono a
Dolce, Francesco Sun»ovino e stampalo fiorire, nella 2." inetà del XYIII secolo.
le, ina nato in Uorna, Sebastiano Erizzo Biografo universale può chiamarsi il cb.
e anli(|uario, Celio Magno e poeta, Fla- cav. Eujniunuele Cicogna cittailiuo ve-
iniiiio Corner e senatore, Giovanni Pa- iieto, coli' emporio di notizie contenute
l^tzzi e storico, Vincenzo Coronelli e co- nella sua gigantesca opera. Delle Jnscrì-
sniografo, Gio. Mario Ortes ed economi- zion! Ftitezitiiie rctccolu^. ed illiislralc,
sia, Jacopo Morelli e bibliografo, Jacopo Venezia i8?.j-58. Nel § IV^, n. 3, nel far-
Filiasi storico e matematico, Angelo Dal- ne onorevole oienzirjne, prouiisi poi dir-
inislro e poeta, Vincenzo Dantlolo chi- ne altre parole, e qui le riservai a[)punlo
inico ed economista, Angelo Zendrini e cotnecliè riguardanti principabnenle le
inatemalico, Francesco Negri e grecista, necrologie d innumerabili veneziani illu*
Gio. Anionio Moschini di belle arti, A- stri. Quest'opera che commenta i nomi
driano Balbi e geografo, Antonio Bazza- co' fatti illustri de'veneziani, con tenero
rini e stampatore. Medici: Nicolò Mussa alfetlo patrio a Venezia fu intilolala, ed
e scrittore. Vittore Trincavello e scritto- in generale agli abitanti concittadini del
re, Benedetto Plinio e scrittore. Archilei- laborioso autore : ogni chiesa poi a cui
ti: Vittore Fausto navale e grecista. Bai- appartengono le iscrizioni illustrale, a
dassare Loiigliena, Antonio Selva e scrii- parie a patte individualmenle è inlilo-
lore, Anionio Diedo e scrittore. Pittori: lata a coloro, i cpiali lunga serie di avi
SebastiaiioLuciani detto delPiombo,Gio. annoveiano sepolti ne' vetusti templi, o
Ballista Tiepolo; Gio. Battista Piazzetta, che vi giacevano se demoliti, ed a coloro
Antonio Canale dello il Canaletto. Tal- pure che gli furono cortesi del loro no-
ho Lombardo scultore, Gio. Ballista Pi- me comesoci, oche mano aiutalrice por-
ranesi incisore in rame e archilello,appa- sero a cpiesto suo nuovo, vasto e studio-
risce pure sciillore antiquario, ma allri sissiino lavoro. Per sommi capi dirò, che
supplirono per lui, come dichiarai nella l'opera contiene la raccolta delle vene-
mia y«/^/Ù7/:;/o/j(MÌcurda la nel voi. LI X,p. ziane iscrizioni, le quali nella città e
i6q. Compositori e maestri di musica: Be- nell'isole circonvicine dal 1000 circa fino
iiedelto Marcello, BaldassareGaluppi del- a'uostri giorni furono erette stabilmente,
to il Buranello, Bonaventura Furlanetlo ad onorare la memoria non solamente
dello Musili. Donne:ollre la Fedele, Cor- de' cittadini, ma auco degli esteri, o a
Darò Piscopia laureata in filosofia, ed ol- rammentarecon dovizioso corredo di cri-
Ire la Carriera pillrice a pastello, già cele- lidie erudizioni (jualsiasi fallo, oltre al-
brale in allri luosbi, rammenterò Vero- tre pregevoli illuslrazioni. Nella dotta pre-
uica Franco poetessa e istilulrice del pio fazione, ragionando l'autore dell' ulililà
luogo il Soccorso conservatorio. Modesta dell'opera, discorre dell' origine delle i-
Dal Pozzo poetessa e autrice d'opere, scrizioni e della loro importanza. Narra
Lucrezia Maritella poetessa e autrice, An- come gli antichi popoli della Venezia, co-
gela Tarubotli monaca letterata e antri- ine i veneti moderni, fino da' primi se-
ce, Isabella Teotocchi Albrizzi lellerata coli della foiiilazione della città e dell'i-
e autrice. Si lia del cav. Mulinelli,// Ci- stiluzioned(;lla repubblica, di monumen-
milcrio di /^cnezia o Necroloi^ie,\cati' ti e iscrizioni onorarono i cilladiui, e,
VEN
massime ne' lempi più b noi vicini, tol-
lero che i fasti cospicui della repubblica,
col mezzo di lapidi e di memorie fossero
olla posterità raccomandati. Venezia es-
sere ricclussima di sepolcrali monumen-
ti, e con essa l'isole circostanti, dopoché
fu permessa la tumulazione de'cadaveri,
oltreché ne'oimileri, prima ne' portici o
soltoportici, e poi nelle chiese. Inoltre
Venezia di siiìiitti monumenti e iscrizio-
ni ne conta pure di Santi, di Beati e di
Venerabili servi di Dio; vi sono (juelle e-
ziandio a[)parleneuli a consitgrazioni di
chiese, cappelle e altari ; cpjélle di privi-
legi aeconlati, e di ()ie lascite e voli. So-
novi l'iscrizioni onorarie de' dogi, e degli
esteri che nella città terminarono di vi-
vere; de'palriarchi, vescovi e altri cospi-
cui ecclesiastici. Vengono poi l' onorai ie
erette a' generali di mare o di terra, a'
capitani illustri, a'iogati chiari per le so-
stenute magistrature, agli eruilili e let-
terati, agli artefici ec. Altre iscrizioni de-
scrivono molti fatti della veneta storia,
altre l'erezione d'opere pubbliche, sagi e
o profane, ovvero d'opere di privati ; ed
in altre registrale sono le leggi, i decre-
ti ec. In breve, interessano grandemen-
te la storia della celebratissima repub-
blica, e degli uomini inniimerabili che vi
fiorirono in pace e in guerra, non meno
che la storia urbana della città. Giovano
singolarmente alla parte geiiealogica,an-
che per rettificare le discendenze de'uo-
biii e de' cittadini. Recano copiosissime
frutta circa la storia letteraria e biogra-
fica degli uomini e delle donne, illustri
e non illustri della città. Anche del clero
venezianOjche maisempre negli studi eb-
be fama, e che alle chiese diede uomini
chiarissimi, si trovano raccolte memorie
onorevoli'<siuje. Con juolteplice erudizio-
ne ci dà le notizie de' raccoglitori delle
veneziane iscrizioni ed epigrafi, edite ed
inedite d'ogni genere, delle quali mi li-
iniletò solo a ricordare i titoli di tali u-
{>ere che ricavo dall'autore, senza ricor-
dare le coDtenule uegli storici veucli •
V E IV 39?
le già ricordate del Galletti, siccome ine-
renti agli illustri veneziani. Fia i gene-
rali raccoglitori d'iscrizioni il 1. "che si co*
nosca è il tedesco Gio. Giorgio Palfero
l'alfero, fiorito nella t." metà del secola
XVH, che lasciò il mss. ora esistente nel-
la Marciana e col titolo : Meinorabilìci
Kc ne ti arni II inonnmenUi anliqnis re-
ccnliorihnsq. Inpidibus itisculpta cniae.
centitin et sexagi'nla perlicstratiir tempia
J. G. Palferns exccrptis Urbis decori^
fideliuni pietà ti studi otor. deliciis in»
servìlurn. Nella stessa Marciana é il co-
dice mss. del domenicano p. Rocco Corti
morto circa il 1770: Inscrizioni sijgre
e profane, r/ie rilrovansi incise in lapi-
di nelle chiese, monasteri, sagre adii'
nanze, strade, piazze, palazzi pubblici
e privali di h'enezia^ a'qtiali sono ag-
giunte le anticlie e me/norabili lascia-
teci da Giorgio Palfcrio, ed altre ri-
trovale nelle escavazioni falle , indican-
ti il soggiorno di antichi popoli nelle
Lagune e suoi distretti ec. Questo codi-
ce, in cpianto alle moderne iscrizioni, è
pressoché simile a quello de'Oiadenigo;
ed in quanto all'antiche hipidi, tranne
circa 3, sono le slesse pubblicate dal pa-
trizio Bernardo Trevisan nel Trattato
della Laguna di f^enezia,'w\hov\sa 1 7 i y.
Nella Marciana vi è inoltre il codice mss.
col titolo : Liscrizioni sepolcrali f^e/ie-
ziane. Buon numero d'epigrafi trovausi
nella Nuova Cronaca veneta, ossia de-
scrizione di tutte le pubbliche architet-
ture, sculture j pitture della città di P^e-
nezia, ed isole circonvicine ec. Opera
del p. m. F. Tonwias' Arcangelo Zuc-
chini de' predicatori, veneto, Venezia
1780 presso il Valvasense. Ve ne sono
ancora nelle seguenti opere, senza nomi-
narne altre. Gio. Battista Soravia, Le
Chiese di f'^enezia descritte ed illustra-
te, Venezia dalla tipografia Andreola
iS^a. Collezione de' più pregevoli ino-
ntitnenli sepolcrali di Fenezia ed isole
circondane, opeva disegnata e diretta da
Aulouio Mauro, Pietro Quareua, Ange-
396 V K N V E \
lo Soavi, con illustrazioni del nobile An- ca, che fassi liillodì di emiosihi vende,
Ionio J^iedo segielario, e di Luigi Ziin- e di lilni e di opuscoli a noi spetlanli, e
doineiieglii prof, di sciillura nell'accade- nelle opere, che escono alla luce in onoi'
ntia (L'Ile belle aiti, e incisi in rame da della patria nostra, e in tallo di storia, e
vari ii'mini di essa accademia. La quale di letteratura, e di belle arti, nelle quali
opera non essendo allora giunta che al- opere di cose anche minute si fa quel con-
ia pubblicazione di 5 fascicoli, otleinie lo e quel pregio, che ne' tempi anditi,
poi nel 1887 il suo perfezionamento, per essendo noi in ogni genere ricchissimi,
cura del prefalo Diedo e dello Znnotlo, fatto non si sarebbe". Di tali sagge pre-
e venne pubblicala in Milano pel Velia- venzioni n'esistono evidentissime pro-
dini. Adesso poi con nuove aggiimle si ve in questo mio articolo, in cui vado
«la pubblicando in Torino, con illustra- ricordando e mi giovo d'un bel nurae-
zioni dello slesso Francesco Zanollo, per ro delle molte opere e sludi palrii e illu-
cura di Luciano Basadomia. Termino strativi, che pubblicaronsi dopo ÌI1824»
col riportare un utile e veridico brano e mentre scrivo diverse e pregiatissime
col cpiale il cav. Cicogna da par suo fi- sono in corso di stampa. Ricavo dalla Cro-
nisce la sua prefazione.» A molli inutili naca di Milano del iSSy^ disp. 17, che
sembreranno molle delle mie illiislrazio- per olFrire alla gioveiilii la lettura d'a-
li', siccome cose notissime, e cose talora zioni virtuose con cui alcuni veneziani
di lieve momento. I\la io qui chiederò al ne'tempi passati si segnalarono, fu pub-
letlore, s'egli sia nel novero di que' che blicato: Specchio di veneta pietàiiixr ut
san tutto, o di que'clie san poco, o di que' racconti storici ce, Padova i SSy. Nella
che san nulla. S'egli è de' primi, e' si disp, 21 vi sono ricordate le Menzioni
piacerà di osservare se io abbia sempre onorifiche de' defanli, ossia raccolta di
collo nel segno, ed emenderà ove errato lapidi, necrologie, poesie, annunzi d'ai-
avessi, ripetendo io a lui ciò che disse già cimi defunti di Fenezia nell'anno 1 8^7,
Quinto Tullio Cicerone a ^blrco suo fra- per cura di Contarini, Venezia 1837 li-
Icilo nella petizione pel consolato : cioè, pografia Ferini. Altre notizie biografiche
ch'io intrapresi quell'opera non ut ali- di veneti artisti vado a riferirle nel se-
cpdd novi adjicercni,sed ni ea quae in guente numero, che si rannoda e cora-
rc dispersa atcjue infinita viderentiir es- penetra con questo, insieme ad alcune
sc,ralione etdistrihutione sub uno aspe- nozioni sulle principali arti belle che fc-
ctu ponerentur. Se egli sa poco, legga ed cero e tuttora rendono splendida Vene*
ap[)ienderà qualche cosa d' avvantaggio, zia, ed ovunque celebrata.
Ma s'egli sa nulla, me ne dee render gra- q. Dell' architettura, della pittura e
zie, posciachè questo libro gli sommini- di altre arti di Venezia, e de' loro il-
strerà molta materia ad imparare. In bre- lustri cultori. Quanto agli illustri archi-
ve, ho compilata l'opera per tutti, e non tetti e pittori che in grandissimo numero
solo per li viventi, ma altresì per li ftc- fiorirono in Venezia, massime i secondi,
turi, e (fuando pure inutili oggidì molte oltre gli scultori ed altri artisti, però do-
cose sembrassero, non saranno per l'av- vendo indispensabilmente ripetere diver-
«'e'»'/'e. imperciocché ((uanto più da'tein- si nominati, dirò alcune particolari pa-
pi della veneziana repubblica ci dilnn- role , poiché in diversi de' precedenti §§
gheremo, tanto piti la memoria delle co- ne descrissi colle principali loro opere, il
se operale se ne infievolirà, e tanto più valore e la perizia, e mi lusingo con pre-
cre>cerà il dcsitlerio di averne contezza, cisione per averlo desunto da eccellenti
massime ne' forestieri e ne'giovani; e la patrii scrittori, che doverosamente citai
prova in eHello ne veggiamo nella ricer- secondo mio costume , mentre a quelli
YEN
die lidi faiiiìo si possono applicnre 1 ver-
si d'Alfunso Varano, fisioni, die ricavo
dal di. Zcinollo nell'opera che più avan-
ti cdebierò. E non sarìa un riiscc.l sccso
dal monte - Ingiusto vantalor, che sue
dilani a sst - Le dolci, li ni jàd' acque, e
non del fonte? A questo luI)oiio<io e infa-
ticabile SCI itlore di belle arti dobbiamo le
leceiili lieopcreannunzialedalla Crona-
ca di Milano del i SSy, nelle disp. i o, 1 4 e
1 8. Dizionario Pittoresco di Francesco
Ztì'/iO//o, Venezia iSSy, lipogiiifia Anto-
iielli. Dizionario ad uso degli artisti edo-
perai, Venezia i SSy.lipografiaAndieola.
Diiraud, Raccolta e paralello delle fah-
Uriche classiche di tutti i tempi, di ogni
popolo e di ciascun stile, con l'aggiunta
della storia generale dell' archi lettura di
J.G.Legrand, traduzione per cura di F.
Zanotto, Venezia i SSy , lipografìa Anlu-
nelli. Dice il Moschini, autore dell'opu-
scolo, Lf;^e//e Arti in Venezia: nata que-
sta a rifugio contro le scorrerie de'popo-
li seltentiionali, ebbe nel suo principio,
|)er la maggior parte, i suoi edifizi in le-
gno, come già notai in più luoghi; si per-
chè era uopo die al crescente [)opolo pre-
stosi alzassero i luoghi di ricovero, sì per-
chè la natura del uiolle e fresco terreno
non avrebbe potuto sostenere peso di
iiibbiicali in pietra. Per altro le arti del-
l'edificate non lardarono lungo tempo a
venire in <|ualche pregio ; ad onta che
partecipando quest'isole alle disastrose
vicende che allora agitarono l'Italia, re-
stassero anch'esse lacerate da interni tu-
multi. Ma non cosi facilmente si sapreb-
be qui additare opere travagliale in pie-
Ira innanzi il IX secolo; quantunque le
arti non vi fossero, come alcuno credet-
te, vili e neglette. Di ciò fanno solenne le-
sliiQonìo il tempio e la base della torre
di s. Marco, ed il tempietto di s. Fosca
in Torcello; le quali opere, condotte in
tempo non distante da quell'epoca, furo-
no specialmente nella loro pianta imita-
le tla'niigiiori architetti de' secoli susse-
guenti, e celebrale da più illustri scrillo-
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ri. Siccome gli edilìzi grecheggiano , al-
cuno opinò che gli autori ne fosst-ro gre-
ci; ma i veneti credono, che grecheggino,
perchè la moda indusse i loro maggiori
a condurre le fabbriche in greca manie-
ra. Arroge il vedere eziandio ali re arti
trilliate in Venezia con decoro in (pie!
tempo, letpiidi giacché romane, ne sono
italiane , come i pavimenti di smalto e
di musaico, e altra arie ancora. Se non
che l'opuh-nza progreiliente e grande de'
veneziani richiese nuove fiibbriche vaste
e magnifiche, rispetto a' tempi. Di tale
carattere vuoisi che fosse il palazzo du-
cale cominciato ne'pricni anni ilei secolo
JX dal doge Agnello Parlecipazio,clie ver-
so il fine del seguente secolo destò le tne-
raviglie all'imperatore Ollonelll, rice-
vuto per altro come semplice privato dal
doge Pietro Orseolo II. Questi munifico
eresse nel prdazzo splendidissima cappel-
la, al riferire del cronista Sagomino, il
quale adduce prove del valore de' veneti
nell'arte edificatoria, come la muraglia,
per que'tempi prodigiosa, innalzala dal
doge Pietro Tribuno ÌMemuìO nel 906,
che dal sito del rivo di Cnslello, dove al
presente verdeggiano i Giaidini pubbli-
ci, distendevasi >ino a s. Maria Zobenì-
go. Imperocché essendo troppo «-sposta
r isola di liiallo alla temuta incursione
de' pirati, non solamente fece costruire
tale muraglia, ma volle che si barricasse
il Canal grande con grossa catena di fer-
ro, tesa dal capo inferiore della muraglia
slessa, fino all'opposta riva di s. Gregorio,
e durala fino al 1 1 7 3. Di sopra ne feci già
cenno, e nel § XIX, nel dogado 17.°,
parlando del doge Memmo, dovrò dirne
altre parole. Se tali opere sono argomen-
to dell'esistenza d'artefici valorosi, in
quella che Ira le belle arti è la principa-
le , non è da credere che mantenessero
l'antica eleganza. Osserva il Moschini pre-
fato, che siccome l'arti di giorno in gior-
no venivano dechioando in Costanlino-
poli, così scapitavano ancora presso i ve-
weiì^m, a'quali priucipuimeule quella ciU
SgS YEN
tà era tlivenula modello il'iiuilazione, e
ij'è prova la basìlica di s. Marco, come
alili pure hanno avvertilo (un iDodeino
chiamò Venezia, Costaniinopnlì Crìslia-
na). La i." forma di qnel tempio è de-
gnissima d'esser celebrata, alla (piale non
fecero danno, ma aggiunsero pregio i
marmi preziosi, onde restò a così dire co-
perla. Ma poiché a condurre a compi-
mento la sua mole ci vollero le mani di
4 secoli circa, così le fu d'uopo riceverne
Ja trista impronta di ciascuno, chiamato
perciò redifizio una greca in Italia. Sol-
tanto i pubblici edilìzi, oltre che magni-
fici, venivano alzali in pietra, que'de'pri-
vati erano quasi tutti di legno. La quale
cosa ancora rilardava eimpeiliva i pro-
gressi dell'arte architettonica. Ma gl'in-
cendi! che ripetuti afflissero Venezia nel
secolo XII, e ne ridussero pressoché in
cenere ogni fabbricato, istruirono i citta-
dini ad ellicacemenle pensare di edifica-
re in pielia , e vi contribuì il cresciuto
commercio per la conquistata Tiro. Per-
ciò la città a quell'epoca dovette molle e
illustri fabbriche, le quali sin d' allora
muovevano i lontani a visitarla , e del
bel numero uno ne fu l'imperatore En-
rico V, che poi ne partì meravigliato. E
di fatti la cillà in quel tempo si veniva
spargendo di palazzi e di comode abita-
tazioni nelCanal grande e in ogni altra sua
interna situazione. Alcune di tali fabbri-
che grandiose ancora sussistono, e basti il
ricordare il fondaco de'Tedeschi, il palaz-
zo Loredan, meglio Ca d'oro, e la facciata
esterna di s. Donato in Murano. In cia-
scuna si vede dominare il gusto greco,
non però puro, ma misto a quello delle
diverse nazioni. Indi spuntato il secolo
XIII j anche in Venezia s'introdusse il
gusto, che a torto chiamasi gotico, l'au-
tore dicendolo tedesco, e recato in Ita-
lia colle genti venute con Federico IF,
inutilmente voglioso d'assoggettarla. Al-
lora, invece degli archi a mezzo cerchio,
si aprirono quelli a sesto acuto, e tutti
soruioutali da pinacoli, speciaimeale ne'
VE xN
gli acrolerii; tutto lo studio ponendosi al
(ine , che apparisse leggero e ardito ciò
che in elfello avea la più ferma solidità.
SilFallo modo d'edificare s'introdusse in
Venezia più tardi che io altri luoghi d'I*
talia, e forse pel i ." l'introdusse Nicolò
l'isano edificatore della chiesa de' Frari.
11 qiial nuovo metodo piaccpie e si adot-
tò, fiicendone teslimoniauza la chiesa de'
ss. Gio, e Paolo e parecchi palazzi , che
sorgono tutti da' canali e da' campi. Di
più ne fa fede 1' attuale palazzo ducale,
eretto e ornalo nel seguente secolo XIV,
dall'architetto veneziano Fdippo Calen-
dario ( dovea dire Pietro liaseggio ), il
quale come eziandio scultore non eb-
be rivali nel secolo che visse. L'edifi-
cio non può guardarsi senza meravi-
glia, e opera sfìdatrice dell'urlo de'seco-
li, ad onta de' tanti suoi trafori , e delle
molte sue vicende d'incendii e mutauien»
ti. A'due frati domenicani fr. Francesco
Colonna detto il PoliHlo, e Ir. Giocondo
veronese anche ingegnere e antiquario,
si deve in Venezia il principio del ritor-
no dell'arti al buon gusto, e l'elevato
grado cui salirono nel XVI secolo, ripo-
nendo essi nel diritto sentiero l'arte del-
l'edificare, emuli de'fiorentini Leon Bat-
tista A-lberti e Filippo Brunellesco. Fu
co'Ioro ragionamenti sapienti, l'uno scri-
vendo V Hipnerotoìiiacìiia ossia del ro«
manzo artistico, il Sogno di PoUjils, l'al-
tro commentando antichi scritti e dise-
gnando, che si operò il grande cambia-
mento, che da secoli si attendeva. E poi
singolare , che ciò si operasse da archi»
telli nazionali, anziché da artefici nativi
di Venezia o sue Lagune. E pure noQ
mancavano valorosi architetti veneziani,
ma forse mal accetti in patria, Marino Ce-
drino innalzava la chiesa di Loreto, e Polo
di Jacobello erigeva alla Mirandola un
gran monumento alla memoria del prode
Prendiparle. Quali scultori e archilelli o-
peravano nello stalo pontificio i celebri
fratelli Jacobello e PielroPaolo (dalle Ma-
segue).Dadiverseparti, massime da Lom-
VEN
l»ai(1In, recarono in Vcnc/.la nnn fulln «H
ai telici, i <|nali non onore e piofìllo si oc-
nipaiono nell'arie Pclificatoiia.pl imo del-
l'onorata schiera fu Pietro Lombardo,
nnin)irato nello chiesa de'Miracolì, egià
!>iìi ancora nella Certosa prima ciie si
piangesse inulilmcnle dislriilta; e di sua
stirpe sembra che iiscis>ero IMartino Lom-
bardo, autore della scuola di s. Marco,
e Moro Lombardo, che condusse la chie-
sa di s. Gio. Crisostomo: certamente fi-
gli ili Pietro furono Tullio eAiitonioLom-
bardo, i quali si direbbe che avessero, spe-
cialmente (piando scolpivano, cieca la
niente e la mano. Lssi vis'^ero molta par-
te del secolo XVI, in cui 1' archilettursi
toccò il sommo tiella peife7Ìone. A rpie-
Sl'epoca ap[>ailengono Dailolomeo e Gu-
glielmo di Bergamo archilelli e scultori
i!i inerito, il veronese Giammaria Fidco-
nelto, cui i veneti di preferenza occupa-
rono nelle forti o|)ere delle città di Ter-
raferma, e Antonio Scaij»agnino, la cui
patria è incerta, il quale inerilò lode per
solidità e semplicità. In quello secolo si
segnalò Io scultore e arcbiletlo venezia-
no, il cui nome rimase conosciuto, poi-
ché di tanti che tali furono s' ignora.
Questo è Alessandro Leopardo, e ad on-
ta che non avesse fatto altra cosa oltre il
piedistallo della statua equestre di Colleo-
ni-, è degnissimo di vivere immortale nel-
la storia degli architetti. Condotta di que-
sto modo l'arte dell'architellare a buoni
priiicipii , essa poteva nel secolo XVI a-
vanzare così da non temere nuova rovi-
na. Allo studio che facevasi in Roma del-
le simmetrie e delle forme degli antichi
edifizi, a'disegni che se re traevano de-
I gli eleganti ornali, e alla contemplazione
della loro maestà e magnificenza, deb-
bono i veneziani, che non solamente nel-
la capitale e nelle soggette città, ma eziaii-
I «ho ne'Iuoghi villerecci di quiete e ripo-
' so, posseduti da'patrizijs'innalzassero que'
tanti edifizi che mirabili per mole , lo
sono [)iù ancora per la copi.i de'pregi in
riguardo dell'arte. Michele Sanmicheli,
VEN
399
Andrea Palladio e Vincenzo Scutno/zi,
questi vicentini e quello veronese, il fio-
lentiuo Jacopo Tatti detto Sansovino e
il carrarese Danese Cattaneo IraToiestie-
ri, ottennero siffatta benemerenza. San-
micheli superò nella scienza dell' archi-
tcllura que'liitti che con lui .studiarono
ili pKuna, e fu l'inventore delle moderne
fortificazioni, nella qual arte educò il ni-
pote Gio. Girolamo, che vi ottenne mol-
la rinomanza. Andrea Palladio ebbe a
iiiaesdo il veneto Gioviinni Fontana, di
cui è opera grandiosa il pubblico palaz-
zo d'Udine, avendo però imparato l'ot-
timo in lioma , che si manifesta nelle
molle sue opere , e vi notò quelle leggi
delle quali si fece sovrano maestro ne'
suoi preziosi scritti : lo ripeto, fu deno-
minato il Raffaele degli Archilelii. Lo
Scamozzi suo concittadino , ne' propri
Si-ritti sembra sprezzarlo, non pertanto
nell'opere ne ritenne il carattere. In es-
se mantenne seinplicità.correzionc e mae-
stà; ma i suoi arbitrii aprirono la strada
a quelle slrmiezze a cui l'arte ilei dise-
guo si abbandonò nel XVII secolo. Mii
sia che alle titnle fabbriche, le quali si
conducevano in Venezia nel secolo XVI,
non bastassero gli architetti suoi, di cui
alcuno venne chiamato ad innalzar edi-
fizi di grande rilievo eziandio fuori d'I-
talia; sia che si amasse d' averne de' fo-
restieri, o per veilerci varietà di manie-
re, o per accendervi emulazione; sia an-
cora che piacesse tentare sua sorte in una
città, dove il merito era premiato: certa
cosa è che molti artefici stranieri capi-
tarono in Venezia a stabilirvisi. Primo
tra questi vuoisi nominare il ricordalo
Sansovino, il quale vi alzò copia di edi-
fizi insigni, A lui è dovuta doppia lode,
poiché riuscì grande in due arti, nell'ar-
chitettura e nella scultura. A[irì scuola
in Venezia, che glie n'è grata, da cui i»-
scii ono valorosi discepoli, i quali furono
il suddelio Caltaueo, Pietro e Domenico
da Salò, Alessandro Vittoria di Trento,
oltre altri. Cattaneo nìa<;ni(ìco ueil'ar-
4oo V !•: N
clulelfare, fu mediocre scultore , ed in
Venezia non lasciò che opere in lai arte.
Egli vivea in Venezia in con^nnioiie de-
gli arcliilelti Girolunio e Giovanni Gra-
piglia. IN'eir opere del V'illoria, [)iìi che
nell'estreme dello Scaniozzi, l'arte archi-
tellonica cominciò ad abbandonare la
maestosa semplicità , onde venne il la-
grimevole decadimento, da! quale con sì
grarule stento, dopo sì lunga durata di
tempo, potè incominciare a rialzarsi. Al-
lora ebbero principio opere pesanti, sfi-
gurate, scorrette, piene di tritume, e ciò
che (il più male, spesse di ninnerò; giac-
ché pur troppo il secolo XVII fu quel-
lo, che in Venezia, come in Roma, si al-
zò gran numero di chiese e di [)alazzi.
Che se in Venezia il Vittoria traviava
dalle massime del suo maestro Sansovi-
no, anche il veneto Baldassare Longhe-
na si scostava da quelle del suo maestro
Scainozzi. Per altro Longhena , nutrito
di buoni principi) , e ricco di bell'inge-
gno, seppe rendere le sue opere brillan-
ti di pregi che gli ottengono perdono de'
ditetti: il migliore suo monumento è la
Salute. Ebbero i difelli di Longhena, e
non nell'arte le virtù, Andrea Treuii-
guan, Giuseppe Benoni, Lorenzo Boschet-
ti, Malteo Carmero, Andrea Cominelli,
Clemente Moli, fr. Giuseppe Pozzo, Giu-
seppe Sardi, di ciascimo de'tjuali vi ha
in Venezia edifizi,noti però celebrati, ad
eccezione, (pianto al Benoni, della Doga-
na. A variare 1' architettura nel secolo
XVII pare cooperasse non poco ezian-
dio l'essere trattata da parecchi, i (juali
praticavano al tempo slesso la scultura;
giacché perciò la caricavano d'ornamen-
ti che lichiedendo mollo lavoro di scar-
pello frullavano ad essi doppio guada-
gno; e la pietà che in quel secolo, dopo
le tante tollerale sciagure di pesti e guer-
re, era sempre inquieta d'onorare l'Al-
tissimo, specialmente coli' erezione e il
decoro de'maleriali templi, godendo di
renderli ognor più adorni, volontieri ve-
niva dagli artefici secondata. Ma iutoruo
V E N
al cooiinciar del secolo .^CVIII, l'arte par-j
ve ricondursi nuovamente alle buone!
massime palladiane. 1 veneti Giovaiuii^
Grapiglia e Francesco Smeraldi, 1' uno
nell'interno, l' altro nel pro-ipetto della
cattedrale di s. Pietro di Castello, ne la-
sciarono buon argomento. Cominciato
poi il secolo co' buoni studi della filoso-
fia e delle matematiche introdotti in Ve-
nezia dagli abbati Muazzo e Conli, da'
professori Musalo e Puleni, da illustri pa-
trizi, fra'quali dal cav. Nicolò Duodo, ne
accadde, che gli artefici a poco a poco ri-
tornassero a ragionevoli componimenti.
Allora comparve il veneto Andrea Tira-
li, che se pesante nelle sue fabbriche, so-
no pressoché tulle buone e ninna di gu-
sto cattivo: per lodarlo basta la loggia
della chiesa de'Tolentini. Contempora-
neo eresse in Venezia edifizi Giovanni
Scaltarollo veneto, del cui sapere e buon
gusto n' è garante il tempietto de'ss. Si-
mone e Giuda. Egli era zio materno di
Tommaso Temanza e faceva suoi sludi
insieme con Matteo Lucchesi, ambo ve-
neti: de'quali il i ." se è lodatissiino per la
fabbrica della chiesa di s. Maddalena, non
è meiio degno d'esser l'altro celebrato pei"
la sua chiesa di s. Giovanni Nuovo, ch'e»
gli soleva chiamare il Redentore redeii-
to, mirando alla chiesa palltuliana, della
quale pretendeva aver schifato qualche
difetto; certamente facendo un'opera che
lo dimostra dotto e giudizioso. Nel tem-
po stesso il veneto Giorgio Massari in-
nalzava edifizi di considerazione, riuscen-
do però pesanti sulla maniera di quelli
del Tirali. A mantenere in questo seco-
lo vigorose le buone massime dell'archi-
tellura concorsero sommamente alcuni
de'[)alrizi, i quali nutriti dello spirito dei
veneto p. Carlo de'conti Lodoli minore
osservante, autore degli^/6v«<'/z^i(/e//'rt/'-
chì'letCura, osservavano con fino occhio
di critica ogni edifizio, che nuovo venia-
si innalzando. Talvolta anch'essi presero
diletto d'ergere qualche fabbrica co'ioro
disegni; ma allora si vedeva ancora una
V E N
Volta essere altra cosa il dar scnlen^.l,
altra l'operare ! Di sovente : Chi non sa
dare nulla del proprio , si contenta del
commentale l'altrui! Soprattutto fu male
che talora favoreggiassero chi meno n'era
degno, per cui fra gli altri il Maccarucci
eresse fabbriche non degne di Venezia.
Ma se le sode mossime insegnate e pra-
ticate dal Tenianza e dal Lucchesi, le
quali si erano fìtte nella mente di parec-
chi coltivatori di loro arte, prometteva-
no che si avrebbero avute degne ope-
re ; i mutati tempi mieterono in erba le
grandi speranze. Soltanto Giannantonio
Selva veneto potè dare alcune sue ope-
re, tra le quali primeggiano il (eatro del-
la Fenice, e la chiesetta del Nome di Ge-
sù, che stava ergendo, quando morte lo
colpi improvvisamente; che se povero di
fantasia, fu ricco di dottrina e dì ragione.
Qiielli chepresentemente trattano in Ve-
nezia la sua arte, sono allievi di lui; al-
lievi che rammentano il maestro con a-
more e con lode, mostrando la buona
scuola ricevuta, il proprio ingegno e ze-
lo di «nantenere Venezia nella riputazio-
ne di buon gusto, eziandio nell^arte di
architettare. Di questo è splendido sag-
gio il contenuto nella stupenda opera,
Lt Fabbriche e i Monumenti cospicui di
Venezia, che ha giustamente meritato
la 3." edizione. Scrisse il Teaianza le Pi-
tc de' pili celebri arclntctù e scullori ve-
neziani che fiorirono nel XVI seco-
lo, Venezia i778.JN'el voi. LXXXV, p.
207 e 208, tornai a parlare della Pro-
tomoteca Capitolina di Pioma, ove nel
Campidoglio si onorano con erme mar-
moree la scienza e 1' arte di molti illu-
stri italiani cultori, per sublime concet-
to d' un Canova, il quale nobilissimo e
generoso ammiratore di essi, a sue spe-
se vi fece scolpire e collocare i busti
delle seguenti glorie venete, sia di \^e-
iiezia, sìa di sue provincie, oltre quel-
li di Dante, Michelangelo, Petrarca,
Tasso, Colombo, Vinci, Lazzari, INicolò
da Pisa ec. Essi sono: Tiziano, Palladio,
voi. >Cf,
V È fr 4o r
Tiral)Osclii, Paolo Caliari, Michele San-
michelì, Giovanni Nanni da Udine, Gio.
Battista Piranesi, Carlo Goldoni. Altri vi
eressero le erme di Benedetto Marcello,
Aldo Pio Manuzio, Sebastiano frate del
piombo, Antonio Cesari, Gio. Giorgio
Trissino. Né vi mancano del regno Lom-
bardo e sono: Andrea Mantegna, Camil-
lo liusconi, Alessandro Verri. Benché
già vi fosse giustamente collocato il bu-
sto di Canova, a suo onore Leone XII
fece scolpire dal commendator De Fa-
bris la statua dì Canova con monun»en-
lo di gruppo allusivo che descrissi a
suo luogo. — Ora si presenta più ampio
campo, splendido e variatissimo, la pit-
tura veneziana. Non è argomento da
rannicchiarsi in alcune pagine, imperoc-
ché due celebri competenti giudici ecco
come senleoziarono.il Missirini, Qua-
dro delVArli Toscane: La Veneta é la
prima scuola del naturale. Essa è vera,
vasta, sorprendente quanto la natura. Il
Bosini, Storia della Pittura: Se la scuo-
la Veneta rasrijiunto avesse nella scienza
la Romana, e nel disegno la Fiorentina,
sarebbe la prima scuola del mondo. Scris-
se M. Boschi ni. Le ricche miniere della
Pittura f eneziana, Venezia 1674- In
questa città nel 1792 fu impresso in
due volumi: Della Pittura Veneziana e
de' Veneziani viaestri.C\div\d\o Ridolfi ve
ronese. Le meraviglie dell' arte ^ ovvero
delle Vite degV illustri pittori veneti e
dello Stalo j ove sono raccolte le opere
insigni, i costumi, i ritratti loroj con la
narrazione dell'istorie, delle favole e
delle moralità da quelli dipinte , Vene-
zia 1648, appresso Gio. Battista Sga-
va. Edizione 2.*, la quale dovea essere
corretta ed arricchita d' annotazioni da
Giuseppe Vedova, Padova i835, ma in
quella vece non ebbe né una cosa, né
l'altra, ed anzi furono om messi gli indi-
ci utilissimi e copiosi della i.' edizione.
Antonio Maria Zanetti il giuniore, /'«-
rie pitture a fresco diprincipali maestri
veneziani f ora la prima volta con le
4o2 YEN
stampe pulhlicatc , Venezia i 760 con
24 lavole: Della Pidara T etuziana e
dell'opere puhhliehe dceeneziaiiì mne-
s(rì, Venezia 177» , nella slamperia di
Giuseppe Albrizzi. Nell'opera ìntilolala,
Introduzione allo studio delle Arti del
disegno, Rlilano 182 i, a p. 1 78, si com-
pendia come segue la storia ed i pregi
della veneta pittura. La scuola della pit-
tura veneziana è antica ed illustre; co-
mincia nel secolo XI 1 1, qualora non sì 'vo-
glia farla risalire al secolo XI, allorcliè
di Grecia fuiooo chiamati i niusaicisli nd
ornare il tempio di s. Marco , 0 a' mu-
saici di Grado e di Torcello, lavorali n<l
secoloIXene'susseguenli. Bensniel XI li
può dirsi clie la pittura fiorisse in Vene-
zia, perchè già vi esisteva una corpora-
zione di pittori, ed un'arca di legno alla
Giudecca dicesi dipinta verso il 1262.
Kel 1 3o6 Giotto trovavasi a Padova, e
quivi ed in Verona dipinse nel 1 3 1 6. Se-
guono quindi i nomi di vari artisti vene-
ti in parte giotteschi, in parte no; e nel
secolo XV Irovansi molti pittori illustri
dell'isola di Murano, tra' quali i fecon-
di Vivarini. Da questi con lunga serie
non interrotta di artisti, tanto di Ve-
nezia, quanto dello stalo suo, si giunge
all'epoca della pittura a olio introdotta
in Venezia, e quindi a' Bellini, al Car-
paccio, al Basaili, ed alla scuola Bellinia-
na;a Girolamo Santacroce, ed a Giambat-
tista Cima di ConeglianOj insigne tra gli
ultimi maestri dell'antico stile, come di
gran merito fu pure tra questi Pellegrino
di s. Daniele. Compariscono in seguito
Andrea Manlegna,che uscì dalla scuola
dello Squarcione, sebbene passasse poi a
figulare come maestro della Lombardia,
e molli ebbe in Padova, in Treviso e ne'
vicini paesi scolari e imitalo) i; i due Mon-
tagna, Pietro Marescalco detto Spada,
Liberale da Verona, Girolamo da'Libri,
Antonio Boselli e altri bergamaschi , e
molli lavoratori in tarsia. La 2." epoca
«Iella pittura de' veneziani comprende
Ciorgione, Tiziano, il Tiulorello, Jacopo
I
alle^
V E N
da Ba<;sano e Paolo Veronese. Il caralle
re di questa scuola, 0 per meglio dire di
questa epoca , viene costituito in gran»
parie dal colorilo, che divenne il piìi
vero, il più vivace, il più applaudito dii
tutte le scuole; e non tanto deve altri-'
buirsi questo alla vivacità de'colori, quan-
to al metodo d' applicarli a ciascun luo-
go con colpi sicuri, e per così dire di toc-
co, senza mollo impastarli, lormenlarli,
o strofinarli. Con questi colori essi dipin-
sero non solo mirabilmente le carni, mi
anche le vesti, contraffacendo i panni, li
stoffe, i veli ec. Del resto quegli antichi
pittori sludiaronoancora una certa gian-
dezza delle proporzioni, ed in ogni opera
idearono bene tutto l'insieme con passag
gi, e colle gradazioni della luce più oppor^
lune. Alcuni non curarono il rigore del
disogno, ma gli artisti veneti in genera-;
le, e molto meno i grandi artisti, ponno'
esserne giudici ignari. Giorgione e Ti'
ziano cominciano l' epoca più bella ; il
i." Giorgio Barbarelli fu detto Gior-
gione per una grandiosità sortita dalla
natura nell'animo e nella persona, che
impresse anco alle sue opere; staccossi
dalla minutezza che talvolta osservavasi
nell'opere di Bellini, e continuò sempre
a ingrandire il suo stile, facendo più am-
pi i contorni, più nuovi gli scorti, più vi-
vaci le idee eie' volti e le mosse, più scel-
lo il panneggiamento, più naturale e più
moi bido il passaggio da una ad altra tin-
ta, più forte e quindi di maggior effetto il
chiaroscuro. 11 carattere del suo pennel-
lo è risoluto, è forte di macchia, ed alto a
sorprendere in lontananza. Morì assai pre-
sto, ma molli seguaci egli ebbe , che si
dicono Giorgionesehi , e Ira questi fra
Sebastiano del Piombo, Giovanni da U-
dine, e forse Lorenzo Lotto, che mollo
studiò anche in Milano l'opere di Leo-
nardo da Vinci. Tra'giorgioneschi si di-
stinsero Jacopo Palma , l^aris Bordone,
ed il Pordenone (cioè Gio. Antonio Re-
gillo o Licinio, secondo alcuni della fa-
miglia Saccbiease, detto da altri Curii-
V E N
cello, sforpialma de! nome paterno di
Coilicello, nato a Pordenone neh 484)»
che pure el)be numerosa e floritu scuo-
Ja. Altre scuole si accennano in quell'e-
poca di l^oojponio Anialleo, allievo del
Pordenone, e di Pellegrino da Udine. Ti-
ziano Vecelli fu condiscepolo per qual-
che Jempo di Giorgione, indi ne divenne
emulo; ma niiu.o meglio di lui vide la
natura e la ritrasse nel suo vero, ed in
tuttociò ch'egli prese a trattale, siano fi-
gure, o paesi , o altri oggetti, in lutto
impresse la sua naturalezza. Gli si oppo-
se da alcuni critici, e principalmente da
jMengs, di non aver sempre disegnalo cor-
rettamente; pure riuscì perfetto nel dise-
gnare donne e fanciulli, e ne' ritraiti, co-
me dice Reynolds, fu pittore del massimo
carattere, e come Zanetti assicura, gran-
(ii, flotte, rnagi''{rali sono per lo più ne*
suoi quadri le forme degli uomini. Fu
grande nel chiaioscuro, e grandissimo nel
coloiito; e nell'invenzioni, nelle composi-
zioni, nell'espressione nulla operò mai
senza consultare la natura. Il Ticozzi nel
volume, Le l'aite de T ecelli, e quindi il
cav. Rlayer, nella dotta opera, DelV iini-
tazione pittai ira, dell' eccellenza dell'o-
pere di Tiziano e della vita di Tiziano,
Venezia 18 i 7, tipografia Alvisopoli, con-
futando il Ticozzi espose la storia di Tizia-
no non solo, ma quella ancora di diversi al-
tri pittori di sua famiglia Vecelli. Sui Ve-
celli ciolfri preziosissime notizie l'ab. Giu-
seppe Cadorin, DelV amore dcTenezia-
ìii di Tiziano Fecellio, delle sue case in
Cadore e in f^eneziaedelle Vite de' suoi
figli. Notizie, ec, Venezia presso Carlo
flopfner I 833. 11 Lanzi, Storia pittorica
dell'Italia, seguendo il solito suo ordine,
Ita tessuto un lunghissimo catalogo di Ti-
zianeschi \n Venezia, di allievi o imitato-
ri oltramontani, i quali spesso emularono
Tiziano ne'ritralli; e de'tizianeschi spar-
si per lo sfato veneto, tra'quali alcuni la-
sciarono opere degne di memoria. Tra
questi Alessandro Duonvicino detto il Mo-
retto di Brescia f fu capo d'una scuola, e
V E N 4o3
molli scolari ebbe pure altro pittore che
fioriva in Brescia col Moretto, e che vitn
denominato comunemente il Roinanino .
La serie numerosissima de'tizianeschi ci
conduce fino a Jacopo liobusli detto Tiii-
tnreito, scolare egli pure di Tiziano, ma
che col suo ingegno ardì farsi capod' u-
na nuova scuola , nella quale voleva e-
mendare tutti i difetti della Tizianesca.
Ma egli non ebbe sempre per compagna
la diligenza ; mollo dipinse , e terribil-
mente dipinse, e forse troppo; produsse
alcune opere meravigliose, ed altre ne
trascurò per tal modo , che quelle sue
rappresentazioni nou conservano né di-
gnità, né nobiltà, né carattere. Ebbe tut-
tavia un numero di scolari e di seguaci,
che non accrebbero la di lui fuma. Mi-
glior scuola formò forse Jacopo da Pon-
te detto Bassano, che due vie tenne nel
dipingere, la prima di ridurre alle loru
forme i soggetti con bella unione di tio-
le, e caratlerizzare quindi le figure in fine
con libere pennellale; la seconda di for-
mare le figure con semplici colpi di pen-
nello, con vaghe e lucide tinte, e con un
certo possesso e quasi una sprezzalura,che
da vicino pare un confuso impasto, e da
lontano forma una grata magia di colo-
rilo. Nell'una e nell'altra maniera spiegò
egli un'originalità, e questa mostrò an-
che nel gusto delle sue composizioni. Eb-
be a ripetersi molle volte, il che alcuno ha
voluto allribuiie a povertà d'idee, e for-
se più ancora dipendeva dalle circostan-
ze nelle quali si trovava. Ebbe 4 ^^"s"»
tulli pittori, due de'quali ottennero gri-
do, e nìolli altri scolari, che vengono
delti Bassaneschi. L'ultimo dell'epo-
ca in discorso è Paolo Caliari veronese,
che pei'feziouò quella parte della pittura
che ancora rimaneva imperfetta, ritraen-
do in campi grandissimi tutto il più va-
go dell* arte, architetture, vesti, orna-
menti, apparato di servi, e lusso degno
di regi. Nel notare i maestri di Paolo, il
Lanzi aggiunse i nomi di molli pittori
veronesi di quel tempo, e quindi ha le-
4o4 V E N
gistralo 1 di lui contemporanei, Ira' qua-
li deve particolarmente distinguersi Do-
menico Piicci detto Bnisasorci (con que-
sto soprannome \aBìografia degli Artisti
riconosce il veronese Domenico/?i6C/o, co-
sì dettodal padre, il quale avea scoperto
un segreto per far perire i sorci), ch'è il
Tiziano di quella scuola, ed i numerosi
scolari e seguaci di Faolo, fra' quali due
pittori trovansi della famiglia medesima.
Fiorirono in quell' epoca in Venezia al-
cuni stranieri, e tra di «ssi cita il Lanzi,
Battista Franco e il Sansovino (il quale
ultimo, quantunque non pittore, ebbe
molta influenza fra i pittori, e massime
nella esecuzione de' musaici della chiesa
di s. Marco. Di lui parlai di sopra fra gli
architetti-scultori;quanto a Battista Fran-
co, la Biografia universale stampata in
Venezia, lo dice ivi nato nel 1498, detto
Scinolci, maestro di Baroccio: la Bio-
grafia degli Artisti, pure impressa a
Venezia, egualmente lo dichiara nato in
quella città in detto anno, chiamando-
lo Gio. Battista, e che a Venezia è det-
to Sermolei o Sen)olei, e così pure il
Cicogna a p. /\.i5, voi. 5 delle Inscrizio-
ni Veneziane). Tiziano, die' egli, ave-
va aperto la strada a' paesisti : ì Bassa-
ni si distinsero nel dipingere animali ;
ed in Venezia da' pittori dello stato fu
portato il gusto de' grotteschi, mentre
Palladio e Sansovino quello favoriva-
no della quadratura, e continuava a so-
stenersi con onore la scuoia mediante
l'opera de* piìi ciliari musaicisti. Nel-
la terza epoca de' veneti, secondo Lan-
zi, i manieristi dal secolo XVII gua-
starono la pittura, ed appena compa-
riscono in quel periodo non del tolto
innocenti il Palma Giovine, ed alcuni
di lui seguaci. In quel tempo nacquero
le sette de' naturalisti e de' tenebrosi j
i primi così detti, perchè ammiratori
del Caravaggio e del suo stile plebeo
(«ic), seguivano solo la natura ed il ve-
ro, ma non ne facevano buona scella ; i
secondi perchè affeltavano di servirsi
VEN
d' imprimiture scurissime ed oleose, U
quali nuocevano spesso alla durevolezza
dell' opere. Il Lanzi ha tessuto una se-
rie de' pittori migliori di quell'epoca,
ma per dir vero pochi nomi si distiu"
guono in quel catalogo, e forse solo nie<
rita qualche celebrità Pietro Vecchia ali
lievo del Padovanino, ossia Alessandro
Varoltari imitatore di Tiziano e di Pao-
lo, del quale fu discepolo, che altri mol-
ti scolari ebbe, le di cui opere souc
pressoché dimenticate. Tra' pittori delle
stato veneto di quel tempo si registra,
solo per esser nato in Bergamo, Ene<
Salmeggia, che educalo prima in Cre<
mona da' Campi, quindi in Milano da'
Procaccini, passò in Pvoma a studiarei^
anni Raffaele, e lo imitò finché visse, né
mai alcuna cosa ebbe del veneto. Abbon
dò tuttavia quell'età di pittori di paesi
di battaglie, di capricci, di fiori e di fruii
la, di prospettiva; e fuwi persino un pre-
te bergamasco, Evaristo Bascheuis o Ba-
scheris, che inventò un nuovo genere
chiamato inganni di pittura, ritraendo
istrumenti di suono, carte di musica,
carte scritte, calamai, ed altri oggetti,
disposti in disordine sopra tavole, con
verità e rilievo, che ingannano l'occhio
e non si crederebbero a tutta prima di-
pinti. Nella 4-" epoca non si ravvisano in
Venezia che stili forestieri e nuovi, e tra
questi alcuni, che se non perfetti, par-
vero per alcun tempo originali, e furono
nel loro genere pregiati. Quindi l'opere
ricercate de'Ricci, del Tiepolo (il quale
fu detto V ultimo de veneti che si faces-
se gran nome in Europa, ma il d."^ An-
tonio Certi ,che nel i856 ne lesse l'elo-
gio nell'accademia delle belle arti di Ve-
nezia, non accettò in via semplice e pu-
ra tale encomio, pel riportalo dalla Cro-
naca di Milano del 1 857, P- ^9)> *^'^' ^^'
naielto, del Rotari, del Guardi; quindi
le scuole dello Zanchi, del Bambini, del
Lazzarini, del Piazzetta, di Sebastiano
Ricci, del Balestra; quindi i pastelli di
Rosalba Carriera, i paesi di Marco Rie-
YEN V E N 4o5
ci, cil altri simili oggetti, su'quali non si prova che la scultuia fu meglio cui-
giova Imigamenle arrestai si. lu qtiell'e- tivata a Venezia che altrove. In pari
poca si apn in Venezia uno studio pel tempo ivi l'architettura era assai colti-
restaura mento dell' antiche pitture, arte vata; descrivendo il carattere delle pitture
che si è sempre di poi or bene or male d'allora,dedotleda*niusaici edallescultu-
praticata in ((uella città. Così la citata re. De'lavori di musaico operati in Vene-
opera milanese. — Ad onta che i sunno- zia, Torcello e Murano. Congetture sul-
minati autori, oltre il Vasari ch'ebbe se- l'opere di pennello condotte in questo pe-
guaci nelle sue invettive, scrissero della riodo a Venezia, mentre le molte disav-
scnola della pittura veneziana, ninno pe- venture a cui soggiacque, non rallenta-
rò portò l'indagini sullo stato della pit- rono l'ardore per le buone arti. Nella
tura ne'primi secoli in cui questa mera- 2. "prendendo le mosse dali25o, cioè al-
vigliosa città incominciava, come per in- quanti anni prima della nascita di Giot-
canlo, ad emergere dalle salse onde; ne lo, che dal Vasari si tiene pel creatore
alcuno eziandio, con filosofico sguardo, e rinnovatore dell'arte, tolse a dimostra-
ebbe a rintracciare le cagioni per le qua- re come in Venezia, senza il suo aiuto,
li I' arte a grado a grado pervenne a dipingevansi le prime opere certe in di-
quella gloria che la condusse Giorgione verso modo da quello usato da' greci, e
ed il Vecellio, e coll'andar de'tempi.se- da vasi opera a migliorare lo stile; e dello
guendo suo fato, si prostrò e s* invilì a della compagnia de' pittori stabilita iu
segno di perdere ogni traccia di bello, Venezia, mano mano venne a illustrare
finché surta miglior stella, diradassi le quell' età fino al tempo della scuola de'
tenebre dell'ignoranza, e di nuovo splen- Vivarini, cioè al i45o. Nella 3.' fatto
dorè ammantandosi si fece strada luci- capo all' onorata famiglia de' Bellini e
dissima in cui per ventura viviamo. In loro scuola, disse come per essa e prin-
lal modo si esprime il eh. veneto Fran- cipalmente per Giovanni, sciolta l'arte
Cesco Zanotto, nel dichiarare d'aver as- da' vecchi modi, si crearono quell'opere
sunto l'incarico di scrivere la Storia castissime in cui il disegno e il colore di-
dclla Pittura /^enez/ara^, e la pubblicò mostrano qual fosse la valentia di que'
in Venezia nel 1834 verso il fine del t. 2 maestri contemporanei nell'anatomica
della sua Pinacoteca Veneta, confor- scienza, e come le tinte preludessero quel-
lato dagli autorevoli encomi, che ripro- le più maschie che nel susseguente pe-
dusse, de'prof. Missirini, Fumagalli e al- riodo imporporarono le tavole dell'ani-
Iri, meritamente come faro di luce nel- moso Tiziano. Il quale Tiziano, col Bar-
le belle arti di Venezia e ne' monu- barella ossia Giorgione, col Tintoretto,
menti che splendidamente l'adornano, con Jacopo da Ponte, detto Bassano dalla
In 7 parti divise il suo importantissimo sua patria, con Kegillo da Pordenone,
e bellissimo, critico e studioso lavoro, e con Paolo Veronese, formarono nelle
Nella 1.", dic'egli, esamina qual era la loro scuole, unitamente a' loro alunni e
pittura nel tempo in cui fondossi Vene- seguaci, la 4-^ epoca, la più gloriosa della
zia, e colla storia rapidamente scorren- scuola veneziana. E qui pe' tempi felici
do i secoli incolti, confrontando l'opere della repubblica, che uscita, quasi per mi-
che produssero gli artisti italiani, per ve- racolo, incolume dalla formidabile lega
dere qual posto convenga dare a coloro di Cambraj', pose in chiaro la sentenza :
che m queste dierono mano a ditTondere Essere necessario all'incremento degli
e conservare Tarli gentili, delle quali so- ottimi sludi, e in principal modo dell'ar-
sitene ohe Venezia fu lai.' a dilFonder- li, la pace, la quale ammorzando l'ire,
ne l'amote con molteplici opere. Anzi solleva 1' animo a' candidi piaceri e alla
4o6 V E N
coiilemplazione del bello.E siccome, con -
linua il cb. outore, al dir de' Hlosoli,
non ponno durar lungamente in un me-
desimo stalo le cose umane, le quali do-
po aver toccato la più alta aieta di fe-
licità, devesi attendere in breve il deca-
dimento; idea rincbiiisa dall'antica sa-
pienza nel continuo girarsi dell'instabile
ruota di Fortuna; così tramontati que'
luminari,e venuto il giovineJacopoPalma
nato in Venezia,dal bergamasco Jacopo il
vecchio, che pure della virtù de'maggio-
ri era ricco, ma non da poterne soste-
nere il confronto, a poco a poco degradò
la pittura ; poiché obbliato gli artisti lo
studio del vero, e datisi solo a operare
di pratica, posero in campo quella fatai
maniera che fu poi cagione ancor più
si perdesse in profonda notte i magistra-
li precelti lasciati da' primi cacnpioui,
Tuttavolta dimostra l'autore, che tale
epoca non fu del tutto povera d' inge
gni, mentre oltre il Palma laudato, il
Corona^ il Vicentino, l' Aliense, il Piaz-
za, il Coritariiii, il Vecchia, il Varot-
tari, il Salmeggia, conta vari altri colo-
ritori di merito, che seppero tenersi di-
scosti dalla scuola de' tenebrosi, ed evi-
tando il comune naufragio, tennero fer-
mi nelle buone massime. Tale fu il 5.°
periodo della pittura veneziana. Con
Andrea Celesti die'cominciamento al 6."
con ispiegare le cause per le quali la
veneta pittura degenerò nel gusto, di-
menticò quasi del tutto i sani precetti
degli antichi, perde l'originale cai altere;
e pe'slili stranieri seguiti allora dagli ar-
tisti, precipuamente digradò nel colore;
<juella scuola cioè che sempre avea tenu-
to il primato nel colorito, cominciò ad
alterarlo e per renderlo più brillante
io fece men vero, rimanendole solo il
niacchinoso della composizione; di che
se ne hanno testimonianze dalle colossali
opere delio Zanchi, del Molinari, del Fu-
mìanì edel Piicci. la Gregorio Lazzari-
ui, nel Tiepolo e nel Cignaroli si con-
servarono i germi del gusto e della ve-
1
YEN
neta tavolozza, i quali |)repararono nel
seno delle Lagune il risorgimento del-
l'arte, il cui decadimento tulli risentiva-j
no meno i vedutisti. E' vero che fin dat
I 72413 repubblica disponeva, e nel i 766
idtiuìava 1' esecuzione d' una magnifica
accademia di belle arti, a simililutliue,
come il decreto ordinava, delle principa-
li d'Italia e d'Europa, e con il medesi-
mo ne parlai nel § XIV, n. 2; ma vi
voleva un genio, fche richiamati in vigore
i prischi esempi e lo studio indefesso sul!
le greche opere, desse quella spinta valeJ
vole a fu- risorgere le arti avvilite. Cano^
va fu questo genio, e la terra che il pro-
dusse fu veneta, onde avesse ella il van-
to, come ne' secoli scorsi, di diffondere
prima per l'Ilalia le norme del bello già
pur troppo obbliate. Neil' ultima e 7.''e-
poca dell'arte pittorica della scuola vene-
ziana, in cui per le cure prese dal pub-
blico, per r aperte accademie, e più di
tutto pe' genii che sorsero ad illustrare
l'ai ti italiane, quale il Mengs coli' opere,
il severo Milizia cogli scritti artistici ,
ed il genio di Canova colla scintilla del
fuoco sagro che in dono avea avuto dal
cielo, l'autore intesse una corona a que
celebiati che sollevarono nuovamente la
veneta scuola di pittura all' italica glor
ria, e fecero che fra le straniere nazioni
sia ancor salutata regina e maestra in-
fallibile del colorilo. Vi furono pittori
della vecchia scuola,che videro il risorgi-
mento dell'arte e non ne profittarono,
ad onta che Canova colle sue opere moi
strò le norme del bello. Cadeva la repub-
blica veneziana nel ijq'j, Dopo sì luii'
go e saggio e forte impero, E tal che
esser parea dovesse eterno, e cadeva pei'
quella ignota forza di natura che solve
e trae a rovina ogni cosa mortale onde
riprodurla sotto forme novelle. E sicco-
n)e dall'eccidio di Troia nacque la ro-
mana potenza, così dalle rovine di que-
sta sorse la gloria de'prirnitivi veneti; e
quando! francesi l'ebbero ^eclissata, do-
po rapide e vatie vicende, erede dell'auli-
VEN
co io)pero l'Auslriaco Cesare, stese colie
villoiiose aquile sue più lato il liunìinio,
e licovrò all'ombra del pacifico olivo Ve-
nezia; che divenuta splendida gemma del-
rimperial corona, tornò a hiillare d'una
luce uioilesla si ma non meno invidiala,
giucche ollenne ella l'amore più cddo
deiritivillo monarca. Quindi nùiò a ri-
tornare nel suo seno i capi d'arte cli'e*
ranle stali rapili da'francesi; vide a dar
mano al ristaurode' più superbi monu-
nienli, ne vide a sorger dc'nuovi, e l'ac-
cademia delle belle arti arricchita splen-
didamente d'ampie sale, di classici mo-
delli d'opere immortali. Alcuni malamen-
te crederono e dilFusero, che il risorgi-
mento dell'arte, avvenuta nel nostro seco-
lo, sia slata opera di Napoleone I. L'arte
risorse per solo impulso di Canova, cui
la repubblica di Venezia e i 3 senatori
veneti llenier, Fardelli e Faliero aveano
protetto e dato mano a ciò facesse chiara
mostra di se all'italica terra. Il Farsetti
viaggiòa Roma, ed ivi fatte cavare le for-
me delle migliori stalueantiche,ripalriato
accolse nel proprio palazzo i giovani stu-
diosijOnde apprendessero da quegli esem-
plari le norme del bello. Pittori della vec-
chia scuola profittarono de'nuovi lumi, e
pel i.° Teodoro Malteini pistoiese, che do-
po aver imparato a Roma la pittura sotto
il cav. Pompeo Daltoni, dopo aver con-
dotto opere degne del bel secolo, in quan-
to al diseguo e alla composizione, si sta-
bilì a Venezia, ove nel 1802 fu eletto a
socio professore del collegio di pittura, e
nel i8o4 ad accademico, indi fu scelto a
inae-itro de'gìovani nella scuola di dise-
gno: fu suo merito che i modelli di ges-
so del F.irsetli non partissero da Vene-
zia, raccolta che serv\ a notabile ptofillo
degli studiosi. Al Malteini pertanto va la
veneziana pittura debitrice in gran par-
te del suo risorgimento, e si mostrò sem-
pre sino al i83i, epoca di sua morte,
caldo d'amor per l'arte, zelò pieno d'ar-
dore del profitto de'giovani, cui non ces-
sava predicare esser base precipua delia
VEN 407
pitliua il disegno. Fu egli che elello pro-
fessore di pittura nel 1807, scelse il lo-
cale per la nuova accademia delle belle
aiti, di cui nel § X, n. i 1 (ed ove cele-
brai le benemerenze del conte Leopoldo
Cicognara suo i.° presidente, che tanto
fece prosperare l'arti, e colia voce, cogli
scritti, col pennello che maneggiava ne*
suoi placidi ozii, animava, dirigeva, ad-
ditava a'giovam, amati quali figli, la me-
ta a cui dovevano aspirare. Ebbe ad illu-
stre compagno il nobile Antonio Diedo,
benemerito segretario della stessa acca-
demia, per quanto fu operoso e benigno
neir educazione degli alunni, massime
per le sue elucubrazioni didascaliche pie-
ne d'artistica sapienza, che resteranno
documenti preziosi a'giovani, che voglio-
no iniziarsi nell'arti sorelle, polendosi ri-
guardare come contorto a'più deboli, co-
me briglia a' più fervidi, couie sprone
a'più tardi, come guida a tulli sicura);
fu egli che die all'arte uu Hayez, un De-
inin, un Politi, un Lippariui, uà Grigo-
lelti. Rotte le tenebre, e mostrata da
Canova la strada che percorrere dovea-
si, non senza opera del valoroso Maltei-
ni, finalmente in Venezia si conobbe pei'
infallibili i due precetti pittorici dal Tin*
torello sculli sulla parete del proprio
studio: // disegno di HJiclielaiigclo, e
il colorito di Tiziano. Quindi s' inco-
minciarono a studiare 1' auliche tavole,
onde apprendere da queste il magistero
del colorito, obbliato pur troppo dagli
ultimi maestri; s'incorniciarono a dise-
gnare i modelli della Grecia, e da cosif-
fatto tirocinio, alcuni che aveano bevuto
il latte delle pittoriche dottrine da impu-
re sorgenti, poterono richiamarsi dalia
torta via da prima incontrata, e condur
opere degne delle loro sollecitudini. A.
i'ielro TaulÌDÌ molto deve l'accademia.
LiberaleCozzase[)pe all'opere sue aggiun-
gere (orza di colorilo. Lattanzio Quere-
na, pittore della vecchia scuola come i pre-
cedentij profittò degrinsegnamenti delia
nuova, e fu riguurdutuaueilo che aunoda
4o8 V E IV
In stoiia pìlturìea del passato col secolo
presente. Si formò uno stile suo proprio,
die partecipa di tutti senz'essere servile
di nessuno, e potè col macchinoso com-
poiie, colla lijrza del colorito e colla
[ìronteyza dell'operarefar celebrato il suo
nome.il veneto Gaetano Aslolfoni si for-
mò più da se che sotto gli altrui inse-
giiMUienti, tanto è vero che l'ingegno e
lo studio indefesso sono i nostri veri
maestri. Egli seppe conoscere il tono del-
le venete tinte, pervenne a rinomanza, si
distinse nell'elìlìgiare l'umane sembianze,
come nel restaurare maestrevolmente i
vecchi (piadii,ridonaniloli al prisco splen-
dore. Anche Natale Schiavoni, più che
al di lui precettore, deve a se stesso e al
proprio genio la sua pittorica instiluzio-
ne: divenne anche eccellente incisore. Ma
nato pel pennello, si formò uno stile tut-
tooriginale, cogliendo binatura nel suo
aspello più bello, dote che palesa il mol-
Irj studio fatto sul vero. Anche il veneto
Antonio Pellegrini, pittore della vecchia
scuola, profillò della nuova con maschio
e incantevole colorilo, per non dir il'al-
Iri. I pittori di storia educati alla nuova
accademia del 1807, madre d'una genera-
zione d'artisti, che a Venezia restituirono
la supremazia dell'arti, e principalmen-
te del colorilo, vanno principalmente lo-
dati. Francesco Ilayez onor della patria
e vanto di Milano, ove pose dimora. O-
dorico Politi, di cui la patria Udine si
compiace veder in lui, rinnovate le sue
antiche glorie pittoriche. Giovanni De-
min di Belluno, che mente più vasta e
creatrice di lui additar non potrebbesi
negli affreschi. Lodovico Lipparini bolo-
gnese, la cui alta perizia e indole dolce gli
meritarono la mano della figlia dell'il-
lustre Matteini. Sebastiano Santi pitto-
re di merito grande, e di grandissimo
poi se si considera aver avuto più dal
suogcnio cheda altri maestri la sua edu-
cazione: da gioielliere passò ad esser pit-
toi e, dislingueudosi in tutti i generi. Mi-
ihclangelo GrigolcUi iViulauo, si disliu-
V E ^^
gue per stile maschio, puro disegno, co*
lore robusto, armonia, e segue 1' orme
de'grandi: lo celebrai nel voi. LXXXIK,
p. 254. Il veneto Giovanni Servi riu-
scì pittore originale d'una grazia non a
tutti comune, nel produrre opere degne
della veneta scuola. Giovanni Darif bat-
tè l'orme del suo concittadino Politi, eoa
modi lutti veneti nel colorito. Felice
Schiavoni delia scuola del sullodalo ge^
nitore Natale, riuscì degno frutto di tal
pianta, formandosi uno stile purissimo,
pieno di grazie, una fusione di tinle, un
impasto amrairabiie,diligenlequaolo un
miniatore. Giovanni Busato, nato nella
gentile Vicenza, riuscì artista distinto,
grande in tutte parti della pittura, ma-
ritò con bell'innesto il puro di Raffaele
ed il robusto di Tiziano, nella dipintura
d'uno de'siparii del rinnovato teatro del-
la Fenice, in cui espresse Enrico Dan-
dolo che ricusa 1' offerta corona impe-
riale d'Oriente, amando meglio vivere e
morire cittadino di sua repubblica. Mol-
te[)lice è la sua pittorica gloria, colla qua-
le raccolse moltissinie palme; eccellente
nel ritrarre 1' altrui sembianze, e forse
meglio di tutti effigiò il PonteficeGregorio
XV [, che ne stimò il singoiar genio. Pro-
va ne sia : Essendosi degnati gli Emi. Car-
dinali pre[)OSli all'erezione in Valicano
del monumento di tal Papa, di richieder-
mi un veridico suo ritratto, per metterlo
in fronte alla Relazione sul medesimo
monumento, procurai loro quello disegna-
to dal valentissimo Busato, e maestrevol-
mente inciso dall'ora defunto A. Viviani.
Fra que'che proposi poi agli Emi. Porpo-
rati, nella distribuzione della Relazione a
Venezia ed a Belluno, non dimenticai la
biblioteca Marciana, e quella de' mino-
li osservanti riformali di s. ftlichele di
Murano, già diletta stanza del Pontefice
nel suo virtuoso ed esemplare monacato,
ed aozilutti i monaci raechitaristi, che
con edificante affettuosa divozione verso
r encomiato Papa, prontamente mi fa-
vorirono il celebralo ritrailo, di cut, sona
V E X
possessori. Quali gioielli delio slesso arti-
sta, conseivo alcuni lilialti di mia fami-
glia, oltre quello di Gregorio XVI esegui-
lo nel decliu'ir del potilificato. Innume-
rabili sono i leggiadrissimi disegni da lui
operati. Del suo ingegno, valore e altre
opere, meglio è ammirarlo nello storico
illustre della Pittura T'encziana, il (|ua-
le nella sua delicatezza, pe' soavi nodi
che a lui lo stringono, parlò con senten-
za degli altri e principalmente de'profes-
sori dell'arte. Fra gli altri usciti dagl'in-
Sfgiiamenti dell'accademica scuola, sol-
tanto mi limiterò a rammentare i seguen-
ti, Cosroe Dusi di talentò originale, di
pronte idee, sollecito nell'operare, dotto
nel disegno e nel colorito, in una paro-
la, nato per essere artista. Il cav, Pietro
Haoletli di Belluno produsse opere com-
UK-nilevolissime a olio, e si mostrò di-
stinto anoiie nell'affresco. Felice, pronta
e feconda ebbe l'immaginazione; rapi-
damente eseguiva le sue opere, ma nel
più bello di sua vita, scese nel sepolcro
lasciando gran tlesiderio ne'suoi au)mi-
ralori. Uno ne fui e sono io. Posseggo
di lui, e me ne vanto, oltre pregevoli di-
segni a penna, in cui pur era valentissi-
mo, Il quadri bellissimi dipinti a olio
d'ogni grandezza, 5 de' quali avuli per
onorevole legalo del laudato Ponlelìce,
che protesse l' illustre concittadino e lo
creò cavaliere. Mollo mi resterebbe di-
re del Paoletti e delle sue opere, ma
troppo riguardandomi, me ne astengo,
sebbene alcune cose pure riguai-dino le
venete. Se a Dio piacerà che io possa
erigere il vagheggiato imperituro mo-
nuuiento a Gregorio XVI, al modo det-
to nel voi. LXX, p. log, e altrove, ol-
ile (|uanlu in questo Dizionario di già
alzai, e fecondò non pochi ubertosi frul-
li alla gloria di quel dottissimo e santis-
siuìo supremo Gerarca, mi si aprirà [)iìi
opportuno campo d'eseguplo. Vlinanil
Onore «lei bel se^so e dell'arte fu Ma-
rianna Pascoli, provetta e consumata nel
uuigiiilero della tavolozza, ricevendo in»
V E N 409
segnamcnto anche dal Fidia italiano Ca-
nova, che ritrasse. A suo consiglio, a ca-
gion del sesso, lasciò la storica pittura, e
si applicò unicamente alle copie delie
magne produzioni de' veneti maestri, con
quella preparazione utilissima da lei tro-
vata, di cui parlai nel luogo che citai
nel S X,n. 2 1. Non eravi forestiere co-
spictio che venisse a visitare le Lagune, il
quale non ripatriasse fattoricco di sue ele-
ganti e diligentissime copie. Così ella ri-
traendosi dalla magna pittura, operò che
i miracoli dell'arte veneta da lei ripro-
dolli fossero diffusi per lo straniero, e co-
si procurando la gloria sempre maggiore
de' veneti antichi campioni, intese, senza
por mente, a formarsi una gloria essa stes-
sa. Ora da alcuni anni morì, lasciando
desiderio di sé presso i buoni. All'epo-
ca che scriveva il Zanotto, già l'esimia
pittrice Maria Tagliapietra dava saggi del
suo valore, facendo concepire liete spe-
ranze. Tra'prospettici e decoratori, valo-
rosi e lodalissimi erano i seguenti. Prof.
Giuseppe Borsaio, il quale tanto operò
da stancar la mente e la penna di chi
volesse tutti descriverei suoi lavori. Vin-
cenzo Chilone, prof. Tranquillo Orsi
gran maestro di prospettica. Morti ora
questi, rimangono ancora: Tommaso
Viola, Marco Gomirato, Pietro Zanar-
duii. Tra' paesisti ed altri generi di pit-
tura, come di scenografia , Francesco
Bagnara veramente Proteo della scena,
Giuseppe Berloia, Antonio Foruari ,
Francesco Milani, Anna Maria Maltei-
ni (iglia e sposa de' due chiarission ar-
tisti sullodali, fece anch'essa vedere che
anco in questa età: Le donne son venule
in eccellenza- Di ciascun arte ove han-
no posto cura. Lodato pittore di costu-
mi : Eugenio Busa. Valenti miniatori di
fiori e di ricami: Dall'Acqua, Gaeta-
no iNegrisolo, Francesco Campana, Fa-
bris , Bernardino Btissoni , gli ultimi
tre ora defunti. I fin qui encomiati,
e altri non pochi lasciati per brevità,
tolsero l'arte dal fango in che era cadu-
4io VEN
la, ed i vlvenli illustri danno lusinga,
die sì il ricordo dell<i gloria passata che
della presente, ecciti negli allievi l'emù-
lazione de'douieslici esempi, valevole ad
insegnar loro a conoscei'e se medesimi
in presenza di quelle nazioni che ne di-
spregiano, e porga loro coraggio a soste-
nere e a ravvivare la grandezza del ve-
neto nome, giacché in essi riposano le
speranze della presentegonerazione. Con
«juesle idenlifiche parole, calde d'amor
patrio e di pienissima intelligenza arti-
stica, il eh. e facondo Zanollo lertnina la
sua Storia della Pitttcra Tu'neziana, in
cui impiegò i i6 pagine in foglio grantle
a due colonne, con eruditissime note,
per cui appena appena ne diedi uno sfug-
gevole gtMierico cenno. — Ardua cosa é
il parlare de' contemporanei, poiché si
corre grave pericolo di ferire la mode-
stia degli uni, o il giusto amor proprio
degli altri. Tuttavia per sentimento d'am-
mirazione e di alleilo, di delicati ri<:ruar-
di, all'occasione me lo permisi con diver-
si, anche per circostanze particolari, la
fama celebrando pure gl'innominati, e
perciò non bisognosi de' miei deboli ri-
cordi.Col mio dir breve e ristrette dimen-
sioni io nell'angustied'un arlicolo,sebbe-
ne ampio e multiforme, non poteva ab-
bracciare tulli. 11 condurre questo compli-
catissimo articolo, in modo corrisponden-
te all' altezza dell'argomento, avrebbe
•superato ogni mia forza. L'antiche glo-
rie venete non sono estinte e vigorosamen-
te verdeggiano. La gerarchia ecclesiasti-
ca ed il clero secolare e regolare vanta
moltissimi dotti, virtuosi e zelanti nel
ministero sacro.Tuttora fra'veneziani fio-
riscono nobili ingegni, che alle classiche
lettere e alle scienze congiungono gli slu-
di severi della critica e dell'erudizione.
Molti sono i nomi illustri che lo piova-
nole che l'Italia e ollremonte venera co-
me maestri nelle diverse discipline, con
cui hanno arricchito e seguono ad ar-
ricchire co' loro pregevoli scritti la bel-
la penisola. Tuttora fra' veneziani non
VEN
mancano eletti e valorosi ingegni arti-
siici, che nell'esercizio delle belle arti del
disegno, riscuotono l'ammirazione de'no-
slri e degli estranei. Degli uni e degli
altri finalmente non mancano liete spe-
ranze, che col crescer degli armi pro-
mettono sostenere il decoro patrio nelle
scienze, nelle lettere, nelle arti. !Ne sono
prova quanto si legge ne' periodici lelle-
rarii,da'quali si apprendeesislere fra've-
iieziiini una grande attività intellettuale
e artistica, confermala da frequenti pub-
blicazioni. Le varie opere che si stampa-
no in Venezia bastano già da se sole a
dimostrare quanto si apprezzino gli stu-
di in quest'antica dominatrice de'mari,
che sempre ricordevole del suo passato
lo evoca dal silenzio de'suoi preziosi ar-
chivi, traendo alla luce i documenti illu-
strativi delle sue imprese, della sua mari-
na, del suo com mercio, delle sue ambasce-
rie, delle sue spedizioni. L' Eptacordo di
lloma,dQ'3o giugno 1808, parla del li-
bro pubblicato dal eh. prof. Pietro mar-
chese Selvatico Estense segretario del-
l'accademia delle belle arti in Venezia,
intorno alle condizioni presenti delle arti
del disegno e all'infl uenza che vi esercita-
no l'accademie artistiche. In fine del n. 11
del § X accennai l'analogo suo discorso,
se pure non è lo stesso. La Cronaca di
Milano ricordala nel citato numero, di-
ce nel cenno che ne fece. La necessità di
rendere il disegno elemento fondamen-
tale di educazione, vale di sovente piìi
della parola, non solo a muovere gli af-
fetti, ma eziandio ad aiutare ogni appli-
cazione dello scibile umano, a manifesta-
re le idee ripensale dall'animo, a ricor-
dare i falli veduti, a chiarirne le conse-
guenze; quindi non è soltanto necessario
al pittore, allo statuario, all'architetto,
ma ptu" serve a proficuo diletto del ricco,
agevola al dotto la cognizionedelle scien-
ze, conduce l'artiere a perfezionare le ma-
nifatture. Se i giovani agiati sapessero il
disegno, intenderebbero le bellezze de'
prodotti insigni delle arti, troverebbero
VEN
maggiore islruzione e diletto oe'viaggi,
si farebbero essi medesimi ingegnosa gui-
da alle decorazioni e alle aicbitetture de'
loro palazzi; se la giovinetta agiata s' i-
struisse nel buon disegno^ perchè la don-
na è portata da natura a sentire finamen-
te il bello, saprebbe trasfonderne il sen-
timento nello sposo e ne'figli, e (juesli sa-
rebbero perciò avviati a conoscere le arti,
ad amarle, ad incoraggiarle. La chimica,
la filosofia, la storia naturale, la medici-
na, l'anatomia, la botanica, ponno col
disegno rendere più edicace la parola,
ond'essa dimostra meglio if vero. Som-
mamente poi dal disegno viene aiutata
l'archeologia, perchè col mezzo di esso
le è dato studiare bene e far bene cono-
scere i resti monumentali del passato (an-
zi col disegno qualunque scrittore, stori-
co o filologo, tlescrive con più precisio-
ne e chiarezza qualunque oggetto d'arte :
delle arti del disegno, più di proposito
parlai negli articoli Temi-io, Teatro, Fit-
•JUR A, Scultura, ec. ec.). Nel ricordalo n.
I I del § X feci pure parola del discorso
del eh. Cesare Foucsud professore di pa-
leografia, recitato nella suddetta i. r. Ac-
cademia, col quale lumeggiò le vicende
della veneta miniatura, e dall' estratto
che ne die l'encomiata Cronaca di Mi-
lano, siccome altra gloria artistica di Ve-
nezia, che si rannoda a' Diplomi e all'ar-
te della Scrillura (f'^.), ricavo le seguen-
ti parole. La prima sciiltura d'ogni popo-
lo fu la pittura, e se inventalo l'alfabeto,
l'arlìsta cessò di far le parti di Scrillore,
tanlo r uno che 1' altro rimasero Pittori
del pensiero, l'artisla estrinsecando dsuo
concetto sopra una data superficie col
disegno e co'colori, e lo scrittore con tal
convenienza e verità di espressioni, da
non obbligare il lettore a ricorrere alle
rappresentazioni figurate per completa-
re riulcUigenza del testo ne'codici mi-
niali. L'artista e lo scrittore furono in-
sieme associati, non solo per decorare di
ornamento il manoscritto, ma per im-
primere maggior evidenza ed effetto nel-
V E N 4i I
la parola. La pittura sui maniiscritli dal
IV sino al XVI secolo di nostra era, fu
esercitata e protetta da uomini grandi
per autorità e per ingegno. Ma 1' Italia
non ha ancora una storia di questo ramo
prezioso delle arti belle. Venezia per
la co[)ia de'suoi manoicritli, odce bell'ar-
gomento a comporre un snggio storico
delle sue mini;iture; ed il prof FoucarJ
si propone di tentar questo lavoro, espo-
nendo frattanto nel suo discorso i risul-
tati principali de'suoi studi. I codici con-
lenenti gli statuti del doge capo dello
Stalo, de' corpi legislativi ed esecutivi,
delle magistrature minori, de'rappresen-
tanti della repubblica ne' luoghi soggetti
al suo vasto domìnio, delle corporazioni
religiose, delle consorterie o università
arlisliche, danno la maggior quantità di
bei dipinti miniati a Venezia; e se i mano-
sciitti di religione, di lelleralura e di scien-
za devono essere collocati dopo cjuelli per
numero, offrono tiiUavia prove come gli
artisti veneti fossero valenti anco in que-
stoiniportante genere dì pittura. La nii-
nialttra non coniinciò a Venezia che nel
secolo XI V e fila nel XVI, La i.'' minia-
tura rimaslaci trovasi nella 3Iariegola
(cioè Matrìcola) della scuola grande di
s, Teodoro conservata nel museo Correr,
imitazione esatta del musaico bizantino
che sta Sidla porta dell'interna facciata
della chiesa di s. iMarco; e dopo quel i ."
monumento, molle altre miniature mo-
strano l'avviarsi dell'arte a miglior e-
spressione colla purezza del disegno e
colla verità del colorilo. Il prof. Fou-
card menzionò inoltre: \a Mariegola de'
mereiai, che racchiude una delle pri- /
rae n)iniature deli' epoca del rinasci-
mento delle arti, e si allribuisce ad uà
allievo dello Squarcione; delle miniatu-
re eseguite su due C(^/^z'to/an de' Procu-
ratori di s. Marco, esistenti uno al mu-
seo Correr, l'altro proprietà del cav. Ci-
cogna, della fine del secolo XVI ; e mol-
ti altri capi d'opera di quel tempo in quel
genere di pittura. Lasciò alle iniuiature,
4i2 VEN
Ifivorale sulle Conttuìssinni ducali, ai
Relloii, dalla fine del secolo XVI a quel-
la del seguente, il vanto di provare la
valentia de' miniatori veneziani, e nel-
la Mariegola de' Calafati ali' Arsenale,
compilila dal miniatore Giorgio Colon-
na nel 1 579, di manifestare una delle
ultime e belle produzioni arlisticlie, com-
messe da quelle consorterie delle arti
a Venezia, che le custodivano colla ve-
nerazione e l'affetto eh' ebbe sempre il
colto veneziano pe' monumenti storici
di sua amata patria. 11 professor Fou-
card disse i nomi di più miniatori vene-
li, della loro allìgliazione all'arte de'pit-
tori, delle notizie che si rinvennero sulle
leggi che regolavano e proteggevano la
prosperità della nobii arte, a lisarci-
ineolo dello Statuto, che andò perduto.
Acueniiò alla lagrimala distruzione ed
allo sperpero d'altre miniature venezia-
ne, dopo la caduta della repubblica, le
quali figurano oggi come capi d' opera
nella biblioteca imperiale di Parigi e nel
musco britannico a Londra ; e concluse
il suo discorso, col provare quanto aiu-
to questi piccoli dipinti possano offrire
all'artista per la storia del costume e
dell'arie. Dal lodevole proponimento del
prof. Foucard, io ci vedo una nuova
miniera di bellezze artìstiche che sta per
essere interamente discoperta in Venezia,
seno ferace di sempre nuovi pregi arti-
stici e storici, e fo voli per la sollecita
sua manifestazione ad ulteriore lustro
dell'incomparabile città. Altri ancora ne
faccio pel riferito pure nell' encomiata
Cronaca di Milano de' i 5 ottobre 1 858.
Imperocché in essa leggo: Che la socie-
tà del Lloyd di Trieste, ove la celebrai,
fieoipre lodevolmente intesa a procurare
alla nostra Italia notabili pubblicazioni
»» intanto promette quella iniitolata: //
fiore storico pittorico della Scuola Ve-
ncziann illustrata, da Francesco Za-
fìotfo, con molte incisioni in acciaio, che
liprodurrano le opere del Bellini, del
Cima, dc'Carpacci, de'Tiziaui, di Paolo,
YEN
de' Pordenoni, del Tintorelto, illuslrale
da uomo versato in tali studi come è il
signor Zanotto".
§ XV II. Dell' industria, fabbriche j con-
lerie e av\>cnturina, stamperie. Com-
mercio aulico e attuale : antica fiera
dell' ascensione. Porti di f^enezia,
e franchigia del Porto-franco. Stra-
de ferrate e Telegrafo. Rimembran-
ze storielle antiche e recenti j condi-
zione presente e futura di f^eneziaj
a schiarimento del riferito e da rife-
rirsi. Bibliografìa. Cenno sulle prò-
viucie Lombardo- Fenete.
I. L* industria veneziana si esercita
principalmente nelle fabbriche e mani-
fatture d'oro battuto e d'orificeria (cele-
bri sono l'eleganti e minutissime cate-
nelle d'oro di Venezia), dice il Diziona-
rio veneto con quanto qui appresso ri-
porto, di berrette, di cappelli, di ciocco-
lata, di carte da giuoco, di strumenti
ottici, di cremor di tartaro, di candele
di sego, di confetture, di cipria e amido,
di corone di cocco (anche di vetro e di
smalto), di seta preparata ad uso de'di-
versi lavori (dell'introduzione della seta
in Venezia, e del suo miglioramento, dis-
si alcune parole nel § X, n. 32. Negli ul-
timi anni fu animata l'industria eia trat-
tura della seta ne' paesi veneti, si pian-
tarono gelsi a migliaia, ergendosi ovun-
que bigattiere, e chiari ingegni si ado-
prarono nel dare nuove istruzioni, nel-
r eccitare e incoraggiare la produzione
utilissima de'bachi da i^ctó, come toccai
in tale articolo), di frangie e galloni d'o-
ro, d'argento e falsi, di guanti, di spec-
chi, di maschere (in che un tempo fu ri-
nomatissima la fdjbricazione), d'ottone-
rie, d'ombrelle, di pece, di tela da vele
e cordami, di tela cerata, di tessuti e ma-
glie di lana, di tessuti, maglie e stoffe di
seta (negl* inizi del secolo XIV le maui-
fallure in Venezia erano già salitea gran-
dissima perfezione. 11 cambellolto e r
YEN
panni d'oro e di seta tessevansi, dando-
si a qnesl'uUimi colla tintura, senza che
Doto fosse ancora il chermes, un colore
di porpora vivacissimo. Già si lavorava-
no altri panni e drappi eccellentemente
ad uso di Damasco, delti perciò dama-
schi, allri a foggia di tpie'd'Ormus, delti
quindi orniesini, zendadi, velluti, guar-
nelii e lab'i. Per la venuta de' peritissimi
lucchesi in Venezia in quel torno, come
giàrilevainel citalo § X,en. 32,viemmag-
giormente si perfezionò nelle tessiture
e nel disegno il setifìcio di Venezia), nel-
le concie di pelli, nella costruzione delle
navi e delle barche, nella preparazione
de' colori, ne' lavori d'acciaio, di ferro,
di rame e di piombo, nelle rallinerie di
zucchero, nella distillazione dell'acqua-
vite e rosolii, nella fabbricazione dell'a-
ceto, nelle tintorìe, ne' torchi da olio
ec; oggelli di minor conto essendo i ri-
cami delle slolFe, i lavori di bronzo, i cap-
pelli di paglia e di trucciolo, le campa-
ne, gli strumenti e le corde armoniche,
la legatura delle gioie, i mattoni, la cal-
ce, i merletti ec. Scrisse Girolauìo Fran-
cesco Zanetti, Dell' origine di alcune,
arti principali appresso i l enezìanr,
Venezia lySS. Con tale opera si propo-
se di provare, che Venezia è una delle
prime città dell' Italia in cui siansi col-
tivate le arti. Ma co«;lituiscono rami im-
portanti le manifatture e le fabbriche
di cererie, di sapone, di teriaca, le con-
terie o fabbriche di vetro di diversi co-
lori ad uso di collane, corone e simili la-
vori, e canna di conlerie chiamasi quel-
la canna di vetro, con che si fanno tali
niercanziuole; delicati lavori di 7 etra,
alcuni de'quali sono qualificati merletti
vetrificati, soffio leggero dell' arte di cui
Venezia conserva il segreto; come della
Venturina artifìziale bellisima, e tale da
eguagliare la naturale, che una gemma
con macchiette o vene d'oro come il la-
pislazzolo, sopra un fondo di color mu-
schio o caifè. Più generalmente si dà il
uuuie di veului'ina ad alcune pietre d'or-
VEN 4' 3
dinarlo della natura del quarzo o del
feldispato, le quali presentano sur un fon-
do colorato e semidiafano, una cpianlitù
di piccoli punti rilucenti del colore dell'o-
ro e dell'argento, dovuti o a qualche ca-
vila della pietra piena d'aria, o a qual-
che pagliuola di mica o d'altra sostanza
lamelosa, di cui non può conoscersi la
natura per la piccolezza delle particelle,
come ricavo dal milanese Dizionario
delle Origini. Questo aggiunge, che se
ne trovano in Ispagna, in Siberia, nel
Piemonte, in Boemia; e che il Magalot-
li dice essere opinione, che la venluriii;i
si generi sotto le fornaci de'vetri, benché
non coA singolarmente che si vada a col-
po sicuro di ritrovarla ; e che per ragio-
ne di questa irregolarità si chiami Ventu-
rina, onòe fu detto che se ne fa pure
artificiale. Dirò inoltre col veneto Daz-
zariiii, Dizionario enciclopedico: La-
sciando dell' etimologia, è un fallo che
a Venezia (e forse soltanto a Venezia) si
fa della bellissima Venturina, ricercala
assai e di notevole pregio. Inleressanle è
l'analogopubblicato sulle conlerie vene-
te e l'avventurina a'23 diceud^re i853
dal Corrierellaliano in VeHezia,e ripro-
dotto dal Giornale di Roma a p. 18.
La produzione degli smalli e delle perle,
delle in generale conlerie, costituisce tut-
logiorno un ramo inleressanle di com-
mercio indigeno ed esclusivo di Venezia,
come lo era un tempo tutta l'arie vetra-
ria, donde poi ebbe origine e modello la
maggior parte di quelle manifatture di
vetro che fioriscono attualmente in Eu-
ropa. Se ognuna ditali produzioni ecci-
ta mai sempre la meraviglia e la sorpre-
sa dell'osservatore e per la singolarità
della fabbricazione, e per la forma mol-
teplice delle perle e delle margherite, e
per lo svariato colore e la levigala super-
ficie del vetro, merita però senza dubbio
uno sguardo di preferenza il capolavoro
degli smalti, l'avventurina artificiale.
Questa celebre composizione rappresen-
ta un fondo giallo oscuro rifulgente per
4i4 YEN
lo spessa brillare di piccole stelle clic paio-
no d'oro, per cui fu delta anche stellarla.
Diessafoiniansi varie sorte d'ornamenti,
come sono le spillc/i l)raccia!elli,i penden-
ti,! tnanigli, le cornici di piccoli luusaici, ed
altri oi^getli di bijonlerie; con essa vengo-
no a fantasia e vagamente screziate le per-
le,} vasellini di vetro colorato, e si frappo-
ne non di rado con bella sioituetria agli
altri smalli, allorcltè si preparano descUi
ammirati eziandio nell'ollinia esposizio-
ne del veneto Istituto. Il commercio poi
dell'avventurina vien fatto colla Germa-
nia, colla Francia, coll'America, in ispe-
cie colla Turchia. Fino dalla scoperta,
questa produzione fu accolta con mas-
simo favore, in modo da ridestare l'in-
vidia de'francesi che si sforzarono tosto
di riprodurla, ma invano; perchè dopo
imiglie millanterie pubblicate ne* loro
giornali, l'avventurina franrese paran-
co non apparve.» Il Bussolin, nella sua
celebre Guida alle fabbriche Cetrarie
di Murano, asserisce: Le fabbriche ve-
trarie di Venezia e Murano si distinguo-
no pelali smalli in pani di vari colori, ri-
cercati in tulle parti d'Europa, e sono
adoprali ne'Iavori a /)/K.sYZ/ro, nelle mo-
stre d'orologi e in altri oggetti di bisu-
teria. Meritano altresì d'essere ricordale
le pietre preziose artifiziali d'ogni sorta,
e sopra lulto la celebre avventurina o
stellarla, composizione ollremodo sin-
golare, nella quale brillano tante picco-
le stelle che semì)iano d'oro. — E Tom-
nvasoni nella più recente Guida P^en:'-
ta pedoni: Dell' industria di J^enczia,
soggiunge: E* oggi mai un secolo che
l'arie di fare l'avventurina si trovava nei-
l'ollìcine vetrarie di Murano, e ben pre-
sto tal prodotto si dilluse ovunque ricer-
catissimo. I lapidari dicono avventurina
una specie di quarzo tendente al gial-
lo-nero, il quale risplende per il luciccare
di pagliette che sembrano d'oro; e rin-
viensi in vari luoghi, in Francia, in In-
ghilterra, in Siberia. L'avventurina ar-
tificiale modellasi più facilmente che la
•I
V EN
naturale per oUenere graziose manifattu-
re, e Venezia andò sempre superba delle
più belle qualità, l'arte qui naia conser-
vandosi ancoia in modo esclusivo. La fa-
miglia Miotti possedeva il segreto della
sua coujposizione, ma da mezzo secolo
ciedevasi perduta, ed ogni maniera di
commercio era cessata. Presso al i85o
all'es[)osizioni d'industria in Venezia e
Milano, Dahnistro, Barbarla, Moravia e
compagni, e Pietro Bigaglia produssero
saggi d'avventurina artificiale, che face-
va sperare risorta tal fabbricazione. Il
Bigaglia nelle varie esposizioni che sue-'
cessero, quasi sempre presentò i suoi pro-
dotti migliorati, e così a Venezia fu re-
stituito il vanto di prima, e fu rinnovato
il commercio". Abbenchè poi a taluni
de'nominati fabbricatori sia talvolta riu-
scito di ri[)rodurre l'avventurina, pure
al solo Big;iglia sino ad oggidì era rima-
sto il merito non contrastato, e la sorte
propizia d'una continuata composizione e
d'un esclusivo commercio. Non cessaro-
no però altri tect>ici di studiarne il difli-
cile processo, e fra di questi non ha gua-
ri riuscì felicemente nell'intento Giusep-
pe Zecchini del fu Lorenzo, il qualegiun-
se per varie riprese a produrre l'avven-
turina, ed a poter migliorare progressiva-
mente il colore del fondo eia dimensio-
ne delle stelle. La sua fabbrica sociale,
situala a s.Marcuola,nel precedente 1 85?,
fu onorata dalla presenza dell'imperato-
re Francesco Giuseppe I, e del granduca
Costantino di Bussia, in compagnia d'al-
tri principi. Cresciuto il Zecchini da fan-
ciullo nelle fabbriche vetrarie, si dedicò
nella propria oflicina a perfezionare al-
cuni smalti, ed ottenne realmente il pri-
mato nella composizione del cristallo e
dello smalto di color rubino, tinta assai
pregiata e di maggior valore. Si affidò
pure fra non molto di poter presentare
al pubblico lo smalto di color porpora,
di cui tuttora difettavano le conterie.
Divenuto egli in seguito membro della
socicUi delie fabbriche uuile, che sur-
VE N
%e colossale dalle vicende accadute a
qoeslo commercio nel i 848, fra gli alti'i
esperimenti non tralasciò d' applicarsi al
processo dell'avventurina, di cui poi si
ripromise tli protlurreuna quantità pro-
porzionata alle ricerche de'conimillenli,
e di far sempre migliore la qualità col di-
minuire le scabrosità che rendono talvol-
ta men bella la superficie. In tal guisa il
Zecchini ebbe il merito di venir 2/ al Bi-
gaglia distinto cultore dell'arte vetraria,
ed il vantaggio di competere con lui
solo nella vendila. In tal modo progre-
dì un' industria che torna d'onore e di
utile a Venezia, d'onde ebbe culla, e
mantiene costantemente la sede. Le fab-
briche di vetro, e specialmente di perle
di vetro, formano da secoli la gloria del-
l'attività industriale di Venezia. Nel de-
clinar del passalo «ecolo, nell'isola di Mu-
rano, di cui nel§XVIIl, n. 19, agiva-
no 46 fid:)briche vetrarie, delle quali: 8
di smalli e canna fina pe 'margaritari e
perlari,6 di canna ordinaria, 3 di cristal-
li, 4 di soffiati ordinari, 2 i di lastre pic-
cole, 4 di lastre da specchi. Di quest'arte
insigne ha trattato distesamente il ricor-
dato p. Azevedo nel suo poema : f^enc'
tae Urbis descriptio, nel hbro 5, e però
il mio amico cav. Scolari in occasione
appunto delle nozze di una figlia del lo-
dalo cav. Bigaglia, ne recò il brano re-
lativo in versi italiani, e se n'ebbe a stam-
pa il poemetto: L'yurte vetraria ec, Ve-
nezia tipografia Perini i858. Altri ri-
levanti ran>i di manifatture sono in Ve-
nezia le calcografie e le stamperie, es-
sendovi di queste molli stabilimenti ed
assai importanti, che recano decoro, lu-
cro e rinomanza alla città per la loro
eccellenza. I pavimenti o hnltuli vene-
ziani sono troppo propagali pel mon-
do, per la loro utilità e pulitezza, anche
eleganza, onde ne debba e con lode no-
tabile farne parola. Racconta il cav. Mu-
linelli, Del Costume Veneziano. Anti-
camente nelle stanze primo adornamen-
menlo era il terrazzo, già conosciuto
VEN 4.5
da'romanl, ed a piti grande perfezione
da'veneziani condotto. Formato il pavi-
mento di fitte tavole con diligenza coh-
nesse, vi si sparge sopra un composto di
calce e di minuzzoli di sassi, a cui noa
di rado frammischiasi la madreperla e
ben anche alcuna pietra preziosa. Pigia-
ta questa materia con pestelli di ferro,
variamente colorala, lisciata colla pomi-
ce, resa lucente dall' olio di lino, riesce
quel terso, lucido e screziato paviroeti-
lo, che giudicherebbesi a prima visla per
marmo peregrino, il quale a Venezia non
manca mai tuttora anche nella casa di
persona poco agiata. L'introduzione del-
l'arte della Stampa in Venezia e sue pri-
me produzioni, la narrai in quell'articolo,
anche col cav. Mulinelli, cioè nel «4^9
pel tipografo Giovanni da Spira, riceven-
do da sì colta e assai ricca città ogni pro-
tezione e incoraggiamento. Il privilegio
a lui concesso dalla serenissima Signoria
di Venezia a' 18 setteuibre 14^9 s' '^S"
gè nel patrio annalista, a mezzo di 5
consiglieri della medesima, di poter abi-
tare colla famiglia sua nella città, e li-
beramente slanipare ed esercitar l'arte iu
Venezia e suo distretto per 5 anni. Quin-
di nel breve corso d'un anno pubblicò cul-
le venete stampe ben due edizioni delle
Lettere famigliari eli Cicerone, \a Sto-
ria naturale di Plinio, e la Città di
Dio dis. /4gos'.ino,i^t\\a i ."edizione di Ci-
cerone del 1 4^9 sono in fine questi versi :
Prinuis in Adriaca formis inipressil
aenis - Urbe libros Spira grnilus de
stirpe Joannes: -In rcUquis sii quanta
vides spes, lector, habenda,- Quom Itti-
bor hic primus calami superaverit ar-
tem. In fine del Plinio stampalo pure
nel 1469 si posero questi versi: Quein
modo tam ramni cupiem vix leder ha-
beret. - Quigiie eliani fractus pene le-
gcndus crani. - Restituii Fenetìs me
nu per Spira Joannes - Exscripsitque li-
bros aere notante nieos. - Fessa ma-
ivts quondam monco calamusque qiiie-
scatj- Nanique labor studio ccaìlet
4i6 VEN
ìiigenio. Nella 2.' edizione di Cicero-
ne del 14^9 parimenti furono impressi
in fine i versi : Hesperiac quotidaiii
Gernianus quosque libellos - Ahslidil :
en pliira ipse daturus adestj - Nani-
quc vir ingenio mìrandus et arte Joan-
nes - Exscribi docnit clariiis aere li-
hros- Spira favet Vtnelis : q icario naia
mense peregil - Hoc Irecenleniun bis
Ciceronis opus. Finalmente ecco i ver-
si posti a pie del s. Agostino comincia-
lo a stamparci a Venezia da Giovìinni
da Spira, perchè morto improvvisamen-
te poco dopo r ottenuto privilegio (per
cui dal notariato che l'avea registralo,
al margine fu aggiunto : Nnllius est vi-
goris, quia obiit Magister et Auclor),
fulvi finito da Vindeliuo dì lui fratello
nel 1470- Qui docuit p'enetos exscribi
posse Joannes - Mense fere trino cen-
iena volitmina Pliui, - Et tptideni ma-
gni Ciceronis Spira libellos^ - Cocpe-
rat Aureli j subita sed morte percn-
tus, - Non potuit coeptuni l^cnetis fi-
nire vo lumen.- Eindelinus adest ejus-
denifrater, et arte - Non minor, Ila-
driacaque morabitur Urbe. Il eh. Ca-
soni nella biografia del doge Moro, nar-
rando che sotto di lui e nel 1468 Nicolò
Jenson pel i." introdusse in Venezia l'ar-
te della Stampa (ed in tale articolo lo
dissi anch'io, ijuando cioè non avea an-
cor conosciuto il detto dal Casoni), e
che Giovanni Spira nel settembre 1469
ottenne privilegio di stampare VEpislo-
ledi Tullio, notifica che di tale i. li-
bro edito in Venezia, un rarissimo esem-
plare, ritornato da Londra, venne donato
alla biblioteca Marciana a'24''P''''6 ' ^'^7
dalla munificenza dell' ottimo arciduca
principe Ranieri viceré del regno Lom-
bardo-Veneto. Nel rammentato articolo,
oltre la celebre tipografia d'Aldo Manu-
zio, di cui riparlai nel § XV, n. 2, feci
onorata menzione d'altre famose. Sisto V
nel ripristinare in Roma la Stamperia
/Vaticana (ora riattivata dal Rm.° p. d.
Agostino Theiuer filippino, piefello del-
V E N
l'archivio Vaticano), onde n'è chiamata
fondatore, l'appaltò al Biadi, però adi-
dandone la soprintendenza con titolo di
prefetto a Domenico Basa veneziano, il
(juale già fioriva nell'arte scilo il prede-
cessore Gregorio XIH; e poi Clemente
Vili fece soprintendente della medesi-
ma Aldo Manuzio il giovane. 11 prof
Romanin nel celebrare l'introduzione e
prosperamento della stampa in Venezia^
dice che mezzo potente alla dilfusione
del sapere era allora anche l'incoraggia-
mento che veniva dato all'arte tipogra-
fica e libraria, e i notevoli miglioramenti
di quella »i devono all'opera de'famosiAl-
di, dal iSooin poi. Non si permetteva
per altro che degenerasse in licenza, e
fu, secondo le idee del tempo, istituita
una censura preventiva. Non si lasciò
sotto il dominio della censura ecclesia-
stica se non per le opere di soggetto re-
ligioso; non si volle ammettere r/«f//(;e
di Roma, ma si sottomisero i manoscrit-
ti all'esame, prima del consiglio de'Die-
ci, poi de'riformatori dello studio di Pa-
dova (a' 16 gennaio 1 548-49 hii pub-
blicato un catalogo de'libri proibiti dal
consiglio de'Dieci ), lasciando a quello
non per tanto la revisione delle storie
veneziane, specialmente se scritte da'no-
bili, e si conservano ancora le correzio-
ni fatte a quelle del Bendjo e del Moro-
sini. l'er impedire ogni ulteriore altera-
zione nel manoscritto licenzialo, nel i 369
fu fatto obbligo di presentare due copie
ujanosci itle perfettamente conformi, l'u'
na da licenziarsi, l'altra da essere depo-
sitata presso i riformatori. Del resto o*
gni favore era dato al commercio libra-
rio, e nel i548 gli stampatori si costi-
tuirono io una scuola con priore, consi-
gliere e banca. I registri del senato con-
tengono copiosissimo numero di privile-
gi concessi talora all' autore, talora al-
l'editore, per certo corso d'anni, costi-
tuendo una specie di proprietà lettera-
ria ( su di questa oltre quanto ne dissi
a Stampa, ìu occasione del recentissimo
VEN
comitato furmato uel Belgio soUo il no-
me (li Coni ite ttorganisalion du Con-
git-s de la propricic littcraire et arti-
stiqnc, il quale si adunò a'27 settembre
i858 in Brusselles in congresso iuleina-
zìonale per discutere i su[)remi principii
per una giusta ed equa legislazione, i cui
risultati lessi nel Giornale di Roma del
1 858, p. 9 I I , e n. 235; la Civiltà Catto-
lica, serie 3.% 1. 1 i , p. 53 1 e 690, t. i 2,
p. 1 47? ci diede un dottissimo trattato e
intitolato : Il congresso per la proprietà
letteraria), per le concessioni del i54B,
I 59iei5q4, d'onde quell'infinito nume-
ro di opere stampate a Venezia e che a-
\evano esito per tulio il mondo L'acca-
demia de'Pellegrini, discorsa uel § XV,
n.2, possedeva ricca biblioteca e due stam-
perie per la pubblicazione delle opere de'
soci e d'altri scrittori a'quali offriva gra-
tuitamente i propri torchi se la mancan-
i,\ de'mezzi pecuniarii avesse loro impe-
dito di dare alla luce qualche pregevole
lavoro. Ucav. Cicogna conserva iiellasua
preziosissima biblioteca, manoscritla ed
inedita r originale matricola de' veneti
stampatori e librai, alla quale egli fece
inokissìme giunte di nomi e cognomi di
stampatori veneti, o forestieri, ma che
operavano in Venezia, cominciando dal-
l'anno 1469 e progredendo fino al 1857.
Vi aggiunse, a stampa, varie leggi e de-
creti relativi. Quanto floridamente pro-
sperò l'arte tipografica in Venezia, co-
lue si mantiene in ì^plendore, uiuno l'i-
gnora. Può vantar d'essere a nessun' al-
tra città seconda pel copiosissimo du-
mero di sue tipografìe e per quello im-
menso dell' opere d' ogni geuere pub-
blicale, almeno in Italia. IMai sempre fu
per Venezia la stampa un ricco ramo di
sua industria. Imperocché, dopo la stu-
penda invenzione della mirabile arte,
sembrò ch'essa fin d'allora ponesse in Ve-
nezia il suo regno, e cessalo quello della
re[>ubblica restò intatto il proprio. Il Di-
zionario veneto nel 1834 dichiarò. Fra'
Qiolti stabilimeoli tipografici uienlauo
VOL. xci.
VEN 417
special menzione quelli di Francesco A^n-
<heola, di Paolo Lampatu, di Girolaino
Tasso, e particolarissimamenle di Giu-
seppe Aotonelli (nel sestiere di Cauuare-
gio, presso l'abbazia di s. Maria della Mi*
sericordia, nel palazzo Lezze, edificalo
dall'architetto B. Longhena pel procura-
tore Giovanni da Lezze circa alla metà
del secolo XVII, in 3 ordini, toscano,
dorico e corintio, il cui prospello ester-
no è decorato da marmi e da sculture.
L'ampio salone già destinato alle danze
e dipinto a fiesco, ora è centro a'molte-
plici lavori tipografici dell'operosissimo
proprietario, il quale ridusse il vasto fab-
bricato in grandiosa officina, ove s'impri-
mono grandi e numerose opere lettera-
rie ed artistiche), ricco di 36 macchine
allive ed in cui lavorano 3oo e più in-
dividui; stabilimento già premiato dall'I-
stiluto delle scienze, lettere ed arti di due
medaglie, d'argento l'una, e l'altra d'oro
( ricorderò la rinomata tipografia del
Gondoliere, che se ora più non esiste,
rimangono le sue nitide ed eleganti edi-
zioni, i tipi del Gondoliere rinfresca-
rono la celebrità de' veneziani Manuzi);
e le litografie di Deyè e Gaspari ambe
premiate, enell' ultima delle q'iali, più
distinta ed operosa, si stavano pubblican-
do in amplissima forma ^a de'migliori
quadri della veneziana scuola, illustrati
dal Cicognara e dal Zanotto. Ciò prova
che anco le belle arti contribuiscono al-
l' industria di Venezia, nel riprodursi i
suoi innùmerabili monumenti. Dell'an-
tiche e dell'odierne tipografie di Venezia
ne fo ricordi in quesl' articolo principaU
mente ; e già dissi che la tipografia Na-
ralovich fu premiata di medaglia aurea
ed argentea. Qui particolarmente ram-
meulo la tipografia poliglotta de'monaci
mechilarisli, di cui nel § XVIII, n. 9;
e la tipografia greca Filippi, che neh 857
pubblicò in greco : Prosehinilacio del
Monte Santo. Lo stabilimento tipogra-
fo-calcogiafo-litografo, librario, fondi-
tuie del cavaliei' Giuseppe AoioDelli fu
4i8 VEN
«lichiaralo nazionale e premialo con alhe
medaglie d' oro e d' argento, e lultoia
giandecnente fiorisce a decoro non me-
no di Venezia che d' Italia. In più luo-
ghi lo celebrai, come nel voi. LXIXjp.
202,e ne'Iuoghi ivi ricordati. Nel § VII),
n. 67, riportai la Lettera di Gregorio
XV IP. M.a MgJ Giambattista Sartori-
Canova, Venezia dalla tipografia di Giu-
seppe Antonelli i834. Essa però è pre-
ceduta da altra del decoro delle lettere e
del clero veneto, il fu mg/ G. A. Moschi-
iii, diretta al medesimo cav, Antonelli, in
calgli dice. "Gli obblighi che mi leganoa
voi pe'tanfi doni di cortesia, i quali mi ve-
nite praticando conti nuamente,m'aggiun-
gono ognora nuova allegrezza, quante
volle, e queste sono fieqnentissime,io tro-
vo celebrato il vostro tipografico valore.
Non però mai fu tanta la mia esultazione,
quanto allorché lessi la Lettera^ onde la
S. di N. S. Papa Gregorio XV I onoi ò mg."^
Gio. Battista Sartori-Canova, ricevuta
ch'ebbe \aEsposizione di Melchiorre MiS'
girini, del Tempio eretto in Possagno
da Antonio Canova; esposizione uscita
recentemente da'vostri torchi in volume
atlantico con tavole. Splendidissimi in
quella Lettera vengono chiamali i vo-
stri TipiySffuisita l'arte, ammirabile la
diligenza vostra j e parnii che in si po-
che parole ci sia il più grande elogio a
Voi, a Voi che spesso ripetete : piacer-
vi che molto si dica in poche parole.
lo vi mando copia della Lettera, alla
quale sta unito il volgarizzamento che
ne fu fatto. Usatene come meglio vi pia*
ce, e accettate le offèrte della estimazio-
ne del Vostro Obmo. G. M. " L'opusco-
lo che contiene le due Lecere, dice in fi-
ne che fu impresso a'7 maggio i834 nel
nìomeolo in cui onorarono culla loro
presenza lo stabilunento tipografico e
calcografico il cardinal J. Monico pa-
triarca di Venezia, ed il conte Gio. Bat-
tista di Spaur governatore delle provin-
eie venete, con altri ragguardevoli fun-
zionari e soggetti, li cav. Aultìuelli può
VEN
vanlare, che un Giegorio XV'I, che ne
amuiiravu il genio operoso e intrapren-
dente, accettò da lui la dedica dell'ediziO'
ne magnifica dell' Opere di s.JgosliiìO,'A-
meritaiidoloinogni tomo con cenlo-icudi}
dissi vanto, perchè nou-pincendo a rpiil
Papa nella sua bella virtù deH'tunillà, l'ec-
cessive Iodi, siccome santo esapiente, nou
soleva accettare dediche d'opere. In que-
st' articolo di Venezia, parlando di sue
eccellenti tipografie, ad onta del mio com-
pendioso sistema, non è possibile che ptu-
affetto, stima e grato animo non torni a
lodare la perizia e nitidezza tipogr^ificrt
della stam[)eria Emiliana (situata nel
sestiere di s. Croce, nella parrocchia di
s. Giacomo dall'Orio, di cui nel § Vili,
n. 46, vicino al fondaco dei Turchi, the
ivi trafficavano, discorso nei § Xi V, n. 3),
chi la presiede con tanta uitelligenz,i,
e tutti i suoi bravissimi operai, che ga-
reggiando in impegno e zelo egregiamen-
te n)i corrispondono, anche per reci[)ro-
ca genialità. Onorevolmente sopranno-
mai Argo chi soprintende, e Giobbe il
proto; perchè al 1." nulla sfugge, ed il 2.°
è tipo di pazienza, ne' ricami il'aggiunle
che scrivo sugli stamponi, eseguiti poi con
mirabile diligenza. Questo mio sincero
omaggio, derivatodalla perfetta esecuzio-
ne della ventenne impresa, io già lo resi
ne' voi. LXVll, p. 186, LXIX, p. 2 i 7,
LXXXIII, p. io4) e qui colla massima
effusione d'animo lo rinnovo. Anzi vi ag-
giungo uno speciale ringraziamento, pel
cordiale ed elegante, pure incoraggiante,
componimento poetico impresso con que-
sti tipi, con cui piace a quegli anin)i gen-
tili (ma già sono veneziani) di rendermi
più gradevole il ritorno dell' anniversa-
rio mio onomnslico, e la festa d'uti San-
to che lasciò a Venezia il suo nome in
sempiterna benedizione. Li conservo co-
me altrettanti gioielli immortali di vera-
ce soddisfazione. Essi tutti s'abbiano que-
sto ulteriore e solenne imperituro atte-
stalo di giustizia e d'amore. Parlando
poi delia tipografia Eujiiiaua, uou posso
V li i\
iHceie, come notai nel i.° de' citali Itio-
elti, die liessa è sollo i potenti e speri-
mentati auspicii del benefico veneto s.
Girolamo Emiliani, e ne porta il bel
nome. iVIi gode l'animo d'aver potuto di
sopra ancora una volta celebrare il fon-
datore (ìe'Somaschi, le sue benemerenze
colla patria e l'umanità. Fer ultimo ne
raccolse tutti i fasti^ ne illustrò le glorio-
se gesta, e forse più d'ogni altro facon-
do, coir elenco eziandio de' principali
sciittriri della Vita e degli Atti del Santo,
nllresì per aver discoperto documenti
dapprima ignorati, il di lui concittadino
c!>. cav. Emcnanuele Cicogna, nella sua
miniera d'ogni erudizione patria, quale
è l'opera delle Inscrizioni Veneziane,
cioè nel voi. 5, da p, 362 a 887, inclusi-
ve. Il tutto sappia la Storia. — Della ca-
sa d'Industria in Venezia, dissi parole nel
§ X, n. 4j lf> quale è mezzo pronto e il
pài elììcace per provvedere di lavoro i
poveri che non ne hanno; ed il numero
maggiore de' lavoratori giova all' indu-
stria e al commercio. Con provvido inten-
dimento l'attuale governo imperiale, vo-
leiido promuovere oltre l'arti belle anche
le necessarie ; e perciò, alline di conserva-
re l'istituzioni tendenti ad accrescere l'in-
dustria, incoraggiar 1' agricoltura, le ar-
ti e i mestieri, volle premiali coloro che
avessero fatto ne'diversi rami utili sco-
perte, o che avessero inventalo, perfezio-
nato e trasportato ne' veneti paesi nuove
industrie, nuove sorgenti di prosperità.
Questi premi da distribuirsi in perpe-
tuo, e in pubblica seduta, dovevano con-
sistere in medaglie d'oro e di argento,
sopra le quali da una parte fosse impres-
sa l'imperiale immagine, dall'altra un'i-
scrizione che avesse a ricordare l'oggetto
giudicalo degno di piemioed il nonte del
premiato, cooie si legge nella notifica-
zione governativa de'29 agosloiH r 5. e-
manata d'ordine tleli'imperatore Fran-
Cesco I, presso la Collezione delle leg-
gi. In seguito di ohe, a' i 2 febbraio 18:6,
natalizio deiraugusto,si fece a Venezia la
V li iV 419
T.' distribuzione de'premi d'incoraggiu-
nienlo. Accresciuto con maggiori orna-
menti r ordinano splendore della sula
del palazzo ducale detta de' Squittinii,,
per quelli che ivi facevansi nella repub-
blica, maestrevolmente intorno ad essa e
fou bell'ordine si videro disposti gli og-
getti d'arte e d'industria esibiti alconcor-
so, e molti pure spontaneamente ollerti
da' veneziani mercanti e manifattori. Il
cav. Mulinelli ne^W A nnaliUrh ani di P'e-
iiezin, riporta l'elenco di tutti quelli che
furono premiati in Venezia e sue provili-
cieperoggetlid'industriadali8 i6al 1 8'^»
inclusive. I premi vengono distribuiti
un anno a Venezia e nn anno a i\lilano.
l*er le recenti esposizioni dell' industria
veneta m'istruisce la Crocaca di Milano
colla i.^disp. del tSSy de' pidiblicati :
Cenni critici sulla esposizione Industria-
le fenda del i856 di Michele Treves,,
tipografìa della Gazzetta Ufficiale di
/'eneziaiii56. La medesima nella ilisp.
i3.^ del i858 ragiona dell' Esposizione
d'Industria a Venezia del i858, e della
consueta distribuzione de' premi d'agri-
coltura e d'industria eseguita a'So mag-
gio, riportando un estratto del discorso
detto in quest'occasione nell' i. r. Istitu-
to dal conte Ferdinando Cavalli, ripro-
dotto dagli Atti del medesimo, in cui
dimostra quanta parte l'industria eserci-
ta sulla civiltà; e di quanto disse sul ri-
sultato dell'esposizione il d."^ M. Treves,
e riferito dalla citala Gazzetta de' 2G
giugno 1 858, dichiarando l'industria^ ve-
neta procederea pas-si lenii s"i,ma non in-
terrotti, nella via del progresso. Del di-
scorso del copte Cavalli, importantissi-
mo è questo brano. « Ai grami giorni
«Iella fatale invasione dell' orde setten*
ti ionali, alcuni fuggiaschi ricovrarono in
(jueste Lagune e fermatavi la sede, atte-
sero per necessità di luogo al traffico ed
a'ojercenumi (sic), ne'quali ben presto ac-
quistarono tal nominanza che Carlo Ma-
gno vestiva e saio e tonaca manifatture
venete, e Liulprando ammutì col vene-
4^0 V E N
lo nome la jnttanza dell' arll bizanline.
— Menile le navi delia gloriosa repui)-
hlira veleggiavano tulli i mari, e merca-
lavano in ogni lido, facendo del loroconj-
inercio lieti i re della terra e sazie le na-
zioni della sua opulenza, i veneziani in
questa bellissima delle città fabbricava-
no organi, gittavano campane, fondeva-
no metalli, il ferro riducevano utilmente
in molti lavori, e l'oro foggiavano in fer-
niaglijcasloni^minuterie e maglielled'im-
pareggiabile piccolezza. Abilissimi nel tes-
sere il cotone, il lino, la lana e la seta,
ne formavano trine, pizzi, merletti fini-
tissimi, ed ogni maniera di drappi schiet-
ti e ad opera, velluti, rasi, broccati, da-
masi hi, zendadi. Purgavano e conduce-
vano a molta bianchezza lecere e lo zuc-
chero. Preparavano e doravano con som-
ma rallìnntura le pelli ed i cuoi. — E-
sperti nella chimica, facevano tinture va-
ghissime, e componevano saponi, farma-
chi, colori, avidamente da per lulto cerca-
li. — Lavoravano eccellentemente,qufln-
to mai far si possa, il vetro, e ne traeva-
no specchi tersissimi e meraviglie di mar-
gherite, di fiori, di friitta, d'animali, di
piume, d'arredi e perfino caratteri da
stampa, conlerie tanto pregiate che in
alcuni paesi erano moneta, ed i manda-
rini cinesi e lattari amavano adornarse-
ne alle maggiori comparse. — Insom-
ma, qui era la scuola d'arti per tutte le
nazioni, il teatro più luminoso a' trionfi
dell'industria. Ma nel tempo medesimo
il mondo attonito già ammirava prov-
vide leggi, sapiente governo, soda pietà,
miti costumi, ed ogni guisa di belle, ma-
gnanime, illustri virtù: qui sicuri i di-
ritti, l'ordine mantenuto, la tranquillità
consertata : qui pompe anguste di reli-
gione, frequenza di cerimonie, celebrità
di supplicazioni: qui agi, comodi e le
moibidezze del vivere e conversale di-
lettoso; qui feste, sollazzi, spettacoli di va-
ria esultante giocondità; qui maestà di
basiliche, magnificenza di piazze, sontuo-
sità di palagi, squisitezza di monumenti,
YEN
slupendità di pitture, maraviglie e por-
tenti d'ogni futa; e la tua storia, o famosa
regina dell'Adriatico, fu per lunghi seco-
li la storia della civiltà d'Eiuopa e del
mondo . . . O Veneziani, io vi richiamo
all'industria. Ella formò la grandezza de*
vostri avi, e può ancora essere campo u-
bertoso delle vostre glorie. Valetevi di
lei per rinvigorire la patria nobilissima,
e prepararla a fausti eventi, che forse non
è lontano il tempo in cui pel concorde
volere di tutta Europa dovrà aprirai
quell'Istmo, pel quale altra volta il vo-
stro senato invano desiderò libero passo
al commercio d' Oriente. Deh ! possa
questa città, che parla sì alto al cuore
di quanti la conoI>bero, deh possa, de-
terso Io squallore degli anni avversi, ri-
comporre il suo manto, e ripigliare ne'
trallìci lo scettro avito".
2. Il commercio veneziano, dice il Di-
zionario veneto, oltre agli oggetti nella
città fabbricati.ed alle operazioni di ban-
co, forma argomento delle sue specula*
zioni principalmente i generi coloniali,
l'olio, i salumi, i formaggi, i grani, il le-
gname, i liquori, il vino, la cera, le lane,
le tele, le merci, le chincaglierie, i frutti
secclii, gli agrumi, gli oggetti d' arte an«
tichi e moderni ec. ; ed ha oltre al tri-
bunale di commercio, esistente nelle Fab-
briche Vecchie di Rialto, una cimerà di
commercio ed industria, residente nel
palazzo ducale , una borsa parimenti
nel palazzo ducale, e parecchie società
di assicvnazioni marittime e altramen-
te giovevoli al trMfìico, all'arti ed a' me-
stieri. A' 2 1 maggio i83g co' tipi del
Gondoliere fu stampalo in Venezia il Pro-
gramma e gli Statuti della Società Fene^
ta Commerciale a^'ente lo scopo preci-
puo del commercio diretto ci' iinporld'
zione e di cporlazione, con im capitale
costituito da azioni peri 5 milioni di lira
auslrinche, con approvazione del gover-
no. Trovo opportuno riportate il prò-
gr;imiiia dello Stabilimento Mercantile
di Venezia, pubblicato dalla catnera prò-
V n: N
vinciate di rninoicicio eil inJiislria a* 4
maggio I 8 )-2, ilal suo egregio presiilcnle
C.1V. Giuseppe Reali, riferito dal n. l i5
liei Giornale di Roma, e ricavato dalla
Gazzetta di Fenezia de* 1 3 maggio, la
quale però contiene pure gli statuti per
i'atlivazìonedi tale società. » In mezzo al
quasi prodigioso succedersi dell'innova-
le condizioni commerciali del mondo in-
civilito, nessuno v'ha che non compren-
da rendersi indispensabile lo spiegare la
luassima energia ne'movimenli; lo spin-
gere con instancabile attività l'estensione
de' rapporti diretti co'piìi lontani paesi;
lo slanciarsi con prudente cnaggio ia
tulle quelle speculazioni , che ragione-
volmente presentano un esito vantaggio-
so. A raggi imgere però un silTatto svi-
luppo, cui Venezia, questo scalo impor-
tante mari llimo d'una eletta parte della
monarchia, è adesso chiamata da'mutati
destini, i mezzi attuali del solo veneto
commercio, depauperati dalle profonde
scosse sofferte, sarebbero insudicienti; e
quel bisogno, che la camera di commer-
cio anche in passato riconosceva sussiste-
re, e voluto avrebbe soddisfatto, colla dif-
fusione dello spirito d'associazione, unico
possente fattore della più larga prosperi-
tà de'coramerci e dell'industrie, si in ora
tanto più altamente sentire, quanto mag-
giore è In necessità e l'interesse comune,
che Venezia venga una volta ad assume-
re il suo vero carattere di porto centra-
le delle Provincie, alle (juali è legato per
posizione geografica , per comoda sicu-
rezza e per intimila di rapporti. Se in
passalo taleconvinzioiiedella veneta com-
merciale rappresentanza dovette restar
circoscritta allo sconfortante limited'uno
sterile desiderio, perchè le in allora suf-
ficienti foize individue, [lolendo mante-
nere i rapporti della piazza in soddisfa-
centi condizioni, non ne presentavano co-
sì vivamente l'urgenza; oggidì che ognu-
no sente il bisogno di seguire un nuovo
online di cose; adesso che il porto princi-
pale di Venezia apre giù il suo seno alle
VKN i?.i
navi delia owggiore immeriione, mentre
per rassodare il felice risidlato della pres-
soché compiuta Diga di Malamocco, an-
drassi ad erigere per sovrana munificen-
za la Controdiga ; ora che la moltiplicilà
delle strade ferrate dà al movimento
commerciale un impulso semprepiìi cre-
scente e animalo , e che coli' istituzione
de'telegralì i popoli stringonsi in una so-
la famiglia;sarelibe colpa di lasciarsi tra-
sportare serjz'azione e indolenti su d'una
carrierache diventerebbe riprovevolmen-
te hmga ed oscura ; sarebbe colpa di noti
dispiegare la più ferma volontà tlel bene
generale, a mezzo d'una atlivilà tempra-
ta all'attualità de'bisogui. E ben la sen-
tivano questa necessità alcuni benemeri-
ti cittadini , che indotti dopo lunghi e
ponderali studi a formulare il progetto
d'una società anonima, da intitolarsi StU'
bili mento Mercantile di Fenezia, aven-
te il triplice scopo di ricevere a semplice
deposito, non che di ricevere a deposito
verso sovvenzioni, merci a preferenza di-
rettamente dall'estero importate, e di pre-
starsi allo sconto di ellelti cambiari, pa-
gabili in questa piazza, mostravano come
con tal mezzo aprir si possa opportuno
l'adito alla combinazione di più stretti o
novelli rapporti fra questa e le consorel-
le città, che sararmo al caso di cogliere
tutti i brillanti vantaggi il'una cominii-
cazione facile ed immediata con questo
centro innritlimo; come si offra con esso
più largo il mezzo d'istituirvi grandiosi
depositi a sfogo delle produzioni del suo-
lo e della industria, tanto nazionali che
estere, facilitando così le transazioni co'
luoghi di origine; come per esso possa ac-
crescersi ardimento alle grandi specula-
zioni e prestare soccorrevole appoggio
alle mediocri; come si possa, in una pa-
rola, con tale elemento sforzare il tempo
e gli eventi, spandendo fecondi su questa
e sulle piazze, che stanno con essa in rap-
porto, que'semi di prosperità che reste-
rebbero isteriliti senza la colleganza di
mezzi poleulì. La camera di commercio,
4'>.". V E N
persuasa dal risultalo degli studi, portali
tanto suU'insìenie qtianlo sui dettagli dei
progetlo,che (|nesl'impresa odra una con-
veniente garanzia e sicurezza pe'soscrit-
lori, e che soltanto una silFatla istituzio-
ne possa corrispondere in modo soddi-
sfacente alla desiderata ampiiazione di
transazioni più tacili e [)iù fortunate, sia
colle consuddile , sia coli' estere piazze,
congiuntamente ad un'onesta «ililità pe-
gli azionisti; convinta inlinìau^ente che
all'efrelluazione di rjuest'in)presa non pos-
sa mancare il concorso de'nazionali e de-
gli esteri, aventi un eguale interesse, a-
vendo deliberato all'uuaniuiilà di farse-
ne la proinotrice, ne invocava ed ottene-
va la necessaria preventiva superiore ap-
provazione. Egli è pertanto così sorret*
lo dal voto della commerciale rappre-
sentanza e dalle più vive sue sollecitudi-
ni e caldi voti, che il progetto di cpie-
st'irapresa viene presentato al pubblico
negli imiti statuti, allineile ognuno possa
convincersi che lo scopo è quale fedelmen-
te venne espresso: il vantaggio, cioè re-
ciproco delle piazze, che stanno o sta-
ranno con Venezia in immediala relazio-
ne; il rinascimento della più estesa ope-
rosità in questo porlo, unico, importante
e centrale del regno LondjardoVeneto;
e l'utilità e garanzia pegli azionisti che
vi prendono parte. Mentre la camera è
liela di aver conseguita la facoltà di pro-
cedere alle primordiali pratiche per la
fondazione di questo novello istituto, in
relazione al riverito luogotenenziale di-
spaccio 2 5 aprile p. p., n. 8626, nella fer-
ma fede di non essersi lusingata invano
che il concorso delle prenotazioni sia per
raggiungere sollecito l'estremo occorren-
te, onde poter dichiarare fra poco la so-
cietà regolarmente coslituila; apre da
quest'oggi presso la sua residenza e pres-
sp le sale di Borsa il prolocollo per le
sottoscrizioni, ritenuto che non saranno
obbligatorie se non nel caso che il limi-
te, dagli statuti stessi determinalo, ven-
ga raggiunto. Aggiungere al fin qui det-
V E N
lo eccitamenti , sarebbe far Iorio ali'in-
lelligenza de'commercianti, sarebbe dif-
fidare di quella de' capitalisti. La came-
ra, condotta dalla coscienza dell'onestà e
dell'utile, si atlende con sicurezza di ve-
der coronati luminosamente dal fallo i
suoi desiderii e i suoi sforzi". Lo Stabili-
meuLo Mercantile di Venezia ebbe ef-
fetto. — Si legge nel n. 291 del Giornale
di Roma del iSSy, il seguente estratto
dalla Gazzella di Milano sui fianchi e
sulla cassa di sconto di quella città e di
altre. Di Venezia si dice. I banchi sono
creazione italiana (ne riparlai nel voi.
LXXX.IV, p. 72 e seg.). In Italia nac-
que la scienza delle ricchezze. In Italia,
prima che altrove, si è pralicamente fon-
data la teoria del credito. Il Monte Fec
chic, fu sotto il doge Vitale II Michieli
istituito in Venezia intorno all'annoi i56
(o nel I 1 7 I secondo il PiomaniUj dicendo
pure che il i." prestito si fece nel i 164), vi
si aggiunse il Nho%'0 neli58o, ed il Nao-
vissìnio nel 1610, colle reliquie de'quali
si formò nel 1 7 1 2 il Banco del G//o.(sot-
to i portici vicini al ponte di Rialto, a'
tempi della repubblica erano gli ulFui
del Banco Giro, poiché fu in Venezia,
pi ima che altrove, che da'pri vali si apri-
ronoi banchi e poi dal pubblico), checon-
linuò sino al cader della repubblica. Tra
il XII e il Xlll secolo la Toscana coniava
parecchi banchi; e quell'insigne di s.
Giorgio di Genova sorse nel 1409. Nella
fausta occasione del ben auspicato con-
nubio dell'arciduca Ferdinando Massimi-
liano colla principessa Carlotta del Bel-
gio, lui intercedente, l'imperatore de-
gnossi approvare in massima il progetto
dell' /. li. Privilegiala Cassa di Sconto
pel regno Lo/nhardo- Vendo, con sede
io Milano; ed a' 20 novembre sanzionò
l'istituzione d'una società per azioni col-
la firma: Cassa di Sconto di Milano e
per le Provincie Lombarde. Tale benefi-
cio fu accollo come si doveva, con pio-
fonda riconoscenza. Infatti col fondo di
3o milioni, rappresenlalo dar 00 nula a-
V E X
ziuiiì, l'I ca>»a ili sconto, limitata alle sole
Provincie lombarde, poiché le venete so-
no già doliiJe dello Slabiliinento Mer-
cantile di / enezia^ può «spaziare in una
cei'ctiia vasta a bb<i «stanza e feconda. Ri-
ferisce li veneto Dizionario. Quella Ve-
nezia, che fino dal principio del VI se-
colo avea impreso il suo cointnercìo sul
mare, che serviva di sue navi il greco ca*
pitano Nai'sele, che mediante il suo i.°
doge Paoluccio Anafeslo stringeva con
Luitprando re de' longobardi trattali a
sicurezza del trallico che pe'fiuini faceva-
no i veneziani nell'internu dell'Italici; Ve-
nezia che vendeva forzatamente a' vicini
ed a'IoQtani il suo sale , proibendo col*
l'armi o ahrimenti a'Iombardi, a'roma-
gnoli, a'uapo.'elani, a' dalmati, e fino a'
re d' Ungheria, di fabbricai ne; che pur
neirV'ill secolo frequentava i porti d'xV-
frica e vi trasportava gran copia di schia-
vi (come narrai nel § XVI, n. 4); che a'
cortigiani di Carlo Magno forniva ab-
bondantissima piovvisionedellefinee pre-
ziose merci d'oriente; che già nel secolo
XII teneva suoi consoli in Egitto , in Si-
ria, a Londra, ed in più altri luoghi; i
ricchi prodotti deH'iiidDstria dell'AMa e
dell'Africa radunavaiisi allora a Coslan-
tinopuli, al Cairo, a Dainialu. in Alessan-
dria e porti vicini, e colà trasferivansi i
veneziani ad acquistarli, spesso cotninu-
tandoli con altri generi che dall'Italia e
da molle parli dell' Ekiropa in Venezia
colavano, e poi di colà tornando, li di-
stribuivano a Marsiglia, Barcellona , Si-
viglia, Lisbona, Bruges, Londra ec, per
mare e anche per terra ne facevano spe-
dizioni verso il nord per la via di Zuri-
go e d'Augusta; Venezia che come il cam-
bio ampliava fra l'occidente e 1' Oliente,
così progrediva nell'arti, né più limi-
Idiidosi al sale e a'veiri de'primi leuipi,
eslt iidevu l'industria sua a moltissimi o-r-
geni di bisogno, di comodo, e ancor di
lusso, sì che i suoi dogi presentavano di
opere veneziane gli stessi imperatori; die
scingeva le iciuziuui culUUUU'Uuli aiuo ad
V EN 4^3
aver fondachi alle bocche del Tanai, ed
a stipular mercantili convenzioni col tar-
taro Gengis Kan, con altri sovrani d'A-
sia e d'Africa, e particolarmente cogli .ir-
ineni; che spediva ogni anno 4 gran flot-
te mercantili sotto la scoria delle così det-
te galere di racrcalo, montate dalle pub-
bliche forze, lai/ nel Mar Nero, l'altra
ai porti di Siria, toccando ad A leppo e
Beyrul, e nel ritorno a Cipro, Candia e
Morea, in Egitto la 3/, e finalmente la
4-", che chiamata di Fiandra, girava le
dueSicilie, passava indi per Tripoli, Tu-
nisi, Algeri, ed uscendo per Io stretto di
Gibilterra, percorreva la costa di Maroc-
co, quindi quelle di Portogallo, Spagna
e Francia, entrava a Bruges, in Anver-
sa , poi a Londra , donde ripassato lo
stretto e costeggiato sul Mediterraneo la
Francia e l'Italia, faceva in patria ritor- '
no; Venezia che per tal modo ascendevi!
a quell'apice di commerciale prospeiità,
per cui nel XV secolo abbracciava nella
sua mercatura quasi tutto il mondo al-
lora conosciuto , e con tanta possa che
la sola Lombardia nel 14^3 le dava
i,6i 2, ODO ducati d* oro, oltre a molti
prodotti dille sue fabbriche , e partico-
larmente panni per qoo,ooo ducati e
telerie per altri 100,000; delle quali mer-
ci i soli diritti doganali importavano me-
glio di 200,000 ducati al pubblico era-
rio, ed alla Lombardia slessa vendeva an-
nualmente cotoni, (Ilo, lane di Spagna e
diFrancia,tlrappi d'oroediseta,pepe,can-
nella,zuccaro espezierie diverse, sapone,
colori, schiavi, ed altri articoli minuti per
1,790,000 duca li; che annualmente allo-
ra girava 10 milioni di ducati d'oro, sui
quali guailagnava due milioni pel tra-
sporto delie merci, e due milioni di al-
tre utilità, e così ammassava immense
ricchezze, continuando per lungiùssiaio
tempo, in cui contava 3, 000 bastimen-
ti della pollala da 10 a 200 bolli, mon-
tali da 17,000 marinai, 3oo navi con
8,000 mai inai, e /\.5 grosse galee con
11,000 uiariurti, e così iu tulio 3,3 jj
4^4 VEN
legni (la commercio cl»'«-i ano in corso ed
occupavano 3G,ooo uomini per condur-
li, ed oltre 16,000 artieri per costi uirli
e ripararli ; (|uella Venezia finalmente, al
cader del secolo XV , per la scoperta
della via delIMndieOrienlali pel Capo di
iJuona Speranza [7' .). e nuovamente lo
deplorai nel voi. LTiXXlV, p. 22, per
quella (.\e\\' america (/ .), per le guerre e
per altre cagioni ancora clie fatalmente
congiurarono in un gruppo a'suoi dan-
ni, decadde sì clie ne un'ombra pure ri-
ruane di quella somma altezza. Tuttavia
la bellissima sua situazione in mezzo al-
l'acqua , a portata del mare, a portata
de'fiumi die corrono tutta l'Italia supe-
riore, non poteva privarla allatto della
commerciale sua importanza, né slreoios-
si tanto la sua industria da negarle un
posto ancora ragguardevole Ira la gen-
ie industre e trafllcanle; condizione che
porge lusinga di migliorare non solamen-
te per le facilitazioni del Torlo franco,
coD)e dirò ragionandone nel numero se-
guente, ma per quanto altro riferirò nel
1). 4- Quanto al discoprimento dell' A-
merica, dice il Cancellieri nelle Disser-
tazioni epistolari bibìiogrn/ìche, dover-
si da tulli convenire col p. Cliarlevoix,
Ilistoire generale de la Noia'clle Fran-
te, all'anno i5o8, che le 3 potenze che
si divisero quasi tutta l'America, debbo-
no certamente i suoi pricni discoprin)en-
li a 3 italiani; cioè i casligliaui al geno-
■ve»e Colombo o inonferino (come nse-
glio dissi nel voi. LXXXYIII, p. 46),
gl'inglesi a'veneziani Cabotta (di cui nel
fine del n. 3, § XVI), i francesi al fioren-
tino Verazznni. Quindi osserva coll'An-
dres. l*er la scoperta America -si vide fio-
rire un nuovo commercio ed una nuova
marina, per essersi cau)biala l'economia
polìtica di tutto il mondo; avendo però
la nostra Italia, che per mezzo de' 3 no-
tninati suoi figli ha fallo scuoprire il nuo-
vo Emisfero, che forse senza di essi sa-
rebbe rimasto nascosto, seguitato a go-
derne, pi 1 gì aii fatali là, meno di luUi.
YEN
Quindi, come ben riflelte il Delliuelli ne!
liiscri^iinenlo (V Italia, l. 2, p. 28), col
giro del commercio, che solo d'allora io
poi formò la base della politica, bau va-
riato gli eraporii, e i gran fondachi e
magazzini dell' Europa. Tosto non più
da Venezia, e per lei da Alessandria, ma
dagli spagnuoli e da'portoghesi più spe-
ditamente, non solo 1' indiane e l'asiati-
che merci, ma anche l'americane furo-
no distribuite per nuove scale di com- «i
mercio. Conviene avvertire che il Can-l|
cellieri pubblicò l'opera nel 1809. Il Mu-
ratori , Disseriazioni sopra le aalieliilà
Italiane, dissert. 25.', col monaco di S.
Gallo, De Heh. hellic. Caroli Magni, nar-
ra che a queU'ejioca i mercanti venezia-
ni, siccome dediti alla mercatura, porta-
vano di tanto in tanto a Pavia de trans-
marinis parlibns omnes orienlalinni di-
vi li as j parole indicanti non meno pan-
ni, drappi e tappeti. Nella dissert. 26.*
dichiara, che i primi ad esser polenti in
mare in Italia furono i veneziani, glo-
ria, ch'egli dice, tullavia ritenevano a
suo tempo fra gl'italiani, e tutti sanno che
il grand'uomo mori nel lySo. lliporla,
che dell'inclita loro città e nazione, nel
1090 scrisse nel suo poema Guglielmo
Pugliese; e soggiunge, certo è, che prima
ancora del secolo XI e fin quando regna-
vano i longobardi, fu rinomalo il valore
per mare del popolo veneto. Nella dis-
sert. 39.' conferma che i veneziani anda-
rono innanzi agli altri italiani nel negoziò
per mare, e che in progresso talmente si
addestrarono alla mercatura, che sopra-
vanzarono gli altri nell'arte di navigare
e mercantare ue'paesi stranieri. Dice ch'e-
rano animali alla navigazione e al trafli-
co dalla loro situazione marillima, e dal-
le convenzioni che passavano fra essi ei
greci. Però ne'patli che di mano in inanoi
veneziani andarono facendo co'reo gl'im-
peratori padroni dell'Italia, vi era sem-
pre questo. Negntia inler parlesjlant,
et lieeal darec/uaecunu/nt inler eos eon-
yenerit sine nliqua i'ioleiilia auleonLra-
V EN
ridate, ila ut oeijua condtlio utrarum-
nHcpiirtiuin iiegotiatorìLus conserve tur.
Ì)e|)loi'a Muraioli che i veneziani coni-
nieiciasseio pure di schiavi. Di jjiìi ch'essi
fecero proprio il commercio degli aromi
edeilespeziet'ie, che disi libui vano a qua-
si tutte le Provincie d'occidente. Ad imi-
tazione fecero il simile gli amalfitani , i
pisani, i genovesi; e questa gaia non tar-
dò a produrre odii, inimicizie e guerre,
nelle cjuali in fine toccò a'pisani di soc-
combere, senza più risorgere all'antica
potenza. Rileva Cancellieri nelle Disser-
(azioni epistolari bihlio^rajrche jV e-
sercizio della Mercatura essere stato sti-
mato sommamente onorevole (ne tenni
proposilo anche nei vol.LXXXlV, p.i 55
e seg.), uè fare verun ostacolo alla No-
billàj dimodoché Mercante e Patrizio
fu lo stesso in Venezia, che per gran tem-
po si occupò tutta nel trafllco, così tutte
le famiglie più illustri. 1 Conturini furo-
no mercanti sino dal 1200, ed i più illu-
stri veneziani, sin presso al i5oo; e il gran
doge Andrea Grilli si dice Mercator in
Constaniinopoliceleberrimus, prima di
salire sul trono. Agostino Chigi di Sie-
na (F\) avea credito in ogni parte del
mondo, fino fra gl'infedeli, da' quali era
chiamalo ilgran Mercante Cristiano. —
A'9 dicembre! 856 l'imperatore F'rance-
sco Giuseppe I pose la i ." pietra fonda-
mentale nell'i, i: Arsenale della marina
in Pula, per la forza marittima dell'im-
pero e di sua crescente flotta militare,
sotto la direzione dell'arciduca Ferdi-
nando INlussimiliano comandante supe-
riore della medesima. Io tal modo surse
uno splendido baluardo per la potenza
navale dell'Austria; che in pari tenipo è
un germe che farà rifiorire la città e il
porlo di Pola già tanto invidialo, ambe-
due avendo avuto una bella fase d' esi-
stenza a' tempi prosperi di Venezia, co-
me facente parte de' suoi dominii d' 1-
stria, di cui era la città più importante. —
Prima di lasciare il commercio, col cav.
Mulinelli, Aroiali Vrhani^ farò meuzlo-
vci. xct.
VEN 4^5
ne dell'antica e famosa fiera, denomina-
la Scusa con dialetto veneziano. Avendo
Papa Alessandro UJ concesso indulgenza
e remissione di tutti i peccati a coloro che
dal vespero dell'Ascensione fino a quello
del seguente giorno avessero visitato la
chiesa di s. Marco, e lasciatevi abbon-
danti limosine ; tosto da ogni parte ar-
rivarono a Venezia divoti per lucrare gli
spirituali tesori, onde la città ne godè in-
finiti de'lemporali. I veneziani volendo
profittare di tanto concorso, e ben cono-
scendo come negli uomini possa il fervo-
re intiepidirsi e cessare, non però mai
l'amor del guadagno; a mantener sem-
pre viva quella frequenza di forestieri, nel
I 1 80 statuirono di renderli esenti da qua-
lunque balzello, istituendo perciò una fie-
ra d*8 giorni, la quale poi si prolungò a
i5, e fu delta anc\\e fiera dell' Ascensio-
/K\La ricchezza della fiera Scusa neh 364
giunse a tal punto, da doversi far girare
nottetempo pattuglie per serbar l'ordine
e per custodire le merci, non solamente
nella piazza di s. IMarco, ma in tutte le
contrade eziandio accatastate. Nel 1775 il
senato per accrescere bellezza alla fiera,
ordinò un recinto nuovo di legno da in-
nalzarsi nella piazza di s. Marco, con di-
segno di Bernardino Maccarucci, che lo
fece di forma elitlica, con un largo por-
ticato nelTinteroo, sotto cui si aprivano
le botteghe delle merci le più pregiale,
lasciandosi che le altre men nobili faces-
sero di se mostra nel circuito esteriore.
Abbenchè nella ricchezza e nella rarità
de'Iavori espostivi fosse inferiore la fiera
a quella de'secoli antecedenti, soperchia-
vala però essa nello studio e nell'elegan-
za diligentemente usata da' bottegai nel
far spiccare il pregio delle mercanzie, sup-
plendosi pure al difetto deliri copia di
quelle coll'esporre i lavori dell' ingegno
nell'arti del disegno, laonde i pittori ve-
neziani consideravano quella fiera sicco-
me il principio della loro gloria. Centro
poi quel recinto del sollazzo e della ci-
vetterìa, vi passeggiavano la mattina, tra
28
426 V E N
un calpcsiare citile calcagna, tra urli ne'
fianclii, un andare avanti pian piano, un
(lare indietro per necessità, e un aggirar-
si alle spinte, vi passeggiavano la mani-
na le femmine, vestite di quell'abito lo-
ro nazionale, appellato zcMr/^/t'fto, il qua-
le abbelliva le brulle , e dava maggior
grazia alle belle, chi acconciata avendo
la testa da un Isidoro , cbi da un Giu-
seppino , chi dalla mano del Veronese,
Del modo elegautemente descritto dalla
\enela Giustina Renier Michiel, Origi-
ne citile Feste Veneziane; or a questo
mercante dimandando , ora a quello il
valsente qua di una cosa, e colà di un'al-
tra, e fatto più volle battere i polsi a chi
ne andava seco loro iu compagnia. Vi
passeggiavano poi la sera con un man-
tello nero di seta, con finissimi veli e a
fino trapunto lavorati, con un cappelli-
no calcato in capo, e con una faccia fìn-
ta, o maschera, che riluceva per nitore
e bianchezza, sotto il quale travestimen-
to, detto Bauta, uomini e donne pren-
devano una medesima (orma, sotto il qua-
le eia piti grande nobillà e la più vile ple-
be eguahuente perciò trova vasi. Con que-
sto numero si conipenelrano e rannoda-
no il precedente ed i due seguenti, con-
tenenti nozioni del lutto riguardanti il
commercio e l'industria veneta, poiché
se il commercio pel corpo economico è
sangue , le strade sono sue vene , ed it
telegrafo lo vivifica e illumina. Né meno
si collega con questo numero e argo-
mento, per la sua importanza , il n. 5.
]Von si deve disconoscere, che le moli ma-
gnifiche, i tenipli, le torri, i palazzi, in
Venezia sursero tutti dal fondo della La-
guna per opera del commercio , che in
questi mari fluiva una vena non inter-
rotta di vera prosperità. Tornando que-
sto comuìercio ad aver centro nella do-
niinante dell'Adria, a nuovo splendore ri-
sorgeranno le arti tutte del bello, in au-
mento di quella grandezza, che sola può
sparger 1* obblio sulle passate sventure.
Trovo Leila Cronaca di Milano del 1 8 5/,
V E N
disp. T.*, in data di Venezia 17 felìbraio,
che al municipio fu comunicalo il pro-
getto d'erigere un edificio per uso di Mer-
cato coperto, in una delle piazze della cit-
tà. Sull' antico commercio de* veneziani
scrissero tra gli altri. Filiasi, Saggio sul-
r antico commercio, sulle arti e sulla
marina de' Veneziani ,Ì'-jS,\ì nel 1 8o3 avea
pubblicato in \enei\a, Ricerche storico-
critiche siili' opportunità delle Lacune
veneziane. L'autore erasi proposto di
pubblicare l' innportanza del conimercio
di Venezia negli antichi tempi.eaveala iu-
lilolata: Della grandezza del commer-
cio veneziano; ma il governatore auslria* ì
co impose un cambiameulo nel lilolo, co* i
me asserisce l'autore della sua biografia,
nel supplimento della Biografia univer-
sale. G. B. Fanucci, Storia de tre celebri
popoli marittimi dell'Italia, Veneziani,
Genovesi e Pisani , e delle loro naviga-
zioni e commerci, Pisa 1817. Lodovico
Alberti, Quadro del sistema di commer-
cio e d'industria vigente nelle provvide
venete, Venezia per Francesco Andreola
1823. Nella Memoria intorno a' Muraz-
zi del eh. Defendente Sacchi, il § X trat-
ta: Cenni intorno alle rivoluzioni com-
merciali dell' Estuario. Mulinelli, Del
Commercio de' Venezia ni, \ enez\a 1 835.
// Consolato ed il Portolano del Mare,
Venezia 1612. Coronelli , Specchio del
Mare oPortolano delMed{terraneo,Ye-
neziai698. lmparodalledispeuse2, 3,9,
12 della Cronaca di Milano del iSSy la
pubblicazione de'seguenti libri. G. L. F.
Tafel e G. M. Thomas, Fontes Rerum
uiustriacarum , in cui sono anche i do-
cumenti per servire all'antica storia com-
merciale e politica di Venezia. Privilegi
accordati nel secolo XVI dalla Repub-
blica Veneta per l'introduzione ne' suoi
sfati di zuccheri e d'altre merci, Venezia
18 56, tipografia Naratovich. Breveespo-
sizione del f origine, de' progressi e deU
le varie vicende del commercio e del-
l'industria de' Veneziani, di Giulio Al
berti, Veaezia 1807, tipografia di Gae-
i
V EN
lano Longo. Tn questa e nello «lesso an-
no: Guida Commtrciale della città di
yenczia peìx'Ò'S'j, cor?! pi lata a cura dì
alcuni impiegati della Camera eli Com-
mercio ed Industria.
3. II porto di Venezia, spazioso, corno-
ilo e sicuro, si descrive dal Castellano co-
sì. Cinque grandi aperture danno acces-
so all'acque per alimentare i canali, ed
alle navi per approdare, polendosi dire,
che costiluiscono cinque porli principali.
II più boreale si chiama Porto del Lido
■Maggiore, e vi si scorge il munito castel-
lo di s.Audrea,di che ragiono nel § XV! II,
'n.i4 ei5, con altre recentissiuìe fortifi-
cazioni, delle quali hanno mollo meno-
mato l'importanza i bassi fondi delle La-
gune non guadabili in quella parte da na-
vi veliere. Seguono i due di minor conto,
che diconsi i Tre Porli e s. Erasmo, del
quale parlo nel n. 12 di dello §. Trovo
nel Dizionario veneto, all'articolo Tre
Porti : Pollo distante 2 leghe all'est di
Venezia, formalo dall'Adriatico alla foce
'del Sile,e da alcuni piccoli canali uniti. E'
■buono per le barche mercantili e pel .Si-
le, e pe'canali interni comunica con Mu-
rano e Durano, isole delle Lagune. Di
sua chiesa parrocchiale parlo nel § XVIII,
'n. 23. Procedendo poi sempre più al sud,
'si trovano i passi de'Due Castelli; e di Ma-
lamocco, di cui nel § XVlll, n. 28, pres-
so di cui è l'omonimo porto principale, che
IsoHO i più frequentati, e difesi da valide
opere e da greve artiglieria ;e sono pur
: dessi i meglio vicini a Venezia , che da
'questo Iato fa di se magnifica mostra. A
'maggior chiarezza aggiungerò, essere i 5
'porli di Venezia: Tre Porti; s. Erasmo; s.
i^'icolòdi Lido, di cui nel § XVIII, n.i3;
!\I.i!aiuocco, e quello sussidiario di Chiog-
jyuj d'auìbcdue parlandone in detto § ne'
11. 28 e 32. Il |>orto di Lido era pritna il
'vero porto da guerra e tli commercio di
Venezia; ma alzatele sabbie, convenne
trasportarlo a Malamocco. In seguilo l'in-
gi'esso di (|uesto fu reso difficile da 'banchi
fili sabbia, a rimuover la quale non ba-
V E N 427
stavano le molle piccole dighe, chiamate
pure speroni e guardiani, fatte lungo la
sua costa e quella di Pelestrina, né la di*
ga curva delle Rocchetle costruita ne'pri-
mi anni del progrediente secolo; finché a*
i3 ottobre I 838 l'imperatore Ferdinan-
do I pose lai." pietra alla colossale diga
che rese il porlo uno de'più sicuri e mi-
gliori. Meglio è vedere il n. 5 di questo
§, in cui dico quanto vi ha operato il go-
verno austriaco e quanto 1' ha reso van-
taggioso, e del gran canale di navigazio-
ne mercantile e militare, la cui linea cor-
re da Porta Nuova dell'Arsenale fino a
Malamocco; mentre nel citalo numero di
Malamocco parlo della contro-diga de-
cretata dall'imperatore Francesco Giu-
seppe I. Due aditi principali, il canale di
Malamocco e il canale del Lido, guidano
al porlo, il cui difficile ingresso, prima di
detta diga, era compensalo dalla sicurezza
di stazione. Notai già nel n.4, § XI V, de-
scrivendo il magnifico Arsenale di Vene-
zia, che ultimamente si regolarizzarono le
comunicazioni del porto di Malamocco
coll'Arsenale. I lidi attuali sono 5, cioè:
il Lido Cavallino, Ira il porto di Piave
vecchio e quello di Tre Porti; il Lido di
s. Erasmo, Ira il porlo di Tre Porti e il
porto di s. Nicolò o di Lio; il Lido dello
semplicementeLio, edauchedi Malamoc-
co. compreso tra il porto di Lio e il por-
to di Malamocco ; il Lido di Peleslrina,
tra il porto di Malamocco e quello di
Chioggia;ilLidodiSotloMariuaodiCrou-
dolo. Ira il porlo di Chioggia e quello di
Brondolo. Il Filiasi comincia dal Lido di
Piave tra il porto di Cortellazzo e quello
di Piave vecchio o Sile. La Laguna pro-
priamente della di Venezia, dal vecchio
alveo della Piave, in cui scorre ora il Si-
le, fino a Brondolo, sua estremità meri-
dionale, presenta la forma di una lunu-
la, di cui l'arco convesso segna il confine
colla terraferma ed il concavo quello col
mare. La sua estensione, contpulata di
circa 3o miglia di lunghezza da est ad
ov<i«t,aadò ualuraiuieate soggetta a moi<
42S V E N
ti cuuibiamenti per 1' azione del mare e
clcTluiui; i Lidi antichi furono altresì .li-
torali dalla natura e dall'arte. Nò mino-
re fu la variazione dell'isole nella forma
e nel numero, soggette alle maree, ed al-
le subbie e terre che vi trasportavano i
ilumi; onde alcune vennero ampliate, al-
tre corrose e ingoiate du'flultì. — 11 porto
franco di Venezia (u citcoscritlo dal go-
verno del regno italico, con decreto de'
2.5 aprile i8o6; alla sola isola di s. Gior-
gio Maggiore, descritta nel § XVlll, n.
I. Ma l'imperatore Francesco i a'22 di-
cembre 1829 ordinò, eh» dali.° febbraio
i83o fosse estesa a tutta la città. Il cav.
Mutinelli negli annali delle Province
Venete, esibisce la corrìspoudeule noti-
ficazione, colie disposizioni del viceré ar-
ciduca Ranieri. Da essa ricavo. L'impe-
ratore sempre intento al bene generale
de'suoi sudditi, volendo dare al coramer-
tio de'suoi stali coU'estero un nuovo iu-
creQjeiilo combinabile co' rimanenti in-
teressi della monarchia , e nella paterna
intenzione d'otfrue alla cillà*di Venezia
ì mezzi di promuovere e di migliorare la
propria prosperità, fin da'20 febbraioi829
con suo grazioso autografo concesse che
il privilegio del porlo franco^ limitalo si-
no allora alla sola isola di s. Giorgio, fos-
se esleso a tutta la città di Venezia com-
presovi quel circondario che si fosse ri-
conosciuto conveniente. Il circondario
al quale fu esleso il favore della fran-
chigia , venne stabilito dalla linea che
principia al punto delia batterìa della
Garzina respiciente il porto di s. Erasmo
allo sbocco del canale Bisato in Carboue-
ra, indi allo sbocco del Ghebo deil'actjua
Dura al canale degli Angeli, poscia alla
distrutta batteria di Campalto dirimpel-
to allo sbocco del Ghebo Zenioli nel ca-
nale della Nave o Tortolo, da qui in li-
nea diretta al di sotto di s. Secondo per
la distrutta batteria all'inconlro de'3 ca-
nali Tresse, Donena e Burchi, pure in li-
nea retta al di sotto di s. Giorgio in Al-
ga, iudi allo bbocco del canale Molìui iu
V EN
Malison, poscia allo sbocco del canal del-
le Gorne in quello di Valgrande, e final-
niente in linea rtila al forte di s. Pietro
in Volla res|)icienle il porlo di Malamoc-
co. Il privilegio della hanchigia si estese
alla libertà del traflìco commerciale, ed
alla piena esenzione del dazio doganale
delle merci che entreranno e sortiranno
dal ])orto franco. Nel resto e sollo gli al-
tri rapporti il circondario del porlo fran-
co si soggettò a norma delle leggi e pre-
scrizioni generali. Si conservò il trallico
tra Venezia e la terraferma, e si preser-
varono le fabbriche nazionali d'industria
esistenti entro il circondano det ptjrto
franco da'pregiudizi che ne potevano ad
esse derivare. Per facilitare alla popola-
zione di Venezia i mezzi di provvedere
a'propri bisogni, si permise il trasporlo
dalla terraferma, esenti dal dazio doga-
nale, di alcuni [irodolli nazionali, che ser-
vono al giornaliero approvigionanienlo
delia città. Fino a nuove disposizioni, si
ordinò di esigere i dazi di consumo nel
circondario della franchigia co'melodi e '
a termine delle tarlile e de' regolamenli I
in vigore, salvo un aumento di lire 10
per quintale sui vini esteri. A maggior
vantaggio del commercio venne loito al-
tresì il diritto che si percepiva dalla r. fi-,
nanza sui permessi d' imbarco e sbarco
venendo esentati d'ogni tassa. Giunto 1
1." febbraio i83o, fu inaugurala la de
siderata beneficenza, con salularne l'albi
il festivo suono di tutte le campane deli
la città e il fragoroso sparo dell'arligUtó
rie mercantili de'navigli ancorati nei ca
naie di s. Marco e nel porlo. La camera di
commercio elargì in opere di pietà 44>ooo
lire, spontaneamente nella sera s'illumi-
narono le case, i bottegai della contrada
di Castello nella via amplissima che met
le a'Giardini pubblici banchetlaiono 20
poveri Ira lieti suoni; piìi manifeslameti
le poi che in altro luogo, e con maggioi
entusiasmo, proruppe la piena delgiubt
lo veneziano nel tealrodellaFenice,quim-
do vi comparve l'amalo aiciduca ilauifr
VEN
ri viceiè. T;»lte queste dimostrazioni si
1 fecero nel vedersi aprire n Venezia un'e-
poca florida al commercio, pe' capitali
mercantili che si sarebbero moltiplicali,
. per l'erezione (li nuove fabbriche di ma-
nifatture, pe'vaotaggi che ne avrebbe ri-
cevuto anche l'agricoltura. Per tale af-
, fliienza di denaro, si disse Venezia diven-
terà un vasto mercato, animatrice d'o-
gni industria, ne accrescerà gli abitanti,
se i mercanti avessero imitato gli ono-
revoli antichi tralllci veneziani, e non a-
busandone col monopolio e l'agiotaggio
rovina diqualunque commercio-. Conque-
sti stessi tipi, a vantaggio della pubblica
: beneflcenza e intitolata all'encomiato ar-
ciduca viceré, venne impressa V Omelia
\ dì Jacopo Manico patriarca di F'cnezia
[per l'aprirnento del Porlo Franco, letta
' nella basilica di s. Marco il dì a feb-
braio r83o, Venezia per Giuseppe Bat-
taggiai83o. L'aureo e facondo cardinal
Monico nella dedicatoria , modestamen-
te e tanto bene dice: Chea secondare l'ec-
citamento ricevuto dalla congregazione
jrounicipale della regia città di Venezia,
nel miglior modo possibile avea coope-
ralo alla celebrità d' un avvenimento e-
jternamente memorabile per la medesi-
ma, e nella speranza di far cosa gradevole
!e non forse inutile al popolo veneziano,
■ concesseall'omeliala solennità della stam-
;j)a. Ma avendola scritta al solo fine d'af-
fidarla h1 giudizio dell'orecchie, mal vo-
lentieri si sarebbe arrischiato di sottopor-
li iiitolie a quello degli occhi , se non a-
ve>se avuto la sorte di trovarle un gran
|ii olcttore nel serenissimo Ranieri, onde
ripromettersi piìi largo eziandio il favo-
re del pubblico. E se a suo mezzo l' ira-
|iei ittore avea donato la libertà del com-
iDcrcio, aggiunga pure a questo scritto,
olle lo riguarda, quel pregio che gli man-
ca. Il viceré nella lettera d'accettazione,
dichiarò l'omelia da lui udita nella cat-
.tedrale, aver destato universale edifica-
zione e insieme corrisposto alle viste del
governo. Coll'edizione dell'apostolico di-
V E N 4^9
scorso raggiungersi due intenti gradili*-
sitni al governo , quello cioè di render
partecipi ile' salutari divisamenti in èssa
co(n presi le persone che non l' intesero
pronunciare,e quello di ripromellersi,dal-
la diramazione, novelle beneficenze a fa-
vore de'veneti poveri. L'omelia ispirala
da'princi|)ii evangelici, vestita colle formo
della più commovente eloquenza, è un
ulteriore monumento dello zelo, della
dottrina,deI mirffbile eloquio di quell'An-
gelo della s. Chiesa veneziana. Scrisse il
eh. Giuseppe Sacchi , Memoria intorno
all' istituzione del Porlo Franco di Ve-
nezia^ Mdanoi83o. In essa ragiona. Che
cosa sia porlo franco. Opinioni degli op-
positori a'porti franchi. Quando sia op-
portuna l'istituzione de'porti franchi. Op-
portunità e proficuità del porto franco di
Venezia. Limiti delle franchigie accor-
date al porto franco di Venezia. Guaren-
tigie accordate all'industria nazionale ia
relazione al porto franco di Venezia. Con-
clusione. Dirò solamente. W porto franco
è quel porto di mare ove si pouno in-
trodurre , vendere e ritirare le merci di
tutte le nazioni senza pagare dazi né di
entrata, né di deposito, né di uscita. Se
un porto di tali franchigie gode solo d'u-
na parte, dicesi porto franco limitato o
condizionalo. Il veneto commercio toccò
r apice del suo massimo prosperametito
ne'secoli XIV e XV, e i germi della sua
successiva caduta cominciarono a svilup-
parsi apertamente e perniciosamente al
cominciar del secolo XVII. Allora i ve-
neti appena si avvidero del crollo mer-
cantile che li minacciava, ricorsero gra-
duatamente al sistema delle franchigie.
Nel secolo XV più di Sodo vascelli vene-
ti erano i soli a cui si affidava il carico
de' mercantili trasporti; dopo il secolo
XVI fu permesso invece il trasporto di
certe merci, anche su navi estere, e l' in-
troduzione delle merci slesse sul litorale
veneto previo il pagamento de'dazi che
andarono mano mano scemando, sinché
dalla teDtte tassa del 6 per loo, sì passò
43o VEN
alla teniiissìma dell'uno per cento. Con
tnle ribasso di gabelle, clic già quasi ac-
costavasi ad nn'inlera franchigia, la ve-
neta repubblica cessò di politicamente e-
sistere nel 1797. Aggregala al cominciar
di questo secolo al cessato regno d'ila-
Jia, soltanto l'isolella di s. Giorgio Mag-
giore con decreto di Na[)oIeone 1 fu di-
chiarala nel 1806 porlo franco di depo-
sito. Solo alcune merci depositate pote-
vano introdursi in Venezia previo il pa-
gamento de'dazi, e quelle di proibita in-
troduzione vi erano assolutamente esclu-
se. Tale concessione non recò alcun sol-
lievo alla città, con una popolazione mer-
cantile e marittima. Il numero de'vascel-
li che profittavano delle franchigie di de-
posilo, ogni anno insensibilmente dinii-
nuendo, nel 1 876 circa le navi venete che
solcavano l* Adriatico, non trasporto di
merci ,si ridusseroa 848.Finalmeiile l'im-
peratore Francesco I, a fiire risorgere il
commercio in Venezia paralizzalo e ca-
dente per inazione, le 'concesse il pri-
vilegio del porlo franco, con franchigie
eslese alla libertà del tradìco commercia-
le, ed alla piena esenzione del dazio do-
ganale delle merci che entrassero e uscis-
sero dal circondario assegnato al veneto
porlo franco. Notò il Dizionario veneto
nel 1834, che al porto di Venezia appar-
tenevano circa 120 legni di varia portala
pe'viaggi di lungo corso, ei5oo dicabol-
taggio, e con estera bandiera 4o di quelli
e 1 5o di questi. Per la rivoluzione 1 848-
49 durala 17 mesi, conica giorni di re-
pubblica, la città fu privata del benefìzio
del porlo franco, e ristretto alla sola iso-
la di s. Giorgio; privazione di breve du-
rala per la clemenza dell'imperaloreFran-
cesco Giuseppe I. Il Giornale di Roma
deli85o, ap. 3o, riprodusse la notifica-
zione emanala in Venezia a'3i dicembre
1849 ^^' '>a'ooe Puchner i. r. generale di
cavalleria, governatore militare e civile
della medesima e luogotenente per le prò-
•vincie venete. Come in essa venne dispo -
sto,«ol giorno 1 ."gennaio \ 85q fu attivato
VEN
il porto franco nell* isola di s. Giorgio
Maggiore. Il movimento delle merci nel-
r interno del medesimo, si dichiarò libe-,
ro, salve le cautele riconosciute necessa-i
rie riguardo a'generi di privativa. Pro»-
visorianìente si conservarono i sussistenti
niagazzini fiduciarii, e l'i. r. intendenza
provinciale delle finanze in Venezia fui
autorizzata ad accordarne temporanea-ij
mente di nuovi , riconosciutone il biso-
gno. Le fu permesso pure, se lo trovasse
conveniente, di lasciar che le merci esi-i
stenti nel circondario della cessata fran-
chigia rimanes-iero presso i possessori in
colli ammagliali e sigillati. Si dispose in-
oltre, fino alla pubblicazione del regola-
mento pel porlo francoepe'magazzinifì.
duciarii, che sarebbero osservate le disci-
pline dì pratica,non che quelteche l'inten-
denza credesse adottare, onde impedirai'
le merci non sottoposte regolartueute a
procedura daziaria ogni illegale" scarico,
d'arbitraria esportazione delle medesime
dal luogo della franchigia. S'invitarono
tutti i negozianti o esercenti, all'ingrosso
o a minuto, di presentare a'i5 gennaio,
alla suddetta intendenza» la dichiarazio-
ne della qualità e quantità d'ogni merce
esistente ne'Ioro fondachi e negozi, distin-
guendo le «nerci nazionali dall'estere, e
queste ultime suddivise nelle categorie
di permesso o vietato commercio; ed al-
la i. r. dogana di s. Giorgio, o quella da
Fondaco de'Tedeschi, giusta le dislinzio
ni e forme da darsi dall' intendenza , Il
dichiarazione delle merci estere di per
messo commercio, onde o sottoporle al da
zio voluto dalle vigenti tariffe, o profei
sarle ad altra regolare destinazione; p^
pagamento del dazio potere l'inlenden
za accordare delle congrue dilazioni 0 rai
teazioni, ove l'interesse dell' erario non
corresse peiicolo. Finalmente, le nier
non dichiarale, sarebbero considerale
stere, ed escluse da' favori della notili
cazioue. Come dissi, la restrizione ces;
preslo.La promessa del monarca fuadem»
piata a'ao lu§lioi85i; il suo dono attua
1
à
YEN
to; Venezia da quel giorno gode la ricon-
ceduta franchigia del suo porto franco. Il
Giornale di Ixoiiin del 1 85 1 ,a p. Q^i^ ri-
produsse il seguerile riferito della Gazzet-
ta di Fem'zia. » Il fragore dell* artiglie-
rie che tuonarono nelle due scorse not-
ti da' legni da guerra ancorati in (|ueste
Lagune, dava il fausto segnale a Venezia
del suo porto franco ristiibdito. La città
da più giorni ribocca di foraslieri: la gioia
del presente e le speranze dell' avvenire
sono dipinte sul volto ile'cittadini. La più
di vota riconoscenza al Sovrano datore del
benefizio, non che dall'aspeltOj-argoinen*
lavasi ieri e la notte del giorno innanzi
dal tranquillo contegno d'un popolo ini*
meuso, chealfullavasi perle vie, che trae-
va su inniimerabiU gondole o sul ponte
volante all'isola della Giudecca, o si con-
centrava occalcatidusi sulla piazza di s.
Marco. La più Venezia celebrava ier l'al-
tro a qucU' isola la vigilia anniversaria
d'un religioso suo volo. Non è punto e-
ipressione iperbolica il dire,che un4o,ooo
individui d'ogniordine durante la notte vi
sì avvicendavano. Riuscivano i più al co-
sì detto giardino del Checchia (alla Giu-
decca,co'iìchiaraatodal nomedel proprie-
tario), dove le incantagioni, attribuite da'
ooslri grandi epici ad Armida ed Alcina,
ii garbo e la gentilezza veneziana ha sa-
puto condurle a realtà. Rischiarato il
giardino da innumerevoli globi di vario-
pinti cristalli, tra le cime degli alberi e
ii folto della verzura, operavano eglino
tali contrasti e sbattimenti fantastici, tali
scherzi d'ombra e di luce da viuceiueal
paragone i più pregiati lavori de'Rosa e
de' Claudi di Lorena. Deliziosi concenti
d'una banda militare echeggiavano per
quegli spazi. Migliaia e migliaia di ac-
corsi passarono senza avvedersi la notte:
e in !>i iitraordinaria afilueuza di gente fe-
stosa, non v'ebbe la minima alterazione
che ne turbasse ii diletto. Nella chiesa del
Redentore fu la vegnente mattina canta-
to un solenne Te Deurn, ringraziando al-
l'Altissimo per r iuaugurazioue giìi*falla
VEiN 43i
del porlo franco di Venezia. L'eccellenza
del nostro governatore militare (cav. di
Gorzkow»k.i),destinato dal feld-marescial-
lo RadeUky (governatore generale civile
e militare del regno Lombardo Veneto)
a rappresentarlo, ieri invitava a solenne
banchetto le autorità e i cittadini prima-
ri. L'i. r. luogotenente (cav. di Toggea-
burg) fece viva alla salute della prefata
eccellenza del governatore nella doppia
sua qualità del sostener che vi fece le ve-
ci del maresciallo, e di aver sempre e*
nergica mente difeso e promosso le ragio-
ni dello stato e del trono. Il presidente
della camera di commercio sig. 'cav. Giu-
seppe Reali, e il vice presidente della me-
desima sig.' Mondolfo, per festeggiare co-
sì bel giorno, convitarono anch'essi il Mu-
nicipio e molte persone dell'ordine mer-
cantile a una mensa, imbandita all'alber-
go reale Danieli. Poco dopo le ore 6, mi-
gliaia di gondole solcavano in tutte le di-
rezioni il canale della Giudecca. Spetta-
coli simili se ne vedranno anche in altre
città marittime, ma il conconle interven-
to di tutte le classi de' cittadini , la ben
regolata tranquillità della comune esul-
tanza è itol privdegio di Venezia. Per con-
vincersi di questo vero, bastava trovarsi
ieri sera, oltre a\ fresco sul canale della
Giudecca, sulla piazza di s. Marco, alla
tombola. Tutte le condizioni de'ciltadini
erano ivi aggruppate nel numero di for-
se 3o,ooo persone. Una copia infinita di
faci a gas illuminava la piazza. Sotto le
Procuratie, alle lampade del gas si ag-
giungevano le lumiere che sfavillavano
innanzi a ([uu' magazzini eleganti, splen-
didamente addobbali. Poche guardie e
soldati e la presenza d' un qualche gen-
darme, non già a custodia dell'oriline in-
sito all'animo de' veueziani, si vedeauo a
tener vacuo un piccolo spazio di mezzo
per serbar libere le comunicazioni fra'
giuocatori e la loggia , dove Turna agi-
tava le sorti della grande partila. Dopo
l'ultima vincita della ton)bola, ripetute
salvtf di artiglieria suggellarono il giubi-
432 V E N
Io d'una festa cillaclina che mosse dalla
iiìagnanimilà del monarca, dalla grati-
tudine de' veneziani e dalle certe speran-
ze tiella loro iniziata floridezza". Indi lo
stesso Giornale di Roma co] n. (76 del
i85i ci diede lo scritto a'ai luglio stes-
so a Venezia dal Corriere Italiano alla
Reidiszi'ilitng. » Venezia spera per mez-
zo del porlo franco di riaversi da quello
stalo di miseria , in cui 1' ha gettata il
turbine della rivoluzione. La scelta di
nicrci straniere attirerà a Venezia gli a-
bilanli delle ricche provincie dell'Alta I-
talia, guadagnerà il negoziante e l'artie-
re, il basso popolo trarrà immediatamen-
te profitto dal movimento, e forse che
questo modo, attesa la perdita dell'ener-
gia neiresercitar affari, i quali richiedono
coraggio e spirilo d' intrapresa, era 1' u-
nico che potesse rialzare la città. Uomi-
ni slimabili sono di questo parere, e noi,
ora che la cosa è compiuta, non voglia-
mo più oltre seco loro disputare. Specia-
le attenzione frattanto ojerita certamente
l'intenzione che si ebbe riguardo all'inte-
resse commerciale della monarchia, nel
ripristinare il porto franco. Era da scio-
gliersi la questione, atteso l'attuali cir-
costanze, di recare pregiudizio meno che
fosse possibile all'altre provincie dell'im-
pero. Un uomo segnalato nel maneggio
degli affari, il sig.' de Czoernig, capo-se-
zione del ministero di commercio, ebbe
specialmente in vista questo problema
nelle sue proposte. Due aditi principali,
il canale di Malamocco e il canale di Li-
do , guidano nel porto. Il territorio del
commercio libero è stalo ridotto entro a'
confini che gli venivano assegnati dalla
patente sovrana dell'annai 829; Durano,
che nel 1846 venneaggiuuloal porlo fran-
co , ed era divenuto la sede d' un con-
trabbando considerevole e difficile a im-
pedirsi, ora astato escluso da questo pri-
vilegio. Una zona naturale richiude co-
me prima il porto franco, ma de' saggi
provvedimenti sono stati presi riguardo
al caiytD^VQip compresQ eulvo questa zo-
V E N
1
e
na. La condotta delle merci non si potrà
fare che per la via de'grandi canali so-
pra menzionali, ma ne'canali piccoli sol-
tanto di facile passaggio al commercio dk
contrabbando, poiché in essi si sapevq
scansare facilmente qualunque sorve-
glianza, qualunque barca con carico di
merci potrà essere confiscata senza ulte-
riore visitazione, come mercanzia di fro«
do. Ma anche questa misura si sarebbe
dimostrata fin dal principio come insuf.
fjciente, se non si veniva ad aggiungerò
ancor un'altra. Per l' esercizio del eoo
trabbando ne' piccoli canali serviva una
certa qualità di barche chiamate vipere,
che sono mollo strette, terminate in pun-
ta e così leggere e snelle, che il contrab-
bandiere nell'acque delle Lagune riusciva
assai faciln)ente d'illudere la sorveglian-
za de'gabellieri. Queste barche pericolo-
se verranno adunque del tutto estirpale,
la loro destinazione è nota; inoltre qua-
lunque altra barca vena contraddistinta
da una marca, e forse che, mercè una sa-
via esecuzione di tale misura, si riesca fi-
nalmente a vincere la perniciosa abilità
del gondoliere veneziano. Ancora un pun-
to era da stabilirsi: il rapporto de'fabbri-
canti della città col restante terrilorio do-
ganale. Venezia abbisogna di trasporta-
re i prodotti delle sue fabbriche nell'al-
tre parli dell'impero. In massima parte
questi non consistono che in lavori di
pelli e di cera, poiché gli altri grandi ra-
mi dell'industria, è già lunga pezza che
hanno cessalo d'essere esercitali. Quelle
fabbriche, le quali già esistevano innanzi
lo scoppiare della rivoluzione, godono il
privilegio della libera spedizione nel ter-
ritorio doganale, tutte quelle poi che ver-
ranno erette in seguito abbisognano d'u-
na licenza del ministero, acciocché sotto
la protezione delle fabbriche non sieno
introdotte di frodo merci estere. Convien
concedere, che dal modo con cui queste
condizioni verranno adempiute, dipende-
ranno sì i vantaggi che gli svantaggi del
porlo franco". — U porto frapco ristabilì.'
VEN
lo fece ilsorgere ne'veneziani la speranza
che l'arilica doniinatiice de' mari ricon-
segnir posso, se non tutta la primiera
grandezza , almeno un posto onorato e
(lislinto tra le piazze marillime d'Euro-
pa. Clic questa speranza era fondata, ce
lo dimostra la posizione di Venezia. Una
posizione, geograficamente favorevole, e
la calma d'un attivo commercio, e una
piena libertà lo rafforza pili che altra co-
sa qualunque. Non è possibile creare un
commercio fiorente e durevole, ove la na-
tura lo ricusa, 0 guidarlo per canali, che
debbono essere artificialmente scavali.
Priuìa che si scoprisse il Capo di Buona
Speranza e la via dell'Indie Orientali, il
commercio di Venezia avea raggiunto l'a-
pogeo della sua estensione; Venezia era
allora lai.* città commerciale d'Europa,
uè già perla stia possanza, per le sue flot-
te, eh' erano mezzi e non cause, ma per
la sua posizione geografica, che le per-
metteva di ritirare le più preziose merci
dell'Asia, e le offriva un vasto e sicuro
mercato ne'paesi stendcnlisi dietro a lei.
Ella divideva allora la sua padronanza
solamente co'genovesi, perchè essi solo e-
rano in grado di mettersi, e si metteva-
no con lei in concorrenza, appunto per-
chè Genova divideva con Venezia l' op-
portunità della posizione geografica. Con
ia scoperta del cammino, che gira il Ca-
po di Buona Speranza, la grandezza di
Venezia e il suo commercio mondiale
cominciarono a declinare. Ne riparlai
altrove, massime nel § XIX nel dogado
74-° 'o e»' avvenne la pregiudizievole
scoperta. E pure Venezia era a quel-
r epoca in tutto fiore della sua forza, e
avrebbe potuto sorgere in campo con-
tro i suoi rivali ; ma le leggi della na-
tura furono più forti di lei. Il commercio
Ira l'Asia e l'Europa prese per la più par-
te il nuovo cammino; l'antico, un dì si
fiequentato, si fece a poco a poco deser-
to; e nuove città commerciali sorsero fio-
renti bnigo il I .° La scena or cambia. Do-
po 4oo anni, la via intorno al Gipo di
VEN 433
Buona Speranza comincia n diventare più
silenziosa, e il commercio asiatico ripren-
de a poco a poco l'antico cammino a fra-
verso ri>fmo di Suez (dirò io: è una glo-
ria veneziana secolare, l'impresa chela
repubblica voleva intraprendere a tutte
sue spese, del taglio dell'Istmo di Suez,
ma non le fu concesso), il mare Medi-
terraneo si ravviva , rifioriscono 5 porti
delle sue coste , sorgono nuove piazze
commerciali. Vi è lutto il fondamento a
sperare, che se avrà effetto il contrastato
taglio dell'Istmo di Suez,eaUa fin fine lo
avrà certamente, anzi ormai sembra defi-
nitivamente stabilito d'eflettuarsi, Vene-
zia riprenderà l'antica attività commer-
ciale, con sicuro rìanimamentodella me-
desima. Nel ragionare dell'Istmo di Suez,
ne', voi. LXXX, p. 2 33e seg.,LXXXI,
p. 43o e seg., LXXXIV, p. 22 e seg.,
LXXX VI F, p. 1 88 e 1 92, non poco parlai
della sorte che attende Venezia,anche per
la memoria del d.' Girolamo Errerà pub-
blicità ùaWa Rivista f^enetaAn tali luoghi
dissi che il Lloyd .austriaco nel difendere la
sicurezza dell'Adriatico, giacente in mez-
zo al Mediterraneo, e la fiorente naviga-
zione austriaca, dichiarò il porto di Trie-
ste il più frequentato da' navigli d' ogni
nazione, ed occupare il 2.° grado il porto
di Venezia, al cui arrenamento si cercò
di riparare mediante grandiosi lavori; che
se presenta varie diflicoltà nell' entrarvi,
ha perfetta sicurezza di stazione. Che l'e-
sperienza dimostrò, che se nel secolo XV
si preferì l'interminabile via del Capo di
Buona Speranza , alla molto più breve
strada di terra, l'esperienza provò altre-
sì essere quasi impossibile stabilire una
linea regolare di bastimenti a vapore dal-
l'Europa a Calcutta. L'Adriatico unisce
l'Oriente a Trieste scalo della Germania,
ed a Venezia scalo dell'Italia: questa co-
municazione è la più sollecita Ira il Le-
vante e l'Eiu'opa centrale. Venezia e Trie-
ste pel faglio dell' Istmo di iuez , pel
grandioso canale che congiungerà il Me-
diterraneo al mar Rosso, giustameate si
434 VEN
ripromettono al loro commercio grande
jnciemenlo; come pure *oiio in aspetta-
tiva di uiigliur fortuna l'allre piazze ma*
1 iltime mercantili posle suIl'AdrialicOjSul
Medilerraiieo e sul Tu reno, di tirare in
^ran parte a loro il commercio. Che il
commercio degli Slati Uuili dell'Ameri-
ca del Nord, co'porli austriaci dell'Adria-
tico, massime con que'di Venezia e Trie-
sle, se l'Austria conlinuerìi progressiva-
mente ad aumentare la forza del vapore,
ledue piazze mariltimedi Venezia eTrie-
ble porranno l'America in diretta comu-
nicazione coll'Oriente. Che compita la
strada dell'Istmo di Suez, i battelli del
Mediterraneo faranno il viaggio da Ve-
nezia e da Genova a Bombay in cinque
u sei settimane, invece del triplo di tem<
pò eh' è necessario oggidì (imperocché
dimostrò poi il 3Ioriiìiig-Clironicle,e ri-
petè il Giornali-, di Roma del i858, a
p. 987 : I più serii interessi dell'Inghil-
terra non ponno che guadagnare molto
in una impresa, che abbrevia di tremi-
la leghe il tragilto dall' Europa all' e-
sLrenio Oriente). Che se dopo la scoper-
ta della via ù&W Indie Orientali [F.)
e del Nuovo Mondo, l'Inghilterra si fece
regina dell' Oceano, mentre Venezia e
Genova restarono languenti e obliate m
fondo a'Ioro golfi, col taglio dell'Istmo di
Suez il Mediterraneo divenendo di nuo-
vo la grande arteria del circolar delle
licchezze fra l'Oliente e l'Occidente, l'I-
talia ne sarà la fortunata uiedìatrice , e
forse riprenderà il luogo che già teneva
sui destini dell'incivilimento. Né lasciai
di far tnenzione del discorso pronunzia-
to a Vienna l'8 gennaio) 858 dal baro-
ne di Czoernig sul taglio dell' Istmo di
Suez, che riuscirebbe di massimo van-
taggio all'Austria, specialmente pe'porti
dì Venezia e Trieste, situati per così di-
re alle porte dell'Oriente, ed anche per le
città germaniche ritornerà un' epoca di
prosperità come lo era durante la flori-
dezza di Venezia. Le notizie più recenti
sull'apertura del canale di Suez le trovo
VEN
I
nel n. 81 del Giornale di Roma del
1818, e nella Cronaca di Milano de'
i5 luglio 1 858. Si apprende dal 1.", che
r Inghilterra considera la questione del-
l'apertura dell'Istmo di Suez, quale af-
fare puramente interno della Turchia,
lasciando il sultano arbitro di concedere
o di rifiutare a P^erdinando Lesseps il
chiesto firmano. La Porta si mostra or-
mai favorevolissima a tale impresa; anzi
il divano autorizzò il gran visir Ah pascià
a discutere e determinare con Lesseps le
basi della concessione definitiva. Le cose
procedere alacremente, né resta più a du-
bitarsi della prossima promulgazione del-
l'i riade o decreto autografo del sultano,
accordando aLesseps l'autorizzazione for-
male di por mano all' opera internazio-
nale di Suez; tale carattere nell'impresa
vuole conservatola Porta, per guarenti-
re r eguaglianza assoluta di diritti e di
obblighi alle nazioni che colla loro coo-
perazione d'associazione agevoleranno il
successo dell' impresa. Il barone di Pro-
kesch, inlernunzio d' Austria a Costanti-
nopoli, è fra tutti i rappresentanti stra-
nieri presso la Porla, quello che più a-
perla mente seconda gli sforzi di Lesseps.
Questo poi dichiarò, essere invenzione de*
giornali, aver la Porla messo qual condi-
zione dell'implorata autorizzazione del-
l'apertura dell'Istmo di Suez, la restitu-
zione dell'isola di Perim, occupata da-
gl'inglesi, di che pure tenni proposito ne'
citati volumi. Mai non mtese il governo
turco confondere le due (juestioni insie-
me (di recente scrisse la Presse, e ripor-
tò il Giornale di Roma del i858 a p.
970. « Che lord Redcliffe sia o no riu-
scito nella missione che gli si attribuiva
d'ottennere dalla Sublime Porta la ces-
sione di Perim per 99 anni, l'Inghilter-
ra non abbandonerà certo la posizione
che vi ha preso. Con Perim essa crede
tenere in mano le chiavi del mar Rosso,
ed assicurasi da buona fonte, dice il Gior-
nale tedesco di Francforte,, che essa ha
l'intoozione di occupare parecchi altri
V E Df
punti negli stessi paraggi, e di stabilirvi
delle stazioni navali ben foiliGcate. Que-
ste voci ponno essere l'espressione della
verità : noi crediamo per altro die ^rin-
leiessi generali del commercio europeo
non debbano spaventarsi dalle usurpa-
zioni dell'inghillcrra sulle coste dell' A-
rabia e deirAlrica. Si tagli una volta
r Istmo di Suez, ed il mar dell' Lidie,
cilecche si possa dire o fare dall'altro
lato della 3/anica, sarà l'immenso do-
minio di tutte le marine del mondo civi'
It"). Per rilalia non v'ba avveninieitlo
die nelle sue molteplici e feconde conse-
guenze possa essere assomiglialo all' a-
pertura dell'Istmo di Suez, ormai certa
e sicura. Chiunipie conosca la storia del
mondo, sa quanto le città sulla costa o-
rieiitale d'Italia fiorirono Hncliè il cora-
niercio con Costantinopoli continuò ad
essere sorgente di riccbezze. Dice la Cro-
naca, con articolo del eli. Francesco Vi-
gano, che si elTetluerù anche il taglio del-
l'Istmo di Panama o canale interoceani-
co ili Nicaragua e Costa Rica, che pure
discorsi ne' luoghi ricordati, e die il eh.
ingegnere Negrelli pubblicò una lettera
in confutazione de'sofìsmi dell'ingegnere
inglese Stephenson, contro il taglio del-
rislmo di Suez. Riferisce pure, che de*
negozianti inglesi comprarono gran par-
te delle terre dell'IstoiO di Suez dal vi-
ceré d'Egitto per 5o milioni di franchi,
e che le potenze europee co' loro conso-
h, per l'influenza che l'Inghilterra gua-
dagnerebbe su quella lista di terra che
dovrebbe aprirsi a canale pel bene del
commercio mondiale e della civiltà, fan-
no le loro proteste. A'27 agosloi8581a
camera di commercio e d'industria di Ve-
nezia, con sentimenti d'esultante animo
accolse il cav. Ferdinando Lesseps,in>tan-
cabile e fervoroso benemerito promotore
della mondiale iuipicsa del taglio del-
l'istmo diSuez. L'i Ihislrazioni dettagliate,
da esso olferle sulla situazione della co-
sa, riuscirono di soddisfazione e di plauso
per parie della ragguardevole adunanza;
YEN 435
la quale gli espresse il suo fermo propo-
sito di cooperare, dal [iropt io canto, eoa
tutto l'impegno onde favorire e sostene-
re un progetto di così emineule impor-
tanza, e verso il quale gl'interessi vitali
della piazza di Venezia , ed un imman-
cabile splendido avvenire attraggono ir-
resistibilmente la pubblica opinione.L'ac-
clamato cav. Lesseps fu dalla presidenza
convitato a un pranzo, cui si compiacque
intervenire anche il podestà di Venezia
nobile Alessandro Marcello. Tanto e me-
glio si legge nella Gazzetta di P^ene-
zia, riprodotto dal n. 199 del Giorna-
le di Roma deh 858. Questo già avea a
p. 647 pubblicato r articolo: Progressi
della città e porto di Suez, situati in
fondo al mare Rosso. Poi a p. 826 no-
Tifico la riunione che in novembre do-
vea aver luogo in Parigi, per stabilire
una compagnia per metter iinalmente
ad esecuzione il canale progettato del-
l'Istmo di Suez; e riportò una nota di
sottoscrizioni di diversi slati , compresi
l'Austria e il regno Lombardo-Veneto
per 800,000 l. st. per la formazione del-
roccorrente capitale, con interessanti no-
tizie analoghe. Meglio si legge il novero
degli stati europei the hanno sottoscritto
quasi tulle le somme domandate per com-
piere la grande impresa, a p. 94^ delio
slesso Giornale di Roma, e nuovamente
r Austria e il regno Lombardo-Veneto
figurano tra'soscrillori per I. st. 800,000.
Ivi si aggiunge, il canale avrà 92 miglia
di lunghezza e 26 piedi di profondità
sopra una distanza di 12 miglia e mezzo;
la sua larghezza sarà di piedi 829, e pel
resto della distanza 268 piedi. Queste
cifre non hanno nulla di spaventoso ; bea
più grandi lavori furono eseguiti in la-
ghilterra e in America. Inoltre il Gior-
nale di Roma del 1 858 col n. 245 ha
pubblicato la Nola scritta in Parigi a*i5
utlobre i858 dal cav, Lesseps, alla stam-
pa francese, sulla situazione attuale del-
l' intrapresa del Canale di Suez, acciò
il pubblico sia iufurnialo al uiomcuto di
43G V E N
realizznrsene l'esecuzione. E finnlmenle
SI p. I ooy del più volte citalo Giornale,v'\
è l'articolo: Compagnia Universale del
Canale marillinio di Suez fondata con
ihereto di S. A. il Viceré d'Egitto. \n
esso si elice, che il cav, Lesseps, conces-
sionario del Canale di Suez, apre una
sottoscrizione pubblica, pel canale desti-
nalo a ristabilire la comunicazione ac-
corciala fra' due mondi, che la scoperta
del Capo di Buona Speranza avea fatto
abbandonare. S'invitano a participarvi i
capitali di tutti i paesi ; si descrivono il fi-
ne dell'impressa, ed i suoi vantaggi com-
merciali e finanziari. In questo universale
risorgimento di memorie antiche e spe-
ranze, in questo ritorno a nuova ed e-
nergica vita, in questa certezza di profit-
tevole e incoraggiante attività, dopo sV
Jtnigo intorpidamento esì penosa inerzia,
Venezia senza dubbio riprenderà l'anti-
co posto. E' un conforto che il suo com-
mercio sia oggi sciolto da quasi tutti i
Jegami, e stia aperto un campo illimita-
to alla sua attività. Condizioni essenziali
jkI un fiorente commercio d'importazio-
ne sono per i.°al di dentro un paese con-
sumatore, ricco, immedialo, indi al di-
nanzi un paese, che produce quello di
Mii il i.° abbisogna. Venezia le possiede
«Mitrambe queste condizioni. Subito die-
tro a lei è l'Alta Italia, col suo ricco ter-
reno , fiorente agricoltura e ognor cre-
scente prosperità, immediatamente dopo
il Tirolo, la Svizzera, la Baviera. In com-
plesso, calcolati i i3ucati, ed una parte de-
fili stati ponlidcii, quasi i5 «nilioni d'a-
bitanti , i quali dedottone circa un 3.°
per Genova e Livorno, si riducono aio
tnilioni d'abitanti, parte agricoltori e par-
te industriosi, i quali rilrar debbono e-
sclnsivamenle da Venezia tuttociò che
Joro occorre di merci dell'Italia meridio-
nale e ilell'Asia, sia per introduzione, per
commercio, per commercio intermedio o
per transito. Dinanzi a Venezia stanno
l'Italia meridionale, la Dalmazia, 1' E-
gillo, la Turchia e l'Asia Minore, tutte
VEN
rlcclic di svariati prodotti ; finalmente
l'India, resa più vicina attraverso l'Istmo
di Suez, co' suoi molteplici prodotti de'
tropici. Come per l'introduzione, così per
r esportazione, vi sono opporttniità ec-
cellenti, ma in senso opposto; e questo pu-
re possiede il porto di Venezia in alto
grado. L'Italia meridionale, l'Egitto, la
Turchia, e in parte l'isole del Mediterra-
neo, poste a oriente, sono ricche di pro-
dotti agricoli; ma l'indmlria si dice al-
quanto fiacca. L'Italia superiore ha una
industria attiva, egranaglie, sete e legna-
me per esportazione. La Svizzera ha fab-
briche fiorenti, e i suoi prodotti non so-
no ormai più stranieri sui mercati di
Levante. L' industria bavarese, sebbene
non sia ancor giunta a silFatto grado di
sviluppo, tutta volta può offrire all'espor-
tazione parecchi articoli. Che poi tutte
queste merci debbanonaturalmentepren-
fler la via del porto di Venezia, basta a
dimostrarlo uno sguardo sulla carta geo-
grafica. Il Giornale dì Roma fìeXi^'^i n
p. 546, con VEco della Borsa^ raccon-
ta, il porlo di Venezia neli85t ricevet-
te dalla Prussia e dallo Zollverein delle
manifatture del valore complessivo di
circa un milione di lire austriache; fra
queste figurano inr.° lineai panni delle
fìibbriche della Slesia edelle proviucie re-
nane, i quali vi furono accolli favorevol-
mente. Nell'ai tre proviucie delLombardo-
Veneto il valore delle merci importato
fu quasi di due milioni di lire, ma non
potersene far caso , perchè in allora era
ancor vigente l'antica tariffa austriaca. La
Cronaca diMilano del 1 857,disp. 1 4'^j'"''
produsse i seguenti quesiti fatti dall'i, r.
Istituto di Venezia, perla soluzione fino
ah85g promettendoli premiodi 1800 li-
re austriache, non essendo restalo appa-
gato nelle risposte a' medesimi quesiti
già da lui proposti. » Quali conseguenze
si ponno presagire pel commercio in ge-
nerale, e pel commercio in particolare
dall'apertura d'un canale marittimo at-
traverso l'Istmo di Suez. — Quali prov-
VEN
viclen/e, in ispecialilà ne' ligunriìi tielle
vie di cuiiiuuicnzione, dovrebbero, e (len-
irò il nostro tei'i'iloi'io e ne'teniloiii fini-
timi, venir promosse per ottenere le più
eslese e le più pronte influenze ile! con-
tinente europeo nel nostro porlo pe'n>a-
ri orientali e viceversa. — Quali canoni
di diritto internazionale dovrebbero alla
navigazione del nuovo canale venire ap-
plicati. — Premessa una descrizione de'
più utili meccanismi impiegali ad innal-
zare l'acqua, paragonare sulla base delle
più fondate teorie, e delle meglio prova-
te esperienze, quelli che tornano mag-
giormente acconci ad innalzare gran co-
pia d'acqua a mediocri altezze, e quindi
dedurne i principii che ne' diversi casi di
applicazione agii asciugamenti ed all'ir-
rigazioni potino determinar la scelta, a-
vulo riguardo anche alla natura del mo-
tore". E' pure interessante al Porto di
Venezia che qui aggiunga il narralo dal
Giornalcdi Roma del 18^7 a p. 982 e
972. La potenza maritlinia dell'Austria
SI sviluppa senza rumore , ma con rapi-
dità. Si lavora costantemente alla co-
struzione di nuovi basliuìenti da guerra,
ultimandosi parecchi vascelli di linea. I
lavori de' porti e delle fortificazioni di
Venezia, di Trieste e sopra llutlu di Po-
la, eccitano l'ammirazione di tulli gl'in-
lélligenli, e questi porti saranno ben to-
sto nel numero de' primi porli mditari
d'Europa. Si spiega pure la maggior at-
tività pel cou)pletamento della flottiglia
del Danubio, in guisa che la libertà del
commercio alemanno su quel fiume non
larderà ad essere perfettainente garanti-
ta, argomento svolto nell'articolo Va-
LACCHU. A'20 ottobre arrivò alla punta
di Spignon una squadra composta di
beni 2 legni, ha'quali 4 fregale, coman-
dale dall'arciduca Ferdinando Massimi-
liano, governatore generale e vice ammi-
raglio comandante superiore dell'i, r. ma-
rina di guerra. Mai, forse, da che sorsero
quest'isole, navi di sì grande portala, con
cumplclo armameulu di canuuni e di e>
VEN 437
quipaggi, approdarono in quest'acque. La
scienza e 1' umana industria vinsero le
dilllcollà, che opponeva la natura, e do-
ve prima non potevano accostarsi che i
minori navigli, trovano ora i maggiori a-
gevole e sicuro ancoraggio. Un tal feli-
ce mutamento saia fecondo delle più uti-
li e vitali conseguenze nel paese» ora che
il commercio sta per aprirsi nuove vie, e
se la speranza non ci falla , e lo voglia-
mo , noi ne coglieremo i primi frulli.
Questi ottimi effelli principalmente si de-
vono alle sagge e benefiche disposizioni
date dal magnanimo principe che ci go-
verna, il quale, come ogni altra cosa, elio
il bene della nostra città riguarda , prese
in singoiar cura il miglioramento del
nostro porlo. Queste disposizioni sono
tuttora in atto, né si disconlinuaiio; e ta-
le è l'abbondante successo dell'opere in-
traprese, che in termine non lungo i le-
gni di più alto bordo avranno comodila
d'afferrare alla punta de'pubblici Giar-
dini", Nel n. 5 di questo § dirò altre no-
tizie sul numero de'basliinenti, e le mer-
ci introdotte o esportate dal porto.
4. Neil' articolo Strade FERRATE, Il-
luminazione A GAZ E Telegrafi, cioè a
Strada, parlai di loro origine e progres-
si sino al i854 in che si pubblicò il voi.
LXX, che lo contiene. Però in seguilo
non mancai a' luoghi ove dovetti nuova-
mente ragionarne di aggiungervi parti-
colari e generali nozioni, come a Treviso
celebrando l' inaugurazione solenne del
tronco che congiunge quella cospicua cit-
tà con Venezia, avvenuta a' i4 ottobre
i85i, inclusi vamente al tronco di ferro-
via dello stalo pontificio, in costruzione,
che ci dovrà unire a Venezia; edaltrel-
tanto feci de'lelegrall, di cui poi parlerò,
comprensivamente all'unione colla tele-
grafia dello sialo pontifìcio, il quale cou
Roma è perciò in comunicazione con Ve-
nezia. Della quale relazione, come delio
ferrovie, per ultimo riparlai ne' voi.
LXXXVI, p. 8i e seg., LXXXlX, p.
48; e luoghi iu essi citali. Queste Dozioui
438 V E N V E N
aggiunte, essendo d' un interesse gene- loie di s'i grande lifonua nel mondo, non
iole, non sono collocale del lutto fuori sene udiva più molto. Verso il i84o
di luogo, bensì andranno a riunirsi nel Wilson, trattenuto un 3o anni (sic) sul
proprio aW fndìce. Meglio ciò praticare, continente dalle grandi imprese dov'egli
che omnietterle. In falli, ollrecliè delle inve-ilì il suo denaro, tornò in Inghilter-
ferrovie venete feci cenno nel rammeu- ra. Informatosi quivi di Gray, anima na-
talo articolo, poscia nel voi. LXXVII, p. ta non sapeva rispondergli uè intender
ì 5cf rilevai che in Italia, dopo il regno punto il valore di queste ricerche. Le
delle due Sicilie, gli slati di Lombardia ferrovie frnltavano dividendi copiosi ; si
e di Venezia furono i primi paesi ne' propagava il trovato, ignorandosi pure il
quali seriatnenle si trattò d'aprire ferro- nome dell'inventore. Un bel giorno che
■vie, mentre nel i838 si cominciò la li- Wilson Irovavasi nella piccola città d'E-
nea da Milano a Monza aperta al pub- xeler, vid'egli passare un vetraio, la cui
blico nel i84f. Anzi qui mi è dato ag- fisonomia lo colpì: avvicinandosi egli a
giungere chi fu l'inventore delie strade quest'uomo, affranto dalla fitica più che
ferrate, secondo il riportato dalla Gaz- dall'età, riconobbe nel misero lavorante
zclt.iiiff/zialc di Milano de\maizotS58, l'inventore della meravigliosa scoperta
ripetuto dal n. 55 del Giornale di Ro- de' nostri tempi. Il povero Gray eserci-
ma. L'universale de' fogli inglesi rac- tava ne'suoi ultimi giorni il mestiere di
conta come la cittadella di Leeds, in In- vetraio, dopo d'aver dato fondo ad ogni
ghilterra, si propose d'erigere una sta- suo bene per avviare il successo dell'iai-
tua al suo coinpatriolla Tommaso Gray, mortai trovalo. Le prime parole che gli
infelice inventore che sperperò tulio il uscirou di bocca nel riconoscere Wilson,
suo per sostituire le strade ferrate alle di- furono queste. » Or sarete convinto ch'io
ligenze. Nel 1 8 18, quando nessuno peu- m'ebbi ragione di spendere tanti anni,
sava alle ferrovie, egli indirizzò all' in- i quali poi non andarono senza profitto
glese Wilson, e all'economista francese per altri; tutte le mie previsioni si effet-
Ysabeau vivente ancora, un fattispecie tuaronu, avanzadone fino l'espettaliva.
de' propri studi. Disse loro, nel conse- Ciò dico a voi solo, conoscendomi voi da
gnnre un rotolo di disegni e di carte : gran pezza : della mia invenzione qui mai
« Eccovi, qua dentro è l'aurora della ci- non ne parlo, a non essere avuto in con-
■viltà del mondo; non v'ha più distanze; to di pazzo". Wilson commosso alle la-
si formeranno compagnie;capilaliingen- grime, esibì la sua borsaal mendicogran-
ti troveranno a impiegarsi; il mio siste- d'uomo; ma Tommaso Gray, con aite-
ma verrà trasmesso ad altri paesi ; la mia ro rifiuto, soggiunse: che il proprio lavo-
scoperta non è paragonabile che all' in- ro bastavagli. Consentì nondimeno più
■venzione della Stampa". Il niss. conse- tardi di vegetare ad Exeler fino al i852,
guato a Wilson ed Ysabeau, fu per vo- quando chi seppe moltiplicar le ricchez-
leie di Giay dato ad imprimere; poi ze dell' universo morì povero e ignoralo.
r inventore ne mandò copia al capo del Quali conseguenze poi politiche, religiose,
ministero inglese, ma il ministrò, di lut- morali e commerciali produrranno tanti
t'altrooccupato, né manco rispose.Nondi- portentosi trovati, il solo tempo le farà
meno il libro di Gray ebbe tale un succes- conoscere a'posteri 111 cav. Mulinelli, y^«-
so, che in pochi anni dalla sua pubblica- nali delle Province Fenete, descrivala
zione, la Gran Bretagna era solcata da costruzione della ferrovia da Venezia a
ferrovie: l'Americaeil continente euro- Milano. Egli dice : Animati dall' utilità
peo seguirono tosto l'esempio dell'lnghil- immensa delle strade di ferro, e da'sor-
lerra; quanto a Tommaso Gray, inizia- prendenti successi oUeuuti ucU'lughillei-
VEN
ra, tirigli Siali Uniti, nella Francia, nelin
Griniania, nell'Austria, nel Belgio e nel-
la Russia, alcuni mercanti di Venezia,
con fervore pari a quello, ma ben più
generoso, degli appassionati del recente
magnifico teatro ricostruito, conveniva-
no nel iSSy ad istituire una società per
la costruzione d'una strada ferrata da
Venezia a Milano. Oltenutane dalla be-
nignità dell'imperatore Ferdinando I,a'
25 febbraio !''autorÌ77azioiie, ilcav. Giu-
seppe Reali, presiilente, Francesco Zuc-
chelli, Pietro Digaglia, Jacopo Trevfs
nobile de'Bonfili e Spiridione nobile Pa-
padopob, erano proclamali direttori del-
la società per la sezione veneta. Unita
questa bella strada a Venezia per un
gran ponte da costruirsi sopra laLaguua,
e lunga 1 66 miglia italiane, ove sia por-
tata al suo termine (pubblicò l'opera nel
1843), non può certamente conlare in
tutta Europa rivali; e perchè niun osta-
colo o ditFicoltà te presenta la topogra-
fìa del terreno, e perchè destinata a le-
gare insieme le 7 più ricche e più nobi-
li città del regno Lombardo-Veneto, i
cui territorii contengono una popolazio-
ne (per oltre due milioni e mezzo d'abi-
tanti) agiata, intelligente e industriosa.
Si divise la linea principale in 1 i sezioni :
quelle del lerritoi'io veneto erano le se-
guenti. 1. Da Venezia a Mestre. 2. Da Me-
stre a Padova. 3. Da Padova a Vicenza.4.
Da Vicenza a Lobia. 5. Dalla Lobia alla
Rovesgia presso Verona. 6. Dalla Roveg-
gia alla sponda sinistra del Mincio. Pron-
ti i mezzi, pronto chi per cognizioni pra-
tiche e scientifiche assai chiaro doveva
condurre con sicurezza e pienezza di suc-
cesso la grande opera, generale l'inleres-
«auienlo del pubblico, sembrava ormai
che lo spirito delle grandi associazioni
pel maggior sviluppo dell' industria e
del commercio avesse posto anche a Ve-
nezia profonde radici, e Venezia doves-
se ottener in tal modo un nuovo ele-
mento di prosperità e di nazionale ric-
chezza. Sventuratamente però in ben 5
VEN 439
anni, cioè a lutto il iH4', folta la co-
struzione del tratto di strada da Mestre
ti Padova, e l'espcnzione d'alcune opere
preparatorie per l'innalzamenlo del pon-
te sopra la Laguna, non era ancoia Ve-
nezia ammessa a partecipare del benefi-
zio, di cui gran parte d'Europa era già
in pieno gotlimento,e specialmente il Bel-
gio. Il conte Priuli nel Discordo su<^li
Asili, impresso nel 1840, dice a p. 5^^
parlando della gigantesca impreso, che
si sperava in breve la sovrana patente di
concessione; e che i primi promotori
del progetto della ferrovia da Venezia a
Milano, furono Sebastiano Wagner e
Francesco Vaie. Era stato pubblicato
l'opuscolo: Strada fi'na la da Venezia
a liJiiano, Vene/ia co'tipi del Gondolie-
re i83c). Finalmente pubblicò In Gaz-
zetta privilegiala di l enez'm de*5 gen-
naio 1 846 il seguente articolo, riprodot-
to dal n. 1 delle Notizie del Giorno di
Roma. Corsa di prova sul ponte della
La gioia e sulla iS ir ad a da Padova a Vi'
cenza. Venezia, la città delle meraviglie,
ne conta una di più. Il gran ponte sul-
la Lnguua, quell' opera immensa, che
pochi anni sono si sarebbe tenuta vicin
che impossibile, non pur sorge intera e
compiuta miracolosamente dall'onde, ma
è già volta al fortunato suo ufficio. I pri-
mi carri tentarono già quelle pietre, cor-
sero la rapida traccia; e per la f." volta
da che Venezia al sole risplende, senzji
che la natura mutasse l'ordinarie sue leg-
gi si varcò la Laguna, non domandando
a'remi o alle vele d trogilto. Quello spa-
zio che lento, io podestà de'venti e de'
flutti, passo passo si misurava in una lun-
ga ora colle più snelle barchette, si la-
sciò indietro in meno che 8 miimti. «.Ap-
pena le fuggenti rote toccarono l' una
soglia del ponte; appena l'animo, a.nimi-
rato del soprendente spettacolo, ebbe spa-
zio a renderne a se stesso ragione, che
elTeranogià a capo dell'altra. A petto di
tali trionfi dello spirito umano, il cuor si
commuove e insuperbisce la mente : l'uo-
44o V E N
ujo è a faccia a faccia col vero, e la gran-
dezza e straordinarietà dell' effetto sì ne
vince l'immaginazione, che quasi ricusa
di porgergli fede". E però il giorno di
domenica 4 gennaio 1846 sarà per sem-
pre memorabile nella stoiia dell'indu-
stria e prosperità veneziana. Operale nel
sabato precedente le prime sperienze del
gigantesco edifizio, si compiè la prima
j)rova suir intero tratto di strada, die
da Venezia guida a Vicenea. La corsa
fu favorita dalla più bella e serena gior-
nata, e si mutò in un vero e ben lieto
diporto. 11 convoglio si mosse dal ponte
pochi minuti innanzi alle 10 antimeri-
diane; una gran folla di popolo si accal-
cava alla temporanea stazione; una folla
ancora maggior spargevasi in legni d'o-
gni maniera per la Laguna; e ognuno
in suo cuoreapplaudivaalla prova,airav-
viamento della strada, per la quale, fini-
ta, si condurrà la fortuna a Venezia ; on-
de ci prendeva parte, non come si suole
a sepiplice curioso spettacolo, ma come
a cittadino avvenimento felice. In egual
modo, per tutto il non breve tragitto
da Padova a Vicenza, per tulli i 3o,ooo
metri, per quanti appunto si dislende,per
tutta quella ricca ed amena campagna
rallegrata dal più vago orizzonte,dalla vi-
sta ognor varia e ogoor pittoresca degli
Euganei, de'Berici colli e dell'Alpi lonta-
ne, per tutto, curiose e festanti accorreva-
no le genti a salutare il passaggio di que'
carri veramente trionfali. Rapi do fu il viag-
gio, e non pertanto si poterono ammirare
l'opere grandiose e grandiosamente co-
strutte per la fondazione della strada : i
3 gran ponti a 3 luci sulla Brentella, il
Tesina e il Bacchiglione, e l'altro ad una
luce sola sopra il Retrone. Presso la cit-
tà di Vicenza la strada si toglie al guar-
do del sole, ed entra alle falde del colle
Berico sotto la volta d' una galleria lun-
ga 55 uìetri, ed appena indi uscita s'av-
volge in una 2.' di ben metri 90, pas-
sando di sotto al giardino Carcano e
alla salila della Madonua di ÌVloutc Ma
V EN
come l'immagine fuggitiva, che, ap-
pena li presentano, ti tolgono i vetri
dell'ottica meccanica, quelle meravi-
glie al guardo passavano; e il convo-
glio avea già tocca la meta, compiendo
il tragitto in men che due ore. Aduncjae
meu che due ore bastarono a congìun-
gere la gran piazza di s. Marco al Cam-
po Marzio; il magnifico tempio della
Salute al religioso santuario della Ver-
gine a Monte; a porre in riva alla La-
guna le colline di Berga, ad unire la cit-
tà dei Dogi, regina, colla leggiadra vas-
salla, la città del Palladio. Vicenza si
può dire tutta quanta era ridotta nel
campo di Marte a far festa a' nuovi ar-
rivati. Felice e trionfale come l'andata fu
il ritorno: e chi avea lasciata la propria
dimora due ore sole innanzi al meriggio,
potè ancora dalle proprie pareli saluta-
re il sole al tramonto, dopo di aver sì
grandi cose veduto, e corso ben 72 mi-
glia geografiche. Annunziò inoltre \aGaz-
zella, che a brevissimi giorni il Ponte e
la Strada di Vicenza sarebbero aperti al-
l' ordinario passaggio. L' Alluni di Ro-
ma de' 18 gennaio del precedente i845,
già avea pubblicato il disegno del son-
tuoso Ponte sulla Laguna, benché allo-
ra l' opera non fosse compiuta, colla
veduta di Venezia, e con articolo di S. ;
Strada Ferrala da Padova a Teìiczia.
Comincia con dire : Non è egli forse uno
strano contrasto quello di scendere da
un vagone in una gondola! Via ferra-
ta e Venezia, non sono forse due nomi,
due idee che stupiscono di vedersi insie-
me congiunte! Gli artisti ne mormora-
no, e van dicendo chela vetusta regina e
sposa dell' Adriatico perderà molto col
riunirsi al continente, perchè la distanza
raddoppia il rispetto. La strada ferrata
comincia a Padova; giunta alle Lagune,
prosegue sino a Venezia sopra un im-
menso ponte, sostenuto da qualche cen-
tinaio di archi, costruito di belle pietre
riquadrate. Chiama il ponte ardito, e
magnifico mouuiBenlo, ilpiùgigaulesco
V E N
fid lulli 'jiielli sinora eseguili dall' in-
i (lustrin moilerna. Avere nella sua lai-
; gbezza due linee di rotaie, e gli ardii
COSI iaighi da potervi passare sotto ognu-
no 4 l'alleili di fronte. La ferrovia di
Padova essere il termine della grande li-
nea di Milano, già progelliita da un pez-
i zo, ma assai lentamente eseguita, sebbe-
I ne il suolo lombardo sia inco(uparabil-
inente adattato alle vie ferrate; non un
(nonte vi s'incontra, non un coll<" ; le rare
(lisngu.igliaMze che esistono in quel ter-
reno potersi con poca fatica e spesa ap-
I pianare; non esservi né gallerie sotter-
j ranee da scavare, né ponti da ergere;
i tutta r It.dia settentrionale oifrire all'iu-
I traprese dell'industria comodo stesso. La
' via ferrala da Padova sino alla Laguna,
lunga 20 miglia circa, già esser in piena
attività, farsi in un'ora, ed il servizio ese-
guito con estrema esattezza, e con lode-
vole metodo tulli gì' impiegati portare
, uniforme. Le locomotive e>sere di co-
struzione inglese, ed i vagoni rassomi-
gliare a quelli di Francia e Ingliillerra ;
; e sperare, l'articolista, clie gli specula-
I lori italiani non avranno l'inumanità di
I crearequella 3. "classe di vetture, chiama-
te/o/«,'err7M 5,0 carrette, che s'impiegano
sulle ferrovie degli altri paesi. Alla sta-
zione di s. Lucia si ammira, ed egregia-
menle si vede il gran ponte gettalo sulla
Laguna. Dipoi ooiòV Ossei valore Trie-
stino, e riferì il Giornale di Roma, de'
21 aprile i852: Sulla strada ferrata da
Venezia a Verona si aumentavano gior-
iiiilmeiite i trasporti, in modo assai ra-
pido. Dal novembre 1849 a tutt' otto-
bre i85o viiiggiarono 161,260 quintali
«li merci, e dal novembre i85o a tutto
ottobre i85i i trasporti salirono alla ci-
fra di 333,2 1 3 quintali. E qualora si
consideri che nel i.° trimestre camerale
del i852 SI trasportarono da 1 39,334
quintali, si scorge eh' è mantenuto lo
slesso progresso. Terminata che sia la
ferrovia fino a Milano, poteva intraveder-
si come doveva salire a cifra ancor mag-
VOL. xci.
VEN 44'
gìore il risultato de' movimenti, perchè
le merci dirette in Lombardia non ver-
ranno più caricale sugli ordinari mezzi
rotabili. E Venezia che avrà allora mi
braccio a Milano e 1' altro a Trieste di-
verrà un gran centro di movimento, se
anche allora che la ferrovia era interrot-
ta a Verona si potè calcolare tale, men-
tre due terzi delle merci che viaggia-
vano colla ferrovia, erano provenienza
di mare. Disse due terzi in luogo di tre
quarti come nel i85o o fino all'agosto
i85i si poteva asserire, perchè nell'a-
gosto essendosi abbassata la tariffa per
multi generi di terraferma, non figurava
più per un 4." ma sibben per un 3.° del
movimento totale. Anche 1' apertura del
tronco da Mestre a Treviso contribuì
n]oltissimo ad accrescerei trasporti, spe-
cialiiiente perle merci che vanno o ven«
gono da Germania, mentre quello avea
fatto che si serva della ferrovia anche il
Tirolo meridionale per le sue spedizioni
a Vienna, avvegnaché per mezzo di essa
pervengono al loro destioo due giorni
prima che col mezzo della via anticamen-
te battuta. A' 21 maggio i852 avvenne
un disgraziato accidente nella stazione
di s. Martino al momento io cui entra-
va la 2.'"' corsa proveniente da Venezia,
li guarda freno, pochi passi prima di
giungere alla stazione, spingendosi smo-
datamente con tutto il corpo fuori della
carrozza per osservare l'andamento del
convoglio, e non accortosi del cancello,
battendovi contro la testa, riportò tale
ferita che ne rimase vittima dopo pochi
momenti. Nel deplorare una tale sinistra
evenienza è forza trarne argomento per
raccomandare quella prudenza che, se
in tutto è necessaria, lo è forse più d'o-
gni altra cosa nel viaggiare sulle ferro-
vie, ove la velocità è tale elemento che
non di rado rende gravi le conseguenze
anche de' più lievi disordini, delle più
comuni inavvertenze. Il Giornale di Ro-
ìua di maggio del medesimo i852 a
p. 458, sulle strade Loodiardo- Venete,
29
4.'i2 V E N
notificò, che i lavori de' 5 archi princi-
pali del gran ponte siili' Adige in Vero-
na, i cui 6 archi laterali erano già da
gran tempo compiti, si spingevano con
tal ardore da poter esser chiusi in agosto ;
e quindi derivarne la certezza che le fer-
rovie a destra e sinistra dell' Adige me-
diante questo ponte, sarebbero attivate
dentro il vicino autunno. Parla d'altri
lavori d'altri luoghi di più difticile esecu-
zione; ma ohe nell'anno si terminereb-
bero que'di terra da Brescia a Coccaglio.
Che si pensava rimuovere la stazione
prima nel recinto storico del Lazzaretto,
onde servirsene a pubblico e grandioso
scopo. Sarebbe questo fra pochi anni,
quando sarebbe compita la testa della
strada al Piemonte, la congiunzione con
essa, la quale avrà luogo passando il Ti-
cino con un ponte ad Abbiategrasso : e
così si partirà da una grande stazione
centrale per recarsi al Mediterraneo, al
Varo, al lago di Costanza, al Reno, al-
l'Adriatico, in somma per entrare in
pieno possesso delle comunicazioni colla
gran rete delle strade ferrate europee.
11 citalo Osservatore Triestino, degli 8
febbraio i853, presso il Giornale di
Roma, p. i66, contiene quanto qui tra-
scrivo. Fino ad ora si mancava di una
esatta memoria sulla costruzione del
gran ponte della strada ferrata sulla La-
guna, e di ciò andava difettosa la stessa
Guida di f^enezia pubblicata a cura di
Selvatico e di Lazzari. Correvano quindi
idee false e congetture contrarie alla ve-
rità intorno a codesto grande monumen-
to de'tempi moderni,quandochè in questi
giorni usc\ un opusculo lavorato sui dati
pòrti dal valente ingegnere Andrea Noale,
che condusse nel disegnoe nell'intera sua
costruzione quella meraviglia dell'arte.
Si lia da questo interessante opuscolo
il parallelo delle proporzioni architetto-
niche de' 3 principali progetti prodotti
alla direzione della cessata società, a cura
della qual venne costruito il ponte: ed
il riassunto del quadro di finale liqui-
V EN
dazione the l' ingegnere Noale ha rasse-
gnato a quella direzione nel 17 maggio
i846. Cinque anni interi vennero spesi
nella costruzione, ed un capitale di au-
striache lire 5,022, 1 83, secondo la prati-
cata liquidazione del lodato ingegnere.
Il ponte risulta della larghezza di metri
3,601.43, e della larghezza di metri
9.00, con una profondità di metri 2.20,
sotto la comune del mare, e di una ele-
vazione di metri 4-35 sopra la comune
del parapetto. Ha una piazza maggiore
a pile addossate lunga metri 136.27
larga metri 17.20/38.84» e 4 piazze mil
nori lunghe melri 100.00 eJarghei7.2oÌ
L'arcate sono in 6 stadi ed a 222 saU
il numero di quelle. L'adottato progetto
dell' ingegnere Noale, osserva 1' autore
dell' opuscolo, e pel parapetto di coro-
namento totalmente nuovo, e per lo sti-
le architettonico in un carattere ricco e
maestoso, era ben degno d' esser pre-
scelto dal governo imperiale. E lo era
anche dal lato economico, mentre la
cifra di valore unitario superficiale del
Noale è per metro di lire 127.04, 'neu-
tre quella del progetto Meduna era di
lire i55.3i, equella del progetto Milaiù
era di lire 161,90. Termina l'opuscnlo
coll'accennare, che si adoperarono nella
fondazione 80,000 pilotti di larice, sopra
i quali furono distesi 10,000 metri su-
perficiali di grigliali; che per proteggere
i lavori di fondazione furono costruiti
circa 8,000 metri lineari di turre; che fu
eseguito un movimento di terra di circa
98,000 metri cubi per escavi e terrapie-
ni ; che le fondazioni subacquee hanno
un nucleo di uiiuatura di sasso d'Istria
in cemento di calce e pozzolana del com-
plessivo volume di 32,ooo sterei; che
1 5,000 sterei di pietra vennero impie-
gali per rivestimenti, fascie, ec. ; che oc-
corsero i5o,ooo funti di ferro per assi-
curare e sii ingere le pai li del poule ;
che circa 16 milioni di mattoni vennero
iu)piegati ne' muri sopra la comune del
mare e nelle volle; che ptr 5 anni lavo-
\' EN
ramno sul ponte looo uonìinl al giorno
in via media, senza annoverare la genie
impiegala ne' boscl)ì per la f'ornilura ili
legname, nelle cave ec. ec. Compita que-
st'opera colossale e mirabile, l'archilelto
passava olla direzione de' più importanti
lavori della strada ferrata centrale del-
l'Ungheria, e quelli pure compiuti, ri-
tornava in Venezia, ove si sperava ve-
derlo in breve gettar le basi d' un altro
grande monumento. Ma sul principio dei
ponte sulla Laguna, V epoche progressi-
ve di sua costruzione, le misure, la quau-
tith del materiale impiegatovi, 1' inau-
gurazione, la demolizione del 1849, per
essersi il gran piazzale del centro conver-
tito dagl' insorti in fortezza, il ristabili-
mento colla direzione dell'ingegnere Ga-
spare del Mayno, la spesa, l' imprendi-
tore, lutto riportai nel voi. XC, p. 208
di questo articolo. In sostanza la prima
idea è dell'ingegnere veronese Giovanni
Milani, poi si disegnò dall' ingegnere
Tommaso Meduna, e quindi venne mo-
dificalo didl'ingegnere Luigi Duodo, sor-
vegliando l'esecuzione l'ingegnere An-
drea Noale. Tutto il ponte attraversa la
Laguna in linea parallela a mezzodì, par-
tendo dalla stazione di s. Lucìa, ove so-
no pure i magazzini, come dissi nel §
Vili, n. 4ij e giunge alla barena di s.
Giuliano, solio il liro degli spalli di Mal-
ghera. Accennai nel § X, n.4o,che a ma-
gazzini e dogana si ridurranno 1' antico
iivonnslero del Corpus Do/nini e l'area di
sua chiesa. La Cronaca di Milano de'i5
novembre 18 55 contiene l'articolo: Bi-
bliotcca del viaggiatore delle Strade
ferrate, nel quale Ira le altre cose si dice.
Una socielà,oltenuta dal governo austrìa-
co la concessione della linea da Milano a
Venezia, le rivalità municipali, le gelo-
sie di provincia a provincia, piaga inve-
terata e cagione primaria delle sventure
I italiane, impedirono per più anni gli
accordi sul disegno da seguire, e furono
Sul punto di sciogliersi gli azionisti della
couìpagni» foimalavi. Ma poscia, grazie
V EN
443
allo spirito più intraprendente degli azio-
nisti veneti, l'attività, l' energia succe-
dettero all' esitazioni ea'ritaidì. Il pon-
te sulla Laguna fu coui[)ìuto, e ben to-
sto il voto ardente delle popolazioni sa-
rà del tutto soddisfatto, non altro man-
cando allora, che la non lunga traila da
Treviglio a Coccaglio |)er trovarsi la ca-
pitale della fertile Lombardia a non più
che poche ore di distanza dall'antica re-
gina dell' Adriatico. Quesl' in)portanlis-
sìma lìnea, la quale era divenuta pro-
prietà del governo austriaco,si decise che
toccando Padova, Vicenza, Verona, De-
senzano e Crescia, in vece che dirigersi,
come era stalo lungo teujpo questione,
sopra Bergamo, per piolrarsi da di là a
Milano, seguito il i.° traccialo dell' inge-
gneie Milani, ossia progredendo da Coc-
caglio, dove allora giungeva la porzione
già in esercizio che partiva da V'^enezia,
continui per la bassa Lombardia a riu-
nirsi alla porzione che da Milano era iii
esercizio fino a Treviglio. 11 tronco di
Cocca"lio e Treviglio fu decretato che
si compia neli85o,con che l'unportau-
lissima ferrovia Lombardo-Veneta sa-
rebbe ultimata. La quale linea non sareb-
be però completa sinché non fusse riunita
alle linee sarde ed alla capitale Torino,
ove ne ragionai, per formare con esse la
grande arteria della valle del Po. Ad in-
dennizzare Bergamo di tale devia/ione, sì
stava ultimando una ferrovia che da (al
città ponesse capo alia gran linea Lom-
bardo-Veneta in prossimità di Trevi-
glio. Un'altra linea partendo da Milano
doveva andare a Gallerate, per a suo
tempo congiungersì al Ticino e al Lago
Maggiore. Un' altra strada riunisce la
fortezza di Mantova alla ferrovia Lom-
bardo-Veneta al punto di Verona. Un'al-
tra grandissima linea doveva partire dal-
la stazione di Mestre su detta ferrovia, e
passando per Tre viso,Conegliano,Porde-
Done,dirigersi a Udine (come notai in tale
artìcolo), e da di là progredendo a Go-
rizia e Lubiana, uuirsi alla strada fei'
444 V E N
rata che conduce a Vienna, e nella qua-
le melle capo tutta la rete delle ferro-
vie austriache. Questa linea nel i855
era già io esercizio sino a Pordenone (il
cui tronco neh' ottobre si aprì fino a
Casarsa) e si proseguirono i lavori verso
Udine. Un biforcoaiento della medesima
partendo dalla Piave dovea per o verso
la Molta e Palma dirigersi al gran porlo
di Trieste, al quale dovea tendere un al-
tro biforca mento , che da Udine per
JVlontefa Icone si dirigesse pure a Trie-
ste. Parte di queste due linee era già in
attualità di costruzione. Eransì fatti gli
studi e predisposto quanto occorre per
un'altra strada, che dall'eminente pun-
to strategico commerciale e manifaitu-
riero di Verona si diriga a Trento e ad
Innspruck, e da di là avanzandosi sulla
strada di Salisburgo si riunisca alla rete
ferrata della Germania centrale. Dice il
XJiornale di Roma del iSSy, a p. 933,
in data di Torino io ottobre. Questa
mattina è stalo aperto al servi(6Ìo pub-
blico il trailo di via ferrata, che da No-
vara conduce al ponte di BufTalora sul
Ticino. Le gazzelle di Lombardia an-
nunziano che lunedì prossimo sarà pari-
menti aperto il tratto di via ferrata fra
Treviglio e Coccaglio, e che quindi vi
sarà comunicazione diretta tra Milano
e Venezia. In tal guisa, tranne l'inter-
ruzione dal ponte di Bulfalora a Milano,
la locomotiva percorrerà nello spazio di
poche ore la distanza che separa Torino
da Venezia, le falde delie Alpi dalle rive
dell'Adriatico. Ora questa linea è quasi
compiuta, e la ferrovia da Milano a'con-
fini Sardi sarà presto attivata, per cui
ini 5 ore si andrà da Venezia a Torino.
Inoltre si è intenti all' attuazione del-
la strada ferrata della licca provincia
di Polesine, che deve congiungere le
ièrrovie della bassa Italia alla Lombar-
dia. La società delle Strade ferrate Lom-
bardo-Venete dicesi pronta ad assu-
mere la linea Venezia -Padova-Rovi-
go, quando venga esonerala dall' obbii-
V E N
go di costruire la linea nergamn.Lt'C-
co. Crcdesi che verrà acceltala In pro-
posta, poiché il commercio di Vent-zia
colla [lomagna e co' Ducali non può so-
stenere la concorrenza de' porli di Ge-
nova, Livorno e Ancona, quando non
sieno costruite le linee Roma- Ferrara,
Bologna- Pistoia e Piacenza - Bologna.
Le feriovie Lombardo- Venete sono im-
pazienti di dar da una parte la mano
all'altre italiane, e dall'altra perver-
sarsi nella Germania. Il traforo delle
Alpi, ossia del Monte Cenisio è tale una
grande e colossale impresa che congiun-
gerà due belle terre, la Francia e 1' I-
lalia, come il canale di Suez congiun-
gerà il Mediterraneo col grande Oceano.
Col nuovo sistema adottato pel gigante-
sco traforo, oltre il pcrforalore, del
coinpressore idiaiilico so/llanle l'aria,
eh' è pure forza motrice delle macchine
perforanti, si crede che il traforo si
compierà nel termine di 6 anni in luo-
go di 36! Tutto concorda pel felice suc-
cesso d' un im(nenso lavoro, e d' un' u-
pera che sarà la prima fra le più sor-
prendenti che di questo secolo si sieno
fatte in Europa per strade ferrate, e ne
sono valorosi esecutori i dislinti in-
gegneri Grandis, Grattoni e Someiiler.
- — Nel principio di questo numero di-
chiarai che anco della telegrafìa elettrica
aerea, oltre l' articolo citato (ed oltre
quello di Torre, in cui dissi de' segna-
li antichi, de' (juali feci pure cenno nel
voi. LXXXIX, p. 282. E qui aggiungo,
che il prof. Romanin, Storia documen-
tala di Venezia, t. 6, p. 476, ragionando
delle varie scritture che trattano della
milizia marittima, in quella importante
del famoso Cristoforo Canal in forma di
dialogo, fra le altre cose si narra : » Che
Cristoforo Canal per sapere se Gian Au-
dreaDoria fosse riuscito a soccorrere Co-
rone, fece dal Zante tenergli dietro una
fregata, mettendovi sopra 4 bravi greci,
a' quali ordinò, che uno si appostasse in
uluuu luogo presso a Cotone e gli allri 3
V K ^'
sopra lino scoglio o altra eminenza in ili-
st iii/.n tale eli e mio potesse successi vaineii-
Ic veliere le faville baltiile da pietra fo-
caia Jair altro se fosse di notte, od un
fumo se di giorno. Se il Doria mettesse
il soccorso nella città, dove>ise il i. "bat-
tere d fuoco una volta soltanto, se no
il b «tiesse due volte, e i medesirai segni
desse col fumo, e similmente facessero
gli altri, in guisa clie ponendosi poi una
vedetta a (|ue!la parte dell'isola di Zante
che più si stende a oriente, egli potesse
riconoscere i segni dell'ultiuio e a lui più
vicino. Per questo modo il Canal venne
a sapere il soccorso recato a Corone a
più di loo miglia di distanza, e a Ve-
ne-zia se n'ebbe la notizia prima dell'im-
peratore 0 di altro principe d'Italia, cosa
che a noi abituali a' telegrafi par sem-
plicissima e forse ridicola, ma che allora
fi, come si vede, di novità e d'impor-
tanza), ove riparlai di quelle Austriache
e Lombardo-Venete, ne tornai a ragio
nare all'opportunità, indicando i luoghi
ove notai essere Venezia anche con Pio-
ma in corrispondenza diretta, ed io l'ho
provato. Presentandomisi ora questa,
pure qui farò un' aggiunta in fine di
questo periodo; prima dirò dell' intro-
duzione del telegrafo in Venezia. Il Gior-
nale di Roma del i85o a p. looo ri-
porta il pubblicato dalla Gazzella di
Alilano de' 19 ottobre. Dice che in que-
sto medesimo giorno andavano in atti-
vità completamente le linee telegrafiche
del regno Lombardo-Veneto, tanto per
servizio dello stalo, quanto per uso del
pubblico, fra Milano, Verona e Venezia,
colla direzione poi da Verona per Inns-
brucka Vienna. Il suppliraento straordi-
nario unito alla slessa Gazzetta ufficiale,
porta a pubblica cognizione le dispo.si-
zioni dettagliate per 1' uso della corri-
spondenza privata degl'i, r. telegrafi del-
lo staio, ed eziandio di c(uelli posti nel
territorio dell' unione telegrafica Tede-
sco-Austriaca, colle rispettive tariffe in
coiiforfuità delle disianze dei luoghi e
VEN 4'p
lunghezza de'dispac'ci perrinollramento
di'lle private corrispondenze telegrafiche.
L'ufficio del telegrafo in Milano fu colloca-
to uelpalazzodell'i.r. Luogotenenza; quel-
lo (Il Venezia fu stabilito nel palazzo Rea-
le. La stessa Gazzetta di Mila/io de'2t
giugno 18^2, riferisce il notato a p. 582
del Giornale di Roma, ed a p. 58o del-
l' Osservatore Romano. Col giorno io
di detto mese i regi uffici telegrafioi
belgi, formanti parte della lega telegra-
fica Austriaca, si sono posti in comunica-
zione col nuovo uffizio telegrafico fran-
cese in Bar-le-Duc. La tariffa per le
competenze di trasmissione de' dispacci
dal confine francese alla nominata stazio-
ni-, sono ostensibili in tulli gl'i. r. ulfioi
tclegi alici. A'22 dello stesso giugno ven-
ne aperta la linea telegrafica aerea di-
rellameuleda Milano a Venezia, e con-
secutivamente coi paesi dell'unione Au-
stro-Germanica, oltre il Belgio, la Fran-
cia e l'Inghilterra. Inoltre il Giornale di
Roma del i858, a p. 4o6, dà contezza
della riunione seguila in Parigi a* 28
aprile al ministero degli affari esteri, per
esauiiriXi'e una proposta fatta nell' inte-
resse del (.\/ Morse americano, a cui si de-
ve^r apparecchio della comunicazione te-
legrafica che ha preso il suo nome, e di
cui feci menzione nel citato corrispon-
dente articolo. La scoperta de' principii
su cui è basato questo apparecchio non
ai'partiene certo al d."^ Morse; ma egli
ha fatto passare questa scoperta dal do-
minio speculativo a quello della mate-
riale applicazione. Mediante lavori e stu-
di, che incontrastabilmente sono suoi,
la elettrica comunicazione, che prima di
lui non era per così dire che una sem-
plice teoria della scienza, è divenuta una
realtà ed uno de' più utili acquisti che
abbia fatto l'età nostra e che deve la-
sciare a* posteri. L' importanza del ser-
vizio, che il d.' Morse ha recato a tutto
il mondo, a' governi ed a' particolari, è
siala riconosciuta dall'iiuiversale ammi-
razione che ha eccitato 1' applicazione
446 V li N
»1i questo ritrovato, e dall' uso clie su-
bito se n' è fililo iiell' uno e nell' altro
continente; In (juasi tulli gli stali, ov' è
adoperala la telegrafia elettrica vedesi
agire 1' apparecchio del d/ Morse. Egli
però non potendo ottenere in Europa,
come agli Stali Uniti, un brevetto per
la sua invenzione, si è trovato perciò
privato de'beneficii, che avrebbe dovuto
ritrarre dall' opera sua, e che l' avreb-
bero assai legillimatnente ricompensato
de'suoi lavori e de'suoi pecuniari sagri
fizi. Sembrando al governo francese in-
giustizia,chetuUi i paesi, i quali si servono
oggi dell' applicazione del suo ritrovato,
non facessero anche conto di (piesta si-
tuazione accordando direttamente al d.
Morse vin premio collettivo, in questo
convincimento egli si è credulo autoriz-
zato di fare appello alla loro equità. Il
governo dell'imperatore Napoleone ili
avendo creduto che sifFulta domanda a-
vesse diritto ad una simpatica accoglien-
za, non ha esitalo di appoggiarla presso
gii altri governi, che come lui usano del
ritrovalo Morse. Queste pratiche sono
slate accolte con eguale sentimento dove
sono state falle. In Austria, nel Belgio,
ne'Paesi Bassi, in Piemonte, nello Stato
Pontificio, in Isvezia, in Toscana e io
Turchia, questo apparecchio è adopera-
to come in Francia : per cui i governi di
questi differenti paesi hanno aderito al-
la proposta del governo francese, di esa-
minare come si dovesse contrassegnare
la loro gratitudine verso il d.' Morse; ed
è in conseguenza di questa generosa di-
mostrazione, che i loro rappresentanti
si unirono in Parigi al detto ministero.
Questo fa credere; che facilmente potran-
no intendersi sopra una risoluzione di
rimunerazione, il cui onere sarà diviso
fra tulli i governi, nella cui generosità
il d/ Morse ha posto la suafiduria. Nel
descrivere la guerra sostenuta dalla Tur-
chia co' suoi alleati contro la Russia,
narrai come quelli in Crimea formarono
ferrovie e costruirono telegrafi, con som-
V E N
mi vantaggi. Ora gì' inglesi nella disa-
strosa guerra dell' india fanno ancor di
più con grandi successi. Il Giornale di
/lOWJcz degli 8 maggio 1 858, ricavandolo
dal Tiììics narra. Il telegrafo elettrico,
nel campo di sir Colin Campbell, non
lia,dopo la sua invenzione, rappresenta-
lo parte più importante ed ardita come
ora neir Indie Orientali. Ha servilo di
supremo capitano meglio che il braccio
destro di questo. Mediante il telegrafo,
egli può dirigere la marcia de' suoi bat-
taglioni, i movimenti della sua cavalle-
ria ed arligIieria,vedereadogui momen-
to l'intera posizione del suo esercito e de*
suo ausi liari,corris|)ondere col governato-
re generale eco'generali inferiori, distin-
guerei! vero dal falso nell e notizie tiegl 'in-
digeni, risparmiare il suo stato maggiore
ed i suoi corrieri, ed inviare nullostante
chiari e rapidi i suoi messaggi. Ciò in
quanto all'importanza del telegrafo. In
quanto all'arditezza, col quale agisce, il
che naturalmente riguarda quelli che
lo fanno agire, basta osservare, che, nel-
la guerra in argomento, per la i.' volta
fu disteso in mezzo al comlialtimento
un filo telegrafico, facendolo passare pel
paese nemico. Esso avanzò di posto in
posto, di pari passo coli' artigi cria in-
glese, ed appena il capitano supremo ha
piantatoli suo quartiere generale in qua-
lunque sito, nel quale pensi di rimane-
re un paio di giorni, vi esistono ezian-
dio i pali co' fili telegrafici. Il lelegiafo
fu posto in comunicazione col governa-
tore generale in Allal)ai)ad, coll'Outrain
in Allumbagh, con Calcutta, Madras e
Bombay, e co' distretti più lontani, cui
ne giunge la rete. Questi vantaggi sono
principalmente tiovuli al zelo e all'abi-
lilà di un giovane ufficiale del corpo de-
gl' ingegneri del Bengala, il tenente Pa-
triclc Stewart. Alcune volte la cavalle-
ria nemica dà la caccia alla sua gente e
l'insegue per leghe e leghe, o la taglia a
pezzi unitamente a'fili, ovvero una pal-
la di caDuone distrugge le sue batterie
VEN
elettriche o ne stritola i carri. Ma quella
gente continua a lavorare. Ella guizza
per aride pianure, su'canali e su' fiumi
ec, finché uua delle semplici stanghe do-
po l'altra, innanzi il leggero suo peso, ed
il rapido ago colla mula sua lingua, vi-
bri in mezzo al tonar delle artiglierie.
Quando sir Colin Campbell Irovavasi a
Cawnpore, sir James Oulrauì potè an-
nunciargli r esito del suo attacco, prima
che il nemico fosse sparito dal campo
di battaglia. Quando avanzò verso Luck-
now, la linea telegrafica lo seguì sem-
pre. Fu piantata una tenda accanto la
sua: fu scavato un buco nel terreno, fu
riempito d'acqua; tosto il filo cadde dalla
stanga piantata io fretta e s'immerse io
acqua come una lontra ; fu disposta la
semplice calamita, e la batteria comin-
ciò il proprio giuoco e l'ago a lavorare.
Grazie alla straordinaria siccità dell'ai*
mosfera ed alla forza del sole, che ridu*
ce nella stagione calda la terra come un
mattone, è quasi perfetto l' isolamento
della corrente elettrica. 11 filo è fitto, e
non è difeso da involucri isolanti di ve-
runa specie. E attortigliato intorno alla
punta di una stanga rozza ed alta da i5
in i6 piedi, e nello stato ordinario del-
l' atmosfera corrisponde perfettamente
al suo scopo. Ora si è pubblicata la sco-
perta dell' infaticabile e dotto Wheat-
«lone, per la quale ha fatto fare un passo
immenso alla telegrafia elettrica, soìti-
tuendo alle pile complicate e tanto co-
stose un piccolo apparato, della grandez-
za di un orologio ordinario. Alcune aste
calamitate e polarizzate in senso contra-
rio completano 1' apparecchio, che fun-
1 ziona facile e regolare. La Civiltà Cai-
ì tolica, serie 3.', t. ii, p. GSg riferisce.
ì « La comunicazione elettrica fra l'Euro-
j pa e r America è stata finalmente eflet-
tuala per mezzo d' un cordone metal-
lico della lunghezza di 2,o5o miglia geo-
grafiche. 11 metodo inventato per sten-
. dere il cordone ossia filo elettrico, è as-
' sai ingegnoso. Giacché, essendo iropossi-
VEN 447
bile r imbarcare l' intero filo io una so-
la nave, fu diviso in due pezzi riposati iu
due navi. Queste s'incontrarono in luogo
centrale, dove furono ritmiti i due pezzi.
Quindi si separarono le due navi, diri-
gendosi l'una verso 1' Irlanda, e l'altra
verso Newfoundland in America. Il filo
cadeva di mano in mano dalle due navi
nel mare. Questa operazione fu princi-
piata il 28 luglio i858, e nella mat-
tina dell' 8 agosto lui' estremità del fi-
lo era sbarcata nella Baia della Trinità
in America, e l'altra a Valentia nell'Ir-
landa : e così quando saranno compiu-
te le macchine, vi sarà una comunica-
zione perfetta tra Londra e Nuova York.
E" dunque dimostrato che né la distan-
za enorme, né il peso dell' Oceano sul
filo elettrico ponoo impedir la trasmis-
sione della correnteeleltrica.il filo giace
nelle valli e sopra i monti coperti dal-
l' Oceano, circondato da' pesci, dall' al-
glie e da tutte le maraviglie di quell' a-
bisso. Ma lo trascorrono colla rapidità del
latnpo le idee dell' uomo comunicante
dall'un continente all'altro. Questo è ve-
ramente il trionfo della scienza natura-
le". Dissero i pubblici giornali. Fu l'In-
ghilterra che concepì l'idea del telegrafo
Transatlantico, e l' effettuò a sue spese,
e co'suoi ingegneri e navigli. I primi espe-
rimenti sulla celerità produssero i risul-
tati che un dispaccio da Valentia di 3i
parole, giunse a Terranuova in 35 mi-
nuti; altro di 33 parole io 22 minuti; al-
tro di gg parole m 67 minuti e con per-
fetta precisione. Quindi l'eotasiasmo sali
al colmo nel celebrare la felice immersio-
ne della corda elettrica ogomeua atlanti-
ca fra r Inghilterra e T America setten-
trionale. L'ingegno umano vinse il tempo
e lo spazio. Il 3 0 il 5 agosto 1 858 (come
vogliono diversi giornali) fu completata
la comunicazione fra l'antico e il nuovo
mondo. Fu detta la corda anello nuziale
Ira'due continenti. Venne sciolto uncan-
lieo di gloria alle scienze fisiche e agli ar-
dimenti commerciali. Per questa istan-
44B V E N
tarma confunicazione tra' due Emisferi,
non si può a meno d'aspettarsi una com
pietà rivoluzione nel sistema degli affa-
re coH'America, nelle relazioni del com-
mercio di due mondi, L' Europa e l'A-
merica, dissero altri, sono unite dal te-
legrafo. Gloria a Pio Onnipotente, pa-
ce sulla terra, benevolenza tra gK uo-
mini (Jbonae voliintatis, aggiunse Gre-
gorio XVI nel 1841 a Civita Castel-
lana ). Ma una parte della corda tele-
grafica atlantica, circa dopo un mese, si
guastò a* 3i seUeenbre, per essere pene-
trala r acqua ne* fj|i conduttori, se non
in pii^x punti almeno in uno distante da
terra 220 miglia. L' accidente clie inter-
ruppe la comunicazione elettrica fra'dne
mondi sulle prime seni!)rò irrimediabile,
ed occorrere ricominciarsi 1* intrapresa.
Indisicredettepoler mettur il telegrafi in
istalo di servire, facendo uso di polenti
macchineelettro-magneliche.E un cattivo
esito di quelle sperienze cbe necessaria-
mente precedono lo svolgimento d'ogni
grande problema non isciolto ancora.
E un rilardo della sua soluzione, e con
altro tentativo si avrii maggiore sperieii-
za. Quantunque la presente corda sia
finita, non vi è motivo da scoraggiarsi, an-
zi da una compagnia si vuole estendere il
beneficio da per tutto. Si può vedere nel
Giornale di Roma deli 858 gli articoli :
a p. 783,// ti l( grafo Transadanlico;
ap. 863, Tele^^mfo Sub- A (lamico. Isel-
la pag. seg. è uno specchio del progresso
del telegrafo sottomarino da'piimi ten-
tativi cominciati nel i85o sino e inclu-
sive al i858 ne' diversi stati. Inoltre
10 stesso Giornale contiene due altri ar-
ticoli : il i.° a p. 8qi che dà contezza
della Relazione siiW interruzione delle
correnti nel cordone Atlantico; il 2.° a
p. 918 è intitolalo: Questioni e raggua-'
gli/isicisul Telegrafo Atlantico, h' En-
ciclopedia contemporanea di Fano, an.
IV, serie 2.", t. 2, p. igS, offre l'arlicolo :
11 Telegrafo Transatlantico, coWa figu-
ra delia fune. E la Civiltà Cattolica, se-
V E N
rie 3.', l. 12, p. 2 33 e seg., discorre Dfl
Telegrafo Atlantico, e riporta la Li-
sta de' vari Telegrafi sottomarini , col-
le loro lunghezze e l'epoche in cui so-
no stati posti in opera dal i8ìO all'ul-
timo discorso nel i858. Intanto sta per
compiersi lo stabilimento d'un.) linea
telegrafica sottomarina da Otranto a
Vallona, per congiungersi a Caltaro col-
le linee esistenti dell' impero austriaco
e dell' impero ottomano; e pare che su-
bito dopo verrà dato mano al filo sotto-
marino dell* Adriatico. In tal modo il
regno delle due Sicilie è il 1.° paese in
Europa, dopo 1* Inghilterra, che abbia
pensato di costruire i fili sottomarini pe*
propri bisogni.
5. Venezia nuova Roma del Mare^
mentre Napoleone I chiamava Colonia
(f^.) la sua piccola J'enezia pel com-
plesso di sua sontuosità e per essere si-
tuata a semicircolo sulla riva sinistra
del Reno, che si attraversa sopra uà
ponte volante, fu canale di comunica-
zione fra r Oriente e I' Occidente {f"^.),
asilo di libertà, poito a tulli di sicurezza
e di pace. Venezia non ebbe Medio Evo
(A'.), non soggiacque mai alle barbarie
significate da quel vocabolo, poiché i ve-
nezi.ini riparati illesi nell'isole della La-
guna e in quelle congiunte formanti la
città, non riceverono il sodio de' secoli
barbari, fiorirono con progressivo incre-
mento in ninnerò e prosperità, dal V
fino al declinare del XVI secolo princi-
palmente. Città dell'arti e de' monu-
menti, tutta la città è un n)useo, una pi-
nacoteca. Vorrei aver veduto Venezia
nel 1796! Egual ardente desiderio al-
trove esternai per la mia Roma papale,
insieme ali* altra brama d'averla potu-
ta ammirare nel i526; ambedue anni
precedenti a due epoche deplorabilmen-
te memorabili ! Se nulla resta del ma-
gnifico suo formale quale repubblica
maestosa, nobilissima e possente, rimane
in grandissima parte il suo materiale.
Prima avea, come ho narralo di sopra.
V E N
piincipalmenJe ne' §§ Vili e X, an nu-
mero as^ai majjgiore di chiese, di lon-
«enti e di raouasteii d'ambo i sessi, di-
strutti co' loro doviziosi ornamenti, e
preziosi archivi e bibhoteche, demohti e
dis[)ersi ne' primordi del corrente secolo
dal genio distruggitore. Anche per que-
sto riesce di somma importanza la più
volte lodata opera del cav. Cicogna, In-
scrizioni Veneziane, nella quale labo-
riosamente e con patrio amore raccol-
se un tesoro di memorie che altrimen-
ti andavano per sempre perdute. E ve-
ro però che molte opere artistiche, e
le ss. Reliquie che in tanta copia arric-
chivano gli abbattuti templi, passarono,
per la maggior parte, a decorarne al-
tri, e quanto alle prime anche le pub-
bliche raccolte di belle arti; non per<
tanto notabile numero andò disperso e
passò all'estero, come ripetutamente de-
plorai. Dalle brevi descrizioni artistiche
che feci delle numerose esistenti chie-
se, si rileva che nel numero maggiore
sono monumenti architettonici superbi,
e molti vero modello d'arte, ed empori!
di bellezze artistiche in pittura e scultu-
ra. Dice giustamente il eh. Zanotlo nel-
le sue giunte all' opera, Le Fahbricìie
e i Monumenti di Venezia , da questi
tnolteptici lavori di belle arti, esistenti
in molti templi, qual più qual mei»o de-
gni di considerazione, ben si vede come
i padri nostri curassero 1' onore e il de-
coro del santuario, e come questa virtù
l'osse di sprone ed eccitamento a pro-
muovere, oltreché la pietà ne' fedeli, ed
io aggiungerò l'edificazione de' forestie-
ri, r incremento delle arti sorelle, per
cui salirono esse all'apogeo di quella
gloria che valse a far celebrare la bel-
lissima Venezia fra te nazioni, m Ed il
gentil forestiero che visita questeLagune,
ad ogni passo inarcando le ciglia, muo-
ve parole di lode, e una lagrima versa
su questa città altre volte regina de'ma-
ri, e sui generosi, che in secoli più fortu-
nali la iugemmaronodi fubbriche,di te-
V E N 440
le e di marmi cospicui, per cui stiuà
sempre, se non inclita regina, almeno ve-
neranda matrona, degna di appartenere
al più giusto e paterno de' Monarchi.
Che se r invidia straniera coli' avvele-
nalo suo tosco cercò e cerca d'annebbia-
re SI bella gemma del mondo, gli sforzi
suoi non servono ad altro che a farla
emergere più lucida e tornar più cara
agli occhi de' buoni. Così il sole vince
colla forza degl' infocati suoi raggi l'in-
vide nubi, e più fulgido brilla sul pina-
colo de' cieli, anzi signore de' cieli, ad
illuminare il sottoposto universo che nel-
l'ebbrezza della sua gioia scioglie un can-
tico di lode, chiamandolo con Dante : TjO
lei pianeta, che ad amar conforta". A
tratto così eloquente d' un illustre ve-
neziano, segua quello pur facondo d' un
romano intelligentissimo di belle arti,
Quirino Leoni. Scrisse egli nell' Album
di Roma de' i5 luglio i854 , t. 2r,
p. i6i , all'egregio pittore vicentino
Pietro Roi. '» Spettacolo nuovo per cer-
to, e più ad incanto che a meraviglia
rassomigliante, è quello offerto all' ita-
liano o straniero viaggiatore, il quale
ponga per la prima volta piede in Ve-
nezia, in (piesla dominatrice dell'acque,
ridente figlia dell' avventurata Laguna.
Dire che sorpassa ogni immaginazione, è
nuda verità: (>ossono più o menoappios-
siinativameute '\m(ìM\s^\n?n%\ Londra, Pa-
rigi,\\ Vaticano, \\ Colosseo [V.y, Vene-
zia sola non mai. Dessa è un mistero che
senza vederlo non si comprende, e tutta
un monumento immenso, che mille al-
tri ne racchiude: niente ha di comune
colle altre città ; e se queste, tranne for-
se Roma (y .) nelle sue principali gran-
dezze, portan seco l'impronta della ma-
no dell'uomo, Venezia sola sembra luUa
fattura di un Dio. Templi, palagi, colos-
si, ponti, giardini, isolette vaghissime,
monumenti severi, canali maestosi, T a-
menila della calma, il furore della tein"
pesta, tutto si mescola e si avvicenda nel
recinto di questa città senza pari: per la
4^0 V E N
qiial cosa ogii occhi del pellegrino, die
«lenirò la svelta gondola corre per quel-
Je ncque ospitali, sembra svolgersi con-
tinuamente una magica tela che ad ogni
tratto lor manifesta un nuovo portento.
Allora la mentasi ravviva nelle memorie
del passalo, allora il cuore balte forte-
Diente neir ammirare quelle basìliche
erette in tempi che le virtù cittadine si
afforzavano nel culto del Signore; nel
contemplar que' palagi come de' Dando-
lo, de' Pisani, de' Morosini e di mille aN
tri non indegni rampolli d' un generoso
patriziato ; nel veder que'castelli che fu-
rono presidio di f irtissima libertà; nel
percorrere quell'arsenale dal cui seno u-
scirono tante flotte a far temuto e glorio-
so ne'mari d'oriente il Leone di s. Mar-
co. Forse al tumulto che si desta nel
cuore, allora mai si frena una lagrima,
llglia di un affetto che non si può espri-
mere; e già verso sera li dirigi malinco-
nicamente commosso verso la gran piaz-
za, convegno generale d'ogni ceto di
cittadini. Ma se visitando i monumenti
«li Venezia hai sempre al fianco il pen-
siero doloroso della sua potenza distrut-
ta, qui per lo contrario, frammischiando-
ti a' suoi cittadini, hai la certezza, che
l'aulica gentilezza loro non cadde con
quella; e nelle donne singolarmente tro-
verai quella alfabililàdi modi, quella cor-
tesia, che le rende famose per tutta Ita-
lia, la quale addita superbamente in esse
un modello, in cui le grazie dello spiri-
lo s'accoppiano bellamente alle doti del-
l' inneiino e alla coltura dell' istruzione.
Wè credasi mai, che queste qualità sian
fruito delle tanto vantate idee moderne;
iiò;la ci vi Ita delle donne Venezia ne è d'an-
tichissima data, sì, che forse niun paese
ne può vantar tante per utili studi en-
comiate, non meno nell'amena lettera-
tura, che nelle scienze più gravi ". — Il
Giornale di Roma del i85o nelle p.
II 58, 1174. ''Si riportò un grave e
importante articolo diviso in 3 capi, os-
sia riprodusse quello pubblicato daìi'/Iu-
V E N
alria e dalla Gazzetta dì Venezia de*4,
5 e 7 dicembre i85o, che stimo inte-
ramente riprodurre, e servirà di schiari-
mento al fin qui riferito, e qual discorso
proemiale su quanto compendiosamen-
te vado a svolgere, dall' origine di Ve-
nezia sino ad oggidì, ne'§§ XIX e XX ;
nel § XXI e ultimo ragionando del Ve-
scovato e del Patriarcato, così restan-
do dispensato da delicati dettagli. —
» I. Già da mollo tempo noi avevamo
intenzione di assoggettare a serie con-
siderazioni la posizione e le condizioni
di Venezia, su cui si gettano nel pub-
blico tanti giudizi veri solo per metà o
adatto sbagliali, specialmente in Italia.
Un esteso articolo nel Lombardo- Ve-
neto (dal 2 al 5 novembre) ce ne offre
occasione prossima. Godiamo di vedervi
confessato apertamente come il governo
Austriaco abbia avuto premura di pro-
muovere il vantaggio della famosa Re-
gina de' mari, e che la rivoluzione di-
strusse in pochi mesi quanto in anni era
stillo a fatica edificalo. Però qui non vor-
remo opporci a modi parziali di consi-
derare le cose, né farci apologisti del-
la politica austriaca in Italia, ma piutto-
sto esamineremo e apprezzeremo da un
libero punto di vista il vero stalo delle
cose per dedurre i mezzi di soccorrere
quella città. Chi vuole intendere il pre-
sente deve ritornare sul passato. Si do-
manda come ed in quanto quelle forze
vitali e quelle relazioni, che produssero
l'antico fiore di Venezia e la sua succes-
siva decadenza, sussistano ancora e con-
tinuino ad esercitare la loro azione. Da
ciò risulterà che cosa sia in generale da
evitarsi, che da promuoversi e da farsi,
per assicurare radicalmente una miglior
condizione per l'avvenire. In una città
commerciale e marittima, qual era Ve-
nezia, si devono innanzi tutto pondera-
re esattamente tre riguardi, cioè: l'ele-
mento coidineiitale o i suoi rapporti na-
turali colla terraferma ; l'elemento ma-
ritliruo (oceanico) o le sue relazioni uà-
V E N VE N 4?i
l4ira!i dalla parie del tiinre; finalmente precipitò. L'immense conseguenze della
rel«Mi)enlo^o////to, le relazioni politiche scoperta d' America e della via delle In-
neir interno dello stalo, lo spinto eia die Orientali pel Capo di Buona Speran-
forma ili questo, la borghesia in sé e per za, non furono riconosciute abbastanza
sé. Al tempo del fiorir di Venezia, questa a tempo da'veneìiiani, dominali dal sen-
cillà era senza dubbio assai privilegiata, timento della propria sicurezza, ed essi
e posta in conilizioni molto favorevoli trascurarono d'appropriarsene i vantag-
solto tutti li e questi aspetti. Proietta gi; lo sviluppo oceanico del commercio
per la sua posizione marittima dagl'ui- del mondo, ne trasportò tutto il centro
fuiili sconvolgimenti continentali del me- di gravità all'Occidente, Tenendosi nel
dio evo, trovò trancpjillilà e campo, Dou loro accecamento attaccali soltanto al-
solo per rinvigorirsi nel suo interno, tna le consuete vie commerciali del Medi-
nltresì per inviluppare il suo commercio e terraneo, credettero garantire i loro vau-
la sua navigazione al di fuori'. In Vene- laggi con fiuovi trattati co' sovrani d' Li-
zia si formò una borghesia hbera, poteu- gilto. Mentre si perdevano io pratiche,
te, eduna nobiltà patriottica, amante prive di successo , per ottenere il taglio
di gloriosi falli; l'attività di tulle e due dell'Istmo di Suez, che volevano esegui-
al di fuori, fu inoltre accresciuta e favori- rea loro spese, i portoghesi si giovare-
ta da tutta la direzione del commercio no assiduamente della via pel Capo di
del mondo, sorto colle crociale a novella Buona Speranza , fondarono il commer-
\ila, e di cui Venezia divenne l' orga- ciò diretto fra l'Europa e l'India , e ri-
no principale. Dalla parie della lerrafer- sparmiando i frequenti carichi escari-
D)a,eirera in prossima congiunzione con chi, i molli contratti intermedi, e le gra-
una lunga catena di città fiorenti, che ìiose spese del trasporto per terra , furo-
dall'ltalia giungeva al di là dell' Alpi sino no in caso di gettare sul mercato euro-
ai Danubio ed al Reno, e stendeva i suoi peo i prodotti del lontano Oriente, a inol-
anelli in tutta l'Europa di mezzo ; essa lo più buon mercato di quello che po-
serviva di mezzo ad una parte essenzia- lessero fare i negozianti veneziani. Altri
le del commercio d' olire mare di que- avvenimenti cooperarono ad aumeiilare
ste città, ed alle quali Venezia scambia- gli sfavorevoli elFelti di questo slato di co-
va con prodotti levantini, delle Indie O- se. Le diiticoltà, le quali vennero oppo-
rìentali e propri, il loro superfluo in ste da'sultani d'Egitto al commercio ve-
diverse produzioni dell'arie. Così Vene- neziauo, le scorrei iede'lurchi in Macedo-
zia favorita sotto molti aspetti, tendeva nia, la caduta dell'impero greco, amico
al dominio de' mari, ed ancora piìi ra- al commercio veneziano, la [lerdita di
pidamenle dell' antica Roma anelava in- Negroponte, di molte piazze importanti
contro ad una rara grandezza europea. nell'Albania e nell'Arcipelago greco, e fi-
Come que'tre elementi erano stati in naimenle quella di Morea, e dell'isole di
principio elementi essenziali della gran- Cipro e di Candia, situate si favoiolmen.
dezzadi Venezia, cos'i nel progredire de' te pel commercio orientale, e le lunghe
tempi avvenne in essi un totale rivolgi- e molteplici guerre, in cui la repubblica
mento, che parte ne produsse, parie ne fu involta pe'suoi possedimenti nella ter-
affrettò la mina. L'elemento politico, la raferma; tuttocìò contribuì a rovinar del
degenerazione interna della repubblica, lutto il commercio di Venezia. Altri po-
sembra però esser preponderante ; ed in poli intanto si dividevano il commercio
ogni caso la Regina de' mari d'una volta del mondo; a'portoghesi espaguuoli leu-
dee in gran parte attribuire a se mede» nero dietro gli olande!>i, ed a questi gl'in-
sima la decadeuza in cui a poco a poco glesi, quale supretna nazione uuuimercia-
4^2 VEN
l<: oceanica, T grandi capitali, prima im-
piegiiti nel commercio mai'ìltitno vene
yiaiio, gli furono ritolti allorché e* cessò
dal dare un guadagno sudlcieiile, e fu-
lono rivolli invece a comperare possi-
denze sulla terrafernia. L'inclinazione ai
dolce far niente andò crescendo; i ricchi
andarono consumando i guadagni de' pa-
dri loro; i meno benestanti caddero a po-
co a poco in miseria. Il governo vene-
7MÌIÌ0 si fece animo ancora una volta per
salvale un piccolo avanzo del commercio
marittimo; ma non ricorse al vero mez-
zo. Fedele all'antico sistema, credette di
rianimare il commercio di Venezia con
proibizioni e con misure coattive. Nel
1 728 il senato, avuto riguardo all' anti-
che osservanze, in forza delle quali i sud-
diti della terraferma doveano soltanto ri-
tuare dalla capitale tutte le merci prove-
nienti dalla parte del mare, che serviva-
no al loro consumo, ordinò che tutte le
merci da consumarsi nel territorio delle
Provincie , anche se avessero pagalo il
ciazio consumo, dovessero essere riguar-
date come contrabbando, qualora la bol-
letta di dazio non provasse ch'esse fossero
stote ritirate dalla capitale. Ad onta di
queste misure, il commercio andò sem-
pre peggiorando, fino alla caduta della
repubblica, da tanto tempo preparata, ed
avvenuta senza rumorealla fine del secolo
precedente. Le nozze sicnbotichedel doge
coIl'Adriatico eran già da lungo tempo
divenule una semplice formalità , nella
quale ogni veneziano non faceva che ram-
memorarsi con tristezza l'aulico fiore
della sua patria. Nel 1797 Napoleone I
troncò la vita di questo slato, incapace di
resistere, e la pace di Campoformio del
1 798 trasse Venezia sotto il dominio Au-
striaco. A questo ultimo periodo noi vo-
gliamo dedicare alcune considerazioni, —
11. Allorché Venezia per la pace di Cam-
pofurmio passò sotto il dominio Austria-
co, il nuovo governo si affrettò di accor-
dare vari favori all'antica città de'dogi.
Però questo stato durò troppo poco per
VEN
1
migliorare essenzialmente la condizione
dell' immiserita città : infitti ormai nel
i8o5 questa città, nella pace di Presbur-
bo, fu ceduta al regno d* Italia, e fino al
18 14 dovette sopportare le conseguenze
del sistema continentale ordinalo ila Na-
poleone I contro l'Inghilterra, ed i danni
d'un rigoroso blocco del suo porto. In
seguito alla pace generale, Venezia fu in-
corporata col suo territorio all'impero
Austriaco. Il nuovo governo cercò di
ravvivare il commercio veneziano e di
piomuovere il benessere della popolazio-
ne. Che i suoi sforzi non siano rimasti pri-
vi di successo, se ne poteva persuadere
chiunque vide prima Venezia, e la visitò
negli ultimi ainii precorsi allo scoppiare
della rivoluzione. Il conte veneziano A-
gostino Sagredo scriveva nel 1 843::=Ve-
nezia cadde dopo secoli di gloria, dopo di
avere raggiunto il cidmìne della potenza,
ed aver posseduto immensi tesori, in tal
gì ado di miseria, da potersi ben dubita-
re della prossima sua (Ine; ora essa ritor-
na a novella vita, e il suo benessere, che
ogni giorno s'accresce, è arra per l'Italia
che questa sua cara figlia non perirà,
ma continuerà ad essicre auche per l'av-
venire suo gioiello e sua prediletta, r^ Il
governo Austriaco poteva scorgere con
soddisfazione come col progredire del
tempo le strade deserte della città della
Laguna si rianimassero a poco a poco,
p;dazzi caduti risorgessero dalle loro ro-
vine, le arti fiorissero, si erigessero gran-
di stabilimenti industriali, ed il porto si
riempisse di bastimenti (il sig."^ Looatel-
li, direttore della Gazzetta di F'c/iezìa,
dipingeva colle seguenti parole lo slato
di Venezia nel 1 843. ^=::: Quando la cit-
tà, ogni di più, si rifa e si rabbella, in o-
giii angolo s'alzano nuovi edifizi, in Mer-
ceria si riaprono le chiuse botteghe , si
accrescono i magazzini e le istituzioni di
lusso; quando in meno che nn anno si
Sf'hiudono 3 nuovi alberghi, ed uno fra
questi grandioso, magnidco, senza pompa
di preconi e di annunzi, senz'aiuto di a-
V E V
eioiii, senza sluizu eli cuinniessì vitigg'uin-
ti, sorto ilu'fundaiiienli, ed essi già riboc-
cano eli genie; quando i prezzi delle pigio*
ni sono plesso die tadiloppiali, e il nio*
lo e la vita nelle conliade niaggioie, pie-
ni e folli sovente ben 5 teatri ec. ec. =
Nota dell'^i/i7//V7^. Seoipie più numero-
si accunevanu i fuie>tieri alla città de'
dogi, che avea deposto lesile gramaglie
per ri^^avillare qual lieto gioiello della
estesa Laguna; negli ullioii anni si con-
tarono circa 120,000 forestieri che visi-
tarono Venezia. Un sicuro documento del-
l'accrescimento del benesseie generale ce
]o ofTre la rendita dei dazio consumo; nel
1824 questo dava lire 890,374:30; nel
1843 invece ormai lue 1,075,308:71 . 11
commercio marittimo di Venezia s'ac-
crebbe ragguardevoliiienle negli ultimi
tempi. Il numero e la portata de'basli-
menti, entrali ne' porti di Malamocco e
di Chioggia (Chioggia non costituisce una
parte separala , ma è un porlo sussidia-
rio di Venezia. iVota deli' Austria^, im-
portava (qui è un prospetto di bastimen-
ti di lungo corso, grande cabotaggio, pìc-
colo cabotaggio, col numero de'bastimen-
ti e loro toiiuellule dal 1839 al 184? '"elu-
sive: riporterò il massimo della cifra. Ba-
stimenti da lungo corso 5i6, di tonnel-
late 99, io5. Grande cabotaggio: basti*
inenli373o, di tonnellate 247,070. Pic-
colo cabotaggio: bastimenti 1 978, di lou»
nellale 79,132). Da ciò risulta un accre-
scimeulo sorprendentemente consolante
della navigazione di Venezia in tutte e
3 le categorie. L'accrescimento niaggio-
le si ebbe nella navigazione di lungo cor-
so, ed io quella di piccolo cabotaggio,
specialmente pel commercio con Trieste.
Importantissimo e pur crescente fu .sino
al 1847 il commercio di transito di Ve-
nezia, porlo di mare naturale delle pio-
vincie Italiane, di Modena e Parma, del
Tirolu e di una parte della Germania
meridionale. Per Venezia furono dalla
pai te di mare dal 1842 al 1847 inclusive
iui portate io Austria e altri slali,esporlale
YEN 41:3
in Austria callri st'^ti(sen^a però l'Unglie*
ria, la Transilvania, In Dalmazia e i terri-
lorii extra-doganali) merci pel valore di
fiorini ch'è nel prospetto che segue(dirò le
cifre maggiori. Importazione in Austria
del valoie di fiorini 16,606,078, e ia
allri slati del valore di fiorini 7,894,96 1 .
Esportazione in Austria del valore di
fiorini 5,489,472, e in altri stali del va-
lore di fiorini 14,876,039). Non abbia-
mo dati statistici autentici sulla quanti-
tà di merci introdotte a Venezia pei*
mare, per consumo o per essere spedite
all'estero, né sulle merci ivi prodotte ed
esportate all' estero. Perfino i prospelli
rilasciati da (|uel capitanato del porlo
sulle merci introdotte ed esportale per
mare, non possono offrire alcun punto
d'appoggio, perchè essi indicano per tut-
to il commercio un valere molto minore
di quello che risulta dalle tabelle doga-
nali pel solo transito. Non molto impor-
tante, ma pur sempre crescente è la quan-
tità delle merci prodotte in Venezia ed
introdottene! territorio doganale austria-
co, che consistono principalmente in ve-
tro, perlette e granate di vetro, manifat-
ture, candele di cera, pellami ec Esse
importò (segue un prospetto dall' anno
i83i al 1847 inclusive: la maggior ci-
fra è di fioiini 1,449)7 '3, ntir anno
1845). Questi bei risultati dovette Ve-
nezia essenzialmente agli sforzi eiretli-
vi del governo Austiiaco per rialzare
dalla sua decadenza la già Regina de"*
mari. Non accenneremo le fabbriche
grandiose Dell' interno della città, che
furono eseguile per ordine del governo
ed a spese dello stato , ma toccheremo
soltanto quelle opere ch'erano prossima-
mente destinale ad ispirar nuova vita at-
tiva alla città de'dogi ed attirarvi novelle
forze. Perfino la natura s'era falla neiiii-
ca a Venezia. Fino dal principio del XV
secolo, il porto del Lido era il vero porto
di guerra e di commercio di Venezia, i
bastimenti più grandi potevano entrarvi
senza Uillìcoilà: ma a poco a poco uU' iu-
454 V E N
gl'esso sì alzarono le sabbie e convenne
Irasfeiire il porto a Malajnocco. Qtianilo
anche là l'ingresso fu reso sempre più
difUcile cla'banchi di sabbia, si passò ad e-
rigere quelle piccole dighe (j^iiardiani o
speroni) che si trovano anche attualmen-
te in gian numero Innijo la costa di Ma-
lamocco e di Fellestrina. Ma anche que-
sti si addimostrarono insulhcienti. per cui
scilo il dominio fiance-iC s'incominciò la
costruzione della diga curva della Roc-
chetta per ottenere una coirenle più for-
te che impeilisse il deponicnento di ban-
chi di sabbia. Le condizioni guerresche
resero impossibile di terminare allora la
costrnzione.il governo Austriaco riconob-
be l'opportunità di quell'opera, e la fe-
ce ripigliare; in pari tempo ordinò la co-
struzione di una diga di macigni spor-
gente per 2,700 metri nel mare alla pun-
ta meridionale del lido di Malamocco
(Defendente Sacohi nella Memoria intor-
no a Murazzi, ragiona nel cap. 8: Del-
le nuoi'e difese e niigliorat/ienli fatti ai
Litorali dopo il 1825). Questa opera co-
lossale, di cui l'imperatore Ferdinando l
pose la 1.'^ pietra neli843 (a' i 3 ottobre
i838, come ho detto nel n. 3 di questo
Stesso §, e dovrò ripetere nel § XVIII, n.
28), è già progredita di tanto die non so-
no da terminarsi che la parte che si trova
al livello del mare ed il piccolo faro. Pa-
rimeriti della diga curva della Rocchetta
non manca che la corona. La costruzione
della conlrodiga di 3o8 metri, progettata
alla punta settentrionale del lido di Fel-
lestrina dovea essere incominciata nel
1848; ma gli avvenimenti di quell' anno
e del successivo noi permisero (nel cita-
to ultimo § enumero dirò averla decre-
tala l'imperatore che regna). Coll'erigere
quella grande diga si ottenne una sì forte
corrente d'acqua all'ingresso del porto di
Malamocco, che il banco di sabbia che ne
ingombrava la foce fu rotto, esi formò uà
tmovo canale che a poco a poco si allargò
fino a 3oo metri. Dagli scandagli eseguiti
uel marzo di quest'anno risultò una pru*
V EN
fondita di metri 5.4 > -7-9 *>,e negli ultimr
tempi, come osserva giustamente il Lom-
bardo J'^cìicto, passarono pel canale con
pienocarico diversi grandi bastimenti, tra
cui il bark americano a 3 alberi, 1' ApoU
^o(Cap. P. A. Ingliamjcheavea rimmer<
sione di metri i 5. 1 i, in condizione di ac-
qua di 0.38 al di sotto della comune ma-
rea; prova questa che la profondità va
sempre crescendo, e che eseguita che sìa
la controdiga, essa giungerà almeno a me-
tri 7.95. Un vantaggio essenziale che of-
fre la gran diga consiste in ciò che i ba-
stimenti, sofììando il sirocco, non sono
pimto impediti nell'entrare, ma anzi per
via di esso passano più rapidamente il ca-
nale. Il governo non si accontentò di a-
ver miglioralo l'ingresso del porto tli Ma-
lamocco e di averlo reso servibile aiichea
grandi bastimenti; ma procedette anche
a regolare la comunicazione di (pieslo
porlo coll'arsenale. Il canale che fornisce
questa comunicazione, ed ha il nome di
gran canale di navigazione militare e
mercantile, aveva in diversi puntile spe-
cialmente presso s. Spirito, Madoanetla,
Poveglia e Rocchetta, forti curve, che
impedivano di molto la navigazione: es-
se furono regolate per ordine del gover-
no, ed il canale fu approfondato in tutta
la sua estensione. Si pose mano altresì a
togliere la curva presso s. Clemenle. Com-
piuto questo lavoro, il gran canale di na-
vigazione correrà in linea quasi retta
dalla Porta Nuova dell' arsenale fino a
Malamocco. La larghezza di esso non è
meno dii4 metri, la profondità 6 1/2,7;
solo sulla linea da s. Spirilo a Poveglia
laprofonditàèminore,cioè5 metri 5 1/2,
quindi vengono impiegali due cavafan-
ghi per ristabilire anche ivi la profon-
dità normale, colla quale, fregale di 44
cannoni ponno passare il canale com-
pletamente armate. Oltre le spese im-
mense, che esigettero queste opere, il go-
verno imperiale impiegò più di 2 mi-
lioni di lire pel mantenimento dei Mu-
razzi al lido di Malauiocco e di Pelle-
VEN VEN '4 "55
strina, e dali83o ali84'2 pi" fli 4 "''* ti* avvenire si aprirà al commercio vene"
lioni (li lire in lavori eli forlilicazioui per ziano quando la slratla ferrata Lombar"
difendere Venezia contro allaccili del do-Veneta sarà pel Friuli congiunta ai-
nemico dalia parte del mare. Ma il gover* le linee nuslriache, e pel Tirolo con quel*
no non rivolse i suoi sguardi soltanto alla le della Germania meridionalò si concen-
comunicazione di Venezia col mare. Ve- Irerà in Venezia, ed il Fondaco de'Tede-
nezia, la sposa del mare dovea porgere sdii ritornerà quello ch'egli era anlica-
l'altra mano al continente, in vincolo più mente. — III. TJ Avvenire. Per primo ar-
prossimo d' amicizia; e sulla estesa La- ticolo noi abbiamo notale le cause gene-
guna si schierarono eleganti archi d' un rali ed istoriche del fiorire e del decadere
ponte gigantesco, sul quale ora fischia la della città delle Lagune, ed abbiamo ve-
locomotiva per abbreviare lo spazio che duto come la decadenza slesse in imme-
separa T antica città de' dogi dalle sue diala connessione colla mutala direzione
sorelle della terraferma. Soltanto coll'in- oceanica delle vie commerciali per l'In-
tinta unione di questi due elementi, il die Orientali, coH'invasione dell'occiden-
marittìnio ed il continentale, dell'aitivi- le dell'Asia e dell'orienle d'Europa per
là coDjmerciale marillima di Ventzia, parte degli ottomani , e colla barbarie,
che risorgerà , colla vita industriale del che si stabili frammezzo all' auliche co-
continente, si può aspettare una nuova municazioni e ne ruppe le fila dal Me-
vita rigogliosa , grandi risultati di svi- diterraneo in là; e finalmente colle gran-
lu|ipo. La costruzione della strada fer- di guerre continentali dell'Occidente, spe-
rata Lombardo-Veneta sulla Laguna fu cialmente in Italia, che scossero ripelula-
cominciata in giusta considerazione del- mente la repubblica: ma che essa fu da
la condizione cadente di Venezia, ivi più ultimo propriamente occasionala dallo
che in altro luogo occorre vivo moto com- snervamento interno di questo stato, che
nierciale.E questo si ebbe ancor prima che impropriantcnte si chiamava libero, e in-
tuita l'opera fosse terminala; la congiun- damo col rinfoizaie il sistema del mo-
zione colla ricca e famosa Padova , con iiopolio cercava di salvarsi nella lotta ci»
Vicenza e colla commerciale Verona, non grandi stati nazionali frattanto cresciuti
potè rimanere senza ellèlto sojira Vene- a potenza. In sostanza Venezia divise la
zia. Qualora la strada abbia raggiunto sorte colle città tedesche, che parimenti
l'attiva ed industriosa Brescisi, e sia sta- furono escluse dalla nuova direzione o-
bilila la congiunzione immediata colla ceanica del commercio del mondo. Sol-
ricca metropoli lombarda e col Lario tanto la sua caduta fu tanto più profon-
( noleiò io che questo nome si dà talvolta da e di tanto maggior eiretto, in quanto
fll lago di Como, derivante dal nome di che il suo dominio e la potenza erano
Larius, che i romani davano a quella slati ancora più grandi di quello delle
ma«sa d'acque. Fu applicato pure al di- città tedesche. Speriamo che anco ades-
partimenlo del regno Italico, che formava so nel risorgimento un'egual sorte aiii-
quasi l'attuale provincia di Como), Ve- da a Venezia, come a quelle città tedesche,
nezia riavrà di nuovo, e speriamo du- In realtà, le antiche coTidizioni vitali del
raturo, splendore; i lombardi daranno la benessere sembratjo voler rinnovarsi e-
preferenza alla città sorella piuttosto che gualmenle per le città italiane come per
a Genova , e peifìr.o la parte orientale quelle della Germania meridionale. Ail
della Svizzera potrà ritirare e spedire le onta della diversità delle condizioni di
sue Olerei nel modo più celere e più a ambedue i paesi nell'anlichilà, col medio
buon mercato, specialmente per via di evo si manifesta sotto vari aspetti impor-
Yeoezia. Uuo sviluppo oncora più ricco lanti l'analogìa tra di essi e riotime reia-
4 'fi
VES
V E i\
I
zìuiiì Ira l'Italia e la Geiiuaitia : certa-
ineule su ciò infliiiiono esseiizìalinente
le relazioni gtogiaficlie, che lichiacnava-
no ad unirsi il lilorale italiano ed il con-
tinente tedesco. Queste relazioni natura-
li continuano ancora, anzi per tutto il
sisleuia politico e pel vincolo politico
coIl'Auslria operano in molto maggior
grado di prin)a, sicché rivela assai poco
intelletto politico il voler combattere, tan-
to da ima parte che dall'altra, queste
fisse iniJuenze scambievoli, fondate dalla
natura tra l'Italia e la Germania. Quan-
do dagli ottomani furono interrotti nel
Levante e nell'Egitto i grandi rapporti
di scauibio, quando furono arrestate le
vene di commercio che dalle città del-
l'Europa centrale sì copiosamente si di-
ramavano pel Mediterraneo e pel Danu-
bio, e quando 1' Italia cessò d'essere il
centro mercantile , da cui la rimanente
Europa traeva in gran parte i suoi pro-
dotti, ineomìnciarono a farsi deserte an-
che le strade commerciali tedesche da Co-
lonia sul Reno; (ino alla doppia città del
Danubio. Come una volta i fenicii ed i
greci avevano trapiantata dall'oriente sui
loro navigli la culiura ed il benessere al-
l'occidente, in Italia, Sicilia, Sardegna,
Francia n)eridionale e Spagna, nella gui-
sa medesima nel medio evo Venezia e
Genova, allora regina del Mediterraneo,
e parimenti le città anseatiche tedesche
iie'mari del settentrione, aveano spedite
di nuovo nell'oriente le loro colonie e le
loro fattorie. 1 turchi, che sempre piìi ir-
ruppero,lacerarono nell'oriente tutti que-
sti (ili di comunicazione, e nel settentrio-
ne la forujazione dell'impero de'Czari fu
poco più favorevole alle città anseatiche;
la nuova via marittima scoperta portò i
tesori dell Indie in altri porti, e tuttociò
fece languire la catena di città italiane
e tedesche. Senza questi avvenimenti fa-
tali, e se in Jlalia le città rivali si fossero
avvicinate, se specialmente in Germania
la lega anseatica avesse posto la mano al-
le sorelle città della Svevia, foise già da
lungo teoipo sarebbe stabilita l'unità po'
litica di ambedue i paesi. Così invece ri*
niasero divisi, vennero meno col contenr
poraneo indebolirsi de'loro rapporti reci-
proci, e mentre le superbe città it;diane'
immiserivano, anche le città anseatiche
disunite soggiacevano alle guerre'interne
ed al rigoglioso progresso di forza degli
siali marittimi occidentali, destato dalla
scoperta dell 'America. Intanto però, par-
tendo dalla Germania, erano, per la per-
severante natura di questi popoli, matu-
rati nuovi germi di stati ; sulle antiche
rovine era cresciuta una fresca semente,
e s'era preparato un nuovo rivolgiuienlo
nel commercio del mondo. Equi si mo-
stra di nuovo che anco per l'avvenire, la
Germania e l'Italia devono rimanere eco-
nou)icamente e politicamente unite: a ta-
le elfelto, qual potente membro centrale
d'unione, abbiamo 1' impeio d'Austria,
pienaniente conscio della sua vocazione.
Il modo giusto ed energico, con cui l'Au-
stria ha assunta tale impresa, ci è ga-
ranzia ch'essa, ad onta di questo rumore
di guerra del momento, sarà felicemente
condotta ad effetto pel vantaggio tanto
della Germania, quanto dell' Italia. Ci si
domanda in qual modo si renda real-
mente manifesto quel rivolgimento? Il
Mediterraneo è risorto a nuova vita, tina-
ie non avea da secoli; l'impero Ottoma-
no, questa parte che separa l'Europa dal-
l'Asia, va come tale sempre più caden-
do. L'orlo settentrionale dell'Africa viea
tratto sempre più nella civilizzazione eu-
ropea. Neil' Egitto non dominano più
sultani, che cerchino di trasportare al di
fuori dei confini del loro regno le vie
più brevi del commercio tra l'Europa e
ritalia; le comunicazioni dell'Europa si
spingono sen)pre più addentio su pel Ni-
lo (nel Sudan) e schiudono le coste orien-
tali, al pari delle più ricche contrade in-
terne dell'Afi ica. Le antiche vie del coui-
mercio orientale, la colchica, la pontica,
la siriaca, e più di tutte 1' egiziana atlra-
\ci30 r Istmo di Suez, rilornano ad as-
V EN
sumere riinportanza di una rolta.L'Islmo
Ira l'Asia e l'Africa, altraverso al quale
é la via più breve non solo per l'Iiidie
inglesi, ma altresì per 1' Indie olandesi
e per le parti del mondo di ullima sco-
perta, diventerà in forza della naviga-
zione a vapore il deposito principale del-
le merci indiane, col quale per poco an-
cora gareggeranno le vie per l'America
settentrionale e per Panama. La direzione
occidentale atlantica del commercio non
perirà per questo; di ciò ne guarentisco-
no gl'intraprendenti americani che sono
in procinto di aprirci una str(ida più li-
bera attraverso al loro continente. Ma
non sarà più quella che prepondererà; nel-
la direzione orientale si formerà tuia se-
conda corrente principale di commetcio
di egual valore, ed il Mediterraneo, ma
specialmente il golfo Adriatico, che pro-
fondamente penetrando nel cuore del-
TEuropa divide e congiunge la penisola
degli. Apennini con quella ora risorgea-
ledei Balkan,sarà il punto maritlinioim-
portanle, ove ambedue le correnti s'in-
contreranno e spingeranno a maggior svi-
luppo di cultura: e l'Europa centrale sa-
rà il terreno, ove esse agiranno più im-
mediatamente e più operose. Anche Ve-
nezia deve ora prendere la sua posizione
futura in questo nuovo grande movimen-
to , e da esso partire nel fissare i suoi
sguardi sulla politica commerciale. I due
elemenli.serapre ta nto importanti perVe-
iiezia, della posizione marittima e conti-
nentale,ritornanoora adivenire del mas-
simo peso, come forse non furon giam-
mai; e si tratterà soltanto di vedere, se
anche il terzo elemento interno corri-
sponda al nuovo slato di cose, e se Ve-
nezia saprà giovarsi energicamente degli
elementi olTerti al suo sviluppo. Qui sta
il vero nodo della questione sull'avvenire
di Venezia. Prima di tutto si presenta il
fatto che, in paragone de'suoi floridi tem-
pi nel medio evo, tulle le altre relazionisi
sono essenzialmente mutate; in questa
DJutazionedi circoslauze havvi la rogio-
VOL. xcr.
YEN 4^7
ne, per cui Venezia, dal nuovo favore che
le olFre la sua posizione non può trarre
un più bell'avvenire, clie con una stabile
unione con uno stato importante cou)e
l'Austria. La ricchezza d' una volta del
mezzodì, delle città italiane e tedesche,
fu raggiunta senza direzione unitaria di
politica commerciale, solo sopra basi na-
turali e geografiche. Ei risultò da un
saggio uso di condizioni naturali favo-
revoli,e dalla posizione vantaggiosa quan-
to alle vie commerciali d'allora, e da una
instancabile operosità ne'lrafiìci del com-
meicioedell'industria. Oggi le stesse con-
dizioni naturali^ favorevoli all'operosità
de' singoli individui, quantunque per se
slesse valgano immensamente, come ci
moslranoTrieste, Amburgo e Brema, non
basterebbero più da se sole ad otteneie si-
mili risultati. D'allora in poi la politica è
divenuta una scienza polente; la politica
pratica si èfalla un'alta arte ed una gran-
de arma , che non rimane inelTlcace se
non in deboli mani. Non solo città isola-
te, ma grandi regni nazionali e federa-
zioni di stati sono entrati gli uni contro
gli altri nella gara, e l'individuo sparisce
nell'isolamento. Anche materialmente og-
gidì solo una potenza come l'Austria può
assicurare a Venezia l'appoggio, la pro-
lezione, il campo, adìnchè, fondandosi di
nuovo sul favore della sua posizione geo-
grafica,possa trarre realmente grandi van-
taggi dalie attuali correnti del commer-
cio del mondo, e risorgere e mettersi o-
perosa in prima linea. Chi ne dubitasse,
guardia quantorealmente avviene. Men-
tre l'Ausilia migliora ed estende il suo
sistema consolare, rialza la sua marina
di guerra, assicura protezione da vicino
e da lunge a' suoi interessi commerciali,
e con grandiose opere arricchisce quasi
Venezia d'un nuovo porto, le costruisce
in pari tem[)o dalla parte di terra i ponti
più giganteschi, la congiunge, colle stra-
de ferrale, colle piazze principali d'Italia :
pel Friuli colle reti di strade ferrate au-
striache; pelTirolo colla Germania e col-
3o
458 V E iV
la Svizzera, e In pone sempre più in in-
tima relazione reciproca con tutta l'Eu-
ropa centrale. Se Venezia deve diveni-
re quanto prima porto principale della
lega doganale italiana, e frane vantaggi
sempre crescenti dalla facilitazione del-
la navigazione del Po, anche l'unione
doganale austro-germanica, die apre a
Venezia un territorio immenso, influirà
in modo benefico pel conìmeicio sulla
liberazione della Germania da' dazii di
transito e dalle pesanti gabelle fluviali;
e con Trieste anche Venezia diverrà uno
de' porti di maie principale al mezzo-
giorno della lega commerciale delTEuro-
pa centrale. In breve, solo l'unione col-
l'Austria può attualmente olTrire a Ve-
nezia vantaggi, che, isolala, non avrebbe
mai potuto raggiungere. Di una posposi-
zione di Venezia a confronto d'un alito
porto non si può parlare sul serio. Non
sarà mai primo se non ch\ saprà gio-
varsi nel modo più attivo e diligente de-
gli elementi esistenti e delle relazioni fa-
vorevoli. Molto meno poi si può credere
che il governo renda ancora omaggio a
que'pregiudizi, che si raffigurano contra-
ri gli uni agli altri gl'interessi delle città
marittime d'un regno, e perciò pensano di
non poter aiutare e favori re l'u nache a spe-
se dell'altra (INon abbiamo espressamen-
te toccalo la rpteslione del porto-franco,
la cui decisione fu or di nuovo promos-
sa dalle proposte, tanto della così della
Commissione del contrabbando in Trie-
ste, quanto della Commissione costituita
in Venezia pel vantaggio di quella cillà,
perchè, secondo il punto di vista, secondo
cui abbiamo qui considerate le cose, essa
si presentava come questione di secondo
ordine. Nota deW'Jiistria). Questi pre-
giudizi sono di egual genere di quelli del
mercantilismo; secondo il quale si am-
metteva che col commercio esterno una
nazione si potesse arricchire solo a spese
dell'altre, ed il vantaggio d'una parie
fosse il danno dell'altra; mentre invece
nel commercio soglioDO guadagnate ara-
V E i\
bedue le parti, ed il commercio con pae"
si, che progrediscono nel benessere, ò
per solito molto più grande e più van-
taggioso di quello che co'paesi che vanno
indietreggiando. Oggidì che grandi re-
gni, anzi federazioni intiere di stali, con-
corrono a gara sul campo del lavoro e
del commercio, appunto più parli d'un
regno ponno porgersi la mano per la
felice riuscita di questa lotta comune,
e promuoverla essenzialmente. Ciò vale
specialmente per Venezia e Trieste, i cui
interessi corrono quasi sempre paralelli,
ed assai di rados' incrociano. O si crede
forse sul serio che il rapido fiorire di Trie-
ste; che, per esempio, la circostanza che i
35 vapori del Lloyd attraggono sempre
più a sé e all'Adriatico le comunicazioni
col mare Mediterraneo orientale, abbiu
un effello svantaggioso per Venezia? No,
certamente: l'operosità di Trieste ride-
sterà piuttosto anche quella di Venezia;
il vero vantaggio ed il maggior benesse-
re d'un porto riuscirà alla fine a vantag-
gio dell'altro, perchè il commercio e l'in-
dustria non ponno crescere inalciuia par-
te della monarchia , senza che altre ne
sentano la benefica influenza, come al-
l'opposto i patimenti e l'immiserire d'ut!
membro si comunicano più o meno agli
altri. La numerosa concorrenza delle vie
commerciali e di esportazione per mare
riescono a vantaggio del tutto, e col van-
taggio del tutto guadagnano le singole
parli. Si guardi alla Francia e all' In-
ghilterra: quanto numerosi non sono i
loro porli di mare, e come non prospe-
rano tutti insieme ! La Spagna ha un
numero considerevole di porti in tre ma-
ri ; tuttavia la sua unione doganale col
l'ortogallo, ad onta dell'aumento de'por-
ti, non farebbe che giovare alle totalità
d'ambedue i paesi ed anche de'Ioro por-
li. Guardiamo ora all'esteso impero, co'
suoi 38 milioni d' abitanti, e con stati vi-
cini, che non hanno cnare che li tocchi;
esso non ha che sopra un mare tre por-
ti centiici del suo commercio maiìllimOj
YEN
Venezia da una parte, Fiume tliiirallra,
e Trieste nel mezzo; la costa ilahnalina
dà eccellenti marinai, ina non ha alcuno
sbocco cotnmerciale dietro di se. In tali
circostanze, sarebbe veramente un'insen-
satezza, se il governo voles>e sistemalica-
luente favorire uno più dell'altro questi
poclii porli, e non li appoggiasse invece
tulli energicamente, nel giovarsi della lo-
ro posizione e de' loro elementi di benes-
sere. La loro concorrenza, cioè quella del-
le proprie vie commercicdi al di fuori,
non può loro recar danno; anzi venendo
essa a giovare alla totalità, sarà alla fine
de'conli vantaggiosa anche per essi. Pro-
muovere e proteggere questa loro forza
di concorrenza dev'essere sola cura del
governo. Ma, olire a ciò, sono manifesti
i molivi economici^ finanziari e perfino
poliiici, die devono fare specialmente de-
siderare al governo il sollecito rifiorire di
Venezia. In fatti, col nuovo slancio, e col
maggior benessere , r Austria non solo
autucnla le proprie rendile, ma migliora,
rischiara lo spirito pubblico, rinforza tut-
ta la [iropria posizione in Ilalia, e pro-
muove mediatamente i piani importanti,
cui tende instancabilmente per via delle
riforme, per soddisfare i veri bisogni del-
la nazione italiana. S' intende solo che
l'Austria in ciò deve considerare gli aiFa-
ri mariltinii, come gli altri, sotto il punto
di vista austriaco, per cui p. e. il magnifi-
co arsenale di Venezia, che rimarrà sem-
pre importante, e di cui sempre si use-
rà, non potrà più, contro i risultati del-
l'esperienza, esser 1' unico adoperalo per
la marina da guerra austriaca. Perciò il
governo non tralascerà nulla di quanto
può servire a migliorare il porto di Ve-
nezia, a proleggere la sua navigazione e
il suo commercio al di fuori, a congiuu-
gerla celereniente colle città del conti-
nente, ail estendere il suo campo com-
merciale tanto in Italia quanto in Au-
stria , Germania e nella Svizzera , am-
pliando le leghe doganali e postali, libe-
raudo la navigazione fluviale da pesanti
V E N
4%
gabelle, togliendo i dazi di transito, e cou
altre misure. Il vero uso poi de' vantag-
gi, per tal modo offerti, il governo lo de-
ve naturalmente lasciar in mano dello
spiiito d'iulra|)rendenza, della capacità e
dell'attività de' cittadini delle sue piaz-
ze maiittìme. Ma perchè, quando si agi-
sce operosamente, non dovrebbero ritor-
nare il benessere e la ricchezza d' una
volta, quando veramente incominciano,
e dalla parte del mare e da quella del
conliiiente,a diminuire gli ostacoli esterni,
frappostisi da secoli, che ne arrestarono il
corso, e si offrono mezzi di commercio in-
finilaniente piùeiTicaci? Veramente an-
che a Venezia si appresta un più bel-
l'avvenire, ma però sempre quando sia
intimamente unita all' Austria. Questa
condizione non dev' essere mai dimenti-
cata; e solo perchè la si dimenticò, so-
pravvennero le tristi condizioni, che al-
lualmente opprimono la magnifica città
della Laguna. Austria", — Nell'anno se-
guente, reintegrala Venezia dalla muni-
ficenza dell'imperatore Francesco Giu-
seppe I, della già discorsa franchigia del
poi to franco, la Gazzella di Vetit-zia de'
IO luglio 1 85 1, cui fece eco il Giornale
ili Roma a p. 674, con veneziana elo-
quenza si espresse ne'seguenti modi che
comprende il passato, il presente, l' av-
venire. Venezia e l'Impero hanno oggidì
alili elementi di prosperità e di grau-
dezza che non ebbero prima. A preser-
vare dall'imminente dissoluzione Vene-
zia, a custodir 1' incanto de' suoi palazzi
dall'avidità mercaulile che li demoliva
per francarne la spesa con una sola par-
te de'loro pregevoli materiali, cavando-
ne centuplo guadagno dal resto, abbiso-
gnava Venezia d'energica mano che la
rialzasse dal suo abbattimento; abbiso-
gnava di valido impulso che ravvigorisse
r estenuale fibre della già si gagliarda
sua vita. L'anima di Venezia fu il suo
commercio marittimo. Le navi sue le
recarono eli stili e le forme nrchiteltoni-
che di tulli i climi: la cupola di Cisau*
46o V E N
zio, il ininarelo del Bosforo, il geroglifico
Longobardo, il sesto acuto Geimaiiico, i
iQodelli d'Alene e di Roma, la cisterna
del deserto. Smesse le vie de'fìorenti suoi
treflichi, e neglette le nuove, nell' ira-
provvido suo divorzio coi mare, si sposò
al continente. Il foi tiinoso vivere della
navigazione, congenito all'indole di que-
sta città, Tavea addestrata ad ogni virtù
piùcivile.ea tanta opulenza condotta, da
esseie il Banco, ch'ella creava, degli sta-
ti primari d'Europa. 11 tranquillo posses-
so de'.beni territoriali a poco a poco la
rese neghittosa, e quasi immemore fin di
se stessa. 11 temporaneo dominio france-
se, per richiamare Venezia dalla sua pro-
strazione e ringiovanirla, fece molti ma
inutili sforzi, di che parlano ancora con
iDuta eloquenza gli splendidi monumen-
ti cli'es>o lasciavale. L'Inghilterra cor-
seggiando a' danni di Francia sui mari,
avea tolto a Venezia la possibilità di ria-
versi. Venezia, surla e cresciuta dall' on-
de, non poteva, nelle condizioni d'allora,
vivere e prosperar che sull'onde. Abban-
donatasi a'placidi ozi di terraferma, eran-
lemauomano venule mancando le ragio»
ni vitali dell'esser suo. Il dominio francese
volendo risorgerla , né potendo trasfon-
tlerle il solo principio capace di riani-
marla, la scosse ben»! dal letargo, ma
coll'impressione fuggevole d'una vita gal-
vanica. L'imperatore Francesco I veden-
do la sua Venezia ogni di più spopolar-
si, il ridente zaffiro delle sue acque offu-
scarsi, la pompa de'suoi palazzi scemare,
inaridire le fonti delle sue arti e de'suoi
traffichi, precipitare il miracolo di tanta
bellezza a inevitabil rovina, accorso a re-
dimerla, la tornò alle sviate sue origini,
rimaritandola al mare, e decretandone
libero il porlo. Venezia rifiorì in un i-
stante: legni a vela e a vapore in gran nu-
mero si specchiarono di bel nuovo nel
limpido azzurro della sua marina ; di
cento diversi idiomi nuovamente s'inte-
sero risuonar le sue vie, le sue piazze, gli
alberghi^ i templi, i teatri come ia aalico;
V EN
1
le manifatture delle nazioni più industri
concorsero a gara sul nuovo mercato; il
valor delle case vi crebbe oltre il dop-
pio; i patrii artisti infiammandosi a'vari i
soggetti, che Mecenati magnanimi loro
allogavano, mantennero intatta o rinno-
varono la gloria della veneta scuola. La
città, che ammaestrava le consorelle del
mondo con ordinato sistema d'illumina-
zione a rompere le notturne tenebre, fu
allora anche lai.' in Italia ad usare la
vampa del gas. Nel rapido incremento
dell'agiatezza e opulenza privata e pub-
blica, pigliarono allora nuovo slancio, al-
l' arli del bello accoppiale, anche quelle
dell'utile. Surse nel volger di pochi mesi
dalle sue ceneri più elegante e più armo-
nica la Fenice; si moltiplicarono le tipo-
grafie , altre grandiose , altre modello,
rinnovando le memorie degli Aldi e de'
Giolito. Ma r opera gignntesca, che in
quel brillante periodo segnò il momento
più splendido della sua storia urbana
moderna, è il ponte maeslosamente get-
talo sulle Lagune. Venezia non fu allora
più isola né la città dell'isole: essa mutò
condizione, tempra, natura; a tulle le be-
nedizioni del commercio marittimo con-
giunti si videro i vantaggi altresì del terre-
stre, il suolo e l'acque dell' Italia supe-
riore e centrale cospirarono ad arricchir-
la de'loro prodotti. In tutta l'imperiale
maestà comparve il giovane e cavallere-
sco Sire, e le riconcesse munifico la fran-
chigia del porlo. Venezia, riconoscente al
dono, e al generoso tenore del conferirlo,
proruppe in elfusiooe di alletti entusia-
stici. Venezia, colla grazia del porto fran-
co, preparasi un avvenire sempre più
grande. Questa penisola è per eccellenza
sortita a giovarsi debeuaugurati desti-
ni dell'impero. Neil' ampiezza di quasi
200,000 miglia quadrale nostrali geo-
grafiche, 38 milioni d'amministrati, co-
gl'interessi politici ed economici, guaien*
liti e promossi per tutta la raonaichidj
coli' incremento del commercio, delle
scieuze, delle arti, Veuezia, scuola e pale-
VEN
stin di civiltà alle nazioni ne' tempi di
mezzo, va ad essere I' iu«idiabile arena,
la scala e l'emporio del commercio ter-
restre e marittimo di tutta la monarchia.
Le due massime arterie che la solcano,
il Po ed il Danubio, tra per le vie ferra-
le, il corso naturale di que' fiumi regali
e la comunicazione loro con altri, con-
giungeranno entro terra assai tosto quin-
ci l'Adriatico al Mediterraneo, quindi al
mar Nero e al mar Baltico , e un pre-
zioso deposito all'industria ed al tragico
di tante e sì diverse nazioni apriranno
in Venezia. Le vie ferrate, che iu soli 5
anni è prescritto di compiere, varcando
il Tirolo e ramificandosi alla Baviera,
alla Svizzera ed a tutti i paesi privilegia-
ti a formar le delizie del cielo germanico,
faranno anche il Reno dispensator de*
suoi doni a Venezia, e per suo mezzo i
due mari, l'Adriatico e quello deLNord,
gareggeranno a vuotarle nel seno il cor-
nucopia de'loro benefizi. Un solo terri-
torio doganale, oggidì proclamato su tut-
ta la vastità della monarchia, e la nuo-
va tariffa ch'entrerà quanto prima in vi-
gore (rammento che si parlava nel i85i),
mutando le ragioni economiche in ogni
ramo dell'industria e del traffico, schiu-
dono un'era novella a'uiateriali interessi
dti'popoli austriaci. Aggiungasi a questo
l'avvantaggiarsi meraviglioso che va fa-
cendo nell'Austria il commercio naviga-
torio. L'estensione già data dal ministe-
ro all'ordinamento consolare, la rior-
ganizzazione del governo marittimo, i
savi istituti e le norme introdottevi, la
raddoppiata solerzia degli arsenali, i re-
centi trattati di commercio o conclusi o
in via d' esserlo con potenze primarie di
là dell* Atlantico ; tutto accenna ad un
avvenire in cui la bandiera austriaca a-
vrà un'importanza sui mari, che mai non
ebbe la simile, e della quale principal-
mente Venezia è chiamata a godere gli
effetti. Dichiarò poi di recente d serenis-
simo arciduca governatore geuerale, nel-
la mirabile circolare agli utlìoi amtuini-
V E N 461
sfrativi, pubblicata nella G azze Ita di f^ e -
nezia de' 1 7 agosto 1 858, e riprodotta dal
n. igo del Giornale ili Roma. Venezia,
bella di arti e monumenti , come città
commerciale e marittima, ha ripigliato
il moto d' un crescente progredimento.
Opere grandiose si dovranno intrapren-
dere, fra le quali: l'asciugamento delle
vaste paludi lungo le coste dell' Adriati-
co; il compimento della rete delle strade
ferrate; la copia d'acqua potabile nella
città delle Lagune; i molteplici adatta-
menti a formare di questo antico empo-
rio de'tradlci una piazza di commercio ri-
spontlente all'uopo de'teinpi odierni.
6. All'ampiezza e complesso gigante-
sco, all'altezza eminente dell'imponente
argomento, f^e/iezia, non potendo cor-
rispondere convenientemente la mia po-
chezza e lo spazio angusto, quantunque
ampliato per genialità e omaggio di osse-
quio, suppliranno le seguenti opere, quel-
le ricordate Cm qui, l'altre che in bel nu-
mero alla loro volta rammenterò. Ma an-
che in questo mi riconosco insudiciente,
principalmente nel rammentare la già lo-
dala Bibliografia storica dì Fenezìa del
cav. Cicogna, la quale sola sarebbe degna
e proporzionata, siccome emporio di ogni
genere di veneziane nozioni. Bernardo
Giustiniani, De origine Urbis f^enetia-
ru/n rehwrque ab ipsa gestìshistoria, Ve-
netiis B. Benalioi492. b'rancesco Sanso-
vino, f^enelia città nobilissima et singo-
lare descritta in Xflf libri, Veoetiu
I 58i , appresso Jacopo Sansovino. Fu
continuata dal can. Giovanni Stringa,
Venetia città nobilissima ec. , Venetia
1 6o4j presso Altobello Salicato, e poscia
nuovamente dal prete Giustiniano Mar-
tinioni, Venetia, appresso StetFano Cur-
tii663. Nicolò Crasso, Elogia Patritio'
rum vene tor uni, belli, pacisque^ artibus
illustrinm, Veoetiis 161 2. Pier Angelo
Zeno, Memoria degli scrittori Veneti
patrizi, ecclesiastici e secolari, Venezia
1 662,6 poscia più ampliata, i vi i 744^- f^i-
s Loria della città e repnbblicadircnetia
462 V E N
(li Paolo Morosini senatore vcnetìano,
Veiieliai637,pressoPaololjagIionl. Vin-
cenzo M/ Coronelli, Guida dc'forastìe-
rì sacro-profana per la città di l'ene-
z/rt, ivi I ^oOjCon pianta. Domenico Mar-
tinelli, Jl Ritratto owero le cose più no-
tabili di Venezia, ec.,W\ iyo5, presso Lo-
renzo Baseggio. Anton M.' Zanetti, An-
tiche statue greche e romane che neW an-
tisala della libreria di s. Marco, ed in
altri luoghi pubblici di Venezia si tro-
vano, Venezia 1740: Diversoruni Ico-
num, etc, Venetiisi 743. Marco Boschi-
ni, Le Miniere della pittura, compen-
diosa informazione non solamente delle
pitture pubhliclie di Venezia, ma delle
isole circom'icine , Venezia 1664. 1 os-
seo, Vcnelae Urbis descriplio, Venetiis
1780. Leopoldo Cicognara, Le Fabbri-
che più, cospicue di Venezia, misurate,
illustrale ed intagliate da'membri della
veneta Accademia delle belle rtr//, Vene-
zia 181 5; edizione liprodoUa altre due
volte con notabili aggiunte nel 1840 e
1 858. Giustina Renier Michiel, Feste
Veneziane, Venezia 1 827. Federico, 7b-
pografla della città di Venezia, Pado-
•va i83i. // Fiore di Venezia ossia i
quadri, i monumenti, le vedute ed i co-
stumi veneziani rappresentati in inci-
sioni eseguite da abili artisti, ed illu-
strati da Ermolao Paolelti , Venezia
1842. Cerimoniali e feste in occasione
d'avvenimenti e passaggi nel li stati del-
la Repubblica Veneta di Duelli, Arci-
duchi ed Imperatori dell'augustissima
casa d'Austria dall'anno 1 36 1 ali 797,
raccolti, corredati di documenti ed an-
notati da Teodoro Toderini, Venezia
I 857, tipografia Martinengo. L'Indica-
tore, foglio e avvisi commerciali, ammi-
nistrativi, industriali ed artistici , del
Bureau generale d'affari in Venezia, \\\
tipografia del Commercio 1857. Guida
per tutte le sacre funzioni che si prati-
cano nelle chiese di Veneziajndnlgenze
plenarie,orazioni,ec.,Yenez\a 1 857,lipo-
.grafìa Marliuengo. Cardinal Pietro Beui-
V EN
hn, Dell' Istor in Viniziana,V\ne^\n\55'ì. \
Marc'AnlonioSabellico, DeVcnetaeUr' \
bis sita, Venetiisi493, per Albertino de
Lisona vercellense: Dell'Istoria Vinizia-j^
?ia, Croniche che trattano dell'origine din
J'enezia e del principio della città , e
di tutte le guerre del mare e terra, tra-
dotte in lins^ua volgare da M. Visconti,
Venezia 1 554, ' 668. Dell'origine di Ve-
nezia et anCupàssinie memorie de' Barba^'
ri che distrussero per tutto il mondo l'ini-—
pero di Roma, ond'ebbe principio la cit-m
tà di Venezia, W\ 1 557. Pietro Giustinia-
ni, Historia rerum Venetarum, Vene-
tiis 1 566. Donato Giannotti, La Repub-
blica di Vinegìa, Lione 1 570 : De Rcpii-
hlica Venetoruni,hugd\nn Bat, i63i.
Girolamo Diedo, Lettera in eia si descri-
ve la battaglia navale seguita V anno
1 57 I , Venezia i 588. Marco Guazzo, Hi-
storia delle guerre di Maometto II im-
peratore de turchi con la Signoria diVe-i
nelia, ivi i 545. Conlarini, /.^/o/'/fl dclld
guerra di Se lini II mossa a' Veneziani,
Venezia 1 572: De Republica Venelorum^
Lngduni Bat. 1626, Elzevir. Fr. Stefa-
no Lusignano, Chorografta et breve hi'
storia universale dell' isola di Cipro,
Bologna 1573. Faroldo, Annali Vene-
ti, Venezia appresso Variscoi 577. P. E-
migliani, Guerre d'Italia tra la repub-
blica di Venetia e casa d' Austria, et il
re di Spagna, e duca di Savoja l' anno
161 5. Andrea Morosini, Le imprese e
spedizioni di Terra-Santa, e V acqui-
sto fatto dell' imperio di Costantinopoli
dalla repubblica di Venezia, W\ 1627,
Paolo Parata,. Historia Vinctiana, Vi-
netiai645, presso Giunti e Babà : StO'
ria della guerra di Cipro,S\eiìa 1 827. A,
Vernino, Historia della guerra di Dal>
matia sotto il generalato di L. Foscolo,
Venetia 1648. Battista Nani, Historia
della Repubblica Veneta, Venetia 1 676,
1686: Legum Venetarum compilata^
rum metlìodus, Venetia 1678. Istoria
dell'ultima guerra tra'veneziani e i tur
chi, nella quale si contengono i successi
VEN
della passale guerre ne regni dì Candia
e Dalmazia dall'anno ( 64 1 «/ 1 67 i ,Do -
legnai 67G. Girolamo Briisoni, [Ustoria
dell' ultima guerra Ira veneziani e tur-
chi dall' anno 1644 ^^ 'Gyij Bologna
iGj^.XmìveeiWahevo, Istoria della guer-
ra di Candia, Yeneiia iSjCf. Hisloria /Ve-
neta di Alessandro HI." f'ianoli, Vene-
ria per Gio. Giacomo Hertz 1680. iMiclie-
le F'oscaiini, Istoria della lìepubhliea
Veneta, Venelia 16G6, presso Combi e
Lanon; i66q: colK» Raccolta degli sto-
rici di Fenezia,\vi 1 722. Localelli,/i/o-
ria della veneta guerra in Levante coti'
tro l' iuìjyero Ottomano, Colonia i 70 5.
PieUo Garzoni, Istoria della Repubbli-
ca di Venezia in tempo della sagra Le-
ga, Venezia 1705, 1720. Degl' Istorici
delle cose Veneziane,! quali hanno scrit-
to per pubblico decreto, che comprende
le Istorie Veneziane latinamente scrit-
te da 31. A. Coccio Sabellico, A. Alo-
rosini, P. Parata, B. Nani, M. Fosca-
vini , P. Card. Bembo , Venezia 1718.
Ferrari, Notizie storiche della lega tra
Carlo V e la Repubblica di Venezia,
ivi 1728. Giacomo Diedo, Storia della
liepubblicadi Venezia dalla sua fonda-
zione sino all' annoi j^jjVenez'vA 1751.
Marc'Anlonio Lau"ier, Storia della Re-
pubblica di Venezia dalla sua fonda-
zione sino al presente ,\ eimz'ìa 1759-68.
Cronaca Veneta sacra e profona, Ve-
nezia presso i^illeri 1777. Anton Giovan-
DÌ Bonicelli, Memoria storica intorno la
repubblica di Venezìa,\vi 1 796.Giacomo
¥ì\iiìs\,IìJemorie storiche de' Veneti pruni
e secondi, Venezia 1796; Padova 18 12.
Memoria che può servire alla storia po-
litica degli ultimi otto anni della Re-
pubblica di Venezia, Londra 1 798. Rac-
■colta cronologica ragionata de' docu-
menti importanti inedili die formano la
storia diplomatica della rivoluzione e
caduta della Repubblica di Venezia, Au-
gusta 1 799; Firenze 1 800. Histoire de la
Revolution de Venise^et de la diate de
la Republique. jVliIau 1807. Labaume,
VEN 463
Histoire abrcgée de la Repnblicjne de
Venise, Paris 181 1. Pietro Dan» mini-
stro segretario di stato di Napoleone I,
Histoire de laRepuì)li(]uc de Venise, Pa-
ri« I 8 1 9, r 822.Traduzioiie italiana 1 827.
Altra fu impressa a Capolago.Sebbene ge-
neralmente lodata, alcuni errori commes-
si da questo scrittore furono rilevali nel
1829 dal conte Domenico Tiepolo, ne'
suoi Discorsi sopra la storia di Vene-
zia; e da'patrii storici, niassime Cappel-
letti e Romanin, i qiudi fecero altrettan-
to di quelli scritti da Laugier. Luigi
Carrer, Anello di sette gemme o Vene-
zia e la sua storia, Venezia i838. Ab-
bate Giuseppe Cappelletti, Storia della
Piepubblica di Venezia, ivi 1848, tipo-
grafia Antonelli. Nuovissima Guida di
Venezia e delle isole della sua Lagu-
na, estera da Francesco Zanotlo, ec,
Venezia presso Gio. Brizeghel tip. lil. e-
ditorei 856. Del medesimo, I Monumen-
ti sepolcrali di Venezia, Milano iSSg-
1847 in gran foglio. Samuele Bomanin,
Storia documentata di Venezia, ivi
i853, tipografia Naratovicli, in corso di
stampa. Del vaedaiMno, CI' Inquisitori di
Stalo di Vcnezia,W\ 1 858. Antonio Qua-
di i, Prospetto statistico delle Provincie
Venete,\enez\a 1 826.Tommaso Tcinan-
za scrisse %i\\\' A nuca pianta di Venezia.
Quella del i5oo falsamente fu attribui-
ta ad Alberto Durerò. In 6 tavole tro-
vasi intagliata nella Raccolta Correr. Fu
Antonio Kolb di Noriu^berga che h fece
eseguile da un tedesco nel i497> ^ "^^
i5oo ottenne dal senato il privilegio di
poterne introdurre la slampa esente da
dazio. Piante delle città capiluoghi
delle Provincie del regno Lombardo
Veneto, die mostrano la situazione Je'
principali stabilimenti civili e militari
in esse esistenti, Milano 1 838, presso An-
tonio Bettalii. La Cronaca di Milano
colla dispensa de' 29 febbraio i856 dà
notizia de'documcnti cavati dall'archivio
de' Frari in Venezia da Enrico Cornet
sulle Guerre de Veneti neU\lsiu,\ ^10,
46i V E N
i474> pubblicali dui Teiuller a Vienna;
e delle Occhiate storiche a P'enczia^pov-
late in pubblico da Gianjacopo Fontana.
Colla dispensa de' 3o giugno di dello
anno, la Storia Prenda espressa ini5o
taw)le inventale e disegnale da Giusep-
pe Galteri, che lodai nel § IX, n. 3. E
colla dispensa de'3o aprile fSSy annun-
zia, e con quella de'3o giugno i858 dà
contezza della Grande illustrazione del
Lomhardo f'''eneto, ossia storia delle cit-
tà, de'horghi, comuni e castelli sino a
tempi moderni per cura di letterati ita-
liani, compilata da L. Gualtieri conte
di Brenna e diretta da Cesare Cantìt,
Milano 1857. Già a'3o luglio 1 855 avea
dato ragguaglio dell' opera : / Comuni
della Lombardia e del f^eneto illustra-
ti sotto il rapporto geografico, storico,
statistico ^coniniercialc,ecclesiastico, ani-
ìninistrativo da M. Fabi, Milano, tipo-
grafia di Domenico Salvi i855. Inoltre
la Cronaca di Milano nella disp. 17.' del
i858 a p. 809, ne istruisce cheandava-
si a pubblicare in Milano i Monumenti
artistici e storici delle Provincie Vene-
te. Mi vado giovando degli Annali delle
Province Fenete dall' anno 1 80 t al
i84o di Fabio Mulinelli, Venezia dalla
tipografia di G. B, Merlo i843. Storia
eie' SetteComuni e contrade annesse,dal-
la loro origlile sino alla caduta della
Repubblica Feneta',scritta dall' ah. Mo-
desto lionato, Padova 1 858. Il Giorna-
le di Roma sulle provincie Lombardo-
Venete riporta le seguenti notizie. A. p.
ili del i85i : V Ordinanza Imperiale
de 3i dicembre i85o, con cui vengono
stabiliti i prìncipii fondamentali sull'or-
ganizzazione definitiva dell' autorità
politico-amministrative nel regno Lom-
bardo-Fcneto. Si ricava da questo do-
cumento, che il regno quanto all'ammi-
nistrazione politica, rimane diviso come
piiina in territorio Lombardo, e in ter-
ritorio Veneto. Alla lesta dell'ammini-
strazione del lenitorio Lombardo e del
Veneto stanno i luogolenenli, i quali deb-
VEN
l)ono risiedere rispellivamenle in Mlla-I
no e in Venezia. 1 luogotenenti sono im-
mediatamente soggetti al ministero. In
Milano e in Venezia, per provvedere al
servigio di pubblica sicurezza in queste
città e ne'loro prossimi dintorni, vengo-
no istituite prefetture di polizia (prefet-
ture dell'ordine pubblico), le quali sono
immediatamente soggette al luogotenen-
te. Il territorio amministrativo Lom-
bardo e Veneto è diviso in provincie, le
quali avranno il nome dal loro capoluo-
go. 11 territorio Lombardo si divide nel-
le provincie di Milano, Bergamo, Bre-
scia, Como, Cremona, Lodi, Mantova^
Pavia e Sondrio: ed il territorio Vene-
to in quelle di T^enezia, Belluno, Pado-
va, Rovigo, Treviso , Udine, Verona e
Vicenza. L' acnministrazione delle pro-
vincie è diretta e condotta dal delegato :
egli ha 1(1 sede d' ullicio nel capoluogo
della provincia, ed è soggetto immedia-
tamente al luogotenente. Le provincie
sono divise in distretti, corrispondenti al-
le preture o distretti giudiziari. In essi
trattano gli affari amministrativi i com<
missari, i quali dipendono direttamente
daMelegati. I preposti all'autorità ammi-
nistra vo-politiche sono responsabili di
tutto l'andamento degli alfari. Ne' casi
d'impedimento, e in quanto l'autorità su-
periore non disponga altrimenti, le veci
del luogotenete si fanno dal i." consigliere
della luogotenenza , quelle del delegato
dal vice-delegato, e quelle del coramis-
sariodistreltuale dall'aggiunto. L'ammi-
nistrazione politica appartiene in autori-
tà suprema al ministero dell'interno.
Quale argomento d'onore per Venezia,
per le provincie Lombardo-Venete, e per-
ciò per r Italia, la Gazzetta di Venezia,
tolse dal Corriere Italiano, ed il Gior-
nale di Roma del i853 pubblicò a p.
i54, i seguenti passi del discorso pro-
nunziato dal barone di Czoernig nell'at-
to che cominciavano in Vienna le discus<
sionì della commissione centrale per la
conservazione de'mouuiueuti archilellu-
VEN
nici dell'Austria.» Nella pianura del Po,
iifll'Italia superiore, sviluppossi per tem-
pissimo la vita politica de' tempi moder-
ni , menti e il genio [)er le arti e l'attivi-
tà artistica colà giammai s'estinsero del
tutto. I molti principi, arrivali colà al pò-
teie, piacevansi nel superarsi I'lim l'altro
in sontuosità, e impiegavano molti artisti
al loro servizio. Del pari gareggiavano
tra loro gli opulenti patrizi delle susse-
guile repubbliche cittadine. iVe sono pro-
va i palazzi Visconti di Mdano, Scalige-
ri di Verona, Carrara di Padova, come
non meno gì' inntimerabili palagi delle
stirpi nobili e de' municipi delle città
dell'alta Italia, segnatamente i magnifi-
ci edilìzi di Palladio. Il più superbo mo-
numento architettonico di tutti i tempi
e di tutto l'orbe terracrpieo rifulge nel-
la Laguna , dove, su fondamenti artifi-
ciali, superba d'incomparabile bellezza,
soige dalle acque Venezia, la città com-
posta tutta di templi e palagi. In questo
santuario d''architettura s'olFreallosguar-
do stupefatto la piazza di s. Marco, i cui
contorni radìgurano la storia e lo stile
arcbilellonico di un millennio, median-
te ingegnosi monumenti, i quali vanno
forniti di quasi luttociò che il genio
creatore dell''uorao seppe produrre sotto
le pili nobili forme, dalle materie più ra-
re d'Oriente e d'Occidente, e col dispen-
dio continualo per vari secoli di milioni
e milioni. La torre di s. Marco, costrui-
ta () secoli or sono, s'erge tuttodì snella
uellospazio; e oggi ancora rifulge di pro-
pria bellezza, (piale monumento ottima-
mente conservato, il palazzo ducale che
comprende in se una parte considerabile
delia storia, e ricorda l'arte maurica. Se
le semplici e modeste basiliche , che da-
tano da' primissimi tempi dell'introdu-
zione del cristianesioio, tracciano nell'Au-
stria e nell' Ungheria la strada battuta
d^Uo stile bisanlino, unitamente alle dot-
trine dell Evangelio, la basilica di s. Mar-
co a V enezia, specchiando altre condi-
zioni, rifulge di magico splendore , e la
VEN
465
sua architettura mauro-bisantina , gra-
zie al commercio fiorente de' veneziani e
alla loro potenza politica nell'oriente, fu
completata collepiìi rare colonne di mar-
mo, colle più preziose statue e col [)iù
ricco addobbo d'oro. In nessun altro sito
forse, sopra uno spazio egualmente ri-
stretto, trovasi egual numero di chiese
d'ogni stile, d'ogni gusto e di svariata
bellezza come nella Lombardia e nel Ve-
neto. Dalle chiese longobarde di s. Mi-
chele e s. Teodoro di Pavia, scevere d'o-
gni arte , dalla veneranda metropoli di
s. Ambrogio a Milano, che data dal IS
secolo, e dal duomo di Monza, la cui
fondazione risale a Teodolinda, i.* regi-
na cattolica de'Iongobardi, e dalla vetu-
sta chiesa di s. Zenone a Verona, quale
un'immensa quantità di edifizi sagri noa
s'offre allo sguardo in quel paese, sino
alla cattedrale di Cremona colla sua tri-
plice facciata e colla più alta torre di
tulta Italia, sino a'capolavori di Palla-
dio, le chiese del Redentore e di s. Gior-
gio a Venezia, sino alla chiesa di s. Giu-
stina a Padova, che colla sua semplicità
e maestosa grandezza supera tutte le al-
tre, sino all'antico leuìpio divino, il più
sontuoso e fornito d'opere d'arte, la Cer-
tosa [)resso Pavia, costruita egualmente
in isti le alemanno come il duomo di Mi-
lano (dice l'ottimo giornale di Mdano la
Bilancia de" io agosto i858: il nostro
duonvo è un magnifico quadro senza cor-
nice; ora per benefica disposizione so-
vrana, la cornice sarà fatta anch'essa ...
mediante lotteria produttrice d'otto mi-
lioni di lire. Si dovranno acquistare e
atlerrarediversi edifi/.i ...La nuova piaz-
za dovrebb'essere combinata in modo che
possano senza inconvenienti pel transito
edificarsi lateralmente alla facciala del
duomo le due torri, che ilovrebbero ser-
vire di campanili e d'orologio, e compie-
re degnamente e grandiosamente la fron-
te di quell' ammirabile monucnento. In
breve teuìpo Milano vedrà attuarsi im-
mensi lavori di edifizi) e la cattedrale di
466 YEN
Como! "Lo Stalo personale del Clero
{iella città e diocesi di J'enezia, regi-
slra puri i vescovati del regno Loaibar-
tlo- Vendo nel seguente modo. Tacerò i
nomi de'rispeltivi pastori e vicari capi-
tolari o generali. Mclropoll patriarcale e
priinaziale di fenezia: Adria, Belluno
e Feltre unite, Ceneda, Chioggia, Con-
cordia, Padova, Treviso^ Verona, Vi-
cenza. Metropoli di MUano: Bergamo,
Brescia, Conio, Crema, Cremona, Lo-
di, Mantova, Pavia. Arcivescovato d' U-
dine. U imperatore d' Austria s'intitola
redi Lombardia e di Venezia. Congiun-
te le Provincie Venete alle Lombarde, e
formanti il regno Lombardo- F eneto ,
dell'une e dell'altre più voile dovetti par-
larne, cosi di loro statistica, strade ferra-
te e telegrafi; e per quanto altro dovrò
dire nel § XX, mi permisi in questo pe-
riodo alquante parole. Ne'numerii i del
§ X e 2 del § XV, ho riportato la sovrana
disposizione stdia conversione doU'acca-
demie di Venezia e di Milano in sezioni
degli Istituii delle scienze, lettere ed arti
esistenti nelle medesime cillà.Nel§ XVI,
n.i, parlai della statistica della popola-
zione. Anzi per la stretta relazione che
liaimo con quesl' articolo, oltre i ricor-
dati e altri cenni fin qui sparsi, altri più
iuleressanti e storici riferirò né' §§ XIX
e XX sulle Provincie Lombardo- Vene-
te. Queste sono state qualificate di recen-
te dall' arciduca Ferdinando Massimilia-
no. » In questi paesi la rapida intelli-
genza e la squisitezza del tallo morale
non sono un privilegio di pochi, ma si
una dote quasi comune ".
§ XVIII. Isole della Laguna, provin-
cia e distretto di Venezia, descrizio-
ne di 33 di esse. Notizie di 29 isole
della, medesima rovinate o distrutte,
colle principali loro memorie.
Coronano Venezia, quale regiaa delle
propiieacque,oltrea 25 isolelte (neenu-
iiìererò anche deiraltre), dice il Diziona-
VEN
rio geografico veneto.anlichee celebrale,
ed abbelliscono in modo romantica la La-
guna. E" un incanto il veder sorgere de-
gli edifiii in mezzo all'acque, senza lem-
bo di terra che apparisca sostenerli. Le ■
sorelle isolette che circondano Venezia,
quasi ancelle la regina loro, concorde-
mente offrono asilo di pace, d'amena so-
litudine, di silenzio e di pia e morale
meditazione. L'ordinario silenzio delle
varie isolelte della Laguna, un tempo
veniva interrotto da as»ai maggior nu-
mero di pietosi cantici de' religiosi d'ara- 1
bo i sessi che le abitavano, unendoli al
mugghio terribile delle tetnpeste, e con-
tempi indole con quella stessa impertur-
babilità con cui già mirata a veano quella
del loro cuore. Il forastiero chegiunga da
qualsiasi lato a questa meravigliosa cit-
tà, resta preso da insolito stupore e di-
letto, all'aspetto anche dell'isole nel se-
no dell'azzurra Laguna , e come fossero
ivi collocate per isceinare la noia del lun-
go cammino dell'acqua. Le descrissero
diversi, come il p. Coronelli nel suo Iso-
larlo, stampalo in Venezia nel 1 6q6, e le
più ragguardevoli l'opuscolo ànSiti pit-
lorescìii e prospettivi delle Lagune Ve-
nete. Una bella pianta della Laguna, eoa
quella di Venezia divisa da'canali e cir-
condala da tulle l'isole coi rispettivi no-
mi , e un'indicazione della forma de*
principali edifizi, oltre una breve descri-
zione, trovasi a p. 65 deW Isole pili fa-
mose del mondo , descritte da IVioma^
so Porcaccìii da Castiglione aretino, e
intagliate da Girolamo Porro pado-
vano. In Venelia appresso Simon Gali-
guani 1 576. Siila pure di Bernardino
Zendrini celebre idraulico bresciano e
matematico della repubblica di Venezia,
Memorie storielle dello stato antico e
moderno delle Lagune di Venezia e di
que' fiumi die restarono divertiti per la
conservazione delle medesime, Padova
«ella stamperia del Seminario 181 1. A-
vea concepito il divisamento di segnare
in un silo conveniente delia Gìudecca
V E N YEN 4G7
iiiirt grande meridiiina a somiglianza di denominala Claudia Angusta giiingeva-
qiiella di Bologna , ma egli moiì nel no; i (juali viandanti senza peicorrere la
i 1747 pi'i'Uii d'aver polnlo tdelluare la- Itiiigliissima Emilia Allinate e quindi la
! Jedi.segno. Le Lagune fmono considerale l'ianiinia, più sollecitamente potevano ve-
le moia della cillà di Venezia, e [)erciò le- tieie Roma e l'altre parli mei idionidi d'I-
nule inviolabili, onde sene avea gelosissi" lalia. Da Inllociò agevolmenle si può de-
ma cura, come può vedersi in Ronipiasio, durre di qnal importanza pel commercio
Jh'todo del Collegio e Magistrato del- e per le comunicazioni fra Roma e i set-
/'y^f(y»e, Venezia 1733. Dissi già altrove: lenlrionalisnoi possedimenti fosse Aitino,
La benigna nalura,accioccliè Venezia non posta a cavaliere tli due delle principali
fosse dal mare, quando es-,o infiuia, in- strade dell' inipero, e intanla vicinanza
gliiotlita oaluienoe non infrequenlemen- del mare. Inoltre Aitino stava in mezzo
te rovinata, ne alzò a valido riparo e op- di campagne uberlosissime, ederiicircon-
portuno presìdioalcuneisulett'C',che lefàn- data d'amenissime ville. Ora se lauto vh-
no come scudo e la fronteggiano da'suoi cino all'isolelte, su cui presentemente s'cr-
furori, quasi senlinelle avanzate. Le isole gè Venezia, ritornavano al Campidoglio
poi su cui è fondala Venezia erano abitate per l'Emilia Allinate le legioni italiane
a'iempi romani ; diverse si congiunsero, vincitrici degl'istrii, de'liburnii, dc'giapi-
jillrc restarono separate da'canali interni, di, degl'illirii, de'dalmali e de' popoli nor-
il che die origine alle contrade ed a' se- dici; se numerose le orierariaee ìeciirsO'
stieri. A meglio dislinguere tali isole da riae cariche di merci e di viaggiatori lor
quelle di cui in questo § intendo ragiona- si appressavano onde progredire a Ra-
re, credo opportuno col cav. Mulinelli, venna; se feraci campi e deliziosissime vil-
Di'l Costume f'eneziaiio, aggiungere al- le poco ad esse erano distanti; non pote-
<:une altre nozioni. Da R.on)a capitale vano queste isolette esser ignote, spopo-
tleilimpero romano dipartivasi la famo- Iole e deserte. L'abitavano pescatori, sa-
sa Strada Flaminia, la quale a Riniini linarnoli, coltivatori d'orli e cacciatori, e
j)rendeva il nome d'Emilia, e passando a fors'anco persone di più elevala condizio-
Bologna, a Modena e a Sermide, ividivcr- ne: allietlanto dicasi dell'isole ciicostan-
lendosi pel vico Variano e per Anejano, ti a Venezia , per quanto in esse si rin-
e ciò per le molte paludi che allora da venne negli scavi, e pel riferito dal Fi-
Sermide sino al mare si protendevano, \\i\i\. Saggio sull'antico commercio, sul-
arrivava poi ad Este a' piedi de' monti l'ar li e sulla marina de\>eneT.{ani.Qoan'
Euganei, castello illustre per aver dato il do dunque i popoli d'Italia fuggenti dal-
liome agli antichi duchi di Ferrara e al- le spade de'goli e degli unni si ripararo-
la regnante casaEslense di J/of/tv;*?. Ginn- no per sicurezza in quest'isolette, non le
ta coM la via nelle Venezie, oltre il non»e trovarono certamenle spopolale e deser-
d'Emilia assumeva pur quello d' Altina- le, altrimenti non avrebbero potuto man-
ze, poiché per Abano, Padova, Slrù, O- tenervisi a lungo. Giunti pertanto sulla
l'iago, Mestre, Cavernago e Can>pallo, cor- breve terra delle Lagune, loro rucca ine-
rendo sempre kmghesso la Laguna, uìel- spugnabile, perchè li pose al sicuro d' o-
teva capo ad Allino[>ev [)roseguire poi ad gni oltraggio de'barbari, i quali privi di
Acjuileia ove terminava. In Aitino erano navilio e di cognizioni per^upplirvi non
sempre pronte barche leggere da'romani poterono inseguirli ; ivi stabilitisi, respi^
dette c«/\yo/-;tìre e o/2e/v//iV/e, le quali Ira- rarono i profoghi aere assai più mite
versando la Laguna Irasporlavano a Ra- della terraferma, perchè di mollo eiel-
veiiua tulli coloro che dalla Germania e Iricismo cooìpostoa cagione dell'alia in-
allri paesi seltenlriouali ivi per l'altra via fìammabile che in copia si sprigiona dal
468
V E N
fonilo dell'acque. In alcune isolelte v\n-
\enneio un suolo solido, solforato , cal-
careo, sparso di tritume di crostacei e di
Aegetal)ili disciolli; in altre uu molle e
limaccioso suolo, perchè operato da se-
tlirnenli fluviali e marini. Le prime, co-
me più elevate , si cliiamaroiio loinhcy
dalla voce greca tyniboa, significante tu-
mulo o muccliio di terra; le seconde più
basse per la melma (belletta o terra ch'è
nel fondo delle paludi, de'fossi e de'Hu-
mi) ond' erano conjposte, si dissero im-
propriamente veline. Anche al presente
Si uìanifesta la diversa natura e livello
del suolo, quando per lo scirocco il ma-
re gonfiandosi talvolta allaga la città, ri-
manendo allora alcuni siti del tutto inon-
dali, e altri interamente asciutti. Un fiu-
me pa>sava presso queste isolette, detto
d' ideimi liialto, derivante da'colli Euga-
nei, ma realmente era il Brenta, la cui ac-
qua ridondante era vi spinta dal flusso ma-
rittimo, ed avea per alveo, siccome veni-
va dalla terraferma per Fusina , quello
stesso canale che or dicesi delia Giudec-
ct, per cui si avviava al porto rapido e
torbido nelle basse maree lungo altre iso-
lette, presso s. Marta, s. Nicolò de' Me»-
dicoli e s. Raif.ieie, in maniera di uimac-
ciarle di corrodimento; laonde a preser-
varle dal suo empito, fu d'uopo d'innal-
zare colà un argine, ancora detto Argine
(li s. Nicolo e di s. Marta. Essendo l'iso-
Jette denominate tombe più elevate del-
le i'f?//«f, saranno state esse le sole da
prima abitale; ma colla venuta de'fuggi-
livi accresciutasi la popolazione, fu ne-
cessario render utili e abitabili anche le
velnit. A tal fine si die tosto mano ad a-
sciiigarle, innalzarleeconsolidarle, mercè
del loto e della sabbia scavata da' canali,
la quale circondata di siepi dava pur es-
sa UM terreno meravigliosamente atto al-
la coltura delie viti, alla seminagione del
fruiMento, ed a qualunque altra coltiva-
zione, che avea la più felice riuscita per
l'uria marina, ottima a sollecitare la ve-
yetuzione delle piaQte. Tutte queste isolet-
VEN
te avranno STuto nomi propri, tultavol-
ta con un solo generale troransi chia-,
mate alquante di esse, ancorché fra loro!
molto distanti. Tali sono le isole sulle quali!
surse Venezia, diverse d.i quelle da lei'
alquanto separale e distanti: dell'une e
dell'altre duo poi alquante altre parole
nel § XIX, n. i e 2. Di lutto non a-
vea abbastanza parlato di sopra nel § I,
n. 3, e nel § XVI f, n. 3. Quanto all'iso-i
le circostanti, vado a ragionare, secondo
r orduie tenuto dal ricordato Diziona-
rio, sino e inclusive al n. 27. Della La-
guna Veneziana, in antico chiamita E'
stnario Aitino, e dello stato artificiale
della Laguna, tenne proposito nella Me-
moria D. Sacchi. Eccomi dunque a fare
una passeggiata in gondola per la La-
guna, all'isole di Venezia, per visitarle e
descriverle, cominciando dalla seguente,
ch'è la più cospicua e la più vicina alla
città per essere ia faccia alla Piazzetta
di s. Marco.
I. S.Giorgio Maggio re,vo\^!ìvaìenle s.
J^orz/.Ne'tempi remoti quest'isola.che me-
glio meritava partecipar della città che la
men prossima Giudecca,era una semplice
salina; e nel cominciar delsecolo IXolfriva
una vigna, e un boschetto di cipressi da'
quali pigliava nome,ed un molino in servi-
zio del palazzo ducale, al riferire del eh.
Giovanni Bernardini descrittore dell'iso-
la, neìUbvo de'Siti pilloresclii delle La-
gune; e del Dizionario geografico uni-
versale. E' l'isola la più vicina a Venezia
e la più cospicua delle Lagune : in essa
tutto spira grandezza e nobiltà. Ivi la fa-
mìglia Badoara fondò nel secolo IX una
chiesa sotto I* invocazione di s. Giorgio
martire, o come vuole il Bernardini nel
978 e da Vitale Candido, non tacendo
il riferito dal Corner; e sino dalla sua o-
ngine, la dichiarò proprietà della basi-
lica di s. Marco. Continuò in tal sogge-
zione finché tornato in Venezia d d mo-
nastero di Gussano, Giovanni Morosi -
ni, ove col di lui suocero s. Pietro Orseo-
lo già doge, avea professata la regala di
V EN
s. lìenedelto (di che mci-lio ripailo nel
n. 19 tli (|uesto §, e nel § XIX, dogailo
23.°), e desideroso d' islituire uell;» sua
pallia un inonailero di queirausteia os-
servanza appresa in Cussano , nel c)02
jmpelrò e otlenne all'uopo dal doge Tri-
buno Menimo l'isola e la piccola chiesa
di s. Giorgio coll'acque e paludi circonvi-
cine, e dalla pubblica lìberaiilà alcune
possessioni per alimento de'nionaci e de-
gl'inservienti. Il doge dichiarò la chiesa e
il nnonastero esenti da qualunque giuris-
dizione, e di assoluto dominio de'u)onaci
abitatori. Divenuto il iMorosinl i ,° abba-
te, vi fabbricò un assai capace nionaste-
ro, e tosto vi professarono la regola di s.
benedetto moltissimi giovani delle pili
illustri famiglie, fra'quali, secondo alcuni^
nel 991 lo slesso doge Meinmo fondato-
re dell'abbazia, anzi lo dicono colla sua
famiglia proprietario dell'isola di s. Gior-
gio, e perciò prima era chiamala ìMtm-
mia, ed anche Isola dc'Cipiessi. Secon-
do il Dandolo e altri accreditali cronisti,
non in s. Giorgio, ma fra' religiosi di s.
Zaccaria fu costretto dalla sedizione po-
polare a vestirsi monaco e ivi restò se-
jK)lto. E' però indubitalo che 1' abbate
Morosini ha il maggior vanto d'aver con-
ferito l'abito monastico a s. Gerardo Sa-
gredo poi 3." e santo abbate di s. Giorgio,
vescovo e martire, come già ho riferito al
suo luogo. Morì l'abbate Giovanni Moro-
sini nel { o I 2 con tal riputazione di santità
ch'è (pialifìcato beato. Il monastero suc-
cessivamente divenne possessore di pin-
gui rendite, e l'imperatore Etnico V a
istanza dell'abbate Tribuno Memmo gli
concesse molti e ampli privilegi. A que-
ste temporali esenzioni, aggiunsero gran-
di prerogative spirituali alcuni Papi, poi-
ché Calisto li nel i i23 esentò l'abbate e
tutta la comunità da qualunque giurisdi-
zione di vescovi, e soltometleudo il mo-
nastero immediatamente alla s. Sede, im-
pose a favore del palazzo Laleranense
l'aimno censo di due monete tl'oro. Indi
Innocenzo il Lullo coufermò, con uuuvi
V E N 469
privilegi. La reputazione dell'esemplaii-
là cui risplendevano i monaci , gitmta a
notizia di Michiel arcivescovo t;reco di
Lemno, l'eccitò nel ii36 a donare*//
g raii monastero del gran martire s. Gior'
già di Fenezia, uu oratorio dedicato a
s. Biagio con piccola abitazione contigua,
onde fabbricarvi ima chiesa ad onore di
s. Giorgio, coU'annuo censo all'arcive-
scovo di Lemno di due misure d'olio, ^el
1 145 il doge Polani, coil'assenso de'giu-
dici e popolo di "Venezia concesse al mo-
nastero la chiesa di s. Giorgio e alcune
rendile pos^edute dalla nazione vene-
ziana, in Ptodosto città di Francia. Nel
1 149 acquistò in Costantinopoli la chie-
sa di s. Marco d'Emboli e alcuni pode-
ri; e quella di s. Maria de' Monti presso
Capo d'Istria. Inoltre in Rodosto dall'ab-
bate di s. IMai ia d'Adiianopoli fu d(;uato
al monastero la chiesa di s. Maria nel
I 1 Sy. Pervenuti in Venezia nel i 177 Pa-
pa Alessandro ili e l' imperatore Federi-
co 1 . a istanza del doge confermarono
tutte le donazioni e privilegi goduti <lal
monastero di s. Giorgio. Il doge Seba-
stiano Ziani sentendosi vicino a morire,
si fece portare nel monastero, di cui era
benefattore, e vi rese l' anima a Dio a
i3 aprile 1178,6 fu onorevolmente se-
pollo: è opinione d'alcuni, che prima di
morire volle vestirsi delle lane di s. Be-
nedetto e professarne la regola. La repub-
blica gli donò il monastero di Panlepo|)ti
di Costantinopoli. Onorio III nel 1224
nuovamente esentò il monastero di s.
Gioigio Maggiore da qualunqvie giuris-
dizione del patriarca di Grado e del ve-
scovo di Castello, confermandone e au-
Dientandone i privilegi. Morendo nel 1229
il doge Pietro Ziani, reslauratoredel mo-
nastero rovinato dal terremoto, vogliono
alcuni, che prima vestisse l'abito Itene-
dettino, e fu deposto nel monastero. L'im-
j)eiatore Federico II si recò nell'isola, cou-
feriuò il diploma dell'avo Federico I, e
ne accrebbe 1' esenzioni. Quindi i Papi
Gregorio IX, lunoceuzo iV, Clemeule
470 V E N
IV, Gregorio X, Martino IV, Nicolò IV,
Clemente V e Giovanni XXII couferDia-
lono tulle le pieiogalive ed esenzioni.
La pietà (lell'abbale Marco Dollani l'ni-
clusse a foiiclaie nell'isola, non lungi dal
nionaslero, un o<[)izio di carila pei acco»
gliervi i pellegrini, che si recavano a ve-
nerare il copioso tesoro delle ss. Reliquie
die possiede la chiesa, ond'è unode'piì^i
celebri santuari della città; nel luogo cioè
ove poi si formò il monaslero serafico
delle vergini di s. !\Iaria della Grazia.
Frattanto per la continunzione di cose
tanto prospere al monastero, e per 1' as-
senza degli abbati, di fi equente adoperati
da' Pa[)i con apostoliche commissioni e
in cariche ecclesiastiche, l'osservanza re-
golare andò molto decadendo; per cui
l'abbate Giovanni IMichieli, giovane as-
sai virtuoso, pose ogni studio per farvi ri-
finì ire l'antica disciplina, e fu aiutato da
Alessandro V; e si astenne poi di recaisi
al concilio di Costanza, per non abban-
donare l'intrapresa riforma e le nuove
costituzioni, facendoci rappresentare dal
■vescovo Ton)m iso Tonuisini di Cillano-
va nell'Istria. Questo prelato nel giugno
i4'9 consagrò la chiesa soUo il titolo
de' ss. Stefano protomartire e Giorgio
martire. Avendo il pio abbate Michieli
ridotto i monaci a perfetta osservanza,
per consolidarla si voleva unire alla ce-
lebre rifoima operala in s. Giustina di
P<7<'/oiY?dairabbaleLodovico Barbo, isti-
tutore della congregazione osservante
Casslnese, ma per allora a lui non riu-
scì. Rinnovò eau)pliò il monaslero, e gli
donò un Crocefisso di grandezza nalu-
lale, eccellente opera scolpita in legno
non da Filippo Brunellesco, ma for^e
da Michelozzo IMichelozzi, e spirante di-
vozione e compassione. Morto l'abita-
le nell'anno i43o, il monaslero di s.
Giorgio Maggiore da Martino V fu dato
in commenda al cardinal Condulmiero,
colla speranza che lo riducesse al primiero
splendore, come avea latto con quelli di
s. Paolo di Roma, e coli' abbate Barbo
V EiN
1
j
in S.Giustina di Padova. A questi appun--
lo il cardinale aflidò la riforma del mo- •
naslero veneto, e gl'ingiunse di condurvi
alcuni suoi monaci; e divenuto il ConduI- j|
miero Papa Eugenio IV, volle ritenere
l'abl.ìazia in commenda, finché la veiles-
se stabilita perfeltamenle , intanto pre-
ponendo alla direzione del monaslero un
priore. Colle sue industrie col senato, ot-
tenne il Barbo l'unione di s. Giorgio Mag-
giore alla sua congregazione, malgrado
l'opposizione d'alcuni monaci, e poi per
venne a sottomellei li colla persuasione,
l'i t febbraio ì^Zn. Seguita l'unione, il
Papa continuò a ritenere il titolo di com-
mendatario, lasciando l'amministrazione
al priore; finché conoscendo ristabilita
pienamente la regolare osservanza , nel
1441 rinunziò l'aljbazia a favore e di-
sposizione della congregazione di s. Giu-
stina, da cui il priore Gregorio da Ge-
nova fu eletto i." abbate triennale. In
tempo dell'abbate Teofilo, rifugiatosi iti
Venezia Cosimo de' Medici di Firenze,
questo fotidò nel moiiiistero una libreria
assai copiosa di codici eiibri. Peròsi vuo-
le da'critici, che la biblioteca preesisles-
se, e che il Medici l'ampliò e 1' abbellì,
onde ne fu consideralo quasi fondatore.
Sisto IV nel 1479 alla congregazione di s.
Giustina unì la badia di s. Maria di Pe-
ro, detta Monestier, nel distretto di Tre-
viso, il di cui capitolo generale nel «49^
ne stabilì goveinatore e amministratore
l'abbate di s. Giorgio Maggiore di Ve-
nezia. Il Corner colle notizie degli abba-
ti , riporta quelle interessantissime della
storia e provenienza de'Corpi santi e al-
tre insigni P>.eliquie collocate successiva-
mente in questa chiesa, divenula perciò
celebre santuario, l'identità loro essendo
stata autenticata da' prodigi operati da
Dio nelle traslazioni, e dopo la deposi-
zione in questo luogo. Io devo conten-
tarmi accennarle. iNel io58 nella chie-
sa di 8. Giorgio Maggiore fu condotto
da Candia il corpo di s. Cosma eremita,
e collocalo nell'ullare di s. Bcnedelto. So-
VEN
pra liilti inesliiuablle fu 1' acquÌNlo del
corpo ili s. Stefano piolomai tire, tra-
doUovi nell' anno j i i o dalla chiesa Co-
stantiniana di Coslanlinopoli, ivi già
traslato dal suo oratorio di Gertisal<Mii-
me, ricevuto in Venezia solennemente
dal paliiarca gradese e dal doge a' 2 5
maggio. D'allora in poi il monastero co-
minciò a chiamarsi col doppio titolo
de' 5,v. Stefano e. Giorgio, e la pubbli-
ca pietà decretò che ogni anno nella fe-
sta del Protomartire dovesse assistere a'
primi vesperi e alia messa il iloge col se-
nato con maestosa pompa. Insieme a tan-
to tesoro, la chiesa acquietò una particel-
la della ss. Croce; porzione del corpo di
s. Giacomo Maggiore apostolo, riposta
nell'altare della Natività del Signore; ed
un osso di s. Platone n)aitire, collocato
nell'altare di s. Andrea, e credulo per e-
quivoco reliquia tli s. Panlaleone. Nel
I iò4si accrebbe il decoro della chiesa con
notabili parti de'corpi de'ss. Cosma e Da-
mianofratelli martiri, porzione dellequa-
H fu poi donata alla chiesa di s. Giovan-
ni in Oleo. Nel i2o4 da Costantinopoli,
ov'era slato trasportato da Siracusa , vi
mandò il doge Dandolo il corpo di s.
Lucia vergine e martire (il Butler dice
porzione, l'altra venerarsi a Metz per do-
no d'Ottone I); ma poi per visitarlo nella
sua festa, accadendo gravi naufragi , nel
1280 fu Irasfeiito nella chiesa parroc-
chiale di s. Lucia nel sestiere di Canal-
regio, come dissi nel § Vili, n. ^i. Già
ivi narrai, »he dolenti e lagriu)ando per
tanta perdita i monaci e l'abbate Bolla-
iiì , a questi la santa in sul partire gli
stese la mano destra, staccandosi dal cor-
po, accolta con sagro orroie e allegrezza;
del quale braccio più lardi il senato per
soddisfare le pie brame di CenedeltoXllI,
gli mandò piccola porzione. Dal suddetto
monastero di Panlepopli nel 1222 il
podestà veneto di Costantinopoli Storia-
to, che in s. Giorgio avea la tomba de'
suoi maggiori, vi mandò»! corpo incorrot-
to di s. Paolo martire degl' iconoclasti.
V E N 47 I
Nel 1246 il corpo di s. Fntichio pafriar-
ca di Coslanlinopoli, da (juesta città fu
invialo e riposto nell'altare del Croce-
fisso. Verso la fine del secolo XIII uà
veneto tolse «lai monastero Florcnse ia
Calabria, della congregazione del sum-
mentovato b. Gioacchino abbate, un
braccio del glorioso s. Giorgio, e solen-
nemente fu condotto nella piopria chie-
sa che mancava di sue relicpiie, a'25 a-
gesto 1296. Qui aggiungerò l'acquisto
fallo a'i3 dicembre 1462 da Egina, iso-
la dell'Arcipelago, di porzione del cranio
superiore del medesimo s. Titolare, con
somma consolazione lie'monaci. L impe-
ratore Carlo IV donò il capo di s. Fe-
lice confessore nel i36i. Si ebbero poi
nel 1488 dalla vedova Canal porzione
della ss. Croce,e nel i5i8 da Cipro un
braccio di s. Ilarione donalo da Nicolò
Michieli. Resa frattanto la chiesa di s.
Gioigio Maggiore pel raccoglimento di
tanti Corpi sanli e di cosi ragguardevoli
Reliquie uno de'piìi venerabili santuari
della città, si pensò a rifabbricarla in più
ampia e sontuosa struttura, e ne furono
gettati i fondamenti nel i564(lo Stato
personale dichiara che i monaci rifabbri-
carono la chiesa nel i ^^Q, e la compirono
nel 1610), sotto l'abbate Andrea Pam-
puro d'Asolo, con disegno del celebratis-
simo vicentino Palladio. Il Deruardini
però dice che neh 556 s'imprese a riab-
bellire il monastero e a riedificare la
chiesa. Mentre si con duceva il letnpio
alla sua perfezione, a'i5 agosto i5br vi
fu solenneu)ente restituito il corpo di s.
Stefano protomartire, e per memoria fu
coniatala medaglia prodotta dal Corner,
con due iscrizioni celebranti la traslazio-
ne, il patriarca Trevisau che l'eseguì e
il doge da Ponte intervenutovi col se-
nato. Gli altri ss. Corpi 12 anni dopo a'
6 aprile furono disposti negli altri altari.
Tra gli abbati che curarono l'erezione
del magnifico edifizio, si distinse IMiche-
le Alabardo, il quale nella carestia del
i5qi dispensò a' poveri il fiuraenlo e
47» V E N
sovvenne i cappuccini; e a fronte delle
ristrettezze di que'tempi potè costiuiie
di pianta il nol)ilissimo coro, ornare la
chiesa di statue di marmo e di bronzo,
fondare il pavimento di scelti marmi , e
altri disporre per la facciata. Da'fonda-
nienli fabbricò la cappella di s. Paolo
martire, e neir altare vi depose il suo
corpo, destinandola a uso di coro not-
turno; e disposta la nobile sagrestia , la
forni abbondantemente d'arredi e uten-
sili sagri. Ridotta finalmente la maesto-
sa chiesa alla piena perfezione (colla fron-
te verso la città , mentre l'antica era ri-
volta a s. Giovanni della Giudecca, cioè
all'oriente, giusta l'antico rito misterio-
so), ricevè il decoro dell'ecclesiastica con-
sagiazione dal patriarca Vendramino
nella 4'" domenica di gennaio i6i o. Ac-
quistò dopo le reliquie de' ss. monaci
IMacido e Compagni martiri, del s. Pre-
cursore, de' ss. Innocenti, e una ss. Spi-
na. Essendo stato rimosso nella rifab-
brica della chiesa il sepolcro dell'illu-
stre doge Domenico Michieli, i monaci
poscia in onorevole forma ne rinnovaro-
no la memoria con decoroso deposito.
Nel declinar del i ygg nel monastero, uno
de' più grandiosi e de' più belli edili-
zi di questo genere, vi si formò il Con-
clave (T'.), in cui fu eletto Papa a' i4
marzo 1800 il cassinese Pio VII (f^.):
ne riparlerò a tale anno nella continua-
zione delle indicazioni storiche della cit-
tà, nel § XX. Napoleone 1 nel 1806 co-
minciò a decretare 1' abolizione de' mo-
nasteri, onde la famiglia cassiuese mona-
stica abbandonò la geniale solitudine, re-
standovi un solo ex monaco alla custodia,
al riferire del Bernardini. Il monastero fu
manomesso, come tanti altri, da un'ir-
ruente orda vandalica, edispersi e venduti
i preziosi tesori di codici e di altri rarissimi
volumi, donati dalla munificenza del gran
Cosimo de Medici; ed i magnifici scaffali
furono poi acquistati dal celebre mg."^
Traversi pel suo Liceo Convitto onde 110-
bìlilarue la libreria, come dissi nel n. 9
V EN
del § X, pel prezzo di 38 1 7 ducati, som-
jua uigente a quell'epoca. Nel 1808 fu
dichiarata l'isola luogo di franchigia, im-
punendovisi la formazione del bacino, che 1.
si scorge oggidì terminato da due torri- ^
celle o vedette; cioè fu data alla camera
di commercio, la quale vi avea i suoi
magazzini , divenne l'emporio delle na-
zionali mercanzie, vi fu eretto lo stabili'
mento che racchiuse il porto franco della
città, a cui fu esteso nel 1829, e vi fu
costruito un solido artificiale bacino di-
feso da una diga di pietra viva , e nel
monastero si foi maronu molli comodi ed
estesi magazzini. Al presente serve l'isola
e parte del monastero a'roilitari. Pubbli-
cò il n. i56 del Giornale di Roma de'
12 luglio 1 852. "L'isola dis. GiorgioMag-
giore viene tramutata in un forte impo-
nente, la dogana principale viene unita a
quella della Madonna della Salute, ed il
luogo d'approdo pe'navigli con merci da-
ziabili viene traslocato presso la dogana
nuova. La bella chiesa In marmi che tro-
vasi in quell'isola rimarrà intatta". Dice
\o Stato personale, la chiesa di s. Giorgio
Maggiore dopo il 1 8 1 o fu chiusa per al-
cun tempo , indi riaperta ed uflìziata a
merito della camera di commercio, prima
da un cappellano secolare, poi da'monaci
benedettini cassinesi, che per aulico de-
creto de' 16 dicembre I 846 esecutivo del-
la sovrana risoluzione de'g dello stesso
mese, ottennero di aprirvi vicino un ospi-
zio, il che ebbe luogo il 5 settembre i 84 1
(sic: dovea diie 1847)- L' abbate di go-
verno è quello di Fraglia: vie un ret-
tore e un converso. Rilevo da altre noti-
zie: Questo nobilissimo tempio, dopo l'ac-
cennata soppressione del monastero, di-
smesso ogni divino uflizio, era vicino a
convertirsi in fondaco mercantile, quan-
do a' 1 3 marzo 1808 venne riaperto e
restituito al culto de' fedeli. Dipoi nel 1846
la chiesa e uua piccola porzione del mo-
nastero furono concesse in custodia a'be-
nedettini cassinesi del monastero di s.
Maria di Prnglia presso Padova. Questo
VEN
10 Cofìdo Miilliaverso de'Mallraversi tle'
colili ili Monlebello nel loBoa'benedelli-
ni, sulle rovine dell'antico castello di Be-
rengario,airiocoininciar d'una vallata de'
colli Euganei, cinta ad austro dal poggio
di Trainonte, ad occidente da quello del-
le Are, cui dinanzi l'iinanevano e^stesissimi
prati, donde derivò al monastero il no-
me di Pralelta, e volgarmente di Pra-
glia. Dotalo da'fondatori di rendite am-
plissime e di ville, l'imperatore Federico
11 gli concesse i diritti feudali, investen-
do l'abbate delle contee di Tramonte, di
s. Eusebio, di Villa del Bosco, e di Teu-
carola. Indi crebbe il monastero di secolo
iu secolo in decoro nobilissimo, fama e
agiatezza, e tal si mantenne fino al de-
creto de' 23 aprile 1810 soppressivo di
tutti i monasteri e conventi. Dopo quella
lagiimevole epoca si conservarono le fab-
briche e le suppellettili di sì celebre ce-
nobio egregiamente, per merito di que*
della Camera, e del padovano Giuseppe
M.' Pi vetta ingegnere che era vi stato e-
ducato, il quale stampò nel i83i in Pa-
dova: Notizie del Dlonastero de'padri
Benedettini di s. Mariadi Fraglia, rac-
colte, ec. Dopo 24 anni dacché il mona-
stero era chiuso, dalla pietà e munifi-
cenza dell'imperatore Francesco I, con
decreto de'24 febbraioi834, se ne ordi-
nò la riapertura, e tosto i cassioesi vi fe-
cero rifiorire la monastica osservanza.
Tanto e meglio riporta il cav. Mulinelli,
Annali delle Province /'enete, p. 429.
La chiesa di S.Giorgio Maggiore fu archi-
Iettata da Palladio, e alla sua morte pre-
siedè all' erezione del frontespizio, come
si dice comunemente, il degno concitta-
dino Scamozzi (ma ciò è falso, essendo
stato provato che lo Scamozzi non vi pò-
> se mano , bensì Antonio Marcò detto
1 Palliari, siccome risulta dalle aggiun-
te nuovissime fatte dal ch< Zunotto alla
lerza edizione delle Fabbriche ec, di Ve-
nezia, i858) ; esso è adorno di statue
scolpite da G. dal Moro. Undici sono
gli al lari e tulli di singolare bellezza. xS^ei
VOL. xci.
VEN 473
I.* la Nascita del Signore, è diligente
dipinto di Jacopo Bussano. Nel 2." è il
Crocefisso attribuito con ragione a Mi-
chelozzo Michelozzi. Nel 3.° il Martirio
de' ss. Cosma e Damiano, lo dipinse J.
Tintoretto ; di cui è pure nell'altro altare
Maria Vergine incoronata, con Santi e
ritratti. Nell'ultimoallnre a questa parte,
è bell'opera del Rizzi Maria Vergine a*
dorata da Santi. Le statue de' ss. Pietro
e Paolo ne'uicclii fra gl'intercolunni a'
lati della cappella maggiore, sono del Pa-
rodi. Il ricco maggiore altare fu disegna-
to dall' Aliense e scolpilo da M. Barto-
lomeo q. Domenico, e del Campagna
sono i 4 Evangelisti sorreggeali uu glo-
bo sovrastato da colomba, e dalla sta-
tua di Dio Padre in bronzo. I due An-
geli a' lati àono fusi dal Boselli. Jaco-
po Tintoretto qui fece i due quadri col-
la Manna^ e colla Cena del Signore ;
nella quale 2.' opera è bella invenzione
il rischiarare la scena col lume che uè
manda la lampada. I principali falli del-
la vita di s. Benedetto in legno ne'sedili
del coro, s'intagliarono dal paziente fiam-
mingo A. de Brulé di 25 anni. Il vicino
deposito del doge Michieli, il cui busto è
opera del Pagliari, si disegnò dal Longhe-
na (oltre i sunnominati e altri personag-
gi tumulati , non devesi lacere il ricco
deposito del doge Donato). All'altra par-
te della chiesa, le due tavole de' primi
altari, con Cristo risorto e il Martirio di
s. Stefano protomartire, sono di Tinto-
retto. Nel 3." il s. Giorgio che uccide il
serpente è del Ponzone dalmalioo; nel
4° la B. Vergine è bellissima scultura
del Campagna, una delle sue cose miglio-
ri; nel 5° è beli' opera di L. Bassano la
s. Lucia genuflessa resa immobile per mi-
racolo, quantunque strascinata da bovi
invano stimolati a camminare. Il ritratto
di Pio VII, qui esaltato al pontificato, è
del Malleìui. La porla ornalissima e bel-
lissima, ha laterali 4 statue mirabili del
Vittoria. Il campanile grandioso fu ar-
chilcllalo dal p. Buialli sumasco. 11 i."
3i
474 ^' E N
i.hioslro e altre parti interne tìel vicino
eilifjzio dell' antico monastero, sono ope-
re grandiose e magnifiche del Palladio.
La scala veramente reale, fu disegnata
dal Longhena, edipinla nel sofTillodal Le
Fevre, piccolo pittore nell'opere in gran-
de, grande nell' opere di piccole figure.
]| contiguo Porto Franco fu condotto
dal Mezzani nel tempo del regno Italico.
Così il Moschini ed altri desci isseio il più
rimarchevole. 1 suoi chiostri, adorni di co-
lonnati, presentano [)rospellive deliziose
e il genio di Palladio. Anche il monaste-
ro era adorno di cpjadri bellissimi; vi si
distingueva fra gli altri quello celebre di
PaoloVeronese rappresentante leNozzedi
Cana in Galilea, che trasportato a Parigi
vi rimane tuttora. Spaziosi e ad im tem-
po ben coltivali erano gli orli che lo cir-
condano. L'aeree intelligente Milizia lo-
dò tulio, cominciando dal refettorio de'
monaci, pure di Palladio, per la sua gra-
2Ìa e iiìaestà singolare; oltre il bell'atrio
con due acquai di pietra a'Iali, messi in
mezzo a colonne corintie; ed il peristi-
lio presso la porla del monastero, il cui
ì." ordine rispondente al portico è ri-
partilo ad archi con colonne ioniche ac-
coiipiate, il 2. "avente belle finestre. Dice,
la pianta della chiesa a croce latina a 3
navi, elevala dal piano 7 scalini. Una vol-
ta di mezzo cerchio copre la navata a cro-
ce, nel di cui centro ergesi sopra i 4 archi
una maestosa cupola di malloni , l'este-
riore della quale è di legname coperto
di piombo. Pilastri corinti colle loro cor-
nici reggono gli archi delle navi lalertdi,
e girano per tutto l'interno con intreccio
di nicchie. La facciata è adorna d' un
composito con piedistallo che ricorre tut-
to intorno, ed è lerminato da un propor-
zionato frontespizio, sotto cui vengono
come a ficcarsi due altri frontespizi in-
dicanti le navi minori. Nell'opera regna
l'unità e la semplicità degli ornali, e spic-
ca perciò il maestoso. I marmi sono scel-
li sì felicemente riguardo a'colori che ne
risulta un'armonia perfetla. Tale è il giù-
V 1: N
dizio d' un Milizia. Noiidimeno è rimar-
chevole quello pure artistico e ragionato
dell'encomiato Bernardini, che preferisce
il tempio del Redentore, avvertendo che
Palladio fece forse tutto il tlisegno, non
l'intera esecuzione , alterala quando fu
rapilo da morte nel i58o, coi successe
lo Scamozzi (dovea dire, come notai, il
Palliari). Quindi egli ci vide spuntare
i germi dei seicento, cioè decadimento di
stile, che vieppiù degenerato giunse alle
stravaganze del Borroraino. Dopo il fin
qui accennato , si può vedere Le Fnh-
hriclie di ì^enezia , colle tavole, l'illu-
strazione del Diedo, e l'aggiunta del Za-
notto, religioso quanto perito. Il cav. Cico-
gna nel 1.4 delle Inscrizioni P^eneziane,
colla velluta dell'isola di s. Giorgio Mag-
giore, tratta dalla /''e ;K'z/(r2 attribuita fal-
samente ad Alberto Duro del I 5oOj come
notai parlandoneneln. 6del§ XVII, pub-
blicò la Storia del monastero di s. Gior-
gio Maggiore scritta da Giovanni dJ
Rossi veneziano, in 42 pagine, eia cor-
redò di 343 note, l'ultima delle quali
contiene: Del Porto Franco di Venezia^
Cenni di Giovanni Casoni. Compreso
l'indice delle materie principali, tali nu-
le occupano 120 pagine; quindi ne im-
piegò altre 221 per l'illustrazione del-
l'iscrizioni, oltre le copiose correzioni e
giunte. Quest'imponente indicazione, ba-
stantetnente mi scusa di non profittarne,
dopo tulio il narralo, per cui ormai facen-
do violenza a me slesso debbo finire e
tacere sul discorso ampio argomento.
Presso questa a breve distanza dal lato
d'occidente è l'isola della:
2. Giudecca. F. § Vili, n. 70, § X,
n. 22, 29, 34> -^5, 57, 60, § XI, n. 2 I,
§ Xll, n. 8. E" quest'isola la maggiore
d' ogni altra, e fece mai sempre parte
della città, da cui rimane divisa dal ca-
nale che dirò, detto dal suo nome delia
Giudecca, la di cui ampiezza fu cagione
che non venne unita mediante un ponte,
quantunque progettato più volte. Di
quello di barche precario che ogni anno
1
V E N
si fa per la festa del tempio del Reden-
tore, parlai nel citato § X, ii. 60. Fu ap-
pellata a principio Spinalonga dalla sua
conformazione o per esser slata in anti-
co coperta di spinosi cespugli. Formala
da 8 isoletle congiunte da ponti, alcune
delle quali un tempo disgiunte, la per-
corre dal Iato della città una riviera sel-
ciata, la quale offre facile e ridente pas-
seggio per tutta la sua lunghezza, eli' è
di metri circa 35o. JMutava poi 1' an-
tico nome in quello attuale della Giti-
(lecca per incerta causa, volendo alcuni
che provenisse dalla voce Giudicato{^tn.
Zur/fg^rtj, quasi terreno aggiudicato a fa-
miglie di torbidi cittadini banditi, e qui
messe a confine nel secolo IX; altri in-
vece, e forse con più ragione, fanno de-
rivare tal nome dagli Ebrei, su di che
è a vedersi il n. 5 del § XIV. Era un tem-
po abitata da molti nobili e ricchi citta-
dini, i quali qui eressero palazzi cospi-
cui ; ma sommersosi neh' onde per im-
provvisa burrasca, nel passar il canale
a'27 agosto! 702, Agostino Nani procu-
ratore di s. Marco, a poco a pocotrapian-
taronsi le case patrizie iu città, per cui
rimase notabilmente diminuita la popo-
lazione di quest'isola, allora ascendente
B 8000 abitanti, e vieppiù andò sceman-
do dopo la soppressione de'claustrali, per
cui è ora ridotta a circa 3ooo abitatori,
essendosi molti fabbricati convertiti iu
magazzini di cereali. Si legge nella Gaz-
zetta dif^enezia de'g agosto 1 858, e nel n.
1 83 del(j/or/zrt/e^//?o«;<7. "Sappiamo da
fonte sicura, cheS. M.I. R. A., degnandosi
di secondare i voti manifestali dalla città
e dal commercio di Venezia, benigna-
mente appoggiati da S. A. R. il serenis-
simo arciduca Ferdinando Massimiliano,
governatore generale, ordinò che sia sca-
vato il canale della Giudecca. I lavori sa-
ranno subito incominciati e dovranno
esser compiti entro l'anno 1860". Per
c|Uesta provvida disposizione potranno i
bastimenti transilare più agevolmente
pel canale, ed eziandio appiedare alla
VEN 475
riviera per scaricare le merci. Fra que-
st' isola e quella di s. Giorgio Maggio-
re s' apre un canale navigabile anche
pe' bastimenti di grossa portata, nel cor-
so del quale s' incontrano altre isolet-
le fino a che si giunge a Chioggia (/ .),
città vescovile distante 5 leghe e mez-
za sud da Venezia, nella parte meri-
dionale dell' Estuario, presso l' Adriati-
co, e un poco al nord dell'imboccatura
del Drenta. In tal città vi fu trasportata
l'aulica sede vescovile i\\Malainocco( t^'".).
Quindi lai." isola che si offre allo sguar-
do è la seguente.
3.S. Maria delle Grazie, volgarmente
la Grazia, è una piccola isola nell'Estua-
rio di Venezia, e che si avanza nella La-
guna al di là della Giudecca. Era anti-
camente una semplice terra paludosa com-
presa nella donazione falla dal doge-Tri-
buno Memmo circa il 982 al monaco be-
nedettino Giovanni Morosini pel mona-
stero di s. Giorgio Maggiore , e vicino
all'acque del suo circuito. Verso la metà
del secolo XIII cominciò ad innalzarsi la
terra paludosa con vasta circonferenza, e
in breve tempo divenne un'isola, ricono-
sciuta capace di ricevere e sostenere di-
latale fabbriche. Si servì di tale occasione
la pietà di Marco Collaui abbate di s.
Giorgio Maggiore, cou destinare il luo-
go per erigervi un caritatevole ospizio
ad accoglimento de'pellegrini , che por-
tavansi alla viitila de'santi Luoghi di Pa-
lestina. Pertanto nel 1264 la consegnò a
fr. Lorenzo priore dell' ospedale di Ve-
nezia chiamato Casa di Dio, e in dialet-
to veneziano la Cà di Dio , pei-chè ivi
fondasse un ricovero a'viandanti, un luo-
go coperto dello con tal dialetto Cavana,
colla sola condizione di riconoscere il mo-
nastero di s. Giorgio INLiggiore padrone
del luogo coll'annuo censo d'una libbra
d'olio. Non si ha notizia che in questo si-
to denominalo allora la Cavana vi fosse
cominciata fabbrica alcuna, e solo si co-
nosce che nel 1289 si ritirò nell'isola Ge-
jiarUo eieruila camaldolese per ivi fonda-
476 V E N
je un eremo del suo istituto; ma lesislen-
<l<)vi l'iibbate e la comiinilà tli s. Giorgio
JVlaggioje, convenne al buon eremita ab-
Landuuat' l'ideala impresa. S'introdusse
poi a coltivar l'isola solitaria certo fr.
l5enedetto ferrarese, ma ammogliato e
padre di figli , co'quali l'abitò sino al
iSay in cui morì. Non avendone avuto
permesso da alcuno, quando la vedova
Margherita voleva continuare nel posses-
so del luogo, i giudici delti del Proprio
con sentenza la costrinsero a sloggiar
dall'isola. Chi poi l'abitò non si cono-
sce. Da una lettera d' Eugenio IV del
1439 e diretta al vescovo di Castello s.
Lorenzo Giustiniani si ricava, che in quel
tempo presso la chiesa di s. Maria della
Cavana, delle Grazie comunementechia-
niala, e dipendente dal monastero di s.
Gioigio Maggiore, abitassero alcuni po-
veri eremiti. L' ultimo di questi , Gu-
glielmo , viene con lode memorato qual
fondatore della chiesa e monastero delle
Grazie nel decreto di detto vescovo com*
tuissario delegato d' Eugenio IV , giac-
ché per di lui opera era slata insie-
me culle fabbriche annesse rinnovala la
chiesa sotto il titolo di s. Maria delle
Grazie. ]\è fu conlento il pio eremila
d'avei' sotto gii auspicii della Madre di
Dio rinnovata la chiesa , ma perchè in
essa r uilìziatura divina con maggior di-
vozione vi fosse esercitata , chiamò a se
compagni nella vita solitaria alcuni de-
gli eremiti della congregazione de'Gùo-
lamiiii di Fiesole^ fondata di recente dal
b. Carlo de' conti Guidi di Monte Gra-
nello. Quello stesso si portò a Venezia
per consolidare la nuova casa e visitare i
suoi figli, come per trovar nella cillà op-
portuno incontro di nave per passare alla
visita di Terra Santa; ma avendolo Dio
ijesijnalo ad un più pronto viaggio pel
Cielo, dispose che poco dopo il suo arri-
vo rendesse l'anima a lui a'5 settembre
1 4 I 7, e il bealo suo corpo dopo solenni e-
sequie, celebrale con mirabde concorso
di popolo, fu solleTrutu uella chiesa di
YEN
s. Miiria delle Grazie. Essendo slata nel
i4ii la congregazione a[)provala anco
da Eugenio IV, cominciò il fondatore ad
esser venerato col cullo di bealo. Passalo
poi qualche tempo, gli eremiti girolamini
di Fiesole implorarono che nella loro
chiesa fosse da quella dell'isola trasportata
alcuna porzione insigne del suo corpo. Fu
loro concessa la testa e un osso de! brac-
cio; ed estinta poi nel 1668 la congrega-
zione da Clemente IX, le reliquie del b.
Carlo passarono alla confraternita di Fi-
renze, detta la buca di s. Girolamo, dal
servo di Dio istituita nel i4'0. Quivi
dunque nell'isola servivano con tran({ud-
litù a Dio gli ottimi girolamini, e bra-
mando l'abbate di s. Giorgio Maggiore
che vi continuassero con approvazione
della s. Sede, l'invocò e ottenne nel sud-
detto 1439 da Eugenio IV, coli' annuo
censo al monastero di s. Giorgio d' una
libbra d'incenso. Così i girolamini di Fie-
sole restarono investiti dell' isola , della
chiesa e convento. Mentre gli esemplari
ereajiti ivi promuovevano il culto divi-
no, volle Dio consolar la loro pietà coti
singoiar favore. Giunta a Venezia una
nave proveniente da Costantinopoli, con
una divota immagine di M u la Vergine,
supposta dipinta da s. Luca e tolta di là
furtivamente; fermatosi il vascello nel
canale Orfano pe'soliti riguardi sanitari,
videro i marinari per più notti in mezzo
all'isola, allora denominata anche ^. Ma-
ria della Cavana, uno splendore straor-
dinario che vibrava con retta linea lumi-
nosi raggi versola loro nave; onde ammi-
rati dì tal prodigio esposero la ss. Imma-
gine vicino all'albero maggiore della na-
ve, umilmente pregandola di dare <|ual-
che indizio del lume miracoloso. Allora
con istupore videro la tavola della ss. Im-
magine riverberala dal prodigioso splen-
dore, ed il vascello tutto circondalo di lu-
ce, e poi seppero che il lume apparso sul-
la chiesa avea la forma di cometa pen-
dente; compresero perciò tosto, esser di-
viua disposiziuue che la ss. Immagine fos-
V lì i\
$0 collocala nella chie<a dell'isola dedica-
ta nilu Madre di Dio. lìrano la maggior
parte della gente iudjaicata sopra la na-
ve, miserabili schiavi fuggiti per divina
misericordia dalie mani cle^ turchi , per
cui domandaronoa'religiosi di poter fab-
bricare nella loro chiesa una cappella a
onore di Maria Vergine, perchè con de-
coro ivi si venerasse la ss. Immagine. Ot-
tenuto il permesso e disposta la cappella,
a'i5 agosto vi fu collocata, e subito co-
minciò a rendersi benefica a' suoi divoli
con una prodigiosa quantità di miracoli.
In tale occasione si vuole da alcuni mu-
talo l'anlico nome di .9. Maria della Ca-
vana in quello di s. Maria delle Gra-
zie, e dato alla chiesa e all'isola. Ma ri-
sulla da documenti che tale titolo già da
molli anni lo portavano, quasi presagio
dell'avvenuto dopo. I girolamini eremiti
restarono nell'isola per circa 138 anni,
linchè Clemente IX, per essersi la congre-
gazione diminuita e introdotti in essa va-
ri abusi, la soppresse a'6 dicembre 1668,
assegnando i suoi beni alla repubblica
veneta in sussidio e sostenimento del re-
gno di Candia assalito da'turchi. In que-
sto tempo viveva tra le cappuccine di s.
INIaria Madre del Redentore deltedi S.Gi-
rolamo,di cui ragionai nel n. 66 del § X,
una virtuosa e privilegiata da Dio con
alibnntlanza di graziala badessa suor Ma-
ria Felice Spinelli veneziana, che, come il
Corner racconta in modo edificante, ec-
citata da Dio all'erezione d'un nuovo mo-
nastero in cui la regola francescana si os-
servasse con tutto il rigore, apri il suo
cuore al patriarca Morosini, eda diversi
nobili divoli del suo chiostro. A questi
essendo nota la sua eminente santità, po-
sero ogni studio per consolarla , onde
raccolte copiose limosine, accjuistarono in
no(ue delle cappuccine di s. Maria Madre
del Redentore a' 6 febbraio 1669, pel
prezzo d'i i.ooo scudi, il vacuo luogo di
s. Maria delle Grazie. Ridotto il conven-
to de'girolamini a monastero di cappuc-
cine, nel marzo 1671 vi furono inlrudot-
V E N .Ì77
te IO vergini, con ficoltà del nunzio <li
Venezia Trotti, in conseguenza del pon-
tificio decreto di Clemente X. Nella festa
di s. Giuseppe con solenne processione vi
si recò per badessa suor M.' Felice e por
vicaria suor M.' Orsola, portando inal-
beralo il Crocefisso. Visitata prima la
chiesa di s. Maria delle Grazie, passaro-
no poi nell'angusta chiesa erelta allora
secondo la serafica povertà, ov'erano at-
tese dalle suddette religiose vestite di
ruvide lane e cinte di fune , ed ivi dal
nunzio apostolico riceverono tutte la ss.
Eucaristia, con sembianze angeliche. Il
prelato consegnò loro il monastero e sta-
bilì la clausura. Fatta in appresso la
professione religiosa e corn[)ilate austere
costituzioni, le approvò i! patriarcaSagre-
do e il successore Badoaro. Ben presto vi
fiori un singolare fervore di spirito e hi
pili mirabile osservanza, animata dall'e-
sempio e dall'istruzione della veneranda
fondatrice, la quale dopoi i anni di loda-
lissimo governo, consumata dall' austeri-
tà, morì santamente nel 1 682. Nella sop-
pressione del 18 IO quest'esemplari reli-
giose doverono abbandonare il loro di-
letto clauslro , recando seco la prodi-
giosa immagine di Muia, e collocan-
dola poi nella chiesa di s. Maria Ma-
dre del Pietlentore, ove tuttavia si vene-
ra. Il monastero e le chiese non più esi-
stono. Quella maggioie conteneva me-
morie di molti uomini illustri, fra' qua-
li del cardinal Luigi l*isani, d' Annibale
da Capua legato apostolico, de' due car-
<liuali Pietro e Agostino Valerio o Va-
lter, co'Ioro busti scolpiti »u marmo dal
cav. Bernino. Vi si vedevano anche ec-
cellenti pitture del Palma e del Tinto-
I etto. Ora quesl' isola non è abitata che
da poche persone, le quali attendono al-
la coltivazione dell'ortaglie a cui essa fu
ridotta, dopoché nel 181 i si demolirono
i sagri edilizi. Segue poco distante l'iso-
la di:
4. S. Clemente, volgarmente di Rtia,
giade' Canonici Regolari. Quest'isola ù
478 V E N
situata nella Lnguna di Venezia in quella
narte così delta Canal Orfano, ed è la
3." che trovasi nioveiido dalla piazza di
s. Marco verso il poito di Malamocco. Ad
alloggio di (jue'fedeli, che nel secolo XII
conh'equenza intraprendevano i pellegi'i-
iiaggi a'sanli Luoghi della Palestina, ed
anche ad alcuni de' crocesignati, Pie-
tro Gatileso pio e ricco mercante, inqiie-
sl'elevata palude eresse circa il i i 3 1, se-
condo alcuni, o meglio nel i i4i come
scrisse Dandolo, un capace ospedale per
benefico ricovero e albergo, sotto l'invo-
cazione di s. Clemente I Papa e martire,
e tosto fu arricchito del venerabile cor-
po di s. Aniano discepolo e successore
di s. Marco ne! patriarcato d'Alessandria,
dipoi nel i432 trasportato in s. Maria
della Carila, come dissi al n. i i del § X.
Il fondatore soggettò l'ospedale al pa-
triarcato di Grado, e quantunque il ve-
scovo di Castello Polani lo vantasse di
sua giurisdizione, perchè edificato nella
sua diocesi, dopo qualche litigio gli con-
venne nel 11 56 rinunziare alle sue pre-
tese, confessandolo d'immediata dipen-
denza dal patriarca gradese Dandolo.
O chiamati alla direzione dell'ospedale
sino dal principio, o introdotti in seguito
qualche tempo dopo, abitavano nel mo-
nastero Canonici reg^oZ^^r/, forse essendo
slato loro consegnato perchè abbandona-
to al terminar dellecrociate e de'passag-
gi in oriente. I priori nell' elezione erano
confermali da'patriarchi di Grado, e ad
ogni nuovo patriarca era tenuto il prio-
rato di s. Clemente consegnare in pre-
stito un letto nuovo; contribuzione che
«eli 337 fu dal patriarca Dotto ristretta
in 4 ducati d'oro e confermata da'succes-
sori. Avendo Clemente VI, a'i5 febbraio
i344 «"Servata a suo arbitrio per 3 anni
la collazione di tutti i benefizi che vacas-
sero nel patriarcato gradese, ed anche in
seguilo per replicali bienni prorogala ta-
le riserva, essendo morto nel i35i Cam-
bio priore del monastero di s. Clemente,
in di lui luogo per elezione di Clemente
V EN
VI fu dichiaralopriore Franchino da Bt
logna, canonico professo dello stesso m<
nastero, indi confermato da Innocenj
VI. Seguirono i Papi a nominare i prio-
ri, dall'unegolare governo de'quali risen-
tì il monastero così gravi discapili, che di-
minuitosi a poco a poco il numero de'ca-
iionici, nel luogo non vi rimase che il
priore. A. togliere tal grave disordine e
per la rinnovazione del culto divino nella
chiesa^ Eugenio IV nel r432 unì il mo-
nastero di s. Clemente, per l'incuria e
negligenza de'suoi prelati reso estrema -
menle pregiudicato, all'altro sunnomina-
to di s. Maria della Carità di Venezia ; il
cui priore Paolo Malici veronese ne pre-
se possesso, e vi costituì i." priore Anto-
nio di Lussiano canonico regolare. Restò
per oltre due secoli il monastero di s.
Clemente in dominio de'canonici della
Carità, abbandonalo però e privo d' a-
bi la tori per la scarsezza di sue rendite.
Intanto avendo il veneziano b, l'aolo
Giustiniani monaco camaldolese fonda-
ta nel primiero rigore della regola di
s. Benedetto e della riforma di s. Ro-
mualdo, la congregazione de' Camal-
dolesi Eremiti, con generale applauso, il
manistrato veneto delle Rason veccliie
o
gli olFrìnel i523 la chiesa di s. Vilale di
Poveglia, isola della diocesi di Chioggia,
perchè vi venisse ad abitare co' suoi ere-
miti. Non ebbe luogo l'offerta, essendo
il b. Giustiniani occupato d' ordine di
Clemente VII nella fondazione dell'eie-
mo di Monte Sorattej e non molto dopo
fu chiamato da Dio agli eterni riposi. Frat-
tanto nella chiesa del desolato monaste-
ro di s. Clemente, con permesso de'cano-
nici della Carità, avea Francesco Lazza-
roni pievano di s. Angelo di Venezia in-
trodolta l'Immagine e la divozione di s.
Maria di Loreto, con fabbricare decoro-
samente nella chiesa una divota s. Casa
similissima nella forma a quella che vene-
rasi nel celebre santuario di Loreto e ivi
portata dagli Angeli. Mentre si avanzava
il sagro edilìzio, giunse a Venezia Andrea
h
V E N
Mocenìgo piissimu eremita camaldolese,
coiririteniliuieiilocii pianturnella suapa*
(ria un luogo di solitudine pe'^uoi eremi-
ti. Il deUu pievano uveiido un fratello
eremita concorse perchè gli fosse ceduto
quello di s. Clemente, contento di conse-
gnar loro la s. Casa e l'Immagine, perchè
meglio fosse venerata. Acquistatasi dal
Mocenigo l'isola dis. Clemente, per ven-
dila fattagli da'canonici della Carità nel
1641, pievio il debito permesso del se-
nato ne prese possesso. Il libro, Sialo
personale del Clero, dice che gli eremiti
l'ottennero dopo il i DaB, ma le date che
io riporto le ricavo dal Corner. Fu subi-
to fabbricato l'eremo di 12 celle, per or-
dine del procuratore Renier Zeno, il di
cui fralelloTito, eseinplarissimo eremita
catnaldolese, dopo aver costantemente
ricusate le dignità di sua congregazione,
tollerò d'essere istituito i." priore del-
l'eremo veneto, e poi morì santamente
a* 5 giugno 164^- ^'^ del seguente set-
tembre, terminala la fabbrica della s.
Casa, vi fu trasportato il simulacro della
D. Vergine di Loreto, con pompa eccle-
siastica e accompagno del patriarca Mo-
rosini. Dipoi per opera de' camaldolesi
eremili, dilatata a comodo de'fedeli la
chiesa, ed eretta dal senatore Bernardo
Morosini l'eslerior facciata di marmo, il
patriarca Foscari la cousagrò a'i5 mag-
gio lySo, assegnando per anniversario
della dedicazione il 22 ottobre. Negli
altari vi furono riposti i corpi de'ss. Gia-
cinto e Ilario martiri tratti dalle roma-
ne catacombe. Nell'eremo fiorirono re-
ligiosi di santa vita,fra'quah il p. Prosdo-
cimo da Murano e il p. Andrea da Tre-
viso, e vi restarono sino al 1810, epoca
della generale soppressione. Nel 1818
l'isola e l'eiemo si destinò a ritiro de'sa-
cerdoti e altri ecclesiastici meritevoli di
correzione e appartenenti alle provincìe
venete. Però tale istituzione venne tem-
porariauiente soppressa nel i855, do-
vendo quest' isola servire per manicomio
femminile, al quale «co^io si sta altuul-
V E N 479
mente (an.i 858) rislaurando. Dell'anti-
chissimo edifìcio del Galileso nulla più
rimane, fuorché ima finestra d'architet-
tura settentrionale nella muraglia del-
l'orlo ; di quello de'canonici regolari po-
co, se si eccettui il nobilissimo ten»pio
dulie loro cure fondato, indi accresciuto
e abbellito dagli eremiti. E di questi so-
no ancora quasi tulle le casette o celle
ilove traevano solinga e silenziosa la vi-
ta, schiudendo il labbro solo per benedir
l'Eterno o memorare la morte. Il silenzio
chequi regnavaera volontario, di uomini
che vestili di bianchi mantelli e colla
barba intonsa, in Dio cercavano rifugio
contro a' tanti mali che accompagnano
la vita in questa valle di lagrime, nostro
soggiorno temporaneo d'incerta durata.
vSingolar contrasto fa coli' eremo quella
fabbrica a guisa di piramide che sorge in
un lato dell'isola, ed è una conserva di pol-
vere per l'armi da fuoco, il eh. conte Ago-
slino Sagredo, nella descrizione dell'iso-
la di s. Clemente, con disegno pubblica-
to ne Siti p'ntoreschi, osserva che su mol-
te isolelle della Laguna avviene che si
vedano simili conserve di polvere. La
provvidenza del veneto senato, dopoché
terribili incendi distrussero l'isola di s.
Angelo della Polvere, di cui nel n. 27, e il
castello di Crescia, i due principali de-
positi di polvere nello slato, anziché ia
due soli, ordinò che in molti e separali
recinti venisse collocata, per evitare nuo-
vo pericolo di cos'i forti danni. Ed innal-
zava la maggior parte degli adatti edifi-
zi presso a'ceuobi della Laguna, quali
luoghi più appartali e sicuri. La chiesa
di s. Clemente è magnifica ed elegante;
ma troppo carica d'ornamenti e di mar-
mi, segna il decadimento dell'arte. Uen-
che si voglia che la facciata fosse mura-
ta a spese del Morosini ricordalo, nel se-
colo X. VII, di questo nulla vi trasparisce.
Anzi per quella schiettezza e per essere
l'unica edificata in 3 ordini da semplici
comici divisi e scompartiti da ante,seca-
Ura opera de'vuleuli Lombardi. Giova
48o
V E N
cietlereclie il Morosini la riedificasse >ul-
l'aiilico modello e vi uggiungesse alcuni
ornamenti che non bene si uniscono col-
lo stile dell'architeltura, e le statue del-
la B. Vergine, de'ss, Benedetto e Romual-
do, e i busti e le lapidi in onore del pa-
die suo Francesco che morì a Corfù nel
l6i8,e del fratello Tommaso morto nel
1647 combattendo nella guerra di Can-
dia, con ìscullure celebranti le gesta na-
vali del I ,° e quelle del 1° Asserzione che
viene convalidata dal vedersi in un di-
pinto esistente nell'interno della chiesa,
esprimente una gran processione, certa-
mente anteriore al restauro del Morosi-
ni, la facciata della chiesa nello stato pre-
sente, senza gli ornamenti in discorso e
senza le statue. Kell'interno il tempio è
ornato di molte sculture e di magnifi-
ci altari di marmo, de'quali mediocri so-
no le pitture della scuola del Bassano, del
radoaninoedelLazzarini.Nel mezzo sorge
Toj-natissima cappella isolata, tutta este-
riormente coperta di finissimi e preziosi
inarmi africani e di sculture; ed interna-
mente foggiata sul modello del santua-
rio di Loreto. Dietro ad essa vi è il gran
getto di bronzo, stupendo bassorilievo,
colla Nascita di N. S. e l'Adorazione de'
Pastori, opera del bolognese G. M. Mas-
Ss e del padovano G. F. Alberghetti, scol-
pita da F. M. L. I due mausolei marmo-
rei di Girolamo Gradenigo patriarca
d'Aquileia, e di Pietro e Giorgio Moro-
sini, a' lati del coro, sono del Le Curt.
Dice il Sagredo: Quegli che a quest'iso-
letfa approda, pitiche a mirare il lem-
pio, il cenobio e il fiorente e ubertoso
giardino di vigneti, di lauri e d'ulivi ri-
pieno, ad una tomba si arresta ed onora
la gloriosa memoria dell'eroe Tommaso
Morosini che qui giace, capitano o am-
miraglio delle venete navi, erettagli dal
fratello Bernardo suo successore nel gra-
do, vicino al comune padre, anch' egli
nobilissimo e valoroso guerriero. Il qual
monumento solennemente ricordava <V
paviganli e a' gnerrieii,che da Venezia
V E N
uscivano sulle navi di s. Mirco, il debM
lo loro, e come a nulla vaglia la vita se
sagra non sia alla patria. Appresso a que-
sta sorge l'altra di:
5. SantoSinrìto.So\'afiUK\^.'' Ai miglio
dopo quella di s. Clemente, ha yoo passi
di suo giro, bella e per opere d'arte già
preziosissima, descritta dal eh. Giovanni
Veludo, colla vei\[ìiii,ne' Siti pittoreschi.
Con esso e col Corner procederò in par-
larne. Circa il ii4o eravi l'ospedale, la
chiesa e il monastero posseduto da'cano-
nici regolari di s. Agostino. Pel grande
scisma d'occidente, ne risentì anche que-
sto chiostro i perniciosi elFetli, allonta-
nandone e disperdendone i tranquilli a-
bitatori; onde l'isola nel i 38o fu unita al-
la badia di s. Michele di Brondolo in
Chioggia, e affidata al solo priore, sotto
il suo trascurato governo a poco a poco
periva manifestamente. Laonde il senato
mai soffrendo che d'un luogo, per molti
rispelli venerabile, se ne vedessero le ro-
vine, a'24 iiiarzoi4o9 lo concesse a'mo-
naci cistcrciensi del monastero della ss.
Trinità di Brondolo, quasi distrutto da'
genovesi nelia guerra di Chioggia, alla cui
diocesi apparteneva, acciò per le zelanti
loro cure si conservasse e vi rifiorisse il
culto divino del tutto intermesso. Indi
a'q giugno lutto confercnò Gregorio X IT,
unendo in perpetuo i due monasteri. Di-
poi preparandosi la repubblica veneta ad
insegnare con isplendido esempio alle
nazioni d'Europa il come si debba dal-
la Pestilenza preservare l'umanità, me-
diante un' isola delle più remote per ri-
covero degli appestati, stabilì nel 14^3
che il monastero di s. Maria di Naza-
reth situato neir isola omonima, come il
più opportuno per la sua lontananza
dall'abitato, disposto fosse per raccoglie-
re e curare i colpiti dal contagio, onde
questo non si dilfondesse. Abitavano al-
lora in quel solitario luogo, come dovrò ri-
peleie ragionandone nel n. 7,fr. Gabrie-
le G.uofali spoleliuo, insigne per pietà e
priore dcH'oidine eremitano di s. Agar
VEN VEN ^^t
slino, ed i nolilli j^iovani vendi Andrea confermando ogni cosa Eugenio IV nel
]5ondoniieio, Michele Morosini, l-'ilippo i43i, colla dichiarazione iillres"i, che la
r.unta e Francesco Conlarini , che al- congregazione potesse ne! monaslero di
lettali dalla quiete del vivere solitario e s. Spirito, da cui prendeva il nome, sup-
dalla riputazione di sue virtù, eransi co- plire a quanto era tenuta d'operare nel-
l.ì ridotti e scelto a maestro spirituale, ve- l'antico monastero della ss. Trinità di
stendo pure l'abito agostiniano. Dovendo Brondolo. Avendo Andrea Boiiilomiero
dunque questi per l'importanti prowi- rinunziato la dignità di priore, meritò
denze sanitarie abbandonare il loro do- d'essere rieletto. Il Garofali divenne ve-
micilio, e formare una comunità regola- scovo di Nocera, e il Paruta arcivescovo
re dall'altra distinta, ottennero a loro ri- di Candia. Quantunque Dondomierofos-
covero l'antica abbazia di s, Daniele in se riconosciuto come padre e i." fondato-
Monte, diocesi di Padova, ove il vescovo re della congregazione, e col suo esempio
Pietro Marcello, deputato a ciòda Mar- ed istruzioni l'avesse falla fiorire, con ia-
lino V, nel dì dell'Assunta vestì i giovani cremento pure di canonici, non mancaro-
d'un nuovo abito religioso e ne ricevè la no uomini perversi in tentare di far pe-
professione religiosa, dopo aver soppres- rire ne' suoi priucipii 1' esemplarissiino
$0 l'abbazia e costituita in priorato. IVel istituto. Ne prese le difese il pio senatore
14^4 il Papa pei' fàie risplendere alla Francesco Barbaro, neli4'ì3 in vocando
pietà de' veneziani l'esemplare vita de* l'aulorità del cardinal Condulmiero ni-
nuovi religiosi, assegnò alla loro congre- potè d'Eugenio i V, onde la visita ch'era
gazione il monastero cisterciense della stata commessa al vescovo di Curzola,
ss. Trinità di Brondolo colle case religio- fu demandala al patriarca s. Lorenzo
se dipendenti, fra le quali reputavansi le Oiusliniani, e così fu salva da eccidio la
principali s. Spirito nell'isola omonima e congregazione. Nel 1 460 la virili del Boii-
i s. Benedetto parrocchia in Venezia, co- domiero fu premiata col patrio patriar*
ine già toccai a suo luogo. L'abbate di calo, e dopo la sua morte la congregazio-
Brondolo die il suo assenso, ed a secon- ne ottenne la chiesa parrocchiale di s.
da del disposto nella pontificia bolla il Michele di Padova col comodo mona-
monasterodi Brondolo divennecapo del- stero. Intanto perchè gli edifizi dell'iso-
la congregazione de'canouici regolari co- la, per la moltiludine degli anni,andava-
niunemente poi detti di s. Spirito, e luo- no in molle parli diroccando, si accorse*»
goprincipale dell'unione, come pur si ha riediQcareda'fondamenti la chiesa. L e-
jtlagli statuti pubblicali nel i6o3 colle seguì con magnifica slrutlura il Sansovi-
; slampe del monastero di s. Spirilo. Ad no, chiudendola con ricchi cancelli di ier-
i onta di tale riconoscimento, per essere il rò, e ne adornò il pavimento con finissi-
i monastero di Brondolo quasi tutto rovi- n>i marmi. Bonifacio vi dipinse la pala
nato , i nuovi religiosi si rilirarono nel esprimente la B. Vergine; il vecchio Pai-
monastero di s. Spirito di Venezia in iso- ma le figure di Sansone e di Giuda sui
la, ove a' I 5 dicembre d'ordine ponlifi- portelli dell' organo. Tiziano nel vigor
I-io doveano deporre lo scapolare largo e degli anni e dell'ingegno vi conduceva il
bianco, e vestire l'abiloeoappa di color soliiito in 3 parli diviso, nell'una dello
gì ave col rocchetto di lino, com'era l'uso quali Abramo sagrificante ; nell altra
de' canonici regolari, sotto il governo Caino che uccide il fratello; David nella
I d'un priore. La vestizione però ritardò 3." in allo d'abbattere il giganle Golia;
sino a'i 3 gennaio i43o, l'Ifetluandola il non senza lacere la pala colla discesa
vescovo di TraLi Tommasini, con riniio- dello Spirilo Santo e altre pitture il'at-
J \aie i canonici la solenne profeasioue; tiludiui vivissime e panni e colorili mi-
48-.
V E N
labili 11 lisgiiiiicliire. Vedevasi sopra un
pilu la statua di iVIosè delia ^raudczzu di
lueglio elle un piede, scolpita da Giainrna-
ria padovano. Nicolò dell'Arcaschiavone
vi lavorò il Presepio di terra colla , di
mezzo rilievo, a colori; e col Cenacolo
degli Apostoli impreziosiva Giuseppe Sai-
viali il sodino del refetlorio. Cos'i l'isola
di s. Spirilo, già luogo di divoto racco-
gliaiento, era allora divenuta la scuola,
tlove r arte e r ingegno valorosamente
gareggiavano. Sembra però che molto
len)|)o ci volesse per compiere il tempio,
poiché i due altari della ss. Croce e della
15. Vergine furono consagrali nel i 5o5 da
Bernardo Venier vescovo di Chioggia; poi
Marco Modici, pure vescovo di Chioggia,
consagrò gli altri 4 altari nel t 58 i. Nel
mezzo della chiesa i canonici fabbricaro-
no la se[)ollura al patriarca ijondouiiero,
uell' anno slesso delia di lui morte, scol-
pendovi il titolo di fondatore del monaste-
ro. Dice il Novaes nella Storiad'Altssaii'
tiro nf,cìui i canonici regolari di s. Spi-
rito, avendo tralignato dal primitivo lo-
ro istituto, non essendovi speranza di cor-
rezione, il Papa colla bulla Cuiii.sit coni-
perltim, de'28 aprile i 656, Bull. Roni.,
l. 6, par. 4> p-ioi, li soppresse e ne ap-
plicò i beni alla repubblica in sussidio
della guerra di Caudia. Esistendo la con-
gregazione nel solo stato veneto, vi pos-
sedeva sopra 400,000 scudi di beni. Al-
lora il senato ordinò, che tutte le pillu-
re, i sagri arredi e gli altri preziosi orna-
menti si trasportassero nel tempio di s.
Maria della Salute, massime i classici di-
pinli del Ti.'.iano , di Tinlorello e del
Salviali, in numero di oltre 24 pezzi. E
l'isola per tal modo abbandonata e spo-
gliala, fu consegnata nel 1657 alla cu-
slodia di Candido Benzi già canonico re-
golare del monastero, che la tenne per
aU|uanti anni, nel corso de'quali era el-
la destinala ad accogliere i lorcsliei t. Po-
iicia i turchi essendosi impadroniti di Can-
dia, i frati minori osservanti il' uno ile'
SUOI conventi, miserabile avanzo de'mol-
V E N
lì che conteneva la regione , temendo
con ragione che la fanatica crudeltà ol-
lomana potesse in seguito iiiferocire con-
tro di essi, e dare alle fiamme il chiostro,
gli utensili sagri e le ss. Reliquie, ricorse-
ro alia pietà veneta perchè loro conce-
desse un ricovero. Il senato gli ai^oordò
l'isola di s. Spirito, a condizione che do-
vesse servire di semplice ospizio nel qua-
le abitassero non più di i5 frali, nume-
ro che in progresso per tacita tolleraiizn
di mollo si accrebbe. Fuggirono i frali
dalla misera Candia nel 1672, recando
seco loro alcune ss. Pieliquie e altri doni
falli al convento dal correligioso candio-
lo Alessandro V, fra' quali una bellissi-
ma e prodigiosa immagine della 13. Ver-
gine, a cui ricorre vaiKi ne'loro maggiori
bisogni i cittadini di Candia e uè restava-
no esauditi. Le principali reliquie che
possedeva questa chiesa erano , un' insi-
gne porzione della ss. Croce, un osso di s,
Simone Apostolo, il cranio di s. StefaiK
non però il protomartire, 4 '<i^^(^ *^6'l
Compagne nel martirio di s. Orsola,
un osso di ». Stefano I Papa e martire.!
minori osservanti rimasero nell'antico
monastero, finché a mano a mano sce-
maiido, si ritirarono in quello di s. Giub-
be, non rimanendo in s. Spirito che un
solo custode per celebrarvi la messa. Nel
1806 abolite le corporazioni ecclesiasti-
che, eguale destino toccò a'minori osser-
vanti; e r isola, co' suoi edilizi, fu conse-
gnata alle truppe di marina, e convertiti
alla conservazione della polvere per l'ar-
mi da fuoco, cui servono pur tuttavia. Gli
avanzi del monastero, della chiesa, ed al-
tro edilizio già ad uso di ortolani, sono
coronali da ampio giardino,oggid'i abban-
donato, in un canto del quale sorge pic-
cola torricella, ove sta serbata la polve-
re. Una lapide ricorda Filippo Parola; e
il procuratore Tron e Antonio Valier
hanno pace in sontuosi sepolcri, il resto
dell'isola è occupala da ortaglie.» Isola
piena in vero di melanconiche rimem-
brauze^e avente, quasi direi, la seaibiuuza
YEN YEN 483
cl'iin.i povera madre che piange i peiilu- ti agostiniani, i qiiali nel i ^49 vi f.ibbii-
lì figli ! " Segue r altra di : caronu una chiesa dedicala a s. Maria «li
6. Povcglia. Isolelta della Lagiina,co- N.izarelh, cumiticiandula nel m.iggio di
mune di McTlamocco. Anticamente appel- tale anno, riferendo il Corner che vi pose
lavasi Popilia, o per averla abitata uno la i .' pietra il vescovo Pino di Castello.
di tal famiglia, o per le sue molle pian- Yuolsi che alla chiesa sia stalo dato il del-
le di pioppi. Certamente fu una delle lo titolo, forse perchè i frali accoglieva-
prime abitate da' piofughi di Padova e no ed assistevano i pellegrini infermi , i
Monselice circa il 4^ '> e vi restarono si- quali in quell'epoca, come ripelutanien-
• HO all' 809, quando per 1' invasione del le ho notato, partendo per Terra Santa
re d'Italia Pipino ripararono a ilialto. odi là ritornaiulo, concorrevano a Ve-
i Restata deserta l'isola, l'ebbero i servi e nezia, come a silo opporlunissimo per la
gli schiavi del trucidato doge Pietro Tra- copia delle navi e per la sicurezza. In se-
I donico, con annuo censo, poi permutato guito i frati diminuirono, per gravi di-
in semplice giuramento di fedellà nella sordini, onde il convento restato vuoto e
i 2.' festa di Pasqua. Nella guerra di Chiog- abbandonato, neli423 non vi era che il
■già si fabbricò il forte Oltagooo ancora priore fr. Gabriele Garofoli da Spoleto,
esistente. IMa dopo quel tempo il depe- uomo di singoiar virili, dalla cui ripu-
. limento dell' ìsola fu progressivo, onde lazioiie tratti 4 giovani rag^uanlevoli per
nel 1777 fu destinala alla contumacia la nobiltà e per la loro pietà, si recarono
I delle navi provenienti dal Levante. Sup- nell'isola e si posero sollo la di lui dire-
■ pressa ne! 1809 la sua chiesa, vi fu isti- zione. Furono questi i già descritti nel
I tulio un Lazzaretto, acciocché le navi precedente n. 5, cioè Andrea lìoiidu-
I coiiipiano la contumacia sanitaria. Più miero, Michele Morosioi, Filippo Pa-
, a levante s' incontrano le due segueuti rula e Francesco Contarini, 1 quali noti
I isole. coutenti d' aver già assumo 1' abito ec->
rj. Lazzaretto Fecchio,^\l\ dalla s.3Ia- clesiaslico amarono qui ritirarsi aspiran-
ì ria in Nazareth, per quanto riportai nel do a maggiore perfezione. Mentre a ciò
. ^X.n.Gg.Pocodislantedas.LazzarOjgia- con fervore alleudevano, Venezia nel
ce in uno de'maggiori canali che dal porto 1422 (meglio pili tardi e nel dogado di
' di S.Nicolò conduce a quello di Malamoc- Fuscari) fu attaccata da una feroce pesti-
l co. A mezzogiorno deda città, e lontana lenza , per cui ogni giorno periva gran
i da essa circa due miglia, e non più che quantità di citladini. Considerando la si-
I «n trarre di pietra dal Lido. A levante gnoiia che nel secolo XI 11 la città era sta-
I lia vicina la della isola di s. Lazzaro, a la più di 1 6 volte orrendaineule conlami-
I ponente quella di Poveglia , che le sa- naia e deserta dalla peste, comunicata
[ lebbe discosta un miglio e mezzo, se la dalle merci provenienti su navigli dall' o-
j tortuosità del canale non duplicasse la rieote, con saggio consiglio, a suggeri-
r \ia. La figura sua è un quadrilungo di mento di s. Bernardino da Siena , volle
! circa 200 passi ne' maggiori lati e 100 stabilire nell'isola di s. Maria di Naza-
I iie'minuri. Un ponte la congiunge ad al- leth un luogo per accogliervi le perso-
tra più piccola isolelta seminata d'ortag- ne e le merci che venivano da paesi ma-
, gi, nella quale sorge una conserva di poi- iitliini, onde colà restassero lincile tosse-
i "vere rivestila di pietre di taglio, con pres- io giudicale non iofelte di contagio; non
[ so un alloggio pe'soldali posti a custodia, meno che gli appestali per esservi cura-
l Sotto il ponle scorre un canale da cui .si li. Fu trovala opportuna quest'isola, pel
scende nell'isola. Dal senato veneto fu u- suo ampio circuito, situazione reu^ola , e
\ riginariameute concessa ad alcuni eremi- insieme non motto loutauu du Venezia.
49-1 V E x\ (
L<ioik]6 il senato con tlecrefo 1' assegnò
per os[)e(lale a'sospelli (li conlagio , o in-
fermi di peste (leggo nell' Hisloria del
Morosini , parlando deirisliliizione del
Lazzaretto, per esser la città di nuovo
havagliala dalla peste , colla perdita di
più die I 5,000 persone, fu stimato gio-
vevole pej- estinguerla di portar gl'infer-
mi in luogo se[)arato da Venezia, e per-
ciò fu scelta 1' isola di s. Maria di Naza-
reth, goduta allora da' cauonici regolari
della Carità, a'quali invece fu data l'isola
di s. Clemente. Non ho voluto tacerlo, ma
mi sembra abbaglio, come può vedersi
nel precedente numero 4 ti' f|ueslo §).
(guatilo al priore fr. Gabriele, ed a'suoi 4
nobili novizi, che non aveano per anco prò»
f'essato veruna regola, il senato gli accor-
dò il moiiasterodi s.Daniele in ]Monte,diO'
Cesidi Padova, ove avendo professata la
regola de'canoiiici regolari di s, Agosli-
no,(lipoi passarono nella sunnominata iso-
la di Santo Spirito, ed ivi vestitone 1' abi-
to, istituirono la congregazione di Santo
Spirito di Venezia, come narrai nel detto
hiogo. Se non che il priore Gabriele, di-
poi tornato fi a'suoi agostiniani, indi di-
venne vescovo di Nocera. Sloggiata l'isola
di s. Maria di Nazareth da'5 suoi religiosi
abitatori, la repubblica riserbandosene il
padronato, vi formò un ospedale a cui as-
segnò la chiesa, gli ediflzi, gli orti, le pos-
sessioni, i proventi e i diritti del soppres-
so convento, stabilendovi opportune re-
gole per la buona direzione del pio luogo.
Ivi ili due parti divisi si ammisero i pove-
ri d' ambo i sessi travagliati dalla peste,
e fu prescritto che l'ufficio del sale pagas-
se ad essi vitto e medicine. Si destinarono
4 serventi pegli uouiini, altrettanti per le
donne, un cap[)ellano, e un priore per
amministrare il temporale e lo spiritua-
le, e coll'obbligo di visitare gl'infermi al-
meno ogni giorno. Di più si fdbbricarono
magazzini pel disinfetto delle merci. In-
vece della denominazione di Nazareth,
in sostituita quella di s. Maria Stel-
la del Ciclo, antico titolo già portalo
V E N
I
dal luogo come si Ita documeJilì, onde il
priore e i dipendenti suoi portarono sul
petto un segno bianco in forma <li stella.
Tutti questi ordinamenti furono conferii
mati da Eugenio IV con diploma del i.||
giugno 1436, ripristinando nella chiesa la
festa delia ss. Annunziata, come in anti-
co. Non pertanto il precedente titolo pre-
valse, per cui r isola è chiamata Nazare-
tiim, ne'deci*eti del i4i8 e del 1456 (an-
che del 1478, e lo leggo nel Mutinellijdi
:i
cendo il decreto del maggior consigli
che il magistrato del S<il, il quale avea la
cura del Nuzareto, procurasse in Imani,
isola poi sommersa, o altro luogo slra-
man, che i poveri sieno collocati e man-
tenuti). Non solo in questa descrizione
procedo col Corner e col Dizionario ve-
neto, ma ancora con quella egregiamen-
te scritta dal eh. Andrea Mustoxidi,e fu la
I.' memoria da Ini composta dopo la sua
venuta in Italia, e riportata ne'ricordali
Siti pittoreschi, olTrendone la veduta di
segnata da Vincenzo Sgualdi e intaglia
ta da Rocco Annibale. Egli dice, che da
vocabolo Nazaretiiin, per corruzi one \
ilisse Lazzaretto; ma l'etimologia è tati
lo chiara e tanto storica, che imitile tor
na il derivarla dal nome dell' ospeJaI
Kl hazar presso la moschea de'flori am
mirata nel Cairo, come pretende Voluey,
ovvero da s. Lazzaro, secondo Mura-
lori, ancorché sotto la protezione di lui
si ponessero in Palestina e altrove gli
spedali, e (juelli specialmente de'lebbro-
81, forse perchè i buoni fedeli confusero
il mendico della parabola pieno d' ulce-
ri, col fratello delle ss. Marta e Maria
Maddalena risuscitato dal Redentore,
l^ertanto non aderisce a tal opinione, seb-
bene il caso la colorisce di certa verisi-
miglianza. Egli reputa, che il nome di
Lazzaretto derivi da un Jacopo de' Lan-
zeroti, perchè costui con pie, prudenti e
gratuite opere ben meritando dell' ospe-
dale, ne fu vita sua durante preposto al
governo dal doge Poscari edalPapaLuge-
niol V,pei I ."a priore nel 1 436,i quali assai
YEN
il celebrano come persona idonea e uli-
le secondo il cuor loro. In ijuesto modo
' si sovvenne allora a'poveri e agl'infermi
' sì per la guarigione, sì per ogni alUa ne-
cessiiù. iNècjui si limitarono le provvide
cautele,im perocché dubitandosi cheque!-
li chedalLazzarello usci vano come libera-
li o non tocchi dal malore, lo spargessero
poi in)provvisamente, s'interdisse loto nel
i4'56 il conversare tosto cogli altri, e de-
' cretossi che in uno u due luoghi fuori di
I Venezia abitassero alquanto tempo. Al
' qual fine si eresse all'opposilo dell'altra
parte della città presso il lido s. Erasmo,
Dell'isola erroneamente dal dotto Filiasi
chiamala s. Maria Stella del Ciclo, un
[ nuovo Lazzaretto, e così ili.° si chiamò
Lazzaretto f ecchio, il 2." venne appel-
lato Lazzaretto Nuovo, nomi che prese-
ro ciascuna delledue isole e tuttora riten-
gono; ed osserva il Moschini, che sono ri-
niarcabili e da vedersi nella loro disposi-
zione ad impedite ogni pericolo di dilfu-
sione di contagio. Anche il Corner parla
: delle due isole e loro Lazzaretti. All'isola
' dì Nazareth o s. Maria Stella, fu aggiun-
to il ùlvAo à\ Lazzaretto Vecchio, (\uaa-
do per maggior comodo della conluma-
' eia, onde assicurare la città da'pericoli di
, peste, per l'espurgo delle merci, e per ri-
i coverò e stazione delle milizie soggette al-
le [ìrescriziuoi sanitarie, fabbricossi d'or-
dine pubblico in altra remota isola, la
<{uale era di ragione del monastero di s.
Giorgio Maggiore, nel 1467 01468 altro
Lazzaretto, che per diiitinguersi da quel-
lo di più antica istituzione fu chiamato
Lazzaretto Nuovo, nome che prese e ri-
tiene l'isola. Aggiunge il Z)/zio«a/v'o ve-
neto, e ciò perchè non mancasse mai al-
bergo a chi veniva dal mare con sospetto
di muiatli.i contagiosa. Narra pure il Mu-
sloxidi, siccome fin dali34B annnuava-
si dal maggior consiglio 3 nobili col ti-
tolo di Savii aò ogni comparsa di peste,
fu iinece neh 485 creata una magistra-
tura perpetua, con grandissima autorità,
per stabilire le leggi opportune e farle os-
YEN 48 >
servare (meglio il Romanin riporta l'i-
slituzione del i.° magistrato di Sanità al
i45q, bensì le sue leggi dalanodali48Ti).
A questa medesima magistratura si coni-
nuse la direzione del Lazzaretto, e rego-
le particolari, minute, piene di finissima
previdenza furono poste pel ricovero de-
gl'infetti che si scoprivano nella città, e
de' viandanti o mercanti che d'altrove
giungevano, tenendoli ivi separali colle
merci loro lauto tempo quanto maggio-
re o minore era il timore che ispiravano
le terre dond'erano parlili, e per le qua-
li erano passali. Guardiani , facchini e
fanti e servi si stabilirono a tanto uopo,
e a tulli fu preposto un priore, incarico
anche questo di non piccolo momento, e
quindi dotato di molli privilegi, e conce-
duto ad uomo della classe intertnedia de'
cittadini, e tale, che integro essendo, cir-
cospetto e diligente, con ogni studio vie-
lasse che leggi poste a salvezza di mille
e mille vite, fossero infrante insidiosa-
mente per cupidigia od incuria. Adun-
que il vocabolo Lazzaretto, colla imi-
tazione di que' presidii passò alle altre
italiane e straniere genti. E queste pur
dovrebbero perenni grazie rendere alla
veneta provvidenza, che prima olFren-
do all'Europa l'esempio di simili istituti
di medica polizia, preservoUe, ed insegnò
loro a preservarsi, dal più micidiale d(i'
morbi , come tnercè di lunghe ed aspre
guerre vietò ch'elleno non piegassero al
giogo degl'infedeli. Così il Mustoxiili. Par-
lando io delle Pestilenze, dissi col Ma-
nini e loScalabrini, che Ferrara si van-
ta d'aver per la i ." eretto nel i 1 77 un o-
spedale per gli appestati lebbrosi sotto
r invocazione di s. Lazzaro in un borgo
suburbano, e perciò dato origine a' /^i'7S-
zaretti. Il eh. Rambelli, Lettere intorno
invenzioni e scoperte italiane, leti. 3i,
Lazzaretti, narra coll'Howard, DexPnr-
tes et des Lazzarets d'Europe, ed altri
scrittori in uno al Vianoli, /v^or/rt Tenda,
che verso la metà del secolo XV in molte
parti d'ltalia,come uGeuova, Venezia, N.i-
4.SG YEN
poli ed in Sicilia furono fabbricali lazza-
retti aHlne di racchiudervi gli appella-
li e i sospelli in qualunque contagiosa in-
feruiilà. Alla fondazione di tali lazzaretti
fu concordemente stabilito dagl' italiani
doversi dare alle fiamme le cose infette,
doversi sciorinare e purificare le sospette,
doversi gelosamente ripulire e profuma-
re con sostanze aronialiche, doversi fi-
nalmente lungi dall' abitato de'sani sep-
pellire i morti. Ferrara fu lai, 'città che
istituisse lazzaretti nel i 177 nel borgo di
Quacchio. Di più racconta che nel prin-
cipio del secolo XV il monastero addetto
alla chiesa di s. Matteo di Mizzana fu
fatto lazzaretto pegl' infetti della peste,
e nel i436, non bastando ne fu dato
un altro detto di s. Lazzaro, ch'era a
levante di Ferrara, e finalmente il gran
Lazzaretto fu cominciato nel i486 dirim-
petto la villa di Cassana circondato dal-
l'acqua del Po. A provare che altre na-
zioni non conobbero l'uso de' lazzaretti
che assai dopo gì* italiani, ne riporta le
prove, ed in Francia solo furono intro-
dotti nel 1700. Aggiunge, che Genova
r ebbe sin dal 1579, e Venezia che già
nel 1348 avea provveditori per la sa-
lute, nel i4o3 fondò un ospedale nel-
l'isola di s. INIaria di Nazareth, onde
giusta I' opinione di taluno venne il no-
me di LazzarelLo^ citando il Reperto-
rio tnedico-chiriirgico pel Piemonte, a-
gosto 1 836, nell'articolo sui Lazzaretti e
sulle Qiuirentcne. Riferisce Corner, che
nel i565 si rinnovarono le fabbriche già
rese rovinose del Lazzaretto Vecchio, e
nel 17 16 da'divoti fu eretto nella chiesa,
incoi eravi un solo altare di legno inta-
gliato nel 1449» all'o nobile altare mag-
giore di marmo dedicato a Nostra Si-
gnora delle Salute, a imitazionedi quello
dell' omonimo tempio, colla statua della
Vergine avente a' lati le due figure di
Venezia orante e della Peste fuggentej e
pochi anni dopo vi furono aggiunti altri
due altari minori sotto l'invocazione de'
due protelloii contro la peste i ss. Se-
YEN
I
e-
I
basliano e Rocco, nel quale incontro or-
dinò il senato clie uell' altare di s. Se-j
bastiano vi fosse pur collocata rimma-l
gine di s. bernardino da Siena, in grata
memoria degli eccitamenti dati da esso
per io stabilimento salutare del luogo,
per provvedere alla miseria degl'infer-
mi e alla salvezza degli altri. Siccome
quest'ultimo santo fu propagatore del cu
lo al ss. Nome di Gesù (/^.), se ne ve-
dono le sigle nella facciata esterna dell
chiesa e in diverse parti dell'isola. Il ca
Mutinelli negli Annali Urbani, all'anni
1576, rende ragione quando e per qua
causa furonoistituiti il LazzaretloVecchio
ed ilLazzarettoNuovo.Dice che il i ."eretto
nel secolo precedente servì per quelli pro-
venienti dall'oriente, ove si portarono gli
appestati di tal anno e quelli pure nelle
cui case era morto alcuno di peste, do-
vendo farvi 22 giorni di contumacia
Quanto al nuovo, in conseguenza del
r immenso conunercio e delle frequent
fazioni co' turchi non bastando il vetf
chio al purgo delle mercanzie, e al ri
coverò delle milizie soggette a conlumai
eia, si fabbricò l'altro pochi anni appres
so, in un'altra remola isola vicina al Li-
do di s. Erasmo, e per distinguerlo fi
detto iV^f/ot^o. Nella peste del 1.576 dive-
nendo ben presto anch'esso incapace di
contenere l'infinito numero di gente, si
fabbricarono celeremente nell' isola e
sulla spiaggia vicina non poche e ampie
abitazioni di legno. Riuscendo poi an-
che insudicienti queste, giacché può dir-
si che ivi a mano a mano passasse tut-
ta la popolazione di Venezia e delle cir-
costanti isolelte, si venne al partito di
trasportare presso al Lazzaretto molle
vecchie galee e molti grossi vascelli, so-
pra quelle e sopra questi costruendosi al-
tre case di legno. Siffatta flotta di straor-
dinaria forma, in uno all'isola ed alla
spiaggia erano da forte armata accerchia-
le, e quasi fossero una spiaggia assediala,
erano da essa attentamente osservate, hi
questa guisa snrse qui d'improvviso una
V E IV V E ^f 4«7
citlà novella, parte in terrò e parte in ac- già l'antico cliioslro. I due Inti si foitìiaDo
, qua fondata, e popolalii (li ben !o,ooo n- dalle abitazioni un tempo riservate n'
bitntori, provveduta di tulio interanien- baili di Costantinopoli, a' provveditori
te. ivi di continuo, per dissipare la con- generali, ed a' rettori che ripatriavano
laminata aria, ardevo in altissime pire dal Levante. Il 3." lato si forma della
l'odoroso ginepro. L'erario suppliva al- cbiesefta, in cui tante meste preghiere e
• jasmisnralissiniii spesa. Un sacerdote ce- nccebi alfelli si sono innalzali a Dio, iilfi-
jebrava il s. sagrilizio sulla spiaggia al- ciala ne'dì festivi da un monaco armeno
1 le turbe genuflesse e preganti, e nuova- di s. Lazzaro, perchè dirò nel n.gdi qXie-
• niente al tramonto del sole si rinnova- sto §, the que'monnci mechitarisli hanno
vano le preghiere invocando Colei che la direzione spirituale del Lazzaretto ma-
, salute degli infermi, rilngio de'peccalo- rillimn. La chiesetta è piuttosto umile
, ri, è pure consolatrice degli alflilti. 1 col- che semplice, non adornandola pittura
I piti dal morbosi portavano nell'isola del di pregio. E circondata da chiusi sedi-
Lazzaretto Vecchio, ed i morii si seppel- li ad uso de' serventi, e la divide un'al-
f Jivano ne'suoi prati in profondissime fos- Ira serie di recinti, ne' quali sono se-
\ se. Vieppiù coronmvenle e straziante è parali i passeggeri provenienti da pae-
I il resto del racconto che io debbo Irala- si diversi. Olio iscrizioni necrologiche,
il sciare; solo rileverò che 1' acqua mari- non più antiche deliya i, né più recen-
) na fu trovata eccellente in disinfettare e li del 1792, eh' è quanto dire poste fra
purgare le robe. Morirono ilal i.° ago- l'epoca incoi si rifece il pavMnento,equel-
. sto iSyS a lutto febbraio iSyS nella la incoi non piùsi periniseil seppellireen-
ì citlà uomini 1682, donne i6q9;ne'Laz- tro le chiese, pregano pacca donne e uo-
I zaretti uomini 1 43, donne 172. Morti nuni veneti o italiani, che procedendo
• nel i 076, nellacitlà uomini t 1,9,40. don- da Soria, da Costantinopoli, da Corfìi
• nei 2, c)25; ne'Lazzarelli uomini io,2i3, morirono in viaggio o nella contumacia,
• donne 8647. De' morti dal i.° marzo ma senza sospetto di contagio. Dietro l'al-
1577 fino al giorno della liberazione tar maggiore è incastralo un bassori-
( della peste s'ignorano, nia si crede un lieve, esprimente la B. Vergine in trono,
I 4ooo, ed in tutti 50,721. La mirabi- adorala da un doge genuflesso, da sena-
■ le chiesa del Kedenlore innalzala per lori e da altre persone, forse scolpito nel-
i volo riconta questa desolatrice pestilen- la metà del secolo XV e coli' elligie del
I za. Ecco poi come il Mnstoxidi, descrive doge Foscari, sotto il cui dogado, lo ri-
i r isola. S'incontra prima una piazzetta pelo, fu istituito il Lazzarelto, dogado
in cui sono le abitazioni del priore e del che propriamente cominciò a' i5 aprile
i suo assistente,! magazzini degli attrezzi i423. Ma pari sorte non ebbe la statua
con iscrizione de'restauri falli nel 1754, { nieglio alto rilievo, la cui testa si con-
ed il serbatoio d'acqua per espurgarvi serva nella camera degli stucchi del pa-
le cere e le spugne. Si apre ivi l'ingresso lazzo ducale) del Foscari medesimo, che
^ alle due più antiche gallerie, nelle quali vedevasi sulla stupenda porta della Carta,
gli uomini sos|)etti di peste esaurivano eretta sotto il di lui «lucalo, Ira la basilica
! la quarantena, e sulla porta è un basso- Marcianaeil palazzoducale.» Nonleglo-
! rilievo marmoreoche rappresenta s. Mar- riose sue gesta, e l'ampliato dominio per
co, e i ss. Sebastiano e Hocco. Sovrasta lena e per mare, e gli edifìzi co' quali
il leone alalo, e vi hanno sotto 1' armi magnificamente orrjò la città, non la tli-
de' procuratori de Citra con iscrizione messa e pregante allitudine nella quale
del I 565, che ricorda loperatom tale an- era radiguralo, non il lavoro egregio di
no. Dalla piaztella si passa io un cortile^ Dailoloiueo Bono, valsero a ratleuerele
48;-J V E N
sacrileghe i»ani di iioiuiui che pur clì-
cevnnsi veneziani. Fu ella nel 1797 al-
(errata e s[)e7zalii,e i simulncri delle Vir-
ili ivi rimasti, sembrano desiderare il
compagno del quale furono indegnamen-
te vedovali ". Oltre il detto chiostro,
trovasi un 7.,° coitile, intorno al quale
si edificarono gli appartamenti pe' pas-
seggeri. E ponno senza disagio e senza ti-
more di contatto abitarvi sino a 100, ma
inermi e chiusi dal tramonto al levar del
sole in camerette del lutto simili, le qua-
li mettono sopra una loggia di molte-
plici accessi, e con parecchie divisioni, per
impedire agevolmente le reciproche co-
municazioni. Oh, quanti qui accusano co-
me lento ad apparire il giorno, nel qua-
le la legge restituir gli deve all' uMiaiio
consorzio! Pervenuti al termine del lo-
ro viaggio, e quasi arrestati da importu-
na calma, si vedono ancora in mezzo al-
l'onde; e questi, nuovo e peregrino, nel
contemplarle moli di Venezia sente pun-
gersi più vivamente dal desiderio d'am-
mirarla d'appresso; quegli, cittadino, ri-
■vede il fumo del domestico tetto, né gli è
lecito correre agl'impazienti amplessi de'
congiunti edegli amici. Al 2.''cortilesegue
una via die attraversa tutta la lunghezza
«lell'isola e fa capo a 7 praticelli, lungo i
quali si stendono ampie tettoie, sbarrate
da cancelli di legno, e divise e distinte se-
condo le varie contumacie. In queste si
d ifendono le merci dall'i ligi mie del le piog-
gie e dall' ardore del sole, e si espurgano
mentre l'aria vi penetra libera. In quelli
si rimuovono, si sbattono, si asciugano
le stesse merci, ed altre, giusta i prescrit-
ti regolamenti. Arbusto od albero non
vi si lascia crescere, animale domestico
non può vagarvi, la spontanea erba spes-
so si falcia, aKinchè non si rapprendine
o non si occultino fiocchi di lana o co-
tone, peli o piume, o tal altra materia
che in se chiuda pestifero germe. Alle
estremità stanno le abitazioni del guar-
diano e de' facchini, a' quali non è leci-
to uscire, finché compilo non sia il ler-
V E N
mine prescritto all' espurgo degli ogget-
ti ad essi aHidali. Una muraglia cinge
certo spazio di que'praticelli, e nel mezzo
elevasi una piramide. Fu forse destinala
anch' ella a conservar la polvere; ma il
IMusloxidi r appella monumento fune-
bre. L' immaginazione conceda almeno
un qualche onore a'miseri,che lungi dalle
paterne case, illagrimati, e con orrore
furono anzi strascinati ed arsi che sepoU
ti nel circostante terreno. » Genti di looj
tane parli, d' abili, di lingua e di reli
gione diversi, si succedevano a popolai^
q Mesto lazzaretto. Ma Venezia prostrai
dal tempo che tutto doma, non è più I4
dominatrice di non ignobile parte del-
l'oriente, né r arbitra del commercio ".
IVotai nel voi. LXXX, p. 287: finché
Trieste fu unico porlo dell'Austria, il
suo Lazzaretto non era soltanto di os-
servazione; ma dacché Trieste e Venezie
allo stesso sovrano ubbidiscono, il trai
lamento della peste é devoluto a'Lazza
retti veneti; quelli di Trieste sono disolt
contumacia, per cui i bastimenti infelt
non vengono accettati. Dice lo Sialo per
sonale del i858. U Lazzaretto Vecchio
in s. Maria di Nazareth è nobile edificio
fabbricato nel 142 3 per cagione della pe-
ste; era prima d'allora convento d' ere-
mitani agostiniani, a cui era slato con-
cesso innanzi al X secolo. Ora serve ad
usi militari, ed é vacante il cappellano.
8. LazzareAto Nuovo. V. il numero
precedente. Dopo l' isolette del Lazza-
retto Vecchio e del Lazzaretto Nuovo
s'incontra la seguente.
9. S. Lazzaro A^ monviZ\ Mechitarisli
armeni. Isoletla nelle Lagune, verso mez-
zodì, ed in faccia a Venezia. Allorché nel
secolo XII frequentissimo ei a 0[)er cagio-
ne di divozione o di commercio l'appro-
dare de'venelilegnialle scale della Soria,
e il passar de'veneziani alla venerazione
de' sagri Luoghi della Palestina, incon-
travano spesso que' religiosi passeggeri
la disgrazia di restar infetti dalla ieb-
bra; male allora assai comune in quelle
V E N
Provincie, e ritornali poscia in pniria Io
comunicavano anche ad alcuni de' loro
concilladini. Al ricovero di que' mise-
rabili, che oppressi da tale schifosa in-
fermila non avevano il modo di curarsi
nelle loro case, fu destinata una casa nel-
la parrocchia de'ss. Gervasio e Piotasio,
il cui luogo prese il nome di Corte di s.
Lazzaro^ così denominala e perchè in
dialetto veneziano soleva dirsi la lebbra
mal di s. Lazzaro, e perchè nell'antiche
pitture, che rappresentano il santo men-
dico Lazzaro della parabola evangelica,
e fors' anche storia, egli si ^ede lutto
coperto di piaghe e di lebbra; owero
esprimono quel povero lebbroso dal Sal-
vatore guarito. Riuscendo angusta una
sola casa al ricovero di molti infermi,
Leone Paolini, distinto per pietà, in un'i-
sola delle venete Lagune, ricevuta in do-
no da Uberto abbate di s. Ilario, fondò
un ospedale e una chiesa sotto l'invoca-
zione di s. Leone Papa, che offrì poi nel
I 182 in libero dono alla cattedrale di
Castello, acciocché restasse per sempre
nella sua giurisdizione e podestà. Desti-
nò anche un priore per la custodia e di-
rezione del pio luogo , i di cui successo-
ri furono poi ne' tempi successivi diver-
samente eletti. Nel 1 264 i conversi 0 ser-
venti gì' infermi e l'inferme dell'ospe-
dale, vacando la carica di priore, chia-
marono ad essa fr. Vitlilino dell'ospedale
dis. Maria de'Crociferi; ma opponendosi
a tale elezione, come lesiva di sua autori
là, il vescovo di CaslelloTommaso Fran-
co, rinunziarono i poveri a qualunque
loro prerogativa, e Vitlilino all'ottenuta
carica; onde rimasta libera al vescovo la
destinazionedel priore, scelseegli col con-
sìglio de' suoi canonici a'5 luglio il me-
desimo fr. VìttilinOj e formalmente lo
costituì priore del priorato di s. Lazzaro,
nel di cui nome erasi cambiato il i.° ti-
tolo di s. Leone. Essendo poi succeduto
a Vitlilino neir uffìzio Pancrazio, perla
traslazione di questo ad altra carica^ a'
49 gennaio 1269 il capitolo 0 conven-
VOL. XCf.
VEN
489
fn de' frali e suore dell' ospedale di s.
Lazzaro, ossia i poveri e le povere de! me-
desimo, elessero concordemente priore
il loro confratello Bonalbergo sacerdo-
te, e fu confermalo dal vicarioe capitolo
della chiesa Castellana vacante. In se-
guito i soli vescovi continuarono a nomi-
nare i priori, come fecero Bartolomeo
Quirininel 1281 eleggendo Antonio pre-
te, e nel 1829 Angelo Delfino che no-
minò Romano prete. Dipoi la facoltà
d' eleggere i priori passò ne'governatori
dell'ospedale, i quali nel i 479 costitui-
rono priore del pio luogo Giacomo Ri-
naldi, che rinunziando nel 1482 gli so-
stituirono Filippo Corner, coll'obbligo di
render loro conto dell' amministrazione.
Forse mancò al suo dovere,poichè i gover-
natori neli490 lo riniosseroe gli surro-
garonoGirolamodeTommasi. Ma il pa-
IriarcaMaffeoGerardo, sollecito di ricupe-
rar l'antiche prerogative, dichiarò nulla
l'elezione, e nominò priore fr. Secondo
Contarini, agostiniano. Nondimeno il
Tommasi continuò nella carica, e nel
1496 i governatori gli aumentarono Io
stipendio, e in gratificazione di sue bene-
merenze Io confermarono poi priore a vi-
ta.RestòilContarini prioredi nome, titolo
che alla sua morte il patriarca Girolamo
Quirini conferì aMarcoBaldignro canoni-
co di Castello. Frattanto, quasi cessando
la lebbra ad affliggere 1' umanità, dimi-
nuirono tanto i lebbrosi, che ormai nel-
l'ospedale vi abitavano appena unoo due
infermieri, onde i governatori neabban-
donarono la direzione. Allora il magi-
strato presidente degli spedali, credè van*
taggioso alla città trasformare l' istituto
nel ricovero de'molti poveri che col gior-
naliero mendicare erano d'aggravio a
cilladioi e di disturbo alle chiese. Per-
tanto il senato decretò nt'li594jche ri-
servato prima 1' occorrente al manteni-
mento de' lebbrosi, il resto delle rendite
si erogasse al sostentamento de' poveri
mendicanti, pel ricovero de'qnali si do-
vesse risarcire le danneggiale fabbricb*
32
490 V E N
dell' ospedale. Ma considernndo 1 gover-
untori quanto incomoda fosse per la cura
de'iiiendichi la situazione remota dell'iso-
la, a cui era bene spesso malagevole l'ap-
prodare nel rigore dell' inverno e nel-
l'improvvise procelle dell'estate, onde re-
stavano gl'infermi abbandonali dal me-
dico, e privi de' sussidii opportuni, im-
petrarono nel iScjS dal maggior con-
siglio di poter trasferire 1' ospedale in
qualche luogo della città più idoneo e
confacente al benefico istituto; e così
ebbe origine presso ss. Gio. e Paolo, l'o-
spedale di s. Lazzaro de* Mendicanti, di
cui trattai nel § XII, n. 1 3. Da ciò avven-
ne che quesl' isola restò totalmente ab-
bandonata, diroccarono a poco a poco le
fabbriche, e quasi quasi non più scorge-
vasi che una semplice ortaglia in mezzo
all'acque. Secondo il Dizionario geogrU'
fico impresso in Venezia, nell' articolo
x. Lazzaro, l'isola fu per un tempo abi-
tala da' pp. domenicani fuggiti da Can-
dia. Altrettanto allarma lo Statoperso-
naie delCtero.CÌVx mai presagito avrebbe
allora,cheun giorno questo piccolo punto
nelle vaste Lagune che circuivano la se-
de della decantata nobilissima e possente
repubblica veneziana, dovesse a lei so-
pravvivere e diventar celebre per tutto
il mondo quand'essa più non esistesse?
Chi mai presagito avrebbe allora, che l'i-
stituto religioso e straniero che vi do-
vea aver sede, fosse quasi il solo rispet-
tato e lasciato sussistere, in confronto
de' precedenti nazionali di remota e an-
teriore origine, dal diluvio distruttore
degl' illustri e benemeriti ordini regola-
ri d'ambo i sessi (tranne i ben-frateili
quali ospedalieri, le monache greche, e
le salesiane educatrici), e di tante ve-
nerande case di Dio doviziose eziandio
di memorie artistiche de'più felici inge-
gni? Unicamente fu preservalo dalla ge-
nerale soppressione, per aver esso con-
servato la sudditanza ottomana, e perciò
considerato stabilimento estero e ospite,
riguardi che altrove non si usarono in
I
V EN
quasi somiglianti casi! E che un suo
monaco lesse un giorno proclamalo pre-
fello e capo civile di sua nazione caltoUi
ca in Costantinopoli riconosciuto dall^
sublime Porla; e cheqnesla inoltre dece
rasse delle sue insegne equestri l'odierno'
su[iremo capodella monastica congrega-
zione, sebbene insignito della dignità ar-
civescovile, che fregia il suo petto col sa-
lutare e glorioso seguo della Croce, lan«
lo avversato dalla maomettana mezza^.
luna? Intendo parlare della monaslicÉ
congregazione armeno-mechilarislica '
appunto di s. Lazzaro di Venezia, orna-
mento e decoro delle sue Lagune, quan-
to dotta altrettanto virtuosa ed esempla-
re, tipo-modello d'incivilimento e di soa-
vità di maniere; i cui rispettabili indivi-
dui a cagion d' onore meritarono d' es-
ser celebrati col nome antonomaslir.o
di Gesuiti dell' Oriente l Non si poteva
fare più giusto e più splendido eingir
Questa è Storia, e non entusiasmo
quell'antica e affettuosa venerazione, cV
mi glorio e vanto professarle, perciò di
chiarata anche altrove. Lo scopo prim^
rio di questa congregazione egli è di edii
care alla virtù ed alle scienze i suoi alun-
ni, acciocché nell' orientali regioni pos-
sano spargere tra' loro connazionali la
luce della verità cattolica, la purezza di
sua dottrina, e l' incivilimento nelle let-
tere e negli sludi. Scopo importantis'^i-
mo a cui corrispondono colla più felice
riuscita. Ad evitare inutili ripetizioni an-
zitutto qui ricordo, che nell'articolo Mr-
CHiTABisTi, Congregazione monastira
di Benedettini Antom'anì Armeni, nar-
rai, che ne fu fondatore il nobile Mechi-
tar di Sebaste dell'Armenia minore, da
tutta la sua nazione chiamalo per anto-
nomasia V Abbate. Egli era uno di que-
gli esseri benefìci, a cui 1' amore dell'u-
manità ispira r eroico coraggio di lutto
intraprendere senza lasciarsi vincere né
atterrire da alcun ostacolo. Acceso di pa-
tria carità per istruire la sua nazione e
ctmdurla rapidamente all' esercizio delle
VE N
vlilh cnlfoliche ed nll' acquisto «ItH' oli-
li scieii/e, corcando la via più diivtla e
sicura a tanl'iinpo, in A leppo trovati al-
cuni missionari gesuiti l'eoe a loro In prò
fessione di sua fede cattolica, e fu inco-
raggiato da essi nel suMiine proponi-
mento di promuoverla fra' suoi conna-
f.ionali eterodossi. Acceso vieppiù d'ar-
deiilissiuio zelo d' iliuminare nel calto-
licisuio e nelle scienze la sua celebre na-
7Ìone, ammaestrò alcuni ferventi catto
liei per averli a utili cooperatori. Dive-
rtito vnrtnliied ossia dottore, e perciò iii-
Teslito della podestà di predicare e di
comunicare od nitri la medesima digni-
tà, predicò in vari luoghi la fede catto-
lica con molto frullo, e in altri inviò i
suoi compagni, restando illuminati molti
scismatici armeni de^ loro errori che li
separavano dalla Cliiesa cattolica. Supe-
rate le persecuzioni degli ostinali, e volen-
do stabilire un ospizio per dimorarvi co-
me in monastero co* suoi compagni, ri-
solvette portarsi con essi nel Peloponne-
so o Morea, sapendo che ivi a molti al-
tri vantaggi quello pure si aggiungeva
di vivere sotto il felice, religioso e mite
governo de' veneziani. Giuntovi nel 1702,
la repubblica veneta benignamente l'ac-
colse, e gli assegnò per dimora la città
di lìlodone o Metonn, ove il p. Mechi-
lar co' pubblici e privali soccorsi potè
iimnlznrvi vasto monastero e bella chie-
sa sotto l'invocazione di s. Antonio ab-
bate, col beeieplacito di Papa Clemente
XI. Ivi slabib sotto il patrocinio di detto
santo 0 la regola di s. Benedetto la sua
tuonasi ìcn congregazione, di cui fu in-
sieme fondatore e i ." abbate, approvali-
«Ione le costituzioni nel 171 1 la Congre-
gnz'onc cardinalizia di Propaganda
Jìde. Nella professione religiosa aggiunse
Co' suoi monaci il 4-" 'oto di predicar
la fede cattolica tra gli armeni, il che ese-
guirono tosto propugnandone ì dogmi,
con quel successo che raccontai nel ri-
cordato articolo. l\la divenuta la Morea
tcali'odi sanguinosi combattìmeuti, per la
VEN 49'
falalissima guerra dichiarala a Venezia nel
1714 da'turchi pel suo riacquisto; guerra
durata ben4 anni, ne'qùali scorsea rivo-
li il sangue de' prodi veneziani e di loro
milizie, che nel disputarne il possesso
palmo a palmo, vittime innumerevoli
furono sagrificalealla crudeltà e a* tra-
dì nienti del furioso nemico del nome cri-
stiano, e tante famose città rimasero per
la valorosa opposizione miseramente di-
strulle. Intanto il p. Mechilar si trovò
nella dura necessità d' abbandonar la
chiesa, il monastero e le loro rendile, e
co'suoi monaci cercare rifugio in Vene-
zia. Muniti di lettere raccouiandalizie
degli ambasciatori di Costantinopoli, de'
veneti governatori del Peloponneso e de'
comandanti di mare, in uno alle tesli-
raonianze di molti nobili veneti ripatria-
ti, supplicarono la repubblica a conceder
loro un monastero slabile; mentre la
congregazione di propaganda ^z^e li rac
comandò al patriarca Barbarigo. Vinte
alcune dirticoltà di massima, il p. Mechi-
lar ottenne dal senato l'B settembre 17 17
in proprietà per la sua congregazione
l'uitera isola di s. Lazzaro ridotta alla
semplice condizione di ortaglia. Ne fecero
la consegna i governatori dell'ospedale di
s. Lazzaro de'mendicanti, mediante pic-
colo annuo tributo. Assistito il p. Mechi-
lar dal favore del governo e del patriar-
ca, colle generose sovvenzioni degli ar-
meni connazionali, in breve fece spari-
re lo squallore e le rovine dall'isola ; rie-
dificò l'antica chiesa in più nobile e orna-
ta forma con altari di marmo; costruii
sugli avanzi cadenti del precedente chio-
stro e ospedale un ben ideato monaste-
ro; né trascurò la coltura del restante
terreno, sia nel giardino e sia negli orti,
per sollievo e salubre esercizio, come pe'
bisogni della comunità monastica. La ce-
lebre Stamperia poliglotta, ebbe princi-
pio vivente lo stesso p. ab. Mechilar. Tut-
to questo che vado rammentando, con
più dilfusione lo descrissi nel suo artico-
lo, ove rilevai che presto l' isola di s.
492 V E N
Lazzaro cJi Venezia pe' benemerlli me-
cliilaristi divenne riiiomaln da per lutto,
non solawente pel florido slato cui la
ridussero, ma eziandio pe! zelo religioso
che vi fecero fiorire, per la loro doltriiin
che diffondono co'Ioro nitidi e moltepli-
ci tipi, per r opere voluminose e utilis-
sime che vi pubblicarono, che in buona
parie ivi e altrove nominai. Le quali o-
pere hanno uno smercio considerabile
massime per tutta 1' Asia. Pubblicazio-
ni che hanno altres'i duplice nobilissi-
mo scopo, religioso e letterario, forman-
do un meraviglioso nodo che il sapere
dell'oriente unisce a quello dell'occi-
dente. Con descrivere la chiesa, dissi de'
maestosi riti nazionali che vi celebrano,
i quali pure esercitano in città nella
chiesa di s. Croce, di cui farò poi paro-
la. Anche il Moschini fd leslimonìanza
onorevole de' monaci armeni mechi ta-
risi!, quali indefessi coltivatori dello stu-
dio, autori e editori d' opere pregiale e
vantaggiose a'dotti. Descrissi il pulitis-
simo e decoroso monastero , residenza
dell'abbate generale insignito del titolo
arcivescovile di Siunia {!''.), tuttora es-
sendolo il saggio e virtuoso prelato mg.'
Giorgio Hurmuz, che degnasi riguar-
darmi con singoiar amorevolezza, il che
tengo in segnalalo pregio. Dissi pure nei
medesimo articolo, del gabinetto di fi-
sica e di storia naturale, non che della
preziosa ed elegante biblioteca, ricca di
codici antichi e di mss. di valore, e di
scelte e rare opere. Leggo nel Diziona-
rio Ideografico. » La libreria è un vero
gioiello perla copia de'codici di oriente,
pregevolissimi e di merito non conosciuto
se non da'veri amatori delle scienze e delle
lettere classiche, dappoiché non vi è luo-
go non solo in tutta l'Armenia, ma nep-
pure nel vasto terreno dEuropa, in cui
si conservi maggior quantità di mano-
scritti, ed anche autografi, de'santi loro
dottori, molti eziandio fregiati di elegan-
tissime miniature; altri mostranti le ag-
giunte, le mutilazioni, le corruzioni dcl-
V EN
l'opere già pubblicate dagli scismatici }
altri acquistati ad allo prezzo, o dati in
dono da ragguardevoli pcrsonai^gi, clid
trattano diffusameiile dell'origine de'
Maomettani, delle vicenile de' Tartari^
delle spedizioni de'Crociali, della vita e
deli' imprese d' Alessandro Magno, e fi-
nalmente della gesta de'Martiri; mano-
scritti che da que* monaci dottissimi sì
vanno pubblicando tratto tratto median-
te la tipografia amplissiuia eretta da lo«
ro nello stesso monastero, che a buon
diritto dall'intera nazione armena viene
riputata la prima tra quante mai ne vide
fondale; e dalla quale finora si diedero^
fuori moltissime edizioni magnifiche^
nitide e pregiate. Non è fuor di propo-'
sito il ricordare come da quegli studiosi
cenobiti si stiano di presente lavorando
molte opere colossali da infonder tema a
qualunque, sia per la copia de'lumi che
richiedono, sia per l'ampia lor mole. Ta-,
li sono il gran Vocabolario armeno uni-
versale; la versione armena della Storia
antica di Rollin; la Biografia degli uomi«
ni illustri di lor nazione; le Vite di Plu-
tarco io armeno; un trattalo dell' Arte
poetica, il i.° che siasi veduto compari-
re in armeno"; un'Introduzione alla Sto-
ria geografica dell' Armenia antica ; la
Bibliotheca Patrum Armenioruìn, e
molte altre ancora che si tacciono per
brevità ". Narrai che nella biblioteca è
il monumento marmoreo esprimente
Gregorio XVI sedente nella sedia gesta-
toria e da lui stesso donato alla congre-
gazione, quale imperitura testimonian-
za d'antico affetto e ammirazione parti-
colare; e che ne fece la solenne inaugu-
razione nel 1846 l'angelo della chiesa
veneta il cardinal Monico con eloquen-
lissimo Discorso, seguito da una canta-
la in onore del Papa, offerta a'monaci
dal console pontificio commend. Andrea
Battaggia, e già fatta comporre e mette-
re in musica dal suo degno predecessore
e padre cav. Giuseppe; terminando la
lieta funzione colia dispensa della descri-
YEN
7,ione ilei Monumento , impressa nella
slessa tipografia di s. Lazzaro. In essa
fu poi anche stampalo il Discorso, nel
quale il ciottissimo cardinal Menico, l'icor-
d;uulo i fusli del ponliQcato di Gregorio
XVI, nella nota 4 «' degnò a mia con-
fusione e autorevole conforto aggiun-
gere. » 1 falli chequi si toccano alla sfug-
gita ed alla rinfusa, si omtneltono nelle
Note, potendo ognuno o conoscerli da
se, o facilmente riscontrarli negli annali
pontificii, e specialmente nel copioso Di-
zionario di erudizione slorico-eccle-
siaslica del sigJ cav. Gaetano Moro-
ni, della cui perizia, accuratezza e sin-
cerità fa non dubbia testimonianza il si-
lenzio della critica contemporanea". Ma
questo io l'attribuisco unicamente a Dio
solo autore di tutto, che colla sua onni-
potenza eziandio mi rese generosamente
benigni e indulgenti gli onorevoli letto-
ri. In un articolo tutto quanto consagra-
to alla celeberrima Venezia , in cui la
memoria veneranda e amata d'un car-
dinal Monico giammai s' illanguidirà, e
sopra argomento che la riguarda; spero,
non s' imputerà a vanagloria il riferito,
poiché sempre aliarne nle apprezzai gl'in-
coraggiamenti pubblici e spontanei de'
sapienti, di preferenza anche ad altre o-
norificenze le più lusinghiere. Finalmen-
te notai nell'articolo, che i niechitarisli
hanno la direzione spirituale del Lazza-
retto marittimo; che per la cognizione
di luolleplici lingue ascollano le confes-
610IU degli stranieri, e operarono pili con-
versioni alla vera Chiesa; accennai i luo-
ghi delle loro missioni e de' loro scien-
tifici collegi, ne' quali ne riparlai; ed in
questo di s. Lazzaro si educano e istrui-
scono giovanetti provenienti da Costan-
tinopoli, e fino dalie più rimote par-
ti dell' Armenia. Neil' articolo poi Vx-
TRURCATo ARMENO, precisamente nel voi.
LI, p. Si! e 32C), aggiunsi altre nozio-
ni, nel descrivere eziandio il paterno a-
more di Gregorio XVI per la nobilissima
e eulta nazione armena ; ullu quale cou-
V E N 493
cesse in Roma ospizio e chiesa naziona-
lej con quel breve riprodotto anche dal
Bull. Roni. conC.j t. ig, p. loi. Degna-
mente scrisse di quest' isola e de' suoi
illustri abitatori la eh. Giustina Reuier
Michiel, ne' Siti pittoreschi, col disegno
di essa, terminando relegante descri-
zione e il magnifico elogio de'mechita-
risti con queste parole. >» Uomo ! di qual
paese tu sia , tu potrai parlar ad essi
nella tua propria favella, narrar le tue
usanze, comunicare i tuoi lumi riceven-
done altri in concambio, infine troverai
quivi vera ospitalità e fratellanza. Al tuo
partire sarai dolente d' allontanarti da
questo tempio della virtù, come lo siamo
noi di non poterne parlare più a lungo.
Forestiere ! allorché li ricondurrai alla
tua patria, e narrerai quanto hai vedu-
to, non dimenticare d' aver trovalo uu
monastero d' Asiatici, ed una tipografìa
orientale in una delle piccole isole di
questa sì famosa città". Si apprende dal-
lo Stato personale del Clero, che nel
monastero, oltre l'abbate generale e il vi-
cario generale, vi dimorano 28 sacerdo-
ti, 7 professi, 2 novizi, at studenti, i3
laici. Possedono ancora i mechitaristi un
collegio per l'educazione della gioventù
armena in Venezia nella parrocchia di
s. Maria del Carmelo, di cui nel n. 69
del § X. — Della chiesa di v. Croce de-
gli Armeni, nel sestiere di s. Marco, ap-
prendo dal Corner, che fra' legati pii,
co'quali dimostrò anche morendo la ca-
rità dell'animo suo Marco Ziani , figlio
del doge Pietro, vi fu una casa situata
nella parrocchia di s. Giuliano, eh' egli
con testamento del i253 lasciò a favo-
re de'naziouali armeni, prescrivendo a'
procuratori della chiesa di s. Marco suoi
commissari, che colle rendite de'suoi be-
ni dovessero opportunamente accomo-
darla. Passati molti anni dacché abita-
vano in questa casa gli armeni, deside-
rosi d'aver una chiesa, ove secondo il ri-
to di lor nazione si celebrassero i divini
ullizi, uè ottennero da Leone X la fucul-
494 V E N
là; ma avendo tiretto uua troppo ristret-
ta cappella, nel i6G5 chiesero a'pcocu-
ratuii di poterla iiigraudire. Quantun-
que essi annuirono, per allora nulla s'in-
traprese, finché nel 1675 impetrarono
nuova licenza, a condizione però che fos-
se uflìziala con rito cattolico, ed i sacer-
doti che amministrar dovevano a' soli
nazionali i sagranienli, fossero soggetti
agli esami e alla giurisdizione del patriar-
ca. Trovo poi nello Slato perdonale del
C/e/o, che questa chiesa fu eretta nel se-
colo XIII, e venne rifabbricala nel 1691
da Gregorio Ghiroch Mirman aruìeno
persiano; ora essendovi per cappellano
uu monaco mechitarisla. Finché esiste-
rono i procuratori, per conservare l'anti-
co loro diritto, visitavano la chiesa nella
festa dell'Invenzione della ss.Croce,titola-
le della medesima, la cui reliquia si espo-
neva all'adorazione de' fedeli. Angusta
di spazio, nobile e assai adorna n' è la
struttura, riuscendo lodevoli la gravi-
tà e modestia colle quali ì monaci ar-
meni divotamente vi celebrano nel rito
loro i divini misteri. E rimarca il Mo-
schini, che quivi volentieri si vedono ce-
lebrare le sagre funzioni col rito armeno.
!Non lungi da quest'isola sorge l'ultra di :
IO. S. Servolo o s. Servi Ho. In remo-
tissimi tempi, e molto prima che da Ma-
lamocco fosse trasferita la sede ducale in
jBialto^ fu fondato ad uso de monaci di s.
Benedetto, e sotto l'invocazione di s. Ser-
volo martire di Trieste un monastero in
quest'isola, che dal sauto suo titolare
prese la denominazione. Questo fu il i.°
e più antico stabilimento religioso fon-
dato nella diocesi. Vivevano i buoni reli-
giosi fra le paludi in somma ristrettezza
di rendile, penurinndo il necessario so-
stentamento. Bicercati i dogi Angelo e
Giustiniano Partecipazio, dall'abbate Gio-
vanni di qualche soccorso, nell'8 19 con-
cessero a' monaci la chiesa di s. Ilario
posta ue'confìni delle Lagune venete ver-
so il territorio Padovano, perchè ivi si
tiasferisse la maggior parie di loro, la-^
V EN
sciando nel!' isola di s. Servolo uu nu*
mero di religiosi pel servizio della chie*
sa, e questi doversi manleueie dall'abba-
te di s. Ilario. Pertanto coutinuarunu al •il
cuui benedettini ad abitarla, ed ospilaro«||
no nel 998 l'iniperatoie Ollone 111, al-
lorché SI recò quasi incognito a Venezia,
a rallegrarsi con Pietro II Orseolo delle
vittorie riportate in Dalmazia, quivi te--
nendosi tra loro segreto colloquio; finche
al principio del secolo XII, col permessa
dell'abbile di s. Ilario ceJerono neli 10(J
l'intera isola alle monache Bciieilclline.
di s. Basso vescovo e martire e di s. Leo*
ne vescovo di Sanio , fuggile da Mala*
mocco minacciante rovina, portando se-<
co il prodigioso corpo di s. Leone, che al-
cuni veneziani aveano rapito in Samo,e
per divina disposizione erasi dovuto col-
locare nella chiesa delle leligiose. La fa-
miglia Calbana o Galbaia, ed anche la
Del Fianco, rinnovò da' fondamenti le
fabbriche e le ridusse ad uso delle mo-
nache, le quali ad onta delle pretensioni
dell'antico loro ordinario il vescovo di
Chioggia,divennero giurisdizione di quel-
lo di Cuslello. In seguito decadute dal-
l'osservanza e per la rovinala economia
ridotte neh 34 t a quattro, S.Lorenzo Giu-
stiniani per fare rifiorire il monastero vi
collocò tre esemplari religiose del mona-
stero di s. Croce dellaGiudecca, e ne ot'
tenne l'intento in modo die presto con-
tò 80 monache. A'aS novembrei470 'l
vescovo di Sebenico Vignati ne consagrò
la chiesa; e Papa Alessandro VI ridusse
l'abbadessn da perpetua a triennale. Pe-
ricolando la fabbrica del monastero e pei*
Tinsalubrilà del luogo, ottennero le mo^
nache la chiesa e casa unita di s. Maria
dell'Umiltà, posseduta già da'gesuiti, e
lasciata al tempo dell'interdetto di Pao-
lo V, come dissi nel § Vili, n. 72 della
parrocchie, parlando della chiesa di s.
Maria Assunta ora posseduta da' gesuiti
Uìedesimi , dove avendo promesso di qui
dire della loro introduzione in Venezia,
vado ad adempirlo. Dallanlico mouaslei
V EN
IO ilella ss. Trinità de' cavalieri teutooict
furono per relìgìosn liberalità il' Andrea
Li()poiuano,alloi'cliène possedeva il prio-
rato, smeiiibrale in diversi tempi le due
chiese di s. Maria Maddalena di Pado-
va, e di s. Maria dell' Umiltà di Vene-
zia, per fondarvi due collegi dell' illustre
compagnia di Gesù recentemente istitui-
ta da s. Ignazio Lojula. Questo santo pur-
tossi a Venezia con s. Francesco Saverio
nel i536, per (piindi recarsi in Terra
Santa a predicarvi il Vangelo, ed a tale
ell'etto fu raggiunto nella città da altri
compagni. Si occuparono principalmen-
te in opere di misericordia e umilia. JNe-
gli ospedali degl'Incurabili e de'Derelitti
servivano i malati, assistevano a' mori-
bondi, e seppellivano i morti; istruendo
gl'ignoranti, e guadagnando non poche
anime a Dio. E questui, dice il Corner,
fu lai.'' vigna evangelica coltivata dalla
compagnia di Gesù. Ciò dispiacendo a'
libertini, calunniarono s. Ignazio per e-
retico , e cos'i i di lui compagni. Ma il
nunzio Girolamo Verallo, poi cardinale,
nel suo tribunale con formale sentenza
giuridica li dichiarò pienamente inno-
centi ; ed altrettanto fece il vescovo di
Chieti Gio. Pietro Carafa dimurando
presso i suoi teatini. Divenuto poi Paolo
IV ne scrisse la Storia il teatino p. Car-
rara, il quale anch'esso racconta le ca-
lunnie, e l'amicìzia contratta dal Carafii
con s. Ignazio; però i di lui sospetti, scri-
ve che si dileguarono in Roma, dopo a-
ver trattato lungamente col santo. Nel-
l'encomiare i gesuiti, il p. Carrara rileva
che se le loro case erano ricche, essi vi-
vevano nella stretta povertà de' privati,
tra le contìnue persecuzioni della male-
volenza, e la stima gloriosa di tutto il
inondo. Che s. Ignazio e i suoi compa-
gni furono in Venezia riconosciuti inao-
centissimì, n'è irrefragabde prova 1' ave-
re ivi il vescovo d'Albe Negusauti a' 24
giugno iSSy conferito gli ordini sagri e
il sacerdozio a' ss. Ignazio e Francesco
Saverio, ed a'ioro compagni, con indul-
.YEN 495
to di Paolo III. Tutto già narrai ne' voi.
XXX, p.i i4, LXXXVI, p.i63. Lostes.
su Papa approvò l'assegnazione a'gesuiti
della chiesa di Padova; e quella di s.
M.iria dell'Umiltà culle fabbriche annes-
se la confermò Pio IV per l'erezione di
un collegio, che fu poi cou pontifìcio be-
neplacito mutato in casa professa della
medesima compagnia. S'ignora quando
ebbe origine la chiesa dell' Umiltà; ma
essendo assai verosimile che questa fosse
la (.'casa abitata dalla religione de' ca-
valieri templari prima d'ottenere il mo-
nastero della ss. Trinità, sembra poter-
si stabilire avanti il i253. Adunque nel
i55o il Lìpporaano, avendo fatto gli e-
sercizi spirituali sotto la direzione del p.
Laynez gesuila.conosceodo di quanto van-
taggio alla Chiesa dovesse essere il nuovo
ordine fondato dal Lojola,chegià perbeu
3 volle avea in Venezia dato chiari at-
testati dell'apostolica sua carità, appro-
vata da Dio con evidenti miracoli, con-
segnò a'di lui figli la chiesa ed i conti-
gui edifìzi di s. Maria dell' Umiltà. Era-
no questi dalla vecchiezza quasi cadenti,
onde convenne a' gesuiti ridurli a uso
d'un collegio, accorrendo alle spese an-
che la pubblica munificenza , la quale
non solamente permise l'ampliazione del-
le fabbriche, ma avendo il consiglio de'
Dieci mandati in dono per le di lui be-
nemerenze al celebre p. Antonio Posse-
vino 5oo zecchini, ed avendoli egli reli-
giosamente ricusati, furono poscia dal
consiglio assegnati per le fabbriche. Mu-
tò poi il collegio nel 1 378 l'accennata con-
dizione, ridotto essendo per anteriore in-
dulto di Pio IV , all'essere di casa pro-
fessa per la provincia veneziana. Rinno-
vala pure la chiesa, a' 6 luglio i58g la
consagrò T eletto patriarca d' Aquileia
Barbaro, sotto il titolo delta P'isilazionc
di Maria tergine. Insorte poi le famo-
se controversie fra Paolo V e la repub-
blica, i gesuiti per ubbidienza al Papa,
nel 1606 uscirono dalla città 'e dal do-
uiiuio veaelo. Restala vuota ed abban-
49^3 V E N .
doiiatu la casa, colla chiesa il senato con
tiecreto de'ay giu<^no i6i5 le concesse
alle benedelline de'ss. Basso e Leor»e, le
quali partite dall'isola dì s. Servolo, in
numero di 70 vi si trasferirono nel gior-
no seguente, oppure a' 4 8'"8"'^ secon-
do lo Stato personale. Portarono con lo-
ro il corpo di S.Leone, un osso di s. Bas-
so, ed una gamba di s. Servolo , olire la
lesta di s. Anna madre della B. Vergine,
sagro tesoro di cui non si conosce la pro-
venienza: porzione delle ss. Canna eSpon-
ga, ed altre ss. Reliquie. D'allora in poi
le monache dal titolo della chiesa si
chiamarono Benecletline della Fisitazio-
Ne di Maria Vergine. Queste religiose
prima nel 1806 concentrate nel monaste-
ro di s. Lorenzo, restarono soppresse nel
1810. Rimasta vuota l'isola di s. Servolo,
io quel monastero nel 1646 o neli648 o
più tardi vi trovarono ricovero oltre aaoo
monache scampate dall'eccidio del regno
di Candia , caduto in potere de' turchi,
degl'istituti de'ss. Benedetto, Agostifio,
Domenico e Francesco. La repubblica
l'iparò l'edifizioj e somministrò gli ali-
menti, contrii^uendovi la privata carità,
finché la morte successivamente lasciò
deserto il sagro recinto; poiché dopo ca-
duta l'isola di Candia in assoluto potere
de'lurchi, perduta la speranza di ricu-
perarla, non eransi piìi permesse nuove
vestizioni. Nel libro de' Sili piltoreschi
delle -Lagnue, dice ì\ eh. Paolo Zannini,
che 4 monache erano superstiti, quando
vi pervennero i frati ospedalieri di s. Gio.
di Dio delti Fate bene fratelli e volgar-
mente Benfratelli, tuttora esisten'i e be-
merili. Avendo il senato risoluto di isti-
tuire un pubblico spedale militare, per
curarvi i soldati infermi e piagali, asse-
gnò r amministrazione e la custodia a'
frati benfratelli di quello di s. Antonia
di Castello , ove si raccolsero i militari
Ululati. 1 religiosi vi entrarono a* 7 giu-
gno 1715, ma nel seguente anno furono
traslocali co'Ioro infermi nell'isola di s.
Seij volo j, e ^ osti oel uagj;uist<;i;o Cu alla-.
V E i\
ra abitalo da poche religiose. I benfran
lelli, come quelli che furono isliluili ac
assistere i poveri infermi, e medicarli coJ
si delle piaghe del corpo, comedi qttelU
deil'auima, colla carità diretta e illumi«
nata dal sapere, servendo anche in Ve-
nezia indefessamente con perita assiste n«
za gl'informi, meritarono che il senato,
grato a'servigi prestali da essi , con de-
creto de'27 giugno 1733 donasse loro in
perpetuo l'isola, il monastero e l'ospeda-
le annesso, perchè ivi con un pieno nu-*
mero di 11 religiosi avessero a slabilii(
il convento. Dispose inoltre, che tanlol
(|uesto, quanto la chiesa e 1' ospedale si
fabbricassero di nuovo; lavori che co-
minciati nel 1734» furono compiti nel
1759, e la chiesa consagrata due anni
dopo. Ma Uovo nello Sialo personale^
che la chiesa dell'ospedale fu rifabbrica-
la nel I 747, e consagrata non si sa quan-
do, ma certo nel primo ventennio di que-
sto secolo da Giovanni Baccolo vescovq
di Famagosta. Si vuole ne sia stalo l'ar»
chitelto Giovanni Scalfarotto, zio maleri
no del Temanza, e uomo di merito noti
comune; ma fosse consiglio proprio o co»
mando alimi, trista condizione cui di
fre(jueutesoggiaccionoi più valenti artisti,
l'opera sua, benché savia e conducente
all'uso cui era dedicata, non riuscì tale da
meritare alcuna lode particolare, come
opera d' arte. Ila qualche buona pilltui]|
di G. Cignaroli e del Maggiollo. Già al-
cuni anni prima e nel 1725, il consiglio
de'Dieci avea invitato i benfratelli ad ac-
cogliere nel loro ospizio que'Ptì(zzi(/^'.),
che attenenti a famiglie patrizie fossero
dalle stesse affidali alla loro zelante vigi-
lanza, il che eseguendosi da'religiosi Io-,
devolnjente, perciò si guadagnarono la
protezione efficace della repubblica, e pec
essa le dette riedificazioni. Allora dunque
ebbe principio l'ammissione de'pazzi nel-
lo stabilimento di s. Servolo (nel n. 5^
del § X dissi de'pazzi che custodivano iq
s. Angelo della Giudecca i carmelitani
os&cr vanti). Ma il benefizio rimase Uii^s
V E N
p|.iii)cnte circosctìllo a' soli dementi di
nobile comlizioiie , o di agiate famiglie
ciipaci di coiupensare il dispendio del
loro enanlenitnenlo; i pazzi plebei e po-
veri, se innocui, erravano per le vie, lu-
dibrio del volgo e trastullo e scherno de'
lrivii;se violenti e pericolosi, veni vano rin-
chiusi nelle pubbliche carceri. Durò l' i-
II umana consuetudine per oltre 72 anni}
finché nel 1797 apparve manifesto ciò
che per rinnanzi non era appena avver-
tito; essere biasimevole l'cibbandonare a'
vituperi! delle piazze o all'obbrobrio delle
carceri gli sventurati che a veano smarrita
la ragione, perciò solo che non erano né
nubili, né ricchi. Indi la sovrana auto-
rità d' allora ordinò, che anco questi ve-
nissero raccolti presso i religiosi ospeda-
lieri, e ivi assistiti e alimentali a spese
dello slato; giusta, provvida e pietosa
ordinazione mantenuta costantemente
da' governi posteriori. Anzi trovo nel-
r Allocuzione dei eh. Malvezzi , che nel
l8o5 il governo die cessava, assegnò l'in-
tero legalo del benefico ultimo doge Ma-
nin all' ospedale di s. Servolo. E così eb-
be principio in Venezia la vera fonda-
zione d'un salutare ospizio per gli aliena-
ti, aperto e sostenuto dalla pubblica pie-
tà a benefizio generale di esseri tanto
iuftlici e degni di compassione. Dall'ospi-
zio partirono poi nel 1808 gli ammalati
militari, sostituiti nel seguente anno da
allrettanli infermi di malattie chirurgi-
che, d'ambo i sessi. Ma le doune furono
escluse da questi neliSag, e da'meulec-
cuti nel i834; e d'allora in poi il pio e
benefico istituto rimase, com'è al presen-
te, un ospedale per la cura mentale di ol«
tre a 200 alienati, e per la chirurgica di
circa 80 infermi; sì gli uni che gli altri
del solo sesso maschile. Notai però nel
D. 4 di questo §, che ora il manicomio
femminile si va a formare nell' isola di
s. Clemente. Scrisse l' encomialo elo-
quente descrittore dell' isola di s. Ser-
volo, nel citato bbro de' Siti pittorc-
^i.iti. » Chi muove dal margine estreaao
VEN 497
de'pubblici giardini e volge la prora a
mezzodì, s'incontra poco stante in un'iso-
la , che né per estensione di su[)erfìcie,
neper mole e dignità di fabbriche nulla
ha in se di niaraviglioso, nulla che la fa-
cesse discernere dalle compagne sue, che
abbelliscono questa partedelle nostre La-
gune; se non fosse la naturale amenità del
sito, e quell'incanto del sorgere improvvi-
so degli edifizi «l'in mezzo all'acque sen-
za lend)o di terra che apparisca soste-
nerli, e la perfetta conservazione loro, e
una cert'aria di nobile e agiata pulitezza
che vi regna d'intorno, e la fede del sen-
no e delle sollecitudini di chi là dentro
presiede. Ma non appena si sappia esse-
re quella l'isola di s. Servolo, ogni esterna
considerazione vien meno; gli occhi ces-
sano, a dir così, rottiaio loro; e il cuore e
la mente oltrepassano d'un subito i con-
fini del chiuso recioto. Perchè il nome di
s. Servolo ricorda le vittime della più
granile fra l'umane sventure; onde av-
viene che mano mano che uno si accosti
a quest'isola, quanto più ha la mente lon-
tana dalla miseranda condizione in cui è
quella degl' infelici che 1' abitano, tanto
maggiore sente nell'animo un fremito di
raccapriccio, un moto di compassione, uà
desiderio di soccorrere a' bisogni altrui.
Qui Tuomo, perduta la sublime delle sue
qualità, si fa spettacolo d' abbiezione a'
suoi simili; la luce della ragione é spenta
in lui, e questo solo fatto, perché oscura
nelle sue cause e misterioso ne'suoì modi,
da ninna prudenza n)ai soprebbe evitar-
si, né intendersi mai per forza alcuna d'ui-
telletto. Indi la vista di que'sciaguratide»
sta ad un punto profonda pietà e terro-
re inesprimibile. Seimonchè il peso di
tanti mali, che aggravano il demente, il
pazzo, il maniaco, sembrano alleviarsi
d'assai allorché si contemplano lo studio
indefesso, l'industria operosa e la pazien-
te assiduità, con le quali i padri ospita-
lieri di s. Giovanni di Dio, e il medico
valente che aggiunge le proprie alle loro
iuiichc, si adoprano iu aiuto di que'mise-
498 V E N
l'i. Alto ministero e pio, al quale è coufoi'-
tol'uiuatiitù, sostegno e compenso la l'eli-
gione^ilegnoclilodi tanto maggiori quan-
to sembra piùcerto, che il metodo sicuro
di guarire gli alienati è una colai meta
lontana e diiricìle, in cui vuoisi di continuo
tenere conversi gli occhi, e verso la qua-
le è d'uopo agognare di progredir sem-
pre, senza lusinga di raggiungerla mai.
£ progrediscono in fatto verso quella me-
ta i padri Fate -bene fratelli, e chi li as-
siste nell'arduo iuiprendimento; a'quali
è utile scuola il prò che recano a'Ioro in-
fermi e i mezzi che lo procurano. De'
quali mezzi è lungo il novero e varia la
natura e le intenzioni, a seconda non so-
lumeule delle specie diverse delle ulieiia-
zioui, ma sì ancora delle condizioni varie
degli alienati, dcll'uidole loro, della loro
età, abitudini e via dìceudo; non dico del
se>so, perchè le donne non sono ammesse
in que^t'opizio (io sono nell' altro inuni-
comio che i beufratelli hanno in Ancona,
di cui riparlai nel voi. LKXXIll, p. 4^
e 73). E' rado che si adoperi la repres-
sione, se si eccettuino i casi ne' quali la
ferocia della malattia la rende neces-
saria ; e allora è mite, umana e circo-
scritta al solo impedimento, che il uia-
iiiacu non rechi danno a sé 0 ad altrui.
]\]a l'occupazione degli alienati in que-
sti o que'lavori, e la loro distrazione da
ciò che più alimenti gli errori del loro
intelletto, sono i mezzi principali de'(jua-
lisi valgunu que' buoni padri nella san-
ta opera a cui intendono iuces^anlemen-
te. E la prestano ogni dì ad oltre 200
individui , che abitano questo luogo di
rigenerazione; de'quali è bello vedere co-
me alcuni lavorano il terreno, nientre
altri attendono alle faccende domesti-
che; chi monda le stanze, chi reca l' ac-
qua ole legna, chi lava le biancherie; qui
alcuni stanno intenti alla lettura d' un
libro, là altri alla copia d'una scrittura;
vedi pure chi suona uno strumento, e chi
danza a quel suono. Diresti, che una meu-
le regolatrice muove tante e taalo varie
VEN
a/ioni, e così è nel fatto; ma non è la
mente degli sciagurati, a cui difetta; ben-
sì è lo spirito de'padri che s'insinua per
entro a quelle vuote intelligenze, é si me-
scola e si dillonde per esse, e le alimenta
di nuove idee, e così le riconduce mano
mano al racquisto dell' antiche". Si pou-
no vedere le Tavole statisliche degli a-
lienad che ebbero cura nel manicomio |
centrale maschile in s. Servolo di Fé- \
nczia nel novennio i^\'j a i855 inclu-
sive, Venezia i856 tipografia Armena
di s. Lazzaro. 1 virtuosi beniratelli sono
sparsi per tutto il mondo, ed è celebre
\ Ospedale di s. Giovanni di Dio (l^.)t ||
culla casa generalizia, che hanno in [lo* >•
ma nell'isola del Tevere (F.). All'oriente
di quest'isola è la seguente.
I I . iS", Francesco del Deserto. Isola
nelle L.igune all'intorno di Venezia, da
cui è circa 5 miglia distante, lungo il ca-
nale di Treportì, che prende il nome da
quello del porto posto all'est di Venezia,
formato dall'Adriatico, alla foce delSile,
buono per le barche mercantili, e che pel
Sileepe'canali interni comunica con Mu-
rano e Burano nelle Lagune. Toccai nel §
X,n.2 i,cheneli2 2o il gran S.Francesco
d'Asisi, tornando dalla Siria e dall'Egit-
to per ripatriare, approdò in Venezia e
perl'aidenle amore alla solitudine, si
ritirò ili una rimota isuletla situata non
lungi da Burano e dal mare, tuttora co-
ronata di cipressi e d'altri alberi; ed ivi
con giunchi e legni formò un piccolo ora-
torio con ricovero per due religiosi, cioè
per lui e per fV. Illuminato, passeggian-
do col quale copiosa multitudine d'uccelli
cantavano fra' virgulti. 11 santo disse al
compagno: Questi lodano Dio, accompa-
gnamoii noi pure recitando l'ore canoni-
che. Entrati fra' virgulti dell'isoletta, gli
uccelli uè si mossero e né cessarono di
garrire. Ma il continuo strepito del loro
canto non permettendo ad essi di salmeg-
giare e udirsi: rivoltosi il santo a quella
moltitudine d' innocenti musici, coman-
dò loro di quietarsi finché avessero termi-
VEW
nalo lu recita dell'unìzio divino. Prodi-
giu: gli uccelli lutti si posero in silenzio,
esulo ripigliiiruuo le loro canore melo-
die, quando il «anto Unito cU' ebbe l'o-
razioni glielo permise. Tornato in Asisi,
dopo il suo beato transito, alcuni suui
Ijgli passarono in Venezia per introdur-
vi l'ordine de'iuniori, ed istruiti del nar-
rato portento con divozione frequenta-
rono la fortunata isoietta. Dopo che Gre-
gorio IX nel 1228 annoverò Francesco
tra' santi, fu a suo onore dal proprietà-
liu dell'isola Giacomo JNIichieli fondata
una chiesa, che poco dopo nei 1233 con
(ntiR l'isola donò all'ordine ininoiitico,
somministrando l'occoirente per la fab-
l>rìc<t del convento. Dio lo compensò cou
fargli vedere in visione lu gloria che s.
Francesco godeva in cielo, e questo l'ec-
citò nel I 244 ^ professarne l'istituto, e al
suo esen)piu la moglie fece il simile in
s. Chiara di Venezia. Dal sito dunque
remoto e solitario, in cui si eresse il con-
vento, ac(|uistò il nome di s. Franct-
ico del Deserto e lo comunicò all'isolet-
ta, ovvero al nome che avea l'isola di
Deserto, per le sue condizioni, fu ag-
giunto quello di s. Francesco. Però in
qualche documento del secolo XIV, il
convento è chiamato s. Francesco della
f'igna nella, diocesi di Torcello, o s.
Francesco della Contrada. Più tardi
Paolo li nel 1466 lo nobilitò col nome di
s. Francesco delle Stii/imate, com une al-
la chiesa, cou perpetue indulgenze a chi
lu visitasse nella solenne commemorazio-
ne delle ss. Stiuimate. Nella chiesa vi fu
compreso l'oratorio eretto colle proprie
mani da s. Francesco e da fr. lliumuia-
to ; e poscia in un aitai e fu collocato un
divoto dipinto ss. Crocefìsso portato da
Candia, ov'era celebre pe'prodigi opera-
ti. 1 francescani conventuali per lungo
tempo abitarono il luogo e uiliziarono il
santuario, ma annoiati dallo si|uallore
della solitudine e dall'iuteinperie dell'u-
ria, ritiratisi in s. Maria Gloriosa de'Fra-
lì, e portando seco quanto era vi di mi*
YEN 499
gliore, lasciarono il luogo veramente uà
ileserto. iVon permise Dio che sito tanto
venerabile per le celestiali contempla-
zioni di S.Francesco, restasse lungamen-
te negletto, poiché i francescani, che per
l'esatta ubbidienza della regola de' fra-
ti minori (da ultimo egregiamente e-
sposta dal cav. Girolamo Nottola vene-
to, che a cagion d'onore ricord. li nel voi.
XXVI, p. 146), avenno assunto il no-
me di Minori Osservanti^ dopoché 1' a-
bilò s. Dcrnardino da Siena, l'ottennero
da Nicolò V a mezzo del protettore car-
dinal Domenico Capianìca; il senato nel
1453 permettendo loro di raccogliere
limosiiie nel dominio veneto per toglie-
re dalie rovine il cospicuo santuario, e
confermandone il possesso nel i46o Pio
Il H istanza degli ambasciatori veneti.
Dipoi Clemente Vili uel i594 l'usse-
gnò a' Riformali Minori Osservanti e
alla loro provìncia di s. Antonio, la quale
vi destinò 16 religioni che esemplarinen-
le rulliziavano, malgrado i' insalubrità
dell'alia che di frequente li rendeva in-
fermi. Ma i superiori della provincia con-
siderando quanto nuoceva il soggiorna
alla salute de' frati, massime negli ardo-
ri estivi, per cui non inlVequentemenle
vi soccuutbevano, si deternunò di pro-
curare nelle vicine isole qualche ospizio
per comodo de' religiosi e per ricovero
degl'inferini. Che perciò olFerta loio dal
patriurcaZaneuna porzione della badia di
s. Cipriano di Murano, ivi si proposero
formarvi l'ospizio. La loro povertà noo
permettendolo, dopo un anno cercarono
in Venezia sito più opportuno, invocan-
dolo dai senato, il (juale benignamente
decretò a'2 i dicembre 1602, che potesr
sero i riformati di s. Francesco fabbri-
carsi una piccola chiesa e convento, nel
terreno dato loro per carità in luogo re-?
moto vicino a ». Nicolò, ove si potessero
ritirare ne' mesi piìt pericolosi deil'anno.
Ivi eressero una chiesetta in onore di s,
Bonavenlma, con contiguo conventino,
e cou disagio l' abitarono un numero
5oo YEN YEN
jle'frali per 18 anni, gli alili ufTizianJo ptcm Fiiiea.S.Erasmoe\eV\^no\e sono
h chiesa di s, Francesco nell'isola del due comuni dell'isola diMuiano. Essendo
Deserto. Volendosi dilatare e non l'iu- si collo scorreie de'lempi accresciuto no-
lucendogli, negando il proprietai-io di ce- tabilmenfe il numero de' vignaiuoli e
dei- loro la vicina casa, data l'oppoitunità degli ortolani in quella parte del veneto
d'avere un ispazioso orto nel sestiere di Lido, la quale era anticamente soggetta
Cannaregio, adiacente al luogo del Ber- alla chiesa matrice di Murano, credette-
saglio dove si esercitavano i bombardieri ro il pievano ed i capitolari della mede-
nel maneggio dell'artiglierie, con permes- sima essere opportuno alla coltura di
so del senato del i.° dicembre 1620 ri- quelle anime il fondarvi una separala
solvettero abbandonare il convento, che parrocchia, ergendo una chiesa sotto il
poi si cambiò nel monastero esemplare titolo di s. Erasnìo vescovo e martire, e
dell'agostiniane eremile. Pertanto nel destinandovi per parroco un sacerdote,
nuovo luogo, e con facoltà del patriarca del quale si riservarono la libera eie-
Tiepolo de' 26 febbraio 167,1, eressero zioue. Sebbene s'ignori il tempo preciso
il convento e la chiesa, dallo stesso pre- di tale fondazione, nondimeno sembra
jalo consagrata a' 23 ottobre iGaS, la che precedette il XII secolo. Imperocché
pieià de'feileli avendo accelerato il com- Aurioduno pievano della chiesa di s. Ma-
pimento de'sagri edilìzi. Non per que- ria matrice di Murano circa ili 120 rin-
filo da' religiosi si tralasciò d'abitare il novo la chiesa di s. Erasmo del Lido, sta-
convenlo di S.Francesco del Deserto, e bilendo o piuttosto confermando, ch'el-
mollo più d'uflìziare la chiesa; in quel- la dovesse essere perpetuamente sogget-
Iodi s. Bonaventura passando gì' infcr- la al pievano e al capitolo della matrice.
it)i, i cagionevoli di salute, i questuanti, Ciò non ostante verso il principio del se-
e (pialche altro neir estate, in cui l'aria colo XVi pretesero gli abitanti della
ileli'isola diveniva più micidiale.Nel 1806 parrocchia, appartenere a loro il diritto
in soppresso il convento di s. Francesco, di eleggersi il pievano, perchè era man-
i; colla chiesa fu dato all'i, r. corpo dei tenuto colle loro limosine, uè la chiesa
Genio; i religiosi concentrandosi nell'ai- sostenevasi con altre renili le fuorché col-
tro di s. Bonaventura, che non tardò a le pie olFerle de' poveri vignaiuoli. Da
soggiacere alla stessa sorte nella generale quel tempo dunque cominciarono i par»
jil)olizione de' regolari del 18 io, e fu con- rocchiani ad eleggere il sacerdote desti-
■vertito colla chiesa ad altri usi. Quanto nato alla cura ilelle loro anime, né restò
poias. Francesco del Deserto fu da circa a'capitolari della chiesa matrice di Mu-
un anno conceduto a convento e ritiro raoo altra giurisdizione, fuorché di no-
tiei minori riformati di s. Michele in iso- minare l'economo, allorché alla morte oj
Ja, di cui nel n. 18 di questo §; ed attuai- partenza del pievano venisse a restarei
niente è presso al termine del grandioso vacante la cura delle anime. L' isola dil
ristauro,dicuiavevabisogno,ed alquale s. Secondo, della quale ragiono nel n. 26^
concorsero le largizioni de'cittadini e le di questo §, un lenipo si chiamò de' ss.
yclanti cure del beniìmerilo provinciale Secondo ed Erasmo, [)er quanto ivi ri-,
p. Bernardino da Portogruaro. Vicina a ferisco. Del resto 1' isola di s. Erasmo
s. Francesco del Deserto é l'isola seguente, nulla ha che fare coU'isola di s. Secondo,
17.. S, Erasmo e le T^ignoli\Y)i\ti hov- perché questa è situata verso la terra-
jjate che si estendono a sinistra del porlo ferma, e quella giace a sinistra del porto
del Lido, la I.' così detta dal suo chiostro del Lido. La chiesa di s. Maria Assun^
ecliiesaantichi e ora distrutti, la 2. "dalla ta delle Vignole è un oratorio non sa-
quuulilù de' suoi vigoeli, Diaiola 0 Se- grameulale soggetto alla parrocchia di
VE ?!
5. Pietro «Il Castello ed udly/iala il, I fr.'in-'
cescaiii rifonnati, come notai parlai] •
(lo Ji quella chiesa. Quindi s' incontra
il Lido, che divide l'Adriatico dalle La-
gune di Venezia, alla cui estreiriilà si
f'orrua la seguente rislrella isola del li-
torale.
ì3.S. Nicolò del Lido, volgarmente
s. Nicolctio. Chìainansi Lidi 7 isole del-
l'Adriatico e descrivono una curva da-
vanti le Lagune di Venezia, dall'imboc-
catura della Brenta sino a quella del Fia-
le. Non sono che banchi d'mterramenli,
o piuttosto materie depositate; che i fiu-
mi e il mare hanno quivi strascinale e
che si fissarono nel luogo da cui l'acque
non ebbero più la forza di svellerle. Som-
miiiislrano (lori e frulla saporite-La mag-
giore è quella di s. Nicolh del Lido, no-
me che prese dalla chiesa e dalla badia,
di cui vado a parlare, ed è più- chiamata
comunemente Lido. L' isola è ristretta,
lungi 3 quarti di lega da Venezia e in
faccia ad essa. E propriamente una spiag-
gia o vasta lingua di terra che divide l'A-
driatico dalle Lagune venete, specialmen-
te dal forte appunto detto del Lido sino
a Malanjocco. Vi sono comodi quartieri,
e (pialche buon fabbricato. Quando per
la guerra di Candia, ùrio de'duci Erne-
sto duca di Brunswick si recò a Vene-
zia con i4oo soldati, nel i685 gli fu
dato temporario quartiere a Lido. Vo-'
lendo egli olfrire a' veneziani un saggio
dell' esperienza militare de' suoi soldati,
prima che salissero sopra 1' onerarie, e
perchè le dame e i gentiluomini potesse-
ro osservare quegli esercizi senza disagio,
fece ergere sopra il Lido slesso una spe-
cie di palazzo con sala, stanze e allre co-
modità, ma con rusticano e romantico
apparecchio riferito dal cav. Mulinelli,
insieme al libro pubblicalo in Venezia
nel i686daGio. Matteo Alberti: GiiiO'
chi ft siivi e militari f danze, serenate,
macchine, boscareccia artificiosa, rega-
ta solenne, et altri sontuosi appresta-
menti di allegrezza esjjosti alla soddi*
VEI^ 5ot
sftizìone universale dalla generosità,
dell' Altezza Ser.di Ernesto ec. Del-
l'entrata violenta nel porlo di Lido del-
l'armatore francese Laugier, trucidato
con I 3 de' suoi da' soldati schiavoni, fa-
rò parola nel n. 18 di questo §. Il luog<j
è popolato assai poco, e quanto lo può
permettere la vicinanza del mare, che da
ogni canto lo bagna. Non molto lungi
evvi il cimiterio degli ebrei, con vana
iscrizioni scolpile in marmo. Percomu-»
ne pietà si unirono a fondare in quest'i-
sola il monastero di s. Nicolò 3 illustri
personaggi dello stesso nome, Docnenico
Contarini doge di Venezia nel i o43, Do-
menico Marengo patriarca di Grado, e
Domenico Contarini vescovo d' Olivolo,
i quali uniformi nell'intendimento, do-
po averlo eretto, lo destinarono per abi-
tazione de'monaci benedettini, olfreudo-
lo circa ilio53 a Sergio monaco di s. Be-
nedetto, istituito i.° abbate del nuovo
monastero, fondato sotto 1' invocazione
del vescovo di Mira s. Nicolo per terra
e per mare glorioso, così allora chiama-
lo per gl'innumerabili miracoli, co'qua*
li neir uno e nel!' altro elemento s' er»
reso tanto benefico. Le possessioni asse-
gnate da'fondatori pel mantenimento de*
monaci si aumenlaronoanche colla chie-
sa di s. Apollinare nel Triestino, sotto
Zenone 1° abbate, il cui successore Vi-
tale ebbe la consolazione d'ottenere da
Mira il venerabile corpo.ossia la maggior
parte del corpo, come si esprime Corner
(giacché Bari si gloria possederlo, onde
è denominato s'. Nicolò di Bari. Scrive
l'annotatore del Buller, nella i.' edizio-
ne delle File de' Santi a' 6 dicembre,
pubblicata per questi stessi tipi. » Non
si può ammettere il parere de' veneziani
moderni, i quali pretendono che le reli-
quie di s. Nicolò sieno state portale a Ve-
nezia. Questa traslazione si fece di certn
a Bari, come ci fanno sapere Giovanni e
Niceforo, i quali erano contemporanei e
sopra luogo. I veneziani portarono solo
fra essi, 1' aono 1097, ciò che lasciarono
5o2 V E N
loro i cilfadini di Dari; cioè a direi cor-
pi degli altri due vescovi, uno chiamalo
Teodoro, e l'altro Nicolò, ma diverso dal
nostro santo, con un poco d'olio sagro
che si era trovalo nella tomba di s. Ni-
colò di Mira". Tale olio dicesi la Man-
na di .1. Nicola, e tuttora in Bari le ss.
Ossa ne trasudano in abbondanza. Ne
posseggo una piccola cassetta in garafìne,
donata dall'arcivescovo odierno di Bari
a Gregorio XVI), del s. Titolare, nel ri-
ferire la storia della traslazione di si sa-
gro tesoro, compendiala da diverse de-
scrizioni di essa. Mi limiterò a dire, che
i veneziani eccitati dal fervore apostolico
d'Urbano II nel piomnigare nel ioc)6
la I.' Crociata ^ev la conquista di Ter-
ra Santa dalla tirannide maomettana,
per cui ne riparlai a Turchia, raduna-
rono numerosa armata navale, destinan-
done nella basilica di s. Marco rettore e
maestro Enrico Cnniarini vescovodi Ca-
slellOj figlio del defunto doge simnori)i-
iiato, e supremo capitano Michele (iglio
di Vitale I Michieli, che allora sedeva sul
trono ducale. Nella chiesa del monastero
di s. Nicola il patriarca di Grado Badoa-
ro fece pastorali esortazioni a' crocesi-
gnatie li benedisse. Allora il vescovo En-
rico avanzò una profetica preghiera al s.
Titolare, perchè prosperando l'impresa,
lo rendesse degno ti' arricchir Venezia
col tra«porlo del suo s. Corpo. Giunta
la flotta presso Mira nella Licia, il ve-
scovo Enrico la fece fermare, e a'3o mag-
gio mandò esploratori nella città per far-
ne ricerca. I custodi della chiesa dissero
solo esistere un' arca di marmo rotta,
dalla quale que' di Bari trasportarono
parie del corpo di s. Nicolò il Grande, e
il resto lo trasse l'imperatore Basilio per
portarlo a Costantinopoli, e ignorare ove
lo ripose. Insistendo i veneziani, e reca-
tosi nella chiesa anco il vescovo, dopoa-
ver ottenuto i corpi de'ss. Teodoro mar-
tire e Nicolò ambo predecessori nel ve-
scovato di s. Nicolò il Grande, e il i."
pure suo zio, gli riuscì di scuoprire il luo-
i
! corJ
1
V EN
go ove avea nascosto l'imperatore i!
pò del medesimo s. Nicolò il Grande,
non avendolo potuto trasportare nella
sua capitale; egiubilandod'inesprimibi
gioia lo portarono alle navi, e si condus
sero a (ierusalemine, già conquistata dal
le GnlFredo. Indi combatterono contro t
saraceni, e conquistate varie città di Pa-
lestina, si i^stituironoa Venezia nel gior-
no sagro al santo. Il doge, il p.itriarca gra-
dese, la nobiltà e il popolo con divozione (
entusiasmo festeggiarono l'arrivo de' s*
Corpi.e tutti 3 furono collocati nella chic
sa di s. Nicolò, in nobile e diviso sepol
ero di marmo. Il Corner narra ancora
le diverse invenzioni de'ss. Corpi accom<
pagnateda prodigi, da loro uscendo mira
coloso liquore e soavissimo odore. Dive
nuta perciò celebre questa chiesa, il ve
scovo di Parenzo Bertoldo le donò nel,
iii4 la chiesa di s. Anastasio e altre
chiese e possessioni ad essa spettanti nel
territorio di Parenzo; e nel r i33 Pel-
legrino patriarca d' Aquileia donò l'ab
hazia di s. Pietro di Carso. Queste e al.
tre donazioni, con privilegi, confermò ^
concesse al monastero l'imperatore Cor
rado III nel I 1 5 r ,e più tardi da Federicc
11, e prima di lui da Papa Urbano III fu
rono confermati. Intanto i mouaci ricu
sandosi di rendere al vescovo di Ca-
stello le solite onorificenze nel giorno fei
stivo dell' Ascensione, vi furono obbli-
gati dalla pontificia autorità. A quesl
tempi deve ascriversi la celebre Dispai
za (/'*.) data da Alessandro III, ad islan
za del doge Vitale il Michieli, per cui m
riparlo nella sua biografia nel§XlX
dogado 38.°, al veneto b. Nicolò Giù
stinìani monaco sacerdote professo d
questo monastero, di lasciare l' abit
monastico e continuare col matriinonic
la successione dell'illustre sua casa, d
cui era il solo superstite, per essere mor
li gli altri di veleno per perfidia dell'ini
peratore greco Emmanuele Comneno
secondo Corner. Ottenuta numerosa fi-*
gliuolanza, si divise dalla moglie, la qua
YEN
lesi racchiuse nel monastero eli s. Atliia-
no ila lui fundalo in Anxìiiano, e torna-
lo Ira* suoi monaci, volle convivere con
essi appartalo, e nell' utnile stato di con-
verso condurle vita austera e penitente^
finché volò al cielo. Per una quiilclie a-
nalogia mi si conceda qui una licenza
d'erudizione. Giovanni della celebre fa-
inigiia IMaj'tinengo da Brescia e patrizia
veneta, della (juale dovrò riparlare, gè»
neralissinio della repubblica veneta e so-
printendente di tulle le forrdìcazioni del-
lo stato veneto, sulle quali lasciò le sue re-
Iasioni al senato veneto, le cui minute in
36 fascicoli si conservano dall'illustre di-
scendente conte Yenceslao Martinengo
nel pregevole archivio domestico, per la
peste del i63i si fece cappuccino. Dipoi,
per occorrenza di guerra, il p. Martinen-
go fu col beneplacito pontincio dal se-
nato levalo dal chiostro perchè avea bi-
.sn^no de' suoi iiiililari talenti. Termina-
ta la guerra, il vii tuoso Martinengo vol-
le tornare tra' suoi amati cappuccini, la-
sciando molti legati pii ad Urago d'O-
glio, comune del Bresciano,che tuttora si
soddi>l(ino, morendo eseinpiarmenle nel
convento. Dando la chiesa e il monaste-
ro di s. Kicolò segni di rovina, il pub-
blico erario nel i 3i 6 ne ordinò le ripara-
zioni. Per la famosa guerra con Genova^
BS'^egnato il monastero in gran parie ad
usi militari, ne partirono i monaci e per
qualche tempo vi abitarono con disagio
il fondatore della congregazione di s.
Giorgio d' Alga co'suoi compagni. Ter-
minala la guerra, i benedettini «i resti-
tuirono nel Oionaslero, e poi nel i45i
si unirono alla riformala congregazione
cassinese di s. Giustina di Padova, dopo
diche il governo degli abbati fu trienna-
le.Uno di questi, PiaH'aele da Verona, per
impedire la caduta della chiesa, nel 1626
ne cominciò la rifabbrica, ponendo ne'
fondamenti quella medaglia che vedesi
nel Corner colt'eiligie di s. Nicola, ed epi-
grafe : Templiim D. Nicolai in Litorevc.
L' 1 1 maggio 1 628 dalla vecchia chiesa fu-
V E N .'JoS
rono frn^ferlli i«s. Corpi dentro il mona-
stero, e poi nella festa dell'Ascensione del
1634 solennemente portati nella nuova
magnifica chiesa, nella cappella maggiore
in sontuoso sepf)lcro di marmo. Nella fac-
ciata del tempio fu collocato il deposito del
principale fondatole del monastero il do-
ge Contarini, già sepolto nella distrutta
chiesa. I cassinesi qui rimasero sino agli
ultimi anni della repubblica, concentrati
nel I 7yo con quelli di s.GiorgioMnggiore.
Nella generale soppressione vi fu compre-
so il monastero, oggi appartenendo a'mi-
litari. La chiesa divenne ed è succursale
della parrocchia di s. Maria Elisabetta
del Lido. Serviva 1' isola anche pegli e-
sercizi de'soldali delh guarnigione di Ve-
nezia, prima che in essa fosse costruito
il bei campo di Mnrte in un angolo del-
la cillà, ove ora .si fanno. La chiesa è bel-
la, con ricche pitture e nobili ornamenti.
Nel i.° altare la tavola del s. Benedetto
è di D. Maggiollo; quella del 1° con s.
Marco, si cominciò dai Domini e la com-
pi M. Vecellio ; nel 3." il Crocifisso è di
Angelo Marinali, scultore dell'altre sta-
tue di questa chiesa. Il maggiore altare
si disegnò da Cosimo Fanzago, e scolpi
da' napoletani Lazzari e Galli. All'altra
parte la tavola con s. Paolo convertito è
dello Scaramuccia : 1' ultima coll'Ascen-
sione del Signore è buon lavoro del Vec-
chia, bopra la porla è di Girol.mio Pel-
legrini la pittura a fresco con Venezia
piostrata avanti a s. Nicolò. — Qui era ac-
rollo pomposamente il doge allorché nel-
la festa dell' Ascensione recavasi colla
signoria nel bucintoro alla benedizione
o sposalizio del mare. 11 doge era accom-
pagnato da tutta la pompa e dalla ma-
gnificenza del veneto governo, in quel
superbo naviglio clorato, adorno e fre-
giatodi statue, intagli eornaraenli, detto
perciò il ^Mcmtoro, Bucenitauro, vera-
mente magnifica natante reggia. Con es-
so portavasi il doge in detto giorno a
fare l'annua singolarissima funzione del
suo sposalizio col mare Adriatico, fuori
5o4
V E N
«lei vicino porto, colla scorta (ìclltì gale-
re, (le'piccoli bastimenti ila guerra, e se-
guilo da un indescrivibile numero di bar-
che o gondole, tutte a festa addobb.ile.
Ciò fatto sbarcava alia chiesa di s. Ni-
colò, vi assisteva alla messa cantata, e
colio stesso splendido corteggio termina-
la il solenne trionfo sbarcando alla Piaz-
zetta di s. Marco. Per I' origine di que-
sta solenne ceremonia, e nozioni relati-
ve, compendierò l' eruditamente narra-
to dal eh. ab. Cappelletti e dal eh. cav.
Mntinelli negli Annali di Fcnczia.W ve-
scovo d' Olivolo Domenico V Ora leni-
go, nella sua cattedrale con magnifica
pompa nel 998 benedì la bandiera della
repubblica, e la consegnò al doge Pietro
JI Orseolo nell'alto che questi slava per
intrapendere la spedizione rinomatissi-
ma contro gii slavi, narentani e altri po-
poli dalmatini, infesti al nome e al com-
mercio de' veneziani; donde ritornò poi
vincitore e glorioso d' aver ingrandito il
nazionale domìnio del possesso altresì
della Dalmazia e della Croazia: vittoria
che procacciò a' dogi veneti il titolo ono-
revole di Dogi di Fenezia, della Dal-
mazia e della Croazia. Tale solenni-
tà cominciata nel di dell' Ascensione ,
questo perciò appunto diventò solennis-
simo in Venezia ; e piti ancora lo diven-
ne per la vittoria neli 177 riportata dal
doge Sebastiano Ziani contro la flotta
dell' imperatore Federico f, per la qua-
Jeavendo il Papa Alessandro inconces-
so al doge que' doni e prerogative che
dirò a suo luogo, compreso l'anello d'o-
ro per sposare l'Adriatico nel giorno del-
l' Ascensione, in segno del dominio che
avea acquistato sopra quei mare, non
pochi errarono con attribuire l'origine
e r introduzione della sagra politica ce-
remonia ad Alessandro III e per sua con-
cessione, come nel racconto di quella
battaglia e di quella vittoria; argomen-
to che svolgo nel § XIX, dogado 39.°
Vanno pei biasiniatì col Filiasi preci-
puamente quegli scrittori forastieri, co*
V E N
me il francese Goudar, e il famoso ha-
[)oletano Giannone, che trovarono nella
maestosa funzione argomento di bizzar*
re e stolte censure. Se tali e altri ujeglio
avessero consultato le storie, non avreb-
bero bassamente deriso e scherzalo su
d' una ceremonia, come tante altre deri-
vate per eternare la memoria di glandi
avvenimenti. Imperocché il vescovo 3 vol-
te cantava : Ut hoc mare nobis et onini-
husin eo navigantibus tranquilluni et
quietimi concedere di gneris, te roganms
nudi nos. Oltre altre preci a Dio, che san-
tificavano l'azione d'un popolo religioso.
L' autore della cronaca Sagornina, con-
temporaneo al suddetto doge Pietro II, e
perciò di quasi due secoli anteriore all'in-
dicata pretesa vittoria de' veneziani sulla
flotta imperiale,ne dà esplicita notizia con
espressioni non dubbie. Inoltre è attestata
l'antichità di tale pompa cittadinesca, dal
fatto certissimo della lite insorta tra Vitale
Il vescovo di Castello e Domenico Con-
tarini abbate di s. Nicolò del Lido, poiché
questo voleva introdurre novità circa l'o-
norificenze solite prestarsi nel tempo ad-
dietro dall'abbate e da'monaci al vesco*i
vo d' Olivolo, ossia a' suoi predecessori^
allorché nel giorno dell' Ascensione reca»
vasi alla chiesa di s. Nicolò, per accoglie-^
re il doge e complimentarlo nel suo re-
carvisi per lo sposalizio del mare. La qua-
le lite, dopo di avere durato lungamente^
fu dal vescovo, sostenitore de'propri di-
rilli, portata al tribunale d' Alessandra
111, clieaUidandone l'esame e la decisio"
ne a'vescovid'Equilioedi Torcello, pro<
nunziarono sentenza definitiva in favore
del vescovo, confermala dallo stesso Pa-
pa con bolla data a Kivoalto a'22 marzo
1177. Poco dopo i monaci cercarono di
far rivivere la controversia sotto altro
aspello; ed il vescovo Nicolai ricorso a
Clemente III, questi nel 1188 rinnovò
la decisione e la conferma d'Alessandro
III. Ora se tale Papa fosse stato l'istitu-
tore della ceremonia, non poteva averla
stabilita avanti il i 177, perchè a qne-«
V E X
si' nnno è nssegnatn I.ì pretesa sconfìt-
In «lata da' veneziani alla floMa ioipe-
riale; mentre nel medesimo anno col-
la sentenza da Ini confermata, assicurò
ni vescovo di Castello il dirilto derivato-
gli dall'antica consuetudine, d'pssere ìii
quell' occasione ricevuto oiiorevolmenle
dall'abate e da' monaci di s. Nicolò del
Lido. Si devono distinguere due dilleren-
li epoche nella celebrazione del rito: una
cioè al tempo del doge Pietro H, quan-
do ebbe la òua primitiva origine; l'altra
ni tempo del doge Ziani e d'Alessandro
Ili, quando all'antica cerem'onia fu ag-
giunta la particolarità dell'anello, che
gcltavasi in mare e die motivo al titolo
di Sposalizio del mare. La i." di queste
due epoche dev'essere segnala nel 998,
la 2.' nel i i 77 : il rito di quella potevasi
piuttosto dire Benedizione del mare; al
rito di questa soltanto poteva convenire
in qualche modo il noD)e di Sposalizio.
Perciò anche doppio ceremouiale se ne
conserva negli archivi, che l'ab. Cappel-
letti pubblicò nel riprodurre gli estralli
da quelli dal Cornaro. Il rito comincia-
to dalla benedizione del militare vessillo
consegnato dal vescovo al doge Pietro li,
continuò per piìi anni nella cattedrale
d'Oli volo, finché edificala in Lido la chie-
sa di s. Nicolò col propinquo monaste-
ro, fa srelta questa come più opportuna
e più vicina al luogo ove la solenne pom-
pa eseguivasi. Né ciò avvenne prima del
1043, poiché in quell'anno soltanto eb-
be [trincipio la fabbrica del tempio. Laon-
de per più di ^0 anni se n'era rinnova»
ta annualmente la memoria nella catte-
drale ; certameule con assai uìeno cere-
iiionie che non in seguito allorché si co-
minciò a celebrare in s. Nicolò. Così pu-
re il Iraltamento, che s'imbandiva al pa-
triarca da'monacì Olivetani di s. Elena
( sia perchè l'isola era d'antica giurisdi-
tione de' vescovi di Castello, sia perchè
uno di essi fondò l'ospedale e il mona-
stero a' loro predecessori i canonici re-
golari), consistente in castagne moude
voi. xci.
YEN .'ìoT
e vino rosso, negli ultimi anni fu più per
le persone del suo cortejigio, di quello
che per lui; il quale ordinariamente ave;»
da pontificare in s. Nicnln; e il compli-
Oiento delle rose damaschine, cui il pa-
triarca mandava a presentare ni doge su
di una coppa d'argento, per mezzo d'uà
suo familiare o d'un chierico; ed il rin-
fresco di pane, vino, fave fresche e casta-
gne monde, cui il prelato dovea imban-
dire a'reraiganli, che lo aveano servilo
nella sua penta, non che il regalo di
dt>e ducali al gastaldo de* remiganti , il
quale ne avea diretto le mosse, pare ch«
fossero aggiunti di mano in mano in
tempi posteriori, non trovandosene men-
zione alcuna nel ceremouiale più antico
accennato. Bensì la refezione, ossia pran-
zo, era d'antica data quanto l'istituzione
della festa in quella chiesa abbaziale; del
che ne assicurano le ricordate decisioni
de' vescovi d' Equilio e di Torcello, e le
successive conferme de' Papi Alessandro
III eClementelll. Anche la ceremonia che
il doge gettasse in mare un anello d'oro,
fu introdotta più tardi, precisamente nel
i I 77, dopo che Alessandro Ili andato al
Lido ad incontrare il doge Ziani, che come
fu detto ritornava viltoriosodal combat-
timento navale, gli presentò un anello d'o-
ro come pegno sulla sovranità del mare.
Per cui nella sua benedizione e ceremonie
si cantava anche il Te Z^rnm dal patriar-
ca e suo clero. Ma siccome all' avvici-
narsi del doge all'isolella di s. Elena, gli
si faceva incontro il patriarca in un pea-
tone, e, attaccandosi al bucintoro, veni-
va rimorchiato da esso, ciò il cav. Mu-
linelli qualificò forse indecenza. Benedi-
ceva intanto il prelato, fra il canto delle
litanie, una tinozza d' acqua e un anello
che doveva essere dal doge gettalo nel-
l'onde. Uscito finalmente il bucintoro dal
porlo del Lido, versavasi l'acqua bene-
detta nel mare, e tosto appresso il doge
vi lasciava cader l'anello, simbolo di quel-
lo già dato da Alessandro MI: In signum
veri perpeluiquc dominii. Cantando in-
33
^
itoroi
II
5o6 YEN V t i\
tanto i oiiisici della cappella di s. Marco la il Mulinelli, che 1' tiltitno bucintoro;
un mndrigale, almeno dal lySG in poi, fu coslruiloitel 1779, perla funzione del
che ripui la, citando il Ctrcvìoiiialc Ma- l'Ascensione del Signore,e ^ennedescril-
l^ititiiiysis'i' raccolta iinh'crsale (il tulle le. lo col lihro del licoidalo Luchini, e inj
cerci/ìOìiie spettanti alta Ducale Regia tale anno impresso in Venezia dal 13uo»}
cappella di s. Marco jY Adclilioiiea\San- nanigo. Egli lo compendia; a me non è]
&o\\'x\o ilov\co;e La mtOi>a Regia sull'ac- dato neppure di fare altietlanto di tale
qiie nel Bucintoro , del veneto Antonio eslialto. Non più esistendo, ne dirò po-
M.* Luchini (autore pure della pregevo- che parole. Questa macchina grandiosa,
le traduzione, con prenozioni e note, de- lunga 100 piedi e 2 1 larga nella hoc
gli Atti sinceri ile' Martiri (li Ruinart, ca, sì nell'inlerno che nell' eslerno tutta
da lui dedicala a Pio VI). Volta indi il con oro finissimo diligenteraenle dorata:
hucintoro la prora verso la chiesa di s. dal venelo Alianti, sculpila e infagliata
Nicolò del Lido, assisteva colà il doge a da Antonio Coiaduii, veneto valenlissi-
solenne messa, terminata la quale rido- n)o, distinguevasi in due piani : nel i.°aH
revnsi al suo palazzo pel pnliblico han- di sotto erano 168 scelli remiganti, di-"
chetlo, convitando in quel giorno anche sposti 4 ['er remo, con altri 4^ circa tna*
i 3 amn)iragli e i 100 capi maestri del- rinari di riserva ; indi un 2.° al di sopra
l'arsenale, the si erano trovali sopra d l)u- sul quale maestosa sorgeva In reggia. Vi
cinterò, disposti in 10 tavole. Pubblicò il aveano luogo, nelle parli laterali, i fdibri,
Mutinelli le particolarità lulle di questo fidegnami e i calafitti dell'arsenale, lira
convito, che descritto da un Gelfi mae- coperta da un liemo o tetto , lungo ()5
stro quasi nonagenario dell'arsenale, ne piedi, diviso nel niezzo, sovrastante due
raccolse la memoria quell'amatore di- lunghe sale; aveà 38 finestre e innume»
stinto e intelligente delle cose patrie, che levoli ornamenti. Verso la poppa eleva-
fu il valente ingegnere delle fabbriche del vasi la regal sede del doge, il cui gabinct-
medesimo e mejnbro dell' Istituto vene tocopriva più alto liemo, lungo piedi 24
lo, raftettuosamente sullodalo Giovanni e mezzo, sostenuto da due gran Termini e
Casoni. Nolo pure il cav. Mulinelli, che il circondato da giardini o pergolati; due
banchetto somministralo per l'Ascensio- de'quali, con Ninfe, Wereidi e Satiri ma-
ne a' 100 graduati ministri dell'arsenale, lini, erano pure laterali alla piazza della
ed a' 3 ammiragli, avea luogo ancorché prora, e fuori di essa sporgevano due ro-
iion fosse falla la funzione in quel giorno, stri o speroni ornalissimi, esprimenti l'u-
|a quale soltanto celebra vasi quando fosse no il Mare, l'altro la Terra, con Zefiìro nel
calma eciel sereno, poiché in caso diverso mezzo, co' principali fiumi personificali
non avea eflelto la gita al Lido. Di più il dello stato venelo il Po e 1' Adige. Sotto
Mulinelli, giusto vagheggiatoredelle me- l'arcodel gabinetto .sedeva Pallade cor-
morie d'una patria così celeberrima, <le- teggiata da piccole figure; il gabinetto a-
scrive i rili celebrati nella basilica di s. vea io finestre , sosleuutc da bellissime
Marco nel 1." vespero dell'Ascensione, ri- figure, simboleggianli t! Mondo e Pane,
inarcando persino 1' incensatura con 3 riccamente addobbato da velluto cremi-
liri al doge, e indi con 2 al nunzio apo- si; alzandosi poiid di sopra il glorioso ves-
stolico e ogni ambasciatore; quelli cele- siilo del generoso Leone alato, insegna
brali nel mattino seguente, avvertendo allusiva al gran protetlores. Marco. Quan-
che in caso di pioggia non si andava al to al rimanente dell'ornato, in elegantis-
Lido, ma si cantava nella Marciana la simi intagli erano figurali Sirene alale,
messa da un canonico, conforajeall'allre festoni di fiori e frulla vagamente intrec-
^olte che calava il doge. M'istruisce anco- ciati con raedagliuui. Lna sovrastante
V EN
col'nice in bassorilievo effigiavo feslo^a
odiinanza o trionfo di Deità marine: ve-
niva sostenuta iV ambo le parli da Mo-
stro marino colla cornamusa. Nella som-
mità della prora si aliavano le grandi
figure della Giustizia e della P.ice, cor-
teggiate da pulii, e aventi a' piedi vasta
cont'biglia. Due gran Leoni alati erano
nel gonfio della poppa. Ira marini Sati-
ri e Ninfe in delizioso giardino e altri or*
nati. Qui la gran cornice terminava con
due Giganti marini. Quasi custodi dell'in-
gresso della prora slavano doeSfingi.sim-
bolodella sapieiiy.ade'padri. Né mancava
lo stemma e l'iscrizione del doge Alvise III
MocenigOjin tempo del cpirde fu costruito
nel 1727 questo splendidissimo biìcin-
toro. Eranvi altre statue, conle di Marte,
della Prudenza e della Forza nella regal
sede del doge, il cui stemma sovrastava
il corno ducale. Lo schenale di detta sede
si abbelliva da una vittoria navale con
trofici. Figuravano ancora gli stemmi de'
IO provveditori dell'arsenale, che pre-
siederono a [questo vasto e meraviglioso
lavoro, gì' intramezzavano più decora-
lioni, le figure delle Muse e nel mezzo
quella d^Apollo. In faccia alla ducal se-
de, sosteneva il rimanente del tetto, dal
cui arco pendeva un drappo d'oio, la gran
figura del Tempo presente. I musici del-
la ducale cappella cantavano alcune lodi.
Tra gli altri ornati erano simboleggiale
con figure la Musica, la Caccia, la Dan-
ia, le Virtù, l'Arti liberali, i Mesi del-
l'anno, l'Ore del giorno e della notte.
Noterò, che nel bucintoro per l'ordina-
rio si ricevevano i sovrani che si recava-
no a Venezia, e col bucintoro si andava
a prendere la dogaressa al suo palazzo
nella sua coronazione. Quando poi per
decreto del senato, de'5 dicembre 1 770,
i monaci cassinesi di s. Nicolò partiro-
no dalla discorsa abbazia, si rese ne-
cessario sosliluiie un regolare sistema a
tutte le parti della solennissima funzio-
ne che nel giorno dell^ Ascensione per
io innanzi erauo adempite da' monaci
V E N .?o7
slessi e dal Ioi-o abbate, con quella mag-
gior decorazione e splendore che ben
conveniva alla maestà della serenissima
repubblica , e alla dignità di mg.' pa-
triarca di Venezia, Pertanto fu compo*
sto il CerrHio///V? /e, pubblicato in Firen-
ze nel 1775 nella Collezione di scritta'
re (li regia giurisdizione. Feceio il simi-
le l'ab. Cappelletti e il cav. Mulinelli, da*
quali ricavo il seguente sunto. Restò in-
teramente nell'antica sua costumanza 1»
funzione del patriarca fino al suo arrivo
col pubblico peatone al Lido, fornito a
gala colle migliori coperte e co'barcaiuoli
vestiti delle regie ducali ilivise, come si
usava prima del 1700, in cui era coperto
il peatone con felze (copertina dello spa-
zio ove devono stare le persone sedute)
di paoni d'oro. Pel di lui ricevimento, in
luogo de'monaci, fu ingiunto recarsi ogni
anno al Lido una delle IX congregazioni
del clero veneto per turno, i cui sacerdoti
indossavano cotta e stola solenne della ri-
spettiva congregazione, a riserva dell'ar-
ciprete, dovendo intevvenire in cotta e pi-
viale corrispondente al giorno della fun-
zione. Colle loro insegne doveano incon-
trare il patriarca al suo arrivo al pontile,
e così pure accompagnarlo nel suo regres-
so al peatone, collo stesso modo obesi pra-
ticava da'monacij dovendo però la con-
gregazione cedere al capitolo de'canoni-
ci della cattedrale il posto di precedenza,
che loro competeva. 1 medesimi sacerdoti
doveano unirsi al vescovo sulfraganeo, da
destinarsi da! patriarca, per fare l'incon-
tro al serenissimo doge al suo arrivo in
chiesa (nella stessa maniera che pratica -
vasi nella funzione di s. Lorenzo Giustinia-
ni); venendo tolto il grave e indecoroso
disordine, di fermarsi il prelato fuori di
chiesa sotto una tenda, tra i clamori del
popolo, della milizia e delle maschere; e
allora l'arciprete deposto il piviale assu-
meva la stola, a cagione della presenza del
vescovo. Gli stessi sacerdoti doveano cele-
brare in detto giorno la messa nella me-
desima chiesa di s. Nicolò colla liuiosina
5o8 V E N
tl'iin (lucalo (l'nrgeiilo e due all'aicipiele,
per In mollilndine accononte. I oliierici
sciiìinarisli di s. Cipriano di Murano si
destinarono all' assistenza del pontificale
del patriarca, al modo come praticava nel-
la cattedrale di Castello per la festa di s.
Lorenzo Giustiniani, coli' intervento dei
suoi canonici, e quello del doge nel recar-
si a venerareil s. Corpo. I^rima cantava la
messa l'abbate di s. Micolò, coH'assislenza
del patriarca. Per impotenza del patriar-
ca, egli doveva destinare un vescovo siif-
fraganeo a cantare la messa. Pontifican-
do l'uno oKaltro, sull'altare doveva esser-
vi il 7.° candelliere, giusta il pontificale
de'vescovi. il patriarca doveva aver la se-
dia e i gradini, come nella iletla funzio-
ne di s. Lorenzo. Pontificando un vesco-
\o non poteva usare il baldacchino, ma
il solo sclienale (noi lo diciamo dossello) e
la sedia del patriarca. Non potendosi a-
vereche un solo vescovo, spelta vagli l'in-
rontro del doge e il canto della messa.
Quando questo vescovo era assistente
nlla messa pontificata dal patriarca , a-
veva la sedia un poco alzala col suo
.«sgabello in cornu Evarigcliì, dovendo es-
sergli al fianco due sacerdoti delli con-
gregazione, per le necessarie funzioni di
porsi e levarsi la mitra, stando in questa
funzione i canonici di Castello impegnati
id servizio di mg."^ patriarca. Trovando-
si nel dì dell'Ascensione vacante la sede
patriarcale, il vicario capitolare doveva
invitare i due vescovi. 11 magistrato delle
Hason vecchie. Ki incaricalo, oltre del Ira-
.sporto in barche della congregazione, de'
.seminaristi e di 12 figli del pio luogo del-
la Pietà inservienti alle messe, di dare al
patriarca e a' vescovi invitati nelle due ca-
mere loro assegnate per riposo, un pic-
colo rinfresco, in luogo di quello che al
patriarca davatio i monaci, il medesimo
magistrato doveva somministrare lirei i8
a'soiiti, t>on che provvedere tutto l'occor-
rente alla funzione a mezzo del ceremo-
riieredi s. Marco con 1 60 ducati d'argento.
Inoltre narra l' ab. Cappelletti, chesiuii-
nel di
V Ei\
le oeremonia per benedire il mare nel
dell'Ascensione, è tradizione che l'isti-"
luisse in Cervia (posta sulla spiaggia del-
l'Adriatico con piccolo Po/-/oei9^///?<»,dei«|
lo stato pontificio e nella legazione di Hnh
velina), il vescovo Pietro Harbo veneto,
provveduto di quella sede neli44'',che
rinunziò nel i44^ ^ poi divenne Paolo
1 1. Ciò descrive nel t. 2, p. 567 delle stes-
se sue Chiese (l'Italia. Questa lienedizio»
ne e sposalizio del mare, tuttora è solilj
fiirsi dal vescovo di Cervia annualmeu'^
te nella festa dell' Ascensione, ad imita*
zione della solennissima celebrata iu Ve4
nezia finché sussisteva la repubblica, i'j'
da notarsi però , che (juesta cercmonia
istiltiita in Cervia , non ha nulla di po-
litico o di civile, come quella di Venezia,
la quale denotava la suprema padrona n«
za della repubblica sul mare. Si dice che
il vescovo Balbo, navigando dalla sua pa-
tria Venezia a Cervia, fosse sorpreso da,
furiosa burrasca, e vedendosi prossimo a
naufiagare, si obbligò con volo ad isti-
tuire e celebrare annualmente nella sua
diocesi un rito di benedizione sul mare,'
e di gettarvi un anello d'oro a sue spese; '
che intanto, a pegno della promessa, vi
gettasse il suo, che avea in dito, e il ma-
re a poco a poco si tranquUIasse. CerVo è
che ogni anno il vescovo di Cervia cele-
bra con gran pompa questa benedizione
e vi getta un anello d'oro a proprie spe-
se: ha quest'anello un pezzo di legno an-
naso vi, a<;ciò con più forza possa lanciar-
si da lungi nel mare, ed lia inoltre attac-
cato un nastro di seta lungo 20 braccia;
e così rimane a galla l'anello sull'acque,
ed agili nuotatori si partono iinmanti-
nenli dal lido per andar>elo a ricupera-
re. Assicura l'ab. Ca[»pelletti, che riporta
pure l'orazioni bellissime e il rito, che
(piesta e altre notizie del vescovato di
Cervia, gliele favorì il suo vescovo mg."^
Tamburini. Nolo Novaes nella Storia di
AlesiUndro llf, che Giulio li contrastò
alla repubblica di Venezia il privilegio di
sposare l'Adriatico (probabiltneale in
V EN
tempo tìella gueria per la lega ili Cam-
Lmv), di cui diceva non esservi docuiueii-
tunlcutio. E siccome cita il p. Miiftei, y^«-
ìiali di Gregorio XIII, Uovo in esso nel
l.i, p. 5'Ò, la dilìcienza insorta tra quel
Papa e i veneziani per la navigazione
dell'Adriatico e Irafnclii levantini. Rife-
risce l'ej'regio storico, die pretendevano i
veiieziani,per aver essi giàcoll'ariui ecou
molte spese purgalo il mare da'corsari,
ed a'cristiani assicurata la navigazioDe,clie
Alessandro 111 trovandosi in Venezia con-
cedesse loro come in premio, la superio-
rità e la custodia del seno Adriatico; ed
in confermazione di (|uesto usavano di
andare ogn'unnocul bucintoro alla boc-
ca del mare, coli' intervento di tulli gli
anibaseialori de'principi, a sposarlo, con
un anello e con queste formali parole: In
sig/iu/n veri doininii. Ma Giulio 11, che
per questo e per altro ebbe con essi gravi
e acerbe contese, negava apparire di tal
concessione prova alcuna, eccetto il sem-
plice testimonio loro, il quale lestimonio
in causa propria e di lauto rilievo meri-
tamenle si poteva e doveva tenere in so-
spello. E quando pure ne apparisse qual-
che allo, doversi attribuire a timore (i-
gnorava la vera origine della ceremunia),
trovandosi allora ilPapa in Venezia. Sic-
ché ventilata la cosa uu pezzo vennero
ad espressa capitolazione. Si conveune,che
tulli i sudditi della Chiesa romana, e le-
gni loro di (jualunque sorta, avessero li-
bera ed espedila la navigazione del seno
Adriatico, in modo che né anco le robe
di altre nazioni portale sui loro vascelli
fossero soggette ad alcuna gabella. Ora
passalo quel tempo, e succeduta la con-
federazione , per la guerra contro i tur-
chi, per la quale si erano interrotte le
solite pratiche di Venezia con le nazio-
ni orieutali, i sopracomili o principali
ii/ììziali subordinati al comandante delle
galere veneziane, ed alcuni capitani del
golfo restringendo la suddetta capitola-
zione in quelli solamente che navigasse-
rocou vascelli uou presi a uulo, ma propri,
V E i\ 009
e che non fossero sospetti di portare u
turchi merci vietate, od essere in questa
guerra spie del comune nemico, non la-
sciavano d'impedire, o molestare i legni
de'iiifrcanti dello slato ecclesiastico, mas-
sime anconitani, sotto colore di proibire
il passaggio a' turchi e ad ebrei loro a-
deienli. Ma la verità era che a ciò li spin-
geva il timore che durante la lega , e la
sospensione del trattalo co'levantini, ve-
nisse quel commercio pian piano a tra-
sferirsi per ogni tempo in Ancona con
grave danno de'guadagui pubblici e pri-
vati della città di Venezia. Di tal contro-
versia avendo il nunzio apostolico Fac-
chinelti (poi cardinale e Innocenzo IX),
fitto a nome di Gregorio XIII grave ri-
sentimento col doge, dopo molle risposte
e repliche, finalmente il senato, dando
luogo alla ragione, determinò nel 1072
d'osservare i capitoli, nella maniera che
ricercava il Papa; ed al Tcevisano sopra-
Gomito, che avea nuovamente ritenuto
e spogliato un naviglio raguseo, noleggia-
to e carico per Ancona, scrisse inconta-
iienle con aspre riprensioni, e con ordi-
ne espresso di resliluire le robe tolte, cer-
lidcaudo al nunzio rincrescere grande-
mente alla signoria, che gli uomini suoi
ficessero cosa, che ginslamenle potesse
olfendere il Pontefice, al quale in tul-
le le cose di momento mostrerebbero
sempre la fede e l'osservanza diesi con-
viene.— Questa isola è abbondante dì
vigne e orli, i cui frutti servono a como-
do della citlà. Ed appunto per esser-
vi molte ortaglie, è questo un luogo di
convegno geniale e di piacere popolare
pe' veneziani, che vi si portano in folla
nell'autunnale stagione, uno (ìt Siti pi t-
torescìd e prospctdvi delle Lagune ve-
nate, disegnati, intagliali e descritti, e
pubblicati in Venezia co'uilidì tipi del
Gondoliere uel i838. Perciò in questo
interessante libro il eh. d.' Tommaso
Locatelli (che fin dal i832 è proprieta-
rio della Gazzella tif/ìzialc di lentiiii,
e die non solo è il Nesluie de' giornali ali
5io VEN
italiani, non solo l'aslro loio in fallo di
&a|ier iàie e di soper alimentare un fo-
glio politico, conuneiciale, scientifico,
ieltetario e di utile e grata lettura, che
possa presentare lo slato giornaliero del-
le cose (nondìali, col più di sobrietà ed
iissennatezza possibile ; ma insieme in
quegli scritti ed appendici die sono di lui,
tipparisce il più dolio, spiritoso e degno
emulatore nientemeno che di un Gaspare
(iozziec.) scrisse: Un lunedì di setlcinbrt:
(dLidoyCvu leggiadra naturalezza descri-
vendo ii festevole costume veneziano di
queste pubbliche ricietizioni; espie>seal
vero dal riputalo disegnatore e intaglia-
lore Marco Comiralo. Cello sarebbe ri-
produrne l'eleganle e piacevole contenu-
to, aia conviene che io soltanto ne dia
uu'idea generica, e servirà in parie d'ag-
giunta alle poche parole che dissi sul costu-
n)e veneziano. E peiò essenziale che io
prima ripeta col lodato scrittore. « Fu
dello già di V-enezia ch'ella è un'illuslre
prigione, per ciòch'è tutta circondata dal-
l'acque, ed uno non può uscirne senza
chiederne prima licenza al vento ed al
mare (non essendovi allora introdotta la
ferrovia). Altri, per ciò che abitiacuo in
mezzo alle lagune, s'imouiginano che ci
viviamoa modo de'pesci sempre sul salso
elemento ; che la natura campestre sìa
qui moria, uè ci si vegga mai un graaio
filo di erba; tutte supposizioni più o me>
no false. Venezia è anzi una città caoi-
pagnuola quant' altre mai: noi abbiamo
nostre ville e nostri campi; gli abbiamo
anzi in casa e ce li godiamo anche assai.
Or vengano questi detrattori della no-
slra Venezia} la mirino in un lunedì di
«ellembre, poi dicano se siamo in prigio-
ne. Se questa è prigione, cerio è assai
larga ed allegro. Tali giorni, dico i lune-
dì di settembre , hanno non so qual a-
«pelto particolare, che li dislingue da lut-
ti gli altri. Non sono feste, pure non si
coulano fra'dì di lavoio. Le botteghe bea
«i tengono aperte, ma non ci si compera,
uè ci &t \cnUe} e i douzclli vi 6lauuO| «ti
V E JN'
I
pur vi stanno, a guardarsi 1* un l'altro.
Deserte egualmente sono le olTlcine; non
si balte un martello, non si muove una
sega, e se avete d'uopo del fabbro o del
falegname, peggio per voi; non si cerca-
no il i." dì della creazione in sellendire :
il lunedì non è nella loro seltimana od è
solo per essere computato al sabato nel-
la ujercede. Queste buone genti voi le
incontrerete piuttosto a frolle perle con-
trade : a frolle v'incontrate le donne col
bel cappolliri delle feste e il nuovo grem- ;
biute, iti un bell'estro di gioia e con in
mano ior provvigioni. Or dove corrono
quesl'allegie brigale? Corrono alla cam-
pagna, sull'amene sponde del Lido: im-
perciocché il Lido è appunto la nostra
campagna, il podere comune, sul (|uale
Venezia in massa villeggia. Sparta avea
iu comune i banchetti , noi facciamo in
comune le nostre villeggiature: villeggia-
ture d'un dì che comincian col sole e col
sole si terminano; che non costringono
a mutar né dimora né letto; che non in-
terrompono i domestici affari, e che però,
senza averne le incomodità ed i fastidii,
han lutti gli agi e i diletti dell' altre vil-
leggiature: l'aurea libertà de'campi e Ip
soavi impressioni della bella naiura. Né
ci fa niente la corta durala; d'otto dì in
olio dì ne avete ben per due mesi. Il solo
viaggio è una festa; è un viaggio senza
polvere, senza fragore di ruote; i cavalli
non ombrano; il legno non versa , o se
versa non vi ammacca né storpia, vi get-
ta anzi in molle , e ne campale solo eoa
un po' di bagno. Questo cammino, in cui
mai non assalgono i masnadieri, si fa di
conserva, ili processione, a convogli, fra'
canti, ed è più la spesa del fiato che de*
denari". Qui comincia l'autore, con gra-
zia e lepidezza tutta veneziana, a descri-
vere i particolari, le circostanze, i grazio-
si episodii, l'imbarco, su gondole e mol-
le adorne di tende e di fronde, segnala
d' allegria; caro spettacolo che la genia
gode dalle rive, con plausi e talora cu'
(ìschi, accompagnaudu le fragorose tiìbù
YEN
direlle da un capo, anzi una capessa o
capitana che raccolse le setlimnnali quo-
te io un anno, pei' poi al Lido sciuparle in-
«ienie in un'unica gozzoviglia e popola-
re baccano. La benigna natura, acciocché
Venezia non fosse dal mare, quand'egli
infuria , inghiollita , ne alzò a riparo e
presiilio alcune isoletle, che le fanno co-
me scudo e la fronteggiano incontro a'
suoi furori, quasi scolle avanzate che im-
pediscono e fan sicura la porta di que-
st'antica donna deirac(|ue. Una di quelle
nppiuilo è il Lido. L'industre mano del-
l' uomo fecondò lo sterile terreno, e qui
sul labbro dell'Adriatico fioriscono orli,
terreni piantali d'alberi fruttiferi e vigne;
la natura campestre fa guerra e usurpa
il luogo alla marina. Per queste vigne e
questi bruoli si spargono le liete brigate,
e vi arrivano in tanto e si spesso numero
che scarso ali' arrivo è i' interno canale'
per cui ivi sì approda, non senza perico-
li. Il verde smallo de'prali sparisce sotto
il candido ammanto delle tovaglie; ben-
ché è da farsi ai popolo questa giustizia,
che non tulli offendono a questo modo
la bella natura, e si contentano del sem-
plice manto d'erbe e di fiori ch'ella in-
lesse svariato per tulli. Ciascuno si ada-
gia alla meglio sull'erba , sotto la sferza
del sole; anche persone facoltose, lettera-
ti, artisti, non credono discapitare la lo-
ro dignità e condizione. Mentre gli uni
mangiano e bevono lietamente, que' che
Iian terminato, mutando in sala di festi-
no l'area servita di mensa, saltano e bal-
lano con ardore, senza distinzione di ses-
so. Altrove dato fondo a'fiaschi e a' bic-
chieri, con gioia fragorosa si canta a co-
ro, non con molta armonia; alternano il
gran baccano i suoni d'ogni specie di stru-
menti, di que* facili professori delle pub-
bliche vie, contenti dell' onorario d' un
soldo. Qui poi è il gran fabbricatore del-
le gustose fiiltelle, quel gran credenziere
del popolo. Cosa ilegna di nota, in questo
ghiotto bazzarro e fiera d'ogni cosa, do-
ve si versa e logora tanto vino , sono iu
VEN 5ii
qran numero coloro che attinaono le lo-
ro ricchezze dal fondo de'puzzi, e si fauno
liranni dell'acqua ; l'acqua che qui non
è solo un naturale elemento, ma sì un'o-
nesta cagione di lucro; però chi ha sete
deve pagare. Qua e là sono venditori di
frulli, ciambelle, ostriche ec. Ora s' im-
magini qual vario e grandioso spettacolo
di molo e di vila presenti quest'afifollala
pianura, anzi questo vìvo mare di tante
genti, d'abilo, d'età e dicondizionediver-
se , nel piLi libero abbandono dell'alle-
grezza mossa dalle vivande, dal vino,dal-
la compagnia e dal diporto, e sene tro-
verà forse dilfìcilmente l' eguale. Ma il
sole in mezzo a questi trìpudìi più ratto
già scende: Venezia imporporata dall'id-
linio suo raggio lo nasconde a quelli del
Lido. Succede la gran battaglia dell'im-
barco al ritorno, giacche è da combatte-
re assai prima di raggiimgere il legno,
e più conjbaltono di parole i loquaci bar-
caiuoli. Ora lo spettacolo muta scena e
si volge tutto sull'acque per chi dalla ri-
va e dal molo contempla quella mobii
città di batlelli e di barche che riedono
e fanno di se lunghe file per tutto il ca-
nale. E' questa l'ora degli ultimi canti,
un po'iuvero piùrauchi, col iVioiV/o del-
le villolte,accompaguato col cembalo, av-
vivando la gioia il fuoco del vino. A tali
cauli popolari, quasi l'eco da lungi rispon-
dono i canti di chi con minore solennità,
ma ben maggior sicurezza, festeggiò il suo
lunedi di settembre modestauienle a'
giardini.
i4- S. Andrea o Castello di s. Ah-
drca.\c<\\ il numero seguente. A ponen-
te di esso castello a breve distanza s'in-
contra r isola seguente omonima, alla
quale propriamente appartiene il forte.
I 5. S. Andrea, ov'era la celebre Cer-
tosa, e perciò detta con tal nome ezian-
dio e per antonomasia appellata Vlsohi
Regina. Di due isolette separale da pic-
colo canale, formasi quest' isola detta
anche .v. Bruno, dal nome di s. Bruno-
ne Iòndatore dell' ordine certosino, si-
5ia V E i\
tuiita quasi in egual distanza fra s. Ni-
colò di Lido e 1' aulica callediale di Ca
.stello, a cui era per vetusta giurisdizione
fcoi^f^ella. Una è<juelia di s. Andrea del,
Castello, l'allia a ponente a breve distan-
za, di s. Auditai!ni\\i\ Certosa e anclie
fcuiaaieute Certosa. Per la comunanza
del nume e la vicinanza, qui d'auibedne
lagioncrò, essendo loro prossima 1' isola
ili s. Klena. Col eh. Emilio di Tipaldo,
f Uaeiidola da' Siti pitlorcschij parlerò
prima dell' isola propinqua che contiene
j| gran Castello di s. Aniirea al Lido, poi
della Certosa. Fra 1' isolelle che circon-
dano Venezia, la prima che si offre allo
bguardodel navigante ch'entra dalla par-
te del Lido è s. Andrea, in cui fu eretto
un forlifìcalo castello, denominato Ca-
stel Nuovo, per distinguerlo dal l'ec-
vliio o di s. JVicolh, i quali formando la
bocca del poito servono da quel lato a
difesa delle Lagune. Si disse ancora Ca-
Aiello di s. Andrea, dalia chiesa della vi-
cina ìsola, il cui nome lo trasse egualmen-
te dal tempio. E' distante due miglia dal-
Ja Piazzetta di s. Marco, avendo circa 3oo
passi nella sua maggior larghezza, e qua-
si un miglio di hmghezza da libeccio a
greco. La i." gloriosa memoria riferita
dalla storia risale al i353, in cui nella
guerra co' genovesi, la loro armata na-
vale minacciando le veneteLagune, s'im-
pedì loro r ingresso con grossa catena di
(erro sprangata tra'due nominati castel-
li. Indi col volger de'secoli la prudenza e
accortezza del veneto senato, provvide a
ben più forti difese. Ponendosi in guar-
dia da Solimano li sultano de' turchi,
di dubbia fede e d'insaziabile avidità di
vaste conquiste, ad assicurare in miglior
guisa la cillà dominarne, fece murare nel-
l' isoletta di s. Andrea una fortezza non
*olo alta ad offendere, ma altresì ad ar-
restare un' armata che avesse osato d'ol-
trepassare il porto del Lido. Fu affidala
la direzione di sì malagevole e importan-
tissimo incarico a iVlichele Saumicheli,
la cui speriuieutata sointua perizia gli u-
V E N
vcii actjuislato fama d' inveuloie d' un
nuovo metodo di forlillcazione. " Ideò
pertanto la fronte di questo castello con
5c'o/yj/, essendo quello di mezzo qdiisi un
b istione rolondo,con cortine laterali, che
sugli estremi ripiegano all' indentro for-
mando le due testate. Nel centro del ha*
slione fece risaltare la porta di 3 archi
con colonne, ed ornato alla dorica di as-
sai elegante esoda struttura, rimanendo
aperto il solo arco di mezzo, e gli altri
due chiusi ad uso di cannoniere. Olio di
qiie>le cannoniere collocò nel baslioiie, 7
per ciascuna cortina, 5 per ognuna testala,
ed essendo ogni cannoniera un arco, e tro-
vandosi la soglia di quello a Qor d'acqua,
di necessità dovea 1' artiglieria giuocare
sempre orizzonlahnenle, battentlo cpiella
della destra il canale interno, quella del-
la manca l'ingresso, in guisa tale che le
navi esser doveano colpite sempre di fron-
te. A tutto questo aggiunse Saumicheli,
senza dire degli spalti, de'lerrapiem, del-
le piazze e de' quai tieri di meravigliosa
ampiezza, una casamatta a vòlto rtiale,
e con ispiracoli, a riparo sicuro delle
iinlizie, e per allestire e per maneggia-
re ivi più coinodumente le artiglierie, la-
sciando in fine nel uìezzo del castello a
cavaliere uno degli antichi torrioni an-
zidetti, onde scoprire e dominar si po-
tesse da colà lutto inlorno 1' orizzon-
te del mare e della Laguna. Compiuta m
meravigliosa opera, narra Vasari seguilo
da altri, non mancò genie maligna, che
andava vociferando essere bellissima, e
fatta dietro ogni buona regola, nolladi-
meno rimanere motivo a temere, che a-
douerando in un medesimo tempo tanto
artiglierie non avesse la fortezza a rovi-
nare. Volle la signoria far tornare a vuo-
to siffatte dicerie; per lo che comandò,
<,he allontanale di Venezia in un prefìsso
giorno le dame incinte paurose, si recas-
sero al nuovo castello in quantità l'arti-
glierie del più grosso cahbro, e che mon-
tale eziandio oltre il consueto, in un me^
desimo istante si dovesse scaricare, Fatto
VEN YEN 5i3
riiiiIitiÀsiuio «perimento, riinnse illesa la secoli ila clie r«iilore Siigaci^^imo la co-
f'urtezza in mezzo al Iremendo scoppio, ininciava, lerminandosi nel 1071 , slitta
che (MJi-ve si scuotesse da'.carclini il mori- esso impavido le minacciose onde che
do. il senato congratulavasi coli' archi- spmitano Tire ai toccar de'macigiii suoi,
letto veronese, e questi rallegravasi con Sei vendo ora a sopravvegliare l'mgresso
se stesso dell'aver saputo costruire a Ve- de'navigli leggeri, è bene il narrare col-
iiezia un tanto formidabile antemurale", l'encomiato Tipaldo come negli ultimi
Infatti, chiunque abbia veduto questo tempi valse a rintuzzare l'audacia slra-
propugnacolo, non può che considerar- niera. l'i>ccisi ordini del veneto governo
lo una delle più mirabili produzioni dei- vietavano l'ingresso ad un bastinrjcntoar-
r umano ingegno, come quella in cui mato di qualimque nazione. Il capitano
I' architetto seppe con grande maestria Laugier, armatore francese, che entialo
accoppiare la militare difesa alla decoro- violentemente nel porto di Lido vi gitlò
sa magnificenza dell'archiletlura civile; l'ancora del maggiore di 3 buslimenti,
mentre può dirsi, essere in questo eddi- detto il Liberatore d'Ila liciy iumi\\o d'ii
zio, solidità, convenienza, bellezza; pre- cannoni (porzione d'una piccola flottiglia
gi lutti jApr degnamente ammirarlo. Che dii3 legni che da alcuni giorni seuz' iu-
se j;er naturali caus.e, nel decorrere degli naizar bandiera alcuna si teneva sidie
unni il rieujpiinento del fondo dell'acque volte nel golfo Adriatico), nulla curando
lo rese opera quasi infruttuosa, ciò non rmtimazione faltcìgli dal Pizzauiauo, co-
iscema la giuria di chi ordinò e di chi ese- mandante del Lido, rispose coli arrogan-
guì l'erezione di mole così stupenda, alla ?a di chi vuole farsi proprio l'altrui, niuu
sua epoca. 1 veneziani ne'moderni tempi porto essergli mai slato chiuso, e s iu-
la custodivano a pompa, e da' suoi ba- noltrò minaccievole e furioso. Dal forte
luardi salutavasi co' cannoni il passag- s. Andrea e da una galera di guardia gli
gio del famoso loro bucintoro per lo spo- vennero scaricate addosso alcune canno-
salizio del mare, che descrissi nel u. 1 3 di nate che gli spezzarono l'albero di triti-
questo §. Le Fabbriche di f^enczia ci chetto, e Iriiforarono a pelo d'acqua il
uQ'roao le tavole della porta del Castello vascello. Egli, quantunque lasciato solo
e sua pianta , le parti ornaoienlali , la dagli altri due legni che s'erano ritirati,
pianta generale del medesimo, coU'arti- con pazza temerità fece scaricare l'arti-
stica illustrazione del Diedo, già traccia- glierie contro i veneti bastimenti; ma la
la dal non meno abilissimo Selva elogi- ciurma il'una galeotta vicina, composta
sta di Sanmicheli, che dal celebre Te- di soldati schiavoni, accesasi di rabbia,
manza. Il Diedo scrisse: Tulio l'insieme (juaulunque men numerosa (.le'nemici,ab-
spira fierezza e guerresco ardire; ed uà bordatoli vascello, dopo averne colle sci-
luime ispirò la mente e animò la mano inìtarre uccisi e feriti alcuni (o 1 3 soKla-
dcU'esimio inventore, sovrano maestro e ti), costrinse il resto ad uriendersi. Al ca-
signore di lutti gli stati. Ed il Teman- pitano audace fu tronca la te»la, nell'al-
za dichiaiò: Che alla sua epoca ancora, lo che disperatamente colla miccia in ma-
non potevasi fare una difesa cosi adatta no correva a dar fuoco alla polveriera. £
al silo e alle circostanze del mare e de'ca- vgneti mannari, non contenti della vit to-
nali che lo ricìngouo. Tolti concordano na, fecero preda di quanto trovarono sul
uell'encomìare questa salda difesa della vascello, ch'era principalmente carico di
veneziana potenza e la sua costruzione munizioni da guerra. Questo fitto po.seiu
mirabilissima, avuto riflesso al fondo pa- iscompiglio quiisi l' intera Ven«zia, e co-
ludoso e incerto in cui è piantato il ca- me fosse vicino un assalto, alFoilossi il po-
klcUu; e scbbeue àieoo trascorsi più di 3 polo ue'siti più opportuni alla difesa; ma
5.4 V E N
reso poi islriiilo cleU'avvenulOjecle'pi-ov-
veiliineiiti energici cui il governosi appa-
recchiava, tosto si calmò. » Dell'occaclulo
tennesi consiglio nel senato, dove sciama-
rono alcuni non esser piìi tempo ili avei'
alcun ^i^pt■llo a'fiancesi, che climosliava-
no ormai apertamente i loro pravi dise-
gni; doversi il senato ricordare una vol-
ta degli esempli d' intrepida vir'.ù che i
suoi maggiori gli aveano lasciati. Sanlis-
sMiii detti! Se non che coloro ch'erano
bramosi <li cose nuove, e che sognavano
poter sussistere libertà conceduta dallo
straniero, magnificaudo la possanza de'
francesi, inliusidirono di sidalto modo gli
jinimi, che venne decjetalo, doversi in-
contanente restituire quanto era slato
preso sul bastimento e dare al generale
Doiiaparle accurata notizia dell'accadu-
to, odeiendogli i risarcimenti che diman-
dasse. A lutti è noto (p)anto poscia av-
venne, e basta qui ricordare che a' i6
maggio I 797, il Castello s. Andrea, e tut-
ti gli altri, vennero occupali dalle solda-
lesihe francesi capitanate dal generale
Baraguay d'Hilliers (Luigi, poi morto a
Berlino nel 1H12, forse il padre o il zio
tlell'odieriio maresciallo di Francia, di cui
parlai altrove); occupazione per cui ri-
riìase estinto un governo che si tenue in
piedi per XIV non interrotti secoli, sefiza
mai ubbidire ad armi straniere, né ricet-
tarle nella sua capitale (perciò chiamata
Venezia: la f^crgìiic, \' Inviolala); esem-
pio unico negli annali d' Europa". Nel
Castello di s. Andrea, magnifico edilizio
tutto inciostalo di marmi d' Istria, ov' è
pure il telegrafo, ue'di l'estivi s'innalza la
bandiera dell'augusta casa lY Ausilia
che regge ora i destini di Venezia. Vi
sono camere servile un tempo di prigio-
ni, vòlti maestosi presso a' quali sono a
pelo d'acqua le cannoniere. In una spia-
nata, cui si ascende per magnifica scala,
fatta per accogliere i difensori de'sili sot-
toposlij vi è lo stemma del veneto Leone
alato, ed iscrizione che ricorda gesta e vit-
torie navali de' veneziani. Vi era nel ca»
V EN
stello una chiesetta, ma fu alteifala dal
fulmine, il magnìfico portone lo rifecero
gl'ioiperanli austriaci, che degli ediflzi
pubblici di Venezia non cessano d'avere
amorosa cura. Quando l'imperatoreFran-
cesco \ onorò di sua presenza il Castello
s. Andrea, si rivolse agli uflìziali del ge-
nio e disse loro: Abbiate a cuore e con-
servale questo bel monumento; opere si-
mili non si fanno più! — L'altra isola di
.5-. Andrea o la Certosa, è forse la piìi
grande, e come più spaziosa e luogo ma-
gnifico ed ameno può dirsi Visoleita re-
gina: trovasi tra il discorso castello e il
porlo di 8. Nicolò di Litio, e anticainenle
chiamavasi l'isola ili s, Andrea del Udo.
Il vescovo di Castello .Marco Nicola, de-
sideroso di estendervi il cullo divino nel
I 199 la donò a Domenico Franco pio
sacerdote della parrocchia di s. Sofia, ac-
ciocché in essa erigesse ad onore di s. An-
drea Apostolo una chiesa e un monastero
di religiosi, giada lui fondati nell'isola di
s. Andrea d'Ammianoora distrulla pres-
so una chiesa pure dedicala al s. Aposto-
lo. Non per anco compito un anno, per*
mise il zt;laiite vescovo al nuovo istituito
priore di s, Andrea del Lido, che potesse
nell'istessa isola edificare un'altra chiesa
sotto l'invocazione delle ss. Eufemia, Do-
rolea, Tecla ed Erasma vergini e marti-
ri aquileiesi, aggiungendovi quelle fab-
briche per uso ed utilità de'frali o suore,
che il fondatore Franco volesse stabilirvi.
Ciò eseguito il buon prete, che già in
altri luoghi avea fondali diversi aiona-
sleri, morì nel 1204 in quest'isola e vi
fu pietosamente sepolto. R.idolla a [ìerfe-
zioue la chiesa di s. Andrea, dal medesi-
mo vescovo Marco fu consagrata a' 19
febbraio! 219. Variano gli scrittori nel
nominare l' istituto religioso de' primi a-
bitatori di quest'isola, poiché il Dandolo
scrisse i canonici regolari, ma la maggior
parte li chiamano semplicemente frali e-
remitani di s. Agostino, come nel docu-
mento della i.' concessione dell'isola, hi
fondatore Franco successe Ildebrandino
YEN YEN 5i5
nel prioialo, che anmenin le rendile con loie de'cei losini, quelle tlelle suddclle ss.
\arie oblazioni. Tultavolla il nioiiaslero Acpiileiesi, la cui aulica e raediocrc ctiie-
ridxicendosi con pochi religiosi, neh 382 sa fu con»piesa nel piccolo chiostro. In
fu concesso a' monaci certosini, ma gli questa certosa, oltre il suoi ."priore Ma-
si wngadori per allora non acconsentendo, riano da Volterra , fioi irono il b. Gio-
il die non aweilì Jo storico Morosini, vi vanni Corner veneto, altri servi di Dio,
continuarono i frali di fi. Agostino. Il prio- e il patriarca Soriano. I certosini come
redi questi nel 1 4 ' f) pi'cn'ise al vescovo di gli allri furono soppressi nel 18 10, e fudi-
(JaslelloiMarco Liiiulo un Ietto inleranien^ sfatta la chiesa, servendo le fabbriche sfi-
le fornito, secondo l'obbligo che avea il guraledeUnonaslero a'mililari. Vicina a
inonaslerocon ogni nuovo vescovo, iinpo- questa è l'isola di:
sto nella fondazione. Minacciando rovi- 16. S. £'/e/irt. Situata a levante di Ve-
na le fabbriche, ne fu or«Iuiato al priore nezia, nelle Lagune e poco distante didla
il ristabilinienlo. Venuto poi in Venezia città e dalla punta del sestiere di Castello.
8. Bernardino da Siena, nel 1422 suggerì Credellero alcuni scrillori essere l'aiili-
ol governo d'introdurvi gli edificanli cer- ca Olivolo, ma senza nessun fondan^en-
losini, assegnando loro il restauralo me- lo. Esistono nella medesima alcuni forni
nastero di s. Andrea vuoto di religiosi, per cuocervi il biscotto, ad uso delle trup-
benché con rendite sulìicienli. Fu e>au- pe e della marina; forni eretti nell' isola
dito, e venne statuito che il priore lice- fin da'lempi della repubblica, per le sue
\esse l'inveslitura dal doge: tulio oppio- milizie e altre genti di pubblico servizio,
vò nel 14^4 M^'l'"" V, ricevendo la di' Sulla porla principale che dà ingresso
Biissione del [iriore Andrea e sopprimen- allo stabilimento de'forui, al presente ri-
do nel monastero l'ordine tli s. Agostino, dotti a 2g, vi è un Leone che ha fra lezam»
Siccome i certosini godevano molte esen- pe lo stemma del doge Francesco Loie*
zioni, il vescovo s. Lorenzo Giustiniani dano, e l'annoi ySB, epoca in cui furono
rinunziò al suddello censo, i cui parenti restaurali. Essendo l'isola d'antica giuris-
poi stabilirono la propria sepoltura nel- dizione del vescovo tli Castello , Vila-
ia loro chiesa. 1 certosini, secondo il lo- le 11 Michieli, uno di essi, circa ili 170 o
ro istituto, ridussero il monastero ad am- il 1 1 yS a ptoprie spese fondono ospedale
pia e comoda certosa chiusa ; e nel suo sotto l'invocazione di s. Elena imperalri»
interno dipoi innalzarono una magnifica ce e madre di Costantino l, per alloggio
e bellissima cliiesa con iscelti mai mi, per de'pellegrini, riservando a se e successo-
la loro ufìiziaturaj con disegno di valeti- ri l'elezione del priore, a cui con pubbli-
tissimo architetto e pare Pietro Lombar- co alto si obbligarono d' ubbidire i con»
do, che ridotta a perfezione con nuovi ri- fratelli in detto anno, abitanti nell'ospe*
slauri e ampliazioni de'chicslri, fu con- dale. Il Corner crede che sin dal princi-
«Dgrala in onore di s. Andrea Apostolo a' pio il priore e gli amministratori fossero
3 agosto 1721 dal patriarca Caibarigo. canonici regolari, i>litulo assai disteso in
Vi si ammiravano opere classiche di pit- Venezia, poiché nel 1 2 1 i Aicardo Vene-
tura e scultura. E Luigi Giimani arci- to canonico regolare del monastero di s.
vescovo di Candia le donò diverse reli- Elena di Venezia, trasportò il corpo di
qiiie, fra le quali della ss. Croce, una ss. s. Elena da quello a lei dedicalo in Co-
Spina, de'capelli e veste della B. Vergi- stantinopoli, e lo collocò in esso, e non
ne , porzione della croce del s. Titolare come allri pretendono nelle chiese de*
ec, Allie olFerte dopo, furono il corpo di carmelitani o de' servili , i conventi de'
k. Clemente inartii e tratto da'solteiranei quali ancora non esistevano. L'ospedale
iuuiaoi, le reliquie di s, Brunoue food»* dunque, ch'era lealmenle uu monaslero
5 1 6 YEN
tuli ospizio unito per ricovero ile'poveri
«; iiriissiiiie tle'pellt'grini, secondo I* uso
ili qne'secolì, tnulò anclie il nume nel
17.33; avendo M;irco II ftlichieli vescovo
tii Castello ,col coiisenso del suo capitolo,
concesso in pieno e libero dominio l'ospe-
dale e tutta r isola u Demetrio allora
priore, con facoltà d'adnnarvi i frali, ri-
bervandosi la conferuia del priore e Tan-
nuo censo di àue an>[>olle di vino da
presentarsi a' vescovi 8 giorni avanti la
lesta lìeila s. Titolare. Riuscì vantcìggio-
su il [irioralo di Deinetrìu al uionasleru,
a cui iurono donate possessioni pel man-
tenimento de'canonici. Conobbe il Corner
t;lie r iomani si gloriano possedere il cor-
po di s. Elena, ed i francesi vantarsi a-
verlo rapito e da Iloma condotto in Fran-
cia; aia in Coslanlino[)oli doversi ricono-
scere il sepolcro della santa, ove la fece
trasportare Costantino i, comeavea fat-
to col corpo del padre Costanzo tlall'In-
gliilterra ov'eia morto pagano. Però an-
che il Piazza ueW Emerologio di Roma,
a'j8 agosto festa della santa, narra che
Costantino 1 fece ei igere alla madre il
mausoleo, ora nel Musco 1 alleano, pres-
so la Cliiesa (fc'.ss, lìJarcelli.'ìO e Pietro
(f ')*ì il Ci/nilcrio di Roma {f^-) intcr
dtios Lauros (la della chiesa innalzata
dalla pie>.à e munificenza di Costantino I
al 3.° miglio della via Labicaua sul se-
polcro de'noudnati santi e sull'insigne ci-
iiiiterio annesso, basdica nella (piale ebbe
sepoltura la sua madre s. Eiena, fu dal-
l'imperatore donata, cogli adiacenti leni*
luenti.alia sua arcibasilica Lateranense,
la quale lino al presente mantenendone il
possesso, ebbe cura del tempio, che venu-
lo in decadimento fu dal capitolo Late-
laiiense ora restaurato e riaperto alla ve-
nerazione de' fedeli. Tanto pubblicò il
Cioruale di Roma, de'2 giugno 1 858),
ove la fece tumulare, e da dove il s. Cor-
po fu trasportato nella Chiesa di s. Ma-
lia d'araceli (P\). i\el mausoleo di por-
fido bellissimo, tra'bussorilievi vi sono i
litraltì di s. Elciia e di Costantino I. Il
:or- I
YEN
/diario Romano, dice a' 1 8 agosto: il cor
pò di s. Elena liposa iii Aracoeli. Si |)oii-
no vedere: il p. Casimiro da Roma, Me-
morie istoriche della ehiesa di s. Maria ^
in Araceli, § ( 5, Della cappella di s. E- \
lena , della \>olgarmenle la Cappella
Santa. Il Besozzi, La .storia della basi-
lica di s. Croce in Gerusalemme. Non-
dimeno afferma lo slesso Corner, che al-
le divole richieste di Filippo II redi Spa-
gna, il senato gli concessa un osso del
corpo della s. Imperatrice, e quindi lo
fece chiudere in forti>si(na cassa. Unite
ad esso si custodivano le altre reliquie
[lortale d'Aicardo da Costantinopoli, cioè
porzione ragguardevole della ss. Croce,
che dicesi riservatasi da s. Elena quan-
do la trovò intera; una ss. Spina; e quel-
le de'ss. Giacomo Minore Apostolo, Ste-
fano protomartire, e Spiridione vescovo
(li Tremitunto. Decaduto il monastero
nella disciplina regolare, cadenti gli edili-
zi, decretò Gregorio XII a' 2 i selleuibre
j 407 la éonsegtia della chiesa e mona-
stero a'monaci Olivetani esemplarissìmi,
i quali vi entrarono a'23 ottobre, con que-
sto però, che il doge ne fosse patrono, ed
egli dasse l'investitura al priore. 1 mona-
ci trovando la chiesa e il monastero pri-
vi di lutto, volevano ritirarsi, quando per
l'applicazione del pingue legalo di Tom-
maso Talenti a tulio poterono sopperi-
re, ed anco sua moglie ne fu benefattrice.
11 corpo del marito qui trasportato, vi fu
se[)olto onorevolmente. Maggiore fu poi
la liberalità di Alessandro Borromeo (ìo-
renliuo, che eresse la ca[)pella di s. Ele-
na per custodirne il corpo, ove poi gli fu
ereiio un magnifico deposito anche per
avere risarcito gli edilìzi e aumentale le
rendite. La chiesa che già era stala re-
staurata e ingrandita verso il 1 2 1 a o me-
glio nel 1233 (nella forma tedesca assai
larga e ampia che tuttora si vede, benché
convertita ad altro uso; cioè la parte su-
periore in ampio granaio, la inferiore iu
mulini permacinar la farina), venne quin-
di consagrala a' 18 aprile i5i5 dal ve-
V li N
scovo (li Cissaino DoiHcnico Alrppo. In
seguito diniitmìle le lendile, nel i 49^ A-
lessanclio V I die a' monaci la chiesa par-
roccltìaie «le'ss. Vito cMoileslodi Spinea,
diocesi di Treviso; e Pio IV nel i 56 1 nm
le loro cl^ie^e p;iiioccliiali dis. Michele di
Viraga e di s. Maria d'Oiglano, nel ter-
l'ìtoi io vicenlino. Colla soppressione de-
gli ordini regolari nel i 806, lo fu pure il
nignaslero, dovendo gli Olivetani concen-
trarsi in quelli di s.I3enedeUodi Padova.
Non più sussiste nemmeno la chiesa co*
me sagro tempio, giacché ridotta nel ri-
ferito D)odo, mentre leggo nel Dizioiin'
rio geogt tìfico : Aveva l'isola una hel*
la chiesa con ricchissimo taljernacolo, e
pregiale sculture e pitture, fra le qua-
li la preziosissima di Palma vecchio e-
spriuìente i Re Magi, trasferita in Mi-
lano nella pinacoteca di Brera. £d in al-
Irò luogo, dicendo del medesimo nto-
nostero e di quello de' certosini, di cui
parlai nel numero precedente, leggo: Ora
non servono che all' uso militare, e per
conservatorii di polveri da guerra, e per
la fabhricazione del pane. Che la chiesa
fu distrutta me ne assicura eziandio l'o-
pera Le Fabbriche di /'e/iexw, ripor-
tando le tavole illustrate dal Dicdo del-
la porta d'ingresso, sfuggita alla devasta-
zione militare, come altri monunienli, a
merito dell'attuale governo. La descrive
rìcchis^ima, decorata da due colonne con
capitelli e fusti scanalati; cornice fina-
mente intagl iata , che prende la forma
di frontespizio semicircolare. Nel suo tim-
pano è un vaghissimo gruppo esprimen-
te s. Eleua, che consegna la spada , mi-
nistra di grand'imprese, a Vittore Cap-
pello genuflesso, e in distanza l'elegante
urna che racchiuse le ceneri di quell'il-
lustre guerrieio. E' una delle poche ope-
re in Venezia superstiti d'Antonio Den-
tooe. preg-'vole per $em[>licità di parti-
to, naturalezza d'espressione e maesliia
di lavoro. Questo gruppo levato dal suo
campo, fu trasferito nella chiesa de* is.
Gio. e Paolo, a far parte di quel sontuo-
V L lN 5i7
Mssimn museo d'opere distinte, e la por-
la fu ora trasportata a decorare quella
della riaperta chiesa di s. Apollinare. Altre
copiose ed erudite notizie si ponno vedere
nel cav. Cicogna. Seguendo il giro a po-
nente non mollo lungi da Venezia è l'i-
sola di :
I 7. 1.9. Cristoforo della Pace, e pub-
blico cimilerio. Non n)olto lungi da Ve-
nezia, nella Laguna settentrionale, per cui
si passa a quella di Murano, e denomina-
ta della Pace per tpianto dirò, vocabo-
lo adatto all'uso che ora serve, per go-
dervi pace sempiterna idef'unti cpial pub-
blico e comunale cimiterio di Venezia.
Per decreto del maggior consiglio otten-
ne Bartolomeo Verde in libero dono a*
14 luglio 1 332 un lungo tratto di rileva-
ta palude , situala tra Venezia e l' isola
di s. Michele di Murano , per dover in
essa stabilire un mulino a vento, che se-
condo l'uso di que'tempi servisse all'oc-
correnze della città. Adempii il buon ve-
neto il proprio inìpegno, ma rovinatoli
fabbricalo mulino, deliberò di far servi-
re l'elevato terreno ad uso di spirituale
soccorso. Implorò dunque e ottenne a'20
giugno i3'^3, dalla suprema autoiilù del
benefico autore del luogo, la facoltà di
poter nel sito, ove esisteva il diroccalo
mulino, ergere un pietoso ospizio o con-
servatorio sotto l'invocazione de'ss. Cri-
stoforo e Onofrio , a ricovero di quelle
misere fenimine,cheaHacciatedalla schia-
vitù del peccalo cenavano d'esser ac-
colte, convertite a Dio dalla sua miseri-
cordia, in luogo sicuro di penitenza. Noi-
l'esaudirsi, fu imposta la condizione, che
dopo la moi te del fondatore dovesse l'i-
solelta restar soggetta a'dogi di Venezia
in perpetuo padronato. Essendo poi pas-
salo' il Verde a j icevere il premio eterno
di sua mirabile pietà, dogando MarcoCor»
ner, questo principe ricevè il luogo sot-
to la propria giurisdizione e de'suoi suc-
cessori , eleggendovi un priore alla cu-
stodia e cura de' poveri ivi ricovrali; il
che proseguirono a fare i dogi successivi^
5iS VEN
finché (liuiiiuipudosi lo zelo cle'ilireftoii
eleliinosine de'lerleli, si vide in pochi an-
ni il pio ospizio privo d'abitatori, cessa-
to il santo e inorale scopo, e le sue fab-
briche vicine a rovinare. Commosso pe-
rò il doge Francesco Fo?cari, che in un
luogo consagiato da fine si nobile di
cristiana pietà venisse, a mancar total-
mente il divin culto, fu sollecito di pro-
fittar l'occasione che gli presentò la di-
vina provvidenza. Il fiorentino Giovanni
Brunacci monaco dell'ordine del ss. Sal-
vatore di s. Brigida f e priore del mona-
stero di s. Cecilia di Roma, cercava per
se e pel suo ordine un luogo solitario per
servir a Dio in Venezia. Ad esso pertanto
con ducal diploma de'a i maggio i4'24>
liberamente concesse l'intera isola de' ss.
Cristoforo e Onofrio, perchè restar do-
vesse in perpetuo nell'ordine Brigidiano,
riservato però sempre a'dogi il padrona-
Io. Ma breve fu la dimora de* monaci
brigidiani nell'isola, poiché avendo il Pa-
pa ordinato la riforma dell'ordine, essi
ne partirono: di loro riparlai nel § Vili,
n. IO. Allora il doge Foscari, conoscendo
l'integrità della vita e l'odore dell'otti-
ma fama di fr. Simone da Camerino,
lettore de' frati eremiti agostiniani del-
l'osservanza di s. Maria di Monl'Ortone,
alla congregazione di recente dal sant'uo-
mo istituita unì e donò l'isolelta colle
sue fabbriche, acciò i di lui fiali vi aves-
sero perpetuo domicilio, finché vivessero
neir osservanza della regola di s. Ago-
stino. 11 diploma ducale fu segnato a'aS
novembre 1436. Da ciò, osserva il Cor-
ner, si rileva la falsità della tradizione,
che asserisce avere il b. Simone ottenuta
la concessione dell'isola, in ricompensa
della pace stabilita tra la repubblica e
il duca di Milano Francesco 1 Slòiza,
poiché tal pace non fu conclusa se non
»ieli45i4) cioéiSaiini dopo la donazione
dell'isola. Il merito di questa pace , feli-
cemente maneggiala e convenuta, viene
bensì concordemente attribuito alla sa-
viezza e credito del b. Simone di Came-
VEN
rino, da molti storici accreditati sì veneli
e sì stranieri, e fra questi da Enea Sii*
vio contemporaneo e poi Pio II, nell' /•
storia d'Europa. Egli narra, che eletta
Nicolò V da'principi per arbitro e conci-
liator della pace d'Italia, Sinionetto fra-
te agostiniano conciliò i veneti col duca
Francesco I, e parve a lutti miracolosa la
riuscita in un umile e sconosciuto religio-
so. Certamente che da sì cospicua bene-
merenza di fr. Simonederivaronoalla sua
Congregazione segnalati vantaggi ; dap-
poiché il senato nello stesso 1 454 conces-
se grandiosi privilegi d' esenzioni a' con-
venti tutti della congregazione, ed asse-
gnò rilevante somma di denaro al ristau-
ro delle cadenti Oibbriche di s. Cristofo-
ro, che da quel tempo in poi per pubblico
atto cominciò a denominarsi s. Ciistofo'
ro della Pace, e ne' nuovi muri del cir-
condario furono incise l'insegne della re-
pubblica veneziana e del duca di Milano
in marmo, ed unite con forti legature di
ferro in testimonianza della conclusa per-
petua pace. Co'detti soccorsi potè fr. Si-
mone rinnovare il monastero, e rifabbri-
care in più nobile forma la chiesa, che
poi nel 16 19 fu arricchita di copiose re-
liquie di santi donate da Luca Stella ar-
civescovo di «Zara. Il maggior ornamento
della chiesa lo formò il corpo incorrotto
dell'angelico b. Grazia diCattaro, conver-
so dei monastero e discepolo del b. Simo-
ne, collocato nell'altare a lui dedicato, le
cui notizie racconta Corner, qual prodi-
gio di penitenza e d'orazione, e delle più
belle virtù, glorificato da Dio in vita e
in morte con istupendi miracoli. Fu il
suo amico Antonio Tron procuratore di
8. Marco, che gli fece alzare un sepolcro
di marmo sopra 4 colonne, e scolpirne
l'immagine in atto di dormire. Gli agosti-
niani restarono oen'isoletta sino alla ge-
nerale soppressione nel 1806. La chiesa
ornala di pitture del Bassano e dì Gio-
vanni Bellino, nel 1807 fu demolila col
convento, con danno massimo dell'arti;'
poiché vi sì ammiravano molte bell'ope-
V EN
re di peniiello e sctupello della pntria
scuola, r arcliilctluin essemlo tli Pii-lio
Lombardo lodata dai Temair/a. Si con-
velli l'arca in cifuileriocomiiii(de, tua non
potè baslai- neanche a' bisogni della cit-
tà; laonde convenne disporre a simil uso
la vicina isola di s. Micliele di Murano.
La chiesa nel 1812 creila nell'isola di s.
Crisloloro della Pace, e !)encdeUa a' 28
giugno 181 3 da Stefano IJonsignore ve-
scovo di Faenza, non è che un piccolo 0-
rnlorio sui to sulle rovine della chiesa e
convento degli agosliniani di I\!ont'Oi Io-
ne; ed è uiliciala da un'arciconfraleniila,
essendovi un cappellano minore rifornia-
te per le funzioni che si fanno nell'isola,
etl un cappellano secolaie [)er quelle che
si fa uno in città nell'associazione e acconi-
pagnanientode'cadaveri. Colpa peiòle vi-
cende de'lenipi, non solo non fu eseguito
il disegno del Selva indicalo dal Moschini
nella Giiùf/nSì /^-i 5, tna c\nla l'isola di
san Cristoforo di semplici mure con una
chiesetta, presenta un canìposanto de-
gito propriainenle di un villaggio. Vi
Mipplisce in parie il chiostro dell'isola di
s. Michele, ma è assai poca cosa a' biso-
gni e al decoro della città; oltre che il sa-
lino deturpa i più bei monumenti chepur
vi si sono eretti. Molti progetti vannosi fa-
cendo, ma il niunicipio, d'allionde bene-
merito, è da troppe altre spese aggrava-
lo, siccome vien detto da persone in-
forn)ate. Se ne vedrà nondimeno, né for-
se remola, una ricostruzione non discor-
dante dalle grandezze di questa metro-
poli, al che sono inlese le più solerti cu-
re del nobile podestà ca V.Alessandro Mar-
cello, e già si stanno fbi mando i progelli.
Ad es>ia è vicina la segueute isola.
I 8. S. Michele ili Murano. E una dtl-
l'isolette circonvicine a Venezia, al nord
di questa città, e di contro e pochissimo
distante dalla grande isola di Murano
culla della pittura veneta, restauratrice
dell'arte vetraria, e madre di tanti uo-
mini illustri. Fra questa e Venezia spuli-
la doli' acque la vaga isolelta di s. Mi-
V !• N 5 1 (^
chete Arcangelo di .Murano, a fire il [)iù
l)i;llo oinainento di qyesla non ultima
porzione dell'Estuario. iVarra il Corner,
essere opinione mollo lien fondata d'insi-
gni scrittori Camaldolesi (r.),c\\Q\\\o'
IO santo padre e fondatore fìoiniialdo
ravennale abbia per qualche tempo cou-
dotla vita eremitica in quesl' isola delle
venete Lagune, e chiamasi ili s. Michele
Arcangelo dalla chiesa fabbricata circa ii
secolo X dalle famiglie Driosa e Brusto-
lana. Narra pure la storia, che nelle vici-
nanze di Venezia viveva l'eremita Mari-
no a menarvi santa ed eseoìplare vita,
dal quale si portò s. Iloniuaidodal mona-
stero di Classe, ove avea assunto la cocol-
la monastica, per evitare lo sdegno d'al-
cuni che andava esortando a rendersi più
perfetti nel servire Dio, con licenza del
proprio abbate ritirandosene. Comunque
sia e dell'asserta venula di s. Piomualilo,e
dell'epoca in cui fu fondala la chiesa, cer-
to è che nel 1212 i due vescovi Marco
IVicoladi Castello, e Buono Balbi di Tor-
cello con uniforme volontà e coli' assen-
so de' loro capitoli concessero l'isola e la
chiesa di s. Michele di iMurano alla con-
gregazione camaldolese tlell' ordine di s.
Benedetto (scrisse di questa congregazio-
ne, ch'è lai." e più antica di detto ordi-
ne, il p. Helyol nella bellissima Storia
degli Ordini Dlonasiici, t. 5, cap. 21,
Dell' origine dt Camaldolesi con la i'ifa
di s. Eomunldo fondatore di quesC ordi-
ne: » Fra tutte le congregazioni che sono
stale 1' ornanìenlo della vita uionastica,
e l'oggetto deli* ammirazione del mondo
cattolico per Taustero, non meno che san-
to tenore di vita, di cui fàuno professio-
ne, cjuella de' Camaldolesi vuoisi fra le
prime annoverare, avvegnaché i religiosi
che la compongono, avendo unilo quan-
to di più aspro e di austero ha in se la vi-
ta cenobitica e solitaria, della sola peni-
tenza di questi suoi stali si sono fatti se-
guaci, separandoli da lutto ciò che il ri-
gore dell'uno e l'altro mitigare soleva,
seguendo l'esempio di s. Homualdo lo-
5-20 V E N
IO fonclafore, che d'ambedue fu pei fello
osservatore, alla \'\[iì de Cenohiti hanno
congiunte le praliche de*iS"o//Vrtr? più fa-
mosi". Dirò io, intimo conoscitore e am-
niiralore delle due congregazioni de' .I/o-
Jian' e degli Ei'cinili Caiunìdolesi, che
nmbedne tali si conservano e tali fiori-
scono; anzi posso aggiungere, benché le
tliie congregazioni, sotto però il regime
del monaco abbate geneiale, diffonden-
dosi in molte regioni, in propagazione e
numero non possano slare a confronto di
altre, pure poche congregazioni monasti-
che, il) proporzione del nuineio de' mo-
naci e degli eremiti camaldolesi, ponno
stare al loro confronto quanto agli uomi-
ni illustri, santi, dotti e virtuosi), e nell'i-
slesso anno il pievano della chiesa di s.
Maria e il pievano di S.Stefano, che pote-
vano aver giurisdizione parrocchiale nel-
l'isola, la dichiararono esente da qua-
lunque giurisdizione fuorché dall'annuo
censo, che doveva il superiore del luogo
offrire alla chiesa matrice di s. Maria,
consistente in due vasi di vino e in mez-
za hbbra d'incenso, al che con alto obbli-
gatorio acconsentì nel medesiojo anno a
nome di sua congregazione Guido prio-
re del sagro eremo di Camaldoli di To-
senno (l^ .), culla della congregazione. Fu
poi dichiaralo i.° priore del nuovo mo-
nastero il monaco Alberto, che avea ri-
cevuto da' vescovi eda'pievani la dona-
zione del luogo; e di nuovo con solenne
istromcnto promise 1' annuo olferlo cen-
so, che poi Uy ridotto a due misuie di vi-
no e a 3 libbre di soldo. Scrive Fortunio
storico camaldolese, che Innocenzo III
conCei ino la concessione dell'isola e della
chiesa, e lo stabilimento del monastero,
dopoché ad istanza de'sunuomiuati due
vescovi furono mandali nell' isola di s.
AWchele dal s. eremo di Camaldoli (ap-
pellalo Cainpus y^inahì'lis ne'dipiomi di
Papa Alessandro Ile dell'imperatore Eu •
lieo 11, il priore del qual monastero era
generale (lell'ordiiie. Il camaldolese [>. d.
Guido Grandi nelle sue Dixscrlazioni
V E i\
sull'antichità di quest'ordine, impresse
nel I 707, non segue il comune seuliiueii-
lo che s. Piomualdo lo fondasse a Carnai-
doli di Firenze, ma pretende fissare la di
lui origine al 978, nel qual tem[)o s. Ilo-
munldo prendendo sotto la sua condotta
il già doge di Venezia s. Pietro Orseolo
I, in sua compagnia e d'alcuni altri passò
a s. Michele di Cusano in Catalogna, ove
radunò de'discepoli. Il p. Helyot sostie-
ne: che s. Romualdo fu riformatore e pro-
pagatore dell' ordine benedettino prima
che nel 1012 fondasse un nuovo ordine,
che dal di lui nome era meglio chiamare
liomìialdìnOyG non Camaldolese da Ca-
maldoli ove ne gettò le fondamenta.
Quanto a s. PielroOrseolol,egli propria-
niente fu eletto doge a* 1 2 agosto 976 e
abdicò nel 978, morendo a' 10 gennaio
997, la cui biografia l'ho scritta nel doga-
dò i3.°,§ XIX. iNarra il Butler,ches. Pie-
tro Orseolo I si consigliò con Guerino, ab-
bate di s. Michele di Cusano in (juella par-
te della Catalogna soggetta alla Francia
e detta Guascogna, che liovavasi in quel
tempo in Venezia, intorno a' mezzi per
assicurare l'eterna salute; ed altresì do-
mandò del loro avviso i ss. Marino e Ro-
mualdo, i quali lutti insinuandogli la vi-
ta religiosa, partì per la Catalogna segre-
taniente con essi, insieme a Giovanni Gra-
denigo e Giovanni Morosini suo genero,
e con quesl' ultimo vestì l'abito regolare
nel monastero di Cusano. I ss. Marino e
Roujualdo ritiraronsi in un vicino deser-
to quali eremili. Al buon odore di loro
virtù, assai persone si posero sotto il lo»
ro governo, della quale comunità s. Ro-
mualdo fu eletto superiore, e s. Pietro Or-
seolo si pose nel numero de'suoi discepoli,
in uno al Morosini, Dipois. Romualdo
tornò a Classe, e s. Pietro Orseolo al mo-
nastero di Cusano ove morì), Lorenzo e-
remila di sperimentata bontà, e due altri,
sotto la direzione de'quali molti venezia-
ni tratti dall'esemplarità di loro virtù ab-
bracciarono l'istituto camaldolese; oiule
si formò ben presto un perfello monusle-
V EN
l-o, quantunque i religiosi per mollo letti-
no a niulivo iltiir auhleio e solilario toro
vivere fossero chiamali ereatili. Atnplia-
ta poscia l'angusta chiesa, fu a'2 i giù-
gnoi32i cousagrata dal nipote di dello
l'apa, il cardinal Ugolino Conti legalo a-
postolico, e poi Gregorio IX, essendo in
tervenuli a decoro della 8olennilù, oltre il
patriarca di Grado Angelo Earozzi e 9
altri vescovi, anche il dogedi Venezia IMe-
tro Ziani con una copiosa tuoltitudine di
nobili e di frequentissimo popolo. Si re-
se benemerito del monastero il priore Lo-
renzo non solo per V ampliazione della
chiesa, ma anche per alcune vigne da
lui acquistate nel distretto di Capodi-
stria, le quali poi dal vescovo della slessa
città furono esentate dal pagamento del*
le decime. Succedettero indi a Lorenzo
ili versi priori, fra'quali neh 238 Giovan-
ni, che da Guglielmo eremita, destinalo
dall'abbate generale a riformare il mo-
nastero di s. Michele , fu deposto dalla
sua dignità neii244> *^^ essendosi poi il
monastero soggettato alle leggi della ri>
forma stabilite dall'abbate visitatore ge-
nerale, iu egli nel 1249 restituito al pos-
sesso del suo priorato. L'ultimo de'prio-
ri fu un Romualdo, per la di cui atten-
zione venne il moDastero accresciuto di
fabbriche, e ridotto a più decorosa strut-
tura, ed avendo poi il senato ottenuto dal-
ia s. Sede verso il 1 3oo che il monastero
fosse decorato del titolo d'abbazia, il
priore Romualdo nell'anno stesso ne fu
dichiarato i .° abbate, dignità che poco go-
dette perchè mori nello stesso 1 3oo. Dopo
la serie di i 3 abbati assunse il governo
del monastero il p. d. Paolo Veuier, che
avendo fin dalla 1.* sua gioventù profes-
sato l'isti luto camaldolese fu dichiaralo
abbate di s. Michele nel 1392. Allento
a'vaulaggi di sua monastica famiglia an-
gustiala allora per la ristrettezza delle
vendite, ricuperò l'abbazia di s. Michele
di Lemo nell'Istria, occupala già nell'oc-
casione di guerre da ingiusti usurpatori.
Ammiiò il sanalo veuelo uella zelaule
VUL. ICi,
YEN 52 i
cundotta dell' abbate andar del pari la
])rudenza e il fervore. Peiciò desidt<roso
che pure negli altri monasteri del do-
gado veneto s' introducesse la regolare
osservanza, ottenne da Gregorio Xil nel
i4o8,che l'abbate Paolo con due nobi-
li della repubblica dovessero attendere
con serio studio al restauro e riforma di
detti monasteri con piena podestà. Ac-
ciescevasi in tanto pel virtuoso abbate
il numero de'monaci in s. Michele, e per
assicurare la quiete del monastero, nel
1407 domandò e conseguì da Gregorio
Xll, che l'elezione dell'abbate, che pri-
ma era io arbitrio del priore di Carnai-
doli, dipendesse da'tiberi voti de'monaci,
e che il priore del s. eremo fosse tenuto
a confermarla. Ne di ciò contento il Pa-
pa, per facilitare l'accoglimento in s. Mi-
chele a' molli che lo ricercavano, staccò
dal priorato di s. Maria delle Carceri, ijl-
lora posseduto dal cardinal Sommarivni
già camaldolese del monastero di s. Mi-
chele di Murano, il beneficio di s. Maria
della Mandria diocesi di Padova, e l'unì
al monastero di s. Michele. Dipoi l'abba-
te Paolo portatosi a Filmini a venerare
Gregorio Xll, da questo gli fu dato l'in-
carico d' indurre Lodovico Barbo ad ac-
cettar la badia di s. Giustina di Padova,
la qual commissione felicemente eseguì,
anzi die al Carbo due virtuosi camaldo-
lesi per aiuto alla riforma de' monasteri
dell'ordine benedettino, che il Barbo eoa
ardore volle intraprendere. Ritornato
Paolo alla sua abbazia, risarcì le vecchie
fabbriche e ne costruì delle nuove con
tutto il necessario alla vita monastica,
zelando la conservazione dell'osservanza
da lui fatta rifiorire. Per cui, recatosi al-
la visita del monastero il bealo Ambrogio
Traversar! generale della congregazione,
cumulò di lodi il benemerito abbate, e nei
1433 esentò il monastero da qualunque
giurisdizione del vicario, soggettandolo
alla sola autorità del generale. JNè mino-
re fu la diligenza colla quale non solo
uel suo uiouasleio, ma in altri ancora
34
522 YEN
cKill'ordine l'abbate Paolo Venier o sta-
bili o ristabilì la «Jisciplina monaslicit ;
per cui la particolare congregazione del-
la de'iVbi-e luoghi, fondata poi nel i446
sotloEugfenio IV, nel breve tempo ch'sl-
la durò lo riconobbe per padre e fonda-
tore. Ma ora in vece coll'Helyot di com-
mentare il Corner, con questo commen-
terò quello. Tratta il p. Helyot nel cap.
22 : De' monaci camaldolesi di s. Mi-
chele di Murano, e delle religiose ca-
maldolesi. L'ordine camaldolese si com-
pone di cenohiti o monaci, e di eremili,
approvali nel 1072 da Alessandro 11, e
la congregazione di s. Micbeledi Mura*
BO d'origine fu eremitica. Questo mona-
stero, che die il nome alla congregazione
camaldolese omonima, ebbe religiosi che
in principio vivevano in un estremo ri-
tiro, ma il frequente concorso de'secola-
li per la vicinanza di Venezia, avendo lo-
ro fatto perdere lo spirito della solitudi-
ne, abbracciarojio la vita cenobitica ver-
so il i3oo, come fecero molti monasteri
di quest'ordine fcibbricati nelle città o
ne' contorni di esse, che furono in pro-
gresso eretti in abbazie, uno de'quali fu
s. Michele di Murano, che ne' principi!
di sua fondazione appellavasi s. Michele
in Palude. Il monastero di s. Mattia nel-
l'isola di Murano, ch'era uno de'princi-
pali de'camaldolesi cenobili, fu parimen-
ti fondato per gli eremili ; imperocché il
generale Martino 111^ vedendo che il con-
corso di secolari impediva l'esalla osser-
vanza delle costituzioni dell'eremo di Ca-
tualdoli, ne prescrisse loro alcune altre,
falle particolarmente pel detto mona-
siero. Ma dopoché i monasteri, che ab-
bracciarono la vita cenobitica, ebbero
rinunzialo alla rigorosa solitudine, ed
alle austerità dell' ordine prescritte dal-
le costituzioni, non si separarono per
questo dagli eremili, ma stettero con es-
si sempre uniti, ed i generali furono al-
ternali vamente eremiti e cenobili. Era-
no essi ancora priori di Camaldoli quan-
tunque fossero nel uumeio de' cenobili,
I
YEN
imperocché rufTizio de' priori di questo i
monastero capo d'ordine, era annesso a 1
quello di generale. Sembra però che il;
numero de'roonaci cenobili, essendo di- \
venuto maggiore di quello degli eremi- ;
ti, abbiano per qualche tempo ritenuto
per loro il generalato senza farne parte
agli eremiti. L'ordine era ridotto in de<
cadenza , fors'anche pel lungo scisma, e
la regolare disciplina erasi del tutto ral-
lentata, quando nel i43i d'ordine d'Eu-
genio IV adunatosi il capitolo generale
nel monastero di s. Maria d'Urano pres-
so Bertinoro, fu stabilita la riforma. Fel
I .''la sperimentò il generale d. Benedetto
da Forlì, con esser costretto alla rinun-
zia. Ultimate le visite de' monasteri, fu
trovato da per tulio esistere disordini, a
riserva di pochi, di che ne istruisce 1'/-
iinerario del dotto d. Ambrogio Traver-
saridi Portico detto il Camaldolese, che
fu eletto generale in dello capitolo. Nel-
la visita eh' egli fece de' monasteri, ne
trovò molli di donne senza clausura, ne'
quali gli uomini entravano a piacere, ed
altri donde le religiose uscivano libera-
mente. A tulli d. Ambrogio fece osser-
vare la vita comune, ed a sì grand'uo-
mo l'oi'dine fu debitore di sua salutare
riforma, con rislabilir ne'monasleri un'e-
satta disciplina, finché morì nel 14^9»
prima che la riforma si fosse ben radi-
cala. Eugenio IV l'avea mandato al con-
cilio di Basilea, in cui animosamente so-
stenne i diritti della s. Sede, e quiudi[di-
venuto conciliabolo, intervenne a'conci-
lii ecumenici di Ferrara e di Firenze, in
cui si fece ammirare perla somma chia-
rezza e facilità con cui si esprimeva in
greco e in latino, onde fu incaricato di
stendere il formulario d' unione tra la
chiesa greca e la latina. Tradusse il li-
bro della Gerarchia celeste e molte al-
tre opere greche. Si ha pure di lui una
Cronaca di Monte Cassino, una Storia
del suo generalato. Orazioni, Lettere,
un Itinerario, un Trattato delV Euca-
ristia ec, secondo i) p. Helyot. Presso ài
V EN
lui si ponno leggere gli altri illustri cn-
inaklolesi della congregazione di s. Mi-
cliele. Fu nel raemoralo i446 e nel ca-
pitolo generale tenuto nel monastero di
s. Savino di Pisa che i snperiori di g mo-
nasteri si unirono per formare la Con-
gregazioìie de nuovi luoghi rammert-
tata da! Corner, e fu stabilito che i su-
periori de'medesimi non fossero d'indi in
poi perpetui, ma triennali, i quali si ado-
perarono perchè fosse osservata 1' esat-
ta disciplina. Essi medesimi rinunziaro-
no al governo per invitar gli altri a fare
il medesimo sul loro esempio, e furono: il
priore degli AììgeliA\ Firenze, quello di
s. Benedetto, V abbate di s. Michele di
Miirano,\\ prioredi s. Mattia di Murano,
quello di s. Maria delle Prigioni^ l'abba-
te di .V. Savino di Pisa,\\ piiore della Ro-
sa di Siena, quello degli Angeli di Bo-
logna, e quello di s. Gio. Battista della
Giudecca, di cui nel § X, n. 35. Appena
morto nel i447 Eugenio IV, venne me-
no lo zelo di questi superiori, la mag-
gior parte de* quali non vollero, spirato
il triennio, spogliarsi dell'autorità, ot-
tenendo dal nuovo Papa Nicolò V licen-
za (.li continuare nel governo. Intanto
d. Paolo Venier abbate di s. Michele
di Murano, dopo il governo di 56 an-
ni, ottuagenario nel i448 passò a rice-
vere il premio di sue fatiche in cielo. Gli
successe nel!' abbazia il discepolo Maf-
feo Gerardi. Trattandosi allora in Ro-
ma di ridurre il monastero iu commen-
da, deliberò il senato a pieni voti di
conservare questa comunità esemplare
nell'infero suo decoro. Per cui a'20 apri-
le scrisse efficacissime lettere a Nicolò V
ed a'cardinali per la conferma dell'abba-
te Gerai 414 con isplendido elogio di lui e
de'monaci. Fu dunque confermato, e nel
suo lodatissimo governo in questo chio-
stro morì santamente il beato Pietro di
Sardegna, di cui il Corner riporta la vir-
tuosa vita, perfetto esemplare d'osservan-
la monaslica.Ne manifestò Dio, lui viven-
te, la santità, poiché mentre orava in chic-
V E N 523
sa, più volle apparvero globi e fiamme
di fuoco sul tetto, dal che atterriti i pas-
seggeri, che trapassavano la Laguna, te-
mendo d'incendio nelle fabbriche discen-
devano ad avvisarne i monaci. I vene-
ziani ricorrevano a lui ne'bisogni, eDio
a sua intercessione operò non pochi mi-
racoli, tuttavia vivente. Nel i466 l'ab-
bate Gerardi fu elevato a patriarca di
"Venezia, e poi creato cardinale. Fu elet-
to abbate di s. Michele di Murano Pie-
tro Donato, fratello di Tomuìaso poi
patriarca di Venezia, e di Lodovico dot-
to camaldolese. Nel 1 469 ottenne da Pao-
lo H, per se e pe* suoi successori, l'uso
della mitra e del bastone pastorale. L'ot-
timo abbate'Donato poscia prima sua at-
tenzione nel rifabbricarla chiesa, e per di
lui opera fu ampliata e resa magnifica;
nello stesso tempo che Pietro Boldù ab-
bate delle Carceri, fece a proprie spese
innalzare una nobile sagrestia. Né con
minor diligenza adoprossi per ciò che
riguardava il decoro di sua congregazio-
ne e la buona disciplina de' monasteri.
Dappoiché non risparmiò fatiche, né di-
spendi per ottenere, che si restituisse al-
l'ordine il monastero di Classe; e consi-
derando che la Congregazione de' nove
/wog/i/, fondata dall'abbate Venier, erasi
sciolta per l'ambizione d' alcuni prelati
perpetui, ottenne nel 1 474 pc»' interces-
sione del senato veneto da Sisto IV, che i
due abbati di s. Maria delle Carceri e di s.
Michele di Murano, ed il priore di s.
Mattia di Murano, dovessero in avveni-
re essere di governo triennale. Questi fu-
rono i principii della Congregazione ca-
maldolese di s. Michele di Murano, che
fondata sotto Sisto IV, fu poi accresciu-
ta e dotata di privilegi da Innocenzo Vili.
L'egregio abbate Donato riposò in pace
nel i479> Pietro Delfino nobile veneto,
uomo per pietà, per eloquenza e per dot-
trina chiarissimo, dichiarato abbate da'
monaci nell'età di 34 anni, fu tosto nel
j48o assunto alla suprema carica del
suo ordine, da lui santamente esercitata
5^4 ^' E N
per ^5 Dnni. Egli si dedicò quindi sopra
tiiHo a mantenere il rigore e lo spirilo
dei primo istituto, non risparmiando riè
pene, né fatiche per riformare i mona-
steri che 1)6 aveano bisogno, e per ricu-
perare i beni tolti all'ordine. Verso il
i488 dovendo la repubblica proporre a
Innocenzo Vili pel cardinalato un prò*
prio suddito, tutti i voti furono pei Del-
fino , tua egli virtuosamente rifiutò di
prestarsi a qualunque pratica relativa.
Nondimeno alcun tempo dopo andò a
Roma pressato da Lorenzo de' Medici,
per accompagnare il giovane suo figlio
Giovanni decoralo della porpora e poi
Leone X ; ma egli si annoiò presto della
corte, e appena il potè tornò a godere di
sua cara solitudine. Si hanno di lui una
raccolta di lettere latine divida ini 2 libri,
Itpislolarum in lucem editi curis et ope-
ra Jac. Brixiani, \€De\\'is B. Benalius
1 524. E' assai rara. Contiene lettere di-
retle a'religiosi con avvisi morali, ed a
personaggi. Sono importanti per la storia
dell'ordine e per quella contemporanea,
per la franchezza e veracità dell'autore
facondo nel narrare gli avvenimenti. Me-
ritarono la familiare lettura del suo suc-
cessore Gregorio XVI, che vi ammira-
va non poche bellezze ed esortazioni. Il
p.Mabillon videa Camaldoli 4 volumi
di lettere mss. del Delfino e forse piìi di
4ooo; raccolta probabilmente fotta viven-
te l'autore. Altra ne formarono i benedet-
tini Martene e Durando, cioè l'ommesse
nell'edizione veneta, in numero di 24 '>
e l'inserirono nel t. 5 dell'opera: P^ete-
rum scriptorwn et monumenloruni etc,
amplissima collectio. Si hanno pur di
lui un Discorso a Leone A, alcuni Dia-
logìii sopra Girolamo Savonarola , e
degli Apoftegmi de'ss. Padri, che non
si credono stampati. NeW ^amplissima
Collectio vi è pure l'Orazione funebre
recitata nel 1 525 a Delfino dal suo disce-
polo e concittadino d. Eusebio Friuli ab-
bate camaldolese, quando mori a' i 6 gen-
naio in s. Michele di Murano ov'erasi riti-
V EN
rato, dopo essere intervenuto al concilia
generale di Laterano V.Dopo la promo-
zione del Delfino al generalato, si accreb-
bero le rendite del njonastero di s. Mi-
chele, a cui fu unito U priorato di s. Mar-
tino d'Oderzo, enei i4i^4'""ocenzo Vili
gli assegnò i due priorati del Monte del-
le Croci e di s. Maria di Forcilia nella dio-
cesi di Padova. Co' vantaggi temporali si
aumentò pure il decoro del monastero
per la santa vita del suo monaco nubile
spagnuolo Eusebio Osorno, già uel 1 479
ambasciatore di Ferdinando V alla re-
pubblica, eminente rappresentanza che
abbandonò nel i485 per assumere ip
s. Michele la cocolla monastica. Il Cor-
ner ne celebra le singolari edificanti vir-
tù, le penitenze, finché apparso un glo-
bo di fuoco sul monastero, rese placi-
damente r anima a Dio a' io febbraio
i5o2. Fu sepolto a parte nel pavimento
del tempio, finché avendolo Dio illustra-
to con miracoli, un cavaliere spagnuolo
di lui amico lo fece collocare in un no-
bile sepolcro di marmo affisso al muro
della chiesa in luogo cospicuo. Fu poi
stabilito nel capitolo generale della con-
gregazione del i5i3, che di tutti i mo-
nasteri tanto del s. eremo di Camaldoli,
che di s. Michele di Murano si formasse
nuovametìte un solo corpo di congrega-
zione chiamata col doppio titolo d'am-
bedue i monasteri, con autorità di Leo-
ne X, cioè Congregazione del s. Ere-
mo e di s. Michele di Murano, onde fu-
rono compilate le costituzioni comuni a'
monaci ed agli eremiti. Tra questi alcu-
ni si chiamavano dell' osservanza, ed al-
tri conventuali : quelli dell'osservanza e-
rano i monaci di s. Michele di Murano.
Essi soltanto e gli eremiti poi ^^ino esser
priori dell'eremo di Camaldoli, ed il prio-
re di questo luogo doveva aver la prece-
denza sopra tutti gli altri abbati dell'or-
dine, ed assidersi immediatamente dopo
il generale, al quale nello stesso tempo
non era lecito esser priore dell'eremo, e
doveva traisi dagli osservanti o dagli ere-
ilH
YEN
miti. Il suo ufiìzio non poteva essere per-
petuo come \o «ra stato per i' addietro,
ma in capo a due anni doveva finire.
Pietro Delfino, che aveva procurato que-
sta unione, fu l'ultimo generale perpe-
tuo: rinunziò neh 5 1 5, riservandosi una
pensione di 3oo scudi e il titolo di gene-
rale a vita. Verso il i5i8 fu eletto ab-
bate di s. Michele £usebio Friuli sum-
meiitovato, poi vescovo di Veglia, ove
mentre con zelo procurava riformare i
costumi del suo clero fu tolto dal mondo
con bevanda avvelenata, e così fu mar-
lire dalla disciplina ecclesiastica. Mentre
ià illustre prelato governava il monaste*
ro, avendo nel declinar del secolo prece-
dente Margherita Vittori nobile vedova
di Giovanni Miani o Emiliani lasciato in
testan)ento, che a spese di sua eredità,
o presso il convento di s. Francesco del-
la Vigna, o in vicinanza di s. Michele
di Murano, fosse da' procuratori di s.
Marco da lui destinati commissari, eret-
ta una sontuosa cappella in onore del-
Li ss. Annunziata, ciò venne eseguito,
ina fu compita più tardi, come dirò in fi-
ne, e venne chiamata Emiliana dal co-
gnome del marito, da altri denomina-
to Miani. Non essendovi luogo oppor-
tuno contiguo al convento di s. Fran-
cesco, fu colla più nobile magnificenza
edificata accanto alla chiesa di $:. Miche-
le, e ornata con abbondanza di fini mar*
mi orientali, e tale quale poi la descrive-
rò. La chiesa, rifabbricata dall' abbate
Donato, venne consagrata a' y novem-
bre dell'anno 1 535 da Vincenzo Massari
I vescovo di Mellipotamo, che nell' altare
maggiore da lui dedicato insieme colla
I chiesa sotto il titolo di s. Michele Arcan-
i gelo incluse le reliquie de'ss. Matteo apo-
i slolo, Girolamo dottore e Gentile con-
I fessore. Successivamente nella chiesa vi
' furono collocati due corpi santi, uno di
I S. Claudio tratto dal cimitdi'io di s. Cali-
I stu di Uoma,e nel 1609 donato all'ab-
bate del monastero Vitale Zoccoli pado-
vano, e collocato io urua di leguo nel-
VEN 525
l'altare del Salvatore Risorto; l'altro di
s. Bassa vergine e martire, di cui i ca-
maldolesi celebravano l'unicio l'ii ago-
sto. Unita a questi si conservava la lesta
d'uno de'ss. Innocenti, per l'intercessione
de'(|Udli restò nel 1576 preservato il mo-
nastero dalla peste che distruggeva Vene-
zia e altri luoghi convicini. Per durevole
riconoscenza, ordinò l' abbate Cipriano
d'Este, secondo il voto fatto, che la festa
de'ss. Innocenti fosse celebrata da'mona-
ci solennemente. Altre reliquie io decorosi
reliquiari si veneravano, ed erano il cal-
cagno di s. Romualdo abbate, una costa
di s. Parisio monaco, porzione dell'ossa
di s. Pietro Orseolo, e di alcuni Beati
camaldolesi. Però la più insigne e vene-
rabile era una porzione della ss. Croce
di tal grandezza, che tranne la basilica
di s. Marco, ninna fra le chiese venete
possedeva l'eguale. Narra Corner la sua
provenienza, con dire che nell' ottobre
1 362 quattro nobili dalle parli di Ro-
mania si portarono a questo monastero
e raccontarono all'abbate come tale te-
soro era ivi pervenuto. Il s. Legno in
forma di croce doppia posta in quadro
d' argento dorato, ed ornato di figure e
di simboli, le principali essendo quelle di
Costantino 1 e dis. Elena, come si vede
nell'incisione che offre Corner, si venera-
va in Costantinopoli, ove nella decaden-
za dell'impero greco alcuni divoti la ra-
pirono per arricchirne la patria, e giu-
bilanti montarono in nave. Sorpresi in
mare da furiosa tempesta, veduto immi-
nente il naufragio, promisero a Dio che
se potessero salvarsi depositerebbero il
quadro nel mare, e poi seguendolo l'of-
frirebbero alla chiesa più vicina. Appena
fatto il voto, ritornò la calma, onde at-
toniti del prodigio, posero il quadro nel
mare, che avviossi tosto verso Venezia,
fermandosi alla spiaggia di questo mona-
stero. Ivi discesi e levato il quadro dal-
l'acqua lo misero suH' altare della chiesa
alla pre$et>zu dell'abbate e du' monaci.
Comunque sia la verità di si prodigiose
5^6 YEN
circostanze narrate da'pellegrini greci, e
descrìtte dall'abbate Francesco, cbe go-
vernava negli anni i36oe i38o, questi
|)el decoroso culto al s. Legno gl'innalzò
apjjosilo altare, a cui solevano i navigan-
ti veneziani licoirere prima d'inlrapien-
deie i viaggi, benedicendo il Signore la
loro fede e divozione con molli miraco-
li fatti all'invocazione di questa ss. Croce.
Fu poi nella metà del secolo XV dal pro-
curatore Pietro Friuli, ad onore e custo-
dia della medesima fatta erìgere una no-
bile cappella adorna di sceltissimi mar-
mi, il di cui altare dipinto per mano del
celebre Gio. Bellini, es>endosi logorato
dal tempo, nei 1722 fu rìunovalodi fini
inai mi dalla pietà de* monaci. Descri-
"vendo 1' insigne monastero camaldolese
tli s. Croce di Fonte Avellana, ora nella
diocesi di Pe/go/a, dissi in quell'articolo,
che la celebrata ss. Fieliquìa, nella sop-
pressione fu portata via da s. Michele dal
p. ab. Zurla, il quale divenuto cardina-
le e abbate generale di sua congregazio-
ne, la donò alla chiesa Avelianense, e ne
riparlai ne! voi. LXXVII, p. 1 24, e del
monastero nel voi. LXXXVI, p. 1^6. II
monastero dell' Avellana era stato uni-
to alla congregazione dì s. Michele di
Murano, da s. Fio V nel 1569. I gene-
rali camaldolesi successori dei Delfino
furono triennali, e vennero alternativa-
mente scelti fra gli eremiti e fra'monaci,e
ciò durò fino al 16 16, in cui la congrega-
zione de'nionaci di s. Michele di Mura-
no fu interamente separata dagli ere-
miti. 1 monaci ogni 5 anni eleggevano il
generale, che risiedeva nel monastero
de'ss. Lorenzo e Ippolito di Faenza nella
Romagna. I principali monasteri della
congregazione di s. Michele di Murano
erano quelli di Classe presso Ravenna, di
s. Michele e dì s. Mattia di Murano, de-
gli Angeli di Firenze,' dell'Avellana, di
s, Biagio di Fabriano, di s. Giusto e di
s. Clemente di Volterra, di s. Maria d'U-
rano di Bertinoro, de'ss. Andrea e Gre-
gorio di Roma, e molli alili in uuiuero
eca-l
YEN
di 35, con 8 monasteri di monache 1
nialdolesi sotto la giurisdizione della me-
desima congregazione. Olire gli 8 mo-
nasteri delle religiose camaldolesi sog-ij
getle a'superiori della congregazione dq]
s. Michele, altri erano sottoposti agli or<
dinari de'luughi ov'erano situali. Furono
queste monache istituite dal b. Piodolfo
4.° generale dell' oidine. Visitando uà,
giorno il sani' uomo alcune terre donata]
a'monasteri dell'ordine, entrò nella chie-
sa dì s. Fietro di Luco in Mugello peri
farvi orazione. S'ignora se proprianiente
ivi ebbe qualche visione o rivelazione, eit
è solamente certo che partendo da quella
chiesa meditò la fondazione d' un mo-
nastero di religiose Camaldolesi, e co-
me riportai in quell' articolo, nello stes-
so luogo fondò loro un monastero nel
1086. Altri successivamente si eressero
in diversi paesi sino al numero di 28,
de'quali 20 soggetti a'proprì vescovi, ed
8 alla congregazione di cui ragiono. E-
lano poi immediatamente soggette aK
l'abbate di s. Michele di Murano le mo-
nache di s. Farisio di Treviso. — B'io-
rendo in tante guise il monastero di s.
Michele di Murano, capo della congre-
gazione del suo nome, vi si formò una
sontuosa e scelta bibrioleca,della quale si
ha : Bihliotlieca Codicum rnannscriplo-
rtini Monasterii s. Mlchaelis l^cnelia'
rum prope Murianum una cum appen-
dici'libroriim impressornm saecnli XV,
Opus postuninniJohannis BenedicliMit-
tarelli venetis abhaiis exgeneralis bene-
dictino-canialdulensis, Veoetiis 1 779- H
celebre p. ab. Millarelli dopo essersi re-
so benemerito della repubblica lettera*
ria con molle opere di sagra e profana
erudizione, ed all'ordine canialdolese iu
cui dalla più tenera età era slato educa-
to, co'preziosi Annales Canialdulenses,
insieme al non men celebre confratello
d. Anselmo Cosladoni, volle consagrare
gli ultimi suoi anni ad illustrare i mo-
numenti letterari della biblioteca di que-
sl' insigne monastero, in cui avea preso
YEN
r libilo religioso, e di cui olleniie dopo
il «uo generalato la prefettura. Già da
gran tempo si trovava raccolta nella bi-
blioteca una ricca suppellettile di prege>
voli mss. lavorati per la maggior parte
da' monaci stessi, secondo il lodevole e
utile costume cU' essi anticamente ebbe-
ro di moltiplicare e di perpetuare con tal
\ mezzo i libri più meritevoli prima del-
l' invenzione della slampa. Diveime però
mollo più rispettabile questo bibliofila-
cio di s. Micbele per la zelante cura cbe
^ si prese d'accrescerlo e d'arricchirlo il p.
I Mitlarelli. Egli non risparmiò in tutto il
1 tempo di sua monastica vita né fatica,
, né spesa per renderlo uno de'più copio-
! si e più rari. Egli si portava sollecito do-
ve sapeva che vi fossero libri da vende-
re, anzi teneva in diverse parti a questo
medesitno (ine attentissimi esploratori, e
a poco a poco questa sua virtuosa pas-
sione divenne sì notoria, che non avea
già quasi più bisogno di prendersi ve-
runa pena per soddisfarla, poiché chiun-
que aveva simile merce da esitare, lo
cercava, sicuro di trovare in lui un one-
sto compratore. Fra' preziosi acquisti
ch'egli fece per questo mezzo, meritano
parlicolar menzione i numerosi codici,
che furono già di proprietà della nobile
casa Barbaro così feconda d'illustri let-
terati. Ve n'erano del celebre senatore
Francesco Barbaro, del di lui nipote Er-
molao Barbaro patriarca d' Àquìleia, di
Daniele Barbaro altro patriarca d'Aqui»
leia, e di Francesco che alla fine del se-
colo XVI tennepureil medesimo patriar-
cato. Le biblioteche eh' erano state del
celebre cardinalBembo, del cardinal Pie-
tro Foscarì, di Domenico de Dominicis
vescovo dì Brescia e di altri, somministra-
rono parimenti un' ampia messe al p.
Miltarelli. Se a questi ap<^[uisti dispendio-
si si aggiungano i doni, benché meno fra*
queati, eh' egli ricevette da molti illustri
personaggi, si concepirà facilmente che
la biblioteca di s. Michele di Murano
uierilò per la copia e pel pregio de'suoi
YEN 527
codici di andar del pari colle più insigni
biblioteche. Non contento il p. Miltarelli
d' avere con tanta spesa e fatica raccolto
insieme tante ricchezze letterarie, volle
con detta opera renderne pubblico l'uso
e immortale. Egli presenta in essa per
ordine alfabetico gli estratti ragionati,
qiiantuii(|ue compendiosi, di tutti gl'in-
signi codici della medesima, accennando
nel medesitno teuipo il numero con cui
erano contrassegnati ed il secolo in cui
furono scritti. Le notizii! interessanti in-
torno a' loro autori, i saggi ottimameu-
te scelti, che si presentano dulie loro o-
pere, tutte le volte che la materia lo
comporta, la varìetàdegli argomenti in-
torno a'quali questi saggi si aggirano, la
sana critica dell' autore, la nitidezza e
gravità del suo stile, sono i iingolari pre-
gi dell'opera. Alla biblioteca de'codici
mss. aggiunse il p. Mittnrelli quella de'
libri stampati nel secolo XV,che si trova-
vano raccolti in grandissimo numero nel-
la medesima libreria, e che da' bibliofili
si tengono nel medesimo pregio de'co-
dici mss. Difatti tali libri, oltre il presen-
tarci dinanzi agli occhi una storia parlaa*
te degli incunaboli e de' primi passi del-
l' arte tipografica, e' istruiscono ancora
di molte particolarità che non si trova-
no ne'libri posteriormente stampali, tran-
ne alcune eccezioni. iVotò il eh. Antonio
Diedo descrittore dell'isola di s. Michele
di Murano nel libro de' Siti piltoreschi^
la cui elegante veduta è dell' egregio
artista Marco Corairato, che sì sontuosa
biblioteca, fra le altre preziosità, contava
la t.' Bibbia stampata a Magonza nel
1472, molti codici greci, latini e italia-
ni, l'originale di Daniele Barbaro sul-
l'Architettura di Vitruvio; ed il celebra
Mappamondo di fr. Mauro, monaco del
monastero stesso, di cui riparlai nel §
XVI, n. 3. Contemporaneamente vive-
vano nel monastero di s. Michele d. For-
tunato Mandelli dotto archeologo, e d.
Angelo Calogerà, benemerito filologo che
ci diede la preziosa Rcivcolta cVopusco-
528 V E N
H scientifici e filologici , e la Niio\'n Tlac-
colla, ec. stnmpafe in Venezia prima da
Cristoforo Zani, poi da Simone Occhi.
Ne fu continuatore il Mandelli. — Mentre
si avvicinava il tnibine distrujjQitore de-
gli ordini religiosi nel!' Italia e in buo-
na parted'Europa, fioritissimo era il mo-
nastero di s. Michele di Murano di gran-
di uomini, terminando gloriosamente la
sua esistenza. Già però la repubblica di
Venezia ne avea dato fatale esempio nel
suo dominio, ed a voler parlare qui solo
de' monasteri camaldolesi della congre-
gazione di s. Michele di Murano, per de-
creto de'7 settenibre i 77 i vi erano stati
compresi i monasteri di s. Maria della
Follina, di Verona, di Vicenza, e di s.
Giovanni della Giudecca, restando alla
congregazione i soli di s. Michele e di s.
Mattia di Murano, e quello della Badia
io Polesine: da quello della Follina di-
pendeva il monastero delle monache di
s. Gervasio di Belluno, onde fu questo
soggettato al governo del p. ab. di s. Mi-
chele di Murano. Abbiamo : Memorie
intorno la vita e gli studi del p. d. Lo-
dovico Nachi abbate camaldolese scrìt-
te dal p. ab. d. Placido Znrla dello
.stesso ordine, in Venezia co' tipi Eini-
liani 1838, opera de! cardinal Zurla(che
l'avea pubblicata in Venezia nel 1810
pel Zerletti), nuovamente impressa con
questi tipi con frontespizio di caratteri
rossi e neri. Venne scritta mentre era ab-
bate del monastero di «.Michele di Mura-
no il p. d. Mauro Cappellari della città di
Belluno,dalZurla qualificato»illustre per
talenti e per istiidi,che nel 1 786 (di circa
3 I armi di età) dopo tre lustri d' inter-
messe solenni conclusioni ravvivò quelle
della filosofia quale egregio uditore di fi-
losofia del p. Nachi" che l'amava tenera-
mente, e pianse di consolazione in ara-
niirarlo disputare. Foco dopo il p. Na-
chi fu fatto abbate di s. Michele circa
nel I 7C)0 ed in suo onore fu stampata
in Venezia quella Canzone, un esempla-
Ve ^ella quale il suo autore rispettabile
V EN
filippino p. Giambattista niasiulti da
Vene7Ìn a' 7 febbraio 1 83 i l'inviò a Uo
ma perchè dal conte Gaetano Maltei a
mezzo di mg.'' Mario Mattei tesoriere gè
nerale, ora cardinal sotto-decano del sa-
gio collegio, fnsse umiliata al Cappellari
a'2 divenuto Gregorio XVI; che da lui
composta 4o anni innanzi invitava a chia-
mare la pontificia sua attenzione sulla
6.'' strofa, che gli sembrava un presagio
dell' avvenuta esaltazione, e in quella
pure del cardinal Zurla, già altro mo
naco muranese. Ho sotto gli occhi la let
tera del p. Biasiutti e la stampa, in cui
leggo nella detta strofa, con allusione al
r eroica rinunzia al vescovato di Capo
d' Istria (nel 1776, proponendo in sua
vece il camaldolese p. ab. d. Bonifìizio
da Ponte, che fu fatto ) ed a' suoi allievi
nel noviziato di s. Michele eziandio; poi-
ché da questo monastero furono scelti
sempre ottimi vescovi, ed allora era vivo
oltre il Da Ponte, Antonio Maria Car-
dini vescovo di Crema. Dice la strofa :
D'un popolo il governo - Poco e per te.
Governerai l'eletta- Porzion cV Jddio^
per cui provisto- Spesso il Gregge di Cri-
sto - Fu de' migliori condottieri e duci -,
» Nuovi pastor da te la Chiesa aspetta -
Pieni delle virtìi di cui riluci ". Il p. ab,
Nachi mentre si trovava in Faenza, a'2
febbraio 1797 occupata la città da Na.
poleone, a questi si presentò ben accollo; e
nello stesso anno anche aTreviso,e nel l'au-
ttmnoa Passeriano,ovefu pure alla di lui
mensa invita to.Con questi cenni intesi di-
chiarare come nel declinar del secolo pas-
sato fioriva il monastero di s.Michelecon
un p. NachijUnp. Zurla, un p. Cappellari,
il quale indusse a ricevervi la cocolla mo-
nastica, oltre altri, l'illustre concittadino
bellunese attuale abbate generale della
congregazione camaldolese, il dotto p. d.
Giuseppe Zuppani (il qualealla morte del
Nachi, essendo lettore, recitò applaudita
orazione in sua lode). Questi ripatriando»
allo scioglimento degli ordini regolari,
^^tveuue canonico della patria qatted^fvlq
1
VE N
e (li poi insignito della prelatura tlonoe-
slica ila Gregorio XVI ; però appena
morto lo zio vescovo ili Belluno e Fel-
Ire, riprese l'abito camaldolese, ed è l'or-
tininenlo di sua congregazione. Il mio
njfeltooso nmico che fu, cav. Giuseppe
Ballaggia, proponendosi di pubblicare
le Tavole. Cronologiche della Storia
iitiii'ersaley continuale sino a'nostri gior-
ni, per quanto riguardava Gregorio XVI
a me si rivolse nel i836, inculcandomi
rigoroso laconismo e chiarezza. Corrispo-
si all' mvito con de' cenni, non mai im-
maginando che avendo incontrato il suo
piacere assolutamente vollesse stamparli
a patte, lo condiscesi a patto che si ser-
visse delle sole iniziali del mio nome
o cognome, bens^ col mio nome arcadi-
co. Questa fu la prima volta che i ti[)i
Eutilìani impressero le mie produzioni:
Cenni cronologici sul Soninio Pontefi-
ce Gregorio XFI, eli G. Hl.fra gli arca-
di lUioJilo Eleo ,\ ene7\a dalla tipografìa
Emiliana 1887. Vi è il ritratto del Pa-
pa elegiintemente disegnato da Busato e
incìso da Zuliani chiarissimi artisti. L'o-
puscolo venne dedicato dal cav. Ballag-
gia al degno nipote del Papa fr. Gio.
Aiilonio nobile Cappel'ari della Colom-
ba, patrizio romano, ec , che lodai nel
§ IX, n. 3. Dell'opuscolo fecero menzione
alcuni periodici letterari, come gli An-
nali delle scienze religiose, nel t. 5, p.
lò'j. lo conservo un foglietto di corre-
zioni per le parole inlrodot^evi erronea-
mente. Questo spesso accade quando si
vogliono prendere degli arbitrii, sebbene
colle migliori intenzioni. Ora da questi
miei Cenni, dal mio Commento mss. alla
bellissima Notizia storica: Gregorio
XFI e la sua patria, Belluno 1 835, del
cav. Scolari, e da alcune mie particolari
memorie ricaverò alcuni fugaci tratti sul-
la vita monastica in s.Michele di Murano
di Gregorio Xf"^!,]] di pili potendosi leg-
gere nel suo articolo e in tutto questo mio
Dizionario, da lui tanto munìncamente
protetto ^aliri dettagli U l'ìservo pel monu-
V E N 539
menfoaltrove accennato). Bartolomeo A I-
b'.irtoCappellarinacqueda nobile famiglia
nel I 765 in Belluno, di 1 6 anni manifestò
la sua vocazione monastica per s. Michele
di Murano, col preclaro esempio della su*
rcllasuor M." Teresa che egualmente pro-
fessava l'ordine di s. Benedetto in s. Ger-
vasio di Belluno, di cui divenuta priora
morì in odore di costante santità; ad on-
ta che i virtuosi genitori, e lo zio esem-
plarissimod. Antonio canonico della cat-
tedrale e confessore di detto patrio mo-
nastero, che assaissimo 1' amavano, l'a-
vrebbero meglio voluto sacerdote in pa-
tria; molto ripromettendosi dalla viva-
cità di sua fantasia, e dalla penetrazione
dell' ingegno accompagnato da soda pie-
tà. Nella vocazione fu incuorato dal suo
maestro mg."^ Giovanni can.Carrera dot-
tore in teologia : di questi mi pregio pos-
sedere quali care memorie donatemi dal
Papa il ritratto e la lettera autografa re-
sponsiva a quella scrittagli dal Papa, rin-
graziandolo della tenerissima cura avuta
di lui, scritta con mano tremula sicco-
me oltreché ottuagenario. Ottenuto il so-
spirato consenso da'genitori e da loro ac-
compagnato a Venezia, entrò nel mona-
stero di s. Michele ad indossare l'abito
monastico nel 1783 di 18 anni. A' ^3
agosto 1786 fece la cessione de' propri
beni alla sua famiglia, e quindi la profes-
sione religiosa,assumendo ilnoraediMau-
ro, e poi celebrando la ■.''messa nel 1787.
Già nel precedente anno senza assistente
avea sostenuto la conclusione alla pre-
senza del patriarca Giovanelli. Incontrò
vivo l'attacco del Ch. R.S. P. R. e fu sulla
tesi deW Infallibilità Ponti fida, benché
fra le 100 proposte fosse già stata trat-
tata prima. Questa circostanza e l' insi-
stenza dell' opposizione, non piacquero
generalmente; e quando nel calor della
disputa mg.'^patriarca vide inoltrarsi trop-
po la sera, impose la fine. Fu alJora che
tra gli applausi universali, d. Mauro pie-
no d'imperturbabile coraggio, invitò l'o-
norevole suo avversario a voler accetta-
53o V E N
re in privato la successive soluzioni; ma
la cosa non procetlelte più olire. Fero
f(i orìgine e impulso all' opera che poi
anche qui celebrerò. Imperocché tornato
alla propria cella pieno d' energico zelo,
non avendolo del tutto potuto sfogare col
dissenziente, si pose a scrivere ciocché vo-
leva ulteriormente comb;i Itera e confu-
tare, e riuscì appunto, setiza quasi avve-
dersene, a eonjporre la grave e profon-
damente dotta opera. Le segnalate prove
di mirabde profìtto negli studi date dal
p. d. Mauro Cappellari gli meritarono
i\' 5 agosto 1 790 il grado di lettore nel-
l'ordine, essendolo già fin dal 1786 per
le scienze fllosoiìche, anco per la teolo-
gia. Insegnava con tanto calore ed impe-
gno, che si conservano ancora alcune del-
le sue tesi dettate così all'improvviso in
lingua latina, piene di singolare forza
d' argomenti e di fuoco, e queste soprat-
tutto nelle malerieintornoallequali ver-
savano gli errori del giorno. Fra le di-
sputazionì in teologia ricorderò quella
ch'è uella biblioteca di s. Gregorio in Ro-
ma, Misceli, n. i63: Propositiones se-
lectac e ikeologiae tractatibas de locis
theologicis, de Deo el divìnis a Uri bali s,
de Deo Trino, de Ine ama do ae ci Ora-
tia,quas publica dispiitalione data cui-
libet post lerliuin aigiieadi facilitate
defeiidet nullo adsislcnle p. d. Matirus
Cappellaris Bellunensis nion. ordinis
s. Benedicti congregatioais Canialdu-
Icnsis, et in Lycaeo s, iMicliaelis de Mu-
rano philosopkiae professor et sacrae
i/ieologiae auditor die 20 julii (790.
Sono I I 3 proposizioni, dedicate a mg."^
Federico Giovanelli patriarca di Vene-
zia. Le riscontrai nel 1846, quimlo d'or-
dine del Papa dovetti correggere Vépreu-
\<e della biografia mandata da Parigi al
cardinal Lanibruschiui segretario di sta-
to prima di pubblicarsi dall' Extrait
de C Aiinuaire historique et biograp'ii-
gue. Don des Archives historiijues, lyp.
de Wiltersheim. La fama sparse in tut-
to l'ordine, e fuori pure di esso, il me-
VE N
rito e il candore de' costumi del p. Cap-
pellari, a segno che divenuto in Vene-
zia revisore de' libri pels. OiHzio, i su-
periori a' 5 luglio 1795 lo trovarono de*
gno d'esser mandato a Roma compa-
gno al procuratore generale dell'ordine.
Verso il 5 agosto giunse nell'alma città,
dove 36 anni dopo avrebbe dovutole-
der Pontefice venerato, Sovrano maesto-
so, temuto ed amato, esemplare d* ogni
bella virtù, benemerentissimo della Re-
ligione e del Trono, e lasciar di se la me-
moria di gran Papa e di dotto, anzi il
pili dotto de' suoi predecessori dopo Be-
nedetto XIV, come scrissi in questa Roc
ma a tale articolo. Ed il tempo scuopri-
tor d'ogni vero, sempre piLi lo farà ri-
splendere e vieppiù glorificherà. Nella
privata condizione, ad onta di sua mo-
desta ritiratezza, potè di Roma osservare
le condizioni ( incedeva raramente per
.Roma, secondo gli affari, grave e di-
sinvolto, cogli occhi bassi e mani incro-
ciate, con tale un portamento che avea
del grande e muoveva tutti a veoerazio»
ne); mentre ben presto si legò in ami-
cizia co' dotti e con persone di gran pie-
tà, e procacciossi l'estimazione d'un car-
dinal Antonelli ( poi decano del sagro
collegio e vescovo d' Ostia e Velletri ),
d'un cardinal Borgia d'i f^elletri, d' uu
cardinal Braschi nipote di Pio VI allo-
ra legn Ulte, e di altri porporati. Scrisse
allora di lui a Venezia Pietro Pesaro
ambasciator veneto, al cav. Jacopo Na-
ni. >i Le qualità personali e 1 tilenli dei
p. Cappellari gli conciliano meritamente
la stima di chi lo conosce; e se al p. ab.
di Murano ne rincresce la perdita, egual-
mente grato qui riesce l'averne fatto
l'acquisto". Nell'anno precedente avea
Pio VI colla bolla Aucloreni Fidei, con-
dannato il pseuilo sinodo di Pistoia, c\\q
avea tentato sovvertire e sconvolgere la
disciplina della romana Chiesa cattolica,
e d' impugnare 1' infillibilità pontificia,
che d. Mauro avea altamentedifeso nel
1786. Incalzando i deplorabili-pubblìci
VEN
avvenimenti, Roma e lo «tato occupali e
(lemocratìzzati da'fraocesi repubblicani,
f!»si avendo dispersi e imprigionati pie-
Jati, cardinali e Papa, questi a' 20 feb-
braio 1798 strapparono dal Valicano e
condusseroa Faltnza. Intanto il p.Cap-
pellari, oltre la trattazione de'negozi del-
l' istituto, nel 1797 avea assunto il ca-
rico di supplire per tre anni all' ulTizio
(lì cancelliere, non senza attendere alle
scienze, e prova ne sia, che mentre co'
buoni piangeva la desolazione del sau-
luariu, la prigionia di Pio VI, l'irreligio-
ne e la faiìsa filosofia, strettamente con-
giunte minacciare l'ullinìo sognalo e pre-
teso crollo alia santissima auloril^i pa-
pale, egli con animo impavido usciva in
C'impo fortissimo sostenitore dell'insov-
\ertibililà dellaSede Apostolica e dell'in-
fallibilità Pontificia, nella niemorata ope-
ra sviluppando un portento di dottrina
e di fede, di spirilo d'ordine, e perciò tale
da destar poi l'ammirazione d'un Nicolò 1
iin[)erator di Russia (F.). L'opera ela-
borata nelle celle di s. Michele di Murano
e (li s. Gregorio di Roma, pubblicò nel
1799 in Roma dedicala al perseguitato
Pio vi (del quale scrisse nella prefazione :
Non cessa, benché semivivo, dal letto do-
ve lo trasse e lo guarda la tirannia de'
tuoi fieri nemici, e Jra le catene di sua
sciti aiilii, di erger cattedra di verità, e
ili animare alla costanza tutti gli altri
pastori), co'tipi del Pagliariai, col notis-
simo titolo: // Trionfo della s. Sede e
della Chiesa contro gli assalti de' Nova-
tori, respintie combattuti colle stesse lo-
ro armi. Cos'i il monaco Cappellari, let-
tore in teologia e in filosofia, compagno
del procuratore genera le in Ruma, con op-
portuno divisamenlo combattendo le dot-
trine giansenìstiche in generale, e quelle
delTamburini in particolare, difese triun-
faiujente V Immutabilità del governo ec-
clesiastico e {'Infallibilità Pontificia, e
meritamente sì acquistò onorato nome tra
gli apologisti del cristianesimo (e lo con-
fermò poi nella stessa Roma nella mia
VEN 53i
accademia di Religione callolica, di cui
fu nnode'primi e de' più attivi e zelanti
in promuoverne i vantaggi qual censore,
con 6 dissertazioni in essa da lui lette, il
cui elenco si legge nell'opuscolo, Pio FI II
e Gregorio XFI, di mg/ Baraldi, Mo-
dena i83 I, già inserito in quelle Memo-
rie di Religione nel 1. 1 6, poscia riprodot-
to con questi medesimi tipi. Un stinto si
riporta d'ognuna uè Diari di Roma, che
registrai nel mio mss. a p. 36o e seg., e
ìnlitolalo: Estratti de' Diari, e Notizie o
Almanacchi annuali di Roma,dal\ 7 16
«/i835, Roma i835, G. M.). In breve,
ripeterò col dottissimo mg/ Baraldi. Il
Cappellari difese gli enunciati argomenti
contro Tamburini, le Gros e I' Opstraet,
Citporioni de'giansenisti, e contro tutti i
loro aderenti. Convincenti ne sono le pro-
ve, chiaie e ordinate le riflessioni, e tut-
to poi scritto con precisione e nitidezza,
e con quella savia polemica che convin-
ce senza offendere, e risparmia gli erran-
ti combattendo gli errori. Una tale ope-
ra venne stimata dagl' inlelligenlì, e fece
conoscere di quanto sapere e di qual dot-
trina fosse ricco il monaco bellunese, che
poco oltre a 6 lustri d'età entrava nell'a-
rena in principem et ducem ad bella n-
dum bellum nostrum. Osservò l'ab. Del-
loiuo, Continuazione dellaSioria delCri-
stianesimo, che I' opera fu ottimo prelu-
dio per chi divenuto poi Gregorio XVI,
dovea non più cogli scritti, ma render
compiuto colio splendore de'fatti questo
medesimo trionfo. E qui mi sìa permesso
ricordare a onore de^ tipi Emiliani, che
per le ferventi istanze del cav. Giuseppe
Batlaggia, e mie vivissime, insistenti e re-
plicate preghiere ne permise Gregorio
XVI la ristampa nel 1 832, con dì lui pro-
prie giunte e varianti, il che mi costò fali-
che, cure e indefesso carteggio, tutto com-
pensato dalla giuria che ne proveniva al
magnanimo Pontefice, costante e mìo su-
premo pensiero e subbiello di venerazio-
ne.Pei ciò il ca v.Battaggia ci diede 3 edizio-
ni. La tuagniliceutiasiaiu da lui dedicala
532 V E i\
al Papi» (di cui posseggo il 62." esemplare
con onorevole inlilolazione a me di pu-
gno del cavaliere editore); in foglio e de-
dicata al cardinal Zurla ; in 8.° e dedica-
ta al piitrìarca Menico. Quindi anclie
una 4-' edizione. Tutte coll'elligiedel Pa-
pa di veneti egregi artisti. Delle tante edi-
zioni e traduzioni in più lingue, de'com-
tnentì sull'importanza dell'opera rispet-
to alla sodezza e profondità della dottri-
na teologica, ed agli attuali e posteriori
successi della storia civile , ne ragionai
jdtrove. Qui aggiungo solo, che, come nel
2 febbraio i832 fu onorata la munifi-
cenza dell'immortale Pontefice verso la
patria colla medaglia incisa dal celebre
Patinati, per pensiero e cura del mio a-
inico cav. Scolari, a memoria dei nuovi
altari ivi eretti nella chiesa di s^ Pietro,
de' quali feci cenno nel voi. IV, p. 3oo ;
COSI anche per l'opera stupenda di cui
parliamo, fu procurata e fatta coniare
dallo stesso mio amico , nel 2 febbraio
1834, una seconda n)edaglia, incisa dal
Putinati medesimo, che rappresenta Ro-
ma sedente che s'allisa nel Trionfo del-
la s. Sede, nella persona medesima del
grande Autore, che lo scriveva nel 1 799,
cornee meglio dissi nel voi. LXXXVill,
p. 2 18. Intorno a quest'opera ed a tanto
Autore sono pura vedersi i ricordati al-
trove, Cenni storici intorno all' opera
ec, Verona tipografia Disesli i832. Nel-
l'anno 1837 la Biblioteca ecclesiasti-
ca di Torino, inserì nel t. 12 : // Trion-
fo della santa Sede e della Chiesa con-
irò gli assalti de' Novatori, combattu-
ti e respinti colle slesse loro armi j
opera di d. Mauro Cappellari monaco
camaldolese, poi Gregorio XFl Som-
mo Pontefice, tipografia di Luigi Fer-
rando. Frattanto in Valenza si compiva
r eroico sagrifizio di Pio VI, ed in Ve-
nezia si elegs'eva il successore Pio VII
nel 1800. In questo il p. Cappellari in R.o-
ina venne nominalo vicario abbaziale del
lìtunasterodi s. Gregorio; indi a'9 marzo
1 8o5 fu dichiaralo abbale mitralo, il che
YEN
rilevo dal diploma originala in pergame-
na col sigillo delKordine, esistente presso
di me, dell' abbate generale p. d. Am-
brogio Soldani, che co'visitatori Naclii e
Bonalti dice in esso : Considerantes in
pastoralis noslrae curae parteni , eos
tantum vocaados, quos vitae integritas^
regularis observanliae, zelus, lillerarum
scicntia, et prudentia virlus commenda-
hiles reddunt, matura deliberatione, et
scrutinio per occulta suffragia praeha-
bitis ... memoratis qualitalibus insigni-
tnm, per obilum d. Francisci Sandri, in
udbbateni canonice elegimus eie. Amante
di quiete, bramò ritornare al suo diletto
s. Michele di Murano, e alla sua amala
Venezia , ormai da lui riguardata qual
seconda patria. Ma due anni dopo , nel
1807, si rimandò in Roma per vice-pro-
curatore generale dell'ordine (pare che
divenisse procuratore generale fin d'al-
lora, per quanto leggo nel Zurla, l\tcmo-
rie del p. ab. Nachi). Rinnovandosi gli
attacchi contro i regolari , nel declinar
del 1807, Napoleone I esigette die da
Roma uscissero quelli non appartenen-
ti a' dominii pontificii, onde il p. ab.
Cappellari fu ben lieto di tornare a s.
Michele di Murano ne' primi del 1808.
Quindi tenutosi nel monastero il ca-
pitolo provinciale a' 21 giugno 1808,
cambiate le cariche, fu sostituito al suo
dotto maestro p. Nachi, in abbate di go-
verno del medesimo, il p. Cappellari.
Nuovamente occupato lo stato papale, e
Roma da'francesi, a'6 luglio 1809 fu im-
prigionalo Pio VII, e trasportato a Fon-
lainebleau e poi a Savona. Percosso il pa-
store, furono sbandale e disperse le pe-
core. Il p. Cappellari sempre umile e mo-
desto, abborrente le dignità (di quella
del pontificiito ho gli originali documen-
ti; ed appena rogato l'atto d'accettazio-
ne, in cui fui presente, unico laico e qual
suo conclavista per la 2.* volta, esclamai:
Exaltai'il httmiles, ripetutamente; e pro-
babilmente i sagri elettori che gli faceva-
Qu corona, l'avraano inteso, iu un mo-
V E;\
mento (l'enluslasnio, che la verità si pre-
senta spontanea dui cuuié in sulle lab»
bla e senza riguardi le!^idà libero sfogo.
Accettò il papato per ubbidienza privala •
mente impostagli la sera innanzi dalcar*
: dinal Zurla, come abbate generalede'ca-
roaldolesi), ben presto volle sottrarsi dal
governo di s. Michele al Unire del 1809,
pregando i monaci a sortVirlo suddito au-
; zichè superiore. Poco dopo e nel seguen-
te 1 8 1 o, colla generale soppressione degli
ordini religiosi, vi fu compreso il monaste-
ro di s. Michele di Murano.Tutlavia riuscì
al p.ob.Cappellari di conservare il mona-
I stero e la famiglia religiosa, con abito di
preti secolari, aprendovi un collegio, ad
sromaestranientode'giovani delle prima-
rie famiglie d'Italia che in copia vi concor-
sero per la rinon)anza de'professori ; me-
diante il favore e l' amicizia all'ettuosa di
mg/ Anton M.' Ti 0 versi i.° provveditore
del Liceo convitto di Venezia, che cele-
brai nel §X, n. 9; amicizia antica esince-
rn, che datava dall'essersi ordinati suddia-
coni insieme. Nari'a il dottissimo mg/ Ba-
raldi, che del Traversi che doveasi recare
a Modena nel 1800 (questa data è sba-
gliata, forse dovrà dire 1810), gli avea
scritto il p. Cappellari. » Conoscerà un
uomo non grande di statura, magrandis*
simo di scienza e di merito in tulli i rap-
porti. A lui dobbiamo in gran parte, al-
la sua amicizia, a'suoi buoni udìci la no-
stra permanenza e quiete i») quest'isola,
avendo €gli sempre protetto come cosa
sua questo collegio di s. Michele", Ma la-
sciamo parlare il eh. e degno ab. Cellomo,
tanto ìntimo e meritamente amato dal
Traversi. Narrando lo storico continuato-
re del Oercastel, la proscrizionedì tutti gli
ordini regolari in Italia, dice come per a-
mor della religione in alcuni, amor delle
.scienze in altri, operò sì che alcuni mo-
nasteri nella comune rovina fossero con-
servati. Tali furono in Toscana Carnai-
doli e il santuàrio francescano d'Alver-
nia. Un altro Camaldoli, cui fa specchio
l'ondoso pianodella veneta Laguna^ eco-
V E N 533
rona intorno la magnifica Vinegia da un
lato, la famosa Murano dall'altro, sus*ii-
sleva nell'isola di s. Michele, qual monu-
mento che queste marittime spiaggie an-
ch'esse un tempo erano stale onorate
<lalla presenza del santo fondatore. Co-
là sorge un marmoreo tempio per l'ar-
chitettura pregiato, ed un monastero an-
cor più pregialo per una non interrotta
successione di pietà e di dottrina , che
quasi retaggio que'cenobiti gli uni agli
altri aveansi trasmessa. Basti ricordare
pe' medii un fr. Mauro camaldolese, il
cui fumoso planisfero servì di guida alle
più grandi scoperte, ec. Ed a'giorni no-
stri il p. ab. d. Placido Zurla poi cardi-
nale, e illustratore del planisfero e <le'
viaggi de'più celebri veneziani, per 1' o-
pere encomiale nel rammentalo § XVI,
n. 3j oltre il p. ab. d. Mauro Cappellari,
che in questo monastero stesso avea suc-
chiato il latte della scienza e d'ogni reli-
giosa virtù, di che una prova luminosa
era stata l'opera sua, // Trionfo della s.
Sede. Egli da Roma, quando scoppiò il
turbine fatale che distruggeva tutti gli
ordini regolari, si ritirò nell'antico suo
monastero di s. Michele. Ma del pari
si addensava sopra questo il nembo, se
a preservarlo non fosse accorso lo ve-
lo di mg." Traversi, prelato benemerito
delle scienze e della religione insieme, il
quale allora reggente del Liceo convillo
coll'incarico di sopravvegliare agl'istitu-
ti di educazione, fece sì, che il monaste-
ro rimanesse salvo sollo la forma di col-
legio , ed i monaci conservati nel loro
dolce asilo, siccome utili istruttori di te-
neri giovanetti. Di questo collegio il p.
ab. Zurla venne dichiaralo rettore, ed il
p. Cappellari lettore di filosofia (con bella
modestia insegnando nuovamente logica,
metafisica e filosofia morale: ebbe pure a
dolce consolazione d'aver compagno nelle
scuole l'altro suo inlimo amico e confratel-
lo p. Zuppani). Desso era che deplorava
nel 181 I la perdita della biblioteca prezio-
sa singolarmeate per rari codici mss.,che
534 V E N
avevano costato tanti dispendi a' mona-
ci, e tanti studi per illustrarli. Dopo il
sacclieggio democratico, e dopo 3 spogli
consecutivi, ancora rimanevano 18,000
\olomi , eli' esser dovevano venduti al
pubblico incanto. Per le di lui cure, sic-
come amantissimo di libri oltre ogni cre-
dere, e degli altri colleghi, acquistando
del proprio molti de' 18,000 volumi ed
aggiungendovi le loro private librerie,
una nuova biblioteca fu formata pel mo-
nastero, ed occupò il luogo della prece-
dente, la quale rappresentar non poteva
che una sparuta immagine della prima;
e perciò qui viflerant pristinani doniuin
venerantad hiijus aedificationcni cani
clamore, et pianeta magno. Dice mg.'
Ijaraldi, che il p. Cappellari si rammari-
cò assai nel 1 8 [ I per la rovina che invano
cercò d' impedire colle sue cure e impe-
gni , o almeno minorare la dispersione
della celebre biblioteca tli s. Michele (tut'
tavella trovò il suo bel cuore conforto io
salvare destramente la vita ad amici che
alni, da tutli ben veduto e stimato, nel
periglio ricorsero), scrivendogli dolente
8*12 gennaio 18 I 2. » Dopo il saccheggio
democratico, e dopo altri 3 spogli fattivi
ukiuianiente per fornire la biblioteca di
s. Marco (inclusivamente al flimoso e
meraviglioso Mappamondo del veneto
fr. Mauro camaldolese, ov'è custodito ge-
losamente), (juella dell'accademia di bel-
le arti e quella del liceo, è rimasta come
può ben figurarsi, un sacco d'ossa, un
monte di paglia: tuttavia per non veder
nude le muraglia si era dal rettore d.Pla-
cìdo Zurla avanzata istanza acciò ne ve-
nisse rilasciato il residuo per una somma
che si credeva conveniente non al nume-
ro, ma al valore intrinseco de'volumi. La
petizione non fu ammessa dal direttore
del Monte, il quale giudicandodal nume-
ro ascendente a 1 8,000 volumi, nop dal-
l'intrinseco dell'opere, ha ordinato che si
metta alia pubblica asta, previo però un
altro spoglio de' libri ecclesiastici e sciit-
turali da £irsi per li semiuari, lo che non
V E N
fu ancora eseguilo ... Ecco la dolente «Io-
ria di questa libreria: ecco ciij'us siinC^
quae patres nostri pnraverunl". Indif
tornò a scrivergli da s. Michele a' io giu-
gnoi8i2.»» Ebbe luogo l'incanto, e fui
verificato l'asporto di questa libreria, nel
eravi rimasto tm libro. /Mlineperòdi noni
avere sotl' occhio un oggetto di continua
tristezza in vederla ridotta una spelonca,
io cogli altri miei colleghi abbiamo ac-
quistato molti libri dal Demanio primai
dell' incanto e dal compratore demania-
le, ed uniti alle nostre private piccole li-
brerie, abbiamo portato tutto in biblio«
teca, e ci è riuscito di riempirla nuova-
mente. L'apparenza è la stessa, ma non^
la sostanza, e vi sono moltissimi duplica»
ti e anche triplicali, poiché ciascuno ave-
va i suoi". Dirò io. Allo scioglimento del
collegio di s. Michele, gli ex- monaci si ri-
presero i propri libri, così fecero il p. Cap-
pellari e il p. Zurla. Il p. Cappellari donò
la bella collezione de'suoi libri alla biblio*
teca di s. Gregorio di Roma, per soppe-
rire al totale spoglio da essa pure patito^
e divenuto Papa ed erede del cardinal
Ziu'la, l' arricchì con altri a questo spet-
tanti. In tal modo la libreria di s. Grego-
rio possiede parte de' libri dell' antica e
celebre biblioteca di s. Michele di Mura-
no. Intanto le potenze alleate guerreg-
giando Napoleone I, 1' Italia fu difesa dal
viceré principe Eugenio, combattuto dal-
l'Austria, la quale pose il blocco a Vene-
zia, e lo compì a'2 I novembre! 81 3. Pii-
jiia che fosse del tutto impedita 1' uscita,
il privato collegio di s. Michele di Mura-
no si trasferì a Padova nel già conven-
to d'Ognissanti, da dove il p. Cappellari
a' 1 6 aprile 1 8 1 4> ^ poi l' i i ghigno slesso
da s. Michele di Murano, scrisse a mg.'
Baraldi, a due cose principalmente mi-
rando le sue ricerche impazienti: lai.
d' aver nuove del ritorno di Pio VII, il
quale essendogli stati restituiti! suoi domi-
nii e caduta la potenza di Napoleone I,
era già passato da Modena a'29 marzo,
su di che esprinievasi. » Egli è un trion-
VEN
fo iltlla religione, un complesso ili avve-
nimenti sì prodigiosi che sono allrellaiili
inoli»i di credibilità". La 2.* di »» sentire
le suprema intenzioni dei Santo Padre
circa i regolari, che non dovrebbero tar-
dare di molto ad uscire, almeno pe' re-
ligiosi de! suo dominio, de'quali per que-
sta parte invidio la sorte". Intanto il ce-
lebre barnabita p. Fontana (V.), poi nel
1816 aniplissimo cardinale, da Uoma nel
18 i4 scrisse al dilettissimo suo amico il
p. Cappeltari a Venezia, poiché in tale
anno erasi restituito mi s. Michele, cori
lettera autogiafa che conservo; lo pregò
e invitò a ritornare prontamente in Ro-
ma " in tanta penuria cV uomini d' un
compito merito, alla quale Roma era
ridotta " anche per giovare all'ordine ca-
maldolese nella risoluta ripristinazione
del monastero di s. Gregorio. A sì affet-
tuoso invito corrispose il Cappeliari,e leg-
go nel passaporto di Enrico XV de'prin-
cipi di Reiiss Plauen governatore genera-
le in Italia per l'imperatore d'Austria, col-
la data di Venezia 16 agosto i8i4, che
dopo la soppressione degli ordini religio-
si avea ripreso il nome battesimale di
Bartolomeo. Nel medesimo vi è il visto
della polizia di Macerata per proseguire
il viaggio per Roma datato 24 agosto
i8i4-Ma dimorando nell'alma città, or-
ma i annoiato perchè la congregazione isti-
tuita alla ripristìuazione de' regolari e re-
stituzione dì lorocase,andavadìlazionan-
do la reintegrazione del monastero di s.
Gregorio , riisulvette ritornare alla sua
rara Venezia e all'amato s. Michele di
Murano; per cui leggo nel passaporto il
visto per tornare a Venezia de'22 marzo
181 5 del ministro imperiale Lebzeltein.
Ciò saputosi dal p. Fontana , divenuto
segretario della congregazione degli affa-
ri ecclesiastici straordinari, per riordinar
quelli di tutto il mondo cattolico, tosto
i»e impedì la partenza con provocare da
pio \li il biglietto di nomina ai p. Cap-
pelKiri di consultore della medesima. Do-
vendosi perciò fermare in Roma, riebbe il
VEN 537
monnslero, ne fu fatto abbate di governo
e procuratore generale dell'ordine, il Pa-
pa cumulando in lui le primarie consul-
lorie. Pertanto affollato da' piìi gravi af-
fari della Cliiesa, ma più per modestia^
comechè robusto e infaticabile, nel (822
rinunziò l'abbaziale governo e la procura
generale. Però l'ordine lo supplicò e scon-
giurò a continuare, e nel settembre 1823
divenne vicario generale del medesimo,
dopo aver veduto con sincero piacere il
suo antico amico e correligioso Zurla
elevato a4 cavi\\ua\ii\.o,per qitanto scris-
si altrove! — Il collegio di «.Michele era
restato sciolto dopo le riferite vicende.
INarra il cav. Mutinelli negli /annali del-
le Province f" enele, che per le commo-
zioni della Setta de' Carbonari, si fece
inquisizioneanclie in Venezia su que'lra-
viati da un'apposita commissione, stabilita
nella solitaria isolella di s. Michele di Mu-
rano, la cui sentenza (u eutanata a'24d>'
cembrei82 1 .Raccontai nel precedente n.
1 7 di questo §, che l'isola di s. Cristoforo
nel 1 8 1 3 fu destinata a cimiterio pubblico
della città, e che trovandosi insufficiente,
si unì allo stesso scopo la vicina isola di s.
Michele di Murano, decorando il mmu-
cipio il funereo luogo con portici e cel-
le mortuarie. Egualmente le sue vigne
e ortaglie furono convertite ad uso di
pubblico cimiterio , dopo i convenien-
ti ristauri. Nel 1 828 a cura del governo e
del cav. Cicogna si volle preservare dall'o-
scurità e irriverenza le ceneri del famoso
fr. Paolo Sarpi, del quale non poco ragio-
nerò nel § XlX,dogado 90.°,^ cui tomba
era nella superstite cappella dell'Addolo-
rata della demolita magniOca chiesa de'
Servi di Maria, come dissi nel§X,n. 34; la
quale pure dovendosi atterrare, a'i5 no-
vembre furono tulle e trasferite dentro
cassone di pietra d'Istria nel vestibolo del-
la chiesa di s. Michele di Murano, edepo-
sfe col seguente epitaffio scolpito in mar-
mo e composto dall'cncomiato letterato.
Ossa Pauli Sarpi - Theol. Beip. Fene-
tae • Ex Acde Servorum- Huc Trans-
t>Z^ V E N
lata- À. MDcccxxviii - Decreto Pw
hlìco. Fu slanìpata \a. Memoria del tra-
sporto delle ossa di fra Paolo Sarpi
dalla demolila chiesa di s. Maria de'
Servi a quella di s. Michele di Mura-
no, Venezia presso Gio. Ficotti 1828. Il
eh. Cicogna con molta erudizione ragionò
del Sarpi nell'/^scm/ont Fcneziaiie da
lui dottamente illustrale, come nel t. i,
p. 91 e 357, t. 2, p. 438, t. 3,p. 5o6, t.
4> p- 674 e 7o3, t. 5, p. 60B e 7 I I . In
quesl' ultimo racconta, che a' 2 novem-
bre 1846 fu conosciuto non più esistere
l'epitafllo, e per le disposizioni del pode-
stà si scuoprì che nella notte del 25-26 del
precedente settembre, alcuni per far cosa
grata ad altri, avevano chetamente leva-
ta la pietra scolpila, e rimessi i matto-
ni come prima, laonde non rimaneva
traccia ov'erano stale collocate le ossa del
Sarpi, senza però toccare il cassone che
le racchiude. L' iscrizione essendo stata
nascosta in un angolo del campanile, si
rimise sul punto stesso con nuovo fre-
gio; rinnovandosi per l'avvenuto la sua
ujemoria io quella de* concittadini suoi
ammiratori. Prima di tale anno, ripristi-
nati in Venezia i minori osservanti ri-
formati, con sovrana risoluzione de' 1 2 a-
gosto 1829, il comune della città aflidò
loro la custodia delle due isolette di s.
Cristoforo e di s. Michele di Murano, e
con essa quella delle ceneri de'suoi mor-
ti, r8 novembre, con molta festa nel ri-
storato cenobio di s. Michele. Osserva
il cav. Mulinelli. » Richiamando quel-
ratto a gravi riflessioni la mente, era
certo per miserabile giuoco di fortuna il
Vedersi allora sostituita in que'chiostri al-
la lautezza delle benedettine instituzioni,
già alla religione e alla società di grande
giovamento, la povertà francescana; cer-
to era doloroso il non vedersi, oppur ben
pochi, nell'amplitudine di quel misterio-
so soggiorno i monumenti,, o i cenotafi
innalzali alla memoria, se non di tutti i
meritevoli cittadini, almen de' sommi",
E qui deplora i bcueoierili di Venezia
i
V E N
inonorali nel cimiterio comunale. Dipoi'
nel 1837 fu unita quest'isola a quella di
s. Cristoforo, mediante l'interramento
del canale che fra esse correva : così di
due isole si ridusse una sola isola, colla
chiusura del tratto della Laguna che pri-
ma le divideva l'una dall'altra. I minori
riformali non solamente riiuiuvarouo lo
splendore del decoronella chiesa pel cul-
to divino, ma formarono una libieria nel
contiguo claustro, aumentata da benigni
lasciti, (ra'(|uali mg.' Moschini, che sono
andato celebrando e dovrò riparlarne,
nel 1840 gli legò una preziosa collezione 1
delle edizioni dall'aureo libro. Imitazio-
ne di Ci-isto, pubblicate in parecchi idio-
mi dal secolo XV a detta epoca, ed ia-
oltre i di lui interessantissimi mss., in par-
te inediti , compresa la sua importante
e copiosa corrispondenza epistolare (del
medesimo Mulinelli abbiamo, // Cimi-
terio di Fenezia, Necrologie, Venezia
co' tipi del Gondoliere i838). ■ — - Frat-
tanto il gran Leone Xlf avea reso so-
lennemente giustizia [sì, giustizia ; onde
Roma pubblicamente disse: Errala cor-
rige! ) al compilo melilo , creando car-
dinale a'21 raarzoi825 il p. ab. d. Mau-
ro Cappellari, e pid^blicandolo a' i 3 mar-
zo 1826 con isplendido elogio: Imioceii'
tia et gravitate morum appriiiie specla-
bilis oinni doelrina praesert'wi sacra
excullus, tot ac tam dUilurnis prò apo-
stolica Sede laboribus perfunctus est, ut
indefessam , slrenuam, prohatissimanij
quam eidem apostolica Sede aavavit ...
Firmiier enim proposilum nohis est ec-
clesiasticis dignitatibus iioiinisi eos insi-
gnire,quipielaiis etdoctrina laude prae-
fulgeanl,atquehoc non aliudqualecuin-
(ine iter ad illas assequendas sibi muni-
verini. Nel conclave per morte di Leone
XII, a'25 marzo 1 829, dovea essere elet-
to Papa, co' voti stabiliti di trentacin-
que cardinali, ed io era presente in con-
clave; invece Dio avendo disposto per
allora che lo fosse Pio Vili, col brevei
pentii ficaio di 20 mesi, aprì la via alla
m
VEIV
Rfllledra tli s. Pietro al cardinal Cappel-
iari, die ai febbraio i83r prese il no-
me tli Gregorio XFI. Scrisse l'annalista
conteoiporanen e veneto Molinelli. « A
Venezia intmtlo n)olti e molti di coloro
che sputano farfalloni andavano pavo-
neggiandosi non solamente di conoscere
di persona il nuovo Pontefice, ma di aver
nvuto seco lui dimestichezza quasi da es-
serne aftratellati; non molti però potea-
no andar veramente gloriosi di tanto o-
nore, che fuggile sempre da Cappellari
insiti le onorate adunanze, costantemente
vissuto ecli nella solitudine della sua iso-
la e nella solitudine fatta maggiore la ri-
tiratezza da non uscir presso che mai
delle stanze, affinchè meno non venisse
l'assiduità agli sludi e alla preghiera (al-
trettale conlegno tenne in Roma anche
nel cardinalato: il suo appartamento er^
clausura^ non vi potevano entrar donne
di qualunque condizione. Scrivo in Ro-
ma e nel secolo XIX I Ma non è questo
il campo in cui dovrò assai a lungo, p^r
coscienza, anche sul letto di morte, esal-
tare le rare virtù e la santissima vita del
secolare, del monaco, dell'abbate, del
cardinale, del Pontefice Cappellani ),
era stato noto e fìmigliare soltanto a
coloro i quali convivevano sotto il me-
desimo lettOj meglio noto a que' pochi
co'quali,per efletto dell'ammaestramen-
to (egregiamente e veracemente allude
agli avventurosi discepoli del collegio di
cui fu egli uno, anzi uno di quelli solleciti
e divoli che gli serviva nelle prime ore
' mattutine l'eseniphrissiraa, l'edificantis-
sima, la commovenlissima s. Messa; uflì-
zio ch'ebbi la sorte, lo dico qui ancora,
di aver esercitato anch'io solo e costante-
mente, ne'2 1 anni del cardinalato e del
pontificato, sempre nelle stesse ore. Il
Papa, diversi di sì degni discepoli, ben-
ché tult' altro che prodigo di decora-
zioni cavalleresche, volle onorare del ca-
valierato dell' ordine da lui istituito di
s. Gregorio I Magno ; cioè e per quan-
to rai ricordi, noraìneiò a cagione d'o-
voi xci.
V E X 5^7
nere, il conte Venceslao Marlinengo, lo
stesso Fabio Mulinelli, Francesco Con-
cini di Conegliano, il diplomatico Giti-
vanni Allegri),quolidiaiiii«nenteeper più
ore doveva conversare dalla cattedra, al-
la mensa e nell'onesto sollazzo. Or di
que'pochi alcuni, i quali allora vedevano
nel siiccessor di s. Pietro l'antico Mae-
stro, intesero celebrare nell'isola dis. Mi-
chele di Murano, giustamente per esse-
re stato prediletto nido di Cappellari, più
di qualsivoglia altro luogo all'oggetto
convenienlissimo, il fausto avvenimento
con un'ecclesiastica festa, alla quale in-
tervenivano il patriarca e il municipio
di Venezia a'ry aprile. Sulla porta del-
la chiesa leggevasi, impressa con elegan-
ti caratteri, l'iscrizione seguente dettala
dal patriarca di Venezia Jacopo Monico.
D. O. M. - Quod - Gregorius Xfl P.
M. - Heic Cacnobilicani Pliant Agens -
Ad Tantam Dignitateni - Se Omni Fir-
unum Genere Comparaveril-GratesPer-
s oluiae - XVI Kal.Mai Au.mdcccxxxi".
Rilevai già ripetutamente, che Gregorio
XVI tenneVenezia per seconda amala pa-
tria, il che dichiarò in più brevi pposlo-
liei, e con occhio di predilezione distinse
Venezia, e con propensione d' alleilo i
veneziani, con imperituri modi che regi-
strò la storia. Col breve apostolico Dcce.l
Romanos Pontiflces, de i3 luglioi832,
Bull. Ronì> coni. t. 19, p. 122: Conces-
sia Indiilgentiarum assequendarum ah
iis , qui visitaverint Ecctesiarn s. Mi'
cimeli s Archangeli insulae Mariani prò-
pe Fenetiarum Urbeni ... tum ob itisi-
gnia, qiiibus ornatur monumenta sacrO'
rum, tum ob memoriam Pontifìcatus ha-
militati Nostrae delali , qui in leclissi-
mam Romualdi patris fnmiliam coopta-
li , laeti ibidem reddidinius Altissimo
vola Nostra , suavesque recordationcs
habemus annoruni , quos in continen-
ti coenobio, cui deinceps abba fiali gra-
du praefuimus velati in virtutum pacis^
disciplinae , studiorumque optimorun
domicilio graudafììur a Nobis exaclas.
35
.-tSS V E N
Peiifinto concesse a 'fedeli d'ambi i sessi,
che in qualunque giorno d' ogni unno , a
loro scelta, visitassero la chiesa di s. Mi-
chele di Murano, confessali e comunicati,
pregando per la concordia de' principi
cristiani, l'estirpazione dell'eresie e l'e-
saltazione di s. Chiesa, l' indulgenza ple-
naria con remissione de'peccali. Prae-
urea iisdem ulriusqnc scxus christifide-
libus vere poeintcntibus et confessisi qui
seplem Altaria , qualenus sita sint in
ecclesia praedicta s. Michaelis ordina-
rti arbitrio dcsignanda dtiodccint vici-
bus quolibet anno pie visitaverint y ibi-
demqiie^ lU prnefertur, oraverint, uteas-
deni omnes et singiilasindtdgentias, pec-
catorntn remissiones, ac poenitentiaruni
relaxaliones conscquantur, quas conse-
querenlur si septem filaria in basilica
Prìncipis J postoloruin de Alma UrhelSo-
stra, ad id expresse designata persona-
liter, et devote visitarent, apostolica au-
clon'late in Domino paritcr ìndtdgcnius.
Jlem de ej'usdein apostolicae potcstatis
plenitudine omnibus et singulis christi-
/ìdelibus snpradìctis vere quoque poe-
nilenùbus et confessisi sacraque comtnu-
mone refectis, qui eanideni niemoratani
ccclesiam s. Michaelis Archangeli in
tribus continnis anni diebiis per venera-
hilem fratreni Patriarchatn Vtnetiarum
prò tempore exislentem^designandis) sin-
gulis quoque annis^ ut praemittitur visi'-
taverint, ibidemque prò S. R. E. exal-
tatione, principuni clirislianorum unio-
ne, iiifideliuni conversione, hacresuni-
que extirpalione, prout uniculque sug-
geret devotio, pias ad Deuni preccs cf-
fuderint, plenariani spalio praefati tri-
dui per uniimquenique eonimdem se-
mel tantum quolannis ad sui libitum si-
niililer eligendo lucrifaciendam omnium
delictoruui suoruni veniani indulgen-
tiamque impertimur. Ut autem iideut
Chris li/ìdcles coelestium munerum hnj'us-
modi facilius valeant esse parlicipes,
presbyleris cufusvis ordinis, sive institu-
lìs regularibus ecclesiae. praefatae /e-
VE»
gimen prò tempore habentibus, ac in
coenobio ej'usdem loci commorantibus,
ad excipiendas ipsorum sacramenlales
confessiones alias approhalis, eosdeni
chrislifideles ab excornmunicationis,su-
spensionis, et aliis ecclesiaslicis senleu-
tiis , et censuris a jure vel al) honiine
qunvis occasione, vel causa lalis , seu
injlictis, pr aeier infra exceptas, nec non
ab omnibus peccatis, excessibus, criini-
niblis et deliclis, quanlunivis gravihus,
et enormibus Nobis et apostolicae Sedi
speciali licei forma reservatis , et quo-
rum absolulio alias in concessione quan-
tumvis ampia non inlelligerelur conces-
sa, in foro conscientiae tantum ahsol'
vendi, el liberandi, ac insù per vota quae-
cumque ctiani furata, et apostolicae Se-
di praefatae reservala (caslitatis , reli-
gionis, et obligationis, quae a teriio ac-
ceptata fuerint, et in quibus ogalur de
praejudicio terlii seni per exccplis, nec
noti poenalibus , quae praeservaliva a
peccato nuncupanlur , nisi commulalio
futura judicelur hiij'usmodi, ut non i/ii-
nus a peccato commitiendo refraenel,
quain prior voti materia) in alia pia et
salularia opera, injuncfis tamen eis ,et
eorum cuilihet in supradictis omnibus
poenitentia salutari, aliisque eorumdein
confessariorum arbitrio in/ungendis ,
cotiimutandi facultalem auctoritate apo-
stolica praedicta tenore praeseiitium tri-
buiinus alque e/rtrg/wi«r. Nondimeno di-
chiarò, non mtenderediderogaiealla bol-
la di BeneL\elloX\\,Sacrainenl!imPoeiii-
tentiae. Nel seguentei833, con applauso
universale , aggregò al s.-igro collegio il
patriarca di Venezia Jacopo Monico^ ed
a testimoniare la sua benevolenza verso
Tinclita città di Venezia, per tanti e si
grandi titoli insigne, donò alla basilica di
s. Marco la Fxosa d'oro benedetta, ai modo
già riferito in tale articolo, nel § V, n. 7 di
questo, e altrove. Sono notissimi gli al-
tri atti d'amorevolezza usali da Grego-
rio XVI con Venezia, i veneziani, e va-
ri luoghi e persone delle provincie ve-
Itele, itìassime con Belluno t cou Fetlre
ly.)- Veùezia e i veneziani (ìiialmenle e
tiobiiniente con'isposero a quello che ve-
neravano qnal padie affeUuosOje riguar-
davano qual amoroso concittadino. Il
coounendaloi e Antonio nobile Rlolin fu
ce scolpire e fondere egiegianiente in
bronzo, nella romana olliciua Borgogno-
ni, il busto esprin)ente Gregorio XVI, ed
a'?, febbraio i843,anniversario 11.° di sua
e:«altazione alla cattedra apostolica, fu
Collocato nel coro della basilica di s. Mar-
co , dove tuttora esiste , sopra la porta
cioè che mette in sagrestia; ed il cardi-
nal Monico patriarca ne accompagnò la
inaugurazione con eloquentissima ome-
lia, ed encomio dell' immortale PonteH-
ce; quindi con lettera di tal giorno ne die
pai tecipaziune al Papa medesimo, il qua-
le rispose con gratitudine, non senza di-
chiararsi nella costante sua virtuosa u-
uiiltà, del lutto immeritevole di silfatti
onori, con breve dell'B marzo, li bene-
merentissinio podestà di Venezia conte
Giovanni Correr (cui mg. Dalla Vecchia
nel Discorso pel busto di uig."^ Traver-
si, lodò per opere insigni, onde a caratte-
ri d'oro è scritto il suo nome ne'fasti di
qiiesla città imm«jrlale. Egli è degno di-
scendente di quell'eroico Sommo Ponte-
fice Gregorio Xlf, che per amore alla
storica verità genialmente ho propugna-
to in tutta quanta questa mia opera,e nuo-
%amenle lo farò all' epoca in cui (ìori,nel
^ XIX ue'dogadi 63." e 64.°), nello slesso
i;iorno e annoi 643 fece collocare a pro-
prie spese in s. Michele di Ilklurano so-
pra la porta dell' aulica stanza del capi-
tolo de' camaldolesi che mette al coro,
al dire del cav. Mutinelli, una bella la-
|jide marmorea coiriscrizioue latina che
riporta, in oietnoria di Gregorio XVI,
per la lunga dimora ivi falla nel suo aio-
nacato,riprodotla eleguntemenlecon ma-
gnifica cornice dalla litografìa Kier di
Venezia. Inoltre nel giorno ed anno me-
desimo 1 843 dalla ti|>ografìa della Gdz-
t€Ua privilegiala eh Venciia furoau sluia-
V E N 5^9
pale le Memorie storiche delle onorifi-
cenze tributale in f'enezia nelife.bhraio
1843 alla Santità di Gregorio S.FI.
Contengono, olire un'analoga lettera al
compilatore di quel periodico , il testo
Ialino del breve ricordato, colla tradu-
zione in italiano; e r iscrizione collocata
in marmo nella slama ove abildi^a Gre-
gorio XVI, già monaco in s. Michele di
iMurano, dettala dal cav. Emmanuele Ci-
cogna, colla traduzione in lingua italia-
na, la <|uale qui riporto. Qnal che Hi
sia - Cittadino forastiero - Queste di
Michele Arcangelo - Sedi placidissime -
Contempla - Cui - D. ììlauro Cappella-
ri - Abate camaldolese - Per dottrina e
pietà chiarissimo - TJn tempo abitò - Ed
ora- Pontefice OllimoMassimo- Di nome
G REO ORIO Xfl Con paterno affetto-
Ricorda. =: GiovannlCorrerConte e Ca-
valiere-Podestà difenezia-A cagione di
os^eqitio - Che questo monumento stesse-
Ha voluto NelV anno diN.S.MDCccxLuti
Il valente Francesco Zanollo nella GaZ'
zelta di Venezia dell'aprile i84^ inse-
rì questo bellissimo, eloquente e alfetluo-
so suo articolo. » Mosso da sentimenti
di divozione, di gratitudine e di amore
verso il Sommo Pontefice Gregario XVI,
il tipografo Giuseppe Anlonelli, decora-
to delta medaglia d'oro del merito civi-
le, cavaliere dell'ordine del Salvatore di
Grecia, ordinava, nel suo passaggio per
la eterna Città, al famigeratissiimu scul-
tore Rinaldo Rinaldi il busto in eletto
marmo, di Lui, che le veci sostiene in ter-
ra di Cristo, onde siccome avea sempre le
venerate sembiauze presenti alla menle^
averlo agli occhi ancora in questo simu-
lacro, sendochè il Rinaldi, informalo al-
la scuola del vero e del bello, è per av-
ventura uno de' più distinti che l'onore
in Ruma sostiene della nostra scuola ,
dopo la perdita dell' ioarrivabii Canova
(net suo stesso studio). Edi vero compie-
va il Rinaldi il buste ordinato,con grande
intelligenza ed amore, plasmando quel
inaruiu siccome molle cera, e leudendulu
54o V E N
pollante così, da inoslriire vìvo e vero
il veneiabile Gregorio, e quale il vetlre-
sle se ancora in queste placide Lagune,
cÌiìhso nel cliioslro, intento fosse ad eru-
dii si la mente di quella sapienza che do-
vea poi diffuudeie con inessiccabile vena
dal soglio di Pietro. E di fatti vedete in
esso sculla la soavità di quell'animo eccel-
so con la quale, secondo i dettami di Cri-
sto, raccoglie qual pastore sollecito le pe-
coielle smarrite. Vedete la mansuetudi-
ne di quel cuore amoroso, per la di cui
forza seppe e sa resistere alle persecuzio-
ni d'abisso, e la pazienza con cui le sop-
porta. Vedete final meo te ivi adunata quel-
la fortezza invincibile, mercè la quale stel-
lerò ferme contro l'eretica rabbia le in-
temerate verità delle fede. In una parola,
vedete scolpite tutte quelle virtù che a lui
valsero, per conseguir tanto onore, pei*
meritar lauto nome, e quel ch'è più per
ottenere tanto amore dai popoli univer-
si. Ma non appena venuto da Roma il
busto laudato, sorse iu mente al sig.*^
Antonelli il pensier nobilissimo di trova-
re ad esso luogo condegno, e che per
lunga età ricordasse ai veneziani la im-
luaginedi Colui che qui a lungo visse e
crebbe alla virtù ed alla sapienza. Perciò
deliberava olFrirto ai padri minori fran-
cescani riformati, succeduti a' camaldo-
lesi nella custodia di s. Michele, paren-
dogli quello il luogo più proprio per col-
locare l'immagine dell'Augusto Gerarca,
scudo stato appunto egli in quel cenobio,
per lunghi anni, seguace della regola dì
Romualdo. Accettarono quegli ottimi
padri il libero dono del sig.*^ Antonelli ;
e per rendere solenne la collocazione del
simulacro statuivano, con lodato consì-
glio, inaugurarlo nella biblioteca con a-
naloga orazione di lode, ecoll'inlervenlo
de'personaggi cospicui della nostra città.
E il 3 aprile i845 ebbe luogo la cere-
raonia solenne, alla quale intervennero
•>. E. il Cardinal Patriarca, S. K. l'i. r.
Delegato provinciale, altri magistrati,
molli sacerdoti « personaggi distìnti. II
V EiN
provinciale p. Sigismondo da Venezi»,
uomo di specchiala pietà e di profon-
da dottrina, compieva l'oflìzio d'amure,
recitando una sua orazione, nella quale
tracciate da prima le gesta di Gregorio
come monaco, lo mostrava dottissimo e ri-
vale a'Miltarelli, a'Cosladoni,agliZurla;
e poi veniva additandolo siccome Princi-
pe, che i popoli suoi sa con sagge leggi e i
governamenti provvidissimi reggere eso-
stenere; mostrandolo in fine quale Ponte-
fice santissimo, vindice dei dirilli invio» |
lati dell'Apostolica Sede, ferma colotuia i
della Chiesa di Dio, e infallibil nocchie- i
ro della navicella di Pietro. Chiudeva cui
porgere azioni di grazie al gentil Cava-
liere, che volle far depositario quel luo-
go di s"i eletto dono; il quale ricorderà
sempre ai posteri il nome di Gregorio
Pontefice, e l'atto magnnnimo del dona-
tore. Compiuta l'orazione, gli astanti lo-
darono l'opera del Rinaldi ; sì questa che
quella degne l'una dell'altra. Se coloro
che sono morti nel bacio di Dio , e in
questa isola riposano, aspettando l'appel-
lo dell'angelica luba, potessero per po-
co tornare a'vi venti e vedere in questa
sede del silenzio e della morte, la im»
magine del Vicario di Cristo in terra,
certi siamo che più giocondi tornerebbe-
ro donde veuirono; pensando che la pace
che spira da quel venerando simulacro
farà più lieve la terra che ricopre le stan-
che ossa loro; più benigna l'aura che vo-
la intorno alle croci funeree; più sante le
preci chei loro cari porgeranno sulle lo-
ro tombe". Continua la Gazzetta. » la
questa occasione fu stampato il seguen-
te ^yoMe^/o.Mo vea n così le brune gondo-
lette,- Isolelta gentile a te quel giorno
- In cui, nove già lustri, alzava intorno
- Mauro fama di Sé con prove elette; =z
Come quest'oggi, in cui scolta si melle -
Quivi rimmagin Sua, per Lui, che adoi*«
no - Va dì tal cor, che all'umile soggior-
no - Pensando di quel Grande oguor ri-
stette, zzrE volle ei sol della sua patria
ai voli - Formar corona, equi additar la
V E N
cella,- Che fuspemee»! onor (.ranni remo-
li. rr= CiitMjipe! la lujj luce oh come è
beli:» ! ..." Se in Gregorio lu serbi i
sensi immoli, - L' amor dell' nniverso è
Iti sua stella. In argomento di esulta-
zione Filippo d.' Scolari cav. dell' ord.
ponlif. dis. Gregorio Magno". Il vir-
• uoso cav. Antonelli, per modestia non
volle iiiteiveuire alla Silicone iuaugura-
zioiiedel busto. con nobile e generoso divi-
santento donato, come con ammirazione
a'6 aprile mi scrisse il cav. Andrea Battag-
già console pontifìcio. Bensì ilcav. Antonel-
li mi diresse la seguente letleifi, che meri-
tando la stampa, ad essa qui la consegno,
a suo onore, ed a giuria dell'umile mona-
co di s. Michele, che Dio sublimò al
maggiore de'trojii in f^atica/io e coron^»
lo del Triregno. E come il cav. Anto-
uelli pose al uiio venerando Signore un
monumento in s. Michele, io qui ne eri-
go a lui un altro imperiluio di gratitu-
dine e d' ammirazione, ed ambedue re-
steranno eterni in queste pagine. » lllm."
Sig.' Cavaliere. Allorquando fui l'ulti-
ma volta di passaggio per Roma mi cad-
de in pensiero di ordinare al nostro scul-
tore Rinaldi il busto del Santo Padre,
onde riporlo nel mio studio, per aver
sempre agli occhi la ifnmagìiie di Quello
a cui mi lega dovere di religione e di gra-
titudine, amore di patria, sentimento di
litima e di reverenza, alfelto in fine per
quanto Ei fece a prò della religione e
delle lettere. — Ma giuuto il busto so-
migliantissimo a Venezia, ed in procinto
di collocarlo dove avea divisato; un dì,
in cui mi portava all'isola di s. Michele
percompiere gli ufHzi di pietà verso un
confratello del convegno de'trapassali cui
appartengo, e che ivi à sede ; sentii alcuni
cospicui forastieri che visitavano quell'i-
sola ricca di oggetti d'aite, e .soccorritri-
ce d'illustri memorie storiche, domanda-
re, quale era la cella in cui il Santo Pa-
dre passava una volta le ore fra lo stu-
dio e la orazione, e quale tosse la memo-
ria che ili visitatori ed ai posteri lo rieur-
VEN 54t
dasse ; ed udii rispondere da que' buoni
frali di s.Franc(?sco,uul|a esservi ricordan-
za di Lui, tranne uu-a breve lapide, cIkì
allora additarono a que'foraslieri. — • Un
lampo dì luce mi brillò allora alla mente,
e feci subito proposito di donare a que'
frati il busto preziosa, acciocché lo collo-
cassero nella loro biblioteca, onde tolta
fosse una volta la taccia a noi veneziani,
di trascurare un luogo divenuto più ce-
lebre pel soggiorno del vivente e S-antissi-
mo Padre. — Non appena svelai il mio
desiderio a que'padri, che mostraronsi
giocondi; e tosto recai loro quel busto (nel
gennaio 1 845), contento che l'opera egre-
gia ris[)lendesse in un luogo più condegno
del mio osctiro studio, e servisse un lem-
podi solenne ricordo a'posteri e del Som-
mo Pontefìce Gregorio XVI e della mia
devozione per esso Santissimo Padre. —
Que' religiosi però vollero a maggior di-
mostrazione d'onore inuugiuare solenne -
mente la immagine adorata, e perciò in-
vitati i più cospicui personaggi della cit-
tà, e primo S.E.il Pati-iarca, quel p. pr(j-
vinciale intessè una orazione in lode <lel
Sommo Gerarca, e come fu narr^ito nel-
l'articolo del pubblico foglio che ho l'o-
nore di qui iuchiiidere, esteso da quel Za-
nolto che in Venezia sostiene l'onore del-
le Arti Belle come scrittore distinto. —
Quest'atto ch'io venni compiendo persolo
sfugo del cuore, non credea mai fosse si in
alto e sì solennemente laudato, e perciò
io credei del mio dovere e della mia di-
vozione portarlo a conoscenza della S.
V. lllm.'', come quello che tanto sente
per l'onore della Chiesa e per lo esalta-
mento del Santo Padre, né volea che al-
tri prima di me a Pioma recasse la nuo-
va. — Volli poi anche rendere di ciò no-
ta V. S. Illm.^ perchè sapendo quanta
bontà Ella sente per me, volesse dare
pel suo organo notizia dell'avvenimento
al Padre Santo; onde e conoscesse quaii,-
toa cuore tenga vivo l'amore e la gratitu-
dine che a Lui mi legano, e volesse nella
sua santità e mausueluduie confortar-
Hi
VE N
mi tli nuovo colla sua paterna lienedl-
zione, solo compenso, solo conforto, sola
speranza, sola gloria a cui aspiro, la qua-
le benedizione farà prosperare il mio sta-
bilimento, farà giocondo il mio vivere,
farà santo il mio fine, solo in Dio e nel
Santo Padre acquetando ogni mio desi-
derio.— Chiudo protestando alla S. V.
lllm." e per questo e pei favori a me sem-
pre imparliti la mia più sentita gratitu-
dine, il mio rispetto, la mia stima, ed in
una parola la servitù più larga di lutto
uiestesso. — Venezia y nprilei 845". — In
pari tempo od scrisse il cav. Scolari lau-
dando il donatore, meritevole di corona
d'alloro,eil bxi^lo/'lie dice tutto a chi ere
de. Di più mi favorì A Sonetto icnpre*-
so anche dalla tipografìa Gaspari, con
analoga intitolazione. Ecco dunque Ire
illustri veneziani gareggiare in onorare il
Pontefice nella cull.t df-lle sue glorie per
sempre, — S. Michele di Murano conserva
tuttavia il suo monastero, ora convento
« residenza del ministro provinciale de'
francescani riformati, del proprio guar-
diano, del suo vicario e maestro de'uovi-
zi, di 12 sacerdoti professi, d* un chie-
rico, di i5 novizi chierici, di i i laici, ol-
tre un novizio, e di un terziario: in tut-
ti 4ii'el>g>o$<- Il principal prospetto del-
l'isola di s. Michele di Murano, risulla
dalla chiesa omonima, e dalla contigua
cappella Emiliana. La sua bella chiesa con
eslerior facciata di bellissimi marmi, è a-
doma anche nell'intei nodi preziosi mar-
mi prnamentali, bassirilievi, intagli ele-
gantissimi anche dì porfido e serpentino
di vari scultori eccellenti, de' quali non
è rimasto che il nome, dice il Meschi-
ni. Egli crede il cospicuo tempio dise-
gno del taglìapietra Moreto, che il Di-
zionario veneto chiama Morello, credu-
to il Moro Lombardo figlio di Martino,
edificalo peli466, onel 1469 come dis-
si col Corner (però il eh. Zanolto, nella
nuova sua Gnidn, provò essere l'archi-
tetto e scultore Moreto Loienzo da Ye-
pe^ia). Nel roagoificQ deposilo del cardi-
V EÌV
nid Delfino, intorno e stdia porla maggiof
re, ebbe pur mano il Bernini; di cui sona
le statue della p'ede e della Prudenza, Io-
date da Diedo. Ha 4 cappelle: la mag-
giore, le laterali, e quella della ss. Croce.
De'due quadri laterali alla porla che met-
te nel corpo della chiesa, GregorioLazza-
rini fece quello col camaldolese s.Bonifa* j
ciò apostolo de'russi (per cui ilp.Cappel-
Ifiri doveva andare in Russia per istruir-
la nelle verità cattoliche, in uno all'im-
peratore Alessandro I, secondo il pre-
zioso documento che pubblicai nel voi,
LIX, p.3i5), innanzi a un monarca mo-
scovita; Ambrogio Bono fece l'altro col
b. Michele Pini, istitutore della camaldo-
lese Corona del Signore (^^.). La prin-
cipale cappella è tutta di marmi sculli
colla maggior diligenza epurila di stile,
Nel coro vi sono due grandiosi dipinti;
r Adorazione del Vitello d' oro è delle
più copiose e studiale opere dello stesso
Lazzarini ; il Serpente innalzato da Mo-
sè è di Antonio Zanchi. All'altra par-
te l'epigrafe all'illustre monaco Kusebio,
dettala da Aldo Manuzio, è ornata di
tale intaglio, che per la sua eleganza si
rende continuo soggetto di studio e d'i-
mitazione. I portelli dell'organo sono vjr
gorosi dipìnti del Campagnola, ora pe-«
rò rimossi e collocali nell'atrio. Il corr»
superiore ha diligenti lavori di tarsiii
d'Alessandro Bigno. Inoltre il Dizionti"
rio celebra le molle belle sculture, rno-?
numenti sepolcrali, e parecchie altre lo-
dale pitture del Novelli, del Guaranà,
del Piazzetta, del Bambini, qualilicanda
il nominato Lazzarini ultimo raggio del-
la scuola veneziana nel passato secolo ^
facendo vedere principairnente nella del*
la tela del Vitello d'oro quanto valesse
nel disegno, nella couìposizione, nell'e-
spressione e nel colorito anche in quel-
l'epoca in cui la pittura era caduta nel I
manierismo. — Alla destra del tempio fa 1
gentil mostra di se la fabbrichetta pro-
pincjua, di diverso carattere, della cappeU
la Emiliana, della cui fondazione e d^r ■
VEN
nominazione parl.ii di sopra, a segno che
il «lotto Diedo, malgrado qualche lieve
iHfetlo da perdonarsi in un secolo in
cui l'arte non era per anche salita al
pieno meriggio, dichiarò poter sostenere
il confronto de'tempietti di Vesta e del-
la Sibilla, quel di Bramante a s. Pietro
Monlorio (non Cilorio), il Palladiano a
Maser, e i molti che la prodigiosa fe-
condità del Quareiighi >parse nella ca-
pitale e nelle campagne di Russia. iVe fu
architetto il celebre Guglielmo Dergi-
masco nel i 53o, uno de' precursori del-
l'età più florida di sua arte, eia formò
rotonda a guisa di Pantheon, d* ordine
corintio Dell'esterno e composito nel-
l'interno. La cappella Emiliana, cui per
Tampiezza di circa 20 piedi di diame-
tro,più converrebbe il titolo di tempietto
esagono, ha nell'uiterno 3 piccoli altari e
3 porte alternamente scompartiti ; han-
no gli altari bassirilievi rappresentanti la
titolare ss. Annunziata, la Nascita di Ge-
sii, l'Adorazione de' Re Magi. Ad ogni
angulo esterno, prodotto dal concorso
de' due vicini lati, si eleva su piedi-
stallo una colonna striala d'ordine co-
rintio, sporgente oltre la metà del suo
diametro dalla linea dell' alette che la
fiancheggiano, e dando luogo ad una
giusta risalita, giovano non poco a cor-
reggere l'eccessiva larghezza dell'inter-
colunnio di mezzo. Proporzionata cor-
nice cammina all' intorno, e sopra a pic-
colo attico posto a isvellire la mole, e a
farsi che per l'aggetto della cornice non
resti parte della copertura occultata, sor-
ge la cupola perfettauiente emisferica,
che chiude e corona il sagro edilìzio, per
ricca porla, nicchie, rabeschi e intursi
di marmi senza alTollamenlo ed ingom-
bro, ma con bella varietà di forme e gen-
tilezza di modani, ornatissimo e singola-
re. i\on può fuggire senza osservazione
il piccolo atrio o vestibolctto pentagono
che mette alla cappella Emiliana, sui la-
to aderente alla chiesa per una delle
porte laterali, con Scolouae ioniche, il
V E N 543
cui sopraornnto regge il cupolino roton-
do che gli fdcielo.Coinunque non sia im-
mune da menda, in ispecie per la molta
disparità, a petto agli altri, di uno de'
suoi inlercolunnii; non per tanto annun-
zia l'ingegno dell' architetto. Produce il
Diedo la veridica e aurea sentenza : E
facile aggiungere agli alimi troi'ali e
mondarli di qnalcìie macchiai Certe co-
se manchevoli, avvertite da chi sa vede-
re e profittare degli altrui errori, diven-
gono il germe di una più bella cosa, se
non anche perfetta. Forse questo pen-
tagono preso attentamente in esame dal
dotto e studioso Temaoza, gli avrà sug-
gerito l'idea di quello tanto da Ini bene
combinato, presso la sagrestia della chie-
sa di s. Maria Maddalena, di cui nel §
Vlir, n. 32. Del medesimo Dietlo so-
no le illustrazioni delle 4 tavole che of-
frono della cappella Emiliana, Le Fab-
hriche di Venezia^ cioè il prospello, lo
spaccato, le parti degli ordini interno
ed esterno, la pianta, oltre le parti e spac-
calo d'una cappelletta aderente. Tali il-
lostrazioiii^oiio alquanto più diffuse del-
le riferite ne' Sui pittoreachi. Ivi si dice
la parte interna essere di colto o lavoro
di pietra cotta, l'esterna di pietra d'I-
Siria, della quale è pure tutta la massa
dell'opera; e che monumenti di questa
fatta sono un gioiello: qual gloria per
Venezia l'averne molti I Aggiungo al mio
dire sulla di preferenza amorosamente
vagheggiata isola di s. Michele di Mura-
no, anche le autorevoli parole del Diedo,
" Fra tutte le isole che fan vago cerchio
alla regiua del mare, questa più delle
altre preseula incantevoi pittura, che po-
sta a breve distanza dalla città, e corteg-
giata da altre magne isole e fabbriche,
torreggia sulla tranquilla Laguna, di mi-
stica ombra si ammanta in quell'ora che
s'ode da lunge la squilla a piangere il di
che si muore. Al religioso suo as[)etto si
svegliano in cuore sensi i più teneri, e
all'egra mente ricorre il pensiero de'tra-
passati congiunti, l'occhio versa aaa la-
544 V E N
grima, e auoda la lingua una ^jregliier*
eli pace alle stanche lor ossa. Si, la quielv
d» se^jolcii qui domina sovranumeule,
qui più che altrove è sacra la requie de'
uiorli, e il mare tranquillo, la lena le-
ve, il lioipido cielo leDdono salve le re-
liquie de' frali, Dall' insultar de nem-
bi e dal profano - Piede del vulgo ". . .
Addio, o beala cella, testimone di tante
virtù e di tanto sapere. Ne baciai le pa-
reti nel i833 Ira indicibili e soavi emo-
zioni di tenerezza e di divozione. Se pia-
cerà a Dio tornerò ancora a celebrarti in
assai più vasto e più libero argomento,
pcresclusivamentenìagnificarechitirese
linomata e veneranda. Intanto vi lascio
quanto di recente scrisse storicamente di
OrtgorioXVI, il dotto ed eloquente mi-
nore conventuale p. rn. fr. Filippo Ma-
ria fiossi umbro in Roma, dal suo con-,
vento de' ss. XII Apostoli a' 22 maggio
1855 nella sua: Lettera dì graie rela-
zioni òlorichc tra s. Benedetto, il di lui
ordine e il monastero di s. Antonio ab-
bate in Roma, delle monache Camaldo-
lesi, con s. Francesco d'Jsisi e l'ordi-
ne suo. Questa lettera precede la No-
vena in onore del gran patriarca s. Be-
nedetto per la di lui festa nella chiesa
di y. Antonio abbate delle monache
Camaldolesi in Roma, Rojna stabiii-
menlo tipografico di G. A. Berlinelli'
J o55.Dopo a ver celebrato il glorioso pon-
tificato dell'immortale Gregorio XVI ;
dopo aver dichiaralo che » in questa pri-
ma metà del secolo XIX, nel riordina-
mento della sconvolta società, per quat-
tro quinti volle Dio che due figli di s.
Benedetto, Pio VII e Gregorio XVI go-
vernassero e reggessero la sua Chiesa
con virtù e sapienza pari alla grand'epo-
co unica ed eccezionale negli annali di
tutti i popoli "j dopo aver celebrato con
di voto entusiasmo s. Benedetto e s. Fran-
cesco, come i due sanli patriarchi d'Oc-
cidente più grandi, e l'intime relazioni
tra' due ordini loro, e persino cu' Som-
lai Poul«fict useili dii' chiodivi beucdcU
V li i\
lini inclusivamente a Pio VII e Grego-
rio XVI, siccome la Lettera è indiiizzata
alla R. M. d. Maria Lifiisa Malici di ».
Pietro abbadessa, e alle monache bene-
dettine camaldolesi di s. Antonio abba-
te in Roma, V autore soggiunge. » Due
nuovi Papi successero in brevissicnu tem-
po a Pio VII 5 e dopo trascorsi appena
selle anni, ascese di nuovo sulla calle-
dia iudefeltibile di s. Pietro un altro fi-
glio immortale del Vostro gran patriar-
ca s. Benedetto, un Vostro confratello
di sempre sanla e gloriosa ricordanza. A
questo passo forse a molle di Voi scor-
reranno sulle gote l.igrime di acerbo do-
lore, lagrime di troppo dolce riineiu-
branza, lagrime di memori» le più gra-
te insieme e le più affliggenti. Mauro
Cappellari e Placido Zurla , Gregorio
XVI e il Cardinale di s. Croce, sono i
due ultimi figli di s. Benedetto e s. Ro-
mualdo, sono i due ultimi più grandi
fratelli Vostri, sono i due supremi Vo-
stii benefattori, che eterni rimarranno
ne' Vostri cuori e nelle menti Vostre
e di quante vi succederanno entro co-
leste sagre mura. Mauro e Placido fu-
rono i due discepoli più cari al cuore
di s. Benedetto ; e Mauro e Placido ,
questi due nomi dolcissimi e figli novelli
dello stesso s. Benedetto, il Sommo [Pon-
tefice e il di lui Vicario, il Sovrano e il
Principe insiemedi s. Chiesa tneritamei'i-
te attirarono ogni Vostro alleilo di sti-
ma, di rispetto, di gratitudine : e quc*
due volti venerandi, quelle due anime
calde di santa carità altamente impresse
mai sempre rimarranno nell' animo di
ogni Monaca Benedettina-Camaldolest}
in cotesto esemplai issimo inonaslero. —
Il dolio Cardinal Placido Zuila, dopo
avere pieslatoimmensi servigi alle scien-
ze, alle lettere, alle arti, alla Religione
e alla Chiesa, andò a morire precoce-
mente su quelle spiaggie slesse (Sicilia
i834)jOve tredici secoli e mezzo prima,
colla palma del martirio, trionfò de' li-
lauui il piioio giovauissimu abbate i.
V EN
Placiilo ; e \oi a rn^ione su lapiJe mar-
tiiureii conservate i inìeinbraitza ìiideis-
)>ile ilellu inuiiìfica a>$ì$tenzu da lui pre-
stata a Voi tutte, al Vostro luoiiaslet'o e
alla Cliiesa Vostra (la ri|joi-ta a [>. i i3).
— Il Fotilefice Gregorio XVI, non nie-
llo de^li altri sei Wapi (I, II, III, IV,
VII e Vili: i primi cinque Santi) di
<]ueslo nome, figli tutti di s. Benedetto,
|)as>ei'à iiutnortale a tutti i secoli avveni-
re. Le lotte da lui so^ttenute con tanta
dottrina e saviezza iu difesa della fede
Cattolica e della disciplina e libertà delia
Chiesa contro le potenze della terra, le
Latluglie vinte, i trionfi ottenuti non
iiiorranno; e la storia della Chiesa di
Gesù Cristo ricorderà con gloria a lut-
ti i secoli e a lutti ì popoli futuri la fer-
uiezza eroica e 1' apostolica franchezza,
che mostrò coraggiosatueutc d'innanzi a
cjuell' uomo cotanto potente, quel prin-
cipe grande della terra, che facea tre-
male l'Oriente e l'Occidente (di (|uesti
ripailai nel voi. LXXXl, da p. 877 a
p. 438 inclusive ). Fer le premure in-
ìitancabili di Gregorio XF! (V.) la
Chiesa dilatò i suoi confini, isole iaimeu-
se e interi popoli vennero alla fede, e
più milioni di nuovi credenti accrebbe-
ro il gregge del Romano Gerarca. Pre-
parò egli rimpianto della Gerarchia ec-
clesiastica in Iii^liiltcrra (couìe dirò pu-
re a Westminster, mentre ad Utrecht
dissi dell'operato da lui per la ripristiua-
zione della Gerarchia ecclesia^tica d'O-
liMida), mollo dispose all' ultimo trionfo
di Maria nella di lei Concezione Imma-
colata (lo narrai nel voi. LXXIII, p.
42 e seg.): e così anco in questo s'incon-
tra s. Benedetto io Gregorio XVI, che
pongono in mano as. Pietro, nel regnan-
te Pontefice Pio IX, quest'altra corona
di sommo onore da posarsi sulla testa
della Vergine Madre eli Gesù Cristo, ol-
tre Ceda ed Ansehno, Bonaventura e
Scolo, che indicano la vìa, assodano il
terreno, spianano la strada, e dimostra-
UQ la venta della doUiioa e del douitua
V E N 54?
(celebrato dnl eh. itulore con l'opera
che a cagione d* onore ricordai nel voi.
LXXXMll.p. 2 35). Fu Gregorio XVI
uno ili que' grandi Pontefici che coll'in*
gegno, colla dottrina, colla virtù illu-
sirarono e resero più glorioso e ri*pet-
lato il trono ili s. Pietro. 11 carattere fer-
mo ed aperto, l'unità di veduta, il sen-
no pratico, il braccio forte di Gregorio
XVI tenne umiliate, incatenate a' suoi
piedi le luride crudeli flerissime Setta
(f' •) d'Europa, uè mai s'attentarono voi»
ger lo sguardo ammaliatore sul di lui
volto terribile a' tristi ( si può vedere
quanto dissi sulla di lui eiiigie nel voi.
LXXXIll, p. 67), amabile a' buoni, ve-
nerabile a tutti. Fu principe aaumlis-
simo de'propri suiiditi, a'quali procurò
ogni benessere possibile, e formò sua de-
lizia vederli e sentirli conienti nell'ab-
bondanza d'ogni fatta maniera di ceuea-
li e numerario (il che rilevai eziandio a
Tesoriere generale), chea gran copia fé*
rigurgitar nello Stato. Eppure il nome
di un Uomo sì distinto, di un Princi-
pe cotanto degno di setlere iu Vatica-
no, d'un Padre sì benefico a' suoi figli.
Voi stesse da coleste sagre mura lo sen-
tiste vilipeso, oltraggialo, maledetto . . .
ma da chi ? . . . da'perfidi felloni ribelli
4i Dio e al Sovrano, ad ogni legge divi-
iM ed umana ; da' figli delle selle e di
satana ; da que' che iu un momento pre-
valente rovesciarono tiono ed aliare, a
minacciai ono di sterminare colla Reli-
gione ogni ordine sociale, la società inte-
ra, lo stesso Dioj da que'disgraziali che
posero sulla fronte d'Italia e di Roma
una marchia disonorante d'eterna infa-
mia agli occhi di tulli i popoli della ter-
ra e di lutti i secoli futuri. Ecco chi be-
slemmiò dopo morto Gregorio XVI, cui
tanto avean paventalo e temuto viven-
te. Ma, Voi dite, tutti si lac<piero a lau-
ta empia scelleraggine gli stessi heuefica-
li ad esuberanza da quel Sommo Pon-
tefice piissimo, ed anco iUcuni poveri il-
lusi forse appUudiroao. E vero, quaa-
546 V i: N
tiinqiie non lulli si rimanessero silen-
ziu.>i; lun è anche vero che un'iliade in-
Hnita ili mali venne ad inondar la terra,
e Dio si servi de'suoi nemici stessi a pa-
nile i sacrileghi oltraggiatori del nome
augusto del suo Vicaiio in terra; e i
conniventi a tanta bruttura, che vergo-
gnosamente per panico timore si tacque-
ro, e que' che forse fecer plauso, tutti a
iagi ime di sangue pagarono il (lo di lo»
IO dissimulazione e colpevole condiscen-
denza ; e le lagrime abbondevoli di tanti
innocenti, le calde suppliche innalzale al
Irono di Dio dallo slesso virtuoso Gre-
gorio XVI, la Vergine Immacolata Ma-
ria abbreviarono i giorni delle divine
vendette per gli oltraggi falli all'unto del
Signore, al Padre di tutti i credenti. Vi
rallegrale adunque, che lo slesso Iddio
ha fiUlo esemplare giustizia al merito so-
vragraiide del Sommo l'onlefice Grego-
rio XVI, Passarono que' giorni d'ingan-
no, di lutto, di peccalo, da non contar-
si nella storia di Roma e d'Italia; tutti
gli slessi piìx avversi e infelloniti ricono-
scono oi2n;i e confessano i meriti esiuiii di
JPrincipe savissimo e di gran Pontefice
in Gregorio XVI : e quanto più verran
n)eno le ire di parte, le illusioni dell'e-
poca, le ambizioni del momento, le adu-
lazioni degli scaltriti nemici di ogni be-
ne,si scorgerà la vera grandezza, la gran-
de superiorità ed elevatezza di mente,
l'ingegno governativo di Gregorio XVI ; e
innanzi a lutti i posteri apparirà, qual fu,
una di quelle ligure grandiose,imponenli,
immense e cotanto rare, che colla realtà
de' fatti benefìci a salutari impongono a'
secoli e l'improntano di loro grandezza.
Voi a quell'epoca d' intellettuale delirio.
Ira tante altre cause d'amarezza e di
duolo, trepidaste pure sul bellissimo me-
tallico busto che vi donò l'adorabile So-
Viano, e che ad eterna ricordanza di sé e
dell'affetto suo per cotesto sagro luogo
•volle sempre rimanesse in mezzo a Voi:
doveste allora occultarlo agli occhi bef-
fardi d'ogni possibile profauo od illuso,
VEN
anco entro le mura del sagro cliiostro.
Come lampo distruggitore, passarono
que'giorni funesti: e Voi all'istante con
vero tiipudio de' Vostri cuori devoti, di-
scovriste quella cara effigie e le belle i-
scrizioni (le riporta a p. i 1 4 e 1 1 5, una
delle quali celebra con riconoscenza i|
lascilo di scudi tremila fallo dal Papa
alle monache, col testamento pubblica-
lo dalla Gazzella privilegiala di Fé-
iiezia de'26 agosto 1846) d'attorno che
ridicono la giusta gratitudine Vostra a*
beneficii ricevuti dal Principe amantissi-
mo e Vostro conhalello anìalissimo. Ri-
mirate pure quel volto amabile del Pon-
tefice grande, in cui tutta si rivela la
■ nenie di lui da(tissitua, ed ove tutto si
manifesta il suo bel cuore fatto solo per
amare e beneficare secondo Dio e la ra-
gione. — Gregorio XVI, (juesl' ultimo
Pa()a figlio di s. Benedetto, come ad
ogni altro fu proteggitore munifico, lo
fu ancora dell' ordine mio, cui restituì
il magiiifico tempio di Bologna dedica-
lo al patriarca Serafico, ove col secon-
do Pontefice francescano Alessandro V,
riposarono le ceneri di tanti figli di s.
Fiancescoche onorano l'Italia e la Chie-
sa; e cos\ ridonò al cullo di Dio e de'
Santi una delle chiese più belle e più
glandi di quella città civilissima, la (|ua-
le per tanii anni con sommo suo cordj-
glio e con ammirazione universale avea
visto profanarsi quella casa di Dio in
modo indegno per un paese cattolico".
Pio e devoto ch'era Gregorio XVI d'u-
na pietà marcatissima e d'una divozione
ferventissima, nel suo pontificato volle
visitare i Santuari del s. Speco di s. Be-
nedetto a Subiaco, la s. Casa di Loreto,
di s. Romualdo di Fabriano, quelli del-
l'ordine Francescano di s. Francesco d'A-
sisi da lui restaurato per abbellire sem-
pre più quella triplice chiesa, di Rivotor-
lo e della Porziuncula (f'.)da lui riedi-
ficata (a p. 116 riporta l'iscrizioni erette
a Gregorio XVI nella piazza e convento
di s, Francesco in Asisi e a Rivotorto).
V EN
I — Per ullimo, a degno suggello di tanfo
aiigiislo nome, sulle bozze di slanjpa, mi
yode l'animo di poter aggiungere, l'a-
recclii periodici con giusti elogi celelira-
roiio reminenle, felice e dotta penna che
tli recente scrisse; Rimembranze degli ul-
timi quattro Papi e di Roma a' tempi lo-
rn del Cardinale JViseman.Prima ver-
sione dall'inglese. Milano i8tì8, presso
il libraio editore Serafino Mijocchi, tipo-
grafia di A. Valentini, Ciò fecero pure il
eh. d. Domenico Zanelli nel n. 88 del
Giornale di Roma del i 858, di cui è di-
rettore, e la Cii'illà Cattolica annun-
ziando il hbro a p. 102, del l. i i della
3.* «erie, si riservò di riparlarne. L'eccel-
lente scrittore volle pubblicare ciò che
di Fio VII, Leone XII, Fio Vili e Gre-
gorio XVI, nella sua dimora in Roma
di 22 anni, cioè dal 18 18 al 1840 inclu-
sive, vide egli stesso, ud) e cotiobbe (con
quel fino giudizio iudagutore che suole
distinguere i dotti stranieri che accura-
tamente studiano tutto quanto è in Ilo-
ma, dìlFondendosi pai ticolurmente sul-
l'ultimo Papa). Dice il iodato can. Zanet-
ti. » A tutti sono noti gli avvenimenti del
pontificato di Gregorio XVI; e il Wi-
seman ommettendo quelli che sono nel
dominio della storia generale della Chie-
sa, ci fa conoscere questo Pontefice nella
solitudine del chiostro, fra' porporati e
nel momento di sua esaltazione alla cat-
tedra di s. Pietro, e nelle cine del gover-
no de'popoli pontificii, e nella suprema
direzione del mondo cattolico ... Dopo di
avere enunierate le grondi opere, che di-
mostrano la munificenza di Gregorio
XVI, il cardinale VVisemau presenta di
questo Pontefice il vero e impareggiabi-
le carattere, e «lescrive la visita che gli
venne fatta dall'imperatore delle Russie.
Le particolarità, con che il più potente
nionarca del mondo viene descritto alla
presenza di un vecchio e inerme Ponte-
fice sono della massima importanza , e
l'illustre autore di questi Ricordi le ha
Uiagistralmente esposte. Quesla brevissi-
V E IV 547
mn analisi, che abbiamo data, ben dimo-
stra la importanza della nuova opera dui
VViseman, come quella che non poca lu-
ce getta sulla vita privala e sugli alti de-
gli ultimi quattro Pontefici, e può essere
di grande sussidio a coloro che avessero
a scriverne una storia coujpleta ". Ora
anch'io ho potuto ammirare, con tenera
coinntozione e diletto, la parte fieli' au-
reo libro che riguarda Gregorio XVI, in
cui splende la slorica verità, e dove a mia
confusione e onore sono nominato e indir
cato. Dio rimuneri tanto alletto d'un am-
plissimo Principe delia Chiesa e orna-
mento del sagro Collegio, verso un tan-
to degnissimo suo Vicario. Le sue auto-
revoli asserzioni, scritte e pubblicate iti
una Londra, qnal testimonio intelligen-
te e grave, coutribuiranno ad annichilire
ed a svergognare (pielle molle false inven-
tate sfrontalamenle dalla maligna igno-
r.'inzao travisate dalle riprovevoli passio-
ni degli e(npii,e furineranno più floridi al-
lori all'immortale corona che la storia in-
lesse a gloria sempiterna di GregorioXVI
e del monaco di s. Michele di Murano,
L' angusto spazio non mi permette dar-
ne saggio. Non è argomento da spigoleg-
giarsi, conviene tulio leggerlo. Solo per
questo riporterò genericamente quanto
con rapide e libere occhiale vi ricavo, fra
parentesi notando alcune cose, per altre
e per una maggiore esattezza di esposi-
zione potendo supplire i loro articoli, co-
s'i di quanto il Cardinale non ricorda.
L'eccelso scrittore provò per fatto suo
proprio, e ripetutamente, che l'esaltazio-
ne del monaco muranese e del cardinal
d. Mauro Cappellari, non alterò [ler nul-
la (piell'amabililà e semplicità di caratte-
re che avea sperimentalo tante volte; co-
me non cauibiò mai colore nell' abito
bianco di monaco camaldolese, di cardi-
nale e di Papa,colore simbolico di sue vir-
tù, degi' illibati, innocenti ed esemplari
suoi costumi (ed io posso sostenerlo in
faccia a lutto il mondo, quale più intiuìu
e indivisib(ile testimonio del uiì^ recondi-
518
V EW
lo suo vivere per sei lustri); e (ale lo pt'o<
L'Iainò un Leone !^II iit coDcistoro, con
flogio pronunzialo rare volle, cli'è il ri-
pulitilo più sopra. Vivendo in Rotna nel
cenobio i ilir.ito, disinipegiiiiva i più gra-
vi ailari della Gljiesa qual consigliere e
l<;ologo ne'più ardui negozi delia s. Se.
<le, anche civili, ne' quali con diurne e
noUurne laboriose fatiche manifestò il
tuullifonne e dottissimo suo talento, con-
suuiata prudenza, iuallerabile rettitudi-
ne. Iiifidse la sua modestia quando pos-
posto al cardinalato al suo amico p. Zur-
la, non ancora con)e lui benemei ito del-
la s. Sede , senza ontbra di rancore gli
restò aileltuoso amico e poi l'ebbe a suo
vicario di Roma. Appena elevatoal pon-
tificato, scoppiata la premeditata rivolu-
zione a Bologna, cioè prima che fosse no-
ta la sua eiezione, dessa non ebbe un mo-
tivo personale, né alcuna nimistà contro
di luì. Scoppiò contro il governo e non
contro d governante : contro il trono 6
non contro I' attuale possessore dì esso.
Mirava al rovescio finale del potere re-
gnante, non già a modificare il governo,
l'relendeva di cercare, non già riforme,
ma bensì la sostituzione della repubbli-
ca al governo alluaiee riconosciulo.Ora,
discuta ognuno imparzialmente fra sé
ciò che avrebbe fatto in simile circostan-
za , e gli tornerà didìcile il condannare
la condona tenuta da Gregorio XVI.
iVon si trattava di concessione, ma sol-
tanto di cessione! 1 suoi governanti e rap-
presentanti erano stali cacciati vìa, ed
un'armata di ribelli incaoiaiinavasi a for-
za verso la sua capitale , non a far con-
dizioni, ma sì ad espellerlo. Era forse do-
vere del Papa il riconoscere ad un trailo
le pretese degl'insorti ? E, se si mostra-
vano incapaci di cacciarlo da Roma, do-
veva egli divider seco loro i suoi stati, e
cedere, al comando d'una fazione al più,
le ricche provi ncie cui era stato in quel
uiomentu chiamato a reggere? O dove-
va egli arrendersi a questa violenza, per-
chè nella fiducia d'un governo paterno,
VE N
il Papato non uvea mantenuto un eser-
cito permanente sproporzionalo duran-
te la pace? Non v' «ra altra alternativa
fuor quella adottata da Gregorio XVI,
il chiamare in suo aiuto una potenza al-
leata. Se l'aiuto straniero è sempre un
male, massime quando viene prolungato,
niunolo compianse più di Gregorio XVI.
Ma non vi era altro che una scella dì ma-
li; e questo era certo minor* dell* anar-
chia e di tutte le miserie che ne sono con*
Sequenza. Il Papa spiegò una calma, una
fortezza e una prudenza veramente so-
vrana (a ozi sovra umana). Qualunque sia-
no sla<ti i sentimenti delle provìncie, sicu-
ramente Roma non dette prova di sim-
patia per la rivoluzione , ma dimostrò
invece una divozione entusiastica al suo
nuovo sovrano e padre; e l'ampliata guar-
tlia Cinica , in cui si arrolarono perso-
ne del più ulto ceto, con edificante ar-
dore prese sopra di se la difesa della sa-
gra persona del Papa. La lealtà delle clas-
si bisognose nel loro attacoamentoa Gre<
g'jrio XV^I fu tale, che con clamore e ca-
lore si olFiì pronta a combattere i ribel-
li, l promotori della rivoluzione appro-
priandosi le casse provinciali , intercet-
tando i sussidu destinati a Roma, le nuo-
ve spese cagionate dall'insurrezione, im-
barazzarono a lungo le finanze pubbli-
che e il Tesoriere (^^.) ; bisognò con-
trarre un debito esterno, vendere i be-
ni pubblici in modo rovinoso (alienazio-
ni che deplorò per tutto il resto della
vi la); ma stabilì una cassa d' ammortiz-
zazione per l'estinzione progressiva del
prestito. Non ostante, egli non solo con
quiete e confidente, ma benanco attivissi-
mo si mostrò; e ninno che legga gli atti
|)ubblici del i .° anno del suo pontificato, si
figurerà che sm stato un anno dì guerre
intestine, di confusione e di miserie. Ep-
pure subilo a salvezza di Ti\>oti decretò
i cunicoli per l'Auìene, diminuì daziì e
modificò altre gravezze; creò camere di
eommercio, emanò ottime leggi pel go-
verno municipale e riorganizzò quello di
YEN -
pflieccliie pi ovinciejintroduise quindi mi*
glioianienti ft)iicliini«nlfili ne' Trihnnoli
di Roma e del resto dello stato pel co-
dice giudiziario civile, per quello crimi-
\\n\e e dell*; pene. Nello slesso r ." anno di
violenze e di ribellione, pubblicò il mira-
bile « sorprendente alto, con senlimenli
già propugnati da caidinnle, contro La-
brador invialo a Roma da Ferdinando
VII, riconosciuto da tutti e massime dal
corpo diplomatico per uno de' più inge-
gnoM e de'più abili uomini di slato d'Iilu-
ropa, sulla concessione de'vescovi alle se-
di vacanti delle repubbliche d'Ameiica,
contro le pretensioni di Spagna: C\\\ì\a
s. Sei\e riconosce i governi stabiliti de
Jacto, sema entrare perciò nella questio-
ne di diritti astratti (ciò pose al copeilo
la s. Sede, eziandio per la sua condoita
con Francia e PorlogalloJ. Per quanto
possa parere guerresca 1' altitudine che
Gregorijo XVI fu costretto di prendere
in sui cominciar« del suo regno, le arti
che improntarono questo del loro caratte-
re, furono le arti della pace. Avvi appe-
na un altro pontificato sul quale esse ab-
biano stampalo orme più profonde e
più eslese. Non contento di proseguire o
ampliare 1' iticominciato da' predecesso-
ri, egli creò e conip'i quello di cui fino
al tempo suo lolalm,enle mancava. Né
si limitò già ad un solo ramo d' arte, ma
le sue cure furono comprensive e gene-
rose, non guidale dal capriccio , ma go-
vernate da un gusto perspicace. Queste
prove più elevale d'ingegno sono, l'ave-
re Gregorio XVI ampliato i confìni del-
le raccolte artistiche di Roma , e posto
in più strette connessioni i monumenti
delle scuole primitive. Perciò aggiunse al
Palazzo apostolico Faticano, olire i di-
versi suoi abbellin)enli, il Museo Etru-
sco, ed il Museo Egizio, che pure inau-
gurò (fu il duettureeil sor vegliatore <pio-
tidiauo de'Iavori, il che praticò con altri
pubblici monumenti). Nello stesso P'a-
licano con miglior collocazione stabili
le gallerie de'quadri e degli arazzi , am*
V E N ^\0
p1iò la Biblioteca Vaticana e l'arricchì
di doni, fra'quali una collezione di pillii-
re anche bizantine; e nelle pontificie stan-
ze collocò la raccolta di quadri e'sprinjen
li animali del celebre Peter (col quale
acquisto impedì che uscissero da Roma,
come cosa rara nel suo genere). Cornin-
ciò a restaurare le loggie del Faticano,
conducendone a perfezione quel braccio,
a preservazione altresì delle solloposte
dipinte da Raffaello. Indi restauralo il
Palazzo apostolico Lateranense, vi for-
n)ò il Museo Lateranense. Di cerio nes-
sun monarca si adoperò mai con mag-
gior coscienza, e corpo ed anima, nel far
felici coloro che gli erano allidati, e nel
disimpegno de'suoi pubblici doveri, che
non facesse il virtuoso Gregorio XVI.
Riorganizzò la Segreteria di Stato, di-
videndola in (ine dicasteri, l'uno per gli
affari dell'interno, l'altro per quelli del-
l' estero (oltre la sistemazione di altri).
l'er lai/ volta pure creò in Roma una
banca nazionale , e pubblicò un codice
per tutte l'amministrazioni pubbliche.
Ridusse la Moneta, co» sistema decimale.
Ristorò il Foro Romano, il monastero
tiella C/i/cyade'ss.Andrea e Gregorio col-
le vie circostanti. Grandissimi lavori in-
traprese per tulio lo sialo, e suoi Porti,
come a Civitavecchia. Aprì il Ciniiterio
di Roma pubblico per la Sepoltura. Sin-
bili le Scuole di Roma notturne. Ap-
provò le compagnie d'assicurazioni e le
casse di risparmio. Nel Tevere introdus-
se le barche a vapore, e permise a' par-
ticolari l'illuminazione a gas. Quantun-
que nella vecchia età non volessesobbar-
carsi nell'impresa delle Strade ferrale,
la quale progrediva lentainenle, Grego-
rio XVI diceva seu»pre: che il suo suc-
cessore dovrebbe forzatamenle ingolfar-
si nella loro più rapida estensione (seb-
bene il riferito dal Cardinale non è iute-
rumente lutto, nondimeno se il da lui
esposto non è progresso nel bene , qual
sarà mai? E un'ingiustizia dire Gre-
gorio XVI retrogrado!). Nella Pesiilew
5 io V E N
%tr del cliolern non iiilfalasciò proV-
\e(linieiitì stiriitarii , heiiencì e politici,
quindi isliliizioni di Conscnuitorii per
gli orfani delle villime. A Porta Iffag-
g/orf sciiopn col iuomm>enlo dell'Acqua
Claiidiii, allro antico e pregiatissimo. Ac
c-ulse due anihasciatori di Turchia^ cioè
il cognato del sultano, e il ramoso Re-
schid pascià co'suoi figli. Contribu'i po-
tentemente aH'alJolizione del barbato
commercio degli Schiai'i. Celebrò la Ca-
non izznzio ne di 5 Santi. Col i 84o l'auto-
re chiude ogni rimembranza personale
(leli'ottiuio Pontefice, per essere parlilo
con dolore da Roma e vescovo Mcllipo-
taino (nel quale articolo registrai le dul-
ie sue opere fino allora pubblicate). Al-
cuni uomini notabili fiorili nel pontifica-
to di Gregorio XVI, sono pure celebrati
dall'illustre scrittore, dotti ed artisti, mas-
sime igli elevati al cardinalato, il virtuo-
so Aclon già Uditore della Camera, il
dottissimo Mai , il poliglotta Mezzofanti
(di questi miei amorevolissimi defunti
non potei scrivere le biografie, per esse»
re state stampale le relative lettere: sup-
plirò nell'y^^^W/s/o/j/^. Di ciascuno, e prin-
cipalmente del cardinal Mai, ci diede edi-
fif.auti, scientifiche e preziose notizie. Sul
caiallere di Gregorio XVI, dichiara, a
migliaia esser quelli che lo ricordano d'o-
gni nazione e conservano iutpressiuni di-
stinte del suo aspetto, delle sue iDauìere
e della sua conversazione. Le osservazio-
ni di quelli che lo guardavano esterna-
mente erano, che a prima giunta le sue
fattezze non parevano formale in nobi-
le stampa; erano ampie e ritondate , e
mancavano di que'tocchi piìi delicati che
suggeriscono idee di genio elevato o di
squisito gusto (ma matstà sovrana e pa-
pale, eh' è il più intrinseco, certamente
l'avea; l'ampia fronte accennava la va-
stità d^iriutellello). Ma questa opinione
si dileguava , come tosto uno veniva a
più intimo contatto e conversazione con
lui. Egli non voleva parlare che in ita-
liano e iu latino (perchè diceva: Piiaci-
V E ly
pe italiano, con tale idioma io parloS X^é-
pa, mi esprimo e rispondo col linguag-
gio della Chiesa). Perciò, coloro che du-
veano conferir seco per via d' interpreto
(spesso imiìerito) formavano un'opinione
molto ìntperiella della sua facoltà di con-
versare. Quelli poi che parlavano spe-
dilamenteitaliano elatino (anche il fran-
cese, che conosceva perfeltamenle a se-
gno da esser più volle deputato a revi-
sore d' opere impresse o da imprimersi
in quell'i^lioma; didìdando sulla pronun-
zia, udiva e poi rispomleva nelle dette
lingue; del resto sapeva il greco e lo spa-
gnuolo), e gli si accostavano unicamente
per riceverne la bencdizionej lo vedeva-
no lanciarsi ben presto in un colloquio
familiare, che quasi li costringeva a di-
menticare la doppia sua dignità. Allora
la sua faccia — e vieppiù quando ra^^iona-
•va di grave materia — s'illuminava (di bel
colorito), e vestiva un'espiessionebrillan-
lissima; i suoi occhi splendevano e si ani-
mavano, e la sua intelligenza ed il suo
sapere si manifestavano attiaverso iJ suo
scorrevole egrazioso linguaggio (disse Ni-
colò li Da niuno ho inleso parlar così be-
ne l'italiano, Come daGregorioXVI). Un
letterato inglese che ali' Udienza cadde
sul tema della poesia, restò colpito dalle
osservazioni giudiziose del Papa , come
pure sorpreso della cognizione estesa e
familiare che avea d' esso tema (e ciò ad
onta che non coltivò le Muse, più gravi
studi preoccupandolo seinpre. Ammet-
tendo a dozzine nell' ore pomeridiane i
forastieri d'ogni nazione, sovente u mol-
ti faceva, un dopo l'altro, dotte digres-
sioni improvvise sull'arte e scienza che
professavano, in pubblico, con tale fran-
chezza e possesso di cognizioni , da sba-
lordire i più dotti). La sua salute era ro-
busta, e grandissima la sua facoltà di e*
sercizio fisico e intellettuale. Poteva stan-
care quasi tutti i suoi famigliari nelle sue
passeggiate quotidiane. Peròall'assunzio-
ne al pontificato non volle nominare né il
medico, né il chirurgo per la sua persona,
ordinnndo che gli slipeiuli tli quegli uflì-
zi, eque-lli pure d'altri clie lasciò vacan-
ti (cioè il ci'edei)7Ìere), fossero inveitili
per formare un fondo (perpetuo, perciò
sen^a peso all'erario e al piilazzo aposto-
lico) di giubilozione a favore de'fainiglia-
ri personali di tutti i Papi (giacché a que-
sta giusta beneficenza niuno de' prede-
cessori avea mai pensato, onde a lui toc-
cò a sovvenire i famigliari di Leone XII
e di Pio Vili). Que^ta forza di struttura
e questa vigoria d'organi ahililavono il
Papa per lutto il suo regno ad attende-
re a'negozi temporali ed ecclesiastici (an-
corché di ninna imporlanz.i) con assidui-
tà indefessa e invariabile giocondità (era
sempre veneziano). Le più severe abitu-
dini della sua vita claustrale di s. ]N]iche-
le di Murano e di s. Gregoiio tli Roma,
l'avevano assuefatto alla regola ed anche
alla monotonia della papide, alle ore mat-
tutine (dormiva circa 5 ore, ed io meno
di lui, e per necessità degli studi conti-
nuo il sistema), alla privazione de'pìace-
ri sociali, a'pasli silenziosi (frugali e par-
chissimi, ripeloyr'j/g«// e parchissimi :
questa è Storia), alle molte oie «li soli-
tudine ed all'impiego incessante di que-
ste. Cominciava la sua mattina talmente
per tentpo che dispensava il cappellano
(cioè i cappellani segreti , ed uno de'
chierici segreti, a'quali incombe assiste-
re alla messa privata del Papa) dall'assi-
Mere alla sua propria messa, dicendo ch'e-
ra cosa 'indisci età l'esigere che altri si a-
dattassero alle sue ore intempestive. La
serviva soltanto il suo domestico (io /»ye^,
come già dissi e ripeto, ogni giorno e we
ne glorio, costantemente per ventun an-
ni, il che ancora mi pioduceva invidia.
Con altra testimonianza autografa del
cardinal Wiseman, che mi riguarda, ne
ingemmai la pag. i8 del voi. LXllI). Da
cardinale faceva da se quello che altri
fanno eseguire dal servo (anche da Pa-
pa, facendosi riguardo d'intei rompere i
miei studi). Mentre piovvedeva magnifì-
cuuieule allo splendore del culto divino,
V E iV 5^t
e liprislinava nella Sagrestia pontijicia
gli ornamenti saccheggiali, egli non vo-
leva portare nulla di dispendioso, come
Scarpe magnificamente ricamate (e ben-
ché donate). Pareva che l'intelletto suo
vigoroso non si arrestasse davanti a nes-
suna applicazione o faccenda d'ogni na-
tura. Non era cosa rara in Gregorio XVf
slare in forse prima di dare il suoconseu-
«o alle elaborate risoluzioni e giudizi del-
le i. congregazioni cardinalìzie, e \\ Ao'
nmndare fossero recati a lui stesso gli at-
ti ilella causa, eda ultimo il veniread una
sentenza diversa da quella della congre-
gazione, atterrandola con ragioni cano-
niche trascurate o non ben ponderale
dalle molte e dotte persone e cardina-
li che gli aveano discussi precedentemen-
te (e coir aiuto delle norme speciali e
particolari di ciascuna congregazione j
tome fece Pio Vili per l' emancipazio-
ne degli ArtriCni, annullando la risolu-
zione decretala dalla s. congrt giizione di
propaganda fide, e ordinando invece che
si eseguisse il volo opposto del suo prefet-
to il cardinal Cappellari). E questa per-
cezione istintiva occorreva pure in casi
concernenti |)aesi rimoti ; nuove informa-
zioni giustificando appieno re8altez/.a del
pontificio giudizio. Scriveva ila per se le
lettere negli esercizi più delicati dell' au-
torità pontificia, con mirabili successi. Gli
editti pubblicati in tempi lui bolenli, pie-
ni di commoventi esortazioni e di senti-
menti generosi, sì stimavano produzioni
di sua penna (certamente l'orditura e il
locco su lutto, precipuamente nelle me-
ravigliose encicliche ed allocuzioni^ mol-
te delle quali interamente composte da
lui — per la sur» dottrina, felice sperienza,
ed eminente tallo diplomatico ecclesia-
stico, in che fbbe pochi pari). Prin)a in
casi di vita e morte, nel riferirsi al Papa
la sentenza, il suo silenzio equivaleva a
ratifica. Ma Giegorio XVI non volle se-
guire tale sistema ; ordinò che tulli i ri-
slrelli de'processi per sentenze capitali si
recassero a lui, esc uou faceva osserva-
r,i7. VEX
zioiii si soltinlendeva che «[ijìiovavn Hi
le^^geva ed esaminava sciupolosaiuenle,
poi mi oidiiiavi ili limelteili al suo par-
ticolare uditore in questo, peiilissimogiu-
iccotisuito eliminale, per discutere con
esso sopia alcun piunto) li piìi delie vol-
te incliinava a misericordia (mi diceva, fo
<li tulio per liherarli, bado minutamen-
te peisino alle forme giudiziarie se fidia-
te; mi attacco a tulli i rampini, e profit-
to se alcun punto non apparisce piena-
mente chiaro e provato, benché in fon-
ilo conosca la reità. Niimo deve moriie
sotto di me, se non sono convinto del giu-
dizio emanalo dal tribunale. E pure sog-
giungevamii Oh Dio, meglio è morire cri-
sliaiiamcnle sul palco, che per tutta la
vita restar prigione; la disperazione esse-
re un continuo tormento, quindi per piìi
ragioni esser dilhcile la salvezza dell'ani-
ma ! ); e le esecuzioni erano rare, e sol-
tanto per delitti atroci. » Non so che sia-
vi slata una sola esecuzione politica du-
rante il suo pontificato (dirò io: setiten-
ze vi furono, ma ninna ne fece eseguire;
così del Gallelli, che nella sua probità lo
dichiarò in faccia all'esaltato circolo po-
polare di Roma! Per cui fu applaudito.
Questi /lunque è quel Papa, che da' tri-
sti fu dello Tiranno!! )". Neil' adempi-
mento de'suoi doveri egli non avea ri-
spetto alla persona, e nulla curavasi del-
l'orgoglio di coloro che doveva affrontare
(egli voleva giustizia per tulli: quindi de-
posizioni di magistrali, di prelati e di mi-
nistri eminenli, scioglimentodi tribunali
di appello; dire a' polenti Re, non posso
concederlo in coscienza, e la coscienza
d un Papa non teme i cannoni). Qui l'au-
tore colia sua robusta Aicbndia narra le
vittorie ripoi tate nelle vertenze gravi per
gli affari ecclesiastici con Prussia e con
Jltissia. L'abboccamento con Nicolò I.
Con pena non posso darne un cenno, per
non allungarmi, avendone ragionato al-
quanto nell'indicato articolo ed altrove,
come nel voi. LXXXIi, p. 48. Il cardi-
nal Wiseiuaii, circa il colhotjuio conNico-
V !• N
lo I, pone in bocca del Papa queste paro-
le: Gli dissi quanto mi venne ileltnfocldl-
lo Spirilo Santo. Le parole del Papa fu-
rono parole di dottrina e di verità; sane
in principio e vere in fitto: convinsero e
persuasero. Certo che falli , corroborali
dalle loro prove, si erano apparecchiati
accuratamente, e non si potevano con-
traddire. La forte emozione cui Gregorio
XVI agevolmente rivelava in altre occa-
sioni, non potè in questa venir raffrenata.
Ogni spettatore che lo ha veduto spesso
in orazione, gli ha pur veduto grondar le
lagrime S(d volto infiammato; spesso co-
loro che lo trattenevano con un l'acconto
di sciagura,© gli slavano vicino allorché
veniva comunicata la notizia d' un qual-
che delitto, hanno veduto fremere le sue
fattezze, e l'occhio suo appannarsi al dop-
pio dolore dell'Apostolo, la lagrima del
debole in faccia al debole, e la stilla bol-
lente dell' indegnazione in faccia al pes-
calo. Questa sensibilità non polè ve-
nir scemala nemmeno dalla freddezza
d'un discorso interpretalo. Ira Gregorio
XVI e Nicolò I, dal cardinal Aclon per
ambedue, ma dovè accompagnare quel
fiume di eloquenti parole cui Gregorio
XVI dava corso ogniqualvolta fosse ani-
mato. Da quell'abboccamento in poi i
cattolici di Russia (compresa la Polonia)
ponilo segnare un trallamento più mite,
e forse un più giusto governo. Si polreb-
bono produrre altri esempi della fermez-
78 di Gregorio XVI nel IraltareatfMiche
richiedevano questa virlù, quanto la pru-
denza. Quell'ab. LaMennais, che altri for-
se voleva crear cardinale, Gregorio XV[
condannò, e lacerò la maschera sul volto
di lui, che in breve dimostrò nel veroa-
speltoa migliaiadi persone attonite e pian-
genti di sua scuola. Trattò similmente
quella degli JS'rmci/tìtM? j l'errore latente
fu schiacciato in sul nascere (quando
Gioberti pubblicò il Primato dell'Ita-
liani,e tulli n' erano entusiasmati, dice-
va il Papa : oh tu non mi seduci ; sotto vi
è veleno nascosto! L'evento "iuslificò le
YEN
savie e accorte apprensioni). La cortesia
e la circospezione segnavano le azioni
liitle (Jet Papa. La sua carila era piena-
luenle coiiformealle tradizioni e agl'istin-
ti della sua Sede. L' autore rispettabile
qui nana le beneficenze coli' 0,yyj/s70<7^o-
s lo fico di s. Michele, e coW Ospizio di s.
Maria degli Angeli. Il regno prolungato
dal i83j al 1846 offrì bastanti occasioni
d'esercitare quella carità che la tuanlt de-
stra non può celare alla sinistra, come pel
Terre/nolo e altri infortunii. Le sue ca-
rità più private si sa ch'erano eccessive.
Gregorio XVI dimostrò sempre più as-
sai che cortesia a coloi'o che rappresen-
tavano r Jnglùlterra in Roma, nel qual
regno accrebbe i vicariati apostolici onde
preparare il ristabilimento delia gerar-
chia ecclesiastica, di cui è meritamente
0 capo il cardinal Wiseman quale arcive-
scovo di /'7^'c^/w/Vi5/e/-.Molto deve al Pa-
pa il Collegio Iilandese, e si mosti ò a-
niorevolissimo del Collegio Inglese visi-
tato due volte,e nella i .^ricevuto dal car-
dinale che allora n'era benemerito retto-
re. Questi leimiua le sue Rimembranze,
con raccontare aver egli conosciuto il car-
dinal Cappellari prefetto di propaganda,
quando ninno si figurava che doveva es-
ser Papa. Lo vedeva spesso, e sempre oc-
cupato, semplicissimo nelle sue abitudi-
ni e cortese nel trattare. La chiarezza
delle sue idee, e la prontezza della sua
percezione, facevano agevole e piacevole
ad un tempo il trattar negozi con luì.
In principio avea riferito, che in talee-
poca entrato per la 2." volta in conclave,
sino alla vigilia di sua esaltazione, erasi
interessato a rivedere le bozze di stam-
pa d' una sua operetta, che s' imprime-
va nella tipografia di propaganda; ed ap-
pe na il vide da Pupa gli disse: Adesso
bisogne» à (he le rivediate da voi, poiché
ho paura quind'innanzi di non aver più
tempo da correggerle. L' udienza da l'a-
pa era ottenuta iacilmente ne' giorni or-
dinari, anzi in ogni tempo. L'accoglien-
za era sempre cordiale e pateiDa al soui-
voL. xcr.
V E N 553
mo. Cbnduceva il Rcv. Wiseman ne'inez-
zaiiini di sue stanze ove teneva la sua li-
breria poliglotta, e vi avea raccolto og-
getti d'arte e dipinti, intrattenendolo a
fianco in familiare colloquio. Ed oh quan-
te » parole allora proferite dal Papa sor-
gono in mente ne' tempi d'agitazione,
come tante stelle non solo brillanti in se,
nia più brillanti ancora per l'oscurità del-
lo specchio che le riflette. Furono parole
di comando e di magia sopra eventi po-
steriori,proutesse e presagi the non venne-
ro meno, affermazioni e appoggi che non
riuscirono mai vani". Finisce con ricor-
dare teneramente i favori e atti graziosi
ricevuti per condiscendente cortesia di
questo Pontefice più padre che sovrano,
r incoraggiamento illimitato e affettuoso
dato a' suoi studi letterari ed ecclesiasti-
ci, dall'amabilità e semplicità di caratte-
re,che dalla cella di s. Michele di Murano
portò sul maggiore de''troni. Non avendo
egli mai dimenticatola cella di s. Michele,
quanto qui con di voto e filiale affetto ho
riunito a sua gloria, serva ad essa di pe-
renne ricordo di lui che tanto la illustrò.
— La posizione pittoresca da cui si mo-
stra r isola di s. Michele, e il corredo
delle altre magne isole e fabbriche che
la fiancheggiano, offrono al guardo dello
spettatore posato sulla queta via che cin-
ge Venezia da quel lato, una scena incan-
tevole, e che la moda chiamerebbe ro-
mantica, atta a destare nel cuore i sen-
lin>enti più teneri, e principalmente ir»
queir ora che il sole verge all' occaso, e
in cui il dolore de'trapassati congiunti si
desta allo squillare del pio bronzo che
prega pace alle stanche ossa. Le isole
considerevoli di Murano, Mazzorbo, Cu-
rano e Torcello seguono quasi in retta
linea fino alla terraferma: alla 1 .'mi reco,
poi alle altre, dopo alqviante parole sopra
quella di s. Jacopo di Palude.
19. Murano, Amoriaminif Amitria^
na, Murianum. Isola e città principale
di quante fanno corona a Venezia, for-
mante uà comunedeldistrettoedellapre-
36
554 V E N
viiiciatli Vpnc7Ìa,iu)i!amcnte a «.Erasmo
e le Vigiiole, tli cui ii( 1 n. 1 2. La rendono
Ifilc la legolore sua ampiezza, li nomerò
de' suoi abitanti, l'importanza delle sue
ollicine, i snoi monumenti. e le storiche
sue memorie. Posta al setfentiione di Ve-
nezia, non è più lontana da essa die un
mezzo miglio, il suo circuito è di circa due,
secondo il eh. Luigi Carrer ivella bella de-
scrizione che ne fa nt Siti pittoreschi, con
graziosa veduta incisa da Marco Comira-
to, colla bella facciata della chiesa dì s.
Gio. Battista ora distrutta. Invece il Di-
zionario veneto le dà un circuito di circa
3 miglia; a cui più si approssima, essendo
di oltre 2 1/2. Un gran canale rinomato
per la pesca dell'ostriche e di vari pesci la
divide per mezzo, ed è attraversalo da un
ponte di legno; mentre altri 4 canali mi-
nori la suddividono in sei isoletle unite
fra di loro da 9 ponti di pietra e di legno.
Contò ne'tempi della maggior sua flori-
dezza, cioè nel secolo XVI, fino a 3o,ooo
abitanti, ora ne conta meno della 6.'
parte, compreso s. Erasmo e le Vignole.
Nel 1828 il Moschiiii disse l'isola abita-
ta da 5ooo anime o circa, e celebi e pe*
suoi lavori di cristalli, specchi, vetri, con-
leiie. Vuole il Corner che eguali alle
altre isole fossero i principii di Murano
e sua città, così nominata dagli allinati
e dagli opilergini in essa rifugiatisi prima
per r irruzione d'Attila re degli unni nel
45 1, e poi pel furore de* longobardi gui-
dati da Rotari loro re nel 635, riceven-
do il nome da una porta d'Aitino, cele-
bre città dell'antica provincia della Ve-
nezia terrestre, situata tra Padova e Con-
cordia, le cui rovine si scorgono sul fiu-
me Sile. Non noanca chi la -vuole più
antica di Rialto, e i.° ricovero degli alli-
nati da dette incursioni barbariche; ov-
■vero contemporanea alla fondazione di
Venezia, anzi si dice che formasse antica-
mente una delle sei così dette contrade
della città. Certo è che nella i." emigra-
zione degli allinati nelle contigue lagune
in sei principali isole fermarono la loro
V r: N
abitazione, chiamandole co' nomi delle
polle di loro patria, cioè Torcello, flJa-
zorl'O, Barano, Murano, Ainmiano e
Coytanziaro. Quest'ultime due non più
esistono. Si osserva che il dialetto uìura-
nese diversifica da quello usato dagli a-
bilalori delle altre isole, prolungando le
vocali. Sembra chedaprincipioMuranosi
governasse da'lribuni, specie di magistra-
ti comuni pressoché a lutt'i piccoli slati
della Laguna, o ad essa circonvicini, non
che da'gastaldi ducali, egualmente propri
di altre isole. Nel secolo X ebbe i giudici
propri; due secoli dopo, Vitale Michielill
doge del I 1 56 l'incorporò nel sestiere di s.
Croce, e nel secolo successivo o nel 1 275
per la r.' volta fu inviale a reggerla un
patrizio con titolo di podestà, e fu Nicola
Coritaiini. Fino al termine della repub-
blica alcuni muranesi godevano il privi-
legio della veneta cittadinanza, conservò
il proprio consiglio, e il singolare diritto
di battere nella veneta zecca in oro e
in argento quella guisa di monete in uso
tra' veneziani chiamate o.«;/e,^coirepigia-
fe : Munus Conimrinitali.'ì Mariani. lu
esse oltre gli stemmi del doge, del pode-
stà e del camerlengo da un Iato, dall'ai-
Irò vi avea quelli de'quallro deputali sa-
nitari, e quello della città, rappresentan-
te un gcdlo fra una volpe ed un serpen-
te. Determinalo però era il numero di
lali oselle, e si dispensavano al consiglio
de' 25 ed alle primarie cariche. Per la
salubrità della sua aria quivi da ultimo
risiedeva il vescovo di T'o/re/Zo, alla cui
diocesi apparteneva, ed era luogo di deli-
zia della veneta nobiltà. Il cav. Mulinelli
dice che faceva battere ogni anno loi
moneta d' argento. Altro privilegio era
l'f lezione del cancelliere. Prima che l'a-
more de'patrizi veneti si volgesse alla ter-
ra ferma,edificando lungo laBren tao nelle
pianure del Tri vigiano con tanta frequen-
za le loro magnifiche villeggiature, fu Mu-
rano la sede e il riposo campestre pei'
molli cospicui magistrali, e uomini d al-
to aflare e-Ielterati. Pouno lullavia ve-
VEN
tlersi avanzi tli quei palazzi ne'quali si ri-
tlucevano i Punii, i Navageio, i Soranzo
ed altrettali iie'iiiesi destinati al divaga-
menlo dello spirito dalle cittadine fac-
cende. Altri nella quiete vi si recavano a
studiare ; e siccome suole aversi la cani-
|)ogna a conciliatrice degli sludi, l'isola che
teneva pe' veneziani luogo di quella, eb-
be adunanze di lellerali, a cui non man-
cava che il nome per essere in tutto con-
formi a ciò che indi fu delta accademia.
Di tali adunanze la più celebre fu quella
degli Studiosi\noineche non aveano im-
posto a se stessi i dotti che la componeva-
no, ma la pubblica voce. Trifone Gabriel-
lo, il Socrate veneziano per la santità dei
costumi, e uno degli oracoli della lettera-
tura italiana per la molteplice erudizione,
n'era fra' principali ornamenti neli5oo.
Vamero poi con noud appositamente
assunti i Vigilanti, gli Angustiali, gli
Occulti, gli Interessati ec. ; poiché ces-
sanilo il bisogno andò pivi sempre disten-
dendosi il lusso de' letterari convegni
per tutta Italia, come si esprime il loda-
to Carrer. Diminuita cogli autii la fre-
quenza degli abitatori, sviato l'aiìjor de'
patrizi tlalle delizie dell'isola, disparvero
le accademie, con l'amore agli studi, di
cui qualche illustre seguace vanta Mura-
no anche a' d'i nostri, e si può rannoda-
re la derivazione non interrotta con (juelli
del miglior tempo ricordalo. Più ancora
dalle lettere trasse quest'isola riuouianza
dalla pittura, il che già ricordai. Andrea e
Quirico, che ne'primordii del secolo XV
trassero l'arte dall'antica durezza, e a cui
tennero dietro i rinomatissimi Vivarini,
usciti dalla scuola di A ndrea,ponno aversi
come avi di Tiziano. E" concesso all'am-
mirazione, arrestandosi a'quadri di que-
st'ultimo, e di (pjelli che con lui gareggia-
rono, dimeulicare l'opere de'rozzi mae-
stri; ma sarebbe ingiustizia il far lacere
la graliludiae. Né si vuol credere che,
dati i primi vagiti, si spegnesse indi per
scìtipre in Giurano l'amore dell'arte : sco-
lare Qoti indegno di Tiziano è un Nata-
V E N 555
lino; del Tintoretto, Leonardo Corona ;
coltre al parlare di Giovanni Segala per
via generale, lodano in lui gli scrittori
intelligenti specialmente le forti ombre.
Ma ciò che precipuamente contribuì al-
la fama ed alla floridezza di Murano fu-
rono le ofìiciae vetrarie, come dissi nel
§ XVn,n. I, celebrando le conterie, an-
co presenti, e la bellissima avventurina
artidciale. Non è qui luogo a cercare
quanto gli antichi conoscessero 1' arte di
fare i /'^efr/(7'^.), e quanta credenza sia da
prestare al racconto di Plinio, che la fa-
rebbe derivare dal caso, favorevole a'
navigatori fenicii alle foci del Belo; ciò
che qui importa si è, che certamente fu
da'veneziani trasferita dall'Oriente nel-
le proprie contrade, e che in quest'isola
ricevette quell'avanzamento e quel lu-
stro a cui si vide condotta. Se molte delle
finezze alle quali fu quivi portata sono ora
a desiderarsi, non manca chi studiasi con
ogni ingegno di farla prosperare, e ricon-
durre possibilmente sulle tracce del'
l'antico splendore. In un codice del secolo
XI si parla del modo di ridurre il vetro
a bianchezza cristallina, e del dorare e
variamente colorire bicchieri; citasi inol-
tre, come stante nella chiesa di Treviso,
un Crocefisso dipinto sul vetro, colla da-
ta del 1 1 77. Da ciò è tolta all'altre nazio-
ni la possibiltàdi contendere co' venezia-
ni intorno la priorità della scoperta. Non
si rimase ad un sol ramo l'industria vene-
ta, o muranesese vuoisi meglio. Cristofo-
ro Briani,a vendo udito daMarco Polo che
sulle cosle della Guinea facevasi incetta
d'agate, di calcedonie e simili pietre,
imprese a tentarne l'imitazione, e giova-
to, fra gli altri, da Domenico Miotti, ci
riuscii per UTododa poter spedirne a Bas-
sora un assai grosso carico, e arricchire.
Il Miotti poi ridusse l' imitazione delle
gemme ad arte distinta dalla composizio-
ne del vetro. Di qui nacque l'arte iì^'mar''
garilem, nella quale Andrea Vidaore, i ."
a maneggiar la margarita alla fiamma
volante della lucerna, e ridurla più tersa e
506 V E N
screziala, non che intloraila, levò mollo
ibrido, ed ollenne nel i 5-28 ima matricola
pailicolare. La fabbricazione degli spec-
rhi d'ogni dimensione, fu un'altra guisa di
lavori, che contribuì a mantenere a Mu-
rano la supremazia del commercio, quan-
do anche 1' altre nazioni cominciarono
ad erudirsi nell'arte stessa. Per essi furo-
no dimenticale le lamine d'acciaio, fino
allora tenute in gran pregio, e il lusso
di tutta Europa durò per oltre a due
secoli ad esser tributario dell' isola di
Murano. Non è dopo ciò a meravigliare
de' privilegi accordali a' suoi fabbricato-
ri, fra'quali il potersi le figlie de'capi del-
l'arti vetrarie maritare con un patrizio,
e quello di due fiere annue che vi si te-
nevano, della religione con cui tramau-
davasi di padre in figlio l'esercizio del-
l'arte, e per ultimo della fama che cor-
reva per ogni dove di questa breve ma
ingegnosa contrada. E neppure deve re-
car meraviglia l'affetto con cui riguarda-
rono sempre quest'isola i suoi abitatori,
in un modo speciale. Non pochi patrizi
di chiaro nome vollero aver quivi la
stanza perpetua del sepolcro; tanto era
stata dolce quella temporaria d'alcuni
mesi in ciascun anno. Basti il ricordare
BernardoGiustiniani nel secolo XVI, che
espressamente ordinò che le sue ossa si
sotterrassero al lato del proprio palazzo a
pie del ponte Longo; e nel secolo stesso il
letteralissimoAndreaJNavagerOjCondotto
dal carico afTìdatogli d'ambasciatore in I-
spagna e in Francia, tornava di là sovente
coll'immaginazione nell'isola, a spaziarvi
pel suo giardino botanico, uno de'più an-
tichi, se non forse il piìi antico d'Europa,
come crede il Carrer (ma conviene ram-
mentarsi ì più antichi del Palazzo apo-
stolico Vaticano^ massime di Nicolò V,
sebbene Pisa pretenda il vanto d'essere
stala la i.'ad a vereun orto botanicodaCo-
simo I nel i 543 o nel 1 549 • Montpellier
se ne pregia dal 1 593). E oJtre a ciò vole-
va esser sepolto nella chiesa di s. Martino
delle monache, nella contrada di sua casa
V E N
a Murano. Oltre i già lodati,Murano vao'
ta i seguenti illustri. Nelle lettere e nelle
scienze Vincenzo Miotti, Bartolomeo Che-
rubini, i fratelli fr. Tommaso Licini e Ga-
spare, Domenico Gi sberti, Domenico da
Monte Alto,Daniele Marchioni, Vincen-
zo Licini e Silvestro Zodlo islorico pa-
trio. Nella poesia, Licinio, Caterino Maz-
zolàj Domenico Marchioni, Angelo Dal-
mistro. Insigni nell'arte vetraria, Marino
e Angelo Berlinerio, Jacopo e Alvise Lu-
na. Federico architetto. Giuliano Zulia-
ni cantore eccellente , Cristoforo Duro
celebre musico e meraviglioso suonatore
d'una tromba di vetro. Già |)iii volte ce-
lebrai i muranesi "Vivarini, pe'quali Mu-
rano fu la culla della pittura veneziana,
la cui scuola fu da loro a seggio onora-
to di gloria elevata. Ma e del testé loda-
to Navagero, e di molti illustri murane-
si parlava lautamente il cav. Cicogna ne'
fascicoli XXII e XXIII delle Inscrizioni
Veneziane, \-tc?in(\o\ ritratti del Navage-
ro e del Gisberli intagliati in rame, e ul-
timamente ne disse nel libretto Illustri
iWif/'««e,9/,pubblicato per le nozzeBertoli-
ni-Bigaglia.llMoschini lodali palazzoTie-
visan per le belle forme architettoniche, e
per contenere qualche avanzo de' dipinti
di Paolo, dello Zelotti, e de'Iavori in pla-
stica del Viltoria,ora però distrutti. Dice il
Dizionario veneto conservarsi ancora pa-
recchie fornaci, che danno pregiati lavo-
ri di vetro, cristalli, specchi e conterie.
Meritare particolare menzione le f<d>bri-
che di specchi e lavori in vetro e cristal-
lo della ditta Lorenzo Zecchini; quella de'
cristalli del Marietti di Milano; e la fab-
brica di conterie di Pietro Bigaglia, e del-
la ditta Dalmistro, Moravia e compagni.
Nel t.io àeW Album di Roma a p. 25,
si legge un articolo breve ed elegante in-
titolato: L'isola di Murano a Venezia,
con amena vedutina. » Chi si reca nella
regina dell'Adriatico, nella città, che,co-
me incantevole sirena^ arresta con mera-
viglia lo sguardo e il pensiero di chiun-
que sa apprezzare la grandezza del bei-
V E N
10 e conosce le vicende e le glorie del pas-
sato; chi move a Venezia, non deve ooi-
ineltere di visitare l'isola di Murano, do-
ve lo straniero quasi stanco di continua-
niente vedere templi e palagi di una
ìtiestìiuabde arcliiteìtura , e adorni di
meravigliosi marmi, statue e bassorilievi
e quadri lavorati da'più grandi artisti,
volge la propria attenzione e curiosità
sull'industria, clie ne'passali tempi veni-
va esercitata solamente Delia città de'do-
gi. Quivi si veggono ancora grandi avan-
zi delle moli issiate oHìciue, in cui si la-
voravano i sì decantati specchi, che ave-
vano rinomanza in tutta l'Europa; anco-
ra si veggono le oflicine operose, in che
si lavorano le margherite di cristallo, le
quali furono una volta manifattura ser-
bata alla sola Venezia. Questa industria
dì subito richiama al pensiero i tem-
pi, in cui l'alalo Leone viaggiava per lut-
ti i mari e col suo ruggito faceva tremare
molte nazioni ; richiama al pensiero il
grande commercio della veneta repubbli-
ca. E con dolce soddisfazione ancor si os-
servano allegri e gentili artigiani occu-
pati nel lavorio delle perle di vetro, que-
sti a tirare il (ilo (lunghissimo e lo vidi),
questi a romperlo a minute parli (con
rapida facilità) , quelli ad agitare entro
un sacco colla sabbia le particelle , per-
chè siano rotondale. Egli è il lavorio il
più variato, operoso e dilettevole; e mai
sempre in que'giovani troverete quel gen-
tile che si alFrelta a farvi vedere quanto
va operando, onde della fabbricazione di
q'iesle perle possiate precisamente cono-
scere I origine e il compimento. Onde qui
\i) straniero prova, quantunque sottodi-
vciso aspetto, quella soddisfazione, che si
11 I ammirando i grandiosi monumenti,
die fumo al mondo meravigliosa la re-
i;iua dell'Adriatico (dappoiché mirabi-
li sullo le gradazioni de'colori ne' vetri,
iiej^li smalli e nelle couterie, la venturi-
iiLi , i grandi specchi e lampadari , ani-
mali, collane, siuanìgli, Qori e più altri
delicati urnamcuti elega nlissioiì, olire i
YEN 5j7
bel vetri a filagrana ed i vetri merlati,
avidamente essendo cercali gli antichi). —
E uscendo dairoflicine si move a visita-
re la chiesa di s. Pietro Martire, dove si
ammirano dipinti di valenti artisti, tra'
quali un Palma, un Paolo Veronese, un
Bassano e un Tintoretto, Né si devono
lasciare inosservate le altre due chiese
degli Angioli e di s. Donato; imperocché
elleno pure olirono lavori pregevoli e
del Tintoretto e del Pordenone e del Se-
bastiani. E come può essere altrimenti,
quando Venezia in ogni casa , in ogni
piazza, in ogni tempio e grande e piccolo
presenta un monumento di arte, addita
la dovizia della sua repubblica, fa cono-
scere la munificenza e la religione de'
suoi cittadini. Indi si rimonta sull'ele-
gante gondola, e invitando il buon gon-
doliere a cantare nella placida Laguna
qualche nazionale canzone, od una stan-
za «Iella Gerusalemme . si ritorna alla
citlà propriamente detta, onde sulla me-
ravigliosa piazza di s. Marco esclamare: — •
O Venezia, quanto sei grande, quanto io
t' amo ! " In Murano vi sono due scuole
pubbliche, una casa di ricovero, di cui
poi parlerò, eretta dalla beneficenza del-
la famiglia Driali, perchè ottenne il di-
ritto di trasportare da Murano la sua
fabbrica vetraria nella città di Venezia ;
parecchi belli edifizi, e ben coltivati e a-
meni giardini. — Altra volta conteneva
l'isola 4 parrocchie, molli e ricchi mo-
nasteri d'ambo i sessi, il priorato di s.
Cipriano, di cui èabbatecommendatario
perpetuo il patriarca di Venezia, già eoa
seminario patriarcale in cura de' soma-
scili, discorso nel § VI,n.i.Dirò prima col-
lo Staio personale del clero della citlà
e diocesi di P^enezìa, a cui ora appartie-
ne Murano, del corrente! 858, quello ec-
clesiastico dell'isola; e poi delle chiese e
monasteri soppressi. Di s. Michele di Mu-
rano parlai nel numero precedente. Fi-
cariato foraneo di Murano , composto
di due parrocchie. Procederò ancora e
iu breve priucipalnieale col Corner, iVb-
558 V E N
lizic ilorichc delle chiese e monasteri di
Torcello, e col Moscliini, Guida per Ve-
nezia, non possedcui'.o la sua Guida per
i' isola di Mura/io accresciuta di anno-
tazioni, e di un Discorso intorno all'iso-
la di s. Giorgio Maggiore, ristampata ìu
"Venezia nel 1808 dal Palese. Chiesa dis.
fllaria Assunta e di s. Donalo vescovo e
tonfessore, parrocchia e vicariato patriar-
cale, padronato de' capì di famiglia, con
pievano e vicaiio foraneo, ed altri 4 sa-
cerdoti, K una pftrte del comune di Mu-
rano, con anime 1 148. E" ragionevole il
credere che il vescovo d'Aitino Paolo I,
o il successore Maurizioo Mauro, che per
l'irruzione longobarda del 635 slabili-
vono il loro vescovato in Torcello (V.),
e ila. per divina rivelazione sotto l'invo-
cazione di diversi santi eresse molte chie-
se ne' luoghi della sua diocesi, oltre la
cattedrale di Torcello designala dal pre-
ilecessore, non avrà voluto lasciare senza
chiesa e senza sacerdoti un' isola di sì
ampio circuito, qual è Murano, nella qua-
le eransi ricovrati tanti altinati; anzi sic-
come in Torcello avea dedicata la sua
cattediale alla Madre di Dio sotto il ti-
tolo della di lei Assunzione, così avrà vo-
luto che in Minano, la maggiore di tul-
le l'altre isole del suo vescovato, si erges-
.se alla stessa gran Madre di Dio una
chiesa parrocchiale pel popolo sotto l'in-
vocazione dello stesso mistero. Il Corner
che tanto riferisce, rigetta apertamente
l'opinione che la chiesa matrice di Mu-
rano si attribuisca ad Ottone I il Gran-
de, che regnò dal 962 al 973, come im-
peratore d'occidente, il quale navigando
per 1' Adriatico, sorpreso da pericolosa
burrasca, votò l'erezione d'una chiesa
alia ss. Vergine nel luogo ch'ella dise-
gnasse; e qualifica pure favoloso il rac-
conto della seguila visione , in cui la B.
Vergine gl'ingiunse fabbricarla in que-
sl'isola nel sito coperto di gigli rossi, on-
de fabbricata la chiesa non corrispon-
dentealla maestà imperiale, tuttavia v in-
vilo a cousagiarla Papa Giovanni XII
YEN
(se fosse vero, 1' epoca sarebbe dal feb-
braio 962 all'ollobre 698 al più, se vo-
gliamo considerare Ottone 1 quale im-
peratore), che inìpedilo dal governo del-
la Chiesa universale vi destinò il patriar-
ca di Grado, che l'eseguì a' 1 5 agosto 957.
Essendo ignoto l'anno preciso in cui il ve-
scovo Mauro la fondò, così non si cono-
sce quanto in essa seguisse fino al 999,
nel quale Michele Monetario eletto pie-
vano della basilica di s. Maria Plcha-
nia di Murano giuro ubbidienza a Va-
lerio vescovo della chiesa Jldnate, ob-
bligandosi d'accompagnarlo secondo l'an-
lica consuetudine, allorché annualmente
portavasi a Grado, per la festa di s. Er«
magora e pel concilio piovinciale che pu-
re oniiualmente tenevasi. Si dichiarò ab
Iresì tenuto a decorosan)ente riceverlo e
trattarlo di pranzo nella domenica in
Jlìiis, nella quale soleva recarsi a cele-
brale e conferir la cresima nella matrice
di Murano, ove pure interveniva in uno
de' giorni delle Rogazioni. Da tuttociò
rilevasi di quanta considerazione fosse sin
da'teuìpi remoti nella diocesi di Torcello
la chiesa matrice di Murano, che per sin-
goiar pierogativa possedeva il fonte bat-
tesimale in una cappella rimpetlo alla
chiesa, cosa inusitata in que' secoli fuori
delle cattedrali. Però quanto all'erezione
della chiesa, lo Slato personale dice cre-
dersi fabbricala nel 980 dall'imperalora
Ollone III (allora viveva Olloiie 11 figlio
del sunnominato, a cui successe nel 993
il proprio figlio Ottone III creato inipe»
ratore nel 996), per voto fatto in una
burrasca da lui sofferta al tornarsene dal-
l'assedio di Bari. E si soggiunge, pare per
altro che esistesse sino dal secolo VI, e si
sa che Buono Blancanico patriarca diGra-.
do la consagrò a'i5 agosto 937 per de*
legazione del Papa Giovanni Xll. Fu-
rono poi pievani Michele Osliario, in-
di Marino Stitadei, al quale con giura-
mento promisero nel io63 il vicario e»
parrocchiani di s. Stefano (le altre P'^'-wl
rocchie di Murano, come dirò, erano
V EN
s. Mailino e s. Salvatore), dì osservare e
adempire alla chiesa di s. Ilaria quel-
l'onore e giustizia, che se te dovevano
sin da' tempi piic antichi. In egual mo-
do stabiPi Doineuico palriaica giadese co-
gli alili vescovi di sua provincia uel 1 068,
che dovesse la chiesa di s. Salvatore re-
centemente eretta riconosceie la premi-
nenza delia basilica matrice di tutta l'i-
sola. Un tale giuramento di non alterar
gli ossequi ed onorificenze dovute alla
matrice, fu nuovamente nel 1089 confer-
malo dal vicario e popolo di s. Stefano
ad Aurio pievano di ». Maria; il cui suc-
cessore Auriodono Giorgio Gambasirica
costrinse nel ( 120 il priore e monaci del
monastero di s. Cipriano, fondato in Mu-
rano da 12 anni, a quella soggezione a
cui verso la matrice erano tenute tulle le
chiese dell'isola. Questo buon pievano,
fabbricò poi o njeglio rinnovò la chiesa
di s. Erasmo posta sul Lido a comoda
de'convicini abitanti, stabilendo però che
fosse perpetuamente soggetta alla sua
chiesa matrice. Versò questo tempo il
doge DomenicoMichieli avendo colie fòr-
ze venete espugnala Tiro e altre città del-
l'impero orientale, occupò anche l'isola
di Cefdionia e ne trasse il corpo di s. Do-
nato illustre vescovo d'Evroea in Epiro,
di cui poscia ueli ii5 ripotriato arricchì
la chiesa di s. Maria di Murajìo diocesi
di Torcello, che d'indi in poi cominciò a
chiamarsi con raddoppiato titolo: Ciiic-
sa dis. Maria e dis. Donato di Murano,
oltre l'es^icre collegiata. Il Corner ripor-
ta le glorie del santo, il cui venerabde
corpo anche in questa chiesa Dio illti-
silo con molti miracoli, celebrandone il
clero la 2." traslazione nella chiesa di s.
Maria di Murano a'7 agosto, cioè quan-
do il prezioso deposito dall'arca di mar-
mo alla destra della cappella maggiore
ov'era stato collocato, la pietà del vesco-
vo di Torcello Maro'Autonio Martineu-
go solenneinenle a'7 agosto 16 36 lo tra-
bfeiì sult' altare delia cappella u destra
del maggior altare, nella quale veuerasti
YEN 559
una prodigiosa immagine della B, Ver-
gine. Il vicario e chierici di s. Stefano,
diinonlichide'giuramenti fatti, licusaodo
alla matrice i dovuti ossequi, neh iSi ti
ridusse al dovere il patriarca gradese
Dandolo, dichiarando a un tempo ad es-
sa seggette r altre chiese tutte dell'isola,
e decretando l'interdizione a'disubbidieu-
li. Non mancarono di quando in quando
nuovi tentativi d'insubordinazione, che
riferisce Corner, nel ragionare de'pieva-
ni di s. Maria, a'tjuali però fu resa sem-
pre giustizia, e diversi di essi furono ele-
vati all'episcopato. iSel i4oo si rinnovò
la scrittura dell'annuo censo dovuto al-
la chiesa matrice , dal monastero di s.
JMichele di Murano; e la' comunità del-
l'isola proclamò suo primario prolettore
s. Donato. Nel medesimo anoo e a' 2 3
febbraio questa chiesa fece il prezioso
acquisto del venerabile corpo di s. Ge-
rardo Sagredo nobile veneto, vescovo di
Csanad o Chonad e martire, la di cui
esemplare vita desicwve Corner. Colloca-
to allora il suo sagro corpo sotto la meu-
.sa d' un altare, nel 1701 fu traslato ia
quello della B. Vergine del Carmine, in
urna marmorea e decente, ma inferiore
al merito d'un santo tanto glorioso, che
vanta 3 corone, d'apostolo degli angari,
di martire e di vergine. Altre ss. Reli-
quie di cui fu impreziosita questa chiesa
sono: Porzione della ss. Croce lunga e
larga un dito, donala nel i527 clji Gio-
vanni Trevisan podestà di Murano. Il
dito indice della destra dis. Lorenzo Giu-
stiniani prolopatriarca di Venezia, dono
del vescovo di Torcello Marco Giustinia-
ni, che a suo onore ivi eresse un magni-
fico altare e istittù una nobile confrater-
nita di sacerdoti. Questo pastore inoltre
ottenne dalla s. Sede nel 1694 che il san-
to fosse dichiarato prolettore della città
e diocesi di Torcello con festa di precet-
to (fabbricò in Murano un sontuoso epi-
scopio per la residenza vescovile, poiché
da più anni i suoi predecessori non po-
ttivuuo più dimuruic iu Turcello, a cu*
56o V E N
gione (lell'insalubrilà dell'aria e ilei gua-
sto dell'abitazione episcopale, laonde per
lo più soggiornavano fuori della diocesi
in casa di particolari famiglie di Venezia.
Di più restaurò la chiesa matrice, ed in
quest'isola fondò il seminario affidandolo
agli scolopi. Il seminario era già stato
istituitOje pare che non potesse sussistere
adonta che Marco Zeno vescovo nel i 626
gli avesse unito il priorato di s. Cataldo
di Burano, perchè privo di sunicienti
rendite, laonde tale benefìcio fu poi as-
segnato per stipendio di 4 «naeslri per
istruire i chierici nella lìngua latina e nel
cauto Giegoriano, due in Burano e due
in Murano. Morì Marco Giustiniani nel
1 735 in Murano, e fu sepolto nella chie-
sa matrice dì s. Maria e di s. Donato,
ov'trasi preparata la tomba. 11 successo-
re fr. Vincenzo M." Diedo, morì simil-
mente nella sua lesidenza dì Murano nel
1753 e fu deposto nel sepolcro da lui
fabbricato nella chiesa delle correligiose
carmelitane scalze, da lui introdotte in
Murano. Egli è pel narrato che questa
chiesa viene chiamata cattedrale). Dei-
sangue di s. Stefano protomartire, e del-
le viscere di s. Era>mo vescovo e marti-
re. Un osso di s. Maria Maddalena, altro
di s. Giacomo o[)ostolo, e porzione di
altro di s. Gio, Ballista. E' pur memo-
rabile un antico vaso ligneo detto il hot-
tazza di s. Albano, neh 543 fatto affig-
gere da Carlo Querini podestà di Mara-
no in uno de'piùalti sili della chiesa in-
teriore,e ben assicurato con ispranghe di
ferio, per togliere, siccome è tradizione,
le questioni di proprietà insorte tra i bu-
ranelli (de' quali è protettore sant'Alba-
no vescovo e martire), e i muranesi, che
avevano scoperto questo orciuolo pia-
menle credulo del santo vescovo. L'an-
no che vi si legge non èi453 come Fla-
minio Cornaro ed altri che il cojiiarono
hanno detto, ma benM i543, che vi sta
tuttora nitidissimo. Tale notizia mi fu
somministrata dalcavalìere Cicogna. Nel
I i^o il t«?ajpì« (u perfezionato nella fov-
VE N
ma che luUora si vede, ed è sfato sena-
pre parrocchiale e matrice. Il Moschini
lo dice d'architettura greco-barbara -ara-
bica. La mezzaluna sulla porta laterale,
con Maria Vergine, il Battista e un di-
voto, è bell'opera di Lazzaro Sebastiani,
condotta nel 1 484- Dietro il maggiore al-
iare vi è il più antico dipinto certo della
scuola veneta coll'epoca certa del i3io.
Nel mezzo vi ha in bassorilievo di legno
il Santo titolare in campo d' oro, e al
basso due figurine, di uomo e di donna,
dì Donato Memmo che allora vi era po-
destà, e di sua moglie. Lo sovrasta il bas-
sorilievo marmoreo dell'Assunta. La chie-
sa è a 3 navi formate da colonne di mar-
mo greco con istupendi capitelli. Il ta-
bernacolo ornalo da cristallo di monte
appartenne alla demolita chiesa di s. Mar-
tino, restauralo e qui portato nel i854.
L'urna battesimale è assai pregevole, ed
il pavimento fallo a musaico fin da del'
loi i4o,inegual modo a quello della Mar-
ciana basilica, èdcsno d'osservazione. La
Fabbriche di F^enezia riportano il pro-
spello esterno del coro, ossia dell'apside
della chiesa cattedrale nell'isola di Mu- j
rano, colle dichiarazioni del conte Cico-<
guarà. Dice offrire materia di molla me^
dilazione agli artisti ed agli archeologi,
ritrovandosi un misto di vera eleganza e
d'imbarazzo nella soluzione di alcune dit-
fìcollà non superale dall' archiletlo co-
struttore della fabbrica singolarissima, e
specialmente visibile nelle due ale ove
l'arcate decrescenti in altezza si presen-f
tano in isghembo. Aggiunge, che l'edi-
fizio non potrà giudicarsi mai originato"
sulle maniere normanne , gotiche o te-
desche che si voglia chiamarle, come noi»
potrà giammai giudicarsi greco oroma-
no; ma tanto nella forma del totale^ co«
ma in quella delle singole parti, delle co-
lonne, de'capitelli, degli archi, degli or-
namenti vi si scorgerà quantità di punti
di contatto coli' araba architettura piì|
che con qualunque altra, di cui riman-i
goiio avanzi. Non potendosi ascriverlo. aU
I
VE ?^
l'epoca dell'edifizio di s. Fosca di Tor-
cello, è forza convenire, ch'esso pure ap-
partenga all'età, in cui sorgevano in Ve-
nezia casCj palazzi e templi di gusto sa-
raceno e misto. L'aggìnnta del Zanotto
erudisce sul pavimento, e sulla tavola
più antica ivi esistente tanto importante
per la storia dell'arte, e da lui illustrata
nella Storia della Pittura l^eneziana.
Questo laborioso scrittore ovuiuiue fa
mostra di scelta erudizione e di profon-
da conoscenza delle cose patrie, dando
prova altres'i di critica sagace e di quel
fino giudizio '•ingolarmente richiesto da-
gli argomenti. Questo pregevolissimo tem-
pio minacciante lovina, viene per le cure
del governo tutto ristaiirato in quest'an-
no i85S, essendosi trasportata l'uftlzia- •
tura nella vicina chiesa monacale di san
Giuseppe. — La Chieda di s. Maria del
Rosario e s. Erasmo vescoi'O e inarti-
/v, volgarmente Sarasnw, ora non è che
un oratorio, udlziato dal clero della par-
rocchia. Fu chiesa parrocchiale, che ca-
dente per vetustà, venne rifabbricata nel
I 120, e distrutta poi afTallo nell'ultime
guerre Ira la Francia e le potenze coaliz-
zate. — S. Matteo apostolo^ volgarmen-
te s. Maffloy oratorio presso il cimiterio
comunale, eretto nel 1846. — -iS'. Mattia
(1 postolo , oratorio non sagramentale.
L'anteriore chiesa fondata neh 220, era
prima di monache, ma nel 1 243 fu data
dal vescovo di Toicello Stefano Natali
n'monaci camaldolesi di Camaldoli, a con-
dizione che dovessero continuare gli os-
sequi soliti verso la chiesa matrice di s.
Maria. Il Corner, che riporta copiose no-
tizie sul monastero, dice che il generale
b. Martino volle che si chiamasse ere-
mo, essendo state fd)l)ricate negli ango-
li dell'orto due [)iccole celle, ove gli ere-
miti potessero attendere alle celesti nne-
ditazioni, non senza santitlcare i prossi-
mi accorrenti alla chiesa. Nel 1249 In-
nocenzo IV prese il monastero sotto la
protezione della s. Sede; ed il successore
Alessandro IV uel i26u accordò induU
YEN 56i
genze alla cliiesa. Per l' esemplarità de'
monaci, nel 1 822 furono chiamati da'cit-
ladini di Chioggia a fondare una colonia
del loro istituto. A questi eremiti di s.
Mattia, neh 329 Simone Pianelli eremi-
ta faentino soggettò il suo romitaggio di
Faenza, a condizione che vi si .fondasse
un monastero camaldolese sotto il titolo
di Maria Vergine e di s. Gio. Datlisla, il
quale eretto colle limosine de' faenti-
ni restò soggetto al monastero di s. Mat-
tia, finché fu separalo e unito alla cele-
bre Congregazione camaldolese di s.
Michele di Murano, come dissi a suo
luogo. Fr. Leonardo converso di s. Mat-
tia, soggetto a quest'abbazia, fondò in
Bagnacavallo un monastero camaldole-
se che fiori nell' osservanza. Due mona-
ci nel i335 istituirono d celebre eremo
Padovano di s. Maria di Ilua , ridotto
poi a monastero da'monaci di s. Mattia.
Giovanni Sapirolo eresse un monastero
camaldolese nella diocesi di Pesaro, sog-
gettandolo alla badia di s. Mattia. Per-
tanto per questi monasteri e per altri
che in seguitosi unirono ad essa, si formò
la Congregazione dc^ camaldolesi di v.
Mattia di Murano, per esserne questo
monastero il capo e principale. Tale repu-
tazione continuò a godere a segno, che Ur-
bano V neh 363 tra'deputali apostolici
per la riforma de'monasteri del dogado
veneto, vi comprese Leonardo priore di
s. Mattia, al cui monastero il Papa nel
1870 confermò la giurisdizione sugli al-
tri a lui soggetti, ordinando a questi che
da lui dovessero dipendere come mem-
bra dal loro capo, ed i loro priorati fosse-
rodi libera disposizione de'priori che pre-
siedessero il priiicipal monastero di s.
Mattia, e concesse altri privilegi al prio-
re Mercuriale. Questi fu benemerito, per
avere indottoli bolognese Gio. Francesco
de Armis a fondare, nel 1870 presso Bo-
logna un monastero soggetto al priore ili
s. Mattia, ma che poi fu ridotto misera-
mente in commenda. Essendo frattanto,
circa questi tempi, ristorata l'antica chie-
sn, fu poi solennemente cons.igrata a' 1 8a-
qosloi387 claGilbeilo vescovo di Paren-
zo. Cinque anni dopo venne in questo mo-
naslero il b. Daniele de' signori d'Ungii-
s|tach castello di Caiinlia, ove condusse
vita viituosissin)a in abito secolare, ma
alcuni ladri scellerati per derubarlo bar-
bfuaivienle lo strozzarono nella sua ca-
niera. Di[>oi il suo corpo fu trovalo in-
corrotto e di tinta vivace, esalante soa-
vissimo odore, Dio glorificando il suo ser-
vo con miracoli. Trasportato il cadavere
sotto un aitale iu modo visibile, continuò
l'incorruzione ra'uabile. Nel 14^1 il ge-
nerale de' camaldolesi concesse al uiona-
slero il priorato di s. Martino di Frata
IO vinaio dalle guerre. Nel 1462 il prio-
re Nicolò de'Too)raasi riparò a' pregiu-
dìzi recati da alcuni suoi predecessori, in
seguito la chiesa fu rifabbricata in, più
ampia e maestosa forma, eridottaacoin
pimento venne riconsagrala a'20 giugno
1 55o da Giovanni Delfino vescovo di
Torcello.ed ebbe insigni ss. Reliquie. Nel
1810 cessali d'esistere i camaldolesi per
1.1 generale soppressione, abbandonata la
chiesa e diveduta diruta, i marmi che ne
furoiavano la maggior cappella e l'altare,
in uno a'sedili marmorei, furono traspor-
tati a nobilmente decorare l'abbaziale di
s. Rlaria della Misericordia di Venezia,
il che narrai nel § IX, n. i. Ridotta la
chiesa ad oratorio, questo fu Benedetto
a'26 febbraio i852, ed aperto 51 culto
divino. — S. Maria Concetta e s. Luigi
Gonzaga, oratorio eretto nel 1 843, ed in
cui si raccoglie la gioventù ne' d\ festivi,
sotto la protezione di s. Fdippo Neri. —
S. Pietro il/d!r//>c, chiesa soggetta al vi-
cariato, parrocchia padronato de'capi di
famìglia, parte del comune di Murano,
con anime 2C)o5. Ha il pievano, il sa-
gnsla, ed altri 4 sacerdoti. Ad oggeito di
giovare a se stesso e di suffragare l'ani-
me de'suoi defunti. Marco Michieli pa-
trizio veneto ordinò con testamento del
I 348, che co'suoi beni si erigessero in
Mui'auo una chiesa eoa convento sotto
i
VE N
l'ìnvoGazione di s. Giovanni apostolo e
evangelista, ad uso di la frali, domenica-
ni. L' adempimento di sua volontà co-
nìinciò ad elFeltuarsi nel 1 363 e si com-
pì neli4«7- 1 procuratori di s. Marco 1
detti dì dira, commissari deputati, in- ■
caricarono il priore de' ss. Gio. e Paolo
di Venezia d'uitrodurre nel nuovo con-
vento 12 de'suoi frali secondo la pia in-
tenzione del testatore, tutto confermando
poi Martino V. Quantunque il benefico
foudatore avesse stabilito il dello s. Ti-
tolare, nondimeno mentre si andava di-
lazionando i principiì della fabbrica, aU \
cciui di voti avendo ivi eretta una cappel-
la in onore di s. Pietro martire , il no-
me passò alla chiesa, e con ambedue la
ichiamò Eugenio IV nella bolla del i4^4>
colla quale concesse indulgenza a quelli
che in alcuni giorni stabditi visitassero
la chiesa de'ss. Gio. Evangelista e Pie-
tro martire posta nell'isola di Murano.
Per improvviso incendio divampò tutta
la chiesa nel i474> ^ ^'^ tosto riedificata
colle caritatevoli olferte de'fedelì, anima-
ti dalla plenaria indidgenza perciò ac-
cordala da Sisto IV, il quale oude potes-
se ridursi a maggior ampiezza, permi.se
nel (477. che a dilatarne il recinto si at-
terrasse una casa, delta l'ospedale di s.
StefJuiOjOvesi ricovravano 4 povere fem-
mine, a condizione però che iu altro luo-
go dovesse il convento a proprie spese
alzare un ospizio eguale al diroccato.
Ter«ninata a perfezione la nuova chiesa
neh 509, fu consagrata a' IO agostoiSi i .
Appartenne sempre a'doraenicani sino al
1806, in cui vennero concentrali co'lo-
ro confratelli de' ss. Gio. e Paolo , e ne
fu chiusa la chiesa. Riapertasi per altro
nel 18 10, fu destinata parrocchia in luo-
go della soppressa di s. Stefano proto-
martire, e deve assai al parroco Stefano
can. Tosi. E' delle più pregevoli per la
copia e bellezza de' dipinti. Ne' 4 angoli
vi ha altrettauti Angeli con istrumenti,
di stile leggiadro, attribuiti a Bartolo-
meo Vivaiini. Nel t.° altare è gaia epe-
V EN
ra del Pniino giovine iMaria Vergine e
3 Sonli, qui iei:ala dalla chiesa soppres-
sa di s. Ciiigio olla Giudecca. il quaiho
con s. Agostino che caipesla l'eresie, è del
Liizzarini, del suo stile vigproso. Nel i.°
altare è di Francesco di Sonia Croce, ili-
Rcepolo di Gio. Bellino , IMaria Vergine
fra'ss. Girolamo e Geremia, con a' piedi
un Angelello. lì," di bel colorilo e dipinta
con amore , condotta sullo siile antico,
ina con qnalclie principio del moderno.
Quadro condotto daGio. Bellino nel i4^8
ton Maria Vergine, Ira'sS, Agostino e
Marco, il quale le presenta ri doge Ago-
«lino Bai barigo. Il coo>ponimenlo è mae-
stoso in sua semplicità; ed ogni figu-
ra è variala secondo il suo carattere.
Forse che la natura vi è tioppo servil-
mente imitata; però il colorilo n'è vigo-
roso. Il quadro con s. Girolamo nel de-
serto è di Paolo Veronese. Nel presbite-
rio i due gran quadri, con le Nozze di
Caua e il Miracolo de'pani e pesci sono
due accurate e immaginose opere di Bar-
tolomeo Letterini. La tavola dell'altare
con Cristo deposto dalla Croce , ov' è
oggiunlo il Santo titolare, s. Pietro mar-
lire, è delle migliori opere di G. del Sai-
viali , di buon efl'ello e naturale. Nella
seguente cappella la tavola qon Maria
Vergine Ira 4 Santi ed un Angelelto, è
di Bartolomeo Vivarini, qui recala dal-
la dislrulta cliiesa di s. Cristoforo in i-
sola. Il s. Ignazio abbracciato dal l\e-
dentore è del Lazzariui. La s. A gala vi-
sitala da s. Pietro nella prigione si at-
tribuisce e a Paulo Veronese e a Benedet-
to, di lui fratello, del quale però la re-
putano i più accorti intelligenti. Le teste
ne sono toccate con ogni grazia e con dot-
trina di pennello. Sopra la porta della sa-
grestia è buon lavoro di Leandro Bassa no
il Martirio di s. Stefano, ora venne sosti-
tuito dall'Annunziazione del Pordenone,
die era nella chiesa degli Angeli. Nella
sagrestia quegl'intagli in legno, bizzarri
di fdutasia, ma con valore condolti , so-
no opere di Pietro Morando, i'resso il
V E N 5G3
i." altare la tavola con Maria Vergine
Assunta al piano si crede piuttosto tlei
Basaiti, quantunque vi abbia ciii la re-
puta di Gio. Bellino. Le figure vi sono
bene atteggiate, mirabili le leste, ogni co-
sa condotta con diligenza. Dove nianca
è nella prospettiva aerea. Nel i .° altare la
tavola con Maria Vergine Ira'ss. Loren-
zo e Agostino, e "inoccbioni il senatore
Lorenzo Pasqualigo,e con un Angelelto,
è dipinto che il Moschini volle attribui-
re, nell'incertezza del suo autore, al vec-
chio Palma, col conforto di vedere ac-
colto il suo sentimento, com'egli slesso di-
chiara, nel suo dire franco e sentenzioso,
al mollo che vado riproducendolo. Do-
po l'altro altare è brillante e grazioso la-
voro di J. Tititorelto il Battesimo di N.
S. I quadri laterali all'organo con l'An-
nunziata e i ss. Lorenzo e Agostino, so-
no del Diana. Sopra l'organo la Nascita
di Gesù è del Bafeslra. — Chiesa di s.
Riaria degli Angeli, era sussidiaria alla
descritta parrocchia, con suo vicario, ora
chiusa perchè minacciante rovina. Desi-
derosa d'aumentare il divin culto |a no-
bile matrona Ginevra, unica figlia ed e-
rede di Marino Gradenigo, offrì in libe-
ro dono neh 187 un vasto tratto di ele-
vala palude, situata nell'estremo angolo
dell'isola di Murano cite riguarda Vene-
zia, a Giacoiniiia Boncio, perchè in essa
ilovesse fabbricare una chiesa col suo
monastero sotto 1' invocazione della B.
Vergine e di tutti gli Angeli, e dell'apo-
stolo s. Giacomo, ed ivi per[)etnarvi la
sua dimora con altre religiose compa-
gne in abito regolare. Accolta la pia of-
ferta coii esultanza, la sanzionò a'20 mar-
zo» 188 Leonardo Donato vescovo di Tor-
cello. Giacomina dunque tutto elfelluò, e
stabilì alle monache, a norma del vivere,
la regola dì s. Agostino, e ne assunse poi
il governo, l^reslo vi regnarono il fervo-
re e l'esatta osservanza, per cui nel se-
guente secolo uscirono da (jueslo chio-
stro le illustri vergini Gaudenzia, islitu-
trice di mouciclie agostiniane dell'antico
564
V E N
iiiorinstero di s. Giacotiio di Murano, e
Lucia Tiepolo, fondalrice in Venezia del
lospicuo monastero del Corpo del Signo-
re, Anche Bernarda Dotto e Girolama
Loro, dalle quali riconoscono l'origine i
monasteri di s. Girolamo, l'uno contiguo
a Treviso, l'altro in Venezia, riceverono
in questo monastero nel secolo XIV i pri-
mi rudimenti della perfezione religiosa.
L'alta riputazione di straordinaria pietà
che fioriva tra (pieste agostiniane, venne
in cognizione d'Eugenio IV, che nel i43 i
vietò il distuibariie lo spirilo di solitu-
dine, e nel 1432 gli fece dare discrete co-
stituzioni; nel 1438 gli uni le rendite, ed
assegnò le suppellettili ed i marmi del
rovinoso monastero di s. Lorenzo d'Am-
Diiano, in uno alle ss. Ueliquie, fra le
quali una ss. Spina. Sotto Nicolò V fu
unito al monastero l'ahbandonalo prio-
rato di s. Giustina di Venezia, già de'oa-
iionici regolari del ss. Salvatore e di s.
lìrigida, ove poi alcune monache passa-
rono a formarvi un florido chiostro. In-
lanto pregiudicato il monastero dalla lun-
ghezza del tempo, si dispose nel i46i l'in-
tera riparazione con privilegi di l^io II,
che nel 1,4^^3 lo dichiarò esente eimine-
cliatatnente soggetto 'dia s. Sede, l'aolo
Jl neli4*^9 ""' "' "fionastero di s. Ma-
ria degli Angoli hi chiesa parrocchiale
di s. Salvatore di Murano. Dovendo il
P.ipa approvare l'eletta piiora, nel i473
il cardinal lliario legato ne dispensò le
monache, privilegio confermato con au-
torità di Paolo III nel i544j '"f> limi-
tandosi a 3 anni la diU'ata delie priore. Il
monastero riboccando di religiose, per
pi ocurarne l'ampliazione Innocenzo VI 11
gli ottenne stissidii dal senato, e nel ( 490
unì a (juello di s. Maria dagli Angeli il
monastero cistcrciense ahi)andonalo di
8. ìMaiia deirOspeilale di Piavedi Lova-
dina, originato sin da'tempi di Sergio IV
l'npa per ricovero de'pellegrini di Terra
SiMita, restando affidata la cura dell'ani?
me ad un cistcrciense o altro sacerdote.
Alessandro VI uel 149^ dichiarò spellare
YEN
nd esse monache i benefizi ecclesiastici di '
Lovaduia. Graie le medesime a Dio per
tante larghe beneficenze, rifabbricarono
con magtnficenza la loro chiesa, ed a' 16
maggio ioag la consagrò solennemenle
Daniele de Kossi vescovo di Caorle. Nel
recinto esterno del monastero, formante
piazza alla chiesa, per divozione il prete
Francesco Alberi nel 1 566 eresse una de-
cenle cappella in onore del dottore s. Gi-
rolamo, che a'5 febbraio! 567 consagrò
Giovanni Delfino vescovo di Torcello.
Nella chiesa di s. Maria degli Angeli eb-
be tomba il celebre Sebastiano Venier
vincitore a Lepanto e poi doge. Le mo-
nache agostiniane vi restarono sino al
1810, epoca della sempre deploranda
soppressione, per la quale fu demolito il
monastero. Vasto è il tempio e di bella
forma. Il copioso e ricco solHtto è vago
dipinto del Pennacchi. I 5 grandi qua-
dri co' falli della vita di s. Marco sono
di Domenico Tintorelto; però in quello
con rA[)parizione dcd Santo può sospet-
tarsi i\'n\\ qualche colpo del pennello pa-
terno. Alla parte opposta la s. Apollo-
nia minacciata del martirio è del Peran-
da; il martirio di s. Cristoforo è dell' A-
liense, e quello della ricordata saula è del
Dal Friso, Sono sullo stile del Palma
giovine le tavole de' due primi altari. (
quadri de' due altari laterali, con Cri-
sto che appare alla Maddalena, e un De-
posto di Croce, sono di G, del Salviali o
della scuola sua, L'Auncmziata al mag-
gior aliare è graziosissima opera del Por-
tleuone. Il gran quadro con l'Ingresso di
Cristo in Gerusalemme è del Diziani, La
chiesa di s, M u-ia degli Angeli, biso-
gnosa di grande restauro, non è da al-
cun tempo più officiala, e vari quadri
ed altri oggetti sagri furono collocati nel-
l'attuale chiesa parrocchiale di s. Pietro
martire. — • S. Giuseppe oratorio non sa-
gramentale, con ospizio a ricovero di po-
vere vedove eretto nel 1754, secondo Io
Stalo personale. Ma il cav. Cicogna tral-
laudo nelle preziose Inscrizioni Feaczia-
1
V EW
he di qtiesl'oialorio Biinfi,c\\e tìic» ele-
fante, ne slahilisce l'erezione nel lyji-
53 per la generosa pietà di Giuseppe
Briati, avendolo acquistato dalla conda-
lernila di s. Gio. Battista de'Batliuli, al-
la quale era stalo donato dal senato nel
1668. L'istituto in origine fu di ricove-
rare 12 povere vedove dell'età di Scan-
ni, cittadine e abitanti in Murano, e rac-
conta come fu oialmeiiata la pia istitu-
zione, cosa deplorabilmente non rara. A
questo umiliante passalo, consola e edi-
fica in leggere nel medesimo solerte rac-
coglitore e illustratore , clie la virtù del
cav. Pietro Bigaglia snllodato, secondai^
do gl'impulsi di quella pietà clie forma
la principal dote del suo cuore, ha asse-
gnato in (piesl'anuoi858 un capitale di
circa fiorini I 8, 5oo, rendenti l'annuo in-
teresse di circa fiorini 900, a favore del-
ie povere donne che raccolgonsi nell'o-
spizio Briati a Murano sua patria. — S.
Stefano Prolontartire, oratorio non sa-
gramentale. Bastò all'isola di Murano,ne'
primi tempi che cominciò ad abitarsi, la
sola parrocchiale di s. Maria, giacché il
vasto tratto del suo circuito era in gran
parte occupalo da saline e da niolini; ma
quando divenne più copioso il numero
degli abitanti, per l'assistenza dell'anime
e la pronta amministrazione de' sagra-
menti , si eressero in opportuni siti del-
l'isola alcune cappelle o chiese, nelle qua-
li da'sacerdoli dipendenti dal capitolo di
s. Maria si esercitasse la cura d' anime
col nome di vicari, onde distinguerli dal
pievano di s. Maria, che di tulle ne di-
venne la matrice. Una di queste chiese
fu quella fabbricata in onore del proto-
martire s. Stefano circa il principio del
secolo XI, e consagrala poi dal vescovo
di Cea Priiici valle, essendo vacante la se-
de di Toicello, il i." maggio i^'j^, an-
no memorabile per questa chiesa per la
scoperta d'un prodigioso numero di cor-
pi santi di martiri, cìo« 200 e più. Que-
sti essendo di statura e forma infantile,
la tradizione riporta essere appartenuti
V E N 5G5
a'ss. Innocenti martiri in Betlemme (il Ci-
cogna nedubita,e piuttosto li credeallicl-
tanli bambini neonati muranesi, poiché
sin da'primi tempi erano ordiuiiriamen-
te separate le tombe de'fanciulli da quel-
le degli adulti). Indi facendo a gaia illu-
stri personaggi per ottenerne alcuno, es-
sendosene scemalo il numero, il senato
decretò nel 14^3 proibizione di conceder-
ne. Già la chiesa possedeva neli374po'-
zione del cranio e dell'ossa del s. Titola-
re, un osso di s. Luca evangelista, un di-
to di s. Menna martire, una mano di s.
Teodora vergine e martire, un osso di s.
Panlaleoiie martire, le reliquie de'ss. Co-
sma e Damiano e altre tradotte dall'O-
riente. Eretta la chiesa ne'suoi principi!
come parrocchiale, divenne poi collegia-
ta. Nel I 8 I o'chiusa la chiesa e soppressa
la parrocchia, dopo alcuni anni fu demo-
lita, tranne la cappella del ss. Sagiamen-
to collo stesso antico pavimento lavora-
lo a tarsia di vari colori. Vi si aggiunse
l'atrio e la parte deretana per chiuderla
e farla servire a pubblico oratorio, il cui
quadro del moderno muranese Melchio-
re Fontana, rappresenta l'Addolorata, s.
Stefano protomartire e S.Giovanna Fran-
cesca. — Chiesa di s. Giuseppe, con mo-
nastero dell' agostiniane. I carmelitani
scalzi ottennero dal senato dì fondare in
Belluno un monastero di suore del loro
ordine; ma nwn potendolo effettuare, cer-
carono di poterlo eseguire nell' isola di
Murano, e l'ottennero con decreto del
1736. Colla pronta carità de' fedeli co-
minciarono a fabbricar la chiesa e il mo-
nastero, e nel lySy la s. Seiìe commise
al vescovo di Torcello Vincenzo M.'' Die-
do, che poi vi fu sepolto , di ridurre la
fabbrica a canonica forma di monastero,
sotto le regole e giurisdizione de' carme-
litani scalzi. Questi del con vento di s. Ma-
ria in Nazareth di Venezia, trassero dal
monastero proprio di Couegliano la prio-
ra M.' ìMaddalena Giuslini/iui dello Spi-
rilo Santo, fondatrice di esso, con 3 altre
religiose, le quali entrarono nel chiostro
566 \ li ^
ii)iji'ane»e 4ì' I 2 dicembre. La chiesa fu
intitolitla à'ss. Giuseppe e Teresa, Nel
marzo 1808 ItiUavia vi abitavano le car-
inelilaiie scalze di s. Giuseppe, ma poi
soggiaC(j(ie alla comune soppressione nel
1810. Dipoi verso il 1828 si trailo di
ridurre la chiesa e il monastero ad abi-
tazioned'alciine donne agostiniane e d'al-
tri ordini fpja e là disperse dal lui bine
distruggitore. Antonio Dalmistro bene-
merito i.° deputalo della cotnunilà di
Minano, si olhì di restaurare il locale, ed
a'3 settembre fu benedetta la nuova chie-
sa solto il titolo di s. Giuseppe e di s. A-
gostino. In conseguenza delta sovrana ri-
soluzione de'23 novembre 1829, enlra-
rono le pie donne sotto il nome di mo-
nache agostiniane a'4 maggio i83o. Ora
ha il confessore, il cappellano, la priora,
la vicaria, i4 coriste, 2 novizie coriste,
9 converse oltre 2 novizie, e 5 proban-
de.In tal modo Minano, che conlav;i tan-
ti monasteri d' ambo i sessi, di presente
non vanta che (piesto. -^ La chiesa di ,?.
Teresa^ ha il contiguo conservatorio p'.r
l'educazione tlelle fanciulle. Queste 8(jno
lechieseegli oralorii ora esistenti in Mu-
rano: le seguenti tion più esistono. — S.
Martino, parrocchia con monache di s.
Girolamo. La chiesa la fabbricò in ono-
re di s. Martino vescovo di Tours la ve-
neta nobile famiglia IMarcello, e Pietro
di essa nel 1 187 la donò al suo pievano
e parrocchiani colle adiacenti fabbriche.
Fra'pievani nel 1 3o6 lo fuCardinale Mo-
rosini, il quale avea nome Cardinale, co-
me avverte il cav. Cicogna, non la di-
gnilà che gli attribuì Corner. Tutti er-
riamo, lutti. L'ultimo pievano France-
sco de Rossi vedendo che la chiesa per la
sua antichità minacciava rovina, la cede
collecircon vicine fabbriche a Maria Mer-
jìni monaca di s. Caterina di Venezia
per piantarvi l'islituto di s. Girolamo se-
condo i suoi desiderii. La cessione ebbe
luogo neli5oi, e tosto s'intraprese il ri-
stauro della chiesa e l'erezione del nio-
naslero con autorità d'Alessandro Vi, e
V E l\
Giulio TI uiù la [)arrocchia al monasl0« '
ro, concedendo alla badessa la presenta-
zione del vicario perpetuo, dichiarato poi '
amovibile da Giulio HI nel i55o. ludi
le monache rinnovarono da'foudamenlt
la chiesa, angusta ma ben adorna, ve-
nerandovisi il corpo di s. Valentino mar-*
lire, e molle ss. Reliquie d'altri martiri,
eslralle da'solterranei di Iloma; e la fac-
ciala si rinnovò nel 1698. Durarono lo
monache fino al 1806, in cui soppresse,.,
furono concentrate con quelle di s. Ma-.
ria degli Angeli; poscia dopo il 1810 de-
molita la chiesa , sulle sue rovine e dei-
monastero sur.;e neh 8i6 il locale [)er le-
fabbriche di conterie della dilla Dalmi-
stro. — • S. Salvatore, parrocchia. Dedi-:
cala alla Trasfigurazione del Salvatore,,
la sua fondazione dicesi risahre al V seco-
lo, o al 4^'2> P^'" opera de'fuggitivi alli-
nati, e perciò si crede essere slata la più.
antica della ciltà, allorché si rifugiarono
nelle venete isole ove fjcevasi il sale, in
hcoSalinariir/i. Nel 988 ebbe un accre-|
sciuiento dalle famiglie Alberegno, e Ga-*
lalazi. Però il Corner non dà grau peso
quanto alle origini di questa chiesa^ e
d'essere stata lai.' di iMurano, come pre-
tendono la popolare tradizione e le cro-
nache antiche. Nel 1068 fu riedidcuU
da Domenico MorOj il cui pronipote Ste-
fano r arricchì di rendile e d' un fondo
di saline contiguo neh i43, altro terreno
tlonandogli neh i 70. Paolo li ueh46c>
l'unì e soggettò al monastero di s. Maria
degli Angeli, alla cui priora fu devoluta
l'elezione de'pievani. Resa rovinosa, verso
la metà del secolo passato la ridusse in
piìx ornata forma il pievano Girolamo
Calura, decorandola di ss. Reliquie e
indulgenze j e facendola consagrare a' 9
maggio 1743 dal vescovo di Torcello
Vincenzo M." Diedo. Soppressa la par-
rocchia, la chiesa era in piedi nel 18 i8,
indi fu demolila nel 1884? e per memo-
ria Giuseppe JMaio, ch'eravi slato bat-
tezzato, in suo luogo eresse neh84o "»a
cappellina o oratorio ai ss. Salvatore, li
V EN
clie ricavo diil rav. Cicognn. — S. Cipria-
no, abbazia. In vicinanzii dell'antica città
di Malainocco, posla già presso il porto,
che da lei ebbe il nome, e poscia soni-
niersa nel mare, il doge Giovanni li i'ar-
tecipazio circa l'SSS l'ondò h^ chiesa de-
dicata a'ss. Cornelio e Cipriano martiri,
e l'assoggettò alla ba)«ilica di s. Marco. Il
doge Vitale I Michìeli tleli oq6, meotre
abitavano alcuni religioni il monastero
detto di s. Cipriano di Malainocco, per
la prossimità a tal città, la donò all'abbai'
te di s. Henedtitto di Poltrone di 3Itiri-
toi'cr, per fondarvi un monastero dell'or-
dine di s. Benedetto, dotandolo di rendi-
te e pel compimento degli edilizi epelso-
slentatnento de'monaci. Indi non pochi
benemeriti ne aumentarono le rendite,
fra le quali la villa Conche nella diocesi
di Padova, possessioni nel Trevisano e ca-
se in Venezia. Poco dopo per le frequenti
escrescenze del nisu e cominciate a rovinar
le fabbriche di (juesta troppo e*po^ta cit-
tà, e ^uinacciando ahres'i egual disgrazia
non meno al rimanente di essa, che al vici-
no monastero di s. Cipriano, il doge Or-
delal<> Falier con diploma del i io8 per-
mise al priore-e monaci di potersi trasfe-
rire altrove in qualuixpie luogo del Do-
gado, ed ivi fabbricarvi un sicuro mona-
stero. Eguale permesso accordòGio vanni
Gratlenigo patriarca di Grado, con diplo-
ma fermato con sigillo di piombo, la cui
incisione offre Corner. Nel i 109 Pietro
Gradenigo tionò a'monaci di Malainocco
un suo terreno vacuo , con una vigna e
cavana (luogo nell'acqua ove si tiene la
barca al copei to) poste nell'isola di Mu-
rano, acj;iocchè vi fabbricassero a loroco-
niodo chiesa e monastero, il quale deno-
minarono s. Cipriano allorché li compiro-
no neh III. L'anno seguente .Sinibaldo
vescovo di Padova permise d' innalzar a
Conche una chiesa colbattìsterìo e giuris-
dizione parrocchiale, esentando i beni
dalie decime. Diversi signori othironocon-
ligui terreni, e possessioni nel Vicentino;
) quali aumenti furoDO cagione di litigi
V E N 5Gy
con Fnlcone marchese d' F.^'le, decisi nel
1 146 a thvorede'monaci. A tali litigi SBc-
cessero que'del clero di Piovigo, sulla giu-
risdizione spirituale del monastero , per
la chiesa parrocchiale tli s. Gio. Battista
fabbricata neh iGacoli'esenzione di par-
te delle decime, per concessione di Vita-
le vescovo tl'Adria, e approva/ioiie d'A-
lessandrolll; ma Lucio IH die ragione a'
monaci, i quali da altri benefattori rice-
verono diverse altre donazioni. Nel 1 1 20
il patriarca gradcse esentò i monaci di s.
Cipriano da'personali ossequi alla matri-
cedis. Maria di Murano, solo obbligati
riconoscerla col censo di due misure di vi-
no; censo che continuò a sodilisfarsi an-
che dopo r unione della badia ai patriar-
cato di Venezia. Per l'esemplarità de'mo-
naci continuarono le beneficenze de' fedeli,
anche del vescovo di Trieste e del patriar-
ca d'Aquileia ; e Adalpero di Capodisti ia
gli soggettò la chiesa di s. Maria in riva al
fiume Risano colle rendite. Anche4<^hie-
sedi Veglia in diversi tempi furono unite
al monastero. Fornito questo di cos'i rag-
guardevoli rendite e giurisdizioni, Papa
Onorio III ad istanza del doge Ziani lo
dichiarò abbazia, ed Ugo di Campeteìlo
fu eletto i.° abbate, da ([uelloe da'uioiia-
ci di Polirone, e continuò nell'abbate di
questo la hicollà d'eleggere l'altro di s.
Cipriano amovibile, finché l'abbate Mo-
raiidino protestò d'essere perpetuo, anzi
nel I 307 ottenne dal cardinal Napoleone
Orsini legato apostolico, la prerogativa
all'abbate di s. Cipriano d'essere perpetuo
e inamovibile. Mentre fu riconosciuto nel
i383 il padronato de'Gradenighi del mo-
nastero, morto r ultimo abbate conven-
tuale Giovanni Gallina, fu ridotto in com-
menda. L'ebbe per i.° Francesco Malipie*
ro arcivescovo di Spalalro, e nel 14^8
Martino V conferì l'abbazia di s. Cipria-
no al cardinal Antonio Cori'aro. Avendo-
la poi r'munziata, lo stesso Papa ne'primi
deh 43 1 elesse abbate Agostino di Vene-
zia monaco del monastero, dotto e pio.
Per la condizione di commenda, per le
568 V E N
vicende dello scisma, scemato il numero
de'muiiaci, per le funzioni del divin cullo
fu d'uopo chiamare altri regolari nel mo-
nastero, e per oltre un secolo vidiinoraro-
uo i servi di Maria. Morto l'abbate Ago-
stino, e avendo rinunziato il successore
Gio.Zorzi monaco di s. Giorgio,eIelto nel
1456, Calisto Ili nel 1 458 surrogò Vit-
tore Tre visau vallotubrosano, il quale ve-
dendo il monastero di s. Cipriano senza
monaci, volle rinunziare perchè vi fosse-
ro introdotte le monache benedettine di
s. Servolo, e poi non si fece altro. Nel
i5oi Alessandro VI gli die a successore
Giovanni Trevisan, contro di cui insorte
le prelese de'Gradenighi, rinnovate giù
sotto il predecessore, nel 1 5o3 con senten-
za fu dichiarato il padronato non aver
fondamento. Giovanni nel 1 524,con bene-
placito di Clemente VII, rinunziò al nipo-
te Giovanni, il quale nel 1 56o assunto al
patriarcato di Venezia ottenne da l'io
IV la ritenzione della commenda. Op-
presso poi dagli anni, volle rinunziare a
Sisto V l'abbazia de'ss. Cornelio e Cipria-
no di Murano, per provvederne il pro-
prio nipote Pietro Emo; ma essendosi
opposti i Gradenighi, l'avveduto Pon-
tefice, anche per quanto dirò nel § XIX,
nel dogado 88.°, esaminate maturamen-
te le loro pretensioni, decise non ap-
partenergli aifutto il padronato, ed uni
perpetuamente alla mensa del patriar-
cato di Venezia, colla bolla Ilodie a No-
hìsy de* i5 alaggio 1587, BiilL Ro/n.
t. 4) pai'. 4) P- 4oo> I abbazia di s. Cipria-
no. Perchè poi i meriti de'Gradenighi, per
la fondazione e dotazione del monastero,
non restassero senza premio, coH'assenso
del patriarca commendatario, smembrò
dalla badia il beneficio di s. Margherita
diPadova,ed erettolo in priorato l'assegnò
in perpetuo a'Gradenighi. D'allora in poi
il patriarca di Venezia s'intitola, ^Z'Z><:z/e
commendatario perpetuo di s. Cipria-
no di Giurano. Stabilita l'unione perpe-
tua alla mensa patriarcale di Venezia del
monastero di s. Cipriano, vi fu poi dal
VEN
patriarca Federico Cornaro trasferito il
seminario patriarcale. Nel i6t>o il pa-
triarca Morosini, con nuova e miglior
fabbrica ristorò la chiesa, ove riposava
il doge Pietro Gradenigo. A'noslri gior-
ni la chiesa fu soppressa, anzi all.itlo di-
strutta, e l'antichiiisimo musaico l'acqui-
stò il regnante Federico Guglielmo 1 V re
di Prussia. Possedeva buoni dipinti, fra'
quali di Cristoforo da Parma e del Por-
denone, il i.° trasportato nella sagrestia
della Salute. Un'elegante e breve descri-
zione di s. Cipriano si ha da'Sili pittore'-
scili, del eh. Bartolomeo Gundia, con ve-
dutina egregiamente disegnata da Pietro
Chevalier e intagliata da Uocco Anni-
bale, in cui precipuamente si vede la por-
ta arcuala d'ingresso all'edifizio, cherice*
ve nobile ornamento da due alberi lussu-
reggianti, piante fronzute di loti bagolari
che la spalleggiano, tanto più venerandi
in quanto che altri alberi egualmente
maesto.si diffìcilmente trovansi in tutto il
suolo che fronteggia le veneziane Lagu-
ne; alberi eccelsi che valsero a resistere
all'ingiurie del tempo, alberi più fortu-
nati delle muraglie che adombrano or-,
mai diroccanti. » Ma non le sole mura-
glie di s. Cipriano, ma la terra tutta di
Murano va mutandosi in luogo di soIq
rimembranze! Dove sono oggidì i palagi
e i verzieri di Bernardo Giustiniani, di An
drea Navagero, di Caterina regina di Ci-
pro? dove le magnifiche logge nelle qua-
li teneano dotte raunate il vecchio Aldo,
il Bembo, il Trissìno, il Casa? Non più
orme, non più vestigie; e se pur s'innal-
zarono poi le belle case di Camillo Tri-
vigiano, del vescovo di Torcello, e di al-
tri, sono ora miserabili e squallidi i loro
avanzi: meno d' ogni altra venne in ira
al tempo la casa Trivigiano, mentre ser
ba tuttavia frammenti preziosi di pitture
a fresco di mano di Paolo ediZelotti, non
che qualche resto di pavimento di venustà
singolare" (ho già avvertito, essere ora
quasi affatto distrutta). La porta di s. Ci
priano murala fiu dal secolo XV, t di fur
1
VEN
b)à assai svelta, con arcu susteuitote d'un
coperto che con venieiileiuente serve d'or-
nanientoe di comodo. » 1 nostri buo-
ni vecchi , se non uichilettoniche vol-
te, volevano che qualche tettoia almeno
fosse sempre sovrapposta alla porta delle
loro abitazioni ; uso sbandito dalle mo-
derne usanze che sdegnano di allagliarsi
alle antiche; e intanto tu che sei talvulta
costretto d' attendere in sulla strada dal-
l'altrui indiscrezione che s'alzi ilsalisceu-
do dell' uscio, o resti percosso dal sole, o
bagnato da lai nembo di pioggia che met-
te a ripentaglio la tua salute". 11 tempio
ebbe capriccioso rifacimento nel i65o,
ed il Muschini con molla diligenza descriij-
se tutluciò che in tavole, io lapidi, in mo-
numenti passò da s. Cipriano a ricettarsi
nella Suntuosa residenza attuale alla Sa-
Iute in Venezia, insieme col trasferimen-
to del seminario patriarcale. Fervidi fu-
rono i primi tempi, ma presto poi a tan-
to torpore passarono, che quantunque ol-
tre seimila sacerdoti si noverassero nel
veneto clero nel XVII secolo, tuttavia
20 soli alunni contavausi in s. Cipriano
ni principio del seguente. Opera bene-
merila de'somaschi fu il rimettere in vi-
gore una pianta inselvatichita, in cui sep-
pe innestare sorgoocelli s'i nutritivi che
uon tardarono a dare frutta eccellenti.
» Due osservabili oggetti tuttavia richia-
mavano al derelitto tempio il passeg-
gere istruito: le mute ceneri d'un uomo
illustre, e le reliquie d'un musaico di
osservabilissima struttura. £ quanto alle
ceneri, erano quelle del fermo repubbli-
cano a cui andò debitrice Venezia del-
l' ammiiabile tranquillità ed impertur-
babilità del suo governo per olire cin-
que secoli uoD interrotti. 11 doge Pietro
Gradeoigo , che spense la tumultuosa
democrazia e sostituì al reggimento del-
la patria il governo degli ottimati (come
narrai nel u. 7 del § XVI, e dirò pure nel
§ XIX, nel dogado 49-°)> venuto a mor-
te l'aunoiSi I, volle qua il suo sepolcro,
£ qua egli giace benché uon sia o^^idi
voi. xci.
VISN
5%
conosciuta la pietra che le sue ossa rico-
pre. Una pia femmina veneziana, il cui
nome era Frosina Marcella, ebbe il di-
voto pensiero di far costruire nel XIV
secolo un grandioso musaico che ornava
la volta della maggior cappella del tem-
pio. Slaccalo di questi dì dalle pareti (nel
iSSy) per pattuita mercede sta trasmi-
grando per andare a posarsi in altre re-
gioni. Se il commettere il disegno , se
la esecuzione indicavano arte iufanlile^
non era per questo l'opera di tenue im-
portanza siccome monuniento indicante
fasi nelle bell'arti molto notabili". — S.
Matteo apostolo ed evangelista, volgar-
mente s. Mafflo delle monache benedet-
tine. La chiesa era antica quando le ma-
trone venete Marina Malipiero, Marche-
sina Soranzo e Donada Vittori, essendo
vedove, determinate a chiudersi in uii
monastero, l'acquistarono col terreno per
erigerlo, dalla chiesa matrice, con ap-
provazione del 1 280 di Egidio vescovo
di Torcello, coU'ingiunzione di riconosce-
re a superiori i vescovi Torcellani con
annuo censo di due ampolle di vino, ol-
tre gli ossequi alla matrice. Ridotte in
breve tempo le fabbriche e rinnovata eoa
maggior decoro la chiesa, le 3 vedove en-
trarono nel monastero accompagnate da
un nobii coro di vergini, e tosto vi fiorì
la regolare osservanza. La badessa Ma-
ria Celsi da questo monastero, già deca-
duto, net 148 < passò a fondar quello de'
ss. Cosma e Damiano in Venezia; e Ma-
ria Arlati fondò il monastero de' ss. Mar-
co e Andrea in quest'isola. Si venerava-
no in questa chiesa i corpi de'ss. Gauden-
zio e Teodoro martiri, e molte altre in-
signi reli(|uie , non che il simulacro di
Gesii deposto dalla Croce, qui trasporta-
to da Candia. Colla soppressione de'mo-
nasleri, uè' primordii del nostro secolo^
sparirono chiesa e monastero. — S. Ja-
copo Maggiore apostolo delle monache
agostiniane. S' ignora quando e da chi
fosse fabbricala la chiesa e il monastero,
bcDsì esislevauo Qeli324- Situali oell'e*
37
570 V E N
stremo angolo di Murano, che l'igiiarda
Venezia, il inonaslero fu prima prioralo
abitato dagli agostiniani, che vi diraora-
lono «ino a'priini anni del secolo XIV.
Abbandonato nel i33o, por rinunzia di
Domenico ultimo priore , il vescovo di
Torcello Barlolon)eo Pascali o Pasquali
vi tradusse Gaudenzia virtuosa ntonaca
«"osliniana del monastero muranese di
8. Maria degli Angeli, e la costi liu prio-
ra per raccoglier»; giovani donzelle a pro-
fessar la regola di s. Agostino, ed in bre-
ve fu riempito di fervorose vergini. Rin-
Dovale le fabbriche cadenti , acf|uislate
rendile, per oltre un secolo restò in vigo-
re la regolar disciplina, ma intiepiditosi
il primiero S[)irilo e ridotte le monaihe
a 8, Domenico de Domenici vescov») di
Torcello a rimediarvi, destinò Maria o
Maiina En)o professa di s. Caterina di
Venezia, che lo ridusse all'anlico splen-
dore, onde nel «47^ per la già abbrac-
©iata riforuìa, potè accogliervi i8 nuove
religiose, e la riformatrice fu dichiariita
dal Papa priora perpetua. Questa aiu-
tata dal senato e dalle pontificie indul-
genze, ridusse meglio il monastero, e re-
staurò la chiesa nel i494> '" *^"' *' """C^
ravano un osso del s. Titolare, altro di
s. Panlaleone, il capo di s. Teodora mar-
tire ed alti e sagre reliquie. Narra il cav.
Cicogna, che ridotte nuovanvente le mo-
nache a iearso numero, poco prima del-
la caduta della repuJjblica, lasciato qtie-
si», passarono nel monastero di s. Ma-
ria degli Angeli, e poco dopo chiesa e
monastero furono atterrati , disperden-
dosi i dipinti di Paolo Veronese. — S,
Chiara delle monache francescane. Per
un'eminente torre fabbricala nel mezzo
del monastero, anticamente detto di s.
Kicolò, in principio si disse s. Nicolo del-
la Torre. Fondato in epoca ignota , fu
abitato da agostiniani, come nel i3i i.
Kellostesso secolo partili essi, fu concesse,
alle monache benedettine , le quali pe'
loro corrotti costumi, Eugenio IV nel
1439 le rimosse e collocò la vari mona-
VEN
steri, sostituendovi in questo l'esempla-
rissinie religiose francescane di s. Chia-
ra della Cella di Treviso nel i44o, pei*
cui il monastero rifiorì e venne chiama-
lo di s. Chiara. Ne fu la 1 ,' badessa suor
Felice da Verona, pel di cui esempio mi-
rabili ne furono i progressi, privilegiale
le monache nel 1 453 della scella del con-
fessore. Da esse riconobbero in Venezia
l'origine i monasteri di s. Croce, de' Mi-
racoli e di s. Maria Maggiore. Ridotto
il monastero a quella struttura richiesta
dalla serafica povertà , fu anche rinno-
vata la chiesa, a' 19 maggio 1 5 19 consa-
grata dal patriarca d'Aquileia Grimani.
Si veneravano in essa, il simulacro del
Crocefisso, arrivato prodigiosamente nel
monastero a'20 marzo 1 455, come rife-
risce la tradizione; ed un'immagine della
B. Vergine, due da un en.pio giuocalorc
percossa stillò sangue e destò compun»
zione nel sacrilego. Nella chiesa fu sepol-
to il doge Nicolò Donato, ed avea prege-
voli tavole dipinte. Ma soppresse le mo-
nache, non più esistono chiesa e mona-
stero ridotti a fabbrica vetraria. — SS,
Marco e Jiulrea delle monache benedel
line. La chiesa sagra a s. Andrea apo
stolo esisteva nel 1 248, e nella domenici
delle Palme vi faceva la loro benedizio
ne il pievano della matrice. Dipoi a' i(
giugno i35i la pia Margherita donò \
sue tenui sostanze per voler servirà Dii
reclusa nell' adiacente romitaggio, sotti
r ubbidienza del capitolo della matrice
esempio seguilo indi da altre. Nel 1496
la sunnominata Maria Arlati piissimo
priora di s. Matteo dell' istessa isola, f(
da Dio ispirata a convertire il romita^
gio in monastero di benedettine, otleneo
dolo a'28 agosto dal capitolo colla chie
sa e pertinenze. Presto ridusse il n)ona
stero a perfezione, e più tardi mina(
ciando lovina la chiesa, fu da'fondaraetì
ti rifabbricata nel 161 1 , in onore di 1
Andrea e di s. Marco evangelista, conian^i
dosi per memoria medaglia. Antonio Gri-i
mani vescovo di Torcello la cousagrò a'j
V E N
^ marzo 1617,6 si veneravano il corpo
(li s. M.iiisiielo luai-lire, ed il capo di s.
Eiuìliaiiu matlite, eslialli dalle romane
catacombe, non che un piede d'uno de'
ss. Iniiucenli. Dice il cuv. Cicogna, che le
monache erano ammiiate pel canto , e
che la chiesa era ornata di belle pitture,
ina per la soppressione delle corporazio-
ni religiose, chiuso il monastero, nel 1806
le monache si con<-entrarouo in c]ue'>Io
memorato di s. Matteo, e la chiesa nel
i8o8 non era più visibile. Ridotta l'area
ad ortaglia, per ricordanza vi fu eretta
una cappellina. — S. Bernardo delle
monache aguslit/iane. Divota a quel s.
Dottore la nubil oialrona Filippa vedova
da Lezze, colle sue sostanze, in suo ono-
re fabbiicò chiesa e monastero, annuen-
te la mali ice a't) novemI)rei 362 e il ve
scovo di Torcello Giovanni. Questo con-
venne che le monache professassero la
regola di s. Agostino, vestite di color gri-
gio, simile a quello delle monache di s.
Maria degli Angeli e di s. Giacon)o pur
di Murano; loro concesse l'uso hbero del-
■ la sepoltura, obbligandole a riconoscere
l'autorità episcopale col censo aiuiuo di
4 libbre di vino , e le ragioni del capi-
: tolo delia matrice con due candele di ce-
^ ra , dovendo scegliere il cappellano tra'
f capitolari, e invitar il capitolo stesso a
^ celebrar le soleimità. A'7 dicembre i 362
! Chiara e Lucia monache di dello s. Già-
f corno, di sperimentata virtù , entrarono
I uel monastero per norma e direzionedeb
le vergini che si doveano introdurvi. Di-
chiarata Chiara superiora, lauta fu la
sua prudenza ed esemplarità, che presto
il monastero acquistò gran credito d' os-
servanza, con aumento di religiose, do-
poché si volle, colla ritenzione della re-
I gola agostiniana, assumere l'abito e la co-
colla de'cisterciensì, in onore del loro s.
Titolare. Nel 1 58 1 si cominciò ad amplia-
\ re la chiesa^ in occasione della venera-
i zione ad un simulacro della B. Vergine
i di terra colta, già collocato sulla porta
maggiore della facciala esterna e poscia
YEN 57 1
trasferito in chiesa ul suo altare, pe'pro •
digi operati. Il i ." segui a' ^4 aprile di
detto anno, narrato da Corner, per cui
il vescovo di Torcello Carlo Pesaro uè
permise il particolare cullo, per l'iucre-
niento del quale il consiglio de'Dieci con*
cesse uel i 584) che s'istituisse al suo alta-
re una confraternita sotto il titolo di Ma-
ria Vergine e di s. Bernardo abbate, e lo
consagrò nel 1617 l'ordinario Antonio
Grimani. All' altare del Crocefisso si ve*
nerava im ss. Chiodo, e vi è chi scrisse es-
ser quello gitlalo da s. Elena nell'Adriati-
co, il quale mirabilmente capitò io que-
sto chiostro in una cassetta, con una ss.
Spina, ed altre ss. Reliquie, secondo la pia
credenza. Ad altro altare riposavano il
corpo di s. Alessandro e il capo di s. U-
bcito martiri provenienti da'romani ci-
nùteri, oltre un osso del s. Titolare. Le
monache osservarono l'interdetto di Pao-
lo V, e restarono uel monastero sino al
1806, per essere con decreto 28 luglio
concentrate in quello di s. Maria degli An-
geli. Pel successivo decreto 28noveuibrej
il locale fu consegnato alle truppe di ma-
rina; rimasto poi sgombrato da' tnililari,
furono da non molti anni demoliti chiesa e
monastero, e ridottosi il recinto a grande
ortaglia con casella, come apprendo dal
cav. Cicogna. - — S. Maria della Con-
cezione delle Dimesse. Per quelle divo-
te donne, che senza legame di voti bra-
mavano servire al Signore, istituì il veti,
fr. Antonio Pagani veneziano, minore os-
servante, una particolare congregazione,
acciocché unite quasi in religiosa casa
potessero con esercizi di divozione otTrire
quotidianamente un nuovo sagriflzio di
se stease,e presero il aoiue d'i Di/nessc(f.j.
La 1.'' di tali unioni da Dejanira Valma-
rana fu fondala in V^icenza nel i583, se-
condo Corner, alla quale io anni dopo si
aggregò Angela Paladini di fresco vedo-
va. Perfezionala nelle virtù, volle intro-
durre in Venezia sua patria l'istituto, e
la fondatrice glielo permise, dandole a
compagne per superiora M/ Calerioa
5^2 V E N
Fiorini, e perconsullrice M." Diann Cri-
Telli. Furono accolte da M." Cristina Od-
doni suocera d'Angela ainorevohiiente, e
romprata colia propria dote una casa op-
portuna in Murano, ivi si tradussero pir
effettuar la nuova fondazione. Resasi no-
ta a Venezia l'eseniplarilà di vita delle
divole donne, chiesero molte d'aggregar-
si a loro, divenendo superiora della casa
o monastero la fondatrice Paladini. Con-
tiguo fu eretto in onore dell' Immacola-
ta Concezione, piccolo e ben ornato ora-
torio,con permesso de' i g agosto 1 600 del
vescovo di Torcello Antonio Griroani, e
di potersi celebrar la messa, e da un ca-
pitolare della matrice ricevervi i sagra-
menti, ma quelli pasquali nella matrice
stessa, che dovevano riconoscere per par-
rocchia coli' annuo censo di due candele
di cera. Piicevè l'oratorio lo spirituale de-
coro del capo di s. Chiara aiartire, e di
molte insigni relìquie, provenienti dalle
catacombe di Roma. L' oratorio e la casa
soppressi nella generale distruzione de'
pii istituti, passarono altrove i suoi nobili
dipinti. — S.Gw.BaUisla.Covio\\tìoi\eg\i
Ubbriachi mercante fiorentino abitante
io Venezia, con testamento deliSSy di-
spose la fondazione d'un ospizio e ospeda-
le in Murano, per ricevervi e alimentarvi
i poveri, facoltizzandogli eredi ad elegger-
ne il priore. In breve fu eretto il pio luogo
sotto l'invocazione di s. Gio. Battista, ed
il priore fu confermato dal vescovo diTor-
cello Jacopo Morosini, che consideran-
dolo rettore di casa religiosa, gli assegnò
luogo proprio per 1' intervento ne' sinodi
diocesani. Nello stesso i.^anno dell'isti-
tuzione 01 341, il priore Massimo si re-
cò dal vescovo di Torcello, in presenza
de' pievani della matrice e della parroc-
chia di s. Stefano, nel cui confine era il
pio luogo, ed ottenne di far celebrare per
se e pe' poveri ricoverati la messa quo-
tidiana, nell'altare di s. Demetrio mar-
tire, eretto nell'ospedale, a condizione
di contribuire alla matrice due misure
di vino odia festa dell'Assuuzìone, tìto-
V EN
lare di essa, e il cappellano dovesse ren-
dere al pievano gli ossequi d'uso. Di piti
ottenne di costruire nel recinto sepolcri
per se e successori, e pe' poveri del pio
luogo. Intanto nel i 348 alcuni di voti uo-
mini per unire in un medesimo luogo
gli esercizi di misericordia e di religione,
formala precedentemente sotto il titolo
di s. Gio. Battista una congregazione, e-
ressero contiguo all' ospedale un orato-
rio, ove oltre l'assistere i poveri dell'o-
spedale, potessero orare e flagellarsi ; e
perchè dalla loro pietà ne provenissero
suffragio a'defuoti, stabilirono nell'alta-
re di s. Vittore martire dell'oratorio una
messa quotidiana. Tale fu poi il credito
che colla loro esemplarità si acquistaro-
no i confrati, che nel 1437 mancato l'ul-
timo de' patroni dell'ospedale, il vescovo
di Torcello Filippo Paruta ne concesse
ad essi il padronato, col diritto d'elegge-
re il priore, e d'allora in poi si disse il
pio luogo , s. Gio. Battista de' Battuti.
Per le vicende de'tempi minorate le ren«
dite dell' ospedale , né più essendo suQi-
cienti al mantenimento degl' infermi e
de'poveri, fu statuito che il luogo fosse
assegnato per accoglimento de' pellegrini
onde ospitarli due giorni. La confrater-
nita, già fin dal 146G amujessa dal con-
siglio de'Dieci al godimento delle prero»
gati ve delle scuole grandi di Venezia e ad
esse unita , con peroiesso della s. Sede
rifabbricò ne' principii del secolo XVI
l'ospizio reso cadente e l'oratorio ridotta
a chiesa ampia, innalzando gli altaii dì
scelti marmi, e di questi pur anco incro-
stò la magnifica facciata esterna, coll'al-
tre compita neli56g, in forme sansovi-
nesche in parie, che superstite mostra
l'elegante semplicità de' Lombardi , ed
arresta piacevolmente lo sguardo del fo-
rastiere, al dire del Carrer suUodato. Ma
il cav. Cicogna riferendo gli artisti che vi
lavorarono, prova quanta accennai con
lui e secondo il dichiaralo dal Muschini;
vale a dire che forse i Lombardi l' iuco-
miuciarouo, e poi con aicbileltura alla
V E N
Siirnovina si comiù tale prospello. La cliie-
$<t uvea 3 altari, <](ieliu maggiore col Dat-
lesinao di Cristo di J. Tinlorello, ora nel-
la suddescrilta chiesa di s. Pietro inarlire,
con organo maestoso e distinto. La scuo-
la di vide vasi in due maestose, ricche e va-
glie sale, oltre i luoghi adiacenti. Aliai."
SI ascendeva per due superbe scale di
marino, coperta la sala nelle pareti di
grandiosi quadri colle gesta del s. Pre-
cursore, con azioni particolari del so-
d ili/io, e co' ritratti de' più benemeriti
confrati, il tulio di buoni pennelli. Nel-
l'altare di nobili marmi si venerava un
miracoloso Crocefisso, che si conduceva
agl'infermi. L'allra sala, detta l'albergo,
ove ì confrati si adunavano, era tutta
circondala dal mezzo in giù da un inla-
glio raro e di sommo pregio, formato nel-
la semplice noce, in cui era espressa al
vivo, in lavoro di rilievo, tutta la vita del
liiUista, oltre i più rinomati personaggi
dell' antichità greca e romana , e altre
simboliche figtu'e, opera stupenda chede-
st.iva la generale ammirazione , e perciò
ripetutamente disegnata. Dal mezzo in su
era coperta di vari e buoni quadri d'eccel-
lenti pittori, esprimenti fatti di storia si
ecclesiastica e sì profana, il che pur vedo-
vasi disegnato nel sonhto. Il pianterreno
di (letta sala comprendeva l'ospedale, poi
ospizio per alloggio de* poveri pellegrini;
ed un oratorio che serviva per T ospizio,
e [ler que'fedeli aggregati negli oralorii
festivi di s. Filippo Neri di Venezia e di
lloma , con altare ad onore di s. Gio.
B.itlista e d'altri santi, e quadri di sto-
ria sagra. Nella soppressione de' luoghi
pii, vi fu compreso ancor questo, e ti-
no dal iSSy era st;ibilita la demolizione
eli tulio il locale, e fu eseguila pochi an-
ni dopo con danno delle belle arti; laon-
de oggi non se ne vede più traccia. Tra'
molti che ne scrissero, e t'iportati dal
cav. Cicogna , mi piace ricordare Mat-
teo Fanello , Saggio storico-crilico di
Murano, Venezia i8i6.
20. S. Jacopo di Palude. Sorge que-
V E N 573
si' isola nelle Lagune tra Murano e Ma-
zorbo. Nel 16.° anno del principato del
doge Pietro Polaiii, ossia nel i 146, or-
so Gadoaro della parrocchia di s. Leo-
ne concesse a Giovanni Trono di Mazor-
bo un ampio spazio di palude, fra Mu-
rano e Mazoi bo, perchè ivi ad onore di
s. Gia.Touio Maggiore apostolo ergesse un
ospedale per ricetto de' pellegrini. Con
tanto plauso fu ricevuta la fondazione
del pio luogo, che foralo parte dell'elo-
gio posto sotto l'immagine del doge nella
sala del maggior consiglio. Osserva ilcav.
Cicogna, che siccome in una bolla del
1 1 86 d' Urbano I II, e da Bernardo Tre-
visano nella Laguna di f'^enezia, l'ospi-
zio viene denominato: ffospitale s. Ja-
cobi jiixta /lumen Palude; quindi il
Trevisano congettura che vi passasse vi-
cino un fiume o uo canale detto Palu-
de j il perché, non ààWa. palude donata
dal Badoaro, ma dal canale prendereb-
be il nome l' isola. Però fu breve la du-
rala dell'ospedale, poiché non ancor com-
pilo un secolo dalla sua fondazione, vi
furono introdotte ad abitarlo monache
cistcrciensi ; per le quali essendo troppo
ristretto il luogo, Pasquale Ardizoni pie-
vano della chiesa matrice di Murano, do-
nò nel giugno i238 a Donata badessa e
alle mon.iche di s. Giacomo di Palude,
un tratto di palude di ragione della sua
chiesa, acciocché potessero dilatar le loro
abitazioni, ivi dunque per mollo tempo
vissero ritiratele monache, finché rallen-
tata nel chiostro la primiera osservanza,
ed introdottosi lo scorretto modo di vi-
vere, si diminuì talmente il numero, che
rimjste due sole nel cadente monastero,
si ritirarono verso il i44o oel monaste-
ro di .s. Margherita di Torcello, in cui
pure si professava l'istituto cistcrciense.
Le monache di s. Margherita trovandosi
gravate colle due nuove ospiti, implora-
rono nel i44' ^^^ '' rovinoso e abban-
donato monastero di s. Giacomo di Pa-
ludo fosse unito e incorporalo al proprio,
siccome angustiale dalla povertà. Il Pa-
574 V E N
[la r esaudì, ordinamlo che i due mona-
steri fossero unicarnenle soggelti alla ba-
dessa di 8. Margherita, ma però che anco
in quello di ». Giacomo continuassero
le monache e ì n)inistii, acciò non fosse
interrotto il cullo divino. Pochi anni do-
po, il senato nel i4^5 ordinò al pode-
stà di Murano che fòsse consegnalo il luo-
go di 8, Jacopo a' frali minori Francesco
Boldh e Pietro di Candia, i quali si of-
frirono restaurarlo dalle rovine, abitarlo
0 ripristinarvi il cullo divino. Questo lo
ricavo dal cav. Cicogna, non pai landone
il Corner. Frattanto afìlilla Venezia da
gravissima pestilenza, flagello de'flngelli,
stabif] il senato a* 17 luglio 1 456 che l'i-
sola di s. Lazzaro, già destinata al ricove-
ro de'Iebbrosi, fosse assegnala a'riguardi
di sanila per ri [torvi i risanati dal morbo
pestilenziale, che uscivano dal Lazzaret-
to; e che i lebbrosifosserocondolli al luo-
go di ». Giacomo di Paludo (anche nel
ì5j6 f\ì assegnata 1' isola per gli usi sa-
nitari), dovendosi celeremenle riedifica-
re co'materiali de! monaslero d'Ammia-
»io demolito, e tutto ciò con beneplacito
della s. Sede. La stabilità dell' unione
non ebbe effetto, neppure dopo parlili i
lebbrosi, poiché le monache di s. Marghe-
rita desolale dal bisogno, e dall'imminen-
te rovina anche del loro monaslero situa-
to in luogo paludoso e insalubre, ol ten-
nero da Calisto 111 e dal successore Pio
11 nel 1 459 d' essere trasferite a Venezia
in luogo più opporlimo, presso i ss. Ger-
vasio e Protasio, riservando però il mo-
naslero di S.Giacomo dì Paludo a soltie-
TO di loro indigenze. Dispiacente il se-
nato che un luogo sagro e già tanto ce-
lebre andasse a rovinare, voile prega-
re Pio 11 a concedere l'antico chiostro
di s, Giacomo di Paludo a fr. Francesco
da liimini de'rainori, dotto e riputato al-
lora di vila esemplare. Il Papa l'esaudì
nell' armo slesso a mezzo de' suoi dele-
gati, che sciolta 1* unione de' monasteri,
e soppi'essa nel monastero di s. Giacomo
]a dignità di badessa e la cotnunità ci-
V E N
slerclense, non ostante gli sforzi deirafilit-
te monache per impedirlo, I' accordò a
fr. Francesco. Questi a'aS feblnaio i 460
fu costituito piioie del luogo; ma per es-
sere le monache appellate alla s. Sede,
il Papa nel 1462 attribuì porzione delle
rendite a vantaggio delle monache, e l'al-
tre a favore di fr. Francesco sinché vi-
vesse. Sì beneficalo leligioso corrispose
con ingi'alitudiue, dappoiché radunala
ragguurdevole somma di denaro per \n :
restaurazione del sagro luogo, non solo
lo lasciò nel rovinoso suo sialo, ma af-
filiale le rendile ad un piele scoslumatOj
ritornò a Uiminì seco conducendo i mo-
bili e gli ornamenti della chiesa. Avuta-
ne notizia Paolo li, nel i4^9 ordinò al
patriarca di Venezia Geiardi, che levalo
il priorato dal possesso dell' indegno re-
ligioso, v'istituisse un convento regolare
di frati minori, assegnandolo a quello di
s. Maria Gloriosa de' Frari di Venezia,
e così pervenne a' minori conver.luali.
Questi vi stabilirono de* religiosi, il cui
numero andò diminuendo progressiva-'
mente, per cui negli ultimi tempi vi abi-
tava un solo religioso per la ceU;brazÌQ-
ne della messa nelle feste, e per racco-
gliere i passeggieri in caso di procella,
avendo seco tm frale laico e un servo se^
colare. Soppresso il convento de' Frari
nel 1810. il simile avvenne a questo di
s, Jacopo di Paludo, il quale fu poi col-
la chiesa demolito, nulla restandovi ia
mezzo all'ortaglie in cui fu ridotto il luo
go, tranne un'ancona o tabernacolo eoa
quadro di tavola colla salutazione: Ai'e
Ularia Mater Gradar, Più altre notizia
si ponno leggere neW Inscrizioni Fencs
ziane Cit\ cav. Cicogna.
21. Mazorbo o Mazzorho, Maj'ur-i
biitm. Una delle principali isole della La
guna di Venezia, a 2 leghe nordest dai
essa, presso e all' ovest di Durano, alla
quale è congiunta per un lurìgo e an-
gusto ponte di legno. Si con>pone, dic«
il Dizionario veneto, di 3 uìinori iso
lette unite da ponti di legno. Uii lempd
V E N
florida e tra le più popolose della La-
guna supciiore, colle chiese e raoiiasleri
che dirò col Corner, ora è uiolto deca-
dtUa, contando una scarsa popolazione
di pochi pescatori e vignaiuoli, che colti-
vano il SHO terreno abbondante di frutti
e di erbaggi: fu per questo uno de'pri-
lui luoghi popolati nelle Lagune, ed era
una delle villeggiature de'veneziani. La
sua decadenza maggiore data dal 1806
é dal 1 8 1 o, disgraziate epoche delia sop-
pressione delle corporazioni religiose che
ne iorinavano l'ornaoieuto. Ora non vi
è nulla da osservare, dice il. Moschini.
Trovo nello Stalo personale, che la par-
rocchia *\e ss. Pietro e Caterina, del vi-
cariato foraneo di Torcello, padronato
de'capi di famiglia possidenti del distret-
lo parrocchiale, è una frazione del comu-
ne di Curano, con economo spirituale e
84 anime. Oltre questa chiesa, vi ha pu-
re l'oratorio non sagrameatale di s. Bar-
tolomeo apostolo. L'origine di /llazorho
l'apprendo da Corner.Non molto distante
da Torcello, fu così chiamata dagli alti-
nati, che primi cominciarono ad abitarla,
in memoria di quella porta della loro pa-
tria, che conduceiido al maggior Borgo,
dice vasi Maj'urhio, e poscia corrottamen-
te Mazorbo. Dividesi propriamente in
due parti, mercè un largo canale che le
scorre per mezzo, e separa l'isola in oc-
cidentale e orientale, e posta nel mezzo
delle altre isole, fu ne' tempi remuti il
luogo più ameno al respiro de'nobili, al-
lorquando erano dediti al fruttuoso com-
mercio marittimo, nelle stagioni estiva e
autunnale. Era governata iije' tempi più
felici, la parte orientale dell' isola da due
chiese parrocchiali, delle quali sussisteva
ai tempi di Corner, e non adesso, quel-
la intitolata a s. Pietro^ povera e disa-
dorna, tuttavia conservando allora qual-
che vestigio di sua primiera ricchezza la
alcune nobili colonne di marmo greco,
e in una palla d'argento dorata di maui>
fattura greca. Coll'andar del tempo, ab-
bandonato il lu«go dagli abitauti, si ri-
VEN 57^
du^seroa pochi ortolani, fu soppressa ne*
primi del secolo XVI l'altra parrocchia
di s. Bartolomeo, e la chiesa cadente fa
ridotta a picoolo oratorio, che probabil-
mente sarà il suindicato, restando alla
sola chiesa di s. Pietro soggetta tutta 1a
piirte orientale dell' isola. Terminando
di sussistere anche questa, per memoria
fu unito il suo titolo alla ricordata esi-
stente chiesa di s. Caterina^ di cui ragio-
iierò poi. La parte occidentale di Mazor-
bo, perchè alquanto uiaggiore dell'altra,
ora anticamente divisa in 3 parrocchie,
delle quali a tempo del Corner rimane-
va solo quella dedicata a s. Michele Ar-
cangelo, volgarmente di s. Angelo. L'al-
tre due sotto r invocazione di s. Stefa-
no protomartire V una, e de'^.y. Cosma
e Damiano V altra, furono verso il fine
del secolo XIV ridotte a una con dop-
pio titolo, ricavandosi da'docuraenti che
la chiesa nbbattuta fosse quella di s. Ste-
fano, giacché nel «44? *' '^SS^' Andrea
rettore della sola chiesa de' ss. Cosma
e Damiano di Mazorbo. Parò non mol-
li anni dopo, anche la chiesa de* ss. Co-
sma e Damiano soggiacque alla stessa
sciagura, perchè non potendo i pochi e
miserabili abitanti supplire al dispendio
della chiesa che rovinava, e del mante-
nimento del parroco, si unirono lAtti
sotto la cura di s. Michele, dilla (|uale al-
cuni di voti veneziani di poi nel i 747 adu-
natisi in confraternita, ne impedirono la
caduta con risarcirla e abbellirla, for-
nendola pure di decenti suppellettili per
la conveniente ulìlziatuia. Della sola chie-
sa dunque superstite e parrocchiale, ol-
tre il discorso oratorio di s. Bartolomeo,
eccone le notizie. — S. Caterina. Nel-
r erudito trattato, che della Laguna, di
Venezia compose il patrizio veneto Ber-
nardo Trevisan, si asserisce essere stato
il monastero delle benedettine di s. Ca-
terina di Mazorbo fabbricato nel 783
( nel 785 dice lo Stato personale, ed
aggiunge, che secondo alcuni, certo esi-
steva nel 1398). Se qua«ta e la vera e-
576
V E N
poca di sua fondazione, osserva Corner,
ci resta per circa 6 secoli ignoto ogni suc-
cesso di questo luogo, la di cni più an-
tica menzione si trova negli alti del sino-
do diocesano convocato nel 1874 da Fi-
lippoBalardo vescovo di Torcello,ne'qna-
li si legge sottoscritto Giacomo Mazenaa-
no prete, per nome del monastero di s,
Caterina di Mazorbo. Il più antico do-
cumento poi, che si conservava nell'ar-
chivio delle monache,è un giuramento di
fedeltà fatto nel i 898 dalla badessa di
s. Caterina di Mazorbo al detto vescovo
di Torcello. Ma forse la chiesa preesisleva
pir introduzione delle monache, perchè
sulla porta e colla data del 1 368, è un bas-
sorilievo esprimente loSposalizio di S.Ca-
terina col Signore. Ne'principii del secolo
XV il monastero era ridotto in gravi stret-
tezze, onde a sollevarne in qualche par-
te l' angustie, Filippo Parola vescovo di
Torcello, nel i432 gli uni i beni del sop-
presso monastero di s. Nicolò della Ca-
i'ana.'Eva già stato fondato questo mona-
stero nel 1 3o3 con approvazione di Fran-
cesco Dandolo vescovo di Torcello,in una
isolelta non molto distante da Torcello,
perchè vi abitassero monache benedet-
tine. Siccome povero, non polendone ali-
mentar che 4i COSI a sussidio di loro in-
digenza nel i3i4con pietà religiosa as-
segnò il capitolo della matrice di Mura-
no una sua contigua palude, acciocché
le fabbriche o erette oda erigersi in essa,
tutte in perpetuo fossero a favore del
monastero di s. Nicolò. Non pertanto, es-
sendo mollo inferiore l'aiuto al maggior
bisogno delle religiose, andarono queste
tanto diminuendosi, che nel i43o man-
cate tutte di vita, non vi restava spe-
ranza che vergine alcuna volesse abi-
tar luogo s) povero, sì desolalo e sì ro-
vinoso. Avuto dunque il consenso de'suoi
canonici, il vescovo Parula a' i5 luglio
i4-^2,con decreto, uni il monastero be-
nedettino di s. Nicolò della Cavana^
dichiarandolo soppresso, all' altro di s.
Qaterina di R.lazorbo del medesimo isH-
I
VEN
tufo, soUoponendo i due luoghi e ìov^
possessioni ad una sola badessa. Abban-
donati quindi la chiesa e il chiostro di
s. Nicolò, a poco a poco rovinarono, e l'i-
sola omonima si ridusse all'antico suoi
stato di palude. Passati poi oltre 200 an-»'
ni ottennero il deserto luogo di s. Nicolò
della Cavana, nel 1648, due che si van-
tavano cremiti di s. Paolo 1 ."eremita; tna
in poco tempo attediati dalla solitudine
e dalla povertà, se ne partirono; sotten.
trarono in loro vece, per concessione deU
le motiache di s. Caterina, due veneziani
seguaci dello stesso ordine de* primi, e
indi imitatori della loro instabilità. L'iso«
la di v. Nicolò della Cavana fu dettaf
pure Monle del Rosario, dalla chiesa che
sotto tale invocazione si edificò, cioè in
onore di s. Maria del Rosario, anch'essa
poi distrutta. L' avea edificata colle li-
mosine de'fedeli, sulle rovine dell'antica,^
il pio veneziano Pietro Tabacco, con as-
senso delle monache, con alcune contigue'
e comode case, istituendovi una divota
confraternita, che a tempo del Corner de-
centemente ruffiziava,e un sacerdote suf-
fragava i confrati defunticon messa qtio-
tidinna. Tornando al vescovo Paruta,non
contento d'aver colla descritta unione
dato qualche sollievo al monastero di s.
Caterina, onde provvederlo di più co-
pioso aiulo, nello stesso giorno gli con--
giunse, coll'assenso del capitolo Torcel-
lano, il monastero di s. Maria Madda-
lena della Gaiada, situato in una piccola
isoiella di lai nome poco lungi da Tor-
cello, il quale già abitalo da'canonici re-
golari, era stalo da essi per intollerabile
povertà totalmente abbandonato. Nella
chiesa di s. Caterina in due urne di mar-
mo si collocarono i corpi de' ss. Adriano
e Maiio martiri, trovati nelle catacombe
di Pvoma ; venerandosi pure alcune reli-
quie de' ss. Innocenti. La chiesa fu re-
staurata in diversi tempi, e nel principio
del secolo XVI fu innalzalo il campa-
nile. Le benedettine vi restarono sino
al 1 8 ( o, in che furouo soppresse, e pu\
VE N
In cMesa divenne pmrocclila, ed è l'uoi-
ca dell'isola, col dello doppio litolode*
ss. Pietro e Cate*'ina. — iS'. Matteo delle
monache benedetline cislerciensi. Verso
il I2q8 vi si trasportarono quelle dell'i-
sola di Costanziaco, a' it gennaio fa-
cendo porre la i.* pietra ne' fonda menti
della chiesa, in onore dell'apostolo ed
evangelista 8. Matteo titolare di quella
che aveano abbandonata. Dopo avere le
monache sostenuto litigi, ed essere state
soggette agli abbati dell'ordine, Paolo II
nel I ^Gq le sottopose a'palriarchi di Ve-
nezia, ordinandone la liforma dalla de-
caduta disciplina. Leone X nel i5ii vi
unì il monastero cislerciense di s. Mar-
gherita di Torcello già celebre. Indi fu
ristorata e ornata la chiesa di s. Matteo,
la quale possedeva il corpo di s. Emi-
liano martire tolto da' cimiteri romani,
ed altre ss. Ueliqnie. — - SS. Kttfcinia e
Compagne mar tiri aquilciexi rielle mo-
nache benedelllne cistcrciensi. Fondato
sotto l'invocazione di tali sante, da Mar-
gherita nobile pailovana, che nel 900
sottrattasi dalla patria pe'tumultidi guer-
ra, ritirossi con 3 nobili vergini nell'isola
di Mazorbo, gli donò se stessa e i suoi
beni ; e visse in tanta santità di vita e
splendore di virtù, che meritossi esser il-
lustrata da Dìo con grandi miracoli, on-
de dopo morte i popoli l'onorarono col
titolo di Beata. A questo monastero Eu-
genio IV nel 1438 congiunse l'altro be-
nedettino dell' isola d' Ammiano ridotto
a 3 monache. — <.9. Maria di Falverde
delle monache benedelline. Pe' tumulti
e pericoli dulie guerre, partite dal mona-
stero di s. Caterina di Chioggia verso la
fine del XI li secolo,Margherila superiora
con due altre monache, si ricovrarono
in Mazorbo dalle cistcrciensi di s. Eufe-
njiii; ma assuefalle a più rigorosa vita,
impetrarono da Egidio vescovo di Tor-
cello facoltà d' istituire nella parrocchia
de' ss. Cosma e Damiano un nuovo mo-
nastero sotto l'invocazione di Maria Ver-
ginee di s. Leon^irdu confessore, per pra-
VEN 577
fessarvi con altre vergini l'anstero istitu-
to cislerciense. Il vescovo con decreto del
1281 l'esaudì, permettendo pure di rice-
vere all'abito monastico monache, mona-
ci, converse e conversi, secondo l'uso di
que'lempi,ne'quali come già di>si abitava-
no presso i chiostri delle monache, rego-
lari del medesimo istituto sì sacerdoti, che
conversi, quelli per l'amministrazione de*
sagramenli e questi pe'temporali servizi
del monastero . Pare che negl' iuìzi del
secolo XIV le monache adottassero la
pura regola di s. Benedetto, ignorandosi
perché si dissero della f^alverdc. L'an-
gusta e disadorna chiesa era ricca di ss.
Rj^liquie, fra le quali del Legno della ss.
Croce grosso quanto un dito, oltre porzio-
ne d'osso del s. Contitolare della chiesa,
riposto nel suo altare quando lo consagrò
nel iSSg Cornelio Pesaro arcivescovo di
Zara. — S. Maria delle Grazie delle
monache cappuccine. Dalla città di Ve-
nezia, ove nel i63o orribilmente infie-
riva, dilatossi la peste anco nelle vicine
isole della Laguna con tanto maggiori
stragi, quanto era più grande la miseria
degli abitanti. Sotto il peso del grave
flagello si rivolsero i popoli a implorar
la divina misericordia, ed invocando il
patrocinio di Maria, decretò il senato
una magnifica chiesa a di lei onore, e per
tale esempio altra ne promise la comu-
nità di Mazorbo corrispondente al tenue
suo potere. A questa piccola chiesa fu poi
imposto il nome di S. Maria di Mazor-
bo, in memoria forse d'altra più antica
sollo lo slesso titolo già eretta nell'isola,
e poi dal tempo distrutta. Nel 1657 ^"
data in custodia ad un eremita napoleta-
no, e poco dopo al sacerdote trentino
Giovanni, che vi morì nel 1671. La co-
munità quindi la concesse a Carlo Polini
veneziano, morto il quale, nel 1689 fu
consegnata alle bresciane e virtuose so-
relle Elisabetta e Francesca Coi, che ri-
dotta la chiesa a più decente struttura,
vi fondarono accanlo wn atigiisto mona-
stero per vergini donzelle sotto la regola
578 V E IN
<Vi «, Francesco.Toslo fiorì sino al autneio
tli 3o e denotiiinale Ercniitc Cappiiccì-
nedi l\Iazorho. Iti memoria del ^jadio-
iialo e della liberazione dalla peste, la
coiuunilà di Mazoibo ogni anno si reca-
va in processione per la festa di s. Rocco
nella chiesa a ringraziar Dio.
T.'ì. Barano, Bur'anunio Boreamun,
Isola e città, formante nn comune ap-
partenente al distietto della provincia di
Venezia, da cui è distante circa 5 miglia,
e una da Torcetto, posta sulle Lagune.
Sebbene non molto estesa, è però popo-
Idlissima di circa 8,oco abitanti, secondo
il Moschini, o di 7,000 al dire del Di-
zionario veneto. Meglio è ritenere la le-
gale cifra dello Slato personale che nella
sua pflrrocclua novera anime 5,ooi. Vi-
vono la maggior parte con applicarsi alla
marineria, alla pesca, alla caccia del sel-
vaggiume acquatico, alla coltivazione de-
gli orti e ad altre industrie. Il terreno è
fertilissimo e molto coltivalo, sommiin-
^lrando in abbondanza frutti etl erbaggi.
Le donne lavorano merletti a piialo in
aria assai celebri, ed un tempo di (nag-
giori lucri, anzi dal Dizionario veneto
sono detti preziosi, (ìnissitni e d' ottimo
gusto, paragonati a que' di Fiandra, e
die si lavorano anche in Mazoibo. Al-
tre donne di Borano incedano per Ve-
nezia vendendo o acquistando vecchie
veslimenta e cenci. Il dialeto o accento
de' burauelli è alquanto particolare da
quello degli altri isolani e de' veneziani,
pronunziando le vocali doppie e allunga-
te. Un lempoavea (juelle chiese e que'mo-
nasteri soppressi, che riferirò col Corner.
Ora appartiene Durano nello spirituale
alla vicaria foranea di Torcellu, ha per
parrocchia s. Martino, padronato de'ca-
pi di famiglia, con parroco, due coopera-
tori e sagiista ; s. Maria dalle. Grazie,
chiesa sagramentale; es. Filippo Neri ,0-
ralorio nonsagramentale.Fra le altre iso-
le, nelle quali i cittadini d' Allino si ri-
coverarouo, una fu quella di Barano o
Boreano, coù chiamala dagli allinali
V EN
stessi in memoria d'una porfa di loro
cillù che riguardava verso settentrione.
]\Li come quesl' isola, sj.uata presso al
Porto di Tre Porti, troppo esposta al-
l'escrescenza del mare, poco dopo co-
rainciòad esser corrosa ne'suoi fondamen-
ti dall' impetuoso corso dell* acque, cosi
i numerosi abitanti prevenendo il peri-
colo di sommergersi, si rifugiarono nel
959 ad un'altra eminente e dilatata pa-
lude fra Mazorbo e Torcello, e stabilito
cogli abitanti di Mazorbo, nel dominio
de' quali era la palude stessa, un annuo
censi", ivi fissarono il loro domicilio, de-
ninnintiudo il luogo medesimo col nome
d«ir abbandonata isola Barano nuovo,
eh" è l'esistente di cui ragiono. Quivi per
l'assistenza spirituaie di loro anime fon-
darono la detta chiesa sotto l'invocazione
di s. Martino vescovo di l'ours (lo 1?^^-
to personale la dice eretta nel 99^1), fu
inseguito rifabbricata, e neli63u oonsa-
grata da Marc' Antonio .Martinengo ve-
scovo di Torcello (fu fatto vescovo nel
1643, e ben a ragione dichiara lo Stato
personale, che la consagrazione l'esegui
nella 4-" domenica d'ottobre 16 45). Ri-
posano in essa i corpi de' ss. martiri Al-
bano vescovodiparticolar divozione qual
])rotettore principale dell' l'iota, Orso e
Domenico, de' quali è popolare tradizio-
ne, non appoggiata a documenti, che rin-
chiusi in una grand'arca di marmo gal-
leggiando sopra 1' acque approdassero a
([uest' isola; e non essendo valevole la
forza di tutto il popolo per trarre a terra
il grave deposilo, questo poi con somma
facilità fosse eseguito da teneri e inno-
centi fanciulli. Aperta poi la cassa, vi
trovarono i 3 Corpi santi, con quesl* i-
scrizioue iucisa in marmo, che tradotta
dal latino suona : Albano vescoi^o e Do-
menico eremita ambedue ad una stessa
ora furono uccisi per Cristo. Per eter-
nar poi la memoria di tanto prodigio, fa
la stessa arca di marmo riposta sotto la
mensa dell' altare, sul quale furono de-
posti i ss. Corpi, e da quell'ora si accesa
I
YEN YEN 57CJ
nel cuore degli abitnnti tale fei'vorofsn di- loia vi passarono due sacerdoti ad nbi-
vozione verso s. Albano, che lo venerano tflre l'ospizio, ma non potendo souiioini»
come il maggior patrono presso Dio. Fa slrar loto l'alimento la popolazione, uno
menzione di s. Albano vescovo e di s. ne partì e l'altro stentatamente visse ai-
Orso chierico resi martiri dagli eretici quanto coli' insegn:ue i primi rudimenti
ariani, il Maurolico nel M-irtirologio; e a' fanciulli, finché fu costretto tornar a
rammemora anche il S.'conìpagno s. Do- Yenezia. Per la conservazione d'un luo-
menicoereniitae martire, il ve-covod'E- go consagrato a Dio, il priore generala
quilio o Jesolo Pietro Natali, che ne re- dell'ordine, col consenso de' padri della
gistra la passione e la traslazione di loro provincia Trivigiuna, stabiPi di cederlo
reliquie a Yenezia. Ad altro altare si con- a qualche istituto regolare. Intanto tre
servano alcune ossa de'ss. Innocenti, del- pie Jiobili Serafina Griti, Maria Fosca-
Ic (piali è fama che vi fossero tradotte dal- ri e IlalFétela Quirini, sentendosi ispirate
r antico monastero di s. Adtiauo di Co- a fondare un monastero in luogo remoto,
slanziaco Dopo la soppressione della chie- nel i 548 ottennero il luogodisabitalo vei'
sa e monastero di s. Gio. Ballista di Tor- so l'annuo censodi 5 ducali, e in caso d'e-
cello, da (|uella fu trasportato in questa stinzione delle monache dovesse tornare
di s. Martino il celebre corpo di s, Bar^ all'ordine. Ridotto l' o>pizio a piccolo
bara vergine e martire. Da un documen- monastero, vi entrarono le 3 fondatrici,
lo del 1289 rilevasi, che questa chiesa ma vedendo che poche ivi si ritiravano,
possedeva allora alcune rendile nelle La- conobbero che lafondazioue non [)Oleva
gune; a' tempi del Corner sussisteva col- sussistere. Tultavolta due di quelle che
le limosinede' fedeli. La chiesa è a 3 na- vi aveano vestito l'abito religioso, arri-
vi, e dice il Moschini, che vi ha 3 buoni vate a gran vecchiezza sino al iGig.eb-
quadretli, co'fatli di INbirin Vergine, sul- bero la consolazione di veder il luogo
lo stile del Bellini. Oltre a (piesli vi è iibilalo da numeroso coro d'esemplaris-
la pala con la visita de' Magi di Antonio siaie vergini. Imperocché la ven. Maria
Z^anchi, e nella sagrestia si conserva la Benedetta de Rossi, di cui il Corner de-
preziosa tavola di Girolamo Santacroce, scrive la vii,» e ne olire 1' eHìgie, vide in
esprimente s. Marco in trono, fra i san- visione s. Francesco d'Asisi, il quale le io-
ti Nicolò, Benedetto, Lorenzo e Yito, ivi giutise di vestir abito color grigio aldi
trasportata dalla demolita chiesa di s. Yi- sotto, a suo onore, con sopravveste nera
to. Il campanile è disegno del Tirali. Del- in memoria de'Setle Dolori chesofFrì Ma-
r antiche chiese, lo rq^eto, non esisto- ria Vergine, massime a pie della Croce,
no che s. Martino, e quella di s. Maria Quindi si ritirò tra le suore del terz'or-
delle Grazie, di cui vado a parlare, ri- i\\ne iW Servi di Maria iieile Mante lla-
dolla a chiesa sagramenlale, oltre l'oi a- (e o PizzoccherCy ove per 1' austerità e le
torio di s. Filippo. — r S. Maria delle assidue orazioni, cadde in mortale iufer-
Gr(7z/edelle monache servite. Pel rispet- mila, da cui guarì nel ricevere dal gene-
toso alletto, che professava al benemerito rale dell'ordine l'abilo de'serviti col no»
ordine de'servi di Maria, Vincenzo tìglio me d' Andriana. Avanzandosi nella per-
dei doge Antonio Grinjani othì ad esso nel fezione, il buon odore di sue virtì^straor-
I 533 in perpetuo dono una suacasa assai dinarie giimse al patriarca di Venezia
capace in quest'isola, ed accanto vi fecce- Yendramino, che le olIiì la scelta d' un
rigere una cap|>€lla o chiesa solto il titolo monastero per vivere solitaria. Ubbidì, e
di s. Maria delleGrazie; voleva dotarla si rinchiusene! monastero d i s. Girola-
per la sussistenza d'alcuni religiosi ser- «no eoa intera dipendenza dalla badessa,
fili, ma ne fu impedito dalla morte. Al- ritenendo la nera veste de'serviti, Uud^
58o V E N
«loppiafo li fervore e le severltìi, melilo
«l'es-ier favorita spesso da celesti visioni,
in un<i delle quali sent'i imprimersi le ci-
citrici delle 5 piaghe del suo Sposo Cro-
cefis'^o, benché poi iinpetiòcon incessanti
jireghiere, che continuando l'interno do-
lore, si togliesse alFatfo dalle sue carni
l'esleiioie apparenza. Frattanto si senti
eccitala in ispirilo alla fondazione d' un
monastero di suore servile, ma non tro-
vando in Venezia luogo opportuno, le
ili offerto l'ospizio delle religiose di Bu-
liino. L'accettò, ed a'23 febbraio i6ig
Hceompagnata da 7 vergini, entrò in es-
so e vi stabilì l' istituto de' servi di Ma-
ria , con facoltà di Zaccaria vescovo di
Torcello. Tollerarono le sagre vergini
con ilarità le ristrettezze e povertà del
luogo, (inchè coll'ajjbondaiili limosine
«le* fi?deli poterono fabbricare un sudì-
cienle monastero, ed erigere contigua no-
))ile chiesa, collocandovi l'immagine del-
l' Addolorata, che tosto promosse gran
tlivozionene'fedeli. Nel 1 69,5Urbano Vili
vi stabilì la clausura, con licenza di rice-
vile altre monache. Suor Andriana fece
eoll'altre la professione, ed assunse il no-
me di Maria Benedetta. Subilo vi fece fio-
rire l'esemplarità e il primitivo spirito de'
servi di Maria del Monte Seuario. La ser-
va di Dio, dopo aver condotto le sue fì-
ttile .'ili'ac(|iHS(o della perfezione, mentre
il senato l'avea incaricata di fondare in
Venezia un altro monasteio sotto l'invo-
cazione di Maria Addolorata, Dio la ri-
chiamò a se a' 1 3 gennaio 1 64B, dopo a ve-
»»• predetta l'ora della sua morte. I fune
l'idi fiu'ono onorati dalle acclamazioni del
popolo , facendo plauso alle sue virtù; e
ie religiose la deposero in luogo appar-
talo con lapide. Una di esse, suor M."
Aroangela Biondini, favorita da Dio di
f.ivon soprannaturali, la fama di sua san-
tità giunta all'imperatore Leopoldo I, per
la sua tenerezza verso i Dolori della B.
Vergine, le commise la fondazione del
iiionnsterodi servite in Arco Castello r)el
Tirolo. Tanto le moDache di s. Maria
V EN
delle Grazie, quanto i seguenti altri chio-
stri, furono compresi nella soppressio-
ne. — SS. Filo e Compagni inarliri,
delle monache benedettine. La chiesa ne'
tempi remoti era parrocchia, e neli4B8
le concesse indulgenza, per riparazione
della fabbrica, Nicolò Franco vescovo di
Treviso e nunzio apostolico in Venezia.
Pare che perdesse il grado parrocchiale
ne'principii del secolo XVI, fimestissioii
per la repubblica veneziana, a'cui danni
avevano congiurato i principali potenta-
ti d'Europa, Mentre dunque per le terre
de' veneziani scorrevano ferocemente gli
eserciti nemici, riempiendo di stragi e ro-
vine ogni luogo, le afflitte monache di s.
Mfiria flella Misericordia di Noale , ca-
stello del Trevisano, dell'ordine di s. Be-
nedetto e osservantissime, a preservarsi
dalla licenza militare, si rifugiarono in
Venezia e ripartirono ne'rnonasteri del-
le benedettine. Riuscendo poi a questi
grave il loro mantenimento in que'tem-
pi d'angustie, né ve<lendo raggio di spe-
ranza di fare risorgere <lalle rovine il de-
solato monastero di Noale, accettaron(^
l'offerta chiesa di s. Vito, con adiacente
terreno per fabbricarvi comodo monai
stero. Pertanto il comune di Borano, mos.
so daimpulsodicarità, a'i 5 giugno i5i6i
sagro a'ss. Titolari, concesse alle mona'
che con ampia donazione la chiesa e luo'
go ricercalo, con approvazione del 1 5 18
del vescovo di Torcello Girolamo Porzia,
senza pregiudizio della parrocchia di sJ
Martino. Ad aiuto delle monache fu daJj
to il priorato regolare de' ss. Cornelio e||
Cipriano di Murano, divenuto da tempo "
iotuiemorabile commenda, e da Giovan-
ni Zusto vescovo d'Ossero e commenda-
tario dato in locazione neh 49 T' '^'le 'no-
nache di s. Adriano di Costanziaoo. Si 1
fabbricò in comoda e decente forma il I
monastero, e la chiesa restaurata fu poi i
consagrala nel £.564 da Giovanni Delfino
vescovo di Torcello, venerandovisi le re-
liquie de'ss. Cornelio e Cipriano martiri,
e de' ss. lanoceuti. — S. iVIauro rnarih
V E N
tt (Ielle benedettine. D'cinlicliìssinia fon-
dazione , fu addetto alla sua uniziatiiia
Domenico Vilinico, poi nel gog vescovo
d'Olivoio; e si vuole fabbricata dal pio
Termidio Ingenerio circa l'anno in cui
gli nnglieri, dopo aver distrutta la Lom-
bardia e bruciate molte città de' veneti
litorali, mentre tentavano di penetrare
Id Rialto e in iVlalan)OCco furono posti
in fuga dal doge Tribuno nel geo circa.
Nel I2i4 Buono vescovo di Torcelio la
donò a Calandrino e Maria di vote vene-
ziane, coll'annuo censo a've:;Covi di i5
monete d' argento e altre piccole regalie,
con libera facoltà d'aaiuiettervi regolari
o munacbe. Istituito quindi un contiguo
monastero di monache benedetiine, fu
da esse esem|iliirnjenle ulllziata la chie-
sa, che a' 3 inaggioi533 consagiò Vin-
cenzo Massari vescovo di Rlellipotamo,
vicario generale di Girolan)o Fosciui
vescovo di Torcelio. Vi si veneravano
una ss. Spina, una costa di s. Gio. Bat-
tista e altre ss. Reliquie, ed era decora-
la di una tavola di l^iolo Veronese, che
di questi giorni acquistò il duca di Bor-
tleaux, per decoro della sua Pinacoteca.
Il Corner tra le chiese di Binano tratta
ancora di quella di s. Francesco del De-
serto, situala neir isolelta non lungi da
Eurano ; ma io la descrissi nella stessa
propria isoletla di questo §, n i i.
23. Torcelio. La più celebre fra tutte
l'isole della Laguna supeiiore, divenne
città vescovile, con residenza del vescovo,
quando vi fu trasferita la sede d'Aitino,
onde diventò più popolata e abbellita di
fabbriche, di chiese e di monasteri, in di-
versi de'quali edilizi s'impiegarono i ma-
teriali di quelli dell'abbandonata Aitino.
L'ampio suo commercio, industria e opu-
lenza-^ la fecero chiamare Nuova belli-
no. Si conservò Hoiida finché pel varia-
to corso dell'acque del Sile, resasi l'aria
malsana, diminuì la popolazione e il lu-
stro della città, sicché il vescovo fu co-
stretto di stabilir la sua residenza nell'i-
sola di Muraìio , come ho uarialo uel
V E N 5^1
n. 1 9 dì questo slesso §. La soppressione
delle chiese e de' monasteri, la loro de-
molizione o conversione in altri usi, tei-
minarono la rovina e l'abbiezione di Tor-
celio; laonde si è ridotta ad una piccola
borgata, ed il resto del suolo a ortaglia,
di cui i pochi abitanti sono i lavoratori.
Tutto narrai nell' articolo Torcello, e
con l'Ughelli, Corner, mediante le Noli-
zìe storiche delle chiese e ìuonasleri di
Torctlloy Costadoni ed altri, ne descris-
si l'isola, le principali sue notizie, chiesa
e monasteri, la serie de' vescovi, l'unioiui
del vescovato neli8i8 col patriarcato di
Venezia, la diocesi di Torcello forman-
dosi dell'isole di Torcello, Murano, Ma-
zorho, Biirano, Anuniaiio e Coslauzia-
co. Le prime quattro isole sono descritte
in questo § a'Ioro numeri, e nel n. 34 di-
rò dell'ultime due sommerse, in uno al
trasferimento del corpo di s. Cristina nel-
la chiesa di s. Antonio abbate. L'esisten-
te cattedrale o duomo, egualmente la de-
scrissi; feci cenno del celebre tempietto di
(òrma ottangolare, dedicato a s. Fosca
vergine e martire, già esistente nel seco-
lo X e certamente nelioi i, ch'é l'aUi-i
chiesa sussistente, riserbandomi qui di
parlare di sue bellezze artistiche; e col
Corner inoltre compendiai le notizie del-
la chiesa di s. Tommaso de' ci>leiciensi ;
di s. Antonio abbate delle monache be-
nedettine soppresse, edistrutta la chiesa e
il monastero iìeli8o6; di s. Giovanni E-
vaiigelista delle monache, e fu ili." mo-
nastero di donne fondato nelle Lagune
dell'Adriatico, soppresso nel 1 8o6 e pari-
utenti atterrato in uno alia chiesa, e
quanto al corpo di s. Barbara verginee
martire di Nicomedia, che prima si ve-
nerava in questa chiesa, pel notato nel §
XIX, n. 6, ed ora in s. Martino di Ba-
rano, il eh. ab. Cappelletti, Z^e Chiese d'f-
talia, t. g, p. 53o e seg., ne difende con
documenti, erudizione e critica l' identi-
tà contro gli scrittori di Rieli{come dis-
si anche nel voi. LX, p. ^i), illustre cit-
tà che si vaula possederlo, precipuaiueu-
5S'i V E N YEN
te cioè contro mg/ Marini, Memorie di per bassinlieviprofani, per musaici, mar-
s. Barbara ixrgi/iee martire di Scan- mi, opere ci' intaglio, ed eziandio poioliè
driglia detta di Nicomedia, e conUu il conserva in alcuna sua [)arle la memoria
cav. Ricci , Nuova leggenda di s. Bar- del uiodo che allora lenevasi uell'eserci-
bnra. Oi^erva inoltre il Cappellelli che zio ilegli ufllzi ecclesiastici. Specialmente
senza la qualificazione di Nicomediese si rimarca essere di grande rilievo il musai-
Teoerano altri corpi di s. Barbara, come co grandioso e ben conservato sulla porta
quelli delle sante esistenti in Plinti, nella maggiore, operato nel XIV secolo. 1 No-
chie>a de'gesdili di Venezia, delle reliquie vissimi, rappresentati con mistura di pie
in Piacenza, la testa in s. Maria Formo- favole e di strane opinioni greche e lati-
ta di Venezia portatavi da Candia, ove si ne. Assai osservabile dice il vicino teui-
venerava nella cailcdrale di s. Tito. Leg- pietto di s. Fosca, sollevato neila deca-
go nel Novaes, Storia di Benedetto A/A', denza dell'archilellura greco romana, né
che con breve de' 16 dii:en)bre 1747, a- sapersi se più ammirarne l'eleganza o la
vea promesso alle monache di s. Giovan- solidità, illustralo da diversi scrillori. La
ni di Torcello, che avrebbe loro conces- tavola dell'unico altare, eretto neh 608,
so le lezioni proprie perrulììzio di s. Bar- djclla santa Titolare, essere di Giuliu dal
bara vergine e martire, coli' aggiunta Moro, di cui restarono molte sculture e
della traslazione di questa santa da Co- pochissimi dipinti. In esso si venera, co-
stnntinopoli alla loro chiesa. Adempì egli me nell'antico, i corpi delle ss. Fosca e
la sua promessa col breve Supplicuin, Maura, ivi riposti nel 1247 da Stefano
de' 7 novembre 1748, presso il Corna- Natali vescovo di Torcello, che li ritrovò]
ro, De Ecclesia Torcclli, pars i,nel qua- nascosti sotto la mensa dell'anteriore. iSe'i
le concesse alle stesse monache di poter Sili pittoreschi ne fece dotte osservaiio-
celebrar la festa di s. Barbara a' 4 d'^ ni il conte Cicognara , con inleressanlej
cembre col rito doppio di I.' classe e ora- incisione del suo interno, disegnala da|
fione propria solita recitarsi in alcuni Vincenzo Sgualdi e infagliata da Marco
luoghi, e colle lezioni che il Papa scelse Comirato. Nel 1829 dunque scriveva il
dui capitolo Lateranense, già du multi Cicognara, che dare alcuna notizia del
suini approvate dalla congregazione de tempietto elegantissimo di s. Fosca, che
riti, nelle quali si fa memoria della di- forma uno tle'più belli ornamenti dell'i-
scoisa traslazione, ma bensì nella 4•^ [J^r sola di Tot cello, dopo ciò che ne dissero
accomodarsi al monastico loro istituto, altri, e segnatamente d' Agincourt, ed i
Di più aulica distruzionesonc le seguenti collaboratori dell'illustrazioni delle Fab-
chiese e monasteri. 11 priorato di s. Pie- brtche di T'eiifzia (1.' edizione), non sa-
tro, de' canonici regolari di s. Agostino, rebbe che ridondanza o ripetizione di no-
li monastero delle n)onache di s. Mar- tizie rese ormai comuni; tuttavia nell'i-
gherita; quello di s. Michele. Le chiese, iiesauribiìe sua erudizione artistica tro-
di s. Marco eretta da quel Rustico, più va non poco a dire, sulla potenza e com-
\'oUe superiormente rammentato, citta- mercio de' veneziani, che sia dal secolo X
dino e tribuno di Torcello, il quale por- vieppiù si resero temuti e rispettali, mo-
lò a Venezia il corpo del s. Evangelista, delli ed emuli de'pisani, che seco loro si
con Buono di Malamocco; e di s. Andrea accinsero a nobilissima gara nel perfeziu-
edillcata per memoria dell'oratorio di s. uamento dell'arti, le quali però può sein-
Eliodoro d'Aitino. Qiianto al duomo di pre dirsi ebbero culla sull'Adriatico. Più
s. Maria Assunta di Torcello, anche il vicini alla Grecia, e con essa in contatto
Moscliini io dice deguod'esser visitalo da immediato, tornavano ogni giorno i ve-
ogoi auiulore di belle arti e dell'autichilà ueziaui dall'Arcipelago carichi di model-
YEN
li, (li malli)!, ili fianimenli preziosi; e
(juellti luceche andavasi ecclissaodo in O-
rieiile, veniva sempre più splendida a
brillare sul venelo oiirzoiile; sempre es-
sendo innanzi agli occhi de'inagìsliali ve-
neti la magnificenza orientale di s. Soda
di Costantinopoli, il quale conoscevano
quanto una delle più vicine isolelle. Da'
nobili sentimenti di emulazione generosa
ne derivarono felici conseguenze per l'ar-
ti, e queiriiiipaàto di stile, che tratfoi niò
la gì eca tielTilaliana n>agnif]cenza; e sic-
come le cose minori non potevano a me-
no d'avere una gran rassomiglianza olle
maggiori, e poiché l'isola di Torcello per
la sede sua episcopale, e pel suo governo
era già in auge di splendcjre prima del-
l'altre isoletle dell' Estuario; cosi non è
meraviglia che per le produzioni che vi
sì ammirano, e particolarmente pel bei
tempietto di s. Fosca, si trovasse un cer-
to accordo colle foiine e collo stile adot-
tato nella basilica Marciana, ^^corgesi di
fatto in questo edilìzio tulio lo stile d'i-
mitazione delle chiese greche del medio
evo, caratterizzato sempre dalla lor for-
ma di croce greca, e dall'uso ilelle cupo-
le: che se in questo tempio per povertà
di mezzi o altra combinazione non ven-
ne voltata la cupola, l'esistenza del tam-
buro e la solidità de' piloni fanno fede
abbastanza dell'intenzione dell'architet-
to. Nella 2.' tàmoue (.\ei\e Fabbriche di
lenezia antmiro il prospetto del tem-
pietto di s. Fosca e la sua pianta , con
r illustrazione dello slesso Cicogrtara, il
cui tipo dice derivare da s. Sofia di Co-
stantinopoli, la più bella chieda dell'O-
riente, non da quella innalzata da Co-
stantino I, né la fabbricata da'suoi figli,
distrutta da'successorì, ma bensì il tem-
pio edificato da Giustiniano I coll'opera
d'Anteuiìo di Traile e d'Isidoro di Mi-
lete , architetti i più rinomati allora in
tutta la Grecia, coll'intendimento di far-
ne il più bello edifizio dell'uni verso. Que-
sto tipo si lipelé nelle successive coslru-
zioui, come nel letupiello di s. Calerma
V E IV 583
nell'lsnleffa omonima, presso il porto di
Pola. Fabbriche tutte, che appartenendo
al principio del medio evo e al finire de*
bassi tempi, lasciano scorgere un barlume
di arti rinascenti; a.Ll onta che il d'Agiii-
court non fu dell'opinione che gii edifizi
di s. Sofia, di s. Marco e di Torcello non
contribuirono punto a ricondurre l'arte
alla purità de' suoi migliori principii, e
che soltanto tre o quattro secoli dopo il
gffnio mise n profitto gì' insegnamenti
che da quello potevano ritrarsi. Nell'iso-
la di Torcello la cattedrale sfoggiò mol-
ta ricchezza relativa a que' tempi, se si
oss«rvano il suo battisterìo , le colonne,
i bassirilievi, i musaici , il pavimento e
le finestre sopratlullo che appartengono
a'coslumiorienlali. Ma sebbene tutte ([ue-
«le decorazioni di tale cattedrale potesse-
ro meritare studio e illustrazione, dice il
Cicognara , il piccolo non discosto tem-
pio di s. Fosca riesce assai più interes-
sante per la sua forma, la sua distribuzio-
ne, il suo portico e le sue proporzioni, a
malgrado di tulli i difetti d'esecuzione
che con pochissimo verrebbero tolti; tal-
ché a comprovare la poca distanza in cui
si trovavano fino da quel momento l'ar-
ti da'principii migliori, basti di tradurre,
per così dire, quel progetto di edifizio in
miglior linguaggio, depurandolo dalla
rozzezza dello siile, e ne deriverà uu e-
legantissimo tempietto. Dalle piante di
s. Giovanni Elemosinarlo, e della di-
strutta chiesa di s. Gcminiano, si ricono-
sce che i loro architetti Scarpaguino e
Sausovino, non altro furono che i tra-
duttori eleganti dell'antico tempio di s.
Fosca. Nell'aggiunta, il Zanotto, ripro-
ducendo un brano del riferito dal Cico-
gnara, ne' Sili pittoreschi e prospettÌK'i
delle Lagune Venete, termina co! dite.
» Demolita ora la cupola di questo tem-
pio vetusto, per timor di caduta , non
rimane a noi che un fervido voto; quel-
lo che dalla sempre solerte sovrana prov-
videnza sia riprisliuata,qualesoigeva dap-
prima". E di fatto venne restaurata per
584
V EN
cura (lei goveino.Toicelloè uDodc'3 vica-
riali foranei del patriarcato di Veuezia,
N'è parrocchia s. Maria Assunta, che
cessòd'esser cattedrale il i ."maggio 1 8 1 8;
frazione del comune di Durano, con 248
anime. Ha l'arciprele e vicario foraneo,
ed un cooperatore. Sua succursale è il
tempietto di s. Fosca. Soiiooratorii pub-
blici esistenti nella parrocchia: S. AnlO'
nio in Lio Maggiore , Maj'us Lilus o
Liliis Bovense. S. Maria ad Nives in
Lio Piccolo, Parvuni Lilus o Lilus E-
(juilinum, che fu in antico celebre ba-
silica. S. Maria del Carmelo alle Mez-
zale, Mensula. S. Ariano, antico Cam-
posanto, ed attuale deposilo del Cimite-
ro comunale di Venezia (il cav. Muli-
nelli negli Annali delle Province Vene-
te, narra con)e sul fine dell'autunno 1 889
le stemperatissime pioggie furono cagio-
ne che l'acque rovinarono la sfortunata
isola d' Ariano la notte del 5 al 6 di-
cembre, la quale fu il maggior bersaglio
degl'irati elementi, e dell'onde terribili
del mare e del Po:coramovente è il gran-
demente patito da'desolati arianesi colli
air impensata). S. Maria Assunta e s.
Felice martire, nuovo oratorio non sa-
gramenlale, alle Saline, eretto neh85i,
con cappellano, di cui poi ripailerò nel
n. 34 di questo §. Per non interrompere
quanto ricavo dallo Slato personale, in
fine di questo numero dirò altre parole
sulle saline. — Chiese soggette al vica-
riato di Torcello. S. Michele del Quar-
to, Quarlum , parrocchia e comune del
distretto di s. Dona con anime 1 347, ed
il suo parroco. Non si sa l'epoca della
fondazione di questa chiesa, ched'altron-
de nulla ha d'osservabile. Al presente si
sia attendendo a fabbricarne una nuova
a merito del parroco attuale, eh' è d.
Giannantonio Venerandi. Vi è 1' orato-
rio pubblico della ss. Trinità. — S. Mar-
tino di Burano: ne parlai al n. 22. — S.
Gio. Battista di Cava-Zuccarina, Jesu-
luin od Ecjuilium. E un avanzo dell'an-
tichissima citlà di E(jidlio 0 /c'io/o, che
V EN
fu altra volta kede vescovile e dovrò ri-»
parlarne infine del§ XXI. La parrocchia
è padronato de'parrocchiani, comune del
distretto di s. Dona , con anime iSyS.
Ha il parroco, il cappellano, altro sucer-
dote e il mansionario. Sono oraloni pub-
blici esistenti nella parrocchia: SS. Cro'
ce/isso de' Salsi. S. Maria Addolorata
di Piave Pecchia. S. Maria Assunta di
Passarella. — S. Maria Concelta del-
la Grisolera, Cìirysolera apnd Era-
cleani. iXaoque dalle rovine dell' antica
città vescovile di Eraclea, che dovea e-
sislere nelle vicinanze di questo villaggio.
Restaurala la chieda in (|ueslo secolo, fu
consagrata l'i 1 settembre! 836 dal car-
dinal patriarca Monico. E' parrocchia di
libera collazione, per la rinunzia fatta al
padronato dalla famiglia Emo Caodeli-
sta. Comune del distretto di s. Dona, con
anime I 38 1. Ha il parroco e il cappella-
no. — SS. Pietro e Caterina di Mazor-
bo: ne parlai al u. 21. — S. Magno del-
le tre Pallade, d'epoca incerta. Parroc-
chia di padronato d'Antonio Ziliotlo, det-
to Pateruoslrou di Borso. E* una frazio-
ne del comune di s. Michele del Quarto,
distretto di s.DonàjCon anime 182. Ha l'e-
conomo spirituale. — SS. Trinilàde' Ire
Porti, Tres Portus in Ultore s. Erasmi.
Parrocchia di padronato di Giamballi-
sta Grasselli e de'capi di famiglia. E' una
frazione del comune di Durano, con ani-
me 491, ed il suo parroco. Ha per ora-
torio pubblico 5. Maria del Carmelo di
Saccagnana. Pietro de Stefani, proprie-
tario di molli fondi in quest'isola de'Tre
Porli, con testamento de'2 1 ottobre 1 5 1 2
dispose l'erezione della chiesa della ss.
Trinità, la cui fabbrica fu poi accordata
dal vescovo di Torcello Girolamo Torre
con diploma de'26 settembre I 5 18, isti-
tuendone il padronato negli eredi De Ste-
fani e negli altri capì di famiglia. Nella
domenica 18 giugno 1681 venne cousa-
grala dal vescovo di Torcello Giacomo
Vianelli, e nel 1763 ampliala e ridotta
all'attuale sua forma dui parroco Gian-
V EN
fV.incest;o Cellìni. — S. Maria Elisahelta
(ii'l Cavai li no yExqiii lianum .\s,nova%\ in
qtial teiDpo sìa stata eciincata la chiesa.
E' parrocchia di hbera collazione patriar-
cale, frazione del comune di Bnranocon
anime 3o7, ed il parroco. — Dissi che Te-
ratoiio di s. INlaria Assunta e s. Felice è
alle Saline. lui eccomi a parlare tlelle sa-
line, prima però trovo opportuno riferi-
re quanto leggo uel prof Romanin. Tra'
vari rami del commercio de' veneziani,
merita special menzione quello del sale,
fonte ricchissima di rendila. Neh 1 83 già
esisteva un obbligo de'chioggiótti di non
vendere il loro sale se non agl'incaricati
del doge, ed ogni carico doveva portar-
ne il suggello, di che riparlo nel § XIX,
nel dogado Si." Assai per tempo furono
quindi istituiti i Salinarii a questa bi-
sogni. E due erano le provenienze del
sale: quello di Venezia, detto Salis Chi-
g'ae, e quello che veniva introdotto, e
che trasportandosi per mare, si chiama-
va Salis yi/^/vV, Veni va questo dall'Istria,
da Cervia, dalla Dalmazia, dalla Sicifia,
e fino dal mar Maggiore e dalla Darbe-
ria , e per trattati , per compere e per
guerre procuravano i veneziani di assi-
curarsene il monopolio, studiando di gua-
rentirsi da ogni contraffazione o defrau-
do. Nella Laguna , non molto lontano
dall' isole di s. Francesco del Deserto e
del Lazzaretto nuovo, nel luogo detto s.
Felice, si formò un'ampia salina, per sot-
trarre possibilmente le provincie Venete
e le Lond>arde dal bisogno di procurar-
si il sale dalla Sicilia, mediante il privi-
legio concesso agl'intraprendenti barone
di Rolhschild e cav. Carlo Astruc per
5o anni, e progressivo n'è il notabile in-
cremento, con grande utile di Venezia.
La Gazzella di questa a' i o giugno 1 852
pubblicò, e il Giornale di Roma ripro-
dusse a p. 546. Nel 1845 il barone di
Eolschild e i! cav. Carlo Aslruc, fondaro-
no nella Palu^le Maggioie presso Vene-
zia la più grande salina che qui mai si
vedesse , destinata a fornire di sale la
VOL. xci.
V E N 585
Lombardia. Poco tempo dopo il cardi-
nal patriarca Monico, sollecito del bene
spirituale del suo giegge, espresse il desi-
derio di vedere stabilito colà un orato-
rio, aflìnchè i numerosi operai, impiega-
li a' lavori , potessero ne' dì festivi aver
comodo d'ascoltar la s. messa. Nella pa-
lude stessa esisteva un monticello, chia-
n>alo da'pescatori Monte s. Felice, uni-
co punto di quella parte della Laguna,
che si levasse al di sopra della più alfa
marea. I lavori di livellamento eseguili
sopra esso punto, fecero riconoscere quel
monticello non essere altro che i ruderi
dell'antico convento di s. Felice, fra'qua-
li si scopersero i fondamenti d'una cap-
pella; fondamenti che furono religiosa*
mente rispettati, e colle pietre diseppel-
litevi se ne eresse una nuova da dedi-
carsi alla Vergine e all'antico s. Titola-
re del monastero. Domenica infatti 6
giugnoi852, giusta l'ordine del patriar-
ca mg."^ Mutli, quest'oratorio fu bene-
detto da mg,' canonico d. Luigi Gina-
diedi, il quale, dopo un eloquente discor-
so, ispirato dalla circostanza, celebrò la
i." messa. Alla pia ceremonia assisteva
la direzione delle saline, i numerosi ope-
rai addetti allo stabilimento, alcuni de-
gli abitanti dell'isole circonvicine, come
anche persone del più alto grado, invi-
tatevi dalla loro pietà. — Procedendo sem-
pre a ponente nella Laguna e più vicino
alla città sorge la seguente isola.
24. -S. Chiara. Ne ho parlato nel § X, n.
28 , siccome unita alla città di Venezia
per un ponte ligneo. Più lontano e sul
canale che guida alla prossima terrafer-
ma, s'incontrano le due seguenti isole:
25. S. Giorgio in Alga. E situata
a ponente di Venezia, in quella par-
te della Laguna che conduce a Fusi-
na, canale air ingresso delle Lagune, e
alla metà appunto che stendesi fra la
città e la terraferma. Fu così nomina-
ta dalla quantità d'alga marina (o ali-
ga, genere di piante così chiamale per-
ché ciescono ne' luoghi ac(pjalicj e spe-
38
586
V EN
cìalmente nelle maree o vicino al ma-
re), clic in questo sito era portala dal-
la corrente. L'alghe tnarine non sola-
mente si fermano all' inlorno nelle pa-
ludi di quesl' isoletta, ma anche ncll'iil-
tre e altrove nelle basse maree della
Laguna, ossia abbassamento del mare.
In quest' isola dunque della veneta La-
guna la famiglia Gattnra fondò una chie-
sa in onore di s. Giorgio martire, la di
cui divozione era mollo invalsa tra've-
neziani. Fu consagrata a' 29 agosto del
1228 da Marco Michieli vescovo di Ca-
stello. Si ha per tradizione, che i pri-
mi abitatori dell'isola e in proprio mo-
nastero furono i monaci benedettini. Par-
tili poi essi dall' isola, vi s' introdtissero
gli eremitani ogostiniaiii, del di cui an-
tico istituto si contavano molti conven-
ti sparsi nella Laguna. E' opinione d'al-
cuni scrittori che fi. Lorenzo eremita spa-
gnuolo venuto in Italia neh 35o, fabbri-
casse un con vento sotto la regola di s. Ago-
sliiioìn quest'isola, ove visse 3 anni e adu-
nò sotto la sua disciplina molli discepoli ;
donde ebbe origine la congregazione del
Beato Lorenzo in Alga di T'enezia, che
fu poi unita nel 1079 f>*g'iolauiini della
congregazione degli eremiti di s. Girola-
n»o, fondata dal b. Pietro da Pisa. Desi-
deroso però U\ Lorenzo di maggior soli-
tudine, si ritirò nella liviera occidentale
di Genova, detta Seslri dì Ponente, ed
ivi nel i353 fabbricate alcune cellette
per se e suoi discepoli, stabiTi la sua cou-
gregazione, detta in Alga di / enezia.
Bimase il convento dell' isola veneta in
potere degli eremiti agostiniani, finché al
declinar del secolo XIV slesso, mancati
a poco a poco i religiosi e 1' osservanza,
essendo rimasto col solo priore fr. Bel-
tramo, fu da Bonifacio IX ridotto in
commenda, e con tale titolo concesso al
patrizio veneto Lodovico Barbo, quanto
giovane d'anni, altrettanto maturo per
pietà e dottrina, e dal quale ivi si fondò
la celebre congregazione de' canonici se-
colari di .y. Giorgio in Alga. Nel j4oo i
1
V E N
giovani nol)ili veneti Antonio Correr o
Corraro e Gabriele Condulniiero, nipoti
d' Angelo Correr patriarca di Costanti-
nopoli e poi GregorioXll, deliberarono
d'abbracciare lo stalo ecclesiastico; indi
Antonio fu eletto decano della chiesa di
Corone, e il Condulaiiero ottenne un ca-
nonicato nella cattedrale di Verona. In
questa città i due cugini dimorarono in-
sieme un atino religiosamente, e richia-»
mali dd'parentia Venezia, nelle loro case
vissero con tali esempli di virtù, che mol-
ti giovani nobili si fecero loro discepoli.
Adunatisi poi tulli nella casa d'Anto-:,
nio Correr nella parrocchia di s. Biagio,
ivi concordemente servirono con cseiu-*
plarilà il Signore, finché lo zio patriar-'
ca Angelo tornalo a Venezia li chiamò
a stare nella sua più comoda abitazione,
da dove e col suo consenso per più <piie-
to ritiro passarono nel monastero di s.
Nicolò del Lido restato vuoto di monaci
per le guerre co' genovesi. Intanto furo-
no dal priore di s. Giorgio in Alga Lo- J
dovico Barbo invitati a recarsi nel suo 1
monastero a servir Dio, onde con essi v|
si portarono altri 6 virtuosi in uno a Ma-
rino Qiiiriui, per la cui santità fece al-
trettanto il nipote s. LorenzoGiustiiiiani.
In tal modo e con alili 7 nobili indivi-
dui, successivamente si accrebbe la na-
scente congregazione, ed a tulli ad istan-
za dal Balbo die il titolo di canonici se-
colari Bonifacio IX. Cosi il Barbo nel suo
monastero e priorato di s. Giorgio in
Alga stabiTi la congregazione, alla quale,
per commissione pontificia, il vescovo di
Cissamo Angelo Barbarigo, poi cardinale,
die le coslìluzioiii, e nel i4o4 dichiarò
tutti gt' individui canonici della chiesa
collegiata di s. Giorgio, col consenso del
priore Barl)o, assegnando loro due ter-
ze parli delle rendite del monastero pel
sostentamento, l'altra lasciando al Batbo
col titolo di priore. Eletto Gregorio X 11
nel i4o6, tosto chiamò a^Roma i nipoti
Correr e Condulmiero, a istanza de'qua-
li a' 27 gennaio 14^7 confermò la con-
VEN
gregazione, con bolla tlirella al BaiI)o,
e poi concesse a' canonici I' uso dell'abi-
to paonazzo. Fiorirono lalniente in vir-
tù, che Padova e alhe cillà del veneto
gì' invitarono a fondar monasteri, rice-
vendo in detta città quello di s. Gio. De-
collato. Nel i4o8 Gregorio XII creò car-
dinali i nipoti Correre Condulmiero, il
qtiale avea già rinunziato alla sua con-
gregazione il priorato di s. Antonino di
Vicenza, dichiarandone priore s, Lo-
rcìizo Giustiniani. Intanto Gregorio XII
dichiaiò Lodovico l3aibo abbate com-
mendatario di s. Giustina di Padova, ove
con tal fervore intraprese la riforma del
monaslero,che Io vide divenire capo del-
l'illustre congregazione de* benedettini
di s. Giustina di Padova, poi unita alla
tY7.9.f///e.9p.Vacata,per lapai tenzadelBar-
bo da s. Giorgio, la carica di priore, i ca-
nonici elessero a* q settembre 1409 s.
Lorenzo Giustiniani. Sotto la sua dire-
zione dilatatasi la congregazione anche
in Bologna e Verona, nel 14^4 fo elet-
to a I ." rettore generale con residenza in
s. Giorgio, confermato 8 volte. Divenuto
neh43i il cai dinal Condulmiero Euge-
nio i V, approvò e ampliò i privilegi del-
la sua congregazione, e le unì il priorato
di s. Margherita di PoUerara e di s. Ma-
ria d' Ispida. Di più contribuì alla rifab-
bi ica del monastero e di-lla chiesa di s.
Giorgio in Alga, terminandosi la chiesa
nel 14^8, grande bensì, ma senza abbel-
lunenti ; i pregi spirituali consistendo nel-
le reliquie della ss. Croce, una ss. Spina,
della Tonaca inconsulìle del Signore, e
d' un piede del titolare s. Giorgio. Nuo-
vi accrescimenti ricevè la congregazione
nel 1437 col monastero di s. Pietro di
Brescia, nel 1462 col monastero già di-
scorso di s. Cristoforo ossia della Madon-
na dell' Orto, nel 1468 col monastero
di s. Salvatore in Lauro di Roma, ove
poi fu tiasferito il coipo d'Eugenio IV,
e nel i486 con quello ili s. Rocco di Vi-
cenza. Morendo il cardinal Correr in s.
Gio. Decollato di Padova, ordinò che il
V E N 587
.«tuo corpo si seppellisse in 5. Giorgio, e
nel suo deposito fu incìso il titolo di fon-
datore della congregazione. Per confon-
datori sono riconosciuti il cugino Euge-
nio IV, e s. Lorenzo Giustiniani che di-
venne patriarca di Venezia. Con tali per-
dite s' intiepidì il fervore de' canonici,
onde Paolo li Barbo, nipote d'Eugenio
IV e di Lodovico Barbo, nel 1470 "c
curò la riforma e lo splendore. Ripristi-
nata r osservanza, nel 1496 ebbe il mo-
nastero di s. Giovanni di Rimini; indi
nel 1456 Maffio Cootarini, e nel i5o8
Alvise Conlarini, canonici di s. Giorgio,
furono innalzati al patriarcato di Vene-
zia. I canonici secolari progredendo sen-
za legame di voti 0 servir Dio e la Chiesa,
glieli prescrisse s. Pio V nel i568 colla di-
sciplina regolare co'vincolidi Canonicire-
go/^r/.Essi poi furono imposti daClemeu-
te Vili, che chian)ò la congregazione //z-
zurrina oCelesiina.percììc come dissi al
loro articolo cogli scrittori de' medesimi,
vestivano una tonaca di color celeste o az-
zurra. Secondo il corso delle cose umane,
rafheddaronsi 1' antiche virtù, 1' amore
alla solitudine callo studio, 1' osservanza
del le regole. Perciò, comedi sopra narrai,
ed in alti i luoghi. Clemente IX nel 1668
soppresse la congregazione di s. Giorgio
in Alga, applicandone i beni alla repub-
blica contro il perpetuo nemico coni lilie
della cristianità, il turco. La difesa di <^.
Sah'atore in Lauro di Roma, col mona-
stero, fu data alla nazione del Piceno o
Marca ( mancando di facciata la vasta e
maestosa chiesa,e restando perciò rustico
il suo prospetto esterno, con gian piacere
vedo che si è cominciato a incrostarlo di
belli travertini; e d\ce\' Eptacordo Ro-
mano (ìd 18573 p. 106, e del i858 a
p. 9-, che riuscirà delineato in ragionate
proporzioni econ carattere corrisponden-
te alla grandezza del tempio, per la bra-
vura dell'architetto romano Guglielmet-
ti. Così viene finalmente riparato all'in-
decorosa trascuranza di secoli). Perchè
poi il monastero e la chiesa di s. Giorgio
588
YEN
V EN
I
in Alga, per mancanza d' abitatori non
andassero in presta rovina, furono conse-
gnali all' ordine de' minimi o paololti di
s. Francesco di Paola, i quali per la pro-
fessala povertà, e per la mancanza d'e-
sterni sussidi! , furono non mollo dopo
forzali ad abbandonarli. Nel 1690, dice
il Corner, o nel 1699 vuole il Dizinna-
7'io geografico, soyieaUarono in loro luo-
go i carmelitani scalzi di s. Teresa, i qua-
li ridussero ben presto la deformità in cui
era caduto il monastero a modesta e reli
giosa vaghezza ed amenità. Convenne
però, che la ragguardevole spesa fatta pel
restauro eziandio della chiesa e dell'altre
fabbriche, si replicasse per un funesto in-
cendio che l'i I loglio r 7 16 consumò la
chiesa e una gran parie del monastero, ri-
«lucendo con deplorabile disgrazia in ce-
nere la famosa libreria ricca di codici, fon-
dala dal cardinale Correr, accresciuta co'
doni d'Eugenio IV, e con quella del car-
dinal Aleandro dollissinio vieppiù am-
j)liala, e la quale da lui lasciata al mo-
nastero della Madonna dell'Orto, in que-
sto Paolo III r avea fatta trasferire. Le
fiamme soltanto rispettarono la parte a-
bitata da s. Lorenzo Giustiniani quando
n'era canonico; onde nel nobile rinno-
vamento del monastero, fu espressa in
marmo la memoria di lai prodigio. Colla
soppressione delle case religiose ne usci-
rono i carmelitani scalzi. Wel refettorio
esisteva una bellissiuia pittura di Donato
veneziano, rappresentante la Crocefìs-
sione del Redentore, ora nell' accade-
mia di belle arti. Sotto il governo del re-
gno Italico quivi era in attività un tele-
grafo piautatosul campanile della chiesa.
Rimaneva superstite ancora il campanile
e parte de'fabbricati, quando insorta la
guerra nel 18 48, tutto soggiacque a ro-
vina. Ora t'isola é abbandonata, le fabbri-
che del tempio e del monastero, in gran
parie rovinate, servono ora a deposili
militari, e quasi a piccola fortezza per
guardare Venezia da quel punto e il pon-
te sulla Laguna. — Soi'geva ne'tempi più
remoli non molto lontana da quest'isola,
quella detta di Concordia o Contorta, i
cui avanzi sono nell'isola di s. Angelo
della Polvere, in cui eravi un monaste-
ro di monache benedettine sotto l'mvo-
cazione dell' Arcangelo s. Michele o s.
Angelo della Giudecca poi de' carmeli-
tani calzati, de' quali parlerò al n. 27.
Altra isola era verso i confini del terri-
torio Padovano, colle chiese di s. Maria
fondata nel 960, di s. Leonardo ove si ■
portarono i cadaveri allorché nel 1 347 ]
la peste desolò Venezia, e di s. Marco
Evangelista priorato de'canonici regolari
di s. Agostino, le cui rendile Eugenio IV
nel i44' ""' ^^ seminario istituito pe'
chierici tli Castello.
Ih. S. Secondo. Isola nella Laguna di
Marghera territorio di Mestre, cioè pres-
so la grossa terra omonima, il cui ca-
nale si congiunge alle Lagune. Circa un
miglio distante da Venezia, sopra tma
palude che alquanto s'innalzava fuor
dell' acqua, fu da' pescatori esposta so-
pra un palo l' immagine di s. Erasmo
vescovo e martire di Foi'mia, che vol-
garmente denominato s. Elmo 0 Ermo,
da' marinari particolarmente del Medi-
terraneo s' invoca nelle tempeste e altri
pericoli di mare, appunto per essere pro-
tetti da tali infortunii. Da ciò mossa la
divozione della famiglia Bassa, nel io34
circa vi fece ^oslruire una piccola chiesa,
ed un rislretlo monastero di monache be-
nedettine, l'una e l'altro costruiti dall'au-
lica patrizia famiglia Balfo nel i o34. Avea
con l'isola il nomede'ss. Secondo ed Era-
smo quando nel 1 089 il doge Falier donò
alcune rendite, e perciò divenne abbazia,
di cui pubblicò la storia fr. Domenico Go-
dagli domenicano : Historia dell'isola e
del monastero di s. Secondo di ycnelia,
ivi 1 609. L'isola comunemente si chiama
8.Secondo,essendo sfato abbandonato l'al-
tro nome di s. Erasmo, di cui nel n. 12
di questo §. Dopo il 1237 fu portalo nel-
r isola e deposto nella chiesa il corpo in-
corrotto di s. Secondo martire d' Asti,
YEN
<|iianclo il figlio del doge Tiepolo espu-
gnò quella cillà, espugnazione però non
provata, anzi gli aslesi sostengono di pos-
sederlo essi nella cattedrale qual prin-
cipale prolettore, ed un'insigne collegia-
ta parrocchiale ne porta il titolo, come
trovo nelle proposizioni concistoriali. L'U-
ghelli volle conciliare la questione, con
assegnare ad Asti il corpo di s. Secondo
martire, e il trasferito a Venezia essere
quello ili s. Secondo vescovo d'Asti e con-
fessore, ed in fatti questo ha unito il ca-
po, come dice Corner, mentre manca al-
l'altro perchè nel martirio gli fu tron-
cato. Alessandro 111 prese sotto la pro-
tezione dis. Pietro il monastero con bol-
la data in Piialto; ir.a dopo aver goduto
florido slato, divenne povero, e nelle mo-
nache s'uilrodussero gravi disordini, spe-
cialmente nel secolo XV e nel principio
nel XVI; laonde indusse il senato seria-
mente a riformarlo; il che volendo nel
i5i9 effettuare il patriarca Contarini,
gli riuscì soltanto con una porzione delle
monache, l'altre passando nel monastero
di s. Maria delle Vergini. Tuttavolla le
altre monache doverono unirsi a ((uelle
de' ss. Cosma e Damiano; nel i52q o
nel 1 53 1 fu soppresso il monastero, e
consegnato nel i534 coU'isoletta a'frali
domenicani, i quali tosto doverono rie-
dificiulocou parte della chiesa per Tin-
cemiio procuralo nel iSSg dal cappella-
no delle monache. Dalla provincia Pro-
mana, nel i54i passò nella Lombarda,
indi rovinò la chiesa, restando illeso, co-
me già dalle flamuìe, il corpo di s. Se-
condo ; poscia sopraggiunta la peste del
ì5j6 si determinarono di partire i reli-
giosi col s. Corpo, e di collocarlo in s.
Domenico di Venezia, ed essi unirsi alla
famiglia del contiguo convento. Si oppose
il senato, ed i religiosi restarono nell'i-
sola, ristorando nel miglior modo la chie-
sa nel I 563 ; e nel iDyG per essere l'iso-
la servila alla cura degli appestati, quan-
do i religiosi vi tornarono, riattarono il
convento re«o squallido e deformato, e
V E N 58()
riedificarono la chiesa, che fecero consa-
grare nel 1608 dal vescovo di Catlaro
fr. Angelo Baronie domenicano. Di poi
nel i66o il piissimo fr. Leonoro Rizzar-
do provinciale introducendo la più stret-
ta osservanza in alcuni conventi, la pian-
tò anche in questo, opportunissimo per
la solitudine; e così ebbe principio la
congregazione osservante sotto il titolo e
la protezione del b. Giacomo Salomone
veneto. Prosperando questo convento,
nel 1686 fu eretto in collegio e studio
generale, ma dopo 3 anni fu trasferito
in Venezia. I domenicani rinnovarono
nel 1692 la cappella dis. Secondo, e tran-
ne alcuni mesi del 1797 che sloggiaro-
no per r occupazione francese, vi rima-
sero sino alla concentrazione del 1806,
in che si riunirono a quelli di s. Maria
del Rosario o Gesuati sulle Zattere. A*
28 novembre fu consegnata l'isola alle
truppe di marina, ed il governo Italico
convertì il luogo in fortezza militare.
Demoliti poi la chiesa e il convento, l'i-
sola, quasi del tutto diroccata, serve tut-
tavia di forte, o meglio per la conser-
vazione delle polveri da guerra. Più ad
o>lro sorge l'ultima isoletta che segue.
27. 1$. Angelo della Polvere già di
Concordia e di Contorta. Qui conviene
prima parlare, come proinisi di sopra,
anche della piccola isola di s. Michele
Arcangelo, ossia di s. Angelo di Contor-
ta o Concordia, ora s. Angelo della Pol-
vere, co' benemerentissimi della patria
storia. Corner e Cicogna, il quale col-
r immensa sua erudizione rettificò date
e chiarì punti oscuri. L'isoletta sorge nel-
la Laguna poco lontana da Venezia, mez-
zo miglio da quella di s. Giorgio in Alga,
|)ure è la più distante da tutte l'altre del-
la Laguna medesima. Per l'accidentale
incendio che dirò, fu quasi del tutto di-
strutta. Era dedicata a s. Michele Ar-
cangelo, detto cocnuuemente s. Angelo,
ed avea chiesa e monastero fondati dal
doge Domenico Contarini seniore, che
ri'gnò dal io43 al 1070, e vi pose mo-
590 V E N
naci benedeltinl, levati tla iiu luonaslero
denominato s.Zenobìo. Come poi equau-
<1o a' monaci si sostituirono le monache
Benedeltine. non si conosce. Bensì si han-
no i nomi (Ielle badesse Fiorclelise Ba-
lestriera del iSgS, Costantinadel i4'8>
Costanza Balestriera del 1^1^, intorno
al cui tempo illanguidito il primiero fer-
vore e subentrata la corrnllela de'coslu-
iTii, ne' funesti tempi dei grande scisma,
era divenuto il monastero uno de'più li-
beriedi roaleesempiod'allora. A rimedia-
re tanto male e ristorarvi l'antica discipli-
na, il vescovo di Castello s. Lorenzo Giu-
stiniani,versoli 1437 vi maiidòalciuie del-
le più virtuose monache benedettine del
tiioDaslero di s.Croce della Giudecca.Pk.iu-
sci vano ogni sfòrzo con quelle traviate,
rigettando audacemente ogni progetto di
riforma. Il perchè s. Lorenzo disperando
di lor correzione, tutto rappresentò ad
Eugenio IV, che commosso dalla gravità
de' disordini, con decreto de' 29 agosto
144^ soppresse nel monastero di s. An-
gelo di Contorta la carica di badessa, e
iogiunseallo stesso vescovo di trasferire
in altri chiostri benedettini le monache.
Queste però arditamente ricorsero al se-
nato, il quale cedendo alle maliziose que-
rele nel i44' oi'dinò che restassero in
s. Angelo, con autorità al vescovo di pu-
nir quelle che turbassero 1' onestà e il
decovo del luogo. Non ostante, le mona-
che continuarono nel libero loro modo
di vivere; per cui il senato nausealo di lo-
ro incorreggibilità, con decreto del 1 449
animò il zelo del vescovo con ampia au-
torità di procedere liberamente colle mo-
nache e monastero di s. Angelo di Con-
torta pel meglio dell'onore divino e del
decoro iinche della repubblica. Quantun-
que si fossero unite 1' ecclesiastica e la
laica podestà nella slabilita rimozione
delle monache, conluttociò si procrasti-
nò la cosa fino a Sisto IV, il quale nel
1474 comandò la piena esecuzione del
prestabilito da Eugenio IV, ordinando
ul patriarca di Venezia Gerardi di ie-
V EN
I
var le monache da s. Angelo di Contor-
ta e trasferirle ad altri monasteri del lo-
ro ordine benedettino, e di unire il loro
monastero e le rendile a quello delle be-
nedetline di s. Croce della Giudecca. Il
discreto patriarca eseguì il pontificio or-
dine, con limitarsi ad assegnare alle po-
che superstiti monache di s. Angelo un'e-
qua porzione di rendile per loro alimen-
to finché vivessero, e del rimanente pose
in possesso 1' esemplare monastero di s.
Croce. Non contente 1' irrequiete reli-
giose ricorsero poi a Innocenzo Vili, il
quale però nel \^'^i confermò il deter-
minalo da Eugenio IV e Sisto IV. AJ
onta di tutto questo 1' ardite monache
di s. Angelo tornarono a reclamare, e
nel i5o8 un nuovo giudizio ratificò l'o-
perato, finché la loro morte a poco a po-
co fece cessar le conlese, e il monastero
di s. Croce restò pacifico possessore di
quello diConlorta. Quest'isola rimase po-
chi anni vuota d'abitatori, poiché i Car-
ììielitani riformati calzati dell' antica m
osser^'anza, della congregazione di Man*
lova, braukosi d'aver sede in Venezia, ot-
tennero facilmente nel 1 5i8, dice il Cor-
ner, o nel 1548 come vuole il Cicogna
(ma è fallo tipografico, come rilevasi dal-
le memorie sincrone che riporta), dalle
monache di s. Croce il possesso del luo-
go e'del monastero, col censo d'offrire o-
gni anno nelle feste dell'Invenzione e del-
l'Esaltazione della ss. Croce, una candela
di cera bianca di libbre due,conrermando
poi la concessione Clemente VII con di-
ploma de' i4 dicembre I 526. Coulmua-
rono i carmelitani ad abitare per circa
36 anni il luogo cosi squallido e remoto,
finché nel i 555 col permesso del senato
abbandonarono l' isola, e ripararono in
Venezia nella chiesa e convento di s. An-
gelo nell'isola della Giudecca, di cui par-
lerò qui sotto. Intanto resa l'isola di s. An-
gelo di Contorta e ì suoi edifizi incapaci
d' abitazione per una comunità religiosa,
fu nel 1569 stabilito che in quell' isola,
come luogo sicuro per la sua molta di-
I
V E N
««.int.i diilla clltìi, dovesse fubbncarsl la
polvere ad uso dell'ai liglieria, die piim.i
si fabbricava nell' arsenale, lolto l' opifi-
cio per r orribile incendio della notlede*
14 settembre di detto anno. Servì a tale
oggetto fino al 1689, in cui a'^t) agosto
avendo un fulmine incendiato il luogo
delle polveri, restò con tutti i suoi edifizi
atterrato e distrutto, non rimanendo che
pochi ruderi del vecciiio monastero iu
mezzo alle paludi. L'avanzo dell'isola
cbiauiasi s. Angelo della Po h'e re, no ine
che fu aggiunto dal i 369 in poi, dopo l'e-
rezione della fabbrica delle polveri. Il mo-
tivo della partenza ila tale isola de' car-
melitani, sembra certamente derivatodal
timore che la peste, la quale nel [ 555 tra-
vagliaval'aJova, potesse estendersi anche
i nVenezia,comeavvenneneli 556, poiché
fece risolvere il senato a rimuovere dall'i-
sola di Contorta i carmelitani, per adat-
tarla ad accogliere all' evenienza del caso
gli ammalali. In fatti il magistrato di sa-
nità la destinò per quest'oggetto, ed anzi
alcuni carmelitani rimastivi essendosi ca-
ritatevolmente prestali al soccorso di (jue*
miseri vi morirono. — Neil' isola della
Giudecca fu da'primi cappuccini pianta-
tisi in Venezia, coll'aiuto de' fedeli, fab-
bricato nel 1546 un piccolo convento di
tavole. Il situerà assai abbietto, detto il
Monte de' Corni, perchè ivi si raccoglie-
vano le corna de'bovi e d'altri animali che
sì uccidevano in Venezia. Aveudo poi i
cappuccini il miglior luogo del ss. Reden-
tore, abbandonarono 1' antico, e subeu-
trarono in questo neh 555 i carmelitani,
comprando dalla confraternita de'poveri
vergognosi la chiesetta e il convento, che
a veano occupati dopo la partenza de'cap-
puccini, edierono al luogo il nome di s.
Aiì'^elo in memoria di quello lasciato di
Contorta. Indi Paolo IV nel i557 eoa*
cesse a' carmelitani tutti i privilegi ac-
cordati all' ordine da' suoi predecessori.
Nel I 57 I ampliarono il convento e re-
staurarono la chiesa, la quale fu cousa*
grata a' 20 novembre 1600 da Rallaele
VEN 591
rnviziato vescovo dì Zante, sotto il tìtolo
del ss. Salvatore. Tuttavolta si chiamò
volgarmente s. Angelo, anco per un'anti-
ca immagine d' un Angelo scolpita iu
mezzo rilievo di marmo nella facciata e-
steriia, o meglio pel giù detto. Dalle me-
morie riferite dal cav. Cicogna si trae,
che un tempo nel convento i carmelitani
aprirono un ospizio pe'pazzi, che custo-
divano e governavano con molta carità.
Vi erano nel «619; ma i religiosi per-
suasi poi da' superiori ad abbandonare
il noioso incarico, verso il i&:|i. non
più gli accolsero. Questa comunità fa
soppressa nel 1768, e la chiesa si conti-
nuò ad uffi/iare da qvialche sacerdote re-
golare, al dire del cav. Cicogna. Però
neir opuscolo. Stato personale del ClC'
ro, dichi.irasi che fino al 1810 appar-
tenne a' carmelitani osservanti. Fu poi
la chies.i soppressa e chiusa nel medesi-
mo tSio. La pietà di Alvise Cogo l'ac-
quistò, e nel i84i li ridonò al culto di-
vino, dopoché il 1." maggio la beoedì il
patriarca cardinal iMonicu, intitolandola
il s. Maria del Carmine. Ha 3 altari co-
uie prima, e nel maggiore già sagro al
ss. Salvatore, levata l'antica tavola, ve
ne fu collocata una del moderno Sasso,
esprimente la Madonna del Carmelo.
Ora è oratorio non sagramentale di pro-
prietà della famiglia Cogo, col titolo di s.
Maria del Carmelo e s. Angelo di Con-
cordia, nella parrocchia di s. Eufemìa.
i^.MalainoccOy'Melhainaucunio yie.'
doucus Portas. Isola e borgo della pro-
vincia e distretto di Venezia al sud e da
essa circa due leghe distante, sulla pua-»
ta d'una lunga e stretta lingua di terra
rinchiusa fra l'Adriatico e le Lagune, e
tutta coperta di fertili ortaglie. Narrai nel-
l'articuio Malamocco, e in più luoghi di
sopra, che quest'isola contiene Malamoc-
co yuovo, diverso dall'antica e conside-
revole città vescovile di Malamocco, la
più ragguardevole e illustre sopra tutte
l'altre isole delle venete Lagune; già pri-
ma sede de'dogi, che l'iavasiuae di Pipi-
^92 V E N
iiu re d'Italia co»liin$e a trasportare in
Bialto. Era situata presso il porto, del
quale è da vedersi il u. 3 del § XVii,
che da lei aveva ricevuto il uome , sul
Lido cioè che divide il mare Adriatico
dalle Lagune di Venezia. L'antico Ma-
luinocco era un vescovato istituito circa
li 64o, a cui erano soggette tutte l'isole
del lato meridionale delia Laguna di Ve-
nezia , e proseguendo al di là delle due
Chioggie, maggiore e minore, e di Bron-
dolo e di Cavarzere, perciò comprende-
va l'isole di Riaito e di Olivoio, sino al-
l'istituzione del vescovato d'Olivolo nel
775, la cui giurisdizione ristretta allora
alle sole isole Realline, preparava nella
città di Venezia gli clementi ad assai più
ampia giurisdizione. Malamocco fu sede
dei proprio vescovo sino al 1060, in cui
fu trasferita a Cldoggia^ di cui prese il
nome, vescovato tuttora esistente; e ciò
a motivo d'essere l'isola in parte distrut-
ta da replicati incendii, e minacciala d'e-
strema rovina dall'inondazioni del mare,
che finì in un terremoto di subissarla e
inghiottirla del tutto nel i 1 06 circa, o al
più lardi nel 1 1 1 1; ma il preciso sito ove
surse s' ignora. Malamocco nuovo, isola
più lontana dell'altra dal porto, mentre
1 maiamucchìui erano in pericolo di som-
Djergere, siccome quasi contigua, più so-
lida e più elevata dell'altra loro patria,
a poco a poco avevano principiato ad a-
bitarla, piantandovi case e formando una
piccola città , cui cominciarono prima
dell'estremo eccidio dell'altra a nomina-
re Malamocco nuovo j e per la cura del-
l'anime ivi avevano pure fabbricalo una
chiesa sotto l'invocazione di s. Maria, e
\i si era trasportato il clero della catte-
drale antica. E' per questo che nell'am-
pia chiesa dell' odierno Malamocco, di
non cattiva architettura e con miraco-
loso ss. Crocefisso, trasportalo dalla vi-
t:ina isola di Poveglia, risiede l'arcidiaco-
no I.' dignità della cattedrale di Chiog-
giu, e uè amministra la cura parrocchie! -
le, Iri quale compteudc il vicluu Lidu, j^Ii
YEN
Alberoni o Alboroni e la detta isola di Po-
veglia. Vi sono ancora due altre chiese. Il
porlo di Malamocco, come superiormen-
te dissi, è il principale de'porti di Vene-
zia, per le navi di maggior mole e [lor-
tata» ed è il più frequentalo. Precisamen-
te il canale al sud dell'isola, all'eslreuii-
tà meridionale del Lido, prende il noiiie
di porto di Malamocco, uno de'5 porti che
danno ingresso nelle Lagune di Venezia.
La sua entrala è difesa da due forti, cioè
dal lato settentrionale da quello degli Al-
boroni, sul lido del mare, e dal meridio-
nale dal castello di s. l^ietro, che sorge
sulla punta litorale di Pelestrina. Nelle
solennità sparano ordinariamente l'arti-
glierie de'forti di Malamocco, di Alboro-
ni e del Lido, oltre quelle della naveguar-
deporlo. I veneziani, a preservare da in-
terrimenti le foci de'porti, costruirono
quelle dighe denominale speroni e guar-
diani, composte di palafitta e scogliera.
Tutlavolla il pollo di Malamocco tro-
vandosi in cattiva e pericolosa condizio-
ne al cominciar del secolo corrente, per
bassi fondi e per scanni, il governo ila-
lieo nel 1806 si propose provvedervi per
rimuoverne gì' interrimenti e impedirne
la rinnovazione. Si progi'llò di costruire
una gran diga di macigni , che comin-
ciando dalla meridionale estremità del-
l' ìsola di Malamocco , si avanzasse più
d'un miglio dentro il mare attraversan-
do Tanlico banco di rena; a vantaggio de'
regi e mercantili navigli, onde renderne
sicuro e convenevolmente prcfoudo l'in-
gresso e regresso del porlo stesso. Le dot-
te investigazioni, gli studi diligeiili falli
da abili idraulici sono riferiti dal cav.
Mulinelli negli Annali delle Province
f enete. Ma travaglialo il regno italico
da continue guerre, non si esegoirono i
lavori determinali del miglioramento e
profoiidamento de'canali interiori, e del-
r edificazione d' una assai grande diga
inariiiorea. Terminala la dominazione
JNapoleonicae reintegrala l'Austriaca, re^
sto nondimeno sospesa l'esecuzione d'o
I
VEN
ppra così necessnria, edera riservato al-
l'imperatore Ferdinando I, nel [)rincipio
del suo impero, a decrelni la e darle pu-
re incomincinmenlo, al modo detto net
ricordato articolo, secondo il nuovo pia-
no approvato nei i835. Pertanto, con
risoluzione de' 23 giugno i838 decretò
1' erezione della diga luarinorea al por-
to di Alalamocco per rendere più age-
vole e sicuro l' ingresso* de' navigli. Co-
s'i la sovrana munificenza, superando gli
ostacoli più violenti della natura, assicurò
a Venezia la prosperità del commercio
marittimo con un'opera diromntio ar-
dimento, e alla marina militare agevole
accesso. Si ordinò dunque, che 1' impo-
nente molo si staccasse dalla spiaggia de-
gli Alboroni, limitandosi al nord la boc-
ca del porto; che si spingesse in mai"e per
2 122 metri ovvero tm miglio ed un y."
di miglia geografiche. L'imperatore a'i3
ottobre dello stesso i838, come pure
dissi nel citalo suo articolo, formalmen-
te itiaugurò il lavoro e gittò la i." pie-
tra di questa gigantesca impresa , bene-
detta dal vescovo di Chioggia mg."^ Sa-
vorin, assistito da due canonici e dall'ar-
cidiacono di IMalamocco. La lunghezza
della diga si contrassegnò da 21 navicel-
li ancorati. A perpetuarne la memoria
fu coniata una medaglia, in cui da una
parte sta incisa la Diga con una torre
sull'ullima estremità, e al di là dtlla Di-
ga veggonsi vari bastimenti in mare, e
superiormente il molto: Nnnlaruin Se-
curitnti. Dalla parte opposta è 1' epigra-
fe: niac exPortuMatìieinaiicìin Adria-
ticiim perdite lae primiis lapis jnctus A.
tfDCCcxxxriii Inip. Ferdinando I P.
F. A. La bella incisione l' eseguì Luisi
Ferrari. Il molto e l'epigrafe sono del
latinista cav. Cicogna. Animati i veneti
negozianti dalla sovrana generosità, vol-
lero a proprie spese dare compimento ad
opera così importante, e stabilirono l'e-
rezione d'un Faro da elevarsi iu punta
alla f(jce di Piave vecchia con soscrizio-
ni, la cui spesa venne calcolata i4o,ooo
VOL. xci.
VEN 593
lire anstrìaclie. L'inaugurazione della di-
ga seguì all' imboccatura del porto nel
sito chiamalo guardiano o sperone nu-
mero sessantasei, alla cui estremila dove-
va appunto cominciare il lavoro, che si
principiò due anni dopo. Leggo nel Gior-
nale di Roma del 1853 a p. 278, trailo
dal Foglio diferona de' 1 3 mar/o. L'im-
peratore Francesco Giuseppe I con so-
vrana risoluzione de'i5 dicembre 18 52
si compiacque nella sua munificenza di
approvare il progetto d' esecuzione di
una nuova diga o contro-diga al sud
del porlo di !\Ia!amocco. La sua lun-
ghezza è di metri 865, e dovrà esser
compita entro due anni dal giorno «Iel-
la consegna del lavoro. L'elFelto che se
ne attendeva era quello, che restando ri-
stretta fra essa e la diga, già costruita
al nord del porto , 1' acqua che scorre
per esso, si formeià ivi una corrente più
rapida, che avrà forza di viemmaggior-
mente scavare il canale; cosicché vi sa-
rebbe più fondo pe'baslimenti. Avere l'i.
r. direzione superiore delle pubbliche co-
struzioni stipulato in qite'giorui il con-
tralto d'appalto coll'impresa sociale Brai-
da e Tallacchini, ed avere ordinato che
si operasse tosto la consegna. Per tal mo-
do si riteneva, che prima della metà del
l855 sarebbe compiuto a benefizio del
commercio veneto anche questo gran-
dioso lavoro, la cui spesa fu calcolala iu
lire 2,200,000, non compresa l'opera
murata sopra comune , di cui fosse per
•palesarsi in seguilo il bisogno. Tuttora
si continuano i lavori con successo e som-
mo vantaggio, per essersi approfondato
il fondo in modo da ricevervi i basti-
menti della maggior portala, ontle com-
piersi un' opera d'immensa importanza
alla sicurezza del porto e della città di
Venezia.
29. Peles Irina o Pellesirina. Isola e
borgo sulle Lagune di Venezia per un
lato, e sull'Adriatico per l'altro, distante
4 leghe al sud di Venezia, ed una e Squar-
ti ai nord di Chioggia, con bellissime or-
38*
5^4 VEN
taglie. £' una lingua di terra, 8 miglia
lunga e meno che loo passi nella sua
maggior larghezza , sballala ad oriente
dall'Adriatico, all'occidente lambita dalla
Laguna, con a sinistra, guinclaiido il ma-
re, il porlo di Malamocco e a destra quel-
lo di Chioggia, del cui dislretto è uno de'
comuni, in breve, è la continuazione di
quel Lido o lingua di tetra che dal ma-
re divide le Lagune, e su di essa si trova-
no per la maggior parte i famosi Muraz-
zi, di cui nel § l, n. 3, e dovrò riparlar-
ne in appresso e meglio nel n. 33 di que-
sto § come loro termine. L' isola è de-
scritta con eleganza da Giovanni Velu-
do, segnato N. ne' Sili pittoreschi, ed io
me ne gioverò. Ivi si otTre la veduta
della chiesa di s. Vito egregiamente di-
segnala da Vincenzo Sgualdi e intagliata
da Marco Comiralo. Movendo da Vene-
zia a visitare quest'isola, primo incontra-
si un campanile, che si alza tutto solo in
mezzo all'acqua. E' il campanile dell'an-
tica chiesa di s. Pietro in Volta, eretta
da' Marcipagani nel sito stesso ove sor-
geva un tempo la distrutta Albiola, il cui
porto s'interrò nel i446> *^ conceduta a'
romiti perchè l'ufficiassero. Paie che co-
là il Lido fosse già alquanto piti largo,
mentre rimane memoria d'un bosco ivi
esistente nel i 170^ e chiamalo bosco di
Pelestrina, il cui litorale dicevasi territo-
rio, vi si attendeva alla coltivazione de'
■vini, e per un documento si conosce chi
vi possedeva un allodio. Ma da molti an-
ni quel campanile non invita più alle
preci i buoni religiosi. Poco discosto da
esso, altra voce di bronzi sembra invece
pronta ad uscir dall'alto e forte torrione
di s. Pietro in Volta e da' 5 bastioni e-
retli a difesa del porlo di Malamocco.
Però la chiesa, trasportata un miglio più
avanti nella borgata, sotto l'invocazione
del patrono s. PielroA postolo, fu riedifica-
ta in miglior forma neh646a spese de-
gl'isolani, i quali l'ampliarono inoltre a'
nostri giorni e l'ammattonarono. Le si
(Ut comunemeute il nome di s. Pietro
VEN
(Ielle Sardelle, poiché dalla pesca di tali
pesciolini, abbondanti in queiracqtie,pro-
viene a'poveri abitanti il maggior lucro,
e quindi l'unico mezzo a'miiuili risparmi
co'qtiali fu alzato e decorato il sagio e-
difìzio. Narra la tradizione volgare, che
cessate l'oblazioni al santo protettore , i
fedeli furono castigati con isterilì pesche,
quindi gli offrirono una sardella d'oro.
Un altro dono più creddjile è quello che
viene offerto ogni anno dagli abitanti di
Pelestrina ad un' altra delle loro chiese,
quella di s. Antonio di Padova. Sorge
essa vicina a non breve tratto dell'isola
scompartito in ortaglie feracissime di po-
poni, cocomeri, zucche ed erbaggi d'ogni
specie. Nella festa del santo, il più bello
e meglio cresciuto de'poponi di quell'or-
taglie, spiccasi dalla pianta benché acer-
bo, e fascialo di fettucce si appende al suo
aliare. Quivi resta richiamo alle preci
de'divoli e quasi caparra di benedizione;
né dissecca del tutto, ch'è giunta la sta-
gione de'copiosi raccolti, e cominciano a
vedersi barche di più misure, cariche di
poponi e cocomeri e canestri di frutta,
tragittare a Venezia. Non è raro che la
donna, già partecipe alle fatiche agrico-
le del juarito, preso il remo, aiuti al-
la celerità della barca non meno forse
di quanto potrebbero braccia maschili.
Questa fovia e destrezza singolari , che
ora non hanno per testimonio neppure
il sole, domandandosi a que'lragilti, co-
me più fresca, l'ora notturna, fecero un
tempo mostra di se ne' veneti canali a
una grande popolazione. Le pelestrinot-
te, vestite di corta gomia all'ortolana, col-
la casacchioa breve e aperta sul davanti,
le pianellette di drappo , e il cappello
largo e schiacciato per modo di quasi
ralligurare i nazionali canestri , corsero
anch'esse, sopra agili barchette, la gara
della regata, e sene dispularono il pre-
mio fra le acclamazioni e le meraviglie de-i
gl'innumerabili spettatori. A Pelestrina
propriamente detta sono invece quasi la-
voro unico delle donne ì merletti di refe,
VEN
meno pregevoli però de'buranesi. Dice il
Veluilo: Sedute sulla porta della misera
Ciisa, con fra' giiioccl»i cer'.i loro scanni
su cui posano tomboli enormi , ma-
neggiano con incredibile velocitile appa-
rente ilislrazicne un numero di piombini
tanto itiaggioie (juanlo più acconci han-
no gli anni e la vista più fotte; di che ne
\iene che l'età più lontane si ravvicinino,
e la fanciulletta , a cui occorre starsene
in piedi pei' arrivare allo scanno, s'abbia
lavoro pari alla vecchia decrepita, che,
curva sul tombolo, le siede a lato. In que-
sta parte dell'isola, lungo la via sul lito-
rale della Correggio, dopo la sunnomi-
nata chiesa di s. Antonio, fondata nel
principio del secolo passato a vantaggio
de'vecchi e de'cagionevoli di salute, sic-
come lontana questa situazione dall'al-
tre, e già cenobio e spedale, sta la chiesa
de' ss. Vito e Modesto, nella quale si ve-
nera una miracolosa immagine della C
Vergine, forse la stessa un tempo vene-
rata in s. Mciria della Cava, isoletta a un
4.° di miglia dalla ripa occidentale di Pe-
lestrina, ora coperta dal mare. vSi raccon-
ta che la B. Vergine, in aspetto di donna
matura, comparve al giovane Nadalino
SJcarpa, e gli presagì la liberazione di Cor-
fù dall'assedio de'lurchi. Una stampa del
«7g5 descrive distesauìente l'apparizio-
ne, meglio narrala dall' infaticabile sul-
lodato ab. Cappelletti nel libro: L' Àppa^
rizìonedi Maria ss. sul Lido di Pelcslri'
na, Veneziai853. A questa immagine e-
resse il senato il tempietto io discorso coti
disegno del Tirali, e contiguo vi fu pian-
tato un convento a' trinitari, cui successe-
ro i domenicani rimossi nella generale
soppressione, restando la chiesuola di-
pendente dal pievano diPelestrina. I par-
rocchiani ripetono dal patrocinio delia
ss. Immagine la liberazione dal cholera.
L'aria nell'isola di Peleslrina è salubre, e
gli abitanti, per essa e per la vita attiva
che menano, sono robustissimi, e presso-
ché tutti dediti alla pesca, essendo eccel-
lenti nuotatoli per l'esercizio che comio-
V E N 595
ciano dalli fanciullezza, gli altri occupan-
dosi nell'agricoltura. Neil' ultima parte
dell'isola la chiesa parrocchiale d'Ognis-
santi è poco meno che addossata a'Muraz-
zi. Riferisce pure il Vehido,che uu tempo
fitte palizzate,empite del fango che que'del
paese, a ciò spesali dal governo, cavavano
da'canali di Venezia e delle Lagone, era-
no troppo debole e quindi assai dispendio-
so ritegno alla furia del mare; al che pen-
sando il senato ordinò che 1' argine fosse
io marmo costrutto, e uè sursero quelle
dighe, lunghe parecchie miglia, che per
la loro grossezza e la mole delle pietre,
connesse e cementate con ammirabile so-
lidità , furono dette opera d' ardimento
romano. « 11 forestiere, scorrendo la La-
guna lungo il litorale fin qui descritto,
dopo aver veduto schierate in vaga mo-
stra le case di Peleslrina, a nascondere la
cui miseria è bastevole la bieve distanza,
e gli orti che le partono, e le reti che a
luogo a luogo ne tappezzano le muraglie,
e le barche pescherecce che vi approdano
e se ne stacca«o; quivi arrestasi ammira-
to, e ne fa ricordo sul portafoglio o sul-
l'album; ma il veneziano commuovesi a
più vivi alFetti, vedendo quelle dighe e
quel silo. Ad occhio nudo ravvisa egli di
là i luoghi dove prima adunavonsi in so-
cietà i padri suoi, vede il mare già testi-
monio delle prime veneziane vittorie, le
cui acque sostennero dappoi flotte nunie-
rosissime, animose alla partenza, vitto-
riose al ritorno. Finalmente in que'mar-
mi, ultimo monumento della veneziana
grandezza , trova ancora argomento di
giusto orgoglio, pensando che le moli stu-
pende dureranno tuttavìa immote anni
ed anni, e i flutti frangendovisi debellati
continueranno, direi quasi, a, sentire il
dominio dell'aulica regina". — L' anti-
chità di questa terra diPelestrina die luo-
go a molte opinioni, circa alla vera deri-
vazione del suo uotiie. Chi vuole trovarlo
nt\\Q Fossioìics o Fossae Philisùiiac ù\
Plinio, sboccanti in mare non lungi da
questo Lido; chi rammeulu un' emigra-
596 V E N
zione di popoli Umbri ch\amù[\ PAesli-
ìlio Pistilli, de'quali parte, passali nel
Piceno, vi fondarono Praeneste {ina que-
sta è nel Lazio antico, ed i suoi storici la
dicono fal)bricata dagli antichi latini o
pela5gioaI)origeni, e che forse vi fu intro-
dotta una colonia greca), oggi ancora
chiamata \?e\^?,U-\na (Paleslriiia),^ par-
ie ridottisi in questo Lido, fra Chioggia
e Malamocco , diedero principio e nome
all' antica Pastelle o Pclestrina o Pi'
stinnj finalmente il nome di Ferentina,
con cui pare accennarsi talvolta dagli an-
tichi a questa spiaggia, fece supporre che
i ferenliiiali, scesi dal Lazio, vi abitassero
primi. Que'poi che non vogliono dar fede
sdle fin qui murate ingegnose deduzioni,
ilicono che vacue e deserte erano quest'i-
sole, allorché i popoli dEste o IMonseli-
ce, fuggendo l'invasione ile' bai bari, nel
4?. J scesero ad abitarle. Checché ne sia,
il nome di Peleslrina davasi allora a
quella sola parte dell' isola che guarda
Chioggia, ed era dall'altra, detta Alino-
la, separata da un porto, cliiamalo por-
lo di l'astene. L'impelo con cui da (pie-
sto punto entrava il mare, spintovi da'
venti di scirocco, obbligò ad interrarlo,
e non solo ne pativano fortemente le due
isole, ma era da esso reso periglioso ol-
Iremodoquel tratto della Laguna. La par-
te interrata venne indi chiamata Porto
Secco y e da Porto Secco la borgata ivi
presso, ond'è che il nome antico di Pa-
stelle è nome ignoto 0 quegl'isolani. Al-
hiola è famosa ne'primi annali della ve-
neta storia, perchè due volle vicino ad
essa furono vinti e fugati formidabili ne-
mici. NeirSoy, allorché Pipino re d'Ita-
lia, giù itnpossessatosi di molte terre nel-
la Venezia e di Peleslrina stessa, veleg-
giava lunghesso la spiaggia esterna, non
vi fu modo che attraversare potesse, per
la forte marea, il porto d' Albiola; onde
i veneziani, profiltaudo di quell'imba-
razzo, gli furono sopra e il costrinsero al-
la fuga. Feleslrina ed Albiola, dove Pi-
pino avea posto gli alloggiamenti, furono
V EN
arse e distrutte. Ilislaurate tosto, e riahi^
tale, neir 899 o piìi tardi comparvero
nella Venezia gli angari , che bruciate
Eraclea, Ecpìilio e parte di Chioggia, mi-
ravano a penetrare nell'interno della La-
guna; ma respinti ellicacemente dagl'i-
solani presso ad Albiola, ebbero a fug-
girne così spaventati , che continuando
essi per multi anni per l'Italia le loro in-
cursioni, non più osarono oiFendere i ve-
neti lidi. Il nome di Albiola, come quel-
lo dèi suo porto, è ora aff.itto perduto.
DairSoy al 1328 oiSSq Peleslrina, co-
me altre isole, fu retta da gastaldi du-
cali, ovvero giudici piopri, e dopo que-
sto tempo, associata a Malamocco e Po-
veglia, ebbesi un podestà; finché distrut-
ta di nuovo nel 1879, quando i genovesi
giunsero coli' armi (ino a quest* ultimo
hdo , fu dopo la gloriosa ricuperazione
di Chioggia rifabbricata da'suoi abitan-
ti, e dal senato messa a dipendere dal
podestà e vescovo di Chioggia. Del che
molto si dolsero i malamocchini, e col-
l'armi prima, e poi con ripetute istanze
al senato veneto, tentarono riunirsela; ma
fu invano, che anzi la giurisdizione tem-
porale e spirituale di Chioggia sopra que-
st'isola rimase pe'ripetuti decreti meglio
confermata, e durò fino al cessar del ve-
neto governo, e tuttora prosiegue. Nel-
l' isola di Peleslrina , oltre il borgo del
suo nome , poslo circa nel suo mezzo,
si vedono pure i villaggi di s. Pietro in
Volta, di s. Stefano di Porto Secco , s.
Antonio, la Madonna ed il Duomo, com-
presi gli abitatori de' quali conta circa
8000 ani(iie.
3o. Porto Secco. Parte dell' isola di
Peleslrina e comune di essa, pel riferito
nel precedente numero, fu così chiama-
to dal porto d' Albiola interratosi natu-
ralmente nel i446> '^ *^"' borgata anti-
camente dicevasi Pnstene. La sua chie-
sa ne'primi tempi sagra alla B. Vergine,
nel 1616 fu ingrandita sotto 1' invoca-
«ione di s. vStefano protomartire.
3i. S. Pietro in rolla, l'arte deU'ijl
V EN
sol.n ili Pcleslrina e comune della mede-
6inia, oiule già ne parlai al n. 29, ed an-
che nel n. 28 dicendo del periodi Ma-
lainocco, poicliè oltre questo si estende
una lingua di terra e un lido, che divi-
de le Lagune dal mare, già anticamente
formalo di due parti dal porlo della di-
scorsa Alhiola. Lai." di esse dicevasi al-
lora Lido ci' Albiola e di Pastene, e su
questa sorge la borgata di s. Pietro in
Volta col ricordato suo forte. E' fertile
d'ortaglie, con sua chiesa parrocchiale.
Sa. Chioggia, Clodia Fossa.Cìlla con
residenza vescovile, dagli antichi chiama-
ta Claiuliopolis, della provincia di Ve-
nezia e da essa distante 5 leghe e mez-
zo, nella parte meridionale dell' Estua»
rio, presso e quasi cinta dall'Adriatico e
un poco al nord dell' imboccatura del
Brenta; capoluogo d'un distretto di 4 co-
muni, che compresi i suoi contengono
circa 33,000 abitanti, con pretura dii.*
classe, congregazione municipale, vice-
capitaniato del porto e dogana. La sua
foima somiglia ad una spuia di pesce,
l'aria n'è salubre, e la sua situazione la
jende assai comoda è favorevole al com-
mercio. Le principali occupazioni del (ni-
oore commercio de'suoi abitanti sono la
marineria, la pesca, la caccia, la coltiva-
zione degli orti e campi che forniscono
erbaggi sc|uisiti; ed in fine nella costru-
zione di barche grandi e piccole, per cui
è circondata da canlieri, pel trailico della
navigazione. 11 portico inferiore del suo
aulico granaio serve ora ad uso d'erbe-
ria e di pescheria. Di Chioggia ne trat-
tai al suo articolo, e qui ripeterò alcu-
ne intrinseche parole, ed altre ne aggiun-
gerò. Dislinguevasi in due, poiché il suo
nome era comune a due isole, l'una mag-
giore e l'altra minore, denominate Chiog'
già maggiore e Chioggia minore: la mi-
nore , si disse anco Chioggia marina,
siccome immediatamente bagnata dal-
Ja ujarina, a dilFerenza dell'altra che le
sta dietro, cioè l'odierno sobborgo chia-
mato Sotto-marina oltre il poute, di cui
V E N .'97
nel seguente numero; denominiizioneche
cominciò ad usarsi quando Chioggia mag-
giore rimase distrulla dalla repubblica
di Genova ('^.J, emula della veneziana,
nella clamorosa guerra del 1379 80, che
descrivo uel § XI X, nel dogado 60.°, e più
ristretta quindi le successe l'attuale. Ila 3
canali, navigabile uno e chiamato Lom-
bardo per servire alia navigazione della
Lombardia; interno l'altro e perciò ap-
pellato della Vena, che come la larga via
di mezzo ad oriente la divide in due , e
sul quale sono 9 ponti, ili. "essendo as-
sai bello e marmoreo d'uu solo arco sul-
l'ingresso della ciltìi verso Venezia e da
cui godesi il pia bel punto di vista sul-
la Laguna. Dal lato circa di nord-ovest
trovasi il suo anipio porto, formalo dal-
l'acque dell'Estuario e da un ramo del
Brenta che in esso sbocca pel soilegno
di Brondolo,e difeso da un forleche<juau-
lunqne posto nel mezzo dell'acque salse,
pure contiene un serbatoio d'olliina ac-
qua dolce. Delle sue molle saline anti-
che, n'è restata quella sola quasi rimpet-
to al porto. De'suoi satinarli e de'ioro si-
gilli che si spezzavano in morte del do-
ge, parlo nel XIX, nel dogado Si.", ol-
tre il già detto sul sale nel n. aS di que-
sto stesso §. Chioggia sarebbe perfetta-
mente isolata se non fosse congì unta col
lido di Broudolo, mediante un ponte di
pietra, ed altro di legno as>ai lungo. E'
Brondolo un villaggio col porto omoni-
mo poco distante, dove vanno a sbocca»
re quasi tulli i fiumi del Padovano e del
Vicentino, formando un largo recipiente
di poco fondo, denominato la Conca di
Brondolo. Le sue acque sono sostenute
da porte. Brondolo è difeso da poche for-
tificazioni, ed è luogo antichissimo della
Venezia marittima. Fu bruciato neir8o8,
iodi rifabbricato; ma nel 1379 '^olaluieu-
te distrutto da'genovesi, acquistò rino-
manza per la clatnorosa guerra di Clnng.
eia. Eravi un famoso monastero d: be-
nedettini, poi cisterciensi, ma al presen-
te solamente esiste la chiesa di s. IMiche-
€98 "VEiV
le (li Bcondolo. In vìciaanza del porto a-
vea la repubblica veneta ne' passali tem-
pi fatto costruire un foi'te, che fu poi
distrutto, e dalle alluvioni de' fiumi co*
perlo d'aiena. I costumi de'chiozzolti o
chioggiolli in tutto sono singolari, parte-
cipano dell'antico e precipuamente nel
vestire. Anche il dialetto e la pronunzia
sono originali , e diversificano ambedue
«hil veneziano. Trovo nella Cronaca di
Jllilano del cav. Ignaiio Canlìi, de' i5
luglio 1 858, che nell'i, r. Istituto Veneto
tli scienze, lettere ed arti, il (].' Nardo co
tnnnicò la proposta d' un Vocabolario
comparato de' dialetti rustici e ci\'ili del-
ie Province f^cnete, e Saggio sul dialet-
to di Chioggia raffrontalo gra/nmali-
calniente e radicalmente al dialetto ve-
neziano ed al rustico padovano. Dice il
eh. Romanin, Chiuggia era antioaiuente
una piccola Venezia, trovandovisi le stes-
se magistrature, le slesse forme e somi-
{^lianti statuti. A'molti uomini illustri fio-
riti in Chioggia, aggiungerò col Diziona-
rio veneto, il general Girolamo Vianelli,
l'ingegnere Cristoforo Sabbadino, Giu-
seppe Zerlino, dal Mulinelli chiamato
rislauralore della -musica moderna (P^a-
vagnan ne scrisse l' Elogio, e Calli la
Narrazione della vita e delle opere),
la celebre pittrice Piosalba Carriera , il
ti.' Giuseppe Viamelli patrizio istorico,
Tab. Giuseppe Olivi rinomato naturali-
sta, il filippino Nicola Fid)ris, l'ab. Stefa-
no Chiereghini, molti vescovi, ed altri il-
lustri. Nel n. 28 parlamlo di Malanioc-
co e di sua sede vescovile, nuovamente
dissi del trasfei intento di essa a Chioggia
nel 1060, ed iu seguito meglio stabilita,
e nel suo articolo riportai un bel nume-
ro di vescovi, sino e inclusive all'odierno.
Quanto al capitolo della cattedrale, le in-
segne corali delle dignità e canonici srono
il rocchetto e la mozzetta paonazza, loro
concessa da Gregorio XVI colla bolla
Splendida honorum insignia, de' 1 4 a-
gostoi838; ed il regnante Pio IX colla
Lolla Ecclesiaruin in primis Cathedra-
YEN
tium decori, de'9 febbraio! 855, li deco-
rò della croce pettorale d'oro, che por-
tano sulla n»ozzetta. Neh 857 fu pubbli-
calo in Venezia dalla stamperia Merlo :
Directoriuin s. Ecclesiae Clodiensis ar.
divina Romano llitu pérsolvenda iussa
III. et liev. D. D. Jacobi Nobilis Foret-
ti ecclesiae ejusdem Episcopi , praelati
domestici pontificio Solio assistentis et
comitis romani ordlnatum et edilum etc.
33. Sottomarina. Isola della provin-
cia di Venezia, la più meridionale di(|uel-
l'isole lunghe e strette che separano le La-
gune Venete dal mare Adriatico. E' lun-
ga una lega e 3 quarti dal nord al sud, con
mezza lega di larghezza. Al uoril sorge la
città di Chioggia, ed il borgo è posto ove
stava Chioggia minore o marina, per-
chè immediatamente bagnata dalla ma-
rina; il nome di Sottomarina lo prese do-
poché Chioggia minore rimase distrutta
da'genovesi nella guerra di Chioggia nel
i38o, ed ha la chiesa parrocchiale di s.
Martino vescovo di Tours. l suoi abitan-
ti s'applicano alla pesca , alla marineria,
e più alla coltivazione dell'ortaglie. Sul
cosi dello Lido di SoUomarina vedova-
si la chiesa della B. Vergine della Navi-
cella, bella fabbrica ornala d'eccellenti
pitture, eretta nel secolo XVI, ora de-
molita e ridotta a fortificazione, ed ivi
si vedono i famosi nuovi argini del mare
chiamati Murazzi , i quali proseguono
lungo l'isola di Sottomarina, che la co-
sta proteggono dall'impeto delle tempe-
ste del mare Adriatico; opera insigne e
che mostra a<l un tempo l' opulenza e
l'industria della repubblica di Venezia
che valse ad innalzare sì validi propu-
gnacoli contro il furore dell' onde. Qui
lerminando i Murazzi o dighe artificiali,
riepilogherò il detto in breve nel § I, n. 1 ,e
in diversi numeri di questo stesso §, egre-
giamente avendone Iratlalo il già lauda-
to Defendente Sacchi, neli83o,coJla Me-
moria intorno alle Dighe marmoree o
Murazzi, edalla Laguna di Venezia,
con tavola e sua spiegazione. Danneggia
V E N V E iV 599
Ice di coulìiiiio in'uiacciate dall' irroin- nenli come un addentellalo «he »pors;eiu
|ieiUi ac(|ue del maierisole eleLagmie, a fuori. Hanno d'ordinario i Murazzi 1 3 ut
ripararne e impedirne i danni, trovarono 1 4 metri di spessore alla base, poco pia
necessaria gli antichi e sagaci veneziani d' un metro nella parte superiore, e sor-
l'erezione di dighe artificiali ratl'orzando gono per metri 4) 5 circa sulla comune
i deboli bunclii d'arena, c<ui molte pala- alto (uarea. Sono costruiti di grossi mas-
fitte a vari ordini, ripiene di strati com- si di pietra d'islria uiiili con cemento di
palli di sabbie e ciottoli, onde formarono pozzolana, ed estendonsi per metri 4^27
de'rialzi inclinali verso il mare. Tuttavia nel litorale di Pelestrina,e per metri i 200
riuscirono deboli ripari contro s^ potente in (|ucllo di Soltomarina , in cui hanno
elemento, precipuamente da Peleslrina termine. Si calcola la spesa di costruzio-
fmo al porlo di Chioggia. Dopo i3 se- ne della repubblica, e quella del gover-
coli d'nicessanle lolla delle forze dell* in- no austriaco nelle molle riparazioni dal
gegno umano contro quelle della natura, i836al i845ja franchi 12,159,276.
decretarono i veneziani di apporre al lua- 34» Isolt rovinate o elis trulle. Le La-
re degli argini per sempre domarne il fu- gune di Venezia, die si distendono da
rore. JNcl 1716 dp. Vincenzo Coronelli setienlrione dell'Estuario di Grado Cmo
ne propose la forma, indi ne die il dise- dal latu di mezzogiorno a quello di Co-
gno, che fu eseguito da Bernardino Zen- macchio, erano aulicamente popolale di
drini, e la I .' pietra fu posla dalla parte di un assai maggior numero d' isoletle, es-
Pelestrina a'24 aprile i 744- ^•^P** 7 ^"" sendone molle rovinale o del tulio peri-
ni d' assiduo lavoro, colla seguente iscri* te in processo di tempo o per alluvioni
zione furono consagrali i Murazzi quali o per altre vicissitudini , onde il' alcune
validi propugnacoli di Venezia, e dell' i- appena se ne conosce il nome , come si
sole e delle Lag\uie veneziane. ì l Sacra vedrà dal seguente novero alfabetico iu
Acstvaria- frhis Et Libcrtalis Sedes - numero di 29, di altre avendone fatta
Perpelvvin Conserventvr - Colosseas parola in più luoghtdi questo articolo. —
Jìloles - Ex Solido Marmare - Con- Jnimiana o Amniiano, e con vocabolo
tra Mare Posvere - Cvralores Aqva- corrotto Iinani e de Mani, fu una del-
rvm- Aim.Sal.MDCCLi-Ab Trhe Con. le 6 isole rese abitabili da' ciltailini fug-
MCCCXXX. Altre 37 iscrizioni ricordano gillivi d'Aitino, così denominala da una
il progressivamenlecostruitoerannodel- delle porte della loro patria. Molleerano
l'opera, compila nel 1 782. Questi Muraz- le chiese in essa fabbricate, in alcuna dei-
zi, dal lato che guardano la Laguna, sor- le quali furono sepolti i primi dogi. Fra
gono dall' acqua in linea verticale come di esse la piìi ragguardevole fu quella
il bastione d' una fortezza; dal lato del parrocchiale di s. Lorenzo, eretta in una
mare invece si dividono a piani die pre- piccola isola contigua alfalto ad Ammia-
sentauo faccie, allre verticali ed altre 0- no, la quale isola fu chiamata anlicamen-
rizzontali. Il i." piano, eh* è aldi sotto te Castrazio o Castrazia o Caslrasia,
del livello del mare, e pesca quasi seni- ed iu cui fluì santamente i suoi giorni s.
pre nell'acqua, è sconiparlilo perlopiù Liberale, ivi ritiratosi a vivere solitario,
iu 3 scaglioni eguali; seguono indi due con alcuni religiosi che uflìziavanolachie-
grandi piani, le cui huee orizzontali de- sa di s. Lorenzo. E' assai dinicile l' iuda-
clinano alquanto verso il mare: fioaluien- gare di quale istituto fossero questi reli-
te l'ultimo e più eminente, stretto come giosi, che precedettero di mollo tempo la
ciglione o cresta, torreggia e vi fa intorno nascila di s. Benedetto patriarca de* mo-
corona, quasi continuato merlo d' una uaci d'occidente, e solo si conosce dalla
fortezza, e forma con certi massi proiui- cronaca del Sagoi uiuo, che la chiesa di
6oo V li N
ti. Lorenzo fu innalzata a spese di 3 fa-
jniglie, Fraiirluna, che poi fu della Fa-
Jiera , Villarense e Maslallica. Fra que-
ste i Fraudimi avendo eiello 3 altre
chiese, cioè s. Marco d' Ammiano, i ss.
Scigioe Bacco di Coslanziaco, ed i ss. Mas-
simo e Maicelliano pur di Costanziaco, le
soggeltarotio alla chiesa di s. Lorenzo, a
condizione però che se alcuno di lor fa-
miglia fosse sacerdote idoneo alla cura
dell'anime, dovesse essere investito pie-
vano di s. Lorenzo; altrimenli fosse ne'
parrocchiani la facoltà dell'elezione. Fu
poscia appresso la chiesa di s. Lorenzo
fabbricato un monastero per monache
benedettine, alcune delle quali uscite di
e-iso ne fondarono un altro contiguo alla
chiesa di s. Marco d'Ammiano, il quale
continuò a riconoscere come suo capo e
superiore con annuo censo la badessa di
s. Lorenzo. La chiesa di s. Marco fu pur
chiamaladis. Cristina, per esservi slato
deposto il suo sagro corpo, come dirò
parlando dell'isoletta cui die il suo nome.
Oltre però le 3 chiese fondate da* Frau-
duni, altre 3 nell'isola d'Amraianoerano
alla chiesa di s. Lorenzo soggette, cioè
quella de'ss. Apostoli Fdippoe Giacomo,
l'altra di s. Angelo, e la 3." di s. Andrea
Apostolo, nelle due prime delle quali
furono istituiti monasteri di monache,
ed appresso la 3." Domenico Franco,
prete di s. Sofia di Venezia, fondò un
monastero di canonici regolari, per be-
neficenza di Marco Greco pievano di s.
Lorenzo, il quale nel i 179, coli' assenso
di Leonardo Donalo vescovo di Torcel-
Jo, donò la chiesa di s. Andrea e di s.
Giacomo, cappella di s. Lorenzo, al Fran-
co e suoi confrali coH'annuo censo d'una
libbra d' olio alla medesima chiesa di s.
Lorenzo. Sopra lutti però nell'isola d' A m-
niiano fu celebre il monastero de'ss. Fe-
lice e Fortunato, abitato per molti seco-
li da'benodeltini, che riconosceva la sua
origine ila altro monastero della città
tl'Altino dedicato a s. Stefano protomar-
tire, idi cui religion rif.iggitisi per l'in-
V ì: n
vasioni de'barbari nelle venete Lagune,
ivi fabbricarono il ntonastero di s. Feti-
ce. In questo chiostro nel 982 vestì l'abi-
to e professò la regola di s. Benedetto i\
piissimo doge Orso Badoaro ossia Orso
Parlecipazio II, il quale dopo una vita
religiosa ed esemplare, terminala eoa
una felice morte, fu ivi sepolto, e il di
lui nome per lo splendore di sue virtù
viene dagli scrittori decorato col titolo di
Beato. Questo monastero nel i 199 l'ac-
colse sotto la protezione della s. Sede In-
nocenzo III, con amplissime lettere diret<
tea Leonardo abbate, poi arcivescovo di
Zara. Ma nel secolo XIV resasi in que-
st'isola intollerabile l'aria, e per la fre-
quente escrescenza dell'acque minaccian-
dosi l'estremo eccidio del monastero, co-
minciando esso a rovinare, determina-
rono i monaci di ritirarsi a Venezia nel
monastero de'ss. Filippo e Giacomo da
loro rondato,nelquale,ed in quello d'Ara-
miano, poco a poco scemandosi il nume-
ro de'monaci, d'ambedue restò padrone
il solo abbate, per la cui negligenza ro-
vinò affitto il monasterod'Ammiano. Di-
poi l'abbazia colle sue rendite fu unita al-
la basilica di s. Marco, ed il monastero
de'ss. Filippo e Giacomo assegnato a' pri-
miceri della medesima, come narrai nel
n. 2 del § VI. Assai noto per le cronache
è altresì il ricordato monastero di s. An-
drea d'Ammiano per le sue rigide costi-
tuzioni, fra le quali eravi il divieto d'ac-
quistare reodile fuori della diocesi diTor-
cello; però essendo cresciuto a 6t il nu-
mero de' canonici regolari, e divenuto
frequente 1 accesso de'poveri e de'pelle-
gt ini, a'(piali erano teuuli somministra-
re limosine, impetrarono i canonici nel
i23o da Papa Gregorio IX l'indulto
d' acquistar possessioni e stabili in qua-
lunque luogo se ne presentasse l'occasio-
ne. Lo stalo florido de'canonici regolari
per l'umane vicende declinando, giunse
a segnu che nel principio del secolo XV
rimasto il luogo senza abitatori, fu nel
1436 da s. Lorenzo Giustiniani vescovo
• V E i\
(li Castello, per online d'Eugenio IV, n«
nilo col le tenui sue rendile ai n)onastero
delle inonnclie di s. Girolamo poc'anzi
fondalo in Venezia, secondo il lifcrilo
nel § X, n. Sg. Gli altri summeiitovali
luoghi sagli d'Aniiniooo fiiiono alliesi
uniti ad altri nìona'sierije quello di s. An-
gelo de Mani a f|oello di s. Eufemia di
Mazorbo. Lucìa Tiepolo l«idessa de' ss.
Apostoli d'A nimiano fondò [)0Ì Tdlu-slre
monastero del Corpo di Cristo in Vene-
zia. Inoltre in Aniìiiiano vi fu una chiesa
dedicala a s. Giovanni, di cui ignorasi la
fondazione e la rovina. — Isola d' Ani'
Vìionella. Era coiigiunla per un ponte
con quella d'Anim inno, e com'essa leslò
nhbandonata per gi'iuipeli della marea
che di continuo ambedue danneggiavano.
Delle due isole nondimeno restano due
dorsi coperti di verzu ree di macerie, tliia-
mati l'uno Mofile de Conigli, pe'molti co-
nigli silveslri che ivi si trovano, e l'allro
Monte di s. Lorenzo in memoria della
suddetta chiesa parrocchiale tl'Ammiano.
— Isola di s. Antonio ora deserta. —
Isola Barbania. Rinomala per una cliie-
sa dedicata alla B. Vergine, con adiacen-
te monastero, periti ambedue per alla-
gamento, e nelle basse maree se ne vedo»
no le vestigia. Il Dizionario veneto par-
la della piccolissima isola Barbana, posta
nelle Lagune di Venezia, distante una
lega d' Aquileia, e 3 quarti di lega da
Grado. Essa apparteneva per lo spiritua*
le all'abbazia di Sesto, nelFriuli. Un san-
tuario di gran venerazione vi attira mol-
li di voli. Nel mezzo dell'isola trovasi una
sorgente inesausta d'acqua dolce perfet-
ta. — Isola Basilia o Baseggìo.Da essa
trassero il nome i Basilii o Baseggi, anti-
ca e nobile famiglia di Malamocco vec-
chio, la quale trasferitasi a Venezia, ivi
in onore di s. Basilio INIagno gli edifica-
roHo una chiesa nel sestiere di Dorsodu-
l'O. — Isola Belforte. Nella i.' metà del
secoloXlll fu formata artificialmente on-
de piantarvi un forte, da cui prese il no-
n?e, io occasione cioè delle guerie tra'pa-
V E N 601
triarclii aquileiesi, i conti di Gorizia, i te-
deschi, 1 friulani, i veneziani; e venne di-
strutta quando la repubblica di Venezia
divenne assoluta dou^inatrice del Friuli
e dell'Istria.— /.yo/(7 Borgognoni. Fu
celebre per una ricca badia cistcrciense di
monaci della Borgogna, da'quali ricevè
il nome. Ebbe i suoi principi! |)resso la
chiesa di s. Tommaso, allora parroc-
chia della diocesi dì Torcello, il di cui
pievano Rodolfo desideroso che in essa
si aumentasse il cullo divino, destinò di
consegnarla a qualche regolare istituto.
Secondò le di lui pie intenzioni Marco
Trevisan detto Grande, patrizio veneto,
il quale avenilo fabbricato e dotalo di
renditeli propinquo monastero, lasciò a'
suoi eredi in padronato l'elezione dell'ab-
bate, e volleesser sepolto nella chiesa con
iscrizione che lo qualificava edificatore e
fondatore del monastero. I primi ad oc-
cuparlo nel I igo furono i canonici rego-
lari di s. Agostino, i quali per cagione
ignota dopo pochi anni avendolo abban-
donalo, furono dalla Borgogna chiama-
ti ad abitarlo e ad uillziar la chiesa i ci-
sterciensi nel 1200. Però il loro capitolo
generale neh 2o5 gli ricusò il titolo d'ab-
bazia, se prima le sue rendile non fossero
aumentale al manteni mento di 24 Clona-
ci; tutta volta l'accordò nel 1206, decoran-
do del grado d'abbate il priore Lorenzo,
e nel 1 209 Ottaviano Quirini podestà in
Romania donò al monastero una posses-
sione suburbana a Costantinopoli. Bernar-
do abbate nel 1212 ricevè dal doge Pie-
tro Ziani un lungo tratto di terra posto
in Costantinopoli, e poi anche il mona-
stero di Gerari nell'isola di Candia, cui si
aggiunsero molli altri donativi di private
persone, come di Uretemaro vescovo di
Capodistria, per l'esemplarità de* mona-
ci; laonde il monastero fu privilegialo
da'Papi e gli abbati incaricati di rag-
guardevoli legazioni, come accennai nel
voi. LXXVll, p. 127, e diffusaraenle
narra il Corner. L'aria insalubre cagio-
nando a' alenaci frequenti malaltie, a-
6o2 V E IV
■vendo nel 1668 la congregazione cisler-
ciense tli Lombardia fiilto ac(|uislo del
iDonasterodì S.Cristoforo, volgarmente
la Madonna dell'Orto, di Venezia, in esso
si trasferirono i cistcrciensi, senza del lut-
to abbandonare il monastero di s. Tom-
maso, tranne ne' 6 mesi dell' inverno e
altre rigide stagioni, finché fu soppres-
so, non restando che pochi ruderi in
un'ortaglia. — Isola B re n so le, dì cai non
è nolo che il nome. — Isola Castrasia o
Castrazin, della quale feci parola dicen-
do di quella d'Ammìana. — Isola di s.
Caloldo o Cataldo, ove fu stabilito il
seminario di Torcello, nome che le de-
rivò dall'unione del priorato di s. Catal-
do di Burauo al seminario. Ridotta l'i-
sola ad un semplice dorso appellato
Monte dell' Oro, il credulo volgo sup-
pone che vi sia slato nascosto il trono
d'oro e nitri tesori del feroce Attila re
degli unni. — Isola Centenaria. Nelle
lagunedi Grado, fu con violenza occupata
da Sereno patriarca d' Aquileia con l'a-
iuto de'Ioiigobardi. — -Isola Centranica.
Le<leiivò il nome dalla nobile famiglia
Centranica, di cui superiormente parlai
più volte, anch' essa al presente deserta.
— Isola s. Cosmo, di cui è noto \\ solo
nome. — Isola Coatanziaca o Costan-
ziaco. l^opolata dagli altinati, fu cos\
denominala per memoria d'una porta
della loro abbandonata città, o come
])relendono altri da Costante 1 o Costan-
zo imperatori e figli di Costantino 1. In
questa pure furono ne'primi tempi eret-
te chiese e fabbricati monasteri, fra'qua-
li il più celebre fu quello di s. Adriano
martire, volgarmente s. Arian, che rico-
nobbe per madre e fondatrice la b. An-
na figlia del doge Vitale li Michieli, e
già moglie del b. Nicolò Giustiniani, pel
narrato nel § X 1 K nel dogado 38. "del del-
lo padre suo, e nel n. 1 3 di questo §, col
qualeavendo procreato diversi figli, e rav-
vivata la famiglia Giustiniani, che altri-
menti con lui si estingueva, ambi d' u-
naniiue consenso rillraronsi a professar
V E N
vita monastica, il beato nel suo antico
monastero di s. Nicolò del Lido ov" era
stato sacerdote e monaco, e la beata
nel monastero benedellino di 8. A<lria-
no a proprie spese fatto costruire in Co-
stanziaco poco lungi da Ammiano, on-
de in qualche documento viene chiama-
to anco s. Adriano de Mani. Col corre-
re degli anni talmente si rese grave l'a-
ria e corrotta la palude presso il mona-
stero, che cominciò in esso e specialmen-
te nell'estate «>n' intollerabile infestazio-
ne di serpenti. Per cui le monache furo-
no obbligate a portarsi nella stagione
cald'i ad abitare case privale nell'isola di
Murano, con grave loro incomodo cou-
tinualo per molti anni, finché la patema
provvidenza d'Eugenio ! V nel i 439 con-
cesse loro il monastero di s. Angelo det-
to di Zacnpenigo nell'isola di Torcello.
Non pertanto essendosi colle rendite mi-
norato il numero delle monache, il mo-
nastero di s. Adriano e quello pure di s.
Angelo fiM'ono uniti con autorità aposto-
lica al veneto monastero delle moiiache
di s. Girolamo. La chiesa dedicata a'ss.
Sergio e Bacco inarlin, e l'altra pure de'
ss. Massimo e Marcelliano, furono fon-
date, la prima dalle famiglie Frauduna
e Calciamiri, che avendo ottenuto del-
le reliquie de' ss. Sergio e Bacco eresse-
ro in Coslanziaco una chiesa; e la se-
conda da' soli Frauduni, i quali innal-
zarono ad onore de' ss. Massimo e Mar-
celliano una chiesa per riporvi alcu-
ne reliquie di detti santi da loro acqui-
state. Ambedue le chiese divenute par-
rocchiali furono da'Ioro fondatori dichia-
rale soggette alla chiesa di s. Lorenzo
d'Ammiano. E' probabile che questo s.
Marcelliano, le di cui reliquie acquista-
te furono da' Frauduni, sia il santo ere-
mita Marcelliano, in di cui compagnia
ritirossi in un' isola del mare a condtu*
vita solitaria il santo vescovo d' Aitino
Eliodoro, di cui fu pia cura di dar sepol-
tura al defunto s. Marcelliano nell'isola
stessa, che poi dal di lui nome fu delta
V E ?f V E IV 6o3
^//7ny7/(V7«^,erirorclfi<) n suolimi;». Ma In cliiesa di s. Giovanni di Patliomio,
ove fosse situala quest'isola s' iynoin del donde occullanieule Irai lo, fu poi con-
tutto. Il iDunastero nliicM di ninnaclie dodo alla chiesa di s. Marco d'Aminia-
beiiedcHine sollo il titolo de' ss. Gio. e no, iiell'isoletta cioè che prese il nome
Paolo fioiì per alquaiilo tempo in Co- tlella santa. Circa la metà del secoloXIV,
slanziaco, e ridotto poi in uii>era conili- per le crescenti inleoiperie dell'aria, le
zione, e vuoto fl'ahitjilorijfu iinilo al MIO- nionaclie abitatrici del monastero a lu-
nastero di s. AntoniodiTorcello. Fu inol- tela di loro .salute determinarono <U
Ire unito a s. Caterina di Mazorbo il luogo trasferire nell'isola di Murano il loro
dis. M;iria Maddalena, dello della Ga- soggiorno, e nel i 34o condussero seco
jada, fondalogiàin una piccola isola del- il coi pò di s. Cristina. Il .'iettalo di^pia-
lo stesso nome contigua a Costonziaco, cente dell'abilrario operato, a'i 7 mag-
clie regi.slierò alla sua volta. Qutsto mo- gio oidinò che il s. Corpo nel termine
nasleio, abitalo già da cannonili regolari, d'8 giorni dovesse restituirsi alla chie-
andò in processo di teuipo lalntenle de- sa d'Ammiano coll'onorevole accompa-
clinando, che nel i4 1^ essendo prossimo gnamenlo della signoria, e dinumeroso
a rovinare, né trovandosi alcuno elicne clero e lumi, a spese dell'erario, «lo vendo
volesse accettare il governo, resiò sop- anche le monache ricondursi al mooar
presso e nnilo al dellp monasleiodi Ma- stero.Perciòle nionachecontinuaronoad
'/orbo. L'isola diCoslanziaco abbandonala abitare in Ammiano, (ìndie peggiorando
per le frequenti procelle e per l'impalu- l'insalubrità dell'aria e crescendo la loro
dauìento della circostante Lagnila, di poveilà, riducendosi il monastero con
essa non resta che una cinta di mura, o- una sola religiosa, fu unito al monasle-
ve depoiigonsi l'umane ossa tratte dalle ro di s. Antonio abbate delle benedetti-
sepolture e dal pubblico (iiniteiio, co- ne di Torcello, a cui fu portato eziandio
me dissi nel n. 23, parlando della sud- l'insigne corpo della santa, nella mag-
detta chiesa di s. Adriano ora detto s. gior parte incorrotto e co'suoi belli ca-
Ariano, ed un Iratto superstite di essa pelli pendenti dal capo, permettendone
serve ad ortaglia. Anche la distrutta iso- la traslazione Eugenio IV neli435. Le
Iella chiamala Cura, faceva patte di religiose le eressero un nobile avello di
Coslanziaco. • — Isola s. Crislina. Pre- marmo, di contro all'aliare fabbricalo in
se il nome dal venerabile corpo della suo onore. Dipoi la chiesa e il rnonasle-
saula, che un tempo riposò quivi nella ro di s. Cristina dell'isola del suo nome,
chiesa a lei dedicata, con adiacente mo- restarono distrutti circa il i452, l'iso-
nastero. Narra il Corner, che nel mo- letta essendo coltivala ad ortaglia. — ■
nastero di s. Marco d'Ammiano, fonda- hola Falionarìao Falconerà. vSitua-
lo in onore del s. Evangelista circa la ta nella Laguna superiore verso il Lido
metà del secolo VII dalla famiglia Fa- maggiore, o Lio grande, coll'isola prò-
lier, ed assegnalo alle monache benedet- pinquadi Saccagnana, erano famose ani-
line, che in numetodi i4 ^i abitavano bedue anlicamenle [ler le cacce de'falco-
nel 1235, e fu poi appellalo nel 1^52 ni, <la cui ebbe il nome, siccome notai
di s. Marco e di s. Crislina, pel prezio- nel § XVI, n. 3. — Isola Gaja o Ga-
so acquisto th' egli fere in ()ueirauno del jada. Ne parlai nel n. 2 i di questo § ,
sagro corpo di s. Ciislina vergine mar- ed eziandio in questo stesso numero de-
lirizzala in Tiro, di cvu registrano la fé- scrivendo quella di Coslanziaco. — Isola
sta a' 14 luglio il martirologio romauo s. Giuliano del Biionalbergo. Fu cosi
0 il nienoiogio gì eco. Dalla Fenicia tra- denominala dall'antico monastero che
^['01 lato a Coslaulinopoli, e collocato nel- ivi sorgeva presso una torre, l'uno e l'ai-
286080
6o4 V E N
lv:ì ahbnnduiiali e indi distrutti. Servi
l'isola per uso doganale fino al 1848,
in cui per l'assedio sostenuto dalla città,
fu abbattuta. Nell'antico luogo si eresse
in vece una ricevitoria doganale. — /•
sola Gòrgo. Non ci restò che il nome,
— Isola Marcelliana. Ne parlai nella
descrizione dell'isola Coslanziaca. — I-
sola s. Maria Boccalloìna. Dal X se-
colo ebbe 3 chiese, due delle quali nel-
la pestilenza del ì^^'j furono destinale
alla tuniulazione delle vittime del mor-
bo. Ora è deserta ed appena osserva-
bile.— Isola s, Blarlìno. Prese il no-
me dalla chiesa di tal santo, ivi esisten-
te un tempo, ed il superstite suo dor-
so chiamasi Monte s. Martino. — Isola
Mcnsula o Mcsoln. E" del tutto de
serta. — Isola s. Michele. Prese il no-
tiie dalla chiesa e monastero distrullì, di
V E N
cui rimane un dorso che ne conserva la
memoria. — Isola Mussone o Mosso-
ne. Nelle Lagune di Grado esisteva nel
secolo VII un' alta torre, abbattuta dal
patriarca aquileiese Sereno, quando l'oc-
cupò di forza, co'soccorsi di Luitprando
re longobardo, nel dogado di Marcello
Tegalliano. — Isola s. Nicolo della
Cavana o Monte del Rosario, Ne dissi
alquante parole nel n. 21 di questo §.
Ora è interamente distrutta. — Isola
Olivaria. Soltanto nota pel nome. —
Isola s. Pietro di Orio. Probabilmente
prese il nome dalla chiesa sagra al Prin-
cipe degli Apostoli, con monastero di re-
ligiose. Fu inghiottita dall'onde in una
alluvione. — Isola Verni. Si conosce il
solo nome.
(Continua V articolo nel volume se-
guente).
FINE DEL VOLUME NOVANTESIMOPRIMO.
DA 0*H .1 IO/ iO*tU
SMCR
Moroni , Gaetano,
1802-1883.
Dizionario di erudizione
storico-ecclesiastica
AFK-9455 (awsk)